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  1. Il virus che ci sta cambiando la vita in questi giorni/settimane/mesi non è un lupo e non è nemmeno uno squalo famelico. Anzi, ad essere sinceri non è nemmeno un essere in termini stretti, é un parassita microscopico, persino inconsapevole di se, che per sopravvivere deve trovare un ospite che lo trasporti e gli consenta di replicarsi. Per questo motivo l'unica protezione che abbiamo è evitare il contagio. Per noi stessi, per i nostri cari e soprattutto, per evitare la diffusione del virus e limitarne l'esistenza. Non convincetevi o lasciatevi convincere che sia un rischio che coinvolge solo i bergamaschi o i bresciani; più o meno invaderà (se non l'ha già fatto) tutto il globo, poli compresi e pretenderà un tributo di morte da tutti quanti, sia che abitiate in Valtellina o che vi godiate i panorami sardi e siciliani. Oggi se nell'Alta Tuscia ci sono problemi gravi, a causa della globalizzazione, qualcuno in Islanda finisce per risentirne. L'effetto domino è lento a innescarsi ma una volta in moto può diventare inarrestabile con rischi difficili da concretizzare adesso (e non mi riferisco solo all'ambito sanitario, pure a quello economico che può finire per limitare o minare addirittura i servizi essenziali per la sopravvivenza dei sani e la loro stessa coesione sociale ...). Scenari apocalittici cui non pensiamo mai, abituati, da esseri umani quali siamo, a pensare sempre al meglio e ad un domani migliore. Quindi chi non deve obbligatoriamente uscire, stia a casa con i propri cari e i propri affetti. Non sappiamo quanto sarà necessario stare in queste condizioni, non facciamo previsioni e non diamoci scadenze, ma convinciamoci che è necessario essere determinati. E' il momento di essere seri e fermi, non temerari o ... sciocchi. *** Se siete in casa e vi avanza tempo, anziché seguire i notiziari e gli innumerevoli talk-show dove improvvisati esperti dicono continuamente la loro, purtroppo spesso senza capirne nulla, dedicate un pò di tempo alla vostra passione per la fotografia. Senza bisogno di uscire, pubblicate qualche cosa su Nikonland (foto, articoli, blog, vostre esperienze, ripescate cose dimenticate e che giudicate interessanti e mettetele a disposizione di tutti). E' un antidepressivo facile da assumere, gratuito e che non richiede il canone. Nikonland è immune dai virus (anche da quelli informatici incrociando le dita) é e resterà aperto per voi. Teniamoci in contatto su queste pagine e pensiamo a cose liete. Insieme, se volete.
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  2. Si dice che una catena sia forte per quanto è forte il suo anello più debole. Ma in una catena fatta di persone come è Nikonland, ogni anello influenza l'altro. E l'anello più forte rende più forti anche gli altri. Gabriele Castelli è parte della nostra piccola community da tanti anni e non ha mancato mai di mostrare una forza d'animo e uno spirito positivo capaci di dare l'esempio agli altri in ogni circostanza. Come l'anello più forte della nostra catena di amici nikonisti. Per questo abbiamo deciso, come parte delle celebrazioni del 15° anniversario della vita di questo sito, di dargliene testimonianza, regalandogli per il suo compleanno la più iconica delle Nikon oggi in catalogo. Perché Gabriele ci rappresenta tutti. E un regalo - importante - fatto a lui, vale molto di più di una spilletta commemorativa a tutti gli iscritti. Quindi ecco una bella, nuovissima, Nikon Z fc fiammante che possa finalmente pensionare la sua benemerita Nikon D700 che lo accompagna da una vita. Con cui fare foto ancora più belle ed appassionanti di prima. Il nuovo kit di Gabriele che abbiamo acquistato sul Nikonstore.it, insieme al libro per il centenario Nikon offerto da Nital Per averla, abbiamo pregato Nital di riservarcene una tra le pochissime arrivate con la prima spedizione dal Giappone ed andate subito a ruba. Nital ha gradito supportare la nostra iniziativa, portando un abbraccio all'amico Gabriele, offrendo anche una copia del libro a tiratura limitata stampato per il centenario di Nikon nel 2017. Libro che è stato autografato con dedica personalizzata dal Product Manager Nikon per l'Italia, come testimoniato in queste foto riprese nel museo Nikon di Moncalieri. Un abbraccione da parte di tutti Gabe !
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  3. La fotografia di paesaggio, soprattutto se finalizzata ad ottenere immagini di elevata qualità in grado di essere stampate in grandi dimensioni, è un banco di prova estremamente severo per le lenti grandangolari. Per più di un motivo: - Occorre innanzi tutto che siano nitide, possibilmente in modo uniforme tra centro, bordi ed angoli: normalmente le composizioni più dinamiche, che sfruttano l'effetto dei grandangoli di accentuare il primo piano partono proprio da lì! - Serve che siano resistenti al flare, in quanto la luce più interessante per questo tipo di fotografia raramente arriva dalle spalle del fotografo in quanto è quella che meno scolpisce i soggetti. - Devono avere aberrazioni cromatiche molto controllate, in quanto spesso ci sono contrasti forti tra il cielo/sole e soggetti ricchi di dettaglio, come le piante. Certo, si possono "togliere con un click" nel nostro software di regolazione dei file.... ma nelle stampe grandi finiscono comunque per produrre aloni ed effetti indesiderati. - Devono avere poca distorsione, anche questa si può "togliere con un click".... ma lasciando sul campo la nitidezza, come dimostra il fratellino 14-30/4 - Devono essere filtrabili. Questo è un tema controverso, se ne è parlato molto anche qui su Nikonland all'annuncio di questa lente: per alcuni è un fatto marginale per altri addirittura dirimente per poterle utilizzare. Personalmente penso che il polarizzatore sia molto importante, spiegherò con un paio di esempi più avanti perché, e che i filtri Neutral Density siano molto utili. Mentre non uso più da tempo i filtri graduati, preferendo altre soluzioni nei rarissimi casi in cui la gamma dinamica dei moderni sensori sia inadeguata. Sul test di Max Aquila avete disponibilità di numerose immagini estremamente ben fatte di questa lente, per cui illustrerò l' articolo prevalentemente con fotografie realizzate con essa. Per chi non lo avesse letto, lo consiglio vivamente: lo trovate qui. In ogni caso, la lente di cui parliamo è questa, montata su Z6II, con il paraluce portafiltri, un polarizzatore ed un ND64: Un paio di scatti per rompere il ghiaccio, è il caso di dirlo, così capiamo cosa fa questo signorino: Z6 su 14-24/2.8S@20mm 1/80" f11 ISO100 - A mano libera. Z6 su 14-24/2.8S@20mm 1/8" f8 ISO100 - A mano libera. Si, si inizia sulla neve: l'ho avuto da Max lo scorso dicembre. Ne scrivo solo ora perché non riuscivo a trovare difetti di cui parlare, ed allora ho pensato di doverci lavorare di più.... ma non c'è stato nulla da fare: non ne ho trovati. Ma andiamo con ordine. Primo punto: quanto è nitido? un sacco, è il miglior zoom grandangolare che io abbia mai provato. Con baionetta F non è mai esistito nulla che potesse produrre risultati del genere con la disinvoltura con cui lui riesce. Certo, il vecchio 14-24 AFS era una lente straordinaria per la sua epoca ma tra flare e scarsa planarità del piano di fuoco portare a casa belle foto non era semplice. Per non parlare del peso e della pena nel provare ad usarci i filtri! Con baionetta Z solo il 20/1.8S regge il confronto (e pure lo vince, nella sua specifica destinazione d'uso!). Punto. Guardate qui, questi sono alcuni scatti all'inizio di un'alba un po' livida, dello scorso 8 gennaio - praticamente dietro casa, il massimo raggiungibile all'epoca. Z6II su 14-24/2.8S@14mm 1/40" f8 ISO100 a mano libera. I più attenti avranno notato "a mano libera". Già, con queste Z e lo scatto elettronico la necessità del treppiede è diventata sempre più rara, anche quando si sta testando la nitidezza di una lente. Questo il crop a pixel reali dell'angolo in basso a sinistra: Apritelo per vederlo non adattato. E così nitido che toglie il fiato. 14mm, f8, a mano libera. Pixel reali significa che, in dipendenza della risoluzione del vostro monitor, è probabilmente come guardare una stampa A2 con il lentino. E a 24mm? Z6II su 14-24/2.8S@24mm 1/60" f11 ISO100 a mano libera. E qui il crop, sempre a pixel reali, dell'angolino in basso a destra. Z6II su 14-24/2.8S@14mm 1/30" f16 ISO100 a mano libera. E questo il crop, sempre pixel reali, dei rametti contro il cielo per verificare le aberrazioni cromatiche. Il file è postprodotto schiarendo abbondantemente le ombre, siamo in pieno controluce. Credo che questi siano esempi più eloquenti di qualsiasi commento io possa fare. Basta guardare, ma ricordatevi di aprire i file! Ma, in premessa, parlavo dei filtri. Cioè di questo: Che qui vedete montato sulla Z6II con basetta Meike, con il paraluce monta filtri su cui ho inserito il polarizzatore Nisi - I filtri Nisi sono stati la mia scelta per questa lente. Grande? si, grande. Ma nemmeno poi troppo. Ricordiamoci che il paraluce si avvita e svita a baionetta e che quindi occorre montarlo... solo quando serve! Nikon ne fornisce un'altro, più piccolo, per i casi in cui si fotografi in esterni senza necessità di filtri, così come, vale la pena ricordare, una piccola protezione dal sole è già presente e solidale al barilotto. In ogni caso, qui vedete il paraluce, con il suo tappo, i filtri polarizzatore e ND64, le custodie originali Nisi per i filtri (dimensione 14x14cm) ed un tappo standard da 77mm per confronto. Dico subito che all'inizio ero scettico, mi sembrava una soluzione complicata, costosa ed artificiale. Ma nell'uso sul campo mi sono ricreduto al 100%. Montare i filtri da 112mm sul paraluce è una trovata assolutamente geniale! Perchè? Innanzi tutto si ottiene un insieme che non vignetta assolutamente, nemmeno a 14mm e montandoli entrambi. Non serve sempre, ma quando serve è una manna! Z6II su 14-24/2.8@14mm 25" f16 ISO100, CPL ed ND64. Il polarizzatore è servito a togliere il riflesso dal mare e dai quarzi delle rocce, saturandone bene i colori, l'ND a togliere le ondine che la brezza produceva. Altro esempio: Z6II su 14-24/2.8S@16mm 1/50" f11 ISO100 - Polarizzatore "al minimo", senza sarebbe anche peggio (non l'ho tolto per far prima, e non avevo ancora chiara una cosa, ne parlo dopo). Z6II su 14-24/2.8S@16mm 1/50" f11 ISO100 - Polarizzatore. Z6II su 14-24/2.8S@18.5mm 1/80" f8 ISO100 - Polarizzatore. Il punto è: il polarizzatore, sui grandangoli spinti, non serve ad aumentare il contrasto tra cielo e nuvole (ambito d'uso dove anzi tende a far casino) ma a togliere i riflessi dall'acqua e da tutte le superfici molto riflettenti, come le foglie o le rocce, specie se bagnate! Ma dov'é la genialità della soluzione? beh, ci ho messo un po' a capirlo, come tutte le cose devi toccare con mano. Il fatto è che il paraluce si monta "a baionetta", quindi per mettere e togliere i filtri sul campo con il treppiede in posizione precaria non occorre più avvitare il filtro in posizioni assurde con il rischio di farlo cadere: basta togliere il paraluce, tenuto fermo dal blocco "a pulsante" comune a tutte le soluzioni "pro" di nikon e lavorarci con calma. E se non serve, perché si voleva toglierlo, si può coprire e mettere in tasca, pronto per il prossimo giro. Ed è fornito anche un normale tappo per la lente frontale. GENIALE!!! Mi spiego con un esempio, che serve ad introdurre anche un altro concetto: A che servono i grandangoli così spinti nella fotografia di paesaggio? non a fotografare una scena ampia - es. una catena di montagne - ma ad enfatizzare il primo piano. Che spesso deve essere letteralmente a pochi cm dalla lente frontale. Z6II su 14-24/2.8S@14mm 1/4" f16 ISO100 - Polarizzatore. Come già avrete immaginato, quelli non sono enormi scogli tafonati, ma roccette alte, nel punto più rilevato, circa mezzo metro. La macchina stava sul treppiede a 30cm dall'acqua. Per avvitare o svitare il polarizzatore o aggiungere/togliere l'ND, in posizioni come quelle, occorre sia stare scomodi sia rischiare di avvitare male e fare cadere tutto in acqua. Lavorando così, da scogliere e su torrenti, ho perso per sempre più di un filtro! Ma ne abbiamo un'altra: il tappone da mettere sul paraluce. Questo. Geniale pure lui? Si. Mai fotografato sotto la pioggia o vicino ad una cascata? quanto vi siete rotti le scatole tra una fotografia e l'altra per ripulire la solita goccia dalla lente frontale? quante foto buttate perchè non vi siete accorti? o peggio, al mare controvento? Beh, basta il tappo king size, che pure lui si incastra a baionetta, ed il problema è risolto. E, ultimo aspetto, il tutto non è così grande come sembra: - 2 filtri da 112mm con la custodia, occupano uno spazio di cm 14x15x1 - Il "tappone" compreso paraluce è un cilindro di 12.5cm x 4cm di spessore. Il solo "tappone" 3cm di spessore. Ed il tutto sulla mia bilancia fa 300gr di peso. A portata di qualsiasi zaino. C'è poi un bonus ulteriore. Questo paraluce si può montare anche sul 24-70/2.8S e sul 70-200/2.8S. Insomma, con un set di filtri ci fai tutto. Ho provato e va anche sul 70-200/2.8 AFS FL, ma il montaggio non è sicuro (non blocca bene) per cui non lo consiglio. Ok, un mucchio di parole e di "crop da misuroni". Ora ci guardiamo qualche foto, se vi va. Z6II su 14-24/2.8S@20mm 1/800" f8 ISO100 Z6 su 14-24/2.8S@24mm 1/40" f16 ISO100 Z6II su 14-24/2.8S@20mm 1/1.6" f11 ISO100 Z6II su 14-24/2.8S@18mm 0.5" f11 ISO100 Polarizzatore Z6II su 14-24/2.8S@14mm 1.3" f16 ISO100 Polarizzatore. Conclusioni. Una lente di eccezionale ed inedita qualità, letteralmente il sogno del fotografo paesaggista impegnato al quale consente, con agilità e semplicità d'uso sorprendenti, di concentrarsi al 100% sulla fotografia, ottenendo sempre il massimo della qualità, sotto ogni profilo ed in ogni condizione. Questo vale, per effetto dei piccoli ingombri e pesi coinvolti, altro aspetto del tutto inedito, ovunque siano i suoi soggetti preferiti: dal mare a pochi passi dall'auto al cuore delle alpi raggiunto in ore ed ore di cammino. Parliamo di una lente che pesa 650gr, sostanzialmente ha peso ed ingombro del vecchio 16-35/4 AFS VR che questa meraviglia letteralmente distrugge sotto ogni profilo. Così come distrugge il precedente Re del mondo F, il 14-24/2.8 AFS che per peso, ingombro, uso problematico dei filtri e pure prestazioni ottiche è così lontano da essere inconfrontabile. Pregi: - Peso ed ingombro minimi, per il genere degli zoom grandangolari ma anche in assoluto considerato che pesa meno di 2 etti in più del 14-30/4S, che aveva fatto gridare al miracolo alla sua uscita. - Eccellente ergonomia, nell'uso normale e con i filtri. - Eccellenti prestazioni ottiche. - Eccellente qualità costruttiva. - Ottimo range di focali: tutti i grandangoli spinti accessibili con un giro di ghiera. - Ottima luminosità: è più che adatto alla fotografia notturna. Difetti: - Per me, considerato il genere e le prestazioni, nessuno. Massimo per Nikonland (c). 27/6/2021.
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  4. Io amo visceralmente la montagna e per questo sono costantemente alla ricerca, per la mia attrezzatura, delle migliori prestazioni all'interno di attrezzature leggere. Ma quanto valgano per me le prestazioni nella ricerca del miglior compromesso con il peso si può dedurre dal fatto che il mio precedente grandangolo da montagna era il 14-24/2.8 AFS! Già, precedente, perché dopo una giornata con questo Z 20/1.8 S ho potuto finalmente voltare pagina. E non per una scelta di compromesso: questo 20mm è il miglior grandangolo che io abbia mai usato, una spanna sopra a qualsiasi cosa più corta di 50mm sia stata montata su una delle mie Nikon! Alta val di Rhêmes - Z6 su Z 20/1.8S - 1/30 f16 ISO100 Sulle caratteristiche fisiche molto hanno detto e fatto vedere Mauro e Max: non occorre ripetere, rimando gli interessati ai loro articoli. Le cose importanti per me? Parliamo di un grandangolo molto luminoso, f1.8, e quindi a priori adatto sia ad intenti fotografici basati su profondità di campo molto limitate sia, ed è il caso di alcune delle mie modalità d'uso, alla fotografia notturna. Il tutto in 500gr di peso ed in dimensioni fisiche non troppo importanti, parliamo di pochi cm in più del 24-70/4 per fare un esempio. Nota importante per la mia modalità d'uso: la lente è dotata di un normalissimo attacco filtro da 77mm, che consente, direi finalmente, di montare tutti i filtri che un paesaggista può desiderare. Senza svenarsi e portare in giro vetri di dimensione A5 o peggio. Alta val di Rhêmes - Z6 su Z 20/1.8S - 1/80 f8 ISO100 Come va? l'articolo rischia di diventare subito monotono: io non sono stato in grado di trovare nessun significativo difetto. I pregi, invece, sono innumerevoli. Innanzi tutto va benissimo a tutti i diaframmi, con estrema nitidezza fino agli angoli anche alle più ampie aperture. Certo, chiudendo migliora..... ma significa che da ottimo diventa eccellente, anche negli angoli del formato FX. Sostanzialmente è un grandangolo con il quale chiudere il diaframma ha esclusivamente l'utilità di aumentare la profondità di campo, finiti i tempi di diaframmi chiusi 2 o 3 stop per tirare su i bordi! Alta val di Rhêmes - Z6 su Z 20/1.8S - 1/8 f16 ISO200. Ed in coppia alla Z6 consente, tra stabilizzatore e possibilità di alzare gli ISO senza penalizzazioni, di fotografare quasi tutto anche lasciando a casa il treppiede. Un enorme vantaggio. Che ad un fotografo amante della montagna della mia generazione, cresciuto sognando di fotografare la Sierra come Galen Rowell, consente, insieme alla Z6 ed al 70-300 AFP, di costruire un kit leggero ed estremamente performante come quello che amava usare il Maestro. E non solo, nel senso che in questa gita in montagna ho portato con me la Z6, questo straordinario 20mm e l'altrettanto straordinario 500PF.... ma il secondo sarà protagonista di un altro articolo! Alta val di Rhêmes - Z6 su Z 20/1.8S - 1/60 f11 ISO100 Alta val di Rhêmes - Z6 su Z 20/1.8S - 1/40 f16 ISO100 Alta val di Rhêmes - Z6 su Z 20/1.8S - 1/40 f11 ISO100 Ma se nella luce mediocre di giornate plumbee è capace di restituire immagini dai colori intesi e dall'eccellente contrasto, con il sole si esalta, senza rischiare ombre troppo dense, anche nel pieno sole di questa tarda mattinata in quota. E riproducendo fedelmente il blu incredibile di questo cielo, senza necessità di ricorrere al polarizzatore! Alpe Devero - Z6 su Z 20/1.8S - 1/250 f11 ISO100 Alpe Devero - Z6 su Z 20/1.8S - 1/250 f11 ISO100 La svizzera, subito oltre il Passo della Rossa - Z6 su Z 20/1.8S - 1/500 f8 ISO100 Panoramica di 5 scatti verticali a mano libera, la soluzione semplice semplice quando si vorrebbero angoli di campo infiniti senza sacrificare l'imponenza delle montagne! E capacità di fotografare alti contrasti su dettagli minuti senza sostanzialmente incorrere in nessun problema di aberrazione cromatica. Fino agli angoli estremi del fotogramma. Alpe Devero - Z6 su Z 20/1.8S - 1/15 f8 ISO100 E sempre con la possibilità di montare il polarizzatore, giusto quel tanto da governare al meglio i riflessi. Zermatt - Z6 su Z 20/1.8S - 1/15 f13 ISO100 Ma dopo tanti paesaggi a diaframmi medi o chiusi viene l'ora di aprire tutto, aspettando che lo scoglio più nobile si avvicini alla via lattea.... Zermatt - Z6 su Z 20/1.8S - 15" f2 ISO1600 Devo dire che la fotografia notturna è stata per lungo tempo, con questi nuovi Z, il loro focus-by-wire ed il fatto che le Z resettino la messa a fuoco ad ogni spegnimento, una delle mie preoccupazioni. La ricetta è semplice: Occorre approcciare le novità con fiducia ed apertura mentale. Quindi, come si fa a mettere a fuoco di notte quando nel mirino non si vede nulla? Io, tra le molte possibilità, ho consolidato due modi: Facile, se nell'inquadratura c'è qualcosa di molto luminoso - ed in questa notte avevo il faro della stazione della funivia e pure diversi pianeti, che a f1.8 sono abbastanza luminosi per mettere a fuoco con il pinpoint della Z6 senza nessun problema. Delicato: si spegne e si riaccende la fotocamera. Automaticamente va su infinito, ma nel mio caso, non so se scelta o tolleranza di produzione, è uno zic più indietro del perfetto infinito che serve per le stelle. Quindi? Quindi basta girare pochissimo la ghiera con la lente in manual focus, capendo quanto grazie all'ausilio a monitor (torno indietro di una tacca dall'icona della montagna verso il fiore che appare impostando il manual focus....e vado avanti del doppio!) Ho provato a lungo, volevo essere sicuro: funziona sempre, ma consiglio a ciascuno di provare per trovare il "proprio zic". Ricordo, dopo lo scatto, che per verificare che la messa a fuoco sia perfetta basta verificare che le stelle non abbiano color fringing magenta! Notare, su tutte le immagini, come a fronte di una notevole saturazione e contrasto di giorno, la notte riesca a rendere perfettamente le diverse gradazioni delle zone scure, senza bloccare i neri come altre ottiche blasonate ma meno prestazioni finiscono spesso per fare. Dicevo che questo 20 ha prestazioni straordinarie già a tutta apertura ed a tutti i diaframmi... Questi, per gli amanti del genere, sono 3 crop pixel reali dell'angolo in alto a sinistra. Uno è a f1.8, uno a f2, uno a f2.5 da 1600 a 3200 ISO, sempre 15". Capite qual'è a tutta apertura e quale chiuso uno stop? ed i 1600 rispetto ai 3200 ISO? Zermatt - Z6 su Z 20/1.8S - 15" f2.2 ISO3200 - la stellina sul faro è prodotta da un po' di condensa sulla lente frontale. Zermatt - Z6 su Z 20/1.8S - 15" f2 ISO1600 - Stellisee e fotografi di fronte a sua Maestà! Quindi, in sintesi i pro che ho riscontrato: Prestazioni elevatissime, praticamente nessun difetto ottico impattante la pratica fotografica Leggero, ma con costruzione meccanica solida ed affidabile Dimensioni relativamente contenute (non è minuscolo ma nemmeno enorme, ed ha filettatura filtri 77mm standard) Paraluce efficace ed ottima resistenza ai riflessi AF istantaneo MF molto sensibile e precisa I contro: Un po' di vignettatura alle massime aperture, ma ditemi voi guardando le immagini sopra se ha un impatto pratico... Costo relativamente elevato, ma economico se si considera il livello delle prestazioni Per me, estremamente consigliabile! Massimo per Nikonland (C) 29/7/2020.
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  5. Per me un'uscita per fotografare le stelle è sempre una festa, perché una notte fuori è veramente un'esperienza fantastica. Purtroppo non è facile che i pianeti si allineino in modo da consentirmelo. E non parlo di astronomia: Occorre una notte di tempo sereno, nei pochi fine settimana di luna nuova in estate e... senza impegni di famiglia. Di fatto, questa volta, per dribblare un pranzo domenicale, ho forzato la mano e sono scappato in montagna il venerdì pomeriggio! L'obiettivo principale era ovviamente una notte di fotografia nella natura, ma volevo anche vedere come si sarebbe comportato il 14-24/2.8S in modo da raccontarlo qui. Dico subito che la fortuna aiuta gli audaci: una notte così serena non mi era ancora capitata. Ma andiamo con ordine. Queste sono le Levanne in un cielo del tutto senza nubi ed in questo caso è proprio un peccato perché con l'ultima luce delle nuvolette in quel cielo ci sarebbero proprio state bene. Z6_II su 24-70/4S@41mm 1/3s f11 ISO100 - Treppiede e polarizzatore NISI - 21:26 Z6_II su 24-70/4S@37mm 0.5s f11 ISO100 - Treppiede e polarizzatore NISI - 21:30 E' un bellissimo spettacolo, ma quel cielo - fotograficamente - è un po' insipido. Allora vado a coricarmi un poco in tenda, la notte sarà lunga! E ci siamo.... Z6_II su 14-24/2.8S@14mm 20s f2.8 ISO3200 - Treppiede - 23:18 Questa sera la difficoltà è che la via lattea "passa presto" e per questo non ho potuto fotografarla sopra il Gran Paradiso: era ancora chiaro. Ma questo è uno scatto fortunato: in quei 20" ho ripreso 12 stelle cadenti. Ho espresso un unico desiderio, speriamo bene!!! La resa dell'obiettivo è perfetta: nessun coma, le stelle sono perfettamente puntiformi fino agli angoli estremi. La resa è molto dolce sulle ombre, che pure con questi ISO si riescono a recuperare molto bene. Due note tecniche. La prima è una piacevole sorpresa: questa combinazione, il 14-24 è sulla Z6II, riesce ad andare in autofocus, è sufficiente mettere in pinpoint e scegliere una stella particolarmente luminosa ed è fatta. Cosa che la Z6 non riusciva a fare ne' con il vecchio 14-24F e nemmeno con il 20/1.8S. La seconda una conferma: il display OLED nel quale la lente consente di vedere focali e messa a fuoco di notte è una manna. E la visualizzazione della distanza di messa a fuoco è perfettamente tarata! Per questo, nel caso, si può andare semplicemente ad infinito con la ghiera. Questa sera ho intenzione di fare una ulteriore prova: realizzare scatti multipli da incollare con Starry Landscape Stacker! E' un software straordinario, capace di incollare più scatti, compensando il movimento apparente delle stelle e lasciando il primo piano e le montagne perfettamente nitide. Non so se interessa, ma nel caso chiedete che ne scrivo. Qui dico solo che ne vale la pena, di seguito il risultato: Z6_II su 14-24/2.8S@14mm 20s f2.8 ISO3200 - Treppiede - 23:23 - 8 scatti in stacking Ed il crop al 100% dell'angolino in alto a destra, così ci facciamo un'idea sia di come va la lente sia del risultato che si ottiene incollando 8 scatti a 3200ISO. In altro articolo ho già scritto di che significhi spostarsi, anche di poco.... beh, non importa il soggetto: è sempre vero. Che ne pensate? Per me avere preso meglio in infilata il lago aggiunge interesse alla composizione. Effettivamente, questo è un punto centrale nella fotografia notturna: è vero che il pezzo forte è la via lattea... ma resta una fotografia di paesaggio che ha bisogno di più ingredienti! Z6_II su 14-24/2.8S@14mm 20s f2.8 ISO3200 - Treppiede - 00:08 - 8 scatti in stacking Aggiungiamo un elemento di spiegazione "ambientale": la luce non è sole o luna. E' Torino: 60Km più a sud e quasi 3.000mt più in basso. L'ho già detto che era una serata incredibilmente limpida? Z6_II su 14-24/2.8S@14mm 20s f2.8 ISO3200 - Treppiede - 00:38 Z6_II su 14-24/2.8S@14mm 20s f2.8 ISO3200 - Treppiede - 01:34 - 8 scatti in stacking Come vedete la focale più utile in questo genere di fotografie è la più corta. C'è più di un motivo. Innanzi tutto, così si "tira dentro" più via lattea. E poi, all'allungarsi della lunghezza focale, è necessario accorciare i tempi e, quindi, alzare gli ISO. Z6_II su 14-24/2.8S@24mm 10s f2.8 ISO6400 - Treppiede - 01:47 - 8 scatti in stacking Come vedete, 24mm usati in verticale corrispondono più o meno al crop verticale dello scatto a 14mm. E' sempre interessante e si ingrandisce notevolmente in centro. E qui il crop, sempre 100% e sempre angolino. Niente da fare: nessun difetto visibile. L'ho già detto che quesa lente è un capolavoro? Z6_II su 14-24/2.8S@18mm 15s f2.8 ISO3200 - Treppiede - 02:06 Z6_II su 14-24/2.8S@14mm 20s f2.8 ISO1600 - Treppiede - 02:09 - 8 scatti in stacking Alla fine la nuvola che avrei voluto avere ieri sera è passata... solo 5 ore di ritardo! Z6_II su 14-24/2.8S@20mm 15s f2.8 ISO3200 - Treppiede - 02:30 Conclusioni. Anche in notturna il 14-24/2.8S, grazie alla nuova progettazione dello schema ottico consentita dall'enorme bocchettone delle nostre Z, si è rivelato un performer incredibile. Nessun difetto ottico ed una personalità molto versata per questo tipo di ripresa in quanto non tende a chiudere le ombre, ha pochissima vignettatura ed è del tutto privo di aberrazione di coma fino agli angoli più estremi. Che altro dire? è proprio, a pieno titolo, il Re indiscusso ed incontrastato dei grandangoli per le nostre mirrorless. Lo consiglio senza riserve, per tutti i tipi di fotografia nella natura, ambito nel quale non ha rivali e dove letteralmente incenerisce le vecchie lenti F. Pro: - Nessun difetto ottico: la resa è assolutamente impeccabile a tutte le focali. - Ottimo range di focali: tutti i grandangoli spinti a portata di un giro di ghiera. - Costruzione meccanica contemporaneamente abbastanza leggera da poter essere portato ovunque e robusta, un vero strumento professionale. - Molto comodo il funzionamento della messa a fuoco e dello schermo oled che consente di vedere sia la distanza di messa a fuco sia la focale impostata anche al buio. - Luminosità ottimale in rapporto alla focale per la fotografia notturna. Contro: - Per me, considerato il genere e le prestazioni, nessuno. Massimo per Nikonland (c). 25/7/2021
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  6. Uno dei miei intenti fotografici per quest'anno è quello di fotografare la notte, ed in generale di notte, alla ricerca di atmosfere e luci inconsuete prima che di soggetti particolari. Per questo, sono alcune settimane che mi documento su internet per capire i vari "tips&tricks" nel fotografare la Via Lattea. Progetto un po' particolare per chi non sia appassionato di astronomia. Ma che dire, a me fotografare piace un sacco, imparare qualcosa di nuovo anche: per cui la motivazione giusta c'è. Premetto subito, quindi, che gli astrofili potranno trovare molte astronomiche inesattezze in questo articolo. Li invito quindi a correggermi, così insieme miglioriamo questo articolo. E perché no, i risultati della mia prossima uscita. La prima cosa è capire quando. Nel nostro emisfero la Via Lattea è ben visibile tra aprile ed ottobre, per cui siamo nella stagione giusta. Ma non basta, perché occorre ovviamente un cielo abbastanza sereno ma anche che non ci sia la luna o che sia uno spicchio piccolissimo. Questo perché, rispetto alle stelle, la luna è estremamente luminosa a ed illumina così tanto il cielo da penalizzare la visione delle stelle. Per me è la notte tra il 28 ed il 29 giugno, un falcetto di luna calante, previsioni bellissime. Poi il resto del fine settimana preso da irrevocabili impegni di famiglia. La prossima occasione? forse il prossimo venerdì, poi mediamente un fine settimana al mese. Che in questa stagione di vacanze non è cosa molto promettente: è una opportunità da prendere al volo. La seconda è capire dove. Occorre innanzi tutto un posto con basso inquinamento luminoso e che possibilmente abbia una buona visione verso sud - è in quella direzione che si vede nel modo migliore. Per chi come me abita vicino ad una enorme città - Milano - questo vuole dire alta montagna. Dopo parecchie ricerca la zona "giusta" mi è sembrata quella del Nivolet, in particolare intorno al lago Rosset. Questo per via della relativamente semplice accessibilità, si arriva molto in alto in auto, sia della mia pregressa buona conoscenza della zona. Ed eccoci, è venerdì pomeriggio. Risolvo gli ultimi problemi di lavoro, corro a casa a prendere lo zaino e via: destinazione Nivolet! Arrivo al lago che sono le 21 passate, nessuna difficoltà solo un bel po' di Km, parecchie curve ed una bella passeggiata in solitudine. Già, sono solo. Nessuno dei miei amici poteva, ma io ormai ero troppo lanciato per fermarmi. Il lago è bellissimo. La stagione è molto indietro e si presenta così: 21:18 - Z6, 14-24/2.8 AFS @ 24mm 1/8" f11 ISO 100 C'è una calma fantastica. La luce, già molto morbida, passa prima dal blu ad un violetto tenerissimo.... 21:38 - Z6, 24-70/4 Z @ 45mm 1" f11 ISO 100 Per poi attenuarsi rapidamente virando verso un decisissimo blu.... con i tempi di ripresa che si allungano sempre di più. 21:46 - Z6, 24-70/4 Z @ 38mm 2.5" f11 ISO 100 21:53 - Z6, 14-24/2.8 AFS @ 14mm 4" f11 ISO 100 Il lago è spettacolare ma, devo dire, l'idea di passare la notte vicino al lago ghiacciato mi da un certo senso di inquietudine: pur avendo sulle spalle 18kg di zaino ho solo il materassino ed un sacco piuma: niente tenda! Ma alla fine sono tranquillo, alla peggio, se farà troppo freddo, potrò sempre raccogliere tutto e tornare all'auto! E poi ho un bel termos di caffè, panini e cioccolato a volontà. Quindi lascio il lago e salgo un centinaio di metri, su una collina che mi da una buona vista oltre che verso sud anche sull'intera catena del Gran Paradiso. Gonfio il materassino, ci stendo sopra il sacco piuma nel quale entro completamente vestito, fissando la sveglia alle 00:00. Da quello che ho letto nelle mie numerose ricerche, le stelle sono molto più visibili dopo il crepuscolo astronomico, che l'app (PhotoPills) mi dice essere alle 23:53. Ci sono anche molte altre informazioni, ma l'ho già detto: sono assolutamente ignorante di astronomia. Sono qui solo per provare, vedere se mi piace e come si fa a fotografare la via lattea, il resto semmai verrà più avanti. Mi addormento con gli occhi pieni di un cielo enorme che diventa sempre più scuro.... in un attimo.... ecco la sveglia! WOW, è incredibile. Una tazza di caffè per togliere il torpore e via, si fotografa! 00:44 - Z6, 14-24/2.8 AFS @ 14mm 25" f2.8 ISO 1600 - Catena del Gran Paradiso sotto la via lattea. Il puntino luminoso è il rifugio Chabod, in Valsavaranche. La mia prima foto della via lattea!!!! sono stati 44 minuti di lavoro febbrile, ed in realtà avrei avuto un risultato migliore se avessi fatto prima, la Via Lattea continuava ad alzarsi. Ma ho dovuto risolvere "al volo" diversi problemi. Il primo è la messa a fuoco: a mirino non si vede assolutamente nulla e neppure in live view sullo schermo. In tutte le mie letture ho trovato una costante, quasi un mantra: "non ti fidare del segno di infinito sul barilotto". Ho risolto allontanandomi di una decina di metri dal treppiede ed illuminando con la piccola pila frontale una roccia, sulla quale ho poi messo a fuoco. Meno male che per prudenza ho portato due pile (una sulla testa per tornare al treppiede, una vicino alla roccia per metterci a fuoco)! Lo avete già capito: per questo genere di fotografie occorre un grandangolo spinto e luminoso. Io ho utilizzato il Nikon 14-24 2.8 AFS, che il mio amico Marco mi ha molto gentilmente prestato e che ormai posso dire, vista la quantità di test che ho fatto nelle ultime settimane, ho definitivamente scelto come grandangolo per la Z6 in attesa del 14-24Z. Devo solo comprarne uno! Da questa esperienza vedo in modo ancora più critico la costruzione meccanica dell'ultimo 14-30/4Z. Perché se è vero che il segno di infinito non va bene per mettere a fuoco, è anche vero che dopo averlo fatto il punto identificato andrà bene per tutta la notte! non solo il nuovo Z non ha la scala delle distanze (!) ma, anche, ogni volta che spegni la macchina ti riporta ad infinito o dove crede che sia (!!!!). Spero proprio che il 14-24/2.8Z non abbia le stesse "caratteristiche"!!!! Poiché non si vede nulla, il secondo problema è l'inquadratura. Ho risolto puntando ad occhio e facendo una serie di scatti di prova. Scatti che convenientemente si fanno alzando gli ISO a valori vertiginosi, nel mio caso 25.000, in modo da ridurre il tempo di scatto, aggiustare e ripetere rapidamente fino ad ottenere la composizione desiderata. Inoltre con l'ultimo scatto conviene ingrandire al massimo per verificare che, effettivamente, le stelle siano nitide. Per farlo c'è un altro trucco: controllare le aberrazioni cromatiche: se le stelle sono fuori fuoco queste si colorano! Oppure, se disponibile, controllare il bordo molto contrastato tra cielo e montagne. Altro trucco, il bilanciamento del bianco: impostatelo a 4.000K Tempi/ISO? Ho trovato come riferimento 30", f2.8 ISO 6400. Trucco sbagliato, in due diverse direzioni. La prima è che ho bisogno di meno luce (non so perchè, forse il 14-24 ha un tstop molto migliore di chi ha scritto quell'articolo, forse è la luce dell'inquinamento luminoso...) ma con quei dati viene sovraesposta. La seconda è che a 14mm con 30" le stelle vengono mosse, piccole strisce invece che punti. Eppure sono sicuro, ho letto della regola del 500! Che sarebbe che 500 diviso la focale in mm da il massimo tempo di scatto per non avere le stelle mosse. E quindi sarebbe 36"! Invece, per me, l'esposizione giusta a 14mm è 25" e ISO1600 a f2.8, sarebbe meglio anche un filo più breve! A dire che, per certo, a fare premio in questo genere fotografico più che una macchina che regge molto gli alti ISO serve un grandangolo molto ampio e luminoso. Ma siamo solo agli inizi.... 00:57 - Z6, 14-24/2.8 AFS @ 14mm 15" f2.8 ISO 3200 - Le Levanne sotto la via lattea. La luce a sinistra è il rifugio Savoia, poi verso destra un paio di automobili e poi le luci della diga. Il cielo giallo? forse Torino, credo ad oltre 50km di distanza. 01:19 - Z6, 14-24/2.8 AFS @ 20mm 20" f2.8 ISO 3200 - prova di focale più lunga.... come sarà fare la via lattea con il 20mm 1.8?!?!? 03:43 - Z6, 14-24/2.8 AFS @ 18mm 20" f2.8 ISO 3200 - un po di nebbia sale dal fondovalle, e si colora delle luci artificiali. Per comporre lo zoom è impagabile, di certo non puoi variare l'inquadratura "muovendo i piedi" in questo tipo di foto! Ma non solo.... il tempo passa ed il cielo cambia colore (il bilanciamento del bianco è esattamente lo stesso). Cosa è successo? LA LUNA!!!! La luna è sorta dietro di me, non me ne sono accorto, è giusto una falcetta. La vedremo più tardi. Ma quella poca luce cambia completamente la situazione, la visibilità delle stelle, che subito iniziano a sparire, ed il colore del cielo che diventa più blu. 03:57 - Z6, 14-24/2.8 AFS @ 14mm 20" f2.8 ISO 1600 - Altra nebbia, sempre più colorata.... e sempre meno stelle! 04:05 - Z6, 14-24/2.8 AFS @ 20mm 20" f2.8 ISO 1600 - la nebbia continua a salire, dopo poco mi raggiungerà. Inzuppando di umidità il mio umile giaciglio. Ma ormai di sdraiarsi non se ne parla proprio più. Intanto succede un'altra cosa incredibile. La vita si sveglia, un mucchio di uccellini iniziano a cinguettare intorno a me. Un rumore intenso e forte, VITA! 04:46 - Z6, 24-70/4 Z @ 68mm 6" f4 ISO 100 - In lontananza nubi temporalesche nel cielo altrimenti del tutto sereno, dentro le quali si vedono i lampi. Non è facile fotografarli, occorrono diversi tentativi contando i secondi per prendere il ritmo. Ma nemmeno impossibile! 05:06 - Z6, 24-70/4 Z @ 70mm 4" f5.6 ISO 100 - Le Levanne ricevono la prima luce, insieme al cappello di nuvole salite dalla pianura. 05:13 - Z6, 24-70/4 Z @ 54mm 0.8" f8 ISO 100 - La catena del Gran Paradiso sotto un falcetto di luna, il cielo che rischiara. 05:29 - Z6, 24-70/4 Z @ 24mm 1.6" f11 ISO 100 - Il lago Rosset e le Levanne. 05:53 - Z6, 14-24/2.8 AFS @ 14mm 1/20" f11 ISO 100 - Ancora il lago, le prime luci toccano le cime. 05:58 - Z6, 14-24/2.8 AFS @ 14mm 1/15" f11 ISO 100 - Stanotte era proprio freddo, ieri sera il ghiaccio galleggiava in acqua ed ora è di nuovo tutto gelato! 06:23 - Z6, 70-200/4 AFS @ 200mm 1/640 f8 ISO 100 - Eccolo, il SOLE..... 06:23 - Z6, 70-200/4 AFS @ 70mm 1/100 f8 ISO 100 - ... la notte è finita! Tempo di tornare a valle a prendere un caffè caldo ed un cornetto. Una mezz'ora, in discesa e di buon passo! Alcune riflessioni. La Z6, si è comportata bene? si molto. L'ho portata perché speravo anche in qualche paesaggio, dove la sua ampia gamma dinamica avrebbe molto aiutato e così è stato. Così come ha aiutato il sensore ISO invariante, per recuperare le ombre senza introdurre particolare rumore. Molto utile lo scatto remoto, io ho usato un KWMobile, 8.90€ su Amazon. Ha il filo, e lo preferisco così. Semplice, leggero - 20gr - e senza problemi di batterie. Altrettanto utile lo scatto silenzioso della Z6, capace di azzerare del tutto le vibrazioni, restituendo scatti estremamente nitidi con qualsiasi tempo di scatto. Anche in presenza del FTZ che allunga tutto e rende apparentemente instabile il complesso corpo+adattatore+lente. Così come lo schermo orientabile, quando per cercare la composizione giusta ti trovi in equilibrio precario su terreno gelato e scivoloso, con il treppiede che stenta a stare fermo sul ghiaccio. E l'ottica? Beh, di zoom grandangolari in queste settimane ne ho provati diversi. Ma una sola contiene una speciale magia. È il 14-24/f2.8 AFS!!!! Veramente una categoria a parte, per nitidezza e chiarezza delle immagini. Chissà come sarà il nuovo 14-24Z?!?! Non vedo l'ora di provarlo! Massimo Vignoli per Nikonland 1/7/2019
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  7. Considero Ronnie Gaubert un grande per la fotografia ravvicinata classica, ma Carlo Galliani è il migliore fra quelli che conosco per la macrofotografia che definirei “dinamica” . Naturalista e fotografo a trecentosessanta gradi, le sue immagini esprimono al meglio la vitalità dei soggetti, unendo documento e bellezza, da vero naturalista. Carlo, che ringrazio, ha accettato di scambiare quattro chiacchiere sulla sua fotografia. Raccontaci qualcosa di te : Sono un Wildlife photographer ma preferisco dire di essere un naturalista che fotografa. Da tanti anni mi occupo sia di natura che di fotografia . Sono autore e coautore di articoli scientifici di ornitologia e entomologia e autore di articoli su riviste di natura e fotografia. A livello fotografico le mie foto sono state utilizzate in molti libri di ornitologia e entomologia sia a livello nazionale che internazionale e da siti web di parchi e associazioni per la protezione della natura. Ti è nata prima la passione per la fotografia o quella per la natura? Direi che sono nate praticamente insieme perchè ho iniziato a studiare la natura partendo dai fiori di montagna e naturalmente non potevo non fotografarli. Poi quando sono passato ad altri campi di studio in natura ho sempre desiderato fotografare gli animali che studiavo e chiaramente poi mi sono messo a fotografarli tutti. Picchio Nero Picchio Muratore. Quando hai iniziato ad interessarti alla macrofotografia? Le mie prime foto sono state di macrofotografia. Ho avuto diciamo una iniziazione fotografica un po' particolare in quanto uscivo con fotografi che si interessavano di fiori e di come fotografare tutte le parti del fiore perfettamente a fuoco, perciò a un certo punto sapevo bene come gestire benissimo la pdc in una foto di macro, ma mi trovavo in difficoltà sui semplici paesaggi, poi piano piano ho imparato anche quelli. Le tue foto di solito sono molto diverse da quelle diciamo più interessate alla pura estetica, ma non per questo sono meno spettacolari, al contrario. Tu cosa cerchi, oppure cosa vuoi trasmettere con le tue immagini? Qualche scatto di pura estetica l'ho fatto anch'io ma principalmente preferisco fotografare tutto ciò che c'è in natura nel miglior modo possibile chiaramente cercando anche di avere sfondi che facciano risaltare il soggetto. Ghiandaia marina con preda. Martin Pescatore con doppia preda! Quello che cerco di trasmettere è la bellezza della natura, la particolarità di molte situazioni che tantissima gente pensa si possano trovare solo in Africa o in Amazzonia e invece si trovano proprio sotto la loro casa. Ho sempre detto che se riesco a trasmettere l'amore per la natura e di conseguenza il rispetto per l'ambiente e gli animali a qualche persona che guarda le mie foto allora lo scopo del mio fotografare è stato raggiunto. Tra i tuoi (e i miei) soggetti preferiti ci sono le libellule, sulle quali tu hai fatto anche ricerca e divulgazione, sei coautore di diverse pubblicazioni, oltre che membro di gruppi come Odonata.it, ci puoi descrivere in breve questo aspetto della tua attività di fotografo naturalista? Studio gli Odonati da ormai trent'anni e sono tra i miei soggetti preferiti anche in fotografia. I miei due lavori più importanti riguardano le libellule e sono i due libri : " Odonati d'Italia " - Galliani/ Scherini /Piglia, edito dalla Libreria della Natura e " Dragonflies and damselflies of Europe" - Galliani/ Scherini /Piglia, edito da Wba. Devo alle libellule la passione per la fotografia agli insetti in volo. Infatti a un certo punto tanti anni fa mi son trovato ad un bivio : non riuscivo proprio a fotografare alcune specie che si posano raramente (ora conosco dove vanno a posarsi , anche se rimane comunque difficile fotografarle posate ) e l'unica alternativa rimaneva fotografarle in volo. Con le libellule ho raggiunto il massimo di soddisfazioni come fotografo naturalista perchè sono riuscito a fotografare ogni specie in tutti i momenti della sua vita, dalla nascita ai corteggiamenti, dalle guerre tra gli individui agli accoppiamenti fino alla deposizione delle uova e così via. Aeshna grandis. Nikon D750, focale 200mm. (Nota del Redattore: forse solo chi ci ha provato può capire appieno quanto sia difficile ottenere un ritratto -a tutta apertura- di un soggetto così rapido!). Calopteryx splendens. Nikon D500, focale 180mm. Nikon perché? Un caso o una scelta? Direi più un caso . Ho iniziato in analogico con Nikon e poi ho proseguito anche in digitale sempre con Nikon. Non uso però solo Nikon. Nel mio corredo fotografico ho due obiettivi Sigma e uno è fondamentale per il mio tipo di foto in natura anche se devo dire che anche Nikon è arrivata ultimamente a fare dei 500 mm leggeri che possano essere usati in caccia fotografica vagante. Come ti trovi? Cosa ti manca? Mi sono sempre trovato bene. Mi manca quello che penso manchi a tutti i macrofotografi, cioè una lente che permetta ingrandimenti maggiori dell’ 1:1. Canon ha fatto il Canon MP-E ma l'ho provato da amici e non mi è parso molto affidabile. Sono sempre stato convinto che sia Nikon che Canon sarebbero in grado di produrre delle lenti ottime che arrivino a buoni ingrandimenti ma la logica del mercato non permette la progettazione di queste lenti, essendo un campo rivolto solo agli specialisti ( anche se non siamo pochi). E' Inutile a mio parere usare tubi di prolunga o inversioni di ottiche se si vogliono avere dei risultati veramente notevoli. Le tue foto di insetti in volo mi hanno sempre lasciato senza parole, puoi rivelarci qualcosa su come si fa? Questa è una domanda che mi viene rivolta spesso però per rispondere adeguatamente penso mi ci voglia un libro. La tecnica fotografica è molto semplice : ci vogliono tempi velocissimi, più veloce è meglio è. Ma sono altri i fattori importanti. L'allenamento è importantissimo cioè provare e riprovare fin quando diventa tutto meccanico. Mi rendo conto anch'io che riesco adesso a fare foto che prima proprio non mi venivano. Una buona velocità ad inquadrare e mettere a fuoco è fondamentale. Cantharis rustica. Nikon D500, focale 180mm. Chiaramente il fuoco nel 90% delle volte è manuale. Ma la cosa più importante è l'osservazione del comportamento degli insetti quando si esce sul campo e memorizzare le situazioni per vedere se sono solo casuali oppure se è un comportamento tipico della specie. Difficile spiegare in due parole ma ci sono sempre dei momenti nei quali ogni specie diventa più facilmente fotografabile in volo e quei momenti dipendono sempre da quello che l'insetto sta facendo. Perciò se si vede che un insetto inizia a comportarsi in un certo modo, che dalle precedenti osservazioni si è capito che proseguirà con un volo decisamente più lento del solito, bisogna subito prepararsi al meglio possibile per fotografarlo. Eristalinus taeniops. Nikon D500, focale 180mm. Apis mellifera. Nikon D600, focale 200mm. In molti casi in questi momenti alcuni insetti sono così facilmente fotografabili in volo che si può usare l'autofocus (il 10% rimanente). Il grande problema è che ogni insetto ha il suo comportamento specie per specie (raramente alcune specie appartenenti allo stesso genere presentano comportamenti analoghi, ma sono poche). Non esiste una legge generale per tutti gli insetti ma anche solo per gli insetti di uno stesso ordine perciò bisogna sempre osservare ogni volta e memorizzare se si vedono situazioni particolari da usare in futuro. Coccinella septempunctata. Nikon D600, focale 200mm. Qual è la foto, o il portfolio, il progetto fotografico da te realizzato a cui sei più affezionato? Sicuramente la galleria sul mio sito dedicata agli insetti in volo e la galleria dedicata alla Fauna Europea in generale (anche se questo è un progetto veramente troppo ambizioso e impossibile da seguire costantemente ma cerco di aggiornarlo sempre piano piano) A chi interessa è una galleria divisa seguita gli schemi sistematici internazionali e contiene dai piccoli insetti ai grandi mammiferi. Galleries by carlogalliani Best of insects in flight by carlogalliani Fauna Europaea - 39 galleries by carlogalliani E in futuro? Sicuramente continuerò a cooperare con un paio di organizzazioni con le quali negli ultimi anni ho collaborato per testare i capanni da aprire poi al pubblico. In questi capanni ho potuto osservare scene di vita animale che mai avrei pensato di poter vedere figuriamoci di fotografare in caccia vagante. Sciacallo. Garzetta. Il sogno più grande sarebbe riuscire a fare un libro sul volo degli insetti, un’impresa molto difficile se non impossibile, perchè bisognerebbe prima trovare qualcuno che abbia studiato scientificamente il volo degli insetti per il testo e abbinarci le mie foto corredate di spiegazioni tecniche fotografiche e naturalistiche e poi, dulcis in fundo, trovare un pazzo editore che lo pubblichi 😊. Silvio Renesto per Nikonland. Nota: Tutte le foto sono (c) di Carlo Galliani.
