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  1. Il 2021 è stato un anno schifoso - colloquialmente avrei detto "de merde" se questo non fosse un articolo da prima pagina - come il 2020, senza nemmeno le novità del 2020. Ci avevano detto che con le vaccinazioni "mai più questo, mai più quello", eppure stiamo ancora in piena "ondata Covid" con restrizioni più o meno condivisibili e limitazioni che se non sono di legge, sono dettate dal buon senso. Faremo tutti la terza vaccinazione - chi l'ha già fatta ? Io la farò la settimana prossima perchè quando ho prenotato, le autorità ancora non avevano portato il limite a 5 mesi e quindi il sistema ti piazzava a 6 mesi, adesso pare che vogliano scendere a 4 mesi ma ancora ti prenotano a 5 mesi. Forse anche la quarta. Poi sembra che il virus diventerà endemico. Forse lo è già. Forse no. Gli israeliani forse lo sanno, no, lo sanno i sudafricani, oppure lo sanno gli indiani. Boh. I nostri scienziati pare di no ... Abbiamo il governo più forte della storia, nato da un compromesso di palazzo con una rappresentanza che non è maggioranza del Paese. In grado solo di governare sostanzialmente gli aiuti finanziari esterni perché altrimenti saremmo "tecnicamente" insolventi, mentre siamo una delle nazioni che creano più ricchezza al mondo, con inventori, tecnici, scienziati e talenti, che chiunque vorrebbe avere. I nostri politici sono attanagliati dalla grande questione su chi occuperà il Quirinale, mentre dovremmo pensare a come procurarci l'energia, il gas, i medicinali, i vaccini che invece importiamo integralmente dall'estero. Come i microchip e gli immigrati clandestini. Che non sono clandestini perchè in massa sbarcano alla luce del sole, "salvati" da organizzazioni umanitarie ... straniere. Siccome le maledizioni non arrivano mai da sole, stiamo osservando per la prima volta da lustri una epica mancanza di tutto. Oltre ai microchip che non consentono quasi più di produrre nemmeno i tostapane, oltre alle Tesla e le BMW da 200.000 euro, non si trova niente. E i prezzi lievitano perchè - giustamente - chi ha una cosa, non la sconta ma la aumenta. Aumenta l'inflazione ma i tassi devono stare artatamente al minimo. Se no tutti i paesi occidentali non riescono a ripagare gli interessi del debito pubblico, non le rate del debito. Che quelle non le può pagare nemmeno la Grande Germania. Al confine con l'Ucraina si fanno prove di terza Grande Guerra Europea. E i famigerati F-35A italiani e olandesi tanto osteggiati dalle forze progressiste, pattugliano non i nostri cieli ma il baltico, per inseguire i bombardieri russi che consumano inutilmente kerosene partendo dalla vecchia Konisberg, un tempo capitale dell'Ordine Teutonico, oggi enclave russa in mezzo all'Europa. Eppure in mezzo a questa confusione, non si sa per quale fausta congiunzione astrale, abbiamo vissuto una delle estati più felici per lo sport italiano. Oltre alla vittoria dei Campionati Europei di Calcio, che qualcuno di noi aveva già vissuto da bambino ma che per la maggior parte degli italiani è una novità assoluta, abbiamo visto record di medaglie alle - rimandate - olimpiadi, alle Paraolimpiadi. Vittorie nel tennis e in altri sport sia individuali che di squadra. Il momento, a vedere come è andata nell'ultimo periodo la Nazionale di Calcio, sembra finito. Ma si sa, queste fasi vanno godute come vengono, senza fare troppi calcoli. A Maranello, probabilmente le urla dell'Ingegnere sono arrivate a segno e forse il 2022 si aprirà con il ritorno del piccolo alsaziano, l'ultimo condottiero ferrarista vittorioso che cercherà di far capire ai manipoli emiliani che se il secondo è il primo degli ultimi, vantarsi di essere arrivati terzi nel mondiale è una cosa per cui non si dovrebbe nemmeno uscire per strada di giorno ... Fotograficamente, artisticamente, nel cinema, in musica, i tempi purtroppo si fanno sentire. Non ho impressione che le arti siano più vive del solito. Anzi, si legge apatia e mancanza di stimoli. Eppure è strano perchè storicamente, anche nei momenti più bui della storia del mondo, è in questi periodi che ci sono state esplosioni di vivacità espressiva. Il Rinascimento Italiano è occorso nel momento più sanguinoso, deprimente e divisivo della storia italiana. Eppure ne consumiamo ancora i fasti. Anche Nikonland, sta subendo questo genere di involuzione. Mi arrivano testimonianze reali di "perdita di interesse" per il sito, per la fotografia, per questo e per quello. Ma noi non disperiamo, lo sforzo messo in campo sul piano fotografico con i contest e non solo, noi speriamo di vederlo fruttare in primavera, quando, si spera, avremo superato la piena. E Nikon ? Meno male che c'è Nikon ! Pur in crisi pandemica con i viaggi da e per il Giappone contingentati, la crisi dei microchip etc., Nikon ha messo in campo le sue migliori capacità. Abbiamo visto una grande vivacità di proposte, alcuni dei suoi migliori obiettivi, l'arrivo della Nikon Z9, la promessa di ulteriori obiettivi ambiziosi e capaci. E se anche in questo caso - più che altro per la mancanza di componenti e per la crisi della logistica : oggi si può spedire solo per aereo, perché per nave non arriva niente - il concreto arriverà nella realtà solo nel 2022, non è questo il miglior auspicio per l'anno nuovo ? la Nikon Z9 è la chiusura del cerchio iniziato da Nikon nel 1999 con la D1. Da essa deriveranno le prossime macchine che consentiranno - a chi lo vorrà - di rinnovare il proprio modo di fotografare. Una nuova primavera. Tutta concentrata tra il 2022 e il primo 2023. Ecco il nostro augurio di buon 2022. Salite sul treno del rinnovamento insieme a noi. Lasciate che i germogli crescano appena sarà passato il gelo, cominciando già adesso a concimare il terreno. E' il nostro tempo. Non lasciamolo passare. Non lasciamoci distanziare. Buon 2022 da Nikonland.
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  2. Da ragazzo, per poter vedere Ursus e i Gladiatori al cinema parrocchiale, dovevo prima sorbirmi tutte le Ave Maria e i Salve Regina del Santo Rosario. Ma io sono cattolico e credente, e benché noioso non mi pesava. Sarei disposto a rifarlo per avere ancora la fortuna di assistere ad un'altra giornata gloriosa per Nikon come ieri. Perchè certo, lesina, centellina annunci e novità, ma quando ci si mette, lo sa fare. Il mercato da mesi si attendeva la prova di forza da Nikon, tirata per la giacchetta da improbabili venti di bancarotta e miopi letture di un bilancio che ... ad avercene in Italia nella nostra "media impresa a vocazione internazionale". C'è un poster dei tempi della guerra che il politicamente corretto mi vieta di pubblicare (ci sono svastiche etc.) in cui un samurai percuote il mare con la katana affondando con un solo colpo tutte le navi nemiche. Ecco ... Andando a cose più concrete, vi abbiamo risparmiato tutte le minuzie delle caratteristiche tecniche della Z9 e dei nuovi obiettivi ieri, anche se siamo stati il primo sito al mondo a pubblicare le foto stampa di tutto il materiale presentato, perchè ne stanno parlando tutti. Infatti ne sapete già più di noi perchè praticamente ogni stronzo presente sul web sembra che abbia ricevuto una Z9 e un 100-400 in prova. Quindi se non ricevete i vostri per tempo, sappiate che è per l'elevato numero di sample che ci sono in giro. Noi di Nikonland però siamo abituati ad approfondire con serietà le cose e quando avremo i nostri (non in prestito ma acquistati) parleremo delle cose che nella brochure non si leggono e che i tester di Youtube non hanno il tempo di sperimentare. Quando loro saranno impegnati con gli aspirapolvere degli altri marchi, arriveremo noi e vi mostreremo perché secondo noi vi dovreste indebitare per comprare Z9 e 100-400. Ma ci sono poche cose che è il momento di dire già adesso. E lo facciamo da nikonisti veri, nella buona e nella cattiva sorte. Nikon é una società ben gestita ed oculata con piani a lungo termine. Un progetto come quello che sta dietro al sistema Nikon Z non parte improvvisando. Certe scelte per essere vincenti non possono ragionare su dati trimestrali o biennali, devono avere una prospettiva decennale. Sono pronto a scommettere che Nikon lavora sulla Z9 almeno dal 2014-2015. E sui Nikkor Z da poco dopo aver definito il nuovo bocchettone. questo gingillo del 2014 in nuce aveva tutte le caratteristiche della Z9 attuale (20 fps, video 60p, mirino senza oscuramento né lag, tracking), quando le macchine di altre case avevano l'autofocus a contrasto limitato al centro e mirini granulosi e scattosi. Certo non aveva né il sensore della Z9 né il processore della Z9. Ma vi assicuro che io ci facevo tutto ciò che farò con la Z9. E già allora ricordo di aver scritto un editoriale che descriveva una macchina - in formato DX - come la Z9. Nikon è una società che per vocazione produce macchinari per l'industria di precisione il nuovo scanner ad immersione Nikon ArF NSR-S636E progettato espressamente da Nikon per la produzione dei sensori stacked con un procedimento nuovo di allineamento dei due strati del wafer. Esistono tre società che sono capaci di produrre macchinari per l'industria dei sensori di immagine. ASML, Canon e Nikon. ASML lavora su grandi progetti a frequenze ultramicrometriche da cui Nikon è stata esclusa per decisione del Congresso degli Stati Uniti, quindi Canon e Nikon hanno capacità ampia di copertura del restante mercato. E vendono questi macchinari anche a Samsung e Sony. Nikon è anche capace ovviamente di progettarsi i suoi sensori, che saranno poi prodotti nelle fonderie dei clienti cui Nikon fornisce i macchinari di misura, controllo e stampa dei sensori (oltre che dei pannelli LCD, dei microchip etc. etc.). Quindi non fatevi incantare da qualche cretino che blatera che Sony di qui, Sony di la. Solo qualche mese fa Sony ha avuto accesso a questa tecnologia (ASML, Canon e Nikon hanno brevetti incrociati che condividono con Sony, Zeiss, Samsung, quindi non ci sono esclusive e senza l'accordo di tutti non si fa niente), prima i sensori stacked di Sony (quelli della Alpha 9) avevano strati diversi tra loro, accoppiati con grossi problemi di allineamento che ne limitavano processi e potenzialità. La Sony a1 invece appartiene alla nuova categoria di macchine con nuovi sensori stacked con strati identici, prodotti con i nuovi stepper Nikon. Come la Z9. Ma senza avere nessuna parentela tra loro se non nei più remoti rami dell'albero genealogico. Quindi non ci si dica che si poteva fare due anni fa. No, non si poteva fare due anni fa, la tecnologia non c'era, altrimenti lo avrebbero fatto tutti. Non è un caso se anche Fujfilm solo adesso annuncia per il 2022 una APS-C con sensore stacked (cui speriamo Nikon risponderà con una Z90 che sia una riduzione in scala della Z9). *** Lo sperimenteremo nella pratica, dicevamo, ma già le prime cose le stiamo vedendo nelle presentazioni Nikon. La Z9 può scattare 100.000.000 di volte, è la prima professionale senza otturatore meccanico. E' la prima con un paravento a protezione del sensore. Ha caratteristiche più evolute delle effettive esigenze del mercato anche nel video. E chi se lo sarebbe mai creso (cit. Montesano) da Nikon ? Nikon e video sembravano una parolaccia dette insieme. La sintesi non è game changer come si sta abusando a dire. Ma LIFE CHANGER Con le altre Z scattavamo oramai con una mano sola. Ma con la Z9 in pratica si può fare un servizio professionale anche con le pantofole e la vestaglia da camera. Persino con gli occhiali da sole come Hugh Hefner : al resto ci pensa lei. Basta solo il fatto che non è innamorata come le altre Z degli sfondi dietro al soggetto e che mette a fuoco da sola su ogni cosa che inquadrate. La D6 ci aveva impressionati ma qui siamo su un piano totalmente superiore. Ma la Z9 da sola non basta, non conta. Sarebbe puro onanismo se Nikon non ci avesse fatto la grazia di annunciare obiettivi che saranno in backorder per mesi come il 24-120/4 e il 100-400/4.5-5.6 che si annuncia da solo un obiettivo che fa corredo. Perché invece la nuova roadmap fa sognare pur con pochi tasselli in più. E che dire di questo mostro elettromeccanico ? il nuovo 400/2.8 S con teleconverter incorporato. Solo lui, uno dei motivi per passare a Z da parte di ogni professionista del globo. Quindi non volevamo tediarvi con sottigliezze tecniche, né ricordandovi che noi ... ve l'avevamo detto anche quando eravamo inkazzati neri più di voi per la lentezza di Nikon. Nemmeno lo vogliamo fare adesso che ogni youtuber con i capelli forforosi ha già avuto la sua Z9 prima di noi ... ... ma in realtà ve lo abbiamo detto ogni giorno, dal 16 ottobre 2006, con il nostro essere concretamente e pragmaticamente nikonisti sulle pagine di Nikonland.
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  3. Si dice che una catena sia forte per quanto è forte il suo anello più debole. Ma in una catena fatta di persone come è Nikonland, ogni anello influenza l'altro. E l'anello più forte rende più forti anche gli altri. Gabriele Castelli è parte della nostra piccola community da tanti anni e non ha mancato mai di mostrare una forza d'animo e uno spirito positivo capaci di dare l'esempio agli altri in ogni circostanza. Come l'anello più forte della nostra catena di amici nikonisti. Per questo abbiamo deciso, come parte delle celebrazioni del 15° anniversario della vita di questo sito, di dargliene testimonianza, regalandogli per il suo compleanno la più iconica delle Nikon oggi in catalogo. Perché Gabriele ci rappresenta tutti. E un regalo - importante - fatto a lui, vale molto di più di una spilletta commemorativa a tutti gli iscritti. Quindi ecco una bella, nuovissima, Nikon Z fc fiammante che possa finalmente pensionare la sua benemerita Nikon D700 che lo accompagna da una vita. Con cui fare foto ancora più belle ed appassionanti di prima. Il nuovo kit di Gabriele che abbiamo acquistato sul Nikonstore.it, insieme al libro per il centenario Nikon offerto da Nital Per averla, abbiamo pregato Nital di riservarcene una tra le pochissime arrivate con la prima spedizione dal Giappone ed andate subito a ruba. Nital ha gradito supportare la nostra iniziativa, portando un abbraccio all'amico Gabriele, offrendo anche una copia del libro a tiratura limitata stampato per il centenario di Nikon nel 2017. Libro che è stato autografato con dedica personalizzata dal Product Manager Nikon per l'Italia, come testimoniato in queste foto riprese nel museo Nikon di Moncalieri. Un abbraccione da parte di tutti Gabe !
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  4. Eccomi. Scusate se ci ho messo tanto, ma ho aperto e chiuso questo thread almeno 10 volte perché non sapevo come rispondere. Cioè, si, con un grazie gigantesco a tutti, ma non basta minimamente a definire la sorpresa, la gioia e la gratitudine provata questo pomeriggio. E' cominciata in settimana con Rossano che mi dice: "Uè Castelli, tieniti libero un'oretta oggi pomeriggio che vengo da te con una modella per qualche scatto!" Io ero già bello carico e tirato a lucido (quasi), e poi invece si presenta col buon Mauro. Ho pensato: "uno dei soliti scherzi di Ross", e comunque ero felice uguale perché non vedevo Mauro di persona penso da un paio d'anni buoni. Nel mentre Ross armeggia con cellulare e gimbal come se facesse le riprese di un reality, ma non è nemmeno la cosa più strana che mi ha fatto nel corso degli anni, quindi non ci faccio caso più di tanto. Per farla breve, poco dopo mi mostrano il libro del centenario di Nikon con tanto di dedica e già lì non so cosa dire, per poi mettermi davanti anche la Nikon FC con tanto di 50 1.8 e dopo un attimo mi balena un pensiero, li guardo, e dico: "ma state scherzando?" Non scherzavano. Mi spiegano tutto quanto, da come è nata la cosa, quanto sia stata entusiasta la partecipazione da parte della famiglia di Nikonland (perché questo è), e anche la disponibilità di Nital nel mettere a disposizione una fotocamera che è già straesaurita, e dell' autografo sul libro e le foto, e poi anche la telefonata di Max "Non ti si poteva più vedere con la D700" e... e... e... ...e io cosa posso dire adesso? Non ho veramente parole per ringraziarvi dell'affetto mostrato nei miei confronti, in fondo con gran parte di voi non mi sono mai incontrato di persona, e la mia partecipazione qui è abbastanza rarefatta, ultimamente. Vi giuro che raramente in vita mia sono stato felice come oggi, e, soprattutto, sorpreso. Ovviamente nel senso migliore che si possa intendere Avevo detto che Nikonland è una casa digitale dove mi sono trovato benissimo, ma non è una semplice casa, è veramente una famiglia che si prende cura dei suoi membri. Non riuscirò mai a ringraziarvi abbastanza, per come mi avete fatto sentire benvoluto. Ora vedo di scaricare le prime foto fatte questo pomeriggio con la FC fiammante. E mi impegno a farne buon uso per il futuro! Vi voglio bene.
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  5. La fotografia di paesaggio, soprattutto se finalizzata ad ottenere immagini di elevata qualità in grado di essere stampate in grandi dimensioni, è un banco di prova estremamente severo per le lenti grandangolari. Per più di un motivo: - Occorre innanzi tutto che siano nitide, possibilmente in modo uniforme tra centro, bordi ed angoli: normalmente le composizioni più dinamiche, che sfruttano l'effetto dei grandangoli di accentuare il primo piano partono proprio da lì! - Serve che siano resistenti al flare, in quanto la luce più interessante per questo tipo di fotografia raramente arriva dalle spalle del fotografo in quanto è quella che meno scolpisce i soggetti. - Devono avere aberrazioni cromatiche molto controllate, in quanto spesso ci sono contrasti forti tra il cielo/sole e soggetti ricchi di dettaglio, come le piante. Certo, si possono "togliere con un click" nel nostro software di regolazione dei file.... ma nelle stampe grandi finiscono comunque per produrre aloni ed effetti indesiderati. - Devono avere poca distorsione, anche questa si può "togliere con un click".... ma lasciando sul campo la nitidezza, come dimostra il fratellino 14-30/4 - Devono essere filtrabili. Questo è un tema controverso, se ne è parlato molto anche qui su Nikonland all'annuncio di questa lente: per alcuni è un fatto marginale per altri addirittura dirimente per poterle utilizzare. Personalmente penso che il polarizzatore sia molto importante, spiegherò con un paio di esempi più avanti perché, e che i filtri Neutral Density siano molto utili. Mentre non uso più da tempo i filtri graduati, preferendo altre soluzioni nei rarissimi casi in cui la gamma dinamica dei moderni sensori sia inadeguata. Sul test di Max Aquila avete disponibilità di numerose immagini estremamente ben fatte di questa lente, per cui illustrerò l' articolo prevalentemente con fotografie realizzate con essa. Per chi non lo avesse letto, lo consiglio vivamente: lo trovate qui. In ogni caso, la lente di cui parliamo è questa, montata su Z6II, con il paraluce portafiltri, un polarizzatore ed un ND64: Un paio di scatti per rompere il ghiaccio, è il caso di dirlo, così capiamo cosa fa questo signorino: Z6 su 14-24/2.8S@20mm 1/80" f11 ISO100 - A mano libera. Z6 su 14-24/2.8S@20mm 1/8" f8 ISO100 - A mano libera. Si, si inizia sulla neve: l'ho avuto da Max lo scorso dicembre. Ne scrivo solo ora perché non riuscivo a trovare difetti di cui parlare, ed allora ho pensato di doverci lavorare di più.... ma non c'è stato nulla da fare: non ne ho trovati. Ma andiamo con ordine. Primo punto: quanto è nitido? un sacco, è il miglior zoom grandangolare che io abbia mai provato. Con baionetta F non è mai esistito nulla che potesse produrre risultati del genere con la disinvoltura con cui lui riesce. Certo, il vecchio 14-24 AFS era una lente straordinaria per la sua epoca ma tra flare e scarsa planarità del piano di fuoco portare a casa belle foto non era semplice. Per non parlare del peso e della pena nel provare ad usarci i filtri! Con baionetta Z solo il 20/1.8S regge il confronto (e pure lo vince, nella sua specifica destinazione d'uso!). Punto. Guardate qui, questi sono alcuni scatti all'inizio di un'alba un po' livida, dello scorso 8 gennaio - praticamente dietro casa, il massimo raggiungibile all'epoca. Z6II su 14-24/2.8S@14mm 1/40" f8 ISO100 a mano libera. I più attenti avranno notato "a mano libera". Già, con queste Z e lo scatto elettronico la necessità del treppiede è diventata sempre più rara, anche quando si sta testando la nitidezza di una lente. Questo il crop a pixel reali dell'angolo in basso a sinistra: Apritelo per vederlo non adattato. E così nitido che toglie il fiato. 14mm, f8, a mano libera. Pixel reali significa che, in dipendenza della risoluzione del vostro monitor, è probabilmente come guardare una stampa A2 con il lentino. E a 24mm? Z6II su 14-24/2.8S@24mm 1/60" f11 ISO100 a mano libera. E qui il crop, sempre a pixel reali, dell'angolino in basso a destra. Z6II su 14-24/2.8S@14mm 1/30" f16 ISO100 a mano libera. E questo il crop, sempre pixel reali, dei rametti contro il cielo per verificare le aberrazioni cromatiche. Il file è postprodotto schiarendo abbondantemente le ombre, siamo in pieno controluce. Credo che questi siano esempi più eloquenti di qualsiasi commento io possa fare. Basta guardare, ma ricordatevi di aprire i file! Ma, in premessa, parlavo dei filtri. Cioè di questo: Che qui vedete montato sulla Z6II con basetta Meike, con il paraluce monta filtri su cui ho inserito il polarizzatore Nisi - I filtri Nisi sono stati la mia scelta per questa lente. Grande? si, grande. Ma nemmeno poi troppo. Ricordiamoci che il paraluce si avvita e svita a baionetta e che quindi occorre montarlo... solo quando serve! Nikon ne fornisce un'altro, più piccolo, per i casi in cui si fotografi in esterni senza necessità di filtri, così come, vale la pena ricordare, una piccola protezione dal sole è già presente e solidale al barilotto. In ogni caso, qui vedete il paraluce, con il suo tappo, i filtri polarizzatore e ND64, le custodie originali Nisi per i filtri (dimensione 14x14cm) ed un tappo standard da 77mm per confronto. Dico subito che all'inizio ero scettico, mi sembrava una soluzione complicata, costosa ed artificiale. Ma nell'uso sul campo mi sono ricreduto al 100%. Montare i filtri da 112mm sul paraluce è una trovata assolutamente geniale! Perchè? Innanzi tutto si ottiene un insieme che non vignetta assolutamente, nemmeno a 14mm e montandoli entrambi. Non serve sempre, ma quando serve è una manna! Z6II su 14-24/2.8@14mm 25" f16 ISO100, CPL ed ND64. Il polarizzatore è servito a togliere il riflesso dal mare e dai quarzi delle rocce, saturandone bene i colori, l'ND a togliere le ondine che la brezza produceva. Altro esempio: Z6II su 14-24/2.8S@16mm 1/50" f11 ISO100 - Polarizzatore "al minimo", senza sarebbe anche peggio (non l'ho tolto per far prima, e non avevo ancora chiara una cosa, ne parlo dopo). Z6II su 14-24/2.8S@16mm 1/50" f11 ISO100 - Polarizzatore. Z6II su 14-24/2.8S@18.5mm 1/80" f8 ISO100 - Polarizzatore. Il punto è: il polarizzatore, sui grandangoli spinti, non serve ad aumentare il contrasto tra cielo e nuvole (ambito d'uso dove anzi tende a far casino) ma a togliere i riflessi dall'acqua e da tutte le superfici molto riflettenti, come le foglie o le rocce, specie se bagnate! Ma dov'é la genialità della soluzione? beh, ci ho messo un po' a capirlo, come tutte le cose devi toccare con mano. Il fatto è che il paraluce si monta "a baionetta", quindi per mettere e togliere i filtri sul campo con il treppiede in posizione precaria non occorre più avvitare il filtro in posizioni assurde con il rischio di farlo cadere: basta togliere il paraluce, tenuto fermo dal blocco "a pulsante" comune a tutte le soluzioni "pro" di nikon e lavorarci con calma. E se non serve, perché si voleva toglierlo, si può coprire e mettere in tasca, pronto per il prossimo giro. Ed è fornito anche un normale tappo per la lente frontale. GENIALE!!! Mi spiego con un esempio, che serve ad introdurre anche un altro concetto: A che servono i grandangoli così spinti nella fotografia di paesaggio? non a fotografare una scena ampia - es. una catena di montagne - ma ad enfatizzare il primo piano. Che spesso deve essere letteralmente a pochi cm dalla lente frontale. Z6II su 14-24/2.8S@14mm 1/4" f16 ISO100 - Polarizzatore. Come già avrete immaginato, quelli non sono enormi scogli tafonati, ma roccette alte, nel punto più rilevato, circa mezzo metro. La macchina stava sul treppiede a 30cm dall'acqua. Per avvitare o svitare il polarizzatore o aggiungere/togliere l'ND, in posizioni come quelle, occorre sia stare scomodi sia rischiare di avvitare male e fare cadere tutto in acqua. Lavorando così, da scogliere e su torrenti, ho perso per sempre più di un filtro! Ma ne abbiamo un'altra: il tappone da mettere sul paraluce. Questo. Geniale pure lui? Si. Mai fotografato sotto la pioggia o vicino ad una cascata? quanto vi siete rotti le scatole tra una fotografia e l'altra per ripulire la solita goccia dalla lente frontale? quante foto buttate perchè non vi siete accorti? o peggio, al mare controvento? Beh, basta il tappo king size, che pure lui si incastra a baionetta, ed il problema è risolto. E, ultimo aspetto, il tutto non è così grande come sembra: - 2 filtri da 112mm con la custodia, occupano uno spazio di cm 14x15x1 - Il "tappone" compreso paraluce è un cilindro di 12.5cm x 4cm di spessore. Il solo "tappone" 3cm di spessore. Ed il tutto sulla mia bilancia fa 300gr di peso. A portata di qualsiasi zaino. C'è poi un bonus ulteriore. Questo paraluce si può montare anche sul 24-70/2.8S e sul 70-200/2.8S. Insomma, con un set di filtri ci fai tutto. Ho provato e va anche sul 70-200/2.8 AFS FL, ma il montaggio non è sicuro (non blocca bene) per cui non lo consiglio. Ok, un mucchio di parole e di "crop da misuroni". Ora ci guardiamo qualche foto, se vi va. Z6II su 14-24/2.8S@20mm 1/800" f8 ISO100 Z6 su 14-24/2.8S@24mm 1/40" f16 ISO100 Z6II su 14-24/2.8S@20mm 1/1.6" f11 ISO100 Z6II su 14-24/2.8S@18mm 0.5" f11 ISO100 Polarizzatore Z6II su 14-24/2.8S@14mm 1.3" f16 ISO100 Polarizzatore. Conclusioni. Una lente di eccezionale ed inedita qualità, letteralmente il sogno del fotografo paesaggista impegnato al quale consente, con agilità e semplicità d'uso sorprendenti, di concentrarsi al 100% sulla fotografia, ottenendo sempre il massimo della qualità, sotto ogni profilo ed in ogni condizione. Questo vale, per effetto dei piccoli ingombri e pesi coinvolti, altro aspetto del tutto inedito, ovunque siano i suoi soggetti preferiti: dal mare a pochi passi dall'auto al cuore delle alpi raggiunto in ore ed ore di cammino. Parliamo di una lente che pesa 650gr, sostanzialmente ha peso ed ingombro del vecchio 16-35/4 AFS VR che questa meraviglia letteralmente distrugge sotto ogni profilo. Così come distrugge il precedente Re del mondo F, il 14-24/2.8 AFS che per peso, ingombro, uso problematico dei filtri e pure prestazioni ottiche è così lontano da essere inconfrontabile. Pregi: - Peso ed ingombro minimi, per il genere degli zoom grandangolari ma anche in assoluto considerato che pesa meno di 2 etti in più del 14-30/4S, che aveva fatto gridare al miracolo alla sua uscita. - Eccellente ergonomia, nell'uso normale e con i filtri. - Eccellenti prestazioni ottiche. - Eccellente qualità costruttiva. - Ottimo range di focali: tutti i grandangoli spinti accessibili con un giro di ghiera. - Ottima luminosità: è più che adatto alla fotografia notturna. Difetti: - Per me, considerato il genere e le prestazioni, nessuno. Massimo per Nikonland (c). 27/6/2021.
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  6. Per me un'uscita per fotografare le stelle è sempre una festa, perché una notte fuori è veramente un'esperienza fantastica. Purtroppo non è facile che i pianeti si allineino in modo da consentirmelo. E non parlo di astronomia: Occorre una notte di tempo sereno, nei pochi fine settimana di luna nuova in estate e... senza impegni di famiglia. Di fatto, questa volta, per dribblare un pranzo domenicale, ho forzato la mano e sono scappato in montagna il venerdì pomeriggio! L'obiettivo principale era ovviamente una notte di fotografia nella natura, ma volevo anche vedere come si sarebbe comportato il 14-24/2.8S in modo da raccontarlo qui. Dico subito che la fortuna aiuta gli audaci: una notte così serena non mi era ancora capitata. Ma andiamo con ordine. Queste sono le Levanne in un cielo del tutto senza nubi ed in questo caso è proprio un peccato perché con l'ultima luce delle nuvolette in quel cielo ci sarebbero proprio state bene. Z6_II su 24-70/4S@41mm 1/3s f11 ISO100 - Treppiede e polarizzatore NISI - 21:26 Z6_II su 24-70/4S@37mm 0.5s f11 ISO100 - Treppiede e polarizzatore NISI - 21:30 E' un bellissimo spettacolo, ma quel cielo - fotograficamente - è un po' insipido. Allora vado a coricarmi un poco in tenda, la notte sarà lunga! E ci siamo.... Z6_II su 14-24/2.8S@14mm 20s f2.8 ISO3200 - Treppiede - 23:18 Questa sera la difficoltà è che la via lattea "passa presto" e per questo non ho potuto fotografarla sopra il Gran Paradiso: era ancora chiaro. Ma questo è uno scatto fortunato: in quei 20" ho ripreso 12 stelle cadenti. Ho espresso un unico desiderio, speriamo bene!!! La resa dell'obiettivo è perfetta: nessun coma, le stelle sono perfettamente puntiformi fino agli angoli estremi. La resa è molto dolce sulle ombre, che pure con questi ISO si riescono a recuperare molto bene. Due note tecniche. La prima è una piacevole sorpresa: questa combinazione, il 14-24 è sulla Z6II, riesce ad andare in autofocus, è sufficiente mettere in pinpoint e scegliere una stella particolarmente luminosa ed è fatta. Cosa che la Z6 non riusciva a fare ne' con il vecchio 14-24F e nemmeno con il 20/1.8S. La seconda una conferma: il display OLED nel quale la lente consente di vedere focali e messa a fuoco di notte è una manna. E la visualizzazione della distanza di messa a fuoco è perfettamente tarata! Per questo, nel caso, si può andare semplicemente ad infinito con la ghiera. Questa sera ho intenzione di fare una ulteriore prova: realizzare scatti multipli da incollare con Starry Landscape Stacker! E' un software straordinario, capace di incollare più scatti, compensando il movimento apparente delle stelle e lasciando il primo piano e le montagne perfettamente nitide. Non so se interessa, ma nel caso chiedete che ne scrivo. Qui dico solo che ne vale la pena, di seguito il risultato: Z6_II su 14-24/2.8S@14mm 20s f2.8 ISO3200 - Treppiede - 23:23 - 8 scatti in stacking Ed il crop al 100% dell'angolino in alto a destra, così ci facciamo un'idea sia di come va la lente sia del risultato che si ottiene incollando 8 scatti a 3200ISO. In altro articolo ho già scritto di che significhi spostarsi, anche di poco.... beh, non importa il soggetto: è sempre vero. Che ne pensate? Per me avere preso meglio in infilata il lago aggiunge interesse alla composizione. Effettivamente, questo è un punto centrale nella fotografia notturna: è vero che il pezzo forte è la via lattea... ma resta una fotografia di paesaggio che ha bisogno di più ingredienti! Z6_II su 14-24/2.8S@14mm 20s f2.8 ISO3200 - Treppiede - 00:08 - 8 scatti in stacking Aggiungiamo un elemento di spiegazione "ambientale": la luce non è sole o luna. E' Torino: 60Km più a sud e quasi 3.000mt più in basso. L'ho già detto che era una serata incredibilmente limpida? Z6_II su 14-24/2.8S@14mm 20s f2.8 ISO3200 - Treppiede - 00:38 Z6_II su 14-24/2.8S@14mm 20s f2.8 ISO3200 - Treppiede - 01:34 - 8 scatti in stacking Come vedete la focale più utile in questo genere di fotografie è la più corta. C'è più di un motivo. Innanzi tutto, così si "tira dentro" più via lattea. E poi, all'allungarsi della lunghezza focale, è necessario accorciare i tempi e, quindi, alzare gli ISO. Z6_II su 14-24/2.8S@24mm 10s f2.8 ISO6400 - Treppiede - 01:47 - 8 scatti in stacking Come vedete, 24mm usati in verticale corrispondono più o meno al crop verticale dello scatto a 14mm. E' sempre interessante e si ingrandisce notevolmente in centro. E qui il crop, sempre 100% e sempre angolino. Niente da fare: nessun difetto visibile. L'ho già detto che quesa lente è un capolavoro? Z6_II su 14-24/2.8S@18mm 15s f2.8 ISO3200 - Treppiede - 02:06 Z6_II su 14-24/2.8S@14mm 20s f2.8 ISO1600 - Treppiede - 02:09 - 8 scatti in stacking Alla fine la nuvola che avrei voluto avere ieri sera è passata... solo 5 ore di ritardo! Z6_II su 14-24/2.8S@20mm 15s f2.8 ISO3200 - Treppiede - 02:30 Conclusioni. Anche in notturna il 14-24/2.8S, grazie alla nuova progettazione dello schema ottico consentita dall'enorme bocchettone delle nostre Z, si è rivelato un performer incredibile. Nessun difetto ottico ed una personalità molto versata per questo tipo di ripresa in quanto non tende a chiudere le ombre, ha pochissima vignettatura ed è del tutto privo di aberrazione di coma fino agli angoli più estremi. Che altro dire? è proprio, a pieno titolo, il Re indiscusso ed incontrastato dei grandangoli per le nostre mirrorless. Lo consiglio senza riserve, per tutti i tipi di fotografia nella natura, ambito nel quale non ha rivali e dove letteralmente incenerisce le vecchie lenti F. Pro: - Nessun difetto ottico: la resa è assolutamente impeccabile a tutte le focali. - Ottimo range di focali: tutti i grandangoli spinti a portata di un giro di ghiera. - Costruzione meccanica contemporaneamente abbastanza leggera da poter essere portato ovunque e robusta, un vero strumento professionale. - Molto comodo il funzionamento della messa a fuoco e dello schermo oled che consente di vedere sia la distanza di messa a fuco sia la focale impostata anche al buio. - Luminosità ottimale in rapporto alla focale per la fotografia notturna. Contro: - Per me, considerato il genere e le prestazioni, nessuno. Massimo per Nikonland (c). 25/7/2021
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  7. Circolano da tempo miti e leggende al riguardo. questo è il sensore della Nikon D5, progettato e sviluppato dal know-how Nikon, poi prodotto per conto di Nikon da Toshiba (oggi Sony Semiconductor). L'industria mondiale dei sensori è una comunità molto piccola. Dove tutti si conoscono e non si fanno la guerra, al contrario, condividono scoperte, tecnologie, brevetti e licenze. E soprattutto si confrontano regolarmente in simposi internazionali. Sviluppare un sensore è una cosa complicata che richiede molto denaro e molto tempo e dove ogni fallimento si paga caro, come ben sa Sigma che dopo aver annunciato il suo primo Foveon full-frame commerciale l'ha dovuto prima posporre e poi annullare perché concettualmente errato e non utilizzabile nella pratica. Ma è ancora più impegnativo produrlo quel sensore, perché richiede disponibilità di capitali immense e un mercato a disposizione in grado di far fruttare a pieno quel capitale. Dividiamo il discorso in tre : progettazione dei sensori, produzione e produzione delle macchine per la produzione gli stepper Partendo dall'ultimo punto : la produzione delle macchine per la produzione dei sensori. I sensori vengono ricavati per stampa microlitografica di wafer di silicio opportunamente "drogati" secondo un processo simile a quello dei microchip elettronici e comune per certi versi alla stampa dei pannelli a cristalli liquidi dei nostri monitor e televisori, da quelli piccoli che costituiscono i mirino delle fotocamere fino ai megaschermi da oltre 100 pollici di diagonale. La microlitografia è un procedimento di precisione che prevede l'incisione nel wafer di una matrice progettata al computer. Questa matrice rappresenta la disposizione dei fotositi e dei loro contatti. I sensori moderni contengono al loro interno anche i convertitori AD, gli amplificatori e in alcuni casi anche la memoria tampone di lettura. Tutti dispositivi che vengono stampati da apparecchi che si chiamano stepper e che sono sostanzialmente degli incisori a raggi luminosi capaci di movimenti micrometrici molto precisi. Questi apparecchi, grandi dal formato di una lavatrice fino a quello di una lavanderia a gettoni, sono fondamentali per la produzione di massa ma anche per quella dei prototipi : non ci sono al momento procedimenti pratici industrialmente rilevanti che possano sostiturli. Sostanzialmente al mondo esistono quattro produttori di stepper : ASML, Ultratech, Canon e Nikon Asml è una costola di Philips e detiene circa i due terzi del mercato mondiale degli stepper specializzati per procedimenti ultraridotti per la produzione di microprocessori. I suoi clienti principali sono INTEL e AMD ed ha investite decine di miliardi di euro per sviluppare tecnologia in grado di portare alla produzione di macchine capaci di incidere piste a distanze di 14-10-7 nanometri. Ultratech è una società della Silicon Valley é una società molto piccola che lavora in settori legati alla ricerca e allo sviluppo di nuove tecnologie. Il restante mercato, quello legato alla produzione di microchip meno complicati dei grandi microprocessori, tipo le memorie, i convertitori e in generale tutti i chip di uso comune in tutti i dispositivi elettronici, insieme ai sensori di immagine, é diviso tra Canon e Nikon che fanno valere la loro tradizionale capacità di ingegneria ottica. Canon e Nikon vendono stepper a chiunque ne abbia bisogno e sospetto che la stragrande maggioranza dell'elettronica e degli schermi che abbiamo intorno nella nostra vita quotidiana, sono prodotti con stepper o Nikon o Canon. Nikon non ha avuto la lungimiranza né la forza di impegnarsi negli investimenti necessari per lo sviluppo della tecnologia UltraUV che è rimasta in mano ad ASML, probabilmente perchè un affare troppo grande per la sua dimensione storica ed ha preferito dedicarsi alla sua tradizionale produzione meno esasperata ma sicura (Intel sta vedendo i sorci verdi per passare dal processo produttivo da 12nm a quello da 7nm ... e Intel ha budget simili al PIL di intere nazioni industrializzate) Uno stepper è un dispositivo importante, di costo rilevante. Nikon produce negli anni migliori 50-100 stepper, fatturando un ricavato che sfiora il 50% delle sue vendite totali (709 miliardi di Yen nel 2019). Un vecchio stepper classe 1997 ricondizionato, se vi interessa, viene intorno al milione e mezzo di dollari, installato in casa ... al pezzo. Figuriamoci cosa costa un modello nuovo come questo : Uno stepper Nikon NSR-S635E la targhetta sul retro di un Nikon NSR 4425i installato in uno stabilimento Samsung che produce dal 2010 disply per smartphone Capirete l'importanza di questa industria - quella degli stepper - e il loro valore strategico per la restante industria elettronica. Nikon fa parte di questo ristretto club. Nemmeno Sony si produce stepper per se ma li compra ... da Nikon. la produzione dei sensori i sensori di immagine sono prodotti dentro stabilimenti di elettronica del tutto analoghi a quelli che producono microchip. Ci sono camere a polvere dove sono installati gli stepper di produzione che stampano per conto dei clienti i sensori. Che poi vengono puliti, sgrossati, selezionati, tagliati, rifiniti e confezionati per essere spediti al committente. La gran parte delle fabbriche di produzione è in Asia con piccole società ancora attive in California e in Israele. Ogni fabbrica costa investimenti che partono da 1 miliardo di dollari, devono produrre a pieno regime per essere redditizie. La gran parte della produzione è attualmente indirizzata verso la produzione di display di vario taglio. I produttori sono per lo più specializzati, chi lavora per il settore automotive, chi per i display, chi per i sensori veri e propri. E nei sensori ci sono i marchi che lavorano più per il piccolo formato (Samsung) e chi si occupa anche di quelli in grande formato (prevalentemente Sony Semiconductor che ha quasi il 50% del mercato mondiale). Devo precisare per un ultima volta che Sony Semiconductor ha in comune con Sony-fotocamere solo l'azionista unico ma hanno partita iva e amministratore delegato differenti Peraltro Sony-fotocamere non è più una divisione a se stante ma fa parte dello Home Entertainment, insieme all'audio, l'home video e i telefonini di Sony. Insomma, settori non professionali. I settori strategici per Sony, quelli professionali, sono differenti da quelli per l'intrattenimento. I clienti dei produttori di sensori e microchip sono tutte le società mondiali di produzione dell'elettronica. Tra cui Sony-fotocamere-telefonini (che compra da Sony Semiconductor), Apple e Samsung (che comprano da Sony e da Samsung) e Nikon. Canon produce sostanzialmente per se perchè ha la dimensione per possedere una factory di produzione. Nikon invece compra dai suoi clienti. Ovvero vende a Sony Semiconductor (o a Tower Semiconductor) stepper mentre compra microchip e sensori di immagine (e display LCD etc. etc.) prodotti per suo conto. questa è una ripartizione grossolana delle quote di mercato al 2019 dei principali produttori di sensori (OmniVision é una società cinese con sede a Santa Clara in California che produce per Apple, Microsoft, Qualcomm etc.). Le fabbriche di microchip sono impianti che sforano più sulla fantascienza che la realtà che conosciamo. Sono custodite con religiosa sicurezza ed è raro vedere immagini del loro interno o degli impianti in esse contenuti che possiamo solo immaginare nel loro bianco candore e pulizia integrale a prova di singolo granello di polvere la progettazione dei sensori Come abbiamo visto non ci sono guerre tra i produttori di microchip e di sensori ma solo concorrenza industriale e commerciale. Spesso ci sono schermaglie legali (come la doppia causa di Nikon contro ASML e quella di ASML contro Nikon e Zeiss) che generalmente sfociano in scambio di licenze e brevetti. Licenze e brevetti non coprono segreti industriali perchè quelli sono divulgati nella comunità scientifica ma coprono il loro sfruttamento commerciale. Ricordo le sentenze a favore di Rambus che senza produrre nemmeno un microchip deteneva i diritti di produzione degli slot di memoria DRAM di tutto il mondo e pretendeva che tutti le pagassero le royalties, arrivando al massimo livello di giudizio alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Tanto che uno è cliente dell'altro. Persino Canon che è molto gelosa del suo marchio e del suo prodotto, quando ha avuto bisogno di sensori da 1'', li ha comprati già fatti da Sony. Ma anche nella progettazione nessuno lavora a compartimenti stagni. Le tecnologie di progettazione sono comuni o simili, i software di modellazione (necessari per risparmiare sui costi di sviluppo fisico che richiedono la stampa effettiva di sensori con costi di impianto non ammortizzabili se il sensore poi non va in produzione) è di pubblico dominio, la formazione avviene nelle stesse università. Anche perchè gli ingegneri sono abituati a lavorare in team, anche di tipo inter-societario sia per la parte hardware che per quella software e in questi casi c'è la condivisione totale delle informazioni il team di ingegneri dei sensori di Nikon in una sessione comune di confronto sviluppo dei firmware Nikon e comunque il solco di progettazione per i sensori mainstream che vengono impiegati nelle nostre fotocamere non si può discostare molto da quello della progettazione permessa dagli stepper a disposizione che è in linea principale rivolta a produrre display LCD. Un sensore è composto dallo strado fotosensibile, da quello delle microlenti sovrastante, dalla matrice RGB ancora sopra e sotto, dalla circuiteria di amplificazione del segnale, dai convertitori Analogico-Digitale ed eventualmente dalla presenza o meno di un buffer direttamente inciso nel sensore. Le caratteristiche del sensore sono di base e poi possono essere personalizzate. Ci sono moltissime società al mondo in grado di progettare sensori, poche che sono specializzate nella progettazione di sensori di grande formato. Questi sensori (diciamo dal formato APS-C in su) sono caratterizzati da prestazioni elevate ma anche da scarto crescente (il costo dei sensori in formato 44x33 o 53x40mm non è dovuto alla superficie impiegata ma alla bassa resa di ogni singola stampata, sia per il basso numero dei sensori prodotti che, soprattutto, per la quantità di sensori con qualche tipo di difetto per stampata che vanno scartati o impiegati per usi non commerciali) e da difficoltà (e costo) di messa a punto crescenti. Ci vuole il budget necessario per svilupparli e poi impiegarli. Al momento solo Sony Semiconductor (che non è Sony-fotocamere) ha il budget per sviluppare sensori conto terzi, ovvero sensori che non utilizzerà in proprio (anche perchè Sony Semiconductor produce esclusivamente conto terzi) ma che verranno ordinati da clienti. In particolare tutti i sensori medioformato al mondo sono sviluppati e prodotti in piccola serie da Sony Semiconductor. Canon e Nikon hanno capacità di progettazione propria di sensori di formati fino al 35 mm. Potrebbero anche andare oltre ma con costi difficilmente ammortizzabili in apparecchi di prezzo "commerciabile". Anche se un esemplare unico è sempre possibile a costi milionari, ovviamente. Canon poi si produce da se. Nikon se li fa produrre da uno che possiede la capacità produttiva con la qualità attesa da Nikon. Paradossalmente Nikon potrebbe anche rivolgersi a Canon per farsi produrre dei sensori Nikon (attenzione, non sto dicendo che Nikon comprerebbe sensori Canon ma che Canon produrrebbe sensori Nikon PER Nikon, una cosa diversa). Canon ultimamente si è detta disponibile a vendere i propri sensori ad altri. In quanto agli altri produttori di fotocamere a me risulta che : Sony-fotocamere si progetta da se i suoi sensori che fa produrre a Sony Semiconductor (ovviamente) oppure compra a condizioni di mercato sensori già pronti progettati da Sony Semiconductor (con cui non condivide gli ingegneri ma c'è scambio di informazioni e i brevetti e le licenze sono ovviamente comuni) Panasonic adesso è cliente di Sony per i sensori a bassa risoluzione, progetta quelli ad alta risoluzione e li fa produrre a Sony o a Tower (come fa Nikon) Leica ha sempre acquistato sul mercato i suoi sensori, in passato in Europa, oggi credo che sia legata a Panasonic in tutto Fujifilm utilizza sensori Sony personalizzati nelle microlenti, nella matrice RGB (sia Bayer che non Bayer) e nella matrice della rilevazione di fase dell'autofocus) e nell'amplificazione Olympus compra da Sony Sigma compra da Sony per la Sigma fp, fa progettare a Foveon i suoi sensori a tre strati che poi vengono prodotti in una piccola fabbrica californiana (Foveon sta in California ed è di proprietà 100% Sigma) Nikon e Sony possiedono licenze e brevetti incrociati. Ricordo che le prime Sony usavano autofocus solo a differenza di contrasto. La rilevazione di fase è arrivata quando Sony ha fatto scambio di licenze con Aptina e Nikon che hanno dato in dote quanto sviluppato per le Nikon 1. Stesso discorso per quanto riguarda l'amplificazione dual-gain, tipica dei sensori Sony e Nikon, ultimamente applicata anche da Canon che deriva direttamente dalle licenze di Aptina acquisite quando Aptina è uscita dal mercato nel 2014 (la tecnologia di base veniva peraltro da STM Micro a testimonianza che in questo campo non ci sono steccati, tutto è in vendita e tutto si può comperare). La migliorata capacità dinamica degli ultimi sensori Canon testimonia che tema diversi di progettisti possono arrivare allo stesso risultato impiegando la tecnologia opportuna. l'interno di una Nikon D5 : ogni singola board è progettata in casa da Nikon simulazioni sulle capacità di trasmissione della luce di un sistema di microlenti per sensore da parte dello sviluppo Nikon Quindi eliminato il mito che Nikon non ha capacità progettuali andiamo a vedere che capacità effettive ha. Il primo sensore Nikon di grande produzione era un CCD da oltre 10 megapixel, quello della Nikon D1. Progettato interamente in casa, dopo gli esperimenti con Fujifilm per la serie E, era poi prodotto "in casa" da Renesas, factory del gruppo Mitsubishi. Mitsubishi ha deciso che il settore non era produttivo e lo ha venduto (la factory perchè Renesas è ancora in piena attività ed è tra i leader dei microchip per l'automotive) a Sony. Quel sensore veniva usato in binning in vari formati anche in D1h e D1x. Probabilmente è il primo esempio di binning in una fotocamera moderna. Stessa capacità di innovazione il famoso sensore jfet lbcast da 4 megapixel della Nikon D2h, prodotto materialmente da Kodak ma progettato totalmente da Nikon nel 2003 con una tecnologia inedita. E via via fino alla Nikon D850 e il suo sensore che è stato aggiornato poi per la Nikon Z7-Z7 II e che possibilmente equipaggerà in una versione rinnovata anche la Z8/Z9. Prodotto da Toshiba finché Toshiba non ha venduto i microchip a Sony. Nel mezzo Nikon ha trovato conveniente acquistare da Sony molti sensori, tra cui quello da 6 megapixel che ha motorizzato le prime DX consumer - D100-D70 - e quello più recente delle D7100-7200 da 24 megapixel che è comune al Sony coevo. Mentre il sensore DX di D500-Z50-D7500 è di Nikon, ancora prodotto da Toshiba o da Tower a seconda dei lotti. Come accennavo lo sviluppo di un sensore è un processo complesso e soprattutto lungo. Il software di modellazione al computer accelera i passaggi ma poi questi vanno verificati producendo una piccola serie del sensore che va testato effettivamente su muletti e prototipi. Generalmente un sensore viene finalizzato un anno prima della produzione di una nuova fotocamera. Progettazione e sviluppo costano ore-uomo di lavoro e costano materialmente l'impianto di una matrice che va poi stampata in piccola serie. Chi ha prodotto un libro in proprio sa che il costo di impianto è la parte più elevata della stampa e questa poi va ripartita per il numero di copie. Un conto è stampare un libro in copia unica, un conto è farne 10.000.000 di copie. Se poi è necessario apportare modifiche alla matrice per qualche tipo di problema riscontrato dal vero e non dal modello, il processo va ripetuto (come se si trovassero degli errori di stampa dopo aver stampato il primo esemplare del libro : va modificata la matrice e reimpostata la stampa, che magari prevede una numerazione di pagine diverse etc. etc.). Quindi non è possibile sviluppare un sensore per una sola macchina e un sensore per una macchina a "bassa tiratura" costerà molto di più di un sensore che andrà in più modelli di macchine o in macchine prodotte in un numero di esemplari superiore. Nikon ha know-how, personale e capacità di sviluppo proprie ed è anche in grado di produrre in casa prototipi e testarli, misurarli, metterli a punto. Capacità che condivide con poche altre case (appunto : Canon, Sony, Panasonic e pochi altri a questo livello). Dove sta la differenza tra modelli concorrenti di produttori diversi ? Sta nell'equilibrio tra costi di sviluppo e di impianto, numero di esemplari da produrre, budget, margine di ritorno atteso. Nikon è il produttore "completo" più piccolo tra i tre grandi ed ha meno risorse da bruciare per modelli differenti. Ha la necessità di ottimizzare gli investimenti su più esemplari (leggi : riciclo di sensori tra più generazioni di macchine) e non può rischiare di anticipare i tempi. Nikon non ha alcuna difficoltà a progettare e produrre un sensore stacked come quello di Sony A9-A9 II e A1. Ma se non l'ha ancora fatto nemmeno Canon ci saranno difficoltà di natura commerciale e industriale, non necessariamente di know-how. Perchè Nikon potrebbe anche chiedere a Sony Semiconductor di produrglielo. Ma quella chiederebbe un contratto fisso con un numero di pezzi da produrre in N giorni. Che andrebbero pagati e poi dovrebbero essere utilizzati e, possibilmente, venduti. Per farlo dovrebbe avere un mercato ricettivo e pronto al prodotto. Che facilmente non costerebbe cifre che questo mercato sarebbe capace di accettare. Stessa questione per il cosiddetto global-shutter, già disponibile industrialmente ma che io ricordo sia stato detto che il costo unitario "all'ingrosso" per un sensore da 40 megapixel GS è pari a 6.000 dollari più le tasse. Immaginiamoci quindi quanto costerebbe una fotocamera il cui sensore da solo costa $6.000. Infine, la tecnologia avanza ma avanzano anche le potenzialità che questa può esplorare. Il formato 8K necessità di densità elevate di risoluzione ma in Giappone il formato 8K è già mainstream e si guarda avanti al 12K (80-96 megapixel a seconda che il formato sia 16:9 o 4:3), Seguire il mercato con lo sviluppo dei sensori è già impegnativo. Anticiparlo può essere geniale ma anche folle. Quello che vorrei fosse chiaro è che sono miti e leggende che Sony, Nikon, Canon, Samsung, ASML, Nec, si facciano la guerra e siano gelose dei loro segreti. Nascono tutti dalla stessa sorgente e vengono condivisi a livello scientifico in simposi mondiali. E' un circolo ristretto di una manciata di operatori con queste capacità progettuali e industriali. Di cui Nikon fa parte a pieno e meritato diritto da decine di anni. Senza se e senza ma. Nikon è una società in grado di progettare dispositivi industriali di costo unitario dell'ordine dei milioni di dollari (al plurale). Che volete che sia una semplice fotocamera ? Solo una questione di ripartizione dei costi di progettazione, produzione e promozione, oltre che di opportuno time-to-market per far in modo che abbia un prezzo compatibile con il nostro portafogli.
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  9. Sono le parole del management Nikon : stiamo rivedendo un momentum Nikon D3 Ricordiamo bene la torrida estate del 2007 e l'annuncio a sorpresa della prima Nikon digitale full-frame, poi resa disponibile a fine anno. Nikon era in piena ritirata. Io stesso ricordo la frustrazione totale una sera la palazzetto della pallacanestro Varese con la D2h. Rispetto alle Canon 1D non c'era confronto. Risoluzione doppia, due stop (almeno) di gamma ISO in più, tenuta dei colori oltre 1600 ISO a dir poco improbabile. Insomma una pena. Ma arriva la Nikon D3 e le cose cambiano. Per Nikon che recupera terreno, per noi che finalmente rivediamo i nostri obiettivi riacquistare l'angolo di campo originale. Il momentum D3 si completa con la D300, che surclassa ampiamente la pur onesta D200, proponendosi come "piccola D3" per lo sport in formato DX. E nel corso del 2008 il lancio, altrettanto inatteso di D700 prima, in pratica una "mini D3" full-frame venduta intorno ai 2000 euro (meno della metà della D3) e alla fine dell'anno, l'ammiragliona D3x che con la D3 condivideva il corpo ma incorporava un sensore dalla risoluzione - inaudita per allora - di 24 megapixel. Una formazione invidiabile che per anni e con svariate iterazioni ha tenuto il mercato. E' possibile che la ripetizione di quei "formidabili anni" possa avvenire per il solo tramite della fantastica Z9 ? Benché venduta ad un prezzo inatteso ci pare improbabile. E, ammettiamolo onestamente, non crediamo che Z6 e Z7 possano essere migliorate con l'attuale hardware per mezzo di interventi firmware tanto rivoluzionari da permettere loro di sostituire D700 e D3x. Quindi come si muoverà Nikon nel 2022 ? Sicuramente le strategie sono già state definite perchè, con buona pace dei chiacchieroni di Youtube la pianificazione di un nuovo modello non avviene dall'oggi al domani ma richiede almeno 18-24 mesi se l'hardware è già disponibile. Ma ci vogliono anche 4-5 anni se si deve sviluppare anche il sensore e l'elettronica relativa. Ma a noi chiaramente non è dato di saperlo. Cosa rende speciale la Z9 rispetto alle altre Z ? Essenzialmente la combinazione di : nuovo sensore stacked ad alta velocità nuovo processore Expeed 7 che secondo Nikon è 10 volte più veloce dell'Expeed 6 che montano le altre Z un flusso di dati ottimizzato dalla lettura delle informazioni del sensore verso il mirino e verso il motore di elaborazione immagini dettaglio della scheda madre della Nikon Z9 con il suo processore principale Expeed 7 il resto è software con il video - oggi comunque molto importante - a corollario di potenza di calcolo e velocità di lettura del sensore ma è anche un corpo sovradimensionato, robusto e soprattutto progettato per dissipare bene il calore prodotto dall'elaborazione dei dati in tempo reale necessario per consentire che tutte queste premesse siano realistiche. Chi di noi usa schede CFExpress sa bene quanto questi dispositivi diventino roventi nell'uso. Lo stesso vale per processore e sensore quando vengono sfruttati a fondo. Che cos'è un sensore stacked ? O sensore impilato come si dovrebbe dire in italiano. A differenza di un sensore di immagini tradizionali, è un sensore composto da più strati di microchip sovrapposti, sotto a quello dei fotodiodi di cattura della luce. Il processo di produzione è più elaborato perchè necessita di stampe microlitografiche successive su tagli di wafer diversi che poi devono essere sovrapposte ed incollate previo allineamento di precisione. Anche se robotizzato il ciclo comporta costi più che doppi, specie considerando che gli scarti di sensori "venuti male" per le complicanze del processo, aumentano. questo è lo schema del primo sensore stacked utilizzato da Sony nella Sony a9 già nel 2017. Notiamo il primo strato dei fotodiodi, poi lo strato della memoria, infine quello sottostante della logica di controllo (convertitori AD e DA, connessioni, controller). Tre strati sovrapposti a differenti precisioni di incisione (65 nm, 30 nm, 40 nm) quindi diversi proprio come layout, da ritagliare dal wafer di silicio, sovrapporre, allineare, incollare, cablare e testare. Una fettina di wafer di silicio ancora da lavorare e uno già litografato da cui vanno ritagliati tutti i chip/sensori o qualsiasi cosa sia stata stampata sopra. Immaginate il processo ripetuto per i tre strati. I costi infatti hanno limitato l'uso di questi sensori alle sole ammiraglie Sony (a9, a9 II e a1) e alle nuove Canon R3 e Nikon Z9. Mentre tutte le altre macchine, anche quelle di fascia alta come Sony a7R IV, Canon R5 e Nikon Z7, impiegano normali sensori non "impilati". Ma l'anno scorso sono stati introdotti processi nuovi e soprattutto stepper (gli scanner che stampano i chip sui wafer di silicio) capaci di lavorare su piste più ridotte anche in questo campo. Ciò ha permesso prima di ricavare tutta la logica di controllo insieme alla memoria di buffer in un solo strato aggiuntivo e poi di permettere l'allineamento e l'incollaggio wafer su wafer, prima del ritaglio dei singoli dispositivi (che avviene per sabbiatura). Nikon ha presentato la scorsa primavera un sensore speciale stacked ad altissima miniaturizzazione e con due strati specializzati in formato da 1'' e Samsung ha proposto una matrice anche più sofisticata che si avvale di uno strato inferiore a 14 nm al posto dei tradizionali 65, 40 o 30 precedentemente utilizzati. Gli stepper per fare questi chip sono progettati e venduti da Nikon ai suoi clienti (Sony, Samsung e Tower Semiconductor). Canon fa i suoi che poi impiega nella sua fonderia. uno degli ultimi stepper Nikon, macchinari industriali del costo unitario di qualche milione di dollari, consegnati chiavi in mano da Nikon ai suoi clienti Il processo, più efficiente risulta meno costoso ed anche con scarto inferiore, offrendo anche sensori più efficienti. Ovviamente non c'è letteratura al riguardo ma potrebbe essere la chiave del nuovo sensore della Z9 che non solo è il più veloce (è stato calcolato che abbia un tempo di lettura di ~3,7 ms e del tutto paragonabile ad un otturatore meccanico da ammiraglia) ma ha consentito anche a Nikon un prezzo abbastanza aggressivo. il blocco sensore della Nikon Z9 con l'armatura di raffreddamento, i filtri ottici, le microlenti e le piattine di connessione. Processo scalabile ? Si, certo, la produzione dei sensori così come dei microchip ha costi fissi di impianto che poi possono essere ridotti con economie di scala (ovvero con il riutilizzo degli stessi in più apparecchi). Quindi l'eventuale inserimento del sensore della Z9 in macchine derivate potrebbe consentire di proporre sul mercato macchine più economiche, ammesso che Nikon abbia la capacità industriale di soddisfare le richieste (mi dicono che i preordini della Z9 siano elevati almeno quanto quelli della D850 se non addirittura della D700). Ma è imprescindibile che le prestazioni del sensore debbano essere assecondate da elettronica e sistema di memoria di massa, non si scappa. Così come il fatto che ci vuole un raffreddamento che i corpi di Z6 e Z7 probabilmente non possono consentire. Quindi sarebbe necessario un corpo nuovo, intermedio tra quelle e la Z9, dimensionato adeguatamente dove inserire Expeed 7 e sensore. Nel caso di una macchina in formato DX - idealmente la replica mirrorless di D300 e D500 - avremmo un ulteriore risparmio nello scalare il sensore in un formato più piccolo che industrialmente consente costi ancora inferiori per una resa superiore di ogni stampata del wafer che possa sopportare uno scarto percentuale inferiore. Ma non siamo più nel 2007-2008 E il mercato da posizionamenti differenti tra i principali produttori di mirrorless che facilmente crea interferenze diverse. Una ipotetica Z8 da 45 megapixel, limitata per motivi industriali e di posizionamento economico rispetto alla Z9 si scontrerebbe con la presunta richiesta di una macchina a più alta risoluzione. Che potrebbe essere la Z7 III accettando in quella un sensore non stacked ma a più alta risoluzione dei 45 megapixel che stanno diventando lo standard anche tra le ammiraglie. Insomma, le ipotesi sono tante e non ci sono rumors al riguardo ma siamo sicuri che i piani saranno definiti appena le luci della Z9 saranno passate dalla ribalta della presentazione della scorsa settimana agli effettivi feedback dei primi pochi fortunati che potranno averla in mano per utilizzarla sul campo. I tempi sono maturi per un cambio deciso di marcia con la definitiva messa in pensione delle reflex. Un passaggio che però potrebbe vedere una rapida obsolescenza da parte di modelli Z ancora recenti e prestazionali ma non all'altezza della stessa concorrenza interna. Sinceramente non invidio chi dovrà prendere le decisioni nella stanza dei bottoni al più alto livello dentro Nikon Imaging ... ... ma noi attendiamo con viva curiosità le prossime mosse, certi di una offerta di prodotti sempre più all'altezza di aspettative che solo qualche anno fa erano pura fantascienza.
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  10. 2006... Era un qualsiasi pomeriggio di metà ottobre del 2006, avevamo appena vinto i Mondiali di calcio (il giorno stesso in cui mi baloccavo con questo Nikon 400/5,6 duplicato su FE-2 e sicuramente una pellicola diapositiva da 50 ISO), non pioveva e mi trovavo a casa di un’amica (comune…), quando mi chiama al cellulare (lo stesso numero che ho adesso, dallo stesso numero che ha ancora pure lui) Mauro Maratta, un amico conosciuto su altro forum, sul quale avevamo rapidamente scalato la vetta, prima da Moderatori e poi da Amministratori, per poi aver deciso di comune accordo di andarcene via per una serie di validi motivi che qui non sono di alcun interesse. Mauro, dunque, mi chiama e mi dice: “Che ne dici se ci apriamo un sito di Fotografia noi due, senza bisogno di frequentare i pessimi che conosciamo, senza legami commerciali con chicchessia, senza pubblicità, senza bisogno di alimentare inutili forum dove si dibattano argomenti puerili, o peggio si litighi fino alle minacce reciproche, senza obbligo di iscrizione a pagamento?” Ed io: “Certo, bellissimo, ma dopo tutti questi senza, con cosa lo riempiamo?” Mauro: “Con i nostri articoli, che abbiamo già scritto in quantità e riscriveremo meglio, con quelli nuovi che ci verranno in mente, liberi di parlare dei marchi che vogliamo, del nostro modo di intendere la fotografia, coinvolgendo chi vorrà intervenire, senza necessità di chiacchiere, ma invece cercando chi ne sappia più di noi per costruire un riferimento web in lingua italiana, in questo momento assente.” Ribadisco: “Mauro, ma come si fa? Io di impostazione di siti, lo sai, non so proprio nulla, devi pensarci tu, io certamente mi divertirò a scrivere di ciò che mi sta più a cuore del fotografare, della fotografia, di Nikon. Potrei anche provare a coinvolgere la mia classe di Accademia nella quale insegno Fotografia, per sfruttare il sito come un punto di incontro, confronto, crescita. Sono certo che potrà essere formativo a doppio senso, anche per noi” Mauro: “certamente che ci penso io al sito….anzi, ti vorrei dire che …in questi giorni che avevo in mente questa idea, ne ho già disegnato la struttura: manca ancora un nome che possa essere inequivocabile ed il dominio: potremmo scegliere tra uno .eu ed uno .it” Io: “il nome? Potrebbe essere xxx, oppure yyy, o forse zzz… Che ne diresti di qualcosa che richiami alla casa per tutti coloro come noi due che amiamo Nikon, indipendentemente dai prodotti e dalle aspettative? Che ne pensi di… Nikon-Land? www.nikonland.eu ?” Mauro: “OK, mi piace ! Fai conto che stasera chiudo l’architettura del sito (ne ho almeno due simili per piattaforma che coltivo da anni) e ti mando il link e l’account per accedere". Io: “ di già? … Urka !” La sera del 16 ottobre avevo puntualmente la mia password e nome utente (il mio nickname sui forum precedenti) e sono entrato con Mauro… in The Secret Garden… La mattina del 17 Mauro-Rudolf e Max-RFSP erano online e il secondo spediva il primo MP (messaggio personale) che conservo ancora sul sito versione .eu (che è ancora online e perfettamente consultabile) Diceva così: (Lieve è l’ultimo nickname di Mauro prima di transitare a www.nikonland.it nel 2017) Non ci eravamo ancora neppure mai incontrati di persona, erano bastati gli anni precedenti di frequentazione web comune a far decidere a Mauro che io potessi essere il co-fondatore di questo neonato sito. Mi rilassavo scattando foto ai miei bambini con le mie due Nikon D200, che dopo l’amata/odiata D70 erano il mio sicuro porto di arrivo nella galassia Nikon, almeno così credevo. Mauro aveva appena finito di litigare sul forum Nital (definitivamente) a proposito delle carenze strutturali, non supportate da aggiornamenti, della sua costosissima D2x [tic toc... ...tic toc] ...2021 E’ un altrettanto qualunque pomeriggio di metà ottobre e domani Nikonland compie 15 anni, un’età davvero sorprendente, sia per un adolescente, tanto quanto per un sito tecnico/descrittivo come il nostro. Sono davanti alla tastiera come ho continuato a fare per tutto questo tempo, sommando parole e concetti, impressioni positive e negative, esaltazione e delusione, speranza e gioia nel pensare alla quantità di materiale fotografico che è arrivata nelle nostre mani e, passando per le dita, si è trasformata in fotografie, capaci quasi tutte di stimolare sensazioni quasi tattili, sapori, odori: ricordi. Siamo ancora qui: entusiasti come ragazzini, nonostante prossimi ai sessanta anni, età che nei miei ricordi di bambino, quando veniva celebrata per le ricorrenze dei parenti, si traduceva automaticamente nel concetto: Vecchi ! Forse si, siamo invecchiati cercando di trovare ogni giorno l’ispirazione per realizzare immagini memorabili, da tramandare, perché chi le guardasse comprendesse l’amore per i soggetti che vi era racchiuso e la passione per il mezzo espressivo che ha consentito a due bovini delle steppe, come siamo da tempo io e Mauro, di andare avanti cercando di progredire noi, insieme al sito che giornalmente attira migliaia di letture e tanti interventi delle persone che ci hanno accompagnato in questo percorso e che spero si intratterranno ancora perché con Mauro abbiamo intenzione di stabilire ancora qualche record. Cosa è cambiato nel frattempo? Abbiamo talmente insistito nel proporci come riferimento che di certo in Italia lo siamo diventati. Abbiamo stretto delle fondamentali partnership con i principali distributori nazionali sia di Nikon, sia dei marchi che siano, parafrasando il motto sotto la prima insegna, all around F(and Z)-mount e non soltanto quelli. Abbiamo stretto rapporti di amicizia con diversi commercianti di livello nazionale, con i quali siamo nella condizione di ottenere sconti per i nostri sodali, senza neppure la necessità di stringere patti economici, per il puro senso dell’amicizia. Quell’amicizia che ci ha portato in 15 anni a organizzare tante occasioni di incontro fisico, tra Lombardia e Veneto, tradotte in ulteriori contatti ed accrescimento di competenze fotografiche, reciprocamente. Usiamo mirrorless Nikon DX ed FX, perchè siamo convinti che le basi tecniche in possesso di Nikon e la sua tradizionale necessità di prevalenza tecnologica sui competitor, la porteranno nel tempo a prevalere nettamente in un mercato, quello dei produttori di fotocamere ed obiettivi, che sta diventando sempre più selettivo su entrambi gli estremi del mercato. Usiamo le migliori mirrorless Nikon ed i migliori obiettivi nativi per queste, perchè siamo convinti della necessità di interazione assoluta che questo livello di attrezzature ormai richiede. Siamo in attesa della solita Araba Fenice Nikon, che risorga dalle sue ceneri, liberando alla vista di tutti il capolavoro che io e Mauro abbiamo prenotato già da mesi: la Nikon Z9 con i suoi nuovi obiettivi e ci siamo sbarazzati preventivamente di tutto ciò che, eccellente fino ad ieri, da domani dovesse diventare inutile zavorra, difficile da rivendere (speravamo potesse essere l'argomento per la ricorrenza del 15mo compleanno di Nikonland... aspettiamo fiduciosi) Fotografiamo scientemente e critichiamo obiettivamente, senza trascendere e neppure senza montare sopra scalini sui quali soggetti sicuramente con meno esperienza di noi, salgono quotidianamente sui social, alimentati da accordi economici diretti con le case, quindi, a nostro vedere, inobiettivamente. Siamo un gruppo, non siamo soli, siamo una redazione nella quale si sono alternati i soggetti più capaci e disponibili che in questi quindici anni abbiamo reputato essere utili alla continuità del sito, per quando io e Mauro decideremo di essere soddisfatti abbastanza, o per quando…la Vita lo deciderà al posto nostro. Questa foto ci è stata scattata nel 2014 ed è una delle poche insieme, nella quale siamo venuti bene: me l’ha mandata Roby, uno dei Nikonlander più longevi, attivo sul nostro sito. Spero non si arrabbi se l’ho tagliato fuori dall’inquadratura Auguri Nikonland per i tuoi 15 anni portati benissimo…
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  11. L' uscita sul mercato del fantastico 14-24/2.8S è stata accolta con grande favore per una lunga serie di motivi, tra i quali uno è la possibilità di utilizzare i filtri in modo decisamente più comodo di quanto non fosse con il suo predecessore. Ma quali comprare? servono ancora le lastre o bastano i ben più funzionali, e complessivamente economici, circolari? la differenza sostanziale tra i due è, evidentemente, che i Graduated Neutral Density per essere posizionati hanno bisogno di scorrere e, quindi, possono essere solo a lastra e per giunta questa deve essere di grande dimensione. Cosa ovviamente ininfluente per polarizzatori e ND, che secondo me sono gli unici due filtri che all'attualità ha senso comprare (ma ricordando che il polarizzatore non serve per scurire i cieli!!!). Per illustrare il mio ragionamento ho preso un'immagine, l'ultima scattata la scorsa domenica. Z6II su 24-70/4S@40mm 1/60 f5.6 ISO100 O meglio, questa: Il cui istogramma, ottenuto con un'attenta misurazione e regolazione dell'esposizione è questo: Qui è subito utile una nota: le fotocamere Nikon non mostrano l' istogramma calcolato sui dati RAW presi dal sensore ma, prima, applicano il Picture control selezionato. Cosa utilissima se, ad esempio, si fotografa in Bianco e Nero o se si vuole lavorare in JPG. Ma decisamente fuorviante se lo si usa per ottimizzare l'esposizione. Per questo, quando fotografo a colori uso sempre il Flat. Si, le anteprime sono visivamente un po' smorte... ma quelli sono i dati reali che il sensore ha catturato (o almeno la loro rappresentazione con la minima alterazione). Quindi, come vedete, allo scatto ho fatto molta attenzione a non bruciare le alte luci e a non bloccare le ombre. Ovviamente i dati ci sono tutti ma l'immagine è pessima. Questo perché il cielo è "giusto" scurendolo di 0.6 stop, così: Mentre la terra è "giusta" schiarendo di 1.4 stop, così: Quindi abbiamo 2 stop secchi, forse di più se guardiamo la regolazione finale dell'immagine.... il classico caso per il più tipico GND, quello da 2 stop? 3 per chi ama i cieli drammatici? Direi di no, perché con un GND 2 stop soft edge sarebbe uscito questo: L'esposizione è compensata, ma l'immagine fa schifo perché il filtro scurisce le cime delle montagne in modo assolutamente non realistico. Non solo sono scomodi e costosi, ma con le montagne (o con quasi tutto quello che non sia un orizzonte più o meno piatto) fanno a pugni. Quindi direi che per questo caso, amanti dei filtri o meno, il GND non avrebbe potuto essere la soluzione. Ma come ci siamo detti, il file contiene tutto quel che serve. Perché non provare semplicemente a schiarire le ombre e a scurire le luci? Si ottiene questo: Come vedete, il sensore della Z6II ha una eccellente gamma dinamica. Nessun rumore nelle ombre. Il risultato è già molto meglio anche se c'è poco contrasto, l'immagine è priva di croccantezza. E non posso aumentarlo perché annullerei il risultato dei due recuperi. E quindi? Facile. Si procede con regolazioni differenziate, regolando l'immagine nel suo complesso e poi, localmente, cielo e terra. Capture One chiama "sfondo" l'immagine intera, e qui a destra vedete i suoi strumenti usati. In sintesi: centrato l'esposizione, aggiunta un pochino di saturazione, aperte un poco le ombre, regolato il contrasto con una curva Luma (contrasto senza agire sulla saturazione) e regolato il punto bianco e nero. In realtà quest'ultima parte l'ho fatta dopo aver creato le regolazioni locali. Coo il pennello automatico ed 1" netto di lavoro ho creato il livello per il cielo e la relativa maschera, questo: E con un altro paio di comandi quello per la terra, invertendo la maschera: Come vedete, il cielo è scurito agendo sull'esposizione ma anche sui livelli, "stirando" l'esposizione verso le ombre. Questo ha un effetto molto più realistico rispetto ad usare chiarezza o rimozione foschia (che, a mio parere, troppo spesso e maldestramente sono usate sui cieli). E non ultimo "rispetta" la morbidezza delle nuvole. La terra, invece, è sia schiarita sia resa più croccante nei dettagli della foresta e delle rocce con chiarezza ed un pizzico di struttura. La compressione dei fili pubblicati rende difficile valutare la qualità della maschera automatica. Questo è il crop a pixel reali: E quindi si arriva qui: Ovviamente il risultato può piacere o non piacere, come sempre è questione di gusti. Ma la conclusione è che, per fotografare paesaggi, in particolare dove gli orizzonti sono ricchi di forme irregolari, imparare ad esporre bene ed un pizzico ad usare i software è meglio di comprare i costosi filtri GND. Tra l'altro, come avete visto, non si tratta di essere i proverbiali maghi di Photoshop! E se la scena non sta nella gamma dinamica che il sensore è in grado di catturare? Questo mi capitava frequentemente quando fotografavo diapositive Velvia e con le prime digitali.... ed allora usavo i GND o, più spesso, non fotografavo. Ma con i sensori attuali delle nostre Nikon è difficilissimo che una scena che fotograficamente abbia un senso - intendo come qualità della luce - non sia registrabile. E nel caso, meglio dei GND c'è comunque riprendere 2 immagini con esposizione differente e poi incollarle una sopra l'altra mediando l'esposizione con un procedimento concettualmente del tutto analogo a questo. Massimo Vignoli per Nikonland (c) 21/10/2021.
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  12. Questo articolo ha lo scopo di raccontare, attraverso una decina di immagini, quali meravigliose e mutevoli situazioni si possono incontrare se solo ci si riserva la possibilità di restare sul campo un po' di più e non si cerca soltanto la "bella giornata". La fotografia di paesaggio, per come la vedo io, è una pratica molto legata all'unione tra tempo atmosferico e luce. Sono loro a definire il risultato più di qualsiasi altra cosa, di sicuro più dell'attrezzatura usata e, spesso, anche del posto, o soggetto, fotografato. Che non significa, ovviamente, che sia intrinsecamente sbagliato cercare la migliore attrezzatura o viaggiare verso posti lontani e famosi per fotografare, ma che occorre sempre ricordarsi che sono altri i fattori che più concorrono ad una buona fotografia. E, seppure queste immagini siano fatte al tramonto ed all'alba, neppure che solo quella sia la luce migliore o il giusto momento per fotografare. E' il soggetto e ancora di più la ripresa che si vuole farne che definiscono la "luce giusta". Cominciamo subito, questo è il soggetto: un bellissimo angolo di costa nella Sardegna sud occidentale - che è veramente una zona incantevole, anche e direi soprattutto se visitato fuori dalla stagione balneare. E' il 31/3/2018, sono le 17:04. Sono appena arrivato e sulla scogliera c'è un mucchio di gente. La mareggiata, gonfiata da un vento teso piuttosto freddo, è uno spettacolo incredibile già di suo. Il cielo è nuvoloso e la luce piuttosto piatta. D810 su 70-200/2.8FL@160mm 1/250 f11 ISO100 (17:32) Ma basta spostarsi di un centinaio di metri e la composizione diventa, a mio modo di vedere, ben più interessante grazie al cambio di sfondo. Potrebbe essere anche meglio se si potesse scendere verso il mare, per "alzare" il faro rispetto alla linea dell'orizzonte, ma con queste onde non è proprio il caso. D810 su 70-200/2.8FL@200mm 1/1600 f2.8 ISO64 (17:45) Ma bastano piccoli spostamenti ed aggiustamenti all'inquadratura per cambiare mood. E' sempre importante, però, aspettare l'istante giusto. D810 su 70-200/2.8FL@200mm 1/1600 f2.8 ISO64 (17:47) Un po' più di luce mi consente di far vedere quello che succede sulla scogliera, che in ombra era scura e priva di ogni attrattiva. Capito perché è meglio non abbassarsi? D810 su 70-200/2.8FL@75mm 1/250 f8 ISO64 (18:00) Purtroppo quello di prima sembra essere l'unico momento di luce: in un paio di minuti i nuvoloni coprono completamente il sole. E in pochissimo mi ritrovo da solo, evidentemente il richiamo di una bella cena è irresistibile. Ma credo che pure il ventaccio abbia un suo merito in questo! Ma, ed ecco il senso dell'articolo, in condizioni tempestose come queste tutto può cambiare. Infatti dopo mezzora: D810 su 70-200/2.8FL@86mm 1/1250 f5.6 ISO64 (18:31) Altri venti minuti ed uno spostamento di una cinquantina di metri ed abbiamo questo. D810 su 70-200/2.8FL@190mm 1/5000 f5.6 ISO64 (18:51) E poi, di nuovo, le nuvole coprono il sole, niente vero tramonto questa sera! Ma prima di andare mi regala questa, che credo essere la migliore immagine della giornata. D810 su 70-200/2.8FL@200mm 1/640 f2.8 ISO64 (18:56) Ma non mi arrendo, c'è ancora questa: D810 su 70-200/2.8FL@200mm 1/320 f2.8 ISO64 (19:00) Ora mollo anch'io, l'ora blu è interessante ma i tempi lunghi correlati alla poca luce trasformano questo splendido mare tempestoso in un latte senza senso. È tempo di dedicarsi alla cena! La mattina dopo la sveglia, con il pieno di vermentino che ho fatto a cena, è stata proprio pesante. Ma volevo provare a fotografare il mio amico faro illuminato dall'alba e non avevo idea delle previsioni del tempo, così l'unica cosa da fare era andare a vedere. E andare presto consente di avere in mano tutte le opzioni.... per cui via! Le condizioni sono molto cambiate, c'è meno vento ed il mare è decisamente più calmo. La mareggiata era un ingrediente importante ed insieme al cielo "chiamava" composizioni più chiuse. Ma il mare più calmo mi consente di scendere in basso senza particolari pericoli. Non c'è anima viva in giro, lo spettacolo è se possibile ancora più suggestivo di ieri sera. Riprendo l'ora blu - e qui si apprezza l'importanza del treppiede. D810 su 70-200/2.8FL@70mm 1.6" f11 ISO64 (06:06) Poi le nuvole rese rosa dalla prima luce, con la luna ad arricchire la composizione. D810 su 70-200/2.8FL@70mm 0.2" f16 ISO64 (06:32) Il mare si sta calmando, anche grazie alla marea calante: posso scendere ancora e, finalmente, è tempo di tirare fuori il grandangolo! D810 su 16-35/4@32mm 1.6" f11 ISO64 (07:01) Qui finisce la luce interessante ed io credo di non riuscire a fare più nulla. Così scappo via, le ragazze mi aspettano per la colazione! Non aggiungo note sul materiale, il senso di questo articolo è la fotografia e non l'attrezzatura. Ma se volete ne possiamo parlare nei commenti! Massimo Vignoli per Nikonland (c) 25/3/2021
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  13. #5 Sembra pensare "che bella casa mia".... Poca neve per inizio novembre, ma che colori i larici! 6/11/2021 - D5 su 500/5.6PF 1/500 f5.6 ISO 100
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  14. Quindici anni di Nikonland e una promessa Esattamente il 16 ottobre 2006 aprivamo al pubblico Nikonland.eu. Sembra che non sia passato così tanto tempo eppure è così. All'epoca ci baloccavamo ancora con le reflex in formato DX, la D3 sarebbe uscita in commercio solo a dicembre 2007 e la D700 nel luglio dell'anno dopo. Quindici anni dopo attendiamo invece la prima ammiraglia senza specchio e probabilmente ci apprestiamo a rivivere quanto è successo a cavallo del 1960, quando la Nikon F ha segnato il tramonto delle Nikon a telemetro. Con le mirrorless che prenderanno definitivamente il testimone dalle reflex. Siamo in un'epoca in cui il materiale fotografico è tale e tanto che mancano solo le idee per sfruttarlo bene, il tempo per approfondirne le funzioni e cominciano realmente a scarseggiare anche i fotografi, molti dei quali hanno abbandonato, probabilmente perché non motivati da sufficiente passione. Ma oggi vogliamo solo celebrare i nostri "primi" Quindici Anni con la promessa che almeno fino al 2026 ci saremo, se non altro per vedere che cosa Nikon vorrà proporci per segnare i nostri venti anni. Dopo di che dipenderà da tanti fattori. Non abbiamo la sfera di cristallo per sapere ciò che riserverà il futuro a tutti noi, l'anagrafe purtroppo è difficile da raggirare e forse deciderà al posto nostro. Ma intanto siamo qui : e cercheremo di rendere memorabili questi giorni. Max , Silvio , Massimo e Mauro Se Quindici anni vi sembrano pochi, provate a trovare un altro sito amatoriale dedicato come Nikonland che, senza alcuna componente commerciale, oltrepassi questa boa di longevità. Soffermandoci solo sugli ultimi 5 anni, cioé dall'ultimo grande raduno celebrativo del sito per i suoi "primi 10 anni" (che per ovvi motivi di prudenza non abbiamo ritenuto di ripetere nel 2021) sono tante le novità che vorremmo ricordare. La prima è il trasloco sul nuovo sito, era Nikonland.eu, adesso è Nikonland.it, avvenuto nell'estate del 2017. Giusto in concomitanza con il risveglio di Nikon per il lancio solenne della D850. La seconda, molto importante, il nuovo rapporto amichevole - a differenza del passato - con il distributore italiano. I tempi si sa, sono cambiati, i volumi sono scesi, le difficoltà sono grandi e si cercano alleati ovunque. Ma noi vogliamo credere che sia il fattore umano quello che sigilla le alleanze e pensiamo che sia in questa sfera che vada ricercata la nuova chiave della collaborazione con Nikon che oramai ci permette dal 2016 di avere ogni novità in visione appena disponibile per poterne provare le caratteristiche e scriverne nei nostri articoli. Prima dovevamo acquistare ogni cosa che volevamo provare, e per allargare gli orizzonti ci appoggiavamo ad altri, come Sigma, per avere in prestito obiettivi da testare con le nostre Nikon. Una cosa strana per un sito come il nostro che fin dal primo giorno ha investito ingenti risorse (materiali e non) per sostenere il marchio Nikon in Italia. Oggi invece stiamo attendendo l'invio da Nital del nuovissimo Nikkor Z 40/2 e siamo già in lista di attesa per le novità che speriamo non mancheranno questo autunno. Per carità, restiamo un sito amatoriale, senza connotazione commerciale e libero di esprimere la propria opinione in ogni caso ma ci piace sottolineare come ogni rapporto su Nikonland - interno ed esterno - sia regolato dall'amicizia. Ma siamo anche molto selettivi, il nostro sito è diventato sempre più esclusivamente dedicato al nikonista esperto che è rimasto fedele innamorato di questo glorioso marchio per le ragioni che poi spiegherà in modo più approfondito Max Aquila nelle prossime pagine. L'esperienza ci consente di valutare un oggetto in modo molto approfondito senza usare strumentazione di laboratorio o fare fotografie a mire ottiche. Lo facciamo nel modo più semplice e al tempo stesso naturale che ci sia : utilizzandolo per fotografare. Avere escluso quanto non si può usare su Nikon, dopo un periodo di valutazione delle proposte di altri marchi, ci ha permesso negli ultimi anni di essere più concentrati sulle cose di Nikon e per questo anche maledettamente più esigenti nei confronti della casa giallo-nera. Per questa ragione periodicamente pubblichiamo editoriali critici che cercano di puntare il dito verso quelle carenze che la gestione del catalogo Nikon, costringe i nikonisti a scelte provvisorie, spesso inadeguate ai bisogni e soprattutto inutilmente costose, Lo facciamo a viso aperto, senza la pretesa di essere sempre esauditi ma almeno cercando di suggerire lo stesso senso critico nei nostri colleghi. E' il senso che diamo a Nikonland oggi. Anche e soprattutto oggi che attendiamo, a settimane se non a giorni, l'arrivo della Nikon Z9, prima mirrorless di classe professionale su cui le nostre aspettative crescono mano a mano che riscontriamo limiti nella attuale attrezzatura. E' il sale che ci tiene legati all'evoluzione del marchio. Senza, probabilmente avremmo mollato come tanti altri. Perchè se si può fare bene, allora vogliamo che Nikon lo faccia meglio.
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  15. Come esimersi dal raccontare il mio ingresso in Nikonland ? Circa 10 anni fa ero ancora recluso in uno ufficio a smanettare di fronte al computer ma avevo già in mente cosa avrei fatto da grande: il Nikonlander. Beh, allora non ne ero ancora cosciente, anzi non sapevo neppure cosa fosse Nikonland. Ma un bel giorno… un certo Maratta rispose ad un mio annuncio in cui proponevo uno shooting fotografico con modella in studio. Quel giorno mi vidi arrivare un omone in tuta mimetica, ginocchiere, visore notturno, elmetto con fronde in testa e 500 mm su un treppiede. Seppure fossi agli inizi e non avessi molta esperienza sulla varietà di tipi strambi che compongono il mondo dei fotografi, capì subito che il buon Maratta non avesse mai messo piede in uno studio e soprattutto non avesse mai fotografato una modella. Lo studio tra l’altro non era molto grande per cui feci accomodare il buon Maratta in bagno in modo che avesse abbastanza profondità di campo per inquadrare almeno il viso. Con un piccolo sforzo potete immaginare la scena, con Mauro, in tuta mimetica, sulla tavolozza del water a scattare a raffica con i flash. E non è altrettanto difficile immaginare che la modella si spaventò e cercò di fuggire almeno un paio di volte. Sinceramente, alla fine della sessione, non avrei scommesso un centesimo che lo avrei più rivisto. Invece no. Invece il nostro grande capo, acuto osservatore capì che le modelle non corrono saltellando nei campi e, testardo come solo un Toro di Aprile può essere, decise che avrebbe imparato a fotografare in studio. Da quel giorno, studiando ore ed ore sui libri di fotografia di Peter Lindbergh e Richard Avedon, comprando tutta l’attrezzatura usata di Cinecittà, si dedicò anima e corpo a capire come funzionassero i flash e come non far scappare le modelle. Devo dire che a oltre 10 anni di distanza, c’è perfettamente riuscito. Non so quale alchimia sia nata in quel frangente, ma a poco a poco ci siamo visti sempre più frequentemente, in studi diversi, in location, all’aria aperta e perfino con due modelle in mezzo ad un fiume dopo averlo attraversato in canoa. Insomma, gli anni successivi sono stati un crescendo di eventi organizzati anche grazie a Nikonland e alla partecipazione di massa (i primi tempi si) dei Nikonladers. Come dimenticare il primo mega raduno Nikonlad del 2014 ? I Nikonlanders erano centinaia, forse migliaia… alt! un momento il grande capo mi corregge: erano 52, ma sembravano molti molti di più. Sicuramente c’erano ben 2 modelle provenienti dalla Repubblica Ceca, personalmente selezionate per l’occasione. La cosa divertente è stato constatare come alcuni di voi non avessero mai visto una modella dal vivo, abituati a fotografare anatre e cormorani; se vi state chiedendo come ho fatto a capirlo, vi dico semplicemente che erano quelli che si avvicinavano alle modelle con salivazione azzerata e grondanti di sudore o piuttosto quelli che tenevano la loro Nikon con 4 mani per evitare i tremolii magari pensando “speriamo che mia moglie non venga a saperlo”. Ci sono infiniti ricordi legati a tutti voi e sono fieramente orgoglioso di averne fatto parte per 10 lunghissimi anni e per i prossimi 10 ancora, uno dei più recenti e significativi è stato quello che si svolse presso il mio studio a Milano. In quell’occasione tenni anche un mini workshop sulle foto pubblicitarie con una modella (eh lo so è un mio brutto vizio, ma sto cercando di smettere) e la giornata si concluse con uno street photography sui Navigli fino alla consegna del regalo al nostro Nikonlander più longevo: RobyC. A dimostrazione che Nikonland è qualcosa di diverso, l’evento più toccante per me è stato proprio l’ultimo, quando tutti insieme abbiamo regalato una Nikon al nostro Nikonlander più amato, ed è questo il motivo per cui la mia foto scelta per il libro del 15° anniversario è proprio dedicato a quel momento. Come concludere questa vagonata di ricordi se non ringraziando il “deux ex machina” Mauro che ha creato dal nulla un motivo in più per esistere: Nikonland ! E ha creato a sua immagine e somiglianza (beh forse è un po’ troppo ma lasciamola) tutti noi Nikonlanders… per enfatizzare il momento leggete queste ultime righe mentre sullo sfondo parte l’inno “…siam pronti alla morte, Maratta chiamò! SI!”. Scene dai tanti raduni organizzati insieme in questi anni di ... conoscenza : tl2.mp4
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  16. ... Pare proprio di sì. Almeno, per questo ambulante lo è di sicuro. Ma per me è appena iniziata: le luci si inclinano e i contrasti aumentano, l'aria è più pulita e i colori risplendono... peccato che il levante con le sue alghe al seguito mi abbia tolto la striscia turchese, non ci voleva. Ma non si può avere tutto. Il campo si gioca come si trova... Nikon D500, Sigma 10-20 a 10mm,, 1/160 - f.14 ISO 100
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  17. Arrivato ieri. Se ne vedono pochissimi in giro per il mondo. Quindi qualcuno mi ama davvero se l'ho potuto avere. Ma l'avevo chiesto il giorno dell'annuncio, senza indugi. Appena l'ho visto me ne sono innamorato. E sono certo che ... appena tornerà ad essere possibile, diventerà il mio compagno a bordo pista in autodromo. Praticamente per fare ogni tipo di scatto alle auto. Ma intanto vediamolo qui in mostra statica. Finché non mi arriva la sua degna compagna non ci penso nemmeno a montarlo dietro ad una Zfc. Sebbene debba ammettere che qualche scatto, giusto per farmi un'idea, di nascosto, lo abbia già fatto ... la scatola non è una novità. Lo è il peso, piuma, quando BRT mi ha consegnato il pacco ho pensato ad uno scherzo : non sarà pieno di palline da ping-pong ? In effetti è leggero tutto l'imballo. naturalmente è originale Nital, con quattro preziosi anni di garanzia dalla data dell'acquisto. ma la scatola non ci interessa più di tanto, vero ? dentro si trova subito una scatoletta di cartone ondulato - la plastica è definitivamente bandita nei prodotti Nikon - che contiene paraluce e il solito astuccio leggero che ha il solo vantaggio di essere pieghevole. manualistica e garanzia Nikon Europe Lui è imbustato in un foglio di spugna (biodegradabile ?), lo libero non abbiate paura. E' inserito dentro "a pressione" e si fa fatica la prima volta. Nel mio addirittura erano difficili da estrarre anche i tappi. Insomma il designer dell'involucro ha ecceduto in precisione facendo tutto a misura con tolleranze di mezzo micron. Niente di male, io gli imballi li metto subito in magazzino ... lui è bello da impazzire. Per qualcuno sarà più tozzo del 70-200/2.8 S, ma per me è decisamente ... sexy. Tutto in metallo freddo a partire dall'attacco Z fino alla ghiera con le tacche delle posizioni di lunghezza focale. Poi l'anello di zoomata e la parte terminale, quella interna mobile e gli attacchi di filtro e paraluce in plastica dura. E' un oggetto premium in tutti i dettagli. Made in Japan, l'obiettivo e il paraluce. Solo i tappi vengono dalla Thailandia. Ditemi che non cambia niente. Ma se lo fanno in Giappone qualche cosa significa. Forse quel ritocchino di prezzo rispetto alle attese ? comandi principali e secondari sono analoghi a quelli del 70-200/2.8 S. Ma c'è una importante novità. La ghiera programmabile, è stata spostata. Negli altri S è vicina all'attacco ed è scomodissima da azionare, specie su un obiettivo importante. Qui è stata spostata vicino al display LCD e agli altri tasti funzione. Ergonomicamente è un cambiamento sostanziale. in più è in metallo pieno, diamantata, con una finitura straordinariamente bella da guardare e da toccare. Datemi del feticista ma ... l'adoro. l'attacco del piedino, il piedino stesso e la vite di serraggio sono analoghi a quelli del 70-200/2.8 ( i piedini sostitutivi Arca Swiss per il 70-200/2.8 sono adatti anche a questo). Così a prima vista la vite mi sembra più grossa ma non ho in casa il 70-200/2.8 da 7 mesi e vado a memoria. altro dettaglio matricola 2384. Saranno 2384 pezzi già prodotti oppure solo 384 ? Misteri della numerazione Nikon ... particolare del tasto funzione Fn2, programmabile a piacere dal menù della fotocamera e il nuovo logo S in rilievo introdotto dal 105/2.8, particolarmente appariscente. In foto non rende allo stesso modo che dal vero. l'altro tasto funzione Fn e la ghiera programmabile diamantata di cui parlavo la parte del display lcd OLED la bella incisione della marchiatura del modello e quella anteriore che riporta le specifiche complete, con il passo filtri da 77mm l'anteriore il blocco-sblocco del paraluce il paraluce è più profondo e con i petali rispetto al 70-200/2.8. All'atto pratico ci sarà un perchè. dettaglio della lente di ingresso e degli anelli di filtro e paraluce massima estensione. Non c'è un tasto di blocco della zoomata. Non serve. La ghiera è dura da azionare e non c'è alcun rischio che si muova accidentalmente. Anzi ... con il paraluce le foto vi assicuro che non rendono esattamente quanto sia bello dal vero. Anche se ho cercato di dare tridimensionalità con le luci. ancora dettagli di tutti i comandi. particolare del barilotto interno che fuoriesce quando si aumenta la focale. limitatore di messa a fuoco. Solo due posizioni : da 3 metri ad infinito e full. Forse chi lo vorrà usare per scopi ravvicinati avrebbe preferito un limite intermedio dal minimo a 3 metri. *** Bene. Questo è il primo contatto che spero vi abbia coinvolti. Vi riporto le mie primissime impressioni. Quelle operative arriveranno solo con la Z9, spero tra non troppo tempo. costruzione : realmente premium in ogni dettaglio, dai materiali all'assemblaggio. Soluzioni progettuali e dimensionamenti sono inappuntabili funzionamento meccanico : la ghiera dello zoom è molto contrastata, quasi dura, da "uomini veri" ed è così che deve essere per uno zoom professionale che speriamo ci accompagni almeno per un decennio funzionando sempre come il primo giorno autofocus : fulmineo, non credete a quello che scrivono certi che si fanno abbagliare dal tipo di motore. Se i progettisti sanno come usarli, i normali motori passo passo vanno una meraviglia. Non è vero che ci sono AF-I di 20 anni che vanno ancora a meraviglia nonostante non ci siano più ricambi ? stabilizzatore : al netto del corpicino della Zfc, direi che è adeguato alla classe e alla focale dell'obiettivo. In più è assolutamente silenzioso peso ed ingombro : al netto della parte anteriore un pò più cicciosa perchè deve contenere un barilotto da 77mm libero di fuoriuscire liberamente, è analogo al 70-200/2.8 S ma ha una portata doppia. Un oggetto estremamente flessibile che consentirà grande libertà di impiego. Non andate a spendere soldi inutili in piedini aggiuntivi. Anzi, liberatevi dei 140 grammi di quello in dotazione ed usatelo a mano libera ! altro non saprei dire se non che ne sono già innamorato. E' bello come un gioiello di precisione meccanica uscito dalla più sofisticata officina artigianale. Già così, poggiato sul tavolo, si fa ammirare. I primi scatti sono fantastici. Non vedo l'ora di poterlo far volare !
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  18. Scopo di questo articolo è stimolare ad uscire dalla propria confort zone, dalle fotografie fatte e rifatte, che delimitano il nostro ambito fotografico preferito. Ma anche, mentre ci si sta impegnando in una sessione fotografica, a spingere, a provare... a migliorare il modo in cui si fotografa il soggetto che si ha davanti. Entrambi, secondo me, sono percorsi validi per crescere come fotografi. Certo, non sono gli unici, ed anzi probabilmente sono i meno praticati perché, ben più comunemente, si cerca di perfezionare quello che si sa già fare mirando a farlo sempre meglio. Ma, ad un certo punto, ci si trova contro un muro, a volte tecnico e a volte creativo, che ci sbarra la strada. Ed allora, che c’è di meglio, almeno per un po’, di prenderne un’altra? Per sviluppare ed illustrare il concetto, racconterò dell’esperienza fatta questa mattina al parco vicino casa, dove sto andando, da qualche settimana, a fotografare i funghi. Perché i funghi? Beh, sono un soggetto facile da trovare, almeno nella stagione giusta, non scappano, non si muovono se c’è vento ma anzi, stanno li e molto pazientemente lasciano giocare il fotografo. Di più, almeno a mio gusto mediamente non sono dei bei soggetti, almeno quelli che trovo di solito. E quindi per fare una “bella foto” occorre metterci del proprio, cercando la migliore situazione, la luce giusta, componendo bene… e via dicendo. Il mio obiettivo è piuttosto ambizioso: imparare a fotografare la macro con i flash. A fare qualche macro ho iniziato “grazie” al lock-down della scorsa primavera, con il 70-200 ed una lente diottrica. Mi sono divertito - apprezzando il fatto che è insieme divertente, creativo e complicato - ed ho deciso di investirci sopra, acquistando alcuni mesi fa il nuovo 105/2.8S MC e, ad inizio settimana, un flash Godox AD100Pro. Quest’ultimo sia perché la luce in dicembre nel sottobosco del parco del Ticino è raramente interessante sia perché la sua gestione è un elemento indispensabile. Ma, e questo è secondo me particolarmente interessane, anche per ibridare fotografia di natura e di studio: ho deciso di provare ad impiegare quello che ho imparato da Mauro e Ross sulla luce flash. Esattamente come cerco di ibridare fotografia di animali e paesaggio con i miei animalscapes! Dopo questa interminabile introduzione, ecco la prima foto. Questo è il fungo che ho trovato nella mia passeggiata. Ho impiegato ben più tempo rispetto all'ultima volta: temo che la stagione dei funghi sia proprio in fondo! Tra l’altro, io speravo di trovare tutto un po’ bianco e ghiacciato per la nevicata di ieri – situazione speciale per i funghi - ma evidentemente nella notte ha piovuto. Z6II su 105/2.8S MC 1.3" F16 ISO100 La foto è piuttosto banale, nonostante il fatto che ho cercato di stare basso, almeno quanto mi ha consentito il treppiede a gambe completamente aperte. Ma visti i dati di scatto c’è poco da fare, il treppiede mi serve. O no? Vedremo… Intanto, guardando bene, vedo che non ho un soggetto ma 2! Si, perché sul gambo del fungo c’è una specie di moschina. Insomma, funghi e mosche… Mi dedico innanzi tutto alla mosca: Così non va: non risalta e, usando il treppiede, non c’è modo di averla parallela al sensore, la macchina è troppo alta. Ok, è il momento di tirar fuori il flash nuovo! E di sporcarsi i pantaloni… Questo il primo tentativo. Z6II su 105/2.8S MC 1/60 F5.6 ISO800 flash Godox AD100Pro Forse va meglio, ma ancora non ci siamo. Però capisco che sto andando nella direzione sbagliata. L’interesse deriva dalle ali e dalle goccioline. Per cui occorre rivedere completamente quello che sto facendo: devo stare parallelo al soggetto, andare al massimo in controluce sulle ali e produrre un bel contrasto tra luce ed ombra per dare dinamica e movimento all’immagine. Insomma, tra il dire ed il fare ci sono voluti più di 50 scatti… Ma questo è il risultato: Z6II su 105/2.8S MC 1/100 F16 ISO800 flash Godox AD100Pro Ed ora il piatto forte: Il fungo. Z6II su 105/2.8S MC 1/30 F11 ISO900 Proseguo da dove ero arrivato, cioè dal controluce. Questa è l’immagine fatta senza flash, di nuovo piuttosto piatta. Ma con il flash si può drasticamente cambiare il rapporto di forza tra la luce sul primo piano e quella sullo sfondo - semplicemente agendo sul tempo di scatto, sugli ISO e sulla potenza flash. Inizio quindi a giocare con queste variabili e, dopo una trentina di scatti sono qui: Z6II su 105/2.8S MC 1/30 F22 ISO800 flash Godox AD100Pro Ed estremizzando il concetto, qui: Z6II su 105/2.8S MC 1/100 F8 ISO200 flash Godox AD100Pro La sintesi? Quando fotografate, non fermatevi al primo scatto ma cercate di “lavorare” il soggetto, di capire come farlo rendere al meglio attraverso la comprensione di cosa non funziona nella fotografia appena fatta. Nel farlo credo proprio vi divertirete e, se avrete raccolto la sfida di fotografare qualcosa di diverso o in un modo diverso, magari aperto una strada nuova alla vostra crescita come fotografi. Tra l’altro, cercare nuovi modi di usare nuovi strumenti è una cosa particolarmente stimolante in questo periodo di transizione! Queste foto? Il loro scopo è unicamente quello di illustrare un pezzo di strada, percorsa cercando di "far rendere il soggetto" ed usare due, per me, nuovi strumenti. Nessuna pretesa di dire che i risultati ottenuti siano particolarmente buoni in senso assoluto, ma sono piuttosto fiducioso che quelli arriveranno con applicazione e metodo! E tu? "lavori" i tuoi soggetti? pensi mai alla tua crescita come fotografo? scrivilo sotto, così ne possiamo parlare!!! Massimo per Nikonland (c) 9/12/2021
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  19. #1 Baia di Poggio di Mezzaluna -isola di Sant'Antioco - 04.12.2021 Nikon z6, nikon z 14-24, treppiede.
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  20. #2 Buongiorno invio la mia prima foto, z7ii con 50 1,2 rigorosamente ad 1,2 studio flash profoto iso 64 grazie per l esistenza di questa enclave Nikon
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  21. #1 Ciao, dato che non ho potuto partecipare al precedente, inauguro quello di questa settimana. Cala Lunga- Isola di Sant'Antioco (foto del 20.11.2021) Nikon z6- Nikon z 14-24 - treppiede- tre scatti.
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  22. 14 Cinciallegra nell'oro, 10.11.2021 Nikon D5 Nikkor 5.6/500 PF ED F. 5,6 1/200 sec. ISO 320, mano libera
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  23. D300S su 500/4G+TC14@700mm 1/1250 f8 ISO 400 - 2/4/2011 Racconigi - Quante ore in quei capanni! Ho iniziato a fotografare con Nikon nel 2000, 21 anni fa. Nel 2000 non conoscevo la fotografia ed ancora meno le attrezzature fotografiche allora disponibili. Arrivai per caso a Nikon e quale fu il motivo? Un incidente! Infatti, in uno dei miei primi viaggi, in Norvegia per la precisione, la macchina fotografica che avevo recuperato e portato con me, per qualche bella foto-ricordo, mi cadde e si guastò. Retrospettivamente, fu un’enorme fortuna: questo inconveniente mi diede il motivo per tartassare Guido, un amico convinto Nikonista, ma proveniente da Canon e quindi capace di illustrami quelli che allora erano i punti di forza e debolezza di entrambi i marchi, con mie richieste di informazioni a 360°. Giornate intere di insistenti piogge mi diedero, per una volta, una mano e tornai a casa pieno di voglia di fotografare e con la consapevolezza che Fotografia non è, o almeno non è soltanto, l’istantanea al bel paesaggio fatta nelle vacanze agostane. Appena rientrato, la prima cosa che feci fu acquistare una F80 con il 28-105 ed un pacco di rullini…. Poi un 20… l’80-200, il 300, una F100…. Nel tempo la lista è diventata enormemente lunga. Solo dal 2006, anno in cui ho iniziato a fotografare in digitale e, curiosa coincidenza, anno della fondazione di Nikonland, ho acquistato ed utilizzato estensivamente 11 corpi macchina e 44 obiettivi, con focali da 12 a 600. E molti altri ne ho provati. Questo non solo per turn-over di lenti e macchine nel mio zaino, ma anche perché a me essenzialmente piace fotografare e lo faccio praticando, anche se ad intensità e con dedizione diverse, più generi fotografici - dal paesaggio al wildlife, dalla fotografia di viaggio a quella in studio. Ma, lo sapete, due sono i miei grandi amori: gli animali ed i paesaggi naturali! La tecnologia impiegata nelle nostre Nikon mi appassiona solo nella misura in cui rende questi strumenti così efficaci nel supportarmi mentre realizzo le mie fotografie, quindi non ho nessuna intenzione di scrivere una recensione di lenti e corpi. Questo articolo vuole raccontare le sensazioni e le soggettività che mi hanno accompagnato e fanno parte di me, quando vado a fotografare con le mie Nikon e che provo a recuperare attraverso i ricordi per condividere con voi una piccola selezione di immagini. Non partirò dal citato 2006, ma da un passato più prossimo, per rendere l’articolo “contemporaneo”. D700 su 16-35/4@22mm 1/15s f18 ISO 200 - 10/9/2011 Laghi Avic - Un posto che amo tantissimo, li in autunno il mio cuore si sincronizza con l'universo. Inizio da quella che fu una vera milestone dell’era digitale: l’uscita di D3 e D300 e, poi, D700. Cioè il periodo in cui Nikon, “nell’era moderna”, ha confezionato un sistema digitale, oggi si dice un ecosistema, convincente a tutto tondo perché composto da strumenti allo stato dell’arte – file ben lavorabili anche ad alti ISO, risolvenza delle lenti ed autofocus rapido e preciso, VR - prendendo la guida del mercato in termini di qualità ed efficacia delle soluzioni realizzate. La D3 l’ho solo provata, ero erroneamente convinto di avere sistematico bisogno di chiudere le inquadrature grazie al fattore di crop del DX, ma con D300 e D300S ho realizzato centinaia di migliaia di fotografie e, superate le mie personali resistenze, anche di più con la D700. Di fatto, quei corpi macchina insieme a 16-35/4G, 70-200/4G, 300/2.8G e 500/4G, hanno cementato il mio essere Nikonista. D700 su 500/4G+TC14@700mm 1/640 f5.6 ISO 1600 - 5/6/2011 Islanda - Un viaggio unico, che porterò nel mio cuore per sempre, insieme ai ricordi più sacri. Poi c’è stato un altro momento catartico: i sensori ad alta risoluzione. Come molti ho saltato la D3X: troppo costosa e, per chi fotografava prevalentemente animali come me in quel periodo, anche troppo lenta. Ma poi sono arrivate loro: D800, D800E e D810: una meglio dell’altra. Anzi, una più dell’altra perché la D810 ha evoluto le altre in ogni aspetto significativo, diventando per me una fantastica macchina per Landscapes ed Animalscapes. D810 su 16-35/4@21mm 6" f16 ISO 64 - 22/8/2015 Spagna del nord - Beh, è mare ma anche montagna! D810 su 70-200/4G@82mm 1/250 f4 ISO 90 - 22/6/2015 Finlandia - Il primo viaggio della mia seconda vita. Non ero sicuro di nulla, nemmeno di farcela. Ed in mezzo, la mia prima DSRL 100% professionale: la D4, che mi ha accompagnato nei primi viaggi “seri”. D4 su 500/4G 1/500 f4 ISO 2800 - 24/6/2015 Finlandia - Mi batte ancora il cuore quando ripenso a quanto ho trattenuto il respiro pregando che stesse con noi.... ma un lupo è un lupo per l'ombra! Qui su Nikonland l’abbiamo definita “la familiare”, quasi in accezione negativa rispetto alla D3S e alla D5 che l’hanno preceduta e seguita che, per stare nella metafora automobilistica, definirei due spider pepate. Arriviamo così agli ultimi dispari in ambito DSLR. Nikon come altri ha adottato un ciclo produttivo “Tick-Tock”, che significa che una serie innova e la serie dopo consolida. Per cui dopo la D4 ecco Batman, la D5. Ma fu, ed è, amore totale ed incondizionato. La D5, per me, è stato l’apice, la vetta. Ad anni di distanza, niente veramente più di lei con quella tecnologia di base: La D6 l’ho provata e saltata: da una parte intenso l’amore per la D5 e dall’altra troppo forte il richiamo delle Z. D5 su 50/1.8 1/200 f2.5 ISO 400 - 3/2/2019 Milano - Non è facile stare davanti ad uno sguardo così, pensare a come fotografarlo e... fotografarlo. D5 su 500/4E 1/1600 f4 ISO 3200 - 8/2/2017 Finlandia - La natura ha leggi semplici. Una è che la vita si costruisce sopra alla morte. Ma, grazie al consiglio di un buon amico, ho usato con profitto anche la D500. La sorellina della D5, piccante anche lei, in grado di esserle perfettamente complementare nella fotografia di Wildlife. Una squadra efficacissima, che spero Nikon reiteri in quanto per me il massimo è avere due corpi complementari. D500 su 500/4E+TC14@700 1/800 f7.1 ISO 360 - 13/5/2018 Parco del Ticino - Chiamarla TC15 è riduttivo, ma come moltiplicatore è il migliore mai costruito. E siamo alle Z. Una svolta così importante e fondativa da far coniare a Mauro e Max il nome Zetaland! Io all’epoca ero perplesso: non trovavo quello che avrei voluto. Ma tutte le rivoluzioni conquistano alcuni al primo sguardo ed altri con il tempo: io per le Z sono indubbiamente stato nel secondo gruppo ed ho impiegato un po’ di tempo, nel quale Nikon ha migliorato il SW, per trovare nelle mie Z gli aspetti positivi capaci, come ora, di farmi lasciare spesso a casa le DSRL serie 5. La prima sono le ottiche, di una qualità tale da farmi perdere ogni freno e resistenza al cambiamento: ogni lente Z di serie S che esce supera con ampio margine la lente F che l’ha preceduta, sia per prestazioni che per comodità d’uso. Inutile elencarle: lo hanno fatto tutte. La seconda è un insieme di caratteristiche abilitate dall’enorme salto tecnologico: le informazioni a mirino, la totale assenza di vibrazioni che rende possibile scattare a tempi mai visti anche con i supertele, la silenziosità solo per citarne alcune. Z6 su 500/4E 1/200 f4 ISO 6400 - 27/10/2019 Parco del Ticino - Ma allora è vero che sono così ben mimetizzato che senza Clack non mi vede?!?! E poi l’enorme versatilità di un sensore disponibile a qualsiasi utilizzo. Z6II su 14-24/2.8S@14 20s f2.8 ISO 3200 - 10/7/2021 Nivolet - Passare la notte sotto le stelle, da soli, è come trascorre del tempo davanti ad uno specchio molto speciale. Ma poi c’è il game changer per definizione: la promessa di autofocus intelligente capace di riconoscere nel soggetto viso ed occhi. Promessa che oggi con le Z6II e Z7II, e con declinazioni diverse nelle altre Nikon Z, è mantenuta nella fotografia di persone, di paesaggio e di tipo generalista, ma che attende un corpo dispari capace di portare tutto questo allo stato dell’arte per qualsiasi sfida, anche quelle nelle condizioni selvagge ed impegnative che più mi piace vivere. Z6 su 70-200/2.8E@200 1/125 f2.8 ISO 6400 - 26/5/2019 Milano - Beh, questo è uno scherzo. Le avventure impegnative e selvagge che preferisco sono altre. Ma vi assicuro che davanti ad Arya, la prima volta che usavo una Mirrorless, senza la D5 per evitare tentazioni e con la Z6 che non pilotava il flash.... ho sudato un sacco!!! D3, D5 ed ora Z9. Non so se è voluto, ma questo doppio salto rappresenta perfettamente la distanza che mi aspetto Nikon metta tra la Z professionale e l’apice delle DSRL. Ma c’è una cosa che non ho ancora detto. E cioè perché, nonostante a notevoli successi siano succedute luci ed ombre nella transizione al mirrorless, io sia così chiaramente orientato verso un futuro tutto Nikon? Perché spero così tanto nella Z9? Non sono un fan. Ancora meno un social addicted oppure un influencer che deve stupire chi lo legge ad ogni nuovo post. Amo fotografare, mi voglio concentrare nel fare le mie immagini e non sui bottoni ed i comandi dei miei attrezzi. Le mie dita ed il mio cervello, in anni d’uso, hanno raggiunto una simbiosi con le mie Nikon. I miei occhi quando guardano nel loro mirino si trovano a casa. I miei obiettivi Nikon Z sono assolutamente perfetti, il meglio che io abbia mai usato o che abbia mai visto, in assoluto. Il loro unico difetto è che non ci sono ancora tutti! Le mie Nikon sono state le affidabilissime compagne del mio sfaccettato viaggio e se le mie attuali Nikon Z (Z6 e Z6II), seppur dotate di alcuni vantaggi rispetto alle DSRL serie 5, non sono state ancora capaci di superarle nella fotografia d’azione più esigente, conto che la Z9 risolverà brillantemente il problema. D5 su 80-400/4.5-5.6@320mm 1/1000 f8 ISO 500 - 12/5/2019 British Columbia - D5: Puoi volare, nuotare, camminare o correre. Io lo metto a fuoco dove vuoi tu. Inoltre, sono convinto che l’attrezzatura sia una fondamentale componente nel produrre le nostre immagini ma anche che queste siano ben più influenzate dal fotografo: è più importante chi c’è dietro il mirino che cosa c’è davanti. Non parlo solo di Arte e di capacità del fotografo di immaginare le proprie fotografie, ovviamente fondamentali, ma della componente artigiana, quella costruita nell’uso e negli anni con quelle specifiche attrezzature. E qui il cerchio si chiude perché Nikon è stata capace di conservare la coerenza comportamentale del proprio prodotto attraverso le diverse generazioni. E così, come mi sono trovato subito a casa con i comandi delle prime Z usate, mi aspetto di esserlo anche con la Z9, che ovviamente attendo più evoluta, intelligente e veloce della mia D5. Insomma, il mio non è un semplice colpo di fulmine ma una relazione ventennale costellata di colpi di fulmine, per un’amante che si rinnova ed ogni volta mi sorprende. Nikon, what else? Massimo per Nikonland (C) 16/10/2021 - il nostro quindicennale
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  24. A complemento dell'articolo di Max, sperando di far cosa gradita, aggiungo questa mia breve esperienza con il 24-120mm f4 S, gentilmente prestatomi dall'amico Alberto. Tutte le foto (tranne quella che riprende me) scattate con Nikon Z6 e 24-120mm f4 S, minima o nessuna postproduzione. Cliccateci sopra per aprirle. Una passeggiata dalle parti di piazza Gae Aulenti a Milano. Poca gente tutta giustamente mascherata, ma proprio per questo poco attraente, per cui mi sono dedicato più che altro all'architettura aggiungendo qualche dettaglio per offrire spunti per valutare questo zoom e alla fine, ma molto brevemente, la mia impressione d'uso. Quindi pochissimo testo ma tutti i dati di scatto, per chi fosse interessato. Cominciamo: La fontana-laghetto di Piazza Gae Aulenti si presta a giocare con i riflessi degli edifici: 69mm f8, 1/80s, 400 ISO +07 sovraesposizione. 69mm f4, 1/250s, 200 ISO, + 0,7 sovraesposizione. Una panoramica un po' più ampia 28mm f8, 1/80s, 400 ISO 24mm 9, 1/320s, 220 ISO Magari vi aspettereste almeno un po di fringing, qualche aberrazione lungo il tetto dell'edificio dove il contrasto è maggiore? Invece no! Guardate questo crop 100%: Ancora qualche scorcio: 24mm f4, 1/1000s, 220 ISO. 63mm f4, 1/250s, 140 ISO Curiosa ex casa di ringhiera con simpatico murales, peccato per la sponsorizzazione ... 64mm f5.6, 1/320s, 100 ISO Milano è anche questo (quasi controluce, ritaglio a 16/9): 75mm f9,1/320s, 180 ISO Un tentativo quasi astratto: 24mm f9, 1/250s, 1250 ISO, + 0.7 compensazione esposizione. Un pochino di street, ma poco poco: 77mm f5.6, 1/320s, 360 ISO 120mm f8, 1/250s, 400 ISO, + 0.7 compensazione esposizione. Qualche dettaglio, a tutta apertura, così per dare un'idea dello sfuocato eccetera eccetera . Questi almeno non hanno la maschera... 90mm f4, 1/100s, 220 ISO. 120mm f4, 1/1000s, 110 ISO. Volete un crop? Eccolo! Nitidezza? Basta chiedere: Occhio al passero. 120mm f5.6, 1/100s, 500 ISO Crop 100% (cliccare sopra): A chiudere, le mie impressioni, anzi la mia impressione: Gli entusiasti fanno bene ad essere entusiasti. Anche questo zoom si allinea qualitativamente agli altri obiettivi della serie S, resa impeccabile, ergonomia che crea dipendenza (leggete l'articolo di Max per i dettagli), confesso: non riesco ad essere obiettivo su questi obiettivi ! Bene dovrebbe essere tutto... ah no! Non sarei io se non mettessi un gatto, giusto? Allora eccovi la Mascotte del Giardino di Via Pepe! 120mm f4, 1/250s, 560 ISO, + 0.7 compensazione esposizione. Date queste premesse, non vedo l'ora di avere in mano il 100-400mm f5.6 S CIAOOO! Foto di Alberto Varasi (con la mia Nikon Zfc).
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  25. Finalmente l' ho portata a casa, ''Nikon Z9 is here''. Per entrare nel mondo delle Z ho voluto farlo con la Nikon Z9 e il nuovo FTZII. Prossimamente arriveranno i Z 24-70/2.8s, Z 100-400/4,5-5,6s e Z MC 105/2,8s. Per il momento la usero' con i miei tele AFs 300mm f/2.8G VR, AFs 70-200/2.8E FL VR ed il AFs 200-500mm f/5.6E VR. Da domani comincia un altro modo per fare la fotografia che saro' lieto di condividerlo con gli amici Nikonlanders.
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  26. La tecnologia dei sensori digitali continua a progredire, tutti sappiamo da presentazioni ed anteprime delle innovative qualità del sensore della Z9 che le consentono raffiche decisamente rapide - 20, 30 o 120FPS a seconda delle modalità operative scelte. Così come sappiamo che quella velocità di lettura dei dati dal sensore ha consentito di mettere nel cassetto dei ricordi oltre allo specchio, come tutte le mirrorless ovviamente, anche l'otturatore meccanico. Nikon è stata la prima a riuscirci ed è una conquista epocale. Il tutto è accompagnato da un autofocus estremamente performante, un vero e proprio benchmark con il quale tutto il mercato dovrà confrontarsi negli anni a venire. Ma c'è un'aspetto che non ero ancora riuscito a valutare e cioè come i suoi tanti megapixel - 45 - potessero coniugarsi con le riprese ad alti ISO, a cui le ultime ammiraglie Nikon - D5 e D6, ma dalla D3 in avanti il trend è stato questo - ci hanno abituato. Ho quindi accolto con enorme interesse la possibilità di regolare il primo file NEF della Z9 che mi è capitato tra le mani, per il quale ovviamente occorre ringraziare il nostro Mauro. Purtroppo il mio software preferito - Capture One 21 - non è ancora stato aggiornato con i profili dedicati e, quindi, ho dovuto transitare dal convertitore DNG di Adobe. Questa premessa per dire che i risultati a regime, con il giusto profilo, saranno sicuramente migliori di questo, sotto tutti gli aspetti, colore e rumore compresi. Ma quello che ho riscontrato è decisamente interessante, ho quindi voluto condividerlo con voi senza attendere oltre. Occorre, però, fare un'altra premessa: La Z9 è un'ammiraglia Nikon. La sua destinazione sono mani ed occhi esperti, in ripresa ma anche sul sw preferito. E' ovvio, quindi, che per ottenere il massimo da lei si debba essere nella condizione di saper fare la propria parte. Non parlo di "scienza dei razzi", per fare quanto vi mostrerò ho impiegato giusto un paio di minuti. Ma andiamo con ordine, l'immagine in questione ha come soggetto questo bellissimo cane. E' stata scattata a 10.000ISO e con tempo di scatto 1/1000 di secondo perché, evidentemente, non sta granché fermo. La luce è pessima, poco contrasto e nessuna modellazione del soggetto. Ho quindi aggiunto contrasto con curve e livelli e, era piuttosto "opaca". Ma questa è nella sostanza la stessa luce nella quale spesso mi trovo a lavorare nel bosco, al mattino presto. In ogni caso quella dove si finisce per usare ISO a 5 cifre, che quando c'è il sole - o la luce flash - non servono. Qui vedete le regolazioni impostate con i normali default di Capture One, alle quali ho aggiunto un pizzico di chiarezza e di struttura. Niente di custom, insomma. Il file non sembra così bello, vero? Già: approccio sbagliato. I file ad alti ISO non si regolano in questo modo. Infatti, quando regolo file ad alti ISO - anche quelli della D5, non applico MAI queste impostazioni in modo indifferenziato su tutto il fotogramma. E' proprio l'ABC, anche se spessissimo mi accorgo che non tutti lo fanno. Alcuni non lo sanno, altri pensano sia complicato.... Ma di sicuro l'utilizzatore tipo di un'ammiraglia lo dovrebbe sapere. Perché il risultato è radicalmente diverso. Quindi, come si regola? Così: Lo sfondo, un livello per il soggetto ("Muso") ed uno per la parte priva di dettaglio perché fuori fuoco ("Rumore"). Su tutto il fotogramma applico un poco di nitidezza, circa metà del default, con ampia soglia per automaticamente restringerne l'applicazione alle parti con più dettaglio. Anche un po' di riduzione del rumore di luminanza, ma elevando il valore dello slider "Dettagli" per preservarli. E molto molto meno riduzione del rumore cromatico rispetto al default: nel file della Z9 è pochissimo. Vedete che quella bellissima sfumatura di colore intorno agli occhi nel secondo file è rimasta. Nel primo era obliterata dalla riduzione del rumore. E poi, prendendo un pennello molto morbido e sfumato e faccio una maschera grossolana, evidenziata in rosso, delle zone che hanno dettaglio, così: Alle quali applico ancora nitidezza, con un raggio più piccolo ed una soglia "normale". Oltre al pizzico di Chiarezza e Struttura. Questo mi consente di valorizzare il dettaglio dove è presente. La quantità è a 200 sia perché l'effetto di un raggio così fine è inferiore sia perchè la maschera non è completamene opaca. Il complessivo quantitativo è sostanzialmente lo stesso del default. Ma applicato in modo intelligente. E poi? Poi il secondo livello, quello del rumore: La maschera non è rifatta, ho semplicemente detto al software di prendere quella del muso ed invertirla. E vedete, qui non ho regolato nel complesso la riduzione del rumore. Già: fuori fuoco non ci sono particolari dettagli significativi ed il poco che serviva lo fa la nitidezza lasciata sul livello "sfondo". Risultato? questi sono 2 crop a pixel reali, compressi all'80% Sul mio schermo 4K, equivalgono a guardare col lentino una stampa di 130cm di lato lungo a 160DPI. Sul vostro l'ingrandimento, in dipendenza del pixel pitch, può essere diverso. In ogni caso ricordatevi di farci sopra un click per vederla al 100%. Che dire? Ovvio, per pixel i file della D5 sono più puliti. Ci mancherebbe, sono meno della metà e quindi ricevono per ciascuno più del doppio di luce. Ma questi sono molti di più, hanno una "grana" straordinariamente piccola e, regolati in maniera adeguata, sfornano un file perfetto anche per stampe grandissime e ricche di dettaglio e con pochissimo rumore, con un lavoro di pochi minuti. Anche a 10.000ISO. Anche nelle aree più scure del fotogramma. Spero sia di interesse, io l'ho scritto per dare ai Nikonlander qualche elemento di sostanza prima dell'arrivo su Youtube dei molti video girati da chi, spesso senza sapere cosa farci con una macchina fotografica, disserterà del rumore dei file della Z9. Ah, dimenticavo la sintesi: indovinate? un altro tassello fondamentale che troviamo al posto giusto! Brava Nikon! E beati i Nikonlander che per primi riusciranno ad usarla sui propri soggetti preferiti! Massimo per Nikonland (c) 3/12/2021
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  27. #31 Uno splendido tramonto africano con la sua calda luce, ma sopra di noi all'improvviso la pioggia e un bellissimo leone da fotografare/ammirare. Una condizione atmosferica eccezionale per il più bel momento fotografico del 2021. Masai Mara, luglio 2021 Nikon D850, 180-400, ISO 6400, 1/640s, 220mm, f4.
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  28. #22 Via lattea 10/7/2021 - Z6II su 14-24/2.8S@14mm 20" f2.8 ISO 3200 (10 scatti incollati con Starry Landscape Stacker per abbattere il rumore).
