Sigma, Nikon Z70 e il regalo con il fiocco sbagliato
Scherzi a parte · Mauro Maratta · 10/10/2026 05:08 AM
Agli altri il nuovo 50-120mm f/2.8, ai nikonisti il 16-300mm. Una coincidenza commerciale, una scelta industriale o qualcuno sta scegliendo per noi quali obiettivi possiamo comprare?
L'8 ottobre 2026 Sigma ha annunciato due novità per il mercato delle mirrorless APS-C. Una è il nuovo e interessantissimo 50-120mm f/2.8 DC OS Contemporary, uno zoom tele luminoso, stabilizzato, dal peso di appena 390 grammi, lungo meno di dieci centimetri e con una gamma di focali equivalente grosso modo a quella di un 75-180mm sul pieno formato. Un obiettivo che, almeno sulla carta, sembra concepito proprio per riconciliare gli appassionati della fotografia con il formato ridotto, offrendo prestazioni e versatilità senza condannarli a portarsi dietro attrezzature da matrimonio principesco. Sarà disponibile per Sony, Fujifilm e Canon dal 22 ottobre. Per Nikon, invece, Sigma ha pensato al 16-300mm f/3.5-6.7 DC OS, già presentato nel febbraio del 2025 per gli altri sistemi, che arriverà con innesto Z il 5 novembre. Da una parte una novità luminosa ed elegante, dall'altra un tuttofare con escursione 18,8 volte, certamente utile per chi voglia fotografare dal panorama al passero senza mai cambiare obiettivo. Diciamo che, se fosse un invito a cena, agli amici hanno servito un filetto al pepe verde e a noi hanno portato un piatto unico. Abbondante, per carità. Ma pur sempre un piatto unico.
Intendiamoci, il Sigma 16-300mm non è un cattivo obiettivo per definizione, né intendiamo giudicarne la qualità ottica senza averlo provato. Anzi, il progetto specifico per mirrorless è relativamente recente, anche se appartiene a una filosofia di superzoom che ci accompagna ormai da decenni. Ha autofocus HLA, stabilizzazione ottica e perfino interessanti capacità di ripresa ravvicinata. Ma è un prodotto destinato a un pubblico ben diverso da quello che potrebbe essere attratto dal nuovo 50-120mm. Chi sceglie uno zoom f/2.8 costante cerca luminosità, controllo dello sfocato, prestazioni nelle situazioni difficili e qualità prima dell'escursione focale. Chi acquista un 16-300mm accetta consapevolmente una serie di compromessi in cambio della comodità. Due filosofie perfettamente legittime che, tuttavia, non sono intercambiabili. E non basta mettere un obiettivo davanti a una Nikon per renderlo automaticamente desiderabile a chi usa una Nikon.
La cosa sarebbe soltanto curiosa se non ci fosse sullo sfondo una macchina fotografica che, secondo indiscrezioni ormai piuttosto insistenti, potrebbe arrivare entro Natale: la Nikon Z70. Di ufficiale non abbiamo ancora nulla, sia chiaro, ma la comparsa del suo nome nell'elenco dei prodotti autorizzati Apple ProRes e ProRes RAW, seguita dalla frettolosa rimozione, ha dato una certa consistenza alle voci. Noi immaginiamo, e soprattutto auspichiamo, una vera erede della Nikon D500, finalmente una DX di fascia alta, con autofocus, raffica, ergonomia e prestazioni all'altezza delle migliori Nikon professionali. Una macchina che possa interessare naturalisti, fotografi sportivi e appassionati esigenti, non semplicemente una Z50 II con qualche decorazione supplementare. Se questa sarà davvero la Z70, qualcuno dovrà anche spiegarci perché mai il suo compagno ideale dovrebbe essere uno zoom che a 300mm apre soltanto a f/6.7. Per fotografare un pettirosso nel giardino di casa va benissimo. Per seguire una vettura da corsa nell'ultima mezz'ora di luce, forse, qualche ambizione in più sarebbe gradita.
E qui arriva la parte veramente interessante. Nikon, nell'ottobre 2025, ha presentato il Nikkor Z DX 16-50mm f/2.8 VR, un obiettivo che ci è sembrato da subito qualcosa di più di una semplice aggiunta al catalogo. Uno zoom standard luminoso e stabilizzato, dedicato espressamente al formato DX, proprio mentre tutti davano per scontato che Nikon considerasse il formato ridotto soltanto una palestra per futuri acquirenti di fotocamere FX. È naturale domandarsi quale potrebbe essere il passo successivo. Un telezoom DX luminoso? Magari un 50-135mm f/2.8, un 50-140mm o qualcosa di analogo? Non abbiamo notizie attendibili di un simile progetto e non intendiamo inventarle, ma sarebbe una scelta industriale del tutto logica. E guarda caso Sigma ha appena presentato esattamente il genere di obiettivo che completerebbe magnificamente il nuovo Nikkor, prolungandone le focali da 50 a 120mm senza rinunciare a un solo terzo di stop. Soltanto che i nikonisti non possono comprarlo.