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  8. Questo è il quarto articolo che racconta la mia esperienza con la Z6. Fatto questo ne mancherà solo uno – quello sulla fotografia di ritratto – per chiudere il mio cerchio e poter sintetizzare le conclusioni. Sono metodico e refrattario ai facili entusiasmi, mi dovete sopportare. Ma andiamo con ordine e torniamo alla East Coast. Quello che racconto qui è una vacanza con la famiglia, il genere più fotografato, credo. Lo affronto con particolare attenzione a pesi ed ingombri, perché per una banale distrazione ci troviamo a scoprire il giorno prima della partenza di poter partire con il solo bagaglio a mano, che fortunatamente significa un piccolo trolley ciascuno ed un “personal item”, ma di peso ed ingombro limitati. Quindi niente valigioni da stiva, per intenderci. Cosa che per me, che vorrei fotografare ogni giorno, è subito un problema ma anche l’opportunità di consolidare l’idea di “partire leggeri”. Quindi: Z6 24-70/4Z 50/1.8Z 14-24/2.8AFS 70-200/4AFS FTZ 2 batterie 4 XQD da 64GB Carica batteria Treppiedino gitzo in carbonio per le notturne non affrontabili a mano libera (G1027Mk2, ripescato in cantina dall’epoca in cui fotografavo paesaggi in montagne lontanissime con la velvia 50 e leggevo i consigli di Galen Rowell) Il tutto in un microscopico zainetto nike da palestra, compatibile con la suddetta definizione di “personal item”, nel quale inserisco l'imbottitura estraibile di una borsa fotografica. Il treppiedino è così piccolo da poter stare dentro lo zaino, una caratteristica molto molto utile girando per la città affollata. L'ho fatto per necessità, ma alla fine è stata una scelta assolutamente vincente: avere sulle spalle una cosa che non sembra minimamente attrezzatura fotografica è un plus non secondario girando la notte in certi posti. Premetto che, in nessun momento esclusi i trasferimenti, avevo mai tutte e 4 le lenti con me, ma ne sceglievo alcune, mediamente da 1 a 3, a seconda di dove andavo e di cosa pensavo avrei fotografato. Il resto in cassaforte in hotel. Dovessi dire cosa è stato più utile direi…. Tutto, forse un gradino sotto il 70-200, ma il resto è risultato veramente irrinunciabile. In particolare a New York una focale minima di 14 mm è assolutamente consigliabile. Il tour, “autocostruito” come la maggior parte delle mie vacanze, ha subito subito un duro colpo. Il volo British Airways, la compagnia che ho inopinatamente scelto evitando le low-cost, riesce a partire in ritardo di oltre un’ora da Linate e a farcene aspettare altre 2, in aereo, a Heathrow per problemi di apertura del portello. Ovviamente coincidenza per New York saltata e, a causa del periodo di punta, è il 10 agosto, il viaggio può essere ripreso solo nel pomeriggio del giorno successivo, volando su un diverso aeroporto di destinazione, con tutti gli altri disagi accessori. Ma sono in vacanza, non incline a farmi rovinare il viaggio da malumori o inconvenienti vari. Ma il primo consiglio che do è: evitate British Airways! Pessimi nello stupido inconveniente e insopportabili nella gestione (ore in fila, in piedi, in aeroporto ad esempio). Ma questo ci fa pensare di riorganizzare sui due piedi il nostro tour, che proprio nella prima destinazione, New York, ci sembrava già compresso in quanto prima di scendere verso sud volevamo passare da Newport e vedere Boston, cosa divenuta del tutto infattibile con il giorno e mezzo perso per questo ritardo. Fortunatamente, avevo fatto prenotazioni stornabili fino al giorno precedente ed in poche ore, dal primo albergo di New York, ed usando solo il telefono e l’app di Booking ho rifatto tutto. Il percorso è diventato: New york, 7 giorni Baltimora, 1 giorno Giro della penisola del Delaware, 2 giorni Viginia Beach e Norfolk, 1 giorno Washington, 3 giorni Economicamente una fucilata, basti pensare che le 3 notti in più in hotel a New York ci sono costate quasi 3 volte di più delle prenotazioni fatte a casa, a Dicembre. Ma funziona così, non c’è niente da fare, se fai all’ultimo paghi un sacco. Il risultato è stato nel complesso ben bilanciato sia nel consentirci di vedere diversi aspetti di questa nazione così varia, alternando l’idea degli Stati Uniti e degli statunitensi che ti fai a New York con quella – molto diversa – che avrai nel Delaware o in Virginia e quella - ancora diversa - che avrai girando per Washington. New York è unica, lo dicono tutti. Era la mia prima volta in città e, sinceramente, non credevo che ci sarei mai andato, pensando che negli states ci sono destinazioni di ben altro interesse per uno come me. Ma a posteriori sono molto contento di esserci andato. Unica! Lo so, questa la fanno tutti. Ma io ero li proprio per quello, e con milioni di visitatori ogni anno non è poi facile fare qualcosa di diverso. Quindi, ecco la skyline di Manhattan! Z6 e 24-70/4Z @28mm, 10" f11 ISO100 - panorama da 2 scatti, fatti da treppiede, incollati con Lightroom - Il consiglio, per queste foto, è arrivare prima del buio. Per evitare il cielo nero. Z6 e 24-70/4Z @28mm, 10" f11 ISO100 Z6 e 50/1.8Z 1/20 f1.8 ISO1400 - mano libera Z6 e 50/1.8Z, 1/200 f1.8 ISO800 - Scatto rubato con la macchina appoggiata alle ginocchia, AF automatico con riconoscimento del viso. Ground zero. Che dire, credo che abbiano fatto bene a costruire questo monumento ed il museo. Molto commuovente la parte più interna, ma li è vietato fotografare (credo giustamente). Z6 e 14-24/2.8AFS @21mm, 1/25 f16 ISO100 Z6 e 14-24/2.8AFS @14mm, 1/20 f2.8 ISO1800 Z6 e 50/1.8Z 1/1250 f1.8 ISO100 - Ogni giorno, per i compleanni, mettono una rosa bianca a fianco al nome. Z6 su 14-24/2.8AFS @24mm 1/40 f5.6 ISO 100 Z6 su 24-70/4Z @30mm 1/60 f8 ISO100 Z6 su 24-70/4Z @30mm 1/500 f9 ISO1100 Z6 su 24-70/4Z @67mm 1/125 f5.6 ISO110 Z6 su 14-24/2.8AFS @14mm 1/20 f7,1 ISO450 Z6 su 50/1.8Z 1/250 f3.5 ISO100 Z6 su 24-70/4Z @24mm 1/50 f8 ISO800 Z6 su 50/1.8Z 1/15 f4 ISO100 Z6 su 24-70/4Z @70mm 1/250 f4 ISO200 Z6 su 24-70/4Z @52mm 1/250 f8 ISO800 Z6 su 24-70/4Z @54mm 1/60 f4 ISO100 Z6 su 50/1.8Z 1/200 f1.8 ISO800 - Impossibile apprezzare la rapidità con la quale fare una fotografia come questa: nessun movimento del sensore autofocus: solo alza, inquadra e scatta. Meno di un secondo. Personaggio interessante, siamo alla fine ed il tempo è finito.... che ci farà con il biglietto? Ma time square è un circo. Z6 su 50/1.8 1/640 f1.8 ISO800 Z6 su 24-70/4Z @58mm 1/500 f4 ISO200 - Central Park Il giorno di ferragosto - da noi è calcio sui prati, qui è baseball. Solo 2 tentativi per fare uno scatto con dentro l'inquadratura anche la pallina. Ritardo di scatto decisamente gestibile. Z6 su 70-200/4AFS @200mm 1/1250 f5.6 ISO100 - Per fotografare "la signora" prendete semplicemente il ferry per il New Jersey - costa poco e la vista è bellissima. Z6 su 24-70/4Z @52mm 1/320 f5.6 ISO800 - a NY lo street food è di tutti i tipi e con gusti da tutto il mondo. Imperdibile. Z6 su 24-70/4Z @55mm 1/25 f8 ISO100 - Abbiamo scelto Top of the rock per la nostra vista dall'alto. 2 consigli: prenotate per tempo e portate il treppiede - ma molto piccolo: Quelli grandi sono vietati. Z6 su 24-70/4Z @32.5mm 2" f8 ISO100 - La quantità di luci è pazzesca! Z6 su 14-24/2.8AFS @14mm 1/50 f4 ISO400 - Ognuno si sposa dove preferisce.... Z6 su 50/1.8Z 1/200 f1.8 ISO720 Z6 su 50/1.8Z 1/200 f1.8 ISO180 - 180 ISO per fotografare di notte!!! Z6 su 14-24/2.8AFS @21mm 1/125 f2.8 ISO400 - Avevo detto circo, giusto? Questi pagano per farsi fotografare con queste ragazze. Z6 su 14-24/2.8AFS @14mm 1/250 f2.8 ISO800 Z6 su 14-24/2.8AFS @14mm 1/125 f2.8 ISO400 Z6 su 14-24/2.8AFS @17mm 1/60 f2.8 ISO1600 Z6 su 24-70/4Z @24mm 1/10 f4 ISO400 - Il luna park di Coney Island è assolutamente da vedere. E da giocare. Il giro sull'ottovolante, in legno, è stata un' emozione pazzesca. Z6 su 24-70/4Z @60mm 1/200 f4 ISO3600 Z6 su 50/1.8Z 1/200 f1.8 ISO640 Z6 su 14-24/2.8AFS @18mm 0.4" f13 ISO100 Z6 su 24-70/4Z @28mm 8" f16 ISO50 (ISO50 per allungare il tempo) ù Z6 su 24-70/4Z @37mm 1/200 f4 ISO200 - Io non sono un militarista, ma una visita al cimitero di Arlington la consiglio, così come, se passate di la' una visita alla base navale Norfolk. Dice molto sul paese che state visitando, quello vero, non NY City (che è vera, ci mancherebbe, ma non rappresentativa dell'interezza del paese). Z6 su 70-200/4AFS @200mm 1/160 f4 ISO200 Z6 su 24-70/4Z @41mm 1/160 f4 ISO100 Z6 su 24-70/4Z @50mm 1/100 f4 ISO500 Z6 su 24-70/4Z @70mm 1/30 f9 ISO1800 Z6 su 24-70/4Z @42mm 15" f16 ISO100 Z6 su 70-200/4AFS @165mm 15" f16 ISO100 Z6 su 24-70/4Z @70mm 1/30 f4 ISO400 Z6 su 24-70/4Z @70mm 1/40 f4 ISO400 Z6 su 14-24/2.8AFS @14mm 1/10 f4 ISO100 Z6 su 24-70/4Z @70mm 1/320 f4 ISO100 Quindi, com’è andata la Z6? Benissimo. Anche più di benissimo. Secondo me è la macchina ideale per fare queste cose. Niente di meno. In una vacanza generalista, spesa andando a zonzo giorno e notte, si gode a 360° delle sue positive caratteristiche e non mi sono mai sentito frenato in nulla. Anzi supporto in tutto, scatti a qualsiasi ISO ti possa nella pratica servire, senza penalizzazioni. Lo stabilizzatore è straordinariamente efficiente. La coppia delle due cose è unica. Il margine di ottimizzazione, come sempre, c’è. Ma va cercato nella sostituzione delle vecchie lenti con ottiche Z, più leggere e finora contemporaneamente più performanti. Di fatto qui il 14-30/4Z avrebbe potuto prendere il posto del 14-24/2.8AFS perché lo scatto a f2.8 con gli ISO più alti è stato a ISO1800. Quindi mezzo kg risparmiabile, anche grazie all' amplissimo range operativo della Z6 che rende lo stop in più di luce non determinante. Ma cosa penso di quella lente, a 360°, l’ho scritto tempo fa e quindi non è nella mia borsa. Ma se questo fosse il mio genere fotografico la prenderei. Il 70-200/4AFS? Utile, il tele per me serve sempre. Qui meno che al mio solito, ma quello che ho fatto con lui non avrei potuto farlo senza. Anche qui il margine di miglioramento va cercato in una lente nativa Z più leggera, che ancora non esiste. Il treppiede? Utile solo se sai che vorrai fare lunghe esposizioni e da portare se e solo se si ha modo di lasciarlo in stanza altrimenti. Ne basta uno alto 1mt, E nemmeno particolarmente stabile considerato che non lo poserete mai su terreni instabili e considerato anche che non deve assorbire le vibrazioni dello specchio. Ma meno del 10% delle immagini che ho selezionato per voi sono fatte da treppiede…. E comunque nessuna di queste avrebbe potuto essere fatta a mano libera con gli stessi risultati. I pro: Tutte le caratteristiche vincenti delle mirrorless (leggerezza, mirino elettronico, silenziosità ed assenza di vibrazioni) e della Z6 in particolare, il sensore innanzi tutto che consente di fotografare con tutti gli ISO che ragionevolmente possono servire in vacanza e lo stabilizzatore super efficiente. La messa a fuoco automatica sul viso, lo schermo basculante e lo scatto silenzioso abilitano incredibili possibilità di scatti di street rubati fingendo di non fotografare. Grandi prestazioni delle lenti native Z. Grande durata della batteria, mai arrivato in fondo ad una carica in un giorno. Quindi con solo 2 batterie si va assolutamente sul sicuro. I contro: Corredo Z ancora incompleto, ma lato grandangolare, per questo tipo di fotografia il 14-30/4 Z può egregiamente ricoprire questo ruolo. Insomma, nessun reale contro. Massimo per Nikonland 15/12/2019
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  9. Circolano da tempo miti e leggende al riguardo. questo è il sensore della Nikon D5, progettato e sviluppato dal know-how Nikon, poi prodotto per conto di Nikon da Toshiba (oggi Sony Semiconductor). L'industria mondiale dei sensori è una comunità molto piccola. Dove tutti si conoscono e non si fanno la guerra, al contrario, condividono scoperte, tecnologie, brevetti e licenze. E soprattutto si confrontano regolarmente in simposi internazionali. Sviluppare un sensore è una cosa complicata che richiede molto denaro e molto tempo e dove ogni fallimento si paga caro, come ben sa Sigma che dopo aver annunciato il suo primo Foveon full-frame commerciale l'ha dovuto prima posporre e poi annullare perché concettualmente errato e non utilizzabile nella pratica. Ma è ancora più impegnativo produrlo quel sensore, perché richiede disponibilità di capitali immense e un mercato a disposizione in grado di far fruttare a pieno quel capitale. Dividiamo il discorso in tre : progettazione dei sensori, produzione e produzione delle macchine per la produzione gli stepper Partendo dall'ultimo punto : la produzione delle macchine per la produzione dei sensori. I sensori vengono ricavati per stampa microlitografica di wafer di silicio opportunamente "drogati" secondo un processo simile a quello dei microchip elettronici e comune per certi versi alla stampa dei pannelli a cristalli liquidi dei nostri monitor e televisori, da quelli piccoli che costituiscono i mirino delle fotocamere fino ai megaschermi da oltre 100 pollici di diagonale. La microlitografia è un procedimento di precisione che prevede l'incisione nel wafer di una matrice progettata al computer. Questa matrice rappresenta la disposizione dei fotositi e dei loro contatti. I sensori moderni contengono al loro interno anche i convertitori AD, gli amplificatori e in alcuni casi anche la memoria tampone di lettura. Tutti dispositivi che vengono stampati da apparecchi che si chiamano stepper e che sono sostanzialmente degli incisori a raggi luminosi capaci di movimenti micrometrici molto precisi. Questi apparecchi, grandi dal formato di una lavatrice fino a quello di una lavanderia a gettoni, sono fondamentali per la produzione di massa ma anche per quella dei prototipi : non ci sono al momento procedimenti pratici industrialmente rilevanti che possano sostiturli. Sostanzialmente al mondo esistono quattro produttori di stepper : ASML, Ultratech, Canon e Nikon Asml è una costola di Philips e detiene circa i due terzi del mercato mondiale degli stepper specializzati per procedimenti ultraridotti per la produzione di microprocessori. I suoi clienti principali sono INTEL e AMD ed ha investite decine di miliardi di euro per sviluppare tecnologia in grado di portare alla produzione di macchine capaci di incidere piste a distanze di 14-10-7 nanometri. Ultratech è una società della Silicon Valley é una società molto piccola che lavora in settori legati alla ricerca e allo sviluppo di nuove tecnologie. Il restante mercato, quello legato alla produzione di microchip meno complicati dei grandi microprocessori, tipo le memorie, i convertitori e in generale tutti i chip di uso comune in tutti i dispositivi elettronici, insieme ai sensori di immagine, é diviso tra Canon e Nikon che fanno valere la loro tradizionale capacità di ingegneria ottica. Canon e Nikon vendono stepper a chiunque ne abbia bisogno e sospetto che la stragrande maggioranza dell'elettronica e degli schermi che abbiamo intorno nella nostra vita quotidiana, sono prodotti con stepper o Nikon o Canon. Nikon non ha avuto la lungimiranza né la forza di impegnarsi negli investimenti necessari per lo sviluppo della tecnologia UltraUV che è rimasta in mano ad ASML, probabilmente perchè un affare troppo grande per la sua dimensione storica ed ha preferito dedicarsi alla sua tradizionale produzione meno esasperata ma sicura (Intel sta vedendo i sorci verdi per passare dal processo produttivo da 12nm a quello da 7nm ... e Intel ha budget simili al PIL di intere nazioni industrializzate) Uno stepper è un dispositivo importante, di costo rilevante. Nikon produce negli anni migliori 50-100 stepper, fatturando un ricavato che sfiora il 50% delle sue vendite totali (709 miliardi di Yen nel 2019). Un vecchio stepper classe 1997 ricondizionato, se vi interessa, viene intorno al milione e mezzo di dollari, installato in casa ... al pezzo. Figuriamoci cosa costa un modello nuovo come questo : Uno stepper Nikon NSR-S635E la targhetta sul retro di un Nikon NSR 4425i installato in uno stabilimento Samsung che produce dal 2010 disply per smartphone Capirete l'importanza di questa industria - quella degli stepper - e il loro valore strategico per la restante industria elettronica. Nikon fa parte di questo ristretto club. Nemmeno Sony si produce stepper per se ma li compra ... da Nikon. la produzione dei sensori i sensori di immagine sono prodotti dentro stabilimenti di elettronica del tutto analoghi a quelli che producono microchip. Ci sono camere a polvere dove sono installati gli stepper di produzione che stampano per conto dei clienti i sensori. Che poi vengono puliti, sgrossati, selezionati, tagliati, rifiniti e confezionati per essere spediti al committente. La gran parte delle fabbriche di produzione è in Asia con piccole società ancora attive in California e in Israele. Ogni fabbrica costa investimenti che partono da 1 miliardo di dollari, devono produrre a pieno regime per essere redditizie. La gran parte della produzione è attualmente indirizzata verso la produzione di display di vario taglio. I produttori sono per lo più specializzati, chi lavora per il settore automotive, chi per i display, chi per i sensori veri e propri. E nei sensori ci sono i marchi che lavorano più per il piccolo formato (Samsung) e chi si occupa anche di quelli in grande formato (prevalentemente Sony Semiconductor che ha quasi il 50% del mercato mondiale). Devo precisare per un ultima volta che Sony Semiconductor ha in comune con Sony-fotocamere solo l'azionista unico ma hanno partita iva e amministratore delegato differenti Peraltro Sony-fotocamere non è più una divisione a se stante ma fa parte dello Home Entertainment, insieme all'audio, l'home video e i telefonini di Sony. Insomma, settori non professionali. I settori strategici per Sony, quelli professionali, sono differenti da quelli per l'intrattenimento. I clienti dei produttori di sensori e microchip sono tutte le società mondiali di produzione dell'elettronica. Tra cui Sony-fotocamere-telefonini (che compra da Sony Semiconductor), Apple e Samsung (che comprano da Sony e da Samsung) e Nikon. Canon produce sostanzialmente per se perchè ha la dimensione per possedere una factory di produzione. Nikon invece compra dai suoi clienti. Ovvero vende a Sony Semiconductor (o a Tower Semiconductor) stepper mentre compra microchip e sensori di immagine (e display LCD etc. etc.) prodotti per suo conto. questa è una ripartizione grossolana delle quote di mercato al 2019 dei principali produttori di sensori (OmniVision é una società cinese con sede a Santa Clara in California che produce per Apple, Microsoft, Qualcomm etc.). Le fabbriche di microchip sono impianti che sforano più sulla fantascienza che la realtà che conosciamo. Sono custodite con religiosa sicurezza ed è raro vedere immagini del loro interno o degli impianti in esse contenuti che possiamo solo immaginare nel loro bianco candore e pulizia integrale a prova di singolo granello di polvere la progettazione dei sensori Come abbiamo visto non ci sono guerre tra i produttori di microchip e di sensori ma solo concorrenza industriale e commerciale. Spesso ci sono schermaglie legali (come la doppia causa di Nikon contro ASML e quella di ASML contro Nikon e Zeiss) che generalmente sfociano in scambio di licenze e brevetti. Licenze e brevetti non coprono segreti industriali perchè quelli sono divulgati nella comunità scientifica ma coprono il loro sfruttamento commerciale. Ricordo le sentenze a favore di Rambus che senza produrre nemmeno un microchip deteneva i diritti di produzione degli slot di memoria DRAM di tutto il mondo e pretendeva che tutti le pagassero le royalties, arrivando al massimo livello di giudizio alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Tanto che uno è cliente dell'altro. Persino Canon che è molto gelosa del suo marchio e del suo prodotto, quando ha avuto bisogno di sensori da 1'', li ha comprati già fatti da Sony. Ma anche nella progettazione nessuno lavora a compartimenti stagni. Le tecnologie di progettazione sono comuni o simili, i software di modellazione (necessari per risparmiare sui costi di sviluppo fisico che richiedono la stampa effettiva di sensori con costi di impianto non ammortizzabili se il sensore poi non va in produzione) è di pubblico dominio, la formazione avviene nelle stesse università. Anche perchè gli ingegneri sono abituati a lavorare in team, anche di tipo inter-societario sia per la parte hardware che per quella software e in questi casi c'è la condivisione totale delle informazioni il team di ingegneri dei sensori di Nikon in una sessione comune di confronto sviluppo dei firmware Nikon e comunque il solco di progettazione per i sensori mainstream che vengono impiegati nelle nostre fotocamere non si può discostare molto da quello della progettazione permessa dagli stepper a disposizione che è in linea principale rivolta a produrre display LCD. Un sensore è composto dallo strado fotosensibile, da quello delle microlenti sovrastante, dalla matrice RGB ancora sopra e sotto, dalla circuiteria di amplificazione del segnale, dai convertitori Analogico-Digitale ed eventualmente dalla presenza o meno di un buffer direttamente inciso nel sensore. Le caratteristiche del sensore sono di base e poi possono essere personalizzate. Ci sono moltissime società al mondo in grado di progettare sensori, poche che sono specializzate nella progettazione di sensori di grande formato. Questi sensori (diciamo dal formato APS-C in su) sono caratterizzati da prestazioni elevate ma anche da scarto crescente (il costo dei sensori in formato 44x33 o 53x40mm non è dovuto alla superficie impiegata ma alla bassa resa di ogni singola stampata, sia per il basso numero dei sensori prodotti che, soprattutto, per la quantità di sensori con qualche tipo di difetto per stampata che vanno scartati o impiegati per usi non commerciali) e da difficoltà (e costo) di messa a punto crescenti. Ci vuole il budget necessario per svilupparli e poi impiegarli. Al momento solo Sony Semiconductor (che non è Sony-fotocamere) ha il budget per sviluppare sensori conto terzi, ovvero sensori che non utilizzerà in proprio (anche perchè Sony Semiconductor produce esclusivamente conto terzi) ma che verranno ordinati da clienti. In particolare tutti i sensori medioformato al mondo sono sviluppati e prodotti in piccola serie da Sony Semiconductor. Canon e Nikon hanno capacità di progettazione propria di sensori di formati fino al 35 mm. Potrebbero anche andare oltre ma con costi difficilmente ammortizzabili in apparecchi di prezzo "commerciabile". Anche se un esemplare unico è sempre possibile a costi milionari, ovviamente. Canon poi si produce da se. Nikon se li fa produrre da uno che possiede la capacità produttiva con la qualità attesa da Nikon. Paradossalmente Nikon potrebbe anche rivolgersi a Canon per farsi produrre dei sensori Nikon (attenzione, non sto dicendo che Nikon comprerebbe sensori Canon ma che Canon produrrebbe sensori Nikon PER Nikon, una cosa diversa). Canon ultimamente si è detta disponibile a vendere i propri sensori ad altri. In quanto agli altri produttori di fotocamere a me risulta che : Sony-fotocamere si progetta da se i suoi sensori che fa produrre a Sony Semiconductor (ovviamente) oppure compra a condizioni di mercato sensori già pronti progettati da Sony Semiconductor (con cui non condivide gli ingegneri ma c'è scambio di informazioni e i brevetti e le licenze sono ovviamente comuni) Panasonic adesso è cliente di Sony per i sensori a bassa risoluzione, progetta quelli ad alta risoluzione e li fa produrre a Sony o a Tower (come fa Nikon) Leica ha sempre acquistato sul mercato i suoi sensori, in passato in Europa, oggi credo che sia legata a Panasonic in tutto Fujifilm utilizza sensori Sony personalizzati nelle microlenti, nella matrice RGB (sia Bayer che non Bayer) e nella matrice della rilevazione di fase dell'autofocus) e nell'amplificazione Olympus compra da Sony Sigma compra da Sony per la Sigma fp, fa progettare a Foveon i suoi sensori a tre strati che poi vengono prodotti in una piccola fabbrica californiana (Foveon sta in California ed è di proprietà 100% Sigma) Nikon e Sony possiedono licenze e brevetti incrociati. Ricordo che le prime Sony usavano autofocus solo a differenza di contrasto. La rilevazione di fase è arrivata quando Sony ha fatto scambio di licenze con Aptina e Nikon che hanno dato in dote quanto sviluppato per le Nikon 1. Stesso discorso per quanto riguarda l'amplificazione dual-gain, tipica dei sensori Sony e Nikon, ultimamente applicata anche da Canon che deriva direttamente dalle licenze di Aptina acquisite quando Aptina è uscita dal mercato nel 2014 (la tecnologia di base veniva peraltro da STM Micro a testimonianza che in questo campo non ci sono steccati, tutto è in vendita e tutto si può comperare). La migliorata capacità dinamica degli ultimi sensori Canon testimonia che tema diversi di progettisti possono arrivare allo stesso risultato impiegando la tecnologia opportuna. l'interno di una Nikon D5 : ogni singola board è progettata in casa da Nikon simulazioni sulle capacità di trasmissione della luce di un sistema di microlenti per sensore da parte dello sviluppo Nikon Quindi eliminato il mito che Nikon non ha capacità progettuali andiamo a vedere che capacità effettive ha. Il primo sensore Nikon di grande produzione era un CCD da oltre 10 megapixel, quello della Nikon D1. Progettato interamente in casa, dopo gli esperimenti con Fujifilm per la serie E, era poi prodotto "in casa" da Renesas, factory del gruppo Mitsubishi. Mitsubishi ha deciso che il settore non era produttivo e lo ha venduto (la factory perchè Renesas è ancora in piena attività ed è tra i leader dei microchip per l'automotive) a Sony. Quel sensore veniva usato in binning in vari formati anche in D1h e D1x. Probabilmente è il primo esempio di binning in una fotocamera moderna. Stessa capacità di innovazione il famoso sensore jfet lbcast da 4 megapixel della Nikon D2h, prodotto materialmente da Kodak ma progettato totalmente da Nikon nel 2003 con una tecnologia inedita. E via via fino alla Nikon D850 e il suo sensore che è stato aggiornato poi per la Nikon Z7-Z7 II e che possibilmente equipaggerà in una versione rinnovata anche la Z8/Z9. Prodotto da Toshiba finché Toshiba non ha venduto i microchip a Sony. Nel mezzo Nikon ha trovato conveniente acquistare da Sony molti sensori, tra cui quello da 6 megapixel che ha motorizzato le prime DX consumer - D100-D70 - e quello più recente delle D7100-7200 da 24 megapixel che è comune al Sony coevo. Mentre il sensore DX di D500-Z50-D7500 è di Nikon, ancora prodotto da Toshiba o da Tower a seconda dei lotti. Come accennavo lo sviluppo di un sensore è un processo complesso e soprattutto lungo. Il software di modellazione al computer accelera i passaggi ma poi questi vanno verificati producendo una piccola serie del sensore che va testato effettivamente su muletti e prototipi. Generalmente un sensore viene finalizzato un anno prima della produzione di una nuova fotocamera. Progettazione e sviluppo costano ore-uomo di lavoro e costano materialmente l'impianto di una matrice che va poi stampata in piccola serie. Chi ha prodotto un libro in proprio sa che il costo di impianto è la parte più elevata della stampa e questa poi va ripartita per il numero di copie. Un conto è stampare un libro in copia unica, un conto è farne 10.000.000 di copie. Se poi è necessario apportare modifiche alla matrice per qualche tipo di problema riscontrato dal vero e non dal modello, il processo va ripetuto (come se si trovassero degli errori di stampa dopo aver stampato il primo esemplare del libro : va modificata la matrice e reimpostata la stampa, che magari prevede una numerazione di pagine diverse etc. etc.). Quindi non è possibile sviluppare un sensore per una sola macchina e un sensore per una macchina a "bassa tiratura" costerà molto di più di un sensore che andrà in più modelli di macchine o in macchine prodotte in un numero di esemplari superiore. Nikon ha know-how, personale e capacità di sviluppo proprie ed è anche in grado di produrre in casa prototipi e testarli, misurarli, metterli a punto. Capacità che condivide con poche altre case (appunto : Canon, Sony, Panasonic e pochi altri a questo livello). Dove sta la differenza tra modelli concorrenti di produttori diversi ? Sta nell'equilibrio tra costi di sviluppo e di impianto, numero di esemplari da produrre, budget, margine di ritorno atteso. Nikon è il produttore "completo" più piccolo tra i tre grandi ed ha meno risorse da bruciare per modelli differenti. Ha la necessità di ottimizzare gli investimenti su più esemplari (leggi : riciclo di sensori tra più generazioni di macchine) e non può rischiare di anticipare i tempi. Nikon non ha alcuna difficoltà a progettare e produrre un sensore stacked come quello di Sony A9-A9 II e A1. Ma se non l'ha ancora fatto nemmeno Canon ci saranno difficoltà di natura commerciale e industriale, non necessariamente di know-how. Perchè Nikon potrebbe anche chiedere a Sony Semiconductor di produrglielo. Ma quella chiederebbe un contratto fisso con un numero di pezzi da produrre in N giorni. Che andrebbero pagati e poi dovrebbero essere utilizzati e, possibilmente, venduti. Per farlo dovrebbe avere un mercato ricettivo e pronto al prodotto. Che facilmente non costerebbe cifre che questo mercato sarebbe capace di accettare. Stessa questione per il cosiddetto global-shutter, già disponibile industrialmente ma che io ricordo sia stato detto che il costo unitario "all'ingrosso" per un sensore da 40 megapixel GS è pari a 6.000 dollari più le tasse. Immaginiamoci quindi quanto costerebbe una fotocamera il cui sensore da solo costa $6.000. Infine, la tecnologia avanza ma avanzano anche le potenzialità che questa può esplorare. Il formato 8K necessità di densità elevate di risoluzione ma in Giappone il formato 8K è già mainstream e si guarda avanti al 12K (80-96 megapixel a seconda che il formato sia 16:9 o 4:3), Seguire il mercato con lo sviluppo dei sensori è già impegnativo. Anticiparlo può essere geniale ma anche folle. Quello che vorrei fosse chiaro è che sono miti e leggende che Sony, Nikon, Canon, Samsung, ASML, Nec, si facciano la guerra e siano gelose dei loro segreti. Nascono tutti dalla stessa sorgente e vengono condivisi a livello scientifico in simposi mondiali. E' un circolo ristretto di una manciata di operatori con queste capacità progettuali e industriali. Di cui Nikon fa parte a pieno e meritato diritto da decine di anni. Senza se e senza ma. Nikon è una società in grado di progettare dispositivi industriali di costo unitario dell'ordine dei milioni di dollari (al plurale). Che volete che sia una semplice fotocamera ? Solo una questione di ripartizione dei costi di progettazione, produzione e promozione, oltre che di opportuno time-to-market per far in modo che abbia un prezzo compatibile con il nostro portafogli.
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  10. Mantenere il primato: Questa frase mi ronza in testa da quando Mauro mi ha detto “provala e dimmi che ne pensi”. Sì perché è difficile oggi darsi una spiegazione al lancio di una reflex di fascia media, oggi che la tecnologia delle fotocamere Mirrorless non è più un’ipotesi ma una realtà in veloce evoluzione. Allora credo che non ci sia altro nella scelta di Nikon se non la chiara intenzione di affermare il primato nelle produzioni reflex, dispositivi che indubbiamente hanno consentito alla fotografia di diventare semplice ed intuitiva La Nikon D780 è una macchina leggera, si impugna bene ed ha un buon mirino ottico. Il display posteriore fa la differenza, lo dico subito, questa reflex ha una marcia in più grazie allo schermo posteriore touch e ad una gestione del live view mutuata dalla tecnologia Nikon Z. Ciò significa, nella pratica, poter utilizzare tutti gli obiettivi F in una modalità molto simile a quello che offre la Nikon Z6, senza però dover ricorrere al tubo FTZ. In altre parole, l’autofocus è gestibile a tutto formato e può azionare anche gli obiettivi AF ad accoppiamento meccanico, permettendo così di estrarre il massimo della qualità ottica ottenibile da qualsiasi vetro Nikon AF ed eliminando gli errori di front e back focus che affliggono tutte le riprese reflex. Nel pochissimo tempo a disposizione (effettivi un giorno e mezzo) ho deciso di provare questa fotocamera nel tipo di riprese che conosco e pratico da tanti anni, situazioni che spingono al limite macchine, obiettivi e fotografo. La stagione invernale, qui nella bassa, non aiuta molto, ma sul greto del fiume a tirar notte non c’è fotocamera che non si arrenda. Ho voluto provare la D780 per scoprire se queste tecnologie possono spostare un po’ più in là l’asticella. Ho montato la D780 sul 600 mm per verificare la reale praticità d’utilizzo del suo nuovo autofocus in live view ed il risultato è stato veramente incoraggiante. Il live view autofocus si è rivelato effettivamente preciso e veloce, ma soprattutto lo scatto da display mi ha dimostrato quanto sia valido in termini di riduzione delle vibrazioni. Le immagini che mostro sono jpg on camera, ottenute quindi senza alcun intervento in PP. Il sensore FX da 24 MP è molto generoso in termini di gamma dinamica ed efficace anche nel contenimento del rumore da alti iso e da pose lunghe. Nikon D780 ob.600mm exp 1/160 f/9 iso 160 Il Bilanciamento del bianco Auto è ottimo, tanto efficace che ho provato ad escluderlo per vedere quale dominante effettivamente stava correggendo e come esegue il compito. Nikon D780 ob.600mm+TC14eII exp 1/160 f/5.6 iso 200 Ho deciso di escludere il bilanciamento del bianco Automatico, volevo registrare la tonalità fredda e umida di questo luogo. L’appostamento in capanno è un gioco di probabilità, una puntata non proprio al buio, ma quasi. Speravo di inquadrare le Gru che scelgono questo angolo di parco per trascorrere la notte, ma lo stormo mi ha scavallato posandosi qualche centinaio di metri più a monte. Le impronte dei trampolieri sulle barene sembravano fresche, un indizio utile per scegliere dove posizionare il capanno, un indizio appunto e non una certezza. Poco prima del crepuscolo ho scorto un movimento lontano a sinistra, un cinghiale al guado; nonostante fosse lontano ho puntato ugualmente il tele su quel puntino scuro. Nel buio crepuscolare il cinghiale si muoveva veloce, non riuscivo a seguirlo in live view con la necessaria precisione, era troppo piccolo nell'inquadratura o il mio dito è troppo grosso. Così ho portato l’occhio al mirino, la mano destra ad impugnare la fotocamera e la sinistra alla frizione della testa a sfera. Nikon D780 ob.600mm exp 1/200 f/5.6 iso 800 Crop 100% I sensori centrali della fotocamera non hanno sbagliato anche se il cinghiale anche se era un puntolino scuro nell’aria nebbiosa. Lo scatto della D780 è morbido e ben ammortizzato, peccato che il mio pollice, sul dorso della fotocamera, non trovava il joistick di posizionamento mira di messa a fuoco. Bizzarramente Nikon ha eliminato il joistick lasciando solo i quattro pulsanti cursore che, comunque, il mio pollice faticava a trovare perchè sono un po’ più in basso rispetto alla D800 o alla vecchia D3. La giornata è finita il cinghiale s’è dileguato, non mi restava che testare una posa lunga ad alti iso. Nikon D780 ob.600mm exp 1/15 f/4 iso 2500 Nikon D780 ob.600mm exp 1/15 f/4 iso 2500 crop 100% Nikon D780 ob.600mm exp 1/13 f/4 iso 10000 crop 100% Sono arrivato a 10000 ISO con tempi più lunghi di 1/15s ad f/4. Con questa scarsa luce l’autofocus della D780 si arrende, anche l’ottimo live view diventa impraticabile specialmente indossando i guanti e le moffole. Va detto che la mia D500 aveva già alzato bandiera bianca una ventina di minuti prima. Insomma, sono mancate solo le gru. -------------------------------------------------------------------------- 4 ore in un capanno sono troppo poco per conoscere una fotocamera, per capirne la reale potenzialità, così è stata occasione per togliere ruggine e ragnatele dalle racchette da neve. Il Parco del monte Avic in Valle d’Aosta è a breve distanza ed offre escursioni semplici, piacevoli e sicure, anche in pieno inverno. Per questa escursione ho scelto lo zoom grandangolare Nikon AFs 18-35/3.5-4.5 ED-G che è compatto ed estremamente leggero, inoltre consente di montare i filtri diametro 77mm utili a proteggere la lente frontale da abrasioni sporco ed acqua; in questa occasione si è rivelato un dettaglio molto utile. Nello zaino hanno trovato posto anche un obiettivo macro e il fantastico Nikon 300/4 PF, il teleobiettivo più versatile che abbia mai usato. Anche in questo caso mostro solo i jpg prodotti dalla fotocamera. Fotografare sulla neve non è semplicissimo. Non esiste sistema esposimetrico in grado di compensare il bagliore accecante della neve ed anche la moderna D780 richiede l’intervento del fotografo. Per rapidità ho scelto di impostare la fotocamera in A (priorità dei diaframmi) e mantenere gli ISO fissi a 125 praticamente per tutta la giornata, modulando la necessaria sovraesposizione con il pulsante di staratura. Il display posteriore, per quanto bello e preciso, in queste occasioni risulta inutilizzabile a causa della fortissima luce ambiente. Il mirino ottico torna ad essere il riferimento unico per l’inquadratura. La Nikon D780 si è rivelata molto scattante direi “smart” ho dovuto solamente fare un po’ di attenzione nel premere il pulsante di staratura che, pur essendo accanto al pulsante di scatto quindi a portata di indice, è piuttosto piccolo e difficile da comandare indossando i guanti. L’esposimetro della D780 mi ha dato la sensazione di voler tendere alla sottoesposizione, i valori di staratura con cui ho scattato sono variati da + 0.7 a +1.7. Sorprendente la qualità del bilanciamento del bianco automatico ben rappresentato in questi scatti jpg dove la neve mantiene la sua dominante fredda. Molto piacevole il rendimento tonale in grado di conservare dettagli visibili non tanto nelle ombre, quanto nelle alte luci dove, normalmente, si ha la maggior perdita di informazione. In ripresa ottica risulta effettivamente limitante il campo in cui sono confinate le mire di messa a fuoco, viene naturale cercare di spingere il cursore verso i bordi dell’inquadro, ma non si può, per farlo occorre il live view e sulla neve non si vede un H. Per la cronaca: domenica 3 febbraio 2020 a duemila metri di quota PIOVEVA. Se ancora c’è qualcuno che nutre dubbi sul cambiamento climatico in atto, lo inviterei volentieri in crociera, a Novembre, lungo il passaggio a Nord Ovest. Le mie conclusioni La Nikon D780 è una fotocamera moderna che offre funzionalità simili ad una Mirrorless, ma che conserva impostazione e modalità di utilizzo tipiche di una reflex. L’autofocus è veloce, in live view è a tutto formato ed offre il riconoscimento dell’occhio, ma va tenuto conto che l’uso del display posteriore è praticabile solo in ambienti non fortemente illuminati e SOPRATTUTTO per i presbiti è mandatorio portarsi sempre gli occhiali “da vicino”. Per il mio modo di fotografare avrei preferito un mirino ottico più ampio, stile D850, ed una disposizione dei comandi come….la D850. Nel complesso sono rimasto veramente colpito dallo scatto da touch screen in live view che consente VERAMENTE di cavare il massimo che un qualsiasi obiettivo F può offrire. L’eliminazione dei difetti di messa a fuoco introdotti dalle tolleranze del mirabox e l’abbattimento delle vibrazioni permettono questo miracolo, qualcosa che nessuna reflex fin ora ha mai potuto dare. un saluto da un nikonlander che adesso torna a lavorare se no se lo mangiano vivo Valerio Brustia per Nikonland 2020
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  11. La Z6 resta per me una macchina controversa, perché coniuga notevoli innovative potenzialità, legate alla mancanza dello specchio e ad un sensore molto prestazionale e capace di sfornare file veramente belli ad un prezzo tutto sommato accessibile, con limiti strutturali che fatico a superare. Per questo, dopo 5 mesi dall'acquisto e oltre 16.000 scatti, non l'avevo ancora preferita alla D5 in nessuna uscita seria avente come scopo la fotografia naturalistica. Ma viene il tempo per tutto, ed eccomi qui a raccontare le impressioni tratte dalla prima. L' occasione viene da un bel giro in un meraviglioso bosco di pianura, situazione abbastanza comoda da non farmi recriminare troppo in caso di insuccesso. Il mio amico Marco mi ha raccontato meraviglie più di una volta, ma non siamo mai riusciti ad organizzare prima d'ora. Per costringermi ad usarla lascio a casa la D5 (della quale devo trovare il tempo di raccontare la sintesi di 3 anni d'uso estremamente soddisfacente), ed esco leggero leggero: Z6, FTZ e 500/4E a tracolla. E' lo stesso "trucco" che ho usato a fine maggio la prima volta che l'ho usata in studio: niente back-up, niente possibilità di ripensamenti e di tornare indietro quando vuoi uscire dalla tua confort zone! Il motivo di questa scelta è provare a far leva sulla assoluta silenziosità dello scatto elettronico, gli ungulati sono molto timidi e lo scatto della D5, anche in modalità silenziosa, li innervosisce. Fatto che rende spesso troppo breve il tempo che trascorre tra il primo scatto e quando, per sospetto più che per vero timore, finiscono per allontanarsi, anche se il fotografo è ben mimetizzato. Peraltro, questo partiva come un giro esplorativo, per cui in tenuta mimetica completa - compreso il passamontagna che lascia scoperti solo gli occhi - ma niente capanno. E pure niente treppiede, perché troppo ingombrante e lento da predisporre per lo scatto dopo aver trovato i soggetti, fase in cui i necessari movimenti portano invariabilmente la certezza di spaventarli prima ancora di iniziare a fotografare. Altro motivo a supporto della scelta, visto che a mano libera il VR della Z6 è molto efficiente e l'assenza dello specchio riduce sensibilmente il micromosso. Quindi dopo un caffè al bar aperto da poco, sono le 6:15, altra comodità di non fotografare in qualche landa sperduta delle alpi, parcheggiamo e ci inoltriamo nel bosco. Un po' di nebbia ed ancora pochissima luce. Incontriamo quasi subito un capriolo, ma la luce è troppo poca: occorre aspettare che il sole faccia capolino.... Questo il primo scatto "decente", sono le 6:40. Z6, 500/4E, 1/125, f4, ISO 12.800. Faccio parecchi esperimenti, a mano libera, con lo scatto silenzioso ed il VR, riesco ad ottenere con sistematicità scatti nitidi con tempi di 1/100. Qualcuno, non tutti, è bello nitido anche a 1/60, se appoggio il gomito sul ginocchio (scatto da seduto a terra). E' vero, mi aiuto con la raffica - quasi sempre di 5-7 scatti, tecnica che in assenza di tempi di sicurezza aiuta ad ottenere nella sequenza immagini ben ferme - ma è veramente un ottimo risultato a 500mm di focale! Ci ha visto, probabilmente non ha ben capito cosa siamo, ma ci ha visto...... Qui di solito le cose iniziano ad andare male, con il forte rumore dello specchio della D5 anche in modalità silenziosa. Macchina con la quale non si potrebbe proprio scattare a raffica in situazioni di questo genere. Ma il totale silenzio della Z6 cambia tutto. Ed il nostro amico torna sui suoi passi e.... appare un altro giovanissimo maschio oltre ad una femmina di daino. Z6, 500/4E, 1/125, f4, ISO 8.000. Ma non finisce qui.... perché sono proprio tranquilli e continuano a girarci davanti senza allarmarsi minimamente. Z6, 500/4E, 1/200, f4, ISO 6400. Z6, 500/4E, 1/160, f4, ISO 2500. Z6, 500/4E, 1/160, f4, ISO 2500. Z6, 500/4E, 1/250, f4, ISO 7200. Z6, 500/4E, 1/125, f4, ISO 2000. Z6, 500/4E, 1/100, f4, ISO 2200. Z6, 500/4E, 1/100, f4, ISO 2200. Z6, 500/4E, 1/100, f4, ISO 1800. Z6, 500/4E, 1/125, f4, ISO 2500. E anzi, si uniscono alla compagnia anche due daini, maschio e femmina - Z6, 500/4E, 1/250, f4, ISO 2800. Sono le 6:57. La cosa da sottolineare è che tra il primo e l'ultimo scatto di questa campionatura sono passati 17 minuti, nei quali ho scattato 626 immagini. Vero, una parte sono duplicati nelle raffiche, una parte mossi, una parte fuori fuoco (dirò in seguito).... ma vi posso assicurare che tanti scatti così in un tempo così lungo ad ungulati liberi (ed in zona di caccia) in più di 10 anni di fotografia naturalistica non mi era capitato di farli mai. Grande vantaggio dello scatto silenzioso! Certo non sono tutte rose e fiori. 3 i problemi principali: L' autofocus poco preciso nel caso di soggetto piccolo nel fotogramma a causa del "sensore" molto grande anche nella dimensione più piccolo supportata in AFC (usato sempre Dynamic Area AF); La tendenza in caso di soggetto scuro su fondo chiaro a mettere a fuoco lo sfondo (questo è un difetto assolutamente ricorrente, scandaloso che non sia ancora stato corretto da un aggiornamento software); La piccola dimensione fisica della Z6, decisamente sottodimensionata per questo uso, nonostante la protesi formata dalla basetta (vedremo in futuro con il battery grip) Ci spostiamo, in cerca di altri soggetti e situazioni. Z6, 500/4E, 1/250, f4, ISO 400. Questa è la situazione peggiore perché manifesta quasi sistematicamente il problema dato dalla combinazione tra zona AF grande e tendenza a mettere a fuoco la zona più chiara. Cosa che purtroppo è molto di ostacolo - l'AF "va per funghi" e salvo solo un paio di scatti su oltre 30, gli unici che sono a fuoco dove serve. Nessuno buono quando il capriolo decide di andare via, a balzi - siamo in piedi e troppo visibili per essere tollerati - e sono sicuro che con la D5 lo avrei preso in azione. Ma lo scatto silenzioso è impagabile, questo grosso maschio di daino non si è per nulla accorto di noi! Z6, 500/4E, 1/320, f4, ISO 2200. E quest'altro.... Z6, 500/4E, 1/800, f4, ISO 4500. ....finisce per vedere il mio movimento, devo spostarmi perché sono impallato da alcuni rami. Z6, 500/4E, 1/320, f4, ISO 900. Z6, 500/4E, 1/400, f4, ISO 900. Z6, 500/4E, 1/400, f4, ISO 1000. I punti di forza: Scatto silenzioso, che riduce sia il disturbo ai soggetti sia il micromosso con tempi lunghi Stabilizzatore molto efficace Ottima qualità di immagine anche ad iso molto alti (veramente difficile preferire il file della D5, se non dai 6400ISO in su e con una differenza molto limitata; ma ricordo che ad ISO bassi - dai 400 in giù - la valutazione si ribalta) I punti di debolezza: Corpo troppo piccolo ed inadatto ad essere impugnato a lungo con ottiche pesanti Precisione AF impattata dal fatto che anche la "zona di fuoco" più piccola è troppo grande e dalla tendenza di "andare sullo sfondo" se questo è più chiaro del soggetto La mattina si conclude con un numero di scatti "buoni" decisamente sopra la media considerato il tipo di fotografia e le condizioni di ripresa - tutto a mano libera con il 500/4. Insomma, il debutto della Z6 nel bosco è andato bene. E di fatto, per la fotografia ad alti ISO, la Z6 oggi è l'unica macchina Nikon che possa stare vicino alla D5..... ad una frazione del prezzo (ma non a pari funzionalità!). Massimo per Nikonland 30/10/2019.
