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  1. La fotografia di paesaggio, soprattutto se finalizzata ad ottenere immagini di elevata qualità in grado di essere stampate in grandi dimensioni, è un banco di prova estremamente severo per le lenti grandangolari. Per più di un motivo: - Occorre innanzi tutto che siano nitide, possibilmente in modo uniforme tra centro, bordi ed angoli: normalmente le composizioni più dinamiche, che sfruttano l'effetto dei grandangoli di accentuare il primo piano partono proprio da lì! - Serve che siano resistenti al flare, in quanto la luce più interessante per questo tipo di fotografia raramente arriva dalle spalle del fotografo in quanto è quella che meno scolpisce i soggetti. - Devono avere aberrazioni cromatiche molto controllate, in quanto spesso ci sono contrasti forti tra il cielo/sole e soggetti ricchi di dettaglio, come le piante. Certo, si possono "togliere con un click" nel nostro software di regolazione dei file.... ma nelle stampe grandi finiscono comunque per produrre aloni ed effetti indesiderati. - Devono avere poca distorsione, anche questa si può "togliere con un click".... ma lasciando sul campo la nitidezza, come dimostra il fratellino 14-30/4 - Devono essere filtrabili. Questo è un tema controverso, se ne è parlato molto anche qui su Nikonland all'annuncio di questa lente: per alcuni è un fatto marginale per altri addirittura dirimente per poterle utilizzare. Personalmente penso che il polarizzatore sia molto importante, spiegherò con un paio di esempi più avanti perché, e che i filtri Neutral Density siano molto utili. Mentre non uso più da tempo i filtri graduati, preferendo altre soluzioni nei rarissimi casi in cui la gamma dinamica dei moderni sensori sia inadeguata. Sul test di Max Aquila avete disponibilità di numerose immagini estremamente ben fatte di questa lente, per cui illustrerò l' articolo prevalentemente con fotografie realizzate con essa. Per chi non lo avesse letto, lo consiglio vivamente: lo trovate qui. In ogni caso, la lente di cui parliamo è questa, montata su Z6II, con il paraluce portafiltri, un polarizzatore ed un ND64: Un paio di scatti per rompere il ghiaccio, è il caso di dirlo, così capiamo cosa fa questo signorino: Z6 su 14-24/2.8S@20mm 1/80" f11 ISO100 - A mano libera. Z6 su 14-24/2.8S@20mm 1/8" f8 ISO100 - A mano libera. Si, si inizia sulla neve: l'ho avuto da Max lo scorso dicembre. Ne scrivo solo ora perché non riuscivo a trovare difetti di cui parlare, ed allora ho pensato di doverci lavorare di più.... ma non c'è stato nulla da fare: non ne ho trovati. Ma andiamo con ordine. Primo punto: quanto è nitido? un sacco, è il miglior zoom grandangolare che io abbia mai provato. Con baionetta F non è mai esistito nulla che potesse produrre risultati del genere con la disinvoltura con cui lui riesce. Certo, il vecchio 14-24 AFS era una lente straordinaria per la sua epoca ma tra flare e scarsa planarità del piano di fuoco portare a casa belle foto non era semplice. Per non parlare del peso e della pena nel provare ad usarci i filtri! Con baionetta Z solo il 20/1.8S regge il confronto (e pure lo vince, nella sua specifica destinazione d'uso!). Punto. Guardate qui, questi sono alcuni scatti all'inizio di un'alba un po' livida, dello scorso 8 gennaio - praticamente dietro casa, il massimo raggiungibile all'epoca. Z6II su 14-24/2.8S@14mm 1/40" f8 ISO100 a mano libera. I più attenti avranno notato "a mano libera". Già, con queste Z e lo scatto elettronico la necessità del treppiede è diventata sempre più rara, anche quando si sta testando la nitidezza di una lente. Questo il crop a pixel reali dell'angolo in basso a sinistra: Apritelo per vederlo non adattato. E così nitido che toglie il fiato. 14mm, f8, a mano libera. Pixel reali significa che, in dipendenza della risoluzione del vostro monitor, è probabilmente come guardare una stampa A2 con il lentino. E a 24mm? Z6II su 14-24/2.8S@24mm 1/60" f11 ISO100 a mano libera. E qui il crop, sempre a pixel reali, dell'angolino in basso a destra. Z6II su 14-24/2.8S@14mm 1/30" f16 ISO100 a mano libera. E questo il crop, sempre pixel reali, dei rametti contro il cielo per verificare le aberrazioni cromatiche. Il file è postprodotto schiarendo abbondantemente le ombre, siamo in pieno controluce. Credo che questi siano esempi più eloquenti di qualsiasi commento io possa fare. Basta guardare, ma ricordatevi di aprire i file! Ma, in premessa, parlavo dei filtri. Cioè di questo: Che qui vedete montato sulla Z6II con basetta Meike, con il paraluce monta filtri su cui ho inserito il polarizzatore Nisi - I filtri Nisi sono stati la mia scelta per questa lente. Grande? si, grande. Ma nemmeno poi troppo. Ricordiamoci che il paraluce si avvita e svita a baionetta e che quindi occorre montarlo... solo quando serve! Nikon ne fornisce un'altro, più piccolo, per i casi in cui si fotografi in esterni senza necessità di filtri, così come, vale la pena ricordare, una piccola protezione dal sole è già presente e solidale al barilotto. In ogni caso, qui vedete il paraluce, con il suo tappo, i filtri polarizzatore e ND64, le custodie originali Nisi per i filtri (dimensione 14x14cm) ed un tappo standard da 77mm per confronto. Dico subito che all'inizio ero scettico, mi sembrava una soluzione complicata, costosa ed artificiale. Ma nell'uso sul campo mi sono ricreduto al 100%. Montare i filtri da 112mm sul paraluce è una trovata assolutamente geniale! Perchè? Innanzi tutto si ottiene un insieme che non vignetta assolutamente, nemmeno a 14mm e montandoli entrambi. Non serve sempre, ma quando serve è una manna! Z6II su 14-24/2.8@14mm 25" f16 ISO100, CPL ed ND64. Il polarizzatore è servito a togliere il riflesso dal mare e dai quarzi delle rocce, saturandone bene i colori, l'ND a togliere le ondine che la brezza produceva. Altro esempio: Z6II su 14-24/2.8S@16mm 1/50" f11 ISO100 - Polarizzatore "al minimo", senza sarebbe anche peggio (non l'ho tolto per far prima, e non avevo ancora chiara una cosa, ne parlo dopo). Z6II su 14-24/2.8S@16mm 1/50" f11 ISO100 - Polarizzatore. Z6II su 14-24/2.8S@18.5mm 1/80" f8 ISO100 - Polarizzatore. Il punto è: il polarizzatore, sui grandangoli spinti, non serve ad aumentare il contrasto tra cielo e nuvole (ambito d'uso dove anzi tende a far casino) ma a togliere i riflessi dall'acqua e da tutte le superfici molto riflettenti, come le foglie o le rocce, specie se bagnate! Ma dov'é la genialità della soluzione? beh, ci ho messo un po' a capirlo, come tutte le cose devi toccare con mano. Il fatto è che il paraluce si monta "a baionetta", quindi per mettere e togliere i filtri sul campo con il treppiede in posizione precaria non occorre più avvitare il filtro in posizioni assurde con il rischio di farlo cadere: basta togliere il paraluce, tenuto fermo dal blocco "a pulsante" comune a tutte le soluzioni "pro" di nikon e lavorarci con calma. E se non serve, perché si voleva toglierlo, si può coprire e mettere in tasca, pronto per il prossimo giro. Ed è fornito anche un normale tappo per la lente frontale. GENIALE!!! Mi spiego con un esempio, che serve ad introdurre anche un altro concetto: A che servono i grandangoli così spinti nella fotografia di paesaggio? non a fotografare una scena ampia - es. una catena di montagne - ma ad enfatizzare il primo piano. Che spesso deve essere letteralmente a pochi cm dalla lente frontale. Z6II su 14-24/2.8S@14mm 1/4" f16 ISO100 - Polarizzatore. Come già avrete immaginato, quelli non sono enormi scogli tafonati, ma roccette alte, nel punto più rilevato, circa mezzo metro. La macchina stava sul treppiede a 30cm dall'acqua. Per avvitare o svitare il polarizzatore o aggiungere/togliere l'ND, in posizioni come quelle, occorre sia stare scomodi sia rischiare di avvitare male e fare cadere tutto in acqua. Lavorando così, da scogliere e su torrenti, ho perso per sempre più di un filtro! Ma ne abbiamo un'altra: il tappone da mettere sul paraluce. Questo. Geniale pure lui? Si. Mai fotografato sotto la pioggia o vicino ad una cascata? quanto vi siete rotti le scatole tra una fotografia e l'altra per ripulire la solita goccia dalla lente frontale? quante foto buttate perchè non vi siete accorti? o peggio, al mare controvento? Beh, basta il tappo king size, che pure lui si incastra a baionetta, ed il problema è risolto. E, ultimo aspetto, il tutto non è così grande come sembra: - 2 filtri da 112mm con la custodia, occupano uno spazio di cm 14x15x1 - Il "tappone" compreso paraluce è un cilindro di 12.5cm x 4cm di spessore. Il solo "tappone" 3cm di spessore. Ed il tutto sulla mia bilancia fa 300gr di peso. A portata di qualsiasi zaino. C'è poi un bonus ulteriore. Questo paraluce si può montare anche sul 24-70/2.8S e sul 70-200/2.8S. Insomma, con un set di filtri ci fai tutto. Ho provato e va anche sul 70-200/2.8 AFS FL, ma il montaggio non è sicuro (non blocca bene) per cui non lo consiglio. Ok, un mucchio di parole e di "crop da misuroni". Ora ci guardiamo qualche foto, se vi va. Z6II su 14-24/2.8S@20mm 1/800" f8 ISO100 Z6 su 14-24/2.8S@24mm 1/40" f16 ISO100 Z6II su 14-24/2.8S@20mm 1/1.6" f11 ISO100 Z6II su 14-24/2.8S@18mm 0.5" f11 ISO100 Polarizzatore Z6II su 14-24/2.8S@14mm 1.3" f16 ISO100 Polarizzatore. Conclusioni. Una lente di eccezionale ed inedita qualità, letteralmente il sogno del fotografo paesaggista impegnato al quale consente, con agilità e semplicità d'uso sorprendenti, di concentrarsi al 100% sulla fotografia, ottenendo sempre il massimo della qualità, sotto ogni profilo ed in ogni condizione. Questo vale, per effetto dei piccoli ingombri e pesi coinvolti, altro aspetto del tutto inedito, ovunque siano i suoi soggetti preferiti: dal mare a pochi passi dall'auto al cuore delle alpi raggiunto in ore ed ore di cammino. Parliamo di una lente che pesa 650gr, sostanzialmente ha peso ed ingombro del vecchio 16-35/4 AFS VR che questa meraviglia letteralmente distrugge sotto ogni profilo. Così come distrugge il precedente Re del mondo F, il 14-24/2.8 AFS che per peso, ingombro, uso problematico dei filtri e pure prestazioni ottiche è così lontano da essere inconfrontabile. Pregi: - Peso ed ingombro minimi, per il genere degli zoom grandangolari ma anche in assoluto considerato che pesa meno di 2 etti in più del 14-30/4S, che aveva fatto gridare al miracolo alla sua uscita. - Eccellente ergonomia, nell'uso normale e con i filtri. - Eccellenti prestazioni ottiche. - Eccellente qualità costruttiva. - Ottimo range di focali: tutti i grandangoli spinti accessibili con un giro di ghiera. - Ottima luminosità: è più che adatto alla fotografia notturna. Difetti: - Per me, considerato il genere e le prestazioni, nessuno. Massimo per Nikonland (c). 27/6/2021.
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  2. Eccomi. Scusate se ci ho messo tanto, ma ho aperto e chiuso questo thread almeno 10 volte perché non sapevo come rispondere. Cioè, si, con un grazie gigantesco a tutti, ma non basta minimamente a definire la sorpresa, la gioia e la gratitudine provata questo pomeriggio. E' cominciata in settimana con Rossano che mi dice: "Uè Castelli, tieniti libero un'oretta oggi pomeriggio che vengo da te con una modella per qualche scatto!" Io ero già bello carico e tirato a lucido (quasi), e poi invece si presenta col buon Mauro. Ho pensato: "uno dei soliti scherzi di Ross", e comunque ero felice uguale perché non vedevo Mauro di persona penso da un paio d'anni buoni. Nel mentre Ross armeggia con cellulare e gimbal come se facesse le riprese di un reality, ma non è nemmeno la cosa più strana che mi ha fatto nel corso degli anni, quindi non ci faccio caso più di tanto. Per farla breve, poco dopo mi mostrano il libro del centenario di Nikon con tanto di dedica e già lì non so cosa dire, per poi mettermi davanti anche la Nikon FC con tanto di 50 1.8 e dopo un attimo mi balena un pensiero, li guardo, e dico: "ma state scherzando?" Non scherzavano. Mi spiegano tutto quanto, da come è nata la cosa, quanto sia stata entusiasta la partecipazione da parte della famiglia di Nikonland (perché questo è), e anche la disponibilità di Nital nel mettere a disposizione una fotocamera che è già straesaurita, e dell' autografo sul libro e le foto, e poi anche la telefonata di Max "Non ti si poteva più vedere con la D700" e... e... e... ...e io cosa posso dire adesso? Non ho veramente parole per ringraziarvi dell'affetto mostrato nei miei confronti, in fondo con gran parte di voi non mi sono mai incontrato di persona, e la mia partecipazione qui è abbastanza rarefatta, ultimamente. Vi giuro che raramente in vita mia sono stato felice come oggi, e, soprattutto, sorpreso. Ovviamente nel senso migliore che si possa intendere Avevo detto che Nikonland è una casa digitale dove mi sono trovato benissimo, ma non è una semplice casa, è veramente una famiglia che si prende cura dei suoi membri. Non riuscirò mai a ringraziarvi abbastanza, per come mi avete fatto sentire benvoluto. Ora vedo di scaricare le prime foto fatte questo pomeriggio con la FC fiammante. E mi impegno a farne buon uso per il futuro! Vi voglio bene.
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  3. Si dice che una catena sia forte per quanto è forte il suo anello più debole. Ma in una catena fatta di persone come è Nikonland, ogni anello influenza l'altro. E l'anello più forte rende più forti anche gli altri. Gabriele Castelli è parte della nostra piccola community da tanti anni e non ha mancato mai di mostrare una forza d'animo e uno spirito positivo capaci di dare l'esempio agli altri in ogni circostanza. Come l'anello più forte della nostra catena di amici nikonisti. Per questo abbiamo deciso, come parte delle celebrazioni del 15° anniversario della vita di questo sito, di dargliene testimonianza, regalandogli per il suo compleanno la più iconica delle Nikon oggi in catalogo. Perché Gabriele ci rappresenta tutti. E un regalo - importante - fatto a lui, vale molto di più di una spilletta commemorativa a tutti gli iscritti. Quindi ecco una bella, nuovissima, Nikon Z fc fiammante che possa finalmente pensionare la sua benemerita Nikon D700 che lo accompagna da una vita. Con cui fare foto ancora più belle ed appassionanti di prima. Il nuovo kit di Gabriele che abbiamo acquistato sul Nikonstore.it, insieme al libro per il centenario Nikon offerto da Nital Per averla, abbiamo pregato Nital di riservarcene una tra le pochissime arrivate con la prima spedizione dal Giappone ed andate subito a ruba. Nital ha gradito supportare la nostra iniziativa, portando un abbraccio all'amico Gabriele, offrendo anche una copia del libro a tiratura limitata stampato per il centenario di Nikon nel 2017. Libro che è stato autografato con dedica personalizzata dal Product Manager Nikon per l'Italia, come testimoniato in queste foto riprese nel museo Nikon di Moncalieri. Un abbraccione da parte di tutti Gabe !
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  4. Per me un'uscita per fotografare le stelle è sempre una festa, perché una notte fuori è veramente un'esperienza fantastica. Purtroppo non è facile che i pianeti si allineino in modo da consentirmelo. E non parlo di astronomia: Occorre una notte di tempo sereno, nei pochi fine settimana di luna nuova in estate e... senza impegni di famiglia. Di fatto, questa volta, per dribblare un pranzo domenicale, ho forzato la mano e sono scappato in montagna il venerdì pomeriggio! L'obiettivo principale era ovviamente una notte di fotografia nella natura, ma volevo anche vedere come si sarebbe comportato il 14-24/2.8S in modo da raccontarlo qui. Dico subito che la fortuna aiuta gli audaci: una notte così serena non mi era ancora capitata. Ma andiamo con ordine. Queste sono le Levanne in un cielo del tutto senza nubi ed in questo caso è proprio un peccato perché con l'ultima luce delle nuvolette in quel cielo ci sarebbero proprio state bene. Z6_II su 24-70/4S@41mm 1/3s f11 ISO100 - Treppiede e polarizzatore NISI - 21:26 Z6_II su 24-70/4S@37mm 0.5s f11 ISO100 - Treppiede e polarizzatore NISI - 21:30 E' un bellissimo spettacolo, ma quel cielo - fotograficamente - è un po' insipido. Allora vado a coricarmi un poco in tenda, la notte sarà lunga! E ci siamo.... Z6_II su 14-24/2.8S@14mm 20s f2.8 ISO3200 - Treppiede - 23:18 Questa sera la difficoltà è che la via lattea "passa presto" e per questo non ho potuto fotografarla sopra il Gran Paradiso: era ancora chiaro. Ma questo è uno scatto fortunato: in quei 20" ho ripreso 12 stelle cadenti. Ho espresso un unico desiderio, speriamo bene!!! La resa dell'obiettivo è perfetta: nessun coma, le stelle sono perfettamente puntiformi fino agli angoli estremi. La resa è molto dolce sulle ombre, che pure con questi ISO si riescono a recuperare molto bene. Due note tecniche. La prima è una piacevole sorpresa: questa combinazione, il 14-24 è sulla Z6II, riesce ad andare in autofocus, è sufficiente mettere in pinpoint e scegliere una stella particolarmente luminosa ed è fatta. Cosa che la Z6 non riusciva a fare ne' con il vecchio 14-24F e nemmeno con il 20/1.8S. La seconda una conferma: il display OLED nel quale la lente consente di vedere focali e messa a fuoco di notte è una manna. E la visualizzazione della distanza di messa a fuoco è perfettamente tarata! Per questo, nel caso, si può andare semplicemente ad infinito con la ghiera. Questa sera ho intenzione di fare una ulteriore prova: realizzare scatti multipli da incollare con Starry Landscape Stacker! E' un software straordinario, capace di incollare più scatti, compensando il movimento apparente delle stelle e lasciando il primo piano e le montagne perfettamente nitide. Non so se interessa, ma nel caso chiedete che ne scrivo. Qui dico solo che ne vale la pena, di seguito il risultato: Z6_II su 14-24/2.8S@14mm 20s f2.8 ISO3200 - Treppiede - 23:23 - 8 scatti in stacking Ed il crop al 100% dell'angolino in alto a destra, così ci facciamo un'idea sia di come va la lente sia del risultato che si ottiene incollando 8 scatti a 3200ISO. In altro articolo ho già scritto di che significhi spostarsi, anche di poco.... beh, non importa il soggetto: è sempre vero. Che ne pensate? Per me avere preso meglio in infilata il lago aggiunge interesse alla composizione. Effettivamente, questo è un punto centrale nella fotografia notturna: è vero che il pezzo forte è la via lattea... ma resta una fotografia di paesaggio che ha bisogno di più ingredienti! Z6_II su 14-24/2.8S@14mm 20s f2.8 ISO3200 - Treppiede - 00:08 - 8 scatti in stacking Aggiungiamo un elemento di spiegazione "ambientale": la luce non è sole o luna. E' Torino: 60Km più a sud e quasi 3.000mt più in basso. L'ho già detto che era una serata incredibilmente limpida? Z6_II su 14-24/2.8S@14mm 20s f2.8 ISO3200 - Treppiede - 00:38 Z6_II su 14-24/2.8S@14mm 20s f2.8 ISO3200 - Treppiede - 01:34 - 8 scatti in stacking Come vedete la focale più utile in questo genere di fotografie è la più corta. C'è più di un motivo. Innanzi tutto, così si "tira dentro" più via lattea. E poi, all'allungarsi della lunghezza focale, è necessario accorciare i tempi e, quindi, alzare gli ISO. Z6_II su 14-24/2.8S@24mm 10s f2.8 ISO6400 - Treppiede - 01:47 - 8 scatti in stacking Come vedete, 24mm usati in verticale corrispondono più o meno al crop verticale dello scatto a 14mm. E' sempre interessante e si ingrandisce notevolmente in centro. E qui il crop, sempre 100% e sempre angolino. Niente da fare: nessun difetto visibile. L'ho già detto che quesa lente è un capolavoro? Z6_II su 14-24/2.8S@18mm 15s f2.8 ISO3200 - Treppiede - 02:06 Z6_II su 14-24/2.8S@14mm 20s f2.8 ISO1600 - Treppiede - 02:09 - 8 scatti in stacking Alla fine la nuvola che avrei voluto avere ieri sera è passata... solo 5 ore di ritardo! Z6_II su 14-24/2.8S@20mm 15s f2.8 ISO3200 - Treppiede - 02:30 Conclusioni. Anche in notturna il 14-24/2.8S, grazie alla nuova progettazione dello schema ottico consentita dall'enorme bocchettone delle nostre Z, si è rivelato un performer incredibile. Nessun difetto ottico ed una personalità molto versata per questo tipo di ripresa in quanto non tende a chiudere le ombre, ha pochissima vignettatura ed è del tutto privo di aberrazione di coma fino agli angoli più estremi. Che altro dire? è proprio, a pieno titolo, il Re indiscusso ed incontrastato dei grandangoli per le nostre mirrorless. Lo consiglio senza riserve, per tutti i tipi di fotografia nella natura, ambito nel quale non ha rivali e dove letteralmente incenerisce le vecchie lenti F. Pro: - Nessun difetto ottico: la resa è assolutamente impeccabile a tutte le focali. - Ottimo range di focali: tutti i grandangoli spinti a portata di un giro di ghiera. - Costruzione meccanica contemporaneamente abbastanza leggera da poter essere portato ovunque e robusta, un vero strumento professionale. - Molto comodo il funzionamento della messa a fuoco e dello schermo oled che consente di vedere sia la distanza di messa a fuco sia la focale impostata anche al buio. - Luminosità ottimale in rapporto alla focale per la fotografia notturna. Contro: - Per me, considerato il genere e le prestazioni, nessuno. Massimo per Nikonland (c). 25/7/2021
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  5. Circolano da tempo miti e leggende al riguardo. questo è il sensore della Nikon D5, progettato e sviluppato dal know-how Nikon, poi prodotto per conto di Nikon da Toshiba (oggi Sony Semiconductor). L'industria mondiale dei sensori è una comunità molto piccola. Dove tutti si conoscono e non si fanno la guerra, al contrario, condividono scoperte, tecnologie, brevetti e licenze. E soprattutto si confrontano regolarmente in simposi internazionali. Sviluppare un sensore è una cosa complicata che richiede molto denaro e molto tempo e dove ogni fallimento si paga caro, come ben sa Sigma che dopo aver annunciato il suo primo Foveon full-frame commerciale l'ha dovuto prima posporre e poi annullare perché concettualmente errato e non utilizzabile nella pratica. Ma è ancora più impegnativo produrlo quel sensore, perché richiede disponibilità di capitali immense e un mercato a disposizione in grado di far fruttare a pieno quel capitale. Dividiamo il discorso in tre : progettazione dei sensori, produzione e produzione delle macchine per la produzione gli stepper Partendo dall'ultimo punto : la produzione delle macchine per la produzione dei sensori. I sensori vengono ricavati per stampa microlitografica di wafer di silicio opportunamente "drogati" secondo un processo simile a quello dei microchip elettronici e comune per certi versi alla stampa dei pannelli a cristalli liquidi dei nostri monitor e televisori, da quelli piccoli che costituiscono i mirino delle fotocamere fino ai megaschermi da oltre 100 pollici di diagonale. La microlitografia è un procedimento di precisione che prevede l'incisione nel wafer di una matrice progettata al computer. Questa matrice rappresenta la disposizione dei fotositi e dei loro contatti. I sensori moderni contengono al loro interno anche i convertitori AD, gli amplificatori e in alcuni casi anche la memoria tampone di lettura. Tutti dispositivi che vengono stampati da apparecchi che si chiamano stepper e che sono sostanzialmente degli incisori a raggi luminosi capaci di movimenti micrometrici molto precisi. Questi apparecchi, grandi dal formato di una lavatrice fino a quello di una lavanderia a gettoni, sono fondamentali per la produzione di massa ma anche per quella dei prototipi : non ci sono al momento procedimenti pratici industrialmente rilevanti che possano sostiturli. Sostanzialmente al mondo esistono quattro produttori di stepper : ASML, Ultratech, Canon e Nikon Asml è una costola di Philips e detiene circa i due terzi del mercato mondiale degli stepper specializzati per procedimenti ultraridotti per la produzione di microprocessori. I suoi clienti principali sono INTEL e AMD ed ha investite decine di miliardi di euro per sviluppare tecnologia in grado di portare alla produzione di macchine capaci di incidere piste a distanze di 14-10-7 nanometri. Ultratech è una società della Silicon Valley é una società molto piccola che lavora in settori legati alla ricerca e allo sviluppo di nuove tecnologie. Il restante mercato, quello legato alla produzione di microchip meno complicati dei grandi microprocessori, tipo le memorie, i convertitori e in generale tutti i chip di uso comune in tutti i dispositivi elettronici, insieme ai sensori di immagine, é diviso tra Canon e Nikon che fanno valere la loro tradizionale capacità di ingegneria ottica. Canon e Nikon vendono stepper a chiunque ne abbia bisogno e sospetto che la stragrande maggioranza dell'elettronica e degli schermi che abbiamo intorno nella nostra vita quotidiana, sono prodotti con stepper o Nikon o Canon. Nikon non ha avuto la lungimiranza né la forza di impegnarsi negli investimenti necessari per lo sviluppo della tecnologia UltraUV che è rimasta in mano ad ASML, probabilmente perchè un affare troppo grande per la sua dimensione storica ed ha preferito dedicarsi alla sua tradizionale produzione meno esasperata ma sicura (Intel sta vedendo i sorci verdi per passare dal processo produttivo da 12nm a quello da 7nm ... e Intel ha budget simili al PIL di intere nazioni industrializzate) Uno stepper è un dispositivo importante, di costo rilevante. Nikon produce negli anni migliori 50-100 stepper, fatturando un ricavato che sfiora il 50% delle sue vendite totali (709 miliardi di Yen nel 2019). Un vecchio stepper classe 1997 ricondizionato, se vi interessa, viene intorno al milione e mezzo di dollari, installato in casa ... al pezzo. Figuriamoci cosa costa un modello nuovo come questo : Uno stepper Nikon NSR-S635E la targhetta sul retro di un Nikon NSR 4425i installato in uno stabilimento Samsung che produce dal 2010 disply per smartphone Capirete l'importanza di questa industria - quella degli stepper - e il loro valore strategico per la restante industria elettronica. Nikon fa parte di questo ristretto club. Nemmeno Sony si produce stepper per se ma li compra ... da Nikon. la produzione dei sensori i sensori di immagine sono prodotti dentro stabilimenti di elettronica del tutto analoghi a quelli che producono microchip. Ci sono camere a polvere dove sono installati gli stepper di produzione che stampano per conto dei clienti i sensori. Che poi vengono puliti, sgrossati, selezionati, tagliati, rifiniti e confezionati per essere spediti al committente. La gran parte delle fabbriche di produzione è in Asia con piccole società ancora attive in California e in Israele. Ogni fabbrica costa investimenti che partono da 1 miliardo di dollari, devono produrre a pieno regime per essere redditizie. La gran parte della produzione è attualmente indirizzata verso la produzione di display di vario taglio. I produttori sono per lo più specializzati, chi lavora per il settore automotive, chi per i display, chi per i sensori veri e propri. E nei sensori ci sono i marchi che lavorano più per il piccolo formato (Samsung) e chi si occupa anche di quelli in grande formato (prevalentemente Sony Semiconductor che ha quasi il 50% del mercato mondiale). Devo precisare per un ultima volta che Sony Semiconductor ha in comune con Sony-fotocamere solo l'azionista unico ma hanno partita iva e amministratore delegato differenti Peraltro Sony-fotocamere non è più una divisione a se stante ma fa parte dello Home Entertainment, insieme all'audio, l'home video e i telefonini di Sony. Insomma, settori non professionali. I settori strategici per Sony, quelli professionali, sono differenti da quelli per l'intrattenimento. I clienti dei produttori di sensori e microchip sono tutte le società mondiali di produzione dell'elettronica. Tra cui Sony-fotocamere-telefonini (che compra da Sony Semiconductor), Apple e Samsung (che comprano da Sony e da Samsung) e Nikon. Canon produce sostanzialmente per se perchè ha la dimensione per possedere una factory di produzione. Nikon invece compra dai suoi clienti. Ovvero vende a Sony Semiconductor (o a Tower Semiconductor) stepper mentre compra microchip e sensori di immagine (e display LCD etc. etc.) prodotti per suo conto. questa è una ripartizione grossolana delle quote di mercato al 2019 dei principali produttori di sensori (OmniVision é una società cinese con sede a Santa Clara in California che produce per Apple, Microsoft, Qualcomm etc.). Le fabbriche di microchip sono impianti che sforano più sulla fantascienza che la realtà che conosciamo. Sono custodite con religiosa sicurezza ed è raro vedere immagini del loro interno o degli impianti in esse contenuti che possiamo solo immaginare nel loro bianco candore e pulizia integrale a prova di singolo granello di polvere la progettazione dei sensori Come abbiamo visto non ci sono guerre tra i produttori di microchip e di sensori ma solo concorrenza industriale e commerciale. Spesso ci sono schermaglie legali (come la doppia causa di Nikon contro ASML e quella di ASML contro Nikon e Zeiss) che generalmente sfociano in scambio di licenze e brevetti. Licenze e brevetti non coprono segreti industriali perchè quelli sono divulgati nella comunità scientifica ma coprono il loro sfruttamento commerciale. Ricordo le sentenze a favore di Rambus che senza produrre nemmeno un microchip deteneva i diritti di produzione degli slot di memoria DRAM di tutto il mondo e pretendeva che tutti le pagassero le royalties, arrivando al massimo livello di giudizio alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Tanto che uno è cliente dell'altro. Persino Canon che è molto gelosa del suo marchio e del suo prodotto, quando ha avuto bisogno di sensori da 1'', li ha comprati già fatti da Sony. Ma anche nella progettazione nessuno lavora a compartimenti stagni. Le tecnologie di progettazione sono comuni o simili, i software di modellazione (necessari per risparmiare sui costi di sviluppo fisico che richiedono la stampa effettiva di sensori con costi di impianto non ammortizzabili se il sensore poi non va in produzione) è di pubblico dominio, la formazione avviene nelle stesse università. Anche perchè gli ingegneri sono abituati a lavorare in team, anche di tipo inter-societario sia per la parte hardware che per quella software e in questi casi c'è la condivisione totale delle informazioni il team di ingegneri dei sensori di Nikon in una sessione comune di confronto sviluppo dei firmware Nikon e comunque il solco di progettazione per i sensori mainstream che vengono impiegati nelle nostre fotocamere non si può discostare molto da quello della progettazione permessa dagli stepper a disposizione che è in linea principale rivolta a produrre display LCD. Un sensore è composto dallo strado fotosensibile, da quello delle microlenti sovrastante, dalla matrice RGB ancora sopra e sotto, dalla circuiteria di amplificazione del segnale, dai convertitori Analogico-Digitale ed eventualmente dalla presenza o meno di un buffer direttamente inciso nel sensore. Le caratteristiche del sensore sono di base e poi possono essere personalizzate. Ci sono moltissime società al mondo in grado di progettare sensori, poche che sono specializzate nella progettazione di sensori di grande formato. Questi sensori (diciamo dal formato APS-C in su) sono caratterizzati da prestazioni elevate ma anche da scarto crescente (il costo dei sensori in formato 44x33 o 53x40mm non è dovuto alla superficie impiegata ma alla bassa resa di ogni singola stampata, sia per il basso numero dei sensori prodotti che, soprattutto, per la quantità di sensori con qualche tipo di difetto per stampata che vanno scartati o impiegati per usi non commerciali) e da difficoltà (e costo) di messa a punto crescenti. Ci vuole il budget necessario per svilupparli e poi impiegarli. Al momento solo Sony Semiconductor (che non è Sony-fotocamere) ha il budget per sviluppare sensori conto terzi, ovvero sensori che non utilizzerà in proprio (anche perchè Sony Semiconductor produce esclusivamente conto terzi) ma che verranno ordinati da clienti. In particolare tutti i sensori medioformato al mondo sono sviluppati e prodotti in piccola serie da Sony Semiconductor. Canon e Nikon hanno capacità di progettazione propria di sensori di formati fino al 35 mm. Potrebbero anche andare oltre ma con costi difficilmente ammortizzabili in apparecchi di prezzo "commerciabile". Anche se un esemplare unico è sempre possibile a costi milionari, ovviamente. Canon poi si produce da se. Nikon se li fa produrre da uno che possiede la capacità produttiva con la qualità attesa da Nikon. Paradossalmente Nikon potrebbe anche rivolgersi a Canon per farsi produrre dei sensori Nikon (attenzione, non sto dicendo che Nikon comprerebbe sensori Canon ma che Canon produrrebbe sensori Nikon PER Nikon, una cosa diversa). Canon ultimamente si è detta disponibile a vendere i propri sensori ad altri. In quanto agli altri produttori di fotocamere a me risulta che : Sony-fotocamere si progetta da se i suoi sensori che fa produrre a Sony Semiconductor (ovviamente) oppure compra a condizioni di mercato sensori già pronti progettati da Sony Semiconductor (con cui non condivide gli ingegneri ma c'è scambio di informazioni e i brevetti e le licenze sono ovviamente comuni) Panasonic adesso è cliente di Sony per i sensori a bassa risoluzione, progetta quelli ad alta risoluzione e li fa produrre a Sony o a Tower (come fa Nikon) Leica ha sempre acquistato sul mercato i suoi sensori, in passato in Europa, oggi credo che sia legata a Panasonic in tutto Fujifilm utilizza sensori Sony personalizzati nelle microlenti, nella matrice RGB (sia Bayer che non Bayer) e nella matrice della rilevazione di fase dell'autofocus) e nell'amplificazione Olympus compra da Sony Sigma compra da Sony per la Sigma fp, fa progettare a Foveon i suoi sensori a tre strati che poi vengono prodotti in una piccola fabbrica californiana (Foveon sta in California ed è di proprietà 100% Sigma) Nikon e Sony possiedono licenze e brevetti incrociati. Ricordo che le prime Sony usavano autofocus solo a differenza di contrasto. La rilevazione di fase è arrivata quando Sony ha fatto scambio di licenze con Aptina e Nikon che hanno dato in dote quanto sviluppato per le Nikon 1. Stesso discorso per quanto riguarda l'amplificazione dual-gain, tipica dei sensori Sony e Nikon, ultimamente applicata anche da Canon che deriva direttamente dalle licenze di Aptina acquisite quando Aptina è uscita dal mercato nel 2014 (la tecnologia di base veniva peraltro da STM Micro a testimonianza che in questo campo non ci sono steccati, tutto è in vendita e tutto si può comperare). La migliorata capacità dinamica degli ultimi sensori Canon testimonia che tema diversi di progettisti possono arrivare allo stesso risultato impiegando la tecnologia opportuna. l'interno di una Nikon D5 : ogni singola board è progettata in casa da Nikon simulazioni sulle capacità di trasmissione della luce di un sistema di microlenti per sensore da parte dello sviluppo Nikon Quindi eliminato il mito che Nikon non ha capacità progettuali andiamo a vedere che capacità effettive ha. Il primo sensore Nikon di grande produzione era un CCD da oltre 10 megapixel, quello della Nikon D1. Progettato interamente in casa, dopo gli esperimenti con Fujifilm per la serie E, era poi prodotto "in casa" da Renesas, factory del gruppo Mitsubishi. Mitsubishi ha deciso che il settore non era produttivo e lo ha venduto (la factory perchè Renesas è ancora in piena attività ed è tra i leader dei microchip per l'automotive) a Sony. Quel sensore veniva usato in binning in vari formati anche in D1h e D1x. Probabilmente è il primo esempio di binning in una fotocamera moderna. Stessa capacità di innovazione il famoso sensore jfet lbcast da 4 megapixel della Nikon D2h, prodotto materialmente da Kodak ma progettato totalmente da Nikon nel 2003 con una tecnologia inedita. E via via fino alla Nikon D850 e il suo sensore che è stato aggiornato poi per la Nikon Z7-Z7 II e che possibilmente equipaggerà in una versione rinnovata anche la Z8/Z9. Prodotto da Toshiba finché Toshiba non ha venduto i microchip a Sony. Nel mezzo Nikon ha trovato conveniente acquistare da Sony molti sensori, tra cui quello da 6 megapixel che ha motorizzato le prime DX consumer - D100-D70 - e quello più recente delle D7100-7200 da 24 megapixel che è comune al Sony coevo. Mentre il sensore DX di D500-Z50-D7500 è di Nikon, ancora prodotto da Toshiba o da Tower a seconda dei lotti. Come accennavo lo sviluppo di un sensore è un processo complesso e soprattutto lungo. Il software di modellazione al computer accelera i passaggi ma poi questi vanno verificati producendo una piccola serie del sensore che va testato effettivamente su muletti e prototipi. Generalmente un sensore viene finalizzato un anno prima della produzione di una nuova fotocamera. Progettazione e sviluppo costano ore-uomo di lavoro e costano materialmente l'impianto di una matrice che va poi stampata in piccola serie. Chi ha prodotto un libro in proprio sa che il costo di impianto è la parte più elevata della stampa e questa poi va ripartita per il numero di copie. Un conto è stampare un libro in copia unica, un conto è farne 10.000.000 di copie. Se poi è necessario apportare modifiche alla matrice per qualche tipo di problema riscontrato dal vero e non dal modello, il processo va ripetuto (come se si trovassero degli errori di stampa dopo aver stampato il primo esemplare del libro : va modificata la matrice e reimpostata la stampa, che magari prevede una numerazione di pagine diverse etc. etc.). Quindi non è possibile sviluppare un sensore per una sola macchina e un sensore per una macchina a "bassa tiratura" costerà molto di più di un sensore che andrà in più modelli di macchine o in macchine prodotte in un numero di esemplari superiore. Nikon ha know-how, personale e capacità di sviluppo proprie ed è anche in grado di produrre in casa prototipi e testarli, misurarli, metterli a punto. Capacità che condivide con poche altre case (appunto : Canon, Sony, Panasonic e pochi altri a questo livello). Dove sta la differenza tra modelli concorrenti di produttori diversi ? Sta nell'equilibrio tra costi di sviluppo e di impianto, numero di esemplari da produrre, budget, margine di ritorno atteso. Nikon è il produttore "completo" più piccolo tra i tre grandi ed ha meno risorse da bruciare per modelli differenti. Ha la necessità di ottimizzare gli investimenti su più esemplari (leggi : riciclo di sensori tra più generazioni di macchine) e non può rischiare di anticipare i tempi. Nikon non ha alcuna difficoltà a progettare e produrre un sensore stacked come quello di Sony A9-A9 II e A1. Ma se non l'ha ancora fatto nemmeno Canon ci saranno difficoltà di natura commerciale e industriale, non necessariamente di know-how. Perchè Nikon potrebbe anche chiedere a Sony Semiconductor di produrglielo. Ma quella chiederebbe un contratto fisso con un numero di pezzi da produrre in N giorni. Che andrebbero pagati e poi dovrebbero essere utilizzati e, possibilmente, venduti. Per farlo dovrebbe avere un mercato ricettivo e pronto al prodotto. Che facilmente non costerebbe cifre che questo mercato sarebbe capace di accettare. Stessa questione per il cosiddetto global-shutter, già disponibile industrialmente ma che io ricordo sia stato detto che il costo unitario "all'ingrosso" per un sensore da 40 megapixel GS è pari a 6.000 dollari più le tasse. Immaginiamoci quindi quanto costerebbe una fotocamera il cui sensore da solo costa $6.000. Infine, la tecnologia avanza ma avanzano anche le potenzialità che questa può esplorare. Il formato 8K necessità di densità elevate di risoluzione ma in Giappone il formato 8K è già mainstream e si guarda avanti al 12K (80-96 megapixel a seconda che il formato sia 16:9 o 4:3), Seguire il mercato con lo sviluppo dei sensori è già impegnativo. Anticiparlo può essere geniale ma anche folle. Quello che vorrei fosse chiaro è che sono miti e leggende che Sony, Nikon, Canon, Samsung, ASML, Nec, si facciano la guerra e siano gelose dei loro segreti. Nascono tutti dalla stessa sorgente e vengono condivisi a livello scientifico in simposi mondiali. E' un circolo ristretto di una manciata di operatori con queste capacità progettuali e industriali. Di cui Nikon fa parte a pieno e meritato diritto da decine di anni. Senza se e senza ma. Nikon è una società in grado di progettare dispositivi industriali di costo unitario dell'ordine dei milioni di dollari (al plurale). Che volete che sia una semplice fotocamera ? Solo una questione di ripartizione dei costi di progettazione, produzione e promozione, oltre che di opportuno time-to-market per far in modo che abbia un prezzo compatibile con il nostro portafogli.
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  6. Questo articolo ha lo scopo di raccontare, attraverso una decina di immagini, quali meravigliose e mutevoli situazioni si possono incontrare se solo ci si riserva la possibilità di restare sul campo un po' di più e non si cerca soltanto la "bella giornata". La fotografia di paesaggio, per come la vedo io, è una pratica molto legata all'unione tra tempo atmosferico e luce. Sono loro a definire il risultato più di qualsiasi altra cosa, di sicuro più dell'attrezzatura usata e, spesso, anche del posto, o soggetto, fotografato. Che non significa, ovviamente, che sia intrinsecamente sbagliato cercare la migliore attrezzatura o viaggiare verso posti lontani e famosi per fotografare, ma che occorre sempre ricordarsi che sono altri i fattori che più concorrono ad una buona fotografia. E, seppure queste immagini siano fatte al tramonto ed all'alba, neppure che solo quella sia la luce migliore o il giusto momento per fotografare. E' il soggetto e ancora di più la ripresa che si vuole farne che definiscono la "luce giusta". Cominciamo subito, questo è il soggetto: un bellissimo angolo di costa nella Sardegna sud occidentale - che è veramente una zona incantevole, anche e direi soprattutto se visitato fuori dalla stagione balneare. E' il 31/3/2018, sono le 17:04. Sono appena arrivato e sulla scogliera c'è un mucchio di gente. La mareggiata, gonfiata da un vento teso piuttosto freddo, è uno spettacolo incredibile già di suo. Il cielo è nuvoloso e la luce piuttosto piatta. D810 su 70-200/2.8FL@160mm 1/250 f11 ISO100 (17:32) Ma basta spostarsi di un centinaio di metri e la composizione diventa, a mio modo di vedere, ben più interessante grazie al cambio di sfondo. Potrebbe essere anche meglio se si potesse scendere verso il mare, per "alzare" il faro rispetto alla linea dell'orizzonte, ma con queste onde non è proprio il caso. D810 su 70-200/2.8FL@200mm 1/1600 f2.8 ISO64 (17:45) Ma bastano piccoli spostamenti ed aggiustamenti all'inquadratura per cambiare mood. E' sempre importante, però, aspettare l'istante giusto. D810 su 70-200/2.8FL@200mm 1/1600 f2.8 ISO64 (17:47) Un po' più di luce mi consente di far vedere quello che succede sulla scogliera, che in ombra era scura e priva di ogni attrattiva. Capito perché è meglio non abbassarsi? D810 su 70-200/2.8FL@75mm 1/250 f8 ISO64 (18:00) Purtroppo quello di prima sembra essere l'unico momento di luce: in un paio di minuti i nuvoloni coprono completamente il sole. E in pochissimo mi ritrovo da solo, evidentemente il richiamo di una bella cena è irresistibile. Ma credo che pure il ventaccio abbia un suo merito in questo! Ma, ed ecco il senso dell'articolo, in condizioni tempestose come queste tutto può cambiare. Infatti dopo mezzora: D810 su 70-200/2.8FL@86mm 1/1250 f5.6 ISO64 (18:31) Altri venti minuti ed uno spostamento di una cinquantina di metri ed abbiamo questo. D810 su 70-200/2.8FL@190mm 1/5000 f5.6 ISO64 (18:51) E poi, di nuovo, le nuvole coprono il sole, niente vero tramonto questa sera! Ma prima di andare mi regala questa, che credo essere la migliore immagine della giornata. D810 su 70-200/2.8FL@200mm 1/640 f2.8 ISO64 (18:56) Ma non mi arrendo, c'è ancora questa: D810 su 70-200/2.8FL@200mm 1/320 f2.8 ISO64 (19:00) Ora mollo anch'io, l'ora blu è interessante ma i tempi lunghi correlati alla poca luce trasformano questo splendido mare tempestoso in un latte senza senso. È tempo di dedicarsi alla cena! La mattina dopo la sveglia, con il pieno di vermentino che ho fatto a cena, è stata proprio pesante. Ma volevo provare a fotografare il mio amico faro illuminato dall'alba e non avevo idea delle previsioni del tempo, così l'unica cosa da fare era andare a vedere. E andare presto consente di avere in mano tutte le opzioni.... per cui via! Le condizioni sono molto cambiate, c'è meno vento ed il mare è decisamente più calmo. La mareggiata era un ingrediente importante ed insieme al cielo "chiamava" composizioni più chiuse. Ma il mare più calmo mi consente di scendere in basso senza particolari pericoli. Non c'è anima viva in giro, lo spettacolo è se possibile ancora più suggestivo di ieri sera. Riprendo l'ora blu - e qui si apprezza l'importanza del treppiede. D810 su 70-200/2.8FL@70mm 1.6" f11 ISO64 (06:06) Poi le nuvole rese rosa dalla prima luce, con la luna ad arricchire la composizione. D810 su 70-200/2.8FL@70mm 0.2" f16 ISO64 (06:32) Il mare si sta calmando, anche grazie alla marea calante: posso scendere ancora e, finalmente, è tempo di tirare fuori il grandangolo! D810 su 16-35/4@32mm 1.6" f11 ISO64 (07:01) Qui finisce la luce interessante ed io credo di non riuscire a fare più nulla. Così scappo via, le ragazze mi aspettano per la colazione! Non aggiungo note sul materiale, il senso di questo articolo è la fotografia e non l'attrezzatura. Ma se volete ne possiamo parlare nei commenti! Massimo Vignoli per Nikonland (c) 25/3/2021
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  7. ... Pare proprio di sì. Almeno, per questo ambulante lo è di sicuro. Ma per me è appena iniziata: le luci si inclinano e i contrasti aumentano, l'aria è più pulita e i colori risplendono... peccato che il levante con le sue alghe al seguito mi abbia tolto la striscia turchese, non ci voleva. Ma non si può avere tutto. Il campo si gioca come si trova... Nikon D500, Sigma 10-20 a 10mm,, 1/160 - f.14 ISO 100
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  8. Pubblico con grande piacere e insieme porgendo somme congratulazioni al nostro amico, Tiziano Manzoni (Fototm) della Menzione d'Onore tributatagli dagli IPA-International Photo Awards, per il suo reportage continuato a Bergamo e provincie limitrofe, sulla epidemia di COVID-19 e le sue conseguenze dirette sulla popolazione, nel territorio italiano più flagellato da questa pandemia. https://www.photoawards.com/winner/zoom.php?eid=8-194986-20 Chi legge il Corriere della Sera, potrebbe averlo già letto https://bergamo.corriere.it/notizie/cultura-e-spettacoli/20_ottobre_29/menzione-d-onore-il-reportage-manzoni-710e2c80-19cd-11eb-bdd5-3ce4cb03ccdf.shtml ma sono ancora più felice della confidenza con cui ce ne ha messi a parte Tiziano, che ci considera amici, tanto quanto reciprocamente ci professiamo noi con lui. Avevo già richiamato nei mesi del lockdown l'attenzione sul suo lavoro instancabile e per certi versi spericolato (è il caso di dirlo, durante una pandemia), pubblicando alcuni dei servizi che in quei giorni erano comparsi sui media: Non si è certo fermato e mi ha appena segnalato di esser riuscito a fare oggi anche ciò che a Marzo non aveva avuto modo (o cuore) di realizzare, riuscendo ad entrare anche in un reparto di terapia intensiva. Ne vedete il servizio pubblicato dal Corriere di ieri, al seguente link https://bergamo.corriere.it/foto-gallery/cronaca/20_novembre_03/coronavirus-terapia-intensiva-dell-ospedale-papa-giovanni-bergamo-ecco-immagini-3cc597b8-1e07-11eb-9970-42ca5768e0fd.shtml immagini esaustive e complete nella loro documentazione, come è nella cifra di Tiziano. Al quale ho approfittato per ricordargli di essere prudente: in un mestiere che spesso mette a contatto con pericoli molto più materiali di quello subdolo di questo nemico invisibile. Complimenti ed Auguri da tutta la Redazione di Nikonland !!!
    18 points
  9. Come da titolo, ma non ci è riuscito nemmeno stavolta Andiamo con ordine. Nelle settimane precedenti Ross ha cominciato a ventilarmi la possibilità di uno shooting remoto, e di vederci per tale occasione perché mi considerava "esperto" del genere poiché ne avevo fatto uno lo scorso anno. Dopo qualche giorno mi disse di tebermi libero per domenica 11, senza possibilità di replica. "Molto bene", dico io, "mi libero di un appuntamento già preso così siamo a posto". Arriva il giorno dello shooting e sembra di pescare l'intero mazzo di Imprevisti del Monopoli. Si comincia al mattino con febbre da cavallo che si trascina da venerdì notte, e per un problema collegato sono praticamente vestito per andare i pronto soccorso. Avviso Ross, che giustamente mi dice di correre in PS e tenerlo aggiornato. Per fortuna il problema da PS si risolve da solo (circa), e con tachipirine come caramelle la febbre scende. Confermo quindi a Ross che nel pomeriggio può venire tranquillamente. Ross arriva, finalmente conosce mia madre (ci teneva tipo da sei anni), io ho preparato il PC e sono in postazione in studio. Sento che Ross traffica in salotto, viene da me e mi dice che ci son problemi di connessione, io rispondo ok, ci beviamo intanto un aperitivo. Andiamo in salotto. Mi trovo davanti Sabi con una candelina in mano che canta "Happy Birthday to you" (Kennedy puppa!). Fingo di non avere l'arresto cardiocircolatorio che ho per qualche secondo, la saluto come si conviene e soffio sulla candelina. Poi siccome Ross è Ross, la candelina è una di quelle che non si spengono, quindi momenti ilari a mie spese fin da subito. Poi da lì, un po' di relax... come stai, come non stai, non ci vediamo da un sacco di tempo e insomma sembra quasi che l'ultima volta ci si sia trovato l'altro ieri. E' andata a finire che lo shooting è stato molto poco remoto e molto divertente (perdonate la qualità non "da portfolio" delle foto, ma sono praticamente come scattate) Momento top: foto n.6 con Sabi nuda sul balcone che saluta verso una delle rotonde più trafficate di Lecco raccogliendo una sinfonia di clacson. Ah, questione zia: in realtà ha visto Sabi solo a fine shooting, quindi era già vestita. Niente foto della zia basita, mi dispiace Questioni tecniche sulla Z fc, a seguire. E' stato il primo shooting "serio" con la nuova macchina e devo dire che, finché è durata, si è comportata egregiamente. Il principale punto a favore è senza dubbio la leggerezza, in mano sta come una piuma; il secondo è il display regolabile, soprattutto per me. Avendo fatto l'intero shooting da seduto (con Ross che mi muoveva di qua e di là ) l'altezza di ripresa sarebbe stata estremamente limitata senza il display basculante. Con esso, invece, si può usare la fotocamera ad ogni altezza senza la necessità di dover per forza guardare nel mirino. Per il resto, c'è stata ancora qualche incertezza nel trovare alcune opzioni ma niente di insormontabile. Dicevo "finché è durata", perché a metà è andata in rosso la batteria (mi era stato detto che serviva per un Backstage e vedendo la batteria a tre tacche la sera prima, non l'avevo caricata). Per fortuna Ross mi ha prestato la sua Z6 II e tutto è proseguito liscio Di nuovo, un grazie gigantesco a Ross per la sorpresa clamorosa e inaspettata, e so che ci è voluta anche parecchia organizzazione e... segretezza! Per fortuna non ho deciso di rimandare, mi sarei mangiato le mani fino ai gomiti. Doverosa, Menzione d'onore sempre per Ross anche per avermi scarrozzato per casa in lungo e in largo, compreso un numero per superare il gradino per uscire in balcone, che pensavo di finire di sotto
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  10. In tutti i miei articoli su "come fare macro senza obiettivi macro", ho sempre scritto che le soluzioni che proponevo (lenti, tubi di prolunga...) erano dei buoni, a volte anche ottimi, compromessi per chi fa macro occasionale, per chi vuole risparmiare (ad esempio sul peso dell'attrezzatura), ma per chi si appassiona seriamente alla macrofotografia naturalistica ci vuole un vero obiettivo macro. Nel sistema Nikon Z sono disponibili due nuovi macro, il 105mm f2.8 S MC ed il 50mm f2.8 MC. A mio avviso per la macro "naturalistica" sul campo ad insetti, ma non solo, il 105mm è il minimo sindacale per avere sufficiente distanza di lavoro per non spaventare i soggetti e anche per non incastrarsi con eventuali gambe di cavalletti fra frasche, radici e rami (e ortiche...). Nella sua Guida alla Macrofotografia, John Shaw scriveva: provate a fotografare un dettaglio di una ragnatela con la rugiada con un 50mm macro e vi ritroverete una ragnatela appiccicata al vostro obiettivo. Forse esagerava ma l'idea è quella. Il 50mm, naturalmente a mio personale parere, come obiettivo macro da' il meglio di sè nelle riproduzione, nello still life, nelle foto di food, insomma in contesti dove lo spazio e le luci vengono gestite e controllate dal fotografo. In questi casi è un'ottica stupefacente, in mani accorte va benissimo anche sul campo per soggetti come i fiori, che non si muovono troppo. I recenti articoli di Max Aquila su Nikonland illustrano molto bene tutte queste qualità del 50mm. Com'è questo Nikon 105mm f2.8 MC? Un obiettivo più che versatile. Come dimostra la pioggia di foto nell'anteprima di Nikonland, questo obiettivo non è solo un macro. E' un 105mm in grado di fare mille cose in modo eccellente: ritratto, scorci, still life, lavora magnificamente a tutta apertura con sfuocati molto belli e senza aberrazioni. Può fare tantissime cose e farle tutte bene. Altri scriveranno approfonditamente di questi aspetti, e ne descriveranno in maggior dettaglio le specifiche costruttive. In questo articolo mi dedico ad una sola di queste mille sfaccettature: la macro naturalistica dove si ritraggono soggetti attivi nel loro ambiente. Prima qualche numero, ma pochi. La distanza di messa a fuoco minima è 29cm (erano 31 per il vecchio 105mm VR G) per cui a 1:1 la focale effettiva è 72,5mm. Non ho fatto test per ogni singola distanza ma è plausibile che nel raggio di rapporti di riproduzione tra 1:1 e 1:2 la focale effettiva stia tra appunto i 72-73 mm e qualcosa più di 80mm. La distanza di lavoro (senza paraluce) a 1.1 è di 13cm. La riduzione della focale effettiva è ormai una caratteristica insita nella progettazione di tutti i tele macro IF che arrivano ad 1.1, di qualsiasi marca. L'unico obiettivo macro per così dire moderno che non riduce la focale è il 100mm Zeiss, che però arriva solo ad 1:2, allungandosi. Non si può avere tutto. Impressioni d'uso nella macro sul campo. Pur essendo più grande del vecchio micro-nikkor 105mm f2.8 VR G, pesa meno, merito dei nuovi materiali con cui è costruito. Montato sulla Z6 (con basetta tipo smallrig) sta in mano molto bene e a me non stanca nemmeno a mano libera. In sè l'Af è rapido e silenzioso e fotocamera permettendo, preciso. Il vecchio e il nuovo a confronto. La messa a fuoco manuale è focus by wire ,come negli altri macro di recente progettazione, per cui la finestrella che mostra le distanze è grandemente apprezzata se si deve prefocheggiare. Nella messa a fuoco manuale la ghiera offre la giusta resistenza ed è abbastanza reattiva, efficace anche "preventivamente" per tutte quelle volte in cui la Z6, credendosi Buzz Lightjear, parte verso l'infinito ed oltre. Da questo punto di vista è di grandissima utilità il selettore delle distanza di messa a fuoco, tramite il qualei si può selezionare il range 50-29cm che è quello dove trova la sua prevalente ragion d'essere un 105 macro... in macro. Perchè un serpente, un ramarro "interi" si possono fotografare più facilmente e con sfondi migliori con un 300mm f4, è per animali più piccoli o per i dettagli di quelli più grandi che ci vuole un vero macro. Per questo ritratto ci vuole un macro. Naturalmente, se il soggetto è inanimato o immobile come un fiore, molti problemi non si pongono ed un 105mm (ma anche un 50mm) si comporta in modo più che egregio su qualsiasi soggetto. La stabilizzazione combinata obiettivo-fotocamera è ottima, mi ha permesso di fotografare a mano libera anche a rapporti vicini ad 1:1! Le foto sono state scattate tutte a mano libera con la Z6, la maggioranza in luce naturale, per qualcuna ho usato l'SB400 come flash di schiarita. Come ho scritto, 105mm (alle brevi distanze in realtà qualcosa meno), per gli animali "svegli" in natura, sono il minimo sindacale, nella macro sul campo, occorre un po' di accortezza in più che con dei tele macro da 180-200mm, sia per evitare che i soggetti fuggano che nel selezionare lo sfondo. Più corta è la focale più impegnativo diventa anche portarsi all'altezza del soggetto, non proiettare la propria ombra, e così via, ma se c'è il "manico" la cosa non è affatto impossibile. Occorre un po' più di attenzione nel selezionare lo sfondo, specie se il soggetto è grande. Vi invito a guardare anche, ad esempio di quanto si possa ottenere, le foto nell'Anteprima ai due obiettivi MC. Sotto questo aspetto, lo ripeto, la stabilizzazione efficace è un vantaggio incredibile, una cosa è muoversi tra le frasche trascinando un cavalletto ed un altra è essere liberi nei movimenti. L'ho apprezzato grandemente. Una macro-rivoluzione. Qualità di immagine. In breve, eccellente. Oltre alla nitidezza (che è veramente ottima) imprescindibile in un macro, è un insieme di più aspetti che secondo me contribuiscono a farne un obiettivo ...spaziale, come ho scritto una volta. Qualità dello sfuocato, resa dei colori, assenza di aberrazioni fanno sì che l'immagine che si ottiene sia qualcosa di speciale. Bombus terrestris, nitidezza, colori e sfuocato... A proposito di nitidezza, ecco una Xylocopa violacea, il Bud Spencer delle Api (confrontare col Bombo sopra), non proprio bellissima, ma non aggressiva ... però il pungiglione ce l'ha. Se guardate il crop 100%, oltre alla tridimensionalità della corazza chitinosa (i pori sulla testa), vedrete me stesso ritratto alla base dell'attaccatura dell'ala, in alto a sinistra, il mio amico Gianni, il sole e il cielo nuvoloso. Tridimensionalità percepita incredibile: Questa Platycnemis pennipes "esce" letteralmente dallo sfondo. Perche vi faccio vedere la povera Ischnura morta appesa ad una ragnatela? Perchè al 100% si vede il filo con zero aberrazioni! Rispetto ad altre soluzioni per la macro? Le differenze operative tra un vero macro e soluzioni alternative come i tubi e le lenti addizionali sono molteplici: da quelle più banali quale il fatto che con un obiettivo macro si ha la continuità di messa fuoco da infinito ad 1:1, mentre sia con tubi che con lenti si hanno range di ingrandimento più limitati, per non parlare del montaggio, smontaggio ecc. Le differenze qualitative ci sono sempre, a favore del 105mm, quanto sia grande il divario dipende fortemente dal contesto: nella foto ravvicinata a diaframmi chiusi (almeno f11) le differenze fra le due soluzioni possono essere più o meno sottili, specie se si usa una lente poco potente, ma ci sono comunque. La differenza maggiore è che un tele zoom con lente addizionale anche di ottima qualità funziona bene solo chiudendo di almeno due o tre diaframmi, alle maggiori aperture la resa è molto penalizzata da una perdita di nitidezza e comparsa di aberrazioni. E comunque ai bordi cede sempre. Insomma, le lenti fan perdere nitidezza (poca o tanta dipende) ed i tubi sottraggono diaframmi (ed ogni tanto creano qualche piccola aberrazione). Ortethrum brunneum, fotografato con il 105mm e con il 24-200 Z + lente addizionale SIGMA AML 01-72 (2 diottrie), in entrambi i casi a f11 e 1/640s: Confronto al 100%: Il 105 MC è più nitido, ma direi che il 24-200mm è impressionante per essere un superzoom. Volucella zonaria, sembra una vespa ma è una mosca, anzi è un moscerino, ma gigante. Fotografata con il 105mm Fotografata con il 300mm f4 Pf + Lente addizionale SIGMA AML 01-72 (2 diottrie). Confronto al 100% (cliccare per aprire...) Aprendo i crop si vede una notevole differenza di resa fra i due. Il 105 MC è invece eccellente a tutti i diaframmi, per cui se si vogliono fare delle foto di effetto a maggiori aperture è possibile, con le altre soluzioni no. Questa performance lo distingue anche dal 105mm suo predecessore, che aveva una resa più "a campana" con un picco verso i diaframmi centrali, ma meno performante a diaframmi più aperti. Ortethrum brunneum, 105mm f2.8 MC, fuoco selettivo sugli occhi. Platycnemis pennipes, 105mm f2.8 MC, sfuocato da favola. E poi il 105 MC permette eccellenti scatti a 1:1, come questo piccolissimo Tettigonide il cui corpo è meno lungo di 1 cm: Il crop al 100%. Impossibili da ottenere con zoom e lente addizionale, se non con lenti molto potenti e quindi ancora maggior perdita di qualità. Conclusione: il 105mm f2.8 MC si è visto che è un obiettivo dalla grandissima versatilità utilizzabile egregiamente in diversi generi fotografici senza perdita di qualità. E' un vero macro, ma non è solo un macro, è anche un (ottimo) macro. Nella macro naturalistica sul campo il 105mm f2.8 MC si rivela un grande obiettivo: le sue prerogative di nitidezza eccellente, di morbidezza dello sfuocato e di assenza di aberrazioni, unite alla stabilizzazione efficace anche alle brevi distanze lo contraddistinguono e ne fanno un'ottica di eccellenza (come lo è il 50mm f2.8 MC che è della "stessa pasta", ma nasce per usi un po' diversi) . Mauro Maratta mi ha gentilmente prestato il suo 105mm f2.8 MC per questo test. (c) Silvio Renesto per Nikonland.
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  11. Per una volta non sono il fotografo ma il soggetto. Una mia cara amica è passata a trovarmi e questo è il risultato. Volevo tenerne qualcuna per il contest "fuori dalla comfort zone", ma probabilmente sarebbero state fuori tema. Comunque, un grazie immenso a Chiara, che ha saputo non solo farmi sbottonare su un aspetto un po' difficile di questi ultimi giorni, ma me l'ha resa molto facile e mi ha pure fatto divertire Per il lato tecnico, alcune sono fatte con la mia D700, altre con iPhone. (spoiler: sto ancora messo meglio di quel che sembra, in realtà).
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  12. Eccoli qua i due zoom Nikkor Z superwide che costituiscono il sogno nel cassetto degli appassionati cultori di queste estreme focali grandangolari. Il 14-30/4 commercializzato ad aprile-maggio 2019 e da me recensito subito prima, in anteprima europea il più luminoso 14-24/2,8 reclamato, atteso ed auspicato, commercializzato in questo mese di Novembre, appena recensito si pongono entrambi sul listino Nikon Z a livelli ben differenti, indipendentemente dall'attuale sconto in cassa per il 14-30/4, senza il quale comunque, il rapporto di prezzo starebbe sempre 1 a 2 e sappiamo quanto una collocazione commerciale possa influenzare la diffusione di un prodotto, nato per soddisfare determinate esigenze. Adesso che coesistono sul catalogo dei prodotti, vediamo in cosa le differenze tra i due zoom possano determinarne l'acquisto, dato che si trovano in un certo senso a competere fatte salve le differenze più banali: come la diversa gamma di focali (banale? sicuro?!), la differente luminosità (banale? davvero?!), la relativamente poca differenza dimensionale (ma è realmente poca ?!), la diversa costruzione e dotazione di ghiere e pulsanti (...?!) e last but not least...il differente prezzo. (e qui non c'è da aprire parentesi... ops, scusate...!) All'interno di questa analisi rientra anche un'altro elemento non poco importante: la dotazione attuale di fotocamere a baionetta Z, molto simili dal punto di vista materiale tra di loro, per cui, con la sola eccezione della spigliata piccolina DX la Nikon Z50, le altre (Z7/6/5/6ii/7ii) sono praticamente costruite sul medesimo chassis e questo elemento può giocare a sua volta a favore dei potenziali abbinamenti ottica/fotocamera. L'elemento psicologico condiziona non poco: il titolo dell'articolo sul 14-24/2,8 parla chiaro: molti appassionati amano sentirsi "completi" di tutte le focali (sia che le utilizzino o meno) che si rifacciano ad una serie specifica di ottiche, funzione quasi sempre delle luminosità massima relativa. Ecco perchè ho titolato che la triade si completa col 14-24/2,8 rispetto gli altri due zoom che idealmente gli vengono...abbinati (attrinati?) ossia il primo a uscire sul mercato, il 24-70/2,8 e il recentissimo 70-200/2,8 insieme ai quali il fortunato possessore della triade, si troverebbe al sicuro da ogni manchevolezza tra 14mm e 200mm con un immobilizzo in termini di prezzo attuale che sfiora gli Ottomila, fotocamera a parte. Ora, tenendo conto che manca da un anno e mezzo quel Nikkor Z 70-200/4 che darebbe ristoro finanziario a chi non possa acquistare il più luminoso, per completare anche la seconda triade, quella f/4, che vedrebbe coinvolti il 14-30 ed il 24-70 già da tempo sul mercato, l'effetto psicologico della seconda triade darebbe pace a chi nel frattempo si agita per capire cosa debba acquistare per risolvere i suoi buchi di focale (si, li chiamano così), ma darebbe una gran mano a Nikon perchè come per i marchi concorrenti si formerebbero due livelli censuali di utenti, quelli da vorrei-ma-non-posso e quelli non-plus-ultra. Conosco da tempo molti appassionati, fedelmente appartenenti a queste classi di pensiero, che non si sognano per nulla di effettuare dei transiti anche temporanei in quella che considerano (entrambi i gruppi) un'altra marca di attrezzature, democraticamente. Come i cittadini e non cittadini al tempo della Roma dei Cesari. So di apparire per ognuna di queste classi di pensiero un pericoloso sovversivo, quando mi permetto di consigliar loro l'acquisto di ciò che reputo faccia al ... loro caso; certe volte invece che sgomento mi dimostrano disprezzo o si offendono addirittura, come se in qualche modo li condannassi ad una deminutio capitis (in caso di passaggio a luminosità inferiore) oppure gli stessi consigliando di compiere un sacrilegio (nel caso opposto di...upgrade) Motivazioni personali e psicologiche a parte, che spero possano avervi divertito, senza l'idea del freddino che forse vi sta correndo lungo la spina dorsale, nel caso vi sentiate sgamati, in questa sede vorrei parlare di quelle che a mio avviso sento essere differenze sostanziali tra i due zoom in questione, nella speranza di fornire anche valido aiuto a chi davvero si trovi in una situazione di scelta d'acquisto o, peggio, di sostituzione, nel caso in cui sia già possessore del primo dei due zoom ad essere stato commercializzato. Comincio dal fatto che seppur usato solo per poco meno di tre settimane, ho appena posato il 14-24/2,8 con il quale in questo lasso di tempo (ed in queste condizioni attuali di distanziamento sociale) ho scattato davvero una gran quantità di foto, paragonabile a quella scattata in un anno e mezzo col MIO 14-30, che ha dovuto cedere il passo, di volta in volta a nuovi obiettivi che facevano capolino e che grazie alla preziosa collaborazione di Nital sono riuscito ad utilizzare testandoli, in molti casi poi anche acquistandone per me. E' infatti questo un periodo molto fecondo di offerte in questo ambito e per chi, come noi della Redazione di Nikonland, trasuda passione per la fotografia e le attrezzature che ne consentono la pratica, è sempre come aprire la stanza dell'albero di Natale la mattina del 25 dicembre. Partiamo dalle impressioni: appena ho cominciato ad utilizzare il 14-24/2,8 mi ci sono subito ritrovato, con l'ennesimo rappresentante di casa Z che mette a suo agio l'utilizzatore, senza causare mal di mare in inquadratura che altri superwide in passato mi hanno procurato, nonostante i 114° di campo inquadrato dalla focale più corta. La seconda impressione è stata, riguardando a monitor i file scattati e poi anche al pc, che a differenza del 14-30 che mantiene una coerenza media per tutto l'arco delle focali possedute, questo 14-24 invece si comporta da purosangue, facendo preferire focali e...diaframmi di utilizzo sui soggetti che andavo inquadrando. Un esempio? Essendo impossibile paragonare i due zoom a tutta apertura, lo faccio a f/4, che è TA per il 14-30 ma il secondo stop per il più luminoso 14-24: Due Arance fuoco sulla prima: 14-24 @ 14mm f/4 14-30 @ 14mm f/4 fuoco sulla seconda: 14-24 @ 20mm f/4 14-30 @ 20mm f/4 la distanza minima di messa a fuoco per entrambi gli zoom è a 28cm dal piano focale, ma noto come nel più luminoso, quando si mettano a fuoco soggetti prossimi alla minima maf, cambia radicalmente la resa dello sfuocato (e la sua gradevolezza) sugli elementi più lontani da questo piano, rispetto al 14-30 il quale, a mio avviso, si comporta in maniera più docile. La situazione già cambia (nelle foto in cui metto a fuoco la seconda arancia) appena si sposti più in avanti il piano di messa a fuoco, cambiando anche la focale. Una controprova? Stessa foto di prima ma con il 14-24 a TA, quel diaframma che il 14-30 ...proprio non ha 14-24 @ 20mm f/2,8 dove la situazione non migliora di certo, (difficilmente le migliori prestazioni di un wide possono essere allocate a TA) Le cose cambiano radicalmente progredendo con focale e diaframma, come in questo scatto col 14-24 a 24mm ed f/5,6 ed anche in situazioni opposte, in controluce diretto ed insidiosamente filtrato dai rami, stavolta entrambi gli zoom ad f/11 14-24 a 14mm f/11 14-30 a 14mm f/11 Mi sono fatto l'idea che questo 14-24 sia un obiettivo da saper gestire di volta in volta per ottenere sempre il miglior risultato, meno facile quindi del 14-30 da utilizzare per fotografia allround, ma più indicato per stare nelle mani di chi sappia come fargli esprimere il massimo delle sue potenzialità. Che si manifestano immediatamente nella straordinaria compattezza e peso che i progettisti Nikon sono riusciti a conferirgli, tanto da consentirne un utilizzo a mano libera (nel lavoro combinato del suo VR con quello della fotocamera) quasi ai limiti dell'incredibile, come si vede da questo file, scattato appunto a mano libera con il 14-24 a 1/3" ISO100 f/2,8 ed il suo crop assolutamente sovrapponibili alla stessa immagine scattata col 14-30 ad f/4 e t/50 ISO 1600 Ancora ad f/4 il 14-24 ed il 14-30 Nitidezza maggiore sul piano di messa a fuoco per il 14-24, alla minima maf, ma sfuocato più impastato che per il 14-30, nelle condizioni suddette Tutto si riequilibra per entrambi gli zoom nella stessa immagine scattata ad f/8 14-24 f/8 14-30 f/8 Se il piano di messa a fuoco invece si trovi a distanza non eccessiva dallo sfondo e la distanza di ripresa sia ben maggiore di quella minima, non trovo più nulla da obiettare: 14-24 @ 14mm f/4 14-30 @ 14mm f/4 anzi noto una (inevitabile) maggior nitidezza del più raffinato dei due zoom su tutti i piani intermedi Ovviamente nessun rilievo, quando la ripresa sia piatta e non si ponga alcun motivo di valutazione di omogeneità nello sfuocato: e non ci aspetteremmo nulla di diverso, anche in condizioni di luminosità bassissime, come quelle di queste immagini, scattate a 24mm t/50 f/4 attorno ad ISO 7200, rispettivamente con 14-24 14-30 Affascinanti gli scorci da lunga distanza con entrambi gli zoom, anche a queste ampie aperture, che non ci si aspetta così ...risolventi 14-24 @14mm f/4 14-30 @14mm f/4 In buona sostanza, da cosa si distinguono questi due zoom nel fotografare, per potersi dire destinati a una tipologia di fotografi, ad un genere fotografico, ad una condizione specifica di ripresa? Riprendendo l'elenco delle banalità di apertura, analizzandole compiutamente, se dovessimo considerare ininfluente la differenza di gamma focale tra un 14-24/2,8 ed un 14-30/4, faremmo sicuramente torto ad una delle più vaste categorie, come i fotografi che prediligono il reportage, lo street (oggi inteso come genere), il ritratto ambientato, un certo tipo di fotografia di cerimonia non professionale (gli scatti al matrimonio dell'amico che desidera le nostre foto)... Tutte evenienze dove non è fondamentale avere un diaframma in più di luce, specie oggi con sensori che interagiscono in ISO Auto da sensibilità basse a quelle un tempo innominabili! Invece e nello stesso ambito, un fotografo di professione che desidera evitare incroci pericolosi di grandangolari estremi con medi, rinuncia di buon grado sul wide ai 28mm che invece ritroverà, certamente più corretti e omogenei (specie nelle evenienze mostrate) sul suo secondo zoom, il 24-70/2,8, oppure sul suo fisso di riferimento per quel particolare soggetto, relegando il 14-24 al ruolo di obiettivo d'effetto, quando situazione di effetto si voglia creare. E per lui anche un terzo di stop assume un valore che per uno street reporter è pari a Quindi la differente luminosità determina un prezzo finale ben differente, ma che viene valutato ed acquistato da chi questo 14-24 se lo ripagherà con quello stop di luminosità che significherà dimezzare un valore ISO sotto le ingrate luci del podio di un palazzetto dello sport o di una foto di un gruppone di saggiste di danza, al buio di qualche sala convegni di una palestra. Le dimensioni di questi due zoom vi sembrano identiche? ebbene no: il 14-30/4 fa parte di quel gruppo di Nikkor Z dal barilotto retrattile, (come anche il 24-70/4, il 16-50dx ed il 24-50/4-6,3) caratteristica che gli fa guadagnare centimetri preziosi al momento di riporlo in borse, custodie o tasche addirittura, come mi è capitato di fare con la Z50 con la quale si riesce a compattare in spazi impensabili per un superwide zoom. E con la quale si trasforma in un 21-45mm-eq altrettanto interessante che nelle sue misure originarie su sensore FX, andando a sostituire lo zoom standard per l'unica (ancora) Nikon Z DX, con evidenti pregi in termini di maggiore disponibilità di focali in basso e di luminosità a TA: il 14-30/4 è quindi nel panorama Z un obiettivo molto eclettico anche per queste sue caratteristiche meccaniche. La dotazione di ghiere, funzioni programmabili e pulsanti sul 14-24/2,8 rende questo zoom uno strumento prezioso di valutazione dei dati dell'esposizione, col display LCD dal quale finalmente si torna a poter conoscere con precisione la focale alla quale si stia scattando, oppure dare un fuggente sguardo alla scala di profondità di campo con quel diaframma in uso ed a quella distanza dal soggetto, che da decenni, in era autofocus, gli zoom non ci consentivano più di fare. Il pulsante funzione aggiuntivo sul quale per esempio collocare al posto della memoria AE magari il cambio di formato sensore o quant'altro ci piaccia avere a disposizione sul barilotto dello zoom. La terza ghiera funzione, su cui poter alternare ad esempio la regolazione in continuo del diaframma (silenziosamente, prezioso per i videomaker) o la correzione dell'esposizione, o quale altra funzione programmabile ci torni utile avere a disposizione della mano sx, sono elementi differenzianti formidabili, che insieme agli altri vanno a definire classe di appartenenza e di prezzo: quindi anche i destinatari di questo obiettivo di classe professionale. Che non stabiliranno più, dopo questo articolo, di acquistare solo in funzione della consistenza del conto in banca, ma dopo un'analisi ragionata di tutti gli elementi che concorrano a definirsi inclini all'uno o all'altro di questi due spettacolosi widezoom Nikon Z. Io per esempio non venderò il mio 14-30/4 perchè ho nel frattempo acquistato il mio wide fisso d'elezione, il Nikkor Z 20/1,8 che assomma al 14-30/4 le motivazioni di pregi ulteriori i quali, insieme, li rendono due obiettivi del tutto differenti. Nessuno pensi che l'acquisto dello zoom più costoso gli renderà più facile l'accesso al mondo dei superwide: per certi versi il 14-24 è uno stallone da domare, mentre il 14-30 è il cavallo da maneggio, disponibile ad ogni prova, ma cosciente delle sue potenzialità... Distorsione, aberrazioni cromatiche, esposizione, contrasto, temperatura colore, sono tutti elementi che oggi, se non vengono direttamente gestiti on camera dall'interazione tra fotocamera e sw di sviluppo, possono e debbono essere oggetto di variazione in postproduzione: normalmente basta premere il pulsante Automatico del software di PP. Di seguito a questo mio articolo, una piccola galleria di immagini scattate con i due obiettivi: a parte quelle che conoscete già, pubblicate su Nikonland, vorrei proprio sapere se riusciate a distinguere con quale dei due zoom siano state scattate. A riprova del fatto che un'obiettivo è solo uno strumento per realizzare un'immagine: pensata dal fotografo. Max Aquila photo (C) per Nikonland 20...duevolte
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  13. Gabriele Castelli in versone giornalista ha bisogno della cronostoria dal punto di vista di chi ha preparato la sorpresa Tutto nacque in quel lontano Luglio 2021 (faceva ancora caldo) quando si progettava il regalo della Z... io e il megaboss ci siamo interrogati su come un tale regalo potesse essere valorizzato nelle mani del cuccioloso Castelli. Sicuramente non fotografando panorami o fiorellini, per cui si è pensato a qualche bella gnocca Scartate Cara Delevigne e Emily Ratajkowski solo per problemi legati a loro precedenti impegni, ci siamo chiesti: quali sono i grandi amori di Castelli? Sono spuntati tre nomi: Dora, Saba, Edit (chi non le conosce se ne faccia una ragione e chieda a Castelli di mostrarvele:) Ho puntanto decisamente su Saba (Sabina) dato che con lei c'è stato un tentativo (poi abortito per covid) l'anno scorso di farla venire a Milano: che questa sia la volta buona? La macchina organizzatrice (io) si mette in moto e quando spiego a Sabina di cosa si tratta, mi risponde: "Castelli? quello tanto bello con gli occhi da cerbiatto? essere io il suo regalo di compleanno? Certo che si!" Ok è fatta! eh beh non proprio... il problema era adesso come far recapitare Sabina a casa Castelli a sua insaputa... 1) scassinare la porta di notte e fargli portare da Sabina la colazione a letto 2) trovare una scusa per andare a trovarlo, iniettargli un sedativo e svegliarlo con i sali di fronte a Sabina 3) organizzare uno shooting a casa sua senza dirgli chi fosse la modella Il mio avvocato mi ha sconsigliato le prime due, per cui si è optato per la terza Solo che la scusa dello shooting con modella me la sono giocata quando ho portato Mauro al posto della "finta" modella per regalargli la Z... dovevo trovare un altra soluzione, così mi sono inventato lo shooting remoto e gli ho detto di preparare la postazione al computer che sarei venuto a vedere come si faceva per imparare da lui (lo so è inverosimile, io che imparo da Castelli...lo so...) In sostanza, tutto era pronto da settimane, la modella è arrivata in incognito, chiedendole di non pubblicare sui social che sarebbe stata a milano, chiedendo a mauro di non pubblicare le foto che le aveva fatto il giorno prima (questa è stata la parte più ardua), chiedendo agli altri fotografi di mantenere il silenzio stampa fino al lunedi successivo. E poi, la domenica mattina... Castelli mi scrive che sta per andare al Pronto Soccorso!! Potete immaginare la nostra faccia quando io e Sabina abbiamo letto il messaggio... A poche ore dallo shooting, cosa si poteva fare? Vestire Sabina da infermiera e infiltrarla al Pronto Soccorso era un'opzione, ma sapevo che qualunque fosse stato il problema di salute se avessi detto a Castelli che gli avrei portato Sabina a casa, sarebbe guarito di colpo. Ma mi sarei giocato la sorpresa... mumble mumble... che si fa? Ore di panico intervallate da ore di apprensione, fino a quando non ricevo il messaggio "sto meglio, puoi venire" Dio esiste! (Almeno oggi) Si parte! e quando si arriva la sorpresa la ricevo io... al citofono mi risponde la mamma! E adesso??? Non mi resta che raccontarle tutto ed avere un alleato in più... Portiamo Castelli nella sua camera e intanto facciamo entrare di soppiatto Sabina in casa. Mentre annuncio con faccia dispiaciuta e addolorata che lo shooting remoto ha un contrattempo e dobbiamo rimandare, la mamma lo chiama in salotto per un aperitivo... e quando Castelli arriva, si trova Sabina con una candelina in mano che gli canta happy Birthday to you... Ora, la delusione di non vedere neppure una lacrimuccia, è tanta assai, ma purtroppo il nostro nikonlander non si commuove facilmente (io avrei pianto come un bambino a Natale)... ma la felicità nei suoi occhi era chiara, evidente e impagabile:) Ecco tutto l'antefatto... e non ho raccontato che Sabina nel piano originale doveva presentarsi in sexy lingerie, ma la presenza della mamma l'ha "costretta" ad indossare una vestaglietta e non ho raccontato che Sabina mi aveva suggerito di comprare qualche metro di carta da pacchi per farsi impacchettare come un regalo e non ho raccontato che, arrivando da uno shooting al mattino, mi ero portato la macchina fotografica, per cui è stata pura fortuna che l'avessi con me (la batteria della Z si è scaricata dopo 20 scatti) e non ho raccontato che la candelina che si accende da sola arriva dalla Thailandia, lì è molto usata:) e non ho raccontato della zia...:) a circa metà dello shooting arriva la notizia che la zia sta per arrivare.. occorreva fermarla a tutti i costi! Nonostante le numerose chiamate non è stato possibile raggiungerla così ad un certo punto..suona il campanello: Allarme zia! Corriamo (su due ruote) in camera e continuiamo lo shooting con Sabina che saluta nuda dal balcone gli automobilisti di passaggio... Che altro aggiungere? Per me e per Sabina è stato un compleanno indimenticabile, spero anche per Gabriele
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  14. Situazione particolare, siamo a quota 1600 circa verso le 6,45 del mattino
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  15. A commento del mio "Diario di un fotografo di libellule" mi è stato chiesto di proporre un'edizione aggiornata del mio vecchio articolo sul Dragonflywatching, che sarebbe come osservare le libellule, per cui lo ripropongo, tenendo conto che a noi interessa soprattutto come fotografarle. L'articolo vecchio lo trovate qui: http://www.nikonland.eu/forum/index.php?/page/indice.html/_/nat/dragonflywatching-perche-no-r829?pg=1 Ed ecco la versione nuova, un po' diversa come stesura, per non essere ripetitivo, e con un po' di foto aggiornate. Prima di cominciare: Le libellule sono belle, ma anche importanti e fragili. Non va dimenticato che libellule sono degli agenti di controllo biologico (ad esempio le damigelle mangiano milioni di zanzare), sono indicatori ecologici di grandissima importanza, le ninfe di alcune specie ad esempio, possono vivere solo in acque pulite, ricche di ossigeno, altre sono legate a determinati ambienti e così via. Molte sono minacciate dalla degradazione del loro ambiente, dalle modalità di coltivazione del riso all'asciutta e così via. Non mancano siti edassociazioni, da noi in Italia la più importante è Odonata.it che, come recita la home page del sito, è una Associazione scientifica che promuove la ricerca odonatologica (sugli odonati, cioè sulle libellule) di base e applicata, la divulgazione, delle conoscenze sull’odonatofauna e la protezione delle libellule e dei loro habitat. Nel mio vecchio articolo trovate un piccolo elenco di altri gruppi e segnalo che c'è anche un gruppo di Facebook : Libellule d'Italia. Ultimo, ma più importante, sono esseri viventi, non giocattoli, sono degne di rispetto, una foto non vale mai la sofferenza di qualsiasi animale (noi compresi). Cosa serve per fotografare le libellule? Conoscere le libellule! Magari si inizia per caso, attratti dalla eleganza dei soggetti, ma poi per appassionarsi davvero bisogna capire cosa si sta guardando e fotografando, altrimenti si cade nella ripetizione e nella noia. la consultazione di guide serie ci aprirà un mondo, mostrandoci sia la diversità insospettabile di specie che il modo di riconoscerle correttamente distinguere giovani e adulti, maschi e femmine, sapere quali ambienti frequentano in modo da cercare le specie che ci interessa riprendere con criterio e non a caso. Si ama ciò che si conosce. Esiste una guida molto, molto bella di cui Carlo Galliani è coautore che ha persino una versione per smartphone. Altra guida molto valida comprendente l'Europa è il manuale di Dijkstra. Qual'è la stagione migliore? In generale gli adulti emergono dalle ninfe quando la temperatura dei corsi d'acqua si stabilizza permanentemente sopra i 15-16°C quindi primavera ed estate, si possono avere (poche) specie di libellule che volano fino ad ottobre inoltrato, attenzione però: Diverse specie di libellule hanno periodi di volo diversi, qualcuna vola per tutta l'estate, altre sono solo solo primaverili, altre estive, altre ancora autunnali, quindi se si vuole fare una cosa più approfondita, si torna al punto sopra: documentarsi, inutile cercare a settembre una specie che da adulto "vola" solo tra Aprile e Giugno. In ogni caso tra fine Aprile e fine Agosto si ha la massima diversità di specie. Dove si trovano? Per divertirsi, per provare, quasi ovunque: va bene qualsiasi specchio d'acqua anche piccolo, anche in un parco cittadino, purchè non eccessivamente inquinato. Ho fatto foto molto belle al Parco della Villa Reale di Monza o al Parco Nord tra Milano e Cinisello, ad esempio. Lungo appena 100 metri del fiume Adda, quest'estate ho fotografato oltre dieci specie fra libellule e damigelle. Nel torrentello davanti alla Villa Reale di Monza si possono agevolmente fotografare diverse specie di Libellule. Altra vista dello stesso canale, con macrofotografo annesso. A Firenze, in questa fontana: Ho fotografato questo (ed altro): Nikon D500, 70-300mm P + Lente addizionale 300mm f10, 1/800s, 800 ISO Nikon D500, 70-300mm P + Lente addizionale 185mm f8, 1/250s, 400 ISO Il discorso cambia se si vuole salire di livello, mettersi a cercare specie particolari, allora occorre sapere quali specie trovi solo presso acque ferme o lente, quali invece frequentano solo acque correnti e così via, poi ci sono specie di nicchia, alcune ad esempio sono tipiche di torbiera ed è difficile trovarle altrove. Lanca del Ticino con acqua corrente e zone stagnanti. Si può trovare di tutto. Poi ci sono quelle ancora più rare, che trovi solo in in alcuni siti di alcune regioni. Per fotografare quelle occorre documentarsi (e magari farsi dare qualche dritta sul posto), ma son cose da appassionati . In quali orari? Dipende dalla stagione e da come le si vuole fotografare. Se voglio documentare il momento magico dell'emersione dell'adulto dalla larva devo essere sul posto nella stagione giusta e prima che sorga il sole, perchè lo "sfarfallamento" (termine improprio, ma tanto per capirci) ha inizio appena prima dell'alba: in quanto durante tutto quel delicato processo le libellule sono completamente indifese e facile preda degli uccelli. Una volta emerse ci vuole anche del tempo perchè le ali si distendano, le vene alari si induriscano e la libellula assuma il colore . Esemplare appena emerso dalla ninfa. Ha ancora le ali appiccicate. D700, 200mm micro nikkor F4 AfD, f16, 1/200s 2000 ISO, Treppiedi. Femmmina ancora "tenera" (non sono ancora induriti l'esoscheletro e le nervature delle ali). D700, 200mm micro nikkor F4 AfD, f16, 1/100s 1600 ISO Treppiedi. Se voglio fotografare le libellule in attività invece va bene tutto il giorno, finchè c'è luce e la temperatura adatta, tra l'altro certe specie hanno meno problemi di noi col caldo. Più difficile invece che volino col brutto tempo. Come avvicinarsi? Piano, lentamente, avanzando in linea retta, cioè senza bruschi cambiamenti di direzione. Da evitare anche il cambiare improvvisamente forma, ad esempio avvicinarsi in piedi e poi inginocchiarsi rapidamente per scattare può farle fuggire. Importantissimo è evitare di proiettare la propria ombra sul soggetto (soprattutto se è un giorno di sole), l'ombra viene percepita come una minaccia (l'arrivo di un uccello predatore) e nove volte e mezzo su dieci provoca la fuga immediata. Un partecipante (dei due) al mio unico workshop per Nikonland tanti anni fa... Anche smuovere la vegetazione per sistemare il cavalletto può portare alla fuga. Ci sono poi specie più timide e specie più confidenti: Sympetrum striolatum, una libellula di Settembre-Ottobre a volte ti si potrebbe posare sull'obiettivo o addirittura in testa. Altre invece hanno una distanza di fuga elevata. Il colore del vestito è relativamente poco influente, basta che non sia troppo acceso e che non ci siano macchie vivaci che si spostano intanto che ci muoviamo. Se ci si muove bene e la fortuna aiuta (cioè la libellula sta mangiando o "pensando ad altro") si può arrivare anche molto vicini. Stando molto attenti e muovendosi bene, si può arrivare a distanza di vera macro anche col soggetto "caldo". In questi casi, se le condizioni lo consentono, io provo a fare delle serie di scatti in sequenza avvicinandomi sempre di più. Anche altri momenti interessanti, come l'accoppiamento, richiedono pazienza ed attenzione, ma possono essere ripresi con lo stesso criterio. Un paio di scatti in avvicinamento progressivo, non sono crop. Nikon D700, Sigma 400mm APO MACRO f8 1/320s, 1000 ISO. Attrezzatura e metodo. Dipende moltissimo da cosa si vuole fare e come si vuole fotografare. Ci sono diversi modi di fotografare le libellule. Io amo fotografare tutti gli animali per quello che sono, vivi e liberi. Cerco di esaltare la loro bellezza "naturale" e/o mostrare quello che fanno. Preferisco quindi riprenderli nei periodi di attività ed in contesti realistici. Questo si riflette nelle mie scelte sull'attrezzatura. Altri che fotografano con altri criteri, potrebbero usare attrezzature differenti. Per le foto a figura intera soprattutto delle libellule "vere" (che sono più grandi delle damigelle) io uso focali lunghe. La maggior parte delle mie foto di libellule sono state scattate con focali dai 300 ai 400mm. In occasioni più disinvolte, meno impegnative va bene anche uno zoom 70-300 magari con lente addizionale. Nelle didascalie ho evidenziato in grassetto l'attrezzatura e i dati di scatto, così vi potete fare un'idea di con che cosa e come ho scattato. Al momento in cui scrivo il mio obiettivo di elezione per le uscite mirate alle libellule è il 300mm f4 Pf, se serve accoppiato al TC 14. Punto. Prima usavo il 300mm f4 AFS sempre con TC14 all'occorrenza (e prima ancora il 300mm f4 SIGMA APO MACRO). Il 300mm f4 Pf rispetto al predecessore ha il vantaggio della compattezza e soprattutto della stabilizzazione, che mi evita sempre più spesso di usare il cavalletto. Il teleobiettivo, oltre a permetterti di mantenere una distanza tale da non innervosire i soggetti più sensibili, consente anche di staccarli dallo sfondo, che diviene omogeneo o comunque non invadente. Diventa anche più facile portarsi all'altezza giusta, raramente un soggetto macro ripreso dall'alto è bello, perchè il rischio di "schiacciarlo" contro lo sfondo, creando in questo modo una scena confusa piena di elementi di disturbo, è elevato. Col teleobiettivo aumentando la distanza si riduce la parallasse per cui il problema è minore. Allo stesso modo grazie all'effetto tele, chiudere il diaframma per garantirsi una certa profondità di campo per avere il soggetto ben a fuoco non avrà effetti negativi sullo sfondo, o ne avrà di meno. Questa coppia era in mezzo alle canne, una focale lunga permette il giusto ingrandimento e di eliminare sfondi confusi. Nikon D300, 300mm f4 + Tc14, f9, 1/1000s, 1000 ISO. Anche per questa Damigella, stessa situazione, il teleobiettivo risolve il problema della distanza e dello sfondo. Nikon D500, 300mm f4Pf + Tc14, f9, 1/1250s, 1100 ISO. Operativamente potremmo dividere la fotografia alle libellule in due parti. Su posatoio ed in volo. Le libellule usano spesso uno stesso posatoio per riposare, sorvegliare il territorio e da cui decollare una volta individuata una preda od un rivale per poi ritornare a posarvisi. Se si trova un soggetto interessante e si vede che ha un posatoio preferito, ci si può avvicinare, lentamente, evitando di innervosirlo, senza preoccuparsi, anche se vola via, a meno che non sia stata colpa nostra, quasi certamente ritornerà. Ci si apposta preparandosi con calma, posizionandosi secondo la luce, si prefocheggia sul posatoio e si attende che la libellula ritorni, magari con una preda, rendendo la foto più interessante. In questi casi il cavalletto è molto utile perchè si scatta da posizione fissa e si può aspettare che il soggetto ritorni senza fare fatica. Le riprese possono essere quelle classiche, di lato, per le libellule che si posano più o meno orizzontali sopra ad un supporto, oppure da sopra o dal dorso, soprattutto per quelle (di solito specie molto grandi che invece si appendono sotto al posatoio tenendo il corpo verticale). Molto spesso si cerca il perfetto parallelismo tra il corpo del soggetto e il sensore, oppure se si ha la possibilità di avvicinarsi, si possono inquadrare di tre quarti o di fronte per avere immagini un po' più originali. Quando si riprendono di lato quelle libellule che si posizionano "sopra", in orizzontale, se si è abbastanza rapidi le si riesce a cogliere nell'attimo in cui si posano, quando per un momento tengono le ali ben aperte lasciando scoperto il capo, con un effetto estetico migliore. Nikon D300, 200mm F4 micro-nikkor AfD, f16, 1/125s, 400 ISO, Flash. Scattare al posatoio può essere utile anche per riprendere decolli o più facilmente atterraggi, si punta il posatoio e quando la libellula arriva in zona si inizia a scattare a raffica finchè non si è posata, la maggior parte degli scatti saranno da scartare, ma qualcuno a fuoco ed allineato di solito si riesce ad ottenerlo. Sequenza di atterraggio. Nikon D500, 300mm Pf f10, 1/1000s, 1270 ISO Treppiedi. Se si vogliono fotografare le libellule in volo bisogna armarsi di pazienza (e di ottimismo!), scegliere una zona dove le libellule non possano vagare troppo in lungo ed in largo, oppure dove ce ne sono tantissime. Non si deve cedere alla tentazione di "inseguire" il soggetto, perché il loro volo è troppo rapido ed imprevedibile. Conviene osservare per un po' i loro voli di pattuglia, capire se hanno rotte piuttosto costanti. Allora si preselezionerà a una distanza di messa a fuoco utile a dare un discreto rapporto di riproduzione e si aspetterà puntando su una delle aree "di volo". Una volta che la libellula entra nella zona inquadrata alla distanza giusta, l'af si occuperà (si spera) di perfezionare il fuoco. Ideale è che si fermino in volo stazionario per un attimo. La raffica è essenziale così come tempi di scatto rapidissimi, potendo, diaframmi non inferiori a f8 e ... ISO di conseguenza. Qui il 300mm f4 (con Tc 14) è insostituibile, addirittura ci vorrebbe un 500 macro!! Libellula depressa (femmina) in volo sopra l'acqua. Nikon D7100, 300mm f5.6, 1/1600s, 1600 ISO. L'attrezzatura cambia se si vogliono fare invece dettagli o riprese ravvicinate. Questo sarebbe (anzi è) il regno dei 200 micro o 180 macro, perchè combinano una distanza di messa a fuoco ancora sufficientemente grande, sfondi abbastanza belli come sfuocato, con rapporti di riproduzione da vero macro. Nikon D300, 200mm f4 micro Nikkor AfD, f18, 1/250s, 400 ISO, flash. In alternativa possono andare bene anche buoni zoom xx-200 o xx-300 con una lente addizionale di qualità. In questo caso sono belle anche inquadratura angolate con a fuoco solo la testa o frontali per sfruttare geometrie creati dalle posizioni delle ali. Nikon D7100, Sigma 180mm f2.8 APO MACRO, 1/1250s, 900 ISO, treppiede. Focali più corte come i 105mm o i 60mm sono a mio parere più problematiche, perchè richiedono di avvicinarsi di più, evidenziano maggiormente elementi di disturbo sullo sfondo, si corre il rischio di agitare gli steli vicini al soggetto facendolo fuggire (se lo si fotografa sveglio/vivo/attivo) è più faticoso posizionarsi perfettamente paralleli. Focali del genere funzionano meglio con soggetti ancora freddi per la notte o in altro modo impossibilitati a fuggire. Sigma Sd Quattro H e 105 mm Macro OS , f8, 1/60s 100 ISO Mirrorless o DSLR? Da quando ho la Nikon Z6, uso quella con piena soddisfazione per tutto quello che è posato, la qualità di immagine e la precisione di messa a fuoco tagliano ogni discussione. In volo... le mie ultime libellule in volo le ho fotografate con la D500, non ha ancora avuto modo di provare come si comporta la Z 6. Immagino che le riprese di atterraggi e decolli puntando al posatoio non presentino problemi. I soggetti in volo... vedremo. Orthetrum cancellatum (maschio). Nikon Z 6, 300mm f4 Pf + TC 17 (!), f8, 1/1250s , 720 ISO. Crocothemis erythraea (maschio) che mangia una damigella (blu). Nikon Z 6, 300mm f4 Pf + TC 17 (!), f8, 1/250s , 900 ISO appoggio di fortuna. Il flash lo uso soprattutto come luce di schiarita su soggetti posati per gestire il controluce, attenuare le ombre o i contrasti quando necessario. Non amo molto gli sfondi neri e tranne pochissime eccezioni non li cerco. Le libellule non sembrano preoccuparsi troppo del lampo. Di solito non uso flash molto potenti, quando avevo fotocamere con il flash incorporato spesso usavo quello, con la D500 molte volte l'SB 400 bastava, magari con davanti un mini diffusore "fai da te" per ammorbidire la luce. Con e senza flash: Lampo di schiarita: D800, 400mm SIGMA APO MACRO, f16, 1/250s flash, treppiedi Nikon D500, 300mm f4Pf + TC 14, f11, 1/640s 640 ISO, flash, treppiedi. Spero che questa versione aggiornata sia di vostro gradimento, se avete osservazioni o domande, saranno molto apprezzate.
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  16. In occasione del nuovo anno che è già quasi in dirittura d'arrivo... spero non sia troppo piccolo il file.. ma tantè.. il concetto lo esprime.... L'autore ovviamente non sono io del bel " Disegno " ma un vecchio amico di mio cognato, anche lui disegnatore che ha avuto la possibilità di utilizzare il personaggio di calimero, ovviamente senza fini di nessun lucro, ho chiesto la possibilità di metterlo su NL, mi è stata accordata; però non sapendo ne leggere e ne scrivere.. ho ridotto la risoluzione, almeno quella..
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  17. Il 500 Nikon è la mia lente preferita, il nostro sodalizio iniziò nel 2008 quando - finalmente - riuscii a mettere le mani sul AF-S 500/4 VR. Era il primo 500 stabilizzato Nikon, era rarissimo, e, prima che fosse finalmente prodotto, grandemente invidiato a chi usava Canon. Io lo aspettai quasi un anno! E da allora sono convinto che il 500mm sia la miglior focale per chi voglia fare fotografia di natura. Non troppo pesante, non troppo lungo, non troppo corto.... insomma l'ideale compromesso tra tutti i supertele, dotato di una qualità di immagine veramente straordinaria. Dopo 10 anni, nel 2018, l'ho permutato con il 500/4E FL: una serie di piccoli affinamenti - miglior stabilizzatore, minor peso, AF un filo più veloce - ma sostanzialmente la stessa cosa. Insomma, più la soddisfazione di una voglia che di un reale bisogno, anche per me che amo fotografare in luoghi lontani, raggiunti in viaggio o a piedi con lunghi dislivelli, perché la differenza di peso è inferiore al kg. Nello stesso anno, Nikon portò la tecnologia del 300/4 PF - la lente di Fresnel - ai 500mm. Fu una svolta epocale ma io, nonostante avessi provato quello di Mauro e vedessi la soddisfazione di un compagno di sgambate - Marco, che se ne dotò subito - lo ritenni inadeguato. Chissà perché, a volte, si prendono decisioni drastiche senza un vero razionale. Ma quest'estate, programmando un anno di fotografia in montagna per via del Covid e dell'impossibilità di viaggiare, decisi finalmente di comprarlo. Da qui questa tardiva prova. Parliamo di questo oggetto: Ma per capire il senso di questa tecnologia occorre contestualizzare. Qui lo vedete al centro, tra il 70-200/2.8FL E a sinistra ed il 500/4FL E a destra. Insomma, è un 500.... ma è grande come un 70-200, e pesa tanto uguale!!!! Beh, il 500/4 non se ne cura.... indossa la sua uniforme da lavoro e sorride sornione: abbiamo passato insieme giornate memorabili e poi.... ha la forza di Golia! Ma seguendo la metafora, il 500PF è Davide. E sappiamo com'è andata a finire tra i due. Lo dico subito: qui non andrà nello stesso modo. Ma di poco! Per contestualizzare meglio, qui le lenti frontali dei 3: Ma, come si dice, le dimensioni non sono tutto ed è il momento di far parlare qualche foto. Val di Rhemes, giugno 2020. Z6 su 500/5.6PF 1/500 f5.6 ISO 320 - A mano libera. Val di Rhemes, giugno 2020. Z6 su 500/5.6PF 1/200 f8 ISO 280 - A mano libera. E' il primo contatto, in montagna, come previsto. Un'ottima giornata, fu il debutto anche del 20/f1.8S, altra lente meravigliosa. Capii subito che la mia iniziale posizione negativa era un pregiudizio irrazionale ed ingiustificato. La lente è nitidissima ed usarla a mano libera una gioia. Di fatto il mio 500PF non l'ho mai usato sul campo da treppiede, gli unici scatti fatti in quel modo sono le comparative che vedrete tra poco. Ma non solo, in condizioni fotografiche normali anche il suo punto debole - la qualità dello sfocato - non è così male! Ma ci sono altre caratteristiche interessanti. Ad esempio, mette a fuoco da molto vicino! 3mt secondo le specifiche, con un rapporto di riproduzione 0.18x. Cioè in pratica una cosa così. Parco del Ticino, luglio 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/500 f8 ISO 560 - A mano libera. Ma io l'ho comprato per fare altro.... Gran Paradiso, settembre 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/400 f5.6 ISO 100 - A mano libera. Lo sfocato è effettivamente un po' duretto. Ma l'impatto sulla qualità della fotografia dipende molto dal contesto. Gran Paradiso, settembre 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/500 f5.6 ISO 100 - A mano libera. Gran Paradiso, settembre 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/500 f5.6 ISO 400 - A mano libera. Quel che è certo è che andando in montagna con la Z6, il 24-70S, il 70-300/f4-56 AF-P e questo 500/f5.6PF hai coperte focali da 24 a 500 con una qualità d'immagine stratosferica ed un peso complessivo ben inferiore ai 4KG. Una cosa veramente incredibile! Ma la sua versatilità è importante, ed anche nei boschi del Parco del Ticino sa dire la sua. Parco del Ticino, ottobre 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/30 f5.6 ISO 5600 - A mano libera. Già, non è un errore: 1/30 a 500mm a mano libera. Ma poiché è così nitido, lavora bene anche a ISO altissimi - anche in mezzo alla nebbia. Parco del Ticino, ottobre 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/200 f5.6 ISO 12800 - A mano libera. E chi è abituato a vedere e fotografare i selvatici avrà già capito... Parco del Ticino, ottobre 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/250 f5.6 ISO 2800 - A mano libera. .... se sei ben mimetizzato, una lente frontale piccola, unita allo scatto silenzioso della Z6 ed al vento nella direzione giusta consente di fotografare animali timidissimi senza che ti percepiscano minimamente. E da "vicinanze" incredibili! Beh, per diventare così "ninja" ho impiegato un po'.... e quel che serve non è nella scatola giallo oro dei nikkor. Ma questo è un altro racconto! Parco del Ticino, ottobre 2020 - iPhone X. Quella traccia è il risultato del frequente passaggio degli ungulati.... è il primo passo, poi occorre capire dalle impronte di che ungulato si tratti, stare fermi e mimetizzati.... ed avere molta pazienza ed un pizzico di fortuna per "esserci" al momento giusto. Ma torniamo a questo bellissimo 500mm. Che è incredibilmente piccolo e leggero l'ho detto. E' anche molto nitido, ha pochissima vignettatura ed uno stabilizzatore molto efficace. L'AF è veloce. Ma rispetto al 500/4FL E? beh, è ovvio. I miracoli non esistono, ed anche se esistessero farli non è nelle prerogative degli ingegneri Nikon. E ci dobbiamo ricordare che il 500/5.6PF costa un terzo del 500/4FL E. Iniziamo dalla nitidezza. Corbetta, novembre 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/400 f5.6 ISO 800 - da treppiede E qui un crop a pixel reali di tre scatti. Da sx a dx: 500/4FL E a f4, 500/4FL E a f5.6, 500/5.6PF a f5.6. Il 500/4 FL E è più nitido, di poco a tutta apertura e di più a f5.6. Ma è lui che è stellare non il PF che demerita. Perché vi posso assicurare che, senza un confronto all'americana come questo, tutta questa differenza non si vede. E lo sfocato? Beh, anticipo che, senza leggere i dati, ho sempre riconosciuto la lente semplicemente guardando l'immagine, ma ecco qui: Corbetta, novembre 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/400 f5.6 ISO 800 - da treppiede Corbetta, novembre 2020 - Z6 su 500/4FL E 1/400 f5.6 ISO 800 - da treppiede Corbetta, novembre 2020 - Z6 su 500/4FL E 1/800 f4 ISO 800 - da treppiede Corbetta, novembre 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/400 f5.6 ISO 400 - da treppiede Corbetta, novembre 2020 - Z6 su 500/4FL E 1/400 f5.6 ISO 400 - da treppiede Corbetta, novembre 2020 - Z6 su 500/4FL E 1/400 f4 ISO 400 - da treppiede Ma queste sono immagini scattate per mettere in luce il problema, a voi valutare quanto impatti la pratica fotografica. Gran Paradiso, ottobre 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/2500 f5.6 ISO 400 - a mano libera Gran Paradiso, ottobre 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/320 f5.6 ISO 100 - a mano libera Gran Paradiso, ottobre 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/1000 f5.6 ISO 200 - a mano libera Gran Paradiso, ottobre 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/1000 f5.6 ISO 400 - a mano libera Parco del Ticino, ottobre 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/60 f5.6 ISO 12.800 - a mano libera In sintesi, le mie conclusioni: Pro: - Leggerissimo e dall'ingombro estremamente limitato, ma con ottima qualità costruttiva - Stabilizzatore efficacissimo, è nato per essere usato a mano libera. Anche ai confini del giorno, dove però l'apertura limitata finisce per penalizzare l'autofocus - Autofocus veloce, anche se meno di quello del 500/4FL E - Vignettatura quasi assente, molto meglio di quella del 500/4FL E - Nitidezza eccellente, anche se su livelli visibilmente inferiori a quelli - stellari - del 500/4FL E - e comunque drasticamente superiore ai vari superzoom che raggiungono queste focali - Prezzo conveniente - 1/3 di quello del 500/4FL E! - anche se non propriamente economico Contro: - Sfocato più nervoso del fratello maggiore, ma il "difetto" è limitato e non sempre evidente nelle immagini "reali" Quindi, un'ottica straordinaria ed un'esclusiva di Nikon nel panorama fotografico mondiale. Da sola, per un fotografo naturalista, può essere il motivo per usare Nikon! Certo non mi farà vendere il 500/4FL E, che resta per me il meglio del meglio, ma lo consiglio senza riserve a tutti i fotografi amanti dell'avventura, dei viaggi e della montagna - terreno sul quale, accoppiato al 70-300/f4-5.6, forma una combinazione straordinariamente efficace e dove assolutamente primeggia. E anche di più a chi, desideroso di fare il salto verso il primo "super tele", non possa o non voglia impegnare il capitale necessario all'acquisto del fratello maggiore. Sono sicuro che non si pentirà dell'acquisto e che potrà per molti anni trarre grandissime soddisfazioni dal suo utilizzo. Massimo Vignoli per Nikonland (c) 6/11/2020
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  18. Castelli last.mp4 Ecco il video (censurato) dell'incontro by Ross
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  19. Complici le restrizioni, ovviamente le montagne erano poco o nulla frequentate , ed ecco allora come la persona crea un tutt'uno con la natura. Spero in questi scatti , seppur in modo virtuale di farvi vivere questi momenti
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  20. Il tempo passa, non vi sono dubbi su questo.. poi dopo aver subito le varie ed eventuali imposizioni ( in fondo giuste ) per il contenimento del covid, ecco che appunto per questo.. ho fatto la prima vaccinazione, malgrado il tempo non certo bello di quel giorno, la z 50 era nella mia tasca; pochi giorni dopo la regione Lombardia è passata di colore, e dovendomi spostare tra casa e ospedale, la prima volta.. non ho fatto nulla.. ma la seconda invece, come una liberazione avevo con me le ultime cose rimaste nel tempo; la Z 50 e le sue due ottiche che onestamente ho usato solamente il 50-250 e pure con l'addizionale 5T. Non sono cose da fantascienza.. ma liberatorie invece si.. non ho usato il cavalletto, e il vento era implacabile.. ma mi sono divertito, era tanto che non mi succedeva.. questa era la prima barriera.. passata questa, erano altre le barriere da by-passare però, dopo un'ora e mezza.. il famigerato astra zeneca me lo sono preso.. quanto vedevo davanti a me, atteso 20 minuti.. che non morissi sul posto, mi lasciarono andare.. alcuni fiori fatti in una rotonda di Basilio, il comune confinante all'ospedale dove mi reco.. questa è con la 5 T e pure questa... ho beccato un'amica di passaggio.. verso casa ho costeggiato alcune risaie, peccato che la strada sia veramente stretta e purtroppo trafficata, quini è stata fatta " al volo " Era tempo che non scattavo al di fuori delle mura domestiche.. grazie di aver avuto la pazienza ed il coraggio di vedere le mie robe...
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  21. Qualcuno leggendo questo articolo dirà : che barba, ne abbiamo le tasche piene di questi argomenti tecnici, preferiamo prove di obiettivi provati all'aria aperta. Piacerebbe anche a me ma conoscere almeno superficialmente questi discorsi ci permette di capire dove si sta muovendo l'industria fotografica e come si differenzieranno le fotocamere prossime venture. Insomma, se vi stiamo annoiando potete semplicemente saltare questi articoli e tornare quando troverete che le nuove Nikon Z montano un sensore di tipo stacked chiedendovi quando vi siete persi le puntate precedenti *** Occorre fare qualche passo indietro alle puntate di questa telenovela trasmesse da Nikonland.it la scorsa settimana. Le trovate online e non dovete pagare il canone. Venerdì scorso in una lunga intervista rilasciata a Dpreview.com, il manager di Nikon Imaging ha anticipato che entro la fine dell'anno uscirà una Nikon Z di fascia alta che grazie ad un sensore di tipo stacked di nuova generazione punta a sorpassare l'ammiraglia Nikon D6. (Parla il capo di Nikon Imaging : sta arrivando una Z di fascia alta) Abbiamo ribadito recentemente come Nikon abbia ampie conoscenze nel campo della progettazione dei sensori. Anzi, il suo reparto dedicato lavora da circa 30 anni (Nikon, i sensori, l'industria giapponese) e non solo, Nikon è uno dei tre principali produttori al mondo delle macchine per la stampa dei microchip in generale, e dei sensori fotografici, avendo tra i suoi clienti società come Sony Semiconductor, Samsung e Intel giusto per nominarne tre noti a tutti. Nikon è tra le poche società al mondo in grado di disegnare, sviluppare e prototipare un sensore di immagine. Poi non lo produce in se perchè le fabbriche dei semiconduttori necessitano di investimenti che vanno oltre la dimensione di Nikon. Ma questo non le impedisce di essere autonoma in questo campo, esattamente come lo sono Sony Imagine e Canon (e a differenza degli altri produttori di fotocamere come Fujifilm, Olympus e Pentax che i sensori invece se li comprano già fatti). Nikon nell'ultimo triennio ha aumentato di molto la spesa per ricerca e sviluppo, tanto che nell'ultimo bilancio evidenzia una percentuale rispetto al fatturato di spese per la ricerca che è doppia rispetto ad altre società del suo sensore. Questa ricerca va in direzione dei campi di applicazione del futuro, tanto che a metà febbraio è stato annunciato da Nikon un sensore con caratteristiche molto avanzate che si pensava fossero solo alla portata di società con un budget più elevato, come Sony Semiconductor (Nuovo sensore Nikon da 1 pollice, stacked da 1000 fps e 134 db di dinamica) Questo sensore - pur di piccolo formato e probabilmente più indicato per applicazioni di tipo industriale (Nikon è anche tra le principali società attive nel campo della misurazione e scansione 3D a livello industriale con dispositivi di precisione per misurare anche lastre di metallo di 50 metri di lunghezza per l'industria aerospaziale) - anticipa tecnologie che portate in campo fotografico sarebbero rivoluzionarie. Si tratta di un sensore di tipo stacked, cioé con strati di differente specializzazione impilati uno sull'altro in un unico pacchetto completo di fotositi, memoria ed elettronica di controllo e conversione analogico-digitale. Un sensore dello stesso tipo di quelli che consentono a Sony Imaging il primato con le sue fotocamere di punta Alpha 9 e la nuovissima Alpha 1. In cosa differisce un sensore stacked rispetto ad uno di tipo normale, tipo un CMOS BSI ? Sostanzialmente la presenza di uno strato di piste elettroniche sito tra i fotodiodi e l'elettronica di collegamento. questo è un sensore Sony del tipo di quello montato sulla Alpha 9. Tra i pixel sul primo strato e la logica sottostante, c'è la memoria (DRAM) tampone. I tre strati sono prodotti con una densità differente per microlitografia e poi fisicamente sovrapposti e collegati. Il processo richiede maggiore precisione, tempi superiori, più energia e naturalmente comporta più scarto di sensori difettosi. Ma produce dispositivi più integrati rispetto a quelli normali che equipaggiano al momento tutte le fotocamere Nikon, Canon, Fujifilm, Panasonic, Leica, etc. etc. La presenza dello strato di memoria intermedia, permette a convertitori analogico-digitali e a processori più potenti di leggere i dati del sensore con maggiore velocità. sempre dalla letteratura Sony, il raffronto tra un sensore CMOS tradizionale e uno di tipo stacked qui abbiamo il dettaglio di un sensore Samsung da smartphone, prodotto con la medesima logica, certamente di dimensioni inferiori (ma con tecnologia più avanzata e piste ravvicinatissime) questo è lo schema del nuovo sensore Nikon presentato nei giorni scorsi che ha una concezione ancora più avveniristica e velocità e densità di stampa ancora più elevate del normale. Ma, la domanda sorge spontanea, a cosa serve tutta questa velocità in un sensore ? Devo purtroppo rimandare ad un altro nostro recente articolo che illustra le differenze di funzionamento tra sensori meccanici ed elettronici e sensori di tipo rolling shutter e global shutter (L'otturatore : meccanico ed elettronico (rolling shutter, global shutter) Senza farla troppo lunga (se volete leggere o rileggere quell'articolo forse sarà ancora più chiaro) i sensori attuali usati nelle nostre fotocamere sono di tipo rolling shutter che letteralmente significa che vengono letti a strisce dall'alto verso il basso in un processo che simula il movimento delle tendine dell'otturatore meccanico. La velocità di lettura è di fatto la scansione del sensore. Le informazioni di ogni striscia vengono processati, il segnale analogico convertito in digitale e la mappa della lettura del sensore (fatta di bit con valori 0-1 che indicano la luminosità di ogni punto) viene poi spostata in una memoria tampone. Quando la mappa è completa il processore la rielabora ulteriormente completando il processo che porta alla formazione del cosiddetto file RAW che è l'immagine informatica di quanto percepito dal sensore, scritta in un formato che poi il software di sviluppo può decifrare per riprodurre digitalmente quanto abbiamo ripreso. questo processo come vedete anche visivamente richiede un certo tempo e comporta un certo ritardo nella lettura delle strisce. In termini assoluti per una immagine di un soggetto fermo, questo ritardo in genere non comporta nulla di visibile. Ma se stiamo scattando ad alta velocità con il sensore elettronico (per il gergo Nikon : modalità silenziosa) il ritardo tra la lettura della prima striscia e l'ultima diventa significativo. E ciò comporta immancabilmente ad una deformazione dell'immagine, più o meno accentuata a seconda dei casi. Andare oltre la velocità di raffica normale di 10-12 scatti al secondo, anche con l'eliminazione dello specchio, comporta difficoltà meccanico che non sono aggirabili a costi umani. Per cui è più semplice tenere aperto l'otturatore meccanico ed usare la sola scansione per leggere le immagini. Cosa assolutamente necessaria per riprendere il video, dove la presenza dell'otturatore meccanico darebbe dissolvenze nere. Un sensore che ha una velocità di scansione lenta è più soggetto a fenomeni di artefatto di questo tipo che spesso producono effetti parodistici, inaccettabili nelle nostre immagini (pensate alle classiche automobili di inizio secolo con le ruote ovalizzate e il muso diagonale anzichè dritto). Ma specie ad elevate risoluzioni, il tempo di lettura di un sensore tradizionale è particolarmente lento. E' il caso tipico di Nikon D850-Z7 che ha un tempo di lettura del sensore di circa 66 millisecondi con una frequenza di scansione di 1/15''. Un quindicesimo di secondo è una enormità che si vede chiaramente anche solo esponendo sotto una luce artificiale oscillante intorno alla frequenza industriale. Un sensore di tipo stacked come quello della Sony Alpha 9 ha un tempo di lettura di 6 millisecondi, con una frequenza di scansione di 1/160'', mentre quello più nuovo (e più denso) della Sony Alpha 1 viaggia ancora più spedito verso i 4 millisecondi e una frequenza di scansione che rivaleggia con il tempo sincro flash, per cui è quasi completamente libero da interferenze e fenomeni di deformazione indotti dal ritardo di lettura tra le striscioline. Nel senso che viene comunque letto a strisce ma - grazie al famoso strato di memoria tampone situato non nella scheda della fotocamera ma direttamente dentro al sensore - la scansione può essere effettuata a velocità dieci volte superiore a quello, per esempio della Nikon Z7. Naturalmente questo è il tempo di lettura del sensore, poi l'immagine come dicevo deve essere confezionata a questo comporta un tempo di elaborazione che per Sony a9 e a1 arriva a circa 1/30''. Con la conseguenza che si può lavorare a raffiche da 30 scatti al secondo circa in otturatore elettronico. Conseguenze pratiche di questo processo vanno anche al tempo di oscuramento del mirino e in generale alla velocità operativa complessiva di ripresa e di visione. Ovviamente un tale sensore deve essere accompagnato anche da un processore principale di adeguata potenza, un buffer principale adeguatamente dimensionato e con DRAM adeguatamente veloce. Tutti passatempi cui si sta allegramente dedicando il reparto di ricerca di Nikon e che porteranno entro la fine del 2021 ad una nuova ammiraglia ma più in generale nei prossimi anni ad un rivoluzionamento delle potenzialità operative di tutte le nostre prossime fotocamere. Nikon sta lavorando ad una intera famiglia di nuovi sensori con caratteristiche all'avanguardia che ci permetteranno maggiore libertà espressiva in campo fotografico. Ecco, spero di non avervi annoiato troppo e di aver offerto qualche informazione in più a chi invece è interessato a cosa diciamo quando commentiamo le notizie e i rumors.
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  22. La mia Z6 II nasconde qualcosa... ...La scatola di un telezoom..? Forse il 100-400Z è arrivato alla chetichella, smarcando ogni rumor? Ma no...!!! E' il superwideZoom 14-24/2,8 S, promesso, annunciato, anelato... ed infine, arrivato a Palermo, a casa mia. Ma perchè questa scatola gigantesca? Non avevamo saputo che una delle principali feature fossero appunto la compattezza e leggerezza? Una scatola identica per altezza a quella del mio ultimo acquiZto... Orsù...tagliamo i sigilli... e forziamo la linguetta, murata dalla garanzia tiriamo fuori i leaflet in tutte le lingue del mondo (anche la nostra) la ...improbabile custodia in microfibra, che resterà piegata e nuova dentro lo scatolo dello zoom, come tutte le altre, della mia ormai consistente batteria di ottiche Z Ah...ecco lo scatolo del...paraluce...? del...dei... ma quanti diamine sono...? Ecco il motivo dell'abnorme altezza della scatola... tiro fuori un gigantesco tappo e ben DUE paraluce: rispettivamente: HB-96, HB-97 ed il tappone LC-K104 da 125mm, funzionale all' HB-97 che è il paraluce sul quale poter montare filtri a vite da 112mm di diametro ! Ma ecco apparire il 14-24... levati i due blocchi di polistirolo di protezione, il sacchetto di cartene, protetto dal tappo LC-Z1424, associato al paraluce base ma anche questo accessorio è del tutto particolare e assolutamente dedicato (come recita la sigla) a questo zoom: meglio fare attenzione alle distrazioni e non tentare di montarlo su altri lenti Z ! Vediamo subito perchè: il 14-24 Z è dotato di un primo paraluce a petalo, incorporato, quadrilobato, che realizza degli incavi, sui quali devono coincidere gli "spikes" del tappo Attenti a non tentare di montarlo inavvertitamente su di un 20/1,8 o sul 70-200/2,8 che entrambi hanno tappi da 77mm, simili per diametro a questo tappo esclusivo ! Entrambi i paraluce sono dotati di tasto di sblocco dalla baionetta di fissaggio, per evitare shift inappropriati... Beh... ecco il tutto out of the box ! A prima vista l'impressione è subito di bellezza costruttiva sia per materiali, sia per design. Il display digitale ci riporta a poter leggere anche la scala della pdc, da anni ingiustamente dimenticata nei wide. Ecco a voi il Mago dei Filtri, questo 14-24 Z consente anche la possibilità di montare a baionetta posteriore filtri in ritagli di lastra, per esempio filtri correttori o compensatori nel BW Certo l'ebbrezza di provarci su un filtro a vite di vetro da 122mm... Io non ce l'ho di quel diametro...ma ...ma il mio MTO 1000/10 russo, forse si.... no ...mannaggia... sono da 116mm !!! Peccato !!! Made in Thailand... Pesa un nulla, meno di 650 grammi, senza tappi e paraluce... decisamente poco, se lo confrontiamo alle simili realizzazioni reflex e mirrorless, in casa e fuori. Chiama le foto. Domani vedremo !!! Max Aquila photo (C) per Nikonland, Annus Horribilis 2020
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  23. Piemonte e Liguria sembra vogliano contendersi il primato della "sfiga da alluvione". Questa volta è toccato al Piemonte orientale, qualche giorno di pioggia concentrato sul bacino idrografico del Sesia e si sono contati morti e milioni di euro di danni. Un'alluvione flash, questa di inizio autunno 2020, in confronto agli 8 giorni di pioggia consecutivi del novembre del 1994, e la cosa deve indurre maggiore inquietudine. Ma queste sono faccende degli uomini, per i fiumi, per le aste fluviali, i rigonfiamenti stagionali sono una benedizione. Sul Sesia "era" normale attendersi un paio di piene annuali, piene in grado di spostare milioni di tonnellate di ciottoli e sabbia in una vera azione di pulizia biologica del corso fluviale . Negli ultimi anni il meccanismo si è inceppato, i pioppi hanno colonizzato greti e gerbidi ed il fiume è rimasto inchiodato al letto tracciato venti anni fa, un letto che, nei rami laterali, appariva fangoso e lontano dalla natura di torrente sub alpino quale è il Sesia. Questo fino a domenica 3 ottobre 2020. Nella notte tra sabato e domenica 3 ottobre il livello del fiume ha superato (di poco) l'argine orientale come si vede dal deposito lasciato sulla strada arginale. Più a monte ha rotto il contenimento inondando i campi. All'interno dell'argine, nel bosco del parco delle lame, l'acqua ha raggiunto livelli record, andando ad inondare punti dove nemmeno nel lontano 1994 era arrivato. Dall'argine ho osservato l'acqua color caffè e latte turbinare con violenza in punti dove meno di una settimana prima passeggiavo con il treppiede a spalla. Fiducioso nei miei stivali a cosciale ho provato ad addentrarmi lungo la stradina d'accesso, ma dopo due soli passi la profondità era tale da non poter proseguire. costretto al rientro mi riprometto di tornare appena il fiume rientrerà nel suo alveo normale. E così il 10 ottobre sono nel parco a misurare l'effetto della piena sul bosco di San Nazzaro. Uno shock, giuro. In 25 anni di alluvioni e bizze del fiume ne ho viste tante, ma questa volta è diverso, questa volta il fiume si è schiantato sui miei sentieri, cancellandoli completamente. La topografia del luogo che conoscevo non esiste più, non ci sono più i riferiementi ultra decennali che mi consentivano di orientarmi anche nel buio pesto. La pista principale è stata cancellata, la radura grande dove pascolano i caprioli semplicemente non esiste più. Per tentare di rendere l'idea del "prima" ho cercato in archivio qualche immagine di luoghi noti. Spero possa rendere il senso di straniamento che ho io. INGRESSO DEL PARCO 2011-ESTATE 2020 INGRESSO PARCO 10 OTTOBRE 2020 STRADA DI ACCESSO 2011-ESTATE 2020 STRADA DI ACCESSO 10 OTTOBRE 2020 GUADO DELLA LAMA GRANDE ESTATE 2019 GUADO DELLA LAMA GRANDE 10 OTTOBRE 2020 LAMA GRANDE SETTEMBRE 2020 LAMA GRANDE 10 OTTOBRE 2020 RADURA A NORD DELLA LAMA GRANDE LUGLIO 2019 RADURA A NORD DELLA LAMA GRANDE 10 OTTOBRE 2020 In sostanza, come sospettavo, luoghi come la Lama grande non hanno subito particolari effetti, anzi sono stati ripuliti dal fango di sedimentazione che negli anni condurrebbe all'interramento dello specchio d'acqua. Questa Lama resiste da troppi anni, segno che il fiume ogni tanto arriva fin qui. Per il bosco invece è differente. L'azione dell'acqua corrente ha strappato via il terreno portando alla luce il sottostante, antico, greto fluviale. Molti alberi hanno perso il loro ancoraggio e sono stati sradicati andando a creare enormi accumuli di detriti, accumuli che hanno prodotto un effetto benefico verso il bosco a valle. Evidentemente le dighe di detriti producono una importante riduzione della velocità dell'acqua depotenziando l'azione di dilavamento del terreno. Ciò riduce rischio di sradicamento degli alberi più a valle come dimostra l'immagine seguente dove il passaggio dell'acqua non ha neppure piegato le erbacce. Più a valle ho registrato i segni di fango sui tronchi ed uno spesso strato limo depositato, tutte evidenze di una lenta sedimentazione cioè di un flusso d'acqua molto calmo. Capriolo di passaggio Cinghiali al trotto In questa immagine si vede molto bene il massimo livello raggiunto dal fiume. Ebbene, i miei piedi si trovano a 4.5 m sopra il normale livello del Sesia. Lo strato di fango ha reso evidente la rapida "ricolonizzazione" del bosco da parte di tutti i suoi abitanti. Cinghiali, caprioli, nutrie, tassi e volpi sono rientrati nel loro bosco. Nutria e ratto Volpe Tasso Con una certa difficoltà (non ci sono più i passaggi che conoscevo) sono comunque riuscito a raggiungere il fiume. Paradossalmente il corso principale non ha subito particolari alterazioni, in altri termini data l'azione sul bosco mi sarei aspettato qualcosa di più, invece il fiume è sempre quello di prima. Riporto qualche immagine di confronto. ESTATE 2020 OTTOBRE 2020 ESTATE 2020 OTTOBRE 2020 Faccio solo osservare che la cuspide di ciottoli della foto di Ottobre si trova 60-80 metri più a valle rispetto alla stessa cuspide ripresa in estate. La piena ha ripulito il fiume ma ha anche spostato, come previsto, incredibili quantità di materiale. Il fiume ora è semplicemente splendido. ---------------------------------------------- Tornando invece alle tristi vicende umane, poiché l'Italia si sta facendo notare in tutto il mondo per i suoi ponti stradali, non poteva mancare in questa occasione una ulteriore conferma di una qualche perdita di consuetudine con il calcestruzzo. Da Romagnano per andare a Gattinara, per un po' si dovrà fare il giro largo.
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  24. L'edizione 2020 in effetti si sarebbe dovuta svolgere a giugno, come ogni anno, ma a maggio ancora non si sapeva se e quando. Solo ai primi di luglio correva voce che il mese prescelto sarebbe stato ottobre. Naturalmente a campionato ridotto perchè molte prove del mondiale sono saltate proprio per i lockdown imposti in molte nazioni in quasi tutto il circuito. Ma la tappa italiana è sempre stata tra le più sicure, in parte per la chiusura dei confini per chi proveniva da stati non classificati sicuri e in parte per il “bluff” concordato con la FIA dal governatore della Sardegna che ha annunciato totale chiusura al pubblico. Cosa ovviamente impossibile, ma che è servita a scoraggiare l'arrivo di molti appassionati. Quest'anno doveva andare così. Complicato il programma. Prove speciali ridotte, orari improbabili e controlli attenti (soprattutto sulle mascherine). Ma quando mai mi sono lasciato scoraggiare? Nella prima giornata una prova speciale che non conoscevo e che attraversava un cantiere forestale meraviglioso, nei pressi di Castelsardo. Speravo meglio, con Enzo Cossu (bravo fotografo e nikonista, col quale normalmente ho piacere di lavorare) avevamo fatto un sopralluogo lungo tutta la speciale un mese fa, ci sembrava un'ottima scelta. Ahimè, così non è stato. Luce pessima con metà del tracciato in ombra e una foschia veramente fastidiosa. Ho preferito orientarmi sulle immagini ambientate, giusto per fare qualcosa di diverso e che non facesse troppo ringhiare. In piedi su una roccia, e con le ginocchia scassate... queste cose non le dovrei proprio fare, ma ancora non riesco a trattenermi. Veibi-Andersson su Hyundai i20. Primo anno per quest'auto e va veramente forte. Erano due le i20 in gara, l'altra affidata all'equipaggio russo Gryazin-Aleksandrov. Una scenografia pazzesca. Mi riprometto di tornarci con più calma... magari rischiando meno Me lo sentivo dentro che questa foto l'avrei dovuta fare, un primo piano degli americani Sean Johnston e Alexander Kihurani... ancora ignari di quanto sarebbe accaduto loro il giorno dopo.... ....... il giorno dopo. Nella "speciale" di Loelle. E io ero c'ero. MA CHE CULO ANCHE LORO... CHE SONO RIPARTITI Tre giorni di sveglia alle 4 del mattino, tutto il giorno in piedi o sdraiato in terra con la testa poggiata sullo zaino, l'attesa infinita e i crampi.... qualcosa la dovevo incassare, per giusto diritto. Noi fotografi siamo dei cercatori. Se cerchiamo, prima o poi, troviamo. Amen. Ma tant'è... lo spettacolo deve continuare. La grinta di Thierry Neuville nella speciale di Tergu, quasi al volo prima di rientrare a casa. Terzo e ultimo giorno all'Argentiera, in quella che _ per il paesaggio che attraversa _ viene considerata la più spettacolare tra le prove del mondiale e per questo molto difficile da documentare per i fotografi non ufficiali. Cioè noi. Ce ne faremo una ragione, per ora qualche idea ancora l'abbiamo. Anche senza un passe appeso al collo. Intanto un doveroso omaggio alla coppia Solberg-Mikkelsen, apripista veloci .... e agli irriducibili amici della polvere Sebastien Ogier Veibi-Andersson Gryazin-Aleksandrov Tanak-Jarveoja E l'arrivo spettacolare di Dani Sordo, vincitore in Sardegna per il secondo anno consecutivo. Stavolta "spinto" dal maestrale. Un traversone in prossimità del traguardo mi mancava. ----------- Copyright Enrico Floris 2020 per Nikonland
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  25. il blocco dell'otturatore in materiale composito della Nikon D5 Un breve ripasso ? L'otturatore è un componente fondamentale delle nostre fotocamere ancora nel 21° secolo. Consideriamolo come una tenda alla veneziana estremamente sofisticata posta davanti al nostre elemento sensibile (sia esso un sensore, sia esso una pellicola) che regola il passaggio della luce. Quando noi premiamo il tasto di scatto la fotocamera lascia passare la giusta quantità di luce necessaria perché l'immagine proiettata dall'obiettivo fotografico posto davanti alla fotocamera arrivi a destinazione. Ovviamente noi o la fotocamera stessa, ci siamo premurati di impostare un esatto tempo di esposizione che, combinato con l'apertura del diaframma dell'obiettivo (altro elemento che regola la luce, nel senso della quantità), a seconda della sensibilità ISO del nostro elemento sensibile, portano ad avere un immagine leggibile. E' poi l'elemento sensibile (d'ora in poi ci riferiremo ad esso con il sensore) che procede ad immagazzinare le informazioni che gli arrivano. L'otturatore è regolato in secondi e in frazioni di secondo. Più é grande il tempo di esposizione, per più tempo rimarrà aperto l'otturatore, più è breve questo tempo, per meno tempo rimarrà aperto. Gli otturatori delle nostre fotocamere sono generalmente a tendine e ci riferiremo ad esse in questa chiacchierata. Negli otturatori moderni ci sono due tendine, che in italiano chiamiamo prima e seconda tendina (mentre gli inglesi chiamano Front e Rear "curtain") che lavorano in solido. Al momento della pressione del tasto di scatto abbiamo questa sequenza : il movimento complessivo dura la durata del tempo di esposizione impostato. Gli attuali otturatori sono dispositivi estremamente sofisticati che nelle versioni più perfezionate consentono tempi di scatto brevissimi, anche per tempi inferiori ad 1/8000 di secondo. Questi tempi sono abbastanza difficili da descrivere con nozioni che abbiamo sotto gli occhi quotidianamente. Giusto per avere un'idea, un aereo da caccia F15 alla massima velocità percorre circa 9 mm in un ottomillesimo di secondo, mentre un'auto a velocità di codice sull'autostrada percorre 4 decimi di mm nello stesso tempo. E' un tempo infinitesimale che le nostre fotocamere, reflex o mirrorless ci mettono comunemente a disposizione. Per ottenere tempi del genere i progettisti usano un accorgimento che consente di far variare il funzionamento della sincronizzazione delle due tendine durante il movimento (consideriamo che l'altezza del formato Leica corrisponde a 24mm in tutto e che l'esposizione avviene sempre dall'alto verso il basso). Se il tempo di esposizione impostato è relativamente breve, al di sotto di un tempo di sincronizzazione ragionevole (nell'intorno di 1/200'' - 1/320'') il movimento è proprio quello evidenziato nell'animazione superiore con le due tendine che si muovono in modo indipendente. Ma se il tempo è più breve di quell'intorno, non c'è materialmente modo di eseguire l'operazione separatamente e quindi le due tendine vengono fatte muovere in sincrono, con la seconda tendina che si muove appena dopo che la prima è partita, in modo che l'otturatore alla fine si chiude appena un attimo dopo che la prima tendina ha concluso il suo movimento. Abbiamo una esemplificazione generica nella seguente animazione : a sinistra abbiamo il caso classico, per tempi lenti, in mezzo un caso ibrido per tempi intorno alla capacità massima di sincronizzazione tra le due tendine, a destra il caso dei tempi velocissimi, in cui le due tendine si inseguono tra loro. A sinistra abbiamo il sensore che viene esposto completamente e l'immagine si forma completamente nello stesso istante. La lettura delle informazioni avviene immediatamente dopo che le tendine si sono chiuse e mentre esse tornano in posizione normale. Questa operazione può avvenire alla massima velocità di scatto a raffica della nostra macchina, perchè anche le macchine più veloci non arrivano oltre i 14-16 scatti, al secondo, un tempo che consente ampiamente tutto il movimento dell'otturatore e anche la lettura delle informazioni del sensore, affinchè la macchina sia pronta allo scatto successivo. Questa condizione è assimilabile a quella che viene definita Global Shutter, cioé otturatore totale. Andando alla situazione più a destra invece abbiamo praticamente una condizione in cui solo una strisciolina del sensore è esposta alla luce, mentre il resto del sensore è coperto da una delle due tendine. L'animazione è di tutta evidenza e traslittera il termine inglese con cui viene definita questa modalità, ovvero Rolling Shutter, che tradotto sarebbe un ridicolo otturatore rotolante, dal movimento delle tendine che si arrotolano una sull'altra. Immaginiamoci una Nikon D6 che scatta a 14 scatti al secondo ad 1/8000'' in sequenza per 200 scatti consecutivi. A parte lo specchio che in questa operazione non ha rilevanza se non per il fatto che in una reflex si alza e si abbassa (guidato da un motore diverso da quello dell'otturatore e con un opportuno sistema di smorzamento), l'otturatore si apre con le due tendine che si muovono in sincrono a circa 28 chilometri orari, avendo cura che ogni singola strisciolina di sensore esposto stia ad una distanza dall'altra di 1/8000''. Affascinante ? Si ma non senza controindicazioni, perchè appare evidente che la prima strisciolina esposta del sensore (esposta correttamente, tanto quanto l'ultima) sarà esposta prima dell'ultima e quindi tutte le striscioline lette dall'elettronica del sensore e rimesse insieme dal processore durante la demosaicizzazione delle informazioni, non avranno coerenza temporale assoluta tra loro. Cioé la strisciolina più in basso, sarà in ritardo rispetto alla prima. Ma non solo, ogni strisciolina seguente, sarà in ritardo rispetto alla precedente. Di quanto ? Dipende. Dipende dalla velocità di movimento delle due tendine. Dicevamo che gli otturatori meccanici più perfezionati di oggi arrivano fino ad 1/400'' di velocità di movimento. Quindi nella migliore delle ipotesi quella sarà la distanza temporale tra la prima e l'ultima strisciolina, al di là del tempo di scatto che, attenzione, non influenza per nulla il meccanismo che dipende dalla ... meccanica dell'otturatore. Spero di essere chiaro. Insomma, se l'otturatore è scarso, si muove lentamente, la distanza in termini di tempo tra la lettura della prima strisciolina e quella delle altre é più lunga. Un tempo più lungo significa una distanza percorsa più lunga (spazio legato al tempo, per una data accelerazione che ipotizziamo costante). Se l'otturatore è più sofisticato, la distanza temporale sarà inferiore, quindi lo spazio percorso in quel tempo, inferiore. Ma in un Rolling Shutter, quale che sia, il fenomeno sarà sempre osservabile, ad occhio nudo per i casi più evidenti, strumentalmente per quelli meno evidenti. in questa foto abbiamo il caso più classico di una pala d'elica che gira a velocità molto elevata mentre noi scattiamo ad un tempo molto breve per cercare di congelare il movimento del velivolo. La lettura del sensore avverrà come dicevamo dall'alto verso il basso. L'elica si muove molto più rapidamente per unità di tempo del resto del soggetto che nella realtà è piuttosto lento. Il risultato è che l'elica appare visibilmente deformata dall'alto verso il basso con quella tipica forma a falce. Ma nella realtà, se avessi modo di verificare strumentalmente, potremmo misurare che ogni linea verticale è parimenti deformata in una misura che è proporzionale alla velocità di movimento relativa rispetto a quella di lettura del sensore. Cioè le linee verticali, non sono più verticali ma diagonali. vi posso giurare (la foto è mia) che i pali della recinzione dell'Autodromo Nazionale di Monza sono perfettamente verticali. Ma per effetto del rolling shutter, è evidente che ciò non appaia nella fotografia. Nella realtà tutta l'immagine ne è affetta ma l'effetto si nota di più negli oggetti con velocità relativa più grande rispetto al movimento complessivo. I pali fermi danno la misura del fenomeno, perchè sono fermi, ma può capitare anche con i soggetti in movimento : come credo anche appaia in questa Ferrari in lento movimento alla Variante della Roggia che appare tutta deformata (come i pali che in questo caso tendono al curvo e non al diagonale). Ma io questi fenomeni non li riscontro con la mia fotocamera Ci credo, perchè i progettisti intervengono in tutti i modi per limitare questi fenomeni, tenendo la più alta possibile la velocità di esposizione del sensore e la sua velocità relativa. Ma ci sono limiti tipici di ogni singolo sensore Otturatore elettronico Abbiamo qui sopra visto il meccanismo di funzionamento di un otturatore. L'operazione non varia che sia esso meccanico o elettronico. Quello meccanico semplicemente ha modalità differenti di funzionamento a seconda del tempo di scatto impostato. Per tempo lenti si comporta da Global Shutter, per tempi rapidi più di 1/200''-1/320'' funziona come un Rolling Shutter. In mezzo è ibrido. L'otturatore elettronico invece è limitato ad una modalità di funzionamento unica che dipende dalla sua tecnologia. Tutti i sensori commerciali attuali sono di tipo Rolling Shutter e quindi espongono leggendo striscioline successive di luce, partendo dall'alto e andando verso il basso. Anche quando usiamo l'otturatore meccanico in una reflex o in una mirrorless ed impostiamo la seconda tendina elettronica, non facciamo che impiegare l'otturatore elettronico per seguire il movimento di lettura della luce. Con la seconda tendina elettronica in pratica la macchina disabilità la seconda tendina dell'otturatore, impiega solo la prima, mentre l'effetto della seconda viene regolato dalla lettura del sensore. Tutto fino al limite di velocità di lettura del sensore. L'operazione di lettura del sensore, avviene in modo del tutto analogo a quello del movimento dell'otturatore meccanico. L'otturatore elettronico di fatto non è altro che usare la modalità di lettura del sensore AL POSTO dell'otturatore meccanico. Ma possiamo usare la stessa animazione che abbiamo visto sopra. con la strisciolina azzurra che è la strisciolina di sensore che viene effettivamente letta. Questa operazione è elettronica, del tutto priva di movimento, vibrazioni e rumore. Il vantaggio formidabile del sensore elettronico rispetto a quello meccanico è proprio qui. Nell'assenza di movimento effettivo. Perchè se potessimo vedere il sensore di una fotocamera mentre espone in modalità di otturatore elettronico, semplicemente non vedremmo proprio nulla. Questa animazione è solo perchè noi si abbia un'idea di quello che succede alle informazioni che i fotoni della luce consegnano ai fotodiodi del sensore che scaricano elettroni nei circuiti della fotocamera. Quindi, esattamente come nel caso dell'otturatore meccanico, abbiamo un evidente Rolling Shutter con tutti le conseguenze del caso. E anche qui l'evidenza del fenomeno è legata alla velocità di movimento, ovvero, visto che non c'è movimento - se non di elettroni - alla velocità di lettura del sensore. Attenzione : il tempo di scatto non ha alcuna rilevanza. Ci sono solo combinazione tra velocità relative e direzione del moto ma il tempo di scatto è ininfluente per il fenomeno. Qui entra in ballo una caratteristica di ogni sensore che è la sua velocità di lettura. Questa dipende dalla tecnologia con cui è progettato, dalla sua densità e da altri specifiche tecniche. Qui c'è una tabella che riporta i tempi di lettura dei più comuni sensori che possiamo trovare dentro le fotocamere in commercio : manca quello della nuovissima Sony a1 che Sony dichiara essere di circa 1/250'' se non ricordo male. Quindi il più rapido di tutto il novero. Abbiamo detto più sopra, parlando dell'otturatore meccanico che il fenomeno del Rolling Shutter - sempre presente - viene ridotto effettivamente, aumentando per quanto possibile la velocità di movimento delle tendine. E' la stessa cosa con i sensori per la modalità di otturatore elettronico. Più è veloce il sensore (tempo di lettura più rapido, ovvero numero al denominatore più grande) minore è l'effetto del Rolling Shutter, più è lento il sensore (nella tabella le macchine più lente sono quelle a più alta risoluzione, ovvero Nikon Z7-Z7 II e Sony a7R IV che hanno il numero al denominatore più piccolo) più evidente sarà l'effetto del Rolling Shutter. Banding Finora abbiamo parlato di velocità e di movimento ma abbiamo altri casi in cui l'effetto del Rolling Shutter può essere reso evidente. E' il caso degli scatti con luci artificiali, siano esse flash che continue. Se impieghiamo un otturatore elettronico a lettura lenta, sarà più probabile riscontrarlo. questo è il caso più semplice. Si tratta della Nikon D850 in modalità Live-View con otturatore elettronico mentre nella stessa situazione qualcuno usa il flash. Il sensore come abbiamo oramai ripetuto fino alla noia viene letto a strisce. Ecco qui abbiamo una evidenziazione di quanto sia alta la strisciolina del sensore che viene letta per unità di tempo in una D850-Z7. La banda bianca è bruciata dalla luce del flash che è stato catturato mentre il sensore esponeva/leggeva quella singola strisciolina mentre il resto del sensore non era interessato alla lettura delle informazioni. Il flash ha scattato a circa 1/1000'' mentre la D850 scattava ad 1/250''. Ma questo non importa, perchè è il tempo di 1/15'' che implica la presenza della banda orizzontale, non il tempo di scatto della macchina. Sarebbe successo anche scattando in otturatore meccanico ? Forse si, forse no. Dipende dal tempo di sincro della macchina e del flash. Ma questo è un argomento più vasto che preferirei tenere separato da questo sugli otturatore. questo è il caso di banding prodotto dalla differente velocità di modulazione della luce artificiale e della velocità di lettura del sensore di una Nikon Z6. E' possibile ridurre il fenomeno (che gli inglesi chiamano anche flickering) ma probabilmente non eliminarlo del tutto. Anche in questo caso dipende dalla velocità del sensore rispetto alla luce (50 o 60 Hz, probabilmente per la luce, 38 Hertz per la Z6). Conclusioni L'argomento ha tante implicazioni e non vorrei complicare qualche cosa che non è poi così semplice, quindi mi fermo qui riassumendo i concetti di base. l'otturatore meccanico si comporta da Global Shutter a tempi di scatto lenti, da Rolling Shutter a tempi di scatto veloci l'otturatore elettronico più comune è sempre di tipo Rolling Shutter i fenomeni distorsivi del Rolling Shutter sono via via meno evidenti in modo inversamente proporzionale alla velocità di lettura del sensore (o di movimento delle tendine dell'otturatore meccanico) ma sono sempre presenti sia gli otturatori meccanici che quelli elettronici sono soggetti al Rolling Shutter i sensori a bassa velocità di lettura sono più soggetti a fenomeni distorsivi, quelli a più elevata velocità, lo sono meno (Lapalisse) il tempo di scatto è ininfluente per questi fenomeni i sensori a bassa velocità di lettura non possono sincronizzare il flash quando usati in modalità "otturatore elettronico" Nikon chiama l'otturatore elettronico : "modalità silenziosa". E' una dizione corretta in quanto parlando strettamente l'otturatore elettronico non esiste la seconda tendina elettronica é un altro modo di usare l'otturatore meccanico in modalità ibrida (muovendo solo la prima tendina dell'otturatore meccanico mentre la seconda resta ferma, sostanzialmente per ridurre le vibrazioni) Uno potrebbe dire, ma allora, perchè usare l'otturatore elettronico al posto di quello meccanico ? l'otturatore elettronico non fa rumore, nessun rumore l'otturatore elettronico non si usura (quello meccanico si, ha una durata finita, quello elettronico dura quanto dura un sensore : decenni) l'otturatore elettronico non produce alcuna vibrazione (insieme allo stabilizzatore consente tempi di sicurezza molto più lunghi di quelli comunemente impiegati con le reflex e/o con l'otturatore mecccanico) l'otturatore elettronico potenzialmente consente velocità di raffica più elevate quindi per nostra convenienza dovremo convivere con le due modalità, finchè i progettisti non troveranno accorgimenti sempre più economici per fare a meno dell'otturatore meccanico. L'ideale sarebbe passare al Global Shutter che però, a parte i costi, ha anche altre controindicazioni, prima tra tutte il fatto che il sensore è più in tensione e quindi produce più calore e potenzialmente più rumore digitale. Nell'attesa, Sony che è sempre all'avanguardia su questi versanti sta usando due sensori ad alta velocità di lettura che se non eliminano del tutto i fenomeni negativi del Rolling Shutter li riducono moltissimo. In particolare quello nuovissimo della Sony a1 che consente per la prima volta di sincronizzare il flash in modalità elettronica, riducendo anche di molto il banding in luci artificiali. Pensiamo che piano piano tutti gli altri produttori adotteranno sensori di questo tipo che, pur più costosi, sono più efficienti e più indicati per le macchine di fascia più alta dedicate all'azione (ma non solo). Tutto chiaro ? Parliamone !
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  26. “.... per arrivare a Bosa dovrai attraversare l'inferno” Sono queste le esatte parole che ho detto a Max Aquila prima di incontrarci. Io, quell'inferno, lo avevo attraversato due giorni prima, il 29 luglio, con il mio amico Enzo. Ho quasi 63 anni e ancora non mi sono abituato. Sono nato con l'odore della legna bruciata che mi penetrava le narici e, come tutti i sardi, ci ho convissuto per tutta la vita, senza poter fare niente per impedire lo scempio. E ogni maledettissima volta il dolore è il medesimo, stessa intensità, stesso odore, sgradevole e insopportabile, di legna bruciata. E affiora sempre la stessa ferita sulla terra che mi ha dato i natali e mi ha fatto grande. Una terra meravigliosa che non riesco a proteggere. In quei giorni su Instagram sono fioccate centinaia di immagini crude, terribili, di animali carbonizzati. Cani fedeli al loro dovere morti con le greggi che dovevano proteggere a costo della vita; e ancora animali abituati a muoversi velocemente, volpi, gatti, cinghiali che mai sarebbero potuti essere veloci come il fuoco spinto dal vento. E in lontananza allevatori in lacrime che assistevano impotenti ai roghi delle loro stalle, straziati dai disperati lamenti degli animali intrappolati dalle fiamme. E viene male persino parlarne, ma per un solo istante ad immaginare, a figurarsi ciò che è stato quell'inferno, si riesce a provare quel dolore, quella disperazione e si stringe lo stomaco, tanto quanto il pugno di un bambino. Ed è allora che si capisce. Con Enzo abbiamo deciso di documentare. Niente immagini crude. Solo la devastazione. Tanto dovrebbe bastare. Contrariamente a ciò che vedrete, le immagini sono a colori. I colori del carbone e della cenere in un paesaggio che non riconosco, rimodellato dalle fiamme, intersecato da muretti a secco anneriti che si incrociano più e più volte delimitando spazi confinanti all'interno dei quali regna il nulla in un ordine sinistro, malsano. E' l'estetica del fuoco Dji Mavic Mini 2 - Copyright Enzo Cossu 2021 Dji Mavic Mini 2 - Copyright Enzo Cossu 2021 Non lasciatevi ingannare da alcune sparute macchie di colore, il fuoco ha superato l'orizzonte visibile, 20.000 ettari del Montiferru sono andati in fumo, cancellati da fiamme alte oltre trenta metri che hanno sviluppato temperature vicine ai 7000° con grande rischio non solo per le squadre di terra ma anche per Canadair ed elicotteri. Due domus de janas ai margini di un canalone, per tanto tempo invisibili, nascoste dalla vegetazione, oggi rivelate dal fuoco. Enzo dirige il drone La Panda 4x4, anche lei sofferente Mi muovo lentamente su un terreno soffice, impiego qualche secondo per assaporare la sgradevole sensazione che si prova a camminare sulla cenere, sollevandone piccole nuvolette ad ogni passo. Mi guardo le gambe, sono segnate dai rami carbonizzati. Un'altra dolorosa fitta allo stomaco. Sennariolo. Le fiamme hanno saltato la strada ma si sono fermate, improvvisamente, di fronte al cimitero. Non ci può essere niente per il fuoco in un luogo nel quale regna la morte. ----------------- I Know Why The Sun Shines, Judith Owen Copyright Enrico Floris 2021 per Nikonland
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  27. Miracoli della luce, ombre nette e colori improbabili sull'acqua... Passavo di lì Nikon D500, Sigma 10-20
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  28. Con questo blog mi piacerebbe iniziare una serie di interventi, molto rarefatti, uno ogni tanto, ma tantissimo, per raccontare qualche storiella con animali protagonisti, con una morale, come le favole di Esopo. Solo che non racconterò favole, ma storie vere, verissime. L'anno dopo la mia nascita, cioè nel 1959, uno scienziato russo ebbe l'idea di provare a creare delle volpi domestiche. Attenzione non di addomesticare delle volpi, ma di selezionare una "razza" di volpi non timorosa dell'uomo, fiduciosa e non aggressiva. Un po' come successe nella preistoria col Lupo e il Cane. Ma la Volpe non è un animale sociale come il Lupo, perciò non adatta all'addomesticamento. L'idea dello scienziato era indagare se con una selezione genetica forte si sarebbe potuto ottenere varietà domestiche anche da animali "inadatti". Per comodità scelse di lavorare sulla Volpe Argentata, che non è una specie a sè, ma è una Volpe Rossa dal mantello particolarmente scuro, una mutazione che interessa circa il 10% delle Volpi Rosse, un po' come il Leopardo o il Giaguaro e la Pantera/Giaguaro Neri. Le Volpi Argentate in Russia (ma anche altrove) vengono allevate e reincrociate per fissare il carattere del pelo scuro, per poi farle riprodurre, crescere in gabbia e alla fine massacrarle per farne pellicce pregiate (qualche voce malevola, non confermata, ha sostenuto infatti che uno scopo collaterale sarebbe stato quello di facilitare gli allevatori, creando volpi più trattabili). Essendo allevate era più facile reperire gli esemplari rispetto ad andare a catturarne di liberi. Così lo scienziato iniziò a girare per gli allevamenti e scegliere quei cuccioli che sembravano meno aggressivi e meno timorosi dell'uomo. Li allevò, li fece riprodurre incrociandoli fra loro, selezionando ad ogni generazione quelli sempre più docili. Ci vollero 50 generazioni, un po' più di quarant'anni e finalmente fu ottenuta la volpe domestica, docile ed affettuosa, scodinzolante proprio come un cane, solo che... ecco... non sembrava più molto una volpe, argentata o meno. Cos'è successo? Fino agli anni '70 c'era la convinzione che ogni gene corrispondesse ad una porzione specifica di DNA e selezionasse un dato carattere, quindi si pensava a selezionare un gene per la docilità. Da qualche decennio sappiamo che non è per niente così. Le cose sono enormemente più complesse e ogni mutazione può avere effetti diversi, a volte nessuno, altre piccoli, altre ancora imponenti effetti a cascata. La docilità e la riduzione in generale dell'aggressività dipendono anche da dosaggi di diversi ormoni, alcuni diminuiscono, quelli che regolano le risposte aggressive, altri aumentano, ma non la faccio lunga, il succo è che le mutazioni possono avere effetti a cascata su tutto l'individuo. Quando si cerca di modificare il carattere di un animale ad esempio verso la docilità e la socievolezza, si selezionano flussi ormonali diversi che portano a modifiche sia del carattere che fisiche: si fissano tratti infantili (ad esempio il cane ha la fronte sporgente, mentre il lupo e la volpe hanno la fronte spiovente) e curiosamente, anche la pezzatura del mantello e le orecchie pendenti, entrambi caratteri assenti nelle specie selvatiche, probabilmente perchè svantaggiosi in natura. Morale: se da una parte è dimostrato che la domesticazione di una specie selvatica anche potenzialmente inadatta si può ottenere tramite selezione genetica, quello che si è dimenticato è che il prodotto finale è ...un'altra cosa. Dopo (sopra) e prima (sotto). Ovviamente il discorso sfruttamento per le pellicce, se mai fosse stato vero, è andato a quel paese... Un esempio piccolo piccolo per far capire una questione molto grande: La natura è complessità, prima di prendere iniziative anche a fin di bene, ad esempio per l'ambiente, bisogna stare molto, ma molto attenti e pensarci almeno un paio di volte. Non esistono soluzioni semplici. Se vi interessa che scriva altre storie così lasciatemi un feedback in merito, così mi so regolare. Foto e disegno presi da Internet a solo scopo divulgativo, i copyright spettano agli aventi diritto.
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  29. Candelina deformata e ingiallita dall'attesa, ma erano quasi due anni, dopo la presentazione del primo f/2,8 Z-mount, il 24-70, che gli appassionati della triade Nikon (nulla a che vedere con la Yakuza nipponica), i professionisti sempre alla ricerca dello stop di luce in più e, semplicemente, tutti i nikonisti, si aspettavano di vedere rinverditi i fasti del 14-24 F-mount, quello zoom che noi su Nikonland abbiamo semplicemente definito essere: Ecco quindi che ben prima della sua presentazione e poi, dell'arrivo in Italia, abbiamo torturato i nostri amici di Nital per ottenere il privilegio fin da subito di vederlo, toccarlo, utilizzarlo. Ne derivano questi quasi venti giorni di esperienza d'uso, tarpati dalla condizione che quest' Annus Horribilis ci impone, nel rispetto delle distanze e delle cautele, che per un superwide zoom sono esattamente l'opposto del suo animus. Con uno zoom come questo ci si avvicina al soggetto, facendolo entrare dalla lente anteriore , mettendo a fuoco tutto ciò che ha intorno: oppure si gioca a Fuoco, fuochino, fuocherello, Acqua ! in un'alternanza di piani prospettici di volta in volta protagonisti e/o comparse. Ma ringraziamo il Cielo di poterci essere e di poter fotografare, ancora un pò all'aperto, magari senza people, che con la mascherina sul viso non rappresentano esattamente il clichè del piacere di interagire, nè ovviamente potrebbe essere diversamente. 16 elementi in 11 gruppi, 4 vetri ED e due asferici, dietro la montatura a petalo protettiva, ma non troppo protrusa, in modo tale da consentire addirittura, montando il secondo paraluce a corredo, quello più grande, in dotazione unitamente al secondo, enorme, tappo a molla il montaggio di filtri a vite da 112mm (questo in foto è troppo grande, da 116... ) questo è giusto oltre al consueto fermalastra sulla baionetta Ai cultori degli zoom superwide poteva bastare già questo: luminosità di riferimento e lente anteriore predisposta per il montaggio filtri e portafiltri, flat per dichiarare aperte le ostilità col "benchmark" di categoria, penalizzato dalla curvatura impossibile per natura da ...filtrare tout court se non fosse caduto un'altro Muro di Gerico con la seguente Dichiarazione di Guerra dei progettisti Nikon dimensioni più contenute e peso...da Sorge spontanea la domanda.... "e rispetto il Nikkor Z 14-30/4S ... ?" che da un anno e mezzo circa solleva consensi e critiche tra chi lo usa e chi non sapeva se comprarlo o dover aspettare questo zoom... dimensioni operative e peso (al lordo dei 18grammi del tappo posteriore) schemi ottici Insomma, già sulla base delle specifiche c'è da rimanere esterrefatti su come i progettisti siano riusciti a rendere possibili certe misure, sorprendenti già in casa Nikon, per non parlare di casa dei concorrenti, dove obiettivi simili pesano sempre intorno al chilo, più o meno... Tre ghiere, rispettivamente: funzione(diaframmi, comp.esposizione,programmabile), zoom e fuoco. Come negli altri obiettivi Z di gamma alta troviamo il display LCD multifunzione (che segna per un'attimo Nikkor all'avvio) Scala delle distanze e della pdc... 28cm è la minima MAF lunghezza focale (utile per molte occasioni nelle quali sia tassativo utilizzare una determinata focale) Scala dei diaframmi a terzi di stop Ma....tecnici Nikon... mi spiegate per quale arcano motivo questo display funziona solo per qualche secondo e poi si spegne? Ma un rigo di comando per farci scegliere se tenerlo sempre acceso oppure non ? Consuma così tanta batteria da privarci dell'opportunità e della bellezza che lo connota? Aggiorniamo il firmware con questa possibilità? Completa la dotazione dello zoom, il tasto funzione, gestibile dal menù fotocamera e il semplice slider di inserimento/esclusione AF Bello nel complesso: ergonomicamente valido anche sulle Nikon Z senza Battery Grip, (al contrario del cugino F) costruito bene, con ghiere larghe il giusto, per non interferire con le dita, nell'uso intenso lavorativo, come invece avviene in alcuni Nikkor Z fissi, bilanciatissimo al centro, senza lenti anteriori a farlo pendere eccessivamente avanti, dotato di due paraluce e due tappi dedicati agli stessi, per le notizie relative rimando all'unboxing di due settimane fa Andando in campagna a trovare i miei alberi, piante e filari, una delle prime foto che ho scattato è stata anche una delle più critiche per questo genere di ottiche, ossia un controluce diretto con il sole inquadrato, in un cielo terso e ampiamente riflettente mi sono subito sentito rassicurato in termini di tenuta ai riflessi: d'altro canto sul coating di questo zoom troviamo Nanocrystal e trattamento ARNEO, ed anche a diaframmi medio chiusi come gli f/8 di queste due foto iniziali la resa mi pare adeguata alle aspettative, solo qualche sbavatura forzando la mano in PP Ma la curiosità nell'utilizzare un f/2,8 è certamente quella di metterlo alla prova a tutta apertura, utilizzando l'ampio angolo di campo dei suoi 14mm per inquadrare primo piano e sfondo utilizzando un colpetto di flash dosato per aprire le luci che nessuna postproduzione di un controluce diretto potrebbe restituire e qui direi che il Nikkor Z 14-24/2,8S si invola e pure con leggiadria 15mm f/2,8 complici luce e colori che la mia Terra e la corrispondente resa del sensore della mia nuova Nikon Z6II, ci concedono 16mm f/8 anche ai diaframmi intermedi di queste altre prove di ritratto agreste 15mm f/4 24mm f/5,6 24mm f/8 24mm f/4 Servita la frutta, andiamo alla figura, intanto quella raffigurata (anche per i motivi prima espressi) che si presta a sperimentare con facilità di confronto conoscete già il sito ed i soggetti, se mi seguite su Nikonland: ecco piazza Pretoria a Palermo e la Fontana delle Vergogne (sc. Camillo Camilliani) dove i 14 mm di questo zoom si esprimono con misurazioni e cellule esposimetriche differenti, nel modo che desideriamo (anche i 18mm, eh... ) così come l'ortogonalità delle sue proiezioni prospettiche, negli interni della Chiesa del Gesù a Casa Professa senza mai perdite di dettaglio, neppure in condizioni di ripresa basate sul VR dell'obiettivo, abbinato a quello della fotocamera: efficienti e silenti, come ormai Z ci abitua variando angoli di ripresa e focali... ...il risultato non cambia. se non per il fatto, come ho osservato anche in esterni, della sensazione di indefinito sullo sfuocato lontano, aa 14mm a tutta apertura, in modo incoerente con i piani immediatamente successivi a quello di messa a fuoco, che pur meno distinti, mi sembrano qualitativamente migliori di quelli distanti. Ma certamente un 14-24/2,8 non vuole (e non può) arrogarsi caratteristiche proprie dei mediotele da ritratto, nonostante anche questo Z sfoggi un diaframma a nove lamelle, probabilmente a causa della sua minima distanza di fuoco davvero ridotta (28cm), comune però al cugino F ed al fratellino Z f/4. Ineccepibili le inquadrature di parti di grandi spazi, assolutamente corrette, anche ai bordi, anche a TA, anche a queste distanze di ripresa... come si può notare in questo crop della immagine precedente Dettaglio sempre e comunque, ad ogni focale, nei particolari più minuti, anche in condizioni di luce disponibile non eccellenti e basta chiudere il diaframma (qui f/8 @ 14mm t/30 ISO 2800) anche a mano libera, (grazie all'eccezionale riduzione del mosso in queste mirrorless) per eliminare del tutto quella sensazione di indistinto di cui sopra e portare a casa il risultato che il professionista desidera (tanto quanto il semplice appassionato) In esterni, controllando i parametri di esposizione in funzione del contrasto desiderato, si passa da così... a così... dalla parte opposta del concetto (oltre che della magnolia) ed in entrambi gli estremi, trovo soddisfazione ed elasticità di uso il soggetto è sempre ben definito, da tutta apertura, fino ai diaframmi chiusi, senza apparenti sobbalzi di nitidezza e contrasto E se andassimo a ...mare (a Novembre...???) (si...a Palermo, si...!) le cose non cambiano in peggio, nonostante riflessi e trasmissione UV ingrandite pure... Una delle caratteristiche, meno apprezzate, dei superwide è certo quella di deformare i soggetti posti ai bordi laterali del fotogramma, anche se in asse rispetto il centro: pertanto supportiamo di flamenco il luogo più suggestivo di Villa Giulia: quello adorno delle statue di Marabitti del Genio di Palermo e delle raffigurazioni lapidee di gloria, abbondanza, ira, invidia e rabbia, in un insieme di bellezza statica ed in movimento... Direi che senza aspettarsi miracoli, però le deformazioni prospettiche derivanti da inquadrature del genere, siano quelle che ci si possono aspettare e del tutto accettabili, nell'ottica di un reportage che comprenda ovviamente anche una migliore considerazione della composizione: c'é chi manifesta tacitamente approvazione... come chi, probabilmente, minore considerazione facile essere considerati Verità più difficile risolvere in assenza di luce contrastata: ma il risultato che ne deriva, resta ineccepibile, a mio modesto avviso. Chiaramente in luce piena questo obiettivo non ha la pari quasi con nessun'altra lente wide del corredo Nikon Z, non fosse che per la gamma di focali utili il suo valore aggiunto è decisamente la facilità di resa, a monte della postproduzione, nella quale ci si dedica più a limare che a correggere basta cercare di mettere meglio in bolla di così... quando riprendiamo, specie in verticale, dove i 114° di angolo di campo a 14mm, vanno domati per bene. E quando luce non ci sia? Ecco che arrivano i fotografi di wildlife e di astri, con le esigenze connesse non solamente alla possibilità di utilizzare filtri, ma sopratutto di valutare la resa ottica agli EV negativi e la capacità di correzione del coma, ai bordi oltre che al centro dell'inquadratura. E pur non praticando spesso il genere in questione, qualche prova ho voluto farla anch'io, forte della novità sulla Z6ii dell'estensione della scala dei tempi di esposizione in M, fino a 900 secondi: serviti da indicazione su cunter del tempo residuale della posa. e ritengo che i cultori del genere potranno togliersi molte soddisfazioni anche in questo ambito. Infine, il mio giudizio di valore di questo superwide Nikkor Z, che oltre a completare sulle focali più ampie il listino della Casa di Tokyo, lo fa nel pieno rispetto delle aspettative riposte da chi per un paio di anni lo ha aspettato, impaziente...prezzo compreso, oggi attestato sui 2700 euro, al lordo delle promozioni. pregi: nitidezza, contrasto, brillantezza peso e dimensioni contenute, ergonomia indicazioni del display soluzioni per consentire l'uso di filtri dotazione di accessori luminosità e resistenza ai riflessi difetti: sfuocato un pò impastato a TA mancanza di regolazione temporizzazione display (comune agli altri obiettivi Z che ne dispongono) assenza di una custodia adeguata alla classe dell'obiettivo qualche possibilità di fringings, solo in pessime condizioni di controluce e di rifrangenza. Max Aquila photo (C) per Nikonland 20quasi21
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  30. Come ho scritto più volte, credo moltissimo che per la fotografia nella natura l'osservazione, lo sforzo di immaginare come potrebbero risultare le immagini se cambiassimo qualcosa, il "restare aperti" senza focalizzarsi su un'idea siano cose sulla quali impegnarsi sempre. Ne ho scritto qui, riferendomi alla fotografia di paesaggio. Ieri, un momento di pausa dopo tanta salita per sgranocchiare uno spuntino. C'è un cielo molto mosso, nebbie e nuvoloni che giocano con le vette dall'altra parte della valle. Chi l'ha detto che per i paesaggi si usano i grandangoli? Z6II su 500/5.6PF 1/2500 f5.6 ISO100 - 11:12:10 Poi sul crinale davanti spunta lui: Z6II su 500/5.6PF 1/640 f9 ISO100 - 11:14:18 Ed ovviamente cerco di fare questa, letteralmente correndo più su e più a destra. Z6II su 500/5.6PF 1/800 f8 ISO100 - 11:19:18 In mezzo, chiaramente, diversi tentativi per ottimizzare l'inquadratura. Di sicuro, se avessi potuto salire ancora un poco, sarebbe stato ancora meglio. Ma la natura aveva deciso che il tempo a mia disposizione era finito, l'occasione c'era stata ed il mio modello ha proseguito il suo cammino.
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  31. Una delle caratteristiche innovanti della Nikon Z6ii per gli astrofotografi, i Panoramix, i Wildphotographers e non soltanto per essi, è certamente tanto innovativa in casa Nikon, quanto taciuta. Si tratta dell'ampliamento dei tempi di esposizione disponibili in Manual, ben oltre i 30 secondi canonici standard cui siamo abituati da sempre in digitale (sulle reflex a pellicola, non tutte arrivavano a tanto) ad arrivare fino a ben 900 secondi, in 10 stop, da 60 secondi e poi 90, 120, 180, 240, 300, 480, 600, 720, 900" ossia fino a ben 15 minuti di esposizione controllata direttamente dall'otturatore. Non tutti bazzicano dalle parti dell'estremo opposto ai tempi veloci dell'otturatore e devo dire che in questi due anni di Nikon Z ho latitato anch'io. Ingiustamente, perchè le schermate estreme annoverano i due ausili consueti, posa B (bulb) nella quale, disponendo di uno scatto remoto, a filo o radio controllato, si tiene fisicamente aperto l'otturatore, premendo sul pulsante del telecomando, fin quando si intenda ultimata l'esposizione, sulla base dei calcoli scientifici o empirici dei fotografi dai lunghi tempi . posa T (time) con la quale si può scattare lunghe esposizioni, anche non disponendo di un remote control, aprendo l'otturatore con un impulso (per esempio impostando l'autoscatto) e chiudendolo a mano con una pressione su pulsante di scatto o di accensione.... rischiando certamente il mosso. Infine, sincro flash a 1/200" fisso che non c'entra nulla con le pose lunghe... Attivando dal menu': personalizzazioni/d6/abilita tempi estesi, invece, si ottengono in modo M questi dieci step di esposizione in più purtroppo, come si vede, non assistiti dalla scala di visualizzazione grafica dell'esposizione, che si ferma ai soliti 30 secondi: in questo modo ne ho approfittato per scattare utilizzando parametri di esposizione inconsueti, come ISO bassi e diaframmi medio chiusi. Che non è il motivo principale della innovazione, la quale consente ben altre facilities agli appassionati delle lunghe esposizioni. Affrancandoli dai temporizzatori degli scatti remoti: e permettendo l'uso di dispositivi semplificati e poco costosi. Ma, sorpresa nella sorpresa, la volete sapere la novità... ???? (non mi pare di averne fin qui sentito parlare...da youtubber e ambassador del Marchio, nonostante l'inflazione di video) Ve lo dico in questi due MP4 terribili, girati sul posto e senza alcun riguardo, col mio cellulare, quando me ne sono accorto... 1.mp4 2.mp4
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  32. … non entrerete nel regno dei cieli, recita il Vangelo di Matteo. Questo bambino che guarda incuriosito ed ammirato l’artista che si esibisce in una piazza mi ha fatto venire in mente questo famoso passo della Bibbia, e mi suggerisce la meraviglia di tutti i bambini del mondo quando scoprono qualcosa che non hanno mai visto, o che rimangono attratti e spesso quasi ipnotizzati da ciò che colpisce particolarmente la loro attenzione. Aldilà del senso ben più profondo che nel Vangelo viene dato a queste parole, mentre scattavo queste foto mi sono rivisto in quel bambino, in fondo anch’io come lui attratto dai lazzi e dalle acrobazie dello street artist, e riflettevo sulla bellezza di farsi stupire dalle cose, siano esse un gioco, un paesaggio al tramonto, un animale nel bosco o un fiore in un prato. Proprio come fa un bambino. E forse è proprio con gli occhi di un bambino che dovremmo guardare attraverso il mirino della nostra macchina quando scattiamo le nostre foto. Ancora meravigliati e rapiti dalle piccole cose che ci circondano. Se le sappiamo guardare. 1. 2. 3. 4. 5.
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  33. Gli anni che vanno dal 1970 al 1976, sono stati quelli che per motivi di servizio, ho lavorato come un scemo ma anche divertito di più, oltre e non fa male a guadagnare cifre di tutto rispetto.. beh, per me almeno.. se considerate che avevo un rimborso spese complessivo decisamente più alto dello stipendio.. è pur vero che generalmente partivo verso la fine mattinata del lunedì e se andava bene ero a casa al venerdì sera tardi.. se invece andava male.. era il venerdì successivo, comunque mai stato fuori per più di due settimane.. La soc. per cui lavoravo esiste ancora in quel di Rozzano, solo che ora.. la produzione che avevamo all'interno è.. sparita, ora è solo poco più di vendite e magazzino; la merce è ancora quella, la strumentazione per il controllo dell'aria e della sicurezza, chissà quante volte ai telefilm di 911 avete visto i pompieri con indosso materiale della MSA, Mine Safety Applinaces, io personalmente con la mia vettura caricata con ricambi e cosucce varie, compresa una piccola bombola con il gas tarato, giravo per le aziende e generalmente si controllavano apparecchi a raggi infrarossi che misuravano la quantità di co, gas diciamo sul pericoloso.. Sono sopra la struttura dei un gasometro, l'altro si intravede in basso a dx, ero alla famosa Italsider di Bagnoli, ora non esiste più.. rimane però un'area enorme paurosamente inquinata, sullo sfondo vi è Pozzuoli.. Questo "signore" e sono buono a chiamarlo così.. era uno dei responsabili che dovevano tenere la strumentazione in ordine, ma visto che il lavoro nel ciclo notturno era ben pagato e, quando suonava l'allarme era una seccatura a controllare .. allora si tacitava il tutto con un fiammifero di legno che forzava il reset.. e magari si starava anche lo strumento.. ogni tanto qualcuno ci lasciava la pelle.. altra vista dall'alto, quello che si vede mim sembrano scorie... di lavorazione.. ma potrei ricordare male.. ed ecco la centralina.. in custodia protetta in quel posto, all'nterno invece erano in un armadio. Altra vista della baia.. sullo sfondo la ciminiera della Montedison, che generalmente rilasciava di tutto e di più.. pensate alla Ilva di Taranto, che poi era la stessa azienda.. Ma adesso si cambia registro... siamo in direzione di Tarvisio.. a far che? calma.. e gesso... Mi è stato richiesto di andare A Tarvisio, dopo anni di lavoro.. il gasdotto che porta il metano dalla Russia arriva nel nostro paese e io devo fare il collaudo dei nostri impianti.. queste nuvole.. mi fanno pensare.. Ma poi.. al mattino lo spettacolo era incantevole.. La mia Automobilina.. andava che era una meraviglia.. è forse la vettura in cui mi sono sentito più tranquillo al suo interno in tutta la mia vita.. altro spunto.. e vedete la pietra miliare Adesso però arriva il bello.. questo è l'ingresso di servizio della galleria dove passano le condotte, e sono da 2400, ossia 2 metri e quaranta di larghezza, questo tubo.. che penetra nella montagna fa impressione.. ma ancor più impressione mi ha fatto il venire a sapere che le gallerie sono minate, almeno all'epoca era così; tutte le gallerie che portano all'estero per precauzione hanno gl'accessi minati.. non si sa mai.. mi dicevano gl'alpini di stanza.. In Blu, gli apparecchi che controllavano le eventuali perdite di Metano.. mannaggia.. devo avere anche delle stampe.. da qualche parte nelle scatole, bisogna che le cerco.. lungo la tratta vi erano delle stazioni e se la pressione saliva oltre ad un certo valore, dalla piccola ciminiera facevano uscire il gas in eccesso e.. certe botte, le prime volte, una gran paura.. Un gruppo elettrogeno.. ancora da portar via.. E finalmente il lavoro è finito, si torna a casa.. questo è un emissario del tagliamento se la commessa di lavoro era breve, non conveniva scendere in auto, la recuperavo a noleggio sul posto, all'epoca in aereo si poteva fare di tutto, beh.. di lecito.. ora non è più affatto possibile; questo era un caravelle a quanto mi ricordo.. Andare in gabina a scambiare due parole con il capitano o il secondo.. lo vorrei vedere adesso.. Penso di aver finito.. vediamo se riesco a trovate le stampe.. ma sopra tutto se la cosa vi ha interessato, sono posti, pensieri e cose vecchie lo sò.. magari non interessano a nessuno queste elucubrazioni di un barboso.. e non si vedono neppure le modelle.. e le foto fanno, diciamolo pure pena... va bene, andrò a dormire... forse..
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  34. Habemus Macro ! (ph. Maratta) E non perchè non ci bastassero le lenti addizionali su fissi e zoom, come abbiamo fatto da anni in qua, specificamente su Z (grazie alla alta qualità intrinseca di quasi tutte le lenti presentate in questi tre anni), visto che noi (plurale maiestatis) facciamo più close-up potograpy che macro o micro vere e proprie, per limiti intrinseci e personali: ma perchè era davvero impensabile che l'ultimo obiettivo specifico, marchiato Nikon, fosse un mamozzone di quindici anni fa, evoluzione di un progetto originariamente datato 1990... (ph. Renesto) con gli immaginabili limiti dovuti alla sperimentazione del tempo (2006) relativa ai sensori ante D3... Negli articoli pubblicati su Nikonland, specialmente quello a firma di Silvio Renesto, trovate ogni specificazione tecnica, in rapporto all'obiettivo appena presentato e che sta spopolando in tutti i negozi e vetrine di e-commerce, già solo col passaparola, vedendo la qualità degli scatti pubblicati, di gran lunga superiori alle aspettative e per giunta in assenza, (ancora per poco) di una mirrorless di riferimento, con la Z di Nikon, per riuscire a sfruttare il livello ancora ignoto delle migliori ottiche Nikkor S, fin qui presentate. Quindi il taglio di questo mio articolo, certamente più rivolto ad un utilizzo meno competente di chi ha già scritto, vuole rimarcare ulteriormente le potenzialità di questo macro, anche nelle..."mani sbagliate", quali possono essere le mie, invece di quelle degli scienziati che potranno estrarre da questo succo elementi di gran lunga più ...sostanziosi dei miei. Gli scatti, eseguiti con la Z6ii prima di venderla, sono dei miei soliti soggetti campagnoli, che illustro anche e con equivalente soddisfazione nell'articolo che riguarda il fratellino piccolo, quel MC50/2,8 che sta facendo breccia anche lui per la sua compattezza e leggerezza, unite anche in questo caso, alla qualità generale ottica La prima sensazione di piacevolezza di questo MC 105/2,8 è, secondo me, conferita dalla marcata sensazione di tridimensionalità, nella combinazione tra soggetto focheggiato ed il resto dell'inquadratura anche gli elementi eventualmente di disturbo nell'inquadratura, vengono resi in una maniera così elegante ed attenuata, da divenire soggetto a loro volta perfino in una foto apparentemente senza soggetto, gli oggetti prendono predominio nell'immagine, grazie a questo Nikkor MC 105/2,8 la dove non si arrivi addirittura a scambiare di importanza soggetti e strutture... specie nei pressi di tutta apertura, se prive di elementi forti di...interpretazione Non sono mai riuscito a trovare spiacevole, nervoso, lo sfuocato, anche nelle sue condizioni peggiori, dove cioè sia già identificabile senza ancora la giusta definizione Isolando poi in inquadratura il soggetto, basta il contrasto cromatico a fare il resto definizione eccellente sia in luce sia in controluce come si vede da questo crop della precedente immagine i punti di luce fuori fuoco determinano riflessi vagamente poligonali, nonostante il diaframma a nove lamelle, ma comunque tenui e composti, senza la benchè minima traccia di flares o ghosts, che nell'era moderna sembrano brutti ricordi, apprezzati solo dai vlogger come effetto ...speciale il controluce pieno e diretto, anche non assistito da luci di schiarita è entusiasmante Figuriamoci scegliendo il soggetto adatto per cromie e trasparenza, in favore di luce ancora, sulla differenza di resa a diaframma medio aperto: qui f/5,6 oppure chiuso, ad f/16 Chiaramente incrementando progressivamente anche nitidezza e contrasto... qualità che farà scegliere il diaframma più adatto alla resa del soggetto ritratto Tra le caratteristiche salienti dell'obiettivo, molto apprezzato dai possessori, è sicuramente il peso limitato a soli 630 grammi (cento in meno del precedente F) che, unitamente alle dimensioni, ergonomicamente ideali, le due ghiere, una delle quali ampiamente personalizzabile, il pulsante funzione ulteriore ed il display fornito anche di scala del rapporto di riproduzione, ne fanno un attrezzo da lavoro di grande maneggevolezza e facilità d'uso (handling), qualità che consente a tutti di avvicinarvisi. Il tutto insieme ad un prezzo d'attacco (sotto i 1200 euro) davvero azzeccato, ne farà un successo di vendite a patto di produrne i quantitativi richiesti (cosa che è il cruccio di tutti i produttori ai nostri giorni) Ugualmente, nell'appassionante ricerca dello scatto più interessante agli insetti che sono i più interessati vicini dei fiori che ho ritratto, questo obiettivo si manifesta con una resa adatta ad ogni esigenza di ripresa, dagli sfondi più uniformi a quelli più definiti (insieme al soggetto, ovviamente) e la sua maneggevolezza invita alla sfida in velocità e prontezza di azione dell'AF tanto quanto nell'avvicinamento fino ai 29cm dal sensore della minima distanza di maf (nessuna pretesa rispetto i capolavori ammirati negli articoli prima ricordati) f/4 f/13 allo stesso diaframma, con differente sfondo, ovviamente cambia tutto: idem...aumentando la distanza fino a servire da puro e semplice strumento da ripresa, invece che da...test, aiutando a scoprire...insperate scenette...! Manifestando una resa eccellente anche nei crop immagine di queste ultime quattro foto, dove siamo arrivati, nella penultima, quasi ad un 2x Finito il periodo di prova e ceduta la Z6ii, ho reso l'obiettivo che in mani più capaci delle mie sarà capace di produrre immagini ben più spettacolose. Mi è rimasta una interiore soddisfazione della capacità di rinascita Nikon nell'ambito che la aveva più caratterizzata alle sue origini: la produzione di ottiche al di sopra di ogni immaginazione, senza dovere eccedere, cadendo nel più facile (a ben pensarci) NO COMPROMISE Qui, invece il compromesso è stato fatto, contenendo il prezzo ad un livello al quale tutti gli interessati non avranno più scuse per cambiare sistema. Nikon Z, of course ! Max Aquila photo (C) per Nikonland 2021
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  35. Vi giro qualche scatto recente che avrei inserito per il contest sulla montagna
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  36. Lo dico sempre, per fare macrofotografia non è necessario andare chissà dove, a volte basta un parco cittadino per poter scattare foto interessanti, a volte puoi anche trovare piccole oasi a pochi passi da casa. Vicino casa mia c'è una piccola parrocchia il cui giardino è ornato da dei cespugli di lavanda molto frequentati dagli insetti impollinatori. Chiesto il permesso di fotografare, è pur sempre proprietà privata, mi sono fatto uno "shooting" divertente e anche produttivo. La Lavanda mi piace molto, crea sfondi delicati, dai toni molto belli. Per prima si è presentata la Sfinge del Galio (Macroglossa stellatarum), a cui sono (finalmente!) riuscito a fare un buon ritratto. Messa a fuoco sullo stelo di lavanda, raffica veloce: due foto buone su sei. I simpaticissimi Bombi. Il Bombo non è proprio a fuoco , pazienza, però mi sembra un'immagine delicata. Una Cavolaia (Pieris brassicae), farfalla discreta, non sgargiante, ma comunque ha una sua bellezza (in ombra, luce naturale). Meno simpatiche, ma interessanti, le Api cardatrici, così chiamate perchè "cardano", cioè grattano, la superficie delle foglie per ottenere il materiale con cui tappezzare il nido e nutrire le larve. Sono api solitarie, i maschi controllano un territorio da cui cacciano via non solo gli altri maschi della loro specie, ma anche tutti gli altri insetti impollinatori; è buffissimo vederli mentre si lanciano dritti come missili contro i Bombi (grossi il doppio di loro) prendendoli a testate. Le femmine invece sono tollerate anzi, ne approfittano con gran foga appena queste si distraggono a succhiare il nettare! Tutto qui, un'ora e mezza di pura ricreazione, creativa e rilassante. Spero abbiate gradito! Per gli interessati, ho usato la Z6, il 24-200 a 200mm con lente addizionale e/o tubo di prolunga ed il 300mm f4 pf con TC 14 EIII, oppure con lente addizionale e/o tubo di prolunga. tempi di 1/1000-1/1250s, f8-11, Auto ISO. Qualche ritaglio Fx-Dx.
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  37. Malcesine, Lago di Garda. Nikon Z6, 24-200mm a 45mm.
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  38. Natura morta, in luce naturale, con un po' di elementi marini... voglia di mare!
    13 points
  39. Dopo 5 mesi d malanni vari ( ha 13 anni) si è ripresa e ovviamente si è concessa subito uno scatto
    13 points
  40. Sull'onda del bellissimo articolo di Silvio e il suo Cherry Picking, presento anche io qualche immagine di fotografia wildlife. Le foto sono tra quelle a cui, per un motivo o per un altro, sono più affezionato. Tutte riprese in natura e tutte con macchine fotografiche e obbiettivi rigorosamente e orgogliosamente Nikon. Per incominciare qualche ungulato: Qualche animale di più piccole dimensioni: Il B-52 delle nostre alpi, il gipeto: Sua maestà l'aquila reale: Il gallo forcello per cui ho dovuto attendere un paio di notti, dall'una di notte alle 5 di mattina circa, in una buca di neve, scavata da me e coperta con un lenzuolo... Infine un gran colpo di fortuna, un gufo di palude avvistato durante il periodo di migrazione, si ferma tra le montagne delle alpi solo per riposarsi:
    13 points
  41. I cipressi sono un elemento caratteristico del territorio Toscano, forse l'oggetto più particolare, perché fin dal tempo degli Etruschi, erano a testimoniare, con la loro snella altezza, con la loro sobria eleganza, lo scorrere della vita. Il cipresso è alto, composto, e non ha bisogno di nulla, nemmeno di potatura. Sta lì, come un’antica memoria storica, come un guardiano della dimora, come una presenza dolcemente rassicurante. Troppo facilmente si associa il cipresso ai cimiteri, a qualcosa di funebre. È vero, i camposanti sono circondati da cipressi, ma chi si limita a identificare il cipresso con la fine della vita umana forse non è nato in Toscana e probabilmente perde di vista altri aspetti fondamentali di questa pianta, altre collocazioni ed altri paesaggi. L’albero in questione adorna tutte le ville più o meno medicee sparse ovunque, le ampie vallate della Val d'Orcia o delle Crete Senesi, dove il cipresso è talmente compenetrato nel paesaggio ed è talmente elemento costitutivo della sua bellezza che, se fosse eliminato, due delle più belle valli del mondo non sarebbero più tali. Castello di San Donato in Perano - Comune di Radda in Chianti - D850 70-200/4 a 102mm 1/125 f.5,6 iso 80 Località La Leonina (Siena) - D850 70-200/4 a 70mm 1/125 f.6,3 iso 64 Castello di Brolio (Gaiole in Chianti) - D850 70-200/4 a 150mm 1/200 f.8,0 iso 64 Qui si possono notare i filari di cipressi all'esterno e sulle mura da ambo i lati le cipresse o cipresso femmina, che invece di essere affusolato ha la chioma allargata. Castello di Meleto (Gaiole in Chianti) - Z 7 14-30/4 a 22,5mm 1/200 f.6,3 iso 64 Borgo di Montefioralle (Greve in Chianti) - Z 7 70-200/4 a 160mm 1/100 f.6,3 iso 72 Badia a Passignano (Greve in Chianti) - Z 7 24-70/4 a 70mm 1/100 f.4,0 iso 2200 San Quirico d'Orcia - Z 7 70-200/2,8 a 70mm 1/250 f.7,1 iso 125 Stupenda villa scelta per alcune scene del film Il Gladiatore Il Belvedere (San Quirico d'Orcia) Z 7 70-200/2,8 a 200mm 1/200 f.9,0 iso 250 Rocca d'Orcia (Castiglione d'Orcia) Z 7 70-200/2,8 a 70mm 1/160 f.5,6 iso 64 La Pieve - Palazzo Massaini (Pienza) - Z 7 24-70/4 a 40mm 1/80 f.5,6 iso 64 Castello di Montelifré (Trequanda) - Z 7 70-200/2,8 a 103mm 1/200 f.9,0 iso 160 Localita Terrapille (Pienza) Z 7 70-200/2,8 a 86mm 1/160 f.5,0 iso 90 Località nota per essere il terreno di battaglia del film Il Gladiatore Se abbiamo presenti le cartoline della Toscana, i calendari, le guide, che affollano le edicole, le cartolerie e le librerie, in buona parte di queste pubblicazioni sono raffigurati i i paesaggi della Val d'Orcia e delle Crete Senesi. Bene, in molte foto (nella maggior parte) sono presenti i cipressi, disposti in filari su un crinale, o in curiosi circoli in mezzo a un prato, od addirittura solitari isolati, come svettanti bandiere verde-scuro piantate su quelle colline di una bellezza unica. Togliendo i cipressi il quadro che la natura dipinge ogni giorno, perde l’intensità e diventa quasi normale. Località La Leonina (Siena) - D850 70-200/4 a 70mm 1/80 f.8,0 iso 72 Deserto d'Accona (Siena) - D850 70-200/4 a 100mm 1/100 f.8,0 iso 180 Veduta delle Crete da Torre a Castello (Siena) - D850 70-200/4 a 145mm 1/160 f.8,0 iso 220 Località La Leonina - Site Transitoire (Siena) - D850 70-200/4 a 82mm 1/640 f.4,0 iso 64 Località La Leonina (Siena) - D850 70-200/4 a 150mm 1/160 f.6,3 iso 125 Mucigliani (Siena) - Z 7 70-200/4 a 70mm 1/160 f.5,6 iso 64 Ville di Corsano (Monteroni d'Arbia) Z 7 70-200/4 a 75mm 1/200 f.6,3 iso 64 Loc. I Triboli (San Quirico d'Orcia) Z 7 24-70/4 a 24mm 1/100 f.9,0 iso 64 Loc. Monticchiello (Pienza) - Z 7 70-200/4 a 82mm 1/200 f.7,1 iso 100 Filare di cipressi alternati a qualche cipressa (cipresso femmina) Chiusure (Asciano) - Z 7 24-70/4 a 70mm 1/100 f.13 iso 100 Loc. Baccoleno (Asciano) Z 7 24-70/4 a 51mm 1/100 f.5,6 iso 80 Loc. La Foce (Pienza) Z 7 70-200/2,8 a 160mm 1/160 f.8,0 iso 72 Il Cipresso è la sentinella verde del paesaggio Toscano. Infatti, chi ha una certa familiarità con le dolci colline Toscane sa quanto il cipresso sia un elemento importante e riconoscibile nella composizione del paesaggio locale: la sua chioma affusolata e sempreverde è come una sentinella che in file ordinate ci accompagna lungo il viale sterrato d’ingresso alla casa padronale, segna gli angoli dei confini di giardini o di piccole e grandi proprietà, presidia gli incroci delle strade di campagna, gli ostelli, le chiese, le vecchie strade di campagna che corrono lungo le dorsali collinari per unire coloniche isolate o borghi. Il cipresso appare spesso isolato nella campagna a mo’ di punto di riferimento o di segnale per il viandante. Infine, fa da ombra alla quiete dei cimiteri, come presenza simbolica da secoli associata alla vita eterna oltre la morte. Deserto d'Accona (Siena) - D850 70-200/4 a 70mm 1/80 f.8,0 iso 110 Pieve di Vitaleta (San Quirico d'Orcia) - D850 Sigma 24-35/2 a 35mm 1/125 f.9,0 iso 64 Un cipresso e due cipresse Pieve di Vitaleta (San Quirico d'Orcia) - Z 7 24-70/4 a 52mm 1/100 f.7,1 iso 90 Pieve di Vitaleta (San Quirico d'Orcia) - Z 7 70-200/2,8 a 200mm 1/200 f.5,6 iso 110 Poggio Covilli (San Quirico d'Orcia) - D850 Sigma 24-35/2 a 30mm 1/250 f.7,1 iso 64 Pieve di San Leolino (Rignano sull'Arno) - Z 7 24-70/4 a 24mm 1/100 f.5,6 iso 450 Localita Terrapille (Pienza) Z 7 24-70/4 a 70mm 1/100 f.8,0 iso 64 Castello di Spaltenna - La Pieve - (Gaiole in Chianti) - Z 7 14-30/4 a 14mm 1/250 f.7,1 iso 64 Borgo Beccanella (Asciano) - Z 7 24-70/4 a 68mm 1/100 f.5,6 iso 80 Mucigliani (Siena) - Z 7 70-200/2,8 a 200mm 1/200 f.5,6 iso 110 Se in Toscana sparissero i cipressi, sarebbe come togliere a un piatto raffinato un ingrediente fondamentale. Ecco perché in Toscana, non possiamo concepire che il cipresso venga identificato semplicemente con la fine della vita, perché per noi è tutto il contrario, è il simbolo della vita stessa nel suo pieno splendore è il simbolo della bellezza, dell’eleganza, dell’eccellenza della nostra terra. Detto questo, il cipresso non è però nato in Toscana, la sua origine è nel bacino del Mediterraneo orientale, tra la Persia, la Grecia e l’Egitto dove vegeta spontaneamente. Fu importato in Italia dai Fenici e dai Greci, mentre in Toscana, dagli Etruschi. Sono alberi longevi che possono superare senza problemi i 500 anni, e pare addirittura che nel mondo esistano esemplari millenari, soprattutto tra i cipressi del Nord Africa che in alcuni casi raggiungono i 4.000 anni. Composto da foglioline simili a squame allargate e da piccole pigne tondeggianti, il cipresso ha due forme: quella piramidale tipica, come un’ampia lancia piantata a terra, o una fiammella che brucia, e quella orizzontale (cipressa, o cipresso femmina) con una chioma più panciuta dato che i rami invece di salire in verticale si allargano in orizzontale, in modo simile all’abete. La seconda è una varietà che ha minore valore ornamentale ma è altrettanto diffusa in Toscana perché più preziosa della prima nella falegnameria e nell’ebanisteria artigianale. Il cipresso ha avuto un’importanza ornamentale e simbolica ininterrotta per 3000 anni. Gli Egizi amavano la nobiltà della sua fibra e utilizzavano solo il cipresso per costruire i sarcofagi per la sepoltura dei defunti, mentre Etruschi e Romani piantavano cipressi intorno ai cimiteri ed alle tombe di personaggi illustri perché la sua resina profumata copriva l’odore che emanavano i tumuli. Gli artigiani usavano e tuttora usano il legno di cipresso perché praticamente incorruttibile: la fibra regolare, compatta, lo rende pregiato per la realizzazione degli scafi delle navi, per portoni di ville e palazzi, per mobili e strumenti musicali. Secondo la Bibbia, l’arca di Noè era costruita col cipresso, e la tradizione ci dice che la croce di Cristo era fatta anche di cipresso, oltre che di cedro e di pino. Per i giudei prima, e per i cristiani, dopo, il cipresso era simbolo d’eternità. Nei conventi del medioevo i cipressi servivano da barriera frangivento che delimitava lo spazio sacro da quello laico. Il cipresso aveva anche la funzione concreta di frenare il vento che intorno agli edifici sacri, costruiti di solito sulla sommità delle colline, è piuttosto intenso. I pittori del rinascimento, dal Beato Angelico a Paolo Uccello a Leonardo da Vinci, solo per citarne alcuni, usarono le ordinate matasse verdi dei cipressi per spartire lo spazio, i cieli, il paesaggio. Più di recente è stato Rosai a dipingere cipressi, soprattutto nelle stradine collinari intorno a Firenze. In Toscana, apprezziamo il cipresso e tutto ciò che esso rappresenta: storia, arte, bellezza, eleganza, raffinatezza, eccellenza. Che ci volete fare, chi nasce nel bello, ama il bello e finisce per non poter fare a meno del bello. Se è vero quello che dice il principe Myškin ne “L’idiota” di Dostoevskij, “che la bellezza salverà il mondo”, be’ allora in Toscana siamo già sulla via della salvezza. Parti del testo è stato tratto da Tuscanypeople.com
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  42. ieri, una giornata uggiosa, piovigginosa, "un cielo così basso, così grigio che un'anatra si è persa.: un paese piatto, il mio paese" così, guartando cosa c'è in un vecchio hard disk ho trovato questa foto del 2011, che mi ha dato un piccolo piacere, un soffio di speranza. E' stata fatta con la D300, la macchina foto che ho tenuto per più tempo.
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  43. In prossimità delle feste quest’anno in centro città sono apparse queste luci accompagnate in piazza dei Signori anche da una colonna sonora. Qui ci accontrentiamo delle immagini.. Palazzo Moroni Piaza "dei Frutti" piazza dei Signori con la loggia della Gran Guardia Piazza "delle Erbe"
    13 points
  44. Giornata abbastanza fiacca, pochi soggetti e un discreta faticata a causa della neve e del poco allenamento. La Z6 accoppiata al 70-300 AFP, andando in montagna in cerca di animalscapes, è superlativa - la miglior combinazione mai usata allo scopo. Ed in questa giornata ha del tutto surclassato l'altra Z6 sul 500PF. Z6 su 70-300/4.5-5.6AFP @ 165mm 1/200 f13 ISO 140 Z6 su 70-300/4.5-5.6AFP @ 82mm 1/640 f8 ISO 100 Z6 su 70-300/4.5-5.6AFP @ 210mm 1/250 f13 ISO 560
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  45. Eccola qua, appena arrivata, voglio aprirla insieme a voi. la scatola non offre novità rispetto a quanto siamo abituati. I sigilli Nital e il marchio Nital VIP sono i consueti. tagliamo insieme il sigillo giallo che promette 4 anni di garanzia in Italia si apre la scatola con la vista su due libretti che contengono i manuali nelle principali lingue europee. Attenzione, si tratta solamente del manuale rapido con la spiegazione delle funzionalità di base. Il manuale completo è presente in PDF sul sito Nikon, solo in versione universale, oltre a quella consultabile online in inglese. Esigenze di compressione dei costi e della personalizzazione delle scatole per i tanti paesi coperti da Nikon Europe (e dei costi di traduzione, molto elevati per ciascuna lingua). Così ogni scatola va bene per ogni paese europeo. perchè in termini di carta invece ce n'è. Ma a me i manuali sinceramente non interessano, specie in un'epoca e con una tipologia di "computer" fotografici che si aggiornano continuamente, tanto che il manuale delle Z originali, con il firmware 3.0 è diventato assolutamente obsoleto e non attuale. vista sull'intero ed eccola qui messa in evidenza la nuovissima Nikon Z6 II accessoristica standard che resterà nella scatola così come è per quanto mi riguarda (magari per un futuro nuovo acquirente ma magari no). Anzi, devo dire che se Nikon decidesse di vendere una serie di macchine in "scatola bianca", solo corpo e un foglio di multibolle senza nessun accessorio o aggiunta ... ma con un bel 500 euro di sconto, io sarei acquirente fisso di quelle macchine. Ma sappiamo che io non faccio testo ... togliamo il copri-schermo LCD che riporta produttore ed importatore, Nikon Japan e Nikon Europe rispettivamente produzione in Tailandia, codice interno N1929. Matricola n. 4985. E' la mia, personale, pagata da me Oh, ecco il vano schede di memorie, popolato da due Lexar da 256 gigabyte l'una ... **** Prime impressioni lo scatto n. 1 in assoluto, fatto per futura memoria perchè in generale questi scatti sono di esclusiva della Z7 e lo scatto #1455 preso da una sequenza di 2-300 jpg a 14 fps con riconoscimento dell'occhio "quasi" tutti a fuoco. Si perchè in meno di 5 minuti ho fatto 800 scatti a 14 fps. E nella restante mezz'ora ho superato i 2000 scatti. Lo dico a beneficio di chi non arriva a 5.000 nella vita. Questa è una macchina veloce. E poco "vorace" : lo testimoniano 2800 scatti fatti con il 70-200/2.8 S + TC 1.4x ad f/4 e auto-ISO, per il 12% di carica utilizzata della nuova EN-EL15c. Totalmente compatibile con tutte le altre "medie" Nikon ma che qui, sulla Z7 II e sulla Z5 permette anche la ricarica e l'alimentazione durante l'uso della macchina. Per il resto .... .... poche sensazioni di pochi minuti. Un pò perchè è novembre, un pò perchè da domani la Lombardia sarà in un lock-down che di soft ha poco e quindi di fotografare non se ne parlerà per un pezzo. Abbiamo dovuto annullare la visita di una fantastica modella ceca per questa domenica, "prenotata" proprio per inaugurare la nuova macchina e chissà quando avremo qualche cosa da diverso dai miei cani davanti al mirino. Mortificherei la Z6 II con i suoi 14 fps a fare still-life, riproduzioni o fotografie delle nuvole del cielo, e quindi credo che se ne starà per lo più inoperosa fino a primavera, fatte due o tre cose per un test di buffer e raffica. Ma .... ... vi immaginate di poter mandare la vostra Z6 indietro in fabbrica per la revisione annuale. E quelli invece di limitarsi a pulizia e regolazioni, vi cambiano anche scheda madre e scocca ? Ecco. la nuova Z6 II è tale e quale alla Z6 liscia (solo che questa è arrivata con zero scatti mentre le "mie" Z6 avevano accumulato oltre 200.000 scatti !) tutto è identico, a parte la nuova batteria, le due schede di memoria e i contatti interni per il battery-grip le modifiche al menù sono minimali ed intuitive al primo impatto le nuove modalità di AF continuo (WIDE-L con riconoscimento di occhio di umani e pet, AUTO AF con le medesime possibilità), per me, sono più un fastidio che un vantaggio effettivo un filo di velocità in più ma da misurare strumentalmente per il resto è quello che la Z6 doveva essere nel 2018 se fosse uscita con questo hardware e il firmware 3.2 Il resto arriverà (spero) con aggiornamenti firmware ben al di là del 4K60p in formato APS-C promesso per febbraio-2021. Perchè abbiamo bisogno di una riscrittura completa delle modalità di autofocus che sfruttino l'hardware potenziato. Cosa che credo sia possibilissima anche solo ispirandosi a quello che fa la D6. La Nikon D6, non la Canon Mk X. Ci contiamo Nikon ! Per il resto grazie, era ora. Speriamo sia in arrivo anche il battery-grip che per me è la motivazione #1 di acquisto della Z6 II (oltre al chilometraggio già raggiunto dal Model One). Contando in una stagione in cui sfruttarla in autodromo o a bordo campo. O davanti ad una bella modella che balla nuda cantando allegramente "I love rock'n roll" con indosso solo il reggicalze e i tacchi ... e poter riempire entrambe le schede da 256 gigabyte ...
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  46. Prime brevi uscite dopo il lockdown forzato. Poche ore evitando di affaticarmi troppo. Approfitto delle temperature ancora elevate (intorno ai 20 gradi) e anche del fatto che per ora da queste parti non si parla di segregazione covid . Due brevi passeggiate e giusto un paio di scatti decenti (credo) Meraviglie del 10-20 3,5 Sigma che carica i colori in modo pazzesco, le prime due su D7100, l'ultima su D500. E io respiro ancora
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  47. Sono appena rientrato a casa dopo una settimana di ricovero nella cardiologia del Ss Annunziata. Per fortuna (ma è solo per dire) si è reso necessario l'inserimento di un solo stent per rendere pervia una coronaria ostruita, ma ovviamente questo non mi infonde grande fiducia per il futuro. Dovrò migliorare la qualità della mia vita e smettere di fare il ragazzino. Non lo sono più da un pezzo. Non è stata una settimana facile e i vostri messaggi, sia pubblici sia privati, mi hanno sostenuto e dato coraggio. Nel momento più incerto della mia vita eravate presenti e la cosa mi ha molto commosso. Ho sempre considerato Nikonland un gruppo di amici. Frequentando questa comunità ho scoperto presto che erano tanti e importanti i valori aggreganti del gruppo e non solo la passione comune per la fotografia o per il brand. E nel momento del bisogno ne ho avuta piena conferma. Grazie. Grazie di cuore a tutti voi. Vi voglio bene Enrico ---------- PS - Un po' di tempo per riprendermi perchè anche se mi sento bene i medici sostengono che dovrò riposare per qualche settimana... io sostengo: non troppo. Ma per un po' sarò più presente su Nikonland visto che non potrò strapazzarmi troppo ad andare in giro.
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  48. Non sono mai stato un particolare appassionato di questo genere fotografico, ma la voglia di fotografare mi ha spinto a provare. Qui l'esordio, in casa. Ora, fortunatamente, inizia a fiorire qualcosa, per cui ho proseguito con i miei tentativi. Dico subito che mi sono divertito un sacco, al punto da provare sia sabato che domenica della scorsa settimana. In particolare domenica, ho passato diverse ore sdraiato nel bosco a provare punti di ripresa bassissimi. Ero del tutto assorbito a cercare il punto di ripresa perfetto, incrociando sfocati, luce, erba, foglie, petali.... insomma mi sembrava di avere davanti una tavolozza ricchissima. E, con il passare del pomeriggio, la luce cambiando aggiungeva meravigliose variabili. (N.b: sdraiarsi in boschi frequentati da ungulati è una pratica che non consiglio per via delle zecche, che ho ignorato preso da quello che vedevo ma che mi ha lasciato ben preoccupato nelle ore successive). Come dicevo nel blog di apertura di questa serie, il mio intento non è di riprodurre i fiori "da catalogo" ma quello di lavorare prevalentemente ad ampie aperture (vedrete che qui ho fatto anche qualche scatto più chiuso, sto sperimentando e per capire bene preferisco scattare e poi guardare con calma a casa), valorizzando lo sfocato e dando risalto più alle forme che alla nitidezza. Nitidezza che deve esserci, ma che cerco di confinare a pochi tratti. All'opposto di quanto ho fatto in casa, non ho usato null'altro che la luce naturale e non ho aggiunto goccioline o altro. Al massimo, in alcune inquadrature, mi sono limitato a togliere qualche stelo secco che "sporcava" la composizione o, più spesso, a lasciare/introdurre volontariamente tra la lente ed il fiore elementi sfocati. Il bello di tutto questo giochino, in sostanza, è stato usare i mattoncini che madre natura ha disseminato in giro e valorizzarli con spostamenti del punto di ripresa di pochi centimetri. Insomma, pochi metri quadrati di bosco sono stati un universo di possibilità. Ultima nota, tutte le immagini sono state fatte a mano libera. Io, normalmente, preferisco, e di molto, usare il treppiede, ma qui non era materialmente possibile accedere a tali "bassezze" usandolo. Come lenti ho usato il 50S 1.8, con i tubi di prolonga Meike 11 e/o 18 (non ho segnato quali sono fatte con uno e quali con due, e non mi è possibile ricostruirlo ora), ed il 70-200/2.8FL via FTZ con la lente diottrica Canon 500D, che è risultato di una incredibile comodità compositiva per via della variazione di ingrandimento data dallo zoom (non mi dilungo a spiegare, ma agli interessati consiglio di cercare i fantastici articoli di Silvio). Ed ora un po' di foto. Z6II su 50S 1.8 a F2.8 1/25s ISO 200 - Al mattino aveva piovuto ed io, uscendo in primo pomeriggio, cercavo le goccioline. Errore: questi fiori bagnati stanno chiusi. Ho quindi fatto una bella passeggiata e sono riuscito a fotografare solo alla fine del pomeriggio, qui sono le 18:05 (del 6 marzo e nel bosco). Z6II su 50S 1.8 a F2 1/25s ISO 200 - Stesso fiore, stessa lente, forse un mezzo metro più lontano e 7 minuti dopo.... ma la luce è finita ed in esterni basta un filo d'aria per rendere impossibile avere anche solo il goccio di nitidezza che serve. Z6II su 70-200/2.8FL@200mm a F8 1/100s ISO 200 15:34 del giorno dopo, c'è il sole. Non è più facile, anzi in realtà è più difficile perché il sole filtra tra i rami spogli ed una delle altre variabili da conciliare è dove cade la luce e cosa produce. Z6II su 70-200/2.8FL@175mm a F8 1/100s ISO 200 Z6II su 70-200/2.8FL@170mm a F4.5 1/160s ISO 100 Z6II su 70-200/2.8FL@110mm a F2.8 1/200s ISO 200 Z6II su 70-200/2.8FL@165mm a F4 1/125s ISO 400 Z6II su 70-200/2.8FL@135mm a F5.6 1/50s ISO 400 Z6II su 50S 1.8 a F4 1/25s ISO 100 - Ci risiamo, sono di nuovo le 18:04.... Quel rosa è proprio il tramonto. Sono impazzito per fotografare questo meraviglioso amico con dietro la palla del sole. Ne ho fatte molte, nessuna mi convince. Z6II su 50S 1.8 a F2 1/60s ISO 100. Com'è andata l'ho scritto sopra, ora un po' di info sui retroscena. Innanzi tutto le Z con il monitor basculante sono veramente una manna, io stavo sdraiato a terra perché dopo ore di scatto non riuscivo più a stare comodo in ginocchio - e questo nonostante le ginocchiere da giardiniere che dopo il primo giorno ho iniziato ad usare. Ma è perché le mi ginocchia hanno fatto troppi chilometri! Come detto, niente treppiede, ma con la macchia fotografica tenuta in mano e la mano a terra. In certi casi, la macchina direttamente a terra, in particolare le ultime due immagini per far corrispondere il fiore ed i colori del tramonto. Il 50 1.8S con i tubi è una meraviglia, solo è un po' scomodo lavorarci a mano libera: servirebbero tre mani quando si devono cambiare i tubi (e capita molto spesso, visto che le 4 combinazioni: liscio, 11mm, 18mm, 29mm producono distanze di lavoro e quindi ingrandimenti ben differenti). Ovviamente, tra mani e macchina a terra - che nel bosco significa fango, foglie, erba - non bisogna aver paura di portar qualcosa sul sensore (e qui speriamo che a Tokyo ascoltino). La vera sorpresa è la versatilità del 70-200/2.8FL con la 500D. Se non si cerca il massimo ingrandimento, la possibilità di zoomare consente di comporre variando grandemente la dimensione del soggetto. E, se non si cerca la nitidezza a tutto fotogramma, anche ad f2.8 fornisce risultati assolutamente interessanti. Ma quanto mi farebbe piacere provare un 105 macro per fare queste cose!!!!
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  49. Chi segue Nikonland sa benissimo che le libellule sono i miei soggetti preferiti per la fotografia ravvicinata. Ho già scritto diversi articoli su come mi piace fotografarle, qui voglio raccontare qualcosa di un po' diverso. Voglio descrivere le libellule che ho fotografato, non proprio in modo scientifico, da manuale, piuttosto, cerco di ritrarre il loro carattere, le impressioni (o sensazioni), che mi da' il vederle. Qualcosa di più personale, però senza cadere nel tranello dell' "umanizzare" gli animali, cioè senza affibbiare loro caratteri, sentimenti e atteggiamenti che non hanno. Gli animali sono belli per quello che sono, anzi sono più belli quando li si conosce per come sono realmente.Così cerco di cogliere posture interessanti, ma sempre spontanee, naturali, oppure attività come la riproduzione, il volo, la deposizione delle uova, che rendono più vivace l'immagine. Sempre per gusto personale, se posso evito gli sfondi neri, se non posso, allora me li tengo. Chiaramente, nel fotografarli non voglio essere asettico, anche per me la scelta di luce, sfondo ed inquadratura sono fondamentali per rendere bello, o almeno piacevole lo scatto, per personalizzarlo, per interpretare il soggetto e, si spera, trasmettere a chi vede quel che mi ha colpito. Qualche volta uso anche il bianco e nero per evidenziare una postura od una situazione particolarmente "grafica". Per il mio sentire, questo basta. Ma sugli aspetti fotografici e le motivazioni, se serve, ci tornerò alla fine del diario. Adesso si comincia. Gli Odonati sono il grande gruppo che comprende le Libellule, ma contiene due "tipologie" diverse, una comprende le Damigelle (Zigotteri) più piccole, e l'altro le Libellule vere e proprie. Io fotografo tutte e due, però preferisco le libellule, quindi il diario racconterà di loro, non di tutte quelle che ho fotografato, perchè sarebbero troppe, quelle più interessanti a mio vedere. Potrei anche concludere con quelle che non ho ancora fotografato... La prima è l'Imperatore, come è doveroso. Libellula Imperatore (Anax imperator). Anax (e Wanax) in greco antico vuol dire "colui che comanda, il dominatore, il re". Nome meritato per la più grossa libellula italiana. E' bello vederla in volo con i grandi occhi verde/blu, il torace verde chiaro brillante e il lungo addome blu nei maschi maturi (e in qualche femmina vecchia) e verde nelle femmine, sempre rigato di nero. L'Imperatore è veloce, saettante, si posa raramente, e quando lo fa, come quasi tutte le grandi libellule, si appende sotto al sostegno. Pattuglia senza sosta lo specchio d'acqua che è il suo territorio, scacciando i rivali e cacciando tutto quello che può mangiare, comprese le libellule appena più piccole. Spesso si sentono i sonori "frr!" dello sbattere delle ali di due combattenti In volo tiene l'addome leggermente arcuato verso il basso, il che la rende riconoscibile al primo colpo. E' piuttosto diffidente e di solito occorre una lunga focale per fotografarla in attività. Per riprenderla in volo ci vuole pazienza, individuare le sue rotte, fissare l'obiettivo su un punto ed aspettare pazientemente che ci ricapiti, se si ha fortuna la si coglie mentre fa hovering (volo stazionario), immobile sia pure per pochi istanti. Quando la femmina depone le uova, si ha un'occasione per foto più particolari, ma anche se impegnata, meglio stare a distanza, se no potrebbe finire per accorgersi di noi, sentirsi minacciata ed involarsi. Bisogna soprattutto fare attenzione a dove cade la nostra ombra. Ecco un piccolo ritratto dell'Imperatore. Alla prossima (se volete). Datemi un feedback però, se a qualcuno piace l'idea vado avanti con le puntate, se no .. no, senza problemi. E poi vi beccate Lovecraft (scherzo!).
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