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Mauro Maratta

Administrator

Blog Entries posted by Mauro Maratta

  1. Su gentile richiesta, concentro in questo unico articolo le varie soluzioni di Picture Control che simulano "pellicole" famose.
    Non si tratta di repliche conformi, sarebbe impossibile, anche perché è impossibile modulare la risposta del sensore che resta quella, senza nulla a che vedere con la latitudine di posa della "pellicola" simulata.
    Sono solo proposte di simulazione sul piano tonale e cromatico che le ricordano.
    Sono da usare con le ultime Nikon, specialmente le Expeed 7 per creare JPG già pronti in macchina.
    Ma scattando i NEF è possibile aprirle allo stesso modo che in macchina ANCHE in Nikon NX Studio.
    Purtroppo gli altri software di sviluppo non ci consentono di vederle fedelmente.
    Con la Nikon Zf è possibile anche aggiungere un livello di grana direttamente in macchina (cosa possibile anche in NX Studio).
    La logica di questi Picture Control (per lo più di tipo Flexible Color) è quella di consentire al fotografo che si fidi della propria macchina di vedere la foto allo scatto e di salvarla esattamente come l'ha vista.
    Potenzialmente avendola già pronta con lo stesso JPG della fotocamera ma con la sicurezza di poter fare ulteriori elaborazioni con NX Studio/Photoshop qualora servisse.
    Tutti questi PC sono da noi rilasciati senza alcuna riserva né responsabilità da parte nostra.
    Ognuno, se vuole, può apportare le proprie modifiche agli stessi, secondo il proprio gusto.
    Non è roba per smanettoni né per perfezionisti della scienza del colore (le pellicole non sono mai state fedeli alla realtà).
    Sono cose per fotografi che sanno cosa fanno e amano fotografare esponendo e componendo bene, senza poi passare giorni al computer a "ricreare" una immagine che esiste solo nella loro testa.
    Istruzioni su cosa sono, come sono fatti, come si caricano in macchina o su NX Studio, qui :
    e il riepilogo e la prova d'uso di Max Aquila, qui :

    Kodachrome 64.NP3 Provia 100F.NP3 TMAX.NP3 Kodak TRI-X FLEX.NP3 KODAK EKTAR 25.NP3 VELVIA FLEX 50.NP3 VELVIA FLEX 100.NP3
    Ilford XP2 St.NP3 Invertito.NP3 Ilford XP2 Sepia.NP3 BLU DI PRUSSIA.NP3 Ektachrome 100VS.NP3 Ektachrome OLD.NP3 Fujifilm 400H Scad.NP3
    Cinematic Green.NP3 CINE BIAS Green.NP3
    Kodak TRIX-X 400.NP3
    Kodak TMAX 400 New.NP3 Kodak Gold 200 II.NP3 Kodak Gold 200.NP3
    Kodak Portra 400VC.NP3 Kodak Gold 100 Clas.NP3 Kodak Portra 400NC.NP3
    Ilford PAN F 50.NP3 Ilford Delta 400.NP3 Fujfilm Neopan.NP3
    Ilford HP5 1600.NP3 Ilford HP5 400.NP3 Neopan Acros 100.NP3 Agfa Scala 200x.NP3 Kodak Panatomic X.NP3 Kodak Panatomic X32.NP3
    Fujifilm Eterna.NP3Fujifilm Astia.NP3Cinematic Blue.NP3Ferrania P30 Fellin.NP3
    Fujifilm Reala Ace.NP3
    quelle che seguono sono o nuove oppure alternative alle precedenti, da scegliere secondo gusto personale (sono in generale pensate per un WB su 5750 K)
    Kodak Ektachrome MM.NP3Agfa Ultra 100.NP3Fujifilm PRO 400H.NP3Fujifilm Astia 100F.NP3
    Ferrania Solaris.NP3 Ferraniacolor 1952.NP3 Technicolor 1932.NP3
    Superia X-TRA 400.NP3 Superia 400 Scaduta.NP3 Superia Premium 400.NP3
    Kodak Vision3 500T.NP3Kodak T-MAX 3200.NP3
    Agfa Optima 100.NP3 Kodak Eastman 5247.NP3
    Kodachrome 2026.NP3
    Ilford FP4 125.NP3
  2. Bianchi e neri simulati in macchina

    Proseguo la carrellata di appunti. Questa volta concentrandomi sul bianco e nero.
    Qui presento differenti scatti (anche come esposizione, ballando il tempo di scatto tra 1/100'' e 1/200'' per terzi di stop a seconda di come vedevo a mirino le differenti "interpretazioni").
    Ho usato la Z50 II che ha il pregio (come la Z5 II) di consentire una selezione dei Picture Control, escludendo temporaneamente dall'elenco quelli che non mi interessano, in modo da fare prima a selezionare quello che mi pare più adatto.
    Il ritratto di Auguste stampato in formato A2 su carta opaca (è protetto dal vetro). L'obiettivo è il compatto Nikkor Z 40/2
    Nella maggior parte dei casi per mantenere la simulazione di "vintage" ho applicato un effetto Grana (da NX Studio) al valore standard (piccolo, 3).

    questo è il monocromatico Nikon che di fatto è ... un colore desaturato (!)

    qui andiamo sul nostro HP5, la curva tonale è in evidenza

    il TMAX senta filtri colore (lei è rossa di capelli con l'incarnato bianco ma le lentiggini rosse, il naso rosso, le labbra rosse)

    Il TRI-X in formato NPC (compatibile con tutte le Nikon dalla D3 in avanti)

    il TRI-X Flexible (quindi un colore reso monocromatico) notare la differenza di curva, senza grana

    la stessa con la grana

    e l'incredibile NEOPAN a disposizione per chi vuole accostamenti forti tra bianchi e neri e grigi in ritirata.
    Si tratta solo di una carrellata, appena potrò, conto di fare scatti all'aperto e presentarli nei commenti.
    Intanto ricordo che questi Picture Control sono a disposizione di tutti quelli che abbiano fotocamere compatibili e che è possibile modificarli via NX Studio secondo il proprio gusto.
    Purtroppo gli altri programmi di sviluppo non li intercettano, quindi chi vuole lavorare di fino i NEF dovrà aprirli con NX Studio e poi esportarli in TIFF nel suo ambiente di sviluppo.
    E' sempre possibile salvare sia JPG già elaborato dalla fotocamera che il NEF per ulteriori elaborazioni.
    Commenti a piacere.
    [Ripeto, non è banale, ma c'è chi l'ha evidenziato. Nei PC, sia il bilanciamento del bianco che la curva tonale influenzano il risultato sia a mirino che in fase di "conversione", quindi vanno accuratamente impostati sia quello che l'esposizione secondo l'intento cercato. Guardate come differiscono gli istogrammi esibiti nelle schermate a parità di soggetto e di luce]
  3. Ipotesi : trapiantare l'interno della Nikon Zf o della Nikon Z6 III in un guscio stile telemetro.
    Sensore : 24 megapixel
    Formato : 35mm
    Stabilizzatore : integrato
    Comandi : a ghiere fisici
    Mirino : elettronico a sinistra guardando da dietro
    Display posteriore : a portafoglio
    Batteria : EN-EL15C
    Memorie : SD (basta con le micro !)
    Tasto dedicato ai picture control da elevare per la parte custom ad almeno 30
    Stile : anni'50 ma aggiornato secondo questi mockup elaborati dal sottoscritto con l'aiuto di Grok 4



    prezzo di lancio 2649 euro, suscettibili di ribassi fino ai 1849 a cui viene offerta oggi la Nikon Zf
  4. la Fujifilm X100 è vendutissima sin dalla sua prima versione oramai di oltre un decennio fa.
    L'ultima incarnazione ha un sensore da 40 megapixel e l'ultimo AF della casa.
    Costa 1850 euro o già di li ed ha sempre il Fujinon da 23mm della prima era, appena appena aggiornato.
    Le statistiche CIPA giapponesi, dicono che il mercato delle compatte tira, con vendite in aumento del 50%.
    Secondo voi Nikon dovrebbe lanciarsi in questa nicchia, con un nuovo sensore derivato da quello in preparazione per la nuova generazione di mirrorless DX (si parla di 26 megapixel, normale o semi-stacked) ?
    La comprereste se ci fosse ?
  5. fosse sfuggito, lo ricordo. Siete su Nikonland, la casa italiana dei nikonisti.
    Nikonland si occupa di tutto ciò che ruota attorno al mondo Nikon.
    Oggi, ieri, domani, sempre.
    It's a Nikon, it's an ... icon
    non è uno slogan, è un modo di essere.
    Nikon come retaggio storico



    Nikon come presente

    glorie di oggetti irraggiungibili ma che ancora oggi possono dire la loro

    ma anche straordinari strumenti fotografici che, pur a prezzo di qualche sacrificio, molti di noi hanno potuto usare o usano correntemente

    un sito come il nostro è nato con lo scopo di favorire lo scambio di opinioni, di esperienze ma anche semplicemente di conoscenze, di ricordi, di racconti personali, aventi come fulcro, centro, scopo, Nikon.
    Non è una questione di tifoseria, c'è il pieno rispetto per ogni altro produttore fotografico al mondo. Ma altro non è il nostro, il nostro è Nikon.
    Per questo vi ricordo che questo sito si chiama Nikonland, la terra di Nikon.
    Chiunque è bene accetto. Purchè si ricordi di essere nikonista.
    Dicendo qualche cosa di Nikonista agli altri.
    Ogni giorno. Secondo quello che sa o che può.
    Niente di più ma nemmeno nulla di meno.
    Excelsior !
    _______________________________________
    Il Sorridente
  6. L'estrazione della radice quadrata con il metodo Bombelli é un sistema manuale, algebrico, basato sui numeri interi.
    Molto semplice, si può fare a mano.
    E' uno dei primi algoritmi moderni che porta ad un risultato preciso e non per oscillazioni o convergenze.