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  12. Questo articolo ha lo scopo di raccontare, attraverso una decina di immagini, quali meravigliose e mutevoli situazioni si possono incontrare se solo ci si riserva la possibilità di restare sul campo un po' di più e non si cerca soltanto la "bella giornata". La fotografia di paesaggio, per come la vedo io, è una pratica molto legata all'unione tra tempo atmosferico e luce. Sono loro a definire il risultato più di qualsiasi altra cosa, di sicuro più dell'attrezzatura usata e, spesso, anche del posto, o soggetto, fotografato. Che non significa, ovviamente, che sia intrinsecamente sbagliato cercare la migliore attrezzatura o viaggiare verso posti lontani e famosi per fotografare, ma che occorre sempre ricordarsi che sono altri i fattori che più concorrono ad una buona fotografia. E, seppure queste immagini siano fatte al tramonto ed all'alba, neppure che solo quella sia la luce migliore o il giusto momento per fotografare. E' il soggetto e ancora di più la ripresa che si vuole farne che definiscono la "luce giusta". Cominciamo subito, questo è il soggetto: un bellissimo angolo di costa nella Sardegna sud occidentale - che è veramente una zona incantevole, anche e direi soprattutto se visitato fuori dalla stagione balneare. E' il 31/3/2018, sono le 17:04. Sono appena arrivato e sulla scogliera c'è un mucchio di gente. La mareggiata, gonfiata da un vento teso piuttosto freddo, è uno spettacolo incredibile già di suo. Il cielo è nuvoloso e la luce piuttosto piatta. D810 su 70-200/2.8FL@160mm 1/250 f11 ISO100 (17:32) Ma basta spostarsi di un centinaio di metri e la composizione diventa, a mio modo di vedere, ben più interessante grazie al cambio di sfondo. Potrebbe essere anche meglio se si potesse scendere verso il mare, per "alzare" il faro rispetto alla linea dell'orizzonte, ma con queste onde non è proprio il caso. D810 su 70-200/2.8FL@200mm 1/1600 f2.8 ISO64 (17:45) Ma bastano piccoli spostamenti ed aggiustamenti all'inquadratura per cambiare mood. E' sempre importante, però, aspettare l'istante giusto. D810 su 70-200/2.8FL@200mm 1/1600 f2.8 ISO64 (17:47) Un po' più di luce mi consente di far vedere quello che succede sulla scogliera, che in ombra era scura e priva di ogni attrattiva. Capito perché è meglio non abbassarsi? D810 su 70-200/2.8FL@75mm 1/250 f8 ISO64 (18:00) Purtroppo quello di prima sembra essere l'unico momento di luce: in un paio di minuti i nuvoloni coprono completamente il sole. E in pochissimo mi ritrovo da solo, evidentemente il richiamo di una bella cena è irresistibile. Ma credo che pure il ventaccio abbia un suo merito in questo! Ma, ed ecco il senso dell'articolo, in condizioni tempestose come queste tutto può cambiare. Infatti dopo mezzora: D810 su 70-200/2.8FL@86mm 1/1250 f5.6 ISO64 (18:31) Altri venti minuti ed uno spostamento di una cinquantina di metri ed abbiamo questo. D810 su 70-200/2.8FL@190mm 1/5000 f5.6 ISO64 (18:51) E poi, di nuovo, le nuvole coprono il sole, niente vero tramonto questa sera! Ma prima di andare mi regala questa, che credo essere la migliore immagine della giornata. D810 su 70-200/2.8FL@200mm 1/640 f2.8 ISO64 (18:56) Ma non mi arrendo, c'è ancora questa: D810 su 70-200/2.8FL@200mm 1/320 f2.8 ISO64 (19:00) Ora mollo anch'io, l'ora blu è interessante ma i tempi lunghi correlati alla poca luce trasformano questo splendido mare tempestoso in un latte senza senso. È tempo di dedicarsi alla cena! La mattina dopo la sveglia, con il pieno di vermentino che ho fatto a cena, è stata proprio pesante. Ma volevo provare a fotografare il mio amico faro illuminato dall'alba e non avevo idea delle previsioni del tempo, così l'unica cosa da fare era andare a vedere. E andare presto consente di avere in mano tutte le opzioni.... per cui via! Le condizioni sono molto cambiate, c'è meno vento ed il mare è decisamente più calmo. La mareggiata era un ingrediente importante ed insieme al cielo "chiamava" composizioni più chiuse. Ma il mare più calmo mi consente di scendere in basso senza particolari pericoli. Non c'è anima viva in giro, lo spettacolo è se possibile ancora più suggestivo di ieri sera. Riprendo l'ora blu - e qui si apprezza l'importanza del treppiede. D810 su 70-200/2.8FL@70mm 1.6" f11 ISO64 (06:06) Poi le nuvole rese rosa dalla prima luce, con la luna ad arricchire la composizione. D810 su 70-200/2.8FL@70mm 0.2" f16 ISO64 (06:32) Il mare si sta calmando, anche grazie alla marea calante: posso scendere ancora e, finalmente, è tempo di tirare fuori il grandangolo! D810 su 16-35/4@32mm 1.6" f11 ISO64 (07:01) Qui finisce la luce interessante ed io credo di non riuscire a fare più nulla. Così scappo via, le ragazze mi aspettano per la colazione! Non aggiungo note sul materiale, il senso di questo articolo è la fotografia e non l'attrezzatura. Ma se volete ne possiamo parlare nei commenti! Massimo Vignoli per Nikonland (c) 25/3/2021
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  13. Pubblico con grande piacere e insieme porgendo somme congratulazioni al nostro amico, Tiziano Manzoni (Fototm) della Menzione d'Onore tributatagli dagli IPA-International Photo Awards, per il suo reportage continuato a Bergamo e provincie limitrofe, sulla epidemia di COVID-19 e le sue conseguenze dirette sulla popolazione, nel territorio italiano più flagellato da questa pandemia. https://www.photoawards.com/winner/zoom.php?eid=8-194986-20 Chi legge il Corriere della Sera, potrebbe averlo già letto https://bergamo.corriere.it/notizie/cultura-e-spettacoli/20_ottobre_29/menzione-d-onore-il-reportage-manzoni-710e2c80-19cd-11eb-bdd5-3ce4cb03ccdf.shtml ma sono ancora più felice della confidenza con cui ce ne ha messi a parte Tiziano, che ci considera amici, tanto quanto reciprocamente ci professiamo noi con lui. Avevo già richiamato nei mesi del lockdown l'attenzione sul suo lavoro instancabile e per certi versi spericolato (è il caso di dirlo, durante una pandemia), pubblicando alcuni dei servizi che in quei giorni erano comparsi sui media: Non si è certo fermato e mi ha appena segnalato di esser riuscito a fare oggi anche ciò che a Marzo non aveva avuto modo (o cuore) di realizzare, riuscendo ad entrare anche in un reparto di terapia intensiva. Ne vedete il servizio pubblicato dal Corriere di ieri, al seguente link https://bergamo.corriere.it/foto-gallery/cronaca/20_novembre_03/coronavirus-terapia-intensiva-dell-ospedale-papa-giovanni-bergamo-ecco-immagini-3cc597b8-1e07-11eb-9970-42ca5768e0fd.shtml immagini esaustive e complete nella loro documentazione, come è nella cifra di Tiziano. Al quale ho approfittato per ricordargli di essere prudente: in un mestiere che spesso mette a contatto con pericoli molto più materiali di quello subdolo di questo nemico invisibile. Complimenti ed Auguri da tutta la Redazione di Nikonland !!!
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  14. Come esimersi dal raccontare il mio ingresso in Nikonland ? Circa 10 anni fa ero ancora recluso in uno ufficio a smanettare di fronte al computer ma avevo già in mente cosa avrei fatto da grande: il Nikonlander. Beh, allora non ne ero ancora cosciente, anzi non sapevo neppure cosa fosse Nikonland. Ma un bel giorno… un certo Maratta rispose ad un mio annuncio in cui proponevo uno shooting fotografico con modella in studio. Quel giorno mi vidi arrivare un omone in tuta mimetica, ginocchiere, visore notturno, elmetto con fronde in testa e 500 mm su un treppiede. Seppure fossi agli inizi e non avessi molta esperienza sulla varietà di tipi strambi che compongono il mondo dei fotografi, capì subito che il buon Maratta non avesse mai messo piede in uno studio e soprattutto non avesse mai fotografato una modella. Lo studio tra l’altro non era molto grande per cui feci accomodare il buon Maratta in bagno in modo che avesse abbastanza profondità di campo per inquadrare almeno il viso. Con un piccolo sforzo potete immaginare la scena, con Mauro, in tuta mimetica, sulla tavolozza del water a scattare a raffica con i flash. E non è altrettanto difficile immaginare che la modella si spaventò e cercò di fuggire almeno un paio di volte. Sinceramente, alla fine della sessione, non avrei scommesso un centesimo che lo avrei più rivisto. Invece no. Invece il nostro grande capo, acuto osservatore capì che le modelle non corrono saltellando nei campi e, testardo come solo un Toro di Aprile può essere, decise che avrebbe imparato a fotografare in studio. Da quel giorno, studiando ore ed ore sui libri di fotografia di Peter Lindbergh e Richard Avedon, comprando tutta l’attrezzatura usata di Cinecittà, si dedicò anima e corpo a capire come funzionassero i flash e come non far scappare le modelle. Devo dire che a oltre 10 anni di distanza, c’è perfettamente riuscito. Non so quale alchimia sia nata in quel frangente, ma a poco a poco ci siamo visti sempre più frequentemente, in studi diversi, in location, all’aria aperta e perfino con due modelle in mezzo ad un fiume dopo averlo attraversato in canoa. Insomma, gli anni successivi sono stati un crescendo di eventi organizzati anche grazie a Nikonland e alla partecipazione di massa (i primi tempi si) dei Nikonladers. Come dimenticare il primo mega raduno Nikonlad del 2014 ? I Nikonlanders erano centinaia, forse migliaia… alt! un momento il grande capo mi corregge: erano 52, ma sembravano molti molti di più. Sicuramente c’erano ben 2 modelle provenienti dalla Repubblica Ceca, personalmente selezionate per l’occasione. La cosa divertente è stato constatare come alcuni di voi non avessero mai visto una modella dal vivo, abituati a fotografare anatre e cormorani; se vi state chiedendo come ho fatto a capirlo, vi dico semplicemente che erano quelli che si avvicinavano alle modelle con salivazione azzerata e grondanti di sudore o piuttosto quelli che tenevano la loro Nikon con 4 mani per evitare i tremolii magari pensando “speriamo che mia moglie non venga a saperlo”. Ci sono infiniti ricordi legati a tutti voi e sono fieramente orgoglioso di averne fatto parte per 10 lunghissimi anni e per i prossimi 10 ancora, uno dei più recenti e significativi è stato quello che si svolse presso il mio studio a Milano. In quell’occasione tenni anche un mini workshop sulle foto pubblicitarie con una modella (eh lo so è un mio brutto vizio, ma sto cercando di smettere) e la giornata si concluse con uno street photography sui Navigli fino alla consegna del regalo al nostro Nikonlander più longevo: RobyC. A dimostrazione che Nikonland è qualcosa di diverso, l’evento più toccante per me è stato proprio l’ultimo, quando tutti insieme abbiamo regalato una Nikon al nostro Nikonlander più amato, ed è questo il motivo per cui la mia foto scelta per il libro del 15° anniversario è proprio dedicato a quel momento. Come concludere questa vagonata di ricordi se non ringraziando il “deux ex machina” Mauro che ha creato dal nulla un motivo in più per esistere: Nikonland ! E ha creato a sua immagine e somiglianza (beh forse è un po’ troppo ma lasciamola) tutti noi Nikonlanders… per enfatizzare il momento leggete queste ultime righe mentre sullo sfondo parte l’inno “…siam pronti alla morte, Maratta chiamò! SI!”. Scene dai tanti raduni organizzati insieme in questi anni di ... conoscenza : tl2.mp4
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  15. In tutti i miei articoli su "come fare macro senza obiettivi macro", ho sempre scritto che le soluzioni che proponevo (lenti, tubi di prolunga...) erano dei buoni, a volte anche ottimi, compromessi per chi fa macro occasionale, per chi vuole risparmiare (ad esempio sul peso dell'attrezzatura), ma per chi si appassiona seriamente alla macrofotografia naturalistica ci vuole un vero obiettivo macro. Nel sistema Nikon Z sono disponibili due nuovi macro, il 105mm f2.8 S MC ed il 50mm f2.8 MC. A mio avviso per la macro "naturalistica" sul campo ad insetti, ma non solo, il 105mm è il minimo sindacale per avere sufficiente distanza di lavoro per non spaventare i soggetti e anche per non incastrarsi con eventuali gambe di cavalletti fra frasche, radici e rami (e ortiche...). Nella sua Guida alla Macrofotografia, John Shaw scriveva: provate a fotografare un dettaglio di una ragnatela con la rugiada con un 50mm macro e vi ritroverete una ragnatela appiccicata al vostro obiettivo. Forse esagerava ma l'idea è quella. Il 50mm, naturalmente a mio personale parere, come obiettivo macro da' il meglio di sè nelle riproduzione, nello still life, nelle foto di food, insomma in contesti dove lo spazio e le luci vengono gestite e controllate dal fotografo. In questi casi è un'ottica stupefacente, in mani accorte va benissimo anche sul campo per soggetti come i fiori, che non si muovono troppo. I recenti articoli di Max Aquila su Nikonland illustrano molto bene tutte queste qualità del 50mm. Com'è questo Nikon 105mm f2.8 MC? Un obiettivo più che versatile. Come dimostra la pioggia di foto nell'anteprima di Nikonland, questo obiettivo non è solo un macro. E' un 105mm in grado di fare mille cose in modo eccellente: ritratto, scorci, still life, lavora magnificamente a tutta apertura con sfuocati molto belli e senza aberrazioni. Può fare tantissime cose e farle tutte bene. Altri scriveranno approfonditamente di questi aspetti, e ne descriveranno in maggior dettaglio le specifiche costruttive. In questo articolo mi dedico ad una sola di queste mille sfaccettature: la macro naturalistica dove si ritraggono soggetti attivi nel loro ambiente. Prima qualche numero, ma pochi. La distanza di messa a fuoco minima è 29cm (erano 31 per il vecchio 105mm VR G) per cui a 1:1 la focale effettiva è 72,5mm. Non ho fatto test per ogni singola distanza ma è plausibile che nel raggio di rapporti di riproduzione tra 1:1 e 1:2 la focale effettiva stia tra appunto i 72-73 mm e qualcosa più di 80mm. La distanza di lavoro (senza paraluce) a 1.1 è di 13cm. La riduzione della focale effettiva è ormai una caratteristica insita nella progettazione di tutti i tele macro IF che arrivano ad 1.1, di qualsiasi marca. L'unico obiettivo macro per così dire moderno che non riduce la focale è il 100mm Zeiss, che però arriva solo ad 1:2, allungandosi. Non si può avere tutto. Impressioni d'uso nella macro sul campo. Pur essendo più grande del vecchio micro-nikkor 105mm f2.8 VR G, pesa meno, merito dei nuovi materiali con cui è costruito. Montato sulla Z6 (con basetta tipo smallrig) sta in mano molto bene e a me non stanca nemmeno a mano libera. In sè l'Af è rapido e silenzioso e fotocamera permettendo, preciso. Il vecchio e il nuovo a confronto. La messa a fuoco manuale è focus by wire ,come negli altri macro di recente progettazione, per cui la finestrella che mostra le distanze è grandemente apprezzata se si deve prefocheggiare. Nella messa a fuoco manuale la ghiera offre la giusta resistenza ed è abbastanza reattiva, efficace anche "preventivamente" per tutte quelle volte in cui la Z6, credendosi Buzz Lightjear, parte verso l'infinito ed oltre. Da questo punto di vista è di grandissima utilità il selettore delle distanza di messa a fuoco, tramite il qualei si può selezionare il range 50-29cm che è quello dove trova la sua prevalente ragion d'essere un 105 macro... in macro. Perchè un serpente, un ramarro "interi" si possono fotografare più facilmente e con sfondi migliori con un 300mm f4, è per animali più piccoli o per i dettagli di quelli più grandi che ci vuole un vero macro. Per questo ritratto ci vuole un macro. Naturalmente, se il soggetto è inanimato o immobile come un fiore, molti problemi non si pongono ed un 105mm (ma anche un 50mm) si comporta in modo più che egregio su qualsiasi soggetto. La stabilizzazione combinata obiettivo-fotocamera è ottima, mi ha permesso di fotografare a mano libera anche a rapporti vicini ad 1:1! Le foto sono state scattate tutte a mano libera con la Z6, la maggioranza in luce naturale, per qualcuna ho usato l'SB400 come flash di schiarita. Come ho scritto, 105mm (alle brevi distanze in realtà qualcosa meno), per gli animali "svegli" in natura, sono il minimo sindacale, nella macro sul campo, occorre un po' di accortezza in più che con dei tele macro da 180-200mm, sia per evitare che i soggetti fuggano che nel selezionare lo sfondo. Più corta è la focale più impegnativo diventa anche portarsi all'altezza del soggetto, non proiettare la propria ombra, e così via, ma se c'è il "manico" la cosa non è affatto impossibile. Occorre un po' più di attenzione nel selezionare lo sfondo, specie se il soggetto è grande. Vi invito a guardare anche, ad esempio di quanto si possa ottenere, le foto nell'Anteprima ai due obiettivi MC. Sotto questo aspetto, lo ripeto, la stabilizzazione efficace è un vantaggio incredibile, una cosa è muoversi tra le frasche trascinando un cavalletto ed un altra è essere liberi nei movimenti. L'ho apprezzato grandemente. Una macro-rivoluzione. Qualità di immagine. In breve, eccellente. Oltre alla nitidezza (che è veramente ottima) imprescindibile in un macro, è un insieme di più aspetti che secondo me contribuiscono a farne un obiettivo ...spaziale, come ho scritto una volta. Qualità dello sfuocato, resa dei colori, assenza di aberrazioni fanno sì che l'immagine che si ottiene sia qualcosa di speciale. Bombus terrestris, nitidezza, colori e sfuocato... A proposito di nitidezza, ecco una Xylocopa violacea, il Bud Spencer delle Api (confrontare col Bombo sopra), non proprio bellissima, ma non aggressiva ... però il pungiglione ce l'ha. Se guardate il crop 100%, oltre alla tridimensionalità della corazza chitinosa (i pori sulla testa), vedrete me stesso ritratto alla base dell'attaccatura dell'ala, in alto a sinistra, il mio amico Gianni, il sole e il cielo nuvoloso. Tridimensionalità percepita incredibile: Questa Platycnemis pennipes "esce" letteralmente dallo sfondo. Perche vi faccio vedere la povera Ischnura morta appesa ad una ragnatela? Perchè al 100% si vede il filo con zero aberrazioni! Rispetto ad altre soluzioni per la macro? Le differenze operative tra un vero macro e soluzioni alternative come i tubi e le lenti addizionali sono molteplici: da quelle più banali quale il fatto che con un obiettivo macro si ha la continuità di messa fuoco da infinito ad 1:1, mentre sia con tubi che con lenti si hanno range di ingrandimento più limitati, per non parlare del montaggio, smontaggio ecc. Le differenze qualitative ci sono sempre, a favore del 105mm, quanto sia grande il divario dipende fortemente dal contesto: nella foto ravvicinata a diaframmi chiusi (almeno f11) le differenze fra le due soluzioni possono essere più o meno sottili, specie se si usa una lente poco potente, ma ci sono comunque. La differenza maggiore è che un tele zoom con lente addizionale anche di ottima qualità funziona bene solo chiudendo di almeno due o tre diaframmi, alle maggiori aperture la resa è molto penalizzata da una perdita di nitidezza e comparsa di aberrazioni. E comunque ai bordi cede sempre. Insomma, le lenti fan perdere nitidezza (poca o tanta dipende) ed i tubi sottraggono diaframmi (ed ogni tanto creano qualche piccola aberrazione). Ortethrum brunneum, fotografato con il 105mm e con il 24-200 Z + lente addizionale SIGMA AML 01-72 (2 diottrie), in entrambi i casi a f11 e 1/640s: Confronto al 100%: Il 105 MC è più nitido, ma direi che il 24-200mm è impressionante per essere un superzoom. Volucella zonaria, sembra una vespa ma è una mosca, anzi è un moscerino, ma gigante. Fotografata con il 105mm Fotografata con il 300mm f4 Pf + Lente addizionale SIGMA AML 01-72 (2 diottrie). Confronto al 100% (cliccare per aprire...) Aprendo i crop si vede una notevole differenza di resa fra i due. Il 105 MC è invece eccellente a tutti i diaframmi, per cui se si vogliono fare delle foto di effetto a maggiori aperture è possibile, con le altre soluzioni no. Questa performance lo distingue anche dal 105mm suo predecessore, che aveva una resa più "a campana" con un picco verso i diaframmi centrali, ma meno performante a diaframmi più aperti. Ortethrum brunneum, 105mm f2.8 MC, fuoco selettivo sugli occhi. Platycnemis pennipes, 105mm f2.8 MC, sfuocato da favola. E poi il 105 MC permette eccellenti scatti a 1:1, come questo piccolissimo Tettigonide il cui corpo è meno lungo di 1 cm: Il crop al 100%. Impossibili da ottenere con zoom e lente addizionale, se non con lenti molto potenti e quindi ancora maggior perdita di qualità. Conclusione: il 105mm f2.8 MC si è visto che è un obiettivo dalla grandissima versatilità utilizzabile egregiamente in diversi generi fotografici senza perdita di qualità. E' un vero macro, ma non è solo un macro, è anche un (ottimo) macro. Nella macro naturalistica sul campo il 105mm f2.8 MC si rivela un grande obiettivo: le sue prerogative di nitidezza eccellente, di morbidezza dello sfuocato e di assenza di aberrazioni, unite alla stabilizzazione efficace anche alle brevi distanze lo contraddistinguono e ne fanno un'ottica di eccellenza (come lo è il 50mm f2.8 MC che è della "stessa pasta", ma nasce per usi un po' diversi) . Mauro Maratta mi ha gentilmente prestato il suo 105mm f2.8 MC per questo test. (c) Silvio Renesto per Nikonland.
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  16. NonPlusUltra è il teleobiettivo top-end del catalogo Nikon, questo AF-S Nikkor 800mm f/5,6 presentato nel 2013, classificato E (a diaframma elettromagnetico) FL (dotato di due elementi alla fluorite che oltre ai vantaggi ottici abbassano drasticamente il peso del fruppo lenti) ED (tre elementi a bassa dispersione) VR (dichiarato utile ad abbassare di 4,5 stop il punto di sicurezza contro il mosso negli scatti...a mano libera) 4590 grammi di peso, schema ottico 20/13, diaframma a 9 lamelle, dimensioni (senza paraluce che misura altri 18cm) 46cm per 17,1 di larghezza, 3 gradi di angolo di campo (oppure 2,30 con l'aggiuntivo dedicato 1,25x che lo porta a 1000mm di focale) cassetto portafiltri da 52mm di diametro, distanza minima di maf: 5,90metri. MTF da slogatura alla mandibola Un regalo che Nital ha fatto a Nikonland nel consentircene la visione e la prova, approfittando di un periodo morto della stagione sportiva per la quale questo esemplare va in giro per piste ed autodromi, ma sopratutto un regalo personale a me, che raggiungo con la recensione di questo teleobiettivo da sogno, la mia personale Quota100 di articoli scritti per Nikonland 2.0 Nei giorni nei quali ne ho avuto disponibilità ho prodotto con esso più di 20mila scatti, alcuni dei quali, selezionati, trovate nella seguente galleria Non Plus Ultra non solamente per il prezzo di listino (solo il paraluce HK38 costa, come ricambio, mille euro) compreso nel quale troviamo però anche il classico bauletto in alluminio Nikon con l'interno preformato per l'obiettivo e con lo sportellino per gli accessori (tracolle, staffa sostitutiva dedicata ad un monopiede) tra i quali anche il comodissimo e funzionale moltiplicatore dedicato Nikon TC 800-1,25x con il quale si arriva ad una focale equivalente da 100mm f/7,1 (inferiore quindi ad uno stop intero) ma con un peso totale, tra obiettivo più bauletto ed accessori che supera i tredici chili, quindi utile per un trasporto passivo, negli spostamenti, ma necessariamente da sostituire per un uso da campo, come ho fatto io, utilizzando un eccellente zaino Lowe Pro AW600, specifico per teleobiettivi simili, fino a...600mm, che ho adattato facilmente per alloggiare questo gigante ottico Nikon. Notare come la maniglia da trasporto orizzontale sia decentrata a compensare il peso della testa dell'ottica in esso contenuta. Per dare il senso delle proporzioni, ho fotografato questo 800/5,6 col suo bauletto, a fianco del mio recente acquisto, il Nikon 500/4, che certo non sfigura al confronto, ma certamente dà il senso di ciò di cui stiamo discorrendo: si tratta di un mega teleobiettivo, progettato e realizzato per non avere proprio nulla da desiderare oltre: non plus ultra, appunto... Particolare del cassetto filtri posteriore, per elementi da 52mm, standard Nikon Veduta della parte superiore, con la targhetta identificativa, completa del seriale e della pulsantiera laterale, alla sinistra dell'obiettivo con i comandi di selezione (dall'alto) della priorità tra AF e MF, il selettore di fuoco a due posizioni, con la limitazione da 10metri ad infinito, che ho utilizzato molto, (tanto portare tra 10 metri e la minima maf a 5,9m un soggetto utile sarebbe un'impresa) il selettore VR tra Off, Normal e active, posizione in cui è lasciato libero dal VR un asse di scorrimento, per consentire le foto in panning, quindi il selettore che demanda ai quattro pulsanti di memoria disposti sul barilotto dell'obiettivo, la scelta tra la funzione di blocco dell'AF oppure il richiamo della posizione di memoria AF, preimpostata con il pulsante apposito sulla dx del barilotto, o ancora, l'attivazione dell'AF, infine, il selettore dell'avviso acustico di dell'aggancio della posizione di memoria del pulsante precedente. In attesa del suo arrivo, per non sfigurare di fronte all'opportunita concessa, mi sono organizzato: oltre alla mia Z6 che in FX ha i suoi 24Mpx ho pensato che mi dovesse servire anche un corpo macchina DX, dalla densità pixel adeguata: in assenza di una mirrorless adeguata allo scopo ed in rispetto alle fotocamere per le quali questo obiettivo nel 2013 è stato prodotto...mi sono ricomprato una reflex D500, l'unica che possedesse le caratteristiche utili a non mortificare le prerogative di questo obiettivo, per robustezza, dinamica di scatto e buffer nonchè per la disponibilità di un battery grip ben strutturato, per gestire al meglio le inquadrature verticali Quindi, nonostante il sicuramente efficiente VR in dotazione, avendo escluso a priori di maneggiare un tele da 20k euro (e cinque kg) a mano, la sezione di supporto con cui utilizzarlo, che mi ha portato verso un treppiede Leofoto Mountain LN364C Pro, con base livellante da 15° di menisco e gimbal per ottenere il massimo in termini di rotazione su tutti gli assi necessari, in orizzontale come in verticale. Treppiede in carbonio da 160cm di altezza massima alla crociera, più la testa, capace di 35 kg di carico, tra gruppo fotocamera/obiettivo e...zavorra per quando serva e quando tira vento forte, con un obiettivo del genere a fare da vela, la zavorra serve sempre ! A questo scopo diventa fondamentale il gancio per fissare la zavorra alla base del piattello, sotto alla crociera del treppiede La domanda che si pone alla base della mia richiesta a Nital di poter utilizzare questo super tele, si basa sulla mia peculiare disposizione a fotografare sport e nello specifico sport a mare, dove la focale più estrema si rivela sempre insufficiente a soddisfare contemporaneamente una serie di esigenze: nitidezza (rispetto l'eccesso di UV), brillantezza cromatica (rispetto la preponderanza del blu), robustezza ed impermeabilizzazione, luminosità... anche a discapito (come in questo caso) della maneggevolezza. Ed in questo senso il Nikon AF-S 800/5,6E penso sia da definirsi il Non Plus Ultra: perchè fatta la tara al peso ed alla trasportabilità, ritengo sia l'estremizzazione del concetto alla base della serie dei supertele Nikon, questi di ultima generazione con cui questo 800mm inaugurò diaframma elettromagnetico e dotati di rivestimenti speciali dell'antiriflesso ai Nano Crystal e di lenti alla Fluorite: ogni elemento in questo obiettivo sembra improntato ad ottenere il massimo del rendimento nelle condizioni di ripresa a me più congeniali: a mare, in mezzo al velo della radiazione UV quando c'è luce, rispetto al muro del controluce diretto, col sole in inquadratura o nelle immediate circostanze, con la sospensione di acqua tra i vetri delle lenti ed il soggetto inquadrato, nell'esigenza di riuscire a valutare anche l'incarnato del surfista nel bagno di blu che lo circonda, veloce di luminosità nonostante la focale, veloce di AF per consentirmi di scattare in AF-C/sequenza + veloce possibile/ISO Auto con i tempi di otturazione più consoni al soggetto ed alle sue evoluzioni. Bene...grazie a Lightroom posso riscontrare che sui 20k scatti effettuati (6800 con D500 e 14k con Z6) ben 18500 sono stati scattati con tempi impostati tra 1/2000 ed 1/5000, con buona pace del VR Inoltre che ho utilizzato il moltiplicatore dedicato TC800-1.25 in quasi 4mila scatti dei quali la metà a 1000mm-eq con la Z6 e l'altra metà a 1500mm-eq con la D500 (alcuni dei quali parzializzandone il sensore a 1,3X, quindi ottenendo 1950mm-eq) Un esempio? La luna piena della sera dell'8 febbraio ripresa con la D500+TC800-1.25, prima a 1500mm eq e poi diminuendo di 1,3x il formato... a 1950mm eq Ed il traghetto GNV che subito dopo è passato là sotto, nella sua scia scattando a 1950mm 1/80" f/8 ISO 51200... poco mancando di inquadrare anche un macchinista di poppa a cui fare ciaociao da un miglio di distanza Non plus ultra... Sia quando le riprese siano facilitate dal punto di ripresa e dalle condizioni meteo e di luce sia quando meteo, luce e vento diventano nemici del fotografo dove ogni dettaglio concorre al risultato e niente può esser dato per scontato, per esperienza.... Tanto da preferire di perdere qualche immagine sotto raffiche di scirocco potenti da 25/30 m/s tenendo abbracciati obiettivo e treppiede , nonostante il concio di calcestruzzo utilizzato dentro al sacco ikea come zavorra. 🤣 Perchè non si può mai sapere...😎 Il primo impulso che ci guida, disponendo di un teleobiettivo simile, è certamente il desiderio di avvicinare in inquadratura soggetti lontani e di fotografare persone che non abbiano idea di essere inquadrate/inquadrabili così da vicino. Anche in questo senso il nostro 800/5,6 è impareggiabile: trovato il giusto punto di ripresa per dare idea di essere li per fare tutto ciò che anche gli altri stanno facendo (foto del posto e del panorama circostante) ecco che si realizzano immagini altrimenti impossibili mai ottenuto un primo piano così ravvicinato di Santa Rosalia, patrona di Palermo nè della spiaggia della tonnara sottostante Monte Pellegrino ed è sorprendente la sensazione di tridimensionalità di quest'obiettivo pur da distanze così imponenti i ragazzi seduti sotto alla statua erano ai margini della zona di minima maf... Lo schiacciamento estremo dei piani prospettici è la cifra dei teleobiettivi di queste lunghezze focali E questa è una delle pochissime foto realizzate a mano libera ad un edificio, il castello Utveggio, posto su Monte Pellegrino, che ho sempre usato da test per le foto con i teleobiettivi che si sono avvicendati nelle mie mani: certo mai così definito e dettagliato come con questo 800mm (f/20 t/2000 ISO 1400) definizione che si apprezza anche su soggetti vicini e a tutta apertura non solo in luce, ma anche in controluce, sull' incarnato e sui colori complementari in controluce pieno elevatissima la cura dei dettagli fuori fuoco determinata dal diaframma a nove lamelle il colore del soggetto ha sempre la prevalenza rispetto lo sfondo Altro impulso naturale, utilizzando un simile tele, è certamente quello di inquadrare specie volanti: non rientra tra le mie abitudini, quanto tra le mie ambizioni...non avendo mai avuto a disposizione ottiche adatte allo scopo. E' comunque un'impresa... e se ci ho tentato, sentendomi come il Barone Rosso, mitragliando le cornacchie con un affusto su cui c'era un pezzo da 1500mm è stato qui che mi è venuta un'idea, grazie al passaggio di alcuni ragazzi con moto da enduro ...e me ne sono andato a cercare altri. La caratteristica peculiare di questo supertele è di certo la sua duttilità per ogni genere fotografico, nonostante si possa pensare ottimizzato per le lunghe distanze... poi si comporta eminentemente bene, comunque tanto quanto bene, anche alle brevi e brevissime anche quando in inquadratura sia praticamente impossibile percepire cosa ci sia dentro nel complesso lui lavora come lo si è impostato, con qualsiasi corpo macchina gli stia dietro: che sia la D500, figlia delle reflex per cui è stato progettato, o la Z6 + FTZ con la quale probabilmente sono il primo fotografo Nikon ad averlo testato, o quantomeno uno dei pochi. Non ci sono controindicazioni, a parte il prezzo ed il peso e...la sensazione, quando lo si scappucci dalla copertura in neoprene che gli fa da tappo e si metta in posizione il paraluce in fibra da 18cm, di essere individuati ed osservati dalle persone circostanti, se ve ne siano, ma la sua capacità di piegarsi ad ogni genere, se il fotografo che lo curi abbia almeno un'oncia dell'entusiasmo con il quale me lo sono portato appresso per tre settimane, fa sì che i fortunati proprietari siano persone che lo hanno scelto proprio per questo: per che si tratta del Non Plus Ultra e chi lo compra lo sa già e si aspetta dal Nikon AF-S 800/5,6E FL, niente di meno di quello che nelle mie mani è stato capace di produrre. Il mio bilancio di 20806 scatti? Non ho mai trovato flare o ghosts in controluce Non ho mai riscontrato distorsione apparente Non ho avuto mai impuntamenti del motore SWM dell' AF, peraltro silenziosissimo Non ho riscontrato cali significativi di resa con il suo moltiplicatore dedicato Non ho avuto nessun problema di compatibilità con la mia Z6 e l'adattatore FTZ La prima conseguenza del suo utilizzo? ... Che sono corso a comprarmi un Nikon AF-S 500/4G del quale presto parlerò... Intanto rinnoviamo a Nital i nostri migliori ringraziamenti per questa e le altre opportunità concesse a Nikonland. Che speriamo di aver ricambiato parlando con le mie foto e con questo articolo di un grande (per qualità) teleobiettivo del quale fin qui si era letto e visto poco o nulla. Max Aquila photo (C) per Nikonland 2020