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  29. 10 anni. E' difficile ricordarti esattamente com'eri, sono rimasti solo frammenti. (no, non è vero. Dorka non si dimentica ) (foto pubblicata controllando il mio PC in remoto direttamente dalla clinica, tra il passaggio di una suora e l'altra )
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  30. #8 La neve è un evento raro da queste parti, soprattutto nel mese di novembre e soprattutto a bassa quota Uno scorcio di Badde Salighes, giusto questa mattina Nikon D7100, Sigma 10-20 a 10 mm - 1/200 f.13 Iso 200 compensazione -0.3
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  31. Il nuovo obiettivo Nikkor Z MC 50mm F/2.8 è delle due nuove lenti Nikon Z indirizzate al mondo macro, quella utilizzabile ed apprezzabile anche sott’acqua in particolare con sensori in formato DX (APS-C). Si potrà così evitare di montare l’apposito adattatore a baionetta FTZ per sfruttare una delle classiche ottiche Micro Nikkor (60 o 105 mm micro Nikkor). Indubbiamente un grande vantaggio sott’acqua: attrezzatura più leggera e compatta sia a livello di fotocamera che a livello di dome port e adattatori. Il nuovo Nikkor Z MC 50mm F/2.8 segna, quindi, una svolta a livello di macrofotografia per quanto riguarda il mondo Nikon ed i particolare la serie Z. Un’ottica che ben si presta al ritratto e alla macrofotografia con rapporto di riproduzione 1:1 e che ho voluto subito provare con Nikon Z50 per sfruttarne a pieno le caratteristiche. Mancando ancora un riferimento nella port chart di Nauticam, ho utilizzato per l’occasione il “Flat port 74 M77” in accoppiata con il “Flip diopter holder M77”, grazie al quale è possibile utilizzare anche eventuali lenti macro aggiuntive. In realtà Nauticam non ha perso tempo ed in poco tempo a già aggiornato i dati, consigliando l’utilizzo del Nikkor Z MC 50mm F/2.8 con il N100 Flat port 29 in accoppiata con “l’Extension ring da 30 mm” o più semplicemente con il “Flat port 66”. Nauticam NA-Z50 pronta all’immersione. Nikon Z50 con l’obiettivo macro Nikkor Z MC 50mm F2.8, 2 flash Inon Z-330 e lente addizionale super macro con adattatore flip. Il formato DX del sensore della piccola Nikon Z50 ben si presta a lavorare con quest’ottica. La focale da 50 mm, in accoppiata con il sensore APS-C della piccola ma prestante Mirrorless “entry level” di casa Nikon, permette di realizzare fotografie macro di grande qualità. Nikon Z50: una Mirrorless piccola e compatta, facile da utilizzare ma dalle potenzialità a volte sbalorditive. Queste le prime impressioni una volta in acqua con la Z50 e la custodia Nauticam NA-Z50, custodia espressamente progettata per portare in immersione la più piccola della serie Z. Impressioni che diventano un’entusiasmante conferma e realtà dopo solo poche immersioni. Un esemplare di Flabellina rosa fotografata con Nikkor Z MC 50mm F2.8 Un’ottica luminosa in grado di regalare immagini molto nitide con una definizione spettacolare, dotata di una minima distanza di messa a fuoco di soli 16 centimetri e con un rapporto di riproduzione di 1:1. Flabellina rosa fotografata, in questo caso, con Nikkor Z MC 50mm F2.8 e lente addizionale macro da + 5 diottrie In macrofotografia, utilizzando la sua apertura minima di diaframma (F/22), è possibile ottenere una buona profondità di campo così da avere a fuoco nella loro interezza i piccoli animali che andremo a fotografare. Facile, inoltre, poter giocare con lo sfocato e mettere in risalto solo alcuni particolari del soggetto, basterà naturalmente utilizzare il diaframma più adatto. Apertura minima di diaframma per dare risalto alla sgargiante livrea di questo esemplare di Cratena peregrina. Lo sfondo scuro, quasi buio, mette in risalto il bianco ed i colori di questo esile nudibranco. In immersione diventa semplice sia isolare i soggetti nelle varie inquadrature, sfruttando magari uno sfondo scuro, sia metterne in evidenza solo una parte creando degli sfocati di sicuro effetto grazie ad un bokeh sempre gradevole. Le nove lamelle di forma circolare del diaframma dell’ottica creano in effetti degli splendidi sfocati, morbidi e vellutati. Un altro esemplare di Cratena peregrina. In questo caso utilizzo diaframma F18, tempo di posa di un 1/125 di sec. e sensibilità ISO 200 per ottenere un gradevole sfocato dello sfondo, ma rendere visibili anche i polipi idroidi di cui si sta cibando il piccolo nudibranco. Ho potuto provare il nuovo Nikkor Z MC 50, che è dotato tra l’altro di messa a fuoco fulminea e molto precisa, in varie circostanze e in situazioni con bassa illuminazione ambiente. Ottima la capacità di focheggiare anche senza “focus light” magari sfruttando la sola illuminazione delle luci pilota dei flash (Inon Z-330). Un indubbio vantaggio quando non si può contare su una luce di puntamento di qualità. Un’ottima lente da utilizzare anche per il ritratto. Sott’acqua questo veloce obiettivo si dimostra molto valido e capace nel realizzare ritratti di pesci di piccola e media taglia. Tra una distanza compresa tra i cinquanta centimetri e il metro e mezzo è possibile realizzare tutta una serie di ritratti di animali di medie dimensioni ed ottenere immagini di qualità con effetti di sfocato più o meno evidenti. Buone, inoltre, le esposizioni e molto reali i colori delle immagini ottenute. Il nuovo Nikkor Z MC 50mm F2.8 si destreggia bene anche come ottica per realizzare ritratti. Tanti dettagli e ottima definizione di immagine in questo ritratto di una Murena comune Tornando alla macrofotografia, per spingersi oltre il rapporto di in gradimento di 1:1 occorre sfruttare particolari lenti aggiuntive macro e super macro. In questo ambito ottenere immagini nitide diventa leggermente più complesso, visto che con le “wet lens”, ad esempio da + 5 o +10 diottrie, si avrà uno spazio di messa a fuoco più limitato. Sta di fatto che con lenti quali la CMC-2 e la CMC-1 è possibile spingersi su rapporti dell’ordine del 1:2, 1:3. Durante le prove ho utilizzato diverse lenti aggiuntive macro di differenti marche, come ad esempio le ottiche della Subsee. Anche in questo caso i risultati sono stati ottimi. Più semplice lavorare con sole 5 diottrie aggiuntive, la messa a fuoco è ancora facile e l’ingrandimento è già decisamente apprezzabile, anche se non così evidente come su una fotocamera Full Frame. Le 10 diottrie aggiuntive ci spingono, invece, nel mondo della super macro. Qui la messa a fuoco si complica un pochino ma i risultati, con un po’ di esperienza e diversi tentativi, possono essere veramente interessanti. I 50 mm di focale del Nikkor Z MC in accoppiata con il sensore DX della Nikon Z50 permettono immagini con rapporto di ingrandimento 1:1 e dettagli impressionanti. Grazie all’apposito supporto porta lenti è possibile utilizzare una o due ottiche aggiuntive, potendole così sostituire velocemente in immersione. Allo stesso modo è disponibile anche il nuovo sistema a sgancio rapido proposto da Nauticam e composto da appositi supporti per le lenti applicabili direttamente ai braccetti dei flash. Un sistema innovativo che permette di portare in immersione con sicurezza le eventuali lenti aggiuntive e di poterle agganciare al macro port principale tramite un veloce e comodo sistema a baionetta. Giocare con la profondità di campo è molto facile. In questo caso l’attenzione va sui polipi posizionati in primo piano di questa madrepora cuscino. In conclusione il nuovo Nikkor Z MC 50mm F/2.8 è a tutti gli effetti un’ottima lente macro, in grado di dare il massimo con una fotocamera Mirrorless in formato DX, come appunto la piccola ma potente Nikon Z50. Un’ottica in grado di proiettarci nella vera macro fotografia subacquea e , grazie ad una lente aggiuntiva, anche nella supermacro. L’obiettivo giusto per chi vuole dedicarsi alla macrofotografia subacquea di qualità e poter sfruttare i 50 mm di focale dell’ottica per realizzare pure splendidi ritratti. Un’ottima scelta per un’ottica che ritengo quasi indispensabile nel corredo dell’appassionato subacqueo che vuole fotografare il piccolo e l’estremamente piccolo. La rapidità di scatto dell’ottica permette di scegliere il momento migliore prima che il piccolo Verme tubolare ritragga il ciuffo branchiale e ci permetta di ammirare ogni dettaglio. Quando necessario le capacità ritrattistiche dell’ottica e la focale non troppo spinta permettono inquadrature più ampie. Nell’immagine è ritratto una esemplare di Cretina peregrina durante la deposizione delle uova. Spingere il rapporto di ingrandimento e superare le capacità dell’ottica principale grazie all’utilizzo di una lente addizionale super macro da + 10 diottrie. Nell’immagine i minuscoli polipi di un esile esemplare di Eunicella cavolinii. Un grande ringraziamento a Scubapoint di Palau (La Maddalena – Sardegna) e al suo team che mi ha permesso di realizzare nel migliore dei modi le immersioni di prova e le immagini utilizzate nell’articolo. Erik Henchoz Fotografo NPS , Nital courtesy
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  32. Chiara ha sottoposto una delle foto che mi aveva fatto a luglio ad un paio di concorsi, e in uno abbiamo strappato una honorable mention. C'è da dire che le honorable mention in questo IPA sono metà di mille, ma comunque è stata una soddisfazione Qui il link: https://www.photoawards.com/winner/zoom.php?eid=8-219391-21
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  33. Come da titolo, ma non ci è riuscito nemmeno stavolta Andiamo con ordine. Nelle settimane precedenti Ross ha cominciato a ventilarmi la possibilità di uno shooting remoto, e di vederci per tale occasione perché mi considerava "esperto" del genere poiché ne avevo fatto uno lo scorso anno. Dopo qualche giorno mi disse di tebermi libero per domenica 11, senza possibilità di replica. "Molto bene", dico io, "mi libero di un appuntamento già preso così siamo a posto". Arriva il giorno dello shooting e sembra di pescare l'intero mazzo di Imprevisti del Monopoli. Si comincia al mattino con febbre da cavallo che si trascina da venerdì notte, e per un problema collegato sono praticamente vestito per andare i pronto soccorso. Avviso Ross, che giustamente mi dice di correre in PS e tenerlo aggiornato. Per fortuna il problema da PS si risolve da solo (circa), e con tachipirine come caramelle la febbre scende. Confermo quindi a Ross che nel pomeriggio può venire tranquillamente. Ross arriva, finalmente conosce mia madre (ci teneva tipo da sei anni), io ho preparato il PC e sono in postazione in studio. Sento che Ross traffica in salotto, viene da me e mi dice che ci son problemi di connessione, io rispondo ok, ci beviamo intanto un aperitivo. Andiamo in salotto. Mi trovo davanti Sabi con una candelina in mano che canta "Happy Birthday to you" (Kennedy puppa!). Fingo di non avere l'arresto cardiocircolatorio che ho per qualche secondo, la saluto come si conviene e soffio sulla candelina. Poi siccome Ross è Ross, la candelina è una di quelle che non si spengono, quindi momenti ilari a mie spese fin da subito. Poi da lì, un po' di relax... come stai, come non stai, non ci vediamo da un sacco di tempo e insomma sembra quasi che l'ultima volta ci si sia trovato l'altro ieri. E' andata a finire che lo shooting è stato molto poco remoto e molto divertente (perdonate la qualità non "da portfolio" delle foto, ma sono praticamente come scattate) Momento top: foto n.6 con Sabi nuda sul balcone che saluta verso una delle rotonde più trafficate di Lecco raccogliendo una sinfonia di clacson. Ah, questione zia: in realtà ha visto Sabi solo a fine shooting, quindi era già vestita. Niente foto della zia basita, mi dispiace Questioni tecniche sulla Z fc, a seguire. E' stato il primo shooting "serio" con la nuova macchina e devo dire che, finché è durata, si è comportata egregiamente. Il principale punto a favore è senza dubbio la leggerezza, in mano sta come una piuma; il secondo è il display regolabile, soprattutto per me. Avendo fatto l'intero shooting da seduto (con Ross che mi muoveva di qua e di là ) l'altezza di ripresa sarebbe stata estremamente limitata senza il display basculante. Con esso, invece, si può usare la fotocamera ad ogni altezza senza la necessità di dover per forza guardare nel mirino. Per il resto, c'è stata ancora qualche incertezza nel trovare alcune opzioni ma niente di insormontabile. Dicevo "finché è durata", perché a metà è andata in rosso la batteria (mi era stato detto che serviva per un Backstage e vedendo la batteria a tre tacche la sera prima, non l'avevo caricata). Per fortuna Ross mi ha prestato la sua Z6 II e tutto è proseguito liscio Di nuovo, un grazie gigantesco a Ross per la sorpresa clamorosa e inaspettata, e so che ci è voluta anche parecchia organizzazione e... segretezza! Per fortuna non ho deciso di rimandare, mi sarei mangiato le mani fino ai gomiti. Doverosa, Menzione d'onore sempre per Ross anche per avermi scarrozzato per casa in lungo e in largo, compreso un numero per superare il gradino per uscire in balcone, che pensavo di finire di sotto
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  34. In tutti i miei articoli su "come fare macro senza obiettivi macro", ho sempre scritto che le soluzioni che proponevo (lenti, tubi di prolunga...) erano dei buoni, a volte anche ottimi, compromessi per chi fa macro occasionale, per chi vuole risparmiare (ad esempio sul peso dell'attrezzatura), ma per chi si appassiona seriamente alla macrofotografia naturalistica ci vuole un vero obiettivo macro. Nel sistema Nikon Z sono disponibili due nuovi macro, il 105mm f2.8 S MC ed il 50mm f2.8 MC. A mio avviso per la macro "naturalistica" sul campo ad insetti, ma non solo, il 105mm è il minimo sindacale per avere sufficiente distanza di lavoro per non spaventare i soggetti e anche per non incastrarsi con eventuali gambe di cavalletti fra frasche, radici e rami (e ortiche...). Nella sua Guida alla Macrofotografia, John Shaw scriveva: provate a fotografare un dettaglio di una ragnatela con la rugiada con un 50mm macro e vi ritroverete una ragnatela appiccicata al vostro obiettivo. Forse esagerava ma l'idea è quella. Il 50mm, naturalmente a mio personale parere, come obiettivo macro da' il meglio di sè nelle riproduzione, nello still life, nelle foto di food, insomma in contesti dove lo spazio e le luci vengono gestite e controllate dal fotografo. In questi casi è un'ottica stupefacente, in mani accorte va benissimo anche sul campo per soggetti come i fiori, che non si muovono troppo. I recenti articoli di Max Aquila su Nikonland illustrano molto bene tutte queste qualità del 50mm. Com'è questo Nikon 105mm f2.8 MC? Un obiettivo più che versatile. Come dimostra la pioggia di foto nell'anteprima di Nikonland, questo obiettivo non è solo un macro. E' un 105mm in grado di fare mille cose in modo eccellente: ritratto, scorci, still life, lavora magnificamente a tutta apertura con sfuocati molto belli e senza aberrazioni. Può fare tantissime cose e farle tutte bene. Altri scriveranno approfonditamente di questi aspetti, e ne descriveranno in maggior dettaglio le specifiche costruttive. In questo articolo mi dedico ad una sola di queste mille sfaccettature: la macro naturalistica dove si ritraggono soggetti attivi nel loro ambiente. Prima qualche numero, ma pochi. La distanza di messa a fuoco minima è 29cm (erano 31 per il vecchio 105mm VR G) per cui a 1:1 la focale effettiva è 72,5mm. Non ho fatto test per ogni singola distanza ma è plausibile che nel raggio di rapporti di riproduzione tra 1:1 e 1:2 la focale effettiva stia tra appunto i 72-73 mm e qualcosa più di 80mm. La distanza di lavoro (senza paraluce) a 1.1 è di 13cm. La riduzione della focale effettiva è ormai una caratteristica insita nella progettazione di tutti i tele macro IF che arrivano ad 1.1, di qualsiasi marca. L'unico obiettivo macro per così dire moderno che non riduce la focale è il 100mm Zeiss, che però arriva solo ad 1:2, allungandosi. Non si può avere tutto. Impressioni d'uso nella macro sul campo. Pur essendo più grande del vecchio micro-nikkor 105mm f2.8 VR G, pesa meno, merito dei nuovi materiali con cui è costruito. Montato sulla Z6 (con basetta tipo smallrig) sta in mano molto bene e a me non stanca nemmeno a mano libera. In sè l'Af è rapido e silenzioso e fotocamera permettendo, preciso. Il vecchio e il nuovo a confronto. La messa a fuoco manuale è focus by wire ,come negli altri macro di recente progettazione, per cui la finestrella che mostra le distanze è grandemente apprezzata se si deve prefocheggiare. Nella messa a fuoco manuale la ghiera offre la giusta resistenza ed è abbastanza reattiva, efficace anche "preventivamente" per tutte quelle volte in cui la Z6, credendosi Buzz Lightjear, parte verso l'infinito ed oltre. Da questo punto di vista è di grandissima utilità il selettore delle distanza di messa a fuoco, tramite il qualei si può selezionare il range 50-29cm che è quello dove trova la sua prevalente ragion d'essere un 105 macro... in macro. Perchè un serpente, un ramarro "interi" si possono fotografare più facilmente e con sfondi migliori con un 300mm f4, è per animali più piccoli o per i dettagli di quelli più grandi che ci vuole un vero macro. Per questo ritratto ci vuole un macro. Naturalmente, se il soggetto è inanimato o immobile come un fiore, molti problemi non si pongono ed un 105mm (ma anche un 50mm) si comporta in modo più che egregio su qualsiasi soggetto. La stabilizzazione combinata obiettivo-fotocamera è ottima, mi ha permesso di fotografare a mano libera anche a rapporti vicini ad 1:1! Le foto sono state scattate tutte a mano libera con la Z6, la maggioranza in luce naturale, per qualcuna ho usato l'SB400 come flash di schiarita. Come ho scritto, 105mm (alle brevi distanze in realtà qualcosa meno), per gli animali "svegli" in natura, sono il minimo sindacale, nella macro sul campo, occorre un po' di accortezza in più che con dei tele macro da 180-200mm, sia per evitare che i soggetti fuggano che nel selezionare lo sfondo. Più corta è la focale più impegnativo diventa anche portarsi all'altezza del soggetto, non proiettare la propria ombra, e così via, ma se c'è il "manico" la cosa non è affatto impossibile. Occorre un po' più di attenzione nel selezionare lo sfondo, specie se il soggetto è grande. Vi invito a guardare anche, ad esempio di quanto si possa ottenere, le foto nell'Anteprima ai due obiettivi MC. Sotto questo aspetto, lo ripeto, la stabilizzazione efficace è un vantaggio incredibile, una cosa è muoversi tra le frasche trascinando un cavalletto ed un altra è essere liberi nei movimenti. L'ho apprezzato grandemente. Una macro-rivoluzione. Qualità di immagine. In breve, eccellente. Oltre alla nitidezza (che è veramente ottima) imprescindibile in un macro, è un insieme di più aspetti che secondo me contribuiscono a farne un obiettivo ...spaziale, come ho scritto una volta. Qualità dello sfuocato, resa dei colori, assenza di aberrazioni fanno sì che l'immagine che si ottiene sia qualcosa di speciale. Bombus terrestris, nitidezza, colori e sfuocato... A proposito di nitidezza, ecco una Xylocopa violacea, il Bud Spencer delle Api (confrontare col Bombo sopra), non proprio bellissima, ma non aggressiva ... però il pungiglione ce l'ha. Se guardate il crop 100%, oltre alla tridimensionalità della corazza chitinosa (i pori sulla testa), vedrete me stesso ritratto alla base dell'attaccatura dell'ala, in alto a sinistra, il mio amico Gianni, il sole e il cielo nuvoloso. Tridimensionalità percepita incredibile: Questa Platycnemis pennipes "esce" letteralmente dallo sfondo. Perche vi faccio vedere la povera Ischnura morta appesa ad una ragnatela? Perchè al 100% si vede il filo con zero aberrazioni! Rispetto ad altre soluzioni per la macro? Le differenze operative tra un vero macro e soluzioni alternative come i tubi e le lenti addizionali sono molteplici: da quelle più banali quale il fatto che con un obiettivo macro si ha la continuità di messa fuoco da infinito ad 1:1, mentre sia con tubi che con lenti si hanno range di ingrandimento più limitati, per non parlare del montaggio, smontaggio ecc. Le differenze qualitative ci sono sempre, a favore del 105mm, quanto sia grande il divario dipende fortemente dal contesto: nella foto ravvicinata a diaframmi chiusi (almeno f11) le differenze fra le due soluzioni possono essere più o meno sottili, specie se si usa una lente poco potente, ma ci sono comunque. La differenza maggiore è che un tele zoom con lente addizionale anche di ottima qualità funziona bene solo chiudendo di almeno due o tre diaframmi, alle maggiori aperture la resa è molto penalizzata da una perdita di nitidezza e comparsa di aberrazioni. E comunque ai bordi cede sempre. Insomma, le lenti fan perdere nitidezza (poca o tanta dipende) ed i tubi sottraggono diaframmi (ed ogni tanto creano qualche piccola aberrazione). Ortethrum brunneum, fotografato con il 105mm e con il 24-200 Z + lente addizionale SIGMA AML 01-72 (2 diottrie), in entrambi i casi a f11 e 1/640s: Confronto al 100%: Il 105 MC è più nitido, ma direi che il 24-200mm è impressionante per essere un superzoom. Volucella zonaria, sembra una vespa ma è una mosca, anzi è un moscerino, ma gigante. Fotografata con il 105mm Fotografata con il 300mm f4 Pf + Lente addizionale SIGMA AML 01-72 (2 diottrie). Confronto al 100% (cliccare per aprire...) Aprendo i crop si vede una notevole differenza di resa fra i due. Il 105 MC è invece eccellente a tutti i diaframmi, per cui se si vogliono fare delle foto di effetto a maggiori aperture è possibile, con le altre soluzioni no. Questa performance lo distingue anche dal 105mm suo predecessore, che aveva una resa più "a campana" con un picco verso i diaframmi centrali, ma meno performante a diaframmi più aperti. Ortethrum brunneum, 105mm f2.8 MC, fuoco selettivo sugli occhi. Platycnemis pennipes, 105mm f2.8 MC, sfuocato da favola. E poi il 105 MC permette eccellenti scatti a 1:1, come questo piccolissimo Tettigonide il cui corpo è meno lungo di 1 cm: Il crop al 100%. Impossibili da ottenere con zoom e lente addizionale, se non con lenti molto potenti e quindi ancora maggior perdita di qualità. Conclusione: il 105mm f2.8 MC si è visto che è un obiettivo dalla grandissima versatilità utilizzabile egregiamente in diversi generi fotografici senza perdita di qualità. E' un vero macro, ma non è solo un macro, è anche un (ottimo) macro. Nella macro naturalistica sul campo il 105mm f2.8 MC si rivela un grande obiettivo: le sue prerogative di nitidezza eccellente, di morbidezza dello sfuocato e di assenza di aberrazioni, unite alla stabilizzazione efficace anche alle brevi distanze lo contraddistinguono e ne fanno un'ottica di eccellenza (come lo è il 50mm f2.8 MC che è della "stessa pasta", ma nasce per usi un po' diversi) . Mauro Maratta mi ha gentilmente prestato il suo 105mm f2.8 MC per questo test. (c) Silvio Renesto per Nikonland.
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  35. Per una volta non sono il fotografo ma il soggetto. Una mia cara amica è passata a trovarmi e questo è il risultato. Volevo tenerne qualcuna per il contest "fuori dalla comfort zone", ma probabilmente sarebbero state fuori tema. Comunque, un grazie immenso a Chiara, che ha saputo non solo farmi sbottonare su un aspetto un po' difficile di questi ultimi giorni, ma me l'ha resa molto facile e mi ha pure fatto divertire Per il lato tecnico, alcune sono fatte con la mia D700, altre con iPhone. (spoiler: sto ancora messo meglio di quel che sembra, in realtà).
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  36. #3 Scappa scappa... tanto le femmine restano qui con me! 12/12/21 - Z6II su 500/5.6PF 1/2000 f5.6 ISO 320 Consiglio di aprirla per guardarla al 100%
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  37. Gabriele Castelli in versone giornalista ha bisogno della cronostoria dal punto di vista di chi ha preparato la sorpresa Tutto nacque in quel lontano Luglio 2021 (faceva ancora caldo) quando si progettava il regalo della Z... io e il megaboss ci siamo interrogati su come un tale regalo potesse essere valorizzato nelle mani del cuccioloso Castelli. Sicuramente non fotografando panorami o fiorellini, per cui si è pensato a qualche bella gnocca Scartate Cara Delevigne e Emily Ratajkowski solo per problemi legati a loro precedenti impegni, ci siamo chiesti: quali sono i grandi amori di Castelli? Sono spuntati tre nomi: Dora, Saba, Edit (chi non le conosce se ne faccia una ragione e chieda a Castelli di mostrarvele:) Ho puntanto decisamente su Saba (Sabina) dato che con lei c'è stato un tentativo (poi abortito per covid) l'anno scorso di farla venire a Milano: che questa sia la volta buona? La macchina organizzatrice (io) si mette in moto e quando spiego a Sabina di cosa si tratta, mi risponde: "Castelli? quello tanto bello con gli occhi da cerbiatto? essere io il suo regalo di compleanno? Certo che si!" Ok è fatta! eh beh non proprio... il problema era adesso come far recapitare Sabina a casa Castelli a sua insaputa... 1) scassinare la porta di notte e fargli portare da Sabina la colazione a letto 2) trovare una scusa per andare a trovarlo, iniettargli un sedativo e svegliarlo con i sali di fronte a Sabina 3) organizzare uno shooting a casa sua senza dirgli chi fosse la modella Il mio avvocato mi ha sconsigliato le prime due, per cui si è optato per la terza Solo che la scusa dello shooting con modella me la sono giocata quando ho portato Mauro al posto della "finta" modella per regalargli la Z... dovevo trovare un altra soluzione, così mi sono inventato lo shooting remoto e gli ho detto di preparare la postazione al computer che sarei venuto a vedere come si faceva per imparare da lui (lo so è inverosimile, io che imparo da Castelli...lo so...) In sostanza, tutto era pronto da settimane, la modella è arrivata in incognito, chiedendole di non pubblicare sui social che sarebbe stata a milano, chiedendo a mauro di non pubblicare le foto che le aveva fatto il giorno prima (questa è stata la parte più ardua), chiedendo agli altri fotografi di mantenere il silenzio stampa fino al lunedi successivo. E poi, la domenica mattina... Castelli mi scrive che sta per andare al Pronto Soccorso!! Potete immaginare la nostra faccia quando io e Sabina abbiamo letto il messaggio... A poche ore dallo shooting, cosa si poteva fare? Vestire Sabina da infermiera e infiltrarla al Pronto Soccorso era un'opzione, ma sapevo che qualunque fosse stato il problema di salute se avessi detto a Castelli che gli avrei portato Sabina a casa, sarebbe guarito di colpo. Ma mi sarei giocato la sorpresa... mumble mumble... che si fa? Ore di panico intervallate da ore di apprensione, fino a quando non ricevo il messaggio "sto meglio, puoi venire" Dio esiste! (Almeno oggi) Si parte! e quando si arriva la sorpresa la ricevo io... al citofono mi risponde la mamma! E adesso??? Non mi resta che raccontarle tutto ed avere un alleato in più... Portiamo Castelli nella sua camera e intanto facciamo entrare di soppiatto Sabina in casa. Mentre annuncio con faccia dispiaciuta e addolorata che lo shooting remoto ha un contrattempo e dobbiamo rimandare, la mamma lo chiama in salotto per un aperitivo... e quando Castelli arriva, si trova Sabina con una candelina in mano che gli canta happy Birthday to you... Ora, la delusione di non vedere neppure una lacrimuccia, è tanta assai, ma purtroppo il nostro nikonlander non si commuove facilmente (io avrei pianto come un bambino a Natale)... ma la felicità nei suoi occhi era chiara, evidente e impagabile:) Ecco tutto l'antefatto... e non ho raccontato che Sabina nel piano originale doveva presentarsi in sexy lingerie, ma la presenza della mamma l'ha "costretta" ad indossare una vestaglietta e non ho raccontato che Sabina mi aveva suggerito di comprare qualche metro di carta da pacchi per farsi impacchettare come un regalo e non ho raccontato che, arrivando da uno shooting al mattino, mi ero portato la macchina fotografica, per cui è stata pura fortuna che l'avessi con me (la batteria della Z si è scaricata dopo 20 scatti) e non ho raccontato che la candelina che si accende da sola arriva dalla Thailandia, lì è molto usata:) e non ho raccontato della zia...:) a circa metà dello shooting arriva la notizia che la zia sta per arrivare.. occorreva fermarla a tutti i costi! Nonostante le numerose chiamate non è stato possibile raggiungerla così ad un certo punto..suona il campanello: Allarme zia! Corriamo (su due ruote) in camera e continuiamo lo shooting con Sabina che saluta nuda dal balcone gli automobilisti di passaggio... Che altro aggiungere? Per me e per Sabina è stato un compleanno indimenticabile, spero anche per Gabriele
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  38. Situazione particolare, siamo a quota 1600 circa verso le 6,45 del mattino
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  39. A commento del mio "Diario di un fotografo di libellule" mi è stato chiesto di proporre un'edizione aggiornata del mio vecchio articolo sul Dragonflywatching, che sarebbe come osservare le libellule, per cui lo ripropongo, tenendo conto che a noi interessa soprattutto come fotografarle. L'articolo vecchio lo trovate qui: http://www.nikonland.eu/forum/index.php?/page/indice.html/_/nat/dragonflywatching-perche-no-r829?pg=1 Ed ecco la versione nuova, un po' diversa come stesura, per non essere ripetitivo, e con un po' di foto aggiornate. Prima di cominciare: Le libellule sono belle, ma anche importanti e fragili. Non va dimenticato che libellule sono degli agenti di controllo biologico (ad esempio le damigelle mangiano milioni di zanzare), sono indicatori ecologici di grandissima importanza, le ninfe di alcune specie ad esempio, possono vivere solo in acque pulite, ricche di ossigeno, altre sono legate a determinati ambienti e così via. Molte sono minacciate dalla degradazione del loro ambiente, dalle modalità di coltivazione del riso all'asciutta e così via. Non mancano siti edassociazioni, da noi in Italia la più importante è Odonata.it che, come recita la home page del sito, è una Associazione scientifica che promuove la ricerca odonatologica (sugli odonati, cioè sulle libellule) di base e applicata, la divulgazione, delle conoscenze sull’odonatofauna e la protezione delle libellule e dei loro habitat. Nel mio vecchio articolo trovate un piccolo elenco di altri gruppi e segnalo che c'è anche un gruppo di Facebook : Libellule d'Italia. Ultimo, ma più importante, sono esseri viventi, non giocattoli, sono degne di rispetto, una foto non vale mai la sofferenza di qualsiasi animale (noi compresi). Cosa serve per fotografare le libellule? Conoscere le libellule! Magari si inizia per caso, attratti dalla eleganza dei soggetti, ma poi per appassionarsi davvero bisogna capire cosa si sta guardando e fotografando, altrimenti si cade nella ripetizione e nella noia. la consultazione di guide serie ci aprirà un mondo, mostrandoci sia la diversità insospettabile di specie che il modo di riconoscerle correttamente distinguere giovani e adulti, maschi e femmine, sapere quali ambienti frequentano in modo da cercare le specie che ci interessa riprendere con criterio e non a caso. Si ama ciò che si conosce. Esiste una guida molto, molto bella di cui Carlo Galliani è coautore che ha persino una versione per smartphone. Altra guida molto valida comprendente l'Europa è il manuale di Dijkstra. Qual'è la stagione migliore? In generale gli adulti emergono dalle ninfe quando la temperatura dei corsi d'acqua si stabilizza permanentemente sopra i 15-16°C quindi primavera ed estate, si possono avere (poche) specie di libellule che volano fino ad ottobre inoltrato, attenzione però: Diverse specie di libellule hanno periodi di volo diversi, qualcuna vola per tutta l'estate, altre sono solo solo primaverili, altre estive, altre ancora autunnali, quindi se si vuole fare una cosa più approfondita, si torna al punto sopra: documentarsi, inutile cercare a settembre una specie che da adulto "vola" solo tra Aprile e Giugno. In ogni caso tra fine Aprile e fine Agosto si ha la massima diversità di specie. Dove si trovano? Per divertirsi, per provare, quasi ovunque: va bene qualsiasi specchio d'acqua anche piccolo, anche in un parco cittadino, purchè non eccessivamente inquinato. Ho fatto foto molto belle al Parco della Villa Reale di Monza o al Parco Nord tra Milano e Cinisello, ad esempio. Lungo appena 100 metri del fiume Adda, quest'estate ho fotografato oltre dieci specie fra libellule e damigelle. Nel torrentello davanti alla Villa Reale di Monza si possono agevolmente fotografare diverse specie di Libellule. Altra vista dello stesso canale, con macrofotografo annesso. A Firenze, in questa fontana: Ho fotografato questo (ed altro): Nikon D500, 70-300mm P + Lente addizionale 300mm f10, 1/800s, 800 ISO Nikon D500, 70-300mm P + Lente addizionale 185mm f8, 1/250s, 400 ISO Il discorso cambia se si vuole salire di livello, mettersi a cercare specie particolari, allora occorre sapere quali specie trovi solo presso acque ferme o lente, quali invece frequentano solo acque correnti e così via, poi ci sono specie di nicchia, alcune ad esempio sono tipiche di torbiera ed è difficile trovarle altrove. Lanca del Ticino con acqua corrente e zone stagnanti. Si può trovare di tutto. Poi ci sono quelle ancora più rare, che trovi solo in in alcuni siti di alcune regioni. Per fotografare quelle occorre documentarsi (e magari farsi dare qualche dritta sul posto), ma son cose da appassionati . In quali orari? Dipende dalla stagione e da come le si vuole fotografare. Se voglio documentare il momento magico dell'emersione dell'adulto dalla larva devo essere sul posto nella stagione giusta e prima che sorga il sole, perchè lo "sfarfallamento" (termine improprio, ma tanto per capirci) ha inizio appena prima dell'alba: in quanto durante tutto quel delicato processo le libellule sono completamente indifese e facile preda degli uccelli. Una volta emerse ci vuole anche del tempo perchè le ali si distendano, le vene alari si induriscano e la libellula assuma il colore . Esemplare appena emerso dalla ninfa. Ha ancora le ali appiccicate. D700, 200mm micro nikkor F4 AfD, f16, 1/200s 2000 ISO, Treppiedi. Femmmina ancora "tenera" (non sono ancora induriti l'esoscheletro e le nervature delle ali). D700, 200mm micro nikkor F4 AfD, f16, 1/100s 1600 ISO Treppiedi. Se voglio fotografare le libellule in attività invece va bene tutto il giorno, finchè c'è luce e la temperatura adatta, tra l'altro certe specie hanno meno problemi di noi col caldo. Più difficile invece che volino col brutto tempo. Come avvicinarsi? Piano, lentamente, avanzando in linea retta, cioè senza bruschi cambiamenti di direzione. Da evitare anche il cambiare improvvisamente forma, ad esempio avvicinarsi in piedi e poi inginocchiarsi rapidamente per scattare può farle fuggire. Importantissimo è evitare di proiettare la propria ombra sul soggetto (soprattutto se è un giorno di sole), l'ombra viene percepita come una minaccia (l'arrivo di un uccello predatore) e nove volte e mezzo su dieci provoca la fuga immediata. Un partecipante (dei due) al mio unico workshop per Nikonland tanti anni fa... Anche smuovere la vegetazione per sistemare il cavalletto può portare alla fuga. Ci sono poi specie più timide e specie più confidenti: Sympetrum striolatum, una libellula di Settembre-Ottobre a volte ti si potrebbe posare sull'obiettivo o addirittura in testa. Altre invece hanno una distanza di fuga elevata. Il colore del vestito è relativamente poco influente, basta che non sia troppo acceso e che non ci siano macchie vivaci che si spostano intanto che ci muoviamo. Se ci si muove bene e la fortuna aiuta (cioè la libellula sta mangiando o "pensando ad altro") si può arrivare anche molto vicini. Stando molto attenti e muovendosi bene, si può arrivare a distanza di vera macro anche col soggetto "caldo". In questi casi, se le condizioni lo consentono, io provo a fare delle serie di scatti in sequenza avvicinandomi sempre di più. Anche altri momenti interessanti, come l'accoppiamento, richiedono pazienza ed attenzione, ma possono essere ripresi con lo stesso criterio. Un paio di scatti in avvicinamento progressivo, non sono crop. Nikon D700, Sigma 400mm APO MACRO f8 1/320s, 1000 ISO. Attrezzatura e metodo. Dipende moltissimo da cosa si vuole fare e come si vuole fotografare. Ci sono diversi modi di fotografare le libellule. Io amo fotografare tutti gli animali per quello che sono, vivi e liberi. Cerco di esaltare la loro bellezza "naturale" e/o mostrare quello che fanno. Preferisco quindi riprenderli nei periodi di attività ed in contesti realistici. Questo si riflette nelle mie scelte sull'attrezzatura. Altri che fotografano con altri criteri, potrebbero usare attrezzature differenti. Per le foto a figura intera soprattutto delle libellule "vere" (che sono più grandi delle damigelle) io uso focali lunghe. La maggior parte delle mie foto di libellule sono state scattate con focali dai 300 ai 400mm. In occasioni più disinvolte, meno impegnative va bene anche uno zoom 70-300 magari con lente addizionale. Nelle didascalie ho evidenziato in grassetto l'attrezzatura e i dati di scatto, così vi potete fare un'idea di con che cosa e come ho scattato. Al momento in cui scrivo il mio obiettivo di elezione per le uscite mirate alle libellule è il 300mm f4 Pf, se serve accoppiato al TC 14. Punto. Prima usavo il 300mm f4 AFS sempre con TC14 all'occorrenza (e prima ancora il 300mm f4 SIGMA APO MACRO). Il 300mm f4 Pf rispetto al predecessore ha il vantaggio della compattezza e soprattutto della stabilizzazione, che mi evita sempre più spesso di usare il cavalletto. Il teleobiettivo, oltre a permetterti di mantenere una distanza tale da non innervosire i soggetti più sensibili, consente anche di staccarli dallo sfondo, che diviene omogeneo o comunque non invadente. Diventa anche più facile portarsi all'altezza giusta, raramente un soggetto macro ripreso dall'alto è bello, perchè il rischio di "schiacciarlo" contro lo sfondo, creando in questo modo una scena confusa piena di elementi di disturbo, è elevato. Col teleobiettivo aumentando la distanza si riduce la parallasse per cui il problema è minore. Allo stesso modo grazie all'effetto tele, chiudere il diaframma per garantirsi una certa profondità di campo per avere il soggetto ben a fuoco non avrà effetti negativi sullo sfondo, o ne avrà di meno. Questa coppia era in mezzo alle canne, una focale lunga permette il giusto ingrandimento e di eliminare sfondi confusi. Nikon D300, 300mm f4 + Tc14, f9, 1/1000s, 1000 ISO. Anche per questa Damigella, stessa situazione, il teleobiettivo risolve il problema della distanza e dello sfondo. Nikon D500, 300mm f4Pf + Tc14, f9, 1/1250s, 1100 ISO. Operativamente potremmo dividere la fotografia alle libellule in due parti. Su posatoio ed in volo. Le libellule usano spesso uno stesso posatoio per riposare, sorvegliare il territorio e da cui decollare una volta individuata una preda od un rivale per poi ritornare a posarvisi. Se si trova un soggetto interessante e si vede che ha un posatoio preferito, ci si può avvicinare, lentamente, evitando di innervosirlo, senza preoccuparsi, anche se vola via, a meno che non sia stata colpa nostra, quasi certamente ritornerà. Ci si apposta preparandosi con calma, posizionandosi secondo la luce, si prefocheggia sul posatoio e si attende che la libellula ritorni, magari con una preda, rendendo la foto più interessante. In questi casi il cavalletto è molto utile perchè si scatta da posizione fissa e si può aspettare che il soggetto ritorni senza fare fatica. Le riprese possono essere quelle classiche, di lato, per le libellule che si posano più o meno orizzontali sopra ad un supporto, oppure da sopra o dal dorso, soprattutto per quelle (di solito specie molto grandi che invece si appendono sotto al posatoio tenendo il corpo verticale). Molto spesso si cerca il perfetto parallelismo tra il corpo del soggetto e il sensore, oppure se si ha la possibilità di avvicinarsi, si possono inquadrare di tre quarti o di fronte per avere immagini un po' più originali. Quando si riprendono di lato quelle libellule che si posizionano "sopra", in orizzontale, se si è abbastanza rapidi le si riesce a cogliere nell'attimo in cui si posano, quando per un momento tengono le ali ben aperte lasciando scoperto il capo, con un effetto estetico migliore. Nikon D300, 200mm F4 micro-nikkor AfD, f16, 1/125s, 400 ISO, Flash. Scattare al posatoio può essere utile anche per riprendere decolli o più facilmente atterraggi, si punta il posatoio e quando la libellula arriva in zona si inizia a scattare a raffica finchè non si è posata, la maggior parte degli scatti saranno da scartare, ma qualcuno a fuoco ed allineato di solito si riesce ad ottenerlo. Sequenza di atterraggio. Nikon D500, 300mm Pf f10, 1/1000s, 1270 ISO Treppiedi. Se si vogliono fotografare le libellule in volo bisogna armarsi di pazienza (e di ottimismo!), scegliere una zona dove le libellule non possano vagare troppo in lungo ed in largo, oppure dove ce ne sono tantissime. Non si deve cedere alla tentazione di "inseguire" il soggetto, perché il loro volo è troppo rapido ed imprevedibile. Conviene osservare per un po' i loro voli di pattuglia, capire se hanno rotte piuttosto costanti. Allora si preselezionerà a una distanza di messa a fuoco utile a dare un discreto rapporto di riproduzione e si aspetterà puntando su una delle aree "di volo". Una volta che la libellula entra nella zona inquadrata alla distanza giusta, l'af si occuperà (si spera) di perfezionare il fuoco. Ideale è che si fermino in volo stazionario per un attimo. La raffica è essenziale così come tempi di scatto rapidissimi, potendo, diaframmi non inferiori a f8 e ... ISO di conseguenza. Qui il 300mm f4 (con Tc 14) è insostituibile, addirittura ci vorrebbe un 500 macro!! Libellula depressa (femmina) in volo sopra l'acqua. Nikon D7100, 300mm f5.6, 1/1600s, 1600 ISO. L'attrezzatura cambia se si vogliono fare invece dettagli o riprese ravvicinate. Questo sarebbe (anzi è) il regno dei 200 micro o 180 macro, perchè combinano una distanza di messa a fuoco ancora sufficientemente grande, sfondi abbastanza belli come sfuocato, con rapporti di riproduzione da vero macro. Nikon D300, 200mm f4 micro Nikkor AfD, f18, 1/250s, 400 ISO, flash. In alternativa possono andare bene anche buoni zoom xx-200 o xx-300 con una lente addizionale di qualità. In questo caso sono belle anche inquadratura angolate con a fuoco solo la testa o frontali per sfruttare geometrie creati dalle posizioni delle ali. Nikon D7100, Sigma 180mm f2.8 APO MACRO, 1/1250s, 900 ISO, treppiede. Focali più corte come i 105mm o i 60mm sono a mio parere più problematiche, perchè richiedono di avvicinarsi di più, evidenziano maggiormente elementi di disturbo sullo sfondo, si corre il rischio di agitare gli steli vicini al soggetto facendolo fuggire (se lo si fotografa sveglio/vivo/attivo) è più faticoso posizionarsi perfettamente paralleli. Focali del genere funzionano meglio con soggetti ancora freddi per la notte o in altro modo impossibilitati a fuggire. Sigma Sd Quattro H e 105 mm Macro OS , f8, 1/60s 100 ISO Mirrorless o DSLR? Da quando ho la Nikon Z6, uso quella con piena soddisfazione per tutto quello che è posato, la qualità di immagine e la precisione di messa a fuoco tagliano ogni discussione. In volo... le mie ultime libellule in volo le ho fotografate con la D500, non ha ancora avuto modo di provare come si comporta la Z 6. Immagino che le riprese di atterraggi e decolli puntando al posatoio non presentino problemi. I soggetti in volo... vedremo. Orthetrum cancellatum (maschio). Nikon Z 6, 300mm f4 Pf + TC 17 (!), f8, 1/1250s , 720 ISO. Crocothemis erythraea (maschio) che mangia una damigella (blu). Nikon Z 6, 300mm f4 Pf + TC 17 (!), f8, 1/250s , 900 ISO appoggio di fortuna. Il flash lo uso soprattutto come luce di schiarita su soggetti posati per gestire il controluce, attenuare le ombre o i contrasti quando necessario. Non amo molto gli sfondi neri e tranne pochissime eccezioni non li cerco. Le libellule non sembrano preoccuparsi troppo del lampo. Di solito non uso flash molto potenti, quando avevo fotocamere con il flash incorporato spesso usavo quello, con la D500 molte volte l'SB 400 bastava, magari con davanti un mini diffusore "fai da te" per ammorbidire la luce. Con e senza flash: Lampo di schiarita: D800, 400mm SIGMA APO MACRO, f16, 1/250s flash, treppiedi Nikon D500, 300mm f4Pf + TC 14, f11, 1/640s 640 ISO, flash, treppiedi. Spero che questa versione aggiornata sia di vostro gradimento, se avete osservazioni o domande, saranno molto apprezzate.
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  40. #20 Svassi maggiori in combattimento, 3.05.2021 Nikon D5 5.6/500 PFED VR F. 5,6, 1/1600 sec., ISO 800, mano libera
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  41. Ho la Zfc dal 4 Agosto di quest'anno, abbastanza da farmene un'opinione. Così ho pensato di intervistare me stesso su questa "macchinetta". Eccola qui. Perchè l'hai comprata? L'acquisto è in parte razionale ed in parte sentimentale: Stavo già pensando se procurarmi una Z 50 che mi facesse soprattutto, ma non solo, da "moltiplicatore" per il 300mm (+ TC14) per la fotografia ravvicinata, recuperando così quel suo valore di quasi macro che era andato perso con la Z6,e anche in macro il formato Dx è di aiuto. Quando è stata annunciata la Z fc, il suo look astutamente retrò, ai miei occhi riuscito molto meglio di quello della Franken-Nikon Df, mi ha attratto come ha attratto tanti altri. Così la parte emotiva ha spinto dalla parte della Z fc. Abbastanza forte da farmela comprare. Per cosa la usi? Per tante cose: per la fotografia ravvicinata, macro, come ho detto sopra, con lei spesso posso evitare di montare troppi accrocchi, mi basta il guadagno di 1,5x dato dal fattore di crop del formato Dx, che mantiene 20 megapixel come nella D500. Se serve, aggiungo una buona lente addizionale. Quasi macro: Nikon Z Fc e 24-200mm Z , a 200mm con lente addizionale. Per lo street: piccola, discreta, leggerissima, con il suo 16-50 collassabile è un divertimento portarsela in giro, fa addirittura venire voglia di fotografare. Senza contare che posso andare in giro con una coppia di obiettivi (16-50 e 24-200) arrivando da 24 a 300mm. Il formato Dx sul 24-200 ne migliora la resa ai bordi (o meglio, li taglia proprio fuori). La trovi comoda come ergonomia? Diciamo che non la trovo scomoda. Non ha l'ergonomia di una fotocamera moderna, da questo punto di vista la Z50 è indubbiamente meglio, ma come ha detto qualcuno, la bellezza richiede qualche sacrificio! Scherzi a parte, nonostante abbia le mani grandi, non mi trovo poi male (più o meno come quando avevo la Nikon FG!). C'è da dire che io non faccio lunghe sessioni fotografiche con la fotocamera sempre in mano, quindi le mie considerazioni sono relative a come la uso io. In macro il maggior peso lo regge la sinistra che tiene l'obiettivo, nello street, nei momenti di "riposo" la tengo al collo con la cinghia e montato c'è il 16-50. Non senti il bisogno del grip? Penso che senza dubbio, un grip migliorerebbe sensibilmente l'ergonomia e per alcuni può addirittura essere essenziale, ma a mio personale parere ne risulta alterata l'estetica. Dato che questa fotocamera l'ho comprata al posto della Z 50 anche -se non soprattutto- per il suo look, cambiarlo non mi va. Naturalmente è una considerazione molto soggettiva. Dovessi tenerla sempre in mano, probabilmente prenderei il grip ... o forse avrei preso una Z50! Vorrei comunque prendermi una base per proteggere il fondello di plastica. Pensavo alla half-case in pelle (?) della Smallrig. Un po' leziosa forse, ma ci sta. La half case non ha l'attacco Arca Swiss incorporato, lo so, ma la cosa mi interessa relativamente. Al 300mm ho sostituito il collare originale con uno cinese ben fatto con l'attacco Arca nel piede e sul cavalletto ci metto quello. Gli altri montati sulla Z Fc si possono anche usare a mano libera, al limite, servisse proprio, posso sempre avvitare una piastra. Dal sito Smallrig Come comandi e in generale interfaccia utente? Uno dei motivi per cui continuo ad usare Nikon è che non devo nemmeno prendere in mano le istruzioni, anche con fotocamere nuove, se non in casi rarissimi, sarà anche perchè uso Nikon da trentacinque anni, ma per me interfacciarmi con una fotocamera Nikon è quasi istintivo. La qualità di immagine ti soddisfa? Assolutamente sì, per essere una fotocamera Dx è sorprendentemente buona. Non ho fatto confronti diretti, ma come impressione sono concorde con chi dice che in questo è persino superiore alla sua "antenata" (benchè molto diversa) D500. File puliti ed incisi anche ad alti iso, lavorabilissimi. Sotto un crop 100%: C'è qualcosa che non ti piace? Il display articolato di lato, apprezzo molto che si possa ribaltare, così da proteggere il display stesso, creando un dorso molto stylish, ma lo trovo scomodo da usare. Avrei preferito una soluzione a ponte levatoio, comoda per scattare ad "altezza pancia". L'hai presa con il 16-50mm, cosa ne pensi di questo kit-zoom? Come altre realizzazioni "economiche" per Z sono delle piacevoli sorprese per quanto riguarda il rapporto qualità prezzo. Il vero problema è l'apertura massima, un po' troppo chiusa. Il 16-50 nello street A volte, un paesaggio. Appena possibile aggiungerò un fisso più luminoso, il 40mm o il 50mm MC, più facilmente quest'ultimo, non è troppo grosso, la focale equivalente da 75mm mi è congeniale e l'opzione macro è sempre comoda, senza contare che la qualità generale è eccellente. E con gli altri obiettivi come si comporta? Del 24-200mm ho già detto, li trovo fatti uno per l'altra, il 24-200mm a 24mm Il 24-200mm a 200mm, con lente addizionale! l'altro obiettivo con cui la uso molto è il 300mm f4 Pf, occasionalmente moltiplicato con il TC 14 EIII, Va bene, anzi molto bene. Con il 300mm f4 Pf, senza moltiplicatore Per gioco ci ho montato anche il SIGMA 150-600mm Contemporary, su cavalletto ovviamente, non ho trovato particolari problemi, e la qualità delle immagini è molto buona, come nelle due foto sotto, ma nel complesso non è una combinazione proponibile seriamente troppo squilibrio. Per queste cose, meglio la Z6, che ho tenuto. Ho usato anche un SIGMA 12-24 (non Art) per delle foto di street quando avevo bisogno di un grandangolo spinto. Il problema è che non amo l'FTZ, anche se poverino non mi ha fatto nulla di male, non vedo l'ora che esca qualcosa di nativo ed abbordabile che mi permetta di abbandonare gli obiettivi F definitivamente. Un'ultima domanda, pensi di usarla con obiettivi "vintage" o comunque manual focus? No, di obiettivi Ai-AiS non ne ho più e di sicuro non ne comprerò più. Ho provato a montarci qualcosa per pura curiosità, ma a parte il focheggiare a mano, nella maggior parte dei casi con gli obiettivi da me provati le immagini non rendevano giustizia al sensore. Non escludo però che con altri obiettivi d'epoca la resa possa essere superiore. Un tentativo con il Micro-nikkor 55mm f3.5. Resa onesta, accettabile. A questo proposito, non penso che comprerò i vari TT Artisan e simili a messa a fuoco manuale, indipendentemente dalla loro qualità e bellezza estetica, perchè la messa a fuoco manuale non fa più per me. Non sono mai stato collezionista di niente quindi se non li posso usare non mi interessano. La Z fc è bella e fotografa più che bene, almeno per l'uso che ne faccio (chiaro, non è una Z9, ma nemmeno pretende di esserlo!), per questo è con me. Silvio Renesto
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  42. #14 "Il Risveglio" Marzo 2021 Nikon D3X + 200/500 f:5,6
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  43. No, non avete capito, non si tratta di quegli sgradevoli problemi gassosi legati alla cattiva digestione o agli spasmi intestinali, no. La GAS, acronimo dall'inglese Gear Acquisition Syndrome - traducibile più o meno come SAC, Sindrome dell'Acquisto Compulsivo ( di Attrezzatura) - è una malattia indipendente dalla corretta o meno alimentazione e che colpisce molti fotografi o sedicenti tali. Questo articolo, non troppo serio, è una riflessione su questo istinto e la confessione di un ex GASista A volte, troppe volte, a tanti prende la smania. Pensiamo, no, "sentiamo", un impulso salire dallo scantinato del nostro cervello : noi vogliamo, ci dobbiamo procurare assolutamente quel tale obiettivo, fotocamera, quel tale accessorio, altrimenti la nostra produzione fotografica subirà un drastico calo di qualità (o, ammettiamolo, un calo di motivazione?). Per carità, non c'è niente di male a comprarsi dell'attrezzatura nuova, anzi restare aggiornati e procurarsi gli strumenti migliori che possiamo permetterci per soddisfare la nostra passione è assolutamente un bene. Non è GAS. La GAS è diversa. Come riconoscerne i sintomi? Il sintomo principale è che si compra un obiettivo/corpo macchina/altro aggeggio, con la convinzione (autoindotta, prima la voglia poi la giustificazione) che è assolutamente indispensabile per fare al meglio quello che vogliamo fare, la verità è che ci si fanno un po' di foto così così (ad essere generosi), con l'alibi che "tanto sono di prova" e poi? Poi il prezioso strumento di cui non si poteva fare a meno, senza il quale l'arte non poteva esprimersi, va a finire da qualche parte, la produzione artistica rallenta (se mai è partita) e tutto tace, no, al contrario, parla e scrive tantissimo sui forum di quanto sia buono questo o quello, e se va bene si mostrano per lo più gatti, cani, neonati, canarini, antenne paraboliche, per valutare aberrazioni di ogni genere, fino a che l'astinenza si fa sentire ed eccoci a nutrire il nostro spacciatore fotografico preferito, a procurarci l'ultimo grido con cui si fotograferanno gli stessi cani, gatti ed antenne paraboliche (i neonati anche, non hanno fatto in tempo a crescere, mentre i canarini li ha mangiati il gatto) per prova, poi chi lo sa. Ma perchè ha preso un 70-300 Tamron? Ehmm Dottore, perchè permetteva un rapporto di riproduzione maggiore del Nikon, ed era molto economico. Ma guardi questo crop 100% non mi dica che non sapeva che la qualità non era paragonabile? Beh dottore, lo sapeva anche il gatto (sigh). Ma quante foto ci ha fatto con questo obiettivo prima di darlo via? Scusi dottore, mi stanno chiamando al cellulare... Se per caso si va a fotografare davvero, può anche essere che ci si porti l'attrezzatura vecchia, perchè l'altra la stiamo ancora studiando. Esiste una cura? Ci sono casi incurabili, quelli che hanno bisogno dell'emozione dell'acquisto più ancora che dell'oggetto stesso, al pari dei giocatori, lì ahimè non c'è niente da fare. Per gli altri, ci vuole un po' di buona volontà ma sì, è una malattia curabile. Ecco la ricetta: Il primo ingrediente della medicina è un esame su se stessi: Qual'è il genere fotografico che preferisco? Oltre a preferirlo nella mente, fotografo davvero, sto continuando a fotografare? Se la risposta è no... allora forse è il caso di mettersi a riflettere se non sia meglio prima chiarisi le idee su cosa si vuole fare e dopo valutare gli acquisti in modo che non siano a casaccio e soprattutto senza fine. Se ci viene voglia di qualcosa solo perchè è nuovo, magari accattivante, ma non ci serve realmente, beh, è un problema di GAS. Lei si è comprato un corredo Fuji, perché? Mah dottore, in quel momento mi sembrava la cosa giusta da fare e poi le Fuji X sono tanto carine... Ma le ha rivendute in fretta, per tornare a Nikon, come mai? Scusi dottore, ma devo andare, mi sono ricordato di un impegno urgente... Nel caso invece si abbiano le idee piuttosto chiare e sì, si stia ancora fotografando, allora si può passare al secondo ingrediente: Valutare se quel mirabolante attrezzo di cui ci ha preso il desiderio è coerente con quello che ci va di fotografare, se è davvero utile o invece eccessivo per qualche motivo, peso, ingombro chi lo sa. Tornando seri per un momento, un acquisto extra Nikon di cui non sono pentito è la SIGMA Sd4 H. Nella sua sia pur ristretta comfort zone, è una gran macchina (e la uso davvero). Altro passo fondamentale, è chiedersi se davvero l'oggetto del desiderio ci può portare a fare foto migliori o se invece il problema maggiore sono i nostri limiti, piuttosto che quelli dell'attrezzatura e perciò faremmo meglio ad investire su noi stessi in termini di tempo e studio, anzichè investire denaro in oggetti di per sè ottimi, ma che non riusciremmo a sfruttare per quel che potrebbero rendere se fossero in mani più capaci. Ho arricchito il mio corredo del nuovo corpo macchina e dei nuovissimi obiettivi, ma le mie foto non sono per niente migliori di quelle che facevo prima... mmm... cosa vorrà dire? Ma certo! Che devo comprare altra attrezzatura! Piuttosto, sarebbe meglio investire in studio ed esperienza... (Da Phoblographer) Se questa strada sembra troppo difficile, volendo, c'è la soluzione alternativa, completamente opposta: riconoscere la cronicità della malattia, reagire con un'alzatina di spalle, e senza farsi troppi problemi comprarsi quello che ci pare sapendo che saranno i soliti gatti, cani neonati, nonni e parabole TV "preliminari" e che ad essere sinceri il nostro divertimento sta lì più che nel fare fotografie (e un po' sta anche nelle discussioni infinite online sulle attrezzature, il purple fringing, il focus breathing il cuscinetto, il barilotto...)! Attenti però, non dobbiamo essere puritani/integralisti/manichei tutto bianco o nero. Togliersi uno sfizio un volta tanto, per vezzo o curiosità, voglia di provare, non è un male, lo si fa tutti e non per questo si soffre di GAS, specie se soprattutto si fotografa. E' quando la bilancia pende pesantemente dalla parte dell'acquisto che verso l'uso effettivo degli oggetti acquistati che bisogna cominciare a preoccuparsi.
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  44. #4 Eccola, fresca fresca di questo pomeriggio. Isola di Sant'Antioco, Arco dei baci. Nikon z6. Nikon z 14-24 2.8, treppiede.
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  45. Gigi ha dato il benvenuto a sua sorella Bella in occasione di una kermesse che si è tenuta a Cernobbio questa mattina. Gigi era in compagnia del fidanzato 28/2.8 mentre Bella, che ha perso le tracce del suo compagno 40/2, per lavoro ad Eindhoven, ed atteso in Italia per metà mese, si è fatta accompagnare dall'ex fidanzato della loro cugina Joann. Joann, ex modella curvy con il nome d'arte Z50, oggi é un'ottima fotografa in coppia con il suo nuovo boyfriend 50/2.8, detto MC (due lettere che stanno per [vero] MaCho). I due hanno curato la parte fotografica di questo servizio. Non è mancata mamma Yolanda con il suo terzo marito. le due sorelle con i rispettivi accompagnatori, Bella a sinistra, Gigi a destra. Entrambe indossano un miniabito della firma cinese SmallRig, il modello 3480, estremamente elegante ma comodo e pratico per tutti i giorni. l'acconciatura è la stessa ma Gigi porta un fermaglio sul contatto caldo. Ha pensato sia meglio perchè piove. le due sorelle sono molto affiatate ed abituate a lavorare insieme, anche se i fotografi le confondono tra loro, Joann sa come riprenderle al meglio. E a smorzare l'esibizionismo un pò incontenibile di Gigi che vorrebbe sempre essere in primo piano o, almeno, in copertina da sola le due ragazze figurano bene in testa e spalle e qui mostrano lo "spacchetto", novità esclusiva Nikon per l'estate 2021 ma già diventato un must per tutto il mondo della moda. qui confrontano i loro due accompagnatori Gigi presenta il suo stacco coscia cui Bella risponde con uno stacco coscia simmetrico Quindi un pò di foto in un set industriale e uno elegante con Gigi da sola le due sorelle hanno provato un pò di invidia per Janine che ha avuto ben 12 Stradivari tutti per lei ed hanno voluto improvvisare qualche cosa con la viola. Ma la musica non è il loro talento migliore, probabilmente ... perché rendono al meglio tra cachemire e sete preziose Ma come dicevo, alla kermesse c'era anche mamma Yolanda, splendida quarantenne che ancora attira tutti gli sguardi e le tre "ragazze" hanno improvvisato per gli obiettivi dei fotografi Bella, Yolanda e Gigi. Yolanda è accompagnata da un attempato compagno, splendido da sfoggiare nelle occasioni alla moda (ma quando c'è bisogno di prestanza e vigore preferisce scappare con giovani della metà dei suoi anni : Yolanda sarà mamma ma è ancora molto esigente !). presenza delle tre acconciature e naturalmente non si fanno problemi ad osare un lato B che non si presta ad alcuna critica E pensare che la bella ... Bella è arrivata a casa in quella brutta scatola per scarpe grigia ma guardatela adesso ! Gigi, esuberante come è, a fine servizio non ha perso l'occasione per fare uno scatto a sua cugina Joann che si è dimostrata anche in questa occasione una grande fotografa con il suo compagno MaCho. Bene, fine delle parate. Peccato che nonna-F sia in vacanza a Dubai con un ragazzo cinese f/0.95 che ha conosciuto ad Hong Kong e non sia potuta venire. Papà 28Ais è impegnato al G20 nelle trattative per la riduzione della CO2 dei paesi emergenti e non poteva staccare, altrimenti avremmo avuto un gruppo di famiglia ancora più numeroso. Nei credits ovviamente tutti i ringraziamenti dovuti a Nikon che ci ha regalato ancora una volta creature all'altezza della sua tradizione di design che segnerà la storia in questa estate del 2021, a Nital che ce le ha fornite come promesso e a tutti i numerosi tecnici ed artisti che hanno contribuito alla riuscita del set. E a tutti voi, anche i miei ringraziamenti per la pazienza, sperando di avervi almeno suscitato un paio di sorrisi.
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  46. Castelli last.mp4 Ecco il video (censurato) dell'incontro by Ross
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  47. Con questo blog mi piacerebbe iniziare una serie di interventi, molto rarefatti, uno ogni tanto, ma tantissimo, per raccontare qualche storiella con animali protagonisti, con una morale, come le favole di Esopo. Solo che non racconterò favole, ma storie vere, verissime. L'anno dopo la mia nascita, cioè nel 1959, uno scienziato russo ebbe l'idea di provare a creare delle volpi domestiche. Attenzione non di addomesticare delle volpi, ma di selezionare una "razza" di volpi non timorosa dell'uomo, fiduciosa e non aggressiva. Un po' come successe nella preistoria col Lupo e il Cane. Ma la Volpe non è un animale sociale come il Lupo, perciò non adatta all'addomesticamento. L'idea dello scienziato era indagare se con una selezione genetica forte si sarebbe potuto ottenere varietà domestiche anche da animali "inadatti". Per comodità scelse di lavorare sulla Volpe Argentata, che non è una specie a sè, ma è una Volpe Rossa dal mantello particolarmente scuro, una mutazione che interessa circa il 10% delle Volpi Rosse, un po' come il Leopardo o il Giaguaro e la Pantera/Giaguaro Neri. Le Volpi Argentate in Russia (ma anche altrove) vengono allevate e reincrociate per fissare il carattere del pelo scuro, per poi farle riprodurre, crescere in gabbia e alla fine massacrarle per farne pellicce pregiate (qualche voce malevola, non confermata, ha sostenuto infatti che uno scopo collaterale sarebbe stato quello di facilitare gli allevatori, creando volpi più trattabili). Essendo allevate era più facile reperire gli esemplari rispetto ad andare a catturarne di liberi. Così lo scienziato iniziò a girare per gli allevamenti e scegliere quei cuccioli che sembravano meno aggressivi e meno timorosi dell'uomo. Li allevò, li fece riprodurre incrociandoli fra loro, selezionando ad ogni generazione quelli sempre più docili. Ci vollero 50 generazioni, un po' più di quarant'anni e finalmente fu ottenuta la volpe domestica, docile ed affettuosa, scodinzolante proprio come un cane, solo che... ecco... non sembrava più molto una volpe, argentata o meno. Cos'è successo? Fino agli anni '70 c'era la convinzione che ogni gene corrispondesse ad una porzione specifica di DNA e selezionasse un dato carattere, quindi si pensava a selezionare un gene per la docilità. Da qualche decennio sappiamo che non è per niente così. Le cose sono enormemente più complesse e ogni mutazione può avere effetti diversi, a volte nessuno, altre piccoli, altre ancora imponenti effetti a cascata. La docilità e la riduzione in generale dell'aggressività dipendono anche da dosaggi di diversi ormoni, alcuni diminuiscono, quelli che regolano le risposte aggressive, altri aumentano, ma non la faccio lunga, il succo è che le mutazioni possono avere effetti a cascata su tutto l'individuo. Quando si cerca di modificare il carattere di un animale ad esempio verso la docilità e la socievolezza, si selezionano flussi ormonali diversi che portano a modifiche sia del carattere che fisiche: si fissano tratti infantili (ad esempio il cane ha la fronte sporgente, mentre il lupo e la volpe hanno la fronte spiovente) e curiosamente, anche la pezzatura del mantello e le orecchie pendenti, entrambi caratteri assenti nelle specie selvatiche, probabilmente perchè svantaggiosi in natura. Morale: se da una parte è dimostrato che la domesticazione di una specie selvatica anche potenzialmente inadatta si può ottenere tramite selezione genetica, quello che si è dimenticato è che il prodotto finale è ...un'altra cosa. Dopo (sopra) e prima (sotto). Ovviamente il discorso sfruttamento per le pellicce, se mai fosse stato vero, è andato a quel paese... Un esempio piccolo piccolo per far capire una questione molto grande: La natura è complessità, prima di prendere iniziative anche a fin di bene, ad esempio per l'ambiente, bisogna stare molto, ma molto attenti e pensarci almeno un paio di volte. Non esistono soluzioni semplici. Se vi interessa che scriva altre storie così lasciatemi un feedback in merito, così mi so regolare. Foto e disegno presi da Internet a solo scopo divulgativo, i copyright spettano agli aventi diritto.
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  48. Complici le restrizioni, ovviamente le montagne erano poco o nulla frequentate , ed ecco allora come la persona crea un tutt'uno con la natura. Spero in questi scatti , seppur in modo virtuale di farvi vivere questi momenti
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  49. Il tempo passa, non vi sono dubbi su questo.. poi dopo aver subito le varie ed eventuali imposizioni ( in fondo giuste ) per il contenimento del covid, ecco che appunto per questo.. ho fatto la prima vaccinazione, malgrado il tempo non certo bello di quel giorno, la z 50 era nella mia tasca; pochi giorni dopo la regione Lombardia è passata di colore, e dovendomi spostare tra casa e ospedale, la prima volta.. non ho fatto nulla.. ma la seconda invece, come una liberazione avevo con me le ultime cose rimaste nel tempo; la Z 50 e le sue due ottiche che onestamente ho usato solamente il 50-250 e pure con l'addizionale 5T. Non sono cose da fantascienza.. ma liberatorie invece si.. non ho usato il cavalletto, e il vento era implacabile.. ma mi sono divertito, era tanto che non mi succedeva.. questa era la prima barriera.. passata questa, erano altre le barriere da by-passare però, dopo un'ora e mezza.. il famigerato astra zeneca me lo sono preso.. quanto vedevo davanti a me, atteso 20 minuti.. che non morissi sul posto, mi lasciarono andare.. alcuni fiori fatti in una rotonda di Basilio, il comune confinante all'ospedale dove mi reco.. questa è con la 5 T e pure questa... ho beccato un'amica di passaggio.. verso casa ho costeggiato alcune risaie, peccato che la strada sia veramente stretta e purtroppo trafficata, quini è stata fatta " al volo " Era tempo che non scattavo al di fuori delle mura domestiche.. grazie di aver avuto la pazienza ed il coraggio di vedere le mie robe...
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  50. Qualcuno leggendo questo articolo dirà : che barba, ne abbiamo le tasche piene di questi argomenti tecnici, preferiamo prove di obiettivi provati all'aria aperta. Piacerebbe anche a me ma conoscere almeno superficialmente questi discorsi ci permette di capire dove si sta muovendo l'industria fotografica e come si differenzieranno le fotocamere prossime venture. Insomma, se vi stiamo annoiando potete semplicemente saltare questi articoli e tornare quando troverete che le nuove Nikon Z montano un sensore di tipo stacked chiedendovi quando vi siete persi le puntate precedenti *** Occorre fare qualche passo indietro alle puntate di questa telenovela trasmesse da Nikonland.it la scorsa settimana. Le trovate online e non dovete pagare il canone. Venerdì scorso in una lunga intervista rilasciata a Dpreview.com, il manager di Nikon Imaging ha anticipato che entro la fine dell'anno uscirà una Nikon Z di fascia alta che grazie ad un sensore di tipo stacked di nuova generazione punta a sorpassare l'ammiraglia Nikon D6. (Parla il capo di Nikon Imaging : sta arrivando una Z di fascia alta) Abbiamo ribadito recentemente come Nikon abbia ampie conoscenze nel campo della progettazione dei sensori. Anzi, il suo reparto dedicato lavora da circa 30 anni (Nikon, i sensori, l'industria giapponese) e non solo, Nikon è uno dei tre principali produttori al mondo delle macchine per la stampa dei microchip in generale, e dei sensori fotografici, avendo tra i suoi clienti società come Sony Semiconductor, Samsung e Intel giusto per nominarne tre noti a tutti. Nikon è tra le poche società al mondo in grado di disegnare, sviluppare e prototipare un sensore di immagine. Poi non lo produce in se perchè le fabbriche dei semiconduttori necessitano di investimenti che vanno oltre la dimensione di Nikon. Ma questo non le impedisce di essere autonoma in questo campo, esattamente come lo sono Sony Imagine e Canon (e a differenza degli altri produttori di fotocamere come Fujifilm, Olympus e Pentax che i sensori invece se li comprano già fatti). Nikon nell'ultimo triennio ha aumentato di molto la spesa per ricerca e sviluppo, tanto che nell'ultimo bilancio evidenzia una percentuale rispetto al fatturato di spese per la ricerca che è doppia rispetto ad altre società del suo sensore. Questa ricerca va in direzione dei campi di applicazione del futuro, tanto che a metà febbraio è stato annunciato da Nikon un sensore con caratteristiche molto avanzate che si pensava fossero solo alla portata di società con un budget più elevato, come Sony Semiconductor (Nuovo sensore Nikon da 1 pollice, stacked da 1000 fps e 134 db di dinamica) Questo sensore - pur di piccolo formato e probabilmente più indicato per applicazioni di tipo industriale (Nikon è anche tra le principali società attive nel campo della misurazione e scansione 3D a livello industriale con dispositivi di precisione per misurare anche lastre di metallo di 50 metri di lunghezza per l'industria aerospaziale) - anticipa tecnologie che portate in campo fotografico sarebbero rivoluzionarie. Si tratta di un sensore di tipo stacked, cioé con strati di differente specializzazione impilati uno sull'altro in un unico pacchetto completo di fotositi, memoria ed elettronica di controllo e conversione analogico-digitale. Un sensore dello stesso tipo di quelli che consentono a Sony Imaging il primato con le sue fotocamere di punta Alpha 9 e la nuovissima Alpha 1. In cosa differisce un sensore stacked rispetto ad uno di tipo normale, tipo un CMOS BSI ? Sostanzialmente la presenza di uno strato di piste elettroniche sito tra i fotodiodi e l'elettronica di collegamento. questo è un sensore Sony del tipo di quello montato sulla Alpha 9. Tra i pixel sul primo strato e la logica sottostante, c'è la memoria (DRAM) tampone. I tre strati sono prodotti con una densità differente per microlitografia e poi fisicamente sovrapposti e collegati. Il processo richiede maggiore precisione, tempi superiori, più energia e naturalmente comporta più scarto di sensori difettosi. Ma produce dispositivi più integrati rispetto a quelli normali che equipaggiano al momento tutte le fotocamere Nikon, Canon, Fujifilm, Panasonic, Leica, etc. etc. La presenza dello strato di memoria intermedia, permette a convertitori analogico-digitali e a processori più potenti di leggere i dati del sensore con maggiore velocità. sempre dalla letteratura Sony, il raffronto tra un sensore CMOS tradizionale e uno di tipo stacked qui abbiamo il dettaglio di un sensore Samsung da smartphone, prodotto con la medesima logica, certamente di dimensioni inferiori (ma con tecnologia più avanzata e piste ravvicinatissime) questo è lo schema del nuovo sensore Nikon presentato nei giorni scorsi che ha una concezione ancora più avveniristica e velocità e densità di stampa ancora più elevate del normale. Ma, la domanda sorge spontanea, a cosa serve tutta questa velocità in un sensore ? Devo purtroppo rimandare ad un altro nostro recente articolo che illustra le differenze di funzionamento tra sensori meccanici ed elettronici e sensori di tipo rolling shutter e global shutter (L'otturatore : meccanico ed elettronico (rolling shutter, global shutter) Senza farla troppo lunga (se volete leggere o rileggere quell'articolo forse sarà ancora più chiaro) i sensori attuali usati nelle nostre fotocamere sono di tipo rolling shutter che letteralmente significa che vengono letti a strisce dall'alto verso il basso in un processo che simula il movimento delle tendine dell'otturatore meccanico. La velocità di lettura è di fatto la scansione del sensore. Le informazioni di ogni striscia vengono processati, il segnale analogico convertito in digitale e la mappa della lettura del sensore (fatta di bit con valori 0-1 che indicano la luminosità di ogni punto) viene poi spostata in una memoria tampone. Quando la mappa è completa il processore la rielabora ulteriormente completando il processo che porta alla formazione del cosiddetto file RAW che è l'immagine informatica di quanto percepito dal sensore, scritta in un formato che poi il software di sviluppo può decifrare per riprodurre digitalmente quanto abbiamo ripreso. questo processo come vedete anche visivamente richiede un certo tempo e comporta un certo ritardo nella lettura delle strisce. In termini assoluti per una immagine di un soggetto fermo, questo ritardo in genere non comporta nulla di visibile. Ma se stiamo scattando ad alta velocità con il sensore elettronico (per il gergo Nikon : modalità silenziosa) il ritardo tra la lettura della prima striscia e l'ultima diventa significativo. E ciò comporta immancabilmente ad una deformazione dell'immagine, più o meno accentuata a seconda dei casi. Andare oltre la velocità di raffica normale di 10-12 scatti al secondo, anche con l'eliminazione dello specchio, comporta difficoltà meccanico che non sono aggirabili a costi umani. Per cui è più semplice tenere aperto l'otturatore meccanico ed usare la sola scansione per leggere le immagini. Cosa assolutamente necessaria per riprendere il video, dove la presenza dell'otturatore meccanico darebbe dissolvenze nere. Un sensore che ha una velocità di scansione lenta è più soggetto a fenomeni di artefatto di questo tipo che spesso producono effetti parodistici, inaccettabili nelle nostre immagini (pensate alle classiche automobili di inizio secolo con le ruote ovalizzate e il muso diagonale anzichè dritto). Ma specie ad elevate risoluzioni, il tempo di lettura di un sensore tradizionale è particolarmente lento. E' il caso tipico di Nikon D850-Z7 che ha un tempo di lettura del sensore di circa 66 millisecondi con una frequenza di scansione di 1/15''. Un quindicesimo di secondo è una enormità che si vede chiaramente anche solo esponendo sotto una luce artificiale oscillante intorno alla frequenza industriale. Un sensore di tipo stacked come quello della Sony Alpha 9 ha un tempo di lettura di 6 millisecondi, con una frequenza di scansione di 1/160'', mentre quello più nuovo (e più denso) della Sony Alpha 1 viaggia ancora più spedito verso i 4 millisecondi e una frequenza di scansione che rivaleggia con il tempo sincro flash, per cui è quasi completamente libero da interferenze e fenomeni di deformazione indotti dal ritardo di lettura tra le striscioline. Nel senso che viene comunque letto a strisce ma - grazie al famoso strato di memoria tampone situato non nella scheda della fotocamera ma direttamente dentro al sensore - la scansione può essere effettuata a velocità dieci volte superiore a quello, per esempio della Nikon Z7. Naturalmente questo è il tempo di lettura del sensore, poi l'immagine come dicevo deve essere confezionata a questo comporta un tempo di elaborazione che per Sony a9 e a1 arriva a circa 1/30''. Con la conseguenza che si può lavorare a raffiche da 30 scatti al secondo circa in otturatore elettronico. Conseguenze pratiche di questo processo vanno anche al tempo di oscuramento del mirino e in generale alla velocità operativa complessiva di ripresa e di visione. Ovviamente un tale sensore deve essere accompagnato anche da un processore principale di adeguata potenza, un buffer principale adeguatamente dimensionato e con DRAM adeguatamente veloce. Tutti passatempi cui si sta allegramente dedicando il reparto di ricerca di Nikon e che porteranno entro la fine del 2021 ad una nuova ammiraglia ma più in generale nei prossimi anni ad un rivoluzionamento delle potenzialità operative di tutte le nostre prossime fotocamere. Nikon sta lavorando ad una intera famiglia di nuovi sensori con caratteristiche all'avanguardia che ci permetteranno maggiore libertà espressiva in campo fotografico. Ecco, spero di non avervi annoiato troppo e di aver offerto qualche informazione in più a chi invece è interessato a cosa diciamo quando commentiamo le notizie e i rumors.
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