    Me l'hanno insegnato alle scuole medie, l'ho subito dimenticato perchè subito dopo ho iniziato a programmare calcolatori intelligenti.
    Ma mi è rimasto impresso il metodo, molto pratico, vista l'epoca del sistema (intorno alla metà del 500).
    In estrema sintesi si calcola per passi successivi, riportando a semplici moltiplicazioni e differenze il calcolo e non richiede alcuna nozione di geometria analitica (su cui invece si basano i metodi più sofisticati e rapidi impostati successivamente).
    Può essere utile anche per apprendere i rudimenti di un algoritmo ripetitivo e può essere facilmente "insegnato" ad un computer riportandone il metodo, se vogliamo per esempio verificare la precisione di calcolo di un sistema decimale.
    Prendiamo un numero casuale a base 10 di cui vogliamo estrarre la radice quadrata.
    Per esempio :
    5362451
    lo spezziamo in doppie cifre partendo dalle unità :
    5'36'24'51
    prendiamo le prime due cifre da sinistra :
    5
    il metodo consiste nel trovare il numero più grande contenuto in questa cifra che venga calcolato dalla formula d*(20*x+d) con d un numero in progressione successiva 1-2-3-4... ed x pari al risultato parziale della radice quadrata che stiamo calcolando.
    Applichiamo la formula :
    1*(20*0+1)=1  ' al primo passaggio il risultato parziale è ovviamente 0
    il numero 1 è inferiore a 5, proseguiamo :
    2*(20*0+2)=4  
    il numero 4 è inferiore a 5, proseguiamo :
    3*(20*0+3)=9
    il numero 9 è superiore a 5, quindi torniamo al punto precedente. Il risultato parziale è  2 
    sottraiamo dalla nostra cifra il risultato della formula : 5-4 =1
    Quindi il resto è 1, lo riportiamo sotto :
    1
    abbassiamo le successive 2 cifre del numero di cui stiamo estraendo la radice quadrata :
    136
    riapplichiamo la formula :
    1*(20*2+1)=41 ' il numero 41 è inferiore a 136, reiteriamo
    2*(20*2+2)=84 ' il numero 84 è inferiore a 136, reiteriamo
    3*(20*2+3)=129 ' il numero 129 è inferiore a 136, potremmo reiterare ma è evidente che arriveremmo ad un numero superiore a 136, quindi il risultato parziale è 3 che si va ad accodare al 2 già trovato, quindi 23
    sottraiamo dalla nostra cifra 136 il risultato della formula : 136-129 =7
    Quindi il resto è 7, lo riportiamo sotto e stacchiamo le successive 2 cifre del numero di cui vogliamo estrarre la radice quadrata :
    724
    riapplichiamo la formula :
    1*(20*23+1)=461 ' il numero 461 è inferiore a 724, reiteriamo
    2*(20*23+2)= 924 ' il numero 924 che è superiore a 724, quindi il risultato parziale è 1 che si va ad accodare a 23. Abbiamo quindi un risultato parziale complessivo di : 231
    proseguiamo, ricavando il resto dell'operazione, sottraiamo qundi 461 da 724 = 263, stacchiamo poi le ultime due cifre del numero di cui stiamo estraendo la radice quadrata, cioé 51
    26351
    riapplichiamo la formula :
    1*(20*231+1)=4621  ' il numero 461 è inferiore a 724, reiteriamo
    .................................
    5*(20*231+5)= 23125 ' che è l'ultimo numero inferiore a 26351 ricavabile con la nostra formula. Quindi l'ultima cifra intera della nostra radice quadrata è 5 che in coda a 231 ci porta a 2315
    volendo proseguire con i decimali, basterà ricavare il resto della differenza tra 26351 e 23125 che è pari a 3226, ci mancano le cifre ed aggiungiamo semplicemente due zeri in coda :
    322600
    riapplichiamo la formula :
    1*(20*2315+1)=46301  ' il numero 461 è inferiore a 322600, reiteriamo
    semplificando verifichiamo che il moltiplicatore massimo è pari a 322600/(20*2315) = 6.
    Applicando 6 alla formula avremo :
    6*(20*2315+6)=277836 ' quindi il risultato parziale è 6 che accodato a 2315 ci dà : 2315,6
    il resto di 322600-277839= 44764, aggiungiamo altre due cifre decimali :
    4476400
    riapplichiamo la formula :
    1*(20*23156+1)=463121  ' il numero 463121 è inferiore a 4476400, reiteriamo
    semplificando verifichiamo che il moltiplicatore massimo è pari a 4476400/(20*23156) = 9.
    Applicando 9 alla formula avremo :
    9*(20*23156+9)=4168161
    quindi il risultato parziale alla seconda cifra decimale è 2315,69
    ...
    potremmo continuare con questo algoritmo ad libitum ottenendo tutte le cifre decimali che vogliamo, in modo assolutamente infallibile, conservando un resto finale sempre assolutamente preciso, quanto una calcolatrice non potrà mai fare  verificate se vi va ...
  7. Dischi della settimana

    Segnalazioni del venerdì di uscite di nuovi dischi o di uscite precedenti sfuggite con due parole di presentazione.
    I dischi più promettenti poi saranno, eventualmente, recensiti approfonditamente.
     




  8. dovesse sfuggireTM ....
    Il Contest è attivo da domani QUI
    ***
    Qui possiamo parlarne se vi va, ma le foto andranno pubblicate la al link qui sopra per essere valide.
    Mi raccomando di seguire ogni punto del bando di partecipazione, pena esclusione insindacabile.
    Il Contest è aperto ad ogni iscritto.
    Non sono qui a pregarvi, vedo un sacco di mammalucchi online tutto il giorno che non scrivono niente di originale dall'inverno del '38 (cit. Roberta Passerini).
    E mi chiedo perchè anche se non me ne viene molto in tasca.
    Ma ecco un'occasione per dare un segno di vita che fa fine e non impegna, gratis per tutti anche per me che pure in tempi difficili ogni giorno sono qui a tenere vivo questo bel sito.
    Fatevi vivi, se siete fotografi e se siete iscritti a questo sito per scelta e non per caso ...

    sappiate che Olga vi osserva con un certo disappunto. E farla arrabbiare non è mai igienico !

    persino Isabella non riesce a capirvi

    mentre l'algida ed altera Stana, come sempre, non se ne cura !

    le pietre del Carso vi smuoveranno mai ?
    PS : tutte le foto qui pubblicate, fuori contest, sono state create con le mie "pellicole simulate" via Picture Control Nikon editati su Nikon NX Studio.
  9. Serena in Kodak Vision3 500T

    Problema : quale pellicola più adatta ad una bionda in luce naturale rinforzata da due LED da 200 W ?
    Soluzione : la Kodak Vision3 500T, film cinematografico amato da registi come Christopher Nolan, con i suoi gialli intensi.
    Qui non stiamo parlando di IMAX ma di un servizio fotografico che sta a metà tra il glamour stile Playboy e il cortometraggio contemporaneo.
    Tutto girato in luce naturale, tanta luce, poche ombre.
    La protagonista è la pellicola La co-star è Serena, ragazza italo-svizzera di San Gallo passata da Milano per dei casting.
    Bionda, occhi azzurri o verdi o grigi a seconda di come li guardi e di come batte la luce.
    Il materiale usato :
    Nikon Z6 e Nikon Z7 prima serie
    Nikkor Z 24-70/2.8 S in una delle sue poche uscite proficue, Nikkor Z 70-200/2.8 S (l'obiettivo perfetto)
    due LED Godox da 200 Watt
    un ombrello riflettente da 150cm usato per compensare la luce solare e mantenere questo carattere aperto, luminoso, chiaro
    diaframmi sempre aperti. Sensibilità base o 400 ISO.
    Presa diretta.
    Lei è molto espressiva, passa dall'annoiato al divertito, dal divertente al serio in una frazione di secondo.
    Tanto che non sai se è davvero scocciata, arrabbiata o se è li con te.
    Le riprese sono tutte in manuale, con WB fisso. All'origine con Picture Control su ritratto.
    Oggi girate tutte con la mia pellicola Kodak, disponibile tra qualche giorno tra i download di questo sito.
    La sua caratteristica è di essere solare e calda, con un giallo pieno, verdi sognanti, rossi vivaci.
    Perfetta per Serena, la sua carnagione, i suoi capelli, i suoi occhi.
    Tanto che dopo la prima prova ho voluto selezionare tanti scatti per presentare questo servizio completo.
    Per qualcuno le foto saranno tante. A me importa poco, valgono come esempio e spero possano essere di ispirazione a chi improvvisa cercando di emulare una situazione che invece dovrebbe essere diversa.
    A volte i servizi fotografici nascono così e si concretano bene.
    Altre volte i presupposti non reggono alla prova della realtà e ci si deve adattare.
    E' sbagliato incaponirsi, bisogna seguire l'estro del momento.
    Non si è mai soli quando c'è una modella che il più delle volte (non sempre .... !) è una creatura sensiente interessata a quello che si sta facendo e può metterci del suo, ispirandoti ma anche suggerendo per il meglio.
    In ogni caso questi Picture Control Flexible mi stanno dando una carica particolare, rendendo di nuovo la fotografia qualche cosa di palpitante, di vivo, di diverso dall'ordinario.





































  10. Hommage a B.B.

    Lo ammetto non è mai stata tra i miei modelli. Troppo sfrontata e poco sincera, molto costruita secondo me.
    Finché non è uscita di scena. Quando è tramontata B.B. ed è rimasta solo Brigitte, una solitaria amante e paladina ad oltranza degli animali.
    Ma non andiamo oltre. E' andata, come è andato Delon. Si chiude un'era magica che non tornerà mai più.
    Nell'ormai lontano 2011 noi l'avevamo già omaggiata con questo workshop.
    Io figuravo insieme a Rossano come Tutor, quindi non scattavo insieme ai partecipanti che usavano i flash.
    Mi permettevo di scattare dietro, come se fossi il regista delle scene che si svolgevano.
    Le foto sono volutamente imperfette, scattando con la D3 e il 150/2.8 Sigma (non un mostro di velocità) ad ISO 800 e 1/100'', f/4.
    Ma proprio per creare un effetto vintage oltre che per aggiungere imperfezione ad un soggetto che era già nell'autunno della sua carriera.
    Un fisico che mostrava i segni, non particolarmente curato, come lo era B.B. nella realtà dei fatti che ha seguito senza opporsi il naturale progresso del tempo.
    Qui immaginiamo di essere nel 1973 alla chiusura della carriera della diva. Che oramai pensava di non essere più quella degli esordi e dei clamori.
    Ma una donna, non certo normale e comune, ma non la dea creata da Vadim e dai media per lanciare il prodotto cinematografico.
    Gli scatti sono come .... scattati, ma ricreati con la magia dei nuovi Picture Control, in particolare per il B&W la Kodak Panatomic X e per il colore la Fujfilm PRO 400H.
    Con piccole correzioni di luminosità e di contrasto (la luce era proprio fetente, ecco la scelta dei flash).
    Vari cambi e make up gestiti al solito, magistralmente e con poca spesa, da Ilaria Ferrantello




































    Addio B.B., un bacione grosso.
  11. Guardando gli ultimi mesi di Nikonland ma anche solo gli ultimi giorni, vedo con indicibile piacere come l'invito di contribuire fattivamente con i propri articoli personali alla varietà di argomenti trattati dal nostro sito comune sia stato colto a pieno.

    Non sono solo tanti ma sono vari, di argomenti tutti diversi e soprattutto da parte di tante penne diverse.
    Non troppi da confondere i lettori ma nemmeno radi da annoiare i curiosi come era, diciamolo, l'anno scorso.
    Fotografie splendide, taglio editoriale - non amatoriale ! - esposizione corretta. Voglia di condivisione.
    Bravi tutti !

    Da Admin del sito ho anche il dovere di osservare le dinamiche di lettura e fare anche qualche considerazione che trasferisco a voi nella speranza che sia colta allo stesso modo : soprattutto con lo stesso spirito di partecipazione e nello sforzo di rendere Nikonland sempre più interessante per tutti, iscritti e non.
    Alcuni articoli risultano molto più commentati e di conseguenza anche molto più letti, quando, oltre alla splendida carrellata di foto che caratterizza ogni articolo pubblicato dai nostri Nikonlander, aggiunge anche qualche informazione in più.
    Non solo sulla natura del servizio o dei servizi fotografici illustrati ma soprattutto sulla natura dello shooting, sulle scelte fatte, le difficoltà affrontate, i materiali utilizzati.
    I perché, i retroscena, limiti e prospettive. Consigli per chi volesse provarcisi.
    Soprattutto, quando vengono affrontati argomenti che, sul piano pratico e tecnico possono risultare utili e praticabili (cito ad esempio i panorami con più scatti illustrati da Valerio Brustia che sembrano essere stati degli sconosciuti per alcuni fino a quel momento ma ce ne sarebbero altri, come tutti quelli di Dario Fava che arriva persino a descrivere come si è creato una maschera per il suo gobo con un laser).
    Pensateci sopra.
    A volte quello che facciamo, soprattutto come lo facciamo per noi é acquisito, scontato, banale.
    Eppure non è così per tutti. Magari basta un accenno per creare curiosità, interesse, domande, possibilità di approfondimenti.
    Su qualsiasi argomento (anche test di materiale, software, tecniche di illuminazione, riprese particolari, e tutto quello che ... conoscete voi !).
    Sono sicuro che molti di noi hanno approfondito argomenti e tecniche che per molti altri sono totalmente oscuri. Mettere semplicemente la foto realizzata può suscitare stupore ma non accresce le conoscenze comuni quanto mettere a fattor comune quello che ci sta dietro. Nei dettagli intendo, tranne non siano segreti industriali !
    Non fraintendetemi, ogni articolo resta liberamente nella vostra prerogativa di estensori, ma quel quid in più di "tecnico" (senza affrontare argomenti da master accademico, non servirebbe) sembra portare più interesse rispetto al "semplice" reportage.
    Per chi sia in grado di estendere con la penna, quanto di egregio già presentato fotograficamente, ovvio. Per gli altri andrà sempre bene così come sanno fare.
    Ma ancora grazie a tutti per lo sforzo. Non è solo apprezzato, è necessario.