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  17. Eccoli qua i due zoom Nikkor Z superwide che costituiscono il sogno nel cassetto degli appassionati cultori di queste estreme focali grandangolari. Il 14-30/4 commercializzato ad aprile-maggio 2019 e da me recensito subito prima, in anteprima europea il più luminoso 14-24/2,8 reclamato, atteso ed auspicato, commercializzato in questo mese di Novembre, appena recensito si pongono entrambi sul listino Nikon Z a livelli ben differenti, indipendentemente dall'attuale sconto in cassa per il 14-30/4, senza il quale comunque, il rapporto di prezzo starebbe sempre 1 a 2 e sappiamo quanto una collocazione commerciale possa influenzare la diffusione di un prodotto, nato per soddisfare determinate esigenze. Adesso che coesistono sul catalogo dei prodotti, vediamo in cosa le differenze tra i due zoom possano determinarne l'acquisto, dato che si trovano in un certo senso a competere fatte salve le differenze più banali: come la diversa gamma di focali (banale? sicuro?!), la differente luminosità (banale? davvero?!), la relativamente poca differenza dimensionale (ma è realmente poca ?!), la diversa costruzione e dotazione di ghiere e pulsanti (...?!) e last but not least...il differente prezzo. (e qui non c'è da aprire parentesi... ops, scusate...!) All'interno di questa analisi rientra anche un'altro elemento non poco importante: la dotazione attuale di fotocamere a baionetta Z, molto simili dal punto di vista materiale tra di loro, per cui, con la sola eccezione della spigliata piccolina DX la Nikon Z50, le altre (Z7/6/5/6ii/7ii) sono praticamente costruite sul medesimo chassis e questo elemento può giocare a sua volta a favore dei potenziali abbinamenti ottica/fotocamera. L'elemento psicologico condiziona non poco: il titolo dell'articolo sul 14-24/2,8 parla chiaro: molti appassionati amano sentirsi "completi" di tutte le focali (sia che le utilizzino o meno) che si rifacciano ad una serie specifica di ottiche, funzione quasi sempre delle luminosità massima relativa. Ecco perchè ho titolato che la triade si completa col 14-24/2,8 rispetto gli altri due zoom che idealmente gli vengono...abbinati (attrinati?) ossia il primo a uscire sul mercato, il 24-70/2,8 e il recentissimo 70-200/2,8 insieme ai quali il fortunato possessore della triade, si troverebbe al sicuro da ogni manchevolezza tra 14mm e 200mm con un immobilizzo in termini di prezzo attuale che sfiora gli Ottomila, fotocamera a parte. Ora, tenendo conto che manca da un anno e mezzo quel Nikkor Z 70-200/4 che darebbe ristoro finanziario a chi non possa acquistare il più luminoso, per completare anche la seconda triade, quella f/4, che vedrebbe coinvolti il 14-30 ed il 24-70 già da tempo sul mercato, l'effetto psicologico della seconda triade darebbe pace a chi nel frattempo si agita per capire cosa debba acquistare per risolvere i suoi buchi di focale (si, li chiamano così), ma darebbe una gran mano a Nikon perchè come per i marchi concorrenti si formerebbero due livelli censuali di utenti, quelli da vorrei-ma-non-posso e quelli non-plus-ultra. Conosco da tempo molti appassionati, fedelmente appartenenti a queste classi di pensiero, che non si sognano per nulla di effettuare dei transiti anche temporanei in quella che considerano (entrambi i gruppi) un'altra marca di attrezzature, democraticamente. Come i cittadini e non cittadini al tempo della Roma dei Cesari. So di apparire per ognuna di queste classi di pensiero un pericoloso sovversivo, quando mi permetto di consigliar loro l'acquisto di ciò che reputo faccia al ... loro caso; certe volte invece che sgomento mi dimostrano disprezzo o si offendono addirittura, come se in qualche modo li condannassi ad una deminutio capitis (in caso di passaggio a luminosità inferiore) oppure gli stessi consigliando di compiere un sacrilegio (nel caso opposto di...upgrade) Motivazioni personali e psicologiche a parte, che spero possano avervi divertito, senza l'idea del freddino che forse vi sta correndo lungo la spina dorsale, nel caso vi sentiate sgamati, in questa sede vorrei parlare di quelle che a mio avviso sento essere differenze sostanziali tra i due zoom in questione, nella speranza di fornire anche valido aiuto a chi davvero si trovi in una situazione di scelta d'acquisto o, peggio, di sostituzione, nel caso in cui sia già possessore del primo dei due zoom ad essere stato commercializzato. Comincio dal fatto che seppur usato solo per poco meno di tre settimane, ho appena posato il 14-24/2,8 con il quale in questo lasso di tempo (ed in queste condizioni attuali di distanziamento sociale) ho scattato davvero una gran quantità di foto, paragonabile a quella scattata in un anno e mezzo col MIO 14-30, che ha dovuto cedere il passo, di volta in volta a nuovi obiettivi che facevano capolino e che grazie alla preziosa collaborazione di Nital sono riuscito ad utilizzare testandoli, in molti casi poi anche acquistandone per me. E' infatti questo un periodo molto fecondo di offerte in questo ambito e per chi, come noi della Redazione di Nikonland, trasuda passione per la fotografia e le attrezzature che ne consentono la pratica, è sempre come aprire la stanza dell'albero di Natale la mattina del 25 dicembre. Partiamo dalle impressioni: appena ho cominciato ad utilizzare il 14-24/2,8 mi ci sono subito ritrovato, con l'ennesimo rappresentante di casa Z che mette a suo agio l'utilizzatore, senza causare mal di mare in inquadratura che altri superwide in passato mi hanno procurato, nonostante i 114° di campo inquadrato dalla focale più corta. La seconda impressione è stata, riguardando a monitor i file scattati e poi anche al pc, che a differenza del 14-30 che mantiene una coerenza media per tutto l'arco delle focali possedute, questo 14-24 invece si comporta da purosangue, facendo preferire focali e...diaframmi di utilizzo sui soggetti che andavo inquadrando. Un esempio? Essendo impossibile paragonare i due zoom a tutta apertura, lo faccio a f/4, che è TA per il 14-30 ma il secondo stop per il più luminoso 14-24: Due Arance fuoco sulla prima: 14-24 @ 14mm f/4 14-30 @ 14mm f/4 fuoco sulla seconda: 14-24 @ 20mm f/4 14-30 @ 20mm f/4 la distanza minima di messa a fuoco per entrambi gli zoom è a 28cm dal piano focale, ma noto come nel più luminoso, quando si mettano a fuoco soggetti prossimi alla minima maf, cambia radicalmente la resa dello sfuocato (e la sua gradevolezza) sugli elementi più lontani da questo piano, rispetto al 14-30 il quale, a mio avviso, si comporta in maniera più docile. La situazione già cambia (nelle foto in cui metto a fuoco la seconda arancia) appena si sposti più in avanti il piano di messa a fuoco, cambiando anche la focale. Una controprova? Stessa foto di prima ma con il 14-24 a TA, quel diaframma che il 14-30 ...proprio non ha 14-24 @ 20mm f/2,8 dove la situazione non migliora di certo, (difficilmente le migliori prestazioni di un wide possono essere allocate a TA) Le cose cambiano radicalmente progredendo con focale e diaframma, come in questo scatto col 14-24 a 24mm ed f/5,6 ed anche in situazioni opposte, in controluce diretto ed insidiosamente filtrato dai rami, stavolta entrambi gli zoom ad f/11 14-24 a 14mm f/11 14-30 a 14mm f/11 Mi sono fatto l'idea che questo 14-24 sia un obiettivo da saper gestire di volta in volta per ottenere sempre il miglior risultato, meno facile quindi del 14-30 da utilizzare per fotografia allround, ma più indicato per stare nelle mani di chi sappia come fargli esprimere il massimo delle sue potenzialità. Che si manifestano immediatamente nella straordinaria compattezza e peso che i progettisti Nikon sono riusciti a conferirgli, tanto da consentirne un utilizzo a mano libera (nel lavoro combinato del suo VR con quello della fotocamera) quasi ai limiti dell'incredibile, come si vede da questo file, scattato appunto a mano libera con il 14-24 a 1/3" ISO100 f/2,8 ed il suo crop assolutamente sovrapponibili alla stessa immagine scattata col 14-30 ad f/4 e t/50 ISO 1600 Ancora ad f/4 il 14-24 ed il 14-30 Nitidezza maggiore sul piano di messa a fuoco per il 14-24, alla minima maf, ma sfuocato più impastato che per il 14-30, nelle condizioni suddette Tutto si riequilibra per entrambi gli zoom nella stessa immagine scattata ad f/8 14-24 f/8 14-30 f/8 Se il piano di messa a fuoco invece si trovi a distanza non eccessiva dallo sfondo e la distanza di ripresa sia ben maggiore di quella minima, non trovo più nulla da obiettare: 14-24 @ 14mm f/4 14-30 @ 14mm f/4 anzi noto una (inevitabile) maggior nitidezza del più raffinato dei due zoom su tutti i piani intermedi Ovviamente nessun rilievo, quando la ripresa sia piatta e non si ponga alcun motivo di valutazione di omogeneità nello sfuocato: e non ci aspetteremmo nulla di diverso, anche in condizioni di luminosità bassissime, come quelle di queste immagini, scattate a 24mm t/50 f/4 attorno ad ISO 7200, rispettivamente con 14-24 14-30 Affascinanti gli scorci da lunga distanza con entrambi gli zoom, anche a queste ampie aperture, che non ci si aspetta così ...risolventi 14-24 @14mm f/4 14-30 @14mm f/4 In buona sostanza, da cosa si distinguono questi due zoom nel fotografare, per potersi dire destinati a una tipologia di fotografi, ad un genere fotografico, ad una condizione specifica di ripresa? Riprendendo l'elenco delle banalità di apertura, analizzandole compiutamente, se dovessimo considerare ininfluente la differenza di gamma focale tra un 14-24/2,8 ed un 14-30/4, faremmo sicuramente torto ad una delle più vaste categorie, come i fotografi che prediligono il reportage, lo street (oggi inteso come genere), il ritratto ambientato, un certo tipo di fotografia di cerimonia non professionale (gli scatti al matrimonio dell'amico che desidera le nostre foto)... Tutte evenienze dove non è fondamentale avere un diaframma in più di luce, specie oggi con sensori che interagiscono in ISO Auto da sensibilità basse a quelle un tempo innominabili! Invece e nello stesso ambito, un fotografo di professione che desidera evitare incroci pericolosi di grandangolari estremi con medi, rinuncia di buon grado sul wide ai 28mm che invece ritroverà, certamente più corretti e omogenei (specie nelle evenienze mostrate) sul suo secondo zoom, il 24-70/2,8, oppure sul suo fisso di riferimento per quel particolare soggetto, relegando il 14-24 al ruolo di obiettivo d'effetto, quando situazione di effetto si voglia creare. E per lui anche un terzo di stop assume un valore che per uno street reporter è pari a Quindi la differente luminosità determina un prezzo finale ben differente, ma che viene valutato ed acquistato da chi questo 14-24 se lo ripagherà con quello stop di luminosità che significherà dimezzare un valore ISO sotto le ingrate luci del podio di un palazzetto dello sport o di una foto di un gruppone di saggiste di danza, al buio di qualche sala convegni di una palestra. Le dimensioni di questi due zoom vi sembrano identiche? ebbene no: il 14-30/4 fa parte di quel gruppo di Nikkor Z dal barilotto retrattile, (come anche il 24-70/4, il 16-50dx ed il 24-50/4-6,3) caratteristica che gli fa guadagnare centimetri preziosi al momento di riporlo in borse, custodie o tasche addirittura, come mi è capitato di fare con la Z50 con la quale si riesce a compattare in spazi impensabili per un superwide zoom. E con la quale si trasforma in un 21-45mm-eq altrettanto interessante che nelle sue misure originarie su sensore FX, andando a sostituire lo zoom standard per l'unica (ancora) Nikon Z DX, con evidenti pregi in termini di maggiore disponibilità di focali in basso e di luminosità a TA: il 14-30/4 è quindi nel panorama Z un obiettivo molto eclettico anche per queste sue caratteristiche meccaniche. La dotazione di ghiere, funzioni programmabili e pulsanti sul 14-24/2,8 rende questo zoom uno strumento prezioso di valutazione dei dati dell'esposizione, col display LCD dal quale finalmente si torna a poter conoscere con precisione la focale alla quale si stia scattando, oppure dare un fuggente sguardo alla scala di profondità di campo con quel diaframma in uso ed a quella distanza dal soggetto, che da decenni, in era autofocus, gli zoom non ci consentivano più di fare. Il pulsante funzione aggiuntivo sul quale per esempio collocare al posto della memoria AE magari il cambio di formato sensore o quant'altro ci piaccia avere a disposizione sul barilotto dello zoom. La terza ghiera funzione, su cui poter alternare ad esempio la regolazione in continuo del diaframma (silenziosamente, prezioso per i videomaker) o la correzione dell'esposizione, o quale altra funzione programmabile ci torni utile avere a disposizione della mano sx, sono elementi differenzianti formidabili, che insieme agli altri vanno a definire classe di appartenenza e di prezzo: quindi anche i destinatari di questo obiettivo di classe professionale. Che non stabiliranno più, dopo questo articolo, di acquistare solo in funzione della consistenza del conto in banca, ma dopo un'analisi ragionata di tutti gli elementi che concorrano a definirsi inclini all'uno o all'altro di questi due spettacolosi widezoom Nikon Z. Io per esempio non venderò il mio 14-30/4 perchè ho nel frattempo acquistato il mio wide fisso d'elezione, il Nikkor Z 20/1,8 che assomma al 14-30/4 le motivazioni di pregi ulteriori i quali, insieme, li rendono due obiettivi del tutto differenti. Nessuno pensi che l'acquisto dello zoom più costoso gli renderà più facile l'accesso al mondo dei superwide: per certi versi il 14-24 è uno stallone da domare, mentre il 14-30 è il cavallo da maneggio, disponibile ad ogni prova, ma cosciente delle sue potenzialità... Distorsione, aberrazioni cromatiche, esposizione, contrasto, temperatura colore, sono tutti elementi che oggi, se non vengono direttamente gestiti on camera dall'interazione tra fotocamera e sw di sviluppo, possono e debbono essere oggetto di variazione in postproduzione: normalmente basta premere il pulsante Automatico del software di PP. Di seguito a questo mio articolo, una piccola galleria di immagini scattate con i due obiettivi: a parte quelle che conoscete già, pubblicate su Nikonland, vorrei proprio sapere se riusciate a distinguere con quale dei due zoom siano state scattate. A riprova del fatto che un'obiettivo è solo uno strumento per realizzare un'immagine: pensata dal fotografo. Max Aquila photo (C) per Nikonland 20...duevolte
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  18. Come organizzare un viaggio fotografico. Orso Bruno europeo - Finlandia, 18/7/2014 - D4 su 500/4 AFS-VR, 1/640 f4 2000ISO A me viaggiare piace un sacco, per vedere posti nuovi ma soprattutto per fotografare. Ma non mi piace per nulla farlo in gruppi numerosi, voglio essere flessibile e dinamico nell’affrontare le situazioni e nello sfruttare le opportunità che si presentano. Niente di più frustrante per un fotografo, credo, vedere situazioni bellissime ma solo con una luce pessima perché il viaggio è organizzato, invece che intorno alla luce, in base agli orari dei pasti dell’hotel dove si è a pensione completa! Oppure smettere di fotografare troppo presto, per la pressione del gruppo che vuole spostarsi per rispettare la timetable! In ogni caso, poiché lavoro per vivere e viaggio durante le vacanze, che pago da me, ho necessità di essere concreto nel predisporre viaggi “possibili” in relazione alla probabilità di raggiungere l’obbiettivo fotografico definito. Per questo, negli anni, ho accumulato una significativa esperienza nel viaggio fotografico fai da te, che con questo articolo voglio condividere con voi. Mi riferisco, nello specifico, non al week-end in una delle innumerevoli splendide mete turistiche che costellano la nostra penisola ma a località più remote e complesse da gestire, anche logisticamente. Ovviamente, i consigli sulla logistica sono utili anche a chi decide di aggregarsi ad un workshop. Il tipo di viaggio. Io considero, nella mia vita e conseguentemente in questo articolo, tre tipologie distinte di viaggio. Le vacanze “con famiglia o amici”, dove normalmente non porto la macchina fotografica. Le foto ricordo le faccio con il cellulare, che sta in tasca, è sempre carico e basta allo scopo. Questo tipo di viaggio… Non è il viaggio che tratterò in questo articolo, facile. No? Quello parzialmente fotografico, cioè quello che faccio con mia moglie e mia figlia ma nel quale voglio anche fotografare. Ovviamente intendo non loro che mi sorridono con dietro un bel paesaggio. Oppure si, anche, ma non sono quelle le foto che intendo e, di fatto, neppure questo è il tipo di viaggio che tratterò in questo articolo. In ogni caso, nei viaggi di questo genere, ho ormai bandito la fotografia naturalistica, limitandomi da tempo a paesaggi e reportage che reputo più compatibili con le esigenze complessive del gruppo. L’ avventura fotografica, dove tutto ruota intorno alla fotografia, dove vado senza la famiglia. Perché voglio concentrarmi sulla fotografia, sulle mie fotografie. Inoltre questo mi consente di andare in luoghi particolarmente inospitali, ma dove trovare soggetti particolari o comunque da noi molto difficili se non impossibili da fotografare. Ecco, questo sarà il centro dell’articolo. Ghiandaia siberiana, in un bosco raggiunto in motoslitta - Lapponia, 3/2/2017 - D5 su 500/4 AFS-VR, 1/1000 f5.6 2500ISO Ma perché? Questo, per me, è un punto importante. In molti me lo chiedono. Perché viaggiare così? Per me la risposta è questa: Perché la fotografia è parte di me, un me che vuole esistere. Ma che non può esistere in competizione con il resto di me, la famiglia, il lavoro. E quindi devo dargli un suo spazio, privato. L’ho capito tanti anni fa: se voglio sul serio fotografare devo concentrarmi su quello, escludendo il resto. Purtroppo, sono appassionato di fotografia naturalistica e questo aggiunge sfida a sfida, i miei soggetti non li posso trovare nel corso di una passeggiata tra Piazza del Duomo e Galleria Vittorio Emanuele, la domenica mattina prima del pranzo di famiglia. Così come, se voglio dare tempo di qualità alla mia famiglia, non posso farlo pensando a composizioni ed inquadrature, tantomeno stando ore appostato ad aspettare che succeda qualcosa in caccia fotografica. Quindi, nel tempo, la cosa più funzionale per me è stata separare i due ambiti. Non necessariamente la soluzione per tutti, ma credo che per tutti i fotografi sia estremamente utile, se non necessario, trovare il tempo in cui togliere tutto il resto e mettere al centro la fotografia. Cosa – Dove – Quando - Come. Sembra la cosa più facile, quasi ovvia. Ma non necessariamente lo è, in particolare per gli appassionati di fotografia naturalistica come me. Anche se, a volte, il primo passo è facile, basta che qualcuno abbia l’idea base, come a me è successo anni fa quando Fabrizio mi ha detto “Andiamo a fotografare i Musk Ox?“. Musk Ox - Norvegia, 25/2/2016 - D4 su su 80-400AFS-VR@400mm - 1/500 f8 125ISO Ma poi resta da definire dove, quando, come - identificare cioè il modo per raggiungere l’obiettivo. Attenzione che cosa, insidiosamente, può nascondere parte di dove, quando, come. Non capirlo impedisce di fare il viaggio che si vorrebbe. Faccio un esempio. Da anni so che voglio, e ho deciso che devo farlo prima che sia troppo tardi, fotografare l’Orso Polare. Ci sono, sul mercato dei viaggi fotografici organizzati, opzioni logisticamente molto semplici, basta comprarle e sono pure quelle meno costose. Tutte promettono il risultato “garantito”, le virgolette sono comunque necessarie, nature-is-nature e nessuno può realmente garantire nulla. Ma io so che lo voglio fotografare sulla banchisa, nell’ambiente dove le sue qualità sono state definite ed affinate dall’evoluzione e non sulla costa nell’attesa, sempre più lunga, che il mare ghiacci. Quindi, cosa del mio sogno non è solo l’Orso Polare, ma indissolubilmente l’Orso Polare nell’ambiente e con il clima estremo per il quale e nel quale quella specie è diventata quello che è. Per questo ancora non l’ho fatto ed è per me ancora un sogno. Per tornare sulla terra, quindi parlare di quello che ho fatto e non di quello che sogno di fare, fotografare il Musk Ox nel suo ambiente ha significato fare un bel po’ di ricerche su internet, per trovare la zona – il centro della Norvegia nel mio caso. Ma questo non basta, bisogna capire quando e come. Il momento giusto che abbiamo identificato era fine febbraio, perché volevamo le tempeste di neve, non ci bastava l’inverno norvegese. Anche a scapito di avere giornate ben più corte di quelle che ci sono a marzo inoltrato. Norvegia, 21/2/2016 - D810 su 16-35/4@24, 1/40 f11 64ISO Capito che il territorio era molto vasto, e pur essendo noi abbastanza esperti di animali e di montagna, abbiamo risolto il come cercando e trovando una guida locale, che abbiamo ingaggiato per aiutarci a trovare e raggiungere gli animali. Cosa che abbiamo fatto, insieme il primo giorno e poi da soli una volta localizzata la zona. Ma allo stesso tempo abbiamo prenotato una buona seppur economica sistemazione in fondovalle in modo da poter riposare bene tra un giorno e l'altro. I miei 4 compagni di viaggio, avanzano ognuno al suo passo, schiacciati dallo zaino. Molto, molto lontani 2 gruppi di Musk Ox - Norvegia, 24/2/2016 - D4 su 70-200/4@100, 1/200 f8 140ISO Strategia, questa, che consente anche di approfondire gli aspetti naturalistici, integrando quanto già noto con le informazioni e direttive dell’esperto locale. Consente, inoltre, di farsi consigliare per bene in relazione all’abbigliamento ed, in questo caso dove fotografare implicava lunghe ore di marcia per raggiungere i soggetti, anche quale stato di allenamento fisico sarebbe stato necessario e quale attrezzatura per affrontare le variabili condizioni climatiche. Fabrizio in salita verso i Musk Ox, guidato dal GPS in meno di 20 metri di visibilità - Norvegia, 25/2/2016 - D4 su 80-400AFS-VR@240mm, 1/800 f5.6 100ISO Internet ha ristretto il mondo, perché tutto questo l’ho ovviamente fatto dal soggiorno di casa, cercando e scambiando e-mail con i contatti che via via andavo trovando. Questo approccio lo adotto anche per viaggi molto più semplici. A fine 2018 ho fatto 5 giorni ad Istanbul, ovviamente autogestito. Per il primo giorno ho fissato, già dall’Italia e semplicemente via WhatsApp, una guida, con l’obiettivo di farci fare una bella passeggiata a vedere la città, fuori dai soliti percorsi turistici. Guida che ho trovato con passaparola dopo che la prima che avevo contattato mi ha detto di non avere disponibilità. Stessa cosa per gli ultimi due viaggi in Lapponia, in inverno, a fotografare le aquile. È evidente che questi animali non si possono fotografare semplicemente andando in giro ma che occorre appostarsi in capanno, capanno che deve essere ben posizionato in relazione alla luce e con un’organizzazione professionale che consenta di massimizzare le possibilità fotografiche. O per fotografare gli orsi. D'estate quella zona si raggiunge a piedi, ma eravamo li in primavera per fotografarli appena usciti dal letargo mentre muovono i primi passi con ancora la neve a terra. Nico con Kari sul Quad cingolato, Fabrizio vicino al capanno per gli orsi - Finlandia, 21/4/2013 - D800 su 16-35/4@16, 1/400 f6.3 100ISO Orso bruno europeo - Finlandia, 22/4/2013 - D800 su 70-200/4@200, 1/200 f4 1400ISO In questa fase si definiscono anche altri aspetti molto importanti per la logistica. Come capire quale automobile è opportuno prendere a noleggio (un 4x4 o una utilitaria) e se mezzi meno convenzionali possono essere la soluzione migliore. Ad esempio, nel giugno 2011 sono andato in Islanda. L’obiettivo principale era fotografare paesaggi ma data la lunghezza del giorno, a quelle latitudini ed in quella stagione, ho capito che sarebbe stato difficile essere sistematicamente sul campo nei momenti di luce buona dormendo in guesthouse o B&B ed evitando di massacrarsi non dormendo praticamente mai. Quindi ho noleggiato un camper! Fotografavo al mattino molto presto ed alla sera molto tardi e quando rientravo avevo sempre pronto qualcosa di caldo da bere, prima di fare un bel pisolino! Islanda, 6/6/2011 - D700 su 24-85AFS@24, 1/60 f14 200ISO Il tramonto arrossa le nuvole, (ore 0:58) - Islanda, 7/6/2011 - D700 su 70-300AFS-VR@110, 0,5' f16 100ISO Puffin (ore 23:33) - Islanda, 5/6/2011 - D700 su 500/4AFS-VR+TC14, 1/640 f5.6 1600ISO Insomma, il punto chiave è immaginare cosa si vuol fotografare e trovare le soluzioni per mettersi nelle migliori condizioni per farlo. Quali foto? Internet ci da un ulteriore aiuto, ci consente di farci un’idea, più o meno dettagliata, di cosa troveremo, come ambientazioni, soggetti e quant’altro. Di solito io faccio un bel po’ di ricerche su Istagram o Pinterest, su altri siti di fotografia o banalmente su Google Earth. Integro cercando se ci sono fotografi che organizzano Workshop e che fotografie usano per pubblicizzarli e cerco di capire, incrociando le informazioni, cosa mi aspetta, quali sono le opportunità e cosa cercare. Il tutto finalizzato ad immaginare le fotografie che potrò fare e pormi nella situazione migliore, una volta sul campo, per farle. Ma il meglio del meglio, qui, sono i libri fotografici. Nel mio caso i Musk Ox vengono dritti dritti dall’opera di Vincent Munier. In ogni caso, capire quali foto si vogliono fare consolida e definisce il periodo dell'anno nel quale fare il nostro viaggio. Questa fase, sostanzialmente, chiude il primo cerchio perché conferma che l’idea è praticabile. Un orsetto a spasso con mamma - Finlandia, 16/7/2014 - D4 su 500/4AFS-VR, 1/500 f5.6 1600ISO Puffin che porta il pescato al nido per i piccoli - Islanda, 6/6/2011 - D700 su 500/4AFS-VR+TC14, 1/160 f5.6 800ISO Valutare il budget realmente necessario. Questo è spesso sottovalutato. Nel senso che tutti, volenti o nolenti, scartano viaggi evidentemente troppo costosi. Ma il mio punto è un altro. Fare queste cose in sicurezza e contemporaneamente massimizzando le possibilità di successo significa capire bene quello che serve, veramente, e verificare che si abbiano i fondi necessari a dotarsene. Un esempio? Canada, febbraio 2018. Per fotografare il gufo delle nevi occhi-negli-occhi come avevo pensato di fare devo stare fermo ad aspettare, a -20°C. Snowy Owl - Canada, 2/2/2018 - D5 su 500/4AFS-VR+TC14, 1/4000 f5.6 1000ISO Una volta sul campo ho capito che il modo migliore di sfruttare il sole appena sorto era sdraiarmi sul ghiaccio a pancia sotto ed appoggiare il 500 allo zaino, come fosse un beanbag. Ad esempio, aspettando... questo. Snowy Owl - Canada, 2/2/2018 - D5 su 500/4AFS-VR+TC14, 1/640 f5.6 200ISO Per farlo è indispensabile l’abbigliamento corretto. Che significa, se devi comprarlo, aggiungere al budget del viaggio circa 1.100€ tra piumino Himalayan di TNF, scarponi Glacier di Sorel, sopra pantaloni in goretex, calze tecniche, guanti doppi ecc. Questa la mia soluzione. Ne esistono altre ma nessuna è più economica a pari, adeguata, efficacia. Altri esempi? Uno che dovrebbe essere anche più semplice da capire, riguarda un punto non meno sottovalutato. Noi italiani siamo abituati all’assistenza sanitaria gratuita, o quasi, ma questa in parecchi paesi semplicemente non esiste. Occorre informarsi bene, capire quando è necessario acquistare una copertura assicurativa dedicata e comprarla. La propria salute ha un valore inestimabile, non solo quando pensiamo che una volta curati dovremmo potenzialmente pagare una fattura a 5-6 cifre, ma anche che in certi posti, semplicemente, senza una copertura assicurativa non si viene nemmeno ricoverati in ospedale o non si può essere trasportati, magari in elicottero, all’ospedale più vicino. Oppure possiamo parlare di attrezzatura fotografica: ha senso fare viaggi di questo genere, ed intendo sia costo sia sforzo organizzativo, senza disporre degli strumenti adeguati? Organizzazione, organizzazione, organizzazione. Se siamo arrivati fino a questo punto, nel mio modo di pensare, significa che abbiamo trovato qualcosa che ci fa battere il cuore e che è possibile organizzare. A questo punto la parte più difficile è fatta e resta “solo” un po’ di lavoro per definire tutti i dettagli rilevanti e prendere alcune precauzioni per evitare problemi. Sula Bassana - Shetland, 6/8/2016 - D4 su 500/4AFS-VR+TC14, 1/3200 f5.6 200ISO Di seguito alcune esperienze ed avvertenze, entrambe senza pretesa di completezza. Prenotazioni. Io tendo a fissare tutte le prenotazioni ragionevolmente necessarie prima di partire. Le sistemazioni le trovo prevalentemente su booking.com. I voli? Skyscanner.it o edreams.it o expedia.it, che spesso consentono di prenotare volo, auto e alcune sistemazioni. Se sono “fuori dal mondo” spesso il contatto trovato in loco è il tramite con il quale definire questi fondamentali aspetti. Parlavo prima di guide, ma sto ad esempio lavorando ad un viaggio in Namibia: sono in trattativa via email con un tour operator con sede a Windhoek. Speciale avvertenza per il volo: spesso prima si prenota e molto meno si spende! Documenti. Passaporto, permessi come visti o ESTA o ETA; Patente internazionale. Occorre informarsi per bene dei vincoli relativi ai paesi che vogliamo raggiungere ma anche a quelli che attraverseremo negli scali. Un esempio, sempre dal mio viaggio in Canada. Ho scelto, per convenienza economica, un volo Malpensa – Toronto con scalo a Newark, USA. Ma questo ha reso necessario non solo fare il permesso ETA per il Canada – Electronic Travel Authorization, del quale ovviamente sapevo - ma anche l’ESTA – Electronic System for Travel Authorization – per gli Stati Uniti, anche se non dovevo neppure uscire dall’aeroporto. Nonostante la mia prudenza, l’ho scoperto al momento dell’imbarco: come dicono da quelle parti: the wrong way! Il mio viaggio è sopravvissuto. Perché? Perché quando si viaggia bisogna prendersi dei tempi di sicurezza. Che significa essere in aeroporto prima del necessario, se si cambia volo in coincidenza prevedere adeguato tempo per gestire imprevisti e ritardi, ecc… Quindi ho tirato fuori dallo zaino il portatile, l'ho collegato al telefono in tethering e l’ho comprato al volo: 15’ e con un po' di sangue freddo, tutto fatto. E se perdo un documento? O se me li rubano? Non mi riferisco solo al passaporto, ma anche a voucher delle prenotazioni o cose del genere. Io ho una soluzione semplice: se il documento è digitale ne tengo una copia stampata a mano, una nello smartphone ed una su un servizio cluod, come Dropox. Se il documento non è digitale, come il passaporto? Ho l’originale, che fotografo e ne tengo una copia sullo Smartphone ed una su Dropbox. Questo mi ha salvato, ad esempio, in un viaggio alle isole Shetland con mia figlia di 3 anni. Al momento dell’imbarco in traghetto, al porto, porgo la sua carta d’identità per il controllo, dal finestrino del camper. Un gesto maldestro, un colpo di vento e finisce in mare. Da li in avanti e per tutto il viaggio, ad ogni controllo, abbiamo spiegato la situazione e mostrato la foto: non ha valore legale… ma funziona! Se viaggio in una zona senza accessi ad internet? più copie di carta in posti diversi (tasca, zaino, valigia). Scozia, 29/7/2013 - D800 su 16-35/4@19, 1.3' f11 100ISO Medicine? Ridondanza! Io porto la provvista completa dei farmaci che devo assumere nell’intera durata del viaggio nel bagaglio a mano ed altrettanto in stiva, dove metto anche le medicine che normalmente non assumo ma potrebbero servire (tachipirina, antibiotico,…). Generi di prima necessità? Altro esempio. Il mio secondo viaggio in Finlandia, in aprile. KLM perde il bagaglio in stiva, che riottengo solo dopo 3 giorni. Partito da Milano con 15-20 gradi a Helsinki eravamo a -5… ma io andavo ben più a nord! Me la sono cavata, perché un piumino, nonostante l’attrezzatura fotografica, lo avevo nello zaino ed ai piedi nonostante le temperature primaverili di Milano avevo indossato da casa gli scarponi invernali, anche se quei primi giorni li ho trascorsi indossando solo dei jeans e senza poter cambiare la biancheria. Scozia, 30/7/2013 - D800 su 16-35/4@35, 6' f16 100ISO Soldi in contanti? Io giro prevalentemente nel nord del mondo. In più l’euro aiuta parecchio. Quindi? Bancomat e 2 carte di credito e pochissima valuta locale che mi procuro con un bancomat in aeroporto, una volta a destinazione. Questa sezione potrebbe continuare parecchio, mi fermo qui perché alla fine è la fase di Cosa – Dove – Quando – Come ad essere specifica di un viaggio fotografico, quanto sopra è comune a tutti i tipi di viaggi in zone un po’ fuori mano. L’attrezzatura fotografica: quale e come portarla. Io tendo ad ottimizzare molto perché non mi voglio trasformare in un mulo. E se sono troppo stanco non riesco a fotografare. Less-is-more! Sostanzialmente: Naturalistica? 16-35/4, 70-200/4 o 2.8 a seconda degli obiettivi fotografici, 500/4, TC14; 2 corpi macchina. Sempre 2 corpi macchina, per ridondanza in caso di guasti e per poter tenere montate 2 ottiche. Paesaggi? 16-35/4, 70-200/4 e 1-2 corpi macchina. Polarizzatore, ND. Reportage di viaggio? Spesso solo 50/1.8 ed 1 corpo macchina; a volte integro con 24/1.8 e 70-200, dipende dai soggetti che sto cercando. Ma è sorprendente quante foto diverse si possano fare con solo il cinquantino. Quindi, mediamente, 2-3 ottiche e 1-2 corpi. Ovviamente ognuno si organizza come preferisce. Quello che intendo dire con questi esempi è che io, dopo anni in cui cercavo di essere sempre pronto a tutto e per farlo mi sovraccaricavo di materiale, ho capito che.... non serve! Scozia, 21/7/2013 - D800 su 16-35/4@26, 30' f16 100ISO Sempre, nello zaino come bagaglio a mano: Batterie di scorta, 2 per ogni corpo e relativo carica batterie (attenzione: le batterie al litio non possono viaggiare in stiva!); Schedine, minimo 2 per ogni corpo; Portatile e 2 dischi. Sempre, in stiva: Treppiede; Materiale per pulizia sensore ed ottiche; Prolunghe, prese triple e quanto serve a ricariche tutto in parallelo. Per me il portatile è quasi obbligatorio. Non per selezionare le foto ma perché voglio vedere se sto effettivamente riuscendo a fare quello che avevo in mente. Se non è così, insisto. Se ci sono già riuscito so che posso sperimentare di più ed evitare di rifare tutti i giorni piccole varianti delle fotografie già fatte, nella mancanza di certezza che siano venute bene. O, all’opposto, tornare a casa senza l’immagine cercata perché si è pensato di averla fatta ma… è micromossa e non sapendolo non si è più cercata l’occasione. Non fate mai, sottolineo mai, viaggiare il tele montato sulla macchina. Il suo peso unito alla lunghezza ed al conseguente braccio di leva può rovinare l’allineamento del bocchettone del corpo macchina se lo zaino cade a terra. Attenzione alle dimensioni, al limite di peso e di numero di colli del bagaglio a mano. Personalmente evito come la peste le compagnie più economiche perché tendono ad essere puntigliose su tutto mentre le altre, se le dimensioni sono nei limiti, non pongono limiti al peso o chiudono un occhio su piccoli eccessi. Alcuni trucchi ed un consiglio: Andate per tempo, i primi imbarcati normalmente sono meno controllati; Se la compagnia ammette 2 bagagli a mano – tipicamente uno dei due è la valigetta del computer – inserite nella valigetta oltre al computer anche uno o due corpi macchina, per riportare il peso dello zaino nei limiti; Se comunque vi trovano fuori peso state calmi e sorridete. Stanno solo facendo il loro dovere. Sorridete e mostrate candidamente il contenuto dello zaino – evidentemente fragile e costoso. Chiedete gentilmente e per favore il loro aiuto. A me ha funzionato, più di una volta, mentre chi si arrabbia, alza la voce, chiede di parlare con il responsabile spesso viene inchiodato al rispetto delle regole: bagaglio imbarcato in stiva con gli enormi rischi conseguenti; Se siete notevolmente fuori peso portatevi una sacca di tela della spesa, come ultima spiaggia in caso di imbarco del materiale in stiva. Vi consente di ridurre il rischio di danneggiamento tirando fuori dallo zaino alcune cose, le più costose, e portandole con voi fino al limite di peso. Giovane lupo in esplorazione - Finlandia, 24/6/2015 - D4 su 500/4AFS-VR, 1/250 f4 1250ISO Relativamente allo zaino, se viaggio in aereo, io mi oriento così. Se porto il tele uso un ThinkTank Commuter. Un mio amico l’ha definito lo zaino della Barbie, perché da fuori sembra molto molto piccolo (almeno per essere uno zaino capace di contenere un 500/4 oltre ad un mucchio di altre cose). Consiglio questa marca perché ha una forma molto efficiente ed una tasca per trasportare il PC, che poi sul campo può contenere comodamente un pile o qualcosa da mangiare. Quel modello è ben al di sotto dei limiti dimensionali dei voli. Se non lo porto, e vado ad esempio a fare un giro per città, zaino “mimetico” che non faccia capire che ho la macchina fotografica. Cioè uno zaino come quello che usano i ragazzi per i libri di scuola: un The North Face Borealis, con dentro una piccola custodia imbottita. Dentro questo zaino, non appeso fuori, riesco a mettere anche un treppiedino. Utilissimo per le notturne. Se prevedo grandi giri a piedi, uso un FStop Satori, che è praticamente comodo quasi come uno zaino da montagna, e che con la modularità delle ICU mi consente di dosare lo spazio per l’attrezzatura fotografica lasciando tutto il resto a disposizione per gli effetti personali. Massimo Vignoli per Nikonland - 12/1/2019
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  19. Ne ho sempre parlato per quel che ho visto in giro, e neanche troppo bene per via della natura del bokeh, ma le cose vanno discusse dopo averle provate, perché ogni fotografo ha il suo stile e non è detto che il proprio stile non si adatti in modo particolare ad un certo tipo di ottica piuttosto che un'altra. Questo è il caso del 85 1.8 S che ho avuto occasione di usare per un servizio ad un'amica, una cara amica che conosco da 8 anni, nei quali abbiamo fatto probabilmente un centinaio di migliaia di foto, perché entrambi amiamo la fotografia, lo stesso tipo di fotografia, ora non starò a raccontarvi tutta la storia, delle mostre e riconoscenze ottenuti perché il nostro lavoro d'equipe a due teste (mi piace chiamarlo così) pare che funzioni... questa volta aveva bisogno lei di qualche scatto, assolutamente non artistico ma che potesse utilizzare nel suo mestiere di counselor e che non fossero i soliti terribili selfie fatti con i telefoni, quindi chiamato in causa in qualità di fotografo di mestiere, mi chiede ritratti mediamente ambientati in natura (no grandangoli) e senza sfuocare esageratamente lo sfondo, mi vengono in mente l'85 ed il 105 che ho in versione AFS che potrei usare su due macchine di cui una con FTZ. Però io con l'85 1,4 non ho mai legato tanto, per via dello sfuocato freddo ed impersonale, da quando poi uso il 105 (delizioso) non sono riuscito più a montarlo sulla D850, qui mi prende il raptus.. parto per Merate con l'AFS e torno con l'S più buio di 2/3 di stop. A casa lo provo sui gatti, mi accorso subito di una cosa, il riconoscimento dell'occhio mi sembra funzionare meglio, il 50 sul certosino non me lo vede 3 volte su 4, qui lo becca sempre... va beh magari sarà l'entusiasmo. e comincio a prenderci la mano e l'occhio. Ok il bokeh è eccellente dalle distanze ravvicinate, ma ci mancherebbe altro, quei raggi che si vedono dietro al certosino sono le gambe in alluminio di una sedia pieghevole. Ma intanto attendo il momento di usarlo seriamente con la mia amica, con la consapevolezza che non posso deluderla, non chiedete perché ma capita spesso che le donne si vedano prestando più attenzione ai difetti che ai pregi, soprattutto quando si va avanti con l'età, quindi mi sento sempre responsabile della buona riuscita di un servizio, se le foto sono brutte è sempre colpa del fotografo. Iniziamo con il 105 usato a 2.8 e gliele mostro per farla entrare nel mood... mi chiede se è possibile contestualizzarle di più, prendo la Z e faccio gli stessi scatti... li mostro e le si apre un sorriso a 360 denti... ok ho capito è l'85 l'ottica giusta... Scattiamo per mezz'ora, cose che servono a le per il suo lavoro... la macchina conta 900 scatti... ve ne mostro alcuni, senza ritocco senza schiarite, avevo il pannello ma il sole era debole era più un fastidio che un beneficio, sono crude come Lightroom le interpreta dalla Z (e già questo non è poco rispetto alla 850 credetemi) Parliamo dell'ottica unitamente alla macchina, perché ritengo sia fondamentale il sistema di comunicazione che ha con la macchina. Ho usato quasi sempre il riconoscimento volto/occhio e mi spiace confermarlo ma è decisamente più affidabile sia del 50mm che del 24/70 dove addirittura mi risulta impossibile usarlo con profitto. (da prendere con le pinze perché il firmware è nuovo) Il diaframma non è tutto aperto perché doveva essere leggibile l'ambiente. Tuttavia per come sono abituato a lavorare io, sono rimasto molto impressionato dalla resa sia del microcontrasto di ciò che è a fuoco che dello sfuocato che a mio parere è migliore del mio ex AFS 1.4. All'inizio mi sembrava più nitido il 105 ma solo perché LR impone sempre una riduzione del rumore anche a 64 iso una volta levato sono paragonabili, gli mtf danno più nitido l'85 ma sul mio 5k non è percepibile al 200% Ho apprezzato molto il rilevamento dell'occhio finalmente fruibile, ma soprattutto le impostazioni della macchina ritrovate su LR, il profilo è ritratto V2 che ACR non ha ma che a me piace molto più del suo profilo ritratto standard. Non è certo un'ottica esotica come lo sono il 200 f2 od il 105 1.4 però è molto piacevole da usare, anche in virtù della leggerezza e discrezione in dimensioni. Concludo... Spero di esservi stato utile con questa mia esperienza, e prima di parlare male o quantomeno criticare un'ottica mi riserberò di provarla, non vuol certo dire nulla perché i gusti sono soggettivi come lo è il modo di scattare, io non mi sono mai trovato bene con l'afs di pregio, cosa che invece è successa al primo colpo con questa, seppur meno luminosa.