Il particolare diventa ancora più sospetto osservando il catalogo Sigma nel suo insieme. Per Canon, Sony e Fujifilm il costruttore giapponese offre ormai una piccola famiglia di zoom APS-C f/2.8 composta dal 10-18mm, dal 18-50mm e, adesso, dal 50-120mm. Tre obiettivi che insieme pesano meno di un chilogrammo e coprono praticamente tutte le focali più utilizzate nella fotografia quotidiana di qualità. Per Nikon Z non esiste ufficialmente nessuno dei tre. Sigma ci vende alcuni eccellenti fissi DX, ci annuncia il superzoom tuttofare, ma la famiglia degli zoom luminosi resta fuori dalla porta. Una dimenticanza? Una difficoltà tecnica? Una scelta di marketing? Oppure qualcuno, quando si parla di concedere licenze per l'innesto Z, è particolarmente attento a non farsi concorrenza in casa?
Naturalmente siamo nel campo delle ipotesi e sarebbe scorretto trasformarle in accuse. Sigma produce obiettivi Nikon Z sulla base di un accordo di licenza con Nikon, come dichiara esplicitamente nei comunicati ufficiali. Questo non dimostra che Nikon approvi o respinga ogni singolo progetto, né sappiamo quali condizioni commerciali regolino concretamente il rapporto fra le due aziende. Potrebbe essere Sigma stessa a ritenere insufficiente il mercato Nikon DX per giustificare una gamma completa di zoom luminosi, almeno per il momento. Oppure i tempi industriali per le diverse baionette potrebbero semplicemente non coincidere. Sono spiegazioni ragionevoli. Ma allora la domanda cambia: perché il mercato Nikon DX dovrebbe essere considerato adatto a un 16-300mm e non a un 50-120mm f/2.8? Davvero chi compra Nikon è per definizione meno interessato alla qualità, alla luminosità e alla compattezza di chi compra Fujifilm, Sony o Canon? Una conclusione francamente difficile da sostenere.
C'è poi un'ulteriore possibilità, forse ancora più intrigante. Nikon potrebbe conoscere molto bene il proprio calendario dei prossimi mesi e Sigma potrebbe avere informazioni sufficienti per organizzare la propria offerta di conseguenza, senza che questo implichi necessariamente un divieto esplicito. La Z70, se arriverà davvero come noi speriamo, potrebbe essere accompagnata o seguita da una nuova generazione di ottiche DX, progettate per valorizzarne le prestazioni. Il Nikkor 16-50mm f/2.8 VR potrebbe esserne stato soltanto l'antipasto. In questo scenario l'assenza del Sigma 50-120mm diventerebbe meno incomprensibile: nessun costruttore ha piacere di assistere al lancio di un concorrente diretto proprio mentre cerca di costruire una nuova fascia di mercato. Nikon potrebbe voler conservare ai propri obiettivi il ruolo di riferimento nel futuro sistema DX professionale. Oppure, più banalmente, Sigma potrebbe aspettare di capire quanto grande diventerà quel mercato prima di investirci seriamente. La differenza non è piccola, ma per il fotografo che vorrebbe acquistare oggi un telezoom DX f/2.8 il risultato è esattamente lo stesso.
Il punto fondamentale, secondo noi, è che Nikon deve finalmente decidere quale futuro intenda assegnare al proprio formato DX. Se deve restare un'alternativa economica al pieno formato, allora si comprende la predilezione per zoom tuttofare, obiettivi poco luminosi e corredi essenziali. Ma se la Z70 sarà davvero ciò che attendiamo, una macchina capace di raccogliere l'eredità della D500 in un sistema mirrorless maturo, allora occorrerà trattare i fotografi DX come fotografi adulti, dotati di esigenze proprie e non necessariamente in attesa della promozione al formato superiore. E non dimentichiamoci che il vantaggio del formato ridotto non consiste soltanto nel moltiplicare per 1,5 le focali dei teleobiettivi FX: significa anche poter progettare ottiche professionali sensibilmente più piccole e leggere, come Sigma sta dimostrando con questo nuovo zoom.
Insomma, vorremmo capire se il 16-300mm sia il primo segnale di un rinnovato interesse di Sigma per il mondo Nikon DX oppure, più maliziosamente, il massimo che per il momento sia consentito offrire ai suoi clienti Nikon. Non pretendiamo di conoscere le risposte, e probabilmente le conoscono soltanto poche persone in Giappone. Però abbiamo una certezza: il nuovo 50-120mm f/2.8 ci piacerebbe moltissimo vederlo montato su una futura Z70. Tanto più che potrebbe costituire, assieme al Nikkor 16-50mm f/2.8, un corredo leggero, professionale e relativamente accessibile. Se poi Nikon avesse in serbo qualcosa di ancora meglio, saremmo felicissimi di essere smentiti.
Per ora Sigma ci offre un obiettivo capace di fotografare praticamente tutto, mentre agli altri offre un obiettivo progettato per fotografare molto bene una parte di quel tutto. Che non è proprio la stessa cosa.
E ci resta un dubbio: Sigma ha dimenticato di invitare Nikon alla festa, oppure Nikon ha preferito restare a casa perché sta organizzandone una tutta sua?
Lo scopriremo, forse, prima di Natale.
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