  12. Ho un debole per le rosse di capelli. Mia madre è rossa naturale, o meglio, il cosiddetto "biondo greco".
    Barbòra non è naturale ma cambia tinta a seconda delle stagioni.
    E' il mio opposto, è un leone, forte, un rullo compressore, instancabile.
    L'ho incontrata per caso nel luglio del 2023 al Cross+Studio di Milano e tra le tante foto - non tutte memorabili di quel giorno - in un momento magico è venuto fuori da se questo scatto, che è diventato quasi - per utilizzare un termine abusato di questi tempi - iconico.

    la composizione per se non è perfetta, ho dovuto ricostruire in AI generativa una parte del braccio destro, tanto ero concentrato su quello sguardo, quell'occhio, quello svolazzo di capelli, quell'espressione, quel dito.
    Ma credo che questa sia una delle mie migliori fotografie in assoluto.
    Poi l'ho fotografata altre volte, le ultime due qui vicino a me.


    qui, non si direbbe, siamo per strada, in città, in pubblico. Nè lei, né io ci siamo chiesti se questi nudi fossero opportuni in una viuzza del centro.
    La luce lo richiedeva, come la sua forza in queste due situazioni colte da me d'istinto, scattando a raffica, con il mio preferito di sempre, quel 135/1.8 S Plena che mi è entrato nel cuore subito, come lei.

    qui siamo invece qualche giorno dopo, nel bosco vicino casa mia.
    Sempre con il 135/1.8 S su Z9, un raggio di sole la colpisce mentre tutto il resto è in ombra.
    Lo scatto è così come l'ho visto. Il fuoco è sull'occhio azzurro con tutto il resto che rimane plastico e definito, con i colori che si sublimano in questa luce.
    Questi scatti potrebbero bastare. Ma ne ho centinaia altrettanto potenti ma diversi.

    come questo, sul lungo lago e davanti ad una telecamera di sorveglianza ("stai coperta che chiamano le guardie e ci arrestano!")

    questo, poco più in la, in ombra

    "a piedi nudi nel parco", davanti ad un cedro secolare

    forte come l'aria che la spettina


    e tante altre ne avrei, del 2024, ogni volta è stato magico.




    tante altre che forse nessuno ha mai visto.









  13. Adobe sta procedendo in modo spedito ad aggiornare i suoi principali programmi di elaborazione delle fotografie con percorsi paralleli aggiungendo ad uno quello che era già disponibile nell'altro e rendendo i due ambienti il più possibile estesi.
    Ho scoperto che nell'ultima versione di Photoshop è stata aggiornata la regolazione di Colore e Vividezza, aggiungendo un pannello relativo al ... bilanciamento del bianco.
    Avendo un JPG ovviamente potremo fare solo regolazioni arbitrarie e non quelle tipiche di impostazione della nostra fotocamera. Ma poco male se abbiamo un buon monitor e occhi buoni.
    Soprattutto se siamo decisi del nostro intento.
    Partiamo da una foto presa da Nikonland di Andrea Zampieron. Ci perdonerà, non c'è nulla di personale nella scelta è solo che è un caso da manuale. A lui piace la foto con quel senso drammatico di scuro e tonalità blu notte ma a qualcun altro la neve può far pensare ad altro.
    Io il giorno dopo la nevicata, se c'è il sole pieno, mi ricordo da bambino a fare pupazzi di neve con mio fratello che poi vestivamo con cappotti e sciarpe.
    Avevamo le mani rosse dal freddo ma ci divertivamo come i matti.
    Oggi con il freddo che c'è io non posso uscire e fotografo dalla finestra ... la vita.

    Colore e Vividezza aggiunge un livello di regolazione cui possiamo attribuire le normali proprietà (tipo il livello di opacità).
    Come vedete il pannello di regolazioni è tale e quale a quello che troveremmo in Camera Raw o quasi.

    c'è la pipetta del contagocce per scegliere il nostro punto del bianco, oppure possiamo fare tutto ad occhio.
    Io ho provato all'inizio a puntare direttamente sulla neve, ottenendo una sparata sul giallo a fine corsa per la temperatura e una Tinta decisamente sul rosso.
    Per cui mi sono orientato a scegliere punti più neutri, per esempio i rami degli alberi sulla sinistra o quelli della montagna di fondo

    100 e +36. Troppo bisogna dosare il giallo e il blu e il verde e il rosso per avere una foto equilibrata (anche se a me questa già piaceva ...)

    questo è un valore che privilegia secondo me il verde, non troppo gradevole per i miei occhi.
    Ho scelto quindi +36 di temperatura e -9 di tinta.
    Avendo Photoshop davanti e trovando la foto un pò ... opprimente e con poca luce (probabilmente coerente con la scena reale ma ... il fotografo può sempre aprire di più il diaframma e fare entrare più luce se vuole che la foto sia luminosa) ho aggiunto un bel livello curve

    che ha aperto un pò la scena.
    Non contento ho aggiunto ancora più luce sulla parte destra dello spettro

    che ha aperto ulteriormente la vista. La neve non è di bianco neutro ma almeno ... è bianca.
    Poi, pur avendo una foto a bassa risoluzione ho deciso di incrementare l'impatto con un accentua passaggio moderato.
    Si potrebbe anche far intervenire il nuovo upscaler generativo incorporato che può portare l'immagine fino a 10 megapixel.

    non senza applicare qui un accentua passaggio che potrebbe essere modulato in base al gusto (ma il mio intento dopo una elaborazione del genere sarebbe la stampa).
    In sintesi :

    originale come scattata

    equilibrio secondo il mio gusto che privilegia una scena leggibile con tutti i dettagli di tutto quanto ripreso, neve, staccionata, rami, fiocchi

    scalatura generativa 2x per avere una foto stampabile a più di A4
    Mi fermo qui anche se le novità introdotte ultimamente in Photoshop sono tante per chi ne abbia bisogno.
    Spero di avervi dato qualche informazione utile.
  14. HIFIMAN Arya Unveiled

    Acquistate appena prima di natale da 2024, praticamente appena disponibili, dal mio fornitore di fiducia Playstereo.
    Ecco la pagina prodotto :

    che evidenzia bene le caratteristiche con queste specifiche :
     
    Specifiche
    Tipo di driver: magnetico planare Risposta in frequenza: 8 Hz-65 kHz Sensibilità: 94 dB Impedenza: 27 Ω che non evidenzia nulla di particolare.
    Sensibilità media - per delle planari, bassa per le cuffie in generale - carico semplice, estensione di risposta esagerata.
    La scatola è la solita degli ultimi anni.
    Cartone semplice, nobilitato solo da un adesivo con le caratteristiche del modello.


    aperta la scatola, si trovano le cuffie con i padiglioni avvolti in sacchetti morbidi a protezione dei driver.
    Nella realtà io non ho notato particolari motivi per ciò, mancano le griglie esterne ma quello che c'è è sufficiente perché non succeda nulla di drammatico.
    Tranne che non le prendiate a martellate. Ma in quel caso sono sicuro che si romperebbero anche le altre.
    Che qui vedete, nei modelli Organic e V1 ad accogliere la nuova nata.

    ma ecco qui l'esterno del singolo canale, con la maglia metallica nera che ricopre la struttura mentre in evidenza ci sono i tubolari di rinforzo, argentati, dietro cui c'è il driver.
    Che è di ultima generazione con magneti stealth e spessore ridotto.
    La novità è che il suono non trova più sul suo cammino la griglia esterna ed è più libero di fluire, con riflessioni verso l'interno veramente inesistenti.

    nell'aspetto, a parte l'assenza di griglie e l'incavo della finestra che libera l'Arya dai riflessi, ricordano il modello originale che ancora conservo ed adoro per il suo suono particolarmente dolce e naturale.

    ancora un dettaglio di un canale

    il marchio del modello e la regolazione dell'archetto che consente a tutti di trovare la posizione, di compromesso tra pressione sui lati della testa e della banda superiore.

    dettaglio dell'archetto sul lato superiore e la banda in similpelle che poggia sulla testa.
    Speriamo sia di qualità migliore di quello originale che si è nel tempo usurato abbastanza malamente.
     
    i due padiglioni combaciano perfettamente a riposo ma l'archetto consente una snodatura completa


    questo le rende particolarmente comode. E' uno degli aspetti che le differenzia dai modelli più economici caratterizzati dall'archetto monolitico con l'imbottitura che non si snoda.

    l'altro lato ... della luna, perfettamente evidenziabile grazie al movimento di snodo.

    i connettori sono gli ultimi da 3.5mm e rendono i cavi del tutto intercambiabili tra tutti i modelli di ultima generazione di HIFIMAN.

    sembrano consistenti e solidi senza incertezze o giochi.
    Anche i cuscinetti sembrano di qualità (similpelle "eco").

     
     
     


     
     
    ***
    La serie Unveiled è l'ultima di HIFIMAN e si caratterizza sostanzialmente per l'adozione di tutti i più recenti ritrovati della ricerca del marchio ma con l'aggiunta o meglio ... l'assenza delle griglie esterne.
    Dopo le inarrivabili Susvara, che costano all'incirca 8-9000 euro è stata la volta delle ammiraglie raggiungibili, le HE1000 da poco meno di 3.000 euro e adesso le Arya che si piazzano alle metà di quel prezzo.
    Non escludo che la tecnologia scenderà anche verso le Ananda e che poi ci saranno anche delle Edition (in genere una serie speciale particolarmente economica) per poter offrire ad ogni fascia di clientela l'ultima novità.
    Non è marketing è la giusta strategia di differenziazione dei prodotti.
    Le Susvara io non le ho mai ascoltate e difficilmente ne avrò l'occasione, sono molto, troppo, costose e sono del tipo a padiglione tondo che io non gradisco.
    Ho provato due modelli di HE1000 e le ho trovato eccezionali ma anche eccezionalmente rilevatrici e dettagliate, al limite del fastidioso per come io intendo l'ascolto in cuffia.
    Le Arya sono, secondo me, il giusto compromesso.
    Restano high-end, perché 1500 euro per delle cuffie sono comunque una follia, ma il loro suono è più piacevole, naturale, "musicale" per le mie orecchie.
    Pur conservando le altre qualità delle più prestigiose HE1000.