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  20. A chi non si interessa di calcio o è molto giovane quel nome non dirà nulla. Ho conosciuto di persona, casualmente, 25 anni fa Peppino Prisco. Persona per nulla amabile, milanesone di altri tempi, con una lunga carriera integerrima in guerra e nella sua professione. Praticamente per tutta la vita legato all'altra squadra di calcio di Milano, rispetto a quella per cui io ho sempre provato simpatia (il termine tifo per me è sempre esagerato). Tanto legato da diventare vicepresidente dell'Inter quando sono nato io fino alla morte, avvenuta nel 2001. Dicevo persona per nulla amabile perchè per lui non era sufficiente che l'Inter vincesse, era fondamentale che il Milan e la Juventus perdessero. Tra le sue frasi più celebri, citate anche dai suoi numerosi imitatori al tempo c'erano chicche come "se do una mano ad un milanista me la lavo, se la do ad uno juventino, conto quante dita mi sono rimaste", oppure "il mio sogno è che l'Inter batta la Juventus con un gol a tempo scaduto, e non valido perchè in fuorigioco". Insomma, tifoso all'inverosimile più felice dei rovesci degli avversari che delle vittorie della squadra del cuore. Nel nostro piccolo mondo fotografico, infinitamente ridotto per dimensioni rispetto alla tifoseria calcistica, non siamo a questi livelli ma pare che ci vorremmo arrivare. E la cosa non mi fa molto piacere. Io ho motivi di vero astio nei confronti di Sony. E' una cosa personale che deriva dal campo da cui Sony stessa prende il nome, il suono. Una serie di promesse non mantenute e un atteggiamento sbagliato da parte del dominus del mercato che ha portato alla diffusione della musica in bassa qualità, anzichè quella alla più alta qualità di registrazione permessa da un brevetto Sony (accreditato se non altro dalle mie orecchie, di essere di eccezionale purezza sonora). Ma ho sempre avuto rispetto per le capacità di sviluppo e progettazione dei tecnici Sony, tanto che fino al secolo scorso sono stato cliente Sony per audio e TV. Ancora oggi, sarei cieco - non miope come sono - se non riconoscessi l'eccellenza nella progettazione elettronica in generale e in particolare - visto che qui si parla di fotografia - nei sensori fotografici di cui Sony è il principale produttore al mondo, che è di assoluto livello. Rimane il dubbio che proprio come accadde quasi venti anni fa, questa posizione dominante possa influenzare in futuro l'intero mercato fotografico per scelte unilaterali non condivisibili, ma non leggo al momento segnali che vanno in questa direzione. E quindi i sensori BSI, stacked e in un prossimo futuro, global shutter di Sony, sono un riferimento di mercato. E non a caso Sony è oramai da oltre un decennio principale fornitore di sensori di Nikon. Ma Sony é anche direttamente impegnata nella produzione di strumenti fotografici (lo è da secoli, per chi si ricorda le Sony Mavica, tra le primissime macchine digitali sul mercato) e negli ultimi anni è diventata il riferimento nella produzione di fotocamere mirrorless, specie a pieno formato. Noi di Nikonland le abbiamo provate a fondo in questi anni e le abbiamo valutate secondo la nostra esperienza al massimo della nostra obiettività. Non avevamo concretamente un riferimento in casa Nikon con cui confrontarle perchè certo il sistema Nikon 1, benchè avanzato all'epoca del lancio, è di un'altra fascia. Lo abbiamo fatto per curiosità e perchè chi possedeva delle Sony non ce ne parlava. Ma l'anno scorso di questi tempi abbiamo deciso di separare il mondo Nikon da quello Sony, trasferendo su Sonyland.it tutti i test (continuati fino ad oggi) dedicati ai prodotti Sony, perchè Nikonland è un sito che riteniamo sia principalmente percepito da chi ci legge, come dedicato a Nikon e non ad altro. Questo non ci ha trasformati automaticamente in tifosi, accaniti detrattori delle squadre avverse prima che estimatori della propria squadra. Se siamo nikonisti c'è un perchè e chi ci conosce lo sa. Ci sono centinaia di articoli che lo testimoniano. Ma non siamo nikonisti per essere contro qualcun altro. Personalmente sono a disposizione di tutti per parlare di qualsiasi argomento, lo faccio tutto il giorno, a volte con pazienza se non sono del tutto d'accordo. Anche quando non sono particolarmente interessato. Anche quando si parla, ad esempio, di Sony. Che Sony abbia al momento le migliori mirrorless disponibili lo posso serenamente ammettere. Non mi pesa affatto. Non mi pesa perchè io uso Nikon, perchè in ogni modo é solo con una Nikon che io fotografo. Intanto anche Nikon è uscita con il suo sistema mirrorless. E' di questi giorni il lancio delle Nikon Z. é un sistema ancora ampiamente immaturo e incompleto. Si farà, ci sono tutti i presupposti. Ma certamente quello Sony è più rotondo e articolato. Ne sono contento. Così anche i nikonisti avranno la possibilità di provare le mirrorless di casa loro e scegliere per il meglio. E così su Nikonland potremo parlare delle nostre mirrorless anzichè di quelle degli altri. Sarò altrettanto contento se Sony risponderà a Nikon con prodotti ancora più avanzati di quelli attuali. Perchè é in larga parte merito di Sony se Nikon è finalmente arrivata alle mirrorless full-frame. Prima che Sony si lanciasse nel full-frame, sembrava che le altre soluzioni in formati più piccoli non influenzassero le scelte di Nikon. Quindi va benissimo che continui così. E che ognuno scelga cosa utilizzare. Non toglieremo il saluto a nessuno che, convinto dei suoi passi, lasci Nikon per Sony. Purchè poi non si comporti da fumatore pentito, improvvisamente illuminato da un altro verbo. Parimenti non saremo mai in qualche modo coinvolti in polemiche su Nikonland, che nascano da eventuali o presunti passi falsi o insuccessi di Sony. Non ci interessa, come sinceramente ci interessa poco che una Sony Alpha 9 abbia prestazioni che per ora nessuna Nikon riesce a raggiungere in determinate sue caratteristiche. Verrà il tempo, quando verrà, che anche Nikon avrà un prodotto di quel tipo. E se per quel tempo Sony avrà un prodotto ancora più potente, starà poi a Nikon offrire ai nikonisti qualche cosa di alternativo. Alternativo, non necessariamente superiore. Anzi, meglio se diverso. Anzi, io spero ... differente. Perchè a me il prodotto Sony non interessa, dopo averlo lungamente provato, dotandomene a mie spese; può essere fantastico ma io non faccio per lui. Bene, e perchè questo lungo articolo ? Perchè Nikonland è Nikonland non è Sonyland. E non è un sito di confronti dedicato ai consumatori. Nè un sito di comparazioni tecniche basato su liste di specifiche. E' un sito di esperienze nikoniste di lunga data. Certo, ci interessa sapere cosa fanno gli altri marchi se i loro prodotti si possono utilizzare con le nostre Nikon. Ci incuriosisce anche sapere cosa fanno le altre case per capire cosa può offrire la tecnologia oggi e cosa potrà consentirci domani. Io posso recitare quasi a memoria la lista intera degli obiettivi Sony G o GM senza averli mai nemmeno visti. Perchè ne ho seguito la presentazione per curiosità. La stessa cosa vale per Fujifilm e per Olympus. O per Hasselblad. Posso persino consigliare - e lo faccio - che cosa comprare di Olympus o di Fujifilm se qualcuno me lo chiede. Ma dirò sempre no a chi cerchi un pretesto qualsiasi per venire a flettere i muscoli e cercare di dimostrare che il prodotto di un altro marchio, che non è compatibile con Nikon, è meglio di uno Nikon. E' possibile che lo sia e se è così, lo sappiamo anche noi di Nikonland e quando è il caso lo ammettiamo e ce ne lamentiamo se magari ci potrebbe servire. Ci lamentiamo con Nikon, non ci lamentiamo con Sony o con Fujifilm o con altri. E specialmente non lo facciamo fuori da Nikonland. Perchè mai qualcuno dovrebbe venire su Nikonland a sbandierare quanto è meglio una Sony-Leica-Hasselblad-Olympus-Fujifilm-XXXX di una Nikon, o peggio, se non usa Nikon, a parlare male di Nikon ? Nessuno di noi va su altre pagine a dire che Nikon è meglio di Sony o di Fujifilm. A quale scopo ? Usare una Nikon è meglio solo per chi ha scelto Nikon. Per me, ad esempio. Senza polemica ma con l'orgoglio di essere quello che sono e, per chi si riconosce in queste parole, per quello che siamo. ______________________________________________ Nikonland.it
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  21. 2006... Era un qualsiasi pomeriggio di metà ottobre del 2006, avevamo appena vinto i Mondiali di calcio (il giorno stesso in cui mi baloccavo con questo Nikon 400/5,6 duplicato su FE-2 e sicuramente una pellicola diapositiva da 50 ISO), non pioveva e mi trovavo a casa di un’amica (comune…), quando mi chiama al cellulare (lo stesso numero che ho adesso, dallo stesso numero che ha ancora pure lui) Mauro Maratta, un amico conosciuto su altro forum, sul quale avevamo rapidamente scalato la vetta, prima da Moderatori e poi da Amministratori, per poi aver deciso di comune accordo di andarcene via per una serie di validi motivi che qui non sono di alcun interesse. Mauro, dunque, mi chiama e mi dice: “Che ne dici se ci apriamo un sito di Fotografia noi due, senza bisogno di frequentare i pessimi che conosciamo, senza legami commerciali con chicchessia, senza pubblicità, senza bisogno di alimentare inutili forum dove si dibattano argomenti puerili, o peggio si litighi fino alle minacce reciproche, senza obbligo di iscrizione a pagamento?” Ed io: “Certo, bellissimo, ma dopo tutti questi senza, con cosa lo riempiamo?” Mauro: “Con i nostri articoli, che abbiamo già scritto in quantità e riscriveremo meglio, con quelli nuovi che ci verranno in mente, liberi di parlare dei marchi che vogliamo, del nostro modo di intendere la fotografia, coinvolgendo chi vorrà intervenire, senza necessità di chiacchiere, ma invece cercando chi ne sappia più di noi per costruire un riferimento web in lingua italiana, in questo momento assente.” Ribadisco: “Mauro, ma come si fa? Io di impostazione di siti, lo sai, non so proprio nulla, devi pensarci tu, io certamente mi divertirò a scrivere di ciò che mi sta più a cuore del fotografare, della fotografia, di Nikon. Potrei anche provare a coinvolgere la mia classe di Accademia nella quale insegno Fotografia, per sfruttare il sito come un punto di incontro, confronto, crescita. Sono certo che potrà essere formativo a doppio senso, anche per noi” Mauro: “certamente che ci penso io al sito….anzi, ti vorrei dire che …in questi giorni che avevo in mente questa idea, ne ho già disegnato la struttura: manca ancora un nome che possa essere inequivocabile ed il dominio: potremmo scegliere tra uno .eu ed uno .it” Io: “il nome? Potrebbe essere xxx, oppure yyy, o forse zzz… Che ne diresti di qualcosa che richiami alla casa per tutti coloro come noi due che amiamo Nikon, indipendentemente dai prodotti e dalle aspettative? Che ne pensi di… Nikon-Land? www.nikonland.eu ?” Mauro: “OK, mi piace ! Fai conto che stasera chiudo l’architettura del sito (ne ho almeno due simili per piattaforma che coltivo da anni) e ti mando il link e l’account per accedere". Io: “ di già? … Urka !” La sera del 16 ottobre avevo puntualmente la mia password e nome utente (il mio nickname sui forum precedenti) e sono entrato con Mauro… in The Secret Garden… La mattina del 17 Mauro-Rudolf e Max-RFSP erano online e il secondo spediva il primo MP (messaggio personale) che conservo ancora sul sito versione .eu (che è ancora online e perfettamente consultabile) Diceva così: (Lieve è l’ultimo nickname di Mauro prima di transitare a www.nikonland.it nel 2017) Non ci eravamo ancora neppure mai incontrati di persona, erano bastati gli anni precedenti di frequentazione web comune a far decidere a Mauro che io potessi essere il co-fondatore di questo neonato sito. Mi rilassavo scattando foto ai miei bambini con le mie due Nikon D200, che dopo l’amata/odiata D70 erano il mio sicuro porto di arrivo nella galassia Nikon, almeno così credevo. Mauro aveva appena finito di litigare sul forum Nital (definitivamente) a proposito delle carenze strutturali, non supportate da aggiornamenti, della sua costosissima D2x [tic toc... ...tic toc] ...2021 E’ un altrettanto qualunque pomeriggio di metà ottobre e domani Nikonland compie 15 anni, un’età davvero sorprendente, sia per un adolescente, tanto quanto per un sito tecnico/descrittivo come il nostro. Sono davanti alla tastiera come ho continuato a fare per tutto questo tempo, sommando parole e concetti, impressioni positive e negative, esaltazione e delusione, speranza e gioia nel pensare alla quantità di materiale fotografico che è arrivata nelle nostre mani e, passando per le dita, si è trasformata in fotografie, capaci quasi tutte di stimolare sensazioni quasi tattili, sapori, odori: ricordi. Siamo ancora qui: entusiasti come ragazzini, nonostante prossimi ai sessanta anni, età che nei miei ricordi di bambino, quando veniva celebrata per le ricorrenze dei parenti, si traduceva automaticamente nel concetto: Vecchi ! Forse si, siamo invecchiati cercando di trovare ogni giorno l’ispirazione per realizzare immagini memorabili, da tramandare, perché chi le guardasse comprendesse l’amore per i soggetti che vi era racchiuso e la passione per il mezzo espressivo che ha consentito a due bovini delle steppe, come siamo da tempo io e Mauro, di andare avanti cercando di progredire noi, insieme al sito che giornalmente attira migliaia di letture e tanti interventi delle persone che ci hanno accompagnato in questo percorso e che spero si intratterranno ancora perché con Mauro abbiamo intenzione di stabilire ancora qualche record. Cosa è cambiato nel frattempo? Abbiamo talmente insistito nel proporci come riferimento che di certo in Italia lo siamo diventati. Abbiamo stretto delle fondamentali partnership con i principali distributori nazionali sia di Nikon, sia dei marchi che siano, parafrasando il motto sotto la prima insegna, all around F(and Z)-mount e non soltanto quelli. Abbiamo stretto rapporti di amicizia con diversi commercianti di livello nazionale, con i quali siamo nella condizione di ottenere sconti per i nostri sodali, senza neppure la necessità di stringere patti economici, per il puro senso dell’amicizia. Quell’amicizia che ci ha portato in 15 anni a organizzare tante occasioni di incontro fisico, tra Lombardia e Veneto, tradotte in ulteriori contatti ed accrescimento di competenze fotografiche, reciprocamente. Usiamo mirrorless Nikon DX ed FX, perchè siamo convinti che le basi tecniche in possesso di Nikon e la sua tradizionale necessità di prevalenza tecnologica sui competitor, la porteranno nel tempo a prevalere nettamente in un mercato, quello dei produttori di fotocamere ed obiettivi, che sta diventando sempre più selettivo su entrambi gli estremi del mercato. Usiamo le migliori mirrorless Nikon ed i migliori obiettivi nativi per queste, perchè siamo convinti della necessità di interazione assoluta che questo livello di attrezzature ormai richiede. Siamo in attesa della solita Araba Fenice Nikon, che risorga dalle sue ceneri, liberando alla vista di tutti il capolavoro che io e Mauro abbiamo prenotato già da mesi: la Nikon Z9 con i suoi nuovi obiettivi e ci siamo sbarazzati preventivamente di tutto ciò che, eccellente fino ad ieri, da domani dovesse diventare inutile zavorra, difficile da rivendere (speravamo potesse essere l'argomento per la ricorrenza del 15mo compleanno di Nikonland... aspettiamo fiduciosi) Fotografiamo scientemente e critichiamo obiettivamente, senza trascendere e neppure senza montare sopra scalini sui quali soggetti sicuramente con meno esperienza di noi, salgono quotidianamente sui social, alimentati da accordi economici diretti con le case, quindi, a nostro vedere, inobiettivamente. Siamo un gruppo, non siamo soli, siamo una redazione nella quale si sono alternati i soggetti più capaci e disponibili che in questi quindici anni abbiamo reputato essere utili alla continuità del sito, per quando io e Mauro decideremo di essere soddisfatti abbastanza, o per quando…la Vita lo deciderà al posto nostro. Questa foto ci è stata scattata nel 2014 ed è una delle poche insieme, nella quale siamo venuti bene: me l’ha mandata Roby, uno dei Nikonlander più longevi, attivo sul nostro sito. Spero non si arrabbi se l’ho tagliato fuori dall’inquadratura Auguri Nikonland per i tuoi 15 anni portati benissimo…
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  22. Quindici anni di Nikonland e una promessa Esattamente il 16 ottobre 2006 aprivamo al pubblico Nikonland.eu. Sembra che non sia passato così tanto tempo eppure è così. All'epoca ci baloccavamo ancora con le reflex in formato DX, la D3 sarebbe uscita in commercio solo a dicembre 2007 e la D700 nel luglio dell'anno dopo. Quindici anni dopo attendiamo invece la prima ammiraglia senza specchio e probabilmente ci apprestiamo a rivivere quanto è successo a cavallo del 1960, quando la Nikon F ha segnato il tramonto delle Nikon a telemetro. Con le mirrorless che prenderanno definitivamente il testimone dalle reflex. Siamo in un'epoca in cui il materiale fotografico è tale e tanto che mancano solo le idee per sfruttarlo bene, il tempo per approfondirne le funzioni e cominciano realmente a scarseggiare anche i fotografi, molti dei quali hanno abbandonato, probabilmente perché non motivati da sufficiente passione. Ma oggi vogliamo solo celebrare i nostri "primi" Quindici Anni con la promessa che almeno fino al 2026 ci saremo, se non altro per vedere che cosa Nikon vorrà proporci per segnare i nostri venti anni. Dopo di che dipenderà da tanti fattori. Non abbiamo la sfera di cristallo per sapere ciò che riserverà il futuro a tutti noi, l'anagrafe purtroppo è difficile da raggirare e forse deciderà al posto nostro. Ma intanto siamo qui : e cercheremo di rendere memorabili questi giorni. Max , Silvio , Massimo e Mauro Se Quindici anni vi sembrano pochi, provate a trovare un altro sito amatoriale dedicato come Nikonland che, senza alcuna componente commerciale, oltrepassi questa boa di longevità. Soffermandoci solo sugli ultimi 5 anni, cioé dall'ultimo grande raduno celebrativo del sito per i suoi "primi 10 anni" (che per ovvi motivi di prudenza non abbiamo ritenuto di ripetere nel 2021) sono tante le novità che vorremmo ricordare. La prima è il trasloco sul nuovo sito, era Nikonland.eu, adesso è Nikonland.it, avvenuto nell'estate del 2017. Giusto in concomitanza con il risveglio di Nikon per il lancio solenne della D850. La seconda, molto importante, il nuovo rapporto amichevole - a differenza del passato - con il distributore italiano. I tempi si sa, sono cambiati, i volumi sono scesi, le difficoltà sono grandi e si cercano alleati ovunque. Ma noi vogliamo credere che sia il fattore umano quello che sigilla le alleanze e pensiamo che sia in questa sfera che vada ricercata la nuova chiave della collaborazione con Nikon che oramai ci permette dal 2016 di avere ogni novità in visione appena disponibile per poterne provare le caratteristiche e scriverne nei nostri articoli. Prima dovevamo acquistare ogni cosa che volevamo provare, e per allargare gli orizzonti ci appoggiavamo ad altri, come Sigma, per avere in prestito obiettivi da testare con le nostre Nikon. Una cosa strana per un sito come il nostro che fin dal primo giorno ha investito ingenti risorse (materiali e non) per sostenere il marchio Nikon in Italia. Oggi invece stiamo attendendo l'invio da Nital del nuovissimo Nikkor Z 40/2 e siamo già in lista di attesa per le novità che speriamo non mancheranno questo autunno. Per carità, restiamo un sito amatoriale, senza connotazione commerciale e libero di esprimere la propria opinione in ogni caso ma ci piace sottolineare come ogni rapporto su Nikonland - interno ed esterno - sia regolato dall'amicizia. Ma siamo anche molto selettivi, il nostro sito è diventato sempre più esclusivamente dedicato al nikonista esperto che è rimasto fedele innamorato di questo glorioso marchio per le ragioni che poi spiegherà in modo più approfondito Max Aquila nelle prossime pagine. L'esperienza ci consente di valutare un oggetto in modo molto approfondito senza usare strumentazione di laboratorio o fare fotografie a mire ottiche. Lo facciamo nel modo più semplice e al tempo stesso naturale che ci sia : utilizzandolo per fotografare. Avere escluso quanto non si può usare su Nikon, dopo un periodo di valutazione delle proposte di altri marchi, ci ha permesso negli ultimi anni di essere più concentrati sulle cose di Nikon e per questo anche maledettamente più esigenti nei confronti della casa giallo-nera. Per questa ragione periodicamente pubblichiamo editoriali critici che cercano di puntare il dito verso quelle carenze che la gestione del catalogo Nikon, costringe i nikonisti a scelte provvisorie, spesso inadeguate ai bisogni e soprattutto inutilmente costose, Lo facciamo a viso aperto, senza la pretesa di essere sempre esauditi ma almeno cercando di suggerire lo stesso senso critico nei nostri colleghi. E' il senso che diamo a Nikonland oggi. Anche e soprattutto oggi che attendiamo, a settimane se non a giorni, l'arrivo della Nikon Z9, prima mirrorless di classe professionale su cui le nostre aspettative crescono mano a mano che riscontriamo limiti nella attuale attrezzatura. E' il sale che ci tiene legati all'evoluzione del marchio. Senza, probabilmente avremmo mollato come tanti altri. Perchè se si può fare bene, allora vogliamo che Nikon lo faccia meglio.
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  23. A commento del mio "Diario di un fotografo di libellule" mi è stato chiesto di proporre un'edizione aggiornata del mio vecchio articolo sul Dragonflywatching, che sarebbe come osservare le libellule, per cui lo ripropongo, tenendo conto che a noi interessa soprattutto come fotografarle. L'articolo vecchio lo trovate qui: http://www.nikonland.eu/forum/index.php?/page/indice.html/_/nat/dragonflywatching-perche-no-r829?pg=1 Ed ecco la versione nuova, un po' diversa come stesura, per non essere ripetitivo, e con un po' di foto aggiornate. Prima di cominciare: Le libellule sono belle, ma anche importanti e fragili. Non va dimenticato che libellule sono degli agenti di controllo biologico (ad esempio le damigelle mangiano milioni di zanzare), sono indicatori ecologici di grandissima importanza, le ninfe di alcune specie ad esempio, possono vivere solo in acque pulite, ricche di ossigeno, altre sono legate a determinati ambienti e così via. Molte sono minacciate dalla degradazione del loro ambiente, dalle modalità di coltivazione del riso all'asciutta e così via. Non mancano siti edassociazioni, da noi in Italia la più importante è Odonata.it che, come recita la home page del sito, è una Associazione scientifica che promuove la ricerca odonatologica (sugli odonati, cioè sulle libellule) di base e applicata, la divulgazione, delle conoscenze sull’odonatofauna e la protezione delle libellule e dei loro habitat. Nel mio vecchio articolo trovate un piccolo elenco di altri gruppi e segnalo che c'è anche un gruppo di Facebook : Libellule d'Italia. Ultimo, ma più importante, sono esseri viventi, non giocattoli, sono degne di rispetto, una foto non vale mai la sofferenza di qualsiasi animale (noi compresi). Cosa serve per fotografare le libellule? Conoscere le libellule! Magari si inizia per caso, attratti dalla eleganza dei soggetti, ma poi per appassionarsi davvero bisogna capire cosa si sta guardando e fotografando, altrimenti si cade nella ripetizione e nella noia. la consultazione di guide serie ci aprirà un mondo, mostrandoci sia la diversità insospettabile di specie che il modo di riconoscerle correttamente distinguere giovani e adulti, maschi e femmine, sapere quali ambienti frequentano in modo da cercare le specie che ci interessa riprendere con criterio e non a caso. Si ama ciò che si conosce. Esiste una guida molto, molto bella di cui Carlo Galliani è coautore che ha persino una versione per smartphone. Altra guida molto valida comprendente l'Europa è il manuale di Dijkstra. Qual'è la stagione migliore? In generale gli adulti emergono dalle ninfe quando la temperatura dei corsi d'acqua si stabilizza permanentemente sopra i 15-16°C quindi primavera ed estate, si possono avere (poche) specie di libellule che volano fino ad ottobre inoltrato, attenzione però: Diverse specie di libellule hanno periodi di volo diversi, qualcuna vola per tutta l'estate, altre sono solo solo primaverili, altre estive, altre ancora autunnali, quindi se si vuole fare una cosa più approfondita, si torna al punto sopra: documentarsi, inutile cercare a settembre una specie che da adulto "vola" solo tra Aprile e Giugno. In ogni caso tra fine Aprile e fine Agosto si ha la massima diversità di specie. Dove si trovano? Per divertirsi, per provare, quasi ovunque: va bene qualsiasi specchio d'acqua anche piccolo, anche in un parco cittadino, purchè non eccessivamente inquinato. Ho fatto foto molto belle al Parco della Villa Reale di Monza o al Parco Nord tra Milano e Cinisello, ad esempio. Lungo appena 100 metri del fiume Adda, quest'estate ho fotografato oltre dieci specie fra libellule e damigelle. Nel torrentello davanti alla Villa Reale di Monza si possono agevolmente fotografare diverse specie di Libellule. Altra vista dello stesso canale, con macrofotografo annesso. A Firenze, in questa fontana: Ho fotografato questo (ed altro): Nikon D500, 70-300mm P + Lente addizionale 300mm f10, 1/800s, 800 ISO Nikon D500, 70-300mm P + Lente addizionale 185mm f8, 1/250s, 400 ISO Il discorso cambia se si vuole salire di livello, mettersi a cercare specie particolari, allora occorre sapere quali specie trovi solo presso acque ferme o lente, quali invece frequentano solo acque correnti e così via, poi ci sono specie di nicchia, alcune ad esempio sono tipiche di torbiera ed è difficile trovarle altrove. Lanca del Ticino con acqua corrente e zone stagnanti. Si può trovare di tutto. Poi ci sono quelle ancora più rare, che trovi solo in in alcuni siti di alcune regioni. Per fotografare quelle occorre documentarsi (e magari farsi dare qualche dritta sul posto), ma son cose da appassionati . In quali orari? Dipende dalla stagione e da come le si vuole fotografare. Se voglio documentare il momento magico dell'emersione dell'adulto dalla larva devo essere sul posto nella stagione giusta e prima che sorga il sole, perchè lo "sfarfallamento" (termine improprio, ma tanto per capirci) ha inizio appena prima dell'alba: in quanto durante tutto quel delicato processo le libellule sono completamente indifese e facile preda degli uccelli. Una volta emerse ci vuole anche del tempo perchè le ali si distendano, le vene alari si induriscano e la libellula assuma il colore . Esemplare appena emerso dalla ninfa. Ha ancora le ali appiccicate. D700, 200mm micro nikkor F4 AfD, f16, 1/200s 2000 ISO, Treppiedi. Femmmina ancora "tenera" (non sono ancora induriti l'esoscheletro e le nervature delle ali). D700, 200mm micro nikkor F4 AfD, f16, 1/100s 1600 ISO Treppiedi. Se voglio fotografare le libellule in attività invece va bene tutto il giorno, finchè c'è luce e la temperatura adatta, tra l'altro certe specie hanno meno problemi di noi col caldo. Più difficile invece che volino col brutto tempo. Come avvicinarsi? Piano, lentamente, avanzando in linea retta, cioè senza bruschi cambiamenti di direzione. Da evitare anche il cambiare improvvisamente forma, ad esempio avvicinarsi in piedi e poi inginocchiarsi rapidamente per scattare può farle fuggire. Importantissimo è evitare di proiettare la propria ombra sul soggetto (soprattutto se è un giorno di sole), l'ombra viene percepita come una minaccia (l'arrivo di un uccello predatore) e nove volte e mezzo su dieci provoca la fuga immediata. Un partecipante (dei due) al mio unico workshop per Nikonland tanti anni fa... Anche smuovere la vegetazione per sistemare il cavalletto può portare alla fuga. Ci sono poi specie più timide e specie più confidenti: Sympetrum striolatum, una libellula di Settembre-Ottobre a volte ti si potrebbe posare sull'obiettivo o addirittura in testa. Altre invece hanno una distanza di fuga elevata. Il colore del vestito è relativamente poco influente, basta che non sia troppo acceso e che non ci siano macchie vivaci che si spostano intanto che ci muoviamo. Se ci si muove bene e la fortuna aiuta (cioè la libellula sta mangiando o "pensando ad altro") si può arrivare anche molto vicini. Stando molto attenti e muovendosi bene, si può arrivare a distanza di vera macro anche col soggetto "caldo". In questi casi, se le condizioni lo consentono, io provo a fare delle serie di scatti in sequenza avvicinandomi sempre di più. Anche altri momenti interessanti, come l'accoppiamento, richiedono pazienza ed attenzione, ma possono essere ripresi con lo stesso criterio. Un paio di scatti in avvicinamento progressivo, non sono crop. Nikon D700, Sigma 400mm APO MACRO f8 1/320s, 1000 ISO. Attrezzatura e metodo. Dipende moltissimo da cosa si vuole fare e come si vuole fotografare. Ci sono diversi modi di fotografare le libellule. Io amo fotografare tutti gli animali per quello che sono, vivi e liberi. Cerco di esaltare la loro bellezza "naturale" e/o mostrare quello che fanno. Preferisco quindi riprenderli nei periodi di attività ed in contesti realistici. Questo si riflette nelle mie scelte sull'attrezzatura. Altri che fotografano con altri criteri, potrebbero usare attrezzature differenti. Per le foto a figura intera soprattutto delle libellule "vere" (che sono più grandi delle damigelle) io uso focali lunghe. La maggior parte delle mie foto di libellule sono state scattate con focali dai 300 ai 400mm. In occasioni più disinvolte, meno impegnative va bene anche uno zoom 70-300 magari con lente addizionale. Nelle didascalie ho evidenziato in grassetto l'attrezzatura e i dati di scatto, così vi potete fare un'idea di con che cosa e come ho scattato. Al momento in cui scrivo il mio obiettivo di elezione per le uscite mirate alle libellule è il 300mm f4 Pf, se serve accoppiato al TC 14. Punto. Prima usavo il 300mm f4 AFS sempre con TC14 all'occorrenza (e prima ancora il 300mm f4 SIGMA APO MACRO). Il 300mm f4 Pf rispetto al predecessore ha il vantaggio della compattezza e soprattutto della stabilizzazione, che mi evita sempre più spesso di usare il cavalletto. Il teleobiettivo, oltre a permetterti di mantenere una distanza tale da non innervosire i soggetti più sensibili, consente anche di staccarli dallo sfondo, che diviene omogeneo o comunque non invadente. Diventa anche più facile portarsi all'altezza giusta, raramente un soggetto macro ripreso dall'alto è bello, perchè il rischio di "schiacciarlo" contro lo sfondo, creando in questo modo una scena confusa piena di elementi di disturbo, è elevato. Col teleobiettivo aumentando la distanza si riduce la parallasse per cui il problema è minore. Allo stesso modo grazie all'effetto tele, chiudere il diaframma per garantirsi una certa profondità di campo per avere il soggetto ben a fuoco non avrà effetti negativi sullo sfondo, o ne avrà di meno. Questa coppia era in mezzo alle canne, una focale lunga permette il giusto ingrandimento e di eliminare sfondi confusi. Nikon D300, 300mm f4 + Tc14, f9, 1/1000s, 1000 ISO. Anche per questa Damigella, stessa situazione, il teleobiettivo risolve il problema della distanza e dello sfondo. Nikon D500, 300mm f4Pf + Tc14, f9, 1/1250s, 1100 ISO. Operativamente potremmo dividere la fotografia alle libellule in due parti. Su posatoio ed in volo. Le libellule usano spesso uno stesso posatoio per riposare, sorvegliare il territorio e da cui decollare una volta individuata una preda od un rivale per poi ritornare a posarvisi. Se si trova un soggetto interessante e si vede che ha un posatoio preferito, ci si può avvicinare, lentamente, evitando di innervosirlo, senza preoccuparsi, anche se vola via, a meno che non sia stata colpa nostra, quasi certamente ritornerà. Ci si apposta preparandosi con calma, posizionandosi secondo la luce, si prefocheggia sul posatoio e si attende che la libellula ritorni, magari con una preda, rendendo la foto più interessante. In questi casi il cavalletto è molto utile perchè si scatta da posizione fissa e si può aspettare che il soggetto ritorni senza fare fatica. Le riprese possono essere quelle classiche, di lato, per le libellule che si posano più o meno orizzontali sopra ad un supporto, oppure da sopra o dal dorso, soprattutto per quelle (di solito specie molto grandi che invece si appendono sotto al posatoio tenendo il corpo verticale). Molto spesso si cerca il perfetto parallelismo tra il corpo del soggetto e il sensore, oppure se si ha la possibilità di avvicinarsi, si possono inquadrare di tre quarti o di fronte per avere immagini un po' più originali. Quando si riprendono di lato quelle libellule che si posizionano "sopra", in orizzontale, se si è abbastanza rapidi le si riesce a cogliere nell'attimo in cui si posano, quando per un momento tengono le ali ben aperte lasciando scoperto il capo, con un effetto estetico migliore. Nikon D300, 200mm F4 micro-nikkor AfD, f16, 1/125s, 400 ISO, Flash. Scattare al posatoio può essere utile anche per riprendere decolli o più facilmente atterraggi, si punta il posatoio e quando la libellula arriva in zona si inizia a scattare a raffica finchè non si è posata, la maggior parte degli scatti saranno da scartare, ma qualcuno a fuoco ed allineato di solito si riesce ad ottenerlo. Sequenza di atterraggio. Nikon D500, 300mm Pf f10, 1/1000s, 1270 ISO Treppiedi. Se si vogliono fotografare le libellule in volo bisogna armarsi di pazienza (e di ottimismo!), scegliere una zona dove le libellule non possano vagare troppo in lungo ed in largo, oppure dove ce ne sono tantissime. Non si deve cedere alla tentazione di "inseguire" il soggetto, perché il loro volo è troppo rapido ed imprevedibile. Conviene osservare per un po' i loro voli di pattuglia, capire se hanno rotte piuttosto costanti. Allora si preselezionerà a una distanza di messa a fuoco utile a dare un discreto rapporto di riproduzione e si aspetterà puntando su una delle aree "di volo". Una volta che la libellula entra nella zona inquadrata alla distanza giusta, l'af si occuperà (si spera) di perfezionare il fuoco. Ideale è che si fermino in volo stazionario per un attimo. La raffica è essenziale così come tempi di scatto rapidissimi, potendo, diaframmi non inferiori a f8 e ... ISO di conseguenza. Qui il 300mm f4 (con Tc 14) è insostituibile, addirittura ci vorrebbe un 500 macro!! Libellula depressa (femmina) in volo sopra l'acqua. Nikon D7100, 300mm f5.6, 1/1600s, 1600 ISO. L'attrezzatura cambia se si vogliono fare invece dettagli o riprese ravvicinate. Questo sarebbe (anzi è) il regno dei 200 micro o 180 macro, perchè combinano una distanza di messa a fuoco ancora sufficientemente grande, sfondi abbastanza belli come sfuocato, con rapporti di riproduzione da vero macro. Nikon D300, 200mm f4 micro Nikkor AfD, f18, 1/250s, 400 ISO, flash. In alternativa possono andare bene anche buoni zoom xx-200 o xx-300 con una lente addizionale di qualità. In questo caso sono belle anche inquadratura angolate con a fuoco solo la testa o frontali per sfruttare geometrie creati dalle posizioni delle ali. Nikon D7100, Sigma 180mm f2.8 APO MACRO, 1/1250s, 900 ISO, treppiede. Focali più corte come i 105mm o i 60mm sono a mio parere più problematiche, perchè richiedono di avvicinarsi di più, evidenziano maggiormente elementi di disturbo sullo sfondo, si corre il rischio di agitare gli steli vicini al soggetto facendolo fuggire (se lo si fotografa sveglio/vivo/attivo) è più faticoso posizionarsi perfettamente paralleli. Focali del genere funzionano meglio con soggetti ancora freddi per la notte o in altro modo impossibilitati a fuggire. Sigma Sd Quattro H e 105 mm Macro OS , f8, 1/60s 100 ISO Mirrorless o DSLR? Da quando ho la Nikon Z6, uso quella con piena soddisfazione per tutto quello che è posato, la qualità di immagine e la precisione di messa a fuoco tagliano ogni discussione. In volo... le mie ultime libellule in volo le ho fotografate con la D500, non ha ancora avuto modo di provare come si comporta la Z 6. Immagino che le riprese di atterraggi e decolli puntando al posatoio non presentino problemi. I soggetti in volo... vedremo. Orthetrum cancellatum (maschio). Nikon Z 6, 300mm f4 Pf + TC 17 (!), f8, 1/1250s , 720 ISO. Crocothemis erythraea (maschio) che mangia una damigella (blu). Nikon Z 6, 300mm f4 Pf + TC 17 (!), f8, 1/250s , 900 ISO appoggio di fortuna. Il flash lo uso soprattutto come luce di schiarita su soggetti posati per gestire il controluce, attenuare le ombre o i contrasti quando necessario. Non amo molto gli sfondi neri e tranne pochissime eccezioni non li cerco. Le libellule non sembrano preoccuparsi troppo del lampo. Di solito non uso flash molto potenti, quando avevo fotocamere con il flash incorporato spesso usavo quello, con la D500 molte volte l'SB 400 bastava, magari con davanti un mini diffusore "fai da te" per ammorbidire la luce. Con e senza flash: Lampo di schiarita: D800, 400mm SIGMA APO MACRO, f16, 1/250s flash, treppiedi Nikon D500, 300mm f4Pf + TC 14, f11, 1/640s 640 ISO, flash, treppiedi. Spero che questa versione aggiornata sia di vostro gradimento, se avete osservazioni o domande, saranno molto apprezzate.
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  24. Il 500 Nikon è la mia lente preferita, il nostro sodalizio iniziò nel 2008 quando - finalmente - riuscii a mettere le mani sul AF-S 500/4 VR. Era il primo 500 stabilizzato Nikon, era rarissimo, e, prima che fosse finalmente prodotto, grandemente invidiato a chi usava Canon. Io lo aspettai quasi un anno! E da allora sono convinto che il 500mm sia la miglior focale per chi voglia fare fotografia di natura. Non troppo pesante, non troppo lungo, non troppo corto.... insomma l'ideale compromesso tra tutti i supertele, dotato di una qualità di immagine veramente straordinaria. Dopo 10 anni, nel 2018, l'ho permutato con il 500/4E FL: una serie di piccoli affinamenti - miglior stabilizzatore, minor peso, AF un filo più veloce - ma sostanzialmente la stessa cosa. Insomma, più la soddisfazione di una voglia che di un reale bisogno, anche per me che amo fotografare in luoghi lontani, raggiunti in viaggio o a piedi con lunghi dislivelli, perché la differenza di peso è inferiore al kg. Nello stesso anno, Nikon portò la tecnologia del 300/4 PF - la lente di Fresnel - ai 500mm. Fu una svolta epocale ma io, nonostante avessi provato quello di Mauro e vedessi la soddisfazione di un compagno di sgambate - Marco, che se ne dotò subito - lo ritenni inadeguato. Chissà perché, a volte, si prendono decisioni drastiche senza un vero razionale. Ma quest'estate, programmando un anno di fotografia in montagna per via del Covid e dell'impossibilità di viaggiare, decisi finalmente di comprarlo. Da qui questa tardiva prova. Parliamo di questo oggetto: Ma per capire il senso di questa tecnologia occorre contestualizzare. Qui lo vedete al centro, tra il 70-200/2.8FL E a sinistra ed il 500/4FL E a destra. Insomma, è un 500.... ma è grande come un 70-200, e pesa tanto uguale!!!! Beh, il 500/4 non se ne cura.... indossa la sua uniforme da lavoro e sorride sornione: abbiamo passato insieme giornate memorabili e poi.... ha la forza di Golia! Ma seguendo la metafora, il 500PF è Davide. E sappiamo com'è andata a finire tra i due. Lo dico subito: qui non andrà nello stesso modo. Ma di poco! Per contestualizzare meglio, qui le lenti frontali dei 3: Ma, come si dice, le dimensioni non sono tutto ed è il momento di far parlare qualche foto. Val di Rhemes, giugno 2020. Z6 su 500/5.6PF 1/500 f5.6 ISO 320 - A mano libera. Val di Rhemes, giugno 2020. Z6 su 500/5.6PF 1/200 f8 ISO 280 - A mano libera. E' il primo contatto, in montagna, come previsto. Un'ottima giornata, fu il debutto anche del 20/f1.8S, altra lente meravigliosa. Capii subito che la mia iniziale posizione negativa era un pregiudizio irrazionale ed ingiustificato. La lente è nitidissima ed usarla a mano libera una gioia. Di fatto il mio 500PF non l'ho mai usato sul campo da treppiede, gli unici scatti fatti in quel modo sono le comparative che vedrete tra poco. Ma non solo, in condizioni fotografiche normali anche il suo punto debole - la qualità dello sfocato - non è così male! Ma ci sono altre caratteristiche interessanti. Ad esempio, mette a fuoco da molto vicino! 3mt secondo le specifiche, con un rapporto di riproduzione 0.18x. Cioè in pratica una cosa così. Parco del Ticino, luglio 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/500 f8 ISO 560 - A mano libera. Ma io l'ho comprato per fare altro.... Gran Paradiso, settembre 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/400 f5.6 ISO 100 - A mano libera. Lo sfocato è effettivamente un po' duretto. Ma l'impatto sulla qualità della fotografia dipende molto dal contesto. Gran Paradiso, settembre 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/500 f5.6 ISO 100 - A mano libera. Gran Paradiso, settembre 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/500 f5.6 ISO 400 - A mano libera. Quel che è certo è che andando in montagna con la Z6, il 24-70S, il 70-300/f4-56 AF-P e questo 500/f5.6PF hai coperte focali da 24 a 500 con una qualità d'immagine stratosferica ed un peso complessivo ben inferiore ai 4KG. Una cosa veramente incredibile! Ma la sua versatilità è importante, ed anche nei boschi del Parco del Ticino sa dire la sua. Parco del Ticino, ottobre 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/30 f5.6 ISO 5600 - A mano libera. Già, non è un errore: 1/30 a 500mm a mano libera. Ma poiché è così nitido, lavora bene anche a ISO altissimi - anche in mezzo alla nebbia. Parco del Ticino, ottobre 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/200 f5.6 ISO 12800 - A mano libera. E chi è abituato a vedere e fotografare i selvatici avrà già capito... Parco del Ticino, ottobre 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/250 f5.6 ISO 2800 - A mano libera. .... se sei ben mimetizzato, una lente frontale piccola, unita allo scatto silenzioso della Z6 ed al vento nella direzione giusta consente di fotografare animali timidissimi senza che ti percepiscano minimamente. E da "vicinanze" incredibili! Beh, per diventare così "ninja" ho impiegato un po'.... e quel che serve non è nella scatola giallo oro dei nikkor. Ma questo è un altro racconto! Parco del Ticino, ottobre 2020 - iPhone X. Quella traccia è il risultato del frequente passaggio degli ungulati.... è il primo passo, poi occorre capire dalle impronte di che ungulato si tratti, stare fermi e mimetizzati.... ed avere molta pazienza ed un pizzico di fortuna per "esserci" al momento giusto. Ma torniamo a questo bellissimo 500mm. Che è incredibilmente piccolo e leggero l'ho detto. E' anche molto nitido, ha pochissima vignettatura ed uno stabilizzatore molto efficace. L'AF è veloce. Ma rispetto al 500/4FL E? beh, è ovvio. I miracoli non esistono, ed anche se esistessero farli non è nelle prerogative degli ingegneri Nikon. E ci dobbiamo ricordare che il 500/5.6PF costa un terzo del 500/4FL E. Iniziamo dalla nitidezza. Corbetta, novembre 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/400 f5.6 ISO 800 - da treppiede E qui un crop a pixel reali di tre scatti. Da sx a dx: 500/4FL E a f4, 500/4FL E a f5.6, 500/5.6PF a f5.6. Il 500/4 FL E è più nitido, di poco a tutta apertura e di più a f5.6. Ma è lui che è stellare non il PF che demerita. Perché vi posso assicurare che, senza un confronto all'americana come questo, tutta questa differenza non si vede. E lo sfocato? Beh, anticipo che, senza leggere i dati, ho sempre riconosciuto la lente semplicemente guardando l'immagine, ma ecco qui: Corbetta, novembre 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/400 f5.6 ISO 800 - da treppiede Corbetta, novembre 2020 - Z6 su 500/4FL E 1/400 f5.6 ISO 800 - da treppiede Corbetta, novembre 2020 - Z6 su 500/4FL E 1/800 f4 ISO 800 - da treppiede Corbetta, novembre 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/400 f5.6 ISO 400 - da treppiede Corbetta, novembre 2020 - Z6 su 500/4FL E 1/400 f5.6 ISO 400 - da treppiede Corbetta, novembre 2020 - Z6 su 500/4FL E 1/400 f4 ISO 400 - da treppiede Ma queste sono immagini scattate per mettere in luce il problema, a voi valutare quanto impatti la pratica fotografica. Gran Paradiso, ottobre 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/2500 f5.6 ISO 400 - a mano libera Gran Paradiso, ottobre 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/320 f5.6 ISO 100 - a mano libera Gran Paradiso, ottobre 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/1000 f5.6 ISO 200 - a mano libera Gran Paradiso, ottobre 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/1000 f5.6 ISO 400 - a mano libera Parco del Ticino, ottobre 2020 - Z6 su 500/5.6PF 1/60 f5.6 ISO 12.800 - a mano libera In sintesi, le mie conclusioni: Pro: - Leggerissimo e dall'ingombro estremamente limitato, ma con ottima qualità costruttiva - Stabilizzatore efficacissimo, è nato per essere usato a mano libera. Anche ai confini del giorno, dove però l'apertura limitata finisce per penalizzare l'autofocus - Autofocus veloce, anche se meno di quello del 500/4FL E - Vignettatura quasi assente, molto meglio di quella del 500/4FL E - Nitidezza eccellente, anche se su livelli visibilmente inferiori a quelli - stellari - del 500/4FL E - e comunque drasticamente superiore ai vari superzoom che raggiungono queste focali - Prezzo conveniente - 1/3 di quello del 500/4FL E! - anche se non propriamente economico Contro: - Sfocato più nervoso del fratello maggiore, ma il "difetto" è limitato e non sempre evidente nelle immagini "reali" Quindi, un'ottica straordinaria ed un'esclusiva di Nikon nel panorama fotografico mondiale. Da sola, per un fotografo naturalista, può essere il motivo per usare Nikon! Certo non mi farà vendere il 500/4FL E, che resta per me il meglio del meglio, ma lo consiglio senza riserve a tutti i fotografi amanti dell'avventura, dei viaggi e della montagna - terreno sul quale, accoppiato al 70-300/f4-5.6, forma una combinazione straordinariamente efficace e dove assolutamente primeggia. E anche di più a chi, desideroso di fare il salto verso il primo "super tele", non possa o non voglia impegnare il capitale necessario all'acquisto del fratello maggiore. Sono sicuro che non si pentirà dell'acquisto e che potrà per molti anni trarre grandissime soddisfazioni dal suo utilizzo. Massimo Vignoli per Nikonland (c) 6/11/2020
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  25. Come l'anno scorso per la D850, a soli 5 giorni dalla presentazione mondiale, grazie alla sensibilità del distributore nazionale che Nikonland ringrazia per la disponibilità e accoglienza, ho avuto modo di partecipare ad un incontro dove oltre a poter parlare con chi le macchine già le conosce bene, ho preso confidenza con il nuovo sistema Nikon Z. E' un primo contatto cui ne seguiranno certamente altri nel prossimo futuro. il badge stampa consegnatomi per l'incontro dalla reception Premetto che ogni considerazione che esporrò in questa anteprima ha proprio carattere di anteprima. La macchina che ho usato per qualche decina di minuti è un sample non destinato alla vendita e probabilmente con firmware provvisorio. Ho scattato solo in jpg con le impostazioni on-camera, senza manipolazioni in post-produzione. Presento solo pochi scatti a corredo delle mie impressioni che, lo ripeto, sono naturalmente condizionate dalle ... condizioni d'uso (solo interni, in luce mista, fluorescente e continua e con superfici differenti tra loro). Conto poi di esprimermi più approfonditamente quando avrò modo di utilizzarla per un tempo più congruo a farmene un'idea in ambito operativo e non casuale. ecco la Z7 in mano mia, è un'onore fare la tua conoscenza. Ma lo sai che sei importante quanto la Nikon F ? dettaglio del logo Nikon sulla calottina del finto pentaprisma che racchiude il bel mirino elettronico della Nikon Z7 due scatti della Z7 con innestato l'adattatore Nikon FTZ, necessario per utilizzare i nostri obiettivi Nikkor F che usiamo correntemente con le nostre reflex il retro della macchina (tutte le foto precedenti sono state scattate con Nikon D850 e Nikkor 60/2.8G, non con la Nikon Z7) 1) Inquadriamo le due macchine Nikon Z6 e Nikon Z7 non nascono per sostituire le reflex Nikon D5, D850 e D500. Posso capire - e mi dispiace - che il can-can roboante della campagna di lancio di Nikon possa aver creato (anche in me) queste aspettative. Ma se ci ripensiamo bene, Nikon ha messo enfasi fino all'ultimo giorno sul nuovo attacco, quello che porterà Nikon per i prossimi 100 anni. Che per me equivale a dire per sempre. In questo senso io vedo le due macchine come aggiuntive delle nostre reflex. Qualora le nostre reflex appartengano alla generazione 5. Aggiuntive perchè portano nuove funzionalità - per lo più impossibili alle nostre reflex - e lo fanno in un corpo più compatto e maneggevole, offrendo ad una moltitudine di fotografi sensibili a questo aspetto una alternativa. Secondo me sono da considerare però anche un ipotetico upgrade - decisamente migliorativo - rispetto a : - Nikon D610 > Nikon Z6 - Nikon D750 > Nikon Z7 - Nikon D700 > una scelta delle due, a seconda del proprio budget, probabilmente meglio Z6 per non scalare troppo all'insù con i megapixel ... ma già i nomi delle due macchine che riarticolano del tutto la tradizionale nomenclatura Nikon a 1, a 2, a 3 cifre, fanno immaginare un altro tipo di gerarchie tra i modelli. Abbiamo modo di ipotizzare che già Nikon sia al lavoro sulle probabile Z8 (di classe D850) e Z9 (di classe D5). Ma anche su Z3 e Z4, macchine più semplici e più abbordabili/popolari. Non necessariamente in formato APS-C. Perchè ultimamente di mirrorless Nikon in formato APS-C, almeno nell'universo Z non se ne parla affatto. Certamente nella roadmap degli obiettivi (altra prima volta nella storia Nikon) non si fa cenno ad alcun obiettivo che non sia full-frame. Lo ripeto sia Z6 che Z7 sono ampiamente migliorative rispetto alle reflex full-frame serie 6 e serie 7 e per alcuni versi vanno a sovrapporsi alla D850 e anche a superarla, per tutte le modalità tipicamente da mirrorless, dove la D850 - che pur si difende - depone le armi avendo un autofocus limitato alla sola differenza di contrasto, senza rilevazione di fase. Cosa che rende praticamente impossibile seguire un soggetto anche in lento ... movimento. La qualità di immagine offerta dalla Z7, peraltro, è chiaramente almeno pari a quella della D850, al netto degli obiettivi Nikon S Line che certamente rappresenteranno una sorpresa per molti ma che sono il vero cuore del sistema Nikon Z. Ma ci sono alcune impostazioni del corpo di Z6 e Z7 che le caratterizzano come di fascia solo leggermente inferiore, come la torretta "stile D610/D750" e l'illuminatore AF o l'assenza del terminale PC-Syncro. Nulla di così importante, la mia rappresentazione vuole anche giusto non urtare la sensibilità degli orgogliosi proprietari della più bella reflex del mercato (la Nikon D850 di cui anche io sono felice proprietario e che non andrà per il momento in disarmo per l'uscita della Z7). Cosa significa ciò ? Appunto che l'utente che normalmente usa macchine di taglio eminentemente professionale dovrà attendere i successivi modelli (che io ipotizzo tra 12-15-18 mesi, diciamo entro l'inizio del 2020) per ritrovarsi perfettamente servito. Tra questi ci sarei anche io. Ma che se vuole cominciare a prendere confidenza con il nuovo sistema che facilmente lo accompagnerà per il resto della vita, troverà già nelle due Z6 e Z7 opportunità per il momento in larga parte impossibili per le sue reflex. Il messaggio lanciato da Nikon e riportato da Nital direi che è inequivocabile e degno di essere ben ponderato : Nikon è impegnata al 120% sul nuovo sistema, ogni risorsa della ricerca disponibile sta lavorando sulle Z e gli obiettivi S Line. Ciò non significa che non ci saranno più reflex Nikon e non ci saranno più obiettivi Nikon per rflex. Ne è prova l'imminente 500/5.6E PF con tradizionale attacco Nikon F. Ma che con l'andare avanti del tempo e della tecnologia, una nuova ammiraglia reflex Nikon potrebbe essere l'equivalente digitale della Nikon F6 a pellicola, lanciata in piena era digitale (già in geenrazione 2) con caratteristiche mutuate dalle digitali (e non viceversa) ma di cui nessuno si ricorda mai. Affiancata e/o soppiantata da una ammiraglia mirrorless. Mano a mano che la gente proverà gli obiettivi Z, apparirà piuttosto penalizzante acquistare ancora obiettivi Nikkor F, per il divario evidente di prestazioni consentito dal nuovo attacco e dal nuovo tiraggio. A buon intenditor ... 2) costruzione (d'ora in avanti parlerò della Z7 ma per tutte le considerazioni che non siano la risoluzione del sensore, le macchine sono identiche. Il taglio del sensore meno denso, nella Z6 influenza una logica dell'AF differente e la possibilità di fare time lapse in 6K anzichè in 8K come la D850. Per il resto le due macchine, marchietto anteriore a parte, non sono distinguibili) Pur piccola e compatta rispetto agli standard odierni (ma di fatto equivalente per volumi ad una Nikon F, prima ammiraglia Nikon) è una Nikon in tutto e per tutto. La costruzione è a prova di critica. L'intera struttura é ricoperta dalla classica "pelle" (o gomma, come si dice in gergo) delle macchine Nikon di fascia superiore. I comandi sono di dimensioni standard, rispondono bene. Lo stesso vale per la torretta di sinistra, il pulsante di scatto e l'accensione. Il display posteriore é equivalente a quello della D850, solido e ben articolato. Non flette. Il vano memoria è tanto ben costruito che lo sportellino richiede una bella forza per essere aperto, tanto che sulle prime pensavo che mi avessero dato una macchina sigillata (!). Ma andiamo alle cose serie. Il mirino è sensazionale. L'immagine è chiara, grande, nitida. Senza quei falsi colori e quei contrasti esagerati di altre realizzazioni. Finora i miei riferimenti per il mercato erano Leica SL e Fujifilm GFX (non ho avuto il piacere di provare le Sony dell'ultima generazione). Ma questo, senza scomodare i blind test, non ha nulla da invidiare. Anzi. A 25.600 ISO c'è solo un lievissimo accenno di granulosità che bisogna andare proprio a cercare. Ma l'immagine resta nitida, chiara, luminosa e ferma. non l'ho provato in esterni ma mi dicono che là è anche meglio. Proverò in condizioni limite quando potrò, ma per il momento è già un primo punto di acquisto. Il tempo di accensione si può misurare in frazioni di secondo. Come una reflex. Idem quello di spegnimento. Dall'accensione al primo scatto il tempo dipende solo dai tempi di reazione del ... fotografo. Le immagini si vedono subito appena scattate anche se la macchina sta vuotando il buffer. Si va nei menù mentre la macchina è impegnata a salvare le foto scattate, esattamente come siamo abituati con le nostre reflex. Bisogna fare la tara alla nuova disposizione dei comandi ma devo dire che dopo due attimi - non di più - un nikonista può fotografare senza problemi. Il menù a comparsa (tasto i) che riporta le principali funzioni è molto comodo. A me continuano a mancare alcuni comandi fondamentali. E devo anche ribadire che per me la torretta di sinistra di stampo "amatoriale" è inutile e starà per lo più inoperosa. Ma per queste cose conto su Z8 e Z9. Iso, autoiso (tasto iso più ghiera anteriore), compensazione dell'esposizione, sono quelle che conosciamo perfettamente. La macchina sta bene in mano con obiettivi normali. Non ho provato con quelli lunghi. Il mignolo a me pende un pochino. Ma per impressioni di lungo periodo ritornerò in argomento. Insomma, per me è piccola come una Audi A1 é piccola per chi è abituato ad una Audi A6. Ma per chi si trova bene su una Mini o una 500 Abarth, sarà perfetta. Non è certo una Smart prima serie. In sintesi è in tutto una Nikon, di quelle belle, con finiture degne di una ammiraglia. L'amico Ryuichi Watanabe di Newoldcamera che in queste cose è più attento di me, mi ha fatto notare che anche nell'odore è una Nikon. 2) qualità di immagine senza aver fatto confronti all'americana (non sono il mio genere, io tendo ad essere un pò più pratico in questioni fotografiche) indistinguibile da quella della D850. Non aggiungerei altro. Se non per anticipare che gli obiettivi Nikkor Z S Line sembrano mantenere quello che promette Nikon. Ho avuto in mano solo il 24-70/4 e devo dire che è difficile trovare un altro obiettivo kit del genere. Sicuramente Nikon non l'hai mai avuto e fa sembrare il vecchio Nikkor 24-120/4 un vecchio cimelio). Credo che già solo questo cambierà la qualità delle immagini di molti fotografi fermi a vecchi zoom di decenni fa. 3) autofocus qui l'approfondimento dovrebbe essere decisamente più strutturato. Non posso dare giudizi asseveranti sull'esperienza di 20 minuti, non sarei onesto. Per quello che ho visto io, la macchina se usata senza criterio in modalità come_viene_viene, non ne azzeccherà una. E credo che sia quello che ha influenzato alcuni glamorous web influencer nei loro primi giudizi affrettati. Ma utilizzandola con criterio, come si fa con la propria macchina ed avendo come obiettivo, quello di scattare una fotografia, io non ho avuto nemmeno un fuori fuoco, anche scattando a raffica o utilizzando il riconscimento facciale con inseguimento. Probabilmente bisogna esplorare meglio le varie modalità che sembrano molto meno sofisticate di quelle messe a disposizione da un noto produttore di consolle da gioco e credo che - ma è certamente un giudizio affrettato - l'area dinamica sia un pò troppo "grande" rispetto, per esempio, a quella che trovo chirurgica a 9 punti su D5 e D850. Ma con il punto singolo dimensionato secondo le esigenze, ho trovato subito confidenza. L'autofocus è fulmineo. Non è una D5 ma all'atto pratico funziona bene, per quello che posso dire dalle prove di ieri. Nikon Z7, Nikkor Z 24-70/4 S, auto-ISO, 1/400'', f/4, riconoscimento del volto e raffica, uno scatto a caso, immagine ridotta per motivi web Nikkor F 105/1.4E su Nikon FTZ, riconoscimento del volto, f/1.4 dettaglio 1:1 ancora Nikon 105/1.4E ad f/1.4, punto singolo spot dettaglio 1:1 quello nella pupilla sono io !!!! Non ho provato l'inseguimento veloce di soggetti rapidi ma ho visto un filmato fatto da Gianfranco Corigliano a mano libera. Siamo lungo un canale di Venezia, un gabbiano vola ad altezza occhi. Aggancio automatico del fuoco e inseguimento per tutto il frame, senza il minimo problema. Qualità "agghiacciante", mai vista una sequenza così realistica, sembrava di essere là. Tanto che tutte le altre clip di Gianfranco con la modella che sale e scende le scale, muove i capelli, passeggia, torna indietro, prende il vento, mi sono sembra banali, perchè ... sempre perfettamente a fuoco in automatico Come ho scritto, ho usato il 105/1.4E con l'FTZ in varie modalità di messa a fuoco, riscontrando efficacia e corrispondenza di modalità all'obiettivo nativo. Ho provato anche con il mio scassatissimo 60/2.8G che dopo un pò di manipolazioni ha finalmente deciso di muoversi per consentirmi un paio di scatti macro a mano libera del 24-70/4 S questo è ad 1/60'' a 7200 ISO questo è ad 1/8'' ad ISO 900 In questa rapida prova dello stabilizzatore integrato confermo quanto dice Nikon. L'efficacia può variare da caso a caso. Con obiettivi Nikko F io mi aspetterei 2-massimo 3 stop di aiuto ma non di più. Comunque funziona. Funziona tanto bene che, se non ve ne siete accorti, il 24-70/4 non è stabilizzato internamente, utilizza lo stabilizzatore della fotocamera. Conclusioni (per il momento) Non posso e non voglio essere conclusivo per il momento perchè nella giornata di ieri le condizioni non mi hanno permessa altro che un primo concreto contatto col sistema. Mi è stato utile parlare con chi ha più esperienza nell'uso operativo ma voglio poi confrontarmi con ... me stesso, nelle mie condizioni operative. Purtroppo il battage mediatico del lancio ha scatenato anche orde di commenti negativi, il più delle volte da parte di soggetti senza uno specchiato curriculum fotografico dietro le spalle (non voglio dire altro perchè non credo che ci sia alcuna teoria del complotto. Le società giapponesi si fanno la guerra solo in apparenza, secondo i nostri standard occidentali. Siamo noi che ci facciamo prendere dalla passione e perdiamo il rispetto per gli altri). Il sistema va bene, fa quello che promette. Il mirino è sensazionale. Non ho mai visto dei jpg così belli prodotti da un'altra fotocamera prima di questa. Le funzionalità sono tante e tutte da scoprire. Per un nikonista la macchina è del tutto familiare. Si può fotografare senza fare scuola guida. Il sistema dei menù è del tutto identico (anche nei colori, nella strutturazione) a quello che usiamo da anni Il touch screen funziona come quello delle ultime reflex ed è completo L'interfaccia utente è differente da quella delle reflex ma è comunque funzionale. I tasti hanno tutti le funzionalità cui siamo abituati, sia nella forma che nella grafica. L'ergonomia è a tutta prova. La costruzione è di rango superiore alle reflex corrispondenti per impostazione (quelle prosumer) Non è la risposta alle necessità della fascia altissima del mercato, certamente non è pensata per la foto d'azione estrema, per quello usciranno altri modelli. Ma già oggi consente di faer cose che le reflex non fanno. In studio, nella macro, nello still-life, non vedo motivi per cui questa macchina non possa sostituire tutte le altre (anzi, direi che sarebbe invece auspicabile) Nel video siamo a standard di livello elevato (compresa la compatibilità con i protocolli Atomos per la registrazione off-camera) I nuovi obiettivi (ok, l'unico che ho provato) mantengono quello che promettono. Sinceramente vedremo meraviglie con il completamento del sistema. Nikon ci crede così tanto che per la prima volta nella sua storia ha emesso una road-map a lungo termine che è suscittibile di ulteriori sorprese positive, con obiettivi che mai abbiamo visto e che mai vedremo in autofocus per le reflex. Il Nikon FTZ consente già da subito di continuare ad usare gli obiettivi Nikkor F, praticamente tutti. I più belli consentiranno di fare foto belle anche con le Nikon Z. Però non vi aspettate che brutti anatroccoli come il Nikon 17-35/2.8 e il 20/2.8 diventino dei cigni reali. Produrranno comunque foto ... melmose ! Non mi viene in mente altro ma forse aggiungerò qualcosa nei commenti. Non mi soffermerei sulla questione scatenante sul web di polemiche inutili, singolo slot di memoria, autonomia della batteria, battery-pack perchè per me semplicemente fuorviano dal discorso principale. Siamo all'alba di un lungo cammino e questo è un primo importantissimo passo. Poi, per carità, nessuno ci costringe a comperarle. Chi è soddisfatto delle sue reflex, continui ad usarle che vanno benissimo. Chi vuole evolvere dalla sua reflex anziana e ritiene che solo una reflex possa soddisfarlo, si ricordi che Nikon continua ad avere in catalogo le migliori reflex possibili. Chi crede che solo la macchina XXXX della marca YYYYY possa soddisfarlo a pieno e ritiene per questo di avere corredo misto o di migrare del tutto a Sony, Canon, Fujifilm,Leica, Panasonic, Olympus, Pentax, lo faccia serenamente e con la nostra benedizione. Non vedo il problema. Certamente non ci saranno polemiche da parte nostra, salvo che non ci piaccia cercare di consigliarlo per il meglio, nel suo interesse. Comprerò questa Z7 ? Non è la macchina per me. Lo saranno la Z8 e la Z9 quando usciranno. Ma intanto ho la possibilità di cominciare ad usufruire delle potenzialità del nuovo sistema. Perchè privarmene ? La vita è breve, qualche limitazione potrò accettarla. E tra 12-15 mesi, cambierò corpo tenendo gli obiettivi, pagando una sorta di leasing per l'uso nel frattempo. Ma posso dirvi - potete crederci o no, non importa - che per un fotografo comune, non specializzato in generi molto impegnativi, fatte salve le considerazioni di costo (in effetti sono macchine e obiettivi costosi) si può fare di tutto e con piena soddisfazione con queste macchine. Tutto ciò che fareste con la vostra reflex oggi, ma probabilmente meglio. Io per esempio, finalmente, mi metterò (anche) a fare video.
