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  1. Nikon D800e + Nikkor 200/2 ad f/9, ISO 100, flash Elinchrom
    5 points
  2. Woody Allen diceva che negli USA avevano risolto il problema della riciclo della spazzatura facendone sceneggiature per la TV. Non è che dalle nostre parti vada molto meglio, però segnalo una lodevole eccezione: su Rai Tre c'è "la fabbrica del mondo" con Marco Paolini, intrattenitore, e Telmo Pievani, penso il migliore filosofo della scienza che abbiamo oggi. La puntata del 22 gennaio dovrebbe per legge essere mostrata a scuola nelle ore di scienze (se vi incuriosisce è su Rai Play). La puntata del 22 gennaio di questo programma parla di genetica e tra tante cose interessanti riprende anche il concetto ormai abbastanza famoso di Eva Nera o Eva Mitocondriale. Per chi non ne avesse sentito parlare, i progressi della genetica negli ultimi decenni sono stati più che sensazionali, non solo hanno permesso di mappare l'intero DNA umano, ma anche di confrontare il DNA di popolazioni diversissime in tutto il mondo per analizzare le origini dei vari popoli e (e tante altre cose). Questo ha permesso di ricostruire la nostra, per così dire, genealogia fino a tempi antichissimi. Il DNA si trova in due parti della cellula, nel nucleo dove metà si eredita dalla madre e metà dal padre, e nei mitocondri che sono dei piccoli organelli (diminutivo di organi) nel "corpo" della cellula. Quest'ultimo si eredita solo dalla cellula uovo della madre perchè l'unica traccia (più o meno) che lo spermatozoo lascia di sè è il DNA del nucleo. Studiando e confrontantdo il DNA dei mitocondri si riesce a risalire alla genealogia materna sempre più indietro nel tempo e qui già un po' anni fa è arrivata una sorpresa: Tutti gli uomini e le donne oggi viventi sul pianeta discenderebbero da un'unica donna vissuta tra i 150.000 e i 200.000 anni fa (secolo più secolo meno). Per far colpo sui media qualcuno ha avuto l'infelice idea di chiamarla Eva, generando non poca confusione e fraintendimenti con l'Eva biblica. Eva mitocondriale perchè scoperta tramite il DNA dei mitocondri, Eva Nera perchè è situabile in Africa ed a quel tempo l'Homo sapiens aveva la pelle nera, come ho già scritto in altro blog. No, non è il porno-soft di Joe D'Amato (er nostro Aristide Massacesi) Analizzando invece il cromosoma Y del Nucleo presente solo nei maschi, e che quindi si eredita solo dal padre (le donne sono XX) si è fatta un'altra scoperta: tutti gli uomini oggi viventi discenderebbero da un unico uomo vissuto circa 70-75.000 anni fa anche lui in Africa. Sempre infelicemente qualcuno ha pensato di chiamarlo Adamo (Adamo cromosomiale, per l'esattezza). Di solito le spiegazioni s fermano qui (anche quella del programma che ho citato), peccato perche senza il pezzettino che segue si può fare un bel po' di confusione per cui cerco di chiarire: L' Eva mitocondriale era l'unica donna? No! c'era una popolazione umana con maschi e femmine che si riproducevano e generavano discendenti ma, per ragioni diverse, solo i discendenti della nostra Eva sono arrivati fino ad oggi, Gli altri si sono persi per strada nel buio della preistoria. Lo stesso vale per il nostro Adamo, 70-75.000 anni fa c'erano tanti altri maschi di Homo sapiens che facevano figli, ma per qualche motivo, solo i figli (dei figli dei figli...) del nostro Adamo sono arrivati ad oggi, gli altri... come sopra. No, non è andata così, ovviamente questi Adamo ed Eva non si sono mai incontrati! Ma perchè? Questo è veramente difficile, forse impossibile da sapere. Possono essere state più cause in tempi diversi. Non sappiamo quali vantaggi rispetto agli altri avessero i figli di Eva (e di Adamo) , che hanno permesso loro di sopravvivere, non sappiamo nemmeno se avevano realmente dei vantaggi od invece è stato il caso. Durante la sua storia una specie può andare incontro ad una o più crisi che ne riduce drasticamente il numero, allora si parla di "collo di bottiglia" o addirittura si arriva all'estinzione. Tutti i Ghepardi oggi viventi discendono da non più di una quindicina di individui a causa di una crisi che li ha quasi portati all'estinzione, in tempi preistorici, la sèecie è passata per un collo di bottiglia. Potrebbe essere successo qualcosa del genere anche ai nostri antenati? Forse.
    3 points
  3. Seconda puntata della descrizione del mio sistema da studio, una coppia di diffusori a dipolo controllati da DSP e amplificati via per via, senza filtro passivo. Ho parlato della costruzione del mobile qui : qui ci dedichiamo più alla parte elettronica. Partendo dallo schema a blocchi : 1) il segnale audio digitale viene inviato al processore DSP miniSDP SHD Studio che funge da preamplificatore digitale (in pratica il solo controllo di volume) ed applica la correzione ambientale Dirac calcolata automaticamente tramite misurazioni con il microfono UMIK-1. 2) Il segnale - sempre digitale - in uscita viene condotto via cavo d'argento al DAC, in questo caso la sola parte di conversione di un Audio-GD R28 che impiega 4 convertitori analogici R2R (e un ulteriore DSP interno per controllarli). 3) dal dac escono due cavi XLR da 10 metri che vanno al controller XILICA SP-4080, un potente processore di controllo per diffusori programmabile che provvede alla ripartizione delle frequenze tra le quattro vie. Questo apparecchio viene usato come cross-over digitale. 4) dal cross-over i due canali in ingresso diventano 4+4 e vengono indirizzati ai due finali specializzati, prodotti per me dalla romana Rouge Audio Srl, sempre via cavi XLR (un finale ha due moduli Icepower da 1200 W per i bassi, l'altro ha 4 moduli differenti hypex ncore per le vie alte : sono finali digitali) 5) dai due finali partono i cavi per i singoli diffusori, una coppia per ogni via per un totale di 8+8 cavi di potenza in rame da 4mm, terminati con banane dorate e connessi ai diffusori su connettori a vite, altrettanto dorati. Dovrebbe apparire chiaro dal concetto di base, che non è possibile collegare un amplificatore direttamente ai diffusori, in quanto ce ne vogliono 4, stereo, io qui ne uso due a 4 canali. E che ogni amplificatore necessita di due coppie di ingressi con le frequenze già separate. Ma anche così, senza il processore DSP iniziale, il suono non avrebbe nemmeno la parvenza di quello che è ciò che avevo in mente. Parleremo del miniDSP in una prossima puntata, perché le regolazione del sistema Dirac lo richiedono, ma qui abbiamo lo spazio per illustrare cosa fa invece l'altro DSP, quello che si incarica di ripartire le frequenze tra le vie. Il canadese Xilica XP-4080 (gli altri processori sono cinesi ma con DSP interni di produzione USA) impiega un DSP a 40 bit che opera con errori infinitesimali con una conversione interna a 96 Khz e 24 bit. E' stato lanciato nel 2009 e per anni ha rappresentato una delle migliori scelte per il controllo dei diffusori da palco e da studio fino a 4 canali di ingresso e 8 di uscita. ovviamente, essendo una apparecchio professionale, ha solo ingressi e uscite XLR. Ha una interfaccia grafica integrata controllata via cavo USB : da questa si può programmare la configurazione, quella che vedete sopra è la mia, con a sinistra i due canali attivi (gli altri due sono muted) mixati poi a destra con guadagni e ritardi individuali per le 8 vie separate. Ogni singola via può essere poi modulata per frequenze ed eventuali filtri : questa è la mia configurazione attuale - ma mai finita - che prevede tagli a 48 decibel per ottava di tipo Linkwitz. I tagli selezionati sono di 23-80 Hz per i woofer bassi, 80-250 Hz per i woofer, 250-4000 Hz per i planari dei medi e 4000 Hz per i tweeter. Sui bassi è applicata una enfatizzazione che tiene già conto della perdita per interferenza sulle frequenze sotto alla soglia di funzionamento del pannello dei diffusori (ricordo che sono dei dipoli con una figura di risposta sul basso molto dolce ma con una frequenza di taglio sui 60-80 Hz dopo di che la risposta decade di 6-12 decibel per ottava). Questa figura delle vie è del tutto teorica, in quanto applicata elettricamente. In fase di misura in ambiente, la risposta è tutta diversa. Ma la vedremo poi nella puntata dedicata alla messa a punto. Qui vorrei sottolineare i vantaggi e gli svantaggi della soluzione che ho scelto. Vantaggi : il dipolo secondo le mie esperienze è il sistema di riproduzione più naturale che ci sia : manca semplicemente il rimbombo dovuto alla cassa e la ricostruzione tridimensionale è unica l'uso di altoparlanti planari per le vie medi ed alte senza cassa permette loro di offrire il massimo della risposta l'uso di elettroniche di controllo, che schiferà i puristi, consente di evitare l'impiego di filtri passivi per il taglio delle frequenze, limitati nella flessibilità e nella capacità di filtro, che introducono componenti reattive nel segnale, rendendo più complicato il pilotaggio degli altoparlanti da parte dell'amplificatore. Qui ogni amplificatore vede una sola frazione dello spettro audio ed è connesso direttamente all'altoparlante vedendo un carico praticamente resistivo il controllo dei DSP avviene via computer tramite interfacce grafiche, facile e lineare, modificabile sempre (modificare un filtro a 4 vie è operazione che può richiedere mesi ed sempre complicata oltre che limitata nelle possibilità di intervento : vai a progettare un filtro che esalta la gamma di frequenze a 30 Hz e poi dimmi che bobine ci vogliono ...) il controllo finale della risposta in ambiente, viene determinato ancora una volta per via elettronica, tramite misura dal vero con microfono dedicato, fasi e ritardi allineati temporalmente in tempo reale da un processore dedicato dinamica, pulizia, potenza : tutto ai massimi livelli (per le specifiche del progetto ed avendo in mente musica acustica, per lo più strumentale, non programmi da giostraio) Svantaggi : complessità del sistema costo delle elettroniche (ma non pensiate che un filtro passivo a 4 vie con componenti di pregio costi di meo) necessità di un amplificatore per via il sistema a dipolo resta poco adatto per la musica elettronica, l'heavy metal etc. (ma comunque questo si difende in ogni campo) Bene non ho voluto dilungarmi troppo, sperando di aver catturato la curiosità di qualcuno. Nella prossima puntata vedremo come suona "al naturale" questo sistema e come lo trasforma il DSP.
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  4. Certo e l'hanno fatto così largo solo per prendere più pioggia quando lo appoggi rivolto verso l'alto senza tappo (confrontalo con il 105/2.8 all'estrema destra : così ad occhio è un paio di cm più largo e praticamente quanto il 58/0.95 che ha passo filtri 82mm). No, semplicemente è meno estremo del 50/1.2 che ha dimensioni che lo rendono ... paradossale
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  5. Scusatemi (lungi da me voler creare polemiche, si fa per parlare e per come uno può leggere una stessa foto, magari però ho frainteso il pensiero di chi mi ha preceduto ed allora mi scuso in partenza), io la penso decisamente all'incontrario riguardo a questa foto. Mi sembra una foto tristissima e in quei volti tutti sorridenti e quei telefonini e macchina fotografiche ci vedo invece proprio pochissima sensibilità. Mi riferisco in particolare modo agli Adulti. Non ho scritto subito le mie impressioni quando ho visto il post di Silvio, ripeto, per paura di incomprensioni malintesi e polemiche che non voglio creare, naturalmente tutti sono liberi di pensarla a modo suo. Mi sono deciso a scrivere, invece, quando poco fa sono andato a rivedere le foto del concorso, con calma, ed ho notato l'inquadratura fatta dal fotografo. Ci ho letto invece una "critica" hai visitatori e sono andato a farmi la traduzione...con il traduttore perchè non sono in grado. Il fotografo infatti ha voluto criticare l'atteggiamento e l'uso in questo caso degli elefanti per degli spettacoli negli Zoo (Io ci aggiungo in tutti gli Spettacoli Circhi Acquari) e rimarca la situazione critica della specie in Thailandia, ci sono più elefanti in cattività che liberi in natura.....
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  6. Complimenti, questo set mi piace molto!
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  7. # 27 Un anno di silenzio e di ricerca di un filo conduttore, che non sia un semplice diario quotidiiano di quel che mi circonda, in qualche caso interrotto dalla natura capace di stupirmi nella sua semplicità. Sacca Scardovari, 11 febbraio 2021, Nikon D850, 24 mm (nikkor 24-70 f2.8), f4, iso 1600, 1/100.
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  8. Non perchè sia sessualmente sfrenata, ma perchè ama nascondersi fra i cespugli di saggina (con cui si facevano le scope). Ripresa a terra perchè è lì che si nutre. Luce un po' dura ma... stavo provando il Nikon F 250-560mm VR (Ossia 180-400mm f 4 col Tc incorporato ). In prestito eh, non fraintendiamo . Seguiranno impressioni d'uso appena pronte.
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  9. Lei non mi ricordo come si chiama, lui è il 135/1.8 Sigma Art, l'unico Sigma che ho tenuto e che userò su Z9.
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  10. Infatti! E' proprio quello che intendevo io!
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  11. Son curioso di vedere il confronto tra i due una volta completato
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  12. Questo losco figuro, ha la messa a fuoco sugli occhiali : Nikon D810, senza postproduzione
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  13. Si, confermo. Operazioni di involo di F35B dalla IJN Izumo che - a differenza della Queen Elizabeth - non ha lo ski-jump :
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  14. A quel che so,lo usano sempre aperto perché la spinta aggiuntiva del ventolone riduce lo spazio di decollo;per limitare i consumi non decollano quasi mai in verticale.
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  15. Uno spettacolo!sarei curioso di sentire i suoni così ottenuti
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  16. Credo anch'io che sia una foto venuta per caso, per riprendere qualcosa al centro dell'immagine che al momento dello scatto non c'era già più o che ancora doveva arrivare. È nata invece una foto curiosa ed interessante, e secondo me tale la dobbiamo valutare indipendentemente da come è stata pensata. E non sarebbe la prima volta che accade, o no?
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  17. # 1 Padule di Fucecchio; 22 gennaio 2022 Nikon D850 + 200/500 mm. f: 5,6
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  18. Io non ho nelle vene liquido artistico, ma per me è una foto sbagliata o il gatto è arrivato li all'improvviso.
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  19. Shhhhht, dietro quel viso d'angelo, si cela in realtà una strega Nikon Zfc + Nikkor Z 40/2 ad f/2, ISO 1600, 1/250''
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  20. 1 point
  21. Io non so quanti marchi possano vantare la disponibilità di ottiche attuale della baionetta Nikon Z: Un catalogo in divenire di obiettivi, alcuni dei quali pezzi unici, a partire da 14mm a finire agli 800mm, ma non soltanto: con il suo FTZ una Nikon Z può tranquillamente ed efficacemente continuare ad utilizzare al meglio tutti gli obiettivi F-mount AFS, dotati quindi di motorizzazione interna. Perfino gli arcaici AF-I (compresi tutti gli universali compatibili) con un qualsiasi adattatore cinese Ai-Z (oltre che con l' FTZ...) può usare anche i più ruvidi (di baionetta) nonAi, gli Ai-D, gli AI ed AiS, dal 1959 a oggi e tutti gli universali non compatibili con l' FTZ con un Megadap MTZ-11 e gli adattatori di baionetta obiettivo LeicaM/ ogni marchio, una Nikon Z può portare in messa a fuoco automatica, anche obiettivi per telemetro degli anni Cinquanta, oltre ad ogni altro obiettivo dell'orbe terracqueo. Obiettivi nati MF, che in questo modo possono diventare a messa a fuoco automatica con questo Megadap ETZ-11, una Nikon Z può montare obiettivi AF a baionetta Sony FE, non solamente originali, ma anche tutti gli universali con quell'attacco, per usare un doppio corredo oppure solo perchè si esca o si lavori con un collega che usa quell'innesto per foto o video e sperimentare l'intercambiabilità di attacco, rispettando tutte le comunicazioni elettroniche tra obiettivo e fotocamera. Inoltre, il mercato attuale ci porta a vedere una enorme quantità di aziende di nuova costituzione, che si stanno impegnando nella produzione di obiettivi a baionetta Nikon, sia MF che AF, come TTArtisan, Viltrox e tante altre.
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  22. Tigre I e Super-Tigre siamo alle rifiniture
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  23. Quindici anni di Nikonland e una promessa Esattamente il 16 ottobre 2006 aprivamo al pubblico Nikonland.eu. Sembra che non sia passato così tanto tempo eppure è così. All'epoca ci baloccavamo ancora con le reflex in formato DX, la D3 sarebbe uscita in commercio solo a dicembre 2007 e la D700 nel luglio dell'anno dopo. Quindici anni dopo attendiamo invece la prima ammiraglia senza specchio e probabilmente ci apprestiamo a rivivere quanto è successo a cavallo del 1960, quando la Nikon F ha segnato il tramonto delle Nikon a telemetro. Con le mirrorless che prenderanno definitivamente il testimone dalle reflex. Siamo in un'epoca in cui il materiale fotografico è tale e tanto che mancano solo le idee per sfruttarlo bene, il tempo per approfondirne le funzioni e cominciano realmente a scarseggiare anche i fotografi, molti dei quali hanno abbandonato, probabilmente perché non motivati da sufficiente passione. Ma oggi vogliamo solo celebrare i nostri "primi" Quindici Anni con la promessa che almeno fino al 2026 ci saremo, se non altro per vedere che cosa Nikon vorrà proporci per segnare i nostri venti anni. Dopo di che dipenderà da tanti fattori. Non abbiamo la sfera di cristallo per sapere ciò che riserverà il futuro a tutti noi, l'anagrafe purtroppo è difficile da raggirare e forse deciderà al posto nostro. Ma intanto siamo qui : e cercheremo di rendere memorabili questi giorni. Max , Silvio , Massimo e Mauro Se Quindici anni vi sembrano pochi, provate a trovare un altro sito amatoriale dedicato come Nikonland che, senza alcuna componente commerciale, oltrepassi questa boa di longevità. Soffermandoci solo sugli ultimi 5 anni, cioé dall'ultimo grande raduno celebrativo del sito per i suoi "primi 10 anni" (che per ovvi motivi di prudenza non abbiamo ritenuto di ripetere nel 2021) sono tante le novità che vorremmo ricordare. La prima è il trasloco sul nuovo sito, era Nikonland.eu, adesso è Nikonland.it, avvenuto nell'estate del 2017. Giusto in concomitanza con il risveglio di Nikon per il lancio solenne della D850. La seconda, molto importante, il nuovo rapporto amichevole - a differenza del passato - con il distributore italiano. I tempi si sa, sono cambiati, i volumi sono scesi, le difficoltà sono grandi e si cercano alleati ovunque. Ma noi vogliamo credere che sia il fattore umano quello che sigilla le alleanze e pensiamo che sia in questa sfera che vada ricercata la nuova chiave della collaborazione con Nikon che oramai ci permette dal 2016 di avere ogni novità in visione appena disponibile per poterne provare le caratteristiche e scriverne nei nostri articoli. Prima dovevamo acquistare ogni cosa che volevamo provare, e per allargare gli orizzonti ci appoggiavamo ad altri, come Sigma, per avere in prestito obiettivi da testare con le nostre Nikon. Una cosa strana per un sito come il nostro che fin dal primo giorno ha investito ingenti risorse (materiali e non) per sostenere il marchio Nikon in Italia. Oggi invece stiamo attendendo l'invio da Nital del nuovissimo Nikkor Z 40/2 e siamo già in lista di attesa per le novità che speriamo non mancheranno questo autunno. Per carità, restiamo un sito amatoriale, senza connotazione commerciale e libero di esprimere la propria opinione in ogni caso ma ci piace sottolineare come ogni rapporto su Nikonland - interno ed esterno - sia regolato dall'amicizia. Ma siamo anche molto selettivi, il nostro sito è diventato sempre più esclusivamente dedicato al nikonista esperto che è rimasto fedele innamorato di questo glorioso marchio per le ragioni che poi spiegherà in modo più approfondito Max Aquila nelle prossime pagine. L'esperienza ci consente di valutare un oggetto in modo molto approfondito senza usare strumentazione di laboratorio o fare fotografie a mire ottiche. Lo facciamo nel modo più semplice e al tempo stesso naturale che ci sia : utilizzandolo per fotografare. Avere escluso quanto non si può usare su Nikon, dopo un periodo di valutazione delle proposte di altri marchi, ci ha permesso negli ultimi anni di essere più concentrati sulle cose di Nikon e per questo anche maledettamente più esigenti nei confronti della casa giallo-nera. Per questa ragione periodicamente pubblichiamo editoriali critici che cercano di puntare il dito verso quelle carenze che la gestione del catalogo Nikon, costringe i nikonisti a scelte provvisorie, spesso inadeguate ai bisogni e soprattutto inutilmente costose, Lo facciamo a viso aperto, senza la pretesa di essere sempre esauditi ma almeno cercando di suggerire lo stesso senso critico nei nostri colleghi. E' il senso che diamo a Nikonland oggi. Anche e soprattutto oggi che attendiamo, a settimane se non a giorni, l'arrivo della Nikon Z9, prima mirrorless di classe professionale su cui le nostre aspettative crescono mano a mano che riscontriamo limiti nella attuale attrezzatura. E' il sale che ci tiene legati all'evoluzione del marchio. Senza, probabilmente avremmo mollato come tanti altri. Perchè se si può fare bene, allora vogliamo che Nikon lo faccia meglio.
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