    come mia abitudine le ho misurate, ricavandone un risposta lineare e simile a quella delle Organic (che immagino condividano i driver) con piccole differenze visibili in gamma 1Kh - 5Kh.
    Abbastanza perché io le distingua.
    Comunque molto differenti dalle Arya V1 (linea verde, più bassa sensibilità) che restano campionesse di linearità fino alle frequenze più importanti.
    Ma la vera prova è l'ascolto.
    Ho atteso un rodaggio complessivo importante, sia delle cuffie che delle elettroniche, in larga parte nuove che sto usando da dicembre.
    E finalmente sono in grado di esprimere un giudizio complessivo.
    Che resta soggettivo e quindi non prendetemi come le parole del Vangelo. Purtroppo nessuno riuscirà mai a trasmettervi a distanza quello che provereste voi ascoltandole con i vostri dischi preferiti.
    Chi mi legge sappia che al 90% io ascolto musica classica, per lo più barocca o tardo-romantica, per il restante 10%, jazz classico o progressive rock.
    Ma nella maggior parte dei casi ascolto musica al naturale - unplugged - raramente, almeno con queste cuffie, hard-rock o heavy-metal (per quello uso le cuffie chiuse che hanno un altra logica).
    Insomma a me piace Bach, mi piace il clavicembalo, gli Stradivari, i liuti e i mezzi-soprani che non fanno sovracuti.
    Le Arya Unveiled sono di gran lunga le migliori cuffie planari che mi siano capitate in testa. A prescindere dal costo (le V1 mi sono costate la stessa identica cifra oramai 7 anni fa, il che con l'inflazione che c'è stata nel mezzo ... renderebbero queste un affarone !).
    La risposta è dettagliata e con una grana più fine e definita di quella della V1 ma sono meno brillanti delle Organic che a tratti mi sembravano troppo simili alle HE1000 Stealth, tanto da aver difficoltà a scegliere le une dalle altre (alla fine ho scelto comunque le Organic).
    Ma il suono è più ampio, più completo, c'è più prospettiva.
    Intendiamoci, sempre cuffie sono, non potremo mai sognarci un palcoscenico davanti a noi, sarà sempre attorno a noi ma più sui lati e in alto, difficilmente davanti, tranne che la registrazione non sia speciale in tal senso.
    In buona sostanza, sono cuffie naturali, musicali, neutre ma dettagliate, senza gli ipertecnicismi delle HE1000 che - almeno a me - dopo un pò in una lunga sessione di ascolto annoiano.
    Dal vivo non si riesce mai a toccare un'arpa ne un campanello, semplicemente suonano quando c'è da suonare.
    In estrema sintesi, con le Unveiled, il modello Arya si posiziona un una fascia superiore rispetto al suo prezzo. Come se fossero cuffie da 5000 euro di qualche anno fa.
    E scusate se è poco.
    Dovessi consigliare un solo modello di HIFIMAN e il budget lo consentisse, non avrei dubbi e consiglierei solo queste.
    Giudizio complessivo
    PRO: simile nell'aspetto alle Arya di prima serie, a parte le finestre con i tubolari argentati che liberano i driver verso l'esterno e consentono di ridurre al minimo i riflessi verso le orecchie costruttivamente di buona qualità impedenza che dai 16 Ohm delle Organic va verso i 27 ma senza che la sensibilità ne abbia a pagare in teoria si possono pilotare "con un filo di gas" e con qualsiasi dispositivo;
    io però raccomando di avere il miglior front-end a disposizione (DAC+AMPLI+SORGENTE) e con una buona riserva di potenza; decisamente un DAC di tipo R2R
    A me comunque viene sempre voglia di alzare il volume più coinvolgenti ed emozionanti delle Arya V1 che restano le più simili a dei diffusori vintage ma la novità è l'apertura del campo sonoro che dà l'illusione di essere ampio e tridimensionale ben più di altri modelli tradizionali (con le griglie) suono naturale e senza colorazioni; assenza di distorsione; dettaglio molto elevato senza eccessi io le preferisco a tutte le altre cuffie che ho ascoltato sinora (elettrostatiche a parte) comode come un guanto alle orecchie e in testa
      CONTRO: sinceramente non trovo difetti, anche il prezzo mi sembra ok, tranne le normali limitazioni delle planari che difficilmente avranno bassi e superbassi da calcio allo stomaco, ma chi cerca quel tipo di risposta vuol dire che ascolta musica inadatta a questo tipo di cuffie
    comunque per me anche gli AC/DC vanno alla grande su queste Arya necessitano di un front-end adeguato; non sono cuffie da telefonino o da DAP in single end e anche in questo caso direi che sarebbe sciocco spendere queste cifre per poi pilotarle con l'iPhone o l'iPad come mi pare che qualcuno cerchi di fare per un apparecchio da €1500 la dotazione è insufficiente; un cavo bilanciato è d'obbligo : se non l'avete ve lo dovrete comperare a parte tenuta del materiale da verificare nel tempo (non è mai stato un fiore all'occhiello di HIFIMAN) Impianto usato per la prova :
    Audio-gd DI24HE, alimentata via USB da un mini pc su cui gira Audrivana come player DAC Audio-gd R8HE Mk III collegato via cavo I2S Audioquest Amplificatore Audio-gd HE9 Mk III via cavi ACSS/CAST cavo bilanciato Playstereo (€ 280) confronto HIFIMAN Arya V1 con cavo artigianale inglese dischi ascoltati :
     






  15. Shangri-la è un luogo "mitico" descritto nel romanzo Orizzonte Perduto di James Hilton del 1933 e reso celebre dall'omonimo film di Frank Capra del 1936.
    Dovrebbe essere situato sull'Himalaya ed assolutamente introvabile, nonostante ogni sforzo, da chi non è puro di cuore.
    In esso sono naturalmente bandite tutte le debolezze umane e si vive in armonia con purezza di sentimenti.

    Mitico per una intera generazione, tanto che i piloti del raid di Doolittle del 1942, catturati dai giapponesi, dissero di essere partiti dalla base di Shangri-la.
    L'US NAVY mise in mare una portaerei d'attacco classe Essex con questo nome, CV 38, entrata in servizio nel 1944.
     
    ***
    Sul web ho letto recensioni e impressioni contrastanti su queste nuove elettrostatiche.
    Che si rifanno nel concetto alle mie "vecchie" Jade II ma che riprendono nel nome le blasonate (e inarrivabili) Shangri-La.
     
    qui la scatola di fianco alle Arya Unveiled, presentate nell'ultima tornata di annunci 2024 di HIFIMAN.

    la scatola è più alta perché le cuffie elettrostatiche hanno il cavo fisso che va avvolto dentro alla confezione

    qui sono di fianco alle Jade II. Notare la scelta di usare il nuovo archetto "eco", stile HIFIMAN Edition XS.
    Sono già collegate al mio vecchio Stax SRM-006t, valvolare di 20-25 anni (che ha quotazioni Ebay inconcepibili ... ed a ragione secondo me), infatti le ho comprate "nude" senza il loro amplificatore dedicato.
    Bello ma per il momento per me superfluo.
    Il segnale arriva via cavi XLR dal Audio-gd R8HE Mk 3 che a sua volta pesca via I2S dalla DI24HE collegata via USB al mio mini PC.
    E andiamo subito alle dolenti note.
    HIFIMAN qui è andata al risparmio.
    Le Mini Shangri-la sono state concepite al risparmio.
    Tutto quanto. Non ho visto l'amplificatore perché ho comprato solo le cuffie fidandomi delle capacità del mio Stax ma le cuffie sembrano cuffie da 350 euro.
    L'archetto è quello eco, il materiale sembra latta, il cavo una fettuccia rigida.
    Sono meno comode di Arya ma anche di Jade, perché i padiglioni non si muovono e sto meditando di vedere se sia possibile sostituirlo con quello delle Arya.
     

    il marchietto è stampato sull'attacco dell'archetto

    i cinque terminali dorati di contatto in "standard" Stax. State tranquilli le HIFIMAN elettrostatiche nascono nel solco della tradizione Stax e sono elettricamente compatibili.

    l'aspetto è dimesso con quell'argento che le fa sembrare di latta.
    Il cavo è fisso, non si può cambiare se non in fabbrica in caso di taglio o usura.
    E' rigido e si impiglia ovunque.

    in trasparenza mostrano una colorazione verde



    particolari delle regolazioni dell'archetto

    il verdolino della copertura del driver elettrostatico

    il cuscinetto è abbastanza simile a quello delle Edition XS. Anzi mi sembra che sia tutto molto simile a quel modello (da 387 euro)

     
    Smarcata la costruzione, andiamo al suono.
    Sulle prime mi sembravano aspre. Ho preferito subito loro le Arya Unveiled.
    Ma dopo un paio di mesi ho cambiato completamente idea.
     
    Intanto, come da mia abitudine, le misure :
     

    HIFIMAN Mini Shangri-La su miniDSP Ears

    a confronto le precedenti Jade II (dopo la cura con i nuovi cuscinetti che hanno incrementato il basso)

    confronto con varie misure alle Shangri-la stringendo oppure lasciando laschi i padiglioni sulle orecchie.
    Sono sensibili al trafilaggio d'aria laterale e la risposta sui bassi varia a seconda del grado di pressione.
    Passando da una all'altra con un brano identico, sfruttando il fatto che gli amplificatori delle elettrostatiche hanno sempre più di un attacco per cuffie, la differenza di risposta è evidente.
    Più piena e gonfia nel basso per le Jade II, più profonda ma meno potente nelle Shangri-la.
    Il medio - la voce - è più rifinita nelle Shangri-la, più elegante, più piacevole.
    Insomma, cuffie differenti abbastanza da qualificarle e definirle perfettamente.
    ***
    Dopo un rodaggio importante, non concedetevi mai un giudizio sommario su cuffie serie come queste, posso dare un giudizio complessivo.
    Sono cuffie di categoria superiore a quella che il loro prezzo suggerisce.
    Non ho mai ascoltato le HIFIMAN Susvara ma probabilmente le collocherei in quella fascia (~8000 euro) se si potesse fare una pesatura economica.
    Sono eccezionalmente chiare, di un nitore inaudito.
    Ogni strumento è ben definito e c'è intorno aria e spazio.
    Gli strumenti ad arco, le arpe, le voci, sono semplicemente eccezionali.
    Mai ascoltate prima così, tanto che viene difficile staccarsene.
    La fatica di ascolto è inesistente, salvo che non vi facciate prendere dall'entusiasmo e non alziate troppo il volume.
    La sensibilità comunque è elevata e non serve tanta potenza.
    Se la cavano bene con tutto e no si direbbe che il basso sia da elettrostatica.
    Giudizio complessivo
    Anche con l'heavy metal o l'hard rock si sente tutto a meraviglia.
    Il massimo lo danno con la musica acustica registrata in modo eccezionale.
    Sono di quelle cuffie che vi danno l'impressione di poter distinguere tra un file a 192Khz e uno a 96 o a 48.
    Ma senza le "fanfaronate" eccessivi - mi perdoneranno i loro proprietari - delle HE1000 di tutte le versioni.
    Chiare, chiarissime ma velocissime in tutta la gamma di frequenza. Così la musica vi arriva naturale così da sembrarvi senza intermediari.
    Anche in basso, si, certo, con cuffie dinamiche siamo da un'altra parte. Ma perdendo quella velocità e coerenza che qui invece sembra naturale.
    Tanto da riuscire a percepire il diverso livello solo con un confronto diretto ma senza mai che, ascoltando la musica, vi possa mancare qualche cosa.
    L'unico appunto lo faccio alla costruzione. Costano comunque 1250 euro, che diventano più del doppio se non avete l'amplificatore in casa.
    Non si può lesinare su dettagli che industrialmente non possono costare più di qualche decine di euro.
    Ma all'ascolto generano dipendenza. Io non ho mai ascoltato le Susvara. Chi le conosce, dice che queste suonano in quella categoria (e a questo punto, mi chiedo come possano essere le Shangri-la, quelle senior !)
    PRO: simili alle Jade II nella realtà sono cuffie di una categoria superiore. Fanno sembrare quelle, ordinarie e grossolane sensibili non serve alzare il volume, anzi, in genere si abbassa indispensabile avere una catena al di sopra di ogni sospetto per farle rendere. Costano una cifra ragionevole ma in tutto ci vogliono qualche migliaio di euri per farle galoppare suono naturale all'inverosimile, staccano le Arya Unveiled che, per me, sono le migliori planari che ho mai ascoltato il basso c'è, ka**o, non credetemi quando vi dico che le elettrostatiche non hanno basso. Queste hanno tutto quello che serve ! abbastanza comode ma più che altro, sono prive di fatica d'ascolto.
      CONTRO: sembrano di latta; costruttivamente non sono all'altezza del prezzo che costano necessitano di un front-end adeguato; non sono cuffie da telefonino o da DAP in single end e anche in questo caso direi che sarebbe sciocco spendere queste cifre per poi pilotarle con l'iPhone o l'iPad come mi pare che qualcuno cerchi di fare il cavo non intercambiabile potrebbe essere nel tempo un handicap tenuta del materiale da verificare nel tempo (non è mai stato un fiore all'occhiello di HIFIMAN) Impianto usato per la prova :
    Audio-gd DI24HE, alimentata via USB da un mini pc su cui gira Audirvana come player DAC Audio-gd R8HE Mk III collegato via cavo I2S Audioquest Amplificatore a valvole in classe A Stax SRM-006t cavo in dotazione confronto HIFIMAN Arya Unveiled con cavo artigianale inglese dischi ascoltati :
    dischi in grado di valorizzarne le capacità di dettaglio, nitore, definizione, timbrica, dinamica.
    Musica ben registrata, chiara, seria.
     





  16. Chi sono i Nikonlander : i soci di Nikonland.it

    Quando la Vecchia Guardia interviene in prima linea sono due le cose : o stiamo perdendo e bisogna cambiare le sorti della battaglia, oppure è il momento decisivo della vittoria e bisogna aprire il centro avversario.

    Era così che dicevano i vecchi soldati napoleonici alle giovani reclute.
    Nella Vecchia Guardia (ma c'era anche la Giovane e la Guardia di Mezzo) c'erano i veterani incalliti da cento battaglie in tutto il continente europeo e in Egitto.
    C'erano soldati a piedi e a cavallo.
    Ma i più famosi erano certamente i granatieri. Alcuni dei quali avevano il permesso di rivolgersi all'Imperatore come dei semplici vecchi commilitoni.
    Perché in ogni zaino di soldati, poteva celarsi il bastone di maresciallo. E chissà, persino la corona di imperatore.
    Idealmente i granatieri della Vecchia Guardia qui sono rappresentati da Nikonlander Veterani.
    I più vecchi iscritti di Nikonland che hanno superato (alcuni di molto) i 1.000 contributi al sito.
    Li vedete qui in questo elenco :

     molti di loro si conoscono e si frequentano. O hanno conosciuto Max e Rudolf nel tempo.
    Soprattutto sono quelli che non fanno mai mancare il loro apporto. Di fotografie, di commenti, di articoli.
    Sempre tempestivi, soprattutto, sempre nikonisti.
    Ma abbiamo anche la Giovane Guardia su Nikonland.
    Che è composta dai Nikonlander. Più giovani, non necessariamente nella data di iscrizione al sito, sicuramente, nel numero di contributi.
    Superiore a 100 ma ancora inferiore a 1.000.
    Per diventare veterani, anche loro dovranno continuare a contribuire a Nikonland. Ma sono già sulla buona strada.

     

     
    Sono rispettivamente 28 e 43 questi due gruppi di amici.
    Pochi, certamente in senso assoluto. Ma una elite. Perché Nikonlander si può diventare ma non è per tutti.
    A loro il nostro ringraziamento, plauso, riconoscenza. Oggi e negli anni a venire. Finché ci vedremo su queste pagine.

  17. Proponete articoli editoriali nei vostri blog

    Buongiorno,
    Nikonland.it è nato quasi 20 anni fa.
    Nella testa dei due fondatori Max Aquila e Mauro Maratta c'era una sola idea : creare un luogo di relazione tra nikonisti.
    Non li ha mai interessati avere un piccolo palco da cui intrattenere un pubblico passivo.
    Relazione significa avere rapporti concreti, anche dal vero, non solo virtualmente.
    Soprattutto condividere esperienze, conoscenze, informazioni.
    E fotografie, fotografia, fotografie.
    Non importa di quale argomento o di quale genere. Ogni fotografo è un mondo a se e deve liberamente vivere la fotografia come la sente.
    Nel tempo questa relazione si è purtroppo stratificata in un rapporto sbilanciato.
    Non è più quel tempo.
    Dal 2025 Nikonland.it vivrà secondo lo spirito della fondazione, oppure niente, diventerà un blog chiuso al pubblico e gli account passivi, rimossi.
    Per questo invitiamo gli iscritti a dare un segno di se, ognuno secondo la propria disponibilità e capacità.
    Segno che non può essere limitato alla lettura o, al massimo, all'espressione di un like senza un commento.
    In particolare, ed è il motivo per cui ne scriviamo qui, vorremmo che la produzione di articoli fosse la più diffusa possibile.
    Ci piacerebbe che Nikonland.it si configurasse come una vera redazione di una rivista di fotografia.
    Per questo, offriamo una opportunità che non ha equivalenti al mondo, almeno nel nostro ambiente.
    Scrivete i vostri articoli  sull'argomento che vi interessa, sul vostro blog.
    Oltre ad arricchire il sito con argomenti di interesse generale che l'amministrazione di Nikonland.it spesso non potrebbe coprire, potreste essere selezionati per la pubblicazione in prima pagina tra gli articoli editoriali.
    La selezione non comporta alcun onere da parte vostra, ma sarà ovviamente ad insindacabile giudizio dell'Admin che di volta in volta, valorizzerà i contributi più interessanti degli iscritti .
    Se non verrete subito selezionati, non prendetevela, piuttosto rafforzate la vostra offerta di articoli ! 
    Per ispirarvi non avete che da prendere a modello i 1240 articoli già pubblicati sui vari argomenti. Il resto dipenderà dal vostro estro e passione.
    Ringraziamo tutti in anticipo per la collaborazione in questa visione più distribuita e diffusa del nostro sito, rammentando che da questo 2025 l'apporto dell'amministrazione sarà per scelta estremamente più rarefatto che in passato.
    Cordialmente.
     
    Gli articoli dovranno essere articoli (testo esteso, corredato da fotografie), non fotografie illustrate.
    Gli argomenti sono liberi, purché intonati con Nikonland.it (test, unboxing di novità assolute, prove sul campo, esperienze d'uso, viaggi, wildlife, fotografia generale, pellicola, storia, etc.)
    Se avete dubbi, chiedete nei commenti.
    Ci riserviamo di intervenire per chiedere integrazioni in articoli promettenti ma non pubblicabili in prima stesura.
  18. Sono certo che ad un certo punto le mirrorless supereranno in prestazioni le reflex.
    Ma al momento mi danno la stessa sensazione delle automobili elettriche : una grande promessa per un futuro ... elettrizzante.
    Ma al di là dei proclami di VW e Mercedes all'ultimo salone di Parigi, per il momento autoelettrica significa :
    - costo superiore del 50% rispetto ad una pariclasse a combustibile fossile
    - prestazioni scadenti per contenere il consumo
    - autonomia inadeguata per chi ha da fare più del tragitto casa-lavanderia.

    Le mirrorless sono ragazze carine con la minigonna e gli stivaletti con il tacco ma, se si va oltre le promesse e le novità, le cose sono diverse.
    Anche la mirrorless più professionale ha i suoi limiti (parlo della Leica SL) e non può essere confrontata con la Nikon D5, macchina che si permette anche di costare (molto) di meno oggi.

    Ovviamente io qui sto parlando avendo in mente esclusivamente quelle che sono le mie abitudini di scatto e le mie esigenze.
    Ognuno ha il suo mileage personale, ovviamente e potrà non trovarsi d'accordo con me (e poco me ne importa, bontà sua, gli auguro di essere felice con la sua ... racchietta !).

    Io non sono interessato ad usare ottiche vintage e il manual focus l'ho abbandonato 20 anni fa, nel secolo scorso.
    In più, o non fotografo, oppure faccio migliaia di scatti consecutivi, sempre a cose vive che non sempre sono disposte a stare ferme per me.
    Il mirino elettronico sarebbe una bella innovazione, se almeno in tutte le condizioni fosse pari a quello ottico. Ma così non è.

    Quindi, eccovi I MIEI motivi perchè per il momento - e credo nel medio termine - continuerò ad essere un fotografo da reflex :

    1) l'autofocus. Non esiste una mirrorless che abbia un autofocus reattivo, preciso, rapido, affidabile, disponibile in tutte le condizioni di illuminazione (specie a basse luci o in controluce) come la migliore reflex disponibile oggi.
    Ci sono progressi nelle ultime generazioni ma ancora siamo lontani. La presenza di un sensore separato (e di un processore dedicato come è il caso di Nikon D5 e D500) fa ancora la differenza rispetto ai pixel accecati (o alla vecchia differenza di contrasto stile compattona) di tutte le mirrorless. E poi l'autofocus si deve poter comandare rapidamente con il pollice.
    Ma ci pensate avere 399 punti di messa a fuoco e spostarsi solo in orizzontale e in verticale come a battaglia navale ?
    Il joistick è un must. E Nikon ce l'ha in dotazione da lustri (anche prima con il multiselettore su tutte le direzioni, fin dalla Nikon F5 del 1996).

    2) il mirino. Il mirino della Leica SL è bello. Anche quello della Fujifilm X-T2 lo è e, mi dicono, anche quello della nuova Olympus OM-D EM-1 Mk II. Ma in condizioni limite - parlo per esperienza - anche il mirino da 4.4megapixel della Leica SL si oscura o si abbaglia. E non piglia più né pesci né galline !

    3) l'ergonomia. Piccolo è bello, va bene. Ma non se va a detrimento dei comandi. Per controllare al meglio l'autofocus e rendere l'esperienza d'uso gratificante, io ho bisogno di uno - meglio di due - joistick di controllo dell'autofocus. E del controllo fisico tramite comandi fisici dedicati di tutte le funzioni della fotocamera. Il menù per me è una cosa che si utilizza una volta al giorno. Qualche volta anche di meno.
    In più, piccolo è bello ma se la macchina è full-frame, oramai anche Sony ha dimostrato che le ottiche sono grosse, anche più grosse di quelle delle reflex. E per usare con tranquillità un obiettivo grosso, il corpo macchina deve essere adeguatamente dimensionato e pesante. E' questione di fisica e di baricentri ! Montate una Sony A7 su un 600mm e capirete di cosa sto parlando.
    In quanto alla costruzione, io spesso fotografo sotto l'acqua battente, zuppo fino alle ginocchia. Non è che in quel momento io mi possa preoccupare della tenuta di fotocamera e obiettivo. Che non devono mai smettere di funzionare, almeno finchè reggo fisicamente io http://www.nikonland.eu/forum/public/style_emoticons/default/smile.png

    4) l'autonomia. Bella la nuova Sony A99 Mk II, fa un sacco di scatti al secondo con l'autofocus ed ha un buffer praticamente illimitato. Peccato però che la batteria permetta circa 400 scatti CIPA. Il chè ad occhio e croce significa che si deve cambiare la batteria circa dopo 20 secondi di scatti continui http://www.nikonland.eu/forum/public/style_emoticons/default/marameo.gif
    Io con la D5 posso lavorare una intera giornata e fare 12.000 scatti saturando solo una delle due schede XQD montate. Poi, alla bisogna, metto un'altra batteria e non vado avanti per altri 20 secondi. Ma per tutta l'intera nottata http://www.nikonland.eu/forum/public/style_emoticons/default/wink.png

    5) le schede di memoria. Possiamo anche mettere due schede SD dentro ad una mirrorless ma se il sistema è sbilanciato, saturato il buffer la macchina si siede e finchè non finisce di scrivere noi non possiamo lavorare (mi è capitato con la Leica SL, non racconto favole). Con una D5 o una D500 abbiamo un buffer virtualmente illimitato perchè viene scaricato in tempo reale sulle XQD in dotazione. Schede che anche in lettura al PC si permettono di andare a centinaia di megabyte al secondo di trasfer rate

    6) il flusso di lavoro. X-Trans ? Dual-Pixel ? Foveon ? Se tutto quanto non è supportato dal software di sviluppo - che è, per standard di mercato, l'ambiente Adobe - mi spiace ma per aprire un file e svilupparlo ci vogliono minuti (esperienza fatta sia con le Fujifilm che con le Sigma). E se uno scatta - come me - centinaia di migliaia di scatti l'anno, il tempo non è una variabile indipendente ... perchè, non so a voi ma a me, non lo regalano !

    7) il profilo di sviluppo. Questa è una mia fisima, lo ammetto. Ma la più grande innovazione degli ultimi anni di Nikon secondo me è il profilo Flat, ben simulato anche da Adobe. Il profilo Flat mi permette di previsualizzare gli scatti al naturale, senza tutta quell'enfasi di contrasto che invece è tanto di moda oggi. Così valuto perfettamente l'esposizione (che io sbaglio di rado, al massimo di 1/3 di EV) e so già come mi posso aspettare di trovare l'immagine al computer.
    Aggiungo infine che - forse per abitudine - io detesto il carico folle di saturazione - specie su rossi e porpora - su contrasto e sulle ombre chiuse che tanto va di moda in casa Fujifilm e Leica. La neutralità del file Nikon invece mi consente di lavorare sereno, senza dovermi immaginare come sarà la foto, perchè a monitor è del tutto differente da quella che vedo nel reale.

    8) Il corredo di ottiche, di accessori, di flash, di dispositivi progettati per le reflex. E' talmente vario ed ampio (e, soprattutto, già in larga parte in casa mia) che mi fa pensare a quando ci sarà la stessa disponibilità per le mirrorless.
    Lo ammetto, l'idea stessa di avere un doppio corredo mi fa venire le bolle viola sulle braccia http://www.nikonland.eu/forum/public/style_emoticons/default/sad.png e poi, voi di Fujifilm, ce l'avete un trasmettitore TTL per il mio flash Godox ? O per un Profoto ? E voi, di Leica, ce l'avete ? Com'è che Hasselblad ha usato il sistema iTTL Nikon per la sua mirrorless ? http://www.nikonland.eu/forum/public/style_emoticons/default/marameo.gif
    E un supertele autofocus e stabilizzato da 800mm ce l'avete ? No ? http://www.nikonland.eu/forum/public/style_emoticons/default/sad.png

    Ecco le mie motivazioni che, come dicevo, per ora e per un pò di anni a venire, mi faranno lavorare principalmente con le reflex (Nikon).