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  26. Questo è l’ultimo articolo della serie che ho riservato alle prove fatte in questi 7 mesi – e 30.000 scatti – con la Z6, ed è relativo alla fotografia di ritratto in studio ed in esterni, anche se le immagini che userò per illustrarlo sono tutte prese in studio. Per me questo genere fotografico è una passione recente, nata e coltivata grazie a Nikonland ed a diversi Nikonlander, Mauro innanzi tutto, ma anche Ross il tailandese, e tanti altri con i quali ho condiviso splendide e sfidanti ore in studio. E devo dire che mi intriga sempre moltissimo perché, per me, è veramente un modo diverso di intendere la fotografia, fatto di preparazione ma anche di spontaneità. Fatto di tecnica – ad esempio nell’uso dei flash – ma anche di confidenza, fiducia ed empatia nello stare davanti ad una modella, pensare a come fotografare e…. farlo. Già, perché stare davanti ad una persona che ti guarda e vuole sapere da te cosa vuoi fare è molto più sfidante, almeno per me, di andare per monti ad inseguire stambecchi. Sfida che si può trasformare in delusione se non si riesce a costruire quel che si voleva o se, dopo pochi scatti, si finiscono le idee. In questo senso è probabilmente il genere fotografico dove le prestazioni del corpo macchina sono meno rilevanti, almeno rispetto all’importanza che hanno le idee del fotografo, le lenti disponibili e la capacità di gestire la luce, naturale o flash. Ricordo indelebile, quindi, quello del primo giorno in studio con Z6 e 50 1.8S lo scorso 26 di maggio, una settimana dopo che avevo ritirato il tutto da New Old Camera. 4 Nikonlander, un tema difficile, poi non seguito, ed una modella bellissima ma con un certo caratterino: fu una giornata molto molto impegnativa, tra la macchina che non ne voleva sapere di pilotare i flash di studio e neppure, almeno così mi pareva, di mettere a fuoco. Fortunatamente avevo scelto di portare solo la Z6, lasciando a casa la D5. Avevo intuito che sarebbe stata una giornata tutta in salita e non volevo avere la possibilità di scappare. Perché una cosa avevo ben chiara: per entrare nel futuro è necessario innanzi tutto volerlo fare. È necessario, qualora i risultati non arrivino subito, non avere l’inopportuna possibilità di rientrare nella propria confort zone. Ma non basta, occorre anche avere mente aperta per capire come far rendere al meglio il nuovo strumento e trovare, dopo averci messo del proprio, quali sono i punti di forza e di debolezza della nuova tecnologia rispetto alla vecchia. Insomma non bisogna cercare nella Z la DSRL che si usa abitualmente. Ovviamente non sono state quello che si possa minimamente definire due ore rilassanti, ma alla fine della mattinata le cose hanno iniziato ad allinearsi. O dovrei dire oltre la fine, visto che avremo dovuto chiudere tutto alle 13:00 e questi due scatti sono fatti quasi 10 minuti dopo… Z6 con FTZ su 70-200FL @200mm, 1/125 f2.8 ISO 4000 - illuminata con la luce pilota del flash Z6 con FTZ su 70-200FL @200mm, 1/125 f2.8 ISO 6400 - illuminata con la luce pilota del flash...... cioè con crop a pixel reali: Crop a pixel reali (100%). Questo è quello che si può ottenere il primo giorno d'uso con questa macchina fotografica.... a 6400ISO, praticamente al buio, e senza impostare nessuna riduzione di rumore sul sw di sviluppo, nitidezza sui valori abituali. Dicevo che il corpo macchina, in queste condizioni di scatto, è l’oggetto meno importante tra i tanti che un fotografo deve utilizzare. Non di meno, la Z6 ha, rispetto alle DSRL Nikon, alcuni specifici vantaggi, che riporto nell’ordine di quella che per me è la rilevanza sul risultato in questo genere di fotografia: Ottiche native Z – in particolare 50 1.8 e 85 1.8 – con prestazioni veramente degne di nota e capaci di stracciare letteralmente gli omonimi per il bocchettone F, che in precedenza ho ripetutamente usato in questi contesti sulla D5 – e anche le varianti più luminose (50 1.4 e 85 1.4). Messa a fuoco automatica sull’occhio. Precisione chirurgica dell’AF nelle riprese con profondità di campo molto limitata – seppure non riscontrabile in ogni scatto, in particolare prima degli ultimi aggiornamenti del firmware. Da qui l’utilità di scattare molto più del solito per garantire il risultato. Capacità di rendere a mirino l’effetto del bianco e nero e la resa della luce naturale. Dico subito che alcuni di questi vantaggi, quel 26 di maggio, non erano con me, nel senso che ad esempio la capacità dell’AF, con la release 2.0 del FW, era decisamente meno efficace di quella disponibile oggi, allora non l’avrei definita affatto chirurgica. Ed io, dovendo sperimentare i vari modi di messa a fuoco, ho faticato non poco a produrre immagini a fuoco dove e come volevo con una qual certa consistenza. Peraltro, anche la capacità di mettere a fuoco in luce scarsa, come può essere quella in uno studio senza finestre, con il fondale nero ed il soggetto illuminato solo dalla luce pilota nel quale fotografavamo quel giorno era fortemente limitante. Altri in realtà sono esclusivi di riprese in luce ambiente, in quanto la Z6 non è in grado di far vedere a mirino, simulandola, la caduta della luce – o il bianco nero – mentre pilota il flash (anzi a dirla letteralmente è il contrario: se si lascia attivata l’impostazione D8 “applica le impostazioni al live view” la macchina non fa scattare i flash…. cosa che ho “scoperto” parecchio dopo che la sessione era iniziata). Cosa abbastanza ovvia se ci si pensa, visto che non può conoscere la distanza tra il flash ed il soggetto, quali modificatori di luce sono usati e via dicendo. Altri ancora vanno cercati disattivando opzioni, come “scatto con riduzione sfarfallio”, che nella mia esperienza procura solo un maggior ritardo allo scatto. Ecco, per me è necessario lavorarci su ancora un bel po’, ma ora sono fermamente convinto che la scelta di entrare nel mondo mirrorless sia giusta e che, effettivamente, questa tecnologia, per Nikon purtroppo ancora acerba, ci apra possibilità del tutto nuove per farci concentrare sulla fotografia e ricercare con maggior semplicità, rispetto alle reflex, gli effetti che vogliamo nelle nostre fotografie. Z6 su 50 1.8S 1/125 f2 ISO 400 Z6 su 50 1.8S 1/125 f2.8 ISO 2200 Z6 su 50 1.8S 1/125 f1.8 ISO 1400 Z6 con FTZ su 70-200 2.8FL @70mm 1/200 f2.8 ISO 200 Z6 su 50 1.8S 1/200 f2.8 ISO 200 Z6 su 50 1.8S 1/200 f2.8 ISO 400 Z6 su 50 1.8S 1/200 f2.2 ISO 200 Z6 con FTZ su 70-200/2.8FL @170mm 1/250 f2.8 ISO 400 Z6 con FTZ su 70-200/2.8FL @110mm 1/250 f2.8 ISO 400 Z6 su 85 1.8S 1/250 f2 ISO 200 Z6 con FTZ su 70-200/2.8FL @200mm 1/200 f4.5 ISO 100 (flash godox con ombrello dall'alto) Come d’uso concludo con la sintesi di pro e contro. Pro: Ottiche native Z decisamente superiori alle corrispondenti del sistema F (50 1.8/1.4 e 85 1.8/1.4) Messa a fuoco automatica dell’occhio e AF molto preciso nelle riprese con esigua profondità di campo tipiche di questo genere fotografico Capacità di rendere a mirino l’effetto del bianco e nero e la resa della luce naturale, supportata da un sensore capace di sforare splendidi file ad ogni ISO possa avere un senso impiegare Bianco e nero superlativo, senza necessità di sviluppi particolari. In particolare i 6400 ISO sono per me assolutamente fantastici nella ricerca di una "grana naturale" a sostegno del mood cercato. Contro: In realtà niente di specifico se non il fatto che…. non ne abbiamo abbastanza! Occorre ottimizzare ed arricchire di funzionalità il firmware di queste macchine – che sta migliorando ma troppo, troppo lentamente – e fare crescere il sistema. Ma già oggi io preferisco, e di molto, portare in studio la Z6 rispetto alla D5. Massimo Vignoli per Nikonland 24/12/2019
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  27. “Dai, facciamolo!” è la risposta di un amico vero a qualsiasi tua proposta, anche la più pazza, quando sa che tu ci tieni. Ecco, a me la D5 ha sempre dato questa impressione, fin dalla prima uscita in montagna, nell’autunno del 2016: un vecchio amico, con i tuoi stessi gusti e con il quale puoi fare tutto. Ho quindi preso al balzo una domenica mattina di pioggia per scrivere questa recensione, che è sospesa leggera leggera sui i ricordi: mi hanno affollato la mente mentre andavo a ripescare in archivio le immagini per illustrarla. Ci sono diversi motivi che mi spingono a scriverla. La D6 alle porte, un po’ più in la di sicuro una mirrorless capace di far girare la testa a tutti, me compreso. Ma…. non si può pensare di far finire nell’oblio questo capolavoro della produzione Nikon senza scriverne. E allora eccomi qui. In realtà, il motivo più vero è che… la D5 è straordinaria. Nel vero senso della parola. E’ a suo agio facendo… TUTTO Ama la luce bella, ma fa cose fantastiche vicino al buio L’unica cosa che le da fastidio è fotografare in luce molto dura, quando le foto belle sono “rubate” a situazioni sub-ottimali E…. certo, è grande, pesante, costosa! Insomma, è un cavallo di razza: non le va di correre al risparmio. Ma quando la gara è nelle sue corde…. solo un mediocre fantino può farla sfigurare. Dicevo dei ricordi. Beh, questo è un piccolissimo riassunto del primo giorno insieme. Fu una giornata molto speciale. Neve fresca, i larici infuocati dall'autunno, camosci in quantità e sia l'aquila che il gipeto che fanno un giro a salutarci. Un mondo bellissimo, tutto da fotografare! Ma non voglio basare questa recensione sulle note della nostalgia. La D5 è una meraviglia della tecnologia e nuove star non intaccheranno minimamente il suo valore, ma vantaggiosamente ne abbasseranno il prezzo che, nel mercato dell’usato, diventerà più facilmente alla portata di nuovi candidati proprietari. Che probabilmente se la disputeranno. E allora, a chi la consiglio? A tutti i fotografi di sport e wildlife, senza riserve. Una D5 ben tenuta a può fare un milione di foto splendide, una dopo l’altra. Anno dopo anno per i prossimi 10. A chi la sconsiglio? a chi vuole andare leggero e a chi ha bisogno di grande gamma dinamica in basso. Battute a parte, con lei si possono fare anche foto di paesaggio, ma solo se la luce è dalla vostra parte e/o sapete usare i filtri digradanti o tecniche adeguate a far rientrare nella sua gamma dinamica le luci e le ombre della scena che riprendete. Ma, davvero, la si può usare per fotografare qualsiasi soggetto! Il punto chiave, la sua ragione d’essere, è la velocità. E’ veloce, veloce, veloce. L’ho scritto e detto più di una volta. Il suo autofocus è telepatico. Solo le nuove Z lo insidiano. Non per la velocità, non scherziamo siamo ancora lontani. Ma le Z, in ambito AF, hanno messo sul tavolo due carichi notevoli: non serve la calibrazione (ma io la mia D5 non ho mai avuto bisogno di calibrarla oltre un -1 su un’ottica moltiplicata: è montata a mano e le ottiche pro che la deliziano anche) riescono da sole a riconoscere viso e occhi, ma quello delle mirrorless è un altro campionato. Detto questo, per me confrontare la D5 con la Z6…. non è possibile. Vedremo quando esisterà la Z capace di superarla, oggi non c’è. La D5 è, mia personale opinione, l’unica reflex Nikon non ancora superata dalle Z nel suo ambito d’uso (insieme alla D500, ma quella è una storia del tutto diversa). E lo dico io che oggi uso molto di più la Z6 della D5. Ma è quando il gioco si fa duro che i duri cominciano a giocare! Veloce significa essenzialmente 3 cose: Ci sono i comandi giusti, per avere sulla punta delle dita tutto quel che serve Prestazioni ad alti ISO ineguagliate (la Z6 si avvicina…. ma ad ISO veramente alti la D5 resta sopra) Autofocus preciso e fulmineo. Premesso che non ho mai usato la D5 in AF-S, in AF-C uso questi settings: opzione a1 - Priorità AF-C: messa a fuoco +scatto opzione a3 - Focus Tracking + Lock-On: 2 (movimento soggetto al valore di default) opzione a6 - numero punti AF: 55 punti AF E, a seconda di situazioni e soggetti, uso 3 diverse combinazioni di comandi: Generica: azione di messa a fuoco sia sul bottone di scatto sia su AF-ON; sotto AF-ON attivo i gruppi; sotto il bottone di scatto i 9 punti (solo la D5 li ha, e sono fantastici) Questo perché così sono pronto, istantaneamente, per qualsiasi cosa. Semplicemente uso, per mettere a fuoco, indice o pollice in modo da attivare i 9 punti o i gruppi Azione veloce certa: metto la modalità AF più adeguata (9 punti o gruppi) sotto il pulsante di scatto Necessità di mettere a fuoco e ricomporre: disattivo il fuoco dal pulsante di scatto e metto a fuoco con il pollice Ma ha altre frecce al suo arco: L’ergonomia, che per me è insuperata e difficilmente superabile. A mano nuda, con i guanti…. la dimensione del corpo e dei comandi è perfetta Un mirino ottico fantastico in termini di nitidezza di visione e capacità di sostenere sessioni prolungate, anche in naturalistica quando si passano ore ad osservare, senza affaticamenti di sorta Una veramente speciale qualità di immagine. A colori ed in BN. A medi ed alti o altissimi ISO. Come detto solo in basso sarebbe utile più gamma dinamica. Ma, per me, è un problema di impatto veramente basso se si è in cerca della bella foto da fare con bella luce, o se si fotografa l’azione con la luce che c’è… Certo, occorre sapere esporre correttamente: Difficile recuperare esposizioni sbagliate di 4 stop se c'è luce dura! Una costruzione a prova di bomba. E’ robustissima, e capace di resistere ad ogni abuso. La batteria dura tantissimo, nella pratica impossibile restare a secco in una giornata, anche fotografando in condizioni climatiche ostili. Insomma, una VERA AMMIRAGLIA! Per fotografare ovunque e comunque qualsiasi tipo di soggetto, con qualsiasi lente e qualsiasi luce. Dall'altra parte del modo come vicino casa. Da quasi quattro anni è la mia macchina preferita, quella che mi viene alla mente se penso di voler fotografare. (D5 e 180-400/4E - test in progress!!!) Certo, tutto questo si paga con un prezzo elevato - da nuova, mentre tra poco il mercato dell’usato potrà consentire a molti di dotarsene - ed un peso/ingombro impegnativi. Non è la macchina del fotografo occasionale che scatta gironzolando qua e la, ma uno strumento di precisione capace, sempre, di portare a casa il risultato, senza curarsi di condizioni ambientali o azioni impegnative. Insomma, è la MIA MACCHINA, quella che le dita riconoscono anche al buio. Quella con la quale so compensare l'esposizione matrix "a mente". Parafrasando un vecchio film, che riporta all'originale test di Mauro "D5: semper fidelis": "Questa è la mia D5. Ce ne sono tante come lei, ma questa è la mia" D5: DAI, FACCIAMOLO!!! Massimo per Nikonland. 1/3/2020
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  28. Ci fa molto piacere che, quando ci capita di essere in giro per l'Italia, per manifestazioni, per negozi o semplicemente da qualche parte a fotografare ci riconosciate e vi presentiate. Ci fa ancora più piacere scoprire che in tanti ci leggete, seguite i nostri articoli. Le nostre posizioni. Quello che ci piace condividere con voi. E' sempre un piacere scambiare due chiacchiere, quando capita. Magari ascoltare la vostra opinione, o rispondere a qualche domanda specifica che vi viene in mente. Ma non possiamo incontrare tutti. E se abbiamo aperto questo sito - che oramai ha una vita che si approssima a chiudere l'undicesimo anno di età, è proprio per sfruttare il mezzo virtuale della rete Internet per poter incontrare tutti quanti. Però è indubbio che per potervi .... incontrare su queste pagine sia necessario che usciate dall'anonimato dove sinora vi siete ostinati a rimanere. L'iscrizione a Nikonland : é gratuita impegna pochi secondi non vi espone a nessun rischio non lede se non in minimissima parte la vostra privacy ma di contro vi consente di incontrarci quando ne avete voglia farci sapere la vostra opinione su un articolo, su un editoriale, in generale sul nostro lavoro su Nikonland vi consente di chiedere e di scambiare consigli con gli altri nikonisti qui presenti ancora più semplicemente, di farci sentire la vostra presenza quasi fosse fisicamente qui con noi ma soprattutto, con l'iscrizione e un vostro segno ... fosse anche un LIKE ad un nostro scritto quando vi sentite particolarmente d'accordo con quello che stiamo dicendo ... ci potete aiutare a continuare nel modo giusto. Giusto per noi, giusto per voi. In ogni caso grazie di esserci vicini. Del vostro supporto e della simpatia che ci avete manifestato quando ci siamo incontrati qui e la. Per fotografi che esprimono la propria passione anche attraverso Nikonland, è un aiuto prezioso. Continuare in solitudine sarebbe gravoso e alla lunga inaridirebbe la nostra voglia di fare. ______________________________________________ Il Sorridente
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  29. Qualcuno leggendo questo articolo dirà : che barba, ne abbiamo le tasche piene di questi argomenti tecnici, preferiamo prove di obiettivi provati all'aria aperta. Piacerebbe anche a me ma conoscere almeno superficialmente questi discorsi ci permette di capire dove si sta muovendo l'industria fotografica e come si differenzieranno le fotocamere prossime venture. Insomma, se vi stiamo annoiando potete semplicemente saltare questi articoli e tornare quando troverete che le nuove Nikon Z montano un sensore di tipo stacked chiedendovi quando vi siete persi le puntate precedenti *** Occorre fare qualche passo indietro alle puntate di questa telenovela trasmesse da Nikonland.it la scorsa settimana. Le trovate online e non dovete pagare il canone. Venerdì scorso in una lunga intervista rilasciata a Dpreview.com, il manager di Nikon Imaging ha anticipato che entro la fine dell'anno uscirà una Nikon Z di fascia alta che grazie ad un sensore di tipo stacked di nuova generazione punta a sorpassare l'ammiraglia Nikon D6. (Parla il capo di Nikon Imaging : sta arrivando una Z di fascia alta) Abbiamo ribadito recentemente come Nikon abbia ampie conoscenze nel campo della progettazione dei sensori. Anzi, il suo reparto dedicato lavora da circa 30 anni (Nikon, i sensori, l'industria giapponese) e non solo, Nikon è uno dei tre principali produttori al mondo delle macchine per la stampa dei microchip in generale, e dei sensori fotografici, avendo tra i suoi clienti società come Sony Semiconductor, Samsung e Intel giusto per nominarne tre noti a tutti. Nikon è tra le poche società al mondo in grado di disegnare, sviluppare e prototipare un sensore di immagine. Poi non lo produce in se perchè le fabbriche dei semiconduttori necessitano di investimenti che vanno oltre la dimensione di Nikon. Ma questo non le impedisce di essere autonoma in questo campo, esattamente come lo sono Sony Imagine e Canon (e a differenza degli altri produttori di fotocamere come Fujifilm, Olympus e Pentax che i sensori invece se li comprano già fatti). Nikon nell'ultimo triennio ha aumentato di molto la spesa per ricerca e sviluppo, tanto che nell'ultimo bilancio evidenzia una percentuale rispetto al fatturato di spese per la ricerca che è doppia rispetto ad altre società del suo sensore. Questa ricerca va in direzione dei campi di applicazione del futuro, tanto che a metà febbraio è stato annunciato da Nikon un sensore con caratteristiche molto avanzate che si pensava fossero solo alla portata di società con un budget più elevato, come Sony Semiconductor (Nuovo sensore Nikon da 1 pollice, stacked da 1000 fps e 134 db di dinamica) Questo sensore - pur di piccolo formato e probabilmente più indicato per applicazioni di tipo industriale (Nikon è anche tra le principali società attive nel campo della misurazione e scansione 3D a livello industriale con dispositivi di precisione per misurare anche lastre di metallo di 50 metri di lunghezza per l'industria aerospaziale) - anticipa tecnologie che portate in campo fotografico sarebbero rivoluzionarie. Si tratta di un sensore di tipo stacked, cioé con strati di differente specializzazione impilati uno sull'altro in un unico pacchetto completo di fotositi, memoria ed elettronica di controllo e conversione analogico-digitale. Un sensore dello stesso tipo di quelli che consentono a Sony Imaging il primato con le sue fotocamere di punta Alpha 9 e la nuovissima Alpha 1. In cosa differisce un sensore stacked rispetto ad uno di tipo normale, tipo un CMOS BSI ? Sostanzialmente la presenza di uno strato di piste elettroniche sito tra i fotodiodi e l'elettronica di collegamento. questo è un sensore Sony del tipo di quello montato sulla Alpha 9. Tra i pixel sul primo strato e la logica sottostante, c'è la memoria (DRAM) tampone. I tre strati sono prodotti con una densità differente per microlitografia e poi fisicamente sovrapposti e collegati. Il processo richiede maggiore precisione, tempi superiori, più energia e naturalmente comporta più scarto di sensori difettosi. Ma produce dispositivi più integrati rispetto a quelli normali che equipaggiano al momento tutte le fotocamere Nikon, Canon, Fujifilm, Panasonic, Leica, etc. etc. La presenza dello strato di memoria intermedia, permette a convertitori analogico-digitali e a processori più potenti di leggere i dati del sensore con maggiore velocità. sempre dalla letteratura Sony, il raffronto tra un sensore CMOS tradizionale e uno di tipo stacked qui abbiamo il dettaglio di un sensore Samsung da smartphone, prodotto con la medesima logica, certamente di dimensioni inferiori (ma con tecnologia più avanzata e piste ravvicinatissime) questo è lo schema del nuovo sensore Nikon presentato nei giorni scorsi che ha una concezione ancora più avveniristica e velocità e densità di stampa ancora più elevate del normale. Ma, la domanda sorge spontanea, a cosa serve tutta questa velocità in un sensore ? Devo purtroppo rimandare ad un altro nostro recente articolo che illustra le differenze di funzionamento tra sensori meccanici ed elettronici e sensori di tipo rolling shutter e global shutter (L'otturatore : meccanico ed elettronico (rolling shutter, global shutter) Senza farla troppo lunga (se volete leggere o rileggere quell'articolo forse sarà ancora più chiaro) i sensori attuali usati nelle nostre fotocamere sono di tipo rolling shutter che letteralmente significa che vengono letti a strisce dall'alto verso il basso in un processo che simula il movimento delle tendine dell'otturatore meccanico. La velocità di lettura è di fatto la scansione del sensore. Le informazioni di ogni striscia vengono processati, il segnale analogico convertito in digitale e la mappa della lettura del sensore (fatta di bit con valori 0-1 che indicano la luminosità di ogni punto) viene poi spostata in una memoria tampone. Quando la mappa è completa il processore la rielabora ulteriormente completando il processo che porta alla formazione del cosiddetto file RAW che è l'immagine informatica di quanto percepito dal sensore, scritta in un formato che poi il software di sviluppo può decifrare per riprodurre digitalmente quanto abbiamo ripreso. questo processo come vedete anche visivamente richiede un certo tempo e comporta un certo ritardo nella lettura delle strisce. In termini assoluti per una immagine di un soggetto fermo, questo ritardo in genere non comporta nulla di visibile. Ma se stiamo scattando ad alta velocità con il sensore elettronico (per il gergo Nikon : modalità silenziosa) il ritardo tra la lettura della prima striscia e l'ultima diventa significativo. E ciò comporta immancabilmente ad una deformazione dell'immagine, più o meno accentuata a seconda dei casi. Andare oltre la velocità di raffica normale di 10-12 scatti al secondo, anche con l'eliminazione dello specchio, comporta difficoltà meccanico che non sono aggirabili a costi umani. Per cui è più semplice tenere aperto l'otturatore meccanico ed usare la sola scansione per leggere le immagini. Cosa assolutamente necessaria per riprendere il video, dove la presenza dell'otturatore meccanico darebbe dissolvenze nere. Un sensore che ha una velocità di scansione lenta è più soggetto a fenomeni di artefatto di questo tipo che spesso producono effetti parodistici, inaccettabili nelle nostre immagini (pensate alle classiche automobili di inizio secolo con le ruote ovalizzate e il muso diagonale anzichè dritto). Ma specie ad elevate risoluzioni, il tempo di lettura di un sensore tradizionale è particolarmente lento. E' il caso tipico di Nikon D850-Z7 che ha un tempo di lettura del sensore di circa 66 millisecondi con una frequenza di scansione di 1/15''. Un quindicesimo di secondo è una enormità che si vede chiaramente anche solo esponendo sotto una luce artificiale oscillante intorno alla frequenza industriale. Un sensore di tipo stacked come quello della Sony Alpha 9 ha un tempo di lettura di 6 millisecondi, con una frequenza di scansione di 1/160'', mentre quello più nuovo (e più denso) della Sony Alpha 1 viaggia ancora più spedito verso i 4 millisecondi e una frequenza di scansione che rivaleggia con il tempo sincro flash, per cui è quasi completamente libero da interferenze e fenomeni di deformazione indotti dal ritardo di lettura tra le striscioline. Nel senso che viene comunque letto a strisce ma - grazie al famoso strato di memoria tampone situato non nella scheda della fotocamera ma direttamente dentro al sensore - la scansione può essere effettuata a velocità dieci volte superiore a quello, per esempio della Nikon Z7. Naturalmente questo è il tempo di lettura del sensore, poi l'immagine come dicevo deve essere confezionata a questo comporta un tempo di elaborazione che per Sony a9 e a1 arriva a circa 1/30''. Con la conseguenza che si può lavorare a raffiche da 30 scatti al secondo circa in otturatore elettronico. Conseguenze pratiche di questo processo vanno anche al tempo di oscuramento del mirino e in generale alla velocità operativa complessiva di ripresa e di visione. Ovviamente un tale sensore deve essere accompagnato anche da un processore principale di adeguata potenza, un buffer principale adeguatamente dimensionato e con DRAM adeguatamente veloce. Tutti passatempi cui si sta allegramente dedicando il reparto di ricerca di Nikon e che porteranno entro la fine del 2021 ad una nuova ammiraglia ma più in generale nei prossimi anni ad un rivoluzionamento delle potenzialità operative di tutte le nostre prossime fotocamere. Nikon sta lavorando ad una intera famiglia di nuovi sensori con caratteristiche all'avanguardia che ci permetteranno maggiore libertà espressiva in campo fotografico. Ecco, spero di non avervi annoiato troppo e di aver offerto qualche informazione in più a chi invece è interessato a cosa diciamo quando commentiamo le notizie e i rumors.
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  30. La mia Z6 II nasconde qualcosa... ...La scatola di un telezoom..? Forse il 100-400Z è arrivato alla chetichella, smarcando ogni rumor? Ma no...!!! E' il superwideZoom 14-24/2,8 S, promesso, annunciato, anelato... ed infine, arrivato a Palermo, a casa mia. Ma perchè questa scatola gigantesca? Non avevamo saputo che una delle principali feature fossero appunto la compattezza e leggerezza? Una scatola identica per altezza a quella del mio ultimo acquiZto... Orsù...tagliamo i sigilli... e forziamo la linguetta, murata dalla garanzia tiriamo fuori i leaflet in tutte le lingue del mondo (anche la nostra) la ...improbabile custodia in microfibra, che resterà piegata e nuova dentro lo scatolo dello zoom, come tutte le altre, della mia ormai consistente batteria di ottiche Z Ah...ecco lo scatolo del...paraluce...? del...dei... ma quanti diamine sono...? Ecco il motivo dell'abnorme altezza della scatola... tiro fuori un gigantesco tappo e ben DUE paraluce: rispettivamente: HB-96, HB-97 ed il tappone LC-K104 da 125mm, funzionale all' HB-97 che è il paraluce sul quale poter montare filtri a vite da 112mm di diametro ! Ma ecco apparire il 14-24... levati i due blocchi di polistirolo di protezione, il sacchetto di cartene, protetto dal tappo LC-Z1424, associato al paraluce base ma anche questo accessorio è del tutto particolare e assolutamente dedicato (come recita la sigla) a questo zoom: meglio fare attenzione alle distrazioni e non tentare di montarlo su altri lenti Z ! Vediamo subito perchè: il 14-24 Z è dotato di un primo paraluce a petalo, incorporato, quadrilobato, che realizza degli incavi, sui quali devono coincidere gli "spikes" del tappo Attenti a non tentare di montarlo inavvertitamente su di un 20/1,8 o sul 70-200/2,8 che entrambi hanno tappi da 77mm, simili per diametro a questo tappo esclusivo ! Entrambi i paraluce sono dotati di tasto di sblocco dalla baionetta di fissaggio, per evitare shift inappropriati... Beh... ecco il tutto out of the box ! A prima vista l'impressione è subito di bellezza costruttiva sia per materiali, sia per design. Il display digitale ci riporta a poter leggere anche la scala della pdc, da anni ingiustamente dimenticata nei wide. Ecco a voi il Mago dei Filtri, questo 14-24 Z consente anche la possibilità di montare a baionetta posteriore filtri in ritagli di lastra, per esempio filtri correttori o compensatori nel BW Certo l'ebbrezza di provarci su un filtro a vite di vetro da 122mm... Io non ce l'ho di quel diametro...ma ...ma il mio MTO 1000/10 russo, forse si.... no ...mannaggia... sono da 116mm !!! Peccato !!! Made in Thailand... Pesa un nulla, meno di 650 grammi, senza tappi e paraluce... decisamente poco, se lo confrontiamo alle simili realizzazioni reflex e mirrorless, in casa e fuori. Chiama le foto. Domani vedremo !!! Max Aquila photo (C) per Nikonland, Annus Horribilis 2020
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  31. Ho acquistato la Nikon Z6 a novembre dell'anno scorso (2019). Appena comprata ho fatto soprattutto delle foto "casual" per strada e degli esperimenti in casa, giocherellando con il focus stacking, ma tutto sommato ero rimasto freddino, convinto che andasse bene più che altro per al macro statica e lo street, che per me è un genere occasionale. Anche Vincent non era molto convinto. Passato il lockdown, ho inziato ad usarla un po' di più per il genere fotografia che preferisco, ed è allora che ho cominciato a "scaldarmi" nei confronti di questa piccola grande fotocamera e capire meglio tutto quello che mi può dare (e quello che non posso pretendere). Non mi metterò a scrivere un articolo sulle caratteristiche, pregi e difetti della Z6, ripeterei solo quanto hanno fatto a più riprese Mauro Maratta e Max Aquila in modo più che esauriente, preferisco fare qualcosa di simile alle experience di foto notturna e di street di Massimo Vignoli, portando delle foto di esempio e commentandole. Sono un naturalista fotoamatore, anche se mi piace provare altri generi è nella fotografia in natura, soprattutto agli animali che mi diverto davvero. Di questo scriverò. Primo impatto? Avendo usato praticamente solo reflex, al mirino elettronico ho dovuto farci l'abitudine, perchè anche se è ottimo e la resa dell'immagine è molto vicina alla realtà, rimane a volte un lieve scostamento dal punto di vista dell'esposizione verso la sovraesposizione, cosa che ho imparato a tenere presente ed ora non ho problemi. Per il resto, sul campo la Z6 è confortevole, specialmente con la basetta smallrig e usata con ottiche compatte come il 300mm f4 Pf anche accoppiato a dei converter, non si hanno problemi a mano libera. Inoltre, come tutte le nikon di un certo livello, non ti "sta tra i piedi", comandi accessibili e ergonomia sperimentata. La Nikon Z6 e il suo 24-70mm f4 S sono un'accoppiata formidabile. Questa foto sembra una macro fatta con un buon obiettivo macro, no? Invece no! E' un minuscolo crop al 100% di una foto ambientata!!!. questa: Nikon Z6 24-70mm f4 a 28mm, f11, 1/1600s 2000 ISO. La vedete la libellula sulla destra, quant'è piccola? Questo per me dice tutto quello che c'è da dire sulla qualità nei dettagli di questa accoppiata ed è uno dei motivi della mia riscoperta della Z6. Non è solo il fatto che si può mettere a fuoco più o meno su tutto il campo inquadrato, lo fanno tutte le mirrorless, qui c'è di più. Lo ripeto risultati di questo genere di solito si hanno con dei tele macro. Amazing, dicono gli inglesi. Naturalmente come tutti gli altri 24-70mm si presta a fare dei paesaggi "normali" con ottimi risultati, Nella fotografia ravvicinata e in quella di natura non ho dubbi quale sarà d'ora in poi la mia fotocamera d'elezione, anche sul campo, salvo soggetti erratici. In attesa di focali native un po' più lunghe, il 300mm da solo con Tc e/o lenti addizionali funziona e molto bene: In questo "animalscape" ho usato il 300mm, ho composto l'inquadratura e scattato dal display col dito. Se il soggetto è relativamente tranquillo, non ci sono problemi anche per le soggettive: Anche se il soggetto si muove a velocità ragionevole secondo una traiettoria prevedibile non ci sono troppi problemi, t scatto silenzioso, a mano libera e soggetto indifferente: Nella fotografia close-up la qualità è eccellente: 70-300mmP a 210mm con lente addizionale 300mm f4 Pf + TC14 Eiii. Ancora: Posso scattare in condizioni di luce molto sfavorevoli, con ottime possibilità di recupero nelle ombre. Questi scoiattoli erano nel bosco fitto dove ad occhio nudo era ... buio pesto. Anche qui a Torrile giornata di pioggia... luce pessima, eppure.. Per non bruciare il cigno, che non era fermo, quindi non permetteva esposizioni multiple, ho dovuto sottoesporre, Ma è bastato pochissimo per recuperare le ombre. Infine, basta back-front focus, i miei nikon ora sono tutti "tarati", o meglio non devo tarare più nulla. L'accoppiata 300mm più TC 14 sulla m D500 tendeva a funzionare in modo alterno. A volte andava benissimo, altre non azzeccava il fuoco e come da consigli ricevuti, dovevo spegnere smontare e rimontare il tutto. Questi sono cropo 100% di due foto scattate con la D500, il 300mm f4 Pf e il TC 14: due giorni diversi due rese diverse. Smonta e rimonta poi il tutto è tornato a funzionare, però non è entusiasmante, se sei in attesa che succeda qualcosa non è il massimo, perchè di solito succede mentra stai armeggiando con l'atttrezzatura. Se poi osavo accoppiare il 300mm al TC 17... addio, il fuori fuoco era garantito: Con la Z6, come cantava Lucio Battisti, tutto questo non c'è più: Nikon 300mm f4 Pf Tc 17, crop 100% Alti ISO? ecco qui tempo grigio e 7000 ISO! Crop 100%: Tutte rose e fiori? Naturalmente no, per quel che faccio io, vedo soprattutto due punti di miglioramento e riguardano l'autofocus: come per la maggior parte delle mirrorless le manca un po' di reattività. Questi cigni in volo li ha presi, ma soggetti più veloci o più erratici sono spesso un problema, al contrario di auto e moto, con gli animali non è possibile prevedere la traiettoria e predisporsi allo scatto in un punto prefissato. L'altro punto è la tendenza a perdersi nello sfondo più delle mie DSLR, anche se devo dire che credevo peggio. In qualche situazione occorre "aiutare" l'autofocus. Sfondo terribilmente confuso ed elementi di disturbo in primo piano, ma con un po' di malizia, soggetto centrato! Non so se il fatto che si usino teleobiettivi F tramite adattatore possa in qualche modo accentuare il problema, si vedrà quando ci saranno teleobiettivi S nativi. Dopo novemila scatti posso dire di essere contento della Z6, sono convinto che se si sa come usarla e quando, i risultati sono ottimi. Adesso anche Vincent ne è convinto, tanto da autorizzarmi a mettere un crop al 100% di un suo ritratto Scattato con... (musica da suspense)... UN VECCHIO CIMELIO!! Con la Z6 ci si può divertire, il relativamente contenuto numero di pixel aiuta a perdonare qualche segno di vecchiaia presente in queste lenti d'epoca. In conclusione, la Z6 mi piace, ho iniziato ad apprezzarne le qualità e conto di usarla sempre di più. Ultima nota: Questa l'avete già vista, la ripropongo perchè è la migliore foto che ho fatto quest'anno, con la Z6 a mano libera in presenza di vento. Silvio Renesto per Nikonland.
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  32. Viaggiare mi piace un sacco, vedere cose ed abitudini diverse... Spesso, molto spesso, sono stato attirato da posti lontani ma, per la fine del 2019, complice la disponibilità di pochi giorni, siamo andati in Sicilia. La nostra prima volta! Il plurale è d'obbligo: non è stata un giro dedicato alla fotografia, ma un vagabondare curioso con la famiglia, tra il piacere di provare i fantastici gusti della ricchissima cucina siciliana e l'emozione di vedere capolavori artistici unici. Ma si sa, come rinunciare a portare a casa qualche scatto? Ed allora, con me, in uno zainetto da scuola, la ormai fidata Z6 e tre lenti: 24-70/4S - insostituibile per questo tipo di vagabondaggi. 50/1.8S - mi piace un sacco la sua resa e credevo di aver bisogno della sua elevata luminosità. 14-24/2.8F - è una lente datata, pesante e problematica per i riflessi.... ma con una resa veramente fantastica. Nello zaino anche un piccolo treppiede, che dopo il primo giorno è restato in valigia. Questo grazie alla incredibile resa della Z6 in bianco e nero, che accoppiata all'efficienza dello stabilizzatore, materializza la possibilità di scattare a mano libera con qualsiasi condizione di luce e, nella pratica, relega il treppiede ad ausilio nella ricerca di immagini con tempi lunghi. Capacità che, secondo me, non è chiara nemmeno agli ingegneri di Nikon ed Adobe, che applicano per default una correzione rumore assolutamente eccessiva, sempre ma in particolare per il BN. Avevo pianificato già a casa di fotografare esclusivamente in bianco e nero sia perché mi piace molto sia perché, dopo le molte esperienze in studio, volevo mettere alla prova la resa del visore elettronico in questo specifico contesto. Già perché fotografare in BN è legato ad una specifica interpretazione della scena, che si basa sul riconoscere ed utilizzare contrasti e forme. Cosa che, con le reflex, è affidata unicamente all'immaginazione del fotografo. E questo, ovviamente, resta vero anche con le mirrorless - il fotografo deve immaginare la fotografia prima di portare la fotocamera all'occhio. Ma è anche vero che, poi, guardare nel mirino e vedere effettivamente l'immagine come sarà prima di scattarla consente di essere molto più veloci nel cercare l'ottimizzazione della composizione. Velocità che quando si "gira-in-giro" con la famiglia non guasta affatto. Dicevo che il tutto è finito in uno zainetto da scuola - il TNF Borealis, gentilmente prestato da mia figlia. Usare uno zaino non fotografico in questo tipo di fotografia è diventata per me un'abitudine. Per molti motivi. Il primo è perché è comodo da portare, buoni spallacci che non affaticano la schiena nelle lunghe giornate trascorse camminando. Il secondo è che non è appariscente e non grida "expensive stuff inside". Il terzo è che, se utile, contiene senza problemi un mucchio di altre cose. Ovviamente il materiale fotografico va comunque protetto, e per questo, dentro, inserisco una custodia imbottita Temba. Ma con il cernierone è un'attimo avere tutto a mano. Qualche parola sul giro fatto: dal 26/12 al 31/12 - Palermo, Monreale, Mazara del Vallo, Selinunte, Marsala, Trapani. Purtroppo non ho potuto vedere Segesta - complici le bellezze del Duomo di Monreale e dell'unico siciliano scortese incontrato in tutto il percorso - ed a Trapani ha piovuto un sacco.... lunga la lista delle cose non viste! vabbè, un'ottima scusa per tornarci! Cominciamo con Palermo, dove arriviamo il 26/12 molto presto - il primo volo del mattino. Grazie al consiglio di Max, non ritiro l'auto ma prendo un taxi per raggiungere l'hotel. L' autista ci da il benvenuto in Sicilia e ci segnala le cose più interessanti da vedere in città. Gentilissimo! Palermo è una città molto interessante, con un fascino decadente molto intrigante che si gusta girando per i vicoli - a me hanno ricordato molto i vicoli di Genova di quando ero bambino - ed i mercati rionali. Obbligatorio camminare un sacco, ma quando si è stanchi ci si può rifocillare mangiando delizie a qualsiasi ora. Ci sono molti turisti, qualche artista di strada ed un notevole patrimonio artistico. 01 Z6 su 24-70/4S@60 1/200 f5.6 900ISO 02 Z6 su 50/1.8S 1/125 f4 100ISO 03 Z6 su 24-70/4S@24 1/60 f8 360ISO 04 Z6 su 24-70/4S@24 1/30 f16 125ISO 05 Z6 su 50/1.8S 1/800 f1.8 100ISO 06 Z6 su 50/1.8S 1/250 f1.8 100ISO 07 Z6 su 24-70/4S@45 1/100 f10 400ISO 08 Z6 su 24-70/4S@24 1/50 f8 200ISO 09 Z6 su 24-70/4S@24 1/100 f8 2500ISO 10 Z6 su 24-70/4S@24 1/100 f8 280ISO 11 Z6 su 24-70/4S@28 1/60 f8 450ISO 12 Z6 su 24-70/4S@70 1/160 f8 800ISO 13 Z6 su 24-70/4S@60 1/50 f4 1000ISO 14 Z6 su 24-70/4S@24 1/100 f8 900ISO Il Duomo di Monreale è una meraviglia, avrebbe meritato scatti a colori ma sono rimasto aderente al mio programma. Ma è veramente una meraviglia, da solo merita il viaggio! 15 Z6 su 24-70/4S@24 1/20 f8 1600ISO 16 Z6 su 24-70/4S@70 1/40 f5.6 1400ISO 17 Z6 su 24-70/4S@50 1/40 f4 2800ISO 18 Z6 su 24-70/4S@70 1/50 f4 2200ISO 19 Z6 su 24-70/4S@70 1/50 f4 2200ISO 20 Z6 su 24-70/4S@53 1/40 f6.3 100ISO 21 Z6 su 14-24/2.8F@18 1/40 f16 180ISO 22 Z6 su 14-24/2.8F@14 1/40 f16 100ISO 23 Z6 su 14-24/2.8F@14 1/25 f16 200ISO Dopo il duomo, ed un fantastico pranzetto a base di delizie locali, proviamo ad andare a Segesta. Niente da fare: arriviamo li alle 15:50 - sul sito è indicata l'orario visite dalle 9:00 alle 17:00 - e chiediamo ad un addetto all'ingresso dove parcheggiare. Cosa che facciamo, ritornando davanti allo stesso tipo alle 16:02 per sentirci dire che è troppo tardi perché l'accesso chiude alle 16:00, anche se la visita può proseguire fino alle 17:00. Ho evitato di discutere, sarebbe bastato un suo avvertimento al primo passaggio per consentirci di accedere senza difficoltà e nei tempi! Ci consoliamo con una cena spaziale a Mazara del vallo, e la mattina dopo andiamo a Selinunte. Altro posto che, da solo, merita il viaggio! 24 Z6 su 24-70/4S@24 1/50 f11 100ISO 25 Z6 su 24-70/4S@24 1/80 f11 100ISO 26 Z6 su 24-70/4S@70 1/800 f8 100ISO 27 Z6 su 24-70/4S@24 1/320 f11 100ISO Dopo ci spostiamo verso Marsala, cittadina carina con le strade del centro piene di gente per lo struscio serale. Interessante la visita al Satiro (non fotografabile !?!?!), ma soprattutto splendida dal punto di vista paesaggistico la costa fino a Trapani. 28 Z6 su 14-24/2.8F@16 1/80 f16 100ISO 29 Z6 su 24-70/4S@70 1/500 f16 100ISO 30 Z6 su 24-70/4S@47 1/640 f8 100ISO Con, poco fuori Trapani, un piccolo museo sulla storia delle saline che invito a visitare. La guida è brillante e la storia affascinante. Ma sopra Trapani c'è Erice, un po' sopravvalutata a mio parere ma con una vista dall'alto incredibile. 31 Z6 su 24-70/4S@28 1/640 f8 100ISO 32 Z6 su 24-70/4S@24 1/10 f11 1000ISO 33 Z6 su 24-70/4S@70 1/60 f13 1250ISO Quel giorno il tempo è stato pazzo, con vento e freddo intensi ed una forte grandinata (il 30 dicembre!!!!). Ma il panorama dall'alto su Trapani con il temporale era incredibile. 34 Z6 su 24-70/4S@24 1/250 f8 100ISO Chiudiamo alla tonnara di Scopello. Altro luogo molto affascinante che visitiamo con la guida. Purtroppo anche qui è vietato fotografare, un vero peccato. Chiudo la serie con un panorama da fuori dei faraglioni. 35 Z6 su 24-70/4S@24 1/200 f10 100ISO Chiudo con la consueta sintesi. Pro: - Il BN della Z6 è fantastico, ed il sensore consente di scattare virtualmente a qualsiasi ISO praticamente utile. - Il 24-70/4 è un tuttofare impagabile. L'80% delle immagini presentate sono fatte con questa lente e ritengo sia possibile documentare un viaggio portando solo quello. - La Z6 è molto a suo agio in questo tipo di situazioni e per me, per le fotografie disimpegnate in vacanza, è in assoluto il miglior corpo che abbia mai avuto. Contro: - La mancanza di una protezione del sensore dalla polvere durante i cambi di lente. Per me questo è l'unico vero problema delle mirrorless in questo tipo di utilizzo. Dopo soli 6 giorni d'uso, in situazioni di forte vento sempre presente ma pur avendo usato all'80% una lente sola, avevo il sensore pieno di patacche. Certo, tornati a casa si risolve in pochi minuti, ma il problema andrebbe risolto a monte (diverso materiale sul vetro protettivo? maggior efficacia dello "sgrullino"? protezione meccanica?... non so) Massimo per Nikonland. 02/02/2020 (data palindroma!)
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  33. Domenica scorsa erano previste nevicate, attesi oltre 20cm di neve sopra le precedenti, abbondantissime, precipitazioni. Una attenta lettura del bollettino valanghe mi ha obbligato ad escludere la maggior parte delle zone dove avrei voluto andare per la stagione degli amori dei camosci - troppo pericoloso - e così ho pensato di andare al Parco dell’Avic, su un percorso non esposto a particolari pericoli grazie alla morfologia della montagna. Il parco è una meravigliosa destinazione, in autunno, per fotografare paesaggi e foliage. Ma con tutta la neve venuta, chissà. Occorreva andare a vedere per saperlo! Quindi ho messo nello zaino il 14-24, il 24-70, il 70-200, lo FTZ e la Z6. Ho preso il treppiede, e poi cibo, acqua, un bel termos di te caldo a tutta l’attrezzatura da montagna, ovviamente anche le racchette da neve. Arrivato a destinazione, ho capito che la situazione della neve era anche peggio di quello che avevo immaginato. Sia perché non nevicava, cosa nella quale speravo tantissimo per avere un certo tipo di scenari, sia perché a terra ce n’era già più di un metro, a 1700mt di quota, punto massimo possibile dove lasciare l’auto, deciso dallo spazzaneve. Così ho deciso di alleggerirmi, lasciando nel bagagliaio sia il treppiede che il 70-200. La mia idea per la giornata era di prendere un po’ d’aria, rilassarmi da un periodo impegnativo a lavoro facendo una bella escursione, il sentiero che da sopra Champorcher passa per il lago Muffè, il colle del lago bianco e scende al rifugio Barbustel, in questa stagione ormai chiuso, ed al lago bianco. La zona è una meraviglia di torbiere, laghi e boschi in basso e poi radi larici, contorti dalle intemperie e dall’età in alto e soprattuto intorno al lago. Le condizioni l’hanno fatta diventare una bella giornata di test della Z6, della quale vi rendo conto nel seguito. Ok, non iniziate a pensare, come al solito, che la Z6 non è fatta per queste cose “estreme”, che per me serve la Z9….. ecc… ecc… ecc… Infatti non è andata male, ed ho avuto solo due o tre problemi - di cui uno assolutamente prevedibile. E, visto che i larici non si muovono in maniera randomica e non sono minuscoli, l’autofocus è andato benissimo. L'ho usato sempre in AFS e selezionando il pinpoint non ha mai avuto la minima incertezza nel raggiungere un fuoco perfetto. Ritornando alla giornata, in realtà da subito la neve è tanta, poco portante, anche con le racchette ai piedi e lo zaino alleggerito faccio una fatica notevole. Ma... non nevica. Lo scenario è splendido, quasi surreale. Una pace ed un silenzio incredibili, non c'è un'anima in giro. Nubi e nebbie che si muovono pigramente tra i pendii. Z6, 24-70/4S @40mm, 1/50 f11 ISO 100. Ad occhio, il matrix della Z6, in uno scenario così bianco, sottoespone parecchio di più di quello della D5. Ma non è un problema, ci sono molti modi per capirlo, compreso l'istogramma real time a mirino. In generale per avere la neve bianca con composizioni del genere serve sovraesporre di circa +1.7 stop. Z6, 24-70/4S @70mm, 1/60 f11 ISO 100. Il 24-70 si rivela subito un ottimo tuttofare. Sarebbe anche meglio se fosse un 24-105. Ma non posso dire di essermi trovato sistematicamente "corto". Z6, 24-70/4S @24mm, 1/60 f11 ISO 100. Piuttosto sarebbe bello avere su qualcosa di più corto. Ho il 14-24 nello zaino con il suo FTZ. Ma ha iniziato a nevicare con una certa insistenza e non mi sento di montarlo. Due i motivi: ho paura di sporcare il sensore con un fiocco di neve, ma ho ancora di più la certezza che la lente frontale del 14-24 mi farebbe diventare matto sporcandosi, quella si, in continuazione. E qui mi sono rafforzato l'idea di dedicare la giornata a capire bene la coppia Z6 e 24-70/4S. Dico subito che, i due, formano un'ottima coppia, leggera, maneggevole ed adeguata. Adeguata perché tra i 24mm - che per le mie abitudini sono i primi passi in area grandangolare - ed i 70mm - primi passi in zona tele, ricadono la maggior parte delle immagini che mi stanno venendo in mente. Anche se, per non tagliare questi due bei larici, ho dovuto fare diversi passi indietro. Ma l'avrei fatto comunque per non far "sparire" lo sfondo usando una focale ancora più corta. Z6, 24-70/4S @45mm, 1/50 f11 ISO 100. Ormai sta nevicando veramente forte. Lo scenario è sempre più bello ed in breve arrivo al lago bianco. Che è questo.... Z6, 24-70/4S @24mm, 1/80 f11 ISO 100. Qui i più attenti noteranno qualcosa. No? beh, guardate gli angoli ed i bordi del lato corto. Non vi sembrano più azzurri rispetto al centro dell'immagine? A me si. Non tantissimo ma apprezzabilmente. La lentina di Lightroom, puntata al centro, mi dice che i valori dei canali RGB sono 97,7 - 97,9 - 97,8, cioè più o meno bianco. Apro una parentesi: tutti i bilanciamenti del bianco sono rifatti verso un bianco neutro ottenuto per questa immagine con Temp 6400 e Tint -2. A fronte di un WB scelto in "auto" dalla Z6 di rispettivamente 5750 e -2, che per il mio gusto è un po' troppo blu, contro un valore "standard" daylight di 5.500 e +10, decisamente troppo blu e troppo magenta. Ma sono scelte artistiche, e, per il mio gusto, il valore giusto è per una resa della neve bianca. MA..... e gli angoli ed i bordi? beh, il centro come detto è neutro. Gli angoli no. E se in centro ho RGB 97,7 - 97,9 - 97,8, nell'angolo in basso a SX ho 94,2 - 95,0 e 96,9. Appunto: blu. Personalmente non ho nessuna spiegazione se non l'effetto collaterale della correzione automatica della evidentemente significativa vignettatura di questo 24-70/4S, anche a f11. Non è così impattante, una curiosità più che altro. Ma non avevo mai visto prima una cosa del genere e per questo ho voluto parlarne. Sarebbe interessante provare se il più professionale 24-70/2.8 produce lo stesso effetto, ma è giusto un interesse accademico. Io sono sicuro di no, e comunque non è così importante. Purtroppo non ho immagini con diaframma molto aperto per capire se questi pochi punti percentuali assumono valori molto più pronunciati a tutta apertura. Tornando alle immagini, questa una vista più ravvicinata del bordo del lago.... Z6, 24-70/4S @58mm, 1/80 f11 ISO 100. .... senza bordi azzurri, ma a 58mm! Tra le due immagini solo pochi passi di differenza, e la chiusura dell'inquadratura ottenuta con lo zoom. Escludo che sia cambiata la luce. Il lago non è ancora del tutto ghiacciato. Ma è questione di poco, secondo me. Su tutto, ben più di un metro di neve. Z6, 24-70/4S @41mm, 1/80 f11 ISO 100. Ancora 24mm ed i bordi che ritornano azzurrini (ma meno di prima, la messa a fuoco è molto più lontana). Z6, 24-70/4S @24mm, 1/80 f11 ISO 100. Z6, 24-70/4S @59mm, 1/125 f11 ISO 100. Z6, 24-70/4S @43mm, 1/125 f11 ISO 100. Scendendo ritrovo le bande del lago Muffè, che sarebbe a sinistra, tutto coperto dalla neve così abbondante da creare quasi un manto continuo con il tetto della parte più bassa della costruzione. Z6, 24-70/4S @41mm, 1/60 f11 ISO 100. Z6, 24-70/4S @41mm, 1/60 f11 ISO 100. Incredibile la struttura di questo larice, una vera scultura della natura: Z6, 24-70/4S @44mm, 1/60 f11 ISO 100. Ancora l'alpeggio.... Z6, 24-70/4S @70mm, 1/60 f11 ISO 100. Z6, 24-70/4S @24mm, 1/25 f8 ISO 100. Z6, 24-70/4S @24mm, 1/25 f8 ISO 100. Parlavo in premessa di un paio di problemi, oltre a quello sulla coerenza cromatica dei bordi di alcune immagini. Il primo è riferito alla problematica manovrabilità della Z6 indossando i guanti, cosa che è prevedibile o nota da sempre ed è l'effetto della impostazione di Nikon - ma anche degli altri costruttori di ML - che ha voluto costruire i corpi, ed in conseguenza i comandi, così piccoli. Il secondo, che non avevo previsto, è provocato dalla neve, che cadendo sul sensore che rileva l'accostamento del viso all'oculare impedisce l'accensione dello schermo. E quindi, succede che agendo sul tasto che richiama l'immagine scattata a monitor, questa venga presentata nell'oculare. A chi avesse bisogno di risolvere il problema ricordo molto semplicemente che è possibile configurare la macchina per disattivare il sensore e presentare comunque l'immagine sullo schermo anche se il sensore riporta che l'EVF è accostato all'occhio del fotografo. Chiudo con alcuni consigli a chi volesse per la prima volta accostarsi a giornate fotografiche di questo tipo: - portate con voi una pezza in microfibra di buone dimensioni, un 30x30. Io uso dei panni in questo materiale pensati per la pulizia di casa. Sono estremamente utili per asciugare l'oculare, il monitor e anche la lente frontale dell'ottica quando i fiocchi di neve si ci fermano sopra. - usate sempre il paraluce, che è la prima e più importante protezione della lente frontale; quando non scattate mettete sempre il tappo. Questo accorgimento vi evita di spuntinare le fotografie dalle macchie della neve. - tenete al riparo la macchina con un sacchetto o un asciugamani tutto il tempo in cui non la usate. Ma non siate spaventati dal bagnarla per la neve. La neve non è pioggia, contiene molta più aria che acqua! e, soprattuto se è freddo, non si scioglie e quindi nella pratica quasi non bagna nulla. - Quando tornate a casa non esponete l'attrezzatura al caldo. La condensa, quella si, è pericolosa perché si forma nelle parti interne di macchina ed ottiche! Io faccio così: metto tutto in un sacchetto ben chiuso, prima di entrare in casa, e lascio tutto nello zaino, tirandolo fuori solo dopo molte ore. Il sacchetto serve a far si che l'attrezzatura fredda non entri in contatto con l'aria calda e umida provocando la condensa. Sono cose che ho imparato con l'esperienza, fotografando in queste situazioni qui: Iphone X, 4mm, 1/900 f1.8 ISO 20 Quindi, in sintesi. PRO: - La coppia Z6 e 24-70/4S è molto leggera e prestazionale. La definisco quasi una combinazione ideale per il fotografo che si dedichi ad escursioni impegnative e voglia portare a casa immagini di elevata qualità tecnica. - Molto ben implementata a mirino la livella elettronica, che aiuta ad avere orizzonti perfetti anche lavorando a mano libera ed in equilibrio su terreno instabile. - AFS pinpoint perfetto, preciso e sicuro anche sotto una forte nevicata. - Qualità complessiva del file, sui 24mpix, molto molto elevata. Più che adeguata per fantastiche stampe di qualsiasi dimensione casalinga (fino A2). CONTRO: - Limitata ma visibile incoerenza cromatica nei bordi delle immagini riprese, anche con diaframmi chiusi, in posizione grandangolare, soprattutto se con distanza di messa a fuoco abbastanza vicina. - Qualche problema sul sensore di riconoscimento automatico che porta l'immagine dal monitor allo EVF (risolvibile semplicemente configurando in modalità manuale il comando; credo sia un problema non risolvibile per tutte queste macchine). - Scarsa manovrabilità dei comandi indossando i guanti, al punto che spesso ho dovuto togliere il guanto destro per manovrarli. Massimo per Nikonland 7/12/2019
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  34. Ho acquistato di tasca mia questa brillante prima mirrorless full-frame Nikon, convinto delle sue caratteristiche. Quanto segue sono le mie opinioni maturate in circa 25.000 scatti di vario genere fatti nell'ultimo mese e mezzo e nonostante ciò, non credo ancora di aver completamente approfondito tutte le potenzialità di questa fotocamera che credo resterà a lungo nel mio arsenale. Capirete quanto poco io possa rispettare chi invece, dopo due ore di prova veloce di una macchina avuta in prestito, senza un background Nikonista, con la fretta di pubblicare l'articolo per poi dedicarsi ad un altro prodotto, esprime giudizi affrettati su fotocamere come se fossero aspirapolveri senza filo. *** questo articolo conta oltre 4000 parole, 25.000 caratteri, circa 18-20 minuti di tempo di lettura "veloce", circa 30 di lettura normale *** Tutto questo senza acredine, perchè per molti versi un mio giudizio approssimativo l'ho espresso già il 28 agosto alla prima presentazione ufficiale alla stampa in Italia. Ma ho messo le mani avanti dicendo che erano impressioni a caldo, di un uso in condizioni molto distanti dalle mie normali abitudini. Adesso che ho avuto il tempo di usare la macchina nelle mie condizioni abituali, con i miei obiettivi e i primi Nikkor Z disponibili credo di poter aggiungere qualche cosa d'altro. Senza per questo mettere la parola fine sull'argomento. Sia perchè continuerò ad usare (spesso) questa macchina sia perchè, con le mirrorless, i produttori hanno l'opportunità di intervenire anche a fondo nel tempo con modifiche a livello di firmware che possono far rivedere completamente certi giudizi. Complessivamente posso confermare che si tratta di una fotocamera molto ben costruita, ingegnerizzata come solo le migliori Nikon possono essere. Mi perdoneranno quelli che stravedono per le loro D600 o D750 ma la Nikon Z7 (e sua sorella Z6 che è del tutto identica, salvo il sensore) appartiene ad una categoria superiore, di diritto a quelle che sono le migliori produzioni Nikon. Non a caso per produrla, Nikon ha convertito la linea principale della fabbrica di Sendai, fermando la fabbricazione dell'ammiraglia Nikon D5. Eccola qua, in tutto il suo splendore, con il suo 24-70/4 S e la nuova basetta in legno hand-made in Oklahoma. Fa la sua bella figura ! I punti di forza "La costruzione delle Nikon Z è esemplare, quanto di meglio la tradizione Nikon è in grado di esprimere con questi requisiti di progetto" Il corpo è solido, le "gomme" di grande qualità, i tasti ben dimensionati e solidi, le ghiere perfettamente funzionali. Il mirino è di primordine e (quasi) in grado di far dimenticare che sia in realtà un monitor oculare, tanto è chiaro, preciso, ben definito e .... realistico. L'impugnatura è da Nikon. Il nikonista esperto se la trova perfettamente in mano subito, fin dall'accensione (che è quasi immediata, come una reflex), e non ha bisogno di tanta scuola guida per servirsene fin dal primo minuto. Dentro ha uno dei sensori ad alta risoluzione migliori del mercato sui cui è stata ricavata una matrice di messa a fuoco a rilevazione di fase che copre quasi tutto il frame. Il display posteriore è eccellente. Le logiche di funzionamento sono mutuate dalla originaria serie Nikon 1 (di cui idealmente le Nikon Z sono la continuazione) e dalle reflex Nikon. L'ibridazione perfetta o quasi. Il bocchettone é veramente gigantesco, come già si può intuire dai nuovi tappi. C'è solo qualche dubbio a vedere direttamente il sensore li, così esposto tutto il tempo, così vicino all'ingresso di aria e ... sporcizia, non protetto nemmeno dall'otturatore come invece avviene nelle nostre reflex. Immaginando che il suo acquirente tipo sia già un nikonista in possesso di reflex e di ottiche da reflex, la Nikon Z7 arriva con un adattatore da Nikon F a Nikon Z che rappresenta lo stato dell'arte per gli adattatori. Il suo funzionamento è semplicemente ineccepibile tanto che io stento a scorgere differenze di funzionalità tra le ottiche native Nikon Z e le migliori realizzazioni per Nikon F di ultima generazione (sia Nikon che Sigma). Salvo il rumore, ovviamente. La differenza nel video tra il rumore della messa a fuoco degli obiettivi con motore ad ultrasuoni e i nuovi motori elettrici lineari degli obiettivi Nikon Z è di tutta evidenza. made in Japan ! "Con l'adattatore Nikon FTZ, il fotografo Nikon è in grado di utilizzare quasi ogni obiettivo Nikon prodotto dal 1959 ad oggi. Si materializza realmente la promessa solo in parte mantenuta con la Nikon Df di poter usare tutti i Nikkor su una macchina digitale moderna" Anche gli obiettivi più vecchi torneranno a nuova vita con la Nikon Z7 e il Nikon FTZ, potendo sfruttare le potenzialità del mirino elettronico che aggiunge funzioni impossibili per le reflex digitali in materia di aiuti per la messa a fuoco e di capacità di previsualizzazione della bontà dell'esposizione. A questo si aggiunge la funzionalità ulteriore offerta dallo stabilizzatore integrato nel sensore - una prima assoluta per Nikon - che veramente espande le capacità fotografiche di ogni obiettivo Nikon non dotato di stabilizzatore. Una opportunità inaspettata prima della presentazione delle Nikon Z. Usare un Nikkor-H 85mm f/1.8 del 1964 marchiato Nikkon Kogaku è ancora più affascinante se possiamo contare di poterlo usare anche a tempi ben inferiori alla classica regola dell'inverso della focale. Che almeno per i soggetti fermi, cessa di essere un limite, potendo scendere anche di 3-4 stop nella pratica rispetto al valore di sicurezza (ma ognuno in questo avrà il suo personale limite tra mano ferma e aspettative di foto ... ben definita). "Lo stabilizzatore di immagine integrato con il sensore offre funzionalità inaspettate per gli obiettivi non stabilizzati di ogni epoca, mentre collabora con quelli che dispongono di stabilizzatore interno" Due parole infine sul sensore. E' gemello di quello della Nikon D850 ed offre prestazioni sostanzialmente sovrapponibili con quelle. Alta dinamica alla sensibilità di ISO 64 che mantiene qualità elevate su fin verso i 3200 ISO, potendo però spingersi senza troppi patemi anche due stop sopra. Risoluzione sufficiente a fare quasi ogni cosa. Capirete che la combinazione di sensore ad alte prestazioni, stabilizzatore integrato ed obiettivi luminosi apre le porte a fotografie in condizioni mai viste prima in casa Nikon. "Il sensore della Nikon Z7 è analogo - se non identico - a quello della Nikon D850. Offre qualità elevate specialmente alle sensibilità più basse ma ampia flessibilità di impiego in tutte le condizioni" Naturalmente chi sceglie questa macchina farà si da poter permettere a questo sensore di dare il meglio di se. Obiettivi di fascia alta e attenzione al micromosso, senza esagerare con le sensibilità più alte, consentiranno effettivamente di trarre il massimo dalle proprie fotografie. Un consiglio : selezionate la prima tendina elettronica dal menù, per evitare che il pur silenzioso otturatore induca vibrazioni indesiderate quando state facendo delle "riproduzioni". Perchè il corpo è leggero ed è difficile da tenere fermissimo in mano, una vibrazione interna può essere amplificata nell'immagine se non si lavora con cautela. Ma sono cose che chi conosce la D850 già sa. "Una rosa, pur con un altro nome ..." Nikon 24-70/24S a 70mm. Grazie alla distanza di messa a fuoco di circa 30 cm, ha quasi potenzialità macro. "L'autofocus copre quasi per intero l'inquadratura. E' facile comporre la propria immagine, mettendo a fuoco in modo intuitivo esattamente dove vogliamo" Meraviglie della messa a fuoco direttamente sul sensore principale (e non con un sensore separato/dedicato come sulle reflex). Questo consente di poter comporre a proprio piacimento disponendo di 493 punti complessivi (rispetto ai classici 51 o 153 delle reflex Nikon di fascia media e alta in commercio). Ma questo non è l'unico vantaggio, con l'autofocus a rilevazione di fase sul sensore, anche in modalità video la macchina segue facilmente soggetti in movimento. Un punto debolissimo delle reflex Nikon. Come vantaggio secondario - ma tutt'altro che trascurabile - non è più di norma necessaria la taratura fine della messa a fuoco degli obiettivi, perchè eventuali problemi del singolo obiettivo, vengono livellati direttamente in sede di messa a fuoco. La combinazione di tutte queste caratteristiche portano ad una macchina che, pur essendo una novità per Nikon, concentra in se praticamente (quasi) tutti i vantaggi delle mirrorless più mature sul mercato, integrandole con quelle peculiarità tipiche che rendono familiare l'esperienza d'uso al nikonista. Nikon 70-200/2.8E FL su Nikon FTZ. Esposizione manuale per cogliere ogni sfumatura della luce al tramonto, potendo previsualizzarne l'effetto in tempo reale a mirino ancora prima di scattare. "Quindi abbiamo la macchina perfetta ?" per carità, non esiste la macchina perfetta, esistono quelle che assecondano le proprie necessità. Ma questa Nikon Z7 può essere per molti fotografi una scelta complessivamente soddisfacente per la gran parte dei compiti fotografici. Fattore di forma, ingombro, peso, una certa invisibilità che la fanno passare più inosservata di certe reflex con i loro zoomoni, silenziosità, flessibilità e ottima qualità d'immagine insieme a funzioni sofisticate sono le sue qualità migliori. Cui aggiungere in questa fase di lancio, la possibilità di utilizzare obiettivi e accessori già in catalogo per le reflex Nikon e magari già nelle nostre borse. Io l'ho usata con il Nikkor 50/1.8G, con il 105/1.4E, con il 70-200/2.8E FL e con i due teleobiettivi PF con estrema soddisfazione. "L'isteria del web" Nel provare la macchina in anteprima, alcuni commentatori - certamente non noi ! - presenti sul web e su Youtube in particolare, hanno posto l'accento su presunti limiti strutturali di queste Nikon Z, scatenando polemiche solo in parte giustificate. Nella mia pratica non ho riscontrato problemi reali nell'utilizzo concreto, quello del comune fotografo. Concordo con chi invece lamenta un autofocus su soggetti in movimento e in luci sfidanti largamente migliorabile. - la durata della batteria. Il dato di autonomia CIPA indicato da Nikon nella documentazione della Z7 ha scatenato le polemiche del web. 300 scatti a carica con una EN-EL15 sono effettivamente pochi, più o meno quelli di una compattina da pochi euro. O meglio, lo sarebbero se fossero reali in una situazione d'uso comune, per come useremo noi tutti i giorni la Z7 come una qualsiasi altra fotocamera. Allora ci accorgeremo che utilizzando tutte le sue funzioni, potremo fare più di 700 scatti a carica, ma più facilmente potremo arrivare verso i 1500 scatti. E utilizzando prevalentemente la raffica, questi scatti saliranno tranquillamente a 4-5 ... mila. Certo fare time-lapse o altre riprese molto impegnative sul piano energetico porteranno a limitazioni molto importanti. Ma da cui non sono esenti né le reflex né le altre mirrorless presenti sul mercato. Quindi la batteria ? Non è un problema, va bene così. Diciamo che nella prossima generazione ci aspetteremo comunque un upgrade, visto che oramai è comune vedere smartphone o persino torce elettriche sfoggiare batterie con capacità doppie o triple. Ma già oggi sino ad ora ho sempre portato una batteria di scorta (una comune EN-EL15a, quella della D850) che non ho mai dovuto usare nemmeno una volta. - la scheda di memoria singola E' vero, ci siamo abituati male. Dalla Nikon D3 in avanti quasi tutte le Nikon di fascia alta hanno avuto un vano con due schede di memoria utilizzabili indifferentemente come backup o come eccedenza (in caso la prima si riempia) o per memorizzare file diversi tra le differenti schede. Il backup in continuo è molto utile quando si scatta in situazioni "importanti" (specie in campo professionale). Ma la scelta di Nikon è stata fatta per motivi di compattezza. Una volta scelto - giustamente - di non impiegare le memorie SD per andare verso le prossime CFexpress, compatibili con le attuali XQD in dotazione alla Z7, mettere due schede avrebbe comportato una macchina più spessa e ingombrante. E' una scelta che non condivido ma che mi lascia tranquillo, non avendo io mai avuto problemi di affidabilità con le tante XQD che utilizzo oramai da anni. Peraltro la Nikon D850 - macchina certamente professionale - utilizza si due supporti, ma sono sbilanciati (uno XQD e uno SD) e l'uso di quello meno performante porta ad un calo evidente di prestazione. Tanto che per me la D850 è di fatto una fotocamera a scheda singola. Mentre ci sta che la D5, macchina senza compromessi, ne abbia due, uguali, chiuse dentro un vano con apertura a consenso la scheda XQD da 64GB Sony data in omaggio da Nital con l'acquisto della Z7 (fino al 31/12/2018) - il banding Tutti i commentatori indicano il banding sulla Z7 come un dato di fatto assodato e un difetto della matrice di punti AF sul sensore. Intendendo per banding la comparsa di linee orizzontali colorate nelle zone scure delle immagini. Nella pratica io non ho riscontrato nei miei scatti alcuna ... anche minima sensazione di questo problema. Anche andandolo a cercare sottoesponendo di brutto e poi sovra-sviluppando selvaggiamente immagini praticamente nere ! Sarà un problema ? Vedete un pò voi. Per me è un capitolo chiuso. una top model internazionale, messa a fuoco con riconoscimento del volto, Nikon 70-200/2.8E FL ad f/6.3 I limiti Ma la macchina ha comunque dei limiti, per quelle che sono le mie aspettative da una macchina di questo livello. Disponibile ad accettare dei compromessi nel modello 1 del nuovo corso Nikon Z, ma una Nikon di fascia alta deve rappresentare il top, come lo sono le reflex top di gamma Nikon. - l'autofocus L'autofocus su soggetti statici in condizioni di luce anche sfidante (cioè quasi al buio) va più che bene. E' preciso e veloce, con tutti gli obiettivi che ho usato. Non è però velocissimo ad agganciare il soggetto all'inizio e qualche volta, anche se abbiamo impostato "la priorità al fuoco", la macchina si inganna e consente di scattare anche se la messa a fuoco è precaria. L'unica è fare più scatti e poi scegliere quello migliore (una pratica comune, almeno per me, anche con le reflex). - l'autofocus in continuo dove sono convinto che la Nikon Z7 sia più deficitaria è nella messa a fuoco in continuo di soggetti in movimento. Qui la precarietà dell'aggancio del soggetto mette in discussione anche l'intera sequenza. C'è anche una differenza di prestazione quando di riprendono soggetti relativamente lontani - anche veloci - e soggetti relativamente vicini, anche lenti. La situazione è peggiorata dalla lentezza nell'adeguarsi agli spostamenti, specie per velocità relative elevate, ancora di più in condizioni di controluce o di presenza di luci abbaglianti nell'inquadratura. Situazioni in cui la Z7 va spesso in completa confusione. Ho anche l'impressione che non ci sia una vera modalità di priorità del soggetto più vicino (lock-on o meno) e che spesso la macchina finisca "per muri" (cioé scelga la via facile di centrare una cosa posta dietro al soggetto, che presenta maggiore contrasto del soggetto inquadrato). Le varie modalità di ripresa (le aree di messa a fuoco) sono poche e ben distinte. Mi manca però una replica effettiva di quella a 9 punti che utilizzo praticamente sempre con D5 e D850 e, alle volte, quella con i gruppi a rombo, efficace nello sport. In generale l'esperienza nel fotografare l'azione, a raffica, soggetti veloci in movimento non è soddisfacente e porta a risultati al di sotto di quelli alla normale portata di una reflex anche di fascia media (in formato DX). Intendiamoci, il fotografo esperto riesce a fare quello che vuole comunque, ma finisce subito con il domandarsi perchè non continuare ad usare con più soddisfazione D5/D500/D850 per certe cose. Anche perchè, la raffica massima teorica può arrivare a 9 scatti al secondo. Ma in quelle condizioni è come montare un toro imbizzarrito perchè la visione nel mirino va a scatti e si perde continuità nel seguire il soggetto inquadrato che intanto a causa del lag che si forma, scivola via dall'inquadratura (parlo, ovviamente, di soggetti che riempiano il fotogramma !). Ad onor del vero devo sottolineare che certo la Nikon Z7 non viene proposta come macchina per lo sport o per l'azione. Però a me piace conoscere bene i limiti del materiale che utilizzo per scegliere di volta in volta quello più adatto. Da tempo ho accettato il fatto che nella fotografia di oggi, raramente una sola fotocamera può essere specializzata in tutto. La stessa D5 cederà il passo alla Z7 in tante delle sue peculiarità. - il riconoscimento facciale funziona molto bene, è intuitivo e bello da usare in quanto libera dalla necessità di seguire nell'inquadratura a tutto frame la posizione del volto della persona inquadrata. Anche in questo caso però, c'è un pò di lentezza nell'aggancio effettivo del soggetto all'inizio e qualche volta abbiamo dei fuori fuoco perchè intanto il soggetto si muove ma la macchina crede di aver il fuoco e scatta (oppure non scatta e ti lascia nell'incertezza di cosa fare mentre il soggetto è in posa). Nell'algoritmo di gestione c'è sicuramente il riconoscimento dell'occhio ma nella pratica questa non sembra una essere una priorità dei progettisti. A volte ci azzecca, a volte va sull'occhio più lontano. Altre volte semplicemente prende la faccia ma non l'occhio. Mentre a volte si ostina a non vedere proprio la faccia e punta a gomiti o polsi o altro e non c'è verso di far cambiare idea alla macchina se non cambiando modalità AF. Nel complesso, ci si può lavorare ma sono altrettanto convinto che Nikon possa perfezionare il sistema a livello software per migliorare la fiducia del fotografo con questo sistema (che può fare veramente la differenza rispetto ad una reflex) ma è necessario dichiarare che la macchina sta puntando alla pupilla più vicina e che è in grado di seguire quella, oltre alla faccia con tanto di animazione specifica (riquadro sul volto e quadratino sull'occhio) come oramai fanno anche tanti semplici smartphone da pochi soldi. Luce disponibile, auto-ISO, messa a fuoco ad area dinamica flash, riconoscimento del volto - piccolo é bello ma non sempre questo è solo un vantaggio Le specifiche di progetto erano quelle di creare una macchina più compatta delle reflex di fascia alta (siamo più o meno sulle dimensioni di una reflex anni '80) che potesse coesistere con le reflex, costituendone una alternativa più maneggevole e meno impegnativa per quando questo è un vantaggio. L'obiettivo è stato certamente centrato ma alle spese di alcune scelte che a mio parere - ma sono posizioni opinabili - ne condizioneranno l'uso. Perchè la Z7 starà bene con i tre obiettivi appena presentati, non compattissimi ma certo più piccoli e leggeri degli ultimi pachidermi per le reflex, ma in prospettiva con l'arrivo di zoom f/2.8 potremmo trovarci al paradosso di fotocamera compatta, obiettivo grosso. Cosa che già si verifica oggi adattando obiettivi di fascia professionale da reflex sulla Z7 via FTZ. Idealmente su macchine del genere ci starebbero bene dei pancake o dei fissi f/2.8 cose che non sono nella roadmap attuale (che pure è più che altro una manifestazione di intenti non vincolante e che si articolerà nel futuro). Certamente l'attacco ottiche con il diametro più largo che ci sia non si concilia la possibilità di fare ottiche molto compatte. Inoltre, pur ben costruita, questa macchina non è sempre agevole da usare a lungo con ottiche lunghe e pesanti a mano libera. La mano tende naturalmente a scivolare sulla bella impugnatura e si finisce per tenere il peso con il palmo pieno sullo spigolo inferiore destro. Per qualche minuto ci siamo, dopo una mezz'ora me ne accorgo, per un tempo superiore, la pratica somiglia a certe torture orientali ... Nikon 500/5.6E PF, raffica a 9 fps, scatto silenzioso. Quasi un filmanto in tutte le evoluzioni di questo simpatico cormorano fermo su un palo dell'imbarcadero - la disposizione dei comandi e la torretta superiore sinistra accettiamo la dimensione complessiva come un valore (e, lo ammetto, spessissimo lo è anche per me, quando voglio un utilizzo disinvolto di qualche cosa di compatto) ma così dobbiamo accettare anche una distribuzione dei comandi molto differente da quella a cui siamo abituati con le reflex. Certe funzioni passano necessariamente per i menù, altre cambiano di posto. I due tasti funzione sono già assegnati a comandi che nelle reflex hanno pulsanti dedicati. Per me la torretta PASM+Ux è un retaggio del passato, sostituita da tempo sulle reflex pro dal tasto MODE che lascia spazio ad altre funzioni importanti quali il WB, la modalità esposimetrica, la qualità d'immagine, tutte integrate nel menù rapido "i". Ma così si perde l'immediatezza di comando e controllo ad occhi chiusi, anche al buio, anche senza togliere l'occhio dal mirino che abbiamo acquisito in anni di uso delle reflex e che oramai rientrano nella nostra memoria "digitale". E poi, saranno utili le posizioni Utente ... ma della modalità AUTO (verde) in una macchina da 3500 euro vogliamo parlarne ? - il buffer sospendo il giudizio per il momento. Perchè è largamente sottodimensionato per un uso a raffica ma secondo me questa macchina non è pensata per l'uso in raffica. E Nikon mi assicura che con le CFexpress il tempo di svuotamento del buffer sarà tale che non si riempirà mai nella pratica - tempo di wakeup e anteprima immagine a mirino tipica di tutte le mirrorless o quasi la modalità di ibernazione in cui la fotocamera si ritira per limitare l'utilizzo energetico quando non la stiamo utilizzando ma prevediamo di scattare di li a poco. Il mirino si oscura e alla pressione di un tasto, impiega circa 1.5 secondi a ritornare operativa. Niente di male e ci si fa l'abitudine ma fa una brutta impressione portare all'occhio il mirino e vedere ... nero come se si fosse dimenticato il tappo sull'obiettivo. Più fastidioso - sebbene di impiego limitato - il fatto che l'anteprima dell'immagine appena scattata a mirino (utile quando, ad esempio, si scatta con il flash e la visione a mirino potrebbe differire totalmente dalla foto che andremo a scattare) impieghi un paio di secondi ad essere mandata in onda. E' inaccettabile e rende impossibile lavorare, tanto che ho disabilitato subito la funzione. effetto del rolling shutter in luce LED (le bande scure sul fondale in realtà grigio/bianco completamente uniforme) - il rolling shutter (modalità silenziosa) é un problema che accomuna praticamente tutte le mirrorless attuali ed è più evidente su quelle con sensore più grande, come le full-frame e le medio formato. In modalità silenziosa ad otturatore solo elettronico, il sensore non viene letto in un'unica passata ma a striscioline successive, dal basso verso l'alto. Il tempo di lettura di queste striscioline determina la possibilità di registrare differenze tra le stesse, in funzione del fatto che il soggetto intanto si stia muovendo o la luce oscilli ad una frequenza comparabile con il tempo di lettura. Ne risulterà una immagine più o meno deformata con effetti che dipendono dalla velocità di movimento del soggetto, più che dal tempo di scatto. Ciò limita la comodissima modalità di scatto silenzioso ai soli soggetti per lo più statici ed illuminati con luce stabile e continua. In questa modalità il flash è inutilizzabile. scatti con il 500/5.6E PF in otturatore meccanico. Con quello elettronico (o nel video) le pale dell'elica di questo idro sarebbero inevitabilmente deformate a forma di falce - il limitato corredo e la roadmap obiettivi é il limite di tutti i nuovi sistemi. Abbiamo il quadro complessivo che entro 3 anni ci sarà un notevole numero di obiettivi nativi. Ma in questo momento ci dobbiamo adattare ... ad adattare quelli delle reflex. Chi non possiede una reflex Nikon sarà meno incentivato a sperimentare la nostra mirrorless. Ne riparliamo da fine 2019 ? - il prezzo Ognuno valuterà di conseguenza. Su Nikonland siamo soliti trascurare questo aspetto perchè se una cosa serve e i soldi ci sono, non è il prezzo l'elemento discriminante. Ma certo qui, la presenza a listino - a prezzo oramai inferiore - della Nikon D850 può essere un freno all'acquisto (salvo che, come nel mio caso, la D850 non sia già stata ampiamente spesata nell'esercizio passato). Perchè la Nikon D850 è una delle reflex più mature e più performanti della storia ed offre veramente tanto per quello che costa. "Perchè l'ho acquistata ?" Chi mi ha seguito su queste pagine nella mia esperienza con la Nikon D850 sa che è stata la prima Nikon che ho largamente usato in modalità Live-View in studio, naturalmente su treppiedi. Liberandomi della necessità di inquadrare con i punti fissi di messa a fuoco ma spaziando su tutto il frame, delegando alla macchina il riconoscimento del volto a tutto campo, dimenticandomi della necessità stretta di tarare scrupolosamente l'autofocus di ogni obiettivo per ottenere le foto più nitide permesse dal suo sensore. Ma spesso il treppiedi è un limite e un fastitio. In più i vantaggi del mirino elettronico si fanno sentire in tanti altri casi e l'uso del display posteriore non è la stessa cosa. Di qui la rinuncia ad una seconda D850 in prospettiva di averne una versione "mirrorless", ovvero la Nikon Z7. La Nikon Z7 ha un sensore gemello che consente la stessa qualità di immagine e l'uso disinvolto congiunto sia in studio che altrove (cosa non sempre utile accoppiando D5 e D850 per la differente propensione dei due sensori molto distanti per prestazioni a bassi e ad alti ISO). La Z7 in dote mi ha portato anche tutte quelle meraviglie permesse dalle mirrorless ed impossibili per le reflex Nikon (tipo l'autofocus in continuo in live-view e in video, dove è particolarmente brillante).Con un corpo meno ingombrante e pensate. Un video facile da sfruttare anche per me che non sono esperto in questo campo. Ma soprattutto con la promessa - verificata con i primi obiettivi Z - di una nuova generazione di classe SUPERIORE di ottiche. Obiettivo centrato ? In larga parte si. Dove punto il dito su questa macchina è essenzialmente nella scarsa sicurezza che mi induce l'autofocus in continuo di soggetti "vivi" vicini a me. E' veramente antipatico andare a monitor, a casa, e scoprire che quella meravigliosa foto non è perfettamente a fuoco. Hai voglia avere 45 megapixel fantastici, se non c'è una perfetta messa a fuoco nel punto in cui voglio io, la foto è da buttare. Non è una macchina per la foto d'azione e questo non è un problema per me (non lo è nemmeno la D850 per i miei standard, lo sono D5 e D500 invece), quindi altri limiti sono più accettabili. Così come si può fare l'abitudine a tutto il resto. Si fa anche l'abitudine all'acutezza della visione a mirino elettronico che rende il ritorno al mirino ottico di una reflex un pò come un salto indietro nel tempo. In studio la Z7 è in grado di produrre immagini del tutto paragonabili a quelle ottenibili con la D850 Conclusioni Mai come in questo caso è difficile chiudere con delle formule sintetiche una prova così approfondita. Tanto che ho preferito spezzare le varie esperienze in più articoli che ho già in parte pubblicato in questa stessa sezione redazionale. L'ho portata in studio, per strada, in autodromo, alla pista di motocross, in città, in riva al lago e in giro per casa. Ottenendo ogni volta un pezzettino di conoscenza in più di un mondo nuovo. La Nikon Z7 è la prima macchina Nikon del nuovo corso. In questo è simile alla Nikon F, una macchina che ha rappresentato tanto nella storia di Nikon e di tanti fotografi ma che vista adesso sembra primordiale. Con la Z7 si possono fare quasi tutte le cose che vuole fare ogni fotografo di oggi. Per alcune risulta tutto semplice (anche più che farle con una reflex), per altre ci vuole più impegno. Per altre ancora, forse vi convincerete a rinunciare. Credo che sia una macchina "lenta" per costituzione, come lo era la D800. Con questo intendo che si presta alla fotografia riflessiva, con il fotografo che comunque deve sovrintendere bene a tutto quello che succede mentre sta fotografando, verificando subito il risultato. Dove con la D5 io vado ad occhi chiusi senza nemmeno guardare gli scatti, qui invece porto pazienza, attendo che quello che voglio fare sia possibile e poi scatto. Facilmente la foto verrà meglio di quanto mi attendo e con meno sforzo del previsto. Ma non magicamente per volontà della fotocamera stessa. Non c'è nulla di male in ciò, ma bisogna saperlo. Entrare in questo ordine di idee per molti fotografi è l'essenza stessa del fotografare ed è sempre stato un dato di fatto. Per altri più impazienti (come me) o abituati a ritmi accelerati potrebbe essere inaccettabile. Ricordatevi, non è una fotocamera pensata per l'azione. Però é una fotocamera che vi accompagnerà a lungo permettendovi di fare foto eccezionali, come e in qualche caso più di una D850. Solida e ben costruita, attende solo che Nikon le costruisca attorno un corredo equivalente a quello fatto negli anni '60-'70-'80 per le Nikon F. Come sarà questa Z7 in futuro in raffronto alle Z che seguiranno e se e come Nikon potrà raffinarne le prestazioni attuali attraverso eventuali interventi software potremo valutarlo solo in futuro. Intanto io e chi se l'è comperata, continueremo ad utilizzarla come ci piace tutti i giorni. Con le nostre reflex che sempre più spesso resteranno confinate nelle loro vetrinette ... in esterni, in ombra, davanti ad una vetrina di un ristorante, luce naturale (c) Mauro Maratta per Nikonland 2018 : riproduzione riservata.
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  35. Nei miei precedenti articoli sulla fotografia naturalistica "facilitata" ho raccontato come chi non sia particolarmente appassionato ed esperto possa comunque provare a fotografare gli animali in un contesto controllato, per così dire facilitato, dal gradino più basso cioè il parco faunistico come Sant'Alessio dove gli animali sono confinati in recinti o voliere, al capanno attrezzato dove gli animali sono liberi, ma sono attirati con esche in modo da garantire una alta concentrazione e quindi più possibilità di ritrarli su posatoi predisposti. In questo secondo modo si possono portare a casa molte belle foto. E' senz'altro divertente e lo faccio spesso anch'io. Ma chi è veramente appassionato di fotografia di natura, sa che ci sono altri modi, in cui quando va bene si porta a casa molto di più che una bella foto (quando va male... tempra lo spirito). Non so se possa essere facilmente comprensibile a tutti, ma ci provo. Vado in un luogo dove mi hanno segnalato che c'è. Nessuna esca, nessun modo di attrarlo, solo pazienza. Sei nel capanno e davanti il canneto. Aspetti. Vedi dei movimenti delle canne che non sono per la brezza, seguono una direzione precisa. Li segui con attenzione e trepidazione. Intravedi qualcosa, trattieni il respiro. E' lui! Non lo perdi di vista, l'occhio nel mirino, lui si fa strada fra le canne, va verso il chiaro. In ogni momento potrebbe cambiare idea ed infrattarsi, speri di no. Finalmente esce allo scoperto in tutta la sua bellezza il re del canneto, il Tarabuso (è la seconda volta che lo incontro e la prima così da vicino) inserito nel suo ambiente. Scatti a raffica come se non ci fosse un domani. Da buon Tarabuso detesta esporsi, si concede un attimo, poi un balzo ed è già infrattato dall'altra parte del canneto, ma tanto basta. Cosa porto a casa? Delle buone foto del tarabuso? Certo, questo è importante, è parte necessaria, se no girerei col binocolo . La foto deve piacermi, naturale, magari altri le avranno fatte anche meglio, pazienza, ma intanto queste sono le MIE e sono insostituibili, perchè con loro porto a casa la cosa veramente importante, il ricordo di un incontro e tutte le emozioni che ho provato in quel momento. Questo è il valore aggiunto di fotografare un animale selvatico, libero, nel suo ambiente. Il vero naturalista non raccoglie trofei, ma storie di incontri e di emozioni. Però ci vuole conoscenza, passione e rispetto. Cliccate sopra le foto per vederle ingrandite. Foto scattate con Nikon D500, Nikon 200-500mm f5.6 VR, treppiede, no crop.
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  36. Questo è un articolo rivolto a chi non se ne intende troppo, è rimasto incuriosito dal genere fotografico ormai molto diffuso e vorrebbe provare, chi se ne intende non troverà molto di nuovo, però può contribuire ad arricchire l'articolo nei commenti, anzi lo gradirei molto. Non è un articolo che parla di tecniche fotografiche o di scelta di attrezzature, ma di come provare ad ottenere foto interessanti. In questo articolo ci sono leggere tracce di ironia qua e là. L' ironia è una delle poche caratteristiche che differenzia l'uomo dagli altri animali. Chi non avesse il senso dell'ironia sappia che non c'è alcuna intenzione offensiva, eventualmente smetta di leggere. L'articolo è intriso di soggettività, sono le mie personali opinioni, nessuna pretesa di possedere la verità. Infine uso le mie foto per illustrare l'articolo, questo non vuol dire che so fare belle foto, ma che credo di saper distinguere quelle che mi sono venute meglio da quelle che mi sono venute peggio, può essere che il mio meglio faccia ribrezzo, ma il peggio lo farebbe ancora di più, quindi il discorso rimane valido Fotografare bene gli animali, non è semplice, occorrono esperienza, conoscenza dei soggetti, una valida attrezzatura ma non basta, occorre fondere le doti del naturalista con quelle che caratterizzano tutti i fotografi capaci di fare buone foto, ossia senso dell'inquadratura e della composizione. Di questo si occupa l'articolo, uso gli uccelli come esempio, ma vale anche per tutti gli altri animali (e perchè no, vegetali ). E adesso cominciamo. La ricetta dell'anatra spiaccicata. Non è un piatto orientale, ma è un vizio diffusissimo tra chi fotografa gli animali per caso, quando si riprendono i soggetti, magari alti venti centimetri, stando in piedi. Il risultato è che la paperella risulta ripresa da sopra la testa schiacciata sullo sfondo. Come non saliamo su un tavolo per fare i ritratti alle persone (salvo effetti particolari studiati apposta) ma li riprendiamo all'altezza degli occhi, così si dovrebbe fare anche con gli animali. Se serve abbassiamoci, che le ginocchia non sono di vetro. Altrimenti le foto sono proprio brutte. Io cerco di non fare riprese dall'alto, per cui questa è la più brutta che ho, ma in giro si vede di peggio. Un microbo ripreso dall'alto, ecco questa è anche peggio. Il Ritrattone, ovvero la foto ornitologica. Questo, in confronto a quanto sopra è un peccato veniale. Capita, soprattutto se siamo abituati a guardare le foto a monitor anzichè stamparle, di volere il soggetto bello grande, per deliziarci dei particolari. Lo so bene, succede spesso anche a me. Ma a volte si esagera. Specie se il soggetto in realtà è piccolo. Ingigantendolo, si possono vedere le trame, i dettagli, cosa che ci delizia e ci stupisce, ok, ma da una parte si ingabbia il soggetto nell'inquadratura, astraendolo dal contesto naturale, dall'altra se ne da' un'immagine un po' distorta. E' vero che gli Uccelli derivano dai Dinosauri, ma le Cince sono dei batuffoli di leggiadria, questa (mia) foto mi fa venire in mente la barzelletta: sai che verso fa un passero di trenta chili? Questo forse è un po' meglio ma sempre un po' troppo da manuale di ornitologia. Queste foto, che chiamo con affetto Ritrattoni, piacciono molto a chi conosce gli uccelli e i siti di Birding/Wildlife ne sono pieni, ricevono moltissimi like , se fatti bene. Intendiamoci, in molti casi non sono per niente facili da ottenere, spesso richiedono appostamenti e tempi lunghissimi, ma sono un po' da specialisti (se i soggetti sono rari), alla lunga possono stancare. Se invece lasciassimo un po' di spazio? Sarebbe molto meglio. Riecco la cinciallegra di prima, ma adesso può respirare, poverina, E' ancora un ritratto, ma a mio parere è di gran lunga preferibile. Questa garzetta non è brutta (forse). Ma questa è meglio, per me almeno: Siete d'accordo? Animalscapes! Ovvero paesaggio con animale, dove l'animale occupa una porzione piccola dell'inquadratura (ancora di più che nel ritratto ambientato) e ne costituisce un punto forte, di interesse. Se fatti bene sono immagini eccellenti perchè sono pittoriche e nel tempo stesso informative, raccontano dell'ambiente dove vive l'animale, (ripeto: se fatte bene) sono molto suggestive. Non è che si debbano fare solo animalscapes, ma inserirne nel contesto di un portfolio secondo me lo arricchisce enormemente. Questa foto di Tarabusino sta a mezzo tra il ritratto ambientato e l'animalscape. Attenzione! L' animalscape non dev'essere un alibi per spacciare foto insignificanti a microbi come opere d'arte: Questo non è un paesaggio con animale, è una garzetta troppo lontana. Un pizzico di creatività: Cerchiamo di fare i soggetti più nostri, più originali. Giochiamo con l'inquadratura, con la postura con la situazione in modo che la foto dica qualcosa di più. Possiamo sfruttare i riflessi: La postura e le ombre: Fare un ritratto stretto: Oppure sfruttare lo sfondo per suggerire qualcosa, ad esempio l'interazione con l'uomo: Od anche cercare suggestioni visive, con luce e composizione: Od una composizione minimalista... Gli animali devono fare ... gli animali. Insomma devono fare qualcosa. Nemmeno nei musei si espongono più gli animali in pose statiche, ma si ambientano in diorami e li si ricostruisce come fossero in azione. Tanto più deve valere per quelli vivi. Quante cose in più ci racconta una foto di un animale mentre caccia, lotta, litiga, corteggia e così via? Anche la più comune folaga può diventare interessante! Come scritto all'inizio gradisco molto gli interventi costruttivi e i quelli finora arrivati coprono alcuni aspetti essenziali che io, concentrato sul discorso di come inquadrare, avevo tralasciato. Riporto qui le parti essenziali in modo che arricchiscano l'articolo formando un tutt'uno con il mio testo ( le foto inserite, nel bene o nel male, sono sempre mie😞) Alberto Salvetti ... qualche piccolo distinguo. Il soggetto non deve essere incastonato nel fotogramma, ma a parte rare eccezioni, deve occupare almeno metà dell'immagine. Il soggetto deve essere molto staccato dal fondo ed il fondo deve essere il più evanescente possibile. Tendo a scartare le immagini con fondo invadente. Qualche volta inserisco il soggetto nel suo ambiente, se caratterizzante, ma non mi piacciono molto le immagini con il soggetto piccolo e ambientato esclusivamente perché non si è riusciti a fare una foto da distanza più ravvicinata. E' evidente che è meglio una foto dinamica di una foto statica. Io comunque cerco di privilegiare la nitidezza del soggetto, l'estetica e l'armonia dell'insieme. Per finire voglio fare un appello a chi si avvicina a questo tipo di foto. Fotografare gli uccelli, come del resto qualsiasi altro soggetto che sta in natura, deve servire all'approfondimento della conoscenza di ciò che si fotografa. Serve un buon manuale e curiosità, e cercate di contattare qualcuno che conosce questo tipo di fotografia. Ma attenzione!! La vostra attività non deve in nessun modo recare fastidio o peggio ancora danno ai vostri soggetti. Danno anche grave che potete procurare, tanto più siete inesperti. Nessuna foto vale il disturbo, soprattutto nel periodo della riproduzione. La bella foto prima o poi verrà quando meno ve lo aspettate. Mauro Maratta: ... E' vero, in ogni situazione si può impressionare il sensore per foto documentative, anche preziose. Ma nella stragrande maggioranza dei casi - a prescindere dal soggetto che può essere il più comune passerotto o il più esotico dei bipedi migratori - la luce conta. Sempre. E qualche volta il fotografo intelligente dovrebbe decidersi che la giornata potrebbe essere più proficuamente dedicata ad una mangiata con gli amici che ad una impegnativa escursione fotografica che si tradurrebbe, guardato il cielo, in una frustrante sequela di foto inguardabili. Francesco Contu: possono essere decisivi: la conoscenza dei luoghi e delle abitudini degli animali. La capacita' di mimetizzarsi, dato che si tratta quasi sempre di creature assai poco confidenti. Se per qualcuno il miglior grandangolo e' "un passo indietro", spesso il miglior tele e' "l'abbigliamento giusto".voglia di muoversi e viaggiare. Per esperienza, la barca e' un eccellente posto da cui fotografare e ci sono diversi luoghi dove ci si può accordare con pescatori e guide locali che organizzano dei giri. Alla peggio, ci si sara' fatti un bel giro nella natura. Molto più appagante che stare dentro un capanno, almeno per me che mi annoio mortalmente a star fermo. Sono d'accordo, questo Airone Rosso e questa Sgarza ciuffetto li ho ripresi dalla barca, Lago Superiore, Mantova. Grazie sentite a chi ha fornito queste interessanti considerazioni. Spero di aver scritto cose abbastanza interessanti ed aver mostrato foto non troppo indegne (a questo proposito, le foto spaziano nell'arco di anni ed alcune sono state scattate con Nikon digitali del tempo che fu, questo spiega almeno in parte alcune differenze di resa, il resto è incapacità del fotografo ). Poi, non prendetemi troppo sul serio. Anch'io faccio "passerosauri", uccelli impettiti ... ma l'importante è sapere dove si deve arrivare e provare ad arrivarci. Ma soprattutto spero sia stata una lettura divertente!
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  37. Gigi ha dato il benvenuto a sua sorella Bella in occasione di una kermesse che si è tenuta a Cernobbio questa mattina. Gigi era in compagnia del fidanzato 28/2.8 mentre Bella, che ha perso le tracce del suo compagno 40/2, per lavoro ad Eindhoven, ed atteso in Italia per metà mese, si è fatta accompagnare dall'ex fidanzato della loro cugina Joann. Joann, ex modella curvy con il nome d'arte Z50, oggi é un'ottima fotografa in coppia con il suo nuovo boyfriend 50/2.8, detto MC (due lettere che stanno per [vero] MaCho). I due hanno curato la parte fotografica di questo servizio. Non è mancata mamma Yolanda con il suo terzo marito. le due sorelle con i rispettivi accompagnatori, Bella a sinistra, Gigi a destra. Entrambe indossano un miniabito della firma cinese SmallRig, il modello 3480, estremamente elegante ma comodo e pratico per tutti i giorni. l'acconciatura è la stessa ma Gigi porta un fermaglio sul contatto caldo. Ha pensato sia meglio perchè piove. le due sorelle sono molto affiatate ed abituate a lavorare insieme, anche se i fotografi le confondono tra loro, Joann sa come riprenderle al meglio. E a smorzare l'esibizionismo un pò incontenibile di Gigi che vorrebbe sempre essere in primo piano o, almeno, in copertina da sola le due ragazze figurano bene in testa e spalle e qui mostrano lo "spacchetto", novità esclusiva Nikon per l'estate 2021 ma già diventato un must per tutto il mondo della moda. qui confrontano i loro due accompagnatori Gigi presenta il suo stacco coscia cui Bella risponde con uno stacco coscia simmetrico Quindi un pò di foto in un set industriale e uno elegante con Gigi da sola le due sorelle hanno provato un pò di invidia per Janine che ha avuto ben 12 Stradivari tutti per lei ed hanno voluto improvvisare qualche cosa con la viola. Ma la musica non è il loro talento migliore, probabilmente ... perché rendono al meglio tra cachemire e sete preziose Ma come dicevo, alla kermesse c'era anche mamma Yolanda, splendida quarantenne che ancora attira tutti gli sguardi e le tre "ragazze" hanno improvvisato per gli obiettivi dei fotografi Bella, Yolanda e Gigi. Yolanda è accompagnata da un attempato compagno, splendido da sfoggiare nelle occasioni alla moda (ma quando c'è bisogno di prestanza e vigore preferisce scappare con giovani della metà dei suoi anni : Yolanda sarà mamma ma è ancora molto esigente !). presenza delle tre acconciature e naturalmente non si fanno problemi ad osare un lato B che non si presta ad alcuna critica E pensare che la bella ... Bella è arrivata a casa in quella brutta scatola per scarpe grigia ma guardatela adesso ! Gigi, esuberante come è, a fine servizio non ha perso l'occasione per fare uno scatto a sua cugina Joann che si è dimostrata anche in questa occasione una grande fotografa con il suo compagno MaCho. Bene, fine delle parate. Peccato che nonna-F sia in vacanza a Dubai con un ragazzo cinese f/0.95 che ha conosciuto ad Hong Kong e non sia potuta venire. Papà 28Ais è impegnato al G20 nelle trattative per la riduzione della CO2 dei paesi emergenti e non poteva staccare, altrimenti avremmo avuto un gruppo di famiglia ancora più numeroso. Nei credits ovviamente tutti i ringraziamenti dovuti a Nikon che ci ha regalato ancora una volta creature all'altezza della sua tradizione di design che segnerà la storia in questa estate del 2021, a Nital che ce le ha fornite come promesso e a tutti i numerosi tecnici ed artisti che hanno contribuito alla riuscita del set. E a tutti voi, anche i miei ringraziamenti per la pazienza, sperando di avervi almeno suscitato un paio di sorrisi.
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  38. D300S su 500/4G+TC14@700mm 1/1250 f8 ISO 400 - 2/4/2011 Racconigi - Quante ore in quei capanni! Ho iniziato a fotografare con Nikon nel 2000, 21 anni fa. Nel 2000 non conoscevo la fotografia ed ancora meno le attrezzature fotografiche allora disponibili. Arrivai per caso a Nikon e quale fu il motivo? Un incidente! Infatti, in uno dei miei primi viaggi, in Norvegia per la precisione, la macchina fotografica che avevo recuperato e portato con me, per qualche bella foto-ricordo, mi cadde e si guastò. Retrospettivamente, fu un’enorme fortuna: questo inconveniente mi diede il motivo per tartassare Guido, un amico convinto Nikonista, ma proveniente da Canon e quindi capace di illustrami quelli che allora erano i punti di forza e debolezza di entrambi i marchi, con mie richieste di informazioni a 360°. Giornate intere di insistenti piogge mi diedero, per una volta, una mano e tornai a casa pieno di voglia di fotografare e con la consapevolezza che Fotografia non è, o almeno non è soltanto, l’istantanea al bel paesaggio fatta nelle vacanze agostane. Appena rientrato, la prima cosa che feci fu acquistare una F80 con il 28-105 ed un pacco di rullini…. Poi un 20… l’80-200, il 300, una F100…. Nel tempo la lista è diventata enormemente lunga. Solo dal 2006, anno in cui ho iniziato a fotografare in digitale e, curiosa coincidenza, anno della fondazione di Nikonland, ho acquistato ed utilizzato estensivamente 11 corpi macchina e 44 obiettivi, con focali da 12 a 600. E molti altri ne ho provati. Questo non solo per turn-over di lenti e macchine nel mio zaino, ma anche perché a me essenzialmente piace fotografare e lo faccio praticando, anche se ad intensità e con dedizione diverse, più generi fotografici - dal paesaggio al wildlife, dalla fotografia di viaggio a quella in studio. Ma, lo sapete, due sono i miei grandi amori: gli animali ed i paesaggi naturali! La tecnologia impiegata nelle nostre Nikon mi appassiona solo nella misura in cui rende questi strumenti così efficaci nel supportarmi mentre realizzo le mie fotografie, quindi non ho nessuna intenzione di scrivere una recensione di lenti e corpi. Questo articolo vuole raccontare le sensazioni e le soggettività che mi hanno accompagnato e fanno parte di me, quando vado a fotografare con le mie Nikon e che provo a recuperare attraverso i ricordi per condividere con voi una piccola selezione di immagini. Non partirò dal citato 2006, ma da un passato più prossimo, per rendere l’articolo “contemporaneo”. D700 su 16-35/4@22mm 1/15s f18 ISO 200 - 10/9/2011 Laghi Avic - Un posto che amo tantissimo, li in autunno il mio cuore si sincronizza con l'universo. Inizio da quella che fu una vera milestone dell’era digitale: l’uscita di D3 e D300 e, poi, D700. Cioè il periodo in cui Nikon, “nell’era moderna”, ha confezionato un sistema digitale, oggi si dice un ecosistema, convincente a tutto tondo perché composto da strumenti allo stato dell’arte – file ben lavorabili anche ad alti ISO, risolvenza delle lenti ed autofocus rapido e preciso, VR - prendendo la guida del mercato in termini di qualità ed efficacia delle soluzioni realizzate. La D3 l’ho solo provata, ero erroneamente convinto di avere sistematico bisogno di chiudere le inquadrature grazie al fattore di crop del DX, ma con D300 e D300S ho realizzato centinaia di migliaia di fotografie e, superate le mie personali resistenze, anche di più con la D700. Di fatto, quei corpi macchina insieme a 16-35/4G, 70-200/4G, 300/2.8G e 500/4G, hanno cementato il mio essere Nikonista. D700 su 500/4G+TC14@700mm 1/640 f5.6 ISO 1600 - 5/6/2011 Islanda - Un viaggio unico, che porterò nel mio cuore per sempre, insieme ai ricordi più sacri. Poi c’è stato un altro momento catartico: i sensori ad alta risoluzione. Come molti ho saltato la D3X: troppo costosa e, per chi fotografava prevalentemente animali come me in quel periodo, anche troppo lenta. Ma poi sono arrivate loro: D800, D800E e D810: una meglio dell’altra. Anzi, una più dell’altra perché la D810 ha evoluto le altre in ogni aspetto significativo, diventando per me una fantastica macchina per Landscapes ed Animalscapes. D810 su 16-35/4@21mm 6" f16 ISO 64 - 22/8/2015 Spagna del nord - Beh, è mare ma anche montagna! D810 su 70-200/4G@82mm 1/250 f4 ISO 90 - 22/6/2015 Finlandia - Il primo viaggio della mia seconda vita. Non ero sicuro di nulla, nemmeno di farcela. Ed in mezzo, la mia prima DSRL 100% professionale: la D4, che mi ha accompagnato nei primi viaggi “seri”. D4 su 500/4G 1/500 f4 ISO 2800 - 24/6/2015 Finlandia - Mi batte ancora il cuore quando ripenso a quanto ho trattenuto il respiro pregando che stesse con noi.... ma un lupo è un lupo per l'ombra! Qui su Nikonland l’abbiamo definita “la familiare”, quasi in accezione negativa rispetto alla D3S e alla D5 che l’hanno preceduta e seguita che, per stare nella metafora automobilistica, definirei due spider pepate. Arriviamo così agli ultimi dispari in ambito DSLR. Nikon come altri ha adottato un ciclo produttivo “Tick-Tock”, che significa che una serie innova e la serie dopo consolida. Per cui dopo la D4 ecco Batman, la D5. Ma fu, ed è, amore totale ed incondizionato. La D5, per me, è stato l’apice, la vetta. Ad anni di distanza, niente veramente più di lei con quella tecnologia di base: La D6 l’ho provata e saltata: da una parte intenso l’amore per la D5 e dall’altra troppo forte il richiamo delle Z. D5 su 50/1.8 1/200 f2.5 ISO 400 - 3/2/2019 Milano - Non è facile stare davanti ad uno sguardo così, pensare a come fotografarlo e... fotografarlo. D5 su 500/4E 1/1600 f4 ISO 3200 - 8/2/2017 Finlandia - La natura ha leggi semplici. Una è che la vita si costruisce sopra alla morte. Ma, grazie al consiglio di un buon amico, ho usato con profitto anche la D500. La sorellina della D5, piccante anche lei, in grado di esserle perfettamente complementare nella fotografia di Wildlife. Una squadra efficacissima, che spero Nikon reiteri in quanto per me il massimo è avere due corpi complementari. D500 su 500/4E+TC14@700 1/800 f7.1 ISO 360 - 13/5/2018 Parco del Ticino - Chiamarla TC15 è riduttivo, ma come moltiplicatore è il migliore mai costruito. E siamo alle Z. Una svolta così importante e fondativa da far coniare a Mauro e Max il nome Zetaland! Io all’epoca ero perplesso: non trovavo quello che avrei voluto. Ma tutte le rivoluzioni conquistano alcuni al primo sguardo ed altri con il tempo: io per le Z sono indubbiamente stato nel secondo gruppo ed ho impiegato un po’ di tempo, nel quale Nikon ha migliorato il SW, per trovare nelle mie Z gli aspetti positivi capaci, come ora, di farmi lasciare spesso a casa le DSRL serie 5. La prima sono le ottiche, di una qualità tale da farmi perdere ogni freno e resistenza al cambiamento: ogni lente Z di serie S che esce supera con ampio margine la lente F che l’ha preceduta, sia per prestazioni che per comodità d’uso. Inutile elencarle: lo hanno fatto tutte. La seconda è un insieme di caratteristiche abilitate dall’enorme salto tecnologico: le informazioni a mirino, la totale assenza di vibrazioni che rende possibile scattare a tempi mai visti anche con i supertele, la silenziosità solo per citarne alcune. Z6 su 500/4E 1/200 f4 ISO 6400 - 27/10/2019 Parco del Ticino - Ma allora è vero che sono così ben mimetizzato che senza Clack non mi vede?!?! E poi l’enorme versatilità di un sensore disponibile a qualsiasi utilizzo. Z6II su 14-24/2.8S@14 20s f2.8 ISO 3200 - 10/7/2021 Nivolet - Passare la notte sotto le stelle, da soli, è come trascorre del tempo davanti ad uno specchio molto speciale. Ma poi c’è il game changer per definizione: la promessa di autofocus intelligente capace di riconoscere nel soggetto viso ed occhi. Promessa che oggi con le Z6II e Z7II, e con declinazioni diverse nelle altre Nikon Z, è mantenuta nella fotografia di persone, di paesaggio e di tipo generalista, ma che attende un corpo dispari capace di portare tutto questo allo stato dell’arte per qualsiasi sfida, anche quelle nelle condizioni selvagge ed impegnative che più mi piace vivere. Z6 su 70-200/2.8E@200 1/125 f2.8 ISO 6400 - 26/5/2019 Milano - Beh, questo è uno scherzo. Le avventure impegnative e selvagge che preferisco sono altre. Ma vi assicuro che davanti ad Arya, la prima volta che usavo una Mirrorless, senza la D5 per evitare tentazioni e con la Z6 che non pilotava il flash.... ho sudato un sacco!!! D3, D5 ed ora Z9. Non so se è voluto, ma questo doppio salto rappresenta perfettamente la distanza che mi aspetto Nikon metta tra la Z professionale e l’apice delle DSRL. Ma c’è una cosa che non ho ancora detto. E cioè perché, nonostante a notevoli successi siano succedute luci ed ombre nella transizione al mirrorless, io sia così chiaramente orientato verso un futuro tutto Nikon? Perché spero così tanto nella Z9? Non sono un fan. Ancora meno un social addicted oppure un influencer che deve stupire chi lo legge ad ogni nuovo post. Amo fotografare, mi voglio concentrare nel fare le mie immagini e non sui bottoni ed i comandi dei miei attrezzi. Le mie dita ed il mio cervello, in anni d’uso, hanno raggiunto una simbiosi con le mie Nikon. I miei occhi quando guardano nel loro mirino si trovano a casa. I miei obiettivi Nikon Z sono assolutamente perfetti, il meglio che io abbia mai usato o che abbia mai visto, in assoluto. Il loro unico difetto è che non ci sono ancora tutti! Le mie Nikon sono state le affidabilissime compagne del mio sfaccettato viaggio e se le mie attuali Nikon Z (Z6 e Z6II), seppur dotate di alcuni vantaggi rispetto alle DSRL serie 5, non sono state ancora capaci di superarle nella fotografia d’azione più esigente, conto che la Z9 risolverà brillantemente il problema. D5 su 80-400/4.5-5.6@320mm 1/1000 f8 ISO 500 - 12/5/2019 British Columbia - D5: Puoi volare, nuotare, camminare o correre. Io lo metto a fuoco dove vuoi tu. Inoltre, sono convinto che l’attrezzatura sia una fondamentale componente nel produrre le nostre immagini ma anche che queste siano ben più influenzate dal fotografo: è più importante chi c’è dietro il mirino che cosa c’è davanti. Non parlo solo di Arte e di capacità del fotografo di immaginare le proprie fotografie, ovviamente fondamentali, ma della componente artigiana, quella costruita nell’uso e negli anni con quelle specifiche attrezzature. E qui il cerchio si chiude perché Nikon è stata capace di conservare la coerenza comportamentale del proprio prodotto attraverso le diverse generazioni. E così, come mi sono trovato subito a casa con i comandi delle prime Z usate, mi aspetto di esserlo anche con la Z9, che ovviamente attendo più evoluta, intelligente e veloce della mia D5. Insomma, il mio non è un semplice colpo di fulmine ma una relazione ventennale costellata di colpi di fulmine, per un’amante che si rinnova ed ogni volta mi sorprende. Nikon, what else? Massimo per Nikonland (C) 16/10/2021 - il nostro quindicennale
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  39. Ho la Zfc dal 4 Agosto di quest'anno, abbastanza da farmene un'opinione. Così ho pensato di intervistare me stesso su questa "macchinetta". Eccola qui. Perchè l'hai comprata? L'acquisto è in parte razionale ed in parte sentimentale: Stavo già pensando se procurarmi una Z 50 che mi facesse soprattutto, ma non solo, da "moltiplicatore" per il 300mm (+ TC14) per la fotografia ravvicinata, recuperando così quel suo valore di quasi macro che era andato perso con la Z6,e anche in macro il formato Dx è di aiuto. Quando è stata annunciata la Z fc, il suo look astutamente retrò, ai miei occhi riuscito molto meglio di quello della Franken-Nikon Df, mi ha attratto come ha attratto tanti altri. Così la parte emotiva ha spinto dalla parte della Z fc. Abbastanza forte da farmela comprare. Per cosa la usi? Per tante cose: per la fotografia ravvicinata, macro, come ho detto sopra, con lei spesso posso evitare di montare troppi accrocchi, mi basta il guadagno di 1,5x dato dal fattore di crop del formato Dx, che mantiene 20 megapixel come nella D500. Se serve, aggiungo una buona lente addizionale. Quasi macro: Nikon Z Fc e 24-200mm Z , a 200mm con lente addizionale. Per lo street: piccola, discreta, leggerissima, con il suo 16-50 collassabile è un divertimento portarsela in giro, fa addirittura venire voglia di fotografare. Senza contare che posso andare in giro con una coppia di obiettivi (16-50 e 24-200) arrivando da 24 a 300mm. Il formato Dx sul 24-200 ne migliora la resa ai bordi (o meglio, li taglia proprio fuori). La trovi comoda come ergonomia? Diciamo che non la trovo scomoda. Non ha l'ergonomia di una fotocamera moderna, da questo punto di vista la Z50 è indubbiamente meglio, ma come ha detto qualcuno, la bellezza richiede qualche sacrificio! Scherzi a parte, nonostante abbia le mani grandi, non mi trovo poi male (più o meno come quando avevo la Nikon FG!). C'è da dire che io non faccio lunghe sessioni fotografiche con la fotocamera sempre in mano, quindi le mie considerazioni sono relative a come la uso io. In macro il maggior peso lo regge la sinistra che tiene l'obiettivo, nello street, nei momenti di "riposo" la tengo al collo con la cinghia e montato c'è il 16-50. Non senti il bisogno del grip? Penso che senza dubbio, un grip migliorerebbe sensibilmente l'ergonomia e per alcuni può addirittura essere essenziale, ma a mio personale parere ne risulta alterata l'estetica. Dato che questa fotocamera l'ho comprata al posto della Z 50 anche -se non soprattutto- per il suo look, cambiarlo non mi va. Naturalmente è una considerazione molto soggettiva. Dovessi tenerla sempre in mano, probabilmente prenderei il grip ... o forse avrei preso una Z50! Vorrei comunque prendermi una base per proteggere il fondello di plastica. Pensavo alla half-case in pelle (?) della Smallrig. Un po' leziosa forse, ma ci sta. La half case non ha l'attacco Arca Swiss incorporato, lo so, ma la cosa mi interessa relativamente. Al 300mm ho sostituito il collare originale con uno cinese ben fatto con l'attacco Arca nel piede e sul cavalletto ci metto quello. Gli altri montati sulla Z Fc si possono anche usare a mano libera, al limite, servisse proprio, posso sempre avvitare una piastra. Dal sito Smallrig Come comandi e in generale interfaccia utente? Uno dei motivi per cui continuo ad usare Nikon è che non devo nemmeno prendere in mano le istruzioni, anche con fotocamere nuove, se non in casi rarissimi, sarà anche perchè uso Nikon da trentacinque anni, ma per me interfacciarmi con una fotocamera Nikon è quasi istintivo. La qualità di immagine ti soddisfa? Assolutamente sì, per essere una fotocamera Dx è sorprendentemente buona. Non ho fatto confronti diretti, ma come impressione sono concorde con chi dice che in questo è persino superiore alla sua "antenata" (benchè molto diversa) D500. File puliti ed incisi anche ad alti iso, lavorabilissimi. Sotto un crop 100%: C'è qualcosa che non ti piace? Il display articolato di lato, apprezzo molto che si possa ribaltare, così da proteggere il display stesso, creando un dorso molto stylish, ma lo trovo scomodo da usare. Avrei preferito una soluzione a ponte levatoio, comoda per scattare ad "altezza pancia". L'hai presa con il 16-50mm, cosa ne pensi di questo kit-zoom? Come altre realizzazioni "economiche" per Z sono delle piacevoli sorprese per quanto riguarda il rapporto qualità prezzo. Il vero problema è l'apertura massima, un po' troppo chiusa. Il 16-50 nello street A volte, un paesaggio. Appena possibile aggiungerò un fisso più luminoso, il 40mm o il 50mm MC, più facilmente quest'ultimo, non è troppo grosso, la focale equivalente da 75mm mi è congeniale e l'opzione macro è sempre comoda, senza contare che la qualità generale è eccellente. E con gli altri obiettivi come si comporta? Del 24-200mm ho già detto, li trovo fatti uno per l'altra, il 24-200mm a 24mm Il 24-200mm a 200mm, con lente addizionale! l'altro obiettivo con cui la uso molto è il 300mm f4 Pf, occasionalmente moltiplicato con il TC 14 EIII, Va bene, anzi molto bene. Con il 300mm f4 Pf, senza moltiplicatore Per gioco ci ho montato anche il SIGMA 150-600mm Contemporary, su cavalletto ovviamente, non ho trovato particolari problemi, e la qualità delle immagini è molto buona, come nelle due foto sotto, ma nel complesso non è una combinazione proponibile seriamente troppo squilibrio. Per queste cose, meglio la Z6, che ho tenuto. Ho usato anche un SIGMA 12-24 (non Art) per delle foto di street quando avevo bisogno di un grandangolo spinto. Il problema è che non amo l'FTZ, anche se poverino non mi ha fatto nulla di male, non vedo l'ora che esca qualcosa di nativo ed abbordabile che mi permetta di abbandonare gli obiettivi F definitivamente. Un'ultima domanda, pensi di usarla con obiettivi "vintage" o comunque manual focus? No, di obiettivi Ai-AiS non ne ho più e di sicuro non ne comprerò più. Ho provato a montarci qualcosa per pura curiosità, ma a parte il focheggiare a mano, nella maggior parte dei casi con gli obiettivi da me provati le immagini non rendevano giustizia al sensore. Non escludo però che con altri obiettivi d'epoca la resa possa essere superiore. Un tentativo con il Micro-nikkor 55mm f3.5. Resa onesta, accettabile. A questo proposito, non penso che comprerò i vari TT Artisan e simili a messa a fuoco manuale, indipendentemente dalla loro qualità e bellezza estetica, perchè la messa a fuoco manuale non fa più per me. Non sono mai stato collezionista di niente quindi se non li posso usare non mi interessano. La Z fc è bella e fotografa più che bene, almeno per l'uso che ne faccio (chiaro, non è una Z9, ma nemmeno pretende di esserlo!), per questo è con me. Silvio Renesto
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  40. il blocco dell'otturatore in materiale composito della Nikon D5 Un breve ripasso ? L'otturatore è un componente fondamentale delle nostre fotocamere ancora nel 21° secolo. Consideriamolo come una tenda alla veneziana estremamente sofisticata posta davanti al nostre elemento sensibile (sia esso un sensore, sia esso una pellicola) che regola il passaggio della luce. Quando noi premiamo il tasto di scatto la fotocamera lascia passare la giusta quantità di luce necessaria perché l'immagine proiettata dall'obiettivo fotografico posto davanti alla fotocamera arrivi a destinazione. Ovviamente noi o la fotocamera stessa, ci siamo premurati di impostare un esatto tempo di esposizione che, combinato con l'apertura del diaframma dell'obiettivo (altro elemento che regola la luce, nel senso della quantità), a seconda della sensibilità ISO del nostro elemento sensibile, portano ad avere un immagine leggibile. E' poi l'elemento sensibile (d'ora in poi ci riferiremo ad esso con il sensore) che procede ad immagazzinare le informazioni che gli arrivano. L'otturatore è regolato in secondi e in frazioni di secondo. Più é grande il tempo di esposizione, per più tempo rimarrà aperto l'otturatore, più è breve questo tempo, per meno tempo rimarrà aperto. Gli otturatori delle nostre fotocamere sono generalmente a tendine e ci riferiremo ad esse in questa chiacchierata. Negli otturatori moderni ci sono due tendine, che in italiano chiamiamo prima e seconda tendina (mentre gli inglesi chiamano Front e Rear "curtain") che lavorano in solido. Al momento della pressione del tasto di scatto abbiamo questa sequenza : il movimento complessivo dura la durata del tempo di esposizione impostato. Gli attuali otturatori sono dispositivi estremamente sofisticati che nelle versioni più perfezionate consentono tempi di scatto brevissimi, anche per tempi inferiori ad 1/8000 di secondo. Questi tempi sono abbastanza difficili da descrivere con nozioni che abbiamo sotto gli occhi quotidianamente. Giusto per avere un'idea, un aereo da caccia F15 alla massima velocità percorre circa 9 mm in un ottomillesimo di secondo, mentre un'auto a velocità di codice sull'autostrada percorre 4 decimi di mm nello stesso tempo. E' un tempo infinitesimale che le nostre fotocamere, reflex o mirrorless ci mettono comunemente a disposizione. Per ottenere tempi del genere i progettisti usano un accorgimento che consente di far variare il funzionamento della sincronizzazione delle due tendine durante il movimento (consideriamo che l'altezza del formato Leica corrisponde a 24mm in tutto e che l'esposizione avviene sempre dall'alto verso il basso). Se il tempo di esposizione impostato è relativamente breve, al di sotto di un tempo di sincronizzazione ragionevole (nell'intorno di 1/200'' - 1/320'') il movimento è proprio quello evidenziato nell'animazione superiore con le due tendine che si muovono in modo indipendente. Ma se il tempo è più breve di quell'intorno, non c'è materialmente modo di eseguire l'operazione separatamente e quindi le due tendine vengono fatte muovere in sincrono, con la seconda tendina che si muove appena dopo che la prima è partita, in modo che l'otturatore alla fine si chiude appena un attimo dopo che la prima tendina ha concluso il suo movimento. Abbiamo una esemplificazione generica nella seguente animazione : a sinistra abbiamo il caso classico, per tempi lenti, in mezzo un caso ibrido per tempi intorno alla capacità massima di sincronizzazione tra le due tendine, a destra il caso dei tempi velocissimi, in cui le due tendine si inseguono tra loro. A sinistra abbiamo il sensore che viene esposto completamente e l'immagine si forma completamente nello stesso istante. La lettura delle informazioni avviene immediatamente dopo che le tendine si sono chiuse e mentre esse tornano in posizione normale. Questa operazione può avvenire alla massima velocità di scatto a raffica della nostra macchina, perchè anche le macchine più veloci non arrivano oltre i 14-16 scatti, al secondo, un tempo che consente ampiamente tutto il movimento dell'otturatore e anche la lettura delle informazioni del sensore, affinchè la macchina sia pronta allo scatto successivo. Questa condizione è assimilabile a quella che viene definita Global Shutter, cioé otturatore totale. Andando alla situazione più a destra invece abbiamo praticamente una condizione in cui solo una strisciolina del sensore è esposta alla luce, mentre il resto del sensore è coperto da una delle due tendine. L'animazione è di tutta evidenza e traslittera il termine inglese con cui viene definita questa modalità, ovvero Rolling Shutter, che tradotto sarebbe un ridicolo otturatore rotolante, dