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  1. Si dice che una catena sia forte per quanto è forte il suo anello più debole. Ma in una catena fatta di persone come è Nikonland, ogni anello influenza l'altro. E l'anello più forte rende più forti anche gli altri. Gabriele Castelli è parte della nostra piccola community da tanti anni e non ha mancato mai di mostrare una forza d'animo e uno spirito positivo capaci di dare l'esempio agli altri in ogni circostanza. Come l'anello più forte della nostra catena di amici nikonisti. Per questo abbiamo deciso, come parte delle celebrazioni del 15° anniversario della vita di questo sito, di dargliene testimonianza, regalandogli per il suo compleanno la più iconica delle Nikon oggi in catalogo. Perché Gabriele ci rappresenta tutti. E un regalo - importante - fatto a lui, vale molto di più di una spilletta commemorativa a tutti gli iscritti. Quindi ecco una bella, nuovissima, Nikon Z fc fiammante che possa finalmente pensionare la sua benemerita Nikon D700 che lo accompagna da una vita. Con cui fare foto ancora più belle ed appassionanti di prima. Il nuovo kit di Gabriele che abbiamo acquistato sul Nikonstore.it, insieme al libro per il centenario Nikon offerto da Nital Per averla, abbiamo pregato Nital di riservarcene una tra le pochissime arrivate con la prima spedizione dal Giappone ed andate subito a ruba. Nital ha gradito supportare la nostra iniziativa, portando un abbraccio all'amico Gabriele, offrendo anche una copia del libro a tiratura limitata stampato per il centenario di Nikon nel 2017. Libro che è stato autografato con dedica personalizzata dal Product Manager Nikon per l'Italia, come testimoniato in queste foto riprese nel museo Nikon di Moncalieri. Un abbraccione da parte di tutti Gabe !
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  2. La fotografia di paesaggio, soprattutto se finalizzata ad ottenere immagini di elevata qualità in grado di essere stampate in grandi dimensioni, è un banco di prova estremamente severo per le lenti grandangolari. Per più di un motivo: - Occorre innanzi tutto che siano nitide, possibilmente in modo uniforme tra centro, bordi ed angoli: normalmente le composizioni più dinamiche, che sfruttano l'effetto dei grandangoli di accentuare il primo piano partono proprio da lì! - Serve che siano resistenti al flare, in quanto la luce più interessante per questo tipo di fotografia raramente arriva dalle spalle del fotografo in quanto è quella che meno scolpisce i soggetti. - Devono avere aberrazioni cromatiche molto controllate, in quanto spesso ci sono contrasti forti tra il cielo/sole e soggetti ricchi di dettaglio, come le piante. Certo, si possono "togliere con un click" nel nostro software di regolazione dei file.... ma nelle stampe grandi finiscono comunque per produrre aloni ed effetti indesiderati. - Devono avere poca distorsione, anche questa si può "togliere con un click".... ma lasciando sul campo la nitidezza, come dimostra il fratellino 14-30/4 - Devono essere filtrabili. Questo è un tema controverso, se ne è parlato molto anche qui su Nikonland all'annuncio di questa lente: per alcuni è un fatto marginale per altri addirittura dirimente per poterle utilizzare. Personalmente penso che il polarizzatore sia molto importante, spiegherò con un paio di esempi più avanti perché, e che i filtri Neutral Density siano molto utili. Mentre non uso più da tempo i filtri graduati, preferendo altre soluzioni nei rarissimi casi in cui la gamma dinamica dei moderni sensori sia inadeguata. Sul test di Max Aquila avete disponibilità di numerose immagini estremamente ben fatte di questa lente, per cui illustrerò l' articolo prevalentemente con fotografie realizzate con essa. Per chi non lo avesse letto, lo consiglio vivamente: lo trovate qui. In ogni caso, la lente di cui parliamo è questa, montata su Z6II, con il paraluce portafiltri, un polarizzatore ed un ND64: Un paio di scatti per rompere il ghiaccio, è il caso di dirlo, così capiamo cosa fa questo signorino: Z6 su 14-24/2.8S@20mm 1/80" f11 ISO100 - A mano libera. Z6 su 14-24/2.8S@20mm 1/8" f8 ISO100 - A mano libera. Si, si inizia sulla neve: l'ho avuto da Max lo scorso dicembre. Ne scrivo solo ora perché non riuscivo a trovare difetti di cui parlare, ed allora ho pensato di doverci lavorare di più.... ma non c'è stato nulla da fare: non ne ho trovati. Ma andiamo con ordine. Primo punto: quanto è nitido? un sacco, è il miglior zoom grandangolare che io abbia mai provato. Con baionetta F non è mai esistito nulla che potesse produrre risultati del genere con la disinvoltura con cui lui riesce. Certo, il vecchio 14-24 AFS era una lente straordinaria per la sua epoca ma tra flare e scarsa planarità del piano di fuoco portare a casa belle foto non era semplice. Per non parlare del peso e della pena nel provare ad usarci i filtri! Con baionetta Z solo il 20/1.8S regge il confronto (e pure lo vince, nella sua specifica destinazione d'uso!). Punto. Guardate qui, questi sono alcuni scatti all'inizio di un'alba un po' livida, dello scorso 8 gennaio - praticamente dietro casa, il massimo raggiungibile all'epoca. Z6II su 14-24/2.8S@14mm 1/40" f8 ISO100 a mano libera. I più attenti avranno notato "a mano libera". Già, con queste Z e lo scatto elettronico la necessità del treppiede è diventata sempre più rara, anche quando si sta testando la nitidezza di una lente. Questo il crop a pixel reali dell'angolo in basso a sinistra: Apritelo per vederlo non adattato. E così nitido che toglie il fiato. 14mm, f8, a mano libera. Pixel reali significa che, in dipendenza della risoluzione del vostro monitor, è probabilmente come guardare una stampa A2 con il lentino. E a 24mm? Z6II su 14-24/2.8S@24mm 1/60" f11 ISO100 a mano libera. E qui il crop, sempre a pixel reali, dell'angolino in basso a destra. Z6II su 14-24/2.8S@14mm 1/30" f16 ISO100 a mano libera. E questo il crop, sempre pixel reali, dei rametti contro il cielo per verificare le aberrazioni cromatiche. Il file è postprodotto schiarendo abbondantemente le ombre, siamo in pieno controluce. Credo che questi siano esempi più eloquenti di qualsiasi commento io possa fare. Basta guardare, ma ricordatevi di aprire i file! Ma, in premessa, parlavo dei filtri. Cioè di questo: Che qui vedete montato sulla Z6II con basetta Meike, con il paraluce monta filtri su cui ho inserito il polarizzatore Nisi - I filtri Nisi sono stati la mia scelta per questa lente. Grande? si, grande. Ma nemmeno poi troppo. Ricordiamoci che il paraluce si avvita e svita a baionetta e che quindi occorre montarlo... solo quando serve! Nikon ne fornisce un'altro, più piccolo, per i casi in cui si fotografi in esterni senza necessità di filtri, così come, vale la pena ricordare, una piccola protezione dal sole è già presente e solidale al barilotto. In ogni caso, qui vedete il paraluce, con il suo tappo, i filtri polarizzatore e ND64, le custodie originali Nisi per i filtri (dimensione 14x14cm) ed un tappo standard da 77mm per confronto. Dico subito che all'inizio ero scettico, mi sembrava una soluzione complicata, costosa ed artificiale. Ma nell'uso sul campo mi sono ricreduto al 100%. Montare i filtri da 112mm sul paraluce è una trovata assolutamente geniale! Perchè? Innanzi tutto si ottiene un insieme che non vignetta assolutamente, nemmeno a 14mm e montandoli entrambi. Non serve sempre, ma quando serve è una manna! Z6II su 14-24/2.8@14mm 25" f16 ISO100, CPL ed ND64. Il polarizzatore è servito a togliere il riflesso dal mare e dai quarzi delle rocce, saturandone bene i colori, l'ND a togliere le ondine che la brezza produceva. Altro esempio: Z6II su 14-24/2.8S@16mm 1/50" f11 ISO100 - Polarizzatore "al minimo", senza sarebbe anche peggio (non l'ho tolto per far prima, e non avevo ancora chiara una cosa, ne parlo dopo). Z6II su 14-24/2.8S@16mm 1/50" f11 ISO100 - Polarizzatore. Z6II su 14-24/2.8S@18.5mm 1/80" f8 ISO100 - Polarizzatore. Il punto è: il polarizzatore, sui grandangoli spinti, non serve ad aumentare il contrasto tra cielo e nuvole (ambito d'uso dove anzi tende a far casino) ma a togliere i riflessi dall'acqua e da tutte le superfici molto riflettenti, come le foglie o le rocce, specie se bagnate! Ma dov'é la genialità della soluzione? beh, ci ho messo un po' a capirlo, come tutte le cose devi toccare con mano. Il fatto è che il paraluce si monta "a baionetta", quindi per mettere e togliere i filtri sul campo con il treppiede in posizione precaria non occorre più avvitare il filtro in posizioni assurde con il rischio di farlo cadere: basta togliere il paraluce, tenuto fermo dal blocco "a pulsante" comune a tutte le soluzioni "pro" di nikon e lavorarci con calma. E se non serve, perché si voleva toglierlo, si può coprire e mettere in tasca, pronto per il prossimo giro. Ed è fornito anche un normale tappo per la lente frontale. GENIALE!!! Mi spiego con un esempio, che serve ad introdurre anche un altro concetto: A che servono i grandangoli così spinti nella fotografia di paesaggio? non a fotografare una scena ampia - es. una catena di montagne - ma ad enfatizzare il primo piano. Che spesso deve essere letteralmente a pochi cm dalla lente frontale. Z6II su 14-24/2.8S@14mm 1/4" f16 ISO100 - Polarizzatore. Come già avrete immaginato, quelli non sono enormi scogli tafonati, ma roccette alte, nel punto più rilevato, circa mezzo metro. La macchina stava sul treppiede a 30cm dall'acqua. Per avvitare o svitare il polarizzatore o aggiungere/togliere l'ND, in posizioni come quelle, occorre sia stare scomodi sia rischiare di avvitare male e fare cadere tutto in acqua. Lavorando così, da scogliere e su torrenti, ho perso per sempre più di un filtro! Ma ne abbiamo un'altra: il tappone da mettere sul paraluce. Questo. Geniale pure lui? Si. Mai fotografato sotto la pioggia o vicino ad una cascata? quanto vi siete rotti le scatole tra una fotografia e l'altra per ripulire la solita goccia dalla lente frontale? quante foto buttate perchè non vi siete accorti? o peggio, al mare controvento? Beh, basta il tappo king size, che pure lui si incastra a baionetta, ed il problema è risolto. E, ultimo aspetto, il tutto non è così grande come sembra: - 2 filtri da 112mm con la custodia, occupano uno spazio di cm 14x15x1 - Il "tappone" compreso paraluce è un cilindro di 12.5cm x 4cm di spessore. Il solo "tappone" 3cm di spessore. Ed il tutto sulla mia bilancia fa 300gr di peso. A portata di qualsiasi zaino. C'è poi un bonus ulteriore. Questo paraluce si può montare anche sul 24-70/2.8S e sul 70-200/2.8S. Insomma, con un set di filtri ci fai tutto. Ho provato e va anche sul 70-200/2.8 AFS FL, ma il montaggio non è sicuro (non blocca bene) per cui non lo consiglio. Ok, un mucchio di parole e di "crop da misuroni". Ora ci guardiamo qualche foto, se vi va. Z6II su 14-24/2.8S@20mm 1/800" f8 ISO100 Z6 su 14-24/2.8S@24mm 1/40" f16 ISO100 Z6II su 14-24/2.8S@20mm 1/1.6" f11 ISO100 Z6II su 14-24/2.8S@18mm 0.5" f11 ISO100 Polarizzatore Z6II su 14-24/2.8S@14mm 1.3" f16 ISO100 Polarizzatore. Conclusioni. Una lente di eccezionale ed inedita qualità, letteralmente il sogno del fotografo paesaggista impegnato al quale consente, con agilità e semplicità d'uso sorprendenti, di concentrarsi al 100% sulla fotografia, ottenendo sempre il massimo della qualità, sotto ogni profilo ed in ogni condizione. Questo vale, per effetto dei piccoli ingombri e pesi coinvolti, altro aspetto del tutto inedito, ovunque siano i suoi soggetti preferiti: dal mare a pochi passi dall'auto al cuore delle alpi raggiunto in ore ed ore di cammino. Parliamo di una lente che pesa 650gr, sostanzialmente ha peso ed ingombro del vecchio 16-35/4 AFS VR che questa meraviglia letteralmente distrugge sotto ogni profilo. Così come distrugge il precedente Re del mondo F, il 14-24/2.8 AFS che per peso, ingombro, uso problematico dei filtri e pure prestazioni ottiche è così lontano da essere inconfrontabile. Pregi: - Peso ed ingombro minimi, per il genere degli zoom grandangolari ma anche in assoluto considerato che pesa meno di 2 etti in più del 14-30/4S, che aveva fatto gridare al miracolo alla sua uscita. - Eccellente ergonomia, nell'uso normale e con i filtri. - Eccellenti prestazioni ottiche. - Eccellente qualità costruttiva. - Ottimo range di focali: tutti i grandangoli spinti accessibili con un giro di ghiera. - Ottima luminosità: è più che adatto alla fotografia notturna. Difetti: - Per me, considerato il genere e le prestazioni, nessuno. Massimo per Nikonland (c). 27/6/2021.
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  3. Per me un'uscita per fotografare le stelle è sempre una festa, perché una notte fuori è veramente un'esperienza fantastica. Purtroppo non è facile che i pianeti si allineino in modo da consentirmelo. E non parlo di astronomia: Occorre una notte di tempo sereno, nei pochi fine settimana di luna nuova in estate e... senza impegni di famiglia. Di fatto, questa volta, per dribblare un pranzo domenicale, ho forzato la mano e sono scappato in montagna il venerdì pomeriggio! L'obiettivo principale era ovviamente una notte di fotografia nella natura, ma volevo anche vedere come si sarebbe comportato il 14-24/2.8S in modo da raccontarlo qui. Dico subito che la fortuna aiuta gli audaci: una notte così serena non mi era ancora capitata. Ma andiamo con ordine. Queste sono le Levanne in un cielo del tutto senza nubi ed in questo caso è proprio un peccato perché con l'ultima luce delle nuvolette in quel cielo ci sarebbero proprio state bene. Z6_II su 24-70/4S@41mm 1/3s f11 ISO100 - Treppiede e polarizzatore NISI - 21:26 Z6_II su 24-70/4S@37mm 0.5s f11 ISO100 - Treppiede e polarizzatore NISI - 21:30 E' un bellissimo spettacolo, ma quel cielo - fotograficamente - è un po' insipido. Allora vado a coricarmi un poco in tenda, la notte sarà lunga! E ci siamo.... Z6_II su 14-24/2.8S@14mm 20s f2.8 ISO3200 - Treppiede - 23:18 Questa sera la difficoltà è che la via lattea "passa presto" e per questo non ho potuto fotografarla sopra il Gran Paradiso: era ancora chiaro. Ma questo è uno scatto fortunato: in quei 20" ho ripreso 12 stelle cadenti. Ho espresso un unico desiderio, speriamo bene!!! La resa dell'obiettivo è perfetta: nessun coma, le stelle sono perfettamente puntiformi fino agli angoli estremi. La resa è molto dolce sulle ombre, che pure con questi ISO si riescono a recuperare molto bene. Due note tecniche. La prima è una piacevole sorpresa: questa combinazione, il 14-24 è sulla Z6II, riesce ad andare in autofocus, è sufficiente mettere in pinpoint e scegliere una stella particolarmente luminosa ed è fatta. Cosa che la Z6 non riusciva a fare ne' con il vecchio 14-24F e nemmeno con il 20/1.8S. La seconda una conferma: il display OLED nel quale la lente consente di vedere focali e messa a fuoco di notte è una manna. E la visualizzazione della distanza di messa a fuoco è perfettamente tarata! Per questo, nel caso, si può andare semplicemente ad infinito con la ghiera. Questa sera ho intenzione di fare una ulteriore prova: realizzare scatti multipli da incollare con Starry Landscape Stacker! E' un software straordinario, capace di incollare più scatti, compensando il movimento apparente delle stelle e lasciando il primo piano e le montagne perfettamente nitide. Non so se interessa, ma nel caso chiedete che ne scrivo. Qui dico solo che ne vale la pena, di seguito il risultato: Z6_II su 14-24/2.8S@14mm 20s f2.8 ISO3200 - Treppiede - 23:23 - 8 scatti in stacking Ed il crop al 100% dell'angolino in alto a destra, così ci facciamo un'idea sia di come va la lente sia del risultato che si ottiene incollando 8 scatti a 3200ISO. In altro articolo ho già scritto di che significhi spostarsi, anche di poco.... beh, non importa il soggetto: è sempre vero. Che ne pensate? Per me avere preso meglio in infilata il lago aggiunge interesse alla composizione. Effettivamente, questo è un punto centrale nella fotografia notturna: è vero che il pezzo forte è la via lattea... ma resta una fotografia di paesaggio che ha bisogno di più ingredienti! Z6_II su 14-24/2.8S@14mm 20s f2.8 ISO3200 - Treppiede - 00:08 - 8 scatti in stacking Aggiungiamo un elemento di spiegazione "ambientale": la luce non è sole o luna. E' Torino: 60Km più a sud e quasi 3.000mt più in basso. L'ho già detto che era una serata incredibilmente limpida? Z6_II su 14-24/2.8S@14mm 20s f2.8 ISO3200 - Treppiede - 00:38 Z6_II su 14-24/2.8S@14mm 20s f2.8 ISO3200 - Treppiede - 01:34 - 8 scatti in stacking Come vedete la focale più utile in questo genere di fotografie è la più corta. C'è più di un motivo. Innanzi tutto, così si "tira dentro" più via lattea. E poi, all'allungarsi della lunghezza focale, è necessario accorciare i tempi e, quindi, alzare gli ISO. Z6_II su 14-24/2.8S@24mm 10s f2.8 ISO6400 - Treppiede - 01:47 - 8 scatti in stacking Come vedete, 24mm usati in verticale corrispondono più o meno al crop verticale dello scatto a 14mm. E' sempre interessante e si ingrandisce notevolmente in centro. E qui il crop, sempre 100% e sempre angolino. Niente da fare: nessun difetto visibile. L'ho già detto che quesa lente è un capolavoro? Z6_II su 14-24/2.8S@18mm 15s f2.8 ISO3200 - Treppiede - 02:06 Z6_II su 14-24/2.8S@14mm 20s f2.8 ISO1600 - Treppiede - 02:09 - 8 scatti in stacking Alla fine la nuvola che avrei voluto avere ieri sera è passata... solo 5 ore di ritardo! Z6_II su 14-24/2.8S@20mm 15s f2.8 ISO3200 - Treppiede - 02:30 Conclusioni. Anche in notturna il 14-24/2.8S, grazie alla nuova progettazione dello schema ottico consentita dall'enorme bocchettone delle nostre Z, si è rivelato un performer incredibile. Nessun difetto ottico ed una personalità molto versata per questo tipo di ripresa in quanto non tende a chiudere le ombre, ha pochissima vignettatura ed è del tutto privo di aberrazione di coma fino agli angoli più estremi. Che altro dire? è proprio, a pieno titolo, il Re indiscusso ed incontrastato dei grandangoli per le nostre mirrorless. Lo consiglio senza riserve, per tutti i tipi di fotografia nella natura, ambito nel quale non ha rivali e dove letteralmente incenerisce le vecchie lenti F. Pro: - Nessun difetto ottico: la resa è assolutamente impeccabile a tutte le focali. - Ottimo range di focali: tutti i grandangoli spinti a portata di un giro di ghiera. - Costruzione meccanica contemporaneamente abbastanza leggera da poter essere portato ovunque e robusta, un vero strumento professionale. - Molto comodo il funzionamento della messa a fuoco e dello schermo oled che consente di vedere sia la distanza di messa a fuco sia la focale impostata anche al buio. - Luminosità ottimale in rapporto alla focale per la fotografia notturna. Contro: - Per me, considerato il genere e le prestazioni, nessuno. Massimo per Nikonland (c). 25/7/2021
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  4. Circolano da tempo miti e leggende al riguardo. questo è il sensore della Nikon D5, progettato e sviluppato dal know-how Nikon, poi prodotto per conto di Nikon da Toshiba (oggi Sony Semiconductor). L'industria mondiale dei sensori è una comunità molto piccola. Dove tutti si conoscono e non si fanno la guerra, al contrario, condividono scoperte, tecnologie, brevetti e licenze. E soprattutto si confrontano regolarmente in simposi internazionali. Sviluppare un sensore è una cosa complicata che richiede molto denaro e molto tempo e dove ogni fallimento si paga caro, come ben sa Sigma che dopo aver annunciato il suo primo Foveon full-frame commerciale l'ha dovuto prima posporre e poi annullare perché concettualmente errato e non utilizzabile nella pratica. Ma è ancora più impegnativo produrlo quel sensore, perché richiede disponibilità di capitali immense e un mercato a disposizione in grado di far fruttare a pieno quel capitale. Dividiamo il discorso in tre : progettazione dei sensori, produzione e produzione delle macchine per la produzione gli stepper Partendo dall'ultimo punto : la produzione delle macchine per la produzione dei sensori. I sensori vengono ricavati per stampa microlitografica di wafer di silicio opportunamente "drogati" secondo un processo simile a quello dei microchip elettronici e comune per certi versi alla stampa dei pannelli a cristalli liquidi dei nostri monitor e televisori, da quelli piccoli che costituiscono i mirino delle fotocamere fino ai megaschermi da oltre 100 pollici di diagonale. La microlitografia è un procedimento di precisione che prevede l'incisione nel wafer di una matrice progettata al computer. Questa matrice rappresenta la disposizione dei fotositi e dei loro contatti. I sensori moderni contengono al loro interno anche i convertitori AD, gli amplificatori e in alcuni casi anche la memoria tampone di lettura. Tutti dispositivi che vengono stampati da apparecchi che si chiamano stepper e che sono sostanzialmente degli incisori a raggi luminosi capaci di movimenti micrometrici molto precisi. Questi apparecchi, grandi dal formato di una lavatrice fino a quello di una lavanderia a gettoni, sono fondamentali per la produzione di massa ma anche per quella dei prototipi : non ci sono al momento procedimenti pratici industrialmente rilevanti che possano sostiturli. Sostanzialmente al mondo esistono quattro produttori di stepper : ASML, Ultratech, Canon e Nikon Asml è una costola di Philips e detiene circa i due terzi del mercato mondiale degli stepper specializzati per procedimenti ultraridotti per la produzione di microprocessori. I suoi clienti principali sono INTEL e AMD ed ha investite decine di miliardi di euro per sviluppare tecnologia in grado di portare alla produzione di macchine capaci di incidere piste a distanze di 14-10-7 nanometri. Ultratech è una società della Silicon Valley é una società molto piccola che lavora in settori legati alla ricerca e allo sviluppo di nuove tecnologie. Il restante mercato, quello legato alla produzione di microchip meno complicati dei grandi microprocessori, tipo le memorie, i convertitori e in generale tutti i chip di uso comune in tutti i dispositivi elettronici, insieme ai sensori di immagine, é diviso tra Canon e Nikon che fanno valere la loro tradizionale capacità di ingegneria ottica. Canon e Nikon vendono stepper a chiunque ne abbia bisogno e sospetto che la stragrande maggioranza dell'elettronica e degli schermi che abbiamo intorno nella nostra vita quotidiana, sono prodotti con stepper o Nikon o Canon. Nikon non ha avuto la lungimiranza né la forza di impegnarsi negli investimenti necessari per lo sviluppo della tecnologia UltraUV che è rimasta in mano ad ASML, probabilmente perchè un affare troppo grande per la sua dimensione storica ed ha preferito dedicarsi alla sua tradizionale produzione meno esasperata ma sicura (Intel sta vedendo i sorci verdi per passare dal processo produttivo da 12nm a quello da 7nm ... e Intel ha budget simili al PIL di intere nazioni industrializzate) Uno stepper è un dispositivo importante, di costo rilevante. Nikon produce negli anni migliori 50-100 stepper, fatturando un ricavato che sfiora il 50% delle sue vendite totali (709 miliardi di Yen nel 2019). Un vecchio stepper classe 1997 ricondizionato, se vi interessa, viene intorno al milione e mezzo di dollari, installato in casa ... al pezzo. Figuriamoci cosa costa un modello nuovo come questo : Uno stepper Nikon NSR-S635E la targhetta sul retro di un Nikon NSR 4425i installato in uno stabilimento Samsung che produce dal 2010 disply per smartphone Capirete l'importanza di questa industria - quella degli stepper - e il loro valore strategico per la restante industria elettronica. Nikon fa parte di questo ristretto club. Nemmeno Sony si produce stepper per se ma li compra ... da Nikon. la produzione dei sensori i sensori di immagine sono prodotti dentro stabilimenti di elettronica del tutto analoghi a quelli che producono microchip. Ci sono camere a polvere dove sono installati gli stepper di produzione che stampano per conto dei clienti i sensori. Che poi vengono puliti, sgrossati, selezionati, tagliati, rifiniti e confezionati per essere spediti al committente. La gran parte delle fabbriche di produzione è in Asia con piccole società ancora attive in California e in Israele. Ogni fabbrica costa investimenti che partono da 1 miliardo di dollari, devono produrre a pieno regime per essere redditizie. La gran parte della produzione è attualmente indirizzata verso la produzione di display di vario taglio. I produttori sono per lo più specializzati, chi lavora per il settore automotive, chi per i display, chi per i sensori veri e propri. E nei sensori ci sono i marchi che lavorano più per il piccolo formato (Samsung) e chi si occupa anche di quelli in grande formato (prevalentemente Sony Semiconductor che ha quasi il 50% del mercato mondiale). Devo precisare per un ultima volta che Sony Semiconductor ha in comune con Sony-fotocamere solo l'azionista unico ma hanno partita iva e amministratore delegato differenti Peraltro Sony-fotocamere non è più una divisione a se stante ma fa parte dello Home Entertainment, insieme all'audio, l'home video e i telefonini di Sony. Insomma, settori non professionali. I settori strategici per Sony, quelli professionali, sono differenti da quelli per l'intrattenimento. I clienti dei produttori di sensori e microchip sono tutte le società mondiali di produzione dell'elettronica. Tra cui Sony-fotocamere-telefonini (che compra da Sony Semiconductor), Apple e Samsung (che comprano da Sony e da Samsung) e Nikon. Canon produce sostanzialmente per se perchè ha la dimensione per possedere una factory di produzione. Nikon invece compra dai suoi clienti. Ovvero vende a Sony Semiconductor (o a Tower Semiconductor) stepper mentre compra microchip e sensori di immagine (e display LCD etc. etc.) prodotti per suo conto. questa è una ripartizione grossolana delle quote di mercato al 2019 dei principali produttori di sensori (OmniVision é una società cinese con sede a Santa Clara in California che produce per Apple, Microsoft, Qualcomm etc.). Le fabbriche di microchip sono impianti che sforano più sulla fantascienza che la realtà che conosciamo. Sono custodite con religiosa sicurezza ed è raro vedere immagini del loro interno o degli impianti in esse contenuti che possiamo solo immaginare nel loro bianco candore e pulizia integrale a prova di singolo granello di polvere la progettazione dei sensori Come abbiamo visto non ci sono guerre tra i produttori di microchip e di sensori ma solo concorrenza industriale e commerciale. Spesso ci sono schermaglie legali (come la doppia causa di Nikon contro ASML e quella di ASML contro Nikon e Zeiss) che generalmente sfociano in scambio di licenze e brevetti. Licenze e brevetti non coprono segreti industriali perchè quelli sono divulgati nella comunità scientifica ma coprono il loro sfruttamento commerciale. Ricordo le sentenze a favore di Rambus che senza produrre nemmeno un microchip deteneva i diritti di produzione degli slot di memoria DRAM di tutto il mondo e pretendeva che tutti le pagassero le royalties, arrivando al massimo livello di giudizio alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Tanto che uno è cliente dell'altro. Persino Canon che è molto gelosa del suo marchio e del suo prodotto, quando ha avuto bisogno di sensori da 1'', li ha comprati già fatti da Sony. Ma anche nella progettazione nessuno lavora a compartimenti stagni. Le tecnologie di progettazione sono comuni o simili, i software di modellazione (necessari per risparmiare sui costi di sviluppo fisico che richiedono la stampa effettiva di sensori con costi di impianto non ammortizzabili se il sensore poi non va in produzione) è di pubblico dominio, la formazione avviene nelle stesse università. Anche perchè gli ingegneri sono abituati a lavorare in team, anche di tipo inter-societario sia per la parte hardware che per quella software e in questi casi c'è la condivisione totale delle informazioni il team di ingegneri dei sensori di Nikon in una sessione comune di confronto sviluppo dei firmware Nikon e comunque il solco di progettazione per i sensori mainstream che vengono impiegati nelle nostre fotocamere non si può discostare molto da quello della progettazione permessa dagli stepper a disposizione che è in linea principale rivolta a produrre display LCD. Un sensore è composto dallo strado fotosensibile, da quello delle microlenti sovrastante, dalla matrice RGB ancora sopra e sotto, dalla circuiteria di amplificazione del segnale, dai convertitori Analogico-Digitale ed eventualmente dalla presenza o meno di un buffer direttamente inciso nel sensore. Le caratteristiche del sensore sono di base e poi possono essere personalizzate. Ci sono moltissime società al mondo in grado di progettare sensori, poche che sono specializzate nella progettazione di sensori di grande formato. Questi sensori (diciamo dal formato APS-C in su) sono caratterizzati da prestazioni elevate ma anche da scarto crescente (il costo dei sensori in formato 44x33 o 53x40mm non è dovuto alla superficie impiegata ma alla bassa resa di ogni singola stampata, sia per il basso numero dei sensori prodotti che, soprattutto, per la quantità di sensori con qualche tipo di difetto per stampata che vanno scartati o impiegati per usi non commerciali) e da difficoltà (e costo) di messa a punto crescenti. Ci vuole il budget necessario per svilupparli e poi impiegarli. Al momento solo Sony Semiconductor (che non è Sony-fotocamere) ha il budget per sviluppare sensori conto terzi, ovvero sensori che non utilizzerà in proprio (anche perchè Sony Semiconductor produce esclusivamente conto terzi) ma che verranno ordinati da clienti. In particolare tutti i sensori medioformato al mondo sono sviluppati e prodotti in piccola serie da Sony Semiconductor. Canon e Nikon hanno capacità di progettazione propria di sensori di formati fino al 35 mm. Potrebbero anche andare oltre ma con costi difficilmente ammortizzabili in apparecchi di prezzo "commerciabile". Anche se un esemplare unico è sempre possibile a costi milionari, ovviamente. Canon poi si produce da se. Nikon se li fa produrre da uno che possiede la capacità produttiva con la qualità attesa da Nikon. Paradossalmente Nikon potrebbe anche rivolgersi a Canon per farsi produrre dei sensori Nikon (attenzione, non sto dicendo che Nikon comprerebbe sensori Canon ma che Canon produrrebbe sensori Nikon PER Nikon, una cosa diversa). Canon ultimamente si è detta disponibile a vendere i propri sensori ad altri. In quanto agli altri produttori di fotocamere a me risulta che : Sony-fotocamere si progetta da se i suoi sensori che fa produrre a Sony Semiconductor (ovviamente) oppure compra a condizioni di mercato sensori già pronti progettati da Sony Semiconductor (con cui non condivide gli ingegneri ma c'è scambio di informazioni e i brevetti e le licenze sono ovviamente comuni) Panasonic adesso è cliente di Sony per i sensori a bassa risoluzione, progetta quelli ad alta risoluzione e li fa produrre a Sony o a Tower (come fa Nikon) Leica ha sempre acquistato sul mercato i suoi sensori, in passato in Europa, oggi credo che sia legata a Panasonic in tutto Fujifilm utilizza sensori Sony personalizzati nelle microlenti, nella matrice RGB (sia Bayer che non Bayer) e nella matrice della rilevazione di fase dell'autofocus) e nell'amplificazione Olympus compra da Sony Sigma compra da Sony per la Sigma fp, fa progettare a Foveon i suoi sensori a tre strati che poi vengono prodotti in una piccola fabbrica californiana (Foveon sta in California ed è di proprietà 100% Sigma) Nikon e Sony possiedono licenze e brevetti incrociati. Ricordo che le prime Sony usavano autofocus solo a differenza di contrasto. La rilevazione di fase è arrivata quando Sony ha fatto scambio di licenze con Aptina e Nikon che hanno dato in dote quanto sviluppato per le Nikon 1. Stesso discorso per quanto riguarda l'amplificazione dual-gain, tipica dei sensori Sony e Nikon, ultimamente applicata anche da Canon che deriva direttamente dalle licenze di Aptina acquisite quando Aptina è uscita dal mercato nel 2014 (la tecnologia di base veniva peraltro da STM Micro a testimonianza che in questo campo non ci sono steccati, tutto è in vendita e tutto si può comperare). La migliorata capacità dinamica degli ultimi sensori Canon testimonia che tema diversi di progettisti possono arrivare allo stesso risultato impiegando la tecnologia opportuna. l'interno di una Nikon D5 : ogni singola board è progettata in casa da Nikon simulazioni sulle capacità di trasmissione della luce di un sistema di microlenti per sensore da parte dello sviluppo Nikon Quindi eliminato il mito che Nikon non ha capacità progettuali andiamo a vedere che capacità effettive ha. Il primo sensore Nikon di grande produzione era un CCD da oltre 10 megapixel, quello della Nikon D1. Progettato interamente in casa, dopo gli esperimenti con Fujifilm per la serie E, era poi prodotto "in casa" da Renesas, factory del gruppo Mitsubishi. Mitsubishi ha deciso che il settore non era produttivo e lo ha venduto (la factory perchè Renesas è ancora in piena attività ed è tra i leader dei microchip per l'automotive) a Sony. Quel sensore veniva usato in binning in vari formati anche in D1h e D1x. Probabilmente è il primo esempio di binning in una fotocamera moderna. Stessa capacità di innovazione il famoso sensore jfet lbcast da 4 megapixel della Nikon D2h, prodotto materialmente da Kodak ma progettato totalmente da Nikon nel 2003 con una tecnologia inedita. E via via fino alla Nikon D850 e il suo sensore che è stato aggiornato poi per la Nikon Z7-Z7 II e che possibilmente equipaggerà in una versione rinnovata anche la Z8/Z9. Prodotto da Toshiba finché Toshiba non ha venduto i microchip a Sony. Nel mezzo Nikon ha trovato conveniente acquistare da Sony molti sensori, tra cui quello da 6 megapixel che ha motorizzato le prime DX consumer - D100-D70 - e quello più recente delle D7100-7200 da 24 megapixel che è comune al Sony coevo. Mentre il sensore DX di D500-Z50-D7500 è di Nikon, ancora prodotto da Toshiba o da Tower a seconda dei lotti. Come accennavo lo sviluppo di un sensore è un processo complesso e soprattutto lungo. Il software di modellazione al computer accelera i passaggi ma poi questi vanno verificati producendo una piccola serie del sensore che va testato effettivamente su muletti e prototipi. Generalmente un sensore viene finalizzato un anno prima della produzione di una nuova fotocamera. Progettazione e sviluppo costano ore-uomo di lavoro e costano materialmente l'impianto di una matrice che va poi stampata in piccola serie. Chi ha prodotto un libro in proprio sa che il costo di impianto è la parte più elevata della stampa e questa poi va ripartita per il numero di copie. Un conto è stampare un libro in copia unica, un conto è farne 10.000.000 di copie. Se poi è necessario apportare modifiche alla matrice per qualche tipo di problema riscontrato dal vero e non dal modello, il processo va ripetuto (come se si trovassero degli errori di stampa dopo aver stampato il primo esemplare del libro : va modificata la matrice e reimpostata la stampa, che magari prevede una numerazione di pagine diverse etc. etc.). Quindi non è possibile sviluppare un sensore per una sola macchina e un sensore per una macchina a "bassa tiratura" costerà molto di più di un sensore che andrà in più modelli di macchine o in macchine prodotte in un numero di esemplari superiore. Nikon ha know-how, personale e capacità di sviluppo proprie ed è anche in grado di produrre in casa prototipi e testarli, misurarli, metterli a punto. Capacità che condivide con poche altre case (appunto : Canon, Sony, Panasonic e pochi altri a questo livello). Dove sta la differenza tra modelli concorrenti di produttori diversi ? Sta nell'equilibrio tra costi di sviluppo e di impianto, numero di esemplari da produrre, budget, margine di ritorno atteso. Nikon è il produttore "completo" più piccolo tra i tre grandi ed ha meno risorse da bruciare per modelli differenti. Ha la necessità di ottimizzare gli investimenti su più esemplari (leggi : riciclo di sensori tra più generazioni di macchine) e non può rischiare di anticipare i tempi. Nikon non ha alcuna difficoltà a progettare e produrre un sensore stacked come quello di Sony A9-A9 II e A1. Ma se non l'ha ancora fatto nemmeno Canon ci saranno difficoltà di natura commerciale e industriale, non necessariamente di know-how. Perchè Nikon potrebbe anche chiedere a Sony Semiconductor di produrglielo. Ma quella chiederebbe un contratto fisso con un numero di pezzi da produrre in N giorni. Che andrebbero pagati e poi dovrebbero essere utilizzati e, possibilmente, venduti. Per farlo dovrebbe avere un mercato ricettivo e pronto al prodotto. Che facilmente non costerebbe cifre che questo mercato sarebbe capace di accettare. Stessa questione per il cosiddetto global-shutter, già disponibile industrialmente ma che io ricordo sia stato detto che il costo unitario "all'ingrosso" per un sensore da 40 megapixel GS è pari a 6.000 dollari più le tasse. Immaginiamoci quindi quanto costerebbe una fotocamera il cui sensore da solo costa $6.000. Infine, la tecnologia avanza ma avanzano anche le potenzialità che questa può esplorare. Il formato 8K necessità di densità elevate di risoluzione ma in Giappone il formato 8K è già mainstream e si guarda avanti al 12K (80-96 megapixel a seconda che il formato sia 16:9 o 4:3), Seguire il mercato con lo sviluppo dei sensori è già impegnativo. Anticiparlo può essere geniale ma anche folle. Quello che vorrei fosse chiaro è che sono miti e leggende che Sony, Nikon, Canon, Samsung, ASML, Nec, si facciano la guerra e siano gelose dei loro segreti. Nascono tutti dalla stessa sorgente e vengono condivisi a livello scientifico in simposi mondiali. E' un circolo ristretto di una manciata di operatori con queste capacità progettuali e industriali. Di cui Nikon fa parte a pieno e meritato diritto da decine di anni. Senza se e senza ma. Nikon è una società in grado di progettare dispositivi industriali di costo unitario dell'ordine dei milioni di dollari (al plurale). Che volete che sia una semplice fotocamera ? Solo una questione di ripartizione dei costi di progettazione, produzione e promozione, oltre che di opportuno time-to-market per far in modo che abbia un prezzo compatibile con il nostro portafogli.
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  5. Questo articolo ha lo scopo di raccontare, attraverso una decina di immagini, quali meravigliose e mutevoli situazioni si possono incontrare se solo ci si riserva la possibilità di restare sul campo un po' di più e non si cerca soltanto la "bella giornata". La fotografia di paesaggio, per come la vedo io, è una pratica molto legata all'unione tra tempo atmosferico e luce. Sono loro a definire il risultato più di qualsiasi altra cosa, di sicuro più dell'attrezzatura usata e, spesso, anche del posto, o soggetto, fotografato. Che non significa, ovviamente, che sia intrinsecamente sbagliato cercare la migliore attrezzatura o viaggiare verso posti lontani e famosi per fotografare, ma che occorre sempre ricordarsi che sono altri i fattori che più concorrono ad una buona fotografia. E, seppure queste immagini siano fatte al tramonto ed all'alba, neppure che solo quella sia la luce migliore o il giusto momento per fotografare. E' il soggetto e ancora di più la ripresa che si vuole farne che definiscono la "luce giusta". Cominciamo subito, questo è il soggetto: un bellissimo angolo di costa nella Sardegna sud occidentale - che è veramente una zona incantevole, anche e direi soprattutto se visitato fuori dalla stagione balneare. E' il 31/3/2018, sono le 17:04. Sono appena arrivato e sulla scogliera c'è un mucchio di gente. La mareggiata, gonfiata da un vento teso piuttosto freddo, è uno spettacolo incredibile già di suo. Il cielo è nuvoloso e la luce piuttosto piatta. D810 su 70-200/2.8FL@160mm 1/250 f11 ISO100 (17:32) Ma basta spostarsi di un centinaio di metri e la composizione diventa, a mio modo di vedere, ben più interessante grazie al cambio di sfondo. Potrebbe essere anche meglio se si potesse scendere verso il mare, per "alzare" il faro rispetto alla linea dell'orizzonte, ma con queste onde non è proprio il caso. D810 su 70-200/2.8FL@200mm 1/1600 f2.8 ISO64 (17:45) Ma bastano piccoli spostamenti ed aggiustamenti all'inquadratura per cambiare mood. E' sempre importante, però, aspettare l'istante giusto. D810 su 70-200/2.8FL@200mm 1/1600 f2.8 ISO64 (17:47) Un po' più di luce mi consente di far vedere quello che succede sulla scogliera, che in ombra era scura e priva di ogni attrattiva. Capito perché è meglio non abbassarsi? D810 su 70-200/2.8FL@75mm 1/250 f8 ISO64 (18:00) Purtroppo quello di prima sembra essere l'unico momento di luce: in un paio di minuti i nuvoloni coprono completamente il sole. E in pochissimo mi ritrovo da solo, evidentemente il richiamo di una bella cena è irresistibile. Ma credo che pure il ventaccio abbia un suo merito in questo! Ma, ed ecco il senso dell'articolo, in condizioni tempestose come queste tutto può cambiare. Infatti dopo mezzora: D810 su 70-200/2.8FL@86mm 1/1250 f5.6 ISO64 (18:31) Altri venti minuti ed uno spostamento di una cinquantina di metri ed abbiamo questo. D810 su 70-200/2.8FL@190mm 1/5000 f5.6 ISO64 (18:51) E poi, di nuovo, le nuvole coprono il sole, niente vero tramonto questa sera! Ma prima di andare mi regala questa, che credo essere la migliore immagine della giornata. D810 su 70-200/2.8FL@200mm 1/640 f2.8 ISO64 (18:56) Ma non mi arrendo, c'è ancora questa: D810 su 70-200/2.8FL@200mm 1/320 f2.8 ISO64 (19:00) Ora mollo anch'io, l'ora blu è interessante ma i tempi lunghi correlati alla poca luce trasformano questo splendido mare tempestoso in un latte senza senso. È tempo di dedicarsi alla cena! La mattina dopo la sveglia, con il pieno di vermentino che ho fatto a cena, è stata proprio pesante. Ma volevo provare a fotografare il mio amico faro illuminato dall'alba e non avevo idea delle previsioni del tempo, così l'unica cosa da fare era andare a vedere. E andare presto consente di avere in mano tutte le opzioni.... per cui via! Le condizioni sono molto cambiate, c'è meno vento ed il mare è decisamente più calmo. La mareggiata era un ingrediente importante ed insieme al cielo "chiamava" composizioni più chiuse. Ma il mare più calmo mi consente di scendere in basso senza particolari pericoli. Non c'è anima viva in giro, lo spettacolo è se possibile ancora più suggestivo di ieri sera. Riprendo l'ora blu - e qui si apprezza l'importanza del treppiede. D810 su 70-200/2.8FL@70mm 1.6" f11 ISO64 (06:06) Poi le nuvole rese rosa dalla prima luce, con la luna ad arricchire la composizione. D810 su 70-200/2.8FL@70mm 0.2" f16 ISO64 (06:32) Il mare si sta calmando, anche grazie alla marea calante: posso scendere ancora e, finalmente, è tempo di tirare fuori il grandangolo! D810 su 16-35/4@32mm 1.6" f11 ISO64 (07:01) Qui finisce la luce interessante ed io credo di non riuscire a fare più nulla. Così scappo via, le ragazze mi aspettano per la colazione! Non aggiungo note sul materiale, il senso di questo articolo è la fotografia e non l'attrezzatura. Ma se volete ne possiamo parlare nei commenti! Massimo Vignoli per Nikonland (c) 25/3/2021
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  6. Pubblico con grande piacere e insieme porgendo somme congratulazioni al nostro amico, Tiziano Manzoni (Fototm) della Menzione d'Onore tributatagli dagli IPA-International Photo Awards, per il suo reportage continuato a Bergamo e provincie limitrofe, sulla epidemia di COVID-19 e le sue conseguenze dirette sulla popolazione, nel territorio italiano più flagellato da questa pandemia. https://www.photoawards.com/winner/zoom.php?eid=8-194986-20 Chi legge il Corriere della Sera, potrebbe averlo già letto https://bergamo.corriere.it/notizie/cultura-e-spettacoli/20_ottobre_29/menzione-d-onore-il-reportage-manzoni-710e2c80-19cd-11eb-bdd5-3ce4cb03ccdf.shtml ma sono ancora più felice della confidenza con cui ce ne ha messi a parte Tiziano, che ci considera amici, tanto quanto reciprocamente ci professiamo noi con lui. Avevo già richiamato nei mesi del lockdown l'attenzione sul suo lavoro instancabile e per certi versi spericolato (è il caso di dirlo, durante una pandemia), pubblicando alcuni dei servizi che in quei giorni erano comparsi sui media: Non si è certo fermato e mi ha appena segnalato di esser riuscito a fare oggi anche ciò che a Marzo non aveva avuto modo (o cuore) di realizzare, riuscendo ad entrare anche in un reparto di terapia intensiva. Ne vedete il servizio pubblicato dal Corriere di ieri, al seguente link https://bergamo.corriere.it/foto-gallery/cronaca/20_novembre_03/coronavirus-terapia-intensiva-dell-ospedale-papa-giovanni-bergamo-ecco-immagini-3cc597b8-1e07-11eb-9970-42ca5768e0fd.shtml immagini esaustive e complete nella loro documentazione, come è nella cifra di Tiziano. Al quale ho approfittato per ricordargli di essere prudente: in un mestiere che spesso mette a contatto con pericoli molto più materiali di quello subdolo di questo nemico invisibile. Complimenti ed Auguri da tutta la Redazione di Nikonland !!!