    Per le mirrorless c'è tempo e finchè non metteranno i denti del giudizio, continuerò a vederle come dei (bei e promettenti) prototipi.

    Il mio cuore invece continua a palpitare per una adorabile Nikon D5x che mi faccia smettere di pensare con rammarico al mio amore perduto D3x ...
  19. Il JPG non può essere mio nemico

    I SHOOT IN RAW.
    E' il motto che sta sulle magliette di Jared Polin. Perché lui scatta solo in RAW.
    Ma anche io, scatto per lo più solo in RAW, tranne che lo sport.
    Eppure non ho mai dichiarato guerra al JPG Nikon.
    E in questo blog preparo gli appunti per un eventuale articolo futuro dove mi piacerebbe raccogliere anche commenti pratici da parte dei presenti online.
    Quindi, siccome io scatto in RAW, me ne stropiccio delle impostazioni della fotocamera, tanto poi posso sistemare tutto con Lightroom.
    Dipende.
    Dipende, questo è un approccio possibile a condizione che si sappia però che si deve fare la foto in astratto, senza basarsi in alcun modo sulle evidenze che ci mostra la fotocamera.
    Come se avessi di fatto una Nikon F a pellicola. Ma con una pellicola che conosciamo bene. Niente esposimetro e soprattutto niente bilanciamento del bianco (e quindi di fatto né tonalità, né controllo del colore).
    Perché ?
    Ma semplicemente perché se noi ce ne stropicciamo del JPG perchè tanto scattiamo in NEF, le nostre Nikon invece se ne stropicciano dei NEF, che depositano "intonsi" sulla scheda di memoria, perché elaborano in tempo reale i JPG e su quelli basano le loro valutazioni.
    Le Nikon attuali - ma diciamo tutte le Nikon degli ultimi 20 anni - hanno un elaboratore di immagini molto sofisticato che "ragiona" in tempo reale sull'analisi effettiva delle immagini registrate.
    Le Nikon Z e le reflex in modalità Live View, elaborano a mirino/display in tempo reale le immagini.
    Ma questi non sono NEF, sono JPG. La conversione è continua, istantanea, automatica.
    E si basa :
    sull'esposizione, in base alla modalità impostata o alle nostre impostazioni se in manuale (no auto-ISO)
    sul colore misurato (quindi sul bilanciamento del bianco) effettivamente ... sul JPG convertito dall'immagine catturata
    sulla curva di rendering dell'immagine elaborata, calcolata in base al PICTURE CONTROL impostato
    non se ne esce. Noi possiamo dire che abbiamo in mente la nostra immagine, ma se usiamo gli automatismi della macchina e ci fidiamo di quello che ci mostra - ANCHE IL SEMPLICE ISTOGRAMMA per le fotografie o le "Zebre" per il video - questo si basa sull'elaborato JPG prodotto da Nikon.
    Che tra tutti i marchi è quello che, specie con gli ultimi Picture Control Flexible Color è andata più avanti in quella che gli americani chiamano "scienza del colore".
    Noi fotografi andiamo a memoria e impariamo a conoscere e a fidarci della nostra macchina. Ma dovremmo capire come questa "ragiona".
    La nostra Nikon ragiona in base alle nostre impostazioni di Esposizione, Bilanciamento del Bianco e Picture Control.

    questa è la vite del Canada che copre metà casa mia. Qui ripresa con il nostro Picture Control Velvia 100

    qui invece più o meno la stessa scena con il Picture Control Ritratto.
    Non sto a declinare i parametri, vedete la curva tonale impostata nel primo (quella del secondo la sa solo Nikon).
    Ma vi assicuro che il colore è cambiato, e usando White Balance su Auto cambia la misurazione. Come pure l'esposizione.
    Sebbene io scatti in manuale e con ISO fisso 500.
    Ovviamente non ci sono variazioni importanti tra le due scene, anche perché oggi il cielo è coperto e qui siamo in ombra
    Ve lo dimostro ancora più esplicitamente con questi tre scatti "identici" a parte il Picture Control applicato.



    questo povero fiore di zucca che non maturerà mai a causa dell'incedere della cattiva stagione, è stato ripreso in Fujifilm Superia, in Velvia 100 e in Standard Nikon.
    Vedete che l'esposizione è diversa, la prima foto è chiaramente sbiadita, le tonalità differenti.
    Eppure non ho cambiato esposizione né bilanciamento del bianco.
    Ma avrei dovuto per compensare le differenze !
    Ecco, spero di avervi incuriositi.
    Le nostre Nikon si basano sul proprio motore di elaborazione immagini che tiene conto di tutte le nostre impostazioni in tempo reale e su quelle basano le loro decisioni.
    Se noi impostiamo tutto secondo la nostra "perizia" prendiamo il controllo totale della situazione, se invece lasciamo fare alla macchina allora dobbiamo essere certi di avere fatto impostazioni coerenti con la foto che vogliamo fare.
    Ma ragionando in JPG, non in termini di NEF che tanto sistemo tutto in Lightroom.
    Altrimenti è facile che la foto verrà una schifezza o, almeno, diversa da come l'avremmo voluta.
    Se poi, come è il caso di praticamente ognuno di noi, tranne di chi lavora ancora come se avesse la Nikon F, si basa sulle proprie decisioni di impostazione su quello che vede a mirino ...
    allora, a maggior ragione, il JPG della mia Nikon non può essere mio nemico.

  20. La Fantasia in fa minore per pianoforte a 4 mani, pubblicata come op. 103 da Diabelli dopo la morte di Schubert, fu scritta tra i mesi di gennaio e aprile del 1828 e dedicata alla contessa Carolina Esterhàzy, come risulta da una lettera del compositore datata il 21 febbraio 1828 e inviata all'editore Schott. Simile alla Wanderer-Phantasie, questo lavoro si articola in quattro movimenti in una libera forma di sonata. L'Allegro molto moderato inizia in tono minore, secondo l'uso ungherese, ma ben presto si arricchisce di modulazioni che slanciano il discorso melodico. Il Largo in fa diesis minore è una specie di omaggio all'arte italiana, in quanto si sa che proprio in quell'anno il musicista aveva avuto occasione di ascoltare Paganini e dopo l'Adagio del Secondo Concerto op. 7 del violinista aveva detto di aver udito cantare un angelo. Lo Scherzo brillante e il Finale rivelano uno Schubert contrappuntistico quanto mai insolito tanto che il compositore per arrivare a controllare più coscientemente questa scoperta pensò negli ultimi mesi della sua vita di prendere qualche lezione (c'è chi sostiene però che si trattò di una sola) dal teorico e didatta austriaco Simon Sechter (1788-1867), che fu tra l'altro maestro di Bruckner e di numerosi artisti importanti della Vienna musicale del suo tempo.
    La Fantasia in fa minore per pianoforte a quattro mani di Franz Schubert è stata composta ad inizio 1828 e pubblicata postuma come Op. 103 da Diabelli (Quel Diabelli !).
    Solo formalmente una "fantasia" forse per evitare critiche dai colleghi più formali, é simile come struttura alla Fantasia Wanderer e si articola in quattro movimenti di sonata.
    La dedica è alla Contessa Carolina Esterhàzy e questo forse giustifica l'incipit alla maniera ungherese ma non sapremo mai se la dedicaria ne sia stata informata, dato che c'è traccia solo in una lettera del 21 febbraio di Schubert all'editore Schott.
    Si dice ci siano anche influenze italiane - nel largo - indotte forse dall'ascolto recente del Secondo Concerto di Paganini a Vienna.
    Nel finale c'è anche l'insolito - per Schubert che non aveva una formazione rigorosa - accenno contrappuntistico.
    Si tratta comunque della sublimazione dello stile di Schubert, le ampie e continue ripetizioni, i ritornelli, i cambi di melodia repentini, si fanno perdonare dal ritmo sempre incalzante e da un accenno di melodramma.
    Una composizione che si presta maledettamente bene alla trascrizione sinfonica.
    Ricamando sul materiale melodico molto drammatico e romantico nel senso più letterario del termine si sono ricamate .... fantasie sulla fantasia.
    C'è chi parla di amore impossibile per questa contessina, ex-allieva, conosciuta in una vacanza del 1824.
    Certamente il materiale emotivo è estremamente ricco e porto su un piatto di portata.
    Ma come tutte le composizione di Schubert necessita di mani sapienti, capaci di distillare il succo puro dell'invenzione musicale dal mare di consuetudine a volte un pò triviale in cui il compositore era solito annegare le sue intuizioni anche le più brillanti, per dovere di allungare il brodo.
    Ma resta assolutamente inequivocabile già nella scelta formale - pianoforte a quattro mani - il dialogo tra due parti, una in basso e una in alto. Non c'è dubbio alcuno. Poi voi datele il senso che vi pare. E se proprio vi piace, ascoltate cantare Carolina all'alto e Franz al controcanto in basso.
     
    La soluzione è un fa minore molto intimo, con i quattro movimenti collegati che consentono una distribuzione delle tonalità - fa minore il primo e l'ultimo, con il finale che è il doppio del primo movimento - i due movimenti centrali invece sono in fa diesis minore, ci fosse stato bisogno ancora di aumentare il pathos della scena.
    Colori e tonalità stanno perfettamente vicini al Winterreise sebbene la composizione sia stata terminata a primavera. Ma siamo negli ultimi mesi della vita di Schubert e quindi tutto ci stà.
    L'intera stesura è anche intrisa di inquietudine ed instabilità, anche solo a mantenere il tema per la coda.
    Il tema principale del primo movimento che compare dopo una breve preparazione del basso. lascia improvvisamente spazio ad un "duetto d'amore" come lo definirebbero i frequentatori dei salotti dei coevi romanzi di Jane Austen.
    Il secondo motivo è se vogliamo ancora più irrequieto e il basso e tutt'altro che comprimario della melodia. Primo e secondo tema vengono rielaborati più volte su luci diversi. Schubert qui manifesta appieno le sue doti pittoriche.
    Segue il largo, come si diceva in fa diesis minore ma non aspettatevi un preavviso.
    Anzi, se volete trovare le tracce separate nei dischi che segnalo, andate direttamente nella versione secondo Sviatoslav e Benjamin perchè le altre non lasciano respiro tra un movimento e l'altro.
    Alla faccia del largo abbiamo una serie di accordi percussivi e di trilli infiniti che aprono un dialogo tra l'alto e il basso che lascia in sospeso. Ripresa quasi sottovoce con un accenno da opera all'italiana che porta al successivo allegro.
    Questo non consente affatto di prendere fiato perchè è vitale e brillante, con tratti popolari, anche qui con riprese continue di ritornelli e con accompagnamento martellante, pieno, forte.
    Le voci non cessano di accavallarsi. E provatevi a seguirle separatamente se ci riuscite.

    Qui Franz mi perde un pò perchè i cinguettii durano per circa un terzo dell'intera composizione e alla terza ripetizione io sinceramente cercherei il telecomando per cambiare canale.
    Ma per fortuna che arriviamo magicamente alla ripresa, con una modulazione che ci riporta al tempo Primo e alla tonalità iniziale.
    E' un nuovo inizio che prelude ad un epilogo non troppo allegro.
    C'è un palpito tutto operistico. Questo è un lieder doppio, modulato dal tremolo, quasi, l'agitazione lascia posto all'inquietudine con sprazzi di speranza.
    L'appoggio del basso è meno esasperato, quasi rassegnato nel seguire la voce principale. Un fugato, una cosa più che rara per Schubert che forse vi ricorreva solo quando il padrone di casa chiedeva la pigione ma credo che Ludwig ne sarebbe stato felice se l'avesse potuto leggere, se non proprio ascoltare.
    I trilli della voce di destra elevano strilli reali, il basso diventa più concitato, aumentano pathos e agitazione. SIlenzio.
    Ripresa magica del tema iniziale, sottovoce, senza accelerare, forzando l'ultima frase in una conclusione a rintocchi che tutto lasciano significare (scrivete voi il finale).
    Applausi meritati per un chiusura di carriera che desidererei anche io.
    Allegro molto moderato (fa minore) Largo (fa diesis minore) Allegro vivace (fa diesis minore) Con delicatezza (re maggiore) ***
    La discografia di questa composizione non è straripante, perchè non ci sono tantissimi duo in attività e perchè l'intesa tra i due deve essere assoluta con la necessità di lunghe sessioni di prove, cosa sempre meno possibile.
    Nella disponibilità di edizione ne ho scelte cinque le più diverse che però, quasi tutte, identificano un legame quasi amoroso tra il duo.
    Abbiamo marito e moglie, padre e figlia, allievo e maestra, e due coppie di sodali di provata amicizia.
    Vediamole insieme.
    ***

    Schubert : Fantasia per pianoforte a quattro mani Op. 103 - D940
    Avanticlassic 2010
    Durata 16:30
    ***
    Questo disco contiene solamente la Fantasia. Ed è sufficiente.
    Si tratta forse della interpretazione più intensa disponibile in disco.
    A tratti largamente commovente, forse un filo sopra le righe, mai, nemmeno in un istante, banale.
    Intensità emotiva ed affiatamento dell'allievo insieme alla maestra.
    Io rispondo con i brividi alla base della nuca.
    Non mi importa se sembra che Zia Martha avesse fretta di andare dal parrucchiere (una cosa che credo faccia solo ad ogni anno bisestile).
    Vince a mio parere per visione, per tensione, per tono, per la drammatica narrazione.
    Martha dà il ritmo e Sergio ricama sopra.
    Bellissima.

    Schubert : Fantasia per pianoforte a quattro mani Op. 103 - D940
    Sviatoslav Richeter e Benjamin Britten
    Decca
    Durata 17:47
    ***
    Festival di Aldenburgh, ma quanto saranno stati fortunati quelli che al tempo hanno potuto assistere ai duetti tra Benjamin Britten e i suoi amici, Sviatoslav Richter, Slava Rostropovich e Peter Pears ?
    Qui abbiamo un disco straordinario, ripreso dal vivo che mostra un'intesa virile di rara chiarezza.
    Le due voci sono perfettamente fuse in un'unica intensa frazione di un momento.
    L'unico momento di perdita di tensione è nell'allegro dello scherzo del terzo movimento.
    Ma qui Schubert ha seminato la partitura di trappole cui nessuno - o quasi - può opporsi.
    Il resto è tutto urla e forza di chi vuole fermamente opporsi al destino proclamando il suo diritto, almeno, all'autodeterminazione.
    I momenti di struggimento ci sono tutti ma sono attenuati da una inesorabile volontà di giungere all'epilogo.
    Intendiamoci, non è una versione da record di velocità, l'incedere è marziale, virile appunto.
    Ciò che c'è da dire viene detto, sempre e con veemente potenza.
    Ma si sente che manca una donna.
    Il risultato, appunto sorvolando sul terzo movimento, lascia senza fiato. A tratti violento, collerico, potente. Beethoveniano.
     

    Schubert : Fantasia per pianoforte a quattro mani Op. 103 - D940
    Radu Lupu e Murray Perahia
    Decca
    Durata 19:19
    ***
    Silenzio, delicata presenza.
    Qui lo spasimante sembra già certo dell'esito della vicenda e la sua è più una supplica rispettosa.
    Quasi a giustificare la differenza di ceto e di casta (sto celiando, ovviamente).
    Ma la rassegnazione è più forte dello struggimento e le due voci non si sovrastano, dialoga su toni omogenei.
    Il senso complessivo è drammatico, teso, nonostante la durata sia quasi biblica rispetto a quella dettata dalla Argerich.
    Non mi piace, lo devo ammettere, ma ha fatto scuola (vedi recenti edizioni Fischer+Helmchen e Fray+Rouvier)
    Un modo alternativo, rassegnato, romanticamente più "tedesco" che non mi si addice per indole nemmeno in una frase.

    Schubert : Fantasia per pianoforte a quattro mani Op. 103 - D940
    Robert e Gaby Casadesus
    Columbia
    Durata 16:54
    Una coppia formidabile i due coniugi Casedus che mostrano un'intesa assolutamente ferrea.
    Probabilmente il ruolo guida resta Robert perchè la visione è certamente maschile, molto veemente, veloce.
    O alla veloce, se vogliamo. Lo si capisce sin dal primo accordo della sonata per due pianoforti K448 con cui incomincia il disco.
    Sia come sia, importa poco capire le dinamiche di coppia in questo contesto visto che valutiamo il risultato.
    Che è sensazionale, quanto se non meglio di quello dell'eccezionale coppia Britten+Richter, e scusate se è poco.

     

    Schubert : Fantasia per pianoforte a quattro mani Op. 103 - D940
    Emil ed Elena Gilels
    Deutsche Grammophon
    Durata 19:19
    Questa coppia forse è la più debole tecnicamente. Adatta al concerto KV365 di Mozart ma Elena, pur bravissima, poco può contro il padre Emil.
    Che impone alla fine un tempo lagnoso di una lunghezza sproposita.
    Beninteso, non necessariamente la velocità è da considerare una debolezza ma se sommiamo la tendenza alla ripetizione pertinace di Schubert con un andamento lento come questo il risultato non può che essere un pò sonnecchioso.
    E' la meno interessante, per la mia opinione delle interpretazioni che ho scelto.
    Ma si riscatta su quella altrettanto compassata dei due Perahia+Lupu per gli scatti veeementi di Emil quando può prendere il volo.
    C'è tutta la sua forza e la sua voglia di vincere ad ogni costo con la sola forza delle sue dita.
    Solo che qui vince il suo amore paterno, non me ne voglia la graziosa Elena. C'è tutto Emil in ogni nota.
    Finale travolgente che da solo vale, ogni nota, di tutta l'interpretazione.
  21. Fanny Cäcilie Mendelssohn
    ***
    Nel mese di maggio del 1847, venti anni dopo la morte di Beethoven, muore di infarto a seguito di un ictus, Fanny.
    Il fratello Felix cui lei ha dato lezioni di pianoforte e che per tutta la vita ha sostenuto e incoraggiato, cade nella più profonda depressione.
    Brucia in pochi mesi tutta la sua aurea felice che faceva eco al suo nome Felix.
    Si riprende solo in settembre quando riesce a dedicarsi ad una composizione in memoria dell'amata sorella.
    Ma anche lui cade vittima di un infarto cui ne seguono altri fino all'ictus finale.
    Il suo ultimo lavoro, il quartetto in Fa minore verrà eseguito postumo, nel primo anniversario della sua morte da una compagine guidata dall'omnipresente Joseph Joachim e pubblicato solo nel 1850 come opera 80.
    L'intera famiglia era affetta da una sindrome che ha portato alla stessa morte anche il nonno, il padre, la madre e i due fratelli, a poca distanza l'uno dall'altro.

    i due fratelli, da ragazzi, al pianoforte 
    Questo quartetto non ha nulla a che fare con i precedenti se non nell'architettura formale e si distacca totalmente dalle altre composizioni del Felix precedente.
    Non che fossero mancati momenti intensi e seriosi nella sua carriera di compositore - bastano i due intensi oratori, oltre alle variazioni per pianoforte - ma qui potremmo dire che Mendelssohn era cambiato.
    Oppure no, probabilmente la disperazione e l'incapacità di continuare non lo avrebbe comunque condotto oltre se non fosse intervenuta la sorte.
    Non possiamo dirlo.
    Quello che ci resta è il quartetto, una sorta di testamento all'amore dei due fratelli per le ultime composizioni cameristiche di Beethoven, sublimato da Schubert, di cui in più momenti riecheggiano i toni già intesi ne "La morte e la fanciulla".
     
    ***
    Allegro vivace assai (fa minore) Allegro assai (fa minore) Adagio (fa minore) Finale. Allegro molto (fa minore) Dei quattro movimenti che lo compongono - in tutto sono circa 26 minuti, il solo adagio sembra dare un pò di tregua e riposo allo spossato compositore - e all'ascoltatore. Sebbene i tratti marcati di tutti gli archi per buona parte mantengano comunque alta la tensione.
    C'è però quel lirismo e quella nota sentimentale che richiamano di lontano il precedente Felix, come ricordare i momenti con l'amata sorella.
    Qualcuno ci sente l'eco del motto "Is est wahr?” del primo Mendelssohn che richiama il “Muß es sein?” beethoveniano, io non arrivo a tanto ma che importa ?
    Gli altri sono tre "allegri", almeno formalmente, costruiti con un incessante e straziante lamento - romantico, ovviamente, é Mendelssohn, non è Bartòk - su una sorta di marcia funebre mai pienamente declinata.
    Il tremolo, le sincopi e i continui cambi di dinamica, di accento e di intensità - in stile schubertiano - caratterizzano i tre movimenti esterni e danno il continuo senso del dolore, dell'irrequietezza, della fredda disperazione su un domani di cui non si vede e non si vedrà la luce.
    Il primo allegro è rutilante, intenso, incessante.
    Il secondo è quasi uno scherzo con frammenti beethoveniani che danzano nell'aria, accennando figure demoniache o comunque a tratti macabre.
    Il finale riprende il materiale tematico dei precedenti movimenti e li porta verso una fuga contrappuntistica che conduce poi ad un finale quasi delirante.
    L'ultima composizione di Mendelssohn è un capolavoro intenso che non rinnega nulla della sua musica precedente ma che la sublima verso l'eternità.
    Io mi tolgo il cappello pensando a quante volte ho paragonato tutta la sua opera "all'acqua minerale" se messa vicino a Beethoven, Schumann o Brahms.
    ***
    Ci sono molte edizioni integrali e non dei quartetti di Mendelssohn spesso unite all'unico quartetto di Fanny.
    Io tendo a prediligere quelle più intense e fredde, in stile Quartetto Italiano, generalmente quelle più recenti.
    Ne elenco alcune.

    Artemis Quartet
    Erato, 2014

    Quatour Ebene
    Erato, 2013

    Escher String Quartet
    BIS, 2016
    cui aggiungerei - ma non ho ascoltato - l'ultima, più recente

    Takacs Quartet
    Hyperion, 2021
    che è stata ben recensita sia da Gramophone Presto Classical (ma che a me non hanno convinto fino in fondo nell'ultimo disco dedicato ad Amy Beach ed Elgar)
    Per una visione più moderata, forse si potrebbe anche inserire nella lista quella dell'Emerson Quartet per DG.
    Ma ognuna ha il suo perchè e qualcuna mi porta realmente a lacrimare nel finale.
    Ad ogni modo, se non conoscete questo quartetto, spero di avervi incuriositi, più con la mia prosa che con gli aneddoti storici
    ***
    Scritto ad un anno dalla morte del mio amato Blackey che ogni giorno mi manca più del precedente.
  22. Jeanloup Sieff - La grazia del bianco e nero
    "Il denominatore comune di tutte le foto é sempre il tempo, il tempo che scivola via tra le dita, fra gli occhi, il tempo delle cose, della gente, il tempo delle luci e delle emozioni, un tempo che non sarà mai più lo stesso" (J. Sieff).
     

    autoritratto

    Note biografiche

    Nasce a Parigi nel 1933, da genitori di origine polacca.
    Inizia a fotografare all'età di 14 anni con una macchina fotografica ricevuta in regalo per il suo compleanno. Studia fotografia a l'Ecole de Vevey in Svizzera per poi seguire una breve formazione di giornalismo.
    1950 pubblica la sua prima fotografia per Photo - Revue.
    1954 inizia a lavorare come freelance per Elle e nel 1955 come reporter.
    1958 spinto dal desiderio di cambiamento, lascia Elle per una breve esperienza come reporter all'Agenzia Magnum, per la quale realizza un servizio su uno sciopero di minatori in Belgio che gli varrà il Prix Niepce, 1959.
    1959 lascia l'agenzia Magnum.
    1961 si trasferisce a New York dove vivrà fino al 1966.
    1966 rientra a Parigi e lavora per diverse testate (Jardin de Mode, Vogue, Harper's Bazar, Paris-Match, Femme, Photo-) mentre le sue fotografie vengono esposte in prestigiose mostre in tutto il mondo.
    1974 inizia la stesura di un romanzo che rimarrà incompiuto.
    1981 nominato Chevalier des Arts et Lettres a Parigi.
    1990 nominato Chevalier de la Le'gion d'Honneur a Parigi.
    1992 vince il Grand Prix National de la photographie francese.
    1994 vince il Grand Prix della Biennale di Nancy, Francia.
    2000 muore a Parigi all'età di 67 anni.

     


    RITRATTI IN STUDIO

     









    l'elenco dei ritratti fatti nel tempo da Jeanloup Sieff è semplicemente interminabile :

    Anouck Aim'e, Azzedine Ala'a, Louis Armstrong, Fanny Ardant, Gae Aulenti, Jacqueline Auriol, Daniel Auteuil, Richard Avedon, Charles Aznavour, Edouard Balladur, Francois-Marie Bannier, Monica Bellucci , Marisa Berenson, Pierre Bergé, Bertha et Edwige Brigitte Bardot, Mijanou Bardot, Raymond Barre, Jean-Dominique Bauby, Maurice Béjart, Jane Birkin,Gìrad Blain, Marc Bohan, Sandrine Bonnaire, Pierre-André Boutang, Jean-Claude Brialy, Christian Bourgois, Carla Bruni, Sergueé Bubka, Capucci, Pierre Cardin, Carolyn Carlson, Amira Casar, Laetitia Casta, Nino Cerruti, César, Claude Chabrol, Géraldine Chaplin, Bernadette Chirac ,Jacques Chirac, Chou En-lai, Julien Clerc, Coluche, Régine Crespin, Alain Cuny, Jules Dassin, Catherine Deneuve, Gérard Depardieu, Jacques Doillon, Robert Doisneau, Kirk Douglas, Julie Driscoll, Annie Duperey, Patrick Dupond, Mia Farrow, Gianfranco Ferré, Marco Ferrer, Jean-Michel Folon, Suzanne Flon, Jane Fonda, Régis Franc, Claude Francois, Inés de la Fressange
    Charlotte Gainsbourg, Serge Gainsbourg, France Gall, Romain Gary, Thalita Getty, Annie Girardot, Hubert de Givenchy, Ivry Gitlis, André Glucksmann, Jean-Luc Godard, Sylvie Guillem, La troupe de Hair, Johnny Hallyday, Howard Hawks, Robert Hirsch, Alfred Hitchcock, Hiro, Isabelle Huppert, Aldous Huxley, Zizi Jeanmaire, Lionel Jospin, Denise Klossowski, Pierre Klossowski, Christian Lacroix, Bernadette Lafont, Karl Lagerfeld, Merryl Lanvin, Guy Laroche, Jacques Henri Lartigue, Maxime Le Forestier, Nicolas Leriche, Pierre Lescure, Bianca Li, Serge Lifar, Gina Lollobrigida, Sophia Loren, Peter Lorre, Antonella Lualdi, Fabrice Lucchini, Shirley Mc Laine, Sophie Marceau, Jeanne Mas, Chiara Mastroianni, Marcello Mastroianni, Ali McGrawm, Liza Minnelli, Francois Mitterrand, Montana, Yves Montand, Jeanne Moreau, Jean Messagier, Nico, Rudolf Noureev, Francois Nourissier Jean Nouvel, NTM, Jean d'Ormesson, Oscar Peterson, Roland Petit, Paloma Picasso, Michel Piccol, Marie-Claude Pietragalla, André Pieyre de Mandiargues, Hugues Quester, Charlotte Rampling, David Rampling, Serge Reggiani, Robert Ricci, Michel Rocard, Héléne Rochas, Jean Rochefort, Francoise Sagan, Dominique Sanda, Jean-Paul Sartre, Romy Schneider, Jean Seberg, Mathilde Seigner, Michel Serres, Pierre Soulages, Yves Saint Laurent, Angelika Taschen, Benedikt Taschen, Francois Truffaut, Emmanuel Ungaro, Sylvie Vartan, Simone Veil, Ana-Maria Vera, Ocimar Versolato, Jacques Weber, Anne Wiazemsky, Le duc et la duchesse de Windsor, Atahualpa Yupanqui, Elsa Zylberstein

    NUDI IN STUDIO
     




    PAESAGGIO






    MODA



     


    Ho volutamente impostato l'articolo su Jeanloup Sieff come se fosse una piccola personale.
    In realtà son centinaia e centinaia le foto di questo autore, gli interessati vorranno eventualmente andarsele a cercare in libreria o per il web, basti pensare allo sterminato catalogo di ritratti in circolazione.

    Ho scelto alcune fotografie che meglio caratterizzano il modo di fotografare di questo personaggio.

    Ironia, innanzitutto (come si capisce dal suo autoritratto), uso del grandangolare anche nel ritratto per stemperare alcuni tratti del carattere ed esaltarne altri, taglio mutuato dalla moda (o viceversa ?) per esaltare il dettaglio (menti che saltano, la parte alta della testa, spesso le orecchie), in un bianco e nero morbido ma al tempo stesso carico, denso, curato particolarmente in stampa.

    Attivo in tutti i generi di fotografia é particolarmente ricordato per i suoi nudi, specie le serie al tavolino (il soggetto senza accessori, seduto dal'altro lato di un tavolino quadrato, ripreso leggermente dall'alto, magari d'angolo) e ... i posteriori.
    Sieff si é sempre ripromesso di publbicare un intero libro di schiene e fondischiene.

    Sempre elegante, sempre composto, sempre perfettamente identificabile.

    Nella moda sono notevoli i suoi tagli, i suoi ambienti e l'uso del grandandolare per rendere le modelle ancora più longilinee, come nel caso di Twiggy :


    O punti di vista alternativi come questi :
     



    senza troppe preoccupazioni per le distorsioni indotte dal grandangolare in ripresa ravvicinata.

    Attivo anche nella danza ma mai banale :
     



    Chiudo con un uno scatto d'umorismo di un inglese ( Alfred Hitchcock insegue una modella, sullo sfondo il famo motel di Norman Bates, scena del film Psicho) :
     


    e di umorismo sugli inglesi (due generi diversi di istitutrici, a seconda dei tempi e dei ... datori di lavoro) :
     

    Insomma un grande, irriverente, irripetibile fotografo che ha lasciato un segno del suo tempo.
    Come le sue parole che ho riportato all'inizio di questo articolo.
     

    "Il denominatore comune di tutte le foto é sempre il tempo, il tempo che scivola via tra le dita, fra gli occhi, il tempo delle cose, della gente, il tempo delle luci e delle emozioni, un tempo che non sarà mai più lo stesso" (J. Sieff).
  23. Yunchan Lim : Rachmaninoff Concerto n.3 - Marin Alsop/Decca

    Rachmaninoff Concerto per pianoforte e orchestra n.3
    Yunchan Lim, pianoforte
    Marin Alsop alla testa della Fort Worth Symphony
    Decca 48/24, 15 maggio 2025
    ***
    Raramente i dischi di questi tempi mi emozionano. E' un misto di sensazioni che mi fanno spesso sentire appagato dalla qualità del suono ma desolato dalla pochezza delle idee o dei programmi o delle interpretazioni.
    O un misto di tutto che mi delude : si poteva fare meglio.
    Ho visto questa copertina vecchio stile ed ho messo da parte il disco. Non sono un fan di Marin Alsop che spesso dirige sopra le righe oppure in modo un pò mediocre, ricordandosi un pò troppo sommariamente le lezioni di Bernstein.
    Ma quando stamattina ho deciso che era il momento di sentire questo Rach 3 sono rimasto folgorato.
    Avranno sbagliato ed hanno inciso Van Cliburn che vince il suo concorso ?
    Ci sono tante registrazioni memorabili a disposizione, c'è chi ha fatto una comparativa momento per momento. Mi levo il cappello di fronte a tanta conoscenza, io a malapena lo so canticchiare questo concerto che naturalmente conosco a memoria ma non abbastanza da commentare ogni passaggio di ogni incisione disponibile. Berman, Sokolov, Trifonov, Matsuev e ovviamente, Argerich, Cliburn, Gilels, Richter.
    Io sono estremamente istintivo, non sono un critico, non sono certamente uno specialista. Non sono nemmeno un pianista.
    Questo ragazzo ha un dono raro che Decca ha saputo portare, una volta tanto, nel giusto rilievo, dopo tante, troppe cantonate ed attenzioni mal riposte.
    La sua lettura è personalissima, emozionale, con esplosioni di potenza immerse in un mare magnum di grazia e stile. Niente di lezioso e nessun autocompiacimento. Musicalità allo stato puro.
    Che in un concertone nazionalpopolare come questo sono indispensabili per rendere sana giustizia a questo tipo di pianismo.
    Le ottave e gli accordi gli escono come se fosse Horowitz, la forza bestiale c'è, ma non quella primordiale di Argerich o Gilels, c'è una gentilezza unica che ricorda, appunto, Van Cliburn.
    E dopo aver citato questi riferimenti come confronti, cosa posso aggiungere.
    Che Yuja Wang dovrebbe fermarsi a ponderare per almeno un anno su dove vuole portare la sua arte ? Masarannopurecavolisua ! (cfr. integrale con Dudamel per DG)
    No, solo dico che questa registrazione è da 10/10 e che è la pietra miliare moderna su cui misurare tutte le altre.
    Dicono che Lim abbia incantato tutti con le Variazioni Goldberg. Speriamo che non ci facciano desiderare 2 anni quella registrazione ...

    registrazione dal vivo di buon livello e grandissima dinamica, pianoforte in primo piano ma mai eccessivo.
    La "Zia" Marin ci da dentro quanto il "nipote" ma sappiamo quanto l'orchestra sia comprimaria in questo concerto.
  24. F1 2025 Monza - FP1 del venerdì

    L'orario oramai è demenziale.
    Bisogna aspettare le 13:30, quando il sole è a picco. Mentre la seconda sessione è alle 17:00.
    Il posto poi non è più circolare ma fisso e quindi, o compri due biglietti, oppure devi restare là dove al pomeriggio non si può fotografare.
    Sono voluto andare comunque, grazie al fatto che abbiamo il pass per l'auto e quindi parcheggiamo a vista.
    A vista dalla tribuna 23b dove mi sono messo.
    Non ho fatto tante foto e non ho tentato panning impossibili.

    questo è solo 1/80''
    per lo più sono stato su tempi tranquilli per avere foto ferme. Foto ricordo, un pò monotone.
    Anche delle auto storiche, invero poche, con poca varietà, nessuna Ferrari nella casa della Ferrari.
    Avevo la Z9 ed ho portato il 70-200/2.8 S. Più che sufficiente da questa distanza. Le auto in entrata nei box si prendono a 105mm, mentre in accelerazione a fine della Parabolica e in entrata nel Rettifilo, spesso bastano 150-180mm perché altrimenti le auto non le prendi.
    E poi tutte queste auto, anche le F3 vanno maledettamente forte, persino quando rallentano per entrare nei box.

    In questi giorni ho pensato al fatto che ho milioni di queste immagini, riprese negli ultimi 20 anni.
    Molte, moltissime, le ho sfogliate solamente, molte non le ho mai viste e quasi certamente nessuno le vedrà mai.
    Mi è venuto in mente la frase finale del monologo finale di Blade Runner. ... "come lacrime nella pioggia".
    Ma per ogni click, per ogni istante passato davanti alle automobili in autodromo, io ho provato gioia, piacere fisico, ho messo tutta la mia passione.
    Questo in definitiva è il vero senso di tutta questa cosa.
    Perdonatemi la monotonia, io resto comunque imbambolato a guardare queste "creature" speciali, anche quando passano tutte allo stesso modo, nello stesso posto, con la stessa luce.
    E il fotografo più che seguirle, di meglio, non può.

    tranne rari casi come per questa Sauber, troppo, veramente troppo bassa da terra, tanto da strisciare continuamente con l'emissione di scintille a fuoco.


















































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