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  1. 22 points
    Questo è il quarto articolo che racconta la mia esperienza con la Z6. Fatto questo ne mancherà solo uno – quello sulla fotografia di ritratto – per chiudere il mio cerchio e poter sintetizzare le conclusioni. Sono metodico e refrattario ai facili entusiasmi, mi dovete sopportare. Ma andiamo con ordine e torniamo alla East Coast. Quello che racconto qui è una vacanza con la famiglia, il genere più fotografato, credo. Lo affronto con particolare attenzione a pesi ed ingombri, perché per una banale distrazione ci troviamo a scoprire il giorno prima della partenza di poter partire con il solo bagaglio a mano, che fortunatamente significa un piccolo trolley ciascuno ed un “personal item”, ma di peso ed ingombro limitati. Quindi niente valigioni da stiva, per intenderci. Cosa che per me, che vorrei fotografare ogni giorno, è subito un problema ma anche l’opportunità di consolidare l’idea di “partire leggeri”. Quindi: Z6 24-70/4Z 50/1.8Z 14-24/2.8AFS 70-200/4AFS FTZ 2 batterie 4 XQD da 64GB Carica batteria Treppiedino gitzo in carbonio per le notturne non affrontabili a mano libera (G1027Mk2, ripescato in cantina dall’epoca in cui fotografavo paesaggi in montagne lontanissime con la velvia 50 e leggevo i consigli di Galen Rowell) Il tutto in un microscopico zainetto nike da palestra, compatibile con la suddetta definizione di “personal item”, nel quale inserisco l'imbottitura estraibile di una borsa fotografica. Il treppiedino è così piccolo da poter stare dentro lo zaino, una caratteristica molto molto utile girando per la città affollata. L'ho fatto per necessità, ma alla fine è stata una scelta assolutamente vincente: avere sulle spalle una cosa che non sembra minimamente attrezzatura fotografica è un plus non secondario girando la notte in certi posti. Premetto che, in nessun momento esclusi i trasferimenti, avevo mai tutte e 4 le lenti con me, ma ne sceglievo alcune, mediamente da 1 a 3, a seconda di dove andavo e di cosa pensavo avrei fotografato. Il resto in cassaforte in hotel. Dovessi dire cosa è stato più utile direi…. Tutto, forse un gradino sotto il 70-200, ma il resto è risultato veramente irrinunciabile. In particolare a New York una focale minima di 14 mm è assolutamente consigliabile. Il tour, “autocostruito” come la maggior parte delle mie vacanze, ha subito subito un duro colpo. Il volo British Airways, la compagnia che ho inopinatamente scelto evitando le low-cost, riesce a partire in ritardo di oltre un’ora da Linate e a farcene aspettare altre 2, in aereo, a Heathrow per problemi di apertura del portello. Ovviamente coincidenza per New York saltata e, a causa del periodo di punta, è il 10 agosto, il viaggio può essere ripreso solo nel pomeriggio del giorno successivo, volando su un diverso aeroporto di destinazione, con tutti gli altri disagi accessori. Ma sono in vacanza, non incline a farmi rovinare il viaggio da malumori o inconvenienti vari. Ma il primo consiglio che do è: evitate British Airways! Pessimi nello stupido inconveniente e insopportabili nella gestione (ore in fila, in piedi, in aeroporto ad esempio). Ma questo ci fa pensare di riorganizzare sui due piedi il nostro tour, che proprio nella prima destinazione, New York, ci sembrava già compresso in quanto prima di scendere verso sud volevamo passare da Newport e vedere Boston, cosa divenuta del tutto infattibile con il giorno e mezzo perso per questo ritardo. Fortunatamente, avevo fatto prenotazioni stornabili fino al giorno precedente ed in poche ore, dal primo albergo di New York, ed usando solo il telefono e l’app di Booking ho rifatto tutto. Il percorso è diventato: New york, 7 giorni Baltimora, 1 giorno Giro della penisola del Delaware, 2 giorni Viginia Beach e Norfolk, 1 giorno Washington, 3 giorni Economicamente una fucilata, basti pensare che le 3 notti in più in hotel a New York ci sono costate quasi 3 volte di più delle prenotazioni fatte a casa, a Dicembre. Ma funziona così, non c’è niente da fare, se fai all’ultimo paghi un sacco. Il risultato è stato nel complesso ben bilanciato sia nel consentirci di vedere diversi aspetti di questa nazione così varia, alternando l’idea degli Stati Uniti e degli statunitensi che ti fai a New York con quella – molto diversa – che avrai nel Delaware o in Virginia e quella - ancora diversa - che avrai girando per Washington. New York è unica, lo dicono tutti. Era la mia prima volta in città e, sinceramente, non credevo che ci sarei mai andato, pensando che negli states ci sono destinazioni di ben altro interesse per uno come me. Ma a posteriori sono molto contento di esserci andato. Unica! Lo so, questa la fanno tutti. Ma io ero li proprio per quello, e con milioni di visitatori ogni anno non è poi facile fare qualcosa di diverso. Quindi, ecco la skyline di Manhattan! Z6 e 24-70/4Z @28mm, 10" f11 ISO100 - panorama da 2 scatti, fatti da treppiede, incollati con Lightroom - Il consiglio, per queste foto, è arrivare prima del buio. Per evitare il cielo nero. Z6 e 24-70/4Z @28mm, 10" f11 ISO100 Z6 e 50/1.8Z 1/20 f1.8 ISO1400 - mano libera Z6 e 50/1.8Z, 1/200 f1.8 ISO800 - Scatto rubato con la macchina appoggiata alle ginocchia, AF automatico con riconoscimento del viso. Ground zero. Che dire, credo che abbiano fatto bene a costruire questo monumento ed il museo. Molto commuovente la parte più interna, ma li è vietato fotografare (credo giustamente). Z6 e 14-24/2.8AFS @21mm, 1/25 f16 ISO100 Z6 e 14-24/2.8AFS @14mm, 1/20 f2.8 ISO1800 Z6 e 50/1.8Z 1/1250 f1.8 ISO100 - Ogni giorno, per i compleanni, mettono una rosa bianca a fianco al nome. Z6 su 14-24/2.8AFS @24mm 1/40 f5.6 ISO 100 Z6 su 24-70/4Z @30mm 1/60 f8 ISO100 Z6 su 24-70/4Z @30mm 1/500 f9 ISO1100 Z6 su 24-70/4Z @67mm 1/125 f5.6 ISO110 Z6 su 14-24/2.8AFS @14mm 1/20 f7,1 ISO450 Z6 su 50/1.8Z 1/250 f3.5 ISO100 Z6 su 24-70/4Z @24mm 1/50 f8 ISO800 Z6 su 50/1.8Z 1/15 f4 ISO100 Z6 su 24-70/4Z @70mm 1/250 f4 ISO200 Z6 su 24-70/4Z @52mm 1/250 f8 ISO800 Z6 su 24-70/4Z @54mm 1/60 f4 ISO100 Z6 su 50/1.8Z 1/200 f1.8 ISO800 - Impossibile apprezzare la rapidità con la quale fare una fotografia come questa: nessun movimento del sensore autofocus: solo alza, inquadra e scatta. Meno di un secondo. Personaggio interessante, siamo alla fine ed il tempo è finito.... che ci farà con il biglietto? Ma time square è un circo. Z6 su 50/1.8 1/640 f1.8 ISO800 Z6 su 24-70/4Z @58mm 1/500 f4 ISO200 - Central Park Il giorno di ferragosto - da noi è calcio sui prati, qui è baseball. Solo 2 tentativi per fare uno scatto con dentro l'inquadratura anche la pallina. Ritardo di scatto decisamente gestibile. Z6 su 70-200/4AFS @200mm 1/1250 f5.6 ISO100 - Per fotografare "la signora" prendete semplicemente il ferry per il New Jersey - costa poco e la vista è bellissima. Z6 su 24-70/4Z @52mm 1/320 f5.6 ISO800 - a NY lo street food è di tutti i tipi e con gusti da tutto il mondo. Imperdibile. Z6 su 24-70/4Z @55mm 1/25 f8 ISO100 - Abbiamo scelto Top of the rock per la nostra vista dall'alto. 2 consigli: prenotate per tempo e portate il treppiede - ma molto piccolo: Quelli grandi sono vietati. Z6 su 24-70/4Z @32.5mm 2" f8 ISO100 - La quantità di luci è pazzesca! Z6 su 14-24/2.8AFS @14mm 1/50 f4 ISO400 - Ognuno si sposa dove preferisce.... Z6 su 50/1.8Z 1/200 f1.8 ISO720 Z6 su 50/1.8Z 1/200 f1.8 ISO180 - 180 ISO per fotografare di notte!!! Z6 su 14-24/2.8AFS @21mm 1/125 f2.8 ISO400 - Avevo detto circo, giusto? Questi pagano per farsi fotografare con queste ragazze. Z6 su 14-24/2.8AFS @14mm 1/250 f2.8 ISO800 Z6 su 14-24/2.8AFS @14mm 1/125 f2.8 ISO400 Z6 su 14-24/2.8AFS @17mm 1/60 f2.8 ISO1600 Z6 su 24-70/4Z @24mm 1/10 f4 ISO400 - Il luna park di Coney Island è assolutamente da vedere. E da giocare. Il giro sull'ottovolante, in legno, è stata un' emozione pazzesca. Z6 su 24-70/4Z @60mm 1/200 f4 ISO3600 Z6 su 50/1.8Z 1/200 f1.8 ISO640 Z6 su 14-24/2.8AFS @18mm 0.4" f13 ISO100 Z6 su 24-70/4Z @28mm 8" f16 ISO50 (ISO50 per allungare il tempo) ù Z6 su 24-70/4Z @37mm 1/200 f4 ISO200 - Io non sono un militarista, ma una visita al cimitero di Arlington la consiglio, così come, se passate di la' una visita alla base navale Norfolk. Dice molto sul paese che state visitando, quello vero, non NY City (che è vera, ci mancherebbe, ma non rappresentativa dell'interezza del paese). Z6 su 70-200/4AFS @200mm 1/160 f4 ISO200 Z6 su 24-70/4Z @41mm 1/160 f4 ISO100 Z6 su 24-70/4Z @50mm 1/100 f4 ISO500 Z6 su 24-70/4Z @70mm 1/30 f9 ISO1800 Z6 su 24-70/4Z @42mm 15" f16 ISO100 Z6 su 70-200/4AFS @165mm 15" f16 ISO100 Z6 su 24-70/4Z @70mm 1/30 f4 ISO400 Z6 su 24-70/4Z @70mm 1/40 f4 ISO400 Z6 su 14-24/2.8AFS @14mm 1/10 f4 ISO100 Z6 su 24-70/4Z @70mm 1/320 f4 ISO100 Quindi, com’è andata la Z6? Benissimo. Anche più di benissimo. Secondo me è la macchina ideale per fare queste cose. Niente di meno. In una vacanza generalista, spesa andando a zonzo giorno e notte, si gode a 360° delle sue positive caratteristiche e non mi sono mai sentito frenato in nulla. Anzi supporto in tutto, scatti a qualsiasi ISO ti possa nella pratica servire, senza penalizzazioni. Lo stabilizzatore è straordinariamente efficiente. La coppia delle due cose è unica. Il margine di ottimizzazione, come sempre, c’è. Ma va cercato nella sostituzione delle vecchie lenti con ottiche Z, più leggere e finora contemporaneamente più performanti. Di fatto qui il 14-30/4Z avrebbe potuto prendere il posto del 14-24/2.8AFS perché lo scatto a f2.8 con gli ISO più alti è stato a ISO1800. Quindi mezzo kg risparmiabile, anche grazie all' amplissimo range operativo della Z6 che rende lo stop in più di luce non determinante. Ma cosa penso di quella lente, a 360°, l’ho scritto tempo fa e quindi non è nella mia borsa. Ma se questo fosse il mio genere fotografico la prenderei. Il 70-200/4AFS? Utile, il tele per me serve sempre. Qui meno che al mio solito, ma quello che ho fatto con lui non avrei potuto farlo senza. Anche qui il margine di miglioramento va cercato in una lente nativa Z più leggera, che ancora non esiste. Il treppiede? Utile solo se sai che vorrai fare lunghe esposizioni e da portare se e solo se si ha modo di lasciarlo in stanza altrimenti. Ne basta uno alto 1mt, E nemmeno particolarmente stabile considerato che non lo poserete mai su terreni instabili e considerato anche che non deve assorbire le vibrazioni dello specchio. Ma meno del 10% delle immagini che ho selezionato per voi sono fatte da treppiede…. E comunque nessuna di queste avrebbe potuto essere fatta a mano libera con gli stessi risultati. I pro: Tutte le caratteristiche vincenti delle mirrorless (leggerezza, mirino elettronico, silenziosità ed assenza di vibrazioni) e della Z6 in particolare, il sensore innanzi tutto che consente di fotografare con tutti gli ISO che ragionevolmente possono servire in vacanza e lo stabilizzatore super efficiente. La messa a fuoco automatica sul viso, lo schermo basculante e lo scatto silenzioso abilitano incredibili possibilità di scatti di street rubati fingendo di non fotografare. Grandi prestazioni delle lenti native Z. Grande durata della batteria, mai arrivato in fondo ad una carica in un giorno. Quindi con solo 2 batterie si va assolutamente sul sicuro. I contro: Corredo Z ancora incompleto, ma lato grandangolare, per questo tipo di fotografia il 14-30/4 Z può egregiamente ricoprire questo ruolo. Insomma, nessun reale contro. Massimo per Nikonland 15/12/2019
  2. 21 points
    La Z6 resta per me una macchina controversa, perché coniuga notevoli innovative potenzialità, legate alla mancanza dello specchio e ad un sensore molto prestazionale e capace di sfornare file veramente belli ad un prezzo tutto sommato accessibile, con limiti strutturali che fatico a superare. Per questo, dopo 5 mesi dall'acquisto e oltre 16.000 scatti, non l'avevo ancora preferita alla D5 in nessuna uscita seria avente come scopo la fotografia naturalistica. Ma viene il tempo per tutto, ed eccomi qui a raccontare le impressioni tratte dalla prima. L' occasione viene da un bel giro in un meraviglioso bosco di pianura, situazione abbastanza comoda da non farmi recriminare troppo in caso di insuccesso. Il mio amico Marco mi ha raccontato meraviglie più di una volta, ma non siamo mai riusciti ad organizzare prima d'ora. Per costringermi ad usarla lascio a casa la D5 (della quale devo trovare il tempo di raccontare la sintesi di 3 anni d'uso estremamente soddisfacente), ed esco leggero leggero: Z6, FTZ e 500/4E a tracolla. E' lo stesso "trucco" che ho usato a fine maggio la prima volta che l'ho usata in studio: niente back-up, niente possibilità di ripensamenti e di tornare indietro quando vuoi uscire dalla tua confort zone! Il motivo di questa scelta è provare a far leva sulla assoluta silenziosità dello scatto elettronico, gli ungulati sono molto timidi e lo scatto della D5, anche in modalità silenziosa, li innervosisce. Fatto che rende spesso troppo breve il tempo che trascorre tra il primo scatto e quando, per sospetto più che per vero timore, finiscono per allontanarsi, anche se il fotografo è ben mimetizzato. Peraltro, questo partiva come un giro esplorativo, per cui in tenuta mimetica completa - compreso il passamontagna che lascia scoperti solo gli occhi - ma niente capanno. E pure niente treppiede, perché troppo ingombrante e lento da predisporre per lo scatto dopo aver trovato i soggetti, fase in cui i necessari movimenti portano invariabilmente la certezza di spaventarli prima ancora di iniziare a fotografare. Altro motivo a supporto della scelta, visto che a mano libera il VR della Z6 è molto efficiente e l'assenza dello specchio riduce sensibilmente il micromosso. Quindi dopo un caffè al bar aperto da poco, sono le 6:15, altra comodità di non fotografare in qualche landa sperduta delle alpi, parcheggiamo e ci inoltriamo nel bosco. Un po' di nebbia ed ancora pochissima luce. Incontriamo quasi subito un capriolo, ma la luce è troppo poca: occorre aspettare che il sole faccia capolino.... Questo il primo scatto "decente", sono le 6:40. Z6, 500/4E, 1/125, f4, ISO 12.800. Faccio parecchi esperimenti, a mano libera, con lo scatto silenzioso ed il VR, riesco ad ottenere con sistematicità scatti nitidi con tempi di 1/100. Qualcuno, non tutti, è bello nitido anche a 1/60, se appoggio il gomito sul ginocchio (scatto da seduto a terra). E' vero, mi aiuto con la raffica - quasi sempre di 5-7 scatti, tecnica che in assenza di tempi di sicurezza aiuta ad ottenere nella sequenza immagini ben ferme - ma è veramente un ottimo risultato a 500mm di focale! Ci ha visto, probabilmente non ha ben capito cosa siamo, ma ci ha visto...... Qui di solito le cose iniziano ad andare male, con il forte rumore dello specchio della D5 anche in modalità silenziosa. Macchina con la quale non si potrebbe proprio scattare a raffica in situazioni di questo genere. Ma il totale silenzio della Z6 cambia tutto. Ed il nostro amico torna sui suoi passi e.... appare un altro giovanissimo maschio oltre ad una femmina di daino. Z6, 500/4E, 1/125, f4, ISO 8.000. Ma non finisce qui.... perché sono proprio tranquilli e continuano a girarci davanti senza allarmarsi minimamente. Z6, 500/4E, 1/200, f4, ISO 6400. Z6, 500/4E, 1/160, f4, ISO 2500. Z6, 500/4E, 1/160, f4, ISO 2500. Z6, 500/4E, 1/250, f4, ISO 7200. Z6, 500/4E, 1/125, f4, ISO 2000. Z6, 500/4E, 1/100, f4, ISO 2200. Z6, 500/4E, 1/100, f4, ISO 2200. Z6, 500/4E, 1/100, f4, ISO 1800. Z6, 500/4E, 1/125, f4, ISO 2500. E anzi, si uniscono alla compagnia anche due daini, maschio e femmina - Z6, 500/4E, 1/250, f4, ISO 2800. Sono le 6:57. La cosa da sottolineare è che tra il primo e l'ultimo scatto di questa campionatura sono passati 17 minuti, nei quali ho scattato 626 immagini. Vero, una parte sono duplicati nelle raffiche, una parte mossi, una parte fuori fuoco (dirò in seguito).... ma vi posso assicurare che tanti scatti così in un tempo così lungo ad ungulati liberi (ed in zona di caccia) in più di 10 anni di fotografia naturalistica non mi era capitato di farli mai. Grande vantaggio dello scatto silenzioso! Certo non sono tutte rose e fiori. 3 i problemi principali: L' autofocus poco preciso nel caso di soggetto piccolo nel fotogramma a causa del "sensore" molto grande anche nella dimensione più piccolo supportata in AFC (usato sempre Dynamic Area AF); La tendenza in caso di soggetto scuro su fondo chiaro a mettere a fuoco lo sfondo (questo è un difetto assolutamente ricorrente, scandaloso che non sia ancora stato corretto da un aggiornamento software); La piccola dimensione fisica della Z6, decisamente sottodimensionata per questo uso, nonostante la protesi formata dalla basetta (vedremo in futuro con il battery grip) Ci spostiamo, in cerca di altri soggetti e situazioni. Z6, 500/4E, 1/250, f4, ISO 400. Questa è la situazione peggiore perché manifesta quasi sistematicamente il problema dato dalla combinazione tra zona AF grande e tendenza a mettere a fuoco la zona più chiara. Cosa che purtroppo è molto di ostacolo - l'AF "va per funghi" e salvo solo un paio di scatti su oltre 30, gli unici che sono a fuoco dove serve. Nessuno buono quando il capriolo decide di andare via, a balzi - siamo in piedi e troppo visibili per essere tollerati - e sono sicuro che con la D5 lo avrei preso in azione. Ma lo scatto silenzioso è impagabile, questo grosso maschio di daino non si è per nulla accorto di noi! Z6, 500/4E, 1/320, f4, ISO 2200. E quest'altro.... Z6, 500/4E, 1/800, f4, ISO 4500. ....finisce per vedere il mio movimento, devo spostarmi perché sono impallato da alcuni rami. Z6, 500/4E, 1/320, f4, ISO 900. Z6, 500/4E, 1/400, f4, ISO 900. Z6, 500/4E, 1/400, f4, ISO 1000. I punti di forza: Scatto silenzioso, che riduce sia il disturbo ai soggetti sia il micromosso con tempi lunghi Stabilizzatore molto efficace Ottima qualità di immagine anche ad iso molto alti (veramente difficile preferire il file della D5, se non dai 6400ISO in su e con una differenza molto limitata; ma ricordo che ad ISO bassi - dai 400 in giù - la valutazione si ribalta) I punti di debolezza: Corpo troppo piccolo ed inadatto ad essere impugnato a lungo con ottiche pesanti Precisione AF impattata dal fatto che anche la "zona di fuoco" più piccola è troppo grande e dalla tendenza di "andare sullo sfondo" se questo è più chiaro del soggetto La mattina si conclude con un numero di scatti "buoni" decisamente sopra la media considerato il tipo di fotografia e le condizioni di ripresa - tutto a mano libera con il 500/4. Insomma, il debutto della Z6 nel bosco è andato bene. E di fatto, per la fotografia ad alti ISO, la Z6 oggi è l'unica macchina Nikon che possa stare vicino alla D5..... ad una frazione del prezzo (ma non a pari funzionalità!). Massimo per Nikonland 30/10/2019.
  3. 20 points
    Mantenere il primato: Questa frase mi ronza in testa da quando Mauro mi ha detto “provala e dimmi che ne pensi”. Sì perché è difficile oggi darsi una spiegazione al lancio di una reflex di fascia media, oggi che la tecnologia delle fotocamere Mirrorless non è più un’ipotesi ma una realtà in veloce evoluzione. Allora credo che non ci sia altro nella scelta di Nikon se non la chiara intenzione di affermare il primato nelle produzioni reflex, dispositivi che indubbiamente hanno consentito alla fotografia di diventare semplice ed intuitiva La Nikon D780 è una macchina leggera, si impugna bene ed ha un buon mirino ottico. Il display posteriore fa la differenza, lo dico subito, questa reflex ha una marcia in più grazie allo schermo posteriore touch e ad una gestione del live view mutuata dalla tecnologia Nikon Z. Ciò significa, nella pratica, poter utilizzare tutti gli obiettivi F in una modalità molto simile a quello che offre la Nikon Z6, senza però dover ricorrere al tubo FTZ. In altre parole, l’autofocus è gestibile a tutto formato e può azionare anche gli obiettivi AF ad accoppiamento meccanico, permettendo così di estrarre il massimo della qualità ottica ottenibile da qualsiasi vetro Nikon AF ed eliminando gli errori di front e back focus che affliggono tutte le riprese reflex. Nel pochissimo tempo a disposizione (effettivi un giorno e mezzo) ho deciso di provare questa fotocamera nel tipo di riprese che conosco e pratico da tanti anni, situazioni che spingono al limite macchine, obiettivi e fotografo. La stagione invernale, qui nella bassa, non aiuta molto, ma sul greto del fiume a tirar notte non c’è fotocamera che non si arrenda. Ho voluto provare la D780 per scoprire se queste tecnologie possono spostare un po’ più in là l’asticella. Ho montato la D780 sul 600 mm per verificare la reale praticità d’utilizzo del suo nuovo autofocus in live view ed il risultato è stato veramente incoraggiante. Il live view autofocus si è rivelato effettivamente preciso e veloce, ma soprattutto lo scatto da display mi ha dimostrato quanto sia valido in termini di riduzione delle vibrazioni. Le immagini che mostro sono jpg on camera, ottenute quindi senza alcun intervento in PP. Il sensore FX da 24 MP è molto generoso in termini di gamma dinamica ed efficace anche nel contenimento del rumore da alti iso e da pose lunghe. Nikon D780 ob.600mm exp 1/160 f/9 iso 160 Il Bilanciamento del bianco Auto è ottimo, tanto efficace che ho provato ad escluderlo per vedere quale dominante effettivamente stava correggendo e come esegue il compito. Nikon D780 ob.600mm+TC14eII exp 1/160 f/5.6 iso 200 Ho deciso di escludere il bilanciamento del bianco Automatico, volevo registrare la tonalità fredda e umida di questo luogo. L’appostamento in capanno è un gioco di probabilità, una puntata non proprio al buio, ma quasi. Speravo di inquadrare le Gru che scelgono questo angolo di parco per trascorrere la notte, ma lo stormo mi ha scavallato posandosi qualche centinaio di metri più a monte. Le impronte dei trampolieri sulle barene sembravano fresche, un indizio utile per scegliere dove posizionare il capanno, un indizio appunto e non una certezza. Poco prima del crepuscolo ho scorto un movimento lontano a sinistra, un cinghiale al guado; nonostante fosse lontano ho puntato ugualmente il tele su quel puntino scuro. Nel buio crepuscolare il cinghiale si muoveva veloce, non riuscivo a seguirlo in live view con la necessaria precisione, era troppo piccolo nell'inquadratura o il mio dito è troppo grosso. Così ho portato l’occhio al mirino, la mano destra ad impugnare la fotocamera e la sinistra alla frizione della testa a sfera. Nikon D780 ob.600mm exp 1/200 f/5.6 iso 800 Crop 100% I sensori centrali della fotocamera non hanno sbagliato anche se il cinghiale anche se era un puntolino scuro nell’aria nebbiosa. Lo scatto della D780 è morbido e ben ammortizzato, peccato che il mio pollice, sul dorso della fotocamera, non trovava il joistick di posizionamento mira di messa a fuoco. Bizzarramente Nikon ha eliminato il joistick lasciando solo i quattro pulsanti cursore che, comunque, il mio pollice faticava a trovare perchè sono un po’ più in basso rispetto alla D800 o alla vecchia D3. La giornata è finita il cinghiale s’è dileguato, non mi restava che testare una posa lunga ad alti iso. Nikon D780 ob.600mm exp 1/15 f/4 iso 2500 Nikon D780 ob.600mm exp 1/15 f/4 iso 2500 crop 100% Nikon D780 ob.600mm exp 1/13 f/4 iso 10000 crop 100% Sono arrivato a 10000 ISO con tempi più lunghi di 1/15s ad f/4. Con questa scarsa luce l’autofocus della D780 si arrende, anche l’ottimo live view diventa impraticabile specialmente indossando i guanti e le moffole. Va detto che la mia D500 aveva già alzato bandiera bianca una ventina di minuti prima. Insomma, sono mancate solo le gru. -------------------------------------------------------------------------- 4 ore in un capanno sono troppo poco per conoscere una fotocamera, per capirne la reale potenzialità, così è stata occasione per togliere ruggine e ragnatele dalle racchette da neve. Il Parco del monte Avic in Valle d’Aosta è a breve distanza ed offre escursioni semplici, piacevoli e sicure, anche in pieno inverno. Per questa escursione ho scelto lo zoom grandangolare Nikon AFs 18-35/3.5-4.5 ED-G che è compatto ed estremamente leggero, inoltre consente di montare i filtri diametro 77mm utili a proteggere la lente frontale da abrasioni sporco ed acqua; in questa occasione si è rivelato un dettaglio molto utile. Nello zaino hanno trovato posto anche un obiettivo macro e il fantastico Nikon 300/4 PF, il teleobiettivo più versatile che abbia mai usato. Anche in questo caso mostro solo i jpg prodotti dalla fotocamera. Fotografare sulla neve non è semplicissimo. Non esiste sistema esposimetrico in grado di compensare il bagliore accecante della neve ed anche la moderna D780 richiede l’intervento del fotografo. Per rapidità ho scelto di impostare la fotocamera in A (priorità dei diaframmi) e mantenere gli ISO fissi a 125 praticamente per tutta la giornata, modulando la necessaria sovraesposizione con il pulsante di staratura. Il display posteriore, per quanto bello e preciso, in queste occasioni risulta inutilizzabile a causa della fortissima luce ambiente. Il mirino ottico torna ad essere il riferimento unico per l’inquadratura. La Nikon D780 si è rivelata molto scattante direi “smart” ho dovuto solamente fare un po’ di attenzione nel premere il pulsante di staratura che, pur essendo accanto al pulsante di scatto quindi a portata di indice, è piuttosto piccolo e difficile da comandare indossando i guanti. L’esposimetro della D780 mi ha dato la sensazione di voler tendere alla sottoesposizione, i valori di staratura con cui ho scattato sono variati da + 0.7 a +1.7. Sorprendente la qualità del bilanciamento del bianco automatico ben rappresentato in questi scatti jpg dove la neve mantiene la sua dominante fredda. Molto piacevole il rendimento tonale in grado di conservare dettagli visibili non tanto nelle ombre, quanto nelle alte luci dove, normalmente, si ha la maggior perdita di informazione. In ripresa ottica risulta effettivamente limitante il campo in cui sono confinate le mire di messa a fuoco, viene naturale cercare di spingere il cursore verso i bordi dell’inquadro, ma non si può, per farlo occorre il live view e sulla neve non si vede un H. Per la cronaca: domenica 3 febbraio 2020 a duemila metri di quota PIOVEVA. Se ancora c’è qualcuno che nutre dubbi sul cambiamento climatico in atto, lo inviterei volentieri in crociera, a Novembre, lungo il passaggio a Nord Ovest. Le mie conclusioni La Nikon D780 è una fotocamera moderna che offre funzionalità simili ad una Mirrorless, ma che conserva impostazione e modalità di utilizzo tipiche di una reflex. L’autofocus è veloce, in live view è a tutto formato ed offre il riconoscimento dell’occhio, ma va tenuto conto che l’uso del display posteriore è praticabile solo in ambienti non fortemente illuminati e SOPRATTUTTO per i presbiti è mandatorio portarsi sempre gli occhiali “da vicino”. Per il mio modo di fotografare avrei preferito un mirino ottico più ampio, stile D850, ed una disposizione dei comandi come….la D850. Nel complesso sono rimasto veramente colpito dallo scatto da touch screen in live view che consente VERAMENTE di cavare il massimo che un qualsiasi obiettivo F può offrire. L’eliminazione dei difetti di messa a fuoco introdotti dalle tolleranze del mirabox e l’abbattimento delle vibrazioni permettono questo miracolo, qualcosa che nessuna reflex fin ora ha mai potuto dare. un saluto da un nikonlander che adesso torna a lavorare se no se lo mangiano vivo Valerio Brustia per Nikonland 2020
  4. 20 points
    Considero Ronnie Gaubert un grande per la fotografia ravvicinata classica, ma Carlo Galliani è il migliore fra quelli che conosco per la macrofotografia che definirei “dinamica” . Naturalista e fotografo a trecentosessanta gradi, le sue immagini esprimono al meglio la vitalità dei soggetti, unendo documento e bellezza, da vero naturalista. Carlo, che ringrazio, ha accettato di scambiare quattro chiacchiere sulla sua fotografia. Raccontaci qualcosa di te : Sono un Wildlife photographer ma preferisco dire di essere un naturalista che fotografa. Da tanti anni mi occupo sia di natura che di fotografia . Sono autore e coautore di articoli scientifici di ornitologia e entomologia e autore di articoli su riviste di natura e fotografia. A livello fotografico le mie foto sono state utilizzate in molti libri di ornitologia e entomologia sia a livello nazionale che internazionale e da siti web di parchi e associazioni per la protezione della natura. Ti è nata prima la passione per la fotografia o quella per la natura? Direi che sono nate praticamente insieme perchè ho iniziato a studiare la natura partendo dai fiori di montagna e naturalmente non potevo non fotografarli. Poi quando sono passato ad altri campi di studio in natura ho sempre desiderato fotografare gli animali che studiavo e chiaramente poi mi sono messo a fotografarli tutti. Picchio Nero Picchio Muratore. Quando hai iniziato ad interessarti alla macrofotografia? Le mie prime foto sono state di macrofotografia. Ho avuto diciamo una iniziazione fotografica un po' particolare in quanto uscivo con fotografi che si interessavano di fiori e di come fotografare tutte le parti del fiore perfettamente a fuoco, perciò a un certo punto sapevo bene come gestire benissimo la pdc in una foto di macro, ma mi trovavo in difficoltà sui semplici paesaggi, poi piano piano ho imparato anche quelli. Le tue foto di solito sono molto diverse da quelle diciamo più interessate alla pura estetica, ma non per questo sono meno spettacolari, al contrario. Tu cosa cerchi, oppure cosa vuoi trasmettere con le tue immagini? Qualche scatto di pura estetica l'ho fatto anch'io ma principalmente preferisco fotografare tutto ciò che c'è in natura nel miglior modo possibile chiaramente cercando anche di avere sfondi che facciano risaltare il soggetto. Ghiandaia marina con preda. Martin Pescatore con doppia preda! Quello che cerco di trasmettere è la bellezza della natura, la particolarità di molte situazioni che tantissima gente pensa si possano trovare solo in Africa o in Amazzonia e invece si trovano proprio sotto la loro casa. Ho sempre detto che se riesco a trasmettere l'amore per la natura e di conseguenza il rispetto per l'ambiente e gli animali a qualche persona che guarda le mie foto allora lo scopo del mio fotografare è stato raggiunto. Tra i tuoi (e i miei) soggetti preferiti ci sono le libellule, sulle quali tu hai fatto anche ricerca e divulgazione, sei coautore di diverse pubblicazioni, oltre che membro di gruppi come Odonata.it, ci puoi descrivere in breve questo aspetto della tua attività di fotografo naturalista? Studio gli Odonati da ormai trent'anni e sono tra i miei soggetti preferiti anche in fotografia. I miei due lavori più importanti riguardano le libellule e sono i due libri : " Odonati d'Italia " - Galliani/ Scherini /Piglia, edito dalla Libreria della Natura e " Dragonflies and damselflies of Europe" - Galliani/ Scherini /Piglia, edito da Wba. Devo alle libellule la passione per la fotografia agli insetti in volo. Infatti a un certo punto tanti anni fa mi son trovato ad un bivio : non riuscivo proprio a fotografare alcune specie che si posano raramente (ora conosco dove vanno a posarsi , anche se rimane comunque difficile fotografarle posate ) e l'unica alternativa rimaneva fotografarle in volo. Con le libellule ho raggiunto il massimo di soddisfazioni come fotografo naturalista perchè sono riuscito a fotografare ogni specie in tutti i momenti della sua vita, dalla nascita ai corteggiamenti, dalle guerre tra gli individui agli accoppiamenti fino alla deposizione delle uova e così via. Aeshna grandis. Nikon D750, focale 200mm. (Nota del Redattore: forse solo chi ci ha provato può capire appieno quanto sia difficile ottenere un ritratto -a tutta apertura- di un soggetto così rapido!). Calopteryx splendens. Nikon D500, focale 180mm. Nikon perché? Un caso o una scelta? Direi più un caso . Ho iniziato in analogico con Nikon e poi ho proseguito anche in digitale sempre con Nikon. Non uso però solo Nikon. Nel mio corredo fotografico ho due obiettivi Sigma e uno è fondamentale per il mio tipo di foto in natura anche se devo dire che anche Nikon è arrivata ultimamente a fare dei 500 mm leggeri che possano essere usati in caccia fotografica vagante. Come ti trovi? Cosa ti manca? Mi sono sempre trovato bene. Mi manca quello che penso manchi a tutti i macrofotografi, cioè una lente che permetta ingrandimenti maggiori dell’ 1:1. Canon ha fatto il Canon MP-E ma l'ho provato da amici e non mi è parso molto affidabile. Sono sempre stato convinto che sia Nikon che Canon sarebbero in grado di produrre delle lenti ottime che arrivino a buoni ingrandimenti ma la logica del mercato non permette la progettazione di queste lenti, essendo un campo rivolto solo agli specialisti ( anche se non siamo pochi). E' Inutile a mio parere usare tubi di prolunga o inversioni di ottiche se si vogliono avere dei risultati veramente notevoli. Le tue foto di insetti in volo mi hanno sempre lasciato senza parole, puoi rivelarci qualcosa su come si fa? Questa è una domanda che mi viene rivolta spesso però per rispondere adeguatamente penso mi ci voglia un libro. La tecnica fotografica è molto semplice : ci vogliono tempi velocissimi, più veloce è meglio è. Ma sono altri i fattori importanti. L'allenamento è importantissimo cioè provare e riprovare fin quando diventa tutto meccanico. Mi rendo conto anch'io che riesco adesso a fare foto che prima proprio non mi venivano. Una buona velocità ad inquadrare e mettere a fuoco è fondamentale. Cantharis rustica. Nikon D500, focale 180mm. Chiaramente il fuoco nel 90% delle volte è manuale. Ma la cosa più importante è l'osservazione del comportamento degli insetti quando si esce sul campo e memorizzare le situazioni per vedere se sono solo casuali oppure se è un comportamento tipico della specie. Difficile spiegare in due parole ma ci sono sempre dei momenti nei quali ogni specie diventa più facilmente fotografabile in volo e quei momenti dipendono sempre da quello che l'insetto sta facendo. Perciò se si vede che un insetto inizia a comportarsi in un certo modo, che dalle precedenti osservazioni si è capito che proseguirà con un volo decisamente più lento del solito, bisogna subito prepararsi al meglio possibile per fotografarlo. Eristalinus taeniops. Nikon D500, focale 180mm. Apis mellifera. Nikon D600, focale 200mm. In molti casi in questi momenti alcuni insetti sono così facilmente fotografabili in volo che si può usare l'autofocus (il 10% rimanente). Il grande problema è che ogni insetto ha il suo comportamento specie per specie (raramente alcune specie appartenenti allo stesso genere presentano comportamenti analoghi, ma sono poche). Non esiste una legge generale per tutti gli insetti ma anche solo per gli insetti di uno stesso ordine perciò bisogna sempre osservare ogni volta e memorizzare se si vedono situazioni particolari da usare in futuro. Coccinella septempunctata. Nikon D600, focale 200mm. Qual è la foto, o il portfolio, il progetto fotografico da te realizzato a cui sei più affezionato? Sicuramente la galleria sul mio sito dedicata agli insetti in volo e la galleria dedicata alla Fauna Europea in generale (anche se questo è un progetto veramente troppo ambizioso e impossibile da seguire costantemente ma cerco di aggiornarlo sempre piano piano) A chi interessa è una galleria divisa seguita gli schemi sistematici internazionali e contiene dai piccoli insetti ai grandi mammiferi. Galleries by carlogalliani Best of insects in flight by carlogalliani Fauna Europaea - 39 galleries by carlogalliani E in futuro? Sicuramente continuerò a cooperare con un paio di organizzazioni con le quali negli ultimi anni ho collaborato per testare i capanni da aprire poi al pubblico. In questi capanni ho potuto osservare scene di vita animale che mai avrei pensato di poter vedere figuriamoci di fotografare in caccia vagante. Sciacallo. Garzetta. Il sogno più grande sarebbe riuscire a fare un libro sul volo degli insetti, un’impresa molto difficile se non impossibile, perchè bisognerebbe prima trovare qualcuno che abbia studiato scientificamente il volo degli insetti per il testo e abbinarci le mie foto corredate di spiegazioni tecniche fotografiche e naturalistiche e poi, dulcis in fundo, trovare un pazzo editore che lo pubblichi 😊. Silvio Renesto per Nikonland. Nota: Tutte le foto sono (c) di Carlo Galliani.
  5. 18 points
    Il virus che ci sta cambiando la vita in questi giorni/settimane/mesi non è un lupo e non è nemmeno uno squalo famelico. Anzi, ad essere sinceri non è nemmeno un essere in termini stretti, é un parassita microscopico, persino inconsapevole di se, che per sopravvivere deve trovare un ospite che lo trasporti e gli consenta di replicarsi. Per questo motivo l'unica protezione che abbiamo è evitare il contagio. Per noi stessi, per i nostri cari e soprattutto, per evitare la diffusione del virus e limitarne l'esistenza. Non convincetevi o lasciatevi convincere che sia un rischio che coinvolge solo i bergamaschi o i bresciani; più o meno invaderà (se non l'ha già fatto) tutto il globo, poli compresi e pretenderà un tributo di morte da tutti quanti, sia che abitiate in Valtellina o che vi godiate i panorami sardi e siciliani. Oggi se nell'Alta Tuscia ci sono problemi gravi, a causa della globalizzazione, qualcuno in Islanda finisce per risentirne. L'effetto domino è lento a innescarsi ma una volta in moto può diventare inarrestabile con rischi difficili da concretizzare adesso (e non mi riferisco solo all'ambito sanitario, pure a quello economico che può finire per limitare o minare addirittura i servizi essenziali per la sopravvivenza dei sani e la loro stessa coesione sociale ...). Scenari apocalittici cui non pensiamo mai, abituati, da esseri umani quali siamo, a pensare sempre al meglio e ad un domani migliore. Quindi chi non deve obbligatoriamente uscire, stia a casa con i propri cari e i propri affetti. Non sappiamo quanto sarà necessario stare in queste condizioni, non facciamo previsioni e non diamoci scadenze, ma convinciamoci che è necessario essere determinati. E' il momento di essere seri e fermi, non temerari o ... sciocchi. *** Se siete in casa e vi avanza tempo, anziché seguire i notiziari e gli innumerevoli talk-show dove improvvisati esperti dicono continuamente la loro, purtroppo spesso senza capirne nulla, dedicate un pò di tempo alla vostra passione per la fotografia. Senza bisogno di uscire, pubblicate qualche cosa su Nikonland (foto, articoli, blog, vostre esperienze, ripescate cose dimenticate e che giudicate interessanti e mettetele a disposizione di tutti). E' un antidepressivo facile da assumere, gratuito e che non richiede il canone. Nikonland è immune dai virus (anche da quelli informatici incrociando le dita) é e resterà aperto per voi. Teniamoci in contatto su queste pagine e pensiamo a cose liete. Insieme, se volete.
  6. 17 points
    16 gennaio 2020, data da ricordare (al momento). E' stata la mia ultima uscita per un'intera giornata, in completo relax. Io ed Enzo, mio compagno d'avventure fotografiche, ci siamo mossi di primo mattino per un tour nel nord dell'isola. Le secche di gennaio sono fantastiche, molto sole e molto freddo, ma anche una luce splendida. Buona per le cartoline, appunto. Non credo di aver mai pubblicato queste foto, ma in questo momento di "magra" forzata trovo giusto (come molti nikonlander stanno facendo) infilare la testa negli archivi e vedere cosa se ne può cavare fuori. Quel 16 gennaio, a prescindere dalle immagini che vi propinerò, sono stato davvero bene, sereno. Qui, nonostante la presenza del filtro, la guerra continua contro gli UV l'ho persa, un vero peccato Il granito e il mare assieme esercitano un fascino particolare, ma in certe ore del giorno producono un'armonia che lascia senza fiato Prima del rientro a casa. Mi aspettavo un bel tramonto e mi sono preoccupato un tantino quando ho visto una perturbazione ruotare intorno all'isola (capita spesso), ma la luce offre sempre qualche spiraglio, mai darsi per vinti. Capiterà presto di stare ancora fuori per intere giornate. Resisto. Ho perso tante ore in tutta la mia vita aspettando la luce giusta. Posso aspettare ancora, stavolta il giorno giusto.
  7. 17 points
    NonPlusUltra è il teleobiettivo top-end del catalogo Nikon, questo AF-S Nikkor 800mm f/5,6 presentato nel 2013, classificato E (a diaframma elettromagnetico) FL (dotato di due elementi alla fluorite che oltre ai vantaggi ottici abbassano drasticamente il peso del fruppo lenti) ED (tre elementi a bassa dispersione) VR (dichiarato utile ad abbassare di 4,5 stop il punto di sicurezza contro il mosso negli scatti...a mano libera) 4590 grammi di peso, schema ottico 20/13, diaframma a 9 lamelle, dimensioni (senza paraluce che misura altri 18cm) 46cm per 17,1 di larghezza, 3 gradi di angolo di campo (oppure 2,30 con l'aggiuntivo dedicato 1,25x che lo porta a 1000mm di focale) cassetto portafiltri da 52mm di diametro, distanza minima di maf: 5,90metri. MTF da slogatura alla mandibola Un regalo che Nital ha fatto a Nikonland nel consentircene la visione e la prova, approfittando di un periodo morto della stagione sportiva per la quale questo esemplare va in giro per piste ed autodromi, ma sopratutto un regalo personale a me, che raggiungo con la recensione di questo teleobiettivo da sogno, la mia personale Quota100 di articoli scritti per Nikonland 2.0 Nei giorni nei quali ne ho avuto disponibilità ho prodotto con esso più di 20mila scatti, alcuni dei quali, selezionati, trovate nella seguente galleria Non Plus Ultra non solamente per il prezzo di listino (solo il paraluce HK38 costa, come ricambio, mille euro) compreso nel quale troviamo però anche il classico bauletto in alluminio Nikon con l'interno preformato per l'obiettivo e con lo sportellino per gli accessori (tracolle, staffa sostitutiva dedicata ad un monopiede) tra i quali anche il comodissimo e funzionale moltiplicatore dedicato Nikon TC 800-1,25x con il quale si arriva ad una focale equivalente da 100mm f/7,1 (inferiore quindi ad uno stop intero) ma con un peso totale, tra obiettivo più bauletto ed accessori che supera i tredici chili, quindi utile per un trasporto passivo, negli spostamenti, ma necessariamente da sostituire per un uso da campo, come ho fatto io, utilizzando un eccellente zaino Lowe Pro AW600, specifico per teleobiettivi simili, fino a...600mm, che ho adattato facilmente per alloggiare questo gigante ottico Nikon. Notare come la maniglia da trasporto orizzontale sia decentrata a compensare il peso della testa dell'ottica in esso contenuta. Per dare il senso delle proporzioni, ho fotografato questo 800/5,6 col suo bauletto, a fianco del mio recente acquisto, il Nikon 500/4, che certo non sfigura al confronto, ma certamente dà il senso di ciò di cui stiamo discorrendo: si tratta di un mega teleobiettivo, progettato e realizzato per non avere proprio nulla da desiderare oltre: non plus ultra, appunto... Particolare del cassetto filtri posteriore, per elementi da 52mm, standard Nikon Veduta della parte superiore, con la targhetta identificativa, completa del seriale e della pulsantiera laterale, alla sinistra dell'obiettivo con i comandi di selezione (dall'alto) della priorità tra AF e MF, il selettore di fuoco a due posizioni, con la limitazione da 10metri ad infinito, che ho utilizzato molto, (tanto portare tra 10 metri e la minima maf a 5,9m un soggetto utile sarebbe un'impresa) il selettore VR tra Off, Normal e active, posizione in cui è lasciato libero dal VR un asse di scorrimento, per consentire le foto in panning, quindi il selettore che demanda ai quattro pulsanti di memoria disposti sul barilotto dell'obiettivo, la scelta tra la funzione di blocco dell'AF oppure il richiamo della posizione di memoria AF, preimpostata con il pulsante apposito sulla dx del barilotto, o ancora, l'attivazione dell'AF, infine, il selettore dell'avviso acustico di dell'aggancio della posizione di memoria del pulsante precedente. In attesa del suo arrivo, per non sfigurare di fronte all'opportunita concessa, mi sono organizzato: oltre alla mia Z6 che in FX ha i suoi 24Mpx ho pensato che mi dovesse servire anche un corpo macchina DX, dalla densità pixel adeguata: in assenza di una mirrorless adeguata allo scopo ed in rispetto alle fotocamere per le quali questo obiettivo nel 2013 è stato prodotto...mi sono ricomprato una reflex D500, l'unica che possedesse le caratteristiche utili a non mortificare le prerogative di questo obiettivo, per robustezza, dinamica di scatto e buffer nonchè per la disponibilità di un battery grip ben strutturato, per gestire al meglio le inquadrature verticali Quindi, nonostante il sicuramente efficiente VR in dotazione, avendo escluso a priori di maneggiare un tele da 20k euro (e cinque kg) a mano, la sezione di supporto con cui utilizzarlo, che mi ha portato verso un treppiede Leofoto Mountain LN364C Pro, con base livellante da 15° di menisco e gimbal per ottenere il massimo in termini di rotazione su tutti gli assi necessari, in orizzontale come in verticale. Treppiede in carbonio da 160cm di altezza massima alla crociera, più la testa, capace di 35 kg di carico, tra gruppo fotocamera/obiettivo e...zavorra per quando serva e quando tira vento forte, con un obiettivo del genere a fare da vela, la zavorra serve sempre ! A questo scopo diventa fondamentale il gancio per fissare la zavorra alla base del piattello, sotto alla crociera del treppiede La domanda che si pone alla base della mia richiesta a Nital di poter utilizzare questo super tele, si basa sulla mia peculiare disposizione a fotografare sport e nello specifico sport a mare, dove la focale più estrema si rivela sempre insufficiente a soddisfare contemporaneamente una serie di esigenze: nitidezza (rispetto l'eccesso di UV), brillantezza cromatica (rispetto la preponderanza del blu), robustezza ed impermeabilizzazione, luminosità... anche a discapito (come in questo caso) della maneggevolezza. Ed in questo senso il Nikon AF-S 800/5,6E penso sia da definirsi il Non Plus Ultra: perchè fatta la tara al peso ed alla trasportabilità, ritengo sia l'estremizzazione del concetto alla base della serie dei supertele Nikon, questi di ultima generazione con cui questo 800mm inaugurò diaframma elettromagnetico e dotati di rivestimenti speciali dell'antiriflesso ai Nano Crystal e di lenti alla Fluorite: ogni elemento in questo obiettivo sembra improntato ad ottenere il massimo del rendimento nelle condizioni di ripresa a me più congeniali: a mare, in mezzo al velo della radiazione UV quando c'è luce, rispetto al muro del controluce diretto, col sole in inquadratura o nelle immediate circostanze, con la sospensione di acqua tra i vetri delle lenti ed il soggetto inquadrato, nell'esigenza di riuscire a valutare anche l'incarnato del surfista nel bagno di blu che lo circonda, veloce di luminosità nonostante la focale, veloce di AF per consentirmi di scattare in AF-C/sequenza + veloce possibile/ISO Auto con i tempi di otturazione più consoni al soggetto ed alle sue evoluzioni. Bene...grazie a Lightroom posso riscontrare che sui 20k scatti effettuati (6800 con D500 e 14k con Z6) ben 18500 sono stati scattati con tempi impostati tra 1/2000 ed 1/5000, con buona pace del VR Inoltre che ho utilizzato il moltiplicatore dedicato TC800-1.25 in quasi 4mila scatti dei quali la metà a 1000mm-eq con la Z6 e l'altra metà a 1500mm-eq con la D500 (alcuni dei quali parzializzandone il sensore a 1,3X, quindi ottenendo 1950mm-eq) Un esempio? La luna piena della sera dell'8 febbraio ripresa con la D500+TC800-1.25, prima a 1500mm eq e poi diminuendo di 1,3x il formato... a 1950mm eq Ed il traghetto GNV che subito dopo è passato là sotto, nella sua scia scattando a 1950mm 1/80" f/8 ISO 51200... poco mancando di inquadrare anche un macchinista di poppa a cui fare ciaociao da un miglio di distanza Non plus ultra... Sia quando le riprese siano facilitate dal punto di ripresa e dalle condizioni meteo e di luce sia quando meteo, luce e vento diventano nemici del fotografo dove ogni dettaglio concorre al risultato e niente può esser dato per scontato, per esperienza.... Tanto da preferire di perdere qualche immagine sotto raffiche di scirocco potenti da 25/30 m/s tenendo abbracciati obiettivo e treppiede , nonostante il concio di calcestruzzo utilizzato dentro al sacco ikea come zavorra. 🤣 Perchè non si può mai sapere...😎 Il primo impulso che ci guida, disponendo di un teleobiettivo simile, è certamente il desiderio di avvicinare in inquadratura soggetti lontani e di fotografare persone che non abbiano idea di essere inquadrate/inquadrabili così da vicino. Anche in questo senso il nostro 800/5,6 è impareggiabile: trovato il giusto punto di ripresa per dare idea di essere li per fare tutto ciò che anche gli altri stanno facendo (foto del posto e del panorama circostante) ecco che si realizzano immagini altrimenti impossibili mai ottenuto un primo piano così ravvicinato di Santa Rosalia, patrona di Palermo nè della spiaggia della tonnara sottostante Monte Pellegrino ed è sorprendente la sensazione di tridimensionalità di quest'obiettivo pur da distanze così imponenti i ragazzi seduti sotto alla statua erano ai margini della zona di minima maf... Lo schiacciamento estremo dei piani prospettici è la cifra dei teleobiettivi di queste lunghezze focali E questa è una delle pochissime foto realizzate a mano libera ad un edificio, il castello Utveggio, posto su Monte Pellegrino, che ho sempre usato da test per le foto con i teleobiettivi che si sono avvicendati nelle mie mani: certo mai così definito e dettagliato come con questo 800mm (f/20 t/2000 ISO 1400) definizione che si apprezza anche su soggetti vicini e a tutta apertura non solo in luce, ma anche in controluce, sull' incarnato e sui colori complementari in controluce pieno elevatissima la cura dei dettagli fuori fuoco determinata dal diaframma a nove lamelle il colore del soggetto ha sempre la prevalenza rispetto lo sfondo Altro impulso naturale, utilizzando un simile tele, è certamente quello di inquadrare specie volanti: non rientra tra le mie abitudini, quanto tra le mie ambizioni...non avendo mai avuto a disposizione ottiche adatte allo scopo. E' comunque un'impresa... e se ci ho tentato, sentendomi come il Barone Rosso, mitragliando le cornacchie con un affusto su cui c'era un pezzo da 1500mm è stato qui che mi è venuta un'idea, grazie al passaggio di alcuni ragazzi con moto da enduro ...e me ne sono andato a cercare altri. La caratteristica peculiare di questo supertele è di certo la sua duttilità per ogni genere fotografico, nonostante si possa pensare ottimizzato per le lunghe distanze... poi si comporta eminentemente bene, comunque tanto quanto bene, anche alle brevi e brevissime anche quando in inquadratura sia praticamente impossibile percepire cosa ci sia dentro nel complesso lui lavora come lo si è impostato, con qualsiasi corpo macchina gli stia dietro: che sia la D500, figlia delle reflex per cui è stato progettato, o la Z6 + FTZ con la quale probabilmente sono il primo fotografo Nikon ad averlo testato, o quantomeno uno dei pochi. Non ci sono controindicazioni, a parte il prezzo ed il peso e...la sensazione, quando lo si scappucci dalla copertura in neoprene che gli fa da tappo e si metta in posizione il paraluce in fibra da 18cm, di essere individuati ed osservati dalle persone circostanti, se ve ne siano, ma la sua capacità di piegarsi ad ogni genere, se il fotografo che lo curi abbia almeno un'oncia dell'entusiasmo con il quale me lo sono portato appresso per tre settimane, fa sì che i fortunati proprietari siano persone che lo hanno scelto proprio per questo: per che si tratta del Non Plus Ultra e chi lo compra lo sa già e si aspetta dal Nikon AF-S 800/5,6E FL, niente di meno di quello che nelle mie mani è stato capace di produrre. Il mio bilancio di 20806 scatti? Non ho mai trovato flare o ghosts in controluce Non ho mai riscontrato distorsione apparente Non ho avuto mai impuntamenti del motore SWM dell' AF, peraltro silenziosissimo Non ho riscontrato cali significativi di resa con il suo moltiplicatore dedicato Non ho avuto nessun problema di compatibilità con la mia Z6 e l'adattatore FTZ La prima conseguenza del suo utilizzo? ... Che sono corso a comprarmi un Nikon AF-S 500/4G del quale presto parlerò... Intanto rinnoviamo a Nital i nostri migliori ringraziamenti per questa e le altre opportunità concesse a Nikonland. Che speriamo di aver ricambiato parlando con le mie foto e con questo articolo di un grande (per qualità) teleobiettivo del quale fin qui si era letto e visto poco o nulla. Max Aquila photo (C) per Nikonland 2020
  8. 16 points
    Nikon Z6 con 300mm f4 +Tc14. f8, 1/640s, 2000 ISO. Silver efex.
  9. 16 points
    Questo è l’ultimo articolo della serie che ho riservato alle prove fatte in questi 7 mesi – e 30.000 scatti – con la Z6, ed è relativo alla fotografia di ritratto in studio ed in esterni, anche se le immagini che userò per illustrarlo sono tutte prese in studio. Per me questo genere fotografico è una passione recente, nata e coltivata grazie a Nikonland ed a diversi Nikonlander, Mauro innanzi tutto, ma anche Ross il tailandese, e tanti altri con i quali ho condiviso splendide e sfidanti ore in studio. E devo dire che mi intriga sempre moltissimo perché, per me, è veramente un modo diverso di intendere la fotografia, fatto di preparazione ma anche di spontaneità. Fatto di tecnica – ad esempio nell’uso dei flash – ma anche di confidenza, fiducia ed empatia nello stare davanti ad una modella, pensare a come fotografare e…. farlo. Già, perché stare davanti ad una persona che ti guarda e vuole sapere da te cosa vuoi fare è molto più sfidante, almeno per me, di andare per monti ad inseguire stambecchi. Sfida che si può trasformare in delusione se non si riesce a costruire quel che si voleva o se, dopo pochi scatti, si finiscono le idee. In questo senso è probabilmente il genere fotografico dove le prestazioni del corpo macchina sono meno rilevanti, almeno rispetto all’importanza che hanno le idee del fotografo, le lenti disponibili e la capacità di gestire la luce, naturale o flash. Ricordo indelebile, quindi, quello del primo giorno in studio con Z6 e 50 1.8S lo scorso 26 di maggio, una settimana dopo che avevo ritirato il tutto da New Old Camera. 4 Nikonlander, un tema difficile, poi non seguito, ed una modella bellissima ma con un certo caratterino: fu una giornata molto molto impegnativa, tra la macchina che non ne voleva sapere di pilotare i flash di studio e neppure, almeno così mi pareva, di mettere a fuoco. Fortunatamente avevo scelto di portare solo la Z6, lasciando a casa la D5. Avevo intuito che sarebbe stata una giornata tutta in salita e non volevo avere la possibilità di scappare. Perché una cosa avevo ben chiara: per entrare nel futuro è necessario innanzi tutto volerlo fare. È necessario, qualora i risultati non arrivino subito, non avere l’inopportuna possibilità di rientrare nella propria confort zone. Ma non basta, occorre anche avere mente aperta per capire come far rendere al meglio il nuovo strumento e trovare, dopo averci messo del proprio, quali sono i punti di forza e di debolezza della nuova tecnologia rispetto alla vecchia. Insomma non bisogna cercare nella Z la DSRL che si usa abitualmente. Ovviamente non sono state quello che si possa minimamente definire due ore rilassanti, ma alla fine della mattinata le cose hanno iniziato ad allinearsi. O dovrei dire oltre la fine, visto che avremo dovuto chiudere tutto alle 13:00 e questi due scatti sono fatti quasi 10 minuti dopo… Z6 con FTZ su 70-200FL @200mm, 1/125 f2.8 ISO 4000 - illuminata con la luce pilota del flash Z6 con FTZ su 70-200FL @200mm, 1/125 f2.8 ISO 6400 - illuminata con la luce pilota del flash...... cioè con crop a pixel reali: Crop a pixel reali (100%). Questo è quello che si può ottenere il primo giorno d'uso con questa macchina fotografica.... a 6400ISO, praticamente al buio, e senza impostare nessuna riduzione di rumore sul sw di sviluppo, nitidezza sui valori abituali. Dicevo che il corpo macchina, in queste condizioni di scatto, è l’oggetto meno importante tra i tanti che un fotografo deve utilizzare. Non di meno, la Z6 ha, rispetto alle DSRL Nikon, alcuni specifici vantaggi, che riporto nell’ordine di quella che per me è la rilevanza sul risultato in questo genere di fotografia: Ottiche native Z – in particolare 50 1.8 e 85 1.8 – con prestazioni veramente degne di nota e capaci di stracciare letteralmente gli omonimi per il bocchettone F, che in precedenza ho ripetutamente usato in questi contesti sulla D5 – e anche le varianti più luminose (50 1.4 e 85 1.4). Messa a fuoco automatica sull’occhio. Precisione chirurgica dell’AF nelle riprese con profondità di campo molto limitata – seppure non riscontrabile in ogni scatto, in particolare prima degli ultimi aggiornamenti del firmware. Da qui l’utilità di scattare molto più del solito per garantire il risultato. Capacità di rendere a mirino l’effetto del bianco e nero e la resa della luce naturale. Dico subito che alcuni di questi vantaggi, quel 26 di maggio, non erano con me, nel senso che ad esempio la capacità dell’AF, con la release 2.0 del FW, era decisamente meno efficace di quella disponibile oggi, allora non l’avrei definita affatto chirurgica. Ed io, dovendo sperimentare i vari modi di messa a fuoco, ho faticato non poco a produrre immagini a fuoco dove e come volevo con una qual certa consistenza. Peraltro, anche la capacità di mettere a fuoco in luce scarsa, come può essere quella in uno studio senza finestre, con il fondale nero ed il soggetto illuminato solo dalla luce pilota nel quale fotografavamo quel giorno era fortemente limitante. Altri in realtà sono esclusivi di riprese in luce ambiente, in quanto la Z6 non è in grado di far vedere a mirino, simulandola, la caduta della luce – o il bianco nero – mentre pilota il flash (anzi a dirla letteralmente è il contrario: se si lascia attivata l’impostazione D8 “applica le impostazioni al live view” la macchina non fa scattare i flash…. cosa che ho “scoperto” parecchio dopo che la sessione era iniziata). Cosa abbastanza ovvia se ci si pensa, visto che non può conoscere la distanza tra il flash ed il soggetto, quali modificatori di luce sono usati e via dicendo. Altri ancora vanno cercati disattivando opzioni, come “scatto con riduzione sfarfallio”, che nella mia esperienza procura solo un maggior ritardo allo scatto. Ecco, per me è necessario lavorarci su ancora un bel po’, ma ora sono fermamente convinto che la scelta di entrare nel mondo mirrorless sia giusta e che, effettivamente, questa tecnologia, per Nikon purtroppo ancora acerba, ci apra possibilità del tutto nuove per farci concentrare sulla fotografia e ricercare con maggior semplicità, rispetto alle reflex, gli effetti che vogliamo nelle nostre fotografie. Z6 su 50 1.8S 1/125 f2 ISO 400 Z6 su 50 1.8S 1/125 f2.8 ISO 2200 Z6 su 50 1.8S 1/125 f1.8 ISO 1400 Z6 con FTZ su 70-200 2.8FL @70mm 1/200 f2.8 ISO 200 Z6 su 50 1.8S 1/200 f2.8 ISO 200 Z6 su 50 1.8S 1/200 f2.8 ISO 400 Z6 su 50 1.8S 1/200 f2.2 ISO 200 Z6 con FTZ su 70-200/2.8FL @170mm 1/250 f2.8 ISO 400 Z6 con FTZ su 70-200/2.8FL @110mm 1/250 f2.8 ISO 400 Z6 su 85 1.8S 1/250 f2 ISO 200 Z6 con FTZ su 70-200/2.8FL @200mm 1/200 f4.5 ISO 100 (flash godox con ombrello dall'alto) Come d’uso concludo con la sintesi di pro e contro. Pro: Ottiche native Z decisamente superiori alle corrispondenti del sistema F (50 1.8/1.4 e 85 1.8/1.4) Messa a fuoco automatica dell’occhio e AF molto preciso nelle riprese con esigua profondità di campo tipiche di questo genere fotografico Capacità di rendere a mirino l’effetto del bianco e nero e la resa della luce naturale, supportata da un sensore capace di sforare splendidi file ad ogni ISO possa avere un senso impiegare Bianco e nero superlativo, senza necessità di sviluppi particolari. In particolare i 6400 ISO sono per me assolutamente fantastici nella ricerca di una "grana naturale" a sostegno del mood cercato. Contro: In realtà niente di specifico se non il fatto che…. non ne abbiamo abbastanza! Occorre ottimizzare ed arricchire di funzionalità il firmware di queste macchine – che sta migliorando ma troppo, troppo lentamente – e fare crescere il sistema. Ma già oggi io preferisco, e di molto, portare in studio la Z6 rispetto alla D5. Massimo Vignoli per Nikonland 24/12/2019
  10. 16 points
    “Dai, facciamolo!” è la risposta di un amico vero a qualsiasi tua proposta, anche la più pazza, quando sa che tu ci tieni. Ecco, a me la D5 ha sempre dato questa impressione, fin dalla prima uscita in montagna, nell’autunno del 2016: un vecchio amico, con i tuoi stessi gusti e con il quale puoi fare tutto. Ho quindi preso al balzo una domenica mattina di pioggia per scrivere questa recensione, che è sospesa leggera leggera sui i ricordi: mi hanno affollato la mente mentre andavo a ripescare in archivio le immagini per illustrarla. Ci sono diversi motivi che mi spingono a scriverla. La D6 alle porte, un po’ più in la di sicuro una mirrorless capace di far girare la testa a tutti, me compreso. Ma…. non si può pensare di far finire nell’oblio questo capolavoro della produzione Nikon senza scriverne. E allora eccomi qui. In realtà, il motivo più vero è che… la D5 è straordinaria. Nel vero senso della parola. E’ a suo agio facendo… TUTTO Ama la luce bella, ma fa cose fantastiche vicino al buio L’unica cosa che le da fastidio è fotografare in luce molto dura, quando le foto belle sono “rubate” a situazioni sub-ottimali E…. certo, è grande, pesante, costosa! Insomma, è un cavallo di razza: non le va di correre al risparmio. Ma quando la gara è nelle sue corde…. solo un mediocre fantino può farla sfigurare. Dicevo dei ricordi. Beh, questo è un piccolissimo riassunto del primo giorno insieme. Fu una giornata molto speciale. Neve fresca, i larici infuocati dall'autunno, camosci in quantità e sia l'aquila che il gipeto che fanno un giro a salutarci. Un mondo bellissimo, tutto da fotografare! Ma non voglio basare questa recensione sulle note della nostalgia. La D5 è una meraviglia della tecnologia e nuove star non intaccheranno minimamente il suo valore, ma vantaggiosamente ne abbasseranno il prezzo che, nel mercato dell’usato, diventerà più facilmente alla portata di nuovi candidati proprietari. Che probabilmente se la disputeranno. E allora, a chi la consiglio? A tutti i fotografi di sport e wildlife, senza riserve. Una D5 ben tenuta a può fare un milione di foto splendide, una dopo l’altra. Anno dopo anno per i prossimi 10. A chi la sconsiglio? a chi vuole andare leggero e a chi ha bisogno di grande gamma dinamica in basso. Battute a parte, con lei si possono fare anche foto di paesaggio, ma solo se la luce è dalla vostra parte e/o sapete usare i filtri digradanti o tecniche adeguate a far rientrare nella sua gamma dinamica le luci e le ombre della scena che riprendete. Ma, davvero, la si può usare per fotografare qualsiasi soggetto! Il punto chiave, la sua ragione d’essere, è la velocità. E’ veloce, veloce, veloce. L’ho scritto e detto più di una volta. Il suo autofocus è telepatico. Solo le nuove Z lo insidiano. Non per la velocità, non scherziamo siamo ancora lontani. Ma le Z, in ambito AF, hanno messo sul tavolo due carichi notevoli: non serve la calibrazione (ma io la mia D5 non ho mai avuto bisogno di calibrarla oltre un -1 su un’ottica moltiplicata: è montata a mano e le ottiche pro che la deliziano anche) riescono da sole a riconoscere viso e occhi, ma quello delle mirrorless è un altro campionato. Detto questo, per me confrontare la D5 con la Z6…. non è possibile. Vedremo quando esisterà la Z capace di superarla, oggi non c’è. La D5 è, mia personale opinione, l’unica reflex Nikon non ancora superata dalle Z nel suo ambito d’uso (insieme alla D500, ma quella è una storia del tutto diversa). E lo dico io che oggi uso molto di più la Z6 della D5. Ma è quando il gioco si fa duro che i duri cominciano a giocare! Veloce significa essenzialmente 3 cose: Ci sono i comandi giusti, per avere sulla punta delle dita tutto quel che serve Prestazioni ad alti ISO ineguagliate (la Z6 si avvicina…. ma ad ISO veramente alti la D5 resta sopra) Autofocus preciso e fulmineo. Premesso che non ho mai usato la D5 in AF-S, in AF-C uso questi settings: opzione a1 - Priorità AF-C: messa a fuoco +scatto opzione a3 - Focus Tracking + Lock-On: 2 (movimento soggetto al valore di default) opzione a6 - numero punti AF: 55 punti AF E, a seconda di situazioni e soggetti, uso 3 diverse combinazioni di comandi: Generica: azione di messa a fuoco sia sul bottone di scatto sia su AF-ON; sotto AF-ON attivo i gruppi; sotto il bottone di scatto i 9 punti (solo la D5 li ha, e sono fantastici) Questo perché così sono pronto, istantaneamente, per qualsiasi cosa. Semplicemente uso, per mettere a fuoco, indice o pollice in modo da attivare i 9 punti o i gruppi Azione veloce certa: metto la modalità AF più adeguata (9 punti o gruppi) sotto il pulsante di scatto Necessità di mettere a fuoco e ricomporre: disattivo il fuoco dal pulsante di scatto e metto a fuoco con il pollice Ma ha altre frecce al suo arco: L’ergonomia, che per me è insuperata e difficilmente superabile. A mano nuda, con i guanti…. la dimensione del corpo e dei comandi è perfetta Un mirino ottico fantastico in termini di nitidezza di visione e capacità di sostenere sessioni prolungate, anche in naturalistica quando si passano ore ad osservare, senza affaticamenti di sorta Una veramente speciale qualità di immagine. A colori ed in BN. A medi ed alti o altissimi ISO. Come detto solo in basso sarebbe utile più gamma dinamica. Ma, per me, è un problema di impatto veramente basso se si è in cerca della bella foto da fare con bella luce, o se si fotografa l’azione con la luce che c’è… Certo, occorre sapere esporre correttamente: Difficile recuperare esposizioni sbagliate di 4 stop se c'è luce dura! Una costruzione a prova di bomba. E’ robustissima, e capace di resistere ad ogni abuso. La batteria dura tantissimo, nella pratica impossibile restare a secco in una giornata, anche fotografando in condizioni climatiche ostili. Insomma, una VERA AMMIRAGLIA! Per fotografare ovunque e comunque qualsiasi tipo di soggetto, con qualsiasi lente e qualsiasi luce. Dall'altra parte del modo come vicino casa. Da quasi quattro anni è la mia macchina preferita, quella che mi viene alla mente se penso di voler fotografare. (D5 e 180-400/4E - test in progress!!!) Certo, tutto questo si paga con un prezzo elevato - da nuova, mentre tra poco il mercato dell’usato potrà consentire a molti di dotarsene - ed un peso/ingombro impegnativi. Non è la macchina del fotografo occasionale che scatta gironzolando qua e la, ma uno strumento di precisione capace, sempre, di portare a casa il risultato, senza curarsi di condizioni ambientali o azioni impegnative. Insomma, è la MIA MACCHINA, quella che le dita riconoscono anche al buio. Quella con la quale so compensare l'esposizione matrix "a mente". Parafrasando un vecchio film, che riporta all'originale test di Mauro "D5: semper fidelis": "Questa è la mia D5. Ce ne sono tante come lei, ma questa è la mia" D5: DAI, FACCIAMOLO!!! Massimo per Nikonland. 1/3/2020
  11. 15 points
    Chi mi conosce ed ha visto tra le mie gallerie, sa che io adoro i felini, grandi o piccoli che siano, convivo con due gatti molto diversi caratterialmente, il primo l’ho scelto, proprio per le caratteristiche caratteriali (anche se sarebbe più corretto dire che mi ha scelto lei) il certosino è un gatto straordinario dalla forza incredibile ma estremamente docile, tranquillo e paziente, certo ha il suo bel caratterino, come tutti i felini è indipendente e non sopporta essere strapazzato inutilmente (anche se la sua morbidezza attira molto le coccole), quando è ora si presenta volontariamente. In passato abbiamo fatto tante foto, alcune hanno vinto dei concorsi internazionali, finite sul calendario di united cats, grazie alla sua aria da snob, quasi consapevole di essere bella, si metteva in posa. Oggi se mi vede con la macchina fotografica si gira di là, ha quasi 14 anni forse si è stancata, sempre stata permalosa, se fa una gaffe è vietato ridere perché si offende, non sta mai in braccio (per fortuna perché è 5kg) ma ce l’hai sempre appresso perché ama la compagnia. L’altra è un europeo e questa è capitata, è la protagonista dello scatto che ho voluto fare appositamente per questo contest, si chiama Tigre ha quasi 11 anni ed è un disastro, da quando è stata trovata in un cassone di ferro nell’officina di mio padre con quegli occhioni tondi e ravvicinati, poco felini ma molto dolci, ci ha “comperati” tutti ed ha combinato tutto il possibile (anche cose serie come cadere dal 4° piano) perché è come Mr Bean. Però è di una simpatia travolgente, sempre pronta a giocare ancora oggi e dalle mille espressioni buffe. Vi spiego lo scatto, si intitola “la luce fuori dal tunnel” ed è stata creata in 5’ senza alcun artificio, un abbaino col sole basso un tubo ed il gatto. 5’ non per sminuire la foto, so di averne fatte di spettacolari per attimi colti in questi due lustri ma conoscendo il carattere dei miei due gatti, ho voluto creare una foto tecnica dove volevo dimostrare che la conoscenza del proprio amico a 4 zampe consente di avere uno scatto decente senza stare 3 ore andando per tentativi ed aspettando che accada qualcosa di bello. La luce che illumina il muso è un aspetto tecnico molto usato anche dai ritrattisti (Peter Coulson è uno di loro) che mettono pannelli riflettenti al suolo per illuminare gli occhi, qui il pannello è il parquet che con il suo tono caldo illumina il musino nell’oscurità del tubo in controluce. L'espressione è la tipica sua espressione di "normalità" ti fissa sempre negli occhi in attesa che tu la faccia giocare. Il tema della quarantena è il valore aggiunto, un augurio… speriamo presto di poter godere tutti della luce fuori dal tunnel. Un saluto a tutti dai miei due amici a 4 zampe, anche quello che non è in foto. 01 - La luce fuori dal tunnel
  12. 15 points
  13. 15 points
    Viaggiare mi piace un sacco, vedere cose ed abitudini diverse... Spesso, molto spesso, sono stato attirato da posti lontani ma, per la fine del 2019, complice la disponibilità di pochi giorni, siamo andati in Sicilia. La nostra prima volta! Il plurale è d'obbligo: non è stata un giro dedicato alla fotografia, ma un vagabondare curioso con la famiglia, tra il piacere di provare i fantastici gusti della ricchissima cucina siciliana e l'emozione di vedere capolavori artistici unici. Ma si sa, come rinunciare a portare a casa qualche scatto? Ed allora, con me, in uno zainetto da scuola, la ormai fidata Z6 e tre lenti: 24-70/4S - insostituibile per questo tipo di vagabondaggi. 50/1.8S - mi piace un sacco la sua resa e credevo di aver bisogno della sua elevata luminosità. 14-24/2.8F - è una lente datata, pesante e problematica per i riflessi.... ma con una resa veramente fantastica. Nello zaino anche un piccolo treppiede, che dopo il primo giorno è restato in valigia. Questo grazie alla incredibile resa della Z6 in bianco e nero, che accoppiata all'efficienza dello stabilizzatore, materializza la possibilità di scattare a mano libera con qualsiasi condizione di luce e, nella pratica, relega il treppiede ad ausilio nella ricerca di immagini con tempi lunghi. Capacità che, secondo me, non è chiara nemmeno agli ingegneri di Nikon ed Adobe, che applicano per default una correzione rumore assolutamente eccessiva, sempre ma in particolare per il BN. Avevo pianificato già a casa di fotografare esclusivamente in bianco e nero sia perché mi piace molto sia perché, dopo le molte esperienze in studio, volevo mettere alla prova la resa del visore elettronico in questo specifico contesto. Già perché fotografare in BN è legato ad una specifica interpretazione della scena, che si basa sul riconoscere ed utilizzare contrasti e forme. Cosa che, con le reflex, è affidata unicamente all'immaginazione del fotografo. E questo, ovviamente, resta vero anche con le mirrorless - il fotografo deve immaginare la fotografia prima di portare la fotocamera all'occhio. Ma è anche vero che, poi, guardare nel mirino e vedere effettivamente l'immagine come sarà prima di scattarla consente di essere molto più veloci nel cercare l'ottimizzazione della composizione. Velocità che quando si "gira-in-giro" con la famiglia non guasta affatto. Dicevo che il tutto è finito in uno zainetto da scuola - il TNF Borealis, gentilmente prestato da mia figlia. Usare uno zaino non fotografico in questo tipo di fotografia è diventata per me un'abitudine. Per molti motivi. Il primo è perché è comodo da portare, buoni spallacci che non affaticano la schiena nelle lunghe giornate trascorse camminando. Il secondo è che non è appariscente e non grida "expensive stuff inside". Il terzo è che, se utile, contiene senza problemi un mucchio di altre cose. Ovviamente il materiale fotografico va comunque protetto, e per questo, dentro, inserisco una custodia imbottita Temba. Ma con il cernierone è un'attimo avere tutto a mano. Qualche parola sul giro fatto: dal 26/12 al 31/12 - Palermo, Monreale, Mazara del Vallo, Selinunte, Marsala, Trapani. Purtroppo non ho potuto vedere Segesta - complici le bellezze del Duomo di Monreale e dell'unico siciliano scortese incontrato in tutto il percorso - ed a Trapani ha piovuto un sacco.... lunga la lista delle cose non viste! vabbè, un'ottima scusa per tornarci! Cominciamo con Palermo, dove arriviamo il 26/12 molto presto - il primo volo del mattino. Grazie al consiglio di Max, non ritiro l'auto ma prendo un taxi per raggiungere l'hotel. L' autista ci da il benvenuto in Sicilia e ci segnala le cose più interessanti da vedere in città. Gentilissimo! Palermo è una città molto interessante, con un fascino decadente molto intrigante che si gusta girando per i vicoli - a me hanno ricordato molto i vicoli di Genova di quando ero bambino - ed i mercati rionali. Obbligatorio camminare un sacco, ma quando si è stanchi ci si può rifocillare mangiando delizie a qualsiasi ora. Ci sono molti turisti, qualche artista di strada ed un notevole patrimonio artistico. 01 Z6 su 24-70/4S@60 1/200 f5.6 900ISO 02 Z6 su 50/1.8S 1/125 f4 100ISO 03 Z6 su 24-70/4S@24 1/60 f8 360ISO 04 Z6 su 24-70/4S@24 1/30 f16 125ISO 05 Z6 su 50/1.8S 1/800 f1.8 100ISO 06 Z6 su 50/1.8S 1/250 f1.8 100ISO 07 Z6 su 24-70/4S@45 1/100 f10 400ISO 08 Z6 su 24-70/4S@24 1/50 f8 200ISO 09 Z6 su 24-70/4S@24 1/100 f8 2500ISO 10 Z6 su 24-70/4S@24 1/100 f8 280ISO 11 Z6 su 24-70/4S@28 1/60 f8 450ISO 12 Z6 su 24-70/4S@70 1/160 f8 800ISO 13 Z6 su 24-70/4S@60 1/50 f4 1000ISO 14 Z6 su 24-70/4S@24 1/100 f8 900ISO Il Duomo di Monreale è una meraviglia, avrebbe meritato scatti a colori ma sono rimasto aderente al mio programma. Ma è veramente una meraviglia, da solo merita il viaggio! 15 Z6 su 24-70/4S@24 1/20 f8 1600ISO 16 Z6 su 24-70/4S@70 1/40 f5.6 1400ISO 17 Z6 su 24-70/4S@50 1/40 f4 2800ISO 18 Z6 su 24-70/4S@70 1/50 f4 2200ISO 19 Z6 su 24-70/4S@70 1/50 f4 2200ISO 20 Z6 su 24-70/4S@53 1/40 f6.3 100ISO 21 Z6 su 14-24/2.8F@18 1/40 f16 180ISO 22 Z6 su 14-24/2.8F@14 1/40 f16 100ISO 23 Z6 su 14-24/2.8F@14 1/25 f16 200ISO Dopo il duomo, ed un fantastico pranzetto a base di delizie locali, proviamo ad andare a Segesta. Niente da fare: arriviamo li alle 15:50 - sul sito è indicata l'orario visite dalle 9:00 alle 17:00 - e chiediamo ad un addetto all'ingresso dove parcheggiare. Cosa che facciamo, ritornando davanti allo stesso tipo alle 16:02 per sentirci dire che è troppo tardi perché l'accesso chiude alle 16:00, anche se la visita può proseguire fino alle 17:00. Ho evitato di discutere, sarebbe bastato un suo avvertimento al primo passaggio per consentirci di accedere senza difficoltà e nei tempi! Ci consoliamo con una cena spaziale a Mazara del vallo, e la mattina dopo andiamo a Selinunte. Altro posto che, da solo, merita il viaggio! 24 Z6 su 24-70/4S@24 1/50 f11 100ISO 25 Z6 su 24-70/4S@24 1/80 f11 100ISO 26 Z6 su 24-70/4S@70 1/800 f8 100ISO 27 Z6 su 24-70/4S@24 1/320 f11 100ISO Dopo ci spostiamo verso Marsala, cittadina carina con le strade del centro piene di gente per lo struscio serale. Interessante la visita al Satiro (non fotografabile !?!?!), ma soprattutto splendida dal punto di vista paesaggistico la costa fino a Trapani. 28 Z6 su 14-24/2.8F@16 1/80 f16 100ISO 29 Z6 su 24-70/4S@70 1/500 f16 100ISO 30 Z6 su 24-70/4S@47 1/640 f8 100ISO Con, poco fuori Trapani, un piccolo museo sulla storia delle saline che invito a visitare. La guida è brillante e la storia affascinante. Ma sopra Trapani c'è Erice, un po' sopravvalutata a mio parere ma con una vista dall'alto incredibile. 31 Z6 su 24-70/4S@28 1/640 f8 100ISO 32 Z6 su 24-70/4S@24 1/10 f11 1000ISO 33 Z6 su 24-70/4S@70 1/60 f13 1250ISO Quel giorno il tempo è stato pazzo, con vento e freddo intensi ed una forte grandinata (il 30 dicembre!!!!). Ma il panorama dall'alto su Trapani con il temporale era incredibile. 34 Z6 su 24-70/4S@24 1/250 f8 100ISO Chiudiamo alla tonnara di Scopello. Altro luogo molto affascinante che visitiamo con la guida. Purtroppo anche qui è vietato fotografare, un vero peccato. Chiudo la serie con un panorama da fuori dei faraglioni. 35 Z6 su 24-70/4S@24 1/200 f10 100ISO Chiudo con la consueta sintesi. Pro: - Il BN della Z6 è fantastico, ed il sensore consente di scattare virtualmente a qualsiasi ISO praticamente utile. - Il 24-70/4 è un tuttofare impagabile. L'80% delle immagini presentate sono fatte con questa lente e ritengo sia possibile documentare un viaggio portando solo quello. - La Z6 è molto a suo agio in questo tipo di situazioni e per me, per le fotografie disimpegnate in vacanza, è in assoluto il miglior corpo che abbia mai avuto. Contro: - La mancanza di una protezione del sensore dalla polvere durante i cambi di lente. Per me questo è l'unico vero problema delle mirrorless in questo tipo di utilizzo. Dopo soli 6 giorni d'uso, in situazioni di forte vento sempre presente ma pur avendo usato all'80% una lente sola, avevo il sensore pieno di patacche. Certo, tornati a casa si risolve in pochi minuti, ma il problema andrebbe risolto a monte (diverso materiale sul vetro protettivo? maggior efficacia dello "sgrullino"? protezione meccanica?... non so) Massimo per Nikonland. 02/02/2020 (data palindroma!)
  14. 15 points
    Domenica scorsa erano previste nevicate, attesi oltre 20cm di neve sopra le precedenti, abbondantissime, precipitazioni. Una attenta lettura del bollettino valanghe mi ha obbligato ad escludere la maggior parte delle zone dove avrei voluto andare per la stagione degli amori dei camosci - troppo pericoloso - e così ho pensato di andare al Parco dell’Avic, su un percorso non esposto a particolari pericoli grazie alla morfologia della montagna. Il parco è una meravigliosa destinazione, in autunno, per fotografare paesaggi e foliage. Ma con tutta la neve venuta, chissà. Occorreva andare a vedere per saperlo! Quindi ho messo nello zaino il 14-24, il 24-70, il 70-200, lo FTZ e la Z6. Ho preso il treppiede, e poi cibo, acqua, un bel termos di te caldo a tutta l’attrezzatura da montagna, ovviamente anche le racchette da neve. Arrivato a destinazione, ho capito che la situazione della neve era anche peggio di quello che avevo immaginato. Sia perché non nevicava, cosa nella quale speravo tantissimo per avere un certo tipo di scenari, sia perché a terra ce n’era già più di un metro, a 1700mt di quota, punto massimo possibile dove lasciare l’auto, deciso dallo spazzaneve. Così ho deciso di alleggerirmi, lasciando nel bagagliaio sia il treppiede che il 70-200. La mia idea per la giornata era di prendere un po’ d’aria, rilassarmi da un periodo impegnativo a lavoro facendo una bella escursione, il sentiero che da sopra Champorcher passa per il lago Muffè, il colle del lago bianco e scende al rifugio Barbustel, in questa stagione ormai chiuso, ed al lago bianco. La zona è una meraviglia di torbiere, laghi e boschi in basso e poi radi larici, contorti dalle intemperie e dall’età in alto e soprattuto intorno al lago. Le condizioni l’hanno fatta diventare una bella giornata di test della Z6, della quale vi rendo conto nel seguito. Ok, non iniziate a pensare, come al solito, che la Z6 non è fatta per queste cose “estreme”, che per me serve la Z9….. ecc… ecc… ecc… Infatti non è andata male, ed ho avuto solo due o tre problemi - di cui uno assolutamente prevedibile. E, visto che i larici non si muovono in maniera randomica e non sono minuscoli, l’autofocus è andato benissimo. L'ho usato sempre in AFS e selezionando il pinpoint non ha mai avuto la minima incertezza nel raggiungere un fuoco perfetto. Ritornando alla giornata, in realtà da subito la neve è tanta, poco portante, anche con le racchette ai piedi e lo zaino alleggerito faccio una fatica notevole. Ma... non nevica. Lo scenario è splendido, quasi surreale. Una pace ed un silenzio incredibili, non c'è un'anima in giro. Nubi e nebbie che si muovono pigramente tra i pendii. Z6, 24-70/4S @40mm, 1/50 f11 ISO 100. Ad occhio, il matrix della Z6, in uno scenario così bianco, sottoespone parecchio di più di quello della D5. Ma non è un problema, ci sono molti modi per capirlo, compreso l'istogramma real time a mirino. In generale per avere la neve bianca con composizioni del genere serve sovraesporre di circa +1.7 stop. Z6, 24-70/4S @70mm, 1/60 f11 ISO 100. Il 24-70 si rivela subito un ottimo tuttofare. Sarebbe anche meglio se fosse un 24-105. Ma non posso dire di essermi trovato sistematicamente "corto". Z6, 24-70/4S @24mm, 1/60 f11 ISO 100. Piuttosto sarebbe bello avere su qualcosa di più corto. Ho il 14-24 nello zaino con il suo FTZ. Ma ha iniziato a nevicare con una certa insistenza e non mi sento di montarlo. Due i motivi: ho paura di sporcare il sensore con un fiocco di neve, ma ho ancora di più la certezza che la lente frontale del 14-24 mi farebbe diventare matto sporcandosi, quella si, in continuazione. E qui mi sono rafforzato l'idea di dedicare la giornata a capire bene la coppia Z6 e 24-70/4S. Dico subito che, i due, formano un'ottima coppia, leggera, maneggevole ed adeguata. Adeguata perché tra i 24mm - che per le mie abitudini sono i primi passi in area grandangolare - ed i 70mm - primi passi in zona tele, ricadono la maggior parte delle immagini che mi stanno venendo in mente. Anche se, per non tagliare questi due bei larici, ho dovuto fare diversi passi indietro. Ma l'avrei fatto comunque per non far "sparire" lo sfondo usando una focale ancora più corta. Z6, 24-70/4S @45mm, 1/50 f11 ISO 100. Ormai sta nevicando veramente forte. Lo scenario è sempre più bello ed in breve arrivo al lago bianco. Che è questo.... Z6, 24-70/4S @24mm, 1/80 f11 ISO 100. Qui i più attenti noteranno qualcosa. No? beh, guardate gli angoli ed i bordi del lato corto. Non vi sembrano più azzurri rispetto al centro dell'immagine? A me si. Non tantissimo ma apprezzabilmente. La lentina di Lightroom, puntata al centro, mi dice che i valori dei canali RGB sono 97,7 - 97,9 - 97,8, cioè più o meno bianco. Apro una parentesi: tutti i bilanciamenti del bianco sono rifatti verso un bianco neutro ottenuto per questa immagine con Temp 6400 e Tint -2. A fronte di un WB scelto in "auto" dalla Z6 di rispettivamente 5750 e -2, che per il mio gusto è un po' troppo blu, contro un valore "standard" daylight di 5.500 e +10, decisamente troppo blu e troppo magenta. Ma sono scelte artistiche, e, per il mio gusto, il valore giusto è per una resa della neve bianca. MA..... e gli angoli ed i bordi? beh, il centro come detto è neutro. Gli angoli no. E se in centro ho RGB 97,7 - 97,9 - 97,8, nell'angolo in basso a SX ho 94,2 - 95,0 e 96,9. Appunto: blu. Personalmente non ho nessuna spiegazione se non l'effetto collaterale della correzione automatica della evidentemente significativa vignettatura di questo 24-70/4S, anche a f11. Non è così impattante, una curiosità più che altro. Ma non avevo mai visto prima una cosa del genere e per questo ho voluto parlarne. Sarebbe interessante provare se il più professionale 24-70/2.8 produce lo stesso effetto, ma è giusto un interesse accademico. Io sono sicuro di no, e comunque non è così importante. Purtroppo non ho immagini con diaframma molto aperto per capire se questi pochi punti percentuali assumono valori molto più pronunciati a tutta apertura. Tornando alle immagini, questa una vista più ravvicinata del bordo del lago.... Z6, 24-70/4S @58mm, 1/80 f11 ISO 100. .... senza bordi azzurri, ma a 58mm! Tra le due immagini solo pochi passi di differenza, e la chiusura dell'inquadratura ottenuta con lo zoom. Escludo che sia cambiata la luce. Il lago non è ancora del tutto ghiacciato. Ma è questione di poco, secondo me. Su tutto, ben più di un metro di neve. Z6, 24-70/4S @41mm, 1/80 f11 ISO 100. Ancora 24mm ed i bordi che ritornano azzurrini (ma meno di prima, la messa a fuoco è molto più lontana). Z6, 24-70/4S @24mm, 1/80 f11 ISO 100. Z6, 24-70/4S @59mm, 1/125 f11 ISO 100. Z6, 24-70/4S @43mm, 1/125 f11 ISO 100. Scendendo ritrovo le bande del lago Muffè, che sarebbe a sinistra, tutto coperto dalla neve così abbondante da creare quasi un manto continuo con il tetto della parte più bassa della costruzione. Z6, 24-70/4S @41mm, 1/60 f11 ISO 100. Z6, 24-70/4S @41mm, 1/60 f11 ISO 100. Incredibile la struttura di questo larice, una vera scultura della natura: Z6, 24-70/4S @44mm, 1/60 f11 ISO 100. Ancora l'alpeggio.... Z6, 24-70/4S @70mm, 1/60 f11 ISO 100. Z6, 24-70/4S @24mm, 1/25 f8 ISO 100. Z6, 24-70/4S @24mm, 1/25 f8 ISO 100. Parlavo in premessa di un paio di problemi, oltre a quello sulla coerenza cromatica dei bordi di alcune immagini. Il primo è riferito alla problematica manovrabilità della Z6 indossando i guanti, cosa che è prevedibile o nota da sempre ed è l'effetto della impostazione di Nikon - ma anche degli altri costruttori di ML - che ha voluto costruire i corpi, ed in conseguenza i comandi, così piccoli. Il secondo, che non avevo previsto, è provocato dalla neve, che cadendo sul sensore che rileva l'accostamento del viso all'oculare impedisce l'accensione dello schermo. E quindi, succede che agendo sul tasto che richiama l'immagine scattata a monitor, questa venga presentata nell'oculare. A chi avesse bisogno di risolvere il problema ricordo molto semplicemente che è possibile configurare la macchina per disattivare il sensore e presentare comunque l'immagine sullo schermo anche se il sensore riporta che l'EVF è accostato all'occhio del fotografo. Chiudo con alcuni consigli a chi volesse per la prima volta accostarsi a giornate fotografiche di questo tipo: - portate con voi una pezza in microfibra di buone dimensioni, un 30x30. Io uso dei panni in questo materiale pensati per la pulizia di casa. Sono estremamente utili per asciugare l'oculare, il monitor e anche la lente frontale dell'ottica quando i fiocchi di neve si ci fermano sopra. - usate sempre il paraluce, che è la prima e più importante protezione della lente frontale; quando non scattate mettete sempre il tappo. Questo accorgimento vi evita di spuntinare le fotografie dalle macchie della neve. - tenete al riparo la macchina con un sacchetto o un asciugamani tutto il tempo in cui non la usate. Ma non siate spaventati dal bagnarla per la neve. La neve non è pioggia, contiene molta più aria che acqua! e, soprattuto se è freddo, non si scioglie e quindi nella pratica quasi non bagna nulla. - Quando tornate a casa non esponete l'attrezzatura al caldo. La condensa, quella si, è pericolosa perché si forma nelle parti interne di macchina ed ottiche! Io faccio così: metto tutto in un sacchetto ben chiuso, prima di entrare in casa, e lascio tutto nello zaino, tirandolo fuori solo dopo molte ore. Il sacchetto serve a far si che l'attrezzatura fredda non entri in contatto con l'aria calda e umida provocando la condensa. Sono cose che ho imparato con l'esperienza, fotografando in queste situazioni qui: Iphone X, 4mm, 1/900 f1.8 ISO 20 Quindi, in sintesi. PRO: - La coppia Z6 e 24-70/4S è molto leggera e prestazionale. La definisco quasi una combinazione ideale per il fotografo che si dedichi ad escursioni impegnative e voglia portare a casa immagini di elevata qualità tecnica. - Molto ben implementata a mirino la livella elettronica, che aiuta ad avere orizzonti perfetti anche lavorando a mano libera ed in equilibrio su terreno instabile. - AFS pinpoint perfetto, preciso e sicuro anche sotto una forte nevicata. - Qualità complessiva del file, sui 24mpix, molto molto elevata. Più che adeguata per fantastiche stampe di qualsiasi dimensione casalinga (fino A2). CONTRO: - Limitata ma visibile incoerenza cromatica nei bordi delle immagini riprese, anche con diaframmi chiusi, in posizione grandangolare, soprattutto se con distanza di messa a fuoco abbastanza vicina. - Qualche problema sul sensore di riconoscimento automatico che porta l'immagine dal monitor allo EVF (risolvibile semplicemente configurando in modalità manuale il comando; credo sia un problema non risolvibile per tutte queste macchine). - Scarsa manovrabilità dei comandi indossando i guanti, al punto che spesso ho dovuto togliere il guanto destro per manovrarli. Massimo per Nikonland 7/12/2019
  15. 14 points
    16 giugno 2020. Sono assente da Nikonland da parecchie settimane. Come tutti voi sono stato frenato dal lockdown la cui fine, purtroppo, è coincisa con l'inizio del mio periodo di letargo fotografico per via delle condizioni di luce che per tutta l'estate non sono esattamente il meglio che un fotografo vorrebbe. Per diversi giorni ho cercato un argomento buono per popolare il mio blog e alla fine l'ho trovato. Piuttosto ostico e capirete perchè. Diciamo il classico passo più lungo della gamba, ma è difficile scrollarsi di dosso un'idea quando arriva. Si parla di un'opera architettonica dimenticata da molti, quella che viene definita la Cupola di Antonioni, disegnata dall'architetto Dante Bini nel 1969 e realizzata a Costa Paradiso, a margine di un agglomerato residenziale d'élite, appunto per Michelangelo Antonioni. In realtà le cupole sono due, una più piccola. Ma la proprietà venne divisa e la più piccola, in seguito, ceduta. Come dicevo l'argomento è ostico perchè entrare nel merito delle filosofie di progettazione applicata di certi geni dell'architettura Made in Italy è per me estremamente complicato. Ma sono rimasto talmente affascinato da quest'opera che devo assolutamente sforzarmi di scrivere questo pezzo evitando il più possibile di scrivere stupidaggini. L'opera in sé richiama costruzioni già presenti in Italia, sin dal primo dopoguerra, esattamente a Milano, le famose case Igloo della Maggiolina. Diversa è la tecnica di costruzione: nel caso della Maggiolina le case Igloo erano costruite in mattoni e sorrette da losanghe in acciaio. Mentre la cupola costruita da Bini sfrutta una tecnica realizzativa da egli stesso ideata e denominata Binishell che consiste in un'unica colata di calcestruzzo su una forma d'aria sollevata a pressione (sostanzialmente forme prerealizzate e gonfiate ad aria). Facile oggi a dirsi e farsi, assolutamente geniale nel 1969. Ma Dante Bini (classe 1932) era e continua ad essere un visionario. Oggi viene definito l'architetto delle piramidi e un motivo c'è: ha ideato la più colossale opera architettonica mai pensata e realizzata dall'uomo, quella che viene definita Piramide di Tokyo, un'immensa struttura a forma di piramide, appunto, alta 2.004 metri, sorretta da nanotubi in carbonio e in grado di accogliere 1.000.000 di persone che _ se realizzata _ avrà un costo di 554 miliardi di euro, inizio lavori nel 2030, fine lavori nel 2110. La Cupola di Antonioni Il primo impatto con questo incredibile manufatto produce un certo disappunto. Sembra uno sfregio ambientale insanabile, su un costone di roccia e vegetazione che precipita in acqua, già largamente degradato dalla presenza di centinaia di villette che si affacciano su un mare invivibile, esposto a tutti i venti del quadrante occidentale. Incomprensibile. La cupola è fortemente degradata e in stato di abbandono, i segni del tempo sono largamente visibili. Sorprende subito il corridoio sospeso che porta all'ingresso. Ed è in questo momento che questo manufatto esercita tutto il suo fascino e riesco ad immaginare la casa del futuro, una cupola completamente rivestita di pannelli solari, una superficie inattaccabile dall'acqua che non ristagna sul tetto ma scivola per gravità; resistente al vento che, per quanto forte, non può far altro che scorrergli attorno. Interessante la seduta a destra dell'ingresso ricavata da un blocco di granito e la singolare finestra La curiosità cresce e scendo pochi scalini che mi conducono dabbasso, dove intravedo una porta aperta... ... la oltrepasso e mi ritrovo in un incredibile open space, una zona giorno piuttosto ampia e perfettamente illuminata. Ma come è possibile illuminare ciò che a prima vista appare come un bunker impenetrabile persino ai fotoni? Le soluzioni sono semplici ed estremamente efficaci: un'enorme vetrata che segue la curvatura della cupola e un "oculo" centrale che proietta dentro la luce del sole. Tanto basta. L'oculo non ha mai avuto un vetro, si capisce perfettamente. E perpendicolarmente ad esso è posizionato un piccolissimo giardino che quando piove viene innaffiato naturalmente. Molto difficile fotografarli assieme e mostrarli. Credetemi, è stata l'unica volta in vita nella quale ho desiderato di avere un decentrabile montato sulla baionetta. .. Forme inimmaginabili, luci e ombre che si fondono e talvolta creano contrasti netti. Pavimenti e scalinate basse, irregolari rigorosamente in pietra e il movimento creato sulla parete circolare dall'intonaco, anch'esso irregolare, volutamente steso con la spatola (ho tirato un po' la struttura perchè risaltasse) e in grado di generare movimento perchè un'unica parete liscia diversamente diventerebbe terribilmente occlusiva e claustrofobica. Trovo che l'architettura talvolta diventi l'arte dei particolari dove niente deve sfuggire. Michelangelo Antonioni la commissionò come rifugio per se e per Monica Vitti. E Dante Bini fece un lavoro eccellente, ahimé curandosi poco dell'ambiente circostante. Ciononostante ritengo che debba essere recuperata. Come dicevo, il Fondo Ambiente Italiano sta cercando di acquisirla e restaurarla. Sicuramente è un'opera di grande valore architettonico e anche storico. Mi auguro che il FAI riesca ad ottenere i finanziamenti necessari. D'altronde, a vedere in che stato versa, non credo che gli eredi Antonioni (se ne esistono, non so) interessi qualcosa. Perchè il Bianco e Nero Perchè gli Anni Sessanta facevano tanto Nikon F e scatti in b/n con forti contrasti. Un po' di nostalgica immaginazione non guasta mai. E poi credo che luci e ombre generate dalla matita di un architetto risaltino meglio col monocromatico. Invece le curve un po' esasperate sono opera mia (potete dissentire liberamente, ci mancherebbe) Conto di ritornarci perchè ho la sensazione di non aver finito il lavoro. Qualche volta mi capita. Buona visione a tutti Un pezzo appropriato mi pare Time Machine di Devon Allman ------------ Tutte le immagini sono realizzate con Nikon D7100 e Tamron 17-50 f.2,8 in luce ambiente. Copyright Enrico Floris per Nikonland
  16. 14 points
    Onestamente è una faccenda che mi tocca poco, per me la Fotografia Naturalistica è opportunità di incontri e non attività di "caccia al risultato”, non ho smania di fotografare questa o quella specie in particolare, ho invece appetito, insaziabile, per i brividi della scoperta. L'incontro con un selvatico o con un paesaggio mozzafiato, lo lego più al caso che ad una severa pianificazione, una questione di <P> probabilità. Pur operando per massimizzarla, non ho mai agito affinché quel numero <P> diventasse pari ad 1, valore a cui, insegnano i matematici, corrisponde il significato di <Certezza>. L'incontro è per me deve essere Sorpresa e se non lo fosse credo perderei il piacere di esercitare questo genere di fotografia. Strada poderale del Nivolet, Valsavarenche - Dicembre. Non è così per tutti, lo so bene, e non è mia volontà giudicare comportamenti differenti dal mio, bollarli come anti-etici od altro, no vorrei solo riflettere su cosa spinga tanti fotografi naturalisti ad una deriva che non riesco a condividere. E’ assolutamente corretto e ragionevole che un fotografo persegua il traguardo che si prefigge, se lo scopo è quello di una bella foto, nulla di male a far qualsiasi cosa per ottenerla, certamente restando nei necessari limiti di correttezza e legalità. Su cosa sia - deontologicamente - lecito o illecito si sono spesi fiumi di parole. Non parlo delle pratiche che vanno a ledere le altre forme di vita, do per scontato che nessun fotografo, nel 2020, possa anche solo concepirle. Il fatto è che il concetto di “legalità”, per i fotografi della natura del terzo millennio, è diventato più articolato ed identifica come reato principe, uno solo: l’Inganno. Rospi nel loro ambiente, e io con loro, Val Sesia - Marzo. Ingannare significa far credere al lettore di guardare qualcosa non per quello che è, ma per quello che, chi l’ha ritratta, vorrebbe che fosse. Ma questo, si deve osservare, è alla base della creazione fotografica, una verità assoluta, e se non fosse così smetteremmo tutti di fotografare. L’equazione allora non torna, esiste un’evidente contraddizione, ed in termini analitici non se ne esce. La fotografia Naturalistica, ultima area di applicazione fotografica ancora vivida e feconda, deve trascinarsi appresso questo fardello di incongruenza, ci deve convivere. Come con un male incurabile da contenere, prima che mangi tutto e distrugga l’anima sana, la fotografia Naturalistica si interroga e si ridefinisce in continuo per limitare, strizzare, comprimere il suo male, l’Inganno. Questo spiega perché i fotografi naturalisti sono abbastanza tignosi: se li prendi per il culo una volta se la legano al dito per sempre. Sono così perché hanno misurato per il lungo la fatica, gli sforzi e la dedizione necessaria per registrare la natura, quella del picchio verde che ti concede un solo lampo giallo tra un ramo e l’altro. Per quanto mi riguarda sono e resto un fotografo casuale, vivo in una terra esausta che offre poco alla natura, dove le inquadrature non si scelgono, ma si cercano. Perciò non inseguo, ma indago ed ogni incontro è una festa. A causa di questa mia de-formazione sono piuttosto sensibile ai "perculamenti": per quelli come me, chi inganna parlando la mia stessa lingua è degno di scomparire dall'orizzonte, senza appello. Spaventati e lontani, campagna novarese e vercellese- Marzo Aprile e Agosto. Raccontare una bugia può far così tanto danno? Si, se si fotografa la Natura. Fa danno alla Natura in prima battuta e poi guasta gli altri fotografi che si sono innamorati di questa pratica affascinante. Il danno alla natura è presto detto: fotografare stretto stretto lo splendido martin pescatore, documentarne l’esistenza sul fiume Lambro non allontana lo squallore a cui, tutt’ora, è ridotto quel torrente (ed altri di casa nostra). Ma a guardare il Martino vien da pensare che poi, tutto sommato, ‘sto Lambro non può esser messo così male. Deduzione logica se si estrae, scollegandola, la forma dal suo contenitore. Ed ecco allora le carrellate di immagini, gli album delle figurine di animali, che sul web si sprecano, raccolte di forme e colori bellissime, di un mondo che … chissà dov’è. Antropocene è il nome da dare allo strato geologico che stiamo accumulando Fiume Sesia - Agosto. Poi c’è il danno nella testa dei fotografi. Questo è variabile, funzione della personalità di ciascuno, ma vede una base comune nel tentativo di ripetere quello specifico risultato. “Questa foto mi piace tantissimo, voglio riuscirci anche io”, quante volte ce lo siamo detto. E’, tutto sommato, un sentimento virtuoso purché il risultato anelato sia oggettivamente raggiungibile. Lo sappiamo che la quantità di tempo investito è il primo carburante e con la preparazione sia tecnica che scientifica sono condizioni necessarie, ma ahimè mai sufficiente a garantire il conseguimento dello scopo. I più acuti arguiscono che qualcosa non torna, che manca un componente. La Fortuna? Può essere, ma talvolta c’è altro. Osservare gli Orsi russi, non si improvvisa occorre appoggiarsi a chi da decenni ha pianificato il "set" . Carelia finlandese - Agosto Foto del gruppo senza e con Stambecco, Valsavarenche - Febbraio. Non sto parlando di massimi sistemi, sto ragionando su pratiche decisamente diffuse. Prendiamo un fatto eclatante, solo l’ultimo che mi viene in mente, che riguarda un concorso internazionale. Devo ammettere che i concorsi sono un palco su cui possono andare in scena da piccole innocenti truffe ad autentiche vigliaccate. Riconoscerle non è facile, serve una certa consuetudine con i soggetti inquadrati, altre volte sono necessarie indagini degne di Maigret. Sul caso del WPOY 2017, che vide vittorioso e poi radiato a vita il fotografo del formichiere notturno - impagliato - (!), ho avuto l'opportunità di domandare ad un membro di quella giuria, cosa diavolo avesse spinto un bravo fotografo a compiere un inganno così patetico. La risposta mi ha sorpreso e deluso allo stesso tempo: "si tratta di persona ricca e facoltosa, è solo debolezza dell'animo umano". Debolezza, è cedere alla ragione della vanità, e la vanità è una brutta bestia, nessuno ne è esente, soprattutto chi fotografa e ama le sue fotografie, ma ingannare, truffare? Son cose che accadono tutti i giorni anche ben lontano dai concorsi internazionali. Nel febbraio del 2019 con l’amico Paolo abbiamo visitato l’alta Valsavarenche. E’ un luogo particolare che, specialmente in inverno, consente agli “scoppiati” come noi di assaporare l’alta montagna e di incrociare camosci e stambecchi, perché sono loro a scendere verso valle. Ma non sapevamo della Volpe. La Volpe di Pont elemosina qualche stuzzichino nel parcheggio del rifugio. Si presenta di primo mattino a mendicare tra le automobili. Quella mattina Paolo ed io abbiamo scoperto che è cosa nota, tanto che alcuni fotografi si presentano preparati, un bocconcino al volo di carne surgelata e la volpe è ben disposta a farsi riprendere in mezzo alla neve croccante. Splendidi ritratti di volpe tra sbuffi di neve da caricare in qualche forum e chissà, forse, aprendo una rivista, troveremo un bel paginone con il faccione peloso che ti guarda dritto negli occhi. Quella foto io non ve la posso mostrare, ma vi mostro altro, cioè quello che più mi ha “colpito”. Per il lettore, per chi guarderà quei ritratti (non le mie foto), sarà lecito immaginare che al Gran Paradiso, in pieno inverno, camminando sui suoi sentieri, sia possibile incontrare il piccolo cane rosso; eh no, non è così, al più cercatelo fuori della porta della cucina del rifugio. Ma tornando ai fotografi e alle loro foto, sbaglia chi giudica male, alla fin fine queste persone non hanno commesso nulla di grave, non hanno arrecato danno all'animale (anzi) e nemmeno all'ambiente, hanno solo perseguito il loro lecito e meritevole desiderio di ritrarre l’opportunista predatore, come, altrimenti, è pressoché impossibile. Com'è allora che a vedere una foto di quel tipo e sapendo quel che ci sta dietro, magari non mi sento proprio “perculato”, ma mi si sciupa parecchio la poesia? Forse vale solo per me (e Paolo che mi ha trascinato via), non son sicuro, ma ecco qui scodellato tutto il paradosso tra la necessaria libertà di espressione ed il valore del contenuto veicolato. Ho scritto con fatica (tanta) queste quattro righe perché da tempo, ormai, mi arrovello della fotografia nel suo uso, presente e futuro, più che dell’aspetto strettamente tecnico legato alla ripresa. Il momento è particolare, anche al netto della Pandemia, siamo in fase di stallo verso un cambiamento sia della ripresa fotografica che della fruizione delle immagini. Comunque vada questi ragionamenti sono e saranno da affrontare, non risolvere, ma quantomeno da prendere in coscienza. Valerio Brustia - Nikonland 2020
  17. 14 points
    Tre sessioni fotografiche consecutive. Stessa modella. Corredo esclusivamente Nikon Z. Protagonisti : - Silvia from Latvia - Nikon Z6 con battery pack Nikon MB-N10 e due Nikon EN-EL15b - Nikon Z7 con Small Rig - 4xLexar XQD 2933x da 128 GB l'una - Nikon 24-70/2.8 S giunto per l'occasione - Nikon 24-70/4 S - Nikon 85/1.8 S - Nikon 105/1.4E "The Legend" su Nikon FTZ - Sigma 35mm f/1.2 Art su Techart TZE-01 - luci led Godox con o senza soft-box 26.941 scatti dei quali, i pochissimi, da buttare, dovuti alle incertezze di autofocus indotte dall'adattatore cinese per obiettivi attacco Sony su Nikon. Uno sfizio che ho voluto provare perchè ... con l'attacco Z noi possiamo montare tutto, grazie al tiraggio più corto che ci sia. Ma 26.941 scatti, 821 gigabyte di file RAW Una quantità esagerata di materiale fotografico. Indotto dalle qualità del soggetto, certo, ma soprattutto dalla facilità di impiego delle mie Z. In nessun istante, nemmeno il più impegnativo (e sono state oltre 10 ore di lavoro, oltre agli spostamenti, i viaggi etc.), ho desiderato una qualsiasi delle reflex che ho posseduto nella mia vita (tante, troppe, tutte Nikon) al posto di una di queste Z. In qualche momento ho invece desiderato le tanto agognate Nikon Z di fascia professionale. Più potenti e prestanti, più comode, più efficienti di queste. Pensando con sgomento ai tagli di hard disk che dovrò comprare, quando arriveranno e le potrò utilizzare come piace a me. Silvia, in luce disponibile in ambiente in una giornata di cielo coperto, in interni. Nikon Z7, Nikon 105/1.4E ad f/1.4, 1/250'', ISO 320, manuale, messa a fuoco automatica con eye-AF. L'otturatore Elettronico Silvia è bellissima. E' molto espressiva, duttile, si presta a recitare per me. Ma la quantità di foto "perfette" o quasi che ho potuto ottenere in questa circostanza, è oltre il triplo del mio precedente record con la modella della mia vita, 3 anni fa. Una vera donna, matura, colta, intelligente e sensibile (Silvia si farà ma è ancora molto giovane). Quella volta avevo D5 e D810, quella volta. E i fuori fuoco, i mossi, si sono sprecati. Ma soprattutto è mancata un pò di quella intimità ... quella mancanza di barriere tra noi, a causa del click-clack forsennato delle mie reflex. Oggi con le Z io cerco di scattare sempre in otturatore elettronico, dopo un piccolo test di adattamento delle modelle. E quindi le incoraggio ad essere naturali a posare il meno possibile in modo statico ma cercando invece di muoversi liberamente nella scena, stando in luce. Sono io che seguo loro e non loro che seguono me. Io inquadro soltanto, scattando per lo più a raffica 5 scatti al secondo, controllo a mirino ogni parametro sapendo che la foto risultante sarà al 99% identica a quanto sto vedendo. Per il resto, sorrido, faccio battute, le faccio ridere o stare serie. Allungo una mano per indirizzarle. Mi sposto per prenderle meglio. Le modelle non sanno quanto sto scattando, non sono distratte da quel rumore incessante. Non si sentono tese in attesa del prossimo click. E' come se fossero sul set di un film, ma senza l'obbligo di aspettare la battuta o il ciak. Lo stabilizzatore integrato Quando ci si prende l'abitudine si da per scontato. Io normalmente scatto con tempi di sicurezza. Ma aver ogni obiettivo stabilizzato è una pacchia. Perchè questo consente anche di scendere al di sotto dei tempi normali ed usare il mosso creativo di ciò che si muove, lasciando il resto ragionevolmente fermo. Una parte della grandissima nitidezza delle foto con le Z secondo me deriva dal fantastico stabilizzatore integrato. Nikon Z7 a 35mm, f/1.2. Avremo un 35mm f/1.2 come questo da Nikon ? Speriamo ! Gli obiettivi Nikkor Z Ogni Nikkor Z è una straordinaria sorpresa. Anche se ne abbiano sinora relativamente pochi, ogni nuovo obiettivo per Z si dimostra superiore in tutto ai precedenti per Nikon Z. Nitidezza esagerata, difetti ottici ben corretti o comunque corretti via software automaticamente. Coerenza di prestazioni tra loro e comunque - benchè sinora siano per lo più di primo equipaggiamento, f/4 ed f/1.8 - già con una rampa di scalabilità di prestazioni evidente. Ne è prova l'eccezionale Nikkor 24-70/2.8 S che ho dovuto comperare ad ogni costo, sebbene io in passato non abbia mai apprezzato granchè i 24-70 in generale. Mentre oggi ne ho addirittura due, che scelgo a seconda delle circostanze. Nikon Z6 con Nikkor 85/1.8 S ad f/1.8, ISO 125. Questo 85mm si permette di essere delicato quando ci vuole, come in questa occasione, forte e deciso, quando è necessario. La duttilità di impiego e la totale relazione con i corpi macchina per cui sono stati progettati, consente risultati sempre superiori alle attese, le cui potenzialità devono essere apprese per potersene servire al meglio. Perchè alla prova dei fatti, permettono di osare cose che per convenzione abbiamo sempre evitato, attenendoci alle regole. Oggi invece si può andare oltre, mettendo la creatività al primo posto. Nikon Z6 e 24-70/4 S a 35mm, f/4, ISO 640 Ma l'altra sorpresa è constatare ogni volta quanto i migliori (i migliori, non tutti !) Nikkor F rendano al meglio con le Nikon Z. Nikon Z7 con 105mm f/1.4 E. Il 105/1.4E è la conferma di questo assunto. Non solo sono scomparse del tutto le aberrazioni cromatiche assiali che ne affliggono la resa con la D850 (qui corrette automaticamente) ma la libertà di messa a fuoco a tutto schermo lo hanno reso uno strumento 100 volte più duttile. Qui mi sono mosso per lasciare Silvia completamente a destra avendo intanto tutto lo sfuocato sull'altro lato. Ebbene l'occhio più prossimo è a fuoco, nonostante la pupilla sia solo parzialmente visibile. Siamo ben lontani dal campo inquadrabile con una reflex, pur a costo di un continuo movimento del joistick per la messa a punto della MAF. L'EYE-AF automatico Sebbene sia ancora di prima generazione e (molto perfettibile) a pena di fare un pò più di scatti del solito, si ottengono già grandi risultati. Con il vantaggio di essere del tutto svincolati dall'inseguire il soggetto mentre si muove, lasciando sia ad esso che a noi la piena libertà operativa e compositiva. Nikon Z6 con Nikkor 24-70/2.8 S a 35mm, Fuori nevica, dentro c'è caldo. Nonostante i nostri occhi siano naturalmente attirati dal primo piano, l'EYE-AF ha correttamente tenuto illuminato l'occhio più prossimo, nonostante in questo scatto sia semi-chiuso e il viso rivolto altrove. A mano questo scatto sarebbe stato completamente differente. Ma soprattutto difficilmente avrei potuto fare le altre centinaia di scatti, tutti corretti, prima e dopo questo. Nikon Z6 e Nikkor 24-70/2.8 S a 24mm, ISO 1250 lo stesso in quest'altro scatto, ravvicinatissimo, dentro la mia auto di servizio (non certo una Rolls Royce di 6 metri), con il viso a pochi decimetri dalla lente anteriore del mio Nikkor ma sempre l'occhio inseguito e mantenuto a fuoco dalla macchina, nonostante la fronte della modella di 180cm sfiori l'imperiale e sia là dove nessuna reflex saprebbe seguirla ... La previsualizzazione a mirino (di esposizione, staratura, picture control applicato ed ogni parametro di scatto) Nikon Z7 con Nikkor 105/1.4E con un filo di luce, AF sull'occhio nonostante io sia distratto dal ... cioccolato ! La capacità di simulazione dello scatto come sarà già durante la ripresa, ci permette una libertà totale di composizione anche della luce. Potremo fare la foto perfettamente esposta se lo vogliamo. Oppure potremo sovra o sottoesporre creativamente a seconda del nostro estro, della situazione, della luce, del soggetto. Nikon Z6 e Nikkor Z 24-70/2.8S a 70mm, f2/.8, ISO 1250 Con un filo di luce, proveniente dalla finestra distante nel tardo pomeriggio di dicembre e nonostante la luce gialla dell'abat-jour, insufficiente a caratterizzare altro che là. La possibilità di vedere in tempo reale l'istogramma per poter vedere l'eventuale intervento in correzione, al di là di ogni singola modalità esposimetrica impostata per me è impagabile. Il mirino è già tanto fedele che un terzo di stop fa la differenza. E le foto vengono esattamente come le stiamo vedendo. Con in più anche il vantaggio che si vedranno esattamente così anche in corso di sviluppo nel nostro ambiente software usuale, secondo le regolazioni da noi impostate in ripresa. E' un cambio di marcia epocale. Da cui poi non si può più tornare indietro. Conclusioni (per ora) Ho puntualizzato solo alcune delle più interessanti potenzialità delle nostre Z. Che sono una realtà già consolidata, non promesse campate per aria. Se può essere un dato di fatto - che non voglio passi per asseverante - in un anno con la Z7 e in meno di sei mesi con la Z6 ho accumlato qualcosa come 210.000 scatti. Nello stesso periodo, con le mie reflex, nemmeno 20.000. Con il risultato che ho venduto per inutilizzo la pur fantastica D850. Ed ho tenuto la D5 solo perchè una reflex ci vuole. Ma che sarà relegata là solo dove una Nikon Z non può fare la differenza o dove mi servono le specificità della D5. Capirete quanto poco mi appassioni l'imminenza della D6 mentre sia attratto assolutamente dalle prossime Nikon Z finalmente professionali. Non che queste non sia già adeguate. Le loro capacità soverchiano quelle di molti fotografi e voi che le usate ogni giorno potete aggiungere nei commenti tutte quelle peculiarità che ve le fanno amare più delle vostre reflex (l'assenza di vibrazioni, i sensori allo stato dell'arte, la chiarezza del mirino anche al buio, la fedeltà del display posteriore, il video, il peso e il volume contenuto, etc. etc. etc.). Ma certo una volta che se ne sono assaggiate le possibilità si vorrebbe che queste fossero estese e potenziate. Sono sicuro che Nikon già sta lavorando alla prossima .... D3/D5 mirrorless. Nell'attesa io penso che consumerò gli otturatori delle mie Z6 e Z7 provando con curiosità ogni obiettivo Z che uscirà ed imparando ad usarle meglio per essere ancora più pronto per le svolte future. Ma voi tutte queste cose le sapete, perchè già vi godete la vostra Nikon Z. Oppure c'è ancora qualche cavernicolo la fuori che ci sta riflettendo sopra ? Real-man use only reflex ? Certo : Io Tarzan, tu Jane. Intanto un sorriso della meravigliosa Silvia e l'album in cui sto caricando alcune centinaia di immagini riprese in questa occasione con le mie Z
  18. 14 points
    Il riferimento alla pellicola cult di John Milius non è per niente casuale... in effetti ieri era mercoledì. E io avevo voglia di provare la D500 sul campo che preferisce, lo sport. L'idea di scrivere questo blog, invece, già mi balenava per la mente da alcuni mesi, e i campionati FISW, che quest'anno non solo assegnavano i titoli italiani, ma decidevano le qualificazioni per Tokyo 2020 per la specialità shortboard, sono stati la giusta occasione. Galeotto è stato un libro, una classica lettura estiva dal titolo Giorni Selvaggi, scritto dal giornalista e scrittore americano, premio Pulitzer per i suoi servizi di guerra dalla Somalia, William Finnegan. Giorni Selvaggi è la sua storia, la sua vita. Una vita divisa da sempre tra il grande amore per la letteratura e la religione (perchè di questo si tratta) del surf. Una vera e propria folgorazione nata alle Hawaii quando ancora era un ragazzino. Un libro avventuroso, straordinario; un ritmo che non annoia, piuttosto incuriosisce. Finnegan (oggi 67enne) ha girato il mondo per oltre cinquant'anni cercando le onde più difficili da surfare, quelle che egli stesso definisce onde killer, che si infrangono con lo stesso fragore di due treni che si scontrano; racconta della sensazione di terrore assoluta che si prova a surfare un'onda veloce, alta dieci metri. Terrore che in una manciata di secondi si fonde con la gratificante euforia per averla surfata senza cadere. Stati d'animo contrastanti che “sparano” l'adrenalina a mille. Una vita fatta di passione, rischi e sacrifici, tirando a campare, nel suo girovagare, con i lavori più umili: cameriere, benzinaio, giardiniere e di tanto in tanto qualche articolo che le riviste di surf australiane pubblicano volentieri. Persino insegnante di storia nel Sud Africa dell'apartheid, in un college per ragazzi di colore. Più avanti, da giornalista e inviato di guerra non viaggiò mai senza la sua tavola da surf. In quegli anni affrontò persino le onde di El Salvador durante la guerra civile e della Somalia... un bersaglio perfetto. Troppo difficile però rinunciare alla gioia di surfare, quasi per esorcizzare quei momenti difficili, di drammatica sofferenza. Un surfista randagio che i giorni selvaggi li ha vissuti per davvero, affrontando onde che oggi non esistono più perchè il mare, nel suo incessante lavoro di erosione, modifica i fondali. E' geloso delle "sue" onde e sa che non potranno mai più ripetersi e nessuno potrà mai più surfarle. Il campo di gara era lo spot di Mini Capo, nei pressi di Mandriola. Al mio arrivo (intorno alle 11) gli atleti erano già in gara da un paio d'ore, sulla line up, alle prese con onde di circa 4 metri che arrivano in serie (swell) di 3, distanziate di circa 5 secondi. Vento di maestrale, oltre i 25 nodi, abbastanza destabilizzante quando si sta su una tavola piccola, leggera e difficile da controllare come la shortboard. Ma loro sono bravissimi e spettacolari, agili e veloci interpretano alla perfezione ogni minima increspatura sull'acqua. Lo spettacolo infinito di uno degli sport tra i più fotogenici in assoluto... e io mi diverto come un matto. E la D500 nelle mie mani è una scheggia, reattiva e infallibile, nonostate il vecchio 70-300 VR, ieri veramente alla frusta (in attesa che mi arrivi il 200-500). E non potrei scrivere niente di meglio di quanto è statoo scritto finora su Nikonland. Voglio solo pensare che siano le immagini a parlare. E qualche volta l'onda ha la meglio, il mare non si lascia addomesticare Come al solito, spero di aver fatto un lavoro almeno dignitoso. In ogni caso, per poche ore, mi sono divertito tanto. E leggete Giorni Selvaggi, ne vale davvero la pena. Pezzo consigliato, visto l'argomento: dal genio di Brian Wilson, Surf In Usa, Beach Boys
  19. 14 points
    L’arcipelago è ricco di insediamenti umani molto antichi: segno di una terra che ha radici antiche. E’ un paesaggio intimo dove ho trovato una atmosfera che non avevo mai vissuto prima. Col poco tempo a disposizione ci si è dovuti accontentare della parte sud tra Kirkwall e Stromness, ma è cerrto che ci si ritorna. Protagonista sempre la luce, con qualche difficoltà per la scelta. (aprite le foto) # 1 Verso le Orcadi # 2 passate le Churcill Barrier constuite dai prigionieri Italiani (trasferiti qui dalla Libia…) per inibire il passaggio degli U-Boat (1943) # 3 # 4 si arriva alla Italian Chappel a ricordo di quanto sopra # 5 # 6 verso Orphir # 7 Orphir # 8 # 9 # 10 #11 # 12 l’immancabile... # 13 Stromness, sembra deserta # 14 # 15 senza parole # 16 # 17 # 18 # 19 pietre erette di Stenness # 20 Kirkwall St. Magnus Cathedral # 21 Kirkwall il porto # 22 a pesca di granchi # 23 Ring of Brodgar, un isediamento che risale al Neolitico # 24 Ring of Brodgar, soltizio d'estate # 25 idem # 26 idem # 27 verso Hoy # 28 Hoy #29 # 30 Old Man of Hoy # 31 idem # 32 beccaccia marina (haematopus ostralegus) # 33 scambio di opinioni... Davvero poco il tempo. I paesaggi, ma anche la fauna, da sola, merita un viaggio. Da programmare prossimamente. Continua con l’ultima parte: Skye.
  20. 13 points
    ...aguzza l'ingegno. Se qualcuno di voi legge La Repubblica online forse lo sa già. Se no qui: https://www.repubblica.it/scienze/2020/07/02/news/e_italiana_la_piu_antica_pinna_dorsale_in_un_rettile-260764690/ C'è un reportage sulla mia ultima fatica scientifica (e come vedete ci sono foto fatte da me -sull'articolo scientifico ce ne sono di più- del tipo che faccio di solito, niente di poetico). Ego a parte, ne scrivo per fare un piccolo resoconto di una realizzazione abbastanza nuova per me, che magari molti di voi avrebbero fatto incredibilmente meglio, ma io ho dovuto mediare fra fretta terribile e qualità accettabile. Vabbè, abbiamo scoperto un Ittiosauro con residui di pelle che testimonia che queste bestie avevano uan pinna dorsale senza scheletro come i delfini, 50 milioni di anni prima di quanto si pensava. Nel frattempo in un museo stavano realizzando un modello 3D in scala proprio di questa specie di Ittiosauro, ed io ero il consulente scientifico. Ho seguito le varie fasi della realizzazione, dalla mesh ai vari rendering fino alla stampa 3d e la colorazione.- Qui fresco di stampa Il risultato finale eccolo: Il modello è opera della ditta Trilobite.it e le foto sono di Giampaolo di Silvestro, non lo scrivo per fare pubblicità ma perchè sono i credit dovuti. Verrà esposto al Museo dei Fossili di Besano e forse una copia anche Milano. Veniamo al dunque: In concomitanza con l'articolo scientifico avevamo pianificato una Press Release con tanto di comunicato ANSA ecc. Volevamo mostrare il modellino accanto allo scheletro, ma siccome al Museo di Milano non è ancora concesso fare assembramenti, si è pensato di metterne una foto a corredo del comunicato stampa, ma ... il modellino in foto sembrava troppo "giocattoloso" , meglio ambientarlo. Intanto che ci ragioniamo ci arriva la notizia che l'articolo (quello scientifico) sarebbe stato pubblicato di lì a brevissimo. Allora "il prof.- che -sa -qualcosa- di- fotografia" si è messo a trovare una soluzione, rapida, pur sapendo di grafica poco più di quanto sa di sanscrito. Allora vai con Photoshop, Prendo uno sfondo "free use", Inserisco una foto che riprende di tre quarti il modellino e la scontorno, Sovrappongo un fondo acquoso con un leggero gradiente, Sfumo leggermente la coda, Aggiungo dei riflessi sul dorso, Aumento la visibilità del catchlight nell'occhio Risultato: Foto del modellino di Giampaolo di Silvestro, grafica mia. Si poteva fare meglio? Senz'altro. Se non fosse stato dall'oggi al domani (per dire) mi sarei esercitato sui riflessi, ad esempio. Avrei anche messo delle bollicine. Pazienza, è piaciuto lo stesso. Il task era ambientare il modello che verrà esposto, altrimenti (avendo il tempo, che non c'era) sarei partito a disegnarlo da zero. Dimenticavo: l' animale vero era lungo 1m se vi interessa.
  21. 13 points
    Cosa ne pensate? La folaga ed il suo pulcino, entrambi a fuoco, sono offuscati dagli spruzzi sollevati dal bagno della folaga e dai tantissimi insetti svolazzanti, evidenziati dalla ripresa controluce. Nikon D5 + 5,6/500 PF ED F. 5,6 1/500 sec. ISO 560, mano libera Meglio ingrandire l'immagine.
  22. 13 points
    Background. La fotografia di natura presuppone l’uso di lunghe focali, l’appostamento da capanno fisso e l’arrangiamento della composizione gestendo le poche variabili disponibili. Ma io, sempre più spesso, trovo piacere nel godere del contatto con la natura e nel cercare immagini capaci di raccontare la situazione oltre che ritrarre il soggetto. È una trasformazione in atto da tempo nel mio modo di vedere e di fotografare. Per questo, sto sempre meno in capanno e sempre più giro per boschi, fiumi, monti ... e sempre più apprezzo viaggi all’estero immersivi nella natura piuttosto che indirizzati a ritrarre lo specifico animale. Un modo diverso di indirizzare le uscite, quindi, ma anche un modo diverso di “vedere” le immagini. C’è un facile trucco, che ho imparato casualmente tanti anni fa. Sostanzialmente è questo. Guarda quello che vuoi fotografare, chiudi gli occhi e riepiloga nella mente cosa ti ha colpito e cosa rende speciale quello che hai visto. Poi riapri gli occhi e concentra la tua fotografia nel ritrarlo, impostando composizione, diaframma, fuoco ecc.. per renderlo al meglio, includendo ciò che serve ed escludendo tutti gli elementi di disturbo. D5 su 180-400@400 1/1000 f4 ISO800, quando la neve inizia a sciogliersi gli stambecchi scendono molto in basso... D5 su 180-400@400 1/640 f4 ISO100 D5 su 180-400@500 1/1000 f5.6 ISO200 Bene, per fare un esempio, io sempre più, invece di “che bel camoscio” penso “fantastico quel camoscio in mezzo alla pietraia, piccolo piccolo sotto la montagna con quella cima aguzza”. Beh, così è molto enfatizzato, ma rende il senso. Ovviamente, sempre su quel binario, non vuol dire che non scatto più immagini “chiuse”. Ma che le apprezzo entrambe.Da quanto sopra, due forti spinte per valutare uno zoom prestazionale come il 180-400. Per capire, nella sostanza, se nella maggior parte delle situazioni in cui fotografo – in Italia e all’estero, da capanno e in esplorazione – possa essere effettivamente più adatta questa meraviglia piuttosto che la coppia fatta da 500/4E FL e 70-200/2.8E FL o 80-400/5.6G (uno o l’altro a seconda dei casi, ma questa è un’altra storia – il test del 80-400G lo trovate qui). Ma la mia storia di fotografo di natura inizia parecchi anni fa: il mio primo supertele fu proprio il 200-400/4 AF-S VR. Non ci siamo mai amati, l’ho sostituito dopo poco con il 300 2.8 ed i moltiplicatori…. Ma poi, visto cosa ci faceva Unterthiner, giusto per citare qualcuno proprio bravo, lo ricomprai…. Per confermare che non ci amavamo e cambiarlo con il 500/4. Ma era il 2008! Capirete quindi come il prezzo molto elevato e questi precedenti mi abbiano reso incerto e fatto cercare innanzitutto la possibilità di una prova. Prova che Nital e Mauro, ringrazio moltissimo entrambi, hanno reso possibile in questi mesi e della quale racconto con piacere qui su Nikonland. Com’è fisicamente. Parlavo di supertele, il 180-400/4E FL rientra a pieno titolo in questa definizione. Meccanicamente è costruito in maniera eccellente, come potete vedere dalle ottime immagini che Mauro ha realizzato durante l’unboxing. Io non so fare niente di neanche lontanamente così bello, ma è questo. Però vi faccio vedere com’è rispetto agli obbiettivi che ho citato poc'anzi. Il 70-200/2.8E FL, evidentemente, appartiene ad altra categoria ed è nel gruppo solo per dare un’idea. L’80-400/5.6G è qui per far capire che c’è 400 e 400, e che la ricerca della qualità ed uno stop in più di luce cambiano completamente i progetti ottici. Il 180-400 è il secondo da sinistra. Vedete che è poco più piccolo del 500/4; L'80-400 a 80 Il peso è importante, 3840gr sulla mia bilancia (con paraluce e piastra ARCA). Mentre il 500/4E FL pesa “solo” 3410gr (quindi 430gr in meno!), l’80-400/5.6G 1610gr ed il 70-200/2.8E FL 1460gr. Tutto trasuda qualità ed eccellenza meccanica e ottica, le ghiere sono perfette. Il moltiplicatore built-in semplicemente geniale. 80-400 a 400 E le lenti frontali Come si confrontano quei 4. Le foto ai muri di mattoni o alle mire ottiche non sono il mio forte, ma ho chiesto ad una vecchia amica di farmi da modella, per dare un’idea. Giusto un’idea di quali sono le differenze in nitidezza, vicino al centro del fotogramma, ma è fondamentale tenere conto che questo è solo uno dei parametri da valutare e, spesso, nemmeno il più importante nella resa complessiva dell’immagine. Per me sono più importanti il micro contrasto, le transizioni tra zone a fuoco e fuori fuoco, la resa nelle diverse condizioni di luce. Ma c’è molto "rumore" in giro sulla presunta inadeguatezza qualitativa di questa lente, in parte arrivato anche qui, e quindi ho voluto portare qualche elemento di valutazione. Come vedrete sotto veramente tanto rumore... per nulla. Personalmente trovo questo zoom letteralmente fantastico. 500/4E FL+TC14 – 700mm f5.6 500/4E FL – 500mm f4 180-400/4E FL +TC – 500mm f5.6 180-400/4E FL – 400mm f4 80-400/5.6G – 400mm f5.6 180-400/4E FL – 200mm f4 80-400/5.6G – 200mm f5.3 70-200/2.8E FL – 200mm f2.8 Le immagini sono fatte con la Z6, da distanze diverse, in modo da ritrarre il soggetto alla stessa dimensione sul sensore. Ho fatto 5 scatti di ognuna in modo da evitare che errori in ripresa inquinassero il risultato. Ho usato il treppiede, lo scatto elettronico e messo a fuoco con il pinpoint sull’occhio sinistro (quello al centro della foto). Le immagini sono a tutta apertura, regolate in LR nello stesso identico modo (stesso bilanciamento del bianco, nessuna regolazione a luci, ombre, contrasto ecc. esclusi i profili built-in delle lenti). La nitidezza è regolata per tutte allo stesso modo così come la riduzione rumore. Tutte le lenti migliorano, in misura diversa, diafframmando un po'. Questo è quindi il worstcase, in particolare per le immagini moltiplicate e per l'80-400@400mm. Come vedete, alla faccia di chi pensa che gli zoom siano sempre meno nitidi dei fissi, l’immagine più nitida è quella a 400mm fatta con il 180-400/4E FL. Non tantissimo, ma visibilmente. E che, molto più intuitivamente, a 500mm il 500/4 liscio è più nitido del 180-400/4E FL moltiplicato. Anche qui, non tantissimo ma visibilmente. E che quello che perde il 500/4E FL inserendo il moltiplicatore è molto simile a quello che perde il 180-400/4E FL moltiplicandolo. Sempre restando nell’ovvio, a dire che il moltiplicatore built in è… un moltiplicatore. A 400mm: Il 180-400/4E FL è più nitido del 80-400/5.6G che però si difende e non esce a pezzi. Scendendo ancora, a 200mm: Il 180-400/4E FL continua ad essere il più nitido. Ma, ovviamente, lo stacco del soggetto dallo sfondo, che pure è lontanissimo, del 70-200/2.8E FL è irraggiungibile dagli altri. Nota a margine: Io sono sempre più convinto di avere un esemplare straordinariamente ben riuscito dell’80-400/5.6G! A chi ritiene che la Z6 non abbia abbastanza risolvenza da mettere in crisi queste lenti e che, quindi, che avrei dovuto usare la Z7 o la D850 rispondo dicendo che questi sono supertele pensati per un certo tipo di fotografia, per la quale nessun produttore (Nikon – D5/D6, Canon - 1DX, Sony A9) ha superato i 24mpix. Come va? È molto molto nitido, sempre. A tutte le focali e anche moltiplicato. Ovviamente moltiplicato perde qualcosa. Non problematico l'uso con il TC inserito alle focali inferiori alla massima. D850 su 180-400@550 1/800 f7.1 ISO900 Crop a pixel reali L' autofocus è molto veloce, sui massimi livelli. D5 su 180-400@550 1/2000 f5.6 ISO100 D5 su 180-400@550 1/3200 f5.6 ISO400 D5 su 180-400@550 1/2000 f5.6 ISO400 Ben contrastato, tende a chiudere le ombre un po di più del 500/4E FL ma niente di problematico anche con soggetti scuri. D5 180-400@400 1/500 f4 ISO100 Lo stabilizzatore è molto molto efficace. Non mi sono dedicato a calcolare gli stop, ma quello sotto è uno scatto fatto a 400mm con tempo 1/10 di secondo. Z6 su 180-400@400 1/10 f4 ISO280 Si avete letto bene: 1/10. Per cui diciamo che, considerata la destinazione d’uso, funziona così bene da non porre al fotografo nessun limite pratico. Certo, anche la Z6 con lo scatto elettronico e l'Ibis aiuta. Anche lo sfocato, con o senza moltiplicatore, e pure con sfondi problematici come questi è bello. Valutate voi. Senza difetti? No. Innanzitutto, vignetta. In maniera molto significativa, soprattutto alle focali corte. Qui uno scatto a 180mm. D5 su 180-400@180 1/3200 f4 ISO100 Ma è un problema gestibile con la correzione automatica, come vedete sotto. D5 su 180-400@180 1/2000 f4 ISO100 E che si riduce, senza sparire, diaframmando o andando alle focali più lunghe. Inoltre, come visto, pesa veramente tanto. Questo è il primo problema pratico rilevante, per la mia destinazione d’uso. Non inatteso, basta leggere la brochure per saperlo. Ma quanto impatta, ad esempio, fotografando in montagna. Occorre provarlo con il proprio genere di fotografia. Io in montagna vado più lontano, più in alto o su terreni più difficili di quello che la maggior parte degli escursionisti fa. Beh, qui non sono molto in alto e neppure molto lontano... ma la terra finisce di botto pochi cm alla mia destra e riprende alcune centina di metri sotto. La sintesi è che riesco benissimo a usarlo fotografando a mano libera, ma l’impatto pratico è che sono molto meno mobile sui terreni difficili. Più o meno come quando porto il 500/4E FL, che per la cronaca a mano libera è per me molto più usabile del 180-400/4E FL, ma senza coprire così bene le lunghe focali che il 500 mi consente. Ed allo stesso tempo 180mm sono un poco lunghi per ambientare efficacemente in certi tipi di fotografia. Quindi, in montagna, l’80-400, almeno se ne avete uno perfetto come il mio, o il 500/4, se servono focali lunghe, sono preferibili. Ma in tutte le situazioni dove il peso e l’ingombro non impattino in maniera significativa ed il range di focali 180-400 sia appropriato – considerando di fare un uso occasionale del moltiplicatore, non teme confronto con nessuna altra lente. E anche moltiplicato resta molto molto buono. Di fatto il moltiplicatore built-in, capacità unica nel catalogo nikon e comune solo ad un’altra lente della concorrenza ormai datata, è una importante freccia al suo arco. Perché moltiplica la flessibilità prima che le focali. Immaginate di fotografare in condizioni avverse, climatiche o ambientali, o di avere tempi ristretti: consente di fare una vera e propria magia. Immaginate, fotografando dal gommone, o mentre nevica…. Beh, impagabile. Peccato che non ho avuto modo di andare a fotografare con quelle condizioni! D5 su 180-400@390 1/500 f5.6 ISO100 (con TC inserito) D5 su 180-400@500 1/2000 f5.6 ISO400 Z6 su 180-400@560 1/2000 f5.6 ISO400 (curiosità: La focale massima trasmessa a LR dalla D5 e dalla D850 è 550 mentre dalla Z6 è 560) Ma purtroppo, da noi, 400mm sono sempre pochi e, a volte, anche 500mm lo sono. E, nonostante le incredibili prestazioni ISO delle macchine attuali, tra f4 e f5.6 c’è un salto notevole vicino all’alba ed al tramonto. Ma lo zoom, ed il TC, sono utili anche in un'uscita nel bosco vicino casa. Due caprioli, 370mm Z6 su 180-400@370 1/500 f4 ISO1000 Stringo sul maschio, 560mm Z6 su 180-400@560 1/500 f4 ISO2500 Z6 su 180-400@560 1/500 f4 ISO2200 Z6 su 180-400@560 1/500 f4 ISO2800 Z6 su 180-400@400 1/500 f4 ISO1250 Z6 su 180-400@560 1/500 f4 ISO2800 Questa orribile stagione, ed il COVID-19 (dita incrociate perché la situazione migliori presto!), hanno ostacolato la prova. Anche i viaggi che ho nei prossimi mesi sono molto a rischio - è per equipaggiarmi al meglio per quelle situazioni che ho molto pensato a questa lente. Ma credo di avere comunque avuto l’opportunità, nelle diverse uscite fatte, di provarlo adeguatamente e di farmene un’idea precisa. Conclusioni. Un ennesimo esempio delle capacità di Nikon di realizzare strumenti straordinari e capaci di supportare al meglio il fotografo. Ma questa prova non era finalizzata a verificare se il 180-400 fosse effettivamente in grado di realizzare immagini di qualità, quello lo sapevo già. Ho la fortuna di conoscere diversi fotografi molto bravi che lo usano con enorme soddisfazione e che lo hanno adottato sostituendo diversi teleobiettivi, contemporaneamente. E che me lo hanno consigliato senza riserve. A me serviva capire se, anche per me come per loro, avrebbe potuto sostituire il 500/4E FL. Stresso per me, perché gli strumenti che usiamo non si scelgono in base alle brochure, o a quello che ne pensano gli amici. Da li si parte, ma poi occorre provare e scegliere quello che agevola la nostra visione ed il nostro modo di fotografare. Con le parole di Silvio, cercavo la risposta a questa domanda: questo 180-400 può essere la mia Katana? È una risposta difficile ma, di pancia prima che con il cervello, credo di no. Non perché sia, riprendendo il titolo, un Jack of all trades... master of none. Il 180-400 è indiscutibilmente il master di un ambito, in fotografia naturalistica, molto specialistico. È il caso in cui contemporaneamente si abbiano soggetti abbastanza grandi o avvicinabili, necessità di cambiare spesso e rapidamente focali, in particolare in condizioni climatiche avverse (polvere, pioggia, neve) ed avendo difficoltà ad usare 2 corpi macchina su due diverse lenti (o necessitando addirittura di un terzo). Ma, per come, cosa e dove fotografo io, non sarebbe in grado di sostituire le lenti - in particolare il 500/4 - con le quali l’ho ritratto all’inizio del test, potrebbe solo affiancarsi. Ed il costo, non potendo sostituire altri oggetti, diventerebbe esorbitante. Quindi, dopo la prova e valutata l’usabilità nelle diverse condizioni in cui amo fotografare, considero che per me la miglior combinazione resti avere 70-200 o 80-400 su un corpo e 500 sull’altro. Avessi la fortuna di andare più spesso all’estero, in safari o in zone artiche o in zone dove gli animali sono grandi o confidenti, e meno la necessità di fotografare ai confini del giorno, sarebbe la lente perfetta! Pro: • Qualità costruttiva • Prestazioni ottiche • Stabilizzatore • Autofocus • Versatilità d’uso Contro: • Peso • Prezzo (*) (*) ma solo nel caso non si riesca ad adottarlo come unico supertele Massimo Vignoli per Nikonland © 14/3/2020
  23. 13 points
    Il vero tester sarà Massimo Vignoli che lo condurrà per fiumi e monti. Ma io non potevo certo lasciarlo imballato. Eccolo qua ! Unboxing Doppia scatola di cartone. Esterna : con tutti i sigilli del caso E interna : con sigillo di garanzia e talloncino Nital Vip l'interno è ulteriormente protetto da un altro foglio di cartone che protegge la sacca in nylon che contiene l'obiettivo : avvolto nel cellophane Eccola qui, liberata dall'involucro, con tutti i manuali d'uso in bella mostra all'interno, altro cellophane protettivo la cinghia e la custodia per i filtri finalmente riesco a liberare l'obiettivo che si presenta con il paraluce in carbonio montato all'inverso. La classica cappa copripolvere di protezione è identica a quella degli altri superteleobiettivi Nikkor il dettaglio del piedino del treppiedi con marchiata la focale obiettivo e paraluce : dettagli del paraluce in carbonio. Tutto made in Japan in bilico, la lente anteriore sposta il peso sull'anteriore dettaglio della ghiera di zoom e della targhetta con le caratteristiche dell'obiettivo il complesso e robusto piede del treppiedi con il suo collarino mobile. Il maniglione è abbastanza comodo anche per il trasporto e nella parte interna ha una placca in materiale morbido per le dita la bottoniera con le funzioni di base, modalità di autofocus, dello stabilizzatore integrato, del richiamo delle memorie e della limitazione di messa a fuoco che può partire dai 6 metri di distanza il cassettino portafilitri che all'origine contiene un vetro trasparente ma può essere sostituito con filtri ND o un polarizzatore il suo vano, aperto. eccolo in posa artistica con la mia D5 perfettamente bilanciata dietro il baricentro è esattamente calibrato per mantenere in perfetto equilibrio il complesso di obiettivo con paraluce e corpo macchina ma ho lasciato per ultimo la funzione principale di questo obiettivo, ovvero il teleconverter TC14 integrato, che si può innestare o disinnestare con un dito, tenendo l'occhio sul mirino (a condizione che sia disarmato il blocco, ovviamente !) ultima immagine "artistica" con l'obiettivo montato su una testa Manfrotto 400 *** COME VA SUL CAMPO Giusto pochi scatti. Ho approfittato della riapertura del Parco Faunistico Le Cornelle di Valbrembo per andare a trovare i miei amici quadupedi e fare quattro scatti di prova, prima di dare la parola a Massimo Vignoli che vedrò domani. Un saggio dell'escursione focale : paesaggio a 180mm dettaglio a 400mm superdettaglio a 560mm La zoomata è incredibilmente fluida e l'utilizzo dell'obiettivo totalmente intuitivo per ogni nikonista. Si avverte una qualità complessiva, sia costruttiva che qualitativa ben superiore al vecchio Nikon 200-400/4 che io ho usato per un paio d'anni senza mai riuscire ad innamorarmene. Qui devo ammettere che l'esperienza è abbastanza ... destabilizzante. Se non fossi costretto - per mera questione di disponibilità economica - a guardare il cartellino del prezzo, lo ordinerei già oggi stesso. Ed io ho avuto sostanzialmente ogni grosso calibro Nikon, con l'esclusione del solo 800/5.6 ... Mi immagino quale potrebbe essere la reazione di chi si deve accontentare del pur onesto Nikon 200-500/5.6 o, peggio, di qualche zoomone Sigma o Tamron f/6.3 ... Ma andiamo a quella che non esito a definire una esperienza mistica, come quella che i credenti devono provare andando in Tibet ... (immagino). Siamo con l'occhio al mirino, stiamo inquadrando un soggetto. Abbiamo sbloccato in anticipo il blocco del teleconverter. Allunghiamo il dito anulare della mano destra .... e .... con una dissolvenza degna del miglior John Ford, l'immagine si ingrandisce otticamente davanti ai nostri occhi e passiamo da 400 a 560mm. Non vi sto prendendo in giro, davvero, Io la descrivo ma provarla diventa totalmente naturale ma al contempo da ... assuefazione. Ok, mi sono dilungato abbastanza con le chiacchiere. Ecco l'album con un pò di foto dei miei amici : Le mie considerazioni sommarie e non scientifiche dopo veramente una brevissima prova di contatto che spero di bissare il mese prossimo quando riaprirà la stagione in autodromo. PRO obiettivo di classe superiore, che rivaleggia con 400/2.8 e 600/4 ultima serie flessibilità assoluta resa ancora più pratica dalla possibilità di andare da 180 a 560mm con un solo obiettivo, senza dover montare teleconverter (quindi immaginiamo chi fotografa in condizioni estreme, d'inverno, con il freddo, con i guanti, oppure in barca o in situazioni pericolose e non può avere due corpi macchina con due ottiche complementari) costruzione di livello assoluto in casa Nikon e non solo prestazioni ottiche (nitidezza, sostanziale assenza di aberrazioni, distorsioni, vignettatura) CONTRO il prezzo ne fa un oggetto per pochi, se non per pochissimi, anche perchè non è detto che possa essere l'unico obiettivo di cui uno necessita, spesso è solo un complemento ad uno o più superteleobiettivi fissi in questa fascia di prezzo ci stanno i migliori superteleobiettivi Nikkor (io sarei in forte dubbio se comprare questo o un 400/2.8 FL, per esempio !) Nikon dovrà decisamente convincersi che lo standard per gli attacchi delle teste dei treppiedi è quello Arca Swiss. Montare la piastra sotto al piedino è una rottura di scatole e potenzialmente un rischio come per il caso del Nikon 200-400/4, la sacca in dotazione è bella, anzi, fantastica, imbottita, comoda da trasportare. Ma Santiddio che cavolo ci vuole a farla leggermente più alta così che possa contenere anche una D5 già montata sull'obiettivo ? Per valutazioni più approfondite, in vero ambiente wildlife e non allo ZOO che è il massimo che può offrirvi il sottoscritto, e confronti con altri obiettivi di questa classe, dovrete però attendere le prove che farà il nostro Massimo Vignoli. Intanto tutti i ringraziamenti a Nital Spa, distributore italiano dei prodotti Nikon, per il prestito di questo superzoom. Senza la sua benevolenza nei confronti di Nikonland, questi articoli non sarebbero stati possibili.
  24. 13 points
  25. 13 points
    Fotina fatta durante la prima uscita dell'anno: Cinciarella.
  26. 13 points
    Da qualche anno ho la possibilità di passare una settimana di agosto sul lungomare di Sabaudia, nel territorio del parco naturale del Circeo. Precisamente sul litorale a ridosso del lago costiero di Caprolace e alla riserva naturale Pantani dell'Inferno, che, a dispetto del nome, rappresenta un'importante zona umida riconosciuta dalla convenzione di Ramsar. Nei mesi di luglio ed agosto, sulle dune colonizzate dal Ginepro coccolone (Juniperus oxycedrus macrocarpa) e da altre specie altamente adattate alla dura vita sulla sabbia, fioriscono i meravigliosi Gigli di mare (Pancratium maritimum) , anche chiamati Narcisi di mare. Si tratta di piante che nulla hanno a che fare con il giglio, se non per il dolce e persistente profumo che si diffonde per tutta la spiaggia al mattino presto e di notte, quando il vento è una leggera brezza gradevole. I fiori sono candidi e molto grandi, possono arrivare a circa quindici centimetri di lunghezza e circa otto di diametro massimo, più circa cinquanta centimetri di gambo. Esibiscono una corolla doppia, quella esterna costituita da sei petali, quella interna che forma una specie di tromba dalla quale prendono forma stami e pistillo, quest'ultimo più lungo degli stami per evitare l'autoimpollinazione, impollinazione che avviene di notte a cura delle falene. Il loro candore ha dato origine alla leggenda secondo la quale uno schizzo di latte di Era (la Giunone dei romani), succhiato con troppa foga da Ercole infante, volando in cielo abbia formato la via Lattea e ricadendo sul suolo abbia dato origine ai gigli di mare. I Gigli di mare fanno parte delle piante che si affidano al mare per trasportare i propri semi che, quindi, sono in grado di galleggiare per lunghi periodi e distanze (disseminazione idrocora, la noce di cocco ad esempio usa la stessa strategia). Sono diffusi in tutto il Mediterraneo, Portogallo, parte delle coste del Mar Nero, Sud Africa (dal quale sembra che abbiano origine) e California. Non sono attaccati da parassiti, fatta eccezione per i voraci bruchi di Brithys crini (falena notturna le cui larve si cibano del giglio), nel 2016 hanno rappresentato una vera piaga per i gigli. Negli anni ho provato molte volte a fotografarli. Per chi conosce il mio modo di fotografare i fiori, non faccio scatti allo scopo di assemblare un manuale o una guida per il riconoscimento. Mi piace pensare di riuscire a catturare l'effimera essenza dei fiori, quasi a trasporre la loro delicatezza ed etereità sul supporto fotografico. Non sempre questo accade; è complicato fotografare uno dei soggetti più inflazionati senza cadere nel deja-vu o nella foto enciclopedico-documentale. Cerco di rendere il fiore facendolo filtrare attraverso la mia sensibilità, visualizzandolo prima ancora di fotografarlo. Rendendolo, se possibile, ancora più etereo e delicato che nella realtà. È una sorta di idealizzazione, un'istantanea di un'idea che trova compimento nella bellezza delle forme e dei colori. Possono essere dettagli estrapolati dal contesto, macchie di colore o il fiore intero: è poco importante il "cosa", molto di più lo è il "come". "Come" da intendere dal punto di vista visuale, non tecnico. "Come" lo vedo nel momento in cui scatto e "come" vorrei che gli altri lo vedessero, anche se il termine giusto dovrebbe essere, "percepissero". Quest'anno, complice una fioritura estremamente ed insolitamente abbondante, con centinaia e centinaia di gigli lungo i diversi chilometri del litorale, mi sono impegnato con maggiore attenzione e caparbietà. Inizio con degli scatti mattutini, prima e durante il sorgere del sole ma, a parte l'uso vagamente creativo del cielo e delle nuvole rosate gli scatti non mi soddisfano. Seguendo il consiglio di un grande fotografo nonché caro amico, Marco Antonini, che per me sta alla fotografia di fiori come Silvio Renesto sta alla fotografia di libellule e cioè un mentore assoluto, vado a fotografare al tramonto. Purtroppo, dalla sera precedente, un vento di Maestrale teso e costante sta martellando in maniera incessante ed impietosa il litorale. Risultato: appena arrivo in spiaggia mi coglie una sensazione di sconforto, dei profumati e immacolati gruppi di gigli rimangono i gambi ed i boccioli ancora non sbocciati oltre a brandelli di petali. Con poco meno di un'ora di luce a disposizione comincio ad aggirarmi per le dune alla ricerca di sopravvissuti. I resistenti cespugli di ginepro hanno protetto molti gigli che, anche se strapazzati dal vento, resistono stoicamente. E' una vera sfida, sia creativa che tecnica, a causa del tempo limitato, della difficile posizione dei fiori sopravvissuti e del Maestrale che continua imperterrito a spazzare il litorale, senza tregua. Il vento è talmente forte e costante che un flusso fastidioso di sabbia sferza me e la macchina fotografica tanto da faticare a tenere gli occhi aperti in diverse occasioni. I fiori sono in posizioni talmente improbabili e scomode che per un paio di scatti non ho altra soluzione che scavare una piccola buca dove alloggiare il fianco della macchina fotografica per abbassare il punto di vista ed avere il taglio verticale che sto cercando. Sono armato di Tamron 90 macro e Sigma 150-600, entrambi sono in grado di produrre uno sfocato veramente gradevole; sono partito con l'intenzione di scambiarli più volte in base alle occasioni, ma la sabbia che tenta di infilarsi ovunque mi costringe a soli tre cambi, effettuati in maniera che va ben oltre la normale cautela. Il cavalletto che ho appresso risulta essere solamente un fardello che lascio a prendere il Maestrale su una duna. Gli spazi sono talmente stretti e scomodi che anche la flessibilità e modularità del mio 055x ProB sarebbe un impedimento. Decido di non usarlo. Le migliori foto alla fine sono scattate con il Tamron, forse ciò non dipende solo dalle particolari condizioni atmosferiche ma, probabilmente o principalmente, dal fatto che il Tamron è una lente che possiedo da dieci anni, che conosco come le mie tasche e dalla quale so precisamente cosa aspettarmi, cosa poterle chiederle e cosa no. La raffica della D300s risulta necessaria così come l'AF che riesce a stare dietro ai fiori che vengono sbatacchiati senza sosta. Mi meraviglio di come possano non disintegrarsi davanti ai miei occhi... Alla fine riesco a tirare fuori diversi scatti che avevo in mente e nel cuore, uno in particolare eccede le mie aspettative nel momento esatto in cui compare sul display della mia fida D300s. C'è tutto quello che avrei voluto ci fosse, uno sfondo che fa risaltare le curve sinuose dei petali e della corolla, il controluce che delinea in maniera netta ma allo stesso tempo delicata la silouette, le strutture riproduttive che sembrano dare origine al Sole perfettamente posato sulla corolla. Per questa foto la raffica è stata decisiva, potete vedere una velocissima preview di parte della raffica, io sono letteralmente piantato nella sabbia, praticamente immobile, i movimenti sono dovuti unicamente al vento. La D300s è capace di 7 fotogrammi al secondo, gli scatti sono tutti intorno a 1/3200s, facile capire quale fosse la potenza del vento. Ne è valsa la pena? Ovviamente si, lo rifarei (e lo rifarò) altre mille volte. Non è forse questa soddisfazione che ci spinge a fotografare? P.S.: State pensando che forse potrei aver esagerato con la storia del Maestrale? Giudicate voi stessi...
  27. 12 points
    Secondo turno tra i girasoli, e forse oggi sarà il terzo. La classica foto "rubata". Una modella casuale che si faceva fotografare da un'amica con l'aifon. Nikon D500, 200-500 a 500mm, Iso 200, 1/400 f.11, distanza... una quarantina di metri.
  28. 12 points
    Nei due sondaggi lanciati da Mauro qualche giorno fa appaiono delle affermazioni del tipo, "non sono abbastanza bravo per..." "le mie foto sono troppo brutte allora..." . Ci ho pensato sopra, se facciamo foto brutte a nostro stesso giudizio, come possiamo essere contenti di fotografare? C'è un modo per cambiare la situazione? Per me, se si vuole, un modo c'è. Spesso amici e colleghi vedendomi disegnare dicono: "Eh anche a me piacerebbe saper disegnare, ma non sono capace". La cosa mi pare un po' strana, perchè prima di imparare, anch'io non ero capace, come, un po' prima ancora, non ero capace di parlare nè di camminare, ma dato che queste cose mi interessavano (e qualcuna mi serviva), un po' alla volta le ho imparate. Senza scherzi, è mia convinzione che se una cosa ci piace davvero, la amiamo davvero, allora possiamo impararla, anzi dobbiamo, perchè la soddisfazione che di darà il praticarla è grandissima. La chiave sta nel davvero. Ogni tanto io dico ad altri, "eh come mi spiace non capire quasi nulla di musica, di non saper suonare", ma non è per davvero, perchè non mi è mai passato per la testa nemmeno per un istante di prendere lezioni di musica. Non ci ho mai investito nulla in termini di tempo o denaro. Nelle cose che mi interessavano, invece ci ho messo tutto l'impegno che potevo. E continuo a mettercelo. Sì ma, perdonaci, a noi che ci frega di quel che fai tu? Niente, la mia vuole essere solo una riflessione: quando qualcuno riconosce, ad esempio qui su Nikonland, che le sue foto "fanno schifo" (a detta di lui stesso!!) come situazione definitiva, come se fare foto "da schifo" fosse una decisione del Fato... Le tue foto faranno sempre schifo! ...contro cui nulla si può, e per questo magari non le fa nemmeno vedere, perchè "non si sente all'altezza", allora mi vien da pensare. Scrivo per discuterne e, se riesco, proporre dei suggerimenti, ma anche per suscitare una discussione "educata" sul tema. Se ritenessi che le mie foto "fanno schifo", anche dopo anni di pratica, vedrei due possibili reazioni, 1) smetterei di fotografare per fare altro, oppure 2) mi sforzerei di migliorare. Altrimenti più che passione sarebbe frustrazione. Di certo non indulgerei in un hobby costoso, senza trarre piacere nel praticarlo. Eh parli bene tu, ma ci vuole tempo e io non ne ho. Che parlo bene è fuori di dubbio , che ci vuole tempo anche, che non ne hai... può darsi, ma può darsi di no. Il tempo che metti per fare quelle foto che (a tuo dire eh, io non le ho viste) fanno schifo potresti impiegarlo ad esercitarti a migliorarle, un poco per volta. E poi... quanto tempo passi in passatempi passivi, quando lo stesso tempo potresti impiegarlo attivamente? Ormai sono vecchio, che vuoi che impari alla mia età. Ahi Ahi, una mia collega ed amica cita spesso un proverbio di sua nonna calabrese che recita così: "La vecchia aveva cent'anni, ma non voleva morire perchè aveva ancora tanto da imparare". Hokusai (il pittore della famosa "onda") nel 1834 scriveva: Sin dall'età di sei anni ho amato dipingere qualsiasi forma di cosa. All’età di cinquanta ho disegnato qualcosa di buono, ma fino a quel che ho raffigurato a settant’anni non c’è nulla degno di considerazione. A settantatré ho un po’ intuito l’essenza della struttura [...]. A ottant’anni avrò sviluppato questa capacità ancora oltre mentre a novanta riuscirò a raggiungere il segreto della pittura. A cento anni avrò forse veramente raggiunto la dimensione del divino. Quando ne avrò centodieci, anche solo un punto o una linea saranno dotati di vita propria. Gli antichi maestri di Baguazhang (un modo molto elegante di picchiarsi che ho studiato) avevano un detto: "Vivi fino alla vecchiaia, impara finche vivi". Questo signore ha oltre cent'anni (è morto qualche anno fa a 118 anni) ed è un famoso maestro, si direbbe che il Baguazhang faccia bene. Il succo, è che sì, con l'età diventa più difficile, ma se la cosa appassiona, si può sempre migliorare, basta un po' di ... intenzione sincera, è la mia esperienza. Si fa fatica però! Ma certo. Per questo che deve essere davvero una passione, altrimenti l'inerzia iniziale, il peso da smuovere, è insopportabile. Molte persone che conosco mi dicono da anni: "eh sì, anch'io vorrei fare un po' di movimento, per la salute, sai". Ma lo dicono con lo stesso entusiasmo con cui direbbero "eh sì, dovrei proprio fare un clistere di otto litri, per la salute, sai". Perchè il movimento per loro non è piacere e non gli interessa veramente di migliorare il proprio fisico. Quindi non lo faranno mai o forse lo faranno un po', poi smetteranno. Chi fa cross-fit, Mountain bike o che so io, fa fatica, ma si diverte e si fissa sempre nuovi obiettivi. Allora chiediamoci, proviamo piacere nel fotografare? Vogliamo andare avanti? O ci va bene così, "tanto per". E poi so che non diventerò mai bravo come tanti altri. Può darsi, anzi quasi sicuro. Ma chi se ne frega, non è questo il punto. Il vero scopo che ci deve muovere nella nostra passione, qualsiasi sia, è essere ogni giorno un po' più bravi di quanto si era prima, fino ad essere essere soddisfatti dei propri risultati. Tra eccellere e fare schifo c'è un sacco di spazio, dove si sarà "almeno" soddisfatti delle proprie foto, poi si potrà provare ad andare anche più in là, un po' per volta. Certi maestri di arti marziali (non agonistiche) fanno capire che se oggi riesci a battere qualcuno che prima ti batteva, non devi essere contento perchè sei diventato più bravo di lui, ma perchè sei diventato più bravo di com'eri prima. Penso sia lo stesso per quasi tutte le arti (la danza ad esempio), ma io parlo solo di quello che conosco. Si incontra sempre gente più brava di noi, e allora? Sono convinto che non ci si debba misurare con altri se non con se stessi. Ma se pubblico le mie foto poi mi giudicano male perchè sono brutte e io ci rimango malissimo. Se parliamo di un contesto come questo, dove in gran parte non ci si conosce di persona, se qualcuno giudica male te, è lui che sbaglia, la cosa non ti deve amareggiare o irritare, non fa testo, non si devono giudicare mai le persone, soprattutto quelle che non si sa nemmeno che faccia abbiano. Questo è il mio pensiero almeno. Se invece esprime un giudizio sulla tua foto, anche severo, ma educato, allora se ne deve tenere il dovuto conto, che significa valutare criticamente, ma onestamente il giudizio ricevuto, allo scopo di migliorarsi. All'inizio della mia avventura digitale, quando si cominciava appena a condividere foto in internet, avevo pubblicato su un forum di fotografia naturalistica una foto di due cicogne in controluce che mi sembrava un capolavoro... uno dei membri storici, fotonaturalista di buon livello, con la massima schiettezza mi ha spiegato che per lui il posto giusto per quella foto era il cestino e mi ha detto perchè. Nonostante fossi molto più giovane ed irritabile di adesso, dopo un primo momento di sconcerto, ho capito che aveva ragione, e gli sono ancora grato adesso per avermi esortato a non essere indulgente con me stesso. Mi è anche capitato (ma rarissimamente) di ricevere giudizi offensivi e o indifferenza, non vivo su un Pero, ma il bilancio, posso dirlo, è largamente positivo. Ho imparato tantissimo, ho conosciuto gente eccezionale (e un po' di str...ani) ma soprattutto mi ha aiutato a migliorare quel che faccio. Magari non mi risponde nessuno, si commentano solo tra amici. Può essere, anzi a volte è, ma insistendo, "scassando" facendosi conoscere, presenziando, un po' alla volta, i feedback arrivano (o si viene cacciati , no scherzo). Ma attenzione, non lo si deve fare per dovere! Se poi anche noi si commenta gli altri... aiuta. La fai facile tu. Senz'altro c'è chi è più portato a comunicare e chi meno, ma se c'è interesse, entusiasmo per quel che si fa, un'opinione o una piccola domanda.... No in realtà non ne ho proprio voglia, mi diverto a fare il fotografo per finta, gioco con le attrezzature, compro vendo e ne discuto sui forum, poi le foto sono un di più, la storia dello schifo è una scusa. Allora il problema non esiste! Se sei già contento così, non c'è bisogno d'altro. Ma credi di sapere tutto tu? Ma lo sai che ci stai proprio rompendo i... Sì lo so, sto procurandovi una grave gonadofrazione (modo difficile di dire che rompo ciò che ho sostituito coi puntini sopra), ma le mie intenzioni sono buone. Ho sperimentato su di me il detto che lo scopo del viaggio non è tanto nella meta ma nel viaggio stesso; ha ragione (tranne quando prendi il treno da pendolare per andare a lavorare). Metaforicamente, ogni piccolo passo in avanti che fai è una soddisfazione. La mia intenzione è proporre una via per essere più contenti di quel che si fa. Attenzione: non sto dicendo che partecipare al forum vi darà la felicità, ma che la condivisione e la partecipazione ad un forum è uno degli strumenti, uno dei tanti che potrebbero aiutarci a migliorare, se ci interessa farlo. Non confondiamo il dito che indica con l'oggetto indicato. Ecco, se a leggere vi siete divertiti e vi è servito a qualcosa, sono contento, se no ...sono contento perchè mi diverto lo stesso a scrivere, ma un po' meno. SCUSE DOVUTE E CHIARIMENTI NECESSARI: SCUSATE SE OGNI TANTO HO FATTO IL SANTONE, è un ruolo troppo divertente e non ho resistito ma, sul serio, non penso di essere più saggio di nessuno. NON C'E' ALCUN INTENTO PROMOZIONALE NE' COERCITIVO Quanto ho scritto è solo allo scopo di incoraggiare chi vuole provarci. QUELLO CHE SCRIVO NON PRETENDE DI ESSERE VERITA' UNIVERSALE. E' solo la mia visione della cosa. Ci sono ben poche verità universali e io non ne possiedo. MI INTERESSA MOLTO SENTIRE LE VOSTRE OPINIONI E I VOSTRI PERCHE', SE VOLETE, SOPRATTUTTO PER OFFRIRE UNA BASE PIU' AMPIA DI CONFRONTO A CHI PUO' SERVIRE. Grazie!
  29. 12 points
    Una variante della fotografia d'aerei è la fotografia in volo da un altro velivolo.Le occasioni possono essere le più disparate,dal volo col cessnino dell'amico al volo istituzionale con accredito stampa.In campo militare per poter fare queste foto ci son due possibilitò,o ci si fa accreditare come giornalista tramite una testata (anche se ora c'è gente che lo fa presentando il proprio sito),oppure pagando per un volo con https://www.aviation-photocrew.com/ pagando ovviamente! Ho avuto l'opportunità di effettuare negli USA alcuni voli con aerocisterne KC-13 Stratotanker e posto qui alcune immagini.Questa è una vecchia tipologia di velivolo che in servizio dagli anni '50 è la più numerosa nell'USAF,negli anni son stati introdotti altri due modelli,il KC-10 derivato dal Douglas DC-10 e ora il recente Boeing KC-46 Pegasus derivato dal civile B-767.Di interessante c'è che su questi due ultimi velivoli c'è una bella finestratura per fare foto,mentre invece sul KC-135 la finestratura è limitata.Va detto che in questo velivolo lo spazio è angusto e serve al boomer,ovvero l'operatore che materialmente comanda l'asta di rifornimento steso su un lettino,ragion per cui lo spazio per il fotografo è MOLTO ristretto.Teniamo presente che l'equipaggio lavora e per motivi di sicurezza il fotografo ha poco tempo e poco spazio per le proprie necessità.Solitamente avvengono due tipi di rifornimento,a secco,in cui il velivolo rifornitore e quello da rifornire,simulano l'operazione e quello "bagnato" in cui il rifornimento viene effettivamente fatto.Il boomer comunica con il pilota del velivolo da rifornire e da tutte le indicazioni per effettuare la manovra in sicurezza,lo stesso poi,quando il fotografa inizia a scattare comunica al pilota eventuali esigenze del fotografo per scatti migliori.Dati gli spazi di accesso ristretti,si sale da una scaletta sul lato anteriore e anche l'interno della stiva è molto angusto,ragion per cui io ho sempre usato il 35-200 per maggior praticità d'uso e ingombri ridotti. Nella foto 1,abbiamo un F-4 Phantom,nella foto 2 invece c'è un F-15 ,nella foto 3 un SR-71 Blackbird che durante un volo test simulava un rifornimento in quanto al vero necessita di una versione dedicata del KC-135 denominata Q ,nella foto 4 un B-1B che rifornisce al vero,quindi nella foto 5 un B-52H,poi nella foto 6 un F-16. I velivoli ,come si nota,hanno il ricettacolo per il rifornimento in posizioni diverse,a mio avviso il più pericoloso è quello del B-52 e il famoso incidente di Palomares sta a testimoniarlo.L'abilità dell'equipaggio rifornitore e del rifornito,sta nell'operare in sicurezza,il problema maggiore sta nella turbolenza che crea la scia del velivolo rifornitore,quando il velivolo da rifornire si approssima alla cisterna l'effetto della scia si traduce in turbolenze più o meno forti da controllare,cosa non semplice,specie di notte e/o col brutto tempo. Risultati migliori ,come ho scritto,si ottengono se si scatta dal portellone aperto di un velivolo,come nel caso dello Skyvan,oppure con le altre due tipologie di aerocisterne.E' un'esperienza interessante anche dal punto di vista tecnico ,per le modalità in cui viene effettuata l'operazione e impegna anche dal punto di vista fotografico,perchè prima devi pensare a che foto fare,poi scegliere l'ottica che fa al caso e quindi una volta all'opera gestire l'esposizione che a seconda delle condimeteo è estremamente variabile.Io ho scattato col 35-200 AiS su Nikon FA ed F4s ,esposizione manuale spot con pellicola Kodachrome64.
  30. 12 points
    14 Olivia Vivendo in campagna, fin da piccolo ho sempre avuto almeno un cane e qualche gatto. Pur amando tutti gli animali, ho sempre avuto una particolare predilezione per i gatti. Mi piace il loro spirito libero e nello stesso tempo la loro capacità affettiva. Con loro ho sempre avuto più feeling che con i cani. Dopo qualche mese dalla scomparsa per vecchiaia dell’ultimo cane, un Pinscher che avevo recuperato trovatello da cucciolo, le continue rampogne di mia moglie mi hanno costretto a cambiare idea sulla possibilità di tenere ancora un cane. Ho avuto in passato diversi cocker spaniel, e quindi ho deciso per una femmina di questa razza. Mi sono recato da un amico allevatore, il quale mi ha liberato davanti i tre cuccioli che gli erano rimasti di una cucciolata. Nella stanza eravamo tre persone, ma immediatamente una cucciola nerofocata mi ha puntato, e fissato con i suoi occhioni e si è accucciata sui miei piedi. Mi sono spostato e anche lei si è spostata vicino a me, guardandomi sempre. A quel punto la scelta è stata obbligata. Non ho mai avuto un cane così dolce a intelligente. Ogni giorno mi sorprendeva per quello che faceva perché sembrava che mi leggesse nel pensiero. Cresceva ed era visibilmente innamorata di me ed io di lei. Quando sono stato ricoverato in ospedale per più di un mese, lei aspettava la mia telefonata vicino al telefono e quando telefonavo, percepiva la mia voce e mi rispondeva ululando. Era parte integrante della famiglia. Nel pomeriggio di domenica 14 gennaio 2018, come tutti i giorni, mia moglie l’ha portata a fare una passeggiata sulle stradine vicino a casa. Dopo qualche minuto del rientro, ha cominciato ad avere delle convulsioni e ho capito che aveva i sintomi di avvelenamento. Ho cercato di farla vomitare con il sale, come fanno i tartufai. Invano. L’ho caricata in macchina e son corso alla Clinica veterinaria, aperta anche la domenica, a 5 chilometri da casa mia, ma quando sono arrivato era già morta. A 20 mesi. L’autopsia ha riscontrato l’ingerimento di un potentissimo anticrittogamico, l’Endusolfan, proibito in tutta la UE dal 2006. Veleno probabilmente messo da qualche delinquente per il contenimento delle volpi. Non riesco a descrivervi come abbiamo vissuto questa circostanza, sia io che mia moglie, più o meno come la scomparsa di un famigliare. Ora, sempre per accontentare la moglie, di femmine di cocker ne ho due, sono due rompiballe che continuano a litigare tutto il giorno, ma nonostante ciò non sono riuscite a riempire il vuoto lasciato da Olivia. Di foto di Olivia ne ho parecchie, ma ho voluto proporre questa del novembre prima della tragedia, per ricordarne l’ allegra dinamicità. Ha le zampe tagliate, pazienza.
  31. 12 points
    5 - Ti tengo d'occhio Nikon D500, Nikkor 300mm f4 PF, f4, 1/640s, 3200 ISO, mano libera. Anch'io come Dario amo tantissimo i gatti, ma non ne ho mai potuti avere (sempre che si possa dire di "avere" un gatto) fino a pochi anni fa, quando Vincent (chiamato così da mia moglie perchè le striature da tabby le ricordano le pennellate di Van Gogh) è entrato a far parte della famiglia. Ci siamo incontrati in un gattile che lui aveva quasi un anno ed è stato un colpo di fulmine reciproco (spero). Vincent ha un carattere dolcissimo (per un gatto), ama le coccole ed essere spazzolato e detesta stare da solo. Ha classificato i membri della famiglia a modo suo, mia moglie è la mamma da cui farsi fare le coccole e su cui fare "la pasta", io credo di essere suo fratello con cui giocare e fare a botte. Come tutti i gatti è un po' monello, ama esplorare, stacca i battiscopa in cucina per infilarsi sotto i mobili e non puoi aprire un cassetto od un'antina senza che lui, apparso dal nulla, ci si piazzi dentro. E' anche spericolato, per cui ha consumato una delle sue sette vite volando dal quinto piano. Gran cacciatore, di mosche visto che viviamo in un appartamento, non gliene scappa una. Quando vede un uccello sul tetto della casa di fronte, non importa che sia una cornacchia più grossa di lui, inizia quel miagolio sommesso accompagnato dallo scatto ritmico delle mascelle che fanno i gatti quando fremono per il desiderio di cacciare. Veniamo alla foto. Non è una foto costruita, anche perchè Vincent non ama farsi fotografare, come lo inquadri cambia posizione. Ho scelto questa foto perchè esprime bene uno degli aspetti del suo carattere felino: quando ti sembra che sia sparito chissà dove e ti metti a cercarlo, invariabilmente lui è lì, vicino ma inosservato, che ti tiene d'occhio.
  32. 12 points
  33. 12 points
    La nebbia che respiro ormai Si dirada perché davanti a me Un sole quasi bianco sale ad est La luce si diffonde ed io.... Z6, 500/4 E, 1/125, f4, 12.800 ISO - A mano libera e con lo scatto elettronico (grande magiaaaaaa)
  34. 12 points
    Ho incontrato per caso Olivier Larrey sulla rivista Black and White Photography. Mi ha subito affascinato. Olvier Larrey, francese, di sè racconta (traduzione mia dal suo sito) fin da piccolo mi appassionava l'estremo Nord. Sulle ginocchia di mia nonna ho scoperto la fauna dell'Artide mentre mi leggeva i libri illustrati di Paul-Emile Victor. Trichechi, orsi, foche e le aurore boreali hanno alimentato i miei sogni e ispirato i miei progetti. Tornerò nell'estremo Nord ancora e ancora, certamente per conoscere meglio le terre gelide, ma sicuramente per conoscere meglio me stesso. Al momento sono un fotografo naturalista professionista per in Regard du Vivant e lavoro anche come guida dell'organizzazione Decouverte du Vivant. Olivier Larrey non fotografa solo l'Artide e non fotografa solo in bianco e nero, molti dei suoi lavori comprendono splendide immagini a colori, ma quello che mi ha colpito maggiormente e su cui voglio portare l'attenzione è la magia del suo incantato bianco e nero (più bianco che nero). Prima però di lasciare spazio alle fotografie ecco dei link su Olivier Larrey (andateci a fare un giro, ne vale la pena) e su Regard du Vivant: https://olivierlarrey.org/ http://www.faunesauvage.fr/fsphotographe/larrey-olivier http://regard-du-vivant.fr/fr/equipe.html Qui alcune sue immagini a colori: https://www.photo-montier.org/fiche-exposant/taiga-regards-croises-nature-finlandaise/ Ed ecco le sue foto, non occorre che le commenti, parlano da sole. Dai suoi lavori sulla fauna nordica Da altri suoi portfolio Disclaimer: Tutte le foto qui pubblicate sono copyright (c) di Olivier Larrey e sono qui riportate al solo scopo di divulgare la sua opera.
  35. 11 points
    4 Kira Eccomi , avrei centinaia di scatti con Kira , compagna di mille avventure , Montagna, mare, campagna e quant'altro Con me dal 2013 , in qualche modo assieme alla fotografia mi ha dato una mano , a rendere questa vita meno amara, compagna discreta e sempre disponibile, poi per farsi fotografare sembra fatta apposta, a volte devo spostarla , quando vede l'obiettivo si mette sempre davanti. Perchè ho scelto questa foto Kira in oriente significa Luce e quindi assieme al Sole che sorge è una doppia luce che mi colpisce, mi aiuta.. Andrea
  36. 11 points
    Beh, io amo moltissimo gli animali. Ma non ho mai avuto animali domestici, neppure da bambino. Per cui mi trovo in difficoltà a pubblicare un'immagine di un "amico a quattro zampe". Ma Pedro, qui, anche se solo per un giorno, lo è stato senza alcun dubbio. 2 - Pedro D810 su 70-200/4@100mm, 1/400 f4 ISO 64 3/1/2016, sono andato a fare una escursione all' Avic. Da solo, giusto per muovere le gambe e smaltire qualche fetta di panettone di troppo. Al parcheggio, mentre mettevo gli scarponi, mi ha iniziato a girare intorno, due carezze e quattro chiacchiere. Eravamo in ombra, faceva un freddo cane e lui tremava come una foglia. Poi, quando mi sono incamminato, ha iniziato a seguirmi, un po indietro. Ma poi è stato principalmente davanti, quasi a farmi strada e come sapesse dove stavo andando. Camminerà con me per 2 ore in salita, starà con me tutto il tempo in cui resterò al lago a fotografare e poi scenderemo insieme. Qui guarda il mio panino, che tra poco divideremo, da buoni amici: io ne ho uno, lui non si è portato niente 😉: mezzo per ciascuno è perfetto. Ah, quando siamo arrivati al parcheggio mi ha guardato togliermi gli scarponi, è venuto a prendersi altre due carezze e... è andato via per i fatti suoi. Quindi l'ho scelta perché per me è un ricordo molto bello, quindi ha un significato al 99% emotivo. Fotograficamente, è una foto ricordo, nulla più. Ma svolge il suo compito: mi ricorda Pedro! Non si capisce molto dove siamo, se non in montagna ed in inverno. Ma lui è indubbiamente Pedro: un canetto di montagna con il quale ho trascorso una bellissima giornata.
  37. 11 points
    Sono tempi difficili, le domeniche pomeriggio di chi ha la fortuna di stare bene passano in casa. Magari un film, o un giretto in archivio a guardare qualche vecchia foto. Queste sono alcune immagini dello scorso giugno, la Z6 era fresca fresca e cercavo di prendere confidenza. Ero a Rho, ad uno spettacolo di artisti di strada. La storia alla base di questo spettacolo non la ricordo con precisione, ma riguardando le immagini l'ho ricostruita così. Una ragazza romantica, appasionata di libri d’amore, parte alla ricerca dell’anima gemella. In uno dei suoi libri trova un indizio, un baldo giovane è come lei in cerca del suo amore. Sarà lui? mmmmm fammi controllare… . si è lui! Balliamo! Ma…. …. il mio libro dice che ci possono essere momenti difficili! ….ma…. Che fareste voi?!?!? ma si, la vita è un gioco! Tutte le immagini con la Z6 ed il 70-200/4 AFS VR su FTZ. Per tutte i dati di scatto sono 1/500 a f4, ISO 800 (esposizione manuale ed iso manuali). La regolazione è fatta in LR CC e questi colori sono ottenuti con profilo modern 05 ed opacità al 50%. Poi ho regolato la prima immagine e copiato i valori su tutte le altre della serie. 1' di lavoro per la prima e un paio di secondi in totale per le altre.
  38. 11 points
    In questo periodo non è il caso di andare in giro per i campi in cerca di soggetti per la macro, ma può essere che qualche soggetto venga spontaneamente a trovarci (vale per i fortunati che non stanno in un appartamento come me), sul terrazzo, in giardino, e allora perchè no? Su Nikonland ho scritto molti articoli sulla macrofotografia in particolare agli insetti, alcuni erano più sulle tecnichedi ripresa e sul mio modo di fare macrofotografia, ho anche descritto dei metodi economici alternativi e sui vantaggi dell'avere i soggetti vicini a casa, diversamente quasi tutto il resto della fotografia naturalistica. Poi, devo riconoscerlo, su suggerimento di Max Aquila che ringrazio per questo, ho cercato di spiegare i miei motivi, i perchè, cosa che ho ripreso anche qui. E allora perchè scrivere ancora di macrofotografia? Con molta umiltà vorrei dare qualche piccolo consiglio ai meno esperti sulla composizione e sulla scelta dello sfondo per ottenere foto che non siano solo documentative ma che abbiano una certa bellezza, per quanto consentito dai soggetti che, lo capisco, possono non piacere a tutti. Per come fare, tecniche ed attrezzatura vi rimando agli articoli citati, qui discuto solo della composizione. John Shaw scriveva che le fotografie agli insetti hanno qualcosa in comune col ritratto, io aggiungo che hanno qualcosa in comune anche con le foto ai fiori spontanei. Quindi ci sono dei canoni da rispettare per evitare foto banali o palesemente brutte. Prima di cominciare, l'ho già scritto, ma lo ripeto: per me la foto agli insetti (come a tutti gli altri animali) intende far risaltare la bellezza o la stranezza dei soggetti ma senza stravolgerne l'essenza e soprattutto senza danneggiarli: Quelle "creazioni" artistiche che comportano la realizzazione di situazioni artificiose che in natura non si vedranno mai, composte al fine di fare graziose vignette o raccontare storielle assolutamente inverosimili, non sono fotografia naturalistica, sarebbe come una foto ad un lupo accarezzato da una bambina con un cappuccio rosso ed un cestino, la foto sarà bella quanto si vuole, ma naturalistica non direi proprio. Se poi i soggetti ne hanno a soffrire è anche peggio. E' il mio punto di vista, che può essere condiviso o meno. Vediamo adesso alcune semplici regole seguite da una foto esemplificativa. La più ovvia, il soggetto, o la parte di soggetto che ci interessa, dovrebbe essere a fuoco, nitido, a meno che non si cerchino apposta effetti artistici o pittorici particolari. Scattare all'altezza del soggetto. Se lo si riprende dall'alto, lo si schiaccia contro il terreno con un effetto poco gradevole. Ci possono essere eccezioni, ad esempio quando lo sfondo è omogeneo come la sabbia. Stesso soggetto, resa molto diversa. Cercare di avere uno sfondo non troppo invadente. Questo con gli insetti e i piccoli animali in genere può essere molto difficile, ma è forse quello che più fa la differenza fra una foto valida ed una puramente documentativa. La prima è per me inaccettabile, la seconda può andare, la terza mi soddisfa. Ci sono gli amanti dello sfondo perfettamente omogeneo, ma non è necessario, a volte un po' di mosso ci sta bene, l'importante è che non prevalga sul soggetto o che il soggetto non ci si perda. In questo una focale lunga (tele macro, oppure zoom più lente addizionale) può essere molto utile. Il posatoio non deve prevalere sul soggetto e non deve disturbare, per gli stessi motivi. Direi che qui il coleottero più che altro da' fastidio, anzichè essere il soggetto. Qui l'apice scortecciato del rametto è troppo chiaro, disturba. Qui il posatoio non disturba. Legata a questo concetto è la raccomandazione di fare attenzione con il flash, che se necessario va usato, tuttavia bisogna fare attenzione alla presenza nello sfondo di soggetti riflettenti come certi sottili steli d'erba che in luce naturale sembrano non risaltare, ma illuminati dal flash diventano dei fasci luminosi che disturbano tantissimo. Purtroppo anche senza flash possono sfuggire degli elementi di sfondo che disturbano. Quella riga trasversale dietro l'ala da' fastidio, no? Sfondo mosso ma gradevole. Se il soggetto è l'insetto intero, cercare di averlo tutto a fuoco, se possibile (perché sta fermo) con un uso accorto del focus stacking, se no cercando di posizionarsi col piano sensore perfettamente parallelo al soggetto e chiudendo il diaframma quanto più possibile senza che la diffrazione produca troppi danni. Qui ero a f20, con il 200mm Micro Nikkor AfD, ma con la D700 ci poteva stare, con sensori più densi... meglio lo stacking. La rugiada è naturale. Se il soggetto è un particolare, avere tutto l'insetto a fuoco richiede per forza il focus stacking, ma può essere anche interessante concentrare l'attenzione sul particolare, sfuocando il resto. In fondo con un po' di applicazione non è difficile ottenere buone foto di insetti... Silvio Renesto per Nikonland.
  39. 11 points
  40. 11 points
  41. 11 points
    L’inverno sa regalare panorami tersi e colori inattesi. Ma cosa succede nel regno delle nebbie? Avendolo a disposizione nelle vicinanze, con un po’ di fortuna ho voluto immergermi per un giorno in una atmosfera “dell’altro mondo” dove i contorni sfumano, le cose ti appaiono solo quando ti avvicini e il silenzio regna sovrano. Gli animali che popolano questo ambiente sono quelli che grosso modo trovi anche un altre stagioni: mi sono sfrecciati ad un paio di metri due velocissimi martini; a settembre c’erano i gruccioni. Avvistati falchi di palude e trovate tracce di gufi (resti di cibo). Si sentivano cince e usignoli. Naturalmente di tutto questo nelle foto non c’è traccia per le improponibili condizioni della luce. E infatti ero lì per altri motivi. All’arrivo la luce è più o meno questa: # 1 Che ancora regge per alcune foto da vicino: # 2 #3 la luce cambia e al momento di prendere la barca diventa così: # 4 e man mano che si avanza si distinguono solo i pali e non più l'argine # 5 ogni tanto un segno di vita # 6 ma per distinguere le cose bisogna avvicinarsi # 7 si arriva ad una spiaggia # 8 # 8 bis # 9 dove il mare ha lasciato la sua protesta: vi restituisco quel che mi avete dato: resti di una piena ma anche tanti rifiuti # 10 poco lontano incuranti abitanti del luogo volano. # 11 Una giornata a contatto con una natura impervia (c’erano 8 gradi ma sembravano -10). Devo dire che le foto rendono abbastanza fedelmente ciò che ho visto. In qualche momento solo obiettivi con apertura massima a 2.8 permetteveno alla D850 di mettere a fuoco. Al ritorno il traffico, le luci serali e la convulsione cittadina mi hanno strappato dalla quiete, tanto da ritenermi quasi un reduce. Sensazione che avrete sicuramente provato anche voi quando si torna a casa dopo un giorno passato fuori dal mondo. # 12
  42. 11 points
  43. 11 points
    Qualcuno se ne sarà già accorto e di fatto già era una cosa scontata ma adesso è ufficiale. Quindi ho l'onore e il piacere di annunciare ufficialmente che la redazione di Nikonland, per anni ferma alla composizione dei due fondatori con il valido apporto di Silvio Renesto, oggi si allarga. Si aggiungono : - Massimo Vignoli che già ha all'attivo una decina di articoli e che promette di scrivere tante altre esperienze sul (suo) campo - Valerio Brustia che ci ha promesso che si sforzerà di dedicare più tempo a Nikonland. La pagina Chi Siamo è già aggiornata per Massimo ma presto lo sarà anche per Valerio (idem per Le nostre borse). Siamo particolarmente contenti di queste due adesioni, in quanto il loro punto di vista - spesso molto differente dal nostro - allarga enormemente le possibilità di espressione dell'intera redazione e siamo sicuri che ciò arricchirà moltissimo la selezione di proposte redazionali. Ai due nuovi redattori l'augurio di buon lavoro, confidando in una produzione costante di articoli, a tutti i lettori, la promessa di mantenere l'attuale impegno nella speranza che giungano i loro graditi feed-back al riguardo. Grazie a tutti. Excelsior ! _____________________________________ Max e Mauro, fondatori di Nikonland.
  44. 11 points
    Numerose foto che ho postato su Nikonland hanno per oggetto le Crete Senesi, per cui mi sono sentito in dovere di trattare, anche se in modo molto sintetico, le caratteristiche di questo meraviglioso territorio. Le Crete Senesi è una zona sita a sud-est della città di Siena, che include i territori comunali di Rapolano Terme, Asciano, Buonconvento, Monteroni d'Arbia, Rapolano Terme e la frazione di San Giovanni d’Asso (Comune di Montalcino), tutti ubicati in provincia di Siena. Il nome di quest’area nei pressi di Siena è legata al materiale di cui era principalmente composta. Il termine creta, sinonimo di argilla, indica i fondali di epoca preistorica - originariamente marini - che si trovavano in questi luoghi. Oggi, di questo passato geologico, resta la caratteristica colorazione del paesaggio che varia di stagione in stagione. Dunque, la prima descrizione delle Crete Senesi è legata alle sue sfumature: in primavera il colore predominante è un bel verde smeraldo e lucente, in estate si manifesta un giallo abbagliante fino a diventare, verso l’autunno, di una tonalità grigia che ricorda, appunto, quella dell’argilla. Il paesaggio è caratterizzato da colline brulle e dolcemente ondulate, querce e cipressi solitari od in filari, i poderi isolati in cima alle alture, tratti di bosco negli avvallamenti ed i fontoni che raccolgono l'acqua piovana. Località Torre a Castello - quercia solitaria, fontone e colline brulle e dolcemente Località Torre a Castello Località Torre a Castello - colline brulle e dolcemente ondulate Località Torre a Castello - un fontone Loc. Mucigliani - un cipresso isolato Le Crete Senesi differiscono dal paesaggio della vicina Val d’Orcia poiché ospitano un alto numero di calanchi e di biancane. I calanchi assomigliano a ventagli semiaperti e sviluppati in verticale, mentre le biancane sono cupolette del terreno coperte di vegetazione e da cui spicca un colore molto chiaro. Questi due elementi rendono la zona simile ad uno scenario lunare, sospeso nel tempo e descritto fin dal Medioevo con il nome di “Deserto d’Accona”. Inoltre, le biancane sono riconoscibili per la loro tipica forma a cupolette bianche, brillanti nei giorni di sole e sono concentrate, in particolar modo, lungo la Via Lauretana, nel tratto tra Siena ed Asciano. I calanchi, invece, sono caratterizzati da profondi solchi del terreno “a lama di coltello” e si possono ammirare tra Asciano, Rapolano Terme ed in tutta l’area intorno all’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore. I calanchi presso Rapolano Le biancane presso il Colle della Leonina Ancora biancane presso il Colle della Leonina Calanchi presso Asciano Veduta del "deserto di Accona" Lungo gli itinerari delle Crete Senesi si incontrano colline brulle e cipressi sparsi qua e là assieme a tratti di bosco e poderi solitari che dominano il paesaggio. Il colle della Leonina con vista del borgo Mucigliani Loc. La Leonina Loc. La Leonina - sullo sfondo le "Grancie" (granai) Un fontone fra Asciano e Trequanda Loc. Baccoleno Un fontone sulla strada per Radi Loc. Ville di Corsano Loc. Mucigliani Loc. La Beccanella Le Crete Senesi sono uno degli esempi più significativi attraverso cui si può conoscere il mondo della mezzadria, costituito da fattorie, paesi, poderi; dalle “grance” (caratteristici fabbricati con funzioni di magazzino e di granaio) presenti in particolare sul territorio a Buonconvento, dove è possibile visitare il Museo della Mezzadria, dedicato alla cultura rurale. Loc. Torre a Castello - sul colle a destra le "Grancie" Nei pressi di Radi - ancora "grancie" Oltre alle innumerevoli bontà culinarie presenti nell'area in parola, la zona di San Giovanni d’Asso è rinomata per la produzione del tartufo bianco delle crete ed ospita una sagra, che si svolge nel mese di Novembre ed un museo dedicato al cosiddetto diamante delle Crete. Treno Natura - corsa del convoglio storico effettuata il 10/11/2019 in occasione della sagra del tartufo di San Gionanni d'Asso. Infine, sul colle di Leonina, nei pressi Mucigliani (Frazione del comune di Asciano), si trova il “Site Transitoire” opera dello scultore francese Jean-Paul Philippe. Dal 1993 questa installazione è rappresentata da una sedia come simbolo di accoglienza per il viandante e una finestra orientata verso il sole., L’artista, riguardo alla sua opera ha spiegato cosa volesse rappresentare: “installando quelle pietre mi resi conto che disegnavano nella luce e nello spazio i limiti di una casa. Una dimora senza mura dalla soglia invisibile. A terra alcune lastre, una sedia per accogliere il passante, un banco, una finestra e per tetto la volta celeste. L'ombra di questo mobilio di pietra tracciava al suolo la sua passeggiata grazie alle apparizioni della Luna e del Sole. Nel solstizio d'estate è nell'appiombo della finestra che il disco solare sparisce, mentre brillano la prima stella e le luci di Siena.” il Site Transitoire il Site Transitoire il Site Transitoire Infatti, dal colle della Leonina si può ammirare il meraviglioso skyline della citta di Siena, sia con la luce del giorno che di notte con una calda illuminazione. Loc. La Leonina - Fontone, biancane e Siena sullo sfondo Loc. La Leonina - Fontone, biancane e Siena sullo sfondo dopo il tramonto Lo skyline della citta di Siena visto dal colle della Leonina Stesso posto a notte ormai inoltrata. S.E. & O. : Se fra i lettori di questo blog transiteranno iscritti del posto o esperti in materia, sono ben accette integrazioni e/o correzioni.
  45. 11 points
    E' la settimana prima di Natale. Piove a dirotto ogni giorno. Ultimamente io non sono nemmeno troppo in forma. E gli amici di Nital non mi fanno la sorpresa di spedirmi il gioiello proprio in questo momento ? Il gioiello della Corona : il Koh-I Noor dei Nikkor - il Nikkor Z 58mm f/0.95 Noct montato sulla mia Nikon Z6 Grazie, dico io. Ce la metterò tutta a rendergli giustizia ma non prometto molto. Con questa pioggia fanno fatica pure a spedire i fiori. Posso giocare con le manichine. Di certo non mi ridurrò a fotografare le scarse luminarie stradali di questo Natale un pò dimesso. Ma per fortuna che Ross pensa a me. Cala l'asso, e trova Paulina. Lei è in procinto di partire per passare il Natale in famiglia. Ma ha un paio di ore libere. Colpo di fortuna, trovo la mia sala preferita al Cross+Studio di Milano, libera intorno alla una del pomeriggio. Dentro è buio pesto. Mi chiedono, che luci vuoi ? Luci ? Ma va là, faccio senza. Mi guardano strano. Vuole fare l'eroe ... Effettivamente, salvo che proprio davanti ai vetri, non arriva luce. Con il 24-70/2.8 S per andare su tempi umani devo salire a 10-15.000 ISO e le foto potete immaginare come possono venire. Ho portato solo una viola da studio, un treppiedi leggero. Una testa adeguata. Monto il Noct sul treppiedi e ci attacco dietro la Z7. Paulina si trucca, io comincio a fare un pò di palestra mettendo a fuoco gli occhi sullo specchio. Tutti gli scatti saranno a diaframma totalmente aperto. Ho impostato l'anello interno per modificare la sensibilità ISO rapidamente. Ovviamente scatto in manuale puro, tenendo un tempo ragionevole per avere foto ferme. Paulina fa televisione, cinema. Non è una statuina che possa stare immobile e congelata a lungo. Il set prenderà un piede sbagliato ? Ho di la la Z6 con il fido 105/1.4E e ne approfitto per confermare che l'ultimo aggiornamento firmware ha reso più intelligente l'Eye-AF automatico che adesso si concentra più sulla pupilla che sulle ciglia come faceva prima. Ma io sono venuto per sfruttare il NOCT e a fine sessione, saranno 1852 gli scatti fatti con il Re dei Nikkor, e poco più di 1500 con il Re del Bokeh, l'invincibile Nikkor F 105/1.4E. Prendo confidenza con l'obiettivo. Paulina è semplicemente l'ideale, una donna vera, viva, matura, intelligente e sensibile. Con due occhi di un colore che sta al confine tra il cielo e il mare e un sorriso che ti riporta tra i vivi se sei depresso. Non c'è luce, per niente. Ma c'è abbastanza luce perchè il Noct prenda vita. Sfrutto il bagliore delle alogene dello specchio del trucco che danno una colorazione alla parete in fondo. E cominciamo. MI avvicino. Paulina non sa cosa sto facendo, scatto in silenzioso come al solito e intanto le parlo. Mi faccio raccontare dei suoi ultimi lavori. In sottofondo ci sono Rihanna e poi Lana Del Rey. Non proprio il mio repertorio ma adatto a questa giornata. A me gli occhi. Congelando il soggetto e mettendoci mezz'ora a mettere a fuoco si può fare di meglio. Ma io non ho pazienza e poi voglio mettermi alla prova. Cambio fuoco mentre scatto a raffica 5FPS. Voglio sfuocare, voglio morbidezza, voglio vedere l'essenza delle cose. vicino alla finestra c'è fin troppa luce per il Noct. Sfrutto la transizione luce, ombra per avere effetto. I capelli si dissolvono, ritornano nitidi, poi si dissolvono ancora naturale, non voglio una modella, voglio una donna vera gioca con i capelli seria appassionata intensa sensuale. L'ultima è probabilmente la mia foto dell'anno. Nonostante lei si muova continuamente, tante, tante foto vengono perfettamente a fuoco. La transizione tra fuoco e fuori fuoco è inimmaginabile. La morbidezza data al soggetto è unica. Ma quello che è a fuoco è sensazionalmente nitido, senza che però ci sia una separazione fisica troppo netta, come in altri obiettivi. Il pur eccezionale 105mm che può contare su una focale più lunga non regge il confronto. Il Noct dà assuefazione. E' impegnativo da portare al limite quanto l'arco di Ulisse, quanto lo Stradivari più scorbutico. Ma quando spicca il volo fa miracoli e non si vorrebbe smettere mai. Una volta usato é dura reggere il suo confronto. Ed è dura farne a meno. Sebbene la comodità della vita moderna indotta dall'EYE-AF automatico delle ultime mirrorless sia essenziale, controllare totalmente la scena e fare ciò che si vuole esalta il fotografo più esigente. Tanto che mi metto a fare video. Pur non essendo il mio pane e pur non avendo esperienza. Ma è tanto naturale il passaggio. Tanto sensazionale l'effetto, tanto splendida la protagonista di questo set che mi viene automatico. I tre video che seguono - avrete l'indulgenza di prenderli per ciò che sono - non un tentativo di trasformarmi in un regista o in un video-operatore. Ma un tributo ad una creatura meravigliosa ripresa da uno dei più straordinari strumenti fotografici finora concepiti. premere sui triangoli per visualizzare i video in formato HD. E buon divertimento. Credits Modella : Paulina Bien che ha curato anche il look, il make-up e l'hair style Location : Cross+Studio, sala Industrial, Milano Nikkor Z 58/0.95 Noct offerto in visione da Nital Spa, Moncalieri, distributore italiano dei prodotti Nikon
  46. 11 points
    Sfida amichevole: Mettete qui nei commenti la/le foto che più vi hanno soddisfatto nel 2018-2019. Ciascuno di noi, penso, avrà fatto delle foto, magari molte foto, che lo hanno particolarmente soddisfatto, a cui vi siete affezionati, il mio invito è a selezionarne da una a tre e pubblicarle qui nei commenti a questo topic. La foto può avervi soddisfatto per i seguenti motivi: 1) per la perfezione che siete riusciti a ottenere nello scatto, cosa di cui andate orgogliosi. 2) perché volevate trasmettere un messaggio o una sensazione e ci siete riusciti. 3) Perchè ha un significato particolare, importante per voi, indipendentemente dal fatto che sia presente qualche piccolo difetto tecnico/estetico. 4) Una combinazione dei tre punti precedenti. REGOLAMENTO: a) le foto devono essere state scattate nel 2018-2019 b) qualsiasi genere è accettato c) se le avete già pubblicate su Nikonland va bene lo stesso. d) potete mentire, tanto non potremo scoprirlo mai . e) se le avete scattate con materiale Nikon siamo contenti, ma se le avete scattate con materiale di qualsiasi altra marca va bene lo stesso. f) Sarebbe gradita, anche se non obbligatoria (abbiamo comprensione per i ... timidi ), una descrizione che spieghi quello che la foto significa per voi. Comincio io: Gatta all'Isola dei Pescatori (VB), 9 febbraio 2019. Oltre alla simpatia del soggetto (una ... chiacchierona!) sono particolarmente soddisfatto perchè il soggetto è espressivo e l'ambientazione a mio parere è azzeccata. Oxygastra curtisii, 7 Luglio 2019, Villa d'Adda (BG). La cercavo dal 2009, quando la fotografai per caso e male nei pressi di un canale a Turbigo (NO). Ritrovarla dopo dieci anni è stata un'emozione non da poco. Ora a voi. Mi raccomando: Non fate i pigri, partecipate, ho ristretto ad un periodo recente, così non siete costretti a dover selezionare tra centinaia (migliaia, milioni) di scatti. Non dovrebbe costarvi troppa fatica e date un po' di varietà e vivacità alla parte fotografica del sito, Ve ne sarei davvero grato. Non ditemi che in un anno e mezzo non avete fatto nemmeno una foto che vi soddisfa, altrimenti vi consiglierei di riflettere seriamente sul perchè continuate a discutere di obiettivi, corpi, prestazioni, prezzi...
  47. 11 points
    Nessuno si offenda, è per giocare e, soprattutto, in quella fila ci sono anch'io, senza dubbio.
  48. 11 points
    L'ultima guida all'acquisto, l'abbiamo proposta due anni fa, dopo l'uscita della Nikon D850. Non è cambiato moltissimo da quel tempo ma vorremmo presentare in questa occasione una disamina più estesa, che comprenda di fatto tutti i modelli delle ultime generazioni (sia ancora in vendita che usciti dai listini) e anche le due mirrorless. Con una parola anche sui prossimi - imminenti o meno - annunci che vedremo di qui a fine 2020. Escludiamo per puro pregiudizio tutte le Nikon entry-level - le reflex D3x00 e D5x00 - perchè non le riteniamo delle vere Nikon. Inadatte al fotografo esperto ... che non le saprebbe usare, inadatte dal fotografo inesperto che finirebbe per essere filoguidato dalla fotocamera senza imparare niente, sono - pur offrendo una qualità di immagine del sensore di buon livello - da evitare come la peste ... ! Nikon D7500 Bella e aggiornata, utilizza lo stesso sensore della sorellona Nikon D500, ci obbliga a qualche rinuncia (tipo il doppio slot di memoria o la possibilità di aggiungere un battery-grip) ma, ad un prezzo decisamente interessante (cercando la si trova facilmente sotto ai mille euro) offre la stessa medesima qualità di immagine della D500 e un autofocus che sebbene non abbia il più evoluto modulo condiviso da D5 e D500 e D850, è di ottima qualità. Il prodotto nel complesso è aggiornato (schermo LCD mobile e touchscreen, video, connessioni wireless). Le manca - ma questo è un discorso che vale per tutte le Nikon APS-C/DX - solo una serie di obiettivi pensati per il formato piccolo di buona qualità, aggiornati, compatti e non troppo costosi. Che purtroppo non esiste sul mercato, né con marchio Nikon né con altri marchi. PRO ok il prezzo è giusto buona qualità di immagine, autofocus efficiente, video, funzionalità aggiornate buon mix tra prestazioni/peso/ingombro CONTRO non è una macchina professionale (no doppio slot di memoria, solo memoria SD, no battery-grip, no presa pc-syncro) non ha una gamma di obiettivi moderni pensati per il suo formato (il sensore ha formato APS-C da 20.1 megapixel, con fattore di moltiplicazione 1.5x rispetto al 36x24) Alternative fuori listino Le precedenti Nikon D7100 e D7200 sono ancora disponibili sia nell'usato che come NOS (new-old-stock : fondi di magazzino) a prezzi molto concorrenziali. Offrono opportunità di acquisto se si rinuncia ai piccoli aggiornamenti portati dalla D7500, con buone qualità di immagine e prestazioni di insieme. Da evitare la più vecchia D7000 che aveva un modulo di autofocus non efficiente. Tra la D7100 e la D7200 la differenza sta sostanzialmente nel buffer (per chi scatta spesso a raffica, altrimenti la differenza non si nota). Tutte le Nikon D7x00 hanno doppio slot di memoria SD Nikon D500 La D500 è l'ammiraglia delle fotocamere Nikon in formato 24x16mm (fattore di moltiplicazione 1.5x rispetto al 36x24mm). Ha un corpo professionale costruito a regola d'arte. Ha prestazioni allo stato dell'arte con un autofocus che può operare nelle stesse condizioni dell'ammiraglia a pieno formato Nikon D5 con la quale condivide quasi tutto a parte il corpo e il mix di memorie (la D5 monta due schede XQD, la D500 una scheda XQD e una scheda SD ... un pò zoppa). Non è aggiornatissima nel comparto video e nell'uso a specchio alzato. Ma è uno strumento eccezionale per fotografi di sport e di natura oltre che di azione in generale. Paga circa uno stop in termini di dinamica e di tenuta al rumore rispetto alle full-frame. Oramai si trova ad un prezzo molto interessante. Non sarà l'ultimo grido ma è costruita per durare. PRO il prezzo è adeguato alle sue prestazioni buona qualità di immagine, autofocus di elevate prestazioni con copertura di quasi tutto il frame costruzione e caratteristiche (comandi, interfaccie, memorie) professionali possibilità di utilizzo anche della batteria ad alte prestazioni della D5 con il suo battery-pack dedicato assimilabile, con le opportune distinzioni, alla Nikon D5 in formato ridotto CONTRO non è l'ultimo grido in materia di video, a specchio alzato è primitiva non ha una gamma di obiettivi moderni pensati per il suo formato (il sensore ha formato APS-C da 20.1 megapixel, con fattore di moltiplicazione 1.5x rispetto al 36x24) ma di fatto è stata pensata per utilizzare superteleobiettivi full-frame per dare il meglio di se, sfruttando proprio il fattore di telemoltiplicazione (attenzione, non è che un 600mm diventi un 900mm usando la D500, è come fare il crop del centro immagine senza sprecare megapixel in aree prive di interesse fotografico se si fotografa da lontano. Da vicino invece il problema è opposto). qualche problema con le batterie universali, con i battery-pack universali, con le memorie SD nel secondo slot (che ne azzoppano le prestazioni : decisamente consigliate le memorie XQD con il loro lettore dedicato). Alternative fuori listino NESSUNA. Dubitiamo che verrà sostituita a breve/medio termine. E se mai ci sarà un modello sostitutivo, quasi matematicamente sarà una mirrorless. Nikon D610 La Nikon D610 è di fatto fuori produzione ma si trova ancora nuova (e usata a prezzi fantastici !). E' la entry-level delle Nikon full-frame. Nikon l'ha lanciata sul mercato per sostituire la Nikon D600 offrendo prestazioni praticamente identiche sostanzialmente perchè la D600 a causa del famigerato problema ad otturatore e mirrorbox (formazione autonoma di detriti sul sensore) era invendibile. Oggi è da considerare una fotocamera obsoleta, con un autofocus inefficiente e prestazioni complessive non aggiornate. La qualità d'immagine è buona se si utilizzano obiettivi buoni. Ha un sensore in formato pieno 36x24 da 24 megapixel, buono anche a 6400 ISO, due schede di memoria SD, display posteriore fisso e non touch, video primitivo, live-view primitivo, autofocus inadatto a soggetti in movimenti (specie nei sensori laterali). Sinceramente non ne consigliamo l'acquisto salvo che il prezzo richiesto non sia proprio ridicolo e non ci si possa permettere di meglio. Non abbiamo mai provato una D610 su Nikonland ma conosciamo bene la D600 da cui differisce realmente per pochi dettagli (qui la nostra prova) PRO si può trovare usata anche a 450-500 euro buona qualità di immagine full-frame doppio slot di memorie e battery-grip dedicato CONTRO é una macchina superata é una macchina decisamente amatoriale l'autofocus è di seconda scelta specie nei sensori laterali e con soggetti in movimento Alternative Nikon D750 se ci serve una reflex perchè abbiamo già parecchi obiettivi. Altrimenti siamo pronti per il viaggio con le Nikon Z (la Z6 è la candidata ideale a sostituire sia D610 che D750). Nikon D750 La Nikon D750 è stata ed è tuttora il modello mainstream tra le fotocamere full-frame Nikon a densità di megapixel non esagerata. Il suo sensore è di fatto della stessa famiglia di quello che ancora oggi viene montato sulla Nikon Z6 (e sulle consorelle di altri marchi), il suo autofocus è dello stesso livello di quello delle precedenti ammiraglie Nikon, solo un pò più concentrato nella disposizione dei punti. E' però di costruzione e di caratteristiche di livello amatoriale. Cosa che certamente non ha impedito a tantissimi professionisti di adottarla come macchina principale (magari in 2 o 3 esemplari). Doppio slot SD, display LCD mobile (non touch). Video di buona qualità ma non 4K. Prestazioni in Live-view antiquate. E' ancora in listino e la si trova a prezzi convenienti (intorno o anche sotto ai 1500 euro). E' la scelta equilibrata. PRO si può trovare a buon prezzo sia nuova che usata buona qualità di immagine anche ad alti ISO buon autofocus full-frame 24 megapixel, cosa chiedere di più ? doppio slot di memorie e battery-grip dedicato pur non avendo un corpo di fascia professionale è sufficientemente robusta adatta ad ogni genere di fotografia CONTRO é una macchina superata é una macchina costruita con scelte di tipo amatoriale é tra le reflex che ancora potrebbero essere sostituite da un modello nuovo e aggiornato (Nikon D760 attesa entro 6-9 mesi) Alternative Sull'usato l'inossidabile Nikon D700 potrebbe essere ancora giudicata interessante. Però ha un sensore antiquato con soli 12 megapixel segnato da bassa dinamica alle sensibilità basse (la D750 ha invece un sensore di generazione successiva ad alta dinamica che sopporta l'apertura spinta delle ombre in sviluppo : una cosa che quando la si inizia ad utilizzare diventa insostituibile). Se invece si necessita di più alta risoluzione e/o di un corpo professionale, non c'è alternativa alle Nikon D8x0. Ma guardando al futuro, la reale alternativa alla Nikon D750 è la nuova mirrorless Nikon Z6 ! Nikon D810 Sostituita dalla più recente D850, si può ancora trovare nuova a buon prezzo, usata ad ottimo prezzo. Ha un sensore full-frame da 36 megapixel di altissima qualità, specie in termini di dinamica alle basse sensibilità. Cede alle sensibilità più alte. Se ha due punti deboli sono l'autofocus, non prestazionale e il buffer di memoria, veramente ridotto (si possono fare sequenze di scatti limitate a 13-14 immagini, dopo di che la macchina rallenta per scrivere i file sulla scheda di memoria). Usa ancora memorie di tipo CF con il secondo slot SD di tipo UHS-I. Può essere una alternativa per chi vuole un corpo professionale ed è tentato da una risoluzione superiore ai "soliti" 24 megapixel, spendendo il giusto. Richiede però disciplina per sfruttarla al massimo, ed obiettivi di grande qualità. PRO si può trovare a buon prezzo sia nuova che usata ottima qualità di immagine e grandissima dinamica a basse sensibilità costruzione professionale full-frame da 36 megapixel, offre qualcosa in più rispetto ai "soliti" 24 megapixel doppio slot di memorie e battery-grip dedicato (ma memorie di tipo low-end) adatta soprattutto al paesaggio e alla foto di studio, non allo sport e all'azione CONTRO é una macchina superata l'autofocus non è all'altezza di quello di ultima generazione il buffer è limitato Alternative La precedente D800 con cui condivide il sensore è la candidata ideale. Ma l'autofocus della D800 ha prestazioni realmente limitate, quindi la macchina si presta essenzialmente al paesaggio, alla macro, agli scatti a diaframma chiuso. E' stata sostituita dalla più recente e prestazionale Nikon D850 Nikon D850 E' l'ultima reflex full-frame presentata da Nikon due anni fa. Al lancio per averne una c'era la lista d'attesa di 90 giorni. Oggi si trova facilmente e anche con un discreto sconto sul prezzo ufficiale. E' una macchina fantastica, buona anche a specchio alzato in live-view (la migliore reflex Nikon su questo fronte). Ha prestazioni altrettanto fantastiche anche se l'autofocus, pur essendo equivalente a quello di D5 e D500 non è esattamente allo stesso livello prestazionale. Adatta ad ogni genere di fotografia ma per dare il meglio di se bisognerà sfruttarla a 64 ISO e con i migliori obiettivi disponibili. Non è la macchina per il fotografo casuale che usa obiettivi del papà e scatta solo in jpg. PRO è probabilmente la migliore reflex proposta sinora da Nikon ottima qualità di immagine e grandissima dinamica a basse sensibilità costruzione professionale full-frame da 45 megapixel, praticamente il doppio rispetto ai "soliti" 24 megapixel doppio slot di memorie e battery-grip dedicato (ma memorie di tipo differente tra loro ! con la meno prestante SD che azzoppa la macchina rispetto all'uso con la sola XQD primaria) il modulo AF è lo stesso ma alla prova dei fatti la Nikon D5 è ben più chirurgica nella messa a fuoco CONTRO é una macchina molto costosa e per certi fotografi o usi, la risoluzione é eccessiva il modulo AF è lo stesso ma alla prova dei fatti la Nikon D5 è ben più chirurgica nella messa a fuoco il buffer potrebbe essere superiore pretende i migliori obiettivi disponibili e di essere utilizzata alle più basse sensibilità per dare il meglio di se. Altrimenti abbiamo sprecato i nostri soldi ! Alternative Se servono le sue caratteristiche non ci sono alternative sul mercato. Altrimenti la Nikon Z7 condivide lo stesso sensore ma ha in più le prerogative delle mirrorless di ultima generazione. Se i 45 megapixel non sono necessari e si può vivere con un autofocus meno prestazionale e senza le prestazioni in video e in live-view che solo la D850 tra le reflex sa offrire, una D810 costerà certamente di meno. Nikon Df Vista oggi è in tutto e per tutto una semplice "operazione nostalgia". Nikon ha preso la scocca della D600, ha inserito dentro il sensore della Nikon D4, lo ha alimentato con una batteria da Coolpix, ha messo la scheda SD dentro al vano batterie ma ha messo attorno un involucro - largamente plasticoso - che ricorda vagamente una vecchia reflex a pellicola tipo Nikon F3. Purtroppo le altre promesse non sono state mantenute. La macchina è fragile quando sottoposta all'accoppiamento con gli obiettivi pre-AI per cui sarebbe nata e finisce col rompersi. Il prezzo elevatissimo no ne ha favorito la diffusione anche se i pochi esemplari sono andati via tutti. Ma i giapponesi si sa sono molto sensibili a tutto ciò che sa di vintage e certamente la Nikon Df resterà a lungo nelle mani dei più maturi, almeno finchè non ci sarà una riedizione senza specchio. Della Nikon Df abbiamo scritto abbondantemente su Nikonland.eu PRO l'unica reflex recente Nikon in grado di utilizzare quasi tutti gli obiettivi Nikkor anche di era pre-AI grazie alla possibilità di aprire il dentino di indicizzazione del diaframma aspetto retrò sensore full-frame a bassa risoluzione ma ad alta sensibilità CONTRO é una macchina di prestazioni modeste che manca di molte funzionalità che invece esistono anche in macchine entry-level l'impostazione (con le rotelle superiori) è appariscente ma ridondante e oggi, di impiego abbastanza desueto in fondo è una D600 ricarrozzata ... venduta ad un prezzo da collezionisti l'autofocus è (quasi) osceno per una macchina del genere. Ma certo, è stata pensata per utilizzare (anche) obiettivi manual focus senza però avere alcun aiuto automatico, salvo il telemetro elettronico a mirino (quello che hanno tutte le reflex Nikon) adatta per lo più a generi "contemplativi" dove però mostra la corda in termini di risoluzione Alternative Idealmente una bella macchina a pellicola anni '70, tipo una F2 o una F. Se invece la si prende in considerazione per il sensore ... una D4/D4s rappresenta una alternativa più completa. Ma tolto il rassicurante aspetto da ... tardona, oggi le Nikon Z offrono ben superiori qualità di utilizzo con obiettivi "vintage" di ogni marca, non solo Nikon ... ! Nikon D5 Ammiraglia Nikon a tutto campo ma ... a breve attesa la Nikon D6. Quindi fatevi i vostri conti. La D6 certamente sarà una D5 aggiornata in tutti quei dettagli dove la D5 presta il fianco a critiche. Ma per chi può convivere con i (pochi) limiti della D5, una D5 è per sempre. PRO l'unica ammiraglia a corpo esteso (stile Nikon F5) oggi in produzione. La sua forma e la sua costruzione sono un'icona Nikon dal 1995 la Nikon digitale più affidabile di sempre autofocus praticamente infallibile, il migliore tra tutte le reflex Nikon dal 1959 ad oggi altissima dinamica ad altissima sensibilità, la migliore Nikon oltre i 1600 ISO di velocità inesauribile, adatta ad ogni genere di fotografia d'azione costruita per durare, nella sua carriera sinora non ha dato alcun problema, né é stato riscontrato alcun difetto operativo é l'unica macchina Nikon ad avere due slot per memorie XQD CONTRO ha una risoluzione relativamente bassa per i criteri del 2020 la dinamica del sensore è scadente sotto ai 1600 ISO perchè di fatto la sensibilità base del sensore è di 1600 ISO video e prestazioni in live-view primitivi rumorosa (lo scatto è come un colpo di pistola) grossa, ingombrante, molto costosa inutile e ridondante in qualunque genere che non sia d'azione è attesa la commercializzazione della Nikon D6 entro febbraio 2020 Alternative Nessuna. D4 e D4s impallidiscono rispetto ad una D5, sebbene per molti generi ci siano fotografi che ancora usano D3 e D3s. La Nikon D6 sarà certamente meglio e qualcuno potrà sfruttarne le superiori qualità ma a costi oramai difficili da giustificare (ipotizziamo ben oltre i 7.500€) Ma molti si fermeranno alla D5. Nikon Z6 Presentata insieme alla Nikon Z7 nell'aspetto le due macchine sono gemelle. Differiscono nel sensore e nel numero di punti di autofocus. Il sensore della Z6 è della stessa famiglia di quello della Nikon D750, quello della Z7 è praticamente identico a quello della Nikon D850. Per questo (e le sue conseguenze : migliore resa alle alte sensibilità, maggiore velocità di esecuzione) la Z6 si presta di più ai generi dinamici, la Z7 a quelli statici. Sono entrambe delle vere Nikon e scegliere tra le due - a parte il prezzo - dipende esclusivamente dalle aspettative del fotografo. Le due macchine hanno portato con loro in dote : un nuovo attacco (il Nikon Z) diverso, con tiraggio più corto, con gola molto più ampia, del vecchio Nikon F del 1959 una nuova generazione di obiettivi - i Nikkor Z - che si stanno rivelando ciascuno di classe superiore ai ... pariclasse per reflex lo stabilizzatore sul sensore un mirino elettronico di grande qualità autofocus a tutto frame con modalità avanzate come il riconoscimento di volto e occhio dei soggetti inquadrati avanzate prestazioni in campo video compattezza e maneggevolezza rispetto alle reflex professionali interoperabilità con i software di sviluppo Adobe (i parametri impostati oncamera vengono riconosciuti ed utilizzati in ACR e LR) di contro alcune funzionalità non sono ancora all'altezza di quelle delle migliori reflex (parliamo dell'ultima generazione 5 con l'autofocus più avanzato presentato da Nikon, non delle precedenti che invece sostanzialmente sostituiscono). PRO rapporto prezzo/prestazioni di livello accettabile per una mirrorless full-frame autofocus a tutto frame ottime prestazioni generali in tutti i generi fotografici ottima resa alle sensibilità superiori raffica elevata ottimo stabilizzatore utilizza memorie evolute di tipo XQD e a tendere le prossime CFExpress ottimo video (anche 4K) a differenza di quanto praticato con le reflex, Nikon sviluppa le funzionalità delle sue mirrorless via firmware disponibilità dell'adattatore elettronico Nikon FTZ che consente di utilizzare sulle Nikon Z la gran parte degli obiettivi Nikon F CONTRO l'autofocus non è ancora di classe "Nikon D5" che resta il nostro benchmark al riguardo (ma in compenso una Nikon Z6 mette a fuoco dove volete, anche nell'angolo estremo in basso !) i punti di messa a fuoco sono relativamente poco numerosi e "troppo" grandi dispone di un solo slot di memoria non è previsto un battery-grip con scatto verticale é una macchina di prima generazione con tutto ciò che ne consegue Alternative In casa Nikon la sola Z7 per chi necessita delle sue peculiarità. In futuro certamente usciranno altre Nikon Z più evolute. Nikon Z7 E' la sorella gemella della Z6 da cui esternamente differisce solo per la targhetta. E' una macchina pensata per la fotografia statica, specie alla sensibilità più bassa, con buona luce o con il flash. Ideale per paesaggio, macro, riproduzione, studio, ritratto. Inadatta per sport, wildlife e la fotografia d'azione in generale. PRO autofocus a tutto frame con un numero adeguato di punti di messa a fuoco il sensore ha prestazioni analoghe a quello della Nikon D850 (che ha ancora però un leggerismo vantaggio ad ISO 64) ottima dinamica alle sensibilità inferiori ottimo stabilizzatore utilizza memorie evolute di tipo XQD e a tendere le prossime CFExpress buone qualità video (anche 4K) ma non all'altezza di quelle della Z6 a differenza di quanto praticato con le reflex, Nikon sviluppa le funzionalità delle sue mirrorless via firmware disponibilità dell'adattatore elettronico Nikon FTZ che consente di utilizzare sulle Nikon Z la gran parte degli obiettivi Nikon F CONTRO ha il rapporto prezzo/prestazioni peggiore tra tutte le fotocamere Nikon l'autofocus é decisamente inadatto alla fotografia d'azione la messa a fuoco in situazioni di bassa luminosità è scarsa buffer molto limitante (in attesa delle agognate CFExpress ?) dispone di un solo slot di memoria non è previsto un battery-grip con scatto verticale é una macchina di prima generazione con tutto ciò che ne consegue Alternative Sostanzialmente due : la Nikon Z6 se si vuole una mirrorless più reattiva, la Nikon D850 se si cerca la maturità raggiunta da quella reflex. Ma in futuro certamente usciranno altre Nikon Z più evolute che chiuderanno definitivamente il gap con le reflex. Un sito come Nikonland non si limita a fare un elenco di caratteristiche più o meno dettagliate per ribaltare sul potenziale acquirente le scelte. Andiamo oltre e certamente non ci balocchiamo troppo sulla targhetta del prezzo, consci del fatto che spesso, spendendo di meno, si finisce con l'acquistare ciò che si può comprare ma non necessariamente ciò che ci serve. Per questo non riteniamo banalissima la scelta tra le due Nikon Z attuali, specie per il fatto che Nikon a differenza di quanto fatto con le reflex negli ultimi anni, con le Z ci ha messo a disposizione due macchine sostanzialmente identiche in tutto, tranne nel sensore. Ci fossero state una D8x0 per l'alta risoluzione e una per l'azione, probabilmente le cose negli ultimi tempi sarebbero andate diversamente, e probabilmente molti meno si sarebbero "accontentati" della D750 e molti meno avrebbero comprato la D850 perchè sovradimensionata per le loro esigenze ma pur sempre l'unica reflex professionale Nikon a disposizione sul mercato (per tacere di chi ha comprato la D5 senza averle mai fatto fare una sola raffica ... liberatoria !). Ecco perchè vi invitiamo a leggere la nostra guida per la scelta tra Z6 e Z7 senza contare troppo sul vil denaro ma sulle specificità dei due modelli. *** Obiettivi Bene, abbiamo una disamina abbastanza dettagliata, tanto da avere un quadro complessivo delle possibilità di scelta della nostra fotocamera. Che ci siano limiti di budget (sostanzialmente quelli che porterebbero oggi a comrpare una D7500) o necessità legate all'azione (D500, D5, Z6) o alta risoluzione (Z7, D850) abbiamo - forse - l'imbarazzo della scelta. Ma non saremmo qui a parlare di fotocamere ad obiettivi intercambiabili se il punto nodale di tutta la faccenda non riguardasse piuttosto gli obiettivi da montare su queste fotocamere, che non i semplici corpi. E qui per certi versi che Nikon mostra il fianco a più di una critica, perchè nell'ultimo lustro o poco più ha mantenuto un passo a dir poco riflessivo nella proposta di obiettivi aggiornati all'altezza delle migliori fotocamere. In particolare per quanto riguarda il formato ridotto APS-C/DX che è l'unico a consentire ancora un rapporto costo/ingombro vincente rispetto alle migliori qualità dei sensori full-frame che però richiedono spese maggiori e ingombri superiori. Ancora oggi il panorama è abbastanza limitato, cosa che invita il fotografo a procurarsi quanto gli servi presso altri marchi. Ma anche per le full-frame le cose non sono del tutto rosee. Se escludiamo i soliti super-tele, sono pochi gli obiettivi all'altezza di una Nikon D850, segnatamente gli ultimi realizzati. Così a mente consiglieremmo : - formato APS-C/DX : Nikon 10-20mm AF-P, Nikon 16-80/2.8-4 - in formato FX : Nikon 28/1.4E, Nikon 105/1.4E, Nikon 300/4E, Nikon 500/5.6E, Nikon 70-200/2.8E, Nikon PC 19/4, Nikon 70-300mm AF-P (oltre ai già citati superteleobiettivi, compreso l'ultimo zoom 180-400 con annesso teleconverter) gli altri, chi più chi meno, sono veramente invecchiati male o nati ... male, vedete voi. E dubitiamo che l'offerta possa migliorare nel breve/medio periodo, in quanto è più che assodato quanto l'intera attenzione di Nikon sia oggi assorbita dal mondo mirrorless. - formato FX Nikon Z : qui siamo soltanto agli inizi ma già gli auspici sono dei migliori, perchè ogni Nikkor Z alla prova dei fatti si dimostra migliore dell'omologo (se esiste) Nikkor F. In particolare i Nikkor Z 24-70/2.8, 50/1.8 e 85/1.8 sono chiaramente i migliori obiettivi proposti con quelle focali da Nikon in precedenza. Mentre un obiettivo come il 14-30/4 - pur con le sue luci ed ombre - non si era visto mai in full-frame, da nessun marchio, con quelle peculiarità di peso/ingombro/prestazioni. E anche l'onesto 24-70/4 S è di gran lunga il miglior zoom da kit ma offerto da Nikon. La roadmap di Nikon per attacco Z è abbastanza ricca e si propone di offrire un corredo minimo completo di qui a due anni. Cosa che in formato DX per reflex Nikon non è riuscita a fare in 18 anni. E che per reflex è ben lontana da offrire, almeno a prestazioni adeguate ai tempi. Ciò ci ha indotto a considerare questo aspetto : Sottolineando che l'attacco F e le sue ottiche sono il passato che difficilmente verrà implementato sostanzialmente in futuro. L'attacco Z e le sue ottiche invece si svilupperanno come business principale per Nikon nel prossimo quinquennio. Lo Z Mount è la ragione d'essere delle Nikon Z più che le loro peculiarità indotte dal mirino elettronico e dall'assenza di specchio. Riflettete bene su questo punto e fate le vostre scelte al riguardo. Certo, è vero, per Nikon F esistono decine e decine di obiettivi differenti anche di marchi universali, disponibili anche abbondantemente sul mercato dell'usato. Ma la nostra esperienza di questo ultimo anno nell'uso delle Nikon Z ci parla di un passo in avanti sostanziale e che a tendere distaccherà ulteriormente il mondo con lo specchio proprio sulla disponibilità di obiettivi che permettano di esprimere al massimo le potenzialità dei corpi macchina (a differenza di quanto invece capitato con la Nikon D850, in un certo qual modo limitata dalla disponibilità per lo più di obiettivi di vecchia generazione incapaci di renderle giustizia a pieno). Due parole, infine, per anticipare - ma chi ci legge già lo saprà - che a breve Nikon presenterà anche delle mirrorless in formato DX/APS-C con una loro linea di obiettivi Nikkor Z che amplieranno il quadro a prezzi più competitivi di quelli della Nikon Z/Nikkor Z di classe S. L'attacco sarà il medesimo e quindi con la possibilità di scalare verso l'alto. Sulle loro peculiarità attendiamo con curiosità, benchè non sia il target specifico del nostro sito. *** Flash portatili a slitta Mi verrebbe da liquidare il capitolo con un bel "ND" - non disponibile o "NC" non classificato. Nikon oggi offre un solo flash "moderno", il suo SB 5000, molto costoso, macchinoso da controllare a distanza per mezzo di trigger estremamente costosi e molto ... stupidi. Il flash è grosso, usa ancora batterie stilo, non è adatto alle mirrorless (tra le altre cose le mirrorless non possono usare l'infrarosso come guida dell'autofocus, hanno bisogno di luce di altra frequenza - e non può fare sistema a se. Mancano gli accessori, mancano modelli superiori ed inferiori che condividano la trasmissione radio (visto che quella luminosa è stata abolita pure alla scuola nocchieri della Marina Militare del Madagascar ... !). Sinceramente crediamo che l'SB-5000 resti in catalogo perchè un flash ci vuole ma oggi l'offerta è tanto ampia da parte di produttori universali molto agguerriti che non ci soffermeremmo oltre. Non è un caso se in dieci anni su Nikonland non ci sia stato nemmeno un test di un flash Nikon. Accessori Idem con patate. Per fortuna che anche qui ci aiutano i cinesi. *** Bene, speriamo di aver fatto cosa gradita concentrando il nostro pensiero su quanto Nikon ci mette a disposizione in una sola pagina abbastanza dettagliata. Ovviamente ogni eventuale scelta andrà approfondita a parte avendo però sempre a mente i principi fondamentali che dovrebbero muovere e motivare una necessità d'acquisto. Ovvero : cosa effettivamente mi serve per fare cosa che limiti trovo nel materiale che sto utilizzando adesso e che vorrei fossero superati dal nuovo acquisto cosa mi aspetto che il nuovo acquisto mi consenta di fare che adesso non riesco a fare insomma altri perchè, piuttosto che la solita, classica valutazione del prezzo, del costo, del soldo. Perchè con i soldi non si fotografa necessariamente meglio, che siano tanti o pochi quelli a disposizione. E quelli ben spesi, dovrebbero essere sempre non quelli utilizzati per "fare un affare" (chiunque sia quello che lo fa ... spesso solo il venditore !) piuttosto quelli spesi per assicurarci foto migliori. Per il resto, siamo a vostra disposizione qui di seguito nei commenti per rispondere alle vostre domande e mettervi ulteriormente in difficoltà. Sayonara !
  49. 11 points
    Molti sono già stati in questi luoghi. Ognuno li vede filtrati dalla sua sensibilità, dai suoi interessi, dalle sue inclinazioni. Quella che segue è mia personale visione. Ogni latitudine ha una sua luce particolare e quella di questi luoghi mi ha lasciato una traccia profonda trestimoniata da un percorso in 4 tappe. La prima si riferisce a Edimburgo. la seconda ai suoi dintorni, la terza è dedicata alle isole Orcadi, la quarta all’isola di Skye. Buona visione. (P.S. Per questioni di spazio credo, le foto sono state ridimensionate automaticamente dal sistema a 300/400 k. Per alcune foto ciò ha comportato un degrado aprezzabile) # 1 Edimburgo da Artur’s Seat (lato nord ovest) # 2 Royal Mile # 3 tra vecchio e nuovo # 4 # 5 a zonzo # 6 riflessi nella °city art" # 7 # 8 Greyfriars Kirkyard # 9 # 10 relax in città # 11 in due # 12 # 13 # 14 # 15 # 16 colori inaspettati # 17 graffiti # 18 Princess Street # 19 Calton Hill # 20 Victoria Street # 21 # 22 Artur's Seat # 23 # 24 Collective # 25 Princess Street Continua, stay tuned..
  50. 11 points
    Selezionare le proprie foto preferite non è mai semplice. La scorsa settimana sono riuscito a fotografare questo soggetto, che non ero mai riuscito a fotografare decentemente prima. Le foto sono fortemente volute, infatti mi sono sciroppato quasi tre ore di macchina, gran parte su stradine di montagna per arrivare nella zona dove era data per certa la presenza di queste farfalle. Il meteo prevedeva sole splendido. Arrivato alla meta, a quota 1800 metri, molte nuvole si alternavano a qualche raggio di sole, la nebbia sospinta da un forte vento e la temperatura fredda facevano presagire che la trasferta fosse stata fatta a vuoto. E invece su un ripido pendio , aggrappate a steli d’erba o sui fiori le Apollo c’erano. Erano intirizzite dal vento gelido, e questo era positivo, ma il vento le facevo oscillare a velocità supersonica, mai visto prima. Dopo un bel po’ di studio, ho notato che fra una folata e l’altra, c’era una frazione di secondo che il soggetto poteva essere ipoteticamente fermo. Ho alternato da D850, la D500 e alcuni obiettivi. Con mia sorpresa, l’accoppiata migliore è stata D850 e Micro Nikon 4/200 AFD. Lo scarto è stato enorme, comunque sono soddisfatto di aver portato a casa alcune foto abbastanza buone, considerando le condizioni in cui le ho scattate. Parnassius apollo D 850 + Micro Nikon 4/200 AFD F. 11 1/1000 sec. ISO 640, mano libera D 850 + Micro Nikon 4/200 AFD F. 11 1/1000 sec. ISO 720, mano libera
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