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  7. Come esimersi dal raccontare il mio ingresso in Nikonland ? Circa 10 anni fa ero ancora recluso in uno ufficio a smanettare di fronte al computer ma avevo già in mente cosa avrei fatto da grande: il Nikonlander. Beh, allora non ne ero ancora cosciente, anzi non sapevo neppure cosa fosse Nikonland. Ma un bel giorno… un certo Maratta rispose ad un mio annuncio in cui proponevo uno shooting fotografico con modella in studio. Quel giorno mi vidi arrivare un omone in tuta mimetica, ginocchiere, visore notturno, elmetto con fronde in testa e 500 mm su un treppiede. Seppure fossi agli inizi e non avessi molta esperienza sulla varietà di tipi strambi che compongono il mondo dei fotografi, capì subito che il buon Maratta non avesse mai messo piede in uno studio e soprattutto non avesse mai fotografato una modella. Lo studio tra l’altro non era molto grande per cui feci accomodare il buon Maratta in bagno in modo che avesse abbastanza profondità di campo per inquadrare almeno il viso. Con un piccolo sforzo potete immaginare la scena, con Mauro, in tuta mimetica, sulla tavolozza del water a scattare a raffica con i flash. E non è altrettanto difficile immaginare che la modella si spaventò e cercò di fuggire almeno un paio di volte. Sinceramente, alla fine della sessione, non avrei scommesso un centesimo che lo avrei più rivisto. Invece no. Invece il nostro grande capo, acuto osservatore capì che le modelle non corrono saltellando nei campi e, testardo come solo un Toro di Aprile può essere, decise che avrebbe imparato a fotografare in studio. Da quel giorno, studiando ore ed ore sui libri di fotografia di Peter Lindbergh e Richard Avedon, comprando tutta l’attrezzatura usata di Cinecittà, si dedicò anima e corpo a capire come funzionassero i flash e come non far scappare le modelle. Devo dire che a oltre 10 anni di distanza, c’è perfettamente riuscito. Non so quale alchimia sia nata in quel frangente, ma a poco a poco ci siamo visti sempre più frequentemente, in studi diversi, in location, all’aria aperta e perfino con due modelle in mezzo ad un fiume dopo averlo attraversato in canoa. Insomma, gli anni successivi sono stati un crescendo di eventi organizzati anche grazie a Nikonland e alla partecipazione di massa (i primi tempi si) dei Nikonladers. Come dimenticare il primo mega raduno Nikonlad del 2014 ? I Nikonlanders erano centinaia, forse migliaia… alt! un momento il grande capo mi corregge: erano 52, ma sembravano molti molti di più. Sicuramente c’erano ben 2 modelle provenienti dalla Repubblica Ceca, personalmente selezionate per l’occasione. La cosa divertente è stato constatare come alcuni di voi non avessero mai visto una modella dal vivo, abituati a fotografare anatre e cormorani; se vi state chiedendo come ho fatto a capirlo, vi dico semplicemente che erano quelli che si avvicinavano alle modelle con salivazione azzerata e grondanti di sudore o piuttosto quelli che tenevano la loro Nikon con 4 mani per evitare i tremolii magari pensando “speriamo che mia moglie non venga a saperlo”. Ci sono infiniti ricordi legati a tutti voi e sono fieramente orgoglioso di averne fatto parte per 10 lunghissimi anni e per i prossimi 10 ancora, uno dei più recenti e significativi è stato quello che si svolse presso il mio studio a Milano. In quell’occasione tenni anche un mini workshop sulle foto pubblicitarie con una modella (eh lo so è un mio brutto vizio, ma sto cercando di smettere) e la giornata si concluse con uno street photography sui Navigli fino alla consegna del regalo al nostro Nikonlander più longevo: RobyC. A dimostrazione che Nikonland è qualcosa di diverso, l’evento più toccante per me è stato proprio l’ultimo, quando tutti insieme abbiamo regalato una Nikon al nostro Nikonlander più amato, ed è questo il motivo per cui la mia foto scelta per il libro del 15° anniversario è proprio dedicato a quel momento. Come concludere questa vagonata di ricordi se non ringraziando il “deux ex machina” Mauro che ha creato dal nulla un motivo in più per esistere: Nikonland ! E ha creato a sua immagine e somiglianza (beh forse è un po’ troppo ma lasciamola) tutti noi Nikonlanders… per enfatizzare il momento leggete queste ultime righe mentre sullo sfondo parte l’inno “…siam pronti alla morte, Maratta chiamò! SI!”. Scene dai tanti raduni organizzati insieme in questi anni di ... conoscenza : tl2.mp4
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  8. In tutti i miei articoli su "come fare macro senza obiettivi macro", ho sempre scritto che le soluzioni che proponevo (lenti, tubi di prolunga...) erano dei buoni, a volte anche ottimi, compromessi per chi fa macro occasionale, per chi vuole risparmiare (ad esempio sul peso dell'attrezzatura), ma per chi si appassiona seriamente alla macrofotografia naturalistica ci vuole un vero obiettivo macro. Nel sistema Nikon Z sono disponibili due nuovi macro, il 105mm f2.8 S MC ed il 50mm f2.8 MC. A mio avviso per la macro "naturalistica" sul campo ad insetti, ma non solo, il 105mm è il minimo sindacale per avere sufficiente distanza di lavoro per non spaventare i soggetti e anche per non incastrarsi con eventuali gambe di cavalletti fra frasche, radici e rami (e ortiche...). Nella sua Guida alla Macrofotografia, John Shaw scriveva: provate a fotografare un dettaglio di una ragnatela con la rugiada con un 50mm macro e vi ritroverete una ragnatela appiccicata al vostro obiettivo. Forse esagerava ma l'idea è quella. Il 50mm, naturalmente a mio personale parere, come obiettivo macro da' il meglio di sè nelle riproduzione, nello still life, nelle foto di food, insomma in contesti dove lo spazio e le luci vengono gestite e controllate dal fotografo. In questi casi è un'ottica stupefacente, in mani accorte va benissimo anche sul campo per soggetti come i fiori, che non si muovono troppo. I recenti articoli di Max Aquila su Nikonland illustrano molto bene tutte queste qualità del 50mm. Com'è questo Nikon 105mm f2.8 MC? Un obiettivo più che versatile. Come dimostra la pioggia di foto nell'anteprima di Nikonland, questo obiettivo non è solo un macro. E' un 105mm in grado di fare mille cose in modo eccellente: ritratto, scorci, still life, lavora magnificamente a tutta apertura con sfuocati molto belli e senza aberrazioni. Può fare tantissime cose e farle tutte bene. Altri scriveranno approfonditamente di questi aspetti, e ne descriveranno in maggior dettaglio le specifiche costruttive. In questo articolo mi dedico ad una sola di queste mille sfaccettature: la macro naturalistica dove si ritraggono soggetti attivi nel loro ambiente. Prima qualche numero, ma pochi. La distanza di messa a fuoco minima è 29cm (erano 31 per il vecchio 105mm VR G) per cui a 1:1 la focale effettiva è 72,5mm. Non ho fatto test per ogni singola distanza ma è plausibile che nel raggio di rapporti di riproduzione tra 1:1 e 1:2 la focale effettiva stia tra appunto i 72-73 mm e qualcosa più di 80mm. La distanza di lavoro (senza paraluce) a 1.1 è di 13cm. La riduzione della focale effettiva è ormai una caratteristica insita nella progettazione di tutti i tele macro IF che arrivano ad 1.1, di qualsiasi marca. L'unico obiettivo macro per così dire moderno che non riduce la focale è il 100mm Zeiss, che però arriva solo ad 1:2, allungandosi. Non si può avere tutto. Impressioni d'uso nella macro sul campo. Pur essendo più grande del vecchio micro-nikkor 105mm f2.8 VR G, pesa meno, merito dei nuovi materiali con cui è costruito. Montato sulla Z6 (con basetta tipo smallrig) sta in mano molto bene e a me non stanca nemmeno a mano libera. In sè l'Af è rapido e silenzioso e fotocamera permettendo, preciso. Il vecchio e il nuovo a confronto. La messa a fuoco manuale è focus by wire ,come negli altri macro di recente progettazione, per cui la finestrella che mostra le distanze è grandemente apprezzata se si deve prefocheggiare. Nella messa a fuoco manuale la ghiera offre la giusta resistenza ed è abbastanza reattiva, efficace anche "preventivamente" per tutte quelle volte in cui la Z6, credendosi Buzz Lightjear, parte verso l'infinito ed oltre. Da questo punto di vista è di grandissima utilità il selettore delle distanza di messa a fuoco, tramite il qualei si può selezionare il range 50-29cm che è quello dove trova la sua prevalente ragion d'essere un 105 macro... in macro. Perchè un serpente, un ramarro "interi" si possono fotografare più facilmente e con sfondi migliori con un 300mm f4, è per animali più piccoli o per i dettagli di quelli più grandi che ci vuole un vero macro. Per questo ritratto ci vuole un macro. Naturalmente, se il soggetto è inanimato o immobile come un fiore, molti problemi non si pongono ed un 105mm (ma anche un 50mm) si comporta in modo più che egregio su qualsiasi soggetto. La stabilizzazione combinata obiettivo-fotocamera è ottima, mi ha permesso di fotografare a mano libera anche a rapporti vicini ad 1:1! Le foto sono state scattate tutte a mano libera con la Z6, la maggioranza in luce naturale, per qualcuna ho usato l'SB400 come flash di schiarita. Come ho scritto, 105mm (alle brevi distanze in realtà qualcosa meno), per gli animali "svegli" in natura, sono il minimo sindacale, nella macro sul campo, occorre un po' di accortezza in più che con dei tele macro da 180-200mm, sia per evitare che i soggetti fuggano che nel selezionare lo sfondo. Più corta è la focale più impegnativo diventa anche portarsi all'altezza del soggetto, non proiettare la propria ombra, e così via, ma se c'è il "manico" la cosa non è affatto impossibile. Occorre un po' più di attenzione nel selezionare lo sfondo, specie se il soggetto è grande. Vi invito a guardare anche, ad esempio di quanto si possa ottenere, le foto nell'Anteprima ai due obiettivi MC. Sotto questo aspetto, lo ripeto, la stabilizzazione efficace è un vantaggio incredibile, una cosa è muoversi tra le frasche trascinando un cavalletto ed un altra è essere liberi nei movimenti. L'ho apprezzato grandemente. Una macro-rivoluzione. Qualità di immagine. In breve, eccellente. Oltre alla nitidezza (che è veramente ottima) imprescindibile in un macro, è un insieme di più aspetti che secondo me contribuiscono a farne un obiettivo ...spaziale, come ho scritto una volta. Qualità dello sfuocato, resa dei colori, assenza di aberrazioni fanno sì che l'immagine che si ottiene sia qualcosa di speciale. Bombus terrestris, nitidezza, colori e sfuocato... A proposito di nitidezza, ecco una Xylocopa violacea, il Bud Spencer delle Api (confrontare col Bombo sopra), non proprio bellissima, ma non aggressiva ... però il pungiglione ce l'ha. Se guardate il crop 100%, oltre alla tridimensionalità della corazza chitinosa (i pori sulla testa), vedrete me stesso ritratto alla base dell'attaccatura dell'ala, in alto a sinistra, il mio amico Gianni, il sole e il cielo nuvoloso. Tridimensionalità percepita incredibile: Questa Platycnemis pennipes "esce" letteralmente dallo sfondo. Perche vi faccio vedere la povera Ischnura morta appesa ad una ragnatela? Perchè al 100% si vede il filo con zero aberrazioni! Rispetto ad altre soluzioni per la macro? Le differenze operative tra un vero macro e soluzioni alternative come i tubi e le lenti addizionali sono molteplici: da quelle più banali quale il fatto che con un obiettivo macro si ha la continuità di messa fuoco da infinito ad 1:1, mentre sia con tubi che con lenti si hanno range di ingrandimento più limitati, per non parlare del montaggio, smontaggio ecc. Le differenze qualitative ci sono sempre, a favore del 105mm, quanto sia grande il divario dipende fortemente dal contesto: nella foto ravvicinata a diaframmi chiusi (almeno f11) le differenze fra le due soluzioni possono essere più o meno sottili, specie se si usa una lente poco potente, ma ci sono comunque. La differenza maggiore è che un tele zoom con lente addizionale anche di ottima qualità funziona bene solo chiudendo di almeno due o tre diaframmi, alle maggiori aperture la resa è molto penalizzata da una perdita di nitidezza e comparsa di aberrazioni. E comunque ai bordi cede sempre. Insomma, le lenti fan perdere nitidezza (poca o tanta dipende) ed i tubi sottraggono diaframmi (ed ogni tanto creano qualche piccola aberrazione). Ortethrum brunneum, fotografato con il 105mm e con il 24-200 Z + lente addizionale SIGMA AML 01-72 (2 diottrie), in entrambi i casi a f11 e 1/640s: Confronto al 100%: Il 105 MC è più nitido, ma direi che il 24-200mm è impressionante per essere un superzoom. Volucella zonaria, sembra una vespa ma è una mosca, anzi è un moscerino, ma gigante. Fotografata con il 105mm Fotografata con il 300mm f4 Pf + Lente addizionale SIGMA AML 01-72 (2 diottrie). Confronto al 100% (cliccare per aprire...) Aprendo i crop si vede una notevole differenza di resa fra i due. Il 105 MC è invece eccellente a tutti i diaframmi, per cui se si vogliono fare delle foto di effetto a maggiori aperture è possibile, con le altre soluzioni no. Questa performance lo distingue anche dal 105mm suo predecessore, che aveva una resa più "a campana" con un picco verso i diaframmi centrali, ma meno performante a diaframmi più aperti. Ortethrum brunneum, 105mm f2.8 MC, fuoco selettivo sugli occhi. Platycnemis pennipes, 105mm f2.8 MC, sfuocato da favola. E poi il 105 MC permette eccellenti scatti a 1:1, come questo piccolissimo Tettigonide il cui corpo è meno lungo di 1 cm: Il crop al 100%. Impossibili da ottenere con zoom e lente addizionale, se non con lenti molto potenti e quindi ancora maggior perdita di qualità. Conclusione: il 105mm f2.8 MC si è visto che è un obiettivo dalla grandissima versatilità utilizzabile egregiamente in diversi generi fotografici senza perdita di qualità. E' un vero macro, ma non è solo un macro, è anche un (ottimo) macro. Nella macro naturalistica sul campo il 105mm f2.8 MC si rivela un grande obiettivo: le sue prerogative di nitidezza eccellente, di morbidezza dello sfuocato e di assenza di aberrazioni, unite alla stabilizzazione efficace anche alle brevi distanze lo contraddistinguono e ne fanno un'ottica di eccellenza (come lo è il 50mm f2.8 MC che è della "stessa pasta", ma nasce per usi un po' diversi) . Mauro Maratta mi ha gentilmente prestato il suo 105mm f2.8 MC per questo test. (c) Silvio Renesto per Nikonland.
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  9. Eccoli qua i due zoom Nikkor Z superwide che costituiscono il sogno nel cassetto degli appassionati cultori di queste estreme focali grandangolari. Il 14-30/4 commercializzato ad aprile-maggio 2019 e da me recensito subito prima, in anteprima europea il più luminoso 14-24/2,8 reclamato, atteso ed auspicato, commercializzato in questo mese di Novembre, appena recensito si pongono entrambi sul listino Nikon Z a livelli ben differenti, indipendentemente dall'attuale sconto in cassa per il 14-30/4, senza il quale comunque, il rapporto di prezzo starebbe sempre 1 a 2 e sappiamo quanto una collocazione commerciale possa influenzare la diffusione di un prodotto, nato per soddisfare determinate esigenze. Adesso che coesistono sul catalogo dei prodotti, vediamo in cosa le differenze tra i due zoom possano determinarne l'acquisto, dato che si trovano in un certo senso a competere fatte salve le differenze più banali: come la diversa gamma di focali (banale? sicuro?!), la differente luminosità (banale? davvero?!), la relativamente poca differenza dimensionale (ma è realmente poca ?!), la diversa costruzione e dotazione di ghiere e pulsanti (...?!) e last but not least...il differente prezzo. (e qui non c'è da aprire parentesi... ops, scusate...!) All'interno di questa analisi rientra anche un'altro elemento non poco importante: la dotazione attuale di fotocamere a baionetta Z, molto simili dal punto di vista materiale tra di loro, per cui, con la sola eccezione della spigliata piccolina DX la Nikon Z50, le altre (Z7/6/5/6ii/7ii) sono praticamente costruite sul medesimo chassis e questo elemento può giocare a sua volta a favore dei potenziali abbinamenti ottica/fotocamera. L'elemento psicologico condiziona non poco: il titolo dell'articolo sul 14-24/2,8 parla chiaro: molti appassionati amano sentirsi "completi" di tutte le focali (sia che le utilizzino o meno) che si rifacciano ad una serie specifica di ottiche, funzione quasi sempre delle luminosità massima relativa. Ecco perchè ho titolato che la triade si completa col 14-24/2,8 rispetto gli altri due zoom che idealmente gli vengono...abbinati (attrinati?) ossia il primo a uscire sul mercato, il 24-70/2,8 e il recentissimo 70-200/2,8 insieme ai quali il fortunato possessore della triade, si troverebbe al sicuro da ogni manchevolezza tra 14mm e 200mm con un immobilizzo in termini di prezzo attuale che sfiora gli Ottomila, fotocamera a parte. Ora, tenendo conto che manca da un anno e mezzo quel Nikkor Z 70-200/4 che darebbe ristoro finanziario a chi non possa acquistare il più luminoso, per completare anche la seconda triade, quella f/4, che vedrebbe coinvolti il 14-30 ed il 24-70 già da tempo sul mercato, l'effetto psicologico della seconda triade darebbe pace a chi nel frattempo si agita per capire cosa debba acquistare per risolvere i suoi buchi di focale (si, li chiamano così), ma darebbe una gran mano a Nikon perchè come per i marchi concorrenti si formerebbero due livelli censuali di utenti, quelli da vorrei-ma-non-posso e quelli non-plus-ultra. Conosco da tempo molti appassionati, fedelmente appartenenti a queste classi di pensiero, che non si sognano per nulla di effettuare dei transiti anche temporanei in quella che considerano (entrambi i gruppi) un'altra marca di attrezzature, democraticamente. Come i cittadini e non cittadini al tempo della Roma dei Cesari. So di apparire per ognuna di queste classi di pensiero un pericoloso sovversivo, quando mi permetto di consigliar loro l'acquisto di ciò che reputo faccia al ... loro caso; certe volte invece che sgomento mi dimostrano disprezzo o si offendono addirittura, come se in qualche modo li condannassi ad una deminutio capitis (in caso di passaggio a luminosità inferiore) oppure gli stessi consigliando di compiere un sacrilegio (nel caso opposto di...upgrade) Motivazioni personali e psicologiche a parte, che spero possano avervi divertito, senza l'idea del freddino che forse vi sta correndo lungo la spina dorsale, nel caso vi sentiate sgamati, in questa sede vorrei parlare di quelle che a mio avviso sento essere differenze sostanziali tra i due zoom in questione, nella speranza di fornire anche valido aiuto a chi davvero si trovi in una situazione di scelta d'acquisto o, peggio, di sostituzione, nel caso in cui sia già possessore del primo dei due zoom ad essere stato commercializzato. Comincio dal fatto che seppur usato solo per poco meno di tre settimane, ho appena posato il 14-24/2,8 con il quale in questo lasso di tempo (ed in queste condizioni attuali di distanziamento sociale) ho scattato davvero una gran quantità di foto, paragonabile a quella scattata in un anno e mezzo col MIO 14-30, che ha dovuto cedere il passo, di volta in volta a nuovi obiettivi che facevano capolino e che grazie alla preziosa collaborazione di Nital sono riuscito ad utilizzare testandoli, in molti casi poi anche acquistandone per me. E' infatti questo un periodo molto fecondo di offerte in questo ambito e per chi, come noi della Redazione di Nikonland, trasuda passione per la fotografia e le attrezzature che ne consentono la pratica, è sempre come aprire la stanza dell'albero di Natale la mattina del 25 dicembre. Partiamo dalle impressioni: appena ho cominciato ad utilizzare il 14-24/2,8 mi ci sono subito ritrovato, con l'ennesimo rappresentante di casa Z che mette a suo agio l'utilizzatore, senza causare mal di mare in inquadratura che altri superwide in passato mi hanno procurato, nonostante i 114° di campo inquadrato dalla focale più corta. La seconda impressione è stata, riguardando a monitor i file scattati e poi anche al pc, che a differenza del 14-30 che mantiene una coerenza media per tutto l'arco delle focali possedute, questo 14-24 invece si comporta da purosangue, facendo preferire focali e...diaframmi di utilizzo sui soggetti che andavo inquadrando. Un esempio? Essendo impossibile paragonare i due zoom a tutta apertura, lo faccio a f/4, che è TA per il 14-30 ma il secondo stop per il più luminoso 14-24: Due Arance fuoco sulla prima: 14-24 @ 14mm f/4 14-30 @ 14mm f/4 fuoco sulla seconda: 14-24 @ 20mm f/4 14-30 @ 20mm f/4 la distanza minima di messa a fuoco per entrambi gli zoom è a 28cm dal piano focale, ma noto come nel più luminoso, quando si mettano a fuoco soggetti prossimi alla minima maf, cambia radicalmente la resa dello sfuocato (e la sua gradevolezza) sugli elementi più lontani da questo piano, rispetto al 14-30 il quale, a mio avviso, si comporta in maniera più docile. La situazione già cambia (nelle foto in cui metto a fuoco la seconda arancia) appena si sposti più in avanti il piano di messa a fuoco, cambiando anche la focale. Una controprova? Stessa foto di prima ma con il 14-24 a TA, quel diaframma che il 14-30 ...proprio non ha 14-24 @ 20mm f/2,8 dove la situazione non migliora di certo, (difficilmente le migliori prestazioni di un wide possono essere allocate a TA) Le cose cambiano radicalmente progredendo con focale e diaframma, come in questo scatto col 14-24 a 24mm ed f/5,6 ed anche in situazioni opposte, in controluce diretto ed insidiosamente filtrato dai rami, stavolta entrambi gli zoom ad f/11 14-24 a 14mm f/11 14-30 a 14mm f/11 Mi sono fatto l'idea che questo 14-24 sia un obiettivo da saper gestire di volta in volta per ottenere sempre il miglior risultato, meno facile quindi del 14-30 da utilizzare per fotografia allround, ma più indicato per stare nelle mani di chi sappia come fargli esprimere il massimo delle sue potenzialità. Che si manifestano immediatamente nella straordinaria compattezza e peso che i progettisti Nikon sono riusciti a conferirgli, tanto da consentirne un utilizzo a mano libera (nel lavoro combinato del suo VR con quello della fotocamera) quasi ai limiti dell'incredibile, come si vede da questo file, scattato appunto a mano libera con il 14-24 a 1/3" ISO100 f/2,8 ed il suo crop assolutamente sovrapponibili alla stessa immagine scattata col 14-30 ad f/4 e t/50 ISO 1600 Ancora ad f/4 il 14-24 ed il 14-30 Nitidezza maggiore sul piano di messa a fuoco per il 14-24, alla minima maf, ma sfuocato più impastato che per il 14-30, nelle condizioni suddette Tutto si riequilibra per entrambi gli zoom nella stessa immagine scattata ad f/8 14-24 f/8 14-30 f/8 Se il piano di messa a fuoco invece si trovi a distanza non eccessiva dallo sfondo e la distanza di ripresa sia ben maggiore di quella minima, non trovo più nulla da obiettare: 14-24 @ 14mm f/4 14-30 @ 14mm f/4 anzi noto una (inevitabile) maggior nitidezza del più raffinato dei due zoom su tutti i piani intermedi Ovviamente nessun rilievo, quando la ripresa sia piatta e non si ponga alcun motivo di valutazione di omogeneità nello sfuocato: e non ci aspetteremmo nulla di diverso, anche in condizioni di luminosità bassissime, come quelle di queste immagini, scattate a 24mm t/50 f/4 attorno ad ISO 7200, rispettivamente con 14-24 14-30 Affascinanti gli scorci da lunga distanza con entrambi gli zoom, anche a queste ampie aperture, che non ci si aspetta così ...risolventi 14-24 @14mm f/4 14-30 @14mm f/4 In buona sostanza, da cosa si distinguono questi due zoom nel fotografare, per potersi dire destinati a una tipologia di fotografi, ad un genere fotografico, ad una condizione specifica di ripresa? Riprendendo l'elenco delle banalità di apertura, analizzandole compiutamente, se dovessimo considerare ininfluente la differenza di gamma focale tra un 14-24/2,8 ed un 14-30/4, faremmo sicuramente torto ad una delle più vaste categorie, come i fotografi che prediligono il reportage, lo street (oggi inteso come genere), il ritratto ambientato, un certo tipo di fotografia di cerimonia non professionale (gli scatti al matrimonio dell'amico che desidera le nostre foto)... Tutte evenienze dove non è fondamentale avere un diaframma in più di luce, specie oggi con sensori che interagiscono in ISO Auto da sensibilità basse a quelle un tempo innominabili! Invece e nello stesso ambito, un fotografo di professione che desidera evitare incroci pericolosi di grandangolari estremi con medi, rinuncia di buon grado sul wide ai 28mm che invece ritroverà, certamente più corretti e omogenei (specie nelle evenienze mostrate) sul suo secondo zoom, il 24-70/2,8, oppure sul suo fisso di riferimento per quel particolare soggetto, relegando il 14-24 al ruolo di obiettivo d'effetto, quando situazione di effetto si voglia creare. E per lui anche un terzo di stop assume un valore che per uno street reporter è pari a Quindi la differente luminosità determina un prezzo finale ben differente, ma che viene valutato ed acquistato da chi questo 14-24 se lo ripagherà con quello stop di luminosità che significherà dimezzare un valore ISO sotto le ingrate luci del podio di un palazzetto dello sport o di una foto di un gruppone di saggiste di danza, al buio di qualche sala convegni di una palestra. Le dimensioni di questi due zoom vi sembrano identiche? ebbene no: il 14-30/4 fa parte di quel gruppo di Nikkor Z dal barilotto retrattile, (come anche il 24-70/4, il 16-50dx ed il 24-50/4-6,3) caratteristica che gli fa guadagnare centimetri preziosi al momento di riporlo in borse, custodie o tasche addirittura, come mi è capitato di fare con la Z50 con la quale si riesce a compattare in spazi impensabili per un superwide zoom. E con la quale si trasforma in un 21-45mm-eq altrettanto interessante che nelle sue misure originarie su sensore FX, andando a sostituire lo zoom standard per l'unica (ancora) Nikon Z DX, con evidenti pregi in termini di maggiore disponibilità di focali in basso e di luminosità a TA: il 14-30/4 è quindi nel panorama Z un obiettivo molto eclettico anche per queste sue caratteristiche meccaniche. La dotazione di ghiere, funzioni programmabili e pulsanti sul 14-24/2,8 rende questo zoom uno strumento prezioso di valutazione dei dati dell'esposizione, col display LCD dal quale finalmente si torna a poter conoscere con precisione la focale alla quale si stia scattando, oppure dare un fuggente sguardo alla scala di profondità di campo con quel diaframma in uso ed a quella distanza dal soggetto, che da decenni, in era autofocus, gli zoom non ci consentivano più di fare. Il pulsante funzione aggiuntivo sul quale per esempio collocare al posto della memoria AE magari il cambio di formato sensore o quant'altro ci piaccia avere a disposizione sul barilotto dello zoom. La terza ghiera funzione, su cui poter alternare ad esempio la regolazione in continuo del diaframma (silenziosamente, prezioso per i videomaker) o la correzione dell'esposizione, o quale altra funzione programmabile ci torni utile avere a disposizione della mano sx, sono elementi differenzianti formidabili, che insieme agli altri vanno a definire classe di appartenenza e di prezzo: quindi anche i destinatari di questo obiettivo di classe professionale. Che non stabiliranno più, dopo questo articolo, di acquistare solo in funzione della consistenza del conto in banca, ma dopo un'analisi ragionata di tutti gli elementi che concorrano a definirsi inclini all'uno o all'altro di questi due spettacolosi widezoom Nikon Z. Io per esempio non venderò il mio 14-30/4 perchè ho nel frattempo acquistato il mio wide fisso d'elezione, il Nikkor Z 20/1,8 che assomma al 14-30/4 le motivazioni di pregi ulteriori i quali, insieme, li rendono due obiettivi del tutto differenti. Nessuno pensi che l'acquisto dello zoom più costoso gli renderà più facile l'accesso al mondo dei superwide: per certi versi il 14-24 è uno stallone da domare, mentre il 14-30 è il cavallo da maneggio, disponibile ad ogni prova, ma cosciente delle sue potenzialità... Distorsione, aberrazioni cromatiche, esposizione, contrasto, temperatura colore, sono tutti elementi che oggi, se non vengono direttamente gestiti on camera dall'interazione tra fotocamera e sw di sviluppo, possono e debbono essere oggetto di variazione in postproduzione: normalmente basta premere il pulsante Automatico del software di PP. Di seguito a questo mio articolo, una piccola galleria di immagini scattate con i due obiettivi: a parte quelle che conoscete già, pubblicate su Nikonland, vorrei proprio sapere se riusciate a distinguere con quale dei due zoom siano state scattate. A riprova del fatto che un'obiettivo è solo uno strumento per realizzare un'immagine: pensata dal fotografo. Max Aquila photo (C) per Nikonland 20...duevolte
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  10. 2006... Era un qualsiasi pomeriggio di metà ottobre del 2006, avevamo appena vinto i Mondiali di calcio (il giorno stesso in cui mi baloccavo con questo Nikon 400/5,6 duplicato su FE-2 e sicuramente una pellicola diapositiva da 50 ISO), non pioveva e mi trovavo a casa di un’amica (comune…), quando mi chiama al cellulare (lo stesso numero che ho adesso, dallo stesso numero che ha ancora pure lui) Mauro Maratta, un amico conosciuto su altro forum, sul quale avevamo rapidamente scalato la vetta, prima da Moderatori e poi da Amministratori, per poi aver deciso di comune accordo di andarcene via per una serie di validi motivi che qui non sono di alcun interesse. Mauro, dunque, mi chiama e mi dice: “Che ne dici se ci apriamo un sito di Fotografia noi due, senza bisogno di frequentare i pessimi che conosciamo, senza legami commerciali con chicchessia, senza pubblicità, senza bisogno di alimentare inutili forum dove si dibattano argomenti puerili, o peggio si litighi fino alle minacce reciproche, senza obbligo di iscrizione a pagamento?” Ed io: “Certo, bellissimo, ma dopo tutti questi senza, con cosa lo riempiamo?” Mauro: “Con i nostri articoli, che abbiamo già scritto in quantità e riscriveremo meglio, con quelli nuovi che ci verranno in mente, liberi di parlare dei marchi che vogliamo, del nostro modo di intendere la fotografia, coinvolgendo chi vorrà intervenire, senza necessità di chiacchiere, ma invece cercando chi ne sappia più di noi per costruire un riferimento web in lingua italiana, in questo momento assente.” Ribadisco: “Mauro, ma come si fa? Io di impostazione di siti, lo sai, non so proprio nulla, devi pensarci tu, io certamente mi divertirò a scrivere di ciò che mi sta più a cuore del fotografare, della fotografia, di Nikon. Potrei anche provare a coinvolgere la mia classe di Accademia nella quale insegno Fotografia, per sfruttare il sito come un punto di incontro, confronto, crescita. Sono certo che potrà essere formativo a doppio senso, anche per noi” Mauro: “certamente che ci penso io al sito….anzi, ti vorrei dire che …in questi giorni che avevo in mente questa idea, ne ho già disegnato la struttura: manca ancora un nome che possa essere inequivocabile ed il dominio: potremmo scegliere tra uno .eu ed uno .it” Io: “il nome? Potrebbe essere xxx, oppure yyy, o forse zzz… Che ne diresti di qualcosa che richiami alla casa per tutti coloro come noi due che amiamo Nikon, indipendentemente dai prodotti e dalle aspettative? Che ne pensi di… Nikon-Land? www.nikonland.eu ?” Mauro: “OK, mi piace ! Fai conto che stasera chiudo l’architettura del sito (ne ho almeno due simili per piattaforma che coltivo da anni) e ti mando il link e l’account per accedere". Io: “ di già? … Urka !” La sera del 16 ottobre avevo puntualmente la mia password e nome utente (il mio nickname sui forum precedenti) e sono entrato con Mauro… in The Secret Garden… La mattina del 17 Mauro-Rudolf e Max-RFSP erano online e il secondo spediva il primo MP (messaggio personale) che conservo ancora sul sito versione .eu (che è ancora online e perfettamente consultabile) Diceva così: (Lieve è l’ultimo nickname di Mauro prima di transitare a www.nikonland.it nel 2017) Non ci eravamo ancora neppure mai incontrati di persona, erano bastati gli anni precedenti di frequentazione web comune a far decidere a Mauro che io potessi essere il co-fondatore di questo neonato sito. Mi rilassavo scattando foto ai miei bambini con le mie due Nikon D200, che dopo l’amata/odiata D70 erano il mio sicuro porto di arrivo nella galassia Nikon, almeno così credevo. Mauro aveva appena finito di litigare sul forum Nital (definitivamente) a proposito delle carenze strutturali, non supportate da aggiornamenti, della sua costosissima D2x [tic toc... ...tic toc] ...2021 E’ un altrettanto qualunque pomeriggio di metà ottobre e domani Nikonland compie 15 anni, un’età davvero sorprendente, sia per un adolescente, tanto quanto per un sito tecnico/descrittivo come il nostro. Sono davanti alla tastiera come ho continuato a fare per tutto questo tempo, sommando parole e concetti, impressioni positive e negative, esaltazione e delusione, speranza e gioia nel pensare alla quantità di materiale fotografico che è arrivata nelle nostre mani e, passando per le dita, si è trasformata in fotografie, capaci quasi tutte di stimolare sensazioni quasi tattili, sapori, odori: ricordi. Siamo ancora qui: entusiasti come ragazzini, nonostante prossimi ai sessanta anni, età che nei miei ricordi di bambino, quando veniva celebrata per le ricorrenze dei parenti, si traduceva automaticamente nel concetto: Vecchi ! Forse si, siamo invecchiati cercando di trovare ogni giorno l’ispirazione per realizzare immagini memorabili, da tramandare, perché chi le guardasse comprendesse l’amore per i soggetti che vi era racchiuso e la passione per il mezzo espressivo che ha consentito a due bovini delle steppe, come siamo da tempo io e Mauro, di andare avanti cercando di progredire noi, insieme al sito che giornalmente attira migliaia di letture e tanti interventi delle persone che ci hanno accompagnato in questo percorso e che spero si intratterranno ancora perché con Mauro abbiamo intenzione di stabilire ancora qualche record. Cosa è cambiato nel frattempo? Abbiamo talmente insistito nel proporci come riferimento che di certo in Italia lo siamo diventati. Abbiamo stretto delle fondamentali partnership con i principali distributori nazionali sia di Nikon, sia dei marchi che siano, parafrasando il motto sotto la prima insegna, all around F(and Z)-mount e non soltanto quelli. Abbiamo stretto rapporti di amicizia con diversi commercianti di livello nazionale, con i quali siamo nella condizione di ottenere sconti per i nostri sodali, senza neppure la necessità di stringere patti economici, per il puro senso dell’amicizia. Quell’amicizia che ci ha portato in 15 anni a organizzare tante occasioni di incontro fisico, tra Lombardia e Veneto, tradotte in ulteriori contatti ed accrescimento di competenze fotografiche, reciprocamente. Usiamo mirrorless Nikon DX ed FX, perchè siamo convinti che le basi tecniche in possesso di Nikon e la sua tradizionale necessità di prevalenza tecnologica sui competitor, la porteranno nel tempo a prevalere nettamente in un mercato, quello dei produttori di fotocamere ed obiettivi, che sta diventando sempre più selettivo su entrambi gli estremi del mercato. Usiamo le migliori mirrorless Nikon ed i migliori obiettivi nativi per queste, perchè siamo convinti della necessità di interazione assoluta che questo livello di attrezzature ormai richiede. Siamo in attesa della solita Araba Fenice Nikon, che risorga dalle sue ceneri, liberando alla vista di tutti il capolavoro che io e Mauro abbiamo prenotato già da mesi: la Nikon Z9 con i suoi nuovi obiettivi e ci siamo sbarazzati preventivamente di tutto ciò che, eccellente fino ad ieri, da domani dovesse diventare inutile zavorra, difficile da rivendere (speravamo potesse essere l'argomento per la ricorrenza del 15mo compleanno di Nikonland... aspettiamo fiduciosi) Fotografiamo scientemente e critichiamo obiettivamente, senza trascendere e neppure senza montare sopra scalini sui quali soggetti sicuramente con meno esperienza di noi, salgono quotidianamente sui social, alimentati da accordi economici diretti con le case, quindi, a nostro vedere, inobiettivamente. Siamo un gruppo, non siamo soli, siamo una redazione nella quale si sono alternati i soggetti più capaci e disponibili che in questi quindici anni abbiamo reputato essere utili alla continuità del sito, per quando io e Mauro decideremo di essere soddisfatti abbastanza, o per quando…la Vita lo deciderà al posto nostro. Questa foto ci è stata scattata nel 2014 ed è una delle poche insieme, nella quale siamo venuti bene: me l’ha mandata Roby, uno dei Nikonlander più longevi, attivo sul nostro sito. Spero non si arrabbi se l’ho tagliato fuori dall’inquadratura Auguri Nikonland per i tuoi 15 anni portati benissimo…
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  11. Quindici anni di Nikonland e una promessa Esattamente il 16 ottobre 2006 aprivamo al pubblico Nikonland.eu. Sembra che non sia passato così tanto tempo eppure è così. All'epoca ci baloccavamo ancora con le reflex in formato DX, la D3 sarebbe uscita in commercio solo a dicembre 2007 e la D700 nel luglio dell'anno dopo. Quindici anni dopo attendiamo invece la prima ammiraglia senza specchio e probabilmente ci apprestiamo a rivivere quanto è successo a cavallo del 1960, quando la Nikon F ha segnato il tramonto delle Nikon a telemetro. Con le mirrorless che prenderanno definitivamente il testimone dalle reflex. Siamo in un'epoca in cui il materiale fotografico è tale e tanto che mancano solo le idee per sfruttarlo bene, il tempo per approfondirne le funzioni e cominciano realmente a scarseggiare anche i fotografi, molti dei quali hanno abbandonato, probabilmente perché non motivati da sufficiente passione. Ma oggi vogliamo solo celebrare i nostri "primi" Quindici Anni con la promessa che almeno fino al 2026 ci saremo, se non altro per vedere che cosa Nikon vorrà proporci per segnare i nostri venti anni. Dopo di che dipenderà da tanti fattori. Non abbiamo la sfera di cristallo per sapere ciò che riserverà il futuro a tutti noi, l'anagrafe purtroppo è difficile da raggirare e forse deciderà al posto nostro. Ma intanto siamo qui : e cercheremo di rendere memorabili questi giorni. Max , Silvio , Massimo e Mauro Se Quindici anni vi sembrano pochi, provate a trovare un altro sito amatoriale dedicato come Nikonland che, senza alcuna componente commerciale, oltrepassi questa boa di longevità. Soffermandoci solo sugli ultimi 5 anni, cioé dall'ultimo grande raduno celebrativo del sito per i suoi "primi 10 anni" (che per ovvi motivi di prudenza non abbiamo ritenuto di ripetere nel 2021) sono tante le novità che vorremmo ricordare. La prima è il trasloco sul nuovo sito, era Nikonland.eu, adesso è Nikonland.it, avvenuto nell'estate del 2017. Giusto in concomitanza con il risveglio di Nikon per il lancio solenne della D850. La seconda, molto importante, il nuovo rapporto amichevole - a differenza del passato - con il distributore italiano. I tempi si sa, sono cambiati, i volumi sono scesi, le difficoltà sono grandi e si cercano alleati ovunque. Ma noi vogliamo credere che sia il fattore umano quello che sigilla le alleanze e pensiamo che sia in questa sfera che vada ricercata la nuova chiave della collaborazione con Nikon che oramai ci permette dal 2016 di avere ogni novità in visione appena disponibile per poterne provare le caratteristiche e scriverne nei nostri articoli. Prima dovevamo acquistare ogni cosa che volevamo provare, e per allargare gli orizzonti ci appoggiavamo ad altri, come Sigma, per avere in prestito obiettivi da testare con le nostre Nikon. Una cosa strana per un sito come il nostro che fin dal primo giorno ha investito ingenti risorse (materiali e non) per sostenere il marchio Nikon in Italia. Oggi invece stiamo attendendo l'invio da Nital del nuovissimo Nikkor Z 40/2 e siamo già in lista di attesa per le novità che speriamo non mancheranno questo autunno. Per carità, restiamo un sito amatoriale, senza connotazione commerciale e libero di esprimere la propria opinione in ogni caso ma ci piace sottolineare come ogni rapporto su Nikonland - interno ed esterno - sia regolato dall'amicizia. Ma siamo anche molto selettivi, il nostro sito è diventato sempre più esclusivamente dedicato al nikonista esperto che è rimasto fedele innamorato di questo glorioso marchio per le ragioni che poi spiegherà in modo più approfondito Max Aquila nelle prossime pagine. L'esperienza ci consente di valutare un oggetto in modo molto approfondito senza usare strumentazione di laboratorio o fare fotografie a mire ottiche. Lo facciamo nel modo più semplice e al tempo stesso naturale che ci sia : utilizzandolo per fotografare. Avere escluso quanto non si può usare su Nikon, dopo un periodo di valutazione delle proposte di altri marchi, ci ha permesso negli ultimi anni di essere più concentrati sulle cose di Nikon e per questo anche maledettamente più esigenti nei confronti della casa giallo-nera. Per questa ragione periodicamente pubblichiamo editoriali critici che cercano di puntare il dito verso quelle carenze che la gestione del catalogo Nikon, costringe i nikonisti a scelte provvisorie, spesso inadeguate ai bisogni e soprattutto inutilmente costose, Lo facciamo a viso aperto, senza la pretesa di essere sempre esauditi ma almeno cercando di suggerire lo stesso senso critico nei nostri colleghi. E' il senso che diamo a Nikonland oggi. Anche e soprattutto oggi che attendiamo, a settimane se non a giorni, l'arrivo della Nikon Z9, prima mirrorless di classe professionale su cui le nostre aspettative crescono mano a mano che riscontriamo limiti nella attuale attrezzatura. E' il sale che ci tiene legati all'evoluzione del marchio. Senza, probabilmente avremmo mollato come tanti altri. Perchè se si può fare bene, allora vogliamo che Nikon lo faccia meglio.
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  12. A commento del mio "Diario di un fotografo di libellule" mi è stato chiesto di proporre un'edizione aggiornata del mio vecchio articolo sul Dragonflywatching, che sarebbe come osservare le libellule, per cui lo ripropongo, tenendo conto che a noi interessa soprattutto come fotografarle. L'articolo vecchio lo trovate qui: http://www.nikonland.eu/forum/index.php?/page/indice.html/_/nat/dragonflywatching-perche-no-r829?pg=1 Ed ecco la versione nuova, un po' diversa come stesura, per non essere ripetitivo, e con un po' di foto aggiornate. Prima di cominciare: Le libellule sono belle, ma anche importanti e fragili. Non va dimenticato che libellule sono degli agenti di controllo biologico (ad esempio le damigelle mangiano milioni di zanzare), sono indicatori ecologici di grandissima importanza, le ninfe di alcune specie ad esempio, possono vivere solo in acque pulite, ricche di ossigeno, altre sono legate a determinati ambienti e così via. Molte sono minacciate dalla degradazione del loro ambiente, dalle modalità di coltivazione del riso all'asciutta e così via. Non mancano siti edassociazioni, da noi in Italia la più importante è Odonata.it che, come recita la home page del sito, è una Associazione scientifica che promuove la ricerca odonatologica (sugli odonati, cioè sulle libellule) di base e applicata, la divulgazione, delle conoscenze sull’odonatofauna e la protezione delle libellule e dei loro habitat. Nel mio vecchio articolo trovate un piccolo elenco di altri gruppi e segnalo che c'è anche un gruppo di Facebook : Libellule d'Italia. Ultimo, ma più importante, sono esseri viventi, non giocattoli, sono degne di rispetto, una foto non vale mai la sofferenza di qualsiasi animale (noi compresi). Cosa serve per fotografare le libellule? Conoscere le libellule! Magari si inizia per caso, attratti dalla eleganza dei soggetti, ma poi per appassionarsi davvero bisogna capire cosa si sta guardando e fotografando, altrimenti si cade nella ripetizione e nella noia. la consultazione di guide serie ci aprirà un mondo, mostrandoci sia la diversità insospettabile di specie che il modo di riconoscerle correttamente distinguere giovani e adulti, maschi e femmine, sapere quali ambienti frequentano in modo da cercare le specie che ci interessa riprendere con criterio e non a caso. Si ama ciò che si conosce. Esiste una guida molto, molto bella di cui Carlo Galliani è coautore che ha persino una versione per smartphone. Altra guida molto valida comprendente l'Europa è il manuale di Dijkstra. Qual'è la stagione migliore? In generale gli adulti emergono dalle ninfe quando la temperatura dei corsi d'acqua si stabilizza permanentemente sopra i 15-16°C quindi primavera ed estate, si possono avere (poche) specie di libellule che volano fino ad ottobre inoltrato, attenzione però: Diverse specie di libellule hanno periodi di volo diversi, qualcuna vola per tutta l'estate, altre sono solo solo primaverili, altre estive, altre ancora autunnali, quindi se si vuole fare una cosa più approfondita, si torna al punto sopra: documentarsi, inutile cercare a settembre una specie che da adulto "vola" solo tra Aprile e Giugno. In ogni caso tra fine Aprile e fine Agosto si ha la massima diversità di specie. Dove si trovano? Per divertirsi, per provare, quasi ovunque: va bene qualsiasi specchio d'acqua anche piccolo, anche in un parco cittadino, purchè non eccessivamente inquinato. Ho fatto foto molto belle al Parco della Villa Reale di Monza o al Parco Nord tra Milano e Cinisello, ad esempio. Lungo appena 100 metri del fiume Adda, quest'estate ho fotografato oltre dieci specie fra libellule e damigelle. Nel torrentello davanti alla Villa Reale di Monza si possono agevolmente fotografare diverse specie di Libellule. Altra vista dello stesso canale, con macrofotografo annesso. A Firenze, in questa fontana: Ho fotografato questo (ed altro): Nikon D500, 70-300mm P + Lente addizionale 300mm f10, 1/800s, 800 ISO Nikon D500, 70-300mm P + Lente addizionale 185mm f8, 1/250s, 400 ISO Il discorso cambia se si vuole salire di livello, mettersi a cercare specie particolari, allora occorre sapere quali specie trovi solo presso acque ferme o lente, quali invece frequentano solo acque correnti e così via, poi ci sono specie di nicchia, alcune ad esempio sono tipiche di torbiera ed è difficile trovarle altrove. Lanca del Ticino con acqua corrente e zone stagnanti. Si può trovare di tutto. Poi ci sono quelle ancora più rare, che trovi solo in in alcuni siti di alcune regioni. Per fotografare quelle occorre documentarsi (e magari farsi dare qualche dritta sul posto), ma son cose da appassionati . In quali orari? Dipende dalla stagione e da come le si vuole fotografare. Se voglio documentare il momento magico dell'emersione dell'adulto dalla larva devo essere sul posto nella stagione giusta e prima che sorga il sole, perchè lo "sfarfallamento" (termine improprio, ma tanto per capirci) ha inizio appena prima dell'alba: in quanto durante tutto quel delicato processo le libellule sono completamente indifese e facile preda degli uccelli. Una volta emerse ci vuole anche del tempo perchè le ali si distendano, le vene alari si induriscano e la libellula assuma il colore . Esemplare appena emerso dalla ninfa. Ha ancora le ali appiccicate. D700, 200mm micro nikkor F4 AfD, f16, 1/200s 2000 ISO, Treppiedi. Femmmina ancora "tenera" (non sono ancora induriti l'esoscheletro e le nervature delle ali). D700, 200mm micro nikkor F4 AfD, f16, 1/100s 1600 ISO Treppiedi. Se voglio fotografare le libellule in attività invece va bene tutto il giorno, finchè c'è luce e la temperatura adatta, tra l'altro certe specie hanno meno problemi di noi col caldo. Più difficile invece che volino col brutto tempo. Come avvicinarsi? Piano, lentamente, avanzando in linea retta, cioè senza bruschi cambiamenti di direzione. Da evitare anche il cambiare improvvisamente forma, ad esempio avvicinarsi in piedi e poi inginocchiarsi rapidamente per scattare può farle fuggire. Importantissimo è evitare di proiettare la propria ombra sul soggetto (soprattutto se è un giorno di sole), l'ombra viene percepita come una minaccia (l'arrivo di un uccello predatore) e nove volte e mezzo su dieci provoca la fuga immediata. Un partecipante (dei due) al mio unico workshop per Nikonland tanti anni fa... Anche smuovere la vegetazione per sistemare il cavalletto può portare alla fuga. Ci sono poi specie più timide e specie più confidenti: Sympetrum striolatum, una libellula di Settembre-Ottobre a volte ti si potrebbe posare sull'obiettivo o addirittura in testa. Altre invece hanno una distanza di fuga elevata. Il colore del vestito è relativamente poco influente, basta che non sia troppo acceso e che non ci siano macchie vivaci che si spostano intanto che ci muoviamo. Se ci si muove bene e la fortuna aiuta (cioè la libellula sta mangiando o "pensando ad altro") si può arrivare anche molto vicini. Stando molto attenti e muovendosi bene, si può arrivare a distanza di vera macro anche col soggetto "caldo". In questi casi, se le condizioni lo consentono, io provo a fare delle serie di scatti in sequenza avvicinandomi sempre di più. Anche altri momenti interessanti, come l'accoppiamento, richiedono pazienza ed attenzione, ma possono essere ripresi con lo stesso criterio. Un paio di scatti in avvicinamento progressivo, non sono crop. Nikon D700, Sigma 400mm APO MACRO f8 1/320s, 1000 ISO. Attrezzatura e metodo. Dipende moltissimo da cosa si vuole fare e come si vuole fotografare. Ci sono diversi modi di fotografare le libellule. Io amo fotografare tutti gli animali per quello che sono, vivi e liberi. Cerco di esaltare la loro bellezza "naturale" e/o mostrare quello che fanno. Preferisco quindi riprenderli nei periodi di attività ed in contesti realistici. Questo si riflette nelle mie scelte sull'attrezzatura. Altri che fotografano con altri criteri, potrebbero usare attrezzature differenti. Per le foto a figura intera soprattutto delle libellule "vere" (che sono più grandi delle damigelle) io uso focali lunghe. La maggior parte delle mie foto di libellule sono state scattate con focali dai 300 ai 400mm. In occasioni più disinvolte, meno impegnative va bene anche uno zoom 70-300 magari con lente addizionale. Nelle didascalie ho evidenziato in grassetto l'attrezzatura e i dati di scatto, così vi potete fare un'idea di con che cosa e come ho scattato. Al momento in cui scrivo il mio obiettivo di elezione per le uscite mirate alle libellule è il 300mm f4 Pf, se serve accoppiato al TC 14. Punto. Prima usavo il 300mm f4 AFS sempre con TC14 all'occorrenza (e prima ancora il 300mm f4 SIGMA APO MACRO). Il 300mm f4 Pf rispetto al predecessore ha il vantaggio della compattezza e soprattutto della stabilizzazione, che mi evita sempre più spesso di usare il cavalletto. Il teleobiettivo, oltre a permetterti di mantenere una distanza tale da non innervosire i soggetti più sensibili, consente anche di staccarli dallo sfondo, che diviene omogeneo o comunque non invadente. Diventa anche più facile portarsi all'altezza giusta, raramente un soggetto macro ripreso dall'alto è bello, perchè il rischio di "schiacciarlo" contro lo sfondo, creando in questo modo una scena confusa piena di elementi di disturbo, è elevato. Col teleobiettivo aumentando la distanza si riduce la parallasse per cui il problema è minore. Allo stesso modo grazie all'effetto tele, chiudere il diaframma per garantirsi una certa profondità di campo per avere il soggetto ben a fuoco non avrà effetti negativi sullo sfondo, o ne avrà di meno. Questa coppia era in mezzo alle canne, una focale lunga permette il giusto ingrandimento e di eliminare sfondi confusi. Nikon D300, 300mm f4 + Tc14, f9, 1/1000s, 1000 ISO. Anche per questa Damigella, stessa situazione, il teleobiettivo risolve il problema della distanza e dello sfondo. Nikon D500, 300mm f4Pf + Tc14, f9, 1/1250s, 1100 ISO. Operativamente potremmo dividere la fotografia alle libellule in due parti. Su posatoio ed in volo. Le libellule usano spesso uno stesso posatoio per riposare, sorvegliare il territorio e da cui decollare una volta individuata una preda od un rivale per poi ritornare a posarvisi. Se si trova un soggetto interessante e si vede che ha un posatoio preferito, ci si può avvicinare, lentamente, evitando di innervosirlo, senza preoccuparsi, anche se vola via, a meno che non sia stata colpa nostra, quasi certamente ritornerà. Ci si apposta preparandosi con calma, posizionandosi secondo la luce, si prefocheggia sul posatoio e si attende che la libellula ritorni, magari con una preda, rendendo la foto più interessante. In questi casi il cavalletto è molto utile perchè si scatta da posizione fissa e si può aspettare che il soggetto ritorni senza fare fatica. Le riprese possono essere quelle classiche, di lato, per le libellule che si posano più o meno orizzontali sopra ad un supporto, oppure da sopra o dal dorso, soprattutto per quelle (di solito specie molto grandi che invece si appendono sotto al posatoio tenendo il corpo verticale). Molto spesso si cerca il perfetto parallelismo tra il corpo del soggetto e il sensore, oppure se si ha la possibilità di avvicinarsi, si possono inquadrare di tre quarti o di fronte per avere immagini un po' più originali. Quando si riprendono di lato quelle libellule che si posizionano "sopra", in orizzontale, se si è abbastanza rapidi le si riesce a cogliere nell'attimo in cui si posano, quando per un momento tengono le ali ben aperte lasciando scoperto il capo, con un effetto estetico migliore. Nikon D300, 200mm F4 micro-nikkor AfD, f16, 1/125s, 400 ISO, Flash. Scattare al posatoio può essere utile anche per riprendere decolli o più facilmente atterraggi, si punta il posatoio e quando la libellula arriva in zona si inizia a scattare a raffica finchè non si è posata, la maggior parte degli scatti saranno da scartare, ma qualcuno a fuoco ed allineato di solito si riesce ad ottenerlo. Sequenza di atterraggio. Nikon D500, 300mm Pf f10, 1/1000s, 1270 ISO Treppiedi. Se si vogliono fotografare le libellule in volo bisogna armarsi di pazienza (e di ottimismo!), scegliere una zona dove le libellule non possano vagare troppo in lungo ed in largo, oppure dove ce ne sono tantissime. Non si deve cedere alla tentazione di "inseguire" il soggetto, perché il loro volo è troppo rapido ed imprevedibile. Conviene osservare per un po' i loro voli di pattuglia, capire se hanno rotte piuttosto costanti. Allora si preselezionerà a una distanza di messa a fuoco utile a dare un discreto rapporto di riproduzione e si aspetterà puntando su una delle aree "di volo". Una volta che la libellula entra nella zona inquadrata alla distanza giusta, l'af si occuperà (si spera) di perfezionare il fuoco. Ideale è che si fermino in volo stazionario per un attimo. La raffica è essenziale così come tempi di scatto rapidissimi, potendo, diaframmi non inferiori a f8 e ... ISO di conseguenza. Qui il 300mm f4 (con Tc 14) è insostituibile, addirittura ci vorrebbe un 500 macro!! Libellula depressa (femmina) in volo sopra l'acqua. Nikon D7100, 300mm f5.6, 1/1600s, 1600 ISO. L'attrezzatura cambia se si vogliono fare invece dettagli o riprese ravvicinate. Questo sarebbe (anzi è) il regno dei 200 micro o 180 macro, perchè combinano una distanza di messa a fuoco ancora sufficientemente grande, sfondi abbastanza belli come sfuocato, con rapporti di riproduzione da vero macro. Nikon D300, 200mm f4 micro Nikkor AfD, f18, 1/250s, 400 ISO, flash. In alternativa possono andare bene anche buoni zoom xx-200 o xx-300 con una lente addizionale di qualità. In questo caso sono belle anche inquadratura angolate con a fuoco solo la testa o frontali per sfruttare geometrie creati dalle posizioni delle ali. Nikon D7100, Sigma 180mm f2.8 APO MACRO, 1/1250s, 900 ISO, treppiede. Focali più corte come i 105mm o i 60mm sono a mio parere più problematiche, perchè richiedono di avvicinarsi di più, evidenziano maggiormente elementi di disturbo sullo sfondo, si corre il rischio di agitare gli steli vicini al soggetto facendolo fuggire (se lo si fotografa sveglio/vivo/attivo) è più faticoso posizionarsi perfettamente paralleli. Focali del genere funzionano meglio con soggetti ancora freddi per la notte o in altro modo impossibilitati a fuggire. Sigma Sd Quattro H e 105 mm Macro OS , f8, 1/60s 100 ISO Mirrorless o DSLR? Da quando ho la Nikon Z6, uso quella con piena soddisfazione per tutto quello che è posato, la qualità di immagine e la precisione di messa a fuoco tagliano ogni discussione. In volo... le mie ultime libellule in volo le ho fotografate con la D500, non ha ancora avuto modo di provare come si comporta la Z 6. Immagino che le riprese di atterraggi e decolli puntando al posatoio non presentino problemi. I soggetti in volo... vedremo. Orthetrum cancellatum (maschio). Nikon Z 6, 300mm f4 Pf + TC 17 (!), f8, 1/1250s , 720 ISO. Crocothemis erythraea (maschio) che mangia una damigella (blu). Nikon Z 6, 300mm f4 Pf + TC 17 (!), f8, 1/250s , 900 ISO appoggio di fortuna. Il flash lo uso soprattutto come luce di schiarita su soggetti posati per gestire il controluce, attenuare le ombre o i contrasti quando necessario. Non amo molto gli sfondi neri e tranne pochissime eccezioni non li cerco. Le libellule non sembrano preoccuparsi troppo del lampo. Di solito non uso flash molto potenti, quando avevo fotocamere con il flash incorporato spesso usavo quello, con la D500 molte volte l'SB 400 bastava, magari con davanti un mini diffusore "fai da te" per ammorbidire la luce. Con e senza flash: Lampo di schiarita: D800, 400mm SIGMA APO MACRO, f16, 1/250s flash, treppiedi Nikon D500, 300mm f4Pf + TC 14, f11, 1/640s 640 ISO, flash, treppiedi. Spero che questa versione aggiornata sia di vostro gradimento, se avete osservazioni o domande, saranno molto apprezzate.
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  13. Il 500 Nikon è la mia lente preferita, il nostro sodalizio iniziò nel 2008 quando - finalmente - riuscii a mettere le mani sul AF-S 500/4 VR. Era il primo 500 stabilizzato Nikon, era rarissimo, e, prima che fosse finalmente prodotto, grandemente invidiato a chi usava Canon. Io lo aspettai quasi un anno! E da allora sono convinto che il 500mm sia la miglior focale per chi voglia fare fotografia di natura. Non troppo pesante, non troppo lungo, non troppo corto.... insomma l'ideale compromesso tra tutti i supertele, dotato di una qualità di immagine veramente straordinaria. Dopo 10 anni, nel 2018, l'ho permutato con il 500/4E FL: una serie di piccoli affinamenti - miglior stabilizzatore, minor peso, AF un filo più veloce - ma sostanzialmente la stessa cosa. Insomma, più la soddisfazione di una voglia che di un reale bisogno, anche per me che amo fotografare in luoghi lontani, raggiunti in viaggio o a piedi con lunghi dislivelli, perché la differenza di peso è inferiore al kg. Nello stesso anno, Nikon portò la tecnologia del 300/4 PF - la lente di Fresnel - ai 500mm. Fu una svolta epocale ma io, nonostante avessi provato quello di Mauro e vedessi la soddisfazione di un compagno di sgambate - Marco, che se ne dotò subito - lo ritenni inadeguato. Chissà perché, a volte, si prendono decisioni drastiche senza un vero razionale. Ma quest'estate, programmando un anno di fotografia in montagna per via del Covid e dell'impossibilità di viaggiare, decisi finalmente di comprarlo. Da qui questa tardiva prova. Parliamo di questo oggetto: Ma per capire il senso di questa tecnologia occorre contestualizzare. Qui lo vedete al centro, tra il 70-200/2.8FL E a sinistra ed il 500/4FL E a destra. Insomma, è un 500.... ma è grande come un 70-200, e pesa tanto uguale!!!! Beh, il 500/4 non se ne cura.... indossa la sua uniforme da lavoro e sorride sornione: abbiamo passato insieme giornate memorabili e poi.... ha la forza di Golia! Ma seguendo la metafora, il 500PF è Davide. E sappiamo com'è andata a finire tra i due. Lo dico subito: qui non andrà nello stesso modo. Ma di poco! Per contestualizzare meglio, qui le lenti frontali dei 3: Ma, come si dice, le dimensioni non sono tutto ed è il momento di far parlare qualche foto. Val di Rhemes, giugno 2020. Z6 su 500/5.6PF 1/500 f5.6 ISO 320 - A mano libera. Val di Rhemes, giugno 2020. Z6 su 500/5.6PF 1/200 f8 ISO 280 - A mano libera. E' il primo contatto, in montagna, come previsto. Un'ottima giornata, fu il debutto anche del 20/f1.8S, altra lente meravigliosa. Capii subito che la mia iniziale posizione negativa era un pregiudizio irrazionale ed ingiustificato. La lente è nitidissima ed usarla a mano libera una gioia. Di fatto il mio 500PF non l'ho mai usato sul campo da treppiede, gli unici scatti fatti in quel modo sono le comparative che vedrete tra poco. Ma non solo, in condizioni fotografiche normali anche il suo punto debole - la qualità dello sfocato - non è così male! Ma ci sono altre caratteristiche interessanti. Ad esempio, mette a fuoco da molto vicino! 3mt secondo le specifiche, con un rapporto di riproduzione 0.18x. Cioè in pratica una cosa così. Parco del Ticino, luglio 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/500 f8 ISO 560 - A mano libera. Ma io l'ho comprato per fare altro.... Gran Paradiso, settembre 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/400 f5.6 ISO 100 - A mano libera. Lo sfocato è effettivamente un po' duretto. Ma l'impatto sulla qualità della fotografia dipende molto dal contesto. Gran Paradiso, settembre 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/500 f5.6 ISO 100 - A mano libera. Gran Paradiso, settembre 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/500 f5.6 ISO 400 - A mano libera. Quel che è certo è che andando in montagna con la Z6, il 24-70S, il 70-300/f4-56 AF-P e questo 500/f5.6PF hai coperte focali da 24 a 500 con una qualità d'immagine stratosferica ed un peso complessivo ben inferiore ai 4KG. Una cosa veramente incredibile! Ma la sua versatilità è importante, ed anche nei boschi del Parco del Ticino sa dire la sua. Parco del Ticino, ottobre 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/30 f5.6 ISO 5600 - A mano libera. Già, non è un errore: 1/30 a 500mm a mano libera. Ma poiché è così nitido, lavora bene anche a ISO altissimi - anche in mezzo alla nebbia. Parco del Ticino, ottobre 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/200 f5.6 ISO 12800 - A mano libera. E chi è abituato a vedere e fotografare i selvatici avrà già capito... Parco del Ticino, ottobre 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/250 f5.6 ISO 2800 - A mano libera. .... se sei ben mimetizzato, una lente frontale piccola, unita allo scatto silenzioso della Z6 ed al vento nella direzione giusta consente di fotografare animali timidissimi senza che ti percepiscano minimamente. E da "vicinanze" incredibili! Beh, per diventare così "ninja" ho impiegato un po'.... e quel che serve non è nella scatola giallo oro dei nikkor. Ma questo è un altro racconto! Parco del Ticino, ottobre 2020 - iPhone X. Quella traccia è il risultato del frequente passaggio degli ungulati.... è il primo passo, poi occorre capire dalle impronte di che ungulato si tratti, stare fermi e mimetizzati.... ed avere molta pazienza ed un pizzico di fortuna per "esserci" al momento giusto. Ma torniamo a questo bellissimo 500mm. Che è incredibilmente piccolo e leggero l'ho detto. E' anche molto nitido, ha pochissima vignettatura ed uno stabilizzatore molto efficace. L'AF è veloce. Ma rispetto al 500/4FL E? beh, è ovvio. I miracoli non esistono, ed anche se esistessero farli non è nelle prerogative degli ingegneri Nikon. E ci dobbiamo ricordare che il 500/5.6PF costa un terzo del 500/4FL E. Iniziamo dalla nitidezza. Corbetta, novembre 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/400 f5.6 ISO 800 - da treppiede E qui un crop a pixel reali di tre scatti. Da sx a dx: 500/4FL E a f4, 500/4FL E a f5.6, 500/5.6PF a f5.6. Il 500/4 FL E è più nitido, di poco a tutta apertura e di più a f5.6. Ma è lui che è stellare non il PF che demerita. Perché vi posso assicurare che, senza un confronto all'americana come questo, tutta questa differenza non si vede. E lo sfocato? Beh, anticipo che, senza leggere i dati, ho sempre riconosciuto la lente semplicemente guardando l'immagine, ma ecco qui: Corbetta, novembre 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/400 f5.6 ISO 800 - da treppiede Corbetta, novembre 2020 - Z6 su 500/4FL E 1/400 f5.6 ISO 800 - da treppiede Corbetta, novembre 2020 - Z6 su 500/4FL E 1/800 f4 ISO 800 - da treppiede Corbetta, novembre 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/400 f5.6 ISO 400 - da treppiede Corbetta, novembre 2020 - Z6 su 500/4FL E 1/400 f5.6 ISO 400 - da treppiede Corbetta, novembre 2020 - Z6 su 500/4FL E 1/400 f4 ISO 400 - da treppiede Ma queste sono immagini scattate per mettere in luce il problema, a voi valutare quanto impatti la pratica fotografica. Gran Paradiso, ottobre 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/2500 f5.6 ISO 400 - a mano libera Gran Paradiso, ottobre 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/320 f5.6 ISO 100 - a mano libera Gran Paradiso, ottobre 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/1000 f5.6 ISO 200 - a mano libera Gran Paradiso, ottobre 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/1000 f5.6 ISO 400 - a mano libera Parco del Ticino, ottobre 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/60 f5.6 ISO 12.800 - a mano libera In sintesi, le mie conclusioni: Pro: - Leggerissimo e dall'ingombro estremamente limitato, ma con ottima qualità costruttiva - Stabilizzatore efficacissimo, è nato per essere usato a mano libera. Anche ai confini del giorno, dove però l'apertura limitata finisce per penalizzare l'autofocus - Autofocus veloce, anche se meno di quello del 500/4FL E - Vignettatura quasi assente, molto meglio di quella del 500/4FL E - Nitidezza eccellente, anche se su livelli visibilmente inferiori a quelli - stellari - del 500/4FL E - e comunque drasticamente superiore ai vari superzoom che raggiungono queste focali - Prezzo conveniente - 1/3 di quello del 500/4FL E! - anche se non propriamente economico Contro: - Sfocato più nervoso del fratello maggiore, ma il "difetto" è limitato e non sempre evidente nelle immagini "reali" Quindi, un'ottica straordinaria ed un'esclusiva di Nikon nel panorama fotografico mondiale. Da sola, per un fotografo naturalista, può essere il motivo per usare Nikon! Certo non mi farà vendere il 500/4FL E, che resta per me il meglio del meglio, ma lo consiglio senza riserve a tutti i fotografi amanti dell'avventura, dei viaggi e della montagna - terreno sul quale, accoppiato al 70-300/f4-5.6, forma una combinazione straordinariamente efficace e dove assolutamente primeggia. E anche di più a chi, desideroso di fare il salto verso il primo "super tele", non possa o non voglia impegnare il capitale necessario all'acquisto del fratello maggiore. Sono sicuro che non si pentirà dell'acquisto e che potrà per molti anni trarre grandissime soddisfazioni dal suo utilizzo. Massimo Vignoli per Nikonland (c) 6/11/2020
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  14. Qualcuno leggendo questo articolo dirà : che barba, ne abbiamo le tasche piene di questi argomenti tecnici, preferiamo prove di obiettivi provati all'aria aperta. Piacerebbe anche a me ma conoscere almeno superficialmente questi discorsi ci permette di capire dove si sta muovendo l'industria fotografica e come si differenzieranno le fotocamere prossime venture. Insomma, se vi stiamo annoiando potete semplicemente saltare questi articoli e tornare quando troverete che le nuove Nikon Z montano un sensore di tipo stacked chiedendovi quando vi siete persi le puntate precedenti *** Occorre fare qualche passo indietro alle puntate di questa telenovela trasmesse da Nikonland.it la scorsa settimana. Le trovate online e non dovete pagare il canone. Venerdì scorso in una lunga intervista rilasciata a Dpreview.com, il manager di Nikon Imaging ha anticipato che entro la fine dell'anno uscirà una Nikon Z di fascia alta che grazie ad un sensore di tipo stacked di nuova generazione punta a sorpassare l'ammiraglia Nikon D6. (Parla il capo di Nikon Imaging : sta arrivando una Z di fascia alta) Abbiamo ribadito recentemente come Nikon abbia ampie conoscenze nel campo della progettazione dei sensori. Anzi, il suo reparto dedicato lavora da circa 30 anni (Nikon, i sensori, l'industria giapponese) e non solo, Nikon è uno dei tre principali produttori al mondo delle macchine per la stampa dei microchip in generale, e dei sensori fotografici, avendo tra i suoi clienti società come Sony Semiconductor, Samsung e Intel giusto per nominarne tre noti a tutti. Nikon è tra le poche società al mondo in grado di disegnare, sviluppare e prototipare un sensore di immagine. Poi non lo produce in se perchè le fabbriche dei semiconduttori necessitano di investimenti che vanno oltre la dimensione di Nikon. Ma questo non le impedisce di essere autonoma in questo campo, esattamente come lo sono Sony Imagine e Canon (e a differenza degli altri produttori di fotocamere come Fujifilm, Olympus e Pentax che i sensori invece se li comprano già fatti). Nikon nell'ultimo triennio ha aumentato di molto la spesa per ricerca e sviluppo, tanto che nell'ultimo bilancio evidenzia una percentuale rispetto al fatturato di spese per la ricerca che è doppia rispetto ad altre società del suo sensore. Questa ricerca va in direzione dei campi di applicazione del futuro, tanto che a metà febbraio è stato annunciato da Nikon un sensore con caratteristiche molto avanzate che si pensava fossero solo alla portata di società con un budget più elevato, come Sony Semiconductor (Nuovo sensore Nikon da 1 pollice, stacked da 1000 fps e 134 db di dinamica) Questo sensore - pur di piccolo formato e probabilmente più indicato per applicazioni di tipo industriale (Nikon è anche tra le principali società attive nel campo della misurazione e scansione 3D a livello industriale con dispositivi di precisione per misurare anche lastre di metallo di 50 metri di lunghezza per l'industria aerospaziale) - anticipa tecnologie che portate in campo fotografico sarebbero rivoluzionarie. Si tratta di un sensore di tipo stacked, cioé con strati di differente specializzazione impilati uno sull'altro in un unico pacchetto completo di fotositi, memoria ed elettronica di controllo e conversione analogico-digitale. Un sensore dello stesso tipo di quelli che consentono a Sony Imaging il primato con le sue fotocamere di punta Alpha 9 e la nuovissima Alpha 1. In cosa differisce un sensore stacked rispetto ad uno di tipo normale, tipo un CMOS BSI ? Sostanzialmente la presenza di uno strato di piste elettroniche sito tra i fotodiodi e l'elettronica di collegamento. questo è un sensore Sony del tipo di quello montato sulla Alpha 9. Tra i pixel sul primo strato e la logica sottostante, c'è la memoria (DRAM) tampone. I tre strati sono prodotti con una densità differente per microlitografia e poi fisicamente sovrapposti e collegati. Il processo richiede maggiore precisione, tempi superiori, più energia e naturalmente comporta più scarto di sensori difettosi. Ma produce dispositivi più integrati rispetto a quelli normali che equipaggiano al momento tutte le fotocamere Nikon, Canon, Fujifilm, Panasonic, Leica, etc. etc. La presenza dello strato di memoria intermedia, permette a convertitori analogico-digitali e a processori più potenti di leggere i dati del sensore con maggiore velocità. sempre dalla letteratura Sony, il raffronto tra un sensore CMOS tradizionale e uno di tipo stacked qui abbiamo il dettaglio di un sensore Samsung da smartphone, prodotto con la medesima logica, certamente di dimensioni inferiori (ma con tecnologia più avanzata e piste ravvicinatissime) questo è lo schema del nuovo sensore Nikon presentato nei giorni scorsi che ha una concezione ancora più avveniristica e velocità e densità di stampa ancora più elevate del normale. Ma, la domanda sorge spontanea, a cosa serve tutta questa velocità in un sensore ? Devo purtroppo rimandare ad un altro nostro recente articolo che illustra le differenze di funzionamento tra sensori meccanici ed elettronici e sensori di tipo rolling shutter e global shutter (L'otturatore : meccanico ed elettronico (rolling shutter, global shutter) Senza farla troppo lunga (se volete leggere o rileggere quell'articolo forse sarà ancora più chiaro) i sensori attuali usati nelle nostre fotocamere sono di tipo rolling shutter che letteralmente significa che vengono letti a strisce dall'alto verso il basso in un processo che simula il movimento delle tendine dell'otturatore meccanico. La velocità di lettura è di fatto la scansione del sensore. Le informazioni di ogni striscia vengono processati, il segnale analogico convertito in digitale e la mappa della lettura del sensore (fatta di bit con valori 0-1 che indicano la luminosità di ogni punto) viene poi spostata in una memoria tampone. Quando la mappa è completa il processore la rielabora ulteriormente completando il processo che porta alla formazione del cosiddetto file RAW che è l'immagine informatica di quanto percepito dal sensore, scritta in un formato che poi il software di sviluppo può decifrare per riprodurre digitalmente quanto abbiamo ripreso. questo processo come vedete anche visivamente richiede un certo tempo e comporta un certo ritardo nella lettura delle strisce. In termini assoluti per una immagine di un soggetto fermo, questo ritardo in genere non comporta nulla di visibile. Ma se stiamo scattando ad alta velocità con il sensore elettronico (per il gergo Nikon : modalità silenziosa) il ritardo tra la lettura della prima striscia e l'ultima diventa significativo. E ciò comporta immancabilmente ad una deformazione dell'immagine, più o meno accentuata a seconda dei casi. Andare oltre la velocità di raffica normale di 10-12 scatti al secondo, anche con l'eliminazione dello specchio, comporta difficoltà meccanico che non sono aggirabili a costi umani. Per cui è più semplice tenere aperto l'otturatore meccanico ed usare la sola scansione per leggere le immagini. Cosa assolutamente necessaria per riprendere il video, dove la presenza dell'otturatore meccanico darebbe dissolvenze nere. Un sensore che ha una velocità di scansione lenta è più soggetto a fenomeni di artefatto di questo tipo che spesso producono effetti parodistici, inaccettabili nelle nostre immagini (pensate alle classiche automobili di inizio secolo con le ruote ovalizzate e il muso diagonale anzichè dritto). Ma specie ad elevate risoluzioni, il tempo di lettura di un sensore tradizionale è particolarmente lento. E' il caso tipico di Nikon D850-Z7 che ha un tempo di lettura del sensore di circa 66 millisecondi con una frequenza di scansione di 1/15''. Un quindicesimo di secondo è una enormità che si vede chiaramente anche solo esponendo sotto una luce artificiale oscillante intorno alla frequenza industriale. Un sensore di tipo stacked come quello della Sony Alpha 9 ha un tempo di lettura di 6 millisecondi, con una frequenza di scansione di 1/160'', mentre quello più nuovo (e più denso) della Sony Alpha 1 viaggia ancora più spedito verso i 4 millisecondi e una frequenza di scansione che rivaleggia con il tempo sincro flash, per cui è quasi completamente libero da interferenze e fenomeni di deformazione indotti dal ritardo di lettura tra le striscioline. Nel senso che viene comunque letto a strisce ma - grazie al famoso strato di memoria tampone situato non nella scheda della fotocamera ma direttamente dentro al sensore - la scansione può essere effettuata a velocità dieci volte superiore a quello, per esempio della Nikon Z7. Naturalmente questo è il tempo di lettura del sensore, poi l'immagine come dicevo deve essere confezionata a questo comporta un tempo di elaborazione che per Sony a9 e a1 arriva a circa 1/30''. Con la conseguenza che si può lavorare a raffiche da 30 scatti al secondo circa in otturatore elettronico. Conseguenze pratiche di questo processo vanno anche al tempo di oscuramento del mirino e in generale alla velocità operativa complessiva di ripresa e di visione. Ovviamente un tale sensore deve essere accompagnato anche da un processore principale di adeguata potenza, un buffer principale adeguatamente dimensionato e con DRAM adeguatamente veloce. Tutti passatempi cui si sta allegramente dedicando il reparto di ricerca di Nikon e che porteranno entro la fine del 2021 ad una nuova ammiraglia ma più in generale nei prossimi anni ad un rivoluzionamento delle potenzialità operative di tutte le nostre prossime fotocamere. Nikon sta lavorando ad una intera famiglia di nuovi sensori con caratteristiche all'avanguardia che ci permetteranno maggiore libertà espressiva in campo fotografico. Ecco, spero di non avervi annoiato troppo e di aver offerto qualche informazione in più a chi invece è interessato a cosa diciamo quando commentiamo le notizie e i rumors.
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  15. La mia Z6 II nasconde qualcosa... ...La scatola di un telezoom..? Forse il 100-400Z è arrivato alla chetichella, smarcando ogni rumor? Ma no...!!! E' il superwideZoom 14-24/2,8 S, promesso, annunciato, anelato... ed infine, arrivato a Palermo, a casa mia. Ma perchè questa scatola gigantesca? Non avevamo saputo che una delle principali feature fossero appunto la compattezza e leggerezza? Una scatola identica per altezza a quella del mio ultimo acquiZto... Orsù...tagliamo i sigilli... e forziamo la linguetta, murata dalla garanzia tiriamo fuori i leaflet in tutte le lingue del mondo (anche la nostra) la ...improbabile custodia in microfibra, che resterà piegata e nuova dentro lo scatolo dello zoom, come tutte le altre, della mia ormai consistente batteria di ottiche Z Ah...ecco lo scatolo del...paraluce...? del...dei... ma quanti diamine sono...? Ecco il motivo dell'abnorme altezza della scatola... tiro fuori un gigantesco tappo e ben DUE paraluce: rispettivamente: HB-96, HB-97 ed il tappone LC-K104 da 125mm, funzionale all' HB-97 che è il paraluce sul quale poter montare filtri a vite da 112mm di diametro ! Ma ecco apparire il 14-24... levati i due blocchi di polistirolo di protezione, il sacchetto di cartene, protetto dal tappo LC-Z1424, associato al paraluce base ma anche questo accessorio è del tutto particolare e assolutamente dedicato (come recita la sigla) a questo zoom: meglio fare attenzione alle distrazioni e non tentare di montarlo su altri lenti Z ! Vediamo subito perchè: il 14-24 Z è dotato di un primo paraluce a petalo, incorporato, quadrilobato, che realizza degli incavi, sui quali devono coincidere gli "spikes" del tappo Attenti a non tentare di montarlo inavvertitamente su di un 20/1,8 o sul 70-200/2,8 che entrambi hanno tappi da 77mm, simili per diametro a questo tappo esclusivo ! Entrambi i paraluce sono dotati di tasto di sblocco dalla baionetta di fissaggio, per evitare shift inappropriati... Beh... ecco il tutto out of the box ! A prima vista l'impressione è subito di bellezza costruttiva sia per materiali, sia per design. Il display digitale ci riporta a poter leggere anche la scala della pdc, da anni ingiustamente dimenticata nei wide. Ecco a voi il Mago dei Filtri, questo 14-24 Z consente anche la possibilità di montare a baionetta posteriore filtri in ritagli di lastra, per esempio filtri correttori o compensatori nel BW Certo l'ebbrezza di provarci su un filtro a vite di vetro da 122mm... Io non ce l'ho di quel diametro...ma ...ma il mio MTO 1000/10 russo, forse si.... no ...mannaggia... sono da 116mm !!! Peccato !!! Made in Thailand... Pesa un nulla, meno di 650 grammi, senza tappi e paraluce... decisamente poco, se lo confrontiamo alle simili realizzazioni reflex e mirrorless, in casa e fuori. Chiama le foto. Domani vedremo !!! Max Aquila photo (C) per Nikonland, Annus Horribilis 2020
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  16. Gigi ha dato il benvenuto a sua sorella Bella in occasione di una kermesse che si è tenuta a Cernobbio questa mattina. Gigi era in compagnia del fidanzato 28/2.8 mentre Bella, che ha perso le tracce del suo compagno 40/2, per lavoro ad Eindhoven, ed atteso in Italia per metà mese, si è fatta accompagnare dall'ex fidanzato della loro cugina Joann. Joann, ex modella curvy con il nome d'arte Z50, oggi é un'ottima fotografa in coppia con il suo nuovo boyfriend 50/2.8, detto MC (due lettere che stanno per [vero] MaCho). I due hanno curato la parte fotografica di questo servizio. Non è mancata mamma Yolanda con il suo terzo marito. le due sorelle con i rispettivi accompagnatori, Bella a sinistra, Gigi a destra. Entrambe indossano un miniabito della firma cinese SmallRig, il modello 3480, estremamente elegante ma comodo e pratico per tutti i giorni. l'acconciatura è la stessa ma Gigi porta un fermaglio sul contatto caldo. Ha pensato sia meglio perchè piove. le due sorelle sono molto affiatate ed abituate a lavorare insieme, anche se i fotografi le confondono tra loro, Joann sa come riprenderle al meglio. E a smorzare l'esibizionismo un pò incontenibile di Gigi che vorrebbe sempre essere in primo piano o, almeno, in copertina da sola le due ragazze figurano bene in testa e spalle e qui mostrano lo "spacchetto", novità esclusiva Nikon per l'estate 2021 ma già diventato un must per tutto il mondo della moda. qui confrontano i loro due accompagnatori Gigi presenta il suo stacco coscia cui Bella risponde con uno stacco coscia simmetrico Quindi un pò di foto in un set industriale e uno elegante con Gigi da sola le due sorelle hanno provato un pò di invidia per Janine che ha avuto ben 12 Stradivari tutti per lei ed hanno voluto improvvisare qualche cosa con la viola. Ma la musica non è il loro talento migliore, probabilmente ... perché rendono al meglio tra cachemire e sete preziose Ma come dicevo, alla kermesse c'era anche mamma Yolanda, splendida quarantenne che ancora attira tutti gli sguardi e le tre "ragazze" hanno improvvisato per gli obiettivi dei fotografi Bella, Yolanda e Gigi. Yolanda è accompagnata da un attempato compagno, splendido da sfoggiare nelle occasioni alla moda (ma quando c'è bisogno di prestanza e vigore preferisce scappare con giovani della metà dei suoi anni : Yolanda sarà mamma ma è ancora molto esigente !). presenza delle tre acconciature e naturalmente non si fanno problemi ad osare un lato B che non si presta ad alcuna critica E pensare che la bella ... Bella è arrivata a casa in quella brutta scatola per scarpe grigia ma guardatela adesso ! Gigi, esuberante come è, a fine servizio non ha perso l'occasione per fare uno scatto a sua cugina Joann che si è dimostrata anche in questa occasione una grande fotografa con il suo compagno MaCho. Bene, fine delle parate. Peccato che nonna-F sia in vacanza a Dubai con un ragazzo cinese f/0.95 che ha conosciuto ad Hong Kong e non sia potuta venire. Papà 28Ais è impegnato al G20 nelle trattative per la riduzione della CO2 dei paesi emergenti e non poteva staccare, altrimenti avremmo avuto un gruppo di famiglia ancora più numeroso. Nei credits ovviamente tutti i ringraziamenti dovuti a Nikon che ci ha regalato ancora una volta creature all'altezza della sua tradizione di design che segnerà la storia in questa estate del 2021, a Nital che ce le ha fornite come promesso e a tutti i numerosi tecnici ed artisti che hanno contribuito alla riuscita del set. E a tutti voi, anche i miei ringraziamenti per la pazienza, sperando di avervi almeno suscitato un paio di sorrisi.
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  17. D300S su 500/4G+TC14@700mm 1/1250 f8 ISO 400 - 2/4/2011 Racconigi - Quante ore in quei capanni! Ho iniziato a fotografare con Nikon nel 2000, 21 anni fa. Nel 2000 non conoscevo la fotografia ed ancora meno le attrezzature fotografiche allora disponibili. Arrivai per caso a Nikon e quale fu il motivo? Un incidente! Infatti, in uno dei miei primi viaggi, in Norvegia per la precisione, la macchina fotografica che avevo recuperato e portato con me, per qualche bella foto-ricordo, mi cadde e si guastò. Retrospettivamente, fu un’enorme fortuna: questo inconveniente mi diede il motivo per tartassare Guido, un amico convinto Nikonista, ma proveniente da Canon e quindi capace di illustrami quelli che allora erano i punti di forza e debolezza di entrambi i marchi, con mie richieste di informazioni a 360°. Giornate intere di insistenti piogge mi diedero, per una volta, una mano e tornai a casa pieno di voglia di fotografare e con la consapevolezza che Fotografia non è, o almeno non è soltanto, l’istantanea al bel paesaggio fatta nelle vacanze agostane. Appena rientrato, la prima cosa che feci fu acquistare una F80 con il 28-105 ed un pacco di rullini…. Poi un 20… l’80-200, il 300, una F100…. Nel tempo la lista è diventata enormemente lunga. Solo dal 2006, anno in cui ho iniziato a fotografare in digitale e, curiosa coincidenza, anno della fondazione di Nikonland, ho acquistato ed utilizzato estensivamente 11 corpi macchina e 44 obiettivi, con focali da 12 a 600. E molti altri ne ho provati. Questo non solo per turn-over di lenti e macchine nel mio zaino, ma anche perché a me essenzialmente piace fotografare e lo faccio praticando, anche se ad intensità e con dedizione diverse, più generi fotografici - dal paesaggio al wildlife, dalla fotografia di viaggio a quella in studio. Ma, lo sapete, due sono i miei grandi amori: gli animali ed i paesaggi naturali! La tecnologia impiegata nelle nostre Nikon mi appassiona solo nella misura in cui rende questi strumenti così efficaci nel supportarmi mentre realizzo le mie fotografie, quindi non ho nessuna intenzione di scrivere una recensione di lenti e corpi. Questo articolo vuole raccontare le sensazioni e le soggettività che mi hanno accompagnato e fanno parte di me, quando vado a fotografare con le mie Nikon e che provo a recuperare attraverso i ricordi per condividere con voi una piccola selezione di immagini. Non partirò dal citato 2006, ma da un passato più prossimo, per rendere l’articolo “contemporaneo”. D700 su 16-35/4@22mm 1/15s f18 ISO 200 - 10/9/2011 Laghi Avic - Un posto che amo tantissimo, li in autunno il mio cuore si sincronizza con l'universo. Inizio da quella che fu una vera milestone dell’era digitale: l’uscita di D3 e D300 e, poi, D700. Cioè il periodo in cui Nikon, “nell’era moderna”, ha confezionato un sistema digitale, oggi si dice un ecosistema, convincente a tutto tondo perché composto da strumenti allo stato dell’arte – file ben lavorabili anche ad alti ISO, risolvenza delle lenti ed autofocus rapido e preciso, VR - prendendo la guida del mercato in termini di qualità ed efficacia delle soluzioni realizzate. La D3 l’ho solo provata, ero erroneamente convinto di avere sistematico bisogno di chiudere le inquadrature grazie al fattore di crop del DX, ma con D300 e D300S ho realizzato centinaia di migliaia di fotografie e, superate le mie personali resistenze, anche di più con la D700. Di fatto, quei corpi macchina insieme a 16-35/4G, 70-200/4G, 300/2.8G e 500/4G, hanno cementato il mio essere Nikonista. D700 su 500/4G+TC14@700mm 1/640 f5.6 ISO 1600 - 5/6/2011 Islanda - Un viaggio unico, che porterò nel mio cuore per sempre, insieme ai ricordi più sacri. Poi c’è stato un altro momento catartico: i sensori ad alta risoluzione. Come molti ho saltato la D3X: troppo costosa e, per chi fotografava prevalentemente animali come me in quel periodo, anche troppo lenta. Ma poi sono arrivate loro: D800, D800E e D810: una meglio dell’altra. Anzi, una più dell’altra perché la D810 ha evoluto le altre in ogni aspetto significativo, diventando per me una fantastica macchina per Landscapes ed Animalscapes. D810 su 16-35/4@21mm 6" f16 ISO 64 - 22/8/2015 Spagna del nord - Beh, è mare ma anche montagna! D810 su 70-200/4G@82mm 1/250 f4 ISO 90 - 22/6/2015 Finlandia - Il primo viaggio della mia seconda vita. Non ero sicuro di nulla, nemmeno di farcela. Ed in mezzo, la mia prima DSRL 100% professionale: la D4, che mi ha accompagnato nei primi viaggi “seri”. D4 su 500/4G 1/500 f4 ISO 2800 - 24/6/2015 Finlandia - Mi batte ancora il cuore quando ripenso a quanto ho trattenuto il respiro pregando che stesse con noi.... ma un lupo è un lupo per l'ombra! Qui su Nikonland l’abbiamo definita “la familiare”, quasi in accezione negativa rispetto alla D3S e alla D5 che l’hanno preceduta e seguita che, per stare nella metafora automobilistica, definirei due spider pepate. Arriviamo così agli ultimi dispari in ambito DSLR. Nikon come altri ha adottato un ciclo produttivo “Tick-Tock”, che significa che una serie innova e la serie dopo consolida. Per cui dopo la D4 ecco Batman, la D5. Ma fu, ed è, amore totale ed incondizionato. La D5, per me, è stato l’apice, la vetta. Ad anni di distanza, niente veramente più di lei con quella tecnologia di base: La D6 l’ho provata e saltata: da una parte intenso l’amore per la D5 e dall’altra troppo forte il richiamo delle Z. D5 su 50/1.8 1/200 f2.5 ISO 400 - 3/2/2019 Milano - Non è facile stare davanti ad uno sguardo così, pensare a come fotografarlo e... fotografarlo. D5 su 500/4E 1/1600 f4 ISO 3200 - 8/2/2017 Finlandia - La natura ha leggi semplici. Una è che la vita si costruisce sopra alla morte. Ma, grazie al consiglio di un buon amico, ho usato con profitto anche la D500. La sorellina della D5, piccante anche lei, in grado di esserle perfettamente complementare nella fotografia di Wildlife. Una squadra efficacissima, che spero Nikon reiteri in quanto per me il massimo è avere due corpi complementari. D500 su 500/4E+TC14@700 1/800 f7.1 ISO 360 - 13/5/2018 Parco del Ticino - Chiamarla TC15 è riduttivo, ma come moltiplicatore è il migliore mai costruito. E siamo alle Z. Una svolta così importante e fondativa da far coniare a Mauro e Max il nome Zetaland! Io all’epoca ero perplesso: non trovavo quello che avrei voluto. Ma tutte le rivoluzioni conquistano alcuni al primo sguardo ed altri con il tempo: io per le Z sono indubbiamente stato nel secondo gruppo ed ho impiegato un po’ di tempo, nel quale Nikon ha migliorato il SW, per trovare nelle mie Z gli aspetti positivi capaci, come ora, di farmi lasciare spesso a casa le DSRL serie 5. La prima sono le ottiche, di una qualità tale da farmi perdere ogni freno e resistenza al cambiamento: ogni lente Z di serie S che esce supera con ampio margine la lente F che l’ha preceduta, sia per prestazioni che per comodità d’uso. Inutile elencarle: lo hanno fatto tutte. La seconda è un insieme di caratteristiche abilitate dall’enorme salto tecnologico: le informazioni a mirino, la totale assenza di vibrazioni che rende possibile scattare a tempi mai visti anche con i supertele, la silenziosità solo per citarne alcune. Z6 su 500/4E 1/200 f4 ISO 6400 - 27/10/2019 Parco del Ticino - Ma allora è vero che sono così ben mimetizzato che senza Clack non mi vede?!?! E poi l’enorme versatilità di un sensore disponibile a qualsiasi utilizzo. Z6II su 14-24/2.8S@14 20s f2.8 ISO 3200 - 10/7/2021 Nivolet - Passare la notte sotto le stelle, da soli, è come trascorre del tempo davanti ad uno specchio molto speciale. Ma poi c’è il game changer per definizione: la promessa di autofocus intelligente capace di riconoscere nel soggetto viso ed occhi. Promessa che oggi con le Z6II e Z7II, e con declinazioni diverse nelle altre Nikon Z, è mantenuta nella fotografia di persone, di paesaggio e di tipo generalista, ma che attende un corpo dispari capace di portare tutto questo allo stato dell’arte per qualsiasi sfida, anche quelle nelle condizioni selvagge ed impegnative che più mi piace vivere. Z6 su 70-200/2.8E@200 1/125 f2.8 ISO 6400 - 26/5/2019 Milano - Beh, questo è uno scherzo. Le avventure impegnative e selvagge che preferisco sono altre. Ma vi assicuro che davanti ad Arya, la prima volta che usavo una Mirrorless, senza la D5 per evitare tentazioni e con la Z6 che non pilotava il flash.... ho sudato un sacco!!! D3, D5 ed ora Z9. Non so se è voluto, ma questo doppio salto rappresenta perfettamente la distanza che mi aspetto Nikon metta tra la Z professionale e l’apice delle DSRL. Ma c’è una cosa che non ho ancora detto. E cioè perché, nonostante a notevoli successi siano succedute luci ed ombre nella transizione al mirrorless, io sia così chiaramente orientato verso un futuro tutto Nikon? Perché spero così tanto nella Z9? Non sono un fan. Ancora meno un social addicted oppure un influencer che deve stupire chi lo legge ad ogni nuovo post. Amo fotografare, mi voglio concentrare nel fare le mie immagini e non sui bottoni ed i comandi dei miei attrezzi. Le mie dita ed il mio cervello, in anni d’uso, hanno raggiunto una simbiosi con le mie Nikon. I miei occhi quando guardano nel loro mirino si trovano a casa. I miei obiettivi Nikon Z sono assolutamente perfetti, il meglio che io abbia mai usato o che abbia mai visto, in assoluto. Il loro unico difetto è che non ci sono ancora tutti! Le mie Nikon sono state le affidabilissime compagne del mio sfaccettato viaggio e se le mie attuali Nikon Z (Z6 e Z6II), seppur dotate di alcuni vantaggi rispetto alle DSRL serie 5, non sono state ancora capaci di superarle nella fotografia d’azione più esigente, conto che la Z9 risolverà brillantemente il problema. D5 su 80-400/4.5-5.6@320mm 1/1000 f8 ISO 500 - 12/5/2019 British Columbia - D5: Puoi volare, nuotare, camminare o correre. Io lo metto a fuoco dove vuoi tu. Inoltre, sono convinto che l’attrezzatura sia una fondamentale componente nel produrre le nostre immagini ma anche che queste siano ben più influenzate dal fotografo: è più importante chi c’è dietro il mirino che cosa c’è davanti. Non parlo solo di Arte e di capacità del fotografo di immaginare le proprie fotografie, ovviamente fondamentali, ma della componente artigiana, quella costruita nell’uso e negli anni con quelle specifiche attrezzature. E qui il cerchio si chiude perché Nikon è stata capace di conservare la coerenza comportamentale del proprio prodotto attraverso le diverse generazioni. E così, come mi sono trovato subito a casa con i comandi delle prime Z usate, mi aspetto di esserlo anche con la Z9, che ovviamente attendo più evoluta, intelligente e veloce della mia D5. Insomma, il mio non è un semplice colpo di fulmine ma una relazione ventennale costellata di colpi di fulmine, per un’amante che si rinnova ed ogni volta mi sorprende. Nikon, what else? Massimo per Nikonland (C) 16/10/2021 - il nostro quindicennale
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  18. Ho la Zfc dal 4 Agosto di quest'anno, abbastanza da farmene un'opinione. Così ho pensato di intervistare me stesso su questa "macchinetta". Eccola qui. Perchè l'hai comprata? L'acquisto è in parte razionale ed in parte sentimentale: Stavo già pensando se procurarmi una Z 50 che mi facesse soprattutto, ma non solo, da "moltiplicatore" per il 300mm (+ TC14) per la fotografia ravvicinata, recuperando così quel suo valore di quasi macro che era andato perso con la Z6,e anche in macro il formato Dx è di aiuto. Quando è stata annunciata la Z fc, il suo look astutamente retrò, ai miei occhi riuscito molto meglio di quello della Franken-Nikon Df, mi ha attratto come ha attratto tanti altri. Così la parte emotiva ha spinto dalla parte della Z fc. Abbastanza forte da farmela comprare. Per cosa la usi? Per tante cose: per la fotografia ravvicinata, macro, come ho detto sopra, con lei spesso posso evitare di montare troppi accrocchi, mi basta il guadagno di 1,5x dato dal fattore di crop del formato Dx, che mantiene 20 megapixel come nella D500. Se serve, aggiungo una buona lente addizionale. Quasi macro: Nikon Z Fc e 24-200mm Z , a 200mm con lente addizionale. Per lo street: piccola, discreta, leggerissima, con il suo 16-50 collassabile è un divertimento portarsela in giro, fa addirittura venire voglia di fotografare. Senza contare che posso andare in giro con una coppia di obiettivi (16-50 e 24-200) arrivando da 24 a 300mm. Il formato Dx sul 24-200 ne migliora la resa ai bordi (o meglio, li taglia proprio fuori). La trovi comoda come ergonomia? Diciamo che non la trovo scomoda. Non ha l'ergonomia di una fotocamera moderna, da questo punto di vista la Z50 è indubbiamente meglio, ma come ha detto qualcuno, la bellezza richiede qualche sacrificio! Scherzi a parte, nonostante abbia le mani grandi, non mi trovo poi male (più o meno come quando avevo la Nikon FG!). C'è da dire che io non faccio lunghe sessioni fotografiche con la fotocamera sempre in mano, quindi le mie considerazioni sono relative a come la uso io. In macro il maggior peso lo regge la sinistra che tiene l'obiettivo, nello street, nei momenti di "riposo" la tengo al collo con la cinghia e montato c'è il 16-50. Non senti il bisogno del grip? Penso che senza dubbio, un grip migliorerebbe sensibilmente l'ergonomia e per alcuni può addirittura essere essenziale, ma a mio personale parere ne risulta alterata l'estetica. Dato che questa fotocamera l'ho comprata al posto della Z 50 anche -se non soprattutto- per il suo look, cambiarlo non mi va. Naturalmente è una considerazione molto soggettiva. Dovessi tenerla sempre in mano, probabilmente prenderei il grip ... o forse avrei preso una Z50! Vorrei comunque prendermi una base per proteggere il fondello di plastica. Pensavo alla half-case in pelle (?) della Smallrig. Un po' leziosa forse, ma ci sta. La half case non ha l'attacco Arca Swiss incorporato, lo so, ma la cosa mi interessa relativamente. Al 300mm ho sostituito il collare originale con uno cinese ben fatto con l'attacco Arca nel piede e sul cavalletto ci metto quello. Gli altri montati sulla Z Fc si possono anche usare a mano libera, al limite, servisse proprio, posso sempre avvitare una piastra. Dal sito Smallrig Come comandi e in generale interfaccia utente? Uno dei motivi per cui continuo ad usare Nikon è che non devo nemmeno prendere in mano le istruzioni, anche con fotocamere nuove, se non in casi rarissimi, sarà anche perchè uso Nikon da trentacinque anni, ma per me interfacciarmi con una fotocamera Nikon è quasi istintivo. La qualità di immagine ti soddisfa? Assolutamente sì, per essere una fotocamera Dx è sorprendentemente buona. Non ho fatto confronti diretti, ma come impressione sono concorde con chi dice che in questo è persino superiore alla sua "antenata" (benchè molto diversa) D500. File puliti ed incisi anche ad alti iso, lavorabilissimi. Sotto un crop 100%: C'è qualcosa che non ti piace? Il display articolato di lato, apprezzo molto che si possa ribaltare, così da proteggere il display stesso, creando un dorso molto stylish, ma lo trovo scomodo da usare. Avrei preferito una soluzione a ponte levatoio, comoda per scattare ad "altezza pancia". L'hai presa con il 16-50mm, cosa ne pensi di questo kit-zoom? Come altre realizzazioni "economiche" per Z sono delle piacevoli sorprese per quanto riguarda il rapporto qualità prezzo. Il vero problema è l'apertura massima, un po' troppo chiusa. Il 16-50 nello street A volte, un paesaggio. Appena possibile aggiungerò un fisso più luminoso, il 40mm o il 50mm MC, più facilmente quest'ultimo, non è troppo grosso, la focale equivalente da 75mm mi è congeniale e l'opzione macro è sempre comoda, senza contare che la qualità generale è eccellente. E con gli altri obiettivi come si comporta? Del 24-200mm ho già detto, li trovo fatti uno per l'altra, il 24-200mm a 24mm Il 24-200mm a 200mm, con lente addizionale! l'altro obiettivo con cui la uso molto è il 300mm f4 Pf, occasionalmente moltiplicato con il TC 14 EIII, Va bene, anzi molto bene. Con il 300mm f4 Pf, senza moltiplicatore Per gioco ci ho montato anche il SIGMA 150-600mm Contemporary, su cavalletto ovviamente, non ho trovato particolari problemi, e la qualità delle immagini è molto buona, come nelle due foto sotto, ma nel complesso non è una combinazione proponibile seriamente troppo squilibrio. Per queste cose, meglio la Z6, che ho tenuto. Ho usato anche un SIGMA 12-24 (non Art) per delle foto di street quando avevo bisogno di un grandangolo spinto. Il problema è che non amo l'FTZ, anche se poverino non mi ha fatto nulla di male, non vedo l'ora che esca qualcosa di nativo ed abbordabile che mi permetta di abbandonare gli obiettivi F definitivamente. Un'ultima domanda, pensi di usarla con obiettivi "vintage" o comunque manual focus? No, di obiettivi Ai-AiS non ne ho più e di sicuro non ne comprerò più. Ho provato a montarci qualcosa per pura curiosità, ma a parte il focheggiare a mano, nella maggior parte dei casi con gli obiettivi da me provati le immagini non rendevano giustizia al sensore. Non escludo però che con altri obiettivi d'epoca la resa possa essere superiore. Un tentativo con il Micro-nikkor 55mm f3.5. Resa onesta, accettabile. A questo proposito, non penso che comprerò i vari TT Artisan e simili a messa a fuoco manuale, indipendentemente dalla loro qualità e bellezza estetica, perchè la messa a fuoco manuale non fa più per me. Non sono mai stato collezionista di niente quindi se non li posso usare non mi interessano. La Z fc è bella e fotografa più che bene, almeno per l'uso che ne faccio (chiaro, non è una Z9, ma nemmeno pretende di esserlo!), per questo è con me. Silvio Renesto
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  19. il blocco dell'otturatore in materiale composito della Nikon D5 Un breve ripasso ? L'otturatore è un componente fondamentale delle nostre fotocamere ancora nel 21° secolo. Consideriamolo come una tenda alla veneziana estremamente sofisticata posta davanti al nostre elemento sensibile (sia esso un sensore, sia esso una pellicola) che regola il passaggio della luce. Quando noi premiamo il tasto di scatto la fotocamera lascia passare la giusta quantità di luce necessaria perché l'immagine proiettata dall'obiettivo fotografico posto davanti alla fotocamera arrivi a destinazione. Ovviamente noi o la fotocamera stessa, ci siamo premurati di impostare un esatto tempo di esposizione che, combinato con l'apertura del diaframma dell'obiettivo (altro elemento che regola la luce, nel senso della quantità), a seconda della sensibilità ISO del nostro elemento sensibile, portano ad avere un immagine leggibile. E' poi l'elemento sensibile (d'ora in poi ci riferiremo ad esso con il sensore) che procede ad immagazzinare le informazioni che gli arrivano. L'otturatore è regolato in secondi e in frazioni di secondo. Più é grande il tempo di esposizione, per più tempo rimarrà aperto l'otturatore, più è breve questo tempo, per meno tempo rimarrà aperto. Gli otturatori delle nostre fotocamere sono generalmente a tendine e ci riferiremo ad esse in questa chiacchierata. Negli otturatori moderni ci sono due tendine, che in italiano chiamiamo prima e seconda tendina (mentre gli inglesi chiamano Front e Rear "curtain") che lavorano in solido. Al momento della pressione del tasto di scatto abbiamo questa sequenza : il movimento complessivo dura la durata del tempo di esposizione impostato. Gli attuali otturatori sono dispositivi estremamente sofisticati che nelle versioni più perfezionate consentono tempi di scatto brevissimi, anche per tempi inferiori ad 1/8000 di secondo. Questi tempi sono abbastanza difficili da descrivere con nozioni che abbiamo sotto gli occhi quotidianamente. Giusto per avere un'idea, un aereo da caccia F15 alla massima velocità percorre circa 9 mm in un ottomillesimo di secondo, mentre un'auto a velocità di codice sull'autostrada percorre 4 decimi di mm nello stesso tempo. E' un tempo infinitesimale che le nostre fotocamere, reflex o mirrorless ci mettono comunemente a disposizione. Per ottenere tempi del genere i progettisti usano un accorgimento che consente di far variare il funzionamento della sincronizzazione delle due tendine durante il movimento (consideriamo che l'altezza del formato Leica corrisponde a 24mm in tutto e che l'esposizione avviene sempre dall'alto verso il basso). Se il tempo di esposizione impostato è relativamente breve, al di sotto di un tempo di sincronizzazione ragionevole (nell'intorno di 1/200'' - 1/320'') il movimento è proprio quello evidenziato nell'animazione superiore con le due tendine che si muovono in modo indipendente. Ma se il tempo è più breve di quell'intorno, non c'è materialmente modo di eseguire l'operazione separatamente e quindi le due tendine vengono fatte muovere in sincrono, con la seconda tendina che si muove appena dopo che la prima è partita, in modo che l'otturatore alla fine si chiude appena un attimo dopo che la prima tendina ha concluso il suo movimento. Abbiamo una esemplificazione generica nella seguente animazione : a sinistra abbiamo il caso classico, per tempi lenti, in mezzo un caso ibrido per tempi intorno alla capacità massima di sincronizzazione tra le due tendine, a destra il caso dei tempi velocissimi, in cui le due tendine si inseguono tra loro. A sinistra abbiamo il sensore che viene esposto completamente e l'immagine si forma completamente nello stesso istante. La lettura delle informazioni avviene immediatamente dopo che le tendine si sono chiuse e mentre esse tornano in posizione normale. Questa operazione può avvenire alla massima velocità di scatto a raffica della nostra macchina, perchè anche le macchine più veloci non arrivano oltre i 14-16 scatti, al secondo, un tempo che consente ampiamente tutto il movimento dell'otturatore e anche la lettura delle informazioni del sensore, affinchè la macchina sia pronta allo scatto successivo. Questa condizione è assimilabile a quella che viene definita Global Shutter, cioé otturatore totale. Andando alla situazione più a destra invece abbiamo praticamente una condizione in cui solo una strisciolina del sensore è esposta alla luce, mentre il resto del sensore è coperto da una delle due tendine. L'animazione è di tutta evidenza e traslittera il termine inglese con cui viene definita questa modalità, ovvero Rolling Shutter, che tradotto sarebbe un ridicolo otturatore rotolante, dal movimento delle tendine che si arrotolano una sull'altra. Immaginiamoci una Nikon D6 che scatta a 14 scatti al secondo ad 1/8000'' in sequenza per 200 scatti consecutivi. A parte lo specchio che in questa operazione non ha rilevanza se non per il fatto che in una reflex si alza e si abbassa (guidato da un motore diverso da quello dell'otturatore e con un opportuno sistema di smorzamento), l'otturatore si apre con le due tendine che si muovono in sincrono a circa 28 chilometri orari, avendo cura che ogni singola strisciolina di sensore esposto stia ad una distanza dall'altra di 1/8000''. Affascinante ? Si ma non senza controindicazioni, perchè appare evidente che la prima strisciolina esposta del sensore (esposta correttamente, tanto quanto l'ultima) sarà esposta prima dell'ultima e quindi tutte le striscioline lette dall'elettronica del sensore e rimesse insieme dal processore durante la demosaicizzazione delle informazioni, non avranno coerenza temporale assoluta tra loro. Cioé la strisciolina più in basso, sarà in ritardo rispetto alla prima. Ma non solo, ogni strisciolina seguente, sarà in ritardo rispetto alla precedente. Di quanto ? Dipende. Dipende dalla velocità di movimento delle due tendine. Dicevamo che gli otturatori meccanici più perfezionati di oggi arrivano fino ad 1/400'' di velocità di movimento. Quindi nella migliore delle ipotesi quella sarà la distanza temporale tra la prima e l'ultima strisciolina, al di là del tempo di scatto che, attenzione, non influenza per nulla il meccanismo che dipende dalla ... meccanica dell'otturatore. Spero di essere chiaro. Insomma, se l'otturatore è scarso, si muove lentamente, la distanza in termini di tempo tra la lettura della prima strisciolina e quella delle altre é più lunga. Un tempo più lungo significa una distanza percorsa più lunga (spazio legato al tempo, per una data accelerazione che ipotizziamo costante). Se l'otturatore è più sofisticato, la distanza temporale sarà inferiore, quindi lo spazio percorso in quel tempo, inferiore. Ma in un Rolling Shutter, quale che sia, il fenomeno sarà sempre osservabile, ad occhio nudo per i casi più evidenti, strumentalmente per quelli meno evidenti. in questa foto abbiamo il caso più classico di una pala d'elica che gira a velocità molto elevata mentre noi scattiamo ad un tempo molto breve per cercare di congelare il movimento del velivolo. La lettura del sensore avverrà come dicevamo dall'alto verso il basso. L'elica si muove molto più rapidamente per unità di tempo del resto del soggetto che nella realtà è piuttosto lento. Il risultato è che l'elica appare visibilmente deformata dall'alto verso il basso con quella tipica forma a falce. Ma nella realtà, se avessi modo di verificare strumentalmente, potremmo misurare che ogni linea verticale è parimenti deformata in una misura che è proporzionale alla velocità di movimento relativa rispetto a quella di lettura del sensore. Cioè le linee verticali, non sono più verticali ma diagonali. vi posso giurare (la foto è mia) che i pali della recinzione dell'Autodromo Nazionale di Monza sono perfettamente verticali. Ma per effetto del rolling shutter, è evidente che ciò non appaia nella fotografia. Nella realtà tutta l'immagine ne è affetta ma l'effetto si nota di più negli oggetti con velocità relativa più grande rispetto al movimento complessivo. I pali fermi danno la misura del fenomeno, perchè sono fermi, ma può capitare anche con i soggetti in movimento : come credo anche appaia in questa Ferrari in lento movimento alla Variante della Roggia che appare tutta deformata (come i pali che in questo caso tendono al curvo e non al diagonale). Ma io questi fenomeni non li riscontro con la mia fotocamera Ci credo, perchè i progettisti intervengono in tutti i modi per limitare questi fenomeni, tenendo la più alta possibile la velocità di esposizione del sensore e la sua velocità relativa. Ma ci sono limiti tipici di ogni singolo sensore Otturatore elettronico Abbiamo qui sopra visto il meccanismo di funzionamento di un otturatore. L'operazione non varia che sia esso meccanico o elettronico. Quello meccanico semplicemente ha modalità differenti di funzionamento a seconda del tempo di scatto impostato. Per tempo lenti si comporta da Global Shutter, per tempi rapidi più di 1/200''-1/320'' funziona come un Rolling Shutter. In mezzo è ibrido. L'otturatore elettronico invece è limitato ad una modalità di funzionamento unica che dipende dalla sua tecnologia. Tutti i sensori commerciali attuali sono di tipo Rolling Shutter e quindi espongono leggendo striscioline successive di luce, partendo dall'alto e andando verso il basso. Anche quando usiamo l'otturatore meccanico in una reflex o in una mirrorless ed impostiamo la seconda tendina elettronica, non facciamo che impiegare l'otturatore elettronico per seguire il movimento di lettura della luce. Con la seconda tendina elettronica in pratica la macchina disabilità la seconda tendina dell'otturatore, impiega solo la prima, mentre l'effetto della seconda viene regolato dalla lettura del sensore. Tutto fino al limite di velocità di lettura del sensore. L'operazione di lettura del sensore, avviene in modo del tutto analogo a quello del movimento dell'otturatore meccanico. L'otturatore elettronico di fatto non è altro che usare la modalità di lettura del sensore AL POSTO dell'otturatore meccanico. Ma possiamo usare la stessa animazione che abbiamo visto sopra. con la strisciolina azzurra che è la strisciolina di sensore che viene effettivamente letta. Questa operazione è elettronica, del tutto priva di movimento, vibrazioni e rumore. Il vantaggio formidabile del sensore elettronico rispetto a quello meccanico è proprio qui. Nell'assenza di movimento effettivo. Perchè se potessimo vedere il sensore di una fotocamera mentre espone in modalità di otturatore elettronico, semplicemente non vedremmo proprio nulla. Questa animazione è solo perchè noi si abbia un'idea di quello che succede alle informazioni che i fotoni della luce consegnano ai fotodiodi del sensore che scaricano elettroni nei circuiti della fotocamera. Quindi, esattamente come nel caso dell'otturatore meccanico, abbiamo un evidente Rolling Shutter con tutti le conseguenze del caso. E anche qui l'evidenza del fenomeno è legata alla velocità di movimento, ovvero, visto che non c'è movimento - se non di elettroni - alla velocità di lettura del sensore. Attenzione : il tempo di scatto non ha alcuna rilevanza. Ci sono solo combinazione tra velocità relative e direzione del moto ma il tempo di scatto è ininfluente per il fenomeno. Qui entra in ballo una caratteristica di ogni sensore che è la sua velocità di lettura. Questa dipende dalla tecnologia con cui è progettato, dalla sua densità e da altri specifiche tecniche. Qui c'è una tabella che riporta i tempi di lettura dei più comuni sensori che possiamo trovare dentro le fotocamere in commercio : manca quello della nuovissima Sony a1 che Sony dichiara essere di circa 1/250'' se non ricordo male. Quindi il più rapido di tutto il novero. Abbiamo detto più sopra, parlando dell'otturatore meccanico che il fenomeno del Rolling Shutter - sempre presente - viene ridotto effettivamente, aumentando per quanto possibile la velocità di movimento delle tendine. E' la stessa cosa con i sensori per la modalità di otturatore elettronico. Più è veloce il sensore (tempo di lettura più rapido, ovvero numero al denominatore più grande) minore è l'effetto del Rolling Shutter, più è lento il sensore (nella tabella le macchine più lente sono quelle a più alta risoluzione, ovvero Nikon Z7-Z7 II e Sony a7R IV che hanno il numero al denominatore più piccolo) più evidente sarà l'effetto del Rolling Shutter. Banding Finora abbiamo parlato di velocità e di movimento ma abbiamo altri casi in cui l'effetto del Rolling Shutter può essere reso evidente. E' il caso degli scatti con luci artificiali, siano esse flash che continue. Se impieghiamo un otturatore elettronico a lettura lenta, sarà più probabile riscontrarlo. questo è il caso più semplice. Si tratta della Nikon D850 in modalità Live-View con otturatore elettronico mentre nella stessa situazione qualcuno usa il flash. Il sensore come abbiamo oramai ripetuto fino alla noia viene letto a strisce. Ecco qui abbiamo una evidenziazione di quanto sia alta la strisciolina del sensore che viene letta per unità di tempo in una D850-Z7. La banda bianca è bruciata dalla luce del flash che è stato catturato mentre il sensore esponeva/leggeva quella singola strisciolina mentre il resto del sensore non era interessato alla lettura delle informazioni. Il flash ha scattato a circa 1/1000'' mentre la D850 scattava ad 1/250''. Ma questo non importa, perchè è il tempo di 1/15'' che implica la presenza della banda orizzontale, non il tempo di scatto della macchina. Sarebbe successo anche scattando in otturatore meccanico ? Forse si, forse no. Dipende dal tempo di sincro della macchina e del flash. Ma questo è un argomento più vasto che preferirei tenere separato da questo sugli otturatore. questo è il caso di banding prodotto dalla differente velocità di modulazione della luce artificiale e della velocità di lettura del sensore di una Nikon Z6. E' possibile ridurre il fenomeno (che gli inglesi chiamano anche flickering) ma probabilmente non eliminarlo del tutto. Anche in questo caso dipende dalla velocità del sensore rispetto alla luce (50 o 60 Hz, probabilmente per la luce, 38 Hertz per la Z6). Conclusioni L'argomento ha tante implicazioni e non vorrei complicare qualche cosa che non è poi così semplice, quindi mi fermo qui riassumendo i concetti di base. l'otturatore meccanico si comporta da Global Shutter a tempi di scatto lenti, da Rolling Shutter a tempi di scatto veloci l'otturatore elettronico più comune è sempre di tipo Rolling Shutter i fenomeni distorsivi del Rolling Shutter sono via via meno evidenti in modo inversamente proporzionale alla velocità di lettura del sensore (o di movimento delle tendine dell'otturatore meccanico) ma sono sempre presenti sia gli otturatori meccanici che quelli elettronici sono soggetti al Rolling Shutter i sensori a bassa velocità di lettura sono più soggetti a fenomeni distorsivi, quelli a più elevata velocità, lo sono meno (Lapalisse) il tempo di scatto è ininfluente per questi fenomeni i sensori a bassa velocità di lettura non possono sincronizzare il flash quando usati in modalità "otturatore elettronico" Nikon chiama l'otturatore elettronico : "modalità silenziosa". E' una dizione corretta in quanto parlando strettamente l'otturatore elettronico non esiste la seconda tendina elettronica é un altro modo di usare l'otturatore meccanico in modalità ibrida (muovendo solo la prima tendina dell'otturatore meccanico mentre la seconda resta ferma, sostanzialmente per ridurre le vibrazioni) Uno potrebbe dire, ma allora, perchè usare l'otturatore elettronico al posto di quello meccanico ? l'otturatore elettronico non fa rumore, nessun rumore l'otturatore elettronico non si usura (quello meccanico si, ha una durata finita, quello elettronico dura quanto dura un sensore : decenni) l'otturatore elettronico non produce alcuna vibrazione (insieme allo stabilizzatore consente tempi di sicurezza molto più lunghi di quelli comunemente impiegati con le reflex e/o con l'otturatore mecccanico) l'otturatore elettronico potenzialmente consente velocità di raffica più elevate quindi per nostra convenienza dovremo convivere con le due modalità, finchè i progettisti non troveranno accorgimenti sempre più economici per fare a meno dell'otturatore meccanico. L'ideale sarebbe passare al Global Shutter che però, a parte i costi, ha anche altre controindicazioni, prima tra tutte il fatto che il sensore è più in tensione e quindi produce più calore e potenzialmente più rumore digitale. Nell'attesa, Sony che è sempre all'avanguardia su questi versanti sta usando due sensori ad alta velocità di lettura che se non eliminano del tutto i fenomeni negativi del Rolling Shutter li riducono moltissimo. In particolare quello nuovissimo della Sony a1 che consente per la prima volta di sincronizzare il flash in modalità elettronica, riducendo anche di molto il banding in luci artificiali. Pensiamo che piano piano tutti gli altri produttori adotteranno sensori di questo tipo che, pur più costosi, sono più efficienti e più indicati per le macchine di fascia più alta dedicate all'azione (ma non solo). Tutto chiaro ? Parliamone !
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  20. Candelina deformata e ingiallita dall'attesa, ma erano quasi due anni, dopo la presentazione del primo f/2,8 Z-mount, il 24-70, che gli appassionati della triade Nikon (nulla a che vedere con la Yakuza nipponica), i professionisti sempre alla ricerca dello stop di luce in più e, semplicemente, tutti i nikonisti, si aspettavano di vedere rinverditi i fasti del 14-24 F-mount, quello zoom che noi su Nikonland abbiamo semplicemente definito essere: Ecco quindi che ben prima della sua presentazione e poi, dell'arrivo in Italia, abbiamo torturato i nostri amici di Nital per ottenere il privilegio fin da subito di vederlo, toccarlo, utilizzarlo. Ne derivano questi quasi venti giorni di esperienza d'uso, tarpati dalla condizione che quest' Annus Horribilis ci impone, nel rispetto delle distanze e delle cautele, che per un superwide zoom sono esattamente l'opposto del suo animus. Con uno zoom come questo ci si avvicina al soggetto, facendolo entrare dalla lente anteriore , mettendo a fuoco tutto ciò che ha intorno: oppure si gioca a Fuoco, fuochino, fuocherello, Acqua ! in un'alternanza di piani prospettici di volta in volta protagonisti e/o comparse. Ma ringraziamo il Cielo di poterci essere e di poter fotografare, ancora un pò all'aperto, magari senza people, che con la mascherina sul viso non rappresentano esattamente il clichè del piacere di interagire, nè ovviamente potrebbe essere diversamente. 16 elementi in 11 gruppi, 4 vetri ED e due asferici, dietro la montatura a petalo protettiva, ma non troppo protrusa, in modo tale da consentire addirittura, montando il secondo paraluce a corredo, quello più grande, in dotazione unitamente al secondo, enorme, tappo a molla il montaggio di filtri a vite da 112mm (questo in foto è troppo grande, da 116... ) questo è giusto oltre al consueto fermalastra sulla baionetta Ai cultori degli zoom superwide poteva bastare già questo: luminosità di riferimento e lente anteriore predisposta per il montaggio filtri e portafiltri, flat per dichiarare aperte le ostilità col "benchmark" di categoria, penalizzato dalla curvatura impossibile per natura da ...filtrare tout court se non fosse caduto un'altro Muro di Gerico con la seguente Dichiarazione di Guerra dei progettisti Nikon dimensioni più contenute e peso...da Sorge spontanea la domanda.... "e rispetto il Nikkor Z 14-30/4S ... ?" che da un anno e mezzo circa solleva consensi e critiche tra chi lo usa e chi non sapeva se comprarlo o dover aspettare questo zoom... dimensioni operative e peso (al lordo dei 18grammi del tappo posteriore) schemi ottici Insomma, già sulla base delle specifiche c'è da rimanere esterrefatti su come i progettisti siano riusciti a rendere possibili certe misure, sorprendenti già in casa Nikon, per non parlare di casa dei concorrenti, dove obiettivi simili pesano sempre intorno al chilo, più o meno... Tre ghiere, rispettivamente: funzione(diaframmi, comp.esposizione,programmabile), zoom e fuoco. Come negli altri obiettivi Z di gamma alta troviamo il display LCD multifunzione (che segna per un'attimo Nikkor all'avvio) Scala delle distanze e della pdc... 28cm è la minima MAF lunghezza focale (utile per molte occasioni nelle quali sia tassativo utilizzare una determinata focale) Scala dei diaframmi a terzi di stop Ma....tecnici Nikon... mi spiegate per quale arcano motivo questo display funziona solo per qualche secondo e poi si spegne? Ma un rigo di comando per farci scegliere se tenerlo sempre acceso oppure non ? Consuma così tanta batteria da privarci dell'opportunità e della bellezza che lo connota? Aggiorniamo il firmware con questa possibilità? Completa la dotazione dello zoom, il tasto funzione, gestibile dal menù fotocamera e il semplice slider di inserimento/esclusione AF Bello nel complesso: ergonomicamente valido anche sulle Nikon Z senza Battery Grip, (al contrario del cugino F) costruito bene, con ghiere larghe il giusto, per non interferire con le dita, nell'uso intenso lavorativo, come invece avviene in alcuni Nikkor Z fissi, bilanciatissimo al centro, senza lenti anteriori a farlo pendere eccessivamente avanti, dotato di due paraluce e due tappi dedicati agli stessi, per le notizie relative rimando all'unboxing di due settimane fa Andando in campagna a trovare i miei alberi, piante e filari, una delle prime foto che ho scattato è stata anche una delle più critiche per questo genere di ottiche, ossia un controluce diretto con il sole inquadrato, in un cielo terso e ampiamente riflettente mi sono subito sentito rassicurato in termini di tenuta ai riflessi: d'altro canto sul coating di questo zoom troviamo Nanocrystal e trattamento ARNEO, ed anche a diaframmi medio chiusi come gli f/8 di queste due foto iniziali la resa mi pare adeguata alle aspettative, solo qualche sbavatura forzando la mano in PP Ma la curiosità nell'utilizzare un f/2,8 è certamente quella di metterlo alla prova a tutta apertura, utilizzando l'ampio angolo di campo dei suoi 14mm per inquadrare primo piano e sfondo utilizzando un colpetto di flash dosato per aprire le luci che nessuna postproduzione di un controluce diretto potrebbe restituire e qui direi che il Nikkor Z 14-24/2,8S si invola e pure con leggiadria 15mm f/2,8 complici luce e colori che la mia Terra e la corrispondente resa del sensore della mia nuova Nikon Z6II, ci concedono 16mm f/8 anche ai diaframmi intermedi di queste altre prove di ritratto agreste 15mm f/4 24mm f/5,6 24mm f/8 24mm f/4 Servita la frutta, andiamo alla figura, intanto quella raffigurata (anche per i motivi prima espressi) che si presta a sperimentare con facilità di confronto conoscete già il sito ed i soggetti, se mi seguite su Nikonland: ecco piazza Pretoria a Palermo e la Fontana delle Vergogne (sc. Camillo Camilliani) dove i 14 mm di questo zoom si esprimono con misurazioni e cellule esposimetriche differenti, nel modo che desideriamo (anche i 18mm, eh... ) così come l'ortogonalità delle sue proiezioni prospettiche, negli interni della Chiesa del Gesù a Casa Professa senza mai perdite di dettaglio, neppure in condizioni di ripresa basate sul VR dell'obiettivo, abbinato a quello della fotocamera: efficienti e silenti, come ormai Z ci abitua variando angoli di ripresa e focali... ...il risultato non cambia. se non per il fatto, come ho osservato anche in esterni, della sensazione di indefinito sullo sfuocato lontano, aa 14mm a tutta apertura, in modo incoerente con i piani immediatamente successivi a quello di messa a fuoco, che pur meno distinti, mi sembrano qualitativamente migliori di quelli distanti. Ma certamente un 14-24/2,8 non vuole (e non può) arrogarsi caratteristiche proprie dei mediotele da ritratto, nonostante anche questo Z sfoggi un diaframma a nove lamelle, probabilmente a causa della sua minima distanza di fuoco davvero ridotta (28cm), comune però al cugino F ed al fratellino Z f/4. Ineccepibili le inquadrature di parti di grandi spazi, assolutamente corrette, anche ai bordi, anche a TA, anche a queste distanze di ripresa... come si può notare in questo crop della immagine precedente Dettaglio sempre e comunque, ad ogni focale, nei particolari più minuti, anche in condizioni di luce disponibile non eccellenti e basta chiudere il diaframma (qui f/8 @ 14mm t/30 ISO 2800) anche a mano libera, (grazie all'eccezionale riduzione del mosso in queste mirrorless) per eliminare del tutto quella sensazione di indistinto di cui sopra e portare a casa il risultato che il professionista desidera (tanto quanto il semplice appassionato) In esterni, controllando i parametri di esposizione in funzione del contrasto desiderato, si passa da così... a così... dalla parte opposta del concetto (oltre che della magnolia) ed in entrambi gli estremi, trovo soddisfazione ed elasticità di uso il soggetto è sempre ben definito, da tutta apertura, fino ai diaframmi chiusi, senza apparenti sobbalzi di nitidezza e contrasto E se andassimo a ...mare (a Novembre...???) (si...a Palermo, si...!) le cose non cambiano in peggio, nonostante riflessi e trasmissione UV ingrandite pure... Una delle caratteristiche, meno apprezzate, dei superwide è certo quella di deformare i soggetti posti ai bordi laterali del fotogramma, anche se in asse rispetto il centro: pertanto supportiamo di flamenco il luogo più suggestivo di Villa Giulia: quello adorno delle statue di Marabitti del Genio di Palermo e delle raffigurazioni lapidee di gloria, abbondanza, ira, invidia e rabbia, in un insieme di bellezza statica ed in movimento... Direi che senza aspettarsi miracoli, però le deformazioni prospettiche derivanti da inquadrature del genere, siano quelle che ci si possono aspettare e del tutto accettabili, nell'ottica di un reportage che comprenda ovviamente anche una migliore considerazione della composizione: c'é chi manifesta tacitamente approvazione... come chi, probabilmente, minore considerazione facile essere considerati Verità più difficile risolvere in assenza di luce contrastata: ma il risultato che ne deriva, resta ineccepibile, a mio modesto avviso. Chiaramente in luce piena questo obiettivo non ha la pari quasi con nessun'altra lente wide del corredo Nikon Z, non fosse che per la gamma di focali utili il suo valore aggiunto è decisamente la facilità di resa, a monte della postproduzione, nella quale ci si dedica più a limare che a correggere basta cercare di mettere meglio in bolla di così... quando riprendiamo, specie in verticale, dove i 114° di angolo di campo a 14mm, vanno domati per bene. E quando luce non ci sia? Ecco che arrivano i fotografi di wildlife e di astri, con le esigenze connesse non solamente alla possibilità di utilizzare filtri, ma sopratutto di valutare la resa ottica agli EV negativi e la capacità di correzione del coma, ai bordi oltre che al centro dell'inquadratura. E pur non praticando spesso il genere in questione, qualche prova ho voluto farla anch'io, forte della novità sulla Z6ii dell'estensione della scala dei tempi di esposizione in M, fino a 900 secondi: serviti da indicazione su cunter del tempo residuale della posa. e ritengo che i cultori del genere potranno togliersi molte soddisfazioni anche in questo ambito. Infine, il mio giudizio di valore di questo superwide Nikkor Z, che oltre a completare sulle focali più ampie il listino della Casa di Tokyo, lo fa nel pieno rispetto delle aspettative riposte da chi per un paio di anni lo ha aspettato, impaziente...prezzo compreso, oggi attestato sui 2700 euro, al lordo delle promozioni. pregi: nitidezza, contrasto, brillantezza peso e dimensioni contenute, ergonomia indicazioni del display soluzioni per consentire l'uso di filtri dotazione di accessori luminosità e resistenza ai riflessi difetti: sfuocato un pò impastato a TA mancanza di regolazione temporizzazione display (comune agli altri obiettivi Z che ne dispongono) assenza di una custodia adeguata alla classe dell'obiettivo qualche possibilità di fringings, solo in pessime condizioni di controluce e di rifrangenza. Max Aquila photo (C) per Nikonland 20quasi21
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  21. Una delle caratteristiche innovanti della Nikon Z6ii per gli astrofotografi, i Panoramix, i Wildphotographers e non soltanto per essi, è certamente tanto innovativa in casa Nikon, quanto taciuta. Si tratta dell'ampliamento dei tempi di esposizione disponibili in Manual, ben oltre i 30 secondi canonici standard cui siamo abituati da sempre in digitale (sulle reflex a pellicola, non tutte arrivavano a tanto) ad arrivare fino a ben 900 secondi, in 10 stop, da 60 secondi e poi 90, 120, 180, 240, 300, 480, 600, 720, 900" ossia fino a ben 15 minuti di esposizione controllata direttamente dall'otturatore. Non tutti bazzicano dalle parti dell'estremo opposto ai tempi veloci dell'otturatore e devo dire che in questi due anni di Nikon Z ho latitato anch'io. Ingiustamente, perchè le schermate estreme annoverano i due ausili consueti, posa B (bulb) nella quale, disponendo di uno scatto remoto, a filo o radio controllato, si tiene fisicamente aperto l'otturatore, premendo sul pulsante del telecomando, fin quando si intenda ultimata l'esposizione, sulla base dei calcoli scientifici o empirici dei fotografi dai lunghi tempi . posa T (time) con la quale si può scattare lunghe esposizioni, anche non disponendo di un remote control, aprendo l'otturatore con un impulso (per esempio impostando l'autoscatto) e chiudendolo a mano con una pressione su pulsante di scatto o di accensione.... rischiando certamente il mosso. Infine, sincro flash a 1/200" fisso che non c'entra nulla con le pose lunghe... Attivando dal menu': personalizzazioni/d6/abilita tempi estesi, invece, si ottengono in modo M questi dieci step di esposizione in più purtroppo, come si vede, non assistiti dalla scala di visualizzazione grafica dell'esposizione, che si ferma ai soliti 30 secondi: in questo modo ne ho approfittato per scattare utilizzando parametri di esposizione inconsueti, come ISO bassi e diaframmi medio chiusi. Che non è il motivo principale della innovazione, la quale consente ben altre facilities agli appassionati delle lunghe esposizioni. Affrancandoli dai temporizzatori degli scatti remoti: e permettendo l'uso di dispositivi semplificati e poco costosi. Ma, sorpresa nella sorpresa, la volete sapere la novità... ???? (non mi pare di averne fin qui sentito parlare...da youtubber e ambassador del Marchio, nonostante l'inflazione di video) Ve lo dico in questi due MP4 terribili, girati sul posto e senza alcun riguardo, col mio cellulare, quando me ne sono accorto... 1.mp4 2.mp4
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  22. No, non avete capito, non si tratta di quegli sgradevoli problemi gassosi legati alla cattiva digestione o agli spasmi intestinali, no. La GAS, acronimo dall'inglese Gear Acquisition Syndrome - traducibile più o meno come SAC, Sindrome dell'Acquisto Compulsivo ( di Attrezzatura) - è una malattia indipendente dalla corretta o meno alimentazione e che colpisce molti fotografi o sedicenti tali. Questo articolo, non troppo serio, è una riflessione su questo istinto e la confessione di un ex GASista A volte, troppe volte, a tanti prende la smania. Pensiamo, no, "sentiamo", un impulso salire dallo scantinato del nostro cervello : noi vogliamo, ci dobbiamo procurare assolutamente quel tale obiettivo, fotocamera, quel tale accessorio, altrimenti la nostra produzione fotografica subirà un drastico calo di qualità (o, ammettiamolo, un calo di motivazione?). Per carità, non c'è niente di male a comprarsi dell'attrezzatura nuova, anzi restare aggiornati e procurarsi gli strumenti migliori che possiamo permetterci per soddisfare la nostra passione è assolutamente un bene. Non è GAS. La GAS è diversa. Come riconoscerne i sintomi? Il sintomo principale è che si compra un obiettivo/corpo macchina/altro aggeggio, con la convinzione (autoindotta, prima la voglia poi la giustificazione) che è assolutamente indispensabile per fare al meglio quello che vogliamo fare, la verità è che ci si fanno un po' di foto così così (ad essere generosi), con l'alibi che "tanto sono di prova" e poi? Poi il prezioso strumento di cui non si poteva fare a meno, senza il quale l'arte non poteva esprimersi, va a finire da qualche parte, la produzione artistica rallenta (se mai è partita) e tutto tace, no, al contrario, parla e scrive tantissimo sui forum di quanto sia buono questo o quello, e se va bene si mostrano per lo più gatti, cani, neonati, canarini, antenne paraboliche, per valutare aberrazioni di ogni genere, fino a che l'astinenza si fa sentire ed eccoci a nutrire il nostro spacciatore fotografico preferito, a procurarci l'ultimo grido con cui si fotograferanno gli stessi cani, gatti ed antenne paraboliche (i neonati anche, non hanno fatto in tempo a crescere, mentre i canarini li ha mangiati il gatto) per prova, poi chi lo sa. Ma perchè ha preso un 70-300 Tamron? Ehmm Dottore, perchè permetteva un rapporto di riproduzione maggiore del Nikon, ed era molto economico. Ma guardi questo crop 100% non mi dica che non sapeva che la qualità non era paragonabile? Beh dottore, lo sapeva anche il gatto (sigh). Ma quante foto ci ha fatto con questo obiettivo prima di darlo via? Scusi dottore, mi stanno chiamando al cellulare... Se per caso si va a fotografare davvero, può anche essere che ci si porti l'attrezzatura vecchia, perchè l'altra la stiamo ancora studiando. Esiste una cura? Ci sono casi incurabili, quelli che hanno bisogno dell'emozione dell'acquisto più ancora che dell'oggetto stesso, al pari dei giocatori, lì ahimè non c'è niente da fare. Per gli altri, ci vuole un po' di buona volontà ma sì, è una malattia curabile. Ecco la ricetta: Il primo ingrediente della medicina è un esame su se stessi: Qual'è il genere fotografico che preferisco? Oltre a preferirlo nella mente, fotografo davvero, sto continuando a fotografare? Se la risposta è no... allora forse è il caso di mettersi a riflettere se non sia meglio prima chiarisi le idee su cosa si vuole fare e dopo valutare gli acquisti in modo che non siano a casaccio e soprattutto senza fine. Se ci viene voglia di qualcosa solo perchè è nuovo, magari accattivante, ma non ci serve realmente, beh, è un problema di GAS. Lei si è comprato un corredo Fuji, perché? Mah dottore, in quel momento mi sembrava la cosa giusta da fare e poi le Fuji X sono tanto carine... Ma le ha rivendute in fretta, per tornare a Nikon, come mai? Scusi dottore, ma devo andare, mi sono ricordato di un impegno urgente... Nel caso invece si abbiano le idee piuttosto chiare e sì, si stia ancora fotografando, allora si può passare al secondo ingrediente: Valutare se quel mirabolante attrezzo di cui ci ha preso il desiderio è coerente con quello che ci va di fotografare, se è davvero utile o invece eccessivo per qualche motivo, peso, ingombro chi lo sa. Tornando seri per un momento, un acquisto extra Nikon di cui non sono pentito è la SIGMA Sd4 H. Nella sua sia pur ristretta comfort zone, è una gran macchina (e la uso davvero). Altro passo fondamentale, è chiedersi se davvero l'oggetto del desiderio ci può portare a fare foto migliori o se invece il problema maggiore sono i nostri limiti, piuttosto che quelli dell'attrezzatura e perciò faremmo meglio ad investire su noi stessi in termini di tempo e studio, anzichè investire denaro in oggetti di per sè ottimi, ma che non riusciremmo a sfruttare per quel che potrebbero rendere se fossero in mani più capaci. Ho arricchito il mio corredo del nuovo corpo macchina e dei nuovissimi obiettivi, ma le mie foto non sono per niente migliori di quelle che facevo prima... mmm... cosa vorrà dire? Ma certo! Che devo comprare altra attrezzatura! Piuttosto, sarebbe meglio investire in studio ed esperienza... (Da Phoblographer) Se questa strada sembra troppo difficile, volendo, c'è la soluzione alternativa, completamente opposta: riconoscere la cronicità della malattia, reagire con un'alzatina di spalle, e senza farsi troppi problemi comprarsi quello che ci pare sapendo che saranno i soliti gatti, cani neonati, nonni e parabole TV "preliminari" e che ad essere sinceri il nostro divertimento sta lì più che nel fare fotografie (e un po' sta anche nelle discussioni infinite online sulle attrezzature, il purple fringing, il focus breathing il cuscinetto, il barilotto...)! Attenti però, non dobbiamo essere puritani/integralisti/manichei tutto bianco o nero. Togliersi uno sfizio un volta tanto, per vezzo o curiosità, voglia di provare, non è un male, lo si fa tutti e non per questo si soffre di GAS, specie se soprattutto si fotografa. E' quando la bilancia pende pesantemente dalla parte dell'acquisto che verso l'uso effettivo degli oggetti acquistati che bisogna cominciare a preoccuparsi.
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  23. Mentre Nikon continua a lavorare, personalmente attendo pazientemente alcune novità, il mondo Z ha ormai raggiunto una buona maturità ed è in grado di dare grandi soddisfazioni a tutti i fotografi. Scopo di questo articolo è quindi presentare e condividere la mia personale selezione di lenti per fotografare il paesaggio, diurno e notturno, insieme ad alcuni "trucchi" appresi sul campo con un uso prolungato di questi strumenti che, a parte il relativamente recente 14-24/2.8S, non sono assolutamente delle novità. Ma credo che trasmettere le esperienze, anche di lungo periodo, e quello che da queste deriva sia una delle cose utili che Nikonland può fare per i Nikonlander e per tutti i lettori. Ancor di più se questo può contribuire non solo a definire i pro e contro di un singolo strumento ma a presentare un kit definito ed ottimizzato per un compito specifico, con i razionali delle scelte fatte per comporlo rispetto alle alternative disponibili. Presentiamo quindi i protagonisti! Parleremo di: Z6II, che qui vedete seduta sull'indispensabile impugnatura/basetta arca (meike in questo caso) 14-24/2.8 S, con tappo portafiltri 24-70/4 S 70-300/4.5 5.6 AF-P, con il suo FTZ Io fotografo prevalentemente in natura e, quindi, nell'assemblaggio del mio kit, ho cercato il compromesso tra più esigenze. Innanzi tutto, un'ottima qualità di immagine contrapposta ad una adeguata semplicità di trasporto e d'uso sul campo. Per questo ho scelto tre zoom, capaci di garantirmi il meglio in assoluto sulle focali grandangolari ma anche ottime prestazioni, in particolare chiudendo un poco il diaframma, nelle focali intorno alla normale e lato tele. Tele che, per come mi piace fotografare, è opportuno abbia una lunghezza massima di almeno 300mm. Ma andiamo con ordine. La Z6II non ha la massima risoluzione disponibile, appannaggio della Z7II, ma ha un ottimo equilibrio complessivo tra gamma dinamica, risoluzione e tenuta agli alti ISO. La qualità di immagine è sostanzialmente la stessa della Z6, ma con una apprezzabile differenza: ha una maggior capacità di recuperare le ombre senza mai far trasparire la matrice dei sensori AF. Intendiamoci, non è una cosa che ai file della Z6 succeda con frequenza ma, in condizioni di luce estreme (3-4 stop da recuperare), a me è capitato mentre con i file della Z6II mai. Sulla risoluzione di Z6II vs Z7II ho già detto nel passato, ripeto per comodità dei lettori: dalle prove pratiche risulta che è pressoché impossibile vedere la differenza di dettaglio tra una stampa prodotta da un file 24 mpix ed uno a 45 mpix per dimensioni inferiori ad A2. E questo se il file della Z7 viene prodotto nelle migliori condizioni (perfetta messa a fuoco, perfetta tecnica, perfetta lente, ISO base) in quanto ogni "errore" in ripresa contribuisce a ridurre questa differenza. Allargando il discorso, c'è un'altra caratteristica che ha uno straordinario impatto nella pratica fotografica: il sensore stabilizzato, che consente tempi di scatto a mano libera incredibilmente lunghi ed impossibili alle reflex. Quanto lunghi? beh, il mio record a mano libera è 1/15" di secondo con il 500/4! Ma sostanzialmente l'impatto nella foto di paesaggio è tale che, dopo una vita passata sotto zaini affardellati dal treppiede, ora porto questo ausilio solo se prevedo di fotografare prima dell'alba o dopo il tramonto o se voglio utilizzare tempi lunghi con intento creativo. E anche quando lo porto, lo uso solo quando serve in modo da essere più agile e veloce nelle inquadrature. Me lo avessero detto 5 anni fa non ci avrei creduto! Del 14-24/2.8 S abbiamo scritto moltissimo, io in particolare per questo genere fotografico qui e qui. Pure Max si è parecchio dato da fare, cercate su Nikonland e troverete tutte le informazioni utili a valutarlo. Più lo uso e più mi convinco che sia il miglior zoom grandangolare che si sia mai potuto montare su una Nikon. Zoom che è stato corredato anche di una comodissima funzionalità per utilizzare i filtri, che è la proverbiale cigliegina sulla torta fatta da prestazioni ottiche inarrivabili unite ad un peso piuttosto leggero ed a dimensioni contenute. Il 24-70/4 S lo abbiamo conosciuto al debutto del sistema, è la lente kit apparsa per prima insieme a Z6 e Z7. Non ha la brillantezza del fratello maggiore f2.8 e neppure dei fissi Z di pari focale, ma ai diaframmi più usati nella fotografia di paesaggio (tra f8 ed f16) è un eccellente performer. Se consideriamo quanto è piccolo e leggero lo definirei uno straordinario performer! Il 70-300/4.5 5.6 AF-P è.... l'intruso. Perché non è frutto della nuova progettazione e produzione Nikon e, quindi, ha ancora bisogno di essere intermediato dall'FTZ per connettersi al bocchettone delle Z. Ma, una volta fatto, funziona perfettamente e rende disponibili un bel autofocus e prestazioni ottiche che il prezzo esiguo non farebbero lontanamente immaginare. Nikonland, alla sua uscita e probabilmente in anteprima mondiale, è andata a provarlo ed ha scoperto e svelato questa vera e propria gemma! Ovviamente ringrazierò moltissimo Nikon quando farà un tele Z nativo con la sua leggerezza e, prevedibilmente, prestazioni ancora migliori. Ma ne frattempo uso lui senza remore. Come dicevo, questo è il kit che viene con me tutte le volte che vado "per paesaggi". Come lo trasporto? Beh, io sono "allergico" ai vari zainetti fotografici perché nessuno ha uno schienale veramente comodo, capace cioè sia di scaricare il peso sul bacino del fotografo e non sulle sue spalle sia di essere adeguatamente traspirante (compresi anche quelli "più ottimizzati" come gli fStop). E fotografando nella natura, spesso camminando molte ore, la differenza tra un buono zaino pensato per la schiena del fotografo ed una "soluzione da fotografi" è abnorme. E, di più, a me lo zaino serve per portare anche acqua, cibo, indumenti.... tutte cose che nel normale zaino fotografico non stanno. Ma come proteggo tutto nello zaino? E come rendo comodo l'uso sul campo? Usando una custodia appositamente progettata e prodotta da Tenba: la BYOB 10 DSLR (BYOB=Bring Your Own Bag!). I più attenti noteranno 2 cose. La prima è che questa custodia è più lunga che larga e la seconda è che la cerniera non segue il bordo ma va quasi a metà del lato corto. Entrambe queste caratteristiche sono state pensate per rendere più semplice l'uso dentro ad uno zaino invece che in una borsa a spalla (Tenba produce anche un modello orientato orizzontalmente per inserirlo in una messenger bag). Per maggiore flessibilità sul campo, ho sostituito i divisori di serie con normalissimi "tubi" in neoprene (Lenscoat in questo caso). Questo mi consente di riporre dentro Tenba+tubi tutte le combinazioni d'uso (cioè qualsiasi delle 3 lenti montata sulla Z6II e le altre 2 nei tubi) e di appoggiare il tutto su rocce o erba umida senza necessità di particolari precauzioni. Mi consente inoltre di portare anche la sola custodia, con la sua comoda maniglia, se ad esempio decido di lasciare a terra o in tenda lo zaino. Ok, ma quanto pesa tutta questa roba? Meno di 3.5KG! Considerando che il tutto è eccellentemente protetto nel trasporto e che mi rende disponibili tutte le focali da 14 a 300 con un'ottima qualità direi che non è niente male. Si potrebbe andare più leggeri? si, in più modi: 1) sostituendo il 14-24/2.8 S con il 14-30/4S. Ma non sarebbe la stessa cosa, non solo perché il 14-24 è a 360° una lente migliore del 14-30 - alla fine della fiera anche il 14-30 fa ottime foto ed è migliore del 16-35/4 che ho usato per migliaia di fotografie con le mie reflex - ma perché fotografando di notte lo stop di differenza è dirimente. E la differenza di peso è comunque di meno di 2 etti, cioè il 5% del peso del mio kit. Per me assolutamente non ne vale la pena. 2) sostituendo 24-70/4 S E 70-300/4.5 5.6 AF-P con il 24-200/4 6.3. Qui la partita è veramente dura perché le due lenti che ho scelto, insieme, pesano 1.5kg mentre il nuovo super zoom pesa meno di 600gr, e cioè risparmierei il 26% del peso nel mio kit. Ed un chilo in più o in meno in montagna si sente. Questa strada è stata seguita da molti, anche qui su Nikonland, e pure io l'ho provata. Ma, per me, questo risparmio impatta sulla qualità delle immagini in un modo che rende il compromesso non funzionale all'obiettivo. I motivi più importanti sono l'inferiore qualità ottica attraverso tutto il fotogramma/focali e la mancanza delle focali 200-300, aspetti che nella mia fotografia di paesaggio hanno più importanza di quel kg nello zaino. Di più, il vantaggio principale della soluzione super zoom - passare da 24 a 200 senza cambiare obiettivo - per me è del tutto marginale. Ovviamente per altri le cose possono stare diversamente: sopra ho scritto i miei motivi, ciascuno valuti per se! Ed ora un po' di foto, spero capaci di illustrare quanto detto. Il Dente del Gigante, illuminato da un pallido sole, fa capolino tra nuvoloni che coprono quasi tutto in un pomeriggio decisamente burrascoso. In casi come questi la capacità di chiudere le inquadrature con il teleobiettivo rende possibile trovare scorci interessanti anche in situazioni di luce decisamente sfavorevoli. Z6II su 70-300/4.5 5.6 AFP@92mm f8 1/320 ISO100 Il cielo migliora ed aumentano le zone illuminate dal sole, la sfida è aspettare ed avere il momento giusto con la luce che pennella dove si desidera. Z6II su 70-300/4.5 5.6 AFP@116mm f8 1/200 ISO100 Ma in certi casi sono utili focali ben più lunghe e lo stabilizzatore aiuta tantissimo a farlo anche a mano libera e con gli ultimi od i primi raggi di sole. Z6II su 70-300/4.5 5.6 AFP@300mm f6.3 1/80 ISO100 Z6II su 70-300/4.5 5.6 AFP@300mm f5.6 1/200 ISO100 Per avere una adeguata profondità di campo, ed estendere la nitidezza da un primo piano molto vicino ad uno sfondo distante Km, è necessario chiudere molto il diaframma. Ma noterete la nitidezza esemplare da angolo ad angolo, a dispetto della diffrazione che molti fotografi sembrano temere in modo eccessivo, merito di questa lente kit decisamente sopra la media. Z6II su 24-70/4S@24mm f16 1/20 ISO100 Una lente versatile come il 24-70 è spesso indispensabile per rifinire la composizione quando non è possibile "zoomare" con i piedi. Inoltre, quando il sole spostandosi cambia il modo in cui la luce colpisce le montagne, potersi muovere rapidamente fotografando a mano libera è impagabile. In casi come questo, con i riflessi da "riprendere a piombo", oltre allo stabilizzatore sul sensore è estremamente utile anche la bolla elettronica presente a mirino. Z6II su 24-70/4S@60mm f11 1/13 ISO100 Per avere il sole "a stella" con tutti quei raggi e le lame di luce sulle vette occorre essere li nell'istante esatto, chiudere a f16 ed avere una lente resistente ai riflessi quando il sole colpisce la lente frontale dell'obiettivo. L'ho già detto che il 24-70/4S è una gemma? Z6II su 24-70/4S@62mm f16 1/100 ISO100 La luna e la primissima luce del sole (sono le 5:58) illumina le vette più alte. A 1600ISO, solo un ottimo sensore ed una esposizione perfettamente centrata possono catturare sullo stesso fotogramma quelle luci senza sfondarle e quelle ombre senza chiuderle sul nero. Questi ISO sono necessari a ad avere un tempo di scatto relativamente rapido per evitare il movimento della luna, anche a 14mm! Ovviamente occorre anche un obiettivo capace di non chiudere le ombre e luminoso abbastanza da non obbligare ad ISO ancora più alti, cosa che avrebbe sia aumentato il rumore sia ridotto la gamma dinamica del sensore. Z6II su 14-24/2.8S@14mm f2.8 1" ISO1600 Quando ho fatto queste foto per illustrare l'articolo - non tutte - ero a Chamonix. L'obiettivo era fotografare la via lattea sopra il monte bianco e tutta la catena fino all'Agulle Verte, passando tra gli altri per Aguille du midi, Dente del gigante, Grand Jorasses e Drus. Con il tutto specchiato nel lago! Purtroppo il meteo ha fatto i capricci e dopo la pioggia pomeridiana e le schiarite serali, tutto previsto nelle ottime previsioni del tempo di MeteoFrance, abbiamo avuto cielo coperto fino alle 3AM. Per il movimento della terra, a quel punto la via lattea non era più dove avrebbe dovuto essere e ci siamo inventati un "piano B". Fotografare il cielo stellato illuminato dalla falcetta di luna presente a tarda notte. Ed eccoci qui. Difficile da vedere nel file ridotto che ho postato qui, sulla cresta del Monte Bianco si vedono salire gli scalatori con la pila frontale!!! Z6II su 14-24/2.8S@17mm f2.8 13" ISO 3200 (10 file raw sovrapposti in postproduzione con Starry Landscape Stacker) Massimo Vignoli per Nikonland (c) 12/9/2021
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  24. Habemus Macro ! (ph. Maratta) E non perchè non ci bastassero le lenti addizionali su fissi e zoom, come abbiamo fatto da anni in qua, specificamente su Z (grazie alla alta qualità intrinseca di quasi tutte le lenti presentate in questi tre anni), visto che noi (plurale maiestatis) facciamo più close-up potograpy che macro o micro vere e proprie, per limiti intrinseci e personali: ma perchè era davvero impensabile che l'ultimo obiettivo specifico, marchiato Nikon, fosse un mamozzone di quindici anni fa, evoluzione di un progetto originariamente datato 1990... (ph. Renesto) con gli immaginabili limiti dovuti alla sperimentazione del tempo (2006) relativa ai sensori ante D3... Negli articoli pubblicati su Nikonland, specialmente quello a firma di Silvio Renesto, trovate ogni specificazione tecnica, in rapporto all'obiettivo appena presentato e che sta spopolando in tutti i negozi e vetrine di e-commerce, già solo col passaparola, vedendo la qualità degli scatti pubblicati, di gran lunga superiori alle aspettative e per giunta in assenza, (ancora per poco) di una mirrorless di riferimento, con la Z di Nikon, per riuscire a sfruttare il livello ancora ignoto delle migliori ottiche Nikkor S, fin qui presentate. Quindi il taglio di questo mio articolo, certamente più rivolto ad un utilizzo meno competente di chi ha già scritto, vuole rimarcare ulteriormente le potenzialità di questo macro, anche nelle..."mani sbagliate", quali possono essere le mie, invece di quelle degli scienziati che potranno estrarre da questo succo elementi di gran lunga più ...sostanziosi dei miei. Gli scatti, eseguiti con la Z6ii prima di venderla, sono dei miei soliti soggetti campagnoli, che illustro anche e con equivalente soddisfazione nell'articolo che riguarda il fratellino piccolo, quel MC50/2,8 che sta facendo breccia anche lui per la sua compattezza e leggerezza, unite anche in questo caso, alla qualità generale ottica La prima sensazione di piacevolezza di questo MC 105/2,8 è, secondo me, conferita dalla marcata sensazione di tridimensionalità, nella combinazione tra soggetto focheggiato ed il resto dell'inquadratura anche gli elementi eventualmente di disturbo nell'inquadratura, vengono resi in una maniera così elegante ed attenuata, da divenire soggetto a loro volta perfino in una foto apparentemente senza soggetto, gli oggetti prendono predominio nell'immagine, grazie a questo Nikkor MC 105/2,8 la dove non si arrivi addirittura a scambiare di importanza soggetti e strutture... specie nei pressi di tutta apertura, se prive di elementi forti di...interpretazione Non sono mai riuscito a trovare spiacevole, nervoso, lo sfuocato, anche nelle sue condizioni peggiori, dove cioè sia già identificabile senza ancora la giusta definizione Isolando poi in inquadratura il soggetto, basta il contrasto cromatico a fare il resto definizione eccellente sia in luce sia in controluce come si vede da questo crop della precedente immagine i punti di luce fuori fuoco determinano riflessi vagamente poligonali, nonostante il diaframma a nove lamelle, ma comunque tenui e composti, senza la benchè minima traccia di flares o ghosts, che nell'era moderna sembrano brutti ricordi, apprezzati solo dai vlogger come effetto ...speciale il controluce pieno e diretto, anche non assistito da luci di schiarita è entusiasmante Figuriamoci scegliendo il soggetto adatto per cromie e trasparenza, in favore di luce ancora, sulla differenza di resa a diaframma medio aperto: qui f/5,6 oppure chiuso, ad f/16 Chiaramente incrementando progressivamente anche nitidezza e contrasto... qualità che farà scegliere il diaframma più adatto alla resa del soggetto ritratto Tra le caratteristiche salienti dell'obiettivo, molto apprezzato dai possessori, è sicuramente il peso limitato a soli 630 grammi (cento in meno del precedente F) che, unitamente alle dimensioni, ergonomicamente ideali, le due ghiere, una delle quali ampiamente personalizzabile, il pulsante funzione ulteriore ed il display fornito anche di scala del rapporto di riproduzione, ne fanno un attrezzo da lavoro di grande maneggevolezza e facilità d'uso (handling), qualità che consente a tutti di avvicinarvisi. Il tutto insieme ad un prezzo d'attacco (sotto i 1200 euro) davvero azzeccato, ne farà un successo di vendite a patto di produrne i quantitativi richiesti (cosa che è il cruccio di tutti i produttori ai nostri giorni) Ugualmente, nell'appassionante ricerca dello scatto più interessante agli insetti che sono i più interessati vicini dei fiori che ho ritratto, questo obiettivo si manifesta con una resa adatta ad ogni esigenza di ripresa, dagli sfondi più uniformi a quelli più definiti (insieme al soggetto, ovviamente) e la sua maneggevolezza invita alla sfida in velocità e prontezza di azione dell'AF tanto quanto nell'avvicinamento fino ai 29cm dal sensore della minima distanza di maf (nessuna pretesa rispetto i capolavori ammirati negli articoli prima ricordati) f/4 f/13 allo stesso diaframma, con differente sfondo, ovviamente cambia tutto: idem...aumentando la distanza fino a servire da puro e semplice strumento da ripresa, invece che da...test, aiutando a scoprire...insperate scenette...! Manifestando una resa eccellente anche nei crop immagine di queste ultime quattro foto, dove siamo arrivati, nella penultima, quasi ad un 2x Finito il periodo di prova e ceduta la Z6ii, ho reso l'obiettivo che in mani più capaci delle mie sarà capace di produrre immagini ben più spettacolose. Mi è rimasta una interiore soddisfazione della capacità di rinascita Nikon nell'ambito che la aveva più caratterizzata alle sue origini: la produzione di ottiche al di sopra di ogni immaginazione, senza dovere eccedere, cadendo nel più facile (a ben pensarci) NO COMPROMISE Qui, invece il compromesso è stato fatto, contenendo il prezzo ad un livello al quale tutti gli interessati non avranno più scuse per cambiare sistema. Nikon Z, of course ! Max Aquila photo (C) per Nikonland 2021
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  25. Eccola qua, appena arrivata, voglio aprirla insieme a voi. la scatola non offre novità rispetto a quanto siamo abituati. I sigilli Nital e il marchio Nital VIP sono i consueti. tagliamo insieme il sigillo giallo che promette 4 anni di garanzia in Italia si apre la scatola con la vista su due libretti che contengono i manuali nelle principali lingue europee. Attenzione, si tratta solamente del manuale rapido con la spiegazione delle funzionalità di base. Il manuale completo è presente in PDF sul sito Nikon, solo in versione universale, oltre a quella consultabile online in inglese. Esigenze di compressione dei costi e della personalizzazione delle scatole per i tanti paesi coperti da Nikon Europe (e dei costi di traduzione, molto elevati per ciascuna lingua). Così ogni scatola va bene per ogni paese europeo. perchè in termini di carta invece ce n'è. Ma a me i manuali sinceramente non interessano, specie in un'epoca e con una tipologia di "computer" fotografici che si aggiornano continuamente, tanto che il manuale delle Z originali, con il firmware 3.0 è diventato assolutamente obsoleto e non attuale. vista sull'intero ed eccola qui messa in evidenza la nuovissima Nikon Z6 II accessoristica standard che resterà nella scatola così come è per quanto mi riguarda (magari per un futuro nuovo acquirente ma magari no). Anzi, devo dire che se Nikon decidesse di vendere una serie di macchine in "scatola bianca", solo corpo e un foglio di multibolle senza nessun accessorio o aggiunta ... ma con un bel 500 euro di sconto, io sarei acquirente fisso di quelle macchine. Ma sappiamo che io non faccio testo ... togliamo il copri-schermo LCD che riporta produttore ed importatore, Nikon Japan e Nikon Europe rispettivamente produzione in Tailandia, codice interno N1929. Matricola n. 4985. E' la mia, personale, pagata da me Oh, ecco il vano schede di memorie, popolato da due Lexar da 256 gigabyte l'una ... **** Prime impressioni lo scatto n. 1 in assoluto, fatto per futura memoria perchè in generale questi scatti sono di esclusiva della Z7 e lo scatto #1455 preso da una sequenza di 2-300 jpg a 14 fps con riconoscimento dell'occhio "quasi" tutti a fuoco. Si perchè in meno di 5 minuti ho fatto 800 scatti a 14 fps. E nella restante mezz'ora ho superato i 2000 scatti. Lo dico a beneficio di chi non arriva a 5.000 nella vita. Questa è una macchina veloce. E poco "vorace" : lo testimoniano 2800 scatti fatti con il 70-200/2.8 S + TC 1.4x ad f/4 e auto-ISO, per il 12% di carica utilizzata della nuova EN-EL15c. Totalmente compatibile con tutte le altre "medie" Nikon ma che qui, sulla Z7 II e sulla Z5 permette anche la ricarica e l'alimentazione durante l'uso della macchina. Per il resto .... .... poche sensazioni di pochi minuti. Un pò perchè è novembre, un pò perchè da domani la Lombardia sarà in un lock-down che di soft ha poco e quindi di fotografare non se ne parlerà per un pezzo. Abbiamo dovuto annullare la visita di una fantastica modella ceca per questa domenica, "prenotata" proprio per inaugurare la nuova macchina e chissà quando avremo qualche cosa da diverso dai miei cani davanti al mirino. Mortificherei la Z6 II con i suoi 14 fps a fare still-life, riproduzioni o fotografie delle nuvole del cielo, e quindi credo che se ne starà per lo più inoperosa fino a primavera, fatte due o tre cose per un test di buffer e raffica. Ma .... ... vi immaginate di poter mandare la vostra Z6 indietro in fabbrica per la revisione annuale. E quelli invece di limitarsi a pulizia e regolazioni, vi cambiano anche scheda madre e scocca ? Ecco. la nuova Z6 II è tale e quale alla Z6 liscia (solo che questa è arrivata con zero scatti mentre le "mie" Z6 avevano accumulato oltre 200.000 scatti !) tutto è identico, a parte la nuova batteria, le due schede di memoria e i contatti interni per il battery-grip le modifiche al menù sono minimali ed intuitive al primo impatto le nuove modalità di AF continuo (WIDE-L con riconoscimento di occhio di umani e pet, AUTO AF con le medesime possibilità), per me, sono più un fastidio che un vantaggio effettivo un filo di velocità in più ma da misurare strumentalmente per il resto è quello che la Z6 doveva essere nel 2018 se fosse uscita con questo hardware e il firmware 3.2 Il resto arriverà (spero) con aggiornamenti firmware ben al di là del 4K60p in formato APS-C promesso per febbraio-2021. Perchè abbiamo bisogno di una riscrittura completa delle modalità di autofocus che sfruttino l'hardware potenziato. Cosa che credo sia possibilissima anche solo ispirandosi a quello che fa la D6. La Nikon D6, non la Canon Mk X. Ci contiamo Nikon ! Per il resto grazie, era ora. Speriamo sia in arrivo anche il battery-grip che per me è la motivazione #1 di acquisto della Z6 II (oltre al chilometraggio già raggiunto dal Model One). Contando in una stagione in cui sfruttarla in autodromo o a bordo campo. O davanti ad una bella modella che balla nuda cantando allegramente "I love rock'n roll" con indosso solo il reggicalze e i tacchi ... e poter riempire entrambe le schede da 256 gigabyte ...
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  26. Dopo un mese di utilizzo intensivo posso trarre i miei giudizi, quasi definitivi su queste due nuove ottiche Nikkor. Il 105 penso sia il nuovo riferimento di qualità per un obiettivo macro. Nitido? Nitidissimo! A confronto il vecchio Nikkor 105 G mostra tutti i suoi anni, ma anche altre ottiche macro più recenti di altri brand non raggiungono questi livelli. Oltre alla nitidezza è impressionante la differenza a tutta apertura. Il vecchio modello è meno nitido e presenta più aberrazioni cromatiche, cioè aloni viola e verdi nei contorni dei soggetti sia nelle aree a fuoco che in quelle fuori fuoco. Nel nuovo modello è appena visibile solo a tutta apertura e tende a sparire completamente chiudendo di 2/3 di stop il diaframma. Come costruzione è impeccabile, è un po’ più grande del vecchio modello, ma è decisamente più leggero. Anche la stabilizzazione è superiore e sono arrivato ad ottenere buonissimi risultati anche con tempi di 5 stop più lunghi. Questo vuol dire che si riesce ad utilizzare a mano libera con tempi fino a 1/3 di secondo. Oltre si rischia spesso il micromosso. Con un’ottica non stabilizzata di pari focale si rischia il mosso già a 1/50 di secondo. Con lo Z MC 50mm f/2.8 si arriva a circa 3 stop effettivi di stabilizzazione garantiti in questo caso solo dal sensore stabilizzato delle Z (Z50 e Z fc quindi escluse) dato che l’ottica diversamente dal 105 è priva dello stabilizzatore ottico. Una delle grandi differenze dei nuovi macro Z MC è la resistenza al forte controluce, qui quasi tutte le altre ottiche macro che ho provato negli anni creano aloni invasivi e flare, mentre queste MC si comportano ottimamente. Il 105 è super nella resistenza agli aloni ed alla perdita di contrasto mentre il 50 fa un filo meglio del 105 con i flare ma crea un po’ più aloni. Ad ogni modo rispetto ai modelli precedenti e ad altre ottiche macro sono i migliori che abbia provato. (crop) (confronto tra MC50, sopra e MC105, sotto, ridimensionati) Il controllo della vignettatura è molto buono anche se ancora visibile a tutta apertura e tende a sparire chiudendo di uno stop il diaframma. In questo caso il 105 fa anche meglio del 50. Entrambi i modelli si comportano comunque meglio dei modelli precedenti e molto meglio di altre ottiche macro in mio possesso. Lo Z MC 50mm è molto più compatto e leggero, ma dall’aspetto meno raffinato del 105. Ha un paraluce piccolissimo e la messa a fuoco ha un movimento esterno e non interno come il 105. Questa non è bellissima da vedere ma ha consentito di ridurne le dimensioni. Qualcuno si è lamentato pure che tirando la lente frontale questa fuoriesce. A me non sarebbe mai venuto in mente di farlo. La messa a fuoco è ottima e precisa anche se non fulminea per entrambe. Questo è comunque tipico delle ottiche macro dato che l’escursione tra la posizione di infinito e la distanza minima di messa a fuoco è molto più elevata delle ottiche non macro. Per questo Nikon ha inserito un selettore laterale, sotto a quelli della scelta tra fuoco automatico o manuale, per limitare l’escursione di MAF e velocizzare l’AF. L’escursione si può impostare tra completa (FULL) e 0.5m-0.29m sul 105 e tra completa e 0.3m-0.16m sul 50. Questo lo preferisco di gran lunga rispetto al selettore dei vecchi Nikkor 105 G in cui si poteva impostare o su completa o tra infinito-0.5m. Sul Nikon Z MC 105 è presente inoltre un display OLED che mostra varie informazioni premendo il pulsante DIPS presente accanto a questo. Lo trovo utilissimo e questo ci può mostrare: distanza di messa a fuoco, rapporto di riproduzione e profondità di campo. Purtroppo il display non è presente sul più economico 50mm. Quest’ultimo indica con la parte interna mobile solo tre valori di distanza e rapporto di riproduzione: 1:2 a 0.19m, 1:1.4 a 0.17m e 1:1 a 0.16m. Queste due nuove ottiche macro hanno la ghiera di messa a fuoco elettronica by wire, questo vuol dire che da spente pur muovendo la ghiera di MAF non accade nulla. Essendo io abituato a fare la messa a fuoco in modo manuale soprattutto nella macro, mi ha costretto ad un breve periodo di adattamento. In questo caso ho però trovato molto utile la funzione di demoltiplicazione della rotazione della ghiera che si attiva quando si utilizza la modalità silenziosa delle Z. Questo rende l’escursione della ghiera lunghissima, lenta, ma estremamente precisa. In questo modo riusciremo a posizionare il piano focale con estrema precisione anche con soggetti molto piccoli. In modalità normale è invece molto più rapida e riconosce la velocità di rotazione che noi imprimiamo alla ghiera di messa a fuoco per dare spostamenti della MAF più rapidi o più precisi. Le ottiche Z autofocus tornano sempre alla posizione di infinito quando si spengono e nella macro trovo molto utile attivare l’opzione “salva posizione di messa a fuoco” nel “menu impostazioni” delle più recenti Z. In questo modo anche se spengo la macchina non devo perdere tempo a reimpostare la MAF nel punto preciso in cui l’avevo spenta. La nitidezza è elevatissima sia con il 105mm che con il 50mm. A diaframmi più aperti, tra f/2.8 ed f/4 quest’ultimo però cede il passo al più preformate 105 quando si controlla il dettaglio ai bordi del fotogramma. Qui l’eccellente schema ottico del 105 mostra davvero il suo punto di forza. Chiudendo il diaframma di un paio di stop la differenza diventa irrisoria. La scelta di una o dell’altra ottica è quindi dettata principalmente dal tipo di utilizzo. Essendo io stesso un grande amante della macro credo che dovrò acquistarle entrambe per sostituire i miei gloriosi Nikkor micro 105mm e 60mm. Nonostante le prestazioni superiori del nuovo 105 ritengo comunque che utilizzerò maggiormente il 50mm per il genere di fotografia che faccio: di questo infatti preferisco le dimensioni compatte e la leggerezza: questo consente di essere più stabili quando si realizzano dei focus stacking di soggetti molto piccoli. in più il 50mm, se utilizzato con i tubi di prolunga, fornisce un ingrandimento superiore rispetto al 105 Il 50mm è inoltre più adatto alla macro ambientata, soprattutto se abbinata all’utilizzo del focus stacking. Dati di scatto: NikonZ 6 II + Nikkor Z MC 50 mm f / 2.8. 2 serie di focus stacking: la prima è una serie di 5 immagini a f / 8; 15 s; ISO4000 per la zona delle lucciole in primo piano; la seconda è una serie di immagini a 40 f / 11; 30 s e ISO3200 per l'area dietro la lucciola. 1 serie finale di 5 scatti per il recupero degli highlights sul Castello Torrechiara. Con questa tecnica entrambe le ottiche sono fantastiche, con movimenti precisissimi, fluidi e veloci. Il 105 è più adatto alle situazioni in cui vogliamo staccare il soggetto dallo sfondo come nel ritratto, genere in cui il 105 MC è davvero fantastico. Il 105 inoltre ha una ghiera aggiuntiva ed un pulsante (L-fn) programmabili che in certe situazioni risultano molto utili. Io ad esempio ho programmato sul pulsante L-fn l’ingranimento al 100% del soggetto in modo da verificare mentre scatto il punto di messa a fuoco con estrema precisione. Una delle caratteristiche che mi fanno preferire il mirino elettronico delle ML rispetto all’ottico delle reflex. Nella macro la tecnica del focus stacking è diventata ormai fondamentale e utilizzando le Z con queste due ottiche MC è davvero divertente e appagante. Realizzare un focus stacking allo sweet spot (cioè il diaframma più nitido: tra f/4 e f/6.3) invece che uno singolo scatto a diaframma più chiuso consente, oltre che ad estendere la profondità di campo, di ottenere immagini decisamente più nitide. Quello che apprezzo maggiormente di queste nuove ottiche è l’ottimizzazione raggiunta assieme alla funzione automatica delle fotocamere Nikon Z (solo la Z50 non lo fa in automatico, la nuova Z fc sì). Tutto scorre in maniera fluida silenziosa, precisa e senza esitazioni o vibrazioni. Quello che non mi soddisfa del tutto di queste due ottiche è il rapporto massimo di ingrandimento che queste raggiungono che si ferma al solito 1:1 (1X). È vero che la maggior parte delle ottiche macro ha questo limite, ma ad esempio l’ultimo Canon RF 100mm f2.8L Macro IS arriva ad 1,4X o il Laowa 100mm macro arriva a 2X. Inoltre nessuna delle due può montare i nuovi teleconverter 1.4X e 2X. Peccato. Fortunatamente per aumentare il rapporto di riproduzione esistono comunque accessori nativi per Z di terze parti come i tubi di prolunga Meike MK-Z-AF1 o il soffietto Novoflex BAL-F con i quali i nuovi Nikkor Z MC vanno alla grande. Alberto Ghizzi Panizza 2021 (C) all rights reserved i miei migliori auguri a Nikonland.it per il suo Quindicennale !
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  27. Il nuovo obiettivo Nikkor Z MC 50mm F/2.8 è delle due nuove lenti Nikon Z indirizzate al mondo macro, quella utilizzabile ed apprezzabile anche sott’acqua in particolare con sensori in formato DX (APS-C). Si potrà così evitare di montare l’apposito adattatore a baionetta FTZ per sfruttare una delle classiche ottiche Micro Nikkor (60 o 105 mm micro Nikkor). Indubbiamente un grande vantaggio sott’acqua: attrezzatura più leggera e compatta sia a livello di fotocamera che a livello di dome port e adattatori. Il nuovo Nikkor Z MC 50mm F/2.8 segna, quindi, una svolta a livello di macrofotografia per quanto riguarda il mondo Nikon ed i particolare la serie Z. Un’ottica che ben si presta al ritratto e alla macrofotografia con rapporto di riproduzione 1:1 e che ho voluto subito provare con Nikon Z50 per sfruttarne a pieno le caratteristiche. Mancando ancora un riferimento nella port chart di Nauticam, ho utilizzato per l’occasione il “Flat port 74 M77” in accoppiata con il “Flip diopter holder M77”, grazie al quale è possibile utilizzare anche eventuali lenti macro aggiuntive. In realtà Nauticam non ha perso tempo ed in poco tempo a già aggiornato i dati, consigliando l’utilizzo del Nikkor Z MC 50mm F/2.8 con il N100 Flat port 29 in accoppiata con “l’Extension ring da 30 mm” o più semplicemente con il “Flat port 66”. Nauticam NA-Z50 pronta all’immersione. Nikon Z50 con l’obiettivo macro Nikkor Z MC 50mm F2.8, 2 flash Inon Z-330 e lente addizionale super macro con adattatore flip. Il formato DX del sensore della piccola Nikon Z50 ben si presta a lavorare con quest’ottica. La focale da 50 mm, in accoppiata con il sensore APS-C della piccola ma prestante Mirrorless “entry level” di casa Nikon, permette di realizzare fotografie macro di grande qualità. Nikon Z50: una Mirrorless piccola e compatta, facile da utilizzare ma dalle potenzialità a volte sbalorditive. Queste le prime impressioni una volta in acqua con la Z50 e la custodia Nauticam NA-Z50, custodia espressamente progettata per portare in immersione la più piccola della serie Z. Impressioni che diventano un’entusiasmante conferma e realtà dopo solo poche immersioni. Un esemplare di Flabellina rosa fotografata con Nikkor Z MC 50mm F2.8 Un’ottica luminosa in grado di regalare immagini molto nitide con una definizione spettacolare, dotata di una minima distanza di messa a fuoco di soli 16 centimetri e con un rapporto di riproduzione di 1:1. Flabellina rosa fotografata, in questo caso, con Nikkor Z MC 50mm F2.8 e lente addizionale macro da + 5 diottrie In macrofotografia, utilizzando la sua apertura minima di diaframma (F/22), è possibile ottenere una buona profondità di campo così da avere a fuoco nella loro interezza i piccoli animali che andremo a fotografare. Facile, inoltre, poter giocare con lo sfocato e mettere in risalto solo alcuni particolari del soggetto, basterà naturalmente utilizzare il diaframma più adatto. Apertura minima di diaframma per dare risalto alla sgargiante livrea di questo esemplare di Cratena peregrina. Lo sfondo scuro, quasi buio, mette in risalto il bianco ed i colori di questo esile nudibranco. In immersione diventa semplice sia isolare i soggetti nelle varie inquadrature, sfruttando magari uno sfondo scuro, sia metterne in evidenza solo una parte creando degli sfocati di sicuro effetto grazie ad un bokeh sempre gradevole. Le nove lamelle di forma circolare del diaframma dell’ottica creano in effetti degli splendidi sfocati, morbidi e vellutati. Un altro esemplare di Cratena peregrina. In questo caso utilizzo diaframma F18, tempo di posa di un 1/125 di sec. e sensibilità ISO 200 per ottenere un gradevole sfocato dello sfondo, ma rendere visibili anche i polipi idroidi di cui si sta cibando il piccolo nudibranco. Ho potuto provare il nuovo Nikkor Z MC 50, che è dotato tra l’altro di messa a fuoco fulminea e molto precisa, in varie circostanze e in situazioni con bassa illuminazione ambiente. Ottima la capacità di focheggiare anche senza “focus light” magari sfruttando la sola illuminazione delle luci pilota dei flash (Inon Z-330). Un indubbio vantaggio quando non si può contare su una luce di puntamento di qualità. Un’ottima lente da utilizzare anche per il ritratto. Sott’acqua questo veloce obiettivo si dimostra molto valido e capace nel realizzare ritratti di pesci di piccola e media taglia. Tra una distanza compresa tra i cinquanta centimetri e il metro e mezzo è possibile realizzare tutta una serie di ritratti di animali di medie dimensioni ed ottenere immagini di qualità con effetti di sfocato più o meno evidenti. Buone, inoltre, le esposizioni e molto reali i colori delle immagini ottenute. Il nuovo Nikkor Z MC 50mm F2.8 si destreggia bene anche come ottica per realizzare ritratti. Tanti dettagli e ottima definizione di immagine in questo ritratto di una Murena comune Tornando alla macrofotografia, per spingersi oltre il rapporto di in gradimento di 1:1 occorre sfruttare particolari lenti aggiuntive macro e super macro. In questo ambito ottenere immagini nitide diventa leggermente più complesso, visto che con le “wet lens”, ad esempio da + 5 o +10 diottrie, si avrà uno spazio di messa a fuoco più limitato. Sta di fatto che con lenti quali la CMC-2 e la CMC-1 è possibile spingersi su rapporti dell’ordine del 1:2, 1:3. Durante le prove ho utilizzato diverse lenti aggiuntive macro di differenti marche, come ad esempio le ottiche della Subsee. Anche in questo caso i risultati sono stati ottimi. Più semplice lavorare con sole 5 diottrie aggiuntive, la messa a fuoco è ancora facile e l’ingrandimento è già decisamente apprezzabile, anche se non così evidente come su una fotocamera Full Frame. Le 10 diottrie aggiuntive ci spingono, invece, nel mondo della super macro. Qui la messa a fuoco si complica un pochino ma i risultati, con un po’ di esperienza e diversi tentativi, possono essere veramente interessanti. I 50 mm di focale del Nikkor Z MC in accoppiata con il sensore DX della Nikon Z50 permettono immagini con rapporto di ingrandimento 1:1 e dettagli impressionanti. Grazie all’apposito supporto porta lenti è possibile utilizzare una o due ottiche aggiuntive, potendole così sostituire velocemente in immersione. Allo stesso modo è disponibile anche il nuovo sistema a sgancio rapido proposto da Nauticam e composto da appositi supporti per le lenti applicabili direttamente ai braccetti dei flash. Un sistema innovativo che permette di portare in immersione con sicurezza le eventuali lenti aggiuntive e di poterle agganciare al macro port principale tramite un veloce e comodo sistema a baionetta. Giocare con la profondità di campo è molto facile. In questo caso l’attenzione va sui polipi posizionati in primo piano di questa madrepora cuscino. In conclusione il nuovo Nikkor Z MC 50mm F/2.8 è a tutti gli effetti un’ottima lente macro, in grado di dare il massimo con una fotocamera Mirrorless in formato DX, come appunto la piccola ma potente Nikon Z50. Un’ottica in grado di proiettarci nella vera macro fotografia subacquea e , grazie ad una lente aggiuntiva, anche nella supermacro. L’obiettivo giusto per chi vuole dedicarsi alla macrofotografia subacquea di qualità e poter sfruttare i 50 mm di focale dell’ottica per realizzare pure splendidi ritratti. Un’ottima scelta per un’ottica che ritengo quasi indispensabile nel corredo dell’appassionato subacqueo che vuole fotografare il piccolo e l’estremamente piccolo. La rapidità di scatto dell’ottica permette di scegliere il momento migliore prima che il piccolo Verme tubolare ritragga il ciuffo branchiale e ci permetta di ammirare ogni dettaglio. Quando necessario le capacità ritrattistiche dell’ottica e la focale non troppo spinta permettono inquadrature più ampie. Nell’immagine è ritratto una esemplare di Cretina peregrina durante la deposizione delle uova. Spingere il rapporto di ingrandimento e superare le capacità dell’ottica principale grazie all’utilizzo di una lente addizionale super macro da + 10 diottrie. Nell’immagine i minuscoli polipi di un esile esemplare di Eunicella cavolinii. Un grande ringraziamento a Scubapoint di Palau (La Maddalena – Sardegna) e al suo team che mi ha permesso di realizzare nel migliore dei modi le immersioni di prova e le immagini utilizzate nell’articolo. Erik Henchoz Fotografo NPS , Nital courtesy
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  28. Prima uscita con il mio nuovo superzoom per la Z6, il Nikkor Z 24-200mm f4/6.3 Vr. Non avevo pretese di realizzare grandi foto dal punto di vista artistico, mi interessava vedere com'era la sua resa e come mi sarei trovato con questo tuttofare di cui si è parlato molto bene. Il mio non è un test "numerico", sono delle prime impressioni ed una valutazione soggettiva, rapportata all'uso che intendo farne. Per i test più approfonditi, foto dell'obiettivo ecc., vi rimando agli articoli di Mauro Maratta e di Max Aquila. L'obiettivo. Sorprendentemente leggero! Pesa meno del 24-70 f4 S. Naturale perchè baionetta (di alluminio) a parte, il resto è di plastica. Buona plastica però, solida, "casca" molto bene in mano, ben bilanciato, non ci sono giochi, la zoomata è molto fluida senza essere lasca, l'Af è silenzioso e anche piuttosto veloce con la Z6 aggiornata all'ultimo firmware. Si estende zoomando ma non in modo eccessivo. Certamente non è un obiettivo da maltrattare troppo, ma come ergonomia per un obiettivo da viaggio e reportage leggero, mi piace. Ghiera di messa a fuoco by wire è molto sottile. Da usare solo se non se ne può fare a meno. Nessun tasto, selettore od altro sul barilotto. Non ne ho sentito comunque il bisogno. Il mirino della Z6, perlomeno come da me impostato, mi è sembrato leggermente scuro a 200mm a F6.3, ma niente di preoccupante. La sua resa. Nota: Quanto scrivo è riferito ai 24 megapixel della Z6, non possiedo la Z7, quindi non posso esprimermi in merito all'uso con quel sensore. Quando lessi gli articoli di Max e Mauro su questo zoom, rimasi colpito dalle loro valutazioni molto positive. Non avevo motivo di dubitarne, perchè so che sono rigorosi nei loro test, ma mi pareva così strano entusiasmarsi per un 24-200... . Provandolo mi sono entusiasmato anch'io! Davvero molto buono per essere un superzoom, tanto da (scusate il giro di parole) ... non sembrare nemmeno un superzoom! Con "buono" intendo nitidezza più che soddisfacente, bei colori, assenza di aberrazioni e pochissima distorsione (entrambe corrette probabilmente via software, ma il risultato c'è comunque). In condizioni di abbondanza di luce, come nella mia prova in esterni, specialmente tra f8 e f11, conferma la sua validità come ottica da viaggio sia per foto di "paesaggio" che per scorci e particolari, dove mantiene una ottima nitidezza. Grandangolo tele Crop 100% della foto sopra. Questi sotto NON sono crop ma foto di dettagli a diverse focali. Attività fisica in singolo a distanza, come da regole: il mio compare si esibisce nella forma di bastone del Taijiquan, la Z6 e il 24-200 lo seguono: In un paio di foto il bastone è leggermente curvo perchè avendo scattato a raffica con l'otturatore elettronico si ha un po' di rolling shutter. In interni non troppo luminosi chiaramente occorre usare il flash o alzare gli ISO secondo necessità, ma con la Z6 non è un grosso problema. L' unico che non può protestare... Un quasi macro? sì e no, vediamo perchè. NON ho comprato il 24-200 per usarlo come macro sul campo. Però ho voluto divertirmi a esplorare le sue capacità nella fotografia ravvicinata. Test "floreale". Due luci, una di fianco a destra di chi guarda, più potente ed una più debole frontale. Il 24-200 ha una messa a fuoco minima che varia con la focale (dati Nikon Canada): 50 cm a 24mm 54 cm a 35mm 55 cm a 50mm 58 cm a 70mm 65 cm at 105mm 68 cm at 135mm 70 cm at 200mm 70 cm alla focale 200mm è un valore inferiore (di 1cm) a quello del 200mm micro-nikkor f4 Ai. Questo farebbe pensare ad un vero macro, in quanto il 200mm micro-nikkor Ai a quella distanza raggiunge un rapporto di riproduzione di 1:2 (0.5x). Non è così e coerentemente nelle specifiche di questo zoom mi pare non ci sia scritto macro da nessuna parte. A 70 cm di distanza di messa a fuoco ed alla focale di 200mm il 24-200 raggiunge un rapporto di riproduzione leggermente inferiore ad 1:3 (0,28) comunque sufficiente per fotografia ravvicinata, soprattutto still life. Non ha l'incisione di un macro moderno (sarebbe strano se l'avesse e sarebbe altrettanto irrealistico aspettarselo), tuttavia la resa è più che dignitosa. Il rapporto di riproduzione è piuttosto basso perchè, come praticamente tutti gli obiettivi recenti ed in particolar modo i superzoom, il 24-200 accorcia sensibilmente la sua focale alle brevi distanze. In pratica alla distanza di messa a fuoco di 70 cm a 200mm di focale nominale, la focale effettiva è circa 122mm. Un trucco per trasformarlo in un (quasi) vero macro senza perdere nemmeno troppa qualità c'è comunque: basta aggiungerci una lente addizionale a due elementi. Nella foto sotto ho montato un doppietto Olympus paragonabile alla Marumi 330 DHG. Messa a fuoco ad infinito e focale 200mm. Con la messa a fuoco ad infinito si ha una distanza di lavoro di 33 cm ed una qualità molto elevata. Senza lente addizionale: Con lente addizionale da 3 diottrie: crop 100% Se non ci si vuole avvicinare troppo c'è anche un altro trucco: montare un tubo di prolunga SENZA MODIFICARE LA DISTANZA DI MESSA A FUOCO. Come ho già spiegato in altri articoli, montando il tubo, l'obiettivo metterà a fuoco come se il soggetto fosse più lontano, quindi la focale effettiva risulterà meno ridotta. Mica male come risultato (lo stesso discorso vale anche per la lente addizionale, all'ingrandimento dovuto alla lente si somma il fatto che con l'obiettivo ad infinito la focale effettiva è vicina a quella nominale, da tenere presente però che la lente addizionale accorcia le focali, il tubo no). Si potrebbe anche ingrandire di più avvicinandosi, ma già così è un bel risultato. Ripeto quanto scritto sopra: non ho preso il 24-200 per usarlo come macro, ma se durante una gita "leggera" con solo la Z6 e questo zoom mi trovassi davanti un soggetto interessante da fotografare da vicino, non esiterei a montarci sopra una lente (magari da 2 diottrie anzichè 3, così da avere 50cm di distanza di lavoro) che sta ovunque e non ingombra. Conclusione: Soddisfatto dell'acquisto? Sì, almeno da questo prime prove, direi più che soddisfatto. Fa quel che deve e lo fa bene. E' chiaro che bisogna essere realistici, non ci si deve aspettare che faccia quel che fa un 70-200 f2.8 da 2700 euro, però sicuramente non delude, anzi non esito ad unirmi al positivo giudizio di chi ne ha scritto in precedenza. Silvio Renesto
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  29. Più bella cosa non c'è... di teleobiettivi come questo 500/4 e tutti gli altri che appartengono alla categoria delle superlenti: disegnate, strutturate, realizzate per primeggiare su aria e luce, prima ancora che rispetto i concorrenti stessi. Ho il mio totem Nikon da appena dieci mesi e ha già scattato con me quasi 30k fotogrammi la maggior parte dei quali a mare, per le fotografie per cui l'ho lungamente desiderato. Quasi quattro kg di peso, diventa una piuma se gestito attraverso treppiede e testa livellante montata su gimbal, punta come un molosso la preda, azzanna con l'AF e non molla se non per stanchezza del padrone che allenti il guinzaglio, sfinito dalle potenzialmente infinite raffiche che le mia Nikon Z ormai consentono. Di sfuocato/bokeh si parla non sempre in modo proprio, ma sicuramente sentito: è una delle caratteristiche che possono determinare all'acquisto o meno di un mediotele da ritratto, di uno standard, di un wide, fisso o zoom che sia. Difficilmente si parla di qualità dello sfuocato su di un supertele: prima di tutto perchè le caratteristiche di fisica ottica determinano una fascia strettissima di pdc tanto più distante sia il soggetto dal fotografo (ed un supertele assolve quasi sempre a questa condizione) Poi anche, perchè la ratio alla base della scelta di un teleobiettivo è quasi sempre, in prima istanza, la capacità di inquadrare un soggetto delle dimensioni più prossime a quelle che si desidera comporre in inquadratura, per cui soltanto dopo potrebbe entrare in campo una potenziale scelta tra due lenti in funzione delle caratteristiche complementari, come il suo sfuocato: ma la concorrenza in questo ambito di solito e poca e questo parametro si mette spesso in secondo piano rispetto a quello del...prezzo da pagare. Che è poi il principale scoglio prima dell'acquisto di simili obiettivi. (il cui prezzo si aggira ormai attorno a somme drammaticamente vicine alle cinque cifre) Per capirci: a me che destino principalmente a mare il suo utilizzo, interessa principalmente di poter coprire interamente il lato corto del fotogramma con l'intero soggetto posto ad una distanza media... più o meno così: o così... ...se girassimo il soggetto sul lato corto: se si avvicina, riempio ancora il fotogramma, se si allontana...è fuori dal mio campo d'azione a meno che non faccia ricorso (come a mare capita spesso) a moltiplicatori di focale corrispondenti alla esigenza di ripresa. Certe volte a condizioni di ripresa simili, il fatto di ricomprendere in inquadratura soggetti fuori fuoco, in quanto più o meno distanti dal soggetto su cui teniamo il fuoco, potrebbe risultare fastidioso oppure addirittura nocivo se si trattasse di un tele che trattasse in maniera nervosa i piani ulteriori rispetto quello di maf. Ecco... la scuola di eccellenza dei supertele Nikon non finisce mai di stupirci, anche in ambiti come questo, dove la mutevolezza della luce e del contrasto, non sempre giocano a favore del fotografo. Ecco infatti come si comporta il mio 500/4G ED VR del 2017 il wingfoil a trenta metri dal soggetto principale, assolutamente fuori dalla pdc del diaframma di TA utilizzato, resta definito, per quanto sfuocato, riconoscibile, non deformato, arrotondato e ammorbidito dalla micidiale ricetta di cui è composto il vetro ottico, l'antiriflesso combinato con la forma delle lamelle del diaframma in uso, a 9 lamelle, come nella migliore tradizione delle lenti da ritratto...che però di solito sono mediotele. Anche aumentando il divario di distanza tra soggetto a fuoco e non a fuoco le prestazioni non decadono, se non per una cristallina nitidezza del soggetto a fuoco, quanto più sia vicino al punto di ripresa ciò si nota quando invece i due soggetti (a fuoco e fuori fuoco) siano più vicini tra loro di quanto non lo siano rispetto al fotografo l'accortezza in questi casi di tentare di tenerli in linea aiuta a diminuire il divario di nitidezza con cui la radiazione UV condiziona i soggetti ritratti la non osservanza di questo accorgimento, provoca finalmente una differenza di rendimento rispetto il concetto opposto: quello dei soggetti vicini tra loro ed anche alla fotocamera, dove, annullando i deleteri effetti della sospensione di salsedine e degli UV, principali avversari della fotografia a mare, questo meraviglioso cinquecento millimetri si esprime al massimo della sua condizione... in un tripudio di colore, nitidezza, contrasto... Ecco...tutto questo prima di molto altro è il mio agognato 500/4 Nikon (qui nella prima foto che gli ho scattato, dopo averlo comprato usato a febbraio scorso, prima del lockdown) Max Aquila photo (C) per Nikonland 2020
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  30. Oggi ho voluto provare a fare della foto ravvicinata, anzi della quasi-macro, con la Z6 ed il 24-200mm f4-6.3 su cui ho montato la lente addizionale SIGMA AML 72-01. Come è andata? Leggete e saprete! Ho sempre sostenuto che in assenza di un macro, uno zoom che arrivi a 200mm accoppiato ad una lente addizionale acromatica di buona qualità e non troppo potente, come la SIGMA AML 72-01 (1,8 diottrie) possono dare soddisfazioni a chi non ha obiettivi macro o o non se li è portati dietro per i motivi più vari. Vale anche per il Nikon Z 24-200mm f4-6.3? Se così fosse si avrebbe un kit per fare di tutto in viaggio, compresa la fotografia ravvicinata.. Ho voluto quindi trasformarmi in un macrofotografo "occasionale", scattando addirittura a mano libera. Ecco i protagonisti della storia: L'anello adattatore ci vuole perchè la lente ha diametro 72mm mentre l'obiettivo ha diametro 67. Attenzione: se si monta prima la lente, il paraluce non si innesta, occorre montare prima il paraluce e poi avvitare la lente (con su l'adattatore). Questa è un experience, non un test tecnico quindi per le specifiche e tutto il resto rimando ai numerosi articoli di Mauro, Max e perchè no, anche ai miei. Qui si guardano i risultati. Il 24-200mm da solo offre già una discreta versatilità d'uso e una buona qualità (per la sua categoria, non è un 70-200 f2.8 e non è una focale fissa, tuttavia è il primo superzoom che non mi ha fatto pentire di averlo comprato ed è già qualcosa). Cliccare sulle foto per vederle a maggior risoluzione. Da solo permette inquadrature interessanti, anche se lo sfondo non è tra i più delicati (ma vedremo che le cose possono cambiare): Nikon Z6, 24-200 a 200mm f8, 1/800s, 250 ISO, mano libera. Presenza di vento. Nikon Z6, 24-200 a 200mm, f9, 1/320s, 1800 ISO. Adesso montiamo la lente. Tutte le foto non sono croppate per dare un'idea dell'inquadratura effettivamente ottenibile col formato FX. Solo in fondo all'articolo ho messo due foto in formato Dx (specificato nella foto) per far notare la differenza. Il range di di utilizzo è da 55cm a 37cm circa dalla lente frontale (non dal sensore), e quindi anche il range di ingrandimenti non è molto ampio (teniamo presente che riducendo le distanze la focale si riduce), su soggetti piuttosto piccoli abbiamo questo: Nikon Z6, 24-200 a 200mm, 10, 1/1250s, 720 ISO. Nikon Z6, 24-200 a 200mm, f10, 1/1250s, 1600 ISO Con inquadrature un po' più ampie per via della situazione: Nikon Z6, 24-200 a 200mm, f9, 1/1600s, 720 ISO oppure perchè il soggetto è più grande: Nikon Z6, 24-200 a 200mm, f9, 1/1600s, 900 ISO Le cose si fanno interessanti. E la qualità? ecco un crop 100% dell'immagine sopra, con un po' di attenzione si intravedono gli ommatidi (le cellette dell'occhio) Altra libellula: Nikon Z6, 24-200 a 200mm, f10, 1/1250s, 1250 ISO Altro crop: Certo non è inciso come un vero macro, ma per essere uno zoom con davanti una lente, vedete voi. Con un minimo di attenzione, avvicinandosi in modo accorto anche soggetti un po' meno grandi possono venire bene: Nikon Z6, 24-200 a 200mm, f9, 1/1000s, 500 ISO. E... che belle le "palline" di polline sulle zampette!! E se ci avessi la Z50? Ne ha scritto Max Aquila, ma per amor di completezza vi faccio vedere la stessa foto "ritagliata" in formato Dx Eh mica male vero? Altro esempio con insetto lungo "mezza" ape: Eccoci alla fine di questa experience. Il nikon Z 24-200mm f4-6.3 abbinato alla lente addizionale SIGMA AML 72-01 (o ad altra lente acromatica equivalente come la Canon 500D), da' questi risultati, secondo me buoni o più che buoni, nelle foto in campo, quando conta il soggetto centrale e non serve la nitidezza ai bordi, prerogativa dei veri macro o di obiettivi più corretti. Se volete fare della macro il vostro genere fotografico d'elezione, è meglio cercare altre soluzioni, altrimenti ci si può divertire con veramente poco in termini sia di ingombro che di spesa. (c) Silvio Renesto per Nikonland Nota: la Canon 500D è una lente molto valida, ma molto pesante, visto il barilotto di plastica del 24-200mm che va tenuto esteso a 200mm, io preferisco montarci la SIGMA che pesa poco più di un filtro. E' una cosa secondo me da tenere presente se si fa una mattinata sul campo con la lente sempre montata.
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  31. Eccolo qua, di fianco al Nikkor Z 70-200/2.8 S VR, al quale da i punti in termini di passo filtri : 82mm contro 77mm. Impegnativo e importante Non è certo un obiettivo che passa inosservato. In questi mesi l'ho usato quasi sempre insieme al 70-200/2.8 e sinceramente le modelle non si accorgevano che stavo usando un obiettivo differente. montato sulla Z7 II è decisamente impegnativo Eppure in mano sta benissimo, senza pesare o renderne difficoltoso l'uso. anche con il bel paraluce a petali, perfetto ed efficiente, dotato di pulsantino di sgancio come gli zoom professionali in mano è un bell'oggetto, non si può scambiare per un "cinquantino", termine odioso, considerando quanto sia nobile la focale "normale" la finitura è di classe, ben si abbina al sistema. In termini costruttive è al pari di 70-200/2.8, 24-70/2.8 e 14-24/2.8. Solo un filino dietro all'irraggiungibile 58/0.95mm Noct. Nell'uso ho trovato molto comoda sia la ghiera interna programmabile (che io abbino alla sensibilità ISO in modo da poterla variare facilmente, visto che in generale scatto in Manuale con diaframma sempre aperto e tempo pre-definito) e il pulsante Funzione (che io associo all'inserimento della modalità di tracking per i momenti in cui l'autofocus delle mie Z mi fa cilecca ...). Insomma, saranno tanti i soldi che Nikon chiede per questo obiettivo. Ma in termini costruttivi non hanno lesinato. Per altri scatti vi rimando all'unboxing che ho fatto al momento in cui mi è arrivato : Basta un filo di luce Come sapete io non testo gli obiettivi con le mire ottiche, i muri o sparando contro al sole per vedere l'effetto che fa. Gli obiettivi li uso. E pur in un clima non particolarmente favorevole anche solo ad uscire di casa (parlo sia del meteo quanto di quell'affare invisibile che se non stai attento ti manda all'ospedale o al camposanto) l'ho usato parecchio in set professionali con modelle internazionali e luce sfidante. Sono oltre 11.000 scatti secondo il conteggio di Lightroom. Tanto sono bastati a farmi capire sia la firma di questo apparecchio, quanto le modalità in cui sfruttarlo al meglio. E' corretto, praticamente privo di difetti ottici. Ma la caratteristica funzionale più importante è la possibilità di usarlo praticamente sempre tutto aperto. Che poi è l'unico motivo per cui uno debba spendere 2.000 euro in più di quanto costa il bellissimo Nikkor Z 50/1.8 S che il suo lavoro come 50mm lo fa e lo fa bene. Scomodare un 50/1.2 che è grande quasi quanto il Noct o più grande di un 24-70/2.8 S ha senso solo se siamo in condizioni di luce ridotta e vogliamo (non dobbiamo) scattare ad f/1.2. E allora, pur con un filo di luce, lui ci ripaga di tutto lo sforzo. Dello sforzo economico per comprarlo. Dello sforzo per portarlo in giro. Del volume che è necessario dedicargli in borsa. Z7 II, 50/1.2 S, f/1.2, ISO 80, 1/250'', luce disponibile. Non servono luci artificiali. O se servono, basta un filo di luce, giusto per caratterizzare l'immagine e non lasciarla definire da se. ISO 64, 1/320'', f/1.2, Z7 II, luce da una finestra lontana Attenti perchè pure in interni, se arriva il sole, 1/8000'' non bastano per tenere tutto aperto il diaframma, nemmeno ad ISO 64. Dietro succede quel che deve succedere è affar suo, non nostro. e se non raggiungiamo i limiti del fantastico Noct Nikkor siamo certamente in quella categoria, non in quella del pur ottimo 50/1.8 S. Lo sfuocato è continuo, dal soggetto verso di noi e dal soggetto verso l'infinito. Il piano di nitidezza è elevato ma non esagerato. Proprio per mantenere fluido e continuo il passaggio tra i piani. Piani che non esistono nella realtà, sono sfumati. Ma senza fanfaronerie da cino-Summilux. Questo è un obiettivo moderno, solo che è pensato per palati fini. Non è un obiettivo per tutti Costa un terzo del 58/0.95 e costa 5 volte il 50/1.8 S. Ma a prescindere dalle dimensioni del proprio portafogli ci vorrebbe solo un pò di onestà. Certo lo si può montare sui tubi e fare foto oniriche come queste oppure utilizzarlo come un qualsiasi altro 50mm, per fare istantanee o cartoline. Ma in tutta franchezza, sarebbe uno spreco. E' un obiettivo da artisti e chi se ne serve, dovrebbe essere (o voler diventare) un artista. Insomma, non dipende dall'assegno che potete compilare ma dalla vostra capacità di impiegarlo per come è stato concepito. Esattamente come il Noct Nikkor 58mm. Dal quale si stacca per l'assoluta comodità di un autofocus veloce e preciso, specie con l'ultimo aggiornamento firmware messo a disposizione da poco per Nikon Z6 II e Z7 II. Insomma, vedetela come vi pare, io vi sto solo dicendo quello che penso. Conclusioni Non mi dilungo oltre, credo che si sia capito cosa intendo. Mentre vi rimando alla galleria dove ho messo un centinaio di foto, praticamente tutte ad f/1.2 in luce disponibile : vi riepilogo il mio pensiero al riguardo : PRO lo attendevamo da oltre trentacinque anni. Certo avevamo già obiettivi f/1.2 ma tutti a fuoco manuale. Questo è autofocus : e che autofocus ! sostanzialmente privo di difetti ottici. Che siano corretti via software, in parte o per lo più a me non sposta nulla, perchè conta il risultato nitido quanto basta pur con una profondità di campo irrisoria ha un campo di sfuocato onirico che se non raggiunge quello del 58/0.95 è certamente più simile a quello che a quanto possono fare gli altri 50mm per Nikon inaugura - credo e spero - una nuova classe di obiettivi superluminosi Nikon cui non vedo l'ora si aggiunga al più presto un fantastico 85mm anche più bello di questo pur nelle sue dimensioni e peso ragguardevoli, si usa agilmente, quanto usereste un "normalissimo" 24-70/2.8 S ... Contro sul prezzo non discuto. Costa "una cifra" ma ognuno sa cosa fare dei propri risparmi ! ma dimensioni e peso sono oltre i massimi della categoria di questi e di altri tipi di obiettivo. Insomma non è né un obiettivo da passeggio né un oggetto che si porta fuori senza ponderare bene perchè occupa in borsa lo stesso spazio di un 70-200/2.8. la focale è quella che è : 50mm sono al confine di tante cose. Non si può nascondere che il ritratto ravvicinato col 50mm ha caratteristiche da grandangolare, non da obiettivo da ritratto. sebbene io abbia un riscontro di fuori fuoco assolutamente marginale nella massa dei miei scatti, meglio scattare una foto in più che una in meno. Specie se il vostro soggetto è "vivace". f/1.2 è maledettamente poco per centrare bene anche se vi state concentrando per non oscillare sulle gambe. Ma se a voi piace "dipingere" i vostri pixel anziché ottenere "scientifiche" copie conformi di quanto state vedendo, allora la scelta è obbligata e vi ho detto tutto !
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  32. Sono appena entrati in distribuzione, insieme. Sia la nuova Nikon Z7 II che il tanto atteso Nikkor Z 50mm f/1.2 S. Intendiamoci, non è che gli altri obiettivi della serie Z o le fotocamere Z non siano importanti, prestazionali o eccellenti nella maggior parte dei casi. Ma un 50mm f/1.2 autofocus per Nikon lo attendevamo da almeno 35 anni. E lo straordinario Noct Nikkor Z 58mm f/0.95 ci ha creato tantissime aspettative al riguardo. Insomma, oggi, se volete un 50mm di prestazioni eccezionali per la vostra Nikon, non avete alternative ad adottare il sistema Z se già non l'avete fatto. Perchè potreste avere in casa già due D6 e due D850 ... ma il Nikkor Z 50mm f/1.2 S non lo potrete usare con quelle ! Sarete limitati al vecchio e modesto 50/1.4G. Detto questo, ecco qua. Arrivate ieri le scatole : ringraziamo BRT che consegna regolarmente anche in tempi di virus. Ho scelto la Z7 II in kit con l'FTZ perchè al momento ... non ho in casa nemmeno un adattatore per i miei obiettivi Nikkor F. I due che avevo se ne sono andati ai nuovi proprietari delle mie Z6 e Z7 vendute negli ultimi mesi. Quindi ho approfittato di una delle offerte presenti nel listino Nikon che rendono l'adattatore molto conveniente (come pezzo sciolto invece, secondo me ha un prezzo decisamente esagerato, benchè sia un dispositivo assolutamente inappuntabile). tagliamo il sigillo Nital, operazione sempre emozionante perchè aumenta l'attesa per vedere il contenuto. naturalmente non fate come me che mi dimentico sempre di registrare il prodotto entro i 30 giorni previsti. Solo così otterrete il raddoppio a 4 anni della garanzia ! all'interno si apre una presentazione del meglio che il sistema Z offre al momento : e che inquadra il prodotto Z7 II come il top di gamma attuale. dentro troviamo le due scatole separate dei due prodotti : FTZ e Z7 II, ognuno altrettanto sigilliato. dell'FTZ oramai sappiamo tutto e quindi andiamo direttamente alla Z7 II. vengono subito fuori i manuali, comuni per Z6 II e Z7 II, multilingue. mentre all'interno c'è tutta la dotazione : cinghia, caricabatterie, cavetti, caricabatteria USB, cavetto USB-C, etc. che, batteria esclusa, ritorneranno (per quanto mi riguarda) nella scatola per conservarsi come nuovi. Anzi : nuovi. eccola qua ! La macchina è totalmente analoga alla Z6 II che abbiamo appena "scartato" poco più di un mese fa. E' come ritrovare una vecchia amica, lasciata da poco tempo. Il nikonista ci si ritrova perfettamente. Io ho in casa 5 batterie EN-EL15c e quindi appena montata una batteria carica, impostato lingua, data, fuso orario e orario (sincronizzato con quello della Z6 II), ho verificato il firmware dell'FTZ. Non avevo dubbi che fosse aggiornato ma volevo essere sicuro che ci fosse la versione 1.1 pubblicata lo scorso mese di luglio. Tutto ok, si passa alle personalizzazioni che faccio di solito : nome del file, sia per foto che per video, formato NEF e JPG, video in MP4. Tasto funzione FN1 impostato per il formato immagine e ghiera interna dell'obiettivo, per la modulazione della sensibilità. E macchina pronta per scattare. Con il nuovo partner arrivato insieme a lei. Per l'appunto, il nuovo 50mm f/1.2 la cui dimensione della scatola già mette in guardia sul contenuto qui vicino il piccolo Nikkor F 50mm f/1.8G che tengo solo per le foto di rito. tagliamo i sigilli ? due robuste protezioni in schiuma di polistirene e doppio avvolgimento di schiuma morbida. Trascuriamo l'astuccio morbido. I manuali restano in scatola così come sono. lo liberiamo dalle protezioni per scoprire che il paraluce è bloccato in un doppio foglio di cellophane avvolto strettissimo che fatico a rimuovere. ed eccolo ... vicino all'anziano 50/1.8G per reflex. Purtroppo non ho più in casa un Nikkor Z 50/1.8 S, ottimo obiettivo, perchè "l'ho dovuto vendere" e in questi tempi di confinamento in casa non me la sono sentita di ricomprarlo anche se si trova a prezzi convenientissimi. Ma possiamo immaginare la differenza di proporzioni appena avviciniamo il 50mm (qualcuno avrà il fegato di chiamarlo mai "cinquantino" ? Sembra che Nikon abbia voluto proprio evitare all'origine questo pericolo ...) al fantastico Nikkor Z 70-200/2.8 S che sembra sottile come una matita e solo appena più alto qui col suo paraluce e il tappo, identico a quello degli altri Nikkor Z. montato sulla nuova Z7 II si rileva in tutte le sue proporzioni, chiamando a gran voce una corpo macchina della classe della D6 per poterlo maneggiare bene. il display OLED che permette di visualizzare i parametri di scatto premendo il pulsante DISP, il pulsante funzione L-FN programmabile da menù e la ghiera interna che può essere anche essa programmata per controllare quello che vi sembra più utile, il diaframma o la sensibilità. Per me che userò questo obiettivo al 99,99% ad f/1.2 meglio la sensibilità con cui modulare l'esposizione, avendo tempo e diaframma sempre fissi. l'obiettivo, come il 70-200 e il 14-24 è costruito in Tailandia. Questo ha come matricola il 2480. Secondo la nomenclatura Nikon è possibile che sia uno dei primi 500 prodotti. Bene, con questo volevo solo farvi partecipare alla cerimonia di apertura delle scatole. Le primissime impressioni sono le stesse che ho avuto con la Z6 II per la Z7 II : una rifinitura rispetto alla Z7. Il 50mm f/1.2 è un cosone impegnativo esattamente come mi aspettavo. Appena più compatto del 58/0.95 il cui ricordo mi è rimasto impresso in maniera indelebile. Peraltro esattamente un anno fa. E come un anno fa, domani metterò alla prova nelle medesime circostanze di ambiente, di luce, di stile, per vedere se ne ritrovo i caratteri. Ma di questo parleremo poi ! Alla prossima puntata.
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  33. Michael Schumacher alza il pugno alla vittoria dell'ennesimo gran premio con la sua Ferrari Ho incrociato i due fratelli Sutton quando Nikon UK ha dato loro da provare la Nikon 1 V3 a Silverstone. La sede della loro agenzia è proprio adiacente al circuito di F1 e quindi si sono divertiti con quel giocattoli a fare le foto che fanno normalmente con strumenti professionali. Potete rivedervi il video qui se ve lo siete persi : io ho preso ispirazione da quella esperienza per fare decine di migliaia di scatti con V3 e 70-300 all'Autodromo di Monza. Da allora stiamo ancora aspettando uno strumento adeguatamente carrozzato per fare fotografie in campo automobilistico con una Nikon professionale senza specchio. Perchè adesso i Sutton, tornati a Nikon con la D4 nel 2013, sono passati alla D6 con il fantastico 180-400/4. O almeno, Mark, perchè Keith l'ho un pò perso di vista mentre Mark è attivissimo sui social e mi bombarda di foto su Instagram ad ogni gran premio, con mia grande gioia e ... tanta sana invidia. Mark Sutton ad inizio stagione con D6 e 180-400/4 e mascherina di rito e alcune foto già iconiche prodotte nei primi GP del 2021 qui c'è Mark in sala stampa che invia in agenzia le foto appena scattate Sutton stampligliato sulla maglietta orgogliosamente britannico, sotto al loto Nikon i due fratelli nel 2013 con le D4 appena ricevute da Nikon il loro setup dell'epoca : 2xD4, un pezzo ciascuno di 70-200, 24-70 e 14-24, più 1x300, 1x400, 1x600mm Prima usavano Canon e si vedono molte foto di Keith con Canon EOS ma tradizionalmente in casa hanno sempre avuto Nikon. Keith racconta di aver ricevuto in prestito dal padre una Nikon Nikkormat, un 24mm e un 80-200. Aveva 17 anni. Di li a poco comincio a lavorare per agenzie internazionali. Nel 1981 un pilota giovani gli chiese : " perchè mi hai scattato tutte quelle foto ?" "perchè lavoro per un'agenzia brasiliana e loro vogliono foto di piloti brasiliani". E quel pilota "ho bisogno di mie foto per mandarle ai giornali brasiliani, sai ho appena cominciato la carriera" Keith Sutton a bordo pista a fine anni '80 Ho appena cominciato la carriera ed ho bisogno di foto : sarai il mio fotografo personale ? Keith Sutton divide il pranzo con il suo amico Ayrton Damon Hill scherza con i giocattoloni Nikon di Keith Sutton Mikka Hakkin campione del mondo con la sua McLaren Keith Sutton amira un modello in scala 1/10 della Ferrari 458 Ma tornando a Mark é una bandiera Nikon vivente ed è capace di essere sempre al posto giusto, per esempio per prendere Alonso che si impasta contro il muretto ma anche per pescare i VIP che si scambiano confidenze mostrando anche un certo debole per la nostra Federica Masolin di Sky, cui ha una galleria di foto nel paddock o nella griglia di partenza Sutton, insomma, significa Motor Sport e in particolare F1. Moltissime delle foto che si vedono sui giornali, riviste e anche in TV arrivano da loro. scattate anche da fotografi che lavorano per la loro agenzia. Ho lasciato volutamente i copyright sulle foto, comunque disponibili liberamente in rete, per testimoniare la proprietà intellettuale e il diritto commerciale. In questo articolo si voleva sottolineare la passione di questi fotografi che lavorano sempre al massimo e in ogni condizione di ripresa, con grande fatica fisica (io posso confermarlo, nel mio piccolo : fotografare il motosport è impegnativo). Con Nikon, vivaddio.
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  34. Arrivato in prestito breve, il primo marchio di terze parti di obiettivi Autofocus per attacco Nikon Z. Sulla mia Nikon Z fc vedete montato un Viltrox APS-C 33mm f/1,4 Il perchè di questa inconsueta focale? Ma ricreare con l'effetto moltiplicatore del formato, uno standard, un 50mm f/1,4 equivalente. E' una prima anche in questo senso: su Z non abbiamo ancora obiettivi di questa luminosità, dagli f/1,8 si passa agli f/1,2 ed oltre, dei nostri fantastici standard Z Arriva così... ...in una scatola che...ne contiene una seconda aperta la quale...spunta il faraone nel suo sudario, corredato da sacchetto in microfibra (in puro stile Z), pieghevole e cartoncino di garanzia carino già a prima vista, nella gommapiuma che l'ha tenuto al riparo di una delle solite botte da trasporto Shenzen Jueying Technology Co, ovviamente made in China... e dove se non...? lente ED in giallo, ad alto indice di rifrazione in azzurro dotato di coppia di tappi identici a quelli Z per Nikon e paraluce in metallo massiccio, come tutto l'obiettivo realizzato in alluminio, pesante solo 310 grammi (per il materiale), schema di 10 lenti in 9 gruppi, maf minima di 40 cm, lungo 7,2cm e largo 6,5: ghiera dei fitri da 52mm. Dotato di ghiera di maf manuale e... DI UNA VECCHIA AMICA: la ghiera dei diaframmi !!! Senza click (ottima per i vlogger) e con la posizione Auto oltre il diaframma più chiuso Subito messa alla prova sulla Z fc, la ghiera trasmette perfettamente alla macchina i rispettivi valori e ha prevalenza di funzionamento rispetto alla ghiera diaframmi della fotocamera (se imposto sulla ghiera obiettivo un valore, disabilito la ghiera fotocamera): un plus rispetto le attuali ottiche Z native, che denota quanto Viltrox sia riuscita a penetrare l'hw di Nikon. Chissà se vedremo in commercio anche ottiche Nikon dotate di questo utilissimo strumento ! direi che faccia la sua bella figura sulla vintage Z fc e finalmente immune da critiche estetiche diaframma a nove lamelle... e contatti elettrici per dirsi...tutto ciò che ci sia da discutere con la fotocamera... paraluce a petalo, finalmente anch'esso in metallo dopo anni di policarbonato nipponico.... Tanto in metallo, da dover essere rodato le prime volte: non stupitevi se vedrete qualche ricciolo di alluminio che viene... trafilato dal blocco di fine corsa... Come funziona questo Viltrox ? Il prezzo attuale di 315 euro ne fa un competitor addirittura più costoso del meno luminoso e più leggero Z Nikkor 40/2 appena annunziato. Ma non è il prezzo a caratterizzare un obiettivo, specie se le differenze siano esigue: nell'utilizzo di qualche giorno di questo obiettivo DX, nato per misurare lo stesso angolo di campo di uno standard in FX mi sono dovuto ricredere riguardo la prevenzione che confesso avere nei confronti di un produttore che fino all'altroieri si occupava (così sapevamo) di anelli di adattamento e tubi di prolunga economici. In abbinamento alla Zfc i risultati sono stati sempre al di sopra delle iniziali aspettative, sia in termini di nitidezza, quanto di uniformità di esposizione centro/bordi, anche al diaframma più luminoso che fa di questo obiettivo, al momento, il più luminoso standard per un corredo Z DX. Di fronte alle foto scattate nello straordinario sito archeologico del Tempio/altare di Accoddi (a 11 km da Sassari, altare prenuragico dalla forma simile agli ziqqurat centroamericani, unica testimonianza in Europa di simile monumento), in condizioni di luce ben contrastata, tipicamente estiva (nonostante sia già autunno) dove aiuta, come ogni obiettivo standard deve essere in grado di fare, a meglio definire ciò che si percepisce a vista, sia negli sguardi d'insieme, sia incentrando l'attenzione sui particolari con le sue figurazioni del Sole, della Luna, nei menhir circostanti, sia nei bassorilievi antropomorfi, dedicati al culto della Prosperità in questa magnifica "stairway to heaven" di 5mila anni fa, della quale il Viltrox 33/1,4 contribuisce a rendere pienamente il senso Motorizzazione dell'autofocus stepless, come di regola sugli obiettivi altisonanti attuali, silenziosissimo e rapido alla pari degli obiettivi nativi per Z. indistorto, poco vignettante ai diaframmi più aperti, dà il meglio di se a quelli intermedi, a partire da f/4, risponde in maniera perfettamente lineare anche a quelli più chiusi (qui a f/11) nel tentativo di tenere a fuoco per pdc anche l'abside della chiesa di San Gavino a Porto Torres. Perfettamente efficiente a tutta apertura in condizioni di luce disponibile, sia al centro immagine quanto ai bordi estremi dell'inquadratura, qui fortemente croppati in grado di mantenere un buon contrasto cromatico anche in luce attenuata suggestivo in controluce per quanto afflitto (finalmente) da qualche piccolo difetto di tenuta dell'antiriflesso (rispetto obiettivi di altra caratura e fascia di prezzo) a suo agio, direi con ogni temperatura colore della luce ambiente, anche artificiale netto, definito sul soggetto, dotato di uno sfuocato morbido e piacevole, grazie anche alle nove lamelle del diaframma Dotato di una sua brillantezza costante, anche quando non sia assistito da luce diurna altrettanto interessante, anzi, poco contrastata nella quale si predispone a evidenziare la gamma cromatica del soggetto, senza caricarla inutilmente un obiettivo con cui poter scattare tranquillamente a tutta apertura mantenendo intellegibilità del contesto, grazie anche alla focale che non dà mai l'impressione del grandangolo tagliato dal formato DX modulato nei chiaroscuri anche in evidente sovraesposizione, per non chiudere le ombre un obiettivo poliedrico, luminoso, affascinante per la sua costruzione tutta in metallo e le sue proporzioni ideali un obiettivo...tra due Mondi (come Garibaldi) quello degli obiettivi nativi e quello degli universali MF tra i quali spicca non solamente per essere la prima casa che riesca a produrre una linea AF per fotocamere NikonZ, ma sopratutto per le qualità intrinseche che ne fanno un best-buy in funzione di prestazioni e luminosità massima. Ed anche per la continuata assenza ingiustificata di progetti DX specifici, di casa Nikon, auspicati davvero da troppo tempo... Ci è piaciuto tanto... Max Aquila photo (C) per Nikonland 2021
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  35. Tre anni fa ho pubblicato una experience sullo stesso film adapter, il Nikon ES-2, però con la bellissima reflex D850, addirittura, unica tra le Nikon, predisposta tra le sue features di comandi specifici e correzioni cromatiche dedicate: per tutto ciò e per la presentazione fisica delll'adattatore, rimando a quell'articolo (che peraltro sta per superare le 10mila visualizzazioni...ne approfitto quindi per ringraziare ) Oggi invece, la notizia è che il nuovissimo minimacro per Nikon Z, il Nikkor MC 50/2,8 (MC= la sigla dei nuovi macroZ) obiettivo di dimensioni minimaliste, solo 7,4 x 6,6 cm e 260gr di peso, risulta essere compatibile con l'adattatore per riproduzione di originali, grazie all'integrazione di una seconda ghiera filettata da 62mm di diametro, sul bordo esterno del barilotto, realizzata proprio per scopi come questo, (rispetto la ghiera filtri ufficiale, molto più piccola, da 46mm di diametro): assolutamente sconsigliato, quindi, usare filtri su quella da 62, a pena di potenziale danneggiamento dell'obiettivo... Ho ricevuto da pochissimo il 50MC, a ruota rispetto il fratello maggiore, il 105/2,8 MC con il quale ha colmato lustri di attesa dei nikonisti, che desideravano obiettivi di questa categoria all'altezza dei sensori con i quali Nikon ci ha abituato negli ultimi anni. Utilizzerò questo obiettivo, per nulla undersized (come potrebbe apparire), prevalentemente per still life di piccoli oggetti e di attrezzature fotografiche: tra i suoi compiti, insieme all' ES-2, quindi anche la sporadica riproduzione di originali a pellicola, i più importanti, i più cari, quelli che rappresentino degnamente la parte della nostra attività fotografica, when we were analogical L'incommensurabile salto in avanti dal 2018 ad oggi per l'adattatore ES-2 si chiama Nikon Z e si pronuncia mirrorless reinvented A pochi anni di distanza e su fotocamere ancora non allo stato dell'arte come era allora la reflex D850 oggi i vantaggi dell'utilizzo di questo adattatore si riassumono principalmente in: disponibilità di VR su sensore (quando non presente anche su obiettivo come nel caso del 50MC che ne è privo) disponibilità di sensori AF su tutto il formato FX disponibilità di valutazione diretta dell'esposizione sul mirino elettronico (e delle relative variazioni prima dello scatto) disponibilità di varie modalità AF tra le quali anche, operativo, l' EyeAf Le fasi di montaggio del set di ripresa sono semplici: ma ve le condenso in un video: dsc-3593_0Gcgm2HU_V3pZ.mp4 Ecco la visione complessiva da sopra, di ES-2 col suo rail inserito, adattatore B, MC50/2,8 esteso fino a RR 1:1 (il barilotto che sporge di 2,4 cm dalla filettatura esterna, adesso si troverà all'interno del distanziatore telescopico dell' ES-2) ed infine, la mia Nikon Z 6II Ovviamente sarà raccomandabile inserire sul fianco dell'obiettivo il limitatore del range di messa a fuoco, portando lo slider in posizione 0,3-0,16m, per evitare il più possibile che in fase di messa a fuoco l'obiettivo possa andare in hunting, tanto più frequenti, quanto più deformate saranno le dia ed i negativi che stiamo cercando di digitalizzare Come già evidenziato nel 2018, la distanza che ci separa qualitativamente dai frammenti di celluloide è ormai incolmabile. Ancor di più considerata l'età dei miei reperti, pur ben conservati, ma invariabilmente colmi di polvere, graffi, residui di sviluppo mal lavati (a suo tempo), GRANA INIMMAGINABILE, per cui i ricordi che coltiviamo di questa o quella pellicola, andrebbero annegati nell'acido acetico del bagno di arresto: senza inutili sentimentalismi. Ma l'esigenza chiama e se non possiamo fare a meno di ridare vita ad un fotogramma che affonda le radici nei nostri sentimenti, o per superiori ragioni documentative, dovremo attrezzarci alla bisogna e agire nel modo più razionale. Ecco il set: Un bank davanti ad un led da 150W a luce continua, attenuabile da telecomando (Godox FV150), una loupe di ingrandimento per le dia o i negativi, una pompetta per soffiare (o tentare di...) via la polvere, scatto remoto radiocomandato (ma siamo gratificati dal VR sul sensore), rail per gli originali... e diapositive, prevalentemente (poi spiegherò perchè) Come vedete uso almeno f/8 per compensare le frequentissime deformazioni subite dalle dia nei telaietti, causate da una serie infinita di cause, prima di tutto la loro costituzione fisica delicatissima, come ben sappiamo e fortemente condizionata da trattamento chimico ricevuto, effetti atmosferici, conservazione ed età. Una quantità di motivi che ci metteranno subito in crisi, dovendo stabilire quale sia il metodo AF che sceglieremo per scattare la foto e, sopratutto, quale sia la parte del fotogramma su cui metteremo a fuoco. Prima di tutto è già importante centrare bene la dia nel telaietto ed il telaietto nel rail: quindi il rail nel binario (due mollette) dell' ES-2... un lavoro fondamentale. Ancora prima, per stabilire dove stia sul tubo telescopico dell' ES-2 la posizione "intorno alla quale" saremo in RR 1:1 sono solito usare una dia sbagliata, tracciando dei riferimenti per poter mettere a fuoco a quel rapporto, inquadrando solo fotogramma e non telaietto (ricordiamoci che dai telai 5x5 non vediamo che il 95% circa del fotogramma) trovato il punto cruciale, traccio un rigo sul tubo telescopico per avere un riferimento stabile (ma che a seconda dello spanciamento della dia potrebbe variare) dsc-3582_k5mtXmBS_p7rd.mp4 Le diapositive (pellicole invertibili) si prestano enormemente meglio a queste operazioni, essendo state direttamente invertite in fase di sviluppo, prive di maschera cromatica antiUV (presente invece nelle pellicole negative a colori), ci consentono di lavorare in postproduzione, variando il grigio medio e operando in termini di contrasto, cromia e nitidezza, entro certi limiti, traducendo in nostri sforzi in successo, al di là del recupero in se e per se del fotogramma... le foto utilizzate in questo articolo, appartengono ad un periodo tra il 1990 ed il 2000 e sono diapositive conservate nei loro scatolini di plastica, senza ulteriori precauzioni Talora in stato eccezionale, nonostante il tempo trascorso, come questa Fuji RD100 sviluppata a marzo '90 Non è sempre soddisfacente la digitalizzazione dei negativi: per i motivi già esposti nell'articolo del 2018, pur allora operando con la D850 che tra le sue features consentiva on camera l'inversione cromatica diretta in jpg del negativo digitalizzato e la sua regolazione in termini di luminosità Già allora consideravo non sempre sufficienti queste opportunità, ma sopratutto, particolarmente ostica la gestione dell'inversione cromatica, a seconda della maschera giallo-arancio, diversa per ogni emulsione, che veniva neutralizzata dai rivelatori specifici per quella marca di pellicole. (Ove i laboratori usassero il rivelatore corretto) Tanto per intenderci, ecco il risultato ad oggi della digitalizzazione di una surfista israeliana di 30 anni fa, e poi della sua inversione cromatica su PS (CTRL+I) e delle correzioni a questa inversione, apportate nella successiva postproduzione. Soddisfatto? Beh...mi pare che la stampa A4 appesa ancora oggi a casa di mia mamma, in quella che fu la mia stanza, sia ancor oggi migliore, dopo tutto questo tempo. Ma sopratutto, quando vado a guardare il rumore del file, ossia la grana del film riprodotta fedelmente dal Nikkor Z 50/2,8 MC... mi viene da svenire... Era una docilissima e morbida AGFA XRG 100/21: il riferimento tedesco per l'assenza di grana... Ci avete viziato !!! Max Aquila photo (C) per Nikonland 2021
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  36. Su queste pagine abbiamo parlato in anteprima del Nikkor Z 24-200mm. Lo abbiamo fatto mesi prima che andasse in produzione e in distribuzione. E ne abbiamo parlato in termini che - mai ci saremmo immaginati - per un superzoom 10x sono lusinghieri. Io addirittura nei giorni appena precedenti alla chiusura per Covid, con i primi malati ricoverati a Codogno. Max per tutta l'estate successiva con tutte le Zeta disponibili. Poi ce lo siamo comprato e lo abbiamo consigliato. Con tutti i caveat insiti in un qualsiasi super-zoom ma con la novità che noi, nemmeno morti, prima con attacco F, avremmo mai comprato un super-zoom, Nikon, Canon, Sony o Tamron che sia. Passato un anno e mezzo adesso ne parlano anche gli altri. E ne parlano maledettamente bene ! Sappiamo che anticipare i tempi spesso non paga. Non paga in particolare per un sito come il nostro che non si fa e non fa pubblicità. E poi noi italiani siamo maledettamente esterofili, spesso se di una cosa ne parla - bene o male - uno "straniero", allora il messaggio passa meglio, prima, direttamente. Così è, se vi pare. Quindi facciamo dire oggi, a 15 mesi dalla nostra prima anteprima (perchè di articoli su questo zoom ne abbiamo fatti tanti, come nostro costume) le parole che non vi abbiamo detto a Spencer Cox, fotografo naturalista del Colorado che è redattore fisso del sito americano Photograpylife.com un sito per certi versi simile al nostro, con meno propensione alla partecipazione degli iscritti e più propensione alla pubblicità. L'articolo di Spencer si chiude con la preghiera, umile, certo, di acquistare l'obiettivo attraverso un link che porterà una commissione al suo sito. Noi invece dopo aver provato gratis l'obiettivo, abbiamo speso i soldi per averlo per noi Dettaglio trascurabile che non toglie nulla alla recensione che vi invito a leggere qui se vi va ma di cui sintetizzo quei due tre passaggi ... con le parole che non vi abbiamo detto. foto di Silvio"Ernesto" Renesto Spencer Cox : "Finora gli altri obiettivi della serie Z di Nikon sono stati così straordinari nella loro qualità dell'immagine che può sembrare uno spreco acquistare invece un superzoom. Molti fotografi rifiutano del tutto i superzoom e non posso dire di biasimarli. Anche in questo caso, dove il Nikon Z 24-200mm f/4-6.3 VR è il miglior superzoom che abbiamo mai testato, non ha ancora la stessa qualità ottica della maggior parte degli altri obiettivi Z di Nikon." "Gli altri obiettivi Z sono così buoni che hanno fissato uno standard irragionevole. Se confronti questo 24-200 mm con gli obiettivi con attacco F di Nikon, invece, inizia a sembrare nettamente migliore. Ciò è particolarmente vero nel confronto con la Nikon F 24-120mm f/4; l'F-mount 24-120mm è stato storicamente uno dei nostri obiettivi generici preferiti, ma sembra piuttosto scadente rispetto allo Z 24-200mm f/4-6.3." Qui noi abbiamo sempre avuto un giudizio piuttosto tranchant sul mediocre Nikon F 24-120/4. Che pure è solo un 5x, non un 8x come questo nuovo Nikkor Z. "Quando abbiamo testato l'obiettivo 24-200mm f/4-6.3 sul campo, abbiamo scoperto che era un compagno eccellente per fotocamere come la Nikon Z5 e Z6 II a causa della sua lunga gamma di zoom e del peso ridotto. Anche per gli utenti di Z7/Z7 II, il 24-200mm f/4-6.3 potrebbe essere una buona scelta. Riempie la nicchia di un teleobiettivo zoom leggero" "Personalmente lo userò come obiettivo principale per la fotografia di paesaggi d'ora in poi con la Nikon Z6 II. Considerando che comunque scatto quasi sempre a f/11 o f/16, mi sono reso conto che la mia fotografia non guadagnerà molto da obiettivi Z più pesanti e costosi, a parte forse migliori prestazioni di flare. Il 24-200mm non è perfetto, ma i suoi punti di forza e di debolezza si allineano abbastanza bene con le mie esigenze." "E anche se posso sembrare in un certo qual modo infastidito nel dover fare questa affermazione, in realtà non lo sono; questo è un ottimo obiettivo. Se hai bisogno di uno zoom leggero che copra molte lunghezze focali, è quello da battere." Spencer Cox (c) Photographylife.com Ecco, queste sono le parole che noi non vi abbiamo detto ma che condividiamo del tutto. le foto, invece, che non vi avevamo mai mostrato, non sono le nostre ma sono quelle del Professor Silvio Renesto, in arte ... "Ernesto" (un lapsus, ovviamente), fatte con la sua Z6 e il suo Nikkor Z 24-200mm. Leggendo Nikonland - limitatamente al mondo Nikon e località viciniori - spesso avrete in anteprima giudizi, consigli, prove che su altri siti di caratura anche mondiale forse avrete uno o più anni dopo. Noi non vi chiediamo di cliccare da qualche parte per farci guadagnare qualche soldino, né vi propiniamo pubblicità indesiderate. Nemmeno vi chiediamo di fidarvi del nostro giudizio e buona fede. Vi offriamo anche quelli senza interessi.
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  37. Ne ha già parlato Max Aquila nel suo primo articolo (altri ne seguiranno) : e anche io l'ho comprato per usarlo con i miei vari Nikkor 55/1.2, 50/1.4 e 50/2 S, 105/2.5 tutti pre-AI, il Rokkor 58/1.2 e i TTArtisan 50/0.95 e 35/1.4 ma ci sembra una notizia degna di nota il fatto che Nital - il distributore nazionale di Nikon - abbia deciso di distribuire presso la sua rete di dealer più qualificati questo promettente adattatore che compie il miracolo di rendere autofocus i vecchi e gloriosi Nikkor F. Perchè un distributore di questo calibro con la sua garanzia può fare la differenza. nella confezione, oltre alla garanzia di 4 anni prevista per il programma Nital Vip, troverete anche un manualetto originale in italiano che spiega come usarlo al meglio. E anche questo non è un elemento trascurabile, perchè noi ci siamo dovuti studiare le "scarne" istruzioni barcamenandoci tra un pessimo inglese e un oscuro cinese che è il massimo dell'assistenza concessa dal produttore sul suo sito. Peraltro gli adattatori distribuiti da Nital arrivano già aggiornati con l'ultima versione del firmware, la più performante v. 2.0, a tutto vantaggio della vostra esperienza d'uso. La distribuzione è appena iniziata, per il momento lo potete trovare solo presso un ristretto gruppo di rivenditori specializzati : più avanti la rete di vendita sarà allargata. Per ora rivolgetevi a questi dealer.
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  38. Sto usando la Nikon Z6 II da quando è uscita lo scorso autunno. Purtroppo il periodo non è stato propizio per utilizzarla dove avrei voluto valutarne davvero le potenzialità - rispetto alla Nikon Z6 prima serie - in eventi sportivi sfidanti, quali il motocross o l'automobilismo. L'ho potuta usare per lo più in fotografia di ritratto e generale. Oltre che in test informali che avrete già visto in queste pagine. Il mio giudizio complessivo è molto positivo pur con qualche caveat che condividerò più avanti, se avrete la bontà di continuare a leggere questo articolo. Che come mio solito, non è un test di laboratorio ma un'esperienza d'uso quotidiana, sul serio, da parte di uno che mangia pane e Nikon da quando il Presidente degli Stati Uniti era ancora Ronnie Reagan *** Uno strumento da lavoro La Nikon Z6 II si può considerare l'equivalente sia sul piano merceologico che funzionale, della reflex Nikon D750. Non è l'ammiraglia e non ha nemmeno un corpo professionale ma esattamente come la D750 serve a qualsiasi scopo le si voglia affidare. come nel caso della sorella più costosa, Nikon Z7 II, le differenze esteriori rispetto alla precedente serie sono minime. Si limitano per lo più al marchietto II dopo al numero del modello. La produzione passata in Thailand dal Giappone. L'apertura del vano memorie più alta. Perché le differenze concrete sono all'interno. nel doppio alloggiamento per memorie (XQD/CFexpress + SD di tipo UHS-II) nella contattiera estesa per consentire al battery-grip MB-N11 progettato espressamente per Z6 II e Z7 II di operare con i comandi in verticale nell'ingresso USB-C e la relativa elettronica in grado di sfruttare le peculiarità della nuova batteria potenziata EN-EL15c (compatibile con le precedenti ma in grado di operare in ricarica mentre la macchina è attiva) nell'uso di un doppio processore rispetto al processore singolo che insieme ad un buffer maggiorato, permettono alla Z6 II di raggiungere sequenze di 200 scatti consecutivi, il che nella pratica significa poter scattare sempre in continuo altre differenze aggiunte sul piano software come le nuove modalità autofocus, i tempi di scatti allungati sino a 900 secondi. la promessa di aggiornamenti firmware già mantenuta con l'ultima versione v 1.1 che ha aggiunto il video in formato 4K60p (sebbene in modalità 1.5x) e il formato RAW proprietario di Blackmagic (mediante registratore esterno e modifica hardware in assistenza a pagamento) che speriamo verrà costantemente estesa nel prossima futuro sin qui la teoria. Se questo si possa tradurre nella pratica in operatività migliorata nella vostra quotidianità fotografica, lo lascio a voi. Per me si, ed è il motivo per cui l'ho ordinata e comprata prima di provarla. a me bastava già solo questo battery-grip, montato e mai smontato da quando mi è arrivato con dentro due batterie EN-EL15c che da quel giorno ricarico esclusivamente via USB-C (con un bel caricabatteria da 65 W). Perchè nella sostanza la Z6 II è immutata ergonomicamente rispetto alla Z6 I. E questo per me significa dolore fisico a mani, polsi e braccia, durante l'uso continuo che ne faccio con il suo compagno di merende : la Z6 II si avvantaggia enormemente (al pari della sorella Z7 II) del nuovo battery-grip Nikon MB-N11 nell'uso di ottiche impegnative sul piano fisico, specie scattando in verticale Sinceramente del secondo slot di memoria non mi è mai importato nulla. Solo sulla D5 l'ho sfruttato in ridondanza, perchè quella macchina è l'unica Nikon (con la D6) con due slot uguali XQD/CFExpress. Ma nelle Z come nella D850 lo sbilanciamento di prestazioni delle due schede di memoria non mi entusiasma. Anche se ammetto di usare solo SD le poche volte che faccio scatti singoli qui in studio per foto di poco conto in jpg "small" & "basic" a scopo di pubblicazione sul web. Ma sul campo solo ed esclusivamente le migliori CFExpress. Del resto non dico che le nuove modalità di AF non mi convincano, solo devo ammettere che mi aspetto ben altro da Nikon. Ma di questo parleremo nelle conclusioni. Mentre in linea generale, la Z6 già era molto agile, adesso lo è di più. E' piuttosto la Z7 II che adesso può lavorare insieme alla Z6, mentre la Z7 proprio non ce la faceva in termini di buffer e doveva fermarsi continuamente ansimante. Per quanto riguarda il doppio processore, i vantaggi ci sono e credo di averli mostrati qui : ma probabilmente i tecnici Nikon è solo con la versione 1.1 del firmware che stanno sfruttando di più la maggior potenza. Adesso il riconoscimento dell'occhio avviene più da lontano, col cursore piccolissimo (come l'occhietto, lontano) e con maggiore percentuale di centri. Così come la doppia potenza consente la ripresa video in modalità 4K60p mentre prima era limitata al 30p. Ecco, non avrei molto altro da dire, ribadendo, per l'appunto, che non ho potuto usare la macchina in eventi sportivi impegnativi (intendo con soggetti in moto variabile come le moto del motocross) o nel seguire uccelli in volo veloce. Con Z6 e specialmente Z7 ammetto che non sono mai stato soddisfatto. Con la Z6 II spero di poterci provare con la bella stagione se le modalità colorate ci consentiranno di uscire fuori porta. Cosa oggi che non mi è consentita ... La qualità d'immagine è identica a quella della Z6. E su questo credo che non ci sia da indagare oltre. Ne indugiare in fantasticherie sulla sensibilità dell'autofocus dove luce non ce n'è. Mi è bastato scattare in un salone in penombra insieme ad un amico con la Z6. Già con il firmware 1.0x la differenza era evidente. Con la 1.1, praticamente abissale. Basterebbe questo per fare l'upgrade ? Dipende da voi. Come ho scritto per me già è bastato il battery-grip. Il resto è venuto come gradito omaggio. Nikon Z6 II + Nikkor Z 70-200/2.8 S con TC 1.4x a 280mm. Sodalizio perfetto, sancito anche dai dati Exif *** Non mi sentirei di aggiungere molto altro se non andare a concludere in modo sommario. Conclusioni La Nikon Z6 II è una Nikon Z6 matura e completa. Perfettamente azzeccata nella sua fascia di segmento e prezzo. Secondo me è assolutamente la migliore Nikon Z sinora proposta. Per il giusto prezzo offre il mix migliore di caratteristiche giusto senza troppo chiedere in cambio, né in termini di sforzo economico né di apparato di contorno. Va bene per tutto e non é specializzata quanto lo è la sorellona Z7 II. Ha una raffica potente, un buffer inesauribile, gamma dinamica agli alti ISO che per averne una migliore si deve passare alla D6. Non si crede di essere più di quanto non sia (una ammiraglia) e quindi è tanto bella quanto onesta pare ... Pro il prezzo è quello giusto per il mix di caratteristiche offerte sinceramente sia per l'hobbysta che per il professionista non c'è da desiderare di più, salvo che per quel 5% di fotografi specializzati in fotografia d'azione (tipo sport veloci o wildlife) la risoluzione è quella giusta il video è di grande qualità, anche in modalità autofocus automatico è compatta e agile per chi trova che queste siano caratteristiche positive il nuovo eye AF è nettamente migliorato rispetto alla prima generazione il nuovo battery grip è come deve essere fatto un battery grip la nuova batteria è davvero prestazionale Contro la raffica base è scarsa nel 2021 l'oscuramento del mirino in raffica nel 2021 "non si può più vedere" la raffica estesa è limitata da talune specifiche e comunque a mirino viene riprodotta con un effetto moviola che non consente di seguire in tempo reale l'azione (c'è un evidente lag tra l'evento reale e quello che si vede nel mirino) le modalità di autofocus sono da considerare ancora primitive e piuttosto amatoriali, non rispetto alla concorrenza che pure è più avanti ma rispetto alla Nikon D6. L'intero comparto autofocus andrebbe ripensato dalla base, prendendo a base quello della D6 per estenderlo alle potenzialità della rilevazione di fase a tutto frame. Purtroppo devo nella pratica riscontrare che in molte circostanze l'autofocus della Z6 II (che pure è meglio di quello della Z7 II) proprio non ci capisce niente "e va per muri e prati", costringendomi ad intervenire con paroline dolci e vezzeggiativi ... la potenza installata a livello di processore è chiaramente inadeguata alle aspettative del 2021. Certi smarphone di fascia media hanno più potenza disponibile il sensore è superato, oggi ci si aspetta di avere un video 4K60p in formato pieno o quasi, anche se la Z6 II non è una macchina dedicata al video, è la macchina d'elezione del video per Nikon sebbene meno della Z7/Z7 II la Z6 è incline a mostrare effetti del rolling shutter in modalità silenziosa. I contro sembreranno magari ingenerosi ma tutto sommato appaiono, secondo me, in linea con la fascia di appartenenza della macchina, che lo ripeto ancora non è e non si spaccia per essere una ammiraglia. Per questo motivo l'ho adottata e penso che la userò come macchina da battaglia - non come compagna per la vita - finchè non comparirà una Nikon Z di fascia più alta che superi almeno buona parte dei limiti che le attribuisco io. Naturalmente ognuno ha il suo mileage e credo che nella realtà per il 99% dei fotografi le capacità della Z6 II siano più che adeguate. Anzi ... Per me l'upgrade dalla Z6 alla Z6 II è stato naturale (anche perchè avevo accumulato quasi 200.000 scatti sulla I) per qualcun altro credo che un pensierino al riguardo lo dovrebbe fare. Per molti no, le migliorie non sono sostanziali anche se, per uno come me, sono ben più che formali, anzi, all'atto pratico sufficienti a farmela adottare. Insomma, in medio stat virtus, mai come nel caso della Nikon Z6 II il vecchio motto latino si adatta a questo modo.
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  39. Forse è un caso - ma magari no - che nelle scorse settimane siano comparsi su Nikonland alcuni articoli che anziché parlare di obiettivi e fotocamere come al solito, esplorano le capacità tecniche della ricerca Nikon nei campi della metrologia, della produzione di macchinari di precisione e nella progettazione in proprio di sensori. Lo abbiamo fatto per sfatare il mito di Nikon che si adatta alla tecnologia altrui perché incapace di sviluppare la propria. Rimarcare che Nikon ha un suo proprio reparto di progettazione che è attivo fin dal 1988 e che nel 1999 ha progettato e costruito un sensore allora all'avanguardia e a risoluzione eccezionale per il periodo, utilizzato praticamente nelle prime ammiraglie digitali D1 utilizzando la tecnica del pixel binning ci sembrava doveroso. Successivamente Nikon ha continuato a sviluppare le proprie conoscenze, ha registrato brevetti, scambiato licenze con i principali attori del mercato. E soprattutto ha continuato a fornire a tutto il mondo i propri scanner per microlitografia, gli stepper, che sono i macchinari con cui si producono i sensori di tutti i tagli. Sarà un caso o forse no che il 17 febbraio, Nikon abbia presentato all'ISSC di San Francisco (una manifestazione riservata al settore della circuiteria a stato solido) un suo nuovo sensore con capacità peculiari e per molti versi innovativi. Sul sito Nikon.jp c'è tutta la presentazione (qui, in giapponese) è un sensore stacked, cioé che è composto da due strati impilati. In quello superiore ci sono i fotodiodi, in quello inferiore i circuiti di conversione, il buffer, la logica di lettura. Quindi durante la produzione la "stampata" deve essere fatta due volte (o più). E' quadrato da 4.224x4.224 pixel in tecnologia CMOS ed è capace di operare in modalità video a 4K60p e in formato foto in due modalità, una fino a 60 frame al secondo ad alta dinamica, una a dinamica ridotta a 1000 frame al secondo la presentazione Nikon mostra come l'evoluzione dei primi sensori vada dal formato HD (ricordo che la prima reflex capace di registrare video al mondo è stata la Nikon D90 del 2008) al 4K e verso il formato 8K. Ma le innovazioni sono anche nella struttura del sensore. Nikon ha introdotto nel 1982 il famoso sistema di lettura esposimetrica multipattern, poi evoluto nel matrix sviluppato fino ai giorni nostri. E' un sistema di lettura matriciale che divide in zone il fotogramma e lo analizza, dando una possibile lettura esposimetrica mediata tra luci ed ombre. Ma questo è comunque un sistema di misura che deve essere poi messo in pratica leggendo effettivamente la luce. Una media, per quanto sofisticata non sarà mai buona per tutto il frame, specie se abbiamo forti differenze di contrasto. E' per questo che poi in sviluppo interveniamo sulle zone dell'immagine per recuperare luci sparate o ombre troppo chiuse. Il nuovo sensore Nikon va oltre questo contesto, mettendo la matrice esposimetrica direttamente sul sensore e misurando ogni singola zona per esporre correttamente a seconda della luce che effettivamente arriva in ognuna di queste frazioni. In pratica il sensore è suddiviso in quadratini da 16x16 pixel, ognuno di 2.7 micron l'uno, e sull'intero sensore ci sono 264x264=69656 zone adiacenti. la struttura complessiva del sensore, i blocchi esposimetrici da 16x16 pixel, i 264x264 blocchi nello strato superiore le unita di lettura e di controllo della logica nello strato inferiore impilato sotto a quello fotosensibile la struttura elementare con due blocchi da 16x16 pixel che condividono ciascuno 16 convertitori analogico-digitali (ADC), il buffer di memoria, i controller di ciascun blocco, il clock di regolazione della lettura delle informazioni. Il complesso di controllo di questo sistema consente un flusso di informazioni di 4.8 Gigabit al secondo, più che sufficienti a saturare (finalmente !) le nostre CFExpress. Le applicazioni di questo genere di sistema sono molteplici. Immaginiamo una scena caratterizzata da elevato contrasto. esponendo per le luci, avremo i bianchi sotto controllo ma ombre molto chiuse al limite del nero. Esponendo per le ombre avremo facilmente le zone più chiare sovraesposte con pericolose perdite di informazioni. Operando con la segmentazione a blocchi, in linea teorica ogni singolo blocco verrà esposto (per unità di tempo, a prescindere dal diaframma e dal tempo di scatto) affinchè questo riceva la corretta quantità di luce per avere una immagine che è HDR già in origine. potenzialmente questo sembrerebbe "la morte della fotografia artistica" ma qui siamo in campo tecnico. Il tecnico ha il dovere di metterci a disposizione lo strumento, noi abbiamo la capacità di utilizzarlo per il meglio, anche andando comunque ad intervenire poi con lo sviluppo (in questo caso aumentando il contrasto complessivo della scena). Ricordo che parlavo di queste possibilità già su queste (o su altre) pagine una decina di anni fa, dicendo che la tecnologia finora si è limitata a sostituire la pellicola ma le modalità di utilizzo sono rimaste quelle di una volta. Mentre le esposizioni multiple automatiche possono portarci molto, molto oltre. Mentre nel campo della fotografia ad alta velocità, ricordo che con Marco Cavina si parlava delle fotocamere approntate da Nikon in ambito di ricerca balistica che già a cavallo tra anni '60 e '70 permettevano 500-1000 scatti al secondo (con la pellicola !). Qui Nikon ci è tornata, con un prodotto industrializzabile, in digitale. un esempio presentato da Nikon di una sequenza a 1000 scatti al secondo. Ovviamente in questa modalità il sensore perde di dinamica ma immagino che si utilizzerebbero i 1000 fps solo in condizioni di luce controllata, quindi senza problemi da quel punto di vista. Mentre a "soli" 60 fps questo sensore consente una dinamica che va oltre il visible (134 db di differenza tra il nero e il bianco). Unico limite del sistema è il formato. Per questioni di costo e di velocità di elaborazione è limitato al formato quadrato dentro al pollice idraulico (una vecchia misurazione anglosassone che deriva da quella dei tubi degli impianti idraulici di casa). Traslarla in formati più grandi è certamente possibile ma probabilmente la cosa avverrà per gradi. Ultimo punto che mi piace sottolineare, Nikon per produrre i prototipi di questo sensore ha usato uno stepper con passo da 65 nm, una misura inferiore ai soliti 90 nm che vengono usati per i sensori fotografici. *** Cosa significa tutto ciò e che ricadute potrà avere in campo fotografico ? La platea scelta per la presentazione di questo sensore credo che lo caratterizzi per un progetto di tipo industriale, quindi indirizzato ai sensori di misura e controllo dell'industria elettromeccanica e automotive-aeronautica. In quell'ambito i campi di applicazione sono limitati solo dall'immaginazione dei progettisti. In campo fotografico il formato da 1'' è ampiamente superato ma la disponibilità di questa tecnologia se verrà resa realmente in termini di produzione industriale si presta a scalabilità verso l'alto, magari limitandone le prestazioni. Perchè il compromesso del formato da 1'' come sappiamo è quello che ha consentito a Nikon di presentare mirrorless molto prestazionali con autofocus allo stato dell'arte ben prima degli altri (oramai parliamo di 10 anni fa). Andare verso formati più grossi richiede più energia, quindi più calore, capacità di calcolo superiore, software più sofisticato e più difficile da mettere a punto. Soprattutto grossi investimenti per rendere il tutto funzionale semplicemente per il fotografo che non è un tecnico di laboratorio ma un tizio che si attende che con un click, il tutto venga "magicamente" risolto dall'hardware che ha in mano. Una matrice identica in formato 36x24mm richiederebbe un sensore da 13.333x8.888 pixel = 118 megapixel. Più che sufficienti per coprire anche il 12K. Aumentando il pitch dei pixel si può operare un compromesso ma credo che la densità di informazioni qui sia un pre-requisito fondamentale. Inoltre non abbiamo idea di che tipo di autofocus ci voglia per scaricare a terra tutti questi megapixel. Per non parlare della montagna di Gigabit al secondo da leggere ed immagazzinare. Insomma, siamo ai confini della fantascienza ma - attenzione - questo non è un brevetto, è un sensore funzionale, pronto per lo sviluppo finale necessario per l'industrializzazione, se ci sarà mercato. E l'eventuale evoluzione per altri ambiti applicativi. Ma ci dice dove è seduta Nikon, che cosa stanno studiando i suoi ingegneri, cosa sono capaci di fare. Come abbiamo nel nostro piccolo cercato già di esplicitare nei due recenti articoli : Insomma, Nikon non è seconda a nessuno in questo campo, anche con le sole sue gambe. Altro che bancarotta e destino segnato.
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  40. I due campioni Nikon, probabilmente tra i migliori Nikkor di SEMPRE, senza eccezioni *** Premessa Ipercoop di Montebelluna, un cliente assiduo chiede al salumiere : "Mi darebbe 3 etti di prosciutto cotto ?" "Certo", risponde il salumiere, "quale le do ? Abbiamo ... " "Mah, non saprei, mia moglie deve fare gli involtini con l'insalata russa" "Ho capito, allora le do questo, costa meno ma è buono come il San Daniele" "Scusi ma le avevo chiesto il prosciutto cotto, non il crudo !" *** Non ho un 70-200/2.8 ma le foto che vedo me lo fanno desiderare. Ho una Nikon XYZ, vedo che il Nikon F costa meno, in offerta, del nuovo Nikon Z che per me, che non sono un professionista, costa troppo. Quale devo comprare ? *** Torniamo seri. E premesso che un professionista compra solo ed esclusivamente quello che gli serve per il lavoro e solo se il suo lavoro lo giustifica, mentre il fotoamatore compra qualsiasi cosa il suo amore gli imponga di possedere (ed usare), a prescindere dal fatto che non possiede una partita IVA, parafrasando una nota pubblicità, l'abbondanza di offerte, porta a sbagliare il prodotto adatto a fare il candeggio giusto. *** L'abbondanza L'abbondanza di possibilità di scelta di strumenti fotografici è sempre una benedizione. Meglio avere due 70-200/2.8 di classe assoluta che NON AVERE nemmeno un 24-105/4, buono o scarso che sia. Purché ci si risolva per acquistare quello che serve a noi. Rimando ai tanti test che abbiamo scritto sui due campioni di Nikon - che lo ribadisco - in casa nostra non temono confronti interni nemmeno da parte di obiettivi di costo 5 volte superiore (ammesso che si possano paragonare mele e pere insieme : sempre frutta sono !). Per ribadire che non esiste lo strumento migliore in assoluto ma quello che serve a noi. E che non si compra MAI quello che costa meno, visto che non ce l'ha ordinato il dottore di comprare un 70-200/2.8, si compra quello che ci serve. Quindi, al solito la risposta prevede una domanda : ci serve REALMENTE un 70-200/2.8 e per farci che cosa ? Risposto onestamente a questo quesito discenderà la risposta giusta. Ammesso che effettivamente ci serva (per fare sport, per fare ritratto con sfuocato da urlo, per fotografare in scarsa luce, per avere uno strumento assolutamente serio con cui fare foto assolutamente di valore etc. etc.), quale comprare è presto detto. otticamente, costruttivamente e sul piano prestazionale entrambi i 70-200/2.8 Nikon attuali sono obiettivi eccezionali entrambi costano una cifra molto elevata in assoluto, a prescindere da quello che costa meno. Se uno costasse 200 euro e l'altro 4000 potrei anche capire. Ma 2.379 contro 2879 (fonte Nikonstore.it, garanzia Nital) sono cifre ragguardevoli e nella stessa classe di prezzo sono entrambi obiettivi dichiaratamente professionali (non per il costo o perchè vengano fatturati ma perchè sono pensati per essere sfruttati in situazioni estreme, dove il risultato conta e non per il "casual shooting") in cosa si differenziano ? E' presto detto : il Nikkor F 70-200/2.8E FL VR è un obiettivo da reflex con attacco F e motore ad ultrasuoni SWM il Nikkor Z 70-200/2.8 S VR é un obiettivo da mirrorless con attacco Z e motori elettrici passo-passo il Nikkor Z non si può montare su una reflex e questo rende la possibilità di impiego solo su mirrorless. il Nikkor F si può montare ovviamente su reflex, ma anche su mirrorless semplicemente via FTZ. Ma : sebbene il Nikkor F sia eccezionale, il Nikkor Z è stato progettato per essere quasi parfocal, ovverosia non perde il fuoco cambiando la focale, in pratica si può zoomare mentre si fotografa e l'obiettivo mantiene il fuoco sul soggetto, sia che si facciano foto sia che si faccia video il Nikkor Z ha una variazione di distanza minima di messa a fuoco con il variare della focale che consente di avere quasi sempre lo stesso campo inquadrato (variando la distanza e la focale, il soggetto ha quasi lo stesso tipo di ingrandimento, nei limiti dell'obiettivo, ovviamente) sostanziale, i motori del Nikkor Z sono stati ottimizzati per adattarsi al meglio dei metodi e dei sistemi di messa a fuoco delle mirrorless ancora più importante, ma solo per chi fa video, il Nikkor Z non fa rumore di messa a fuoco, il Nikkor F si e il suo rumore si capta durante i video ma, ancora più sostanziale, il Nikkor Z è stato progettato insieme ai suoi teleconverter. Possiamo impiegare sia il TC 1.4x che il TC 2.0x con il Nikkor Z 70-200/2.8 S quasi infischiandocene della presenza del teleconverter. Mentre il Nikkor F con i teleconverter F si perde molte delle prerogative dell'obiettivo liscio, diventa più lento, più "opaco". Anzi, con il TC20E III funziona in modo piuttosto approssimativo (eufemismo). Mentre il Nikkor Z con i teleconverter è sensazionale come usato liscio (o quasi). Nikkor F 70-200/2.8E FL a 200mm, f/2.8, 1/60'' su Nikon D5 Nikkor Z 70-200/2.8 S su Nikon Z6, f/2.8, 1/250'', ISO 400, 180mm Morale ? Se lo possedete già, il Nikkor F 70-200/2.8E FL è un obiettivo talmente sensazionale che può essere ben impiegato sia su reflex che su Nikon Z. Se possedete una bella reflex (ma bella : da D500 in su) allora non ci sono dubbi, compratevi o tenetevi il vostro bel 70-200/2.8E Fl da reflex. E se avete ancora una versione precedente, cambiatela con quella nuova, non ve ne pentirete. Ma se non lo possedete già e vi serve il miglior 70-200/2.8 che potrete montare su una Nikon Z - sia una Z7 che una Z6 o una Z5, finanche una Z50, l'ho usato con piacere anche su quella - comprate senza esitazioni la versione Z. E' un obiettivo altrettanto sensazionale, ma é aggiornato e pensato per dare il meglio di se su una Nikon Z e per far esprimere al meglio di se una Nikon Z che lo monta. E se 200mm vi sembrano pochi, sappiate che solo la versione Z vi consentirà di usare (quasi) impunemente i suoi teleconverter per foto sensazionali fino a 400m Nikkor Z 70-200/2.8 S su Nikon Z7, 400mm via TC2.0x, ISO 400, 1/1000'' Non saranno certo quei 500 euro di differenza ad indirizzarvi su un ... prodotto diverso da quello che effettivamente vi serve. Ma come sempre, fate un pò come vi pare : non dite poi che non ve lo avevamo detto !
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  41. Si sta chiudendo il 2020, anno di relativa reclusione con poche possibilità di sfogo usuali, anche per mancanza di soggetti disponibili, almeno da parte mia. Però ricchissimo di occasioni di provare materiale fotografico Nikon (e per Nikon) che ci sono state comunque offerte dai nostri partner e che hanno generato acquisti. Ne ho scritto nei vari articoli ma vorrei in questo blog fare una riflessione su quanto mi è capitato in mano, così a distanza, riportando a freddo le mie impressioni. *** Il 2019 si è chiuso con lo straordinario Noct Nikkor Z 58mm f/0.95 e il 2020 si è aperto con lui. Le mie impressioni restano vivide ed indelebili. Non ho mai provato un obiettivo così e credo che non avrò tempo per sensazioni equivalenti. Magari simili, si, ma non di quel livello. Il Noct fa specie a se, rappresenta in sintesi quanto Nikon è capace di fare oggi in campo ottico e chiude/riapre una parentesi grigia, di prodotti per reflex mediocri, intervallati da rare gemme. Ma nessuna di questo livello. un manichino in una vetrina. E' il 6 gennaio 2020, fa un freddo cane a Como. E' mattina presto e in giro ci sono solo io. Qui su Z7 il Noct è ovviamente tutto aperto. Scatto ad 1/160'', ISO 140 bastano per avere una presa ferma. Gli altri manichini dietro al primo sono del tutto liquefatti. Come la cattedrale di Como, dietro a queste luci natalizie : Il Noct rappresenta la nobiltà di rango. Quella verso cui nessun arricchito potrà mai tendere. Obiettivo che è bene resti per pochi perchè non è bene che questo strumento di piacere fotografico finisca in mani volgari. *** E' solo il 24 gennaio e già vediamo il primo prodotto nuovo dell'anno. La nuova reflex Nikon D780 che rappresenta la sintesi tra le Nikon Z (la Z6) e le reflex (la Nikon D750). Un ponte che apre possibilità da esplorare a chiunque abbia un pò di fantasia e sappia servirsene per fotografare. questi sono i due cuccioli di casa impegnati nella loro occupazione principale : giocare spensierati mentre questo è quello stronzone dell'ingegnere di Novara che invece ha impegnato il 2020 per raggiungere il record di assenze da Nikonland, nonostante ad inizio anno lo avessimo inserito in redazione un ritratto commovente, complice la qualità assoluta del Nikkor F 105/1.4E, ripresa in modalità mirrorless con riconoscimento del viso del soggetto : in pratica come avere una Z6 ma utilizzare obiettivi Nikkor F senza FTZ ! *** Ho detto di essere ancora impressionato dalla qualità unica del Nikkor Z 58mm ma in febbraio ho il mio unico contatto con l'unico zoom che sinora mi ha lasciato senza aggettivi e senza superlativi. Sarebbero sprecati per definirlo. Il Nikkor F 180-400/4 TC non è solo uno zoom, è un intero arsenale pensato per quei - pochi, visto che costa come una motocicletta - fotografi sportivi o fotonaturalisti che hanno la necessità di avere una lunghissima escursione focale senza mani cambiare alcunchè del proprio setup, nemmeno dover inserire un teleconverter. Perchè questo è integrato e si inserisce nel percorso ottico con una semplice click. La qualità costruttiva é sensazionale ed ai massimi livelli ma ciò che colpisce è il livello assoluto di qualità d'immagine che abbaglia, lascia senza fiato. *** Era ancora febbraio e appena gli ultimi giorni prima del lockdown avevo l'occasione di provare la piccola ma carinissima Nikon Z 50 e i suoi due obiettivi DX nel kit di valutazione in valigetta a prova di attacco NBC con tutto il necessario per divertirsi che io ho utilizzato nel quadrilatero della moda a Milano facendone anche un articolo internazionale : *** Sempre in febbraio, il primo contatto con l'EYE AF automatico per gli animali domestici, qui alla prova delle mie furie ! *** Ma neanche un attimo di tregua e giusto ad inizio marzo, in anteprima assoluta due prodotti appena annunciati che però saranno distribuiti solo a partire da fine estate/autunno. Il Nikkor Z 70-200/2.8 S e il Nikkor Z 24-200 obiettivi tanto eccellenti che ho comperato per il mio arsenale personale. con il Nikkor Z 70-200/2.8 ho fatto alcune delle mie foto più belle dell'anno, mentre con il Nikkor Z 24-200 faccio adesso tutto lo still-life della mia rinnovata passione per il modellismo militare in scala : Nikkor Z 24-200@80mm, f/11 Nikkor Z 70-200/2.8 S @200mm, f/2.8 *** Tubi di prolunga Meike nativi per Nikon Z in marzo. C'è aria di primavera e le api sono già in attività sui primi fiori. Nikon Z6, tubi Meike, Nikon FTZ, Sigma 135/1.8 ad f/4m 1/4000'', ISO 1100 *** In marzo faccio anche la conoscenza con il software di stacking Helicon Focus che insieme al programma di controllo remoto della fotocamera Helicon Remote diventano i miei standard di tethering per ogni riproduzione *** era arrivato da qualche mese ma non l'avevo usato, il Godox FV200, luce continua LED insieme a flash. Strumento sensazionale : Nikon Z50 con Nikkor Z 70-200/2.8 S ad f/2.8 e 200mm, luce di schiarita in controluce con Godox FV200 *** All'inizio di maggio arriva la NIkon D6, ultima ammiraglia reflex l'ultima ammiraglia con sopra uno splendido Nikkor-S 5cm f/1.4 modificato AI 51.200 ISO e non sentirli *** con la compatibilità delle Nikon Z verso le nuove schede CFExpress ho fatto un milione di test di lettura e scrittura di queste schede con 3 diversi lettori *** Uno dei primissimi obiettivi universali per attacco Nikon Z : il Viltrox 20mm f/1.8 che da pochissimo ha messo a disposizione anche il primo obiettivo AF per Nikon Z, un bel 85/1.8 a quanto ci dicono. *** Siamo intanto arrivati in agosto ed ecco a noi la Nikon Z5 in anteprima mondiale Nikon Z5 e Nikkor Z 70-200/2.8@200mm La Nikon Z5 è una vera Nikon Z, una differente offerta, non una offerta inferiore, rispetto alla Z6. Ed é la prima Nikon Z full-frame ad arrivare con doppio slot di memoria e schede SD alla portata di tutte le tasche. *** Settembre si apre con la consegna ufficiale del Nikkor Z 70-200/2.8 S e dei suoi teleconverter, qui in fotografia di famiglia : Nikon Z7 con Nikkor Z 70-200/2.8@400mm f/5.6 in luce naturale *** il TTArtisan 11mm f/2.8 che però lascio a Max perchè io un fisheye non so da che parte si guarda ... *** il bel TTArtsan 35/1.4 per Leica M qui provato in macro con tubi di prolunga *** Ed infine, i botti di fine anno : Nikon Z6 II, Nikon Z7 II e Nikon MB-N11 il mio piccolo amico che mi ha lasciato appena giunta la Z6 II l'unboxing della Z6 II *** Ma soprattutto l'anno si chiude con il fantastico Nikkor Z 50mm f/1.2, una vera replica del NOCT Nikkor che mi aveva messo "in crisi" lo scorso Natale e che qui con la nuova Z7 II da il meglio di se l'anno si è chiuso come era cominciato con uno straordinario "normale" Nikkor. *** Quindi sarà stato un anno difficile e particolare ma Nikon ha fatto la sua parte, Nital la sua in modo eccellente e Nikonland non si è tirata indietro mai, in nessun momento, nonostante le difficoltà
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  42. Gli ultimi anni sono stati caratterizzati dal dirompente ingresso sul mercato delle mirrorless ed il quindicennale di Nikonland cade in un momento di transizione del mercato, con Nikon impegnata nella realizzazione delle mirrorless Z che, a tutto campo, stanno conquistando i fotografi con le loro caratteristiche innovative e le straordinarie prestazioni delle nuove lenti. Nikonland è assolutamente convinta che le reflex siano ormai superate, sostanzialmente in ogni genere fotografico. Scopo di quest’articolo è quindi fare il punto nell’ambito della fotografia di natura, genere che somma landscape – in tutte le sue declinazioni come seascape, starscape, nightscape - e wildlife, quest’ultimo particolarmente sfidante per le mirrorless, attraverso l’esame delle caratteristiche innovative del nuovo sistema. Z6 su 20/1.8S 15" f2 ISO 1600 Assenza di vibrazioni e silenziosità. Manca lo specchio, una cosa ovvia, banale ed evidente. Ma quanto è significativa e grande la ricaduta nell’uso pratico di questa caratteristica è una cosa da provare perché significa due cose fondamentali. Grazie allo scatto elettronico non produce nessun rumore pur conservando sostanzialmente tutte le funzionalità. Questo punto è da solo già determinante perché consente al fotografo naturalista impegnato, quello cioè che cerca i propri soggetti nella natura ed al di fuori di qualsiasi situazione controllata, di non essere percepito attraverso il rumore. Certo, le fotografie con il soggetto che guarda in camera hanno un look molto intimo e personale, ma l’obiettivo del fotografo naturalista è più spesso ritrarre il soggetto intento alle sue attività e, per farlo, sviluppa e sfrutta capacità di avvicinamento, appostamento e mimetismo. Ma sul più bello, con la reflex succede che… CLACK! al primo scatto il soggetto individua il fotografo o al minimo che c’è qualcosa che non va ed interrompe le sue attività. Fa un mondo di differenza, invece, poter scattare quanto si vuole ed in raffica alla massima velocità senza essere sentiti. Z6 su 500/4E 1/160 f4 ISO 7200 Non produce nessuna vibrazione. Per decenni la pratica standard del fotografo impegnato è stata usare sistematicamente il treppiede, il più grande e stabile possibile e con sopra una testa bella grossa, oltre a, nel caso della fotografia di paesaggio, scatto remoto ed alzo dello specchio. Ancora oggi il treppiede è l’attrezzo che più di altri “fa pro”. Superato, non serve più. La vibrazione da annullare arrivava dallo specchio e nelle Z l’IBIS, la riduzione delle vibrazioni sul sensore, fa il resto. Con una mirrorless è possibile ottenere scatti perfettamente privi di micromosso a tempi impossibili per una reflex anche con il setup più stabile. È possibile ottenere immagini prive di micromosso a mano libera ad 1/20 di secondo con il 500mm. Personalmente, ormai, uso il treppiede solo se mi servono tempi realmente lunghi nella fotografia in notturna o per ottenere effetti fotografici particolari sull’acqua o le nuvole. O in caso di sessioni di scatto in appostamento prolungato per sostenere il peso dell’attrezzatura o contribuire al mimetismo, drappeggiando la rete mimetica sopra il tele ed il treppiede. Ma non lo uso più in tutti gli altri casi e, comunque, uso mediamente sostegni molto più agili e leggeri non dovendo più smorzare le vibrazioni. Z6 su 500/4E 1/40 f4 ISO 3600 - A mano libera! Le attuali Z impiegano ancora i sensori di vecchia generazione, con una ridotta velocità di lettura, quindi lo scatto elettronico può produrre l’effetto distorsivo dato dal rolling shutter, ma nella fotografia di paesaggio e nella fotografia di animali è un problema più teorico che pratico, considerate le velocità relative in gioco. Per questo e nonostante i limiti sull’autofocus che vedremo più avanti, personalmente già oggi nel wildlife di animali dotati anche della minima timidezza, la maggior parte in Italia, io preferisco la Z6II alla D5. Mirino Elettronico. Niente specchio significa mirino elettronico, in pratica un minuscolo monitor. Tre aspetti fondamentali. WYSIWYG - What You See Is What You Get – Cioè il mirino riproduce esattamente quello che il sensore sta catturando. Un fotografo esperto sa pre-visualizzare nella mente le proprie immagini. Ma a volte sbaglia, o meglio poteva sbagliare: ora non più. E questo riferisce ovviamente non solo alla composizione ma alle altre caratteristiche dell’immagine, come l’esposizione ed il modo esatto in cui la luce viene catturata dal sensore e “cade sull’immagine”, in base alla gamma dinamica effettivamente disponibile per gli ISO selezionati ed in rapporto al contrasto della scena. Z6 su 24-70/4S@39mm 1/80 f8 ISO 100 Possibilità di rivedere a mirino le fotografie fatte esattamente come nel monitor. Anzi, in taluni casi molto meglio: per chi li porta, non c’è più il problema con gli occhiali nel passaggio dal mirino al monitor. Non c’è più il problema della luce forte sullo schermo. Ma soprattutto, per chi è appostato e cerca di non farsi vedere, non occorre muoversi per rivedere le foto scattate nel monitor ma lo si può fare nel mirino. Informazioni aggiuntive, come una bella implementazione della livella elettronica e l’istogramma in real time, oltre ad infinite possibilità di personalizzazione. L’EVF delle attuali Z ha un’ottima qualità di visione, che non fa rimpiangere il mirino ottico, ma è superato dalle migliori realizzazioni del mercato sulle immagini in rapido movimento e nel blackout durante le raffiche, che ostacolano una accurata composizione di soggetti in rapido movimento. Il problema, però, più che dovuto alla tecnologia del mirino deriva dal sensore. La nuova generazione di sensori lo risolverà, ne parleremo più avanti. Lenti straordinarie. Non sembra un merito diretto delle Mirrorless, ma lo è perché non si tratta semplicemente di progetti ottici aggiornati. Ma di progetti che sono stati resi possibili dal bocchettone delle nostre Z, contemporaneamente il più grande del mercato e quello con la minor distanza del sensore. Z6II su 14-24/2.8S@18mm 0.5s f11 ISO 100 Sono fantastiche, niente di meno, praticamente tutte, ovviamente ciascuna in rapporto alla propria categoria. La terna di zoom f2.8 professionali è la migliore di sempre, non solo per Nikon ma anche per il mercato. Personalmente sono innamorato del 14-24/2.8S, il 24-70/4S ha ridefinito il concetto di zoom kit, il 105/2.8S MC ha una qualità di immagine che ha ripristinato la distanza tra i fissi e gli zoom. I fissi f1.8 sono uno meglio dell’altro. La lista sarebbe troppo lunga e rinuncio qui a proseguirla. Ma già da sole le nuove lenti secondo me sarebbero motivazione sufficiente a passare al mondo Z, indipendentemente dal fatto che si provenga dal mondo Nikon F o da altri produttori del mercato. Il difetto più grande? Personalmente credo solo che ne vorrei di più! Ma Nikon sta lavorando sodo ed a breve avremo un catalogo completo di tutte le lenti fondamentali. Da lì in avanti si passerà ai fuochi artificiali…. Autofocus. Iniziamo dalle caratteristiche positive già disponibili. La messa a fuoco è sempre perfetta in quanto fatta direttamente sul sensore, cosa che significa che non occorre più inseguire e correggere la taratura di lenti e moltiplicatori. Nel tempo, come molti utilizzatori di supertele luminosi, sono diventato piuttosto abile a tarare l’AF delle reflex, ma questo testimonia unicamente di quanto fosse importante e, quindi, quanto tempo abbiamo dovuto dedicare ad imparare ed eseguire un’operazione che ora è del tutto inutile. Ad esempio, la mancanza di perfetta taratura out-of-the-box dei TC su certe lenti è la causa principale della loro cattiva reputazione. Infatti, nonostante il tempo trascorso, ricordo perfettamente quanto sudai per tarare la D4 sul 500/4G con il TC14II, una combinazione notoriamente critica. Era attrezzatura professionale ed una lente fissa, chi ha provato a tarare zoom più “amatoriali” saprà di sicuro di cosa parlo. La copertura autofocus del campo inquadrato è completa, cosa che consente di abbandonare del tutto la necessità di focheggiare e ricomporre indipendentemente da quanto sia decentrato il punto su cui si vuole mettere a fuoco o quanto perifericamente si muova questo punto. Purtroppo, le nostre Z rispetto alle più recenti realizzazioni della migliore concorrenza hanno ancora due punti deboli nel caso di fotografia wildlife. • Il riconoscimento di viso ed occhio, che è stato assolutamente un game changer nella fotografia di persone ma non è ancora adeguatamente implementato per la fotografia di animali. • Il tracking dinamico e l’autofocus continuo non sono sufficienti a garantire il risultato nella fotografia d’azione, e sono piuttosto lontani dall’affidabilità delle migliori reflex. D500 su 500/4E 1/2000 f5.6 ISO 400 Per cui, al momento, per immagini come queste resta più sicuro usare una reflex serie 5. Comune a tutte le ML, non solo quelle di Nikon, c’è poi una certa tendenza a preferire lo sfondo rispetto al soggetto, in particolare se questo è più contrastato e luminoso, cosa comune ad esempio fotografando ungulati. È per questi limiti che l’autofocus non è ancora in cima alla lista dei motivi per cui, oggi, le ML sono preferibili alle DSRL nella fotografia wildlife. Ma è solo questione di tempo, lo vedremo più avanti. Schermo orientabile. Il punto di ripresa cambia drasticamente la prospettiva e la resa estetica ed artistica delle nostre immagini e lo schermo orientabile consente di posizionare la macchina in posizioni che sarebbero impensabili dovendo comporre guardando il mirino. Certo, per le macchine prive di questa caratteristica ci sono dei palliativi, come il mirino angolare. Ma io l’ho usato ed è solo un costoso ed arcaico periscopio. Lo schermo orientabile, invece, insieme alla possibilità di lavorare estensivamente a mano libera è di una notevole comodità sulle attuali Z e, per questo, sono assolutamente contento che la nuova Z9, prima professionale, lo abbia. La Z9, l’elefante nella stanza. Siamo alla Z9, l’elefante nella stanza. O almeno quello che Nikonland vorrebbe che fosse ed è convinta che sarà, per quanto catturerà l’attenzione di ogni fotografo che usi Nikon e dell’intero mercato. Il motivo è semplice, in Nikonland ci aspettiamo che superi tutti i punti deboli delle attuali Z. Niente di meno. Riteniamo che lo farà grazie ad una componentistica e costruzione da ammiraglia, spesso ci si dimentica che Z6 e Z7 non lo sono, ed agli anni di esperienza nel SW che le attuali Z hanno consentito. Ma soprattutto al nuovo sensore che, per effetto della sua tecnologia e velocità di lettura, porterà la Z9 prima e poi le future Z a superare, a tutto tondo ed anche nelle situazioni più dinamiche e sfidanti, le più veloci reflex mai prodotte. Massimo per Nikonland (C) 16/10/2021 - il nostro quindicennale
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  43. Il lancio della Nikon Z fc ci ha un pò sorpresi: E' vero che si parlava da mesi di questa macchina, ma più come di una Nikon Z50 II che di una macchina all'apparenza diversa. Nella verità questa è una sorta di Z50 II - le differenze anche in termini evolutivi - rispetto alla Z50 sarebbero stati sufficienti a classificarla come modello II anche se avesse la stessa forma. Ma c'è questa forma. Che è sostanza. In quanto Nikon si rifà alla sua stessa eredità, non imita quella degli altri. Fujifilm e Olympus hanno effettivamente dato l'avvio a queste operazioni ma producendo macchine post-moderne senza attingere veramente ad un reale retaggio. Le Olympus alla fine hanno solo la forma di una vecchia reflex ma i comandi sono quelli di una macchina moderna (le antiche Olympus OM avevano ghiera dei tempi e dei diaframmi concentriche, sul bocchettone). Le Fujifilm sono tutte diverse e con impostazioni ibride. Alcune hanno comandi moderni e basta. Ma a parte questo, se anche la Nikon Z fc non fosse così bella da sorprenderci nella sua sostanziale inutilità il messaggio commerciale basterebbe a renderla importante. Si perchè molti faranno questioni sul full-frame, DX, obiettivi dedicati o meno, diaframma fisico sull'obiettivo o meno, adattatore o meno. Ma la verità è che ieri sul web si parlava solo della Nikon Z fc - almeno in ambito fotografico, la cronaca insisteva sulla tempesta in un bicchiere per lo scontro interno ai 5s, quella sportiva sulla sconfitta della Francia e della Germania agli Europei di calcio. E in generale se ne parlava maledettamente bene. Tranne pochi fuori dal coro (almeno un sito molto fuori dal coro) il consenso sulla Z fc è unanime, e non solo da parte di chi ad inizio anni '80 aveva una FM2 o una FE2. Anche io ho deciso di comprarla. Non perchè mi serva, la Z50 basta e avanza in questo momento mentre aspetto la Z9, ma perchè devo averla. Credo sia praticamente necessario che un nikonista come me, abbia la Z fc. Anche solo per poterla guardare, impugnare, toccare. E' vero, ci siamo già passati con la Nikon Df, una reale delusione che abbiamo acquistato chi per avere una sorta di D4 compatta (che nella realtà Nikon non proponeva mentre avrebbe dovuto, come reale sostituta della D700) chi per fede nikonista e basta, chi per la curiosità di poter riutilizzare su una reflex digitale vecchi obiettivi pre-AI. Si, è vero, anche su questa si potrebbe, anzi si può, montare ogni obiettivo che possiamo montare su una Nikon Z, anche tramite adattatore autofocus Megadap MTZ11. Ma non è per questo che nasce la Nikon Z fc. E' una macchina moderna con impostazioni ereditate dalle reflex del periodo d'oro. Ma per il resto fa video 4K, ha il display completamente mobile. Fa 11 scatti al secondo e si ricarica via USB-C. Altro che operazione nostalgia. Per di più devo ammette che a me "le rotelle" annoiano, ricordo bene quanto si faceva fatica a tenere in mano a lungo una FE2/FA (con la FA ho fotografato per 3 lustri, anche durante i campi al servizio militare) e in generale il formato DX non mi piace più, viziato dalle meraviglie di D850 e Z7. Ma quell'obiettivo moderno, anzi, modernissimo - visto che la versione normale ancora deve essere annunciata - parlo del 28/2.8 SE che si rifà nell'estetica ad un vecchio AIs me l'ha resa irresistibile. Da usare per l'appunto con quello, con il 40/2, con il 16-50 e con il 50/2.8 MC che attendo con grande curiosità. La mia Nikon Z fc infatti non vedrà mai un adattatore di nessuna forma e il bocchettone non verrà mai forzato da obiettivi di ottone dei decenni passati. Ma torniamo al messaggio di Nikon. Se avessero speso gli stessi soldi in pubblicità dedicati allo sviluppo di questa macchinetta "inutile" non avrebbero avuto lo stesso risultato. Ieri Nikon ha avuto più consensi che critiche nel totale. Insomma, è difficile, per giovani, per anziani e per fotografi - uomini e donne - di tutte le età, non innamorarsi di questo oggetto. E la comunicazione, massiccia come non mai, di video, presentazioni, immagini messa in campo inaspettatamente da Nikon ha avuto il risultato sperato. La Z fc inaugura - ci ... auguriamo - una nuova stagione di comunicazione più vicina al pubblico cui Nikon si rivolge Si, comunicazione convincente anche quando "non istituzionale", scontistica già al lancio, prezzo giusto, offerta prestazionale (la Z50 è una delle macchinette APS-C più centrate che c'è sul mercato in termini di prezzo/prestazioni specie nel kittone completo). E, ancora ci auguriamo, una stagione di annunci cadenzati. Ad inizio mese abbiamo avuto il lancio dei due micro che sono oggi in consegna. Ieri il lancio della Z fc, l'annuncio di un nuovo obiettivo, la promessa di un altro. A fine luglio verrà consegnata la Z fc, si saprà probabilmente quando verranno consegnati 28/2.8 e 40/2 e probabilmente anche il 18-140. E in agosto ? E in settembre ? In ottobre ? Attendiamo almeno altri 6-7 obiettivi e 1-2 corpi di qui alla fine dell'anno. L'aggiornamento della roadmap obiettivi, ci contiamo, con altri 7-8 oggetti da presentare nel 2022. Una cadenza di novità annunciate ogni mese é la forma di pubblicità più efficace : assicura che Nikon c'è, che segue il mercato, che segue i suoi clienti. Poi, siamo onesti, non è che i prodotti escono già pronti dal cappello del mago. Sono sicuro che il progetto della Z fc è nato con la Z50 nel 2018. E quello della Z9 probabilmente nel 2017, visto che per quella si usa un sensore tutto da sviluppare mentre quello della Z50/Z fc risale al 2015. Quindi lo sviluppo è importante, ma più importante il timing con cui i prodotti arrivano sul mercato. Specie in un mercato intasato di prodotti concorrenti e con molti, troppi nikonisti che nel tempo hanno abbracciato macchinette Olympus o Fujifilm. ma questo Z fc si inserisce in una infrastruttura perfettamente scalabile, compatibile, dove teoricamente (ma anche praticamente) la macchina può essere intercambiabile con qualsiasi altra Nikon Z, utilizzando qualunque obiettivo. Come dimostra nel suo bel video, Kitty Peters, che impiega la Z fc indifferentemente con il 16-50 e il 24-70/2.8, il 50 MC ed altri apparecchi Nikon Z. il sensore della Z fc è quello della D500. Il sensore della D500 è quello della D850 scalato in formato DX (20.9 x 2.25 = 45 megapixel). Le sue prestazioni sono ampiamente superiori a quelle richieste da questa categoria di macchine. E infatti nell'uso la Z50 risulta indistinguibile dalla Z6 o dalla Z5. Motivo per cui, al di là del fattore di forma, anche con la Z fc si può facilmente fare qualunque servizio fotografico come dimostra questa simpatica ragazza scelta come testimonial da Nikon qualche cosa che gli altri marchi non possono promettere. Olympus non è scalabile, ci si ferma con il sensore 2x. Fujifilm non è scalabile, perchè il formato GFX è superiore a quello X ma è del tutto diverso ed incompatibile. Canon non è per nulla compatibile : M ed RF sono figli di genitori diversi (ma sono sicuro che Canon ci metterà una pezza presto). Sony .. beh, Sony è Sony, bisogna proprio amare le Playstation per riuscire ad amare le fotocamere Sony. Io non ho mai avuto una Playstation e non acquisto un prodotto Sony (nemmeno un CD) dall'inizio di questo secolo. Nella comunicazione giapponese di ieri si accenna al lancio della Z fc come alla prima di una serie di macchine heritage (eredità). Una frase non riportata nella altre lingue. Magari è un lapsus, magari è una boutade di un entusiasta, fatto sta che questa macchinetta che, sono certo, accontenterà molti ma non tutti i nikonisti, apre spazio e in caso di successo, aspettative per altri modelli, anche full-frame e dotati di IBIS interno, più adatte ad un uso meno disimpegnato e più ... pesante anche con ottiche di fusioni pesanti e vetri con terre rare radioattive. Ma soprattutto riscalda aspettative per i prossimi passi di Nikon che se quello che vediamo delle prestazioni di Nikon 105/2.8 e 50/2.8 sono un assaggio, con la Z9 vedranno il culmine della prima fase. Anzi, l'inizio della seconda. Nikon è ben conscia delle aspettative che ha creato con la Z9. Lo sa perchè le ha creato apposta. E di fatto con gli ultimi annunci e i prossimi, è iniziata la campagna promozionale della Z9 Perchè la Z fc sta bene sul tavolino di un bar all'aperto durante un pomeriggio estivo o autunnale. Ma per fotografare sul serio, ci attendiamo che la Z9 inizi un periodo d'oro per le Nikon Z equivalente a quello generato dalla Nikon D3 e dalle figlie sue ... giusto 13 anni fa di questi tempi. Siamo all'inizio di qualche cosa di cui andremo fieri. Tanto che io - pur soddisfatto nel complesso - ho già venduto Z6, Z7, Z7 II e Z6 II per poter accogliere le nuove macchine e i nuovi obiettivi. Resteranno in casa per l'uso quotidiano giusto la Z50 - con i suoi begli obiettivi - e la Z fc con obiettivi Z-nativi. E vi ho detto tutto
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  44. Cominciamo da un grande privilegio: quello di chiedere ed ottenere in prestito da Ryuichi Watanabe di NewOldCamera uno dei più desiderati obiettivi Leica Summilux: il Leica 35mm f/1,4 Asph del 2010, un 9 lenti in 5 gruppi da 320grammi e 5mila euro: one of the most sought lens in the world... Ovviamente baionetta Leica M e messa a fuoco rigorosamente manuale: una scelta prestigiosa per i cultori delle macchine a telemetro Leica che hanno fatto la storia del marchio e della Fotografia, un punto di arrivo per i fortunati possessori. La prima tentazione è quella di custodirlo sotto una campana di vetro... ma aggiungendo un particolare che farà rabbrividire i puristi ed entusiasmare chi, come me, non disponga di una fotocamera del marchio e voglia provare se la leggenda che circonda questo Summilux, corrisponda a realtà: un adattatore AutoFocus Megadap MTZ11 che ne consenta il funzionamento, integrato dall'AF, sulle mie Nikon Z del quale adattatore abbiamo appena scritto con entusiasmo Mettiamo quindi insieme una collaborazione speciale, tra il distributore nazionale Nikon e il negozio di Milano più conosciuto dai fotografi di tutte le categorie ed età: Nital ci ha messo a disposizione la fotocamera all'altezza di questo obiettivo, la nuova Z7 II e NewOldCamera il Summilux 35/1,4 Asph L'insieme è suggestivo già dal punto di vista estetico: e come potrebbe essere diversamente ! Qui di seguito ricordo quali siano i presupposti di funzionamento del Megadap: L’adattatore AF Gabale Megadap MTZ11 nasce come anello motorizzato di conversione tra obiettivi a baionetta Leica M da rendere autofocus sulle fotocamere Nikon Z, con una movimentazione della baionetta di appena 6,5mm e comunicando sugli EXIF dei files ottenuti, i dati di esposizione e di focale e diaframma in uso sull’obiettivo, attraverso una procedura preventiva di registrazione dell’obiettivo in uso. Tale procedura consiste nello scattare un file a vuoto con l’obiettivo che si voglia registrare, ad un diaframma stabilito secondo la seguente tabella di corrispondenza tra il valore di diaframma e la focale dell’obiettivo in uso: dopo lo scatto a vuoto bisogna spegnere la fotocamera, quindi poi riaccenderla e a quel punto portare il valore del diaframma su quello scelto per le successive riprese: da questo momento sui dati EXIF verranno salvati sia la focale dell’obiettivo in uso, sia i valori reali di esposizione, in termini di tempi e diaframmi utilizzati. L’anello viene garantito affidabile per essere utilizzato con aperture da f/1,4 ad f/5,6 ma i test operati in proposito hanno dimostrato che ulteriori valori di apertura vengono regolarmente registrati negli EXIF, pur non realizzando corrette esposizioni. Non essendo presente alcuna trasmissione meccanica, il diaframma impostato sulla fotocamera, va ovviamente impostato anche sull’obiettivo, mentre il tempo di posa sarà automaticamente regolato, utilizzando le usuali regolazioni nei modi A, S, P, IsoAuto, oppure regolato manualmente in M. Il produttore stesso, affermando di poter collocare qualsiasi altro obiettivo su questo adattatore, ha messo in commercio un elevato numero di anelli adattatori tra le diverse baionette presenti sul mercato, presenti, passate e remote, e la baionetta LeicaM per la quale questo adattatore nasce (compresa ovviamente Nikon F). Alla luce di questa opportunità e della possibilità di aggiornamento del firmware del Megadap stesso (già tre aggiornamenti effettuati negli ultimi cinque mesi, dei quali l’ultimo, quello 2.0 del primo febbraio, decisamente di svolta nel miglioramento dell’efficienza dell’utilizzo in AF-C e con quasi tutte le modalità di funzionamento AF delle Nikon Z, compreso l' eye AF con riconoscimento dell'occhio) riteniamo siano questi i suoi punti di forza: 1. Rendere AutoFocus ottiche MF di pregio, in particolar modo le più luminose, visto il range di diaframmi per i quali questo adattatore è tarato 2. Stabilizzare ogni ottica utilizzata , grazie ai corpi Nikon Z che lo consentano 3. Riportare in AutoFocus sulle Nikon Z ottiche Nikon AF e AFD prive di motore interno AF 4. Ma soprattutto: PORTARE SUI DATI EXIF (ED A MIRINO/MONITOR) I DATI CORRENTI DI ESPOSIZIONE DI TUTTE LE CATEGORIE DI OBIETTIVI che sulle Nikon Z sono registrabili da menù solo per focale e luminosità massima, dati poi non visibili negli EXIF, 5. La possibilità (effettiva) di miglioramento futuro attraverso aggiornamenti del firmware. Ecco da dove proviene il mio desiderio e la richiesta a Watanabe di metterci a disposizione una delle sue creature preferite, conoscendo la sua passione per Leica e Nikon surclassata forse solo da quella musicale, come per curiosità gli ho anche chiesto in questi giorni durante i quali ho avuto il suo Summilux a disposizione: Ryuichi: tra Nikon, Leica e poi la musica, qual'è l'ordine in cui dai priorità a queste tue passioni? Entrambi i marchi mi emozionano diversamente. Certamente Nikon è stato il mio sogno fin da bambino e la prima Nikon F che ho avuto a età di 14 anni, è rimasta come mio simbolo di gioventù e anche l'inizio di lunghi anni di un cammino mai interrotto. Mentre la Musica è dentro di me ed io ne sono creatore, quindi i momenti della mia vita quotidiana, sono accompagnati sempre dai pensieri e dai fraseggi musicali. Il Leica Summilux 35/1,4 baionetta M che mi hai prestato, in che posizione lo collochi in una tua graduatoria degli obiettivi che preferisci? È uno degli obiettivi moderni più belli mai prodotti sicuramente. Per le fotografie a pellicola però preferisco obiettivi che hanno forse meno perfezione dal punto di vista MTF ( OTF ) come il precedente 35 mm Summilux. Cosa pensi di Nikonland.it obiettivamente, in termini di utilità nell'ambiente fotografico del nostro Paese ? Siete uno straordinario sito serio ricco di passione . C'è tanto amore verso la fotografia quindi ritengo che sia uno dei migliori. Grazie Ryuichi del tempo che ci riesci a dedicare. 🙏🙏🙏❤️ La Fotografia ci aiuterà a venir fuori da questo momento ...🌈 Vediamo come funziona questo ensamble allora? Partiamo da uno scarno video: DSC_4781.MP4 In buona sostanza ottengo su un obiettivo pensato per un utilizzo in messa a fuoco manuale una precisione assoluta di fuoco, anche e sopratutto ai diaframmi più aperti, quelli ai quale si scatta dopo aver impiegato risorse considerevoli per il suo acquisto e che lo rendono un obiettivo differente dagli altri. Le modalità di autofocus consentite spaziano dall' AF a punto singolo a quello continuo, ivi comprese tutte le modalità di utlizzo dei sensori AF, da quelli dinamici fino all' eye AF. Il motivo dell'acquisto del Megadap MTZ11 è proprio questo: rendere affidabile la messa a fuoco anche a chi non riesca a gestire la limitatissima profondità di campo di un f/1,4 nell'angolo di campo, peraltro ampio di un 35mm. Di gestirlo anche su di una mirrorless, una fotocamera che possiede diversi aiuti al fuoco manuale, come la colorazione del piano di messa a fuoco o l'ingrandimento del soggetto inquadrato, del tutto inaffidabili ed insicuri (qualunque sia la marca della fotocamera) in un utilizzo a mano libera, dove oltre al soggetto sia anche il fotografo ad ingenerare movimento nell'inquadratura. Di consentire poi, l'utilizzo di ottiche sopraffine come questo Leica M sulle nostre Nikon Z che ancora difettano di completezza del catalogo obiettivi, essendo il sistema più recente apparso sul mercato ML. E volete poi mettere il brivido di rendere autofocus un Summilux su Nikon !!!??? Due mondi separati alla nascita che si ricongiungono. Bisogna poi ricordare agli utenti di questo adattatore, di ricordarsi sempre di spegnere la fotocamera solo dopo aver portato il selettore dei diaframmi della fotocamera stessa a valori più luminosi di f/5,6...a pena di registrare una differente focale e ritrovarsela impostata con l'obiettivo di prima, alla successiva riaccensione (il curioso sistema di registrazione della focale obiettivo è sempre attivo e si concretizza ad ogni spegnimento fotocamera: se spegnete con la ghiera della fotocamera, per esempio, a f/8 alla riaccensione sugli EXIF vi risulterebbe un bel 12mm... ) Come vedete dalla lista delle focali, la successione è proprio caratteristica del mondo Leica M, con la presenza di valori sconosciuti ad altri marchi, come i 21, 25, 40, 75 e 90mm Ciò, per chi usa obiettivi di altre marche invece che Leica (attraverso ulteriore anello adattatore anteposto al Megadap) può costituire un limite...ma alla fine della fiera, sono convinto che compra un Megadap chi voglia rendere AF e stabilizzati obiettivi di focale attorno a quella standard e particolarmente luminosi. Come questo supremo Summilux 35/1,4 Asph: andando in giro per Palermo, unendo le passioni di Watanabe: fotografando il Teatro Massimo, tempio della Musica, con il suo Leica sulla mia Nikon... impressionato dalle sfumature di materia che questo obiettivo riesce a concretizzare sull'eccellente sensore della Z7 II da un'estremo all'altro della scala delle densità oppure girando in una delle prime giornate di sole della nuova stagione sfruttando l'intera gamma disponibile di questo connubio a tre, qui con la Luce ... lavorando in autofocus con questo prodigio ottico Leica, a tutta apertura, fino massimo ad f/2, perfettamente assistito dalle possibilità di conferma del fuoco della fotocamera (crop della precedente) e giusto in tempi di mascherine (infotografabili), dedicandomi ai miei ritratti di pietra preferiti, quelli dei putti del Serpotta nella Chiesa del Gesù di Palermo (Casa Professa), dove tra marmo, stucchi e forme, l Summilux naviga col pilota automatico, pur nella quasi totale assenza di luce consona, grazie alla sua eccellente apertura massima ed all'assistenza AF del Megadap la bellezza salverà il mondo... ...e la Fotografia è il tramite che può unirci a quella Grande Bellezza. Grazie ancora al nostro amico Ryuichi Watanabe, che mi ha consentito di realizzare questo sogno... sogno che accarezzavo da tempo e che questo adattatore, nato per Leica M su Nikon Z, (ma adattabile ad ogni altro obiettivo tramite gli adattatori tra la baionetta preferita e Leica M) può permettere di far rivivere ad ognuno dei nostri lettori che voglia ridare la Luce ai suoi obiettivi più cari, resi obsoleti dal progresso degli ultimi anni. Max Aquila photo (C) per Nikonland 2021
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  45. Il virus che ci sta cambiando la vita in questi giorni/settimane/mesi non è un lupo e non è nemmeno uno squalo famelico. Anzi, ad essere sinceri non è nemmeno un essere in termini stretti, é un parassita microscopico, persino inconsapevole di se, che per sopravvivere deve trovare un ospite che lo trasporti e gli consenta di replicarsi. Per questo motivo l'unica protezione che abbiamo è evitare il contagio. Per noi stessi, per i nostri cari e soprattutto, per evitare la diffusione del virus e limitarne l'esistenza. Non convincetevi o lasciatevi convincere che sia un rischio che coinvolge solo i bergamaschi o i bresciani; più o meno invaderà (se non l'ha già fatto) tutto il globo, poli compresi e pretenderà un tributo di morte da tutti quanti, sia che abitiate in Valtellina o che vi godiate i panorami sardi e siciliani. Oggi se nell'Alta Tuscia ci sono problemi gravi, a causa della globalizzazione, qualcuno in Islanda finisce per risentirne. L'effetto domino è lento a innescarsi ma una volta in moto può diventare inarrestabile con rischi difficili da concretizzare adesso (e non mi riferisco solo all'ambito sanitario, pure a quello economico che può finire per limitare o minare addirittura i servizi essenziali per la sopravvivenza dei sani e la loro stessa coesione sociale ...). Scenari apocalittici cui non pensiamo mai, abituati, da esseri umani quali siamo, a pensare sempre al meglio e ad un domani migliore. Quindi chi non deve obbligatoriamente uscire, stia a casa con i propri cari e i propri affetti. Non sappiamo quanto sarà necessario stare in queste condizioni, non facciamo previsioni e non diamoci scadenze, ma convinciamoci che è necessario essere determinati. E' il momento di essere seri e fermi, non temerari o ... sciocchi. *** Se siete in casa e vi avanza tempo, anziché seguire i notiziari e gli innumerevoli talk-show dove improvvisati esperti dicono continuamente la loro, purtroppo spesso senza capirne nulla, dedicate un pò di tempo alla vostra passione per la fotografia. Senza bisogno di uscire, pubblicate qualche cosa su Nikonland (foto, articoli, blog, vostre esperienze, ripescate cose dimenticate e che giudicate interessanti e mettetele a disposizione di tutti). E' un antidepressivo facile da assumere, gratuito e che non richiede il canone. Nikonland è immune dai virus (anche da quelli informatici incrociando le dita) é e resterà aperto per voi. Teniamoci in contatto su queste pagine e pensiamo a cose liete. Insieme, se volete.
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  46. questo editoriale è l'ideale continuazione del precedente : Mentre scrivo - io non sono tifoso - il Milan è in testa al campionato di calcio italiano (finchè non lo sospendono ....) con un record di vittorie che non si vedeva dal 1995 (Capello in panchina) portato in alto dal solo e puro entusiasmo perchè le corazzate del calcio internazionale hanno ben altri mezzi, giocatori e fatturati. Non vorrei che si fosse letto nel mio precedente editoriale un eccesso di critica, se sono critico verso Nikon - e credo di averne tutto il diritto, visto che sono nikonista fino al midollo da quasi 40 anni - è perchè pretendo dal mio fornitore più antico di materiale fotografico il meglio. Per me e per chi ci legge su Nikonland. In estrema sintesi, il giudizio su Nikon Z6 II e Z7 II - in attesa di poterle provare, speriamo appena possibile, prima della fine dell'anno - è che si poteva fare di più, si poteva farlo anche prima - perchè non parliamo di tecnologia del futuro ma disponibile anche al più scarso produttore cinese di fotofonini - ma che va nella direzione corretta di un disegno che è bene ribadire quale sia. Perchè non se ne può più dei tanti monologhi su Youtube di ex-nikonisti che non avendo altri argomenti e senza aver nemmeno visto le due nuove macchine paventano "bancarotta", "ultimi in classifica", "tutto qui ?", e "chi se ne cura di queste due macchine quando C e S fanno X e Y". Si godessero in silenzio quello che possiedono senza infastidirci con confronti su dettagli e singole specifiche quando non hanno idea di cosa abbia in mente Nikon. Se noi l'abbiamo capito, crediamo che il progetto sia coerente. Prima viene lo Z Mount, il nuovo attacco che sta rendendo possibili obiettivi prima impossibili per Nikon. Quindi verranno le ammiraglie in grado di portarci con i nuovi obiettivi verso traguardi prima solo immaginabili. Z50 - Z5- Z6 - Z6 II - Z7 - Z7 II sono solo dorsi intercambiabili per i Nikkor Z (e per tutti gli altri obiettivi del mondo : esistono in commercio adattatori per ogni specie e categoria di obiettivo e il Nikkor Z Mount consente di utilizzarli tutti) la roadmap Nikkor Z aggiornata al 14/10. Io scommetto che verrà aggiornata molto più spesso di prima. E che tra poco vedremo materializzarsi : (io credo) i due compatti 40 e 28mm, il 24-105, uno o due macro, almeno uno dei due super-telezoom che speriamo di poter usare a primavera a Covid debellato (incrociando le dita). Z50-Z5-Z6-Z7 non sono ammiraglie, sono fotocamere di fascia media, ognuna delle quali ha un equilibrio - oggi - perfetto di prestazioni e di funzionalità in rapporto alla fascia di prezzo cui sono proposte. Non sono macchine fatte per competere con quelle di fascia più alta - per prezzo e prestazioni - che in casa Nikon restano D6 e D850. Ma per molte cose consentono già oggi di fare meglio e di più. Ne è prova il fatto che io ho rinunciato a tutte le reflex e fotografo esclusivamente con le Nikon Z, sebbene ancora non siano del tutto all'altezza delle mie effettive necessità. Ma soprattutto permettono di sfruttare già oggi quelli che sono i migliori obiettivi Nikkor per 35mm mai prodotti nella rispettiva fascia e segmento. Io non ho mai usato un 70-200/2.8 duplicato se non in situazioni di assoluta emergenza. Ebbene, il nuovo Nikkor Z 70-200/2.8 S non solo è meglio del precedente, eccellente, 70-200/2.8E FL ma, quando duplicato 1.4x e 2.0x, se la gioca con il fantastico 180-400/4 che ho avuto il piacere di provare ad inizio anno. Non sto dicendo che un obiettivo da meno di 3000 euro ne valga uno da 11.000 euro ma che le loro prestazioni sono confrontabili da vicino. Il che è già più di quanto si potesse immaginare. Il Nikkor 24-70/2.8 S è sicuramente un obiettivo che non fa rimpiangere nessun fisso nella sua gamma di focali ma sono più che sicuro che il 14-24/2.8 Z oramai di imminente distribuzione, seppellirà ogni superwide zoom disponibile per attacco Nikon. fra due o tre settimane sarà in distribuzione il 14-24/2.8 S che si annuncia almeno tanto straordinario quanto il 70-200/2.8 S : l'avete ordinato ? Perchè all'inizio sarà difficile averne uno ! In quanto al 50/1.2 S da quanto ci è dato di capire senza ancora averlo visto, se non sarà pari al Nikkor Z Noct (ma nulla lo è al mondo) farà avverare il sogno di molti noi nikonisti di avere un obiettivo f/1.2 autofocus di prestazioni assolute e senza compromessi. il mio regalo di Natale 2020. Uno degli oggetti che più attendo da quando ho visto la prima roadmap Nikkor Z Ma il 2021 si caratterizzerà per l'uscita di altri caposaldi del sistema Nikkor Z. Usciranno due macro, uno zoom capitale come il 24-105mm e due super-zoom tele come il 100-400mm f/4.5-5.6 e il 200-600mm/5.6-6.3 che sono più che convinto faranno sistema, convincendo chi ha apprezzato in passato i vari 80-400 VR e 200-500/5.6 VR - obiettivi validi e onesti ma non eccezionali - che oramai non è più necessario comprarsi un 400/2.8 o un 600/4 per avere quelle prestazioni. Considerando che verso la fine del prossimo anno sapremo tutto delle future ammiraglie Z - macchine che promettono veramente meraviglie - e che arriveranno con altri obiettivi Nikkor Z - si parla già, oltre del 400 e del 600mm anche del mitico 85/1.2 - che Nikon sta studiando e brevettando (è di questi giorni uno straordinario progetto per un futuribile 11-22/2.8 Z, oggetto che se vedrà la luce dimostrerà oltre ogni misura di cosa si possa fare con il nuovo bocchettone Z : vera ragion d'essere del sistema Nikon Z). Quindi l'entusiasmo cui Nikon Japan (recente intervista a Keiji Oishi pubblicata qui) ci invita è del tutto giustificato ed equivalente a quello che - almeno a domenica 18 ottobre 2020 - ha portato il Milan in vetta alla classifica, imbattuto. Che non significa che il Milan vincerà il campionato di calcio del 2020-2021, sarebbe un miracolo perché il Milan ancora non è attrezzato per competere a quel livello in Italia e in Europa ma che con quell'entusiasmo si possono vedere le cose nella migliore prospettiva e godere giorno per giorno dei frutti che già possiamo cogliere : 6 fotocamere e 18 obiettivi. Probabilmente fino a 9 fotocamere e 24-30 obiettivi verso la fine del 2021 e l'inizio del 2022. Quando Nikon - dopo uno sforzo che nessuna azienda votata alla bancarotta (cit. Tony Northrop & Signora) potrebbe mai nemmeno immaginare di fare si presenterà, allora si, per competere per il campionato. Tutti gli elementi Z sono perfettamente assortiti ed integrati in un sistema dove, cambiando uno dei componenti, il risultato resta perfettamente allineato alle aspettative del nikonista. Con immagini belle, appassionanti, colori vivi e vibranti già senza postproduzione, nitidezza abbagliante, capacità di sintesi o di analisi a seconda di quello che sa farci il fotografo. Quindi comprate con confidenza la vostra Nikon Z se non ne avete già una e vi serve per fotografare o se volete cambiare una delle vostre e dotatela dei migliori Nikkor Z e non curatevi di chi parla di bancarotta e di chiusura delle linee di produzione. la Nikon Z7 II esce oggi ad un prezzo molto più allettante del modello I di due anni fa. E' matura e completa, difficile chiedere di più, a questo prezzo, nel suo segmento. Courtesy Dpreview.com Trascurate quello che fanno gli altri, le specifiche degli altri marchi, le singole prestazioni di frame al secondo o di linee di video in 4 o in 8k. Quello che vi da Nikon è già sufficiente e sarà sempre meglio per le reali esigenze fotografiche e non è mai cambiando integralmente sistema o corredo che diventerete fotografi migliori. Per chi invece vive guardandosi l'ombelico e desiderando il meglio che c'è sul mercato a qualunque prezzo, magari senza averne effettivamente le necessità, beh, ci sarà sempre un prodotto di un marchio qualsiasi che avrà specifiche superiori a quello che avete oggi. Il problema si verifica solo se con quello che avete o avrete, non potete o potrete fare ciò che effettivamente dovete fare. Ma io non credo che un vero fotografo non sappia servirsi di una Nikon Z. Salvo che non decida per partito preso che non fa per lui. O preferisca una reflex Nikon. Perchè le reflex Nikon restano disponibili e non cessano di funzionare solo perchè Nikon oramai è concentrata al 97% sul fronte mirrorless. Insomma, io ho già ordinato la Nikon Z6 II ed aspetto con ansia che mi arrivi. Non è una ammiraglia e non è una macchina della classe della D6 ma costa meno di un terzo e per certi versi consente di fare cose che alla D6 sono precluse. La D6 è eccezionale ma oramai copre esigenze così specifiche che io non ho nemmeno per un momento pensato di acquistarla, pur avendo venduto da mesi la mia amata D5 che sempre più rimaneva in casa, invidiosa delle mie Z. Anzi, se qualcuno di voi vuol comprare la mia splendida Z7 (che non sarà un fulmine ma produce file difficili da superare, per chiunque, se la sapete usare) mi contatti per messaggio personale : che mi compro anche una Z7 II. In futuro ci sarà sempre una Nikon migliore. E ci saranno obiettivi straordinari con cui metterci alla prova ! Non attendiamo invano quel momento interrogandoci di cosa sia meglio fare. Intanto il tempo passa ...
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  47. Alcuni oggetti esprimono l'essenza dell'arte. L'arte è fatta di dettagli: composizione, colori, sensibilità, storie da raccontare, proprio come il mio lavoro. Viviamo in un momento dove abbiamo tutto, veramente tutto... Da sempre sento dire che viviamo in un presente "povero", che abbiamo davanti a noi un futuro incerto. Ho sempre sentito quel peso del passato, un peso che spesso è molto ingombrante e vedo sempre di più che le generazioni si confrontano elogiando un passato glorioso che ormai non lascia più spazio ad altro... Secondo me invece le cose dovrebbero andare in modo completamente diverso, il passato ci deve insegnare, il passato ci deve dare supporto, deve animarci ad agire nel presente. All'Improvviso arriva Nikon Z fc da un passato glorioso con una estetica incredibile almeno per me che non ho un legame "storico" con la fotografia ma vederla per la prima volta mi ha dato la stessa sensazione di quando ho visto (sempre per la prima volta) il duomo di Firenze. C'è qualcosa che non si spiega , ma si percepisce ed è proprio per questo motivo che ho dedicato un video dove cerco di trasmettere il fascino e tutto il potenziale di questo corpo macchina che secondo me rappresenta un binomio perfetto tra stile e tecnica. Qui abbiamo tutto, veramente tutto. Lolivito (C) per Nikonland 2021 Auguri per il Quindicesimo Anniversario...!!!
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  48. Gialli o bianchi che si sia, questa estate di certo abbiamo deciso in qualche maniera di evadere dalle città nelle quali siamo vissuti rinchiusi più di un anno per Decreto governativo. Partire e fotografare, che sia vicina o lontana la destinazione, si pone sempre il problema in termini di compattezza e prestazioni delle attrezzature con cui spostarsi, specie dovendo sintetizzare tutto in un bagaglio a mano, per evitare il rischio di furti o danneggiamenti. Nikon tiene a catalogo, già da fine 2019 il doppio kit del quale ho già scritto articolo di presentazione a quel tempo: pochi mesi dopo ho comprato una Z50 corredata del solo 16-50DX, essendomi reso conto della validità intrinseca di questa macchinetta DX dotata dello stesso sensore della eccellente D500, top reflex DX . Ma in questi due anni abbiamo invano atteso che Nikon completasse il suo doppio kit sul lato wide, per esempio con la rivisitazione in abito Z del già esistente AF-P 10-20mm (del quale abbiamo compiutamente parlato su queste stesse pagine), a realizzare in pochi etti un 15-30mm equivalente che ...in vacanza sarebbe per molti l'obiettivo chiave. Non ci perdiamo in discorsi, abbiamo chiesto a Nital in prestito un AF-P 10-20 ed un telezoom Z 50-250 per usarli in queste settimane in tutte quelle occasioni utili, dall festa in famiglia alla giornata in campagna, fino al viaggetto di tre giorni in moto: tutte occasioni nelle quali questo trio di ottiche e gli accessori connessi, trasformano un doppio kit già convenientissimo di prezzo (specie in occasione delle ultime campagne di sconto e negli Outlet Nikon) in un superkit da trousse da viaggio... Di fatto: una Nikon Z50, i tre obiettivi DX (più l' FTZ per il 10-20), una batteria di scorta (la si può ricaricare col charger dello smartphone o con un powerbank collegato alla presa della Z50), un minitreppiede per ogni esigenza e due lenti addizionali (Nikon 5T e 6T da 62mm) per le prerogative in close-up del 50-250 Nel mini zaino, schede di riserva ed accessori di pulizia per un ingombro complessivo irrisorio La Nikon Z50 è una mirrorless dotata di sensore da 20,5Mpx, analogo a quello della reflex D500 anche nei comportamenti dinamici, quindi ben contento di salire di ISO, senza soffrirne in maniera particolare, fino anche a 5-6000, quindi ben adatta ad ogni condizione di utilizzo variabile, come accade nelle gite e nei viaggi, facilmente. D'altro canto, per scelta commerciale, pur essendo dotata di una dignitosa frequenza di scatto e di un adeguato buffer, quindi idonea ad un utilizzo in scatto continuo, durante avvenimenti sportivi o, secondo le abitudini dei fotografi specifici, anche nel wildlife, purtroppo manca della stabilizzazione del sensore, che hanno le sue Zorelle: poco male, se la dotiamo di ottiche a loro volta stabilizzate e, guarda caso, oltre ai due zoom del doppio kit, anche il 10-20 AF-P ha stabilizzazione interna ! Purtuttavia, il peso aggiuntivo ed i cm in più del necessario (quanto efficace) FTZ, ci fanno ancora recriminare, ritenendo fattibile una conversione in Z di questo economico ma prestazionale zoomino. Mentre sui due plasticotti DX, ancora una volta, resteremo stupiti delle loro prestazioni. Tutti quanti, prima o poi, passiamo dalla richiesta di realizzare un reportage di una festa familiare: se lo faremo anche una sola volta, mai più nulla e nessuno ci scrollerà mai di dosso questa incombenza, qualunque sia l'evento, proprio come avviene ai "tagliatori di torte": ABILE ED ARRUOLATO !!! un bambino è sempre alla ricerca di divertimento e la sua prima fase di apprendimento, passa obbligatoriamente dal gioco, cui...devono partecipare tutti quanti i soggetti presenti... per staccare il festeggiato dallo sfondo, ma al contempo evitare rischi come urti e ditate nei vetri, meglio un 50-250 a debita distanza, ma che riesca a concedere selezione di inquadratura e dia risalto al soggetto e spesso risulta utile anche per isolare soggetti estemporanei, che con la festa non abbiano proprio nulla a che vedere; un telezoom come questo da 75-300mm equivalente (sul pieno formato) è esattamente quello che in questo momento manca a Nikon Z sul...pieno formato Una giornata in campagna a sorvegliare sui lavori già fatti e quelli ancora da fare, in questa stagione preparatoria dei raccolti estivi è altrettanto utile a testare anche gli altri due zoomini, che si comportano come vogliamo che sia: per esempio saturi di colore primaverile, come in questi due scatti con il Nikon AF-P 10-20mm: ed in questo, realizzato col DX trans standard, il Nikon Z 16-50mm sorprendente come sempre per la gamma di sfumature cromatiche che lo contraddistinguono, specie utilizzando un colpo di flash di schiarita (anche l'incorporato della Z50, se uno si ricordi della sua esistenza ) Ovviamente anche qui il Nikon Z DX 50-250mm trova modo di esprimersi in una delle sue principali prerogative, la fotografia ravvicinata, aiutato da una delle mie lenti addizionali Nikon, qui la 5T da 1,5 diottrie, doppietto acromatico di indiscutibile valore anche dopo decenni dalla sua apparizione... ed in questo crop 2x della immagine precedente, tutto lo stupore della mosca colpita dal lampo del flash mentre bombava afidi verdi come sono ancora le mie prugne... se troviamo poi insetti di colore diverso dai posatoi, diventa tutto più facile (sempre 50-250 + flash e lente addizionale) Attenzione alla polvere ed allo sporco durante i cambi di obiettivo.... portarsi appresso sempre accessori per soffiare via e per eventualmente ripulire il sensore, molto attrattivo, e privo anche dello shaker, della Z50...: a pena di Caricate le moto, si parte...! e lo zainetto occupa neppure metà di una borsa laterale, perfettamente ammortizzato dal materiale con cui lo isolo da ogni vibrazione: destinazione Sicilia occidentale il 16-50 ed il treppiedino consentono agevoli selfie, grazie anche al display basculante a 180° verso il basso, della Nikon Z50, utile anche a mano libera la differenza di resa tra il 16-50 Z ed il 10-20 AF-P sulle rispettive focali più larghe, parla fotograficamente lingue differenti: 16-50 10-20 ma rende in ogni modo il senso compiuto di un'inquadratura nella quale si accentui il senso della prospettiva usuale: un genere molto praticato dal foto turista anche perchè dipende essenzialmente dall'uso che del wide si voglia fare: questa sopra è un'immagine in controluce pieno del 16-50 @16mm f/8, mentre questa sotto, apparentemente meno distorta prospetticamente, è stata ripresa col 10-20 @10mm f/4,5.... comprendete...? 10mm f/8 con questi zoomini si possono fare foto che un tempo scattavo solo con obiettivi fissi dal costo stratosferico, restando soddisfatti 66mm f/8 10mm f/11 e se si voglia, si può giocare con i profili colore della Z50: vividezza e fumetti per chi li apprezzi parallelamente adottando i formati più consoni alle riprese in questione, già on camera, per rendersene conto subito la capacità di contrasto anche in presenza di forte emissione UV, si riesce a dominare egregiamente, con l'aiuto della facile postproduzione attuata in queste mie foto pubblicate questa serie di gabbiani, mentre ci spostavamo velocemente in barca, col 50-250, grazie alle doti dinamiche della Z50, non castrate come hanno fatto nella Z5 il selfie, col 10-20... Questa foto di Piazza della Repubblica di Mazara del Vallo è uno stitching di quattro fotogrammi orizzontali, ripresi col 16-50 @16mm f/8 il Satiro danzante, invece, è ripreso col 10-20mm @15mm con ISO tra 6400 e 14400 All'interno del Museo di Selinunte, i reperti, tutti contenuti in teche di vetro e illuminati da luce mista ambiente, neon e led, sono ripresi col 50-250 con e senza lente addizionale a ISO variabili tra 1400 e ... 25.600 a mano libera e con tempi da 1/25" ad 1/100" fidando nel VR incorporato all'ottica 52mm 250mm frammento di iscrizione (sopra) e sua trascrizione (sotto) Insomma, direi che ...fin che la barca va... non dobbiate farvela scappare: per quest'anno, per cambiare, questa trousse la porto al mare... Scherzi a parte, ritengo che sul mercato fotografico al momento, su questo ordine di prezzi di listino (spesso scontabili) non esistano kit a totale copertura tra 15 e 300mm-eq dalla qualità e dalle propensioni allo sviluppo con nuove ottiche, più convenienti di questo Superkit Nikon da viaggio ... E che se Nikon si sbriga a rifare Z il 10-20 AF-P allo stesso prezzo che ha in questo periodo, eliminando dallo zaino anche l' FTZ (utile quanto incongruo su un corpo DX), non potremo che esserne entusiasti ! Max Aquila photo (C) per Nikonland 2021
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  49. Nikon Z fc Versatile Vintage Ho testato, anche se per ora solo superficialmente, la nuova mirrorless di Nikon, la Z fc, ispirata nelle forme alla straordinaria Nikon FM2 a pellicola, qui di seguito le mie prime impressioni, dopo il primo contatto che potete trovare su questo video: https://youtu.be/sw4kl7C-Z8k Buona visione e buona lettura a tutti Gerardo Bonomo Entusiasmi, entusiasmi… “Giunto al termine della mia vita di peccatore, mentre declino canuto insieme al mondo, mi accingo a lasciare su questa pergamena testimonianza degli eventi mirabili e tremendi a cui mi accadde di assistere in gioventù, sul finire dell’anno del Signore 1327.” Mirabile inizio del romanzo “Il nome della rosa”, del compianto e straordinario Umberto Eco, di cui faccio mia l’accezione “ declino canuto”. In questi primi cinquant’anni’anni di passione-amore per la fotografia ho usato un numero sterminato di fotocamere, alcune mi hanno entusiasmato, come Al Capone / De Niro faceva credere di avere come entusiasmo nella vita il baseball, altre mi hanno deluso o sono finite in fondo alle borse. Il 99% delle macchine che mi hanno entusiasmato sono state macchine a pellicola, ma non posso non ricordare l’entusiasmo con cui accolsi una delle prime Nikon Coolpx, che permetteva con un sistema a swing, di ruotare l’obiettivo indipendentemente dal monitor. E cosa dire dell’arrivo sul mercato della Nikon D70, non tanto per la qualità, quanto per il prezzo, finalmente accessibile a tutti. Bene, quando ho preso per la prima volta tra le mani la nuova Nikon Z fc l’entusiasmo è stato lo stesso di un bambino che trova nell’uova di Pasqua centomila mattonici Lego… Ispirata, nell’estetica, alla Nikon FM2, la Z fc non solo a mio parere a un design vintage a dir poco accattivante, ma racchiude al suo interno una qualità e una duttilità, pur digitale, che neppure sotto i miei occhi argentici è potuta passare inosservata. Pensare di eviscerare una fotocamera come la Nikon Z fc in un solo video e in un solo articolo è fantascienza. La Nikon Z fc ha centinaia di feature sia fotografiche che video, non dobbiamo dimenticare che la macchina è in grado di registrare video fino al formato 4K. Mi sono quindi limitato a uno sguardo dall’alto. Qui di seguito i link ai manuali Manuali, Software e Firmware Nikon Z fc in Centro Download Nikon: https://downloadcenter.nikonimglib.com/it/products/539/D780.html PDF Manuale d’Uso Nikon Z fc https://download.nikonimglib.com/archive4/tqKMn00nHOVV05r3Mk504pgJs380/ZfcUMEUR_(It)02.pdf Manuale Online Nikon Z fc IT: https://onlinemanual.nikonimglib.com/zfc/it/ Le mie prime impressioni? Naturalmente l’spetto vintage e il vantaggio di possedere diversi comandi principali posizionati sulle ghiere della calotta superiore. A seguire la leggerezza, che non è stata compresa da tutti, frutto del fatto che la macchina è stata realizzata in un materiale leggero quanto robusto: il magnesio Ho apprezzato il display che può essere ruotato in ogni direzione, comodo sia per le riprese dal basso, che per le riproduzioni con la macchina posizionata su uno stativo, oltre che per le riprese video. Le connessioni Bluetooth e WiFi, in accoppiata con il software Snapbridge, mi hanno permesso sia di remotare la fotocamera da smartphone e tablet che di scaricare le immagini, o alla risoluzione nativa o a quella più conveniente per gli smartphone – in termini di peso e velocità di download, di 2MP. La presentazione ufficiale: Nikon Z fc: La Nikon FM2 del Terzo Millennio Cito testualmente da sito di Nital, il distributore ufficiale Nikon per l’Italia: Le ghiere di controllo sono disposte esattamente come sulla Nikon FM2 e ogni ghiera è stata creata in alluminio solido. I meccanismi si azionano con incredibile precisione: sentirai l’emozione del clic. Se hai già utilizzato in precedenza una fotocamera SLR Nikon, farai un salto indietro nel tempo. Se non l’hai mai usata, amerai la fisicità delle ghiere. Ne parlerò anche in seguito ma il perchè Nikon abbia presentato la Z fc come una “erede”, se non altro nel design, della FM2 non mi è chiaro. Negli anni 80 – e a seguire nel 2000 – le cinque sorelle di Nikon erano: la FM, la Fe, la FM2 – FM2 new – la Fe2 e la FM3a. Dal punto di vista del design sono sostanzialmente identiche. Cambiano e non poco nella sostanza. Oggi delle cinque sorelle, la più, anzi, l’unica richiesta è la FM2. Perchè è una macchina completamente meccanica che a batteria scarica ha solo l’esposimetro non funzionante. Eppure io negli anni 80 acquistai la FE e per un preciso motivo: disponeva della priorità di diaframmi. Certo, aveva un solo tempo di scatto meccanico, 1/90 di secondo che erano l’unica parte della fotocamera funzionante a batterie scariche, e per 40 anni mi sono sobbarcato il peso di una batteria di scorta, qualche grammo, e non ho mai dovuto ricorrere al tempo obbligato di 1/90 di secondo. Certo, un otturatore elettromeccanico è più complesso e “più fragile” di un otturatore meccanicp. Ma la mia FE non ha mai fatto uno scatto a vuoto in 4 anni, ho solo dovuto, dopo 20 anni, cambiare le guarnizioni del dosro e del box specchio. Eppure le persone rifuggono dalla Nikon MF elettromeccancihe. Se vogliamo fare un confronto più allinetao, parliamo della FM e della FE2: la prima arriva solo a 1/1000 di secondo ma consente di montare anche le ottiche pre Ai del 1959. La seconda arriva a 1/4000 di secondo ma non permette di montare le ottiche pre Ai. Idem per FE e Fe2, la prima può montare le ottiche del 1959 e arriva a 1/1000 di secondo, l’altra arriva a 1/4000 ma non può montare le ottiche pre Ai. Mi sono sempre chisesto l’utilità del tempo di scatto di 1/4000 di secondo. Per come la penso io, meglio 1/1000 di secondo e la possibilità di montare le ottiche pre Ai che il contrario. Persona il valentissimo sito di Wikipedia, nel trattare la FM2, afferma che è possibile montare le ottiche pre Ai, ma non è possibile, come anche per la FE2, a causa del fatto che il Meter Coupling Lever non può essere sollevato, rendendo impossbile il montaggio delle ottiche pre Ai Nikon FM3A: più assonanze con la Nikon Z fc Ho parlato di Nikon FM3A in modo credo esaustivo: https://www.gerardobonomo.it/2020/04/15/nikon-fm3a-la-regina-istruzioni-per-luso-prima-parte/ https://www.gerardobonomo.it/2020/04/17/nikon-fm3a-la-regina-istruzioni-per-luso-seconda-parte/ https://www.gerardobonomo.it/2020/05/08/nikon-fm3a-la-regina-lo-shooting-terza-parte/ https://www.gerardobonomo.it/2020/05/14/nikon-fm3a-la-regina-lo-sviluppo-quarta-parte/ Presentata nel 2001, questo gioiello non venne affatto compreso: In grado di funzionare su tutti i tempi senza batteria, con la batteria oltre ad avere l’esposimetro attivo, è in grado di lavorare anche in priorità di diaframmi: un incredibile e complesso connubio tra un otturatore meccanico ed elettromeccanico. I tempi meccanico vanno da 1/4000 alla posa B, quelli elettromeccanici, come dati di targa, in priorità di diaframmi, arrivano in teoria a 8 secondi, come la Nikon FE, ma nella pratica in situazioni crepuscolari, in modalità A l’otturatore è in grado di rimanere aperto per minuti. Oggi praticamente introvabile con la sua ottica elettiva, il 45mm f/2,8 Ais P, sfiora nel mercato dell’usato cifretra i 1000 e i 1500 Euro. E’ forse la Nikon MF più cara in assoluto, certamente ben più costoso di FM, FE, FM2 e FE2 e addirittura F3 HP Nelle foto in alto vediamo l’accoppiamento e lo sganciamento del Meter Coupling Lever che è stato reintrodotto da Nikon proprio per la Nikon FM3A. Ecco, se mi fossi occupato io della presentazione della Nokon Z fc l’avrei confrontato, nel design e nella filosia di scatto di base, o alla FE o alla FM3A. Comunque questo sofismi non cambiano nè il senso, nè l’utilità, nè la valenza dell’interprete di questo articolo, ovvero della Nikon Z fc Anche l’occhio vuole la sua parte La fotocamera è uno strumento particolare, non deve solo essere efficiente e funzionale, ma deve appagare anche l’occhio. Posto la che la Nikon Z fc è una rivisitazione della Z 50 – che non dispone della funzione focus staking nè della possibilità di lavorare prendendo l’energia dalla presa USB – questa rivisitazione estetica non passa inosservata Photokina 2011 Correttezza, innanzitutto. Prima della Nikon Z fc ci fu un’altra fotocamera che colpì e non poco l’attenzione del pubblico. Era la Photokina del 2011. Durante quella Photokina vennero presentate novità a dir poco rivoluzionarie. Nikon presentò la Nikon D600, una full frame nuovamente, nello stile Nikon, con un prezzo alla portata di quasi tutti e la Nikon 1, la prima “mirroless di casa Nikon. Altri brand presentarono prodotti altrettanto innovativi. Ma TUTTA l’attenzione sia della stampa di settore che del pubblico si concentrò sulla Fuji X100, una “compatta a focale fissa che richiamava in modo netto anche se non servile l’estetica delle Leica M. Fu il trionfo di quella Photokina e il valore aggiunto non fu nelle feature ma nell’estetica della fotocamera. la X 100 è tuttora in produzione ed è stata rivisitata sia nell’estetica che nelle funzioni più volte. Ma a differenza della Nikon Z fc, la X 100 non si ispira a qualche precedente modello di Fuji, ma più in generale a una macchina dal design retrò. Nikon invece non solo si è ispirata, ma ha quasi clonato una fotocamera che vide la luce nel 1982, la Nikon FM2. Ma se volgiamo essere un poco più precisi, la Nikon FM2, al netto del tempo di posa più veloce portato a 1/4000 di secondo, altro non è se non la Nikon GM. E la Nikon FM venne presentata nel 1977… Parliamo oggi di Nikon Z fc, che trae ispirazione da una Nikon di ben 44 anni fa…… Photokina 2013 – qualche settimana dopo… – E della Nikon Df non vogliamo parlare? Qualche settimana dopo la Photokina 2013 Nikon annuncia la Nikon Df. Questa è stat la prima vera fotocamera digitale vintage di Nikon. Se mi è piaciuta? Leggete qui: https://www.nikonschool.it/experience/nikon-df.php Disponibile sia silver che black, la Nikon Df poteva montare tutte le ottiche Nikon, come la Nikon Z fc, aveva molti comandi “analogicizzati”, ma non incontrò granchè il favore del pubblico, a causa delle dimensioni troppo generose: 143,5x110x66,5mm con un peso di 765 grammi contro i 134,5 x 93,5 x 43,5 mm della Nikon Z fc e i suoi bravi 445 grammi Sensore FX da 16MP, io la trovai fantastica e mi adattati subito alle dimensioni oggettivamente generose. Certo, io e e molti altri si aspettavano una Nikon FM digitale, abbiamo aspettato “solo” 8 anni ma siamo stati accontentati. Non so Nikon Japan cosa pensi oggi della Df, sta di fatto che nella presentazione della Z fc da nessuna parte ha accennato a questa prima macchina digitale in un corpo analogico. D’altronde, le leggi di mercato imperano, e la prima delle Leggi recita che LA LEGGE NON AMMETTE IGNORANZA…. Il monitor basculante Sembra una follia mettere tra i primi posti nei vantaggi di una fotocamera digitale il monitor basculante. Io di solito lavoro con una Nikon D5600 e vi garantisco che il monitor non solo basculante ma anche richiudibile per evitare graffi è un plus a cui non rinuncio. Ho provato la Nikon Z 50 e la prima cosa che mi ha fatto storcere il naso è stato proprio il display, che non solo può essere ribaltato su sè stesso per evitare che si graffi, ma può essere basculato solo in orizzontale, per le riprese dall’alto o quando faccio le riproduzioni collegando la macchina alla colonna di un ingranditore, per non dovermi arrampicare al di sopra della macchina. Il display della Z fc bascula in ogni direzione e può anche essere tenuto di lato, cosa che io trovo vantaggiosa nelle riprese video; non a caso la maggior parte delle videocamere ha il display che può essere basculato di lato. La possibilità di passare automaticamente dal mirino elettronico al display grazie a un sensore di prossimità è un’altro vantaggio che io trovo primario La riduzione delle vibrazioni Anche se la Nikon Z fc supera la sensibilità di 51.000 ISO la riduzione delle vibrazioni è comunque utile, da un lato proprio per evitare di arrivare agli altissimi ISO, dall’altro per sfruttare in pieno sia il VR integrato in alcuni obiettivi, che il VR elettronico integrato nella fotocamera, che si attiva unicamente se posizionato su On, e solo nelle riprese video. Quindi non abbiamo purtroppo lo stabilizzatore meccanico a 5 assi come le sorelle Z più grandi della Z fc, ma abbiamo la possibilità di utilizzare obiettivi Z nativi VR da un lato, e la stabilizzazione elettronica nelle riprese video. La pulizia del sensore Il fatto che sulla Z fc non ci sia una tendina meccanica che protegga il sensore, fa sì che sia necessaria una certa attenzione nel cambio ottiche. Al contempo, grazie alla mancanza della tendina e alla ridottissima distanza tra la baionetta e il sensore, permette anche una pulizia fai da te più agevole. Io, personalmente, consiglio di limitarsi all’uso di una pompetta per soffiare via la polvere secca. Per le pulizie wet con gli appositi tool, consiglio di rivolgersi a un centro assistenza, onde evitare i noti guai di una pulizia wet mal condotta. Non dimentichiamo poi la possibilità via software del Image Dust Off: si scatta una foto e poi, attraverso appositi programmi di Nikon, è possibile sottrarre via software la polvere dalle immagini “ contaminate. Non dimentichiamo infine che la Nikon Z fc non è weatherproof, è quindi opportuno non esporla nè all’acqua – pioggerella – nè alla sabbia. L’importante è sapere le cose e agire di conseguenza. La duplicazione dei negativi Mi sono già occupato della duplicazione dei negativi usando fotocamere digitali Nikon Anche la Nikon Z fc permette la duplicazione, tanto dei negativi che delle diapositive, utilizzando il modulo ES-2. La grande novità sta nel fatto che Nikon ha anche presentato un nuovo obiettivo, il Nikkor Z 50mm f/2.8 Macro FX, che è perfettamente compatibile tanto con il modulo ES-2 che naturalmente con la Nikon Z fc. Non ho ancora fatto dei confronti tra questa nuova ottica macro e il mio prediletto AF-S Micro NIKKOR 60mm f/2.8G ED: sarà un confronto d’obbligo ma questa volta ho dubbi sul vincitore: il nuovo 50mm è stato appositamente progettato per le fotocamere Nikon serie Z ed è più recente del 60mm, che, di fatto, venne presentato al PMA del 2008, sono passati 13 anni…. E gli obiettivi Z ? Attualmente Nikon ha a catalogo, oltre a due moltiplicatori di focale, 18 obiettivi Z fra FX e DX, un parco ottiche di tutto rispetto a cui si aggiungono, con l’adattatore FTZ, quasi tutte le ottiche Nikon prodotte dal 1959, dagli obiettivi Ai ai modelli autofocus D e G. Un parco ottiche quindi di tutto rispetto che permette, a chi già possiede degli obiettivi Nikon, di utilizzarli sulle Nikon serie Z, Nikon Z fc compresa. Moltiplicatori di focale, zoom, focali fisse, ottiche macro, non c’è che l’imbarazzo della scelta. Diversi obiettivi Z sono stabilizzati e/o weatherprooof Cliccate QUI per avere il panorama completo e le caratteristiche di tutti gli obiettivi Z attualmente disponibili La funzione video La Nikon Z fc è in grado di registrare video fino al formato 3840 x 2160 (4K UHD) Il monitor che può essere ruotato anche esternamente alla fotocamera agevola il controllo dell’inquadratura nelle riprese video e permette di inquadrare da punti di vista inusuali, come dal basso o dall’alto. A questo si aggiunge la possibilità di registrare video in modalità rallenty e time lapse. Ricordiamo che in modalità video, con un leggero crop sulla scena inquadrata, è possibile attivare lo stabilizzatore elettronico Qui un esempio di un video in 4K – ridotto per esigenze del web - E qui un esempio di un video in modalità rallenty Uno smartphone costa uguale Per relativa provocazione riporto qui sotto le caratteristiche di uno smartphone tra i più performanti oggi sul mercato, iPhone 12 Pro, che è quotato intorno ai 1300 Euro Sistema di fotocamere Pro da 12MP: ultra‑grandangolo, grandangolo e teleobiettivo Ultra-grandangolo: ƒ/2.4 e angolo di campo 120° Grandangolo: ƒ/1.6 Teleobiettivo: ƒ/2.0 (iPhone 12 Pro); ƒ/2.2 (iPhone 12 Pro Max) Zoom digitale: fino a 10x (iPhone 12 Pro) Zoom in ottico: 2,5x; zoom out ottico: 2x; estensione totale dello zoom ottico: 5x (iPhone 12 Pro Max) Zoom digitale: fino a 12x (iPhone 12 Pro Max) Modalità Notte per i ritratti tramite scanner LiDAR Modalità Ritratto con effetto bokeh avanzato e Controllo profondità Illuminazione ritratto con sei effetti (naturale, set fotografico, contouring, teatro, teatro b/n, high key b/n) Doppia stabilizzazione ottica dell’immagine (grandangolo e teleobiettivo) Stabilizzazione ottica dell’immagine su sensore (grandangolo di iPhone 12 Pro Max) Obiettivo a cinque elementi (ultra-grandangolo); obiettivo a sei elementi (teleobiettivo); obiettivo a sette elementi (grandangolo) Flash True Tone più luminoso con Slow Sync Panorama (fino a 63MP) Rivestimento dell’obiettivo in cristallo di zaffiro 100% Focus Pixels (grandangolo) Modalità Notte (ultra-grandangolo, grandangolo) Deep Fusion (ultra-grandangolo, grandangolo, teleobiettivo) Smart HDR 3 Apple ProRAW Foto e Live Photos ad ampia gamma cromatica Correzione dell’obiettivo (ultra-grandangolo) Correzione occhi rossi evoluta Geotagging delle foto Stabilizzazione automatica dell’immagine Modalità scatto in sequenza Formati immagine acquisiti: HEIF e JPEGIl fatto è che non solo uno smartphone non è comunque ancora in grado di raggiungere la qualità ottica di , in questo caso, una mirrorless, ma per quanti obiettivi aggiungano sul retro, ciascuno dedicato a una funzione, non solo la qualità finale è molto lontana, ma le possibilità di controllo dell’immagine di una mirrrorless sono infinite. Chiaro, dallo smartphone ai social il passo è istantaneo. ma se fosse la stessa cosa anche per la Nikon Z fc? Snapbridge: è la Nikon Z fc diventa uno smartphone, molto più che uno smartphone Snapbridge è il programma gratuito di Nikon, disponibile sia per piattaforma Android che iOS che permette di remotare la propria Nikon, scattare, scaricare le immagini sia alla risoluzione nativa che a 2 MP pr avviarle poi al Cloud o ai social. Attraverso Snapbridge inoltre la Nikon Z fc acquisisce dallo smaetphone o dal tablet la georeferenziazione dell’immagine ( altitudine, latitudine, longitudine ) così da poter poi contestualizzare l’immagine sia attraverso i software Nikon che di terze parti. Due note su Snapbridge Con Snapbridge è possibile: Sceglere la modalità di scatto Scegliere il diaframma di lavoro Scegliere il tempo di scatto Sceglere un’eventuale staratura intenzionale dell’esposizione Scegliere il bilanciamento del bianco Scegliere il punto di fuoco E’ quindi una app completa con la quale non solo si remota lo scatto e si scaricano le immagini ma si modificano in remoto la maggior parte delle impostazioni delle fotocamere. Ecco colmato, in modo egregio, il gap con gli smartphone e, credetemi, nonostante la qualità oggettivamente sempre più elevata delle immagini ottenute dagli smartphone, qui siamo a eoni di distanza. I risultati Uno scatto realizzato con la Nikon Z fc e il suo “innocente” zoomettino 16-50mm, e il relativo crop Qui potete scaricare l’immagine alla risoluzione nativa. Black & White La Nikon Z fc tra i Picture Control ha anche quello monocromatico. In più è possibile aggiungere dei filtri “virtuali” tra cui il filtro rosso. Dall’alto: Picture Control Standard Picture Control Monochrom Picture Control Monochrom + filtro rosso virtuale: i petali del girasole si schiariscono ma non aumenta la saturazione delle campiture azzurre del cielo Picture Control Monochrom + filtro rosso virtuale+ filtro rosso reale + polarizzatore reale: il cielo si scurisce leggermente. ma siamo a eoni dal risultato che si otterrebbe con una pellicola impiegando i medesimi filtri reali. Giocherellando con l’obiettivo Z 50mm macro La macro non è il mio forte, qui uno scatto realizzato con l’obiettivo NIKKOR Z MC 50mm f/2.8 ISO 800, f/8, 1/1000 di secondo ( così ho imparato che il battito delle ali di un’ape bottinatrice ha bisogno di tempi di scatto più veloci, il battito oscilla dai 200 ai 400 battiti al secondo … ) Qui potete trovare l’immagine nativa in alta risoluzione In macro a 1:1 Non dubitavamo della qualità del nuovo NIKKOR Z MC 50 mm f/2.8 Qui l’abbiamo messo alla prova a ISO 100, f/20 e 1 secondo di posa. Qui sotto l’immagine originale E se vogliamo scaricare le immagini in tempo reale sul computer? Wireless Trasmitter Utility Prassi utilizza, soprattutto negli studi professionali, per permettere a chi fa la post produzione di controllare in tempo reale il lavoro del fotogrfao. Basta scaricare, disponibile sia per piattaforma Windows che per Mac OS il programma gratuita Wireless Trasmitter Utility. Senza neppure di bisogno di una connessione via cavo ma usando il modulo WiFi integrato nella fotocamera, è possibile scattare le immagini, salvarle sulla scheda di memoria della fotocamera e contemporaneamente scaricare sul computer o il JPG, o il NEF, o entrambi i file. Nikon Z fc è naturalmente compatibilissima. Qui, giusto per provare, ho fotografato il monitor del computer sul quale avevo già istallato WTU. E il gioco è fatto Nikon Z fc versus Nikon FM2 Sembra che la Musa ispiratrice della Nikon Z fc sia stata la Nikon FM2; mi chiedo perchè non la FM, identica in tutto tranne nei tempi di scatto che si fermano a 1/1000 e il vantaggio di poter montare ottiche Ai. Io credo che la Musa ispiratrice sarebbe potuta benissimo essere la Nikon FE, piuttosto che la FE2, ma, visto che la FM2 è la Nikon più richiesta nel mondo dell’usato, ecco spiegata la Musa ispiratrice, che si limita a una similitudine nel design del pentaprisma e nel fatto di avere, ovviamente, una ghiera dei tempi meccanica al di sopra della calotta. Addio attacco F mount Nel 2018, con la presentazione delle Nikon Z6 e Z7, la casa giapponese abbandona lo storico innesto F mount, presentato contestualmente alla Nikon F. Diametro baionetta 44mm e distanza dal piano focale di di 46,5mm L’abbandono del box specchio cambia tutto, la distanza dal piano focale passa a 16mm e il diametro della baionetta a 55mm. Giusto per la cronaca, la fotocamera con il piano focale più ridotto è la Samsung NX mini con solo 6,5mm di distanza dal piano focale, mentre la Contax N arriva a 48mm. La macchina, banchi ottici esclusi, con il piano focale più profondo è la Mamiya RB, con.112mm Per parlare di fotocamere “ normali, Leica M è 27,80mm, mentre Leica a vite 28,8mm, Canon FL e FD 42mm. Ma per tornare a Nikon, che con l’avvento dell’autofocus non cambiò, come fece Canon, la baionetta, permettendo alla sua clientela di continuare a usare sulle macchine AF anche le ottiche MF, per sanare questo passaggio obbligatorio Nikon ha poroposto, contestualmente al sistema Z, l’adattatore FTZ che permette di utilizzare TUTTE – o quasi – le ottiche Nikon, prodotte dal 1959 a oggi, naturalmnete con le limitazioni del caso: una focale MF non diventa AF, alcune modi di esposizione o sistemi di esposizione non sono compatibili. Ma le ottiche sono tutte compatibili, e il prezzo è accettabile, 299 Euro – si trova anche a meno -. L’adattatore FTZ dispone anche di un attacco filettato per potersi collegare ai treppiedi ed evitare di sbilanciare la fotocamera. Con gli obiettivi di tipo G e D tutti i dati exif vengono inseriti nel file, il che significa che il NEF, trafilato con Nikon NX Studio, può beneficiare di tutte le correzioni ottiche presenti nella libreria proprietaria di Nikon NX Studio. E gli obiettivi Z ? Attualmente Nikon ha a catalogo, oltre a due moltiplicatori di focale, 18 obiettivi Z fra FX e DX, un parco ottiche di tutto rispetto a cui si aggiungono, con l’adattatore FTZ, quasi tutte le ottiche Nikon prodotte dal 1959, dagli obiettivi Ai ai modelli autofocus D e G. Un parco ottiche quindi di tutto rispetto che permette, a chi già possiede degli obiettivi Nikon, di utilizzarli sulle Nikon serie Z, Nikon Z fc compresa. Moltiplicatori di focale, zoom, focali fisse, ottiche macro, non c’è che l’imbarazzo della scelta. Diversi obiettivi Z sono stabilizzati e/o weatherprooof Cliccate QUI per avere il panorama completo e le caratteristiche di tutti gli obiettivi Z attualmente disponibili E’ meglio una fotocamera fatta di bronzo o di lega di magnesio? Una delle prime cose che venne notata dal pubblico, quando la Nikon Z fc venne semplicemente presentata, ma non mostrata al pubblico, alla fine del luglio 2021 fu il peso. Troppo poco pesante, o troppo leggera. In fotografia, e non solo, è cosa nota che più uno strumento è pesante maggiore è la sua qualità I primi rumors dichiaravano che la Z fc fosse fatta di plastica. E invece, come vediamo nelle prime due immagini accoppiate, la Nikon Z fc è fatta in lega di magnesio, come le fotocamere professionali di Nikon. Se il LEM fosse stato fabbricato in bronzo, l’Apollo Xi non sarebbe riuscito a farlo depositare, leggero quasi come una piuma, sulla superficie lunare. Se confrontiamo il peso della Nikon Z fc con quello della sua musa ispiratrice, la Nikon FM2, ci accorgiamo che la sua musa pesa quasi il doppio. E stiamo parlando di macchine di piccolo formato. E nonostante questo, tenersi al collo per un’intera giornata di shooting, quasi un chilo di macchina vi garantisco che non è la stessa cosa che portarsi al collo una macchina pesante quasi la metà. Certo, io stesso, quando ho confrontato il nuovo 50mm Z Macro f/2.8 con il caro e beneamato Micro Nikkor 55mm f/2.8 mi sono reso conto che nel nuovo 50mm di metallo non ce n’era neanche l’ombra.Ma al contempo tra i due obiettivi, in termini di qualità non c’è confronto. Io quindi di queste leggerezze approfitterei, e prima di giudicare la qualità in proporzione al peso, quantomeno farei delle prove…. Detto questo la Nikon Z fc pesa 390 gr che salgono a 445 con batteria e card di memoria. Ed ecco le dimensioni: Circa 134,5 x 93,5 x 43,5 mm La Nikon FM2 pesa 540 grammi ( senza rullino e le misure sono circa circa 142 x 90 x 60 Alla fine la Nikon Z fc pesa il 20% in meno della Nikon FM2 La raffinata ghiera dei tempi di scatto. In alto a sinistra la ghiera dei tempi della Nikon F3, a destra della Nikon FM2 in basso a sinistra della Nikon FE, a destra della Nikon Z fc Qui Nikon merita un plauso: innanzitutto ha mantenuto i 4 secondi di posa, non saranno gli 8 della Fe e della F3 ma sono impostazioni che sulle fotocamere a pellicola hanno una grande utilità. Il tempo più veloce è il 1/4000 di secondo, per gli amanti del bokeh…. Straordinaria la presenza della posa T, che è presente sulla F3, ma mentre sulla F3 la posa T non consuma corrente, sulla Z fc consuma corrente eccome, così, giusto per saperlo. E dulcis in fundo la possibilità di frammentare i tempi in terzi di stop, come nel disegno qui sopra, funzione che può essere attivata in modalità manuale ( qui si possono impostare fino a 900 secondi… ) o a priorità di tempi, agendo sulla ghiera secondaria. In questo modo con la ghiera secondaria frontale si comandano i diaframmi, con quella posteriore i tempi, ma in terzi di stop. I prezzi Nital su sito NIKONSTORE propone attualmente ( primo settembre 2021 ) quattro kit, body, con il 28mm Nikkor Z f/2.8 edizione limitata – nero con una ghiera argentata che richiama il silver della fotocamera, con il 16-50 e il 50-250mm DX, e con il 16-50mm DX VR, quindi stabilizzato Io non avrei dubbi: punterei sul kit con il 16-50 stabilizzato – equivalente a un 24-75mm nel formato FX, da un lato per approfittare della stabilizzazione, dall’altro perchè a mio parere sono le focali bastanti per il 99% dei generi fotografici. per chi volesse un lungo fuooco o un tele zoom c’è sempre tempo per un acquisto successivo. Per coloro che già dispongono di ottiche Nikon di qualsiasi tipo consiglio vivamente l’acquisto dell’adattatore baionetta FTZ. Il telecomando opzionale ML-L7 può tranquillamente essere sostituito dal vostro smartphone e dall’applicazione gratuita Snapbridge che non solo consente di remotare la macchina, ma di controllare, come spiegato sopra, l’inquadratura in live view oltre a cambiare diversi parametri di scatto. Inutile dire che è sempre meglio dotarsi di una seconda batteria EN-EL 25. Nikon dichiara l’otturatore per 100.000 . la batteria in dotazione garantisce 310 scatti utilizzando il mirino elettronico, e 360 scatti utilizzando il monitor, e 80 minuti, sia usando il mirino che il monitor di registrazione video ( non dimentichiamo che la Nikon Z fc registra video con microfono stereo incorporato fino alla risoluzione 4K. ma non siete obbligati a comprare una seconda batteria, Potreste comprare, o utilizzare… La magia della porta USB ( Type C ) La Nikon Z fc ha tre ingressi, microfono, Mini HDMI e USB ( Type C): attraverso questo ingresso la Nikon Z fc consente non solo la ricarica della batteria proprietaria ma anche l’alimentazione della fotocamera stessa. Quindi: …..o utilizzare il caricatore del vostro smartphone, piuttosto che l’adattatore per la presa accendisigari della vostra auto – che ormai ha almeno una presa USB e in alcuni casi anche la presa 220V se doveste ricaricare la batteria con il caricatore a corredo, o ancora un Power Bank. usando un Power Bank la cosa interessante sta nel fatto che, se nella vostra Nikon Z fc è presente la batteria proprietaria, la fotocamera prenderà l’alimentazione direttamente dal Power Bank. Se calcoliamo che la batteria proprietaria ha una disponibilità di 1120 mAh, è facile immaginare a che autonomia ininterrotta si arriva se si calcola che oggi diversi Power Bank arrivano a una riserva di carica di 40.000 mAh… Conclusioni Se pensiamo che il manuale – naturalmente cartaceo – dell’Hasselblad 500 C/M era di 32 pagine, mentre quello della Nikon Z fc è di 622 pagine, è chiaro che non ho neppure scalfito la macchina in questione Questo non sarà l’ultimo mio lavoro sulla Nikon Z fc: oltre alla possibilità di riprodurre i negativi con l’eccellente Nikkor Z 50mm F72.8 Macro, le sinergie con il mondo della pellicola non finiscono qui. E’ chiaro che, come già scritto, visto che anche l’occhio vuole la sua parte, scattare, seppur in digitale, con una Nikon che somiglia alle Nikon degli anni 70 è più che divertente. Io ho sempre considerato i due sistemi, analogico e digitali, distinti e paralleli, anche se naturalmente privilegio la pellicola, ma in molte situazioni, e l’ho già dimostrato, il digitale è l’unica strada percorribile Alla prossima, quindi, e vi ringrazio per il vostro tempo e la vostra attenzione Il vostro affezionatissimo, iridescente, senescente, e soprattutto, monopolicromatico, Gerardo Bonomo I miei video e i miei articoli sono accessibile a tutti e gratuitamente.
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  50. A me i fiori piacciono vivi, nei giardini e splendidi dei loro colori, inseriti nel contesto che appartiene loro, importante per loro quanto da me rispettato. Non uso napalm per isolarli dal mondo, nemmeno sfondi colorati per renderli più protagonisti di quanto già non siano, per acqua, luce ed insetti, ai quali sono dedicati. Gli obiettivi che utilizzo, siano o meno destinati alle distanze ravvicinate, prima o poi li convinco io... Con questo MC50/2.8 arrivatomi meno di due giorni fa, ho scattato già alcune centinaia di foto che prevedo diventeranno migliaia in breve: è davvero il Re di Fiori per la sua capacità di rapporto di riproduzione, ben superiore alle comuni esigenze floreali, che non si allontanano da RR tra 1:4 ed 1:2 a seconda delle dimensioni dei soggetti ritratti, ma sopratutto per le sue doti di nitidezza, contrasto e neutralità cromatica, che lo mettono in diretta concorrenza col fratello maggiore, neonato anch'esso, che posseggo ed uso. già da questo scatto casuale, scappatomi mentre tenevo la macchina verso l'impiantito, si dovrebbe capire di cosa si stia parlando... Tutte queste foto sono frutto di una passeggiata di un'ora al meraviglioso Orto Botanico di Palermo, con la mia Nikon Z50 ed il Re di Fiori MC 50/2,8 alcune con l'ausilio del flashettino incorporato della Z50: flash, fotocamera ed obiettivo in soli sette etti di peso... non chiedetemi la classificazione Linneiana: non sono abbastanza bravo... per quanto mi basterebbe annotare le specie dai puntuali cartelli presenti questa mi fa impazzire per la concretezza della materia e della risposta cromatica t/200 f11 iso 1600 da f/8 a f/16 ma con impostazione luminosa diversa la Vasca Grande con le infinite varietà di ninfee direttamente da "Alice in wonderland"... giochi di luci ed ombre ...e diaframmi e gli ibischi di tutte le varietà e colori...? oleandro a TA a RR 1:1,4 semi... e fiori...nati da quei semi non è difficile pensare ad...altro guardando certe inquadrature d'altro canto è così che la Natura invoglia gli impollinatori a fare il loro dovere hovering su fioredicactus... un obiettivo che rispetta tutta la gamma dei colori, a partire dagli estremi del bianco e del nero... un vero... Re-di-Fiori !!! Grazie Nikon ! Max Aquila photo (C) per Nikonland 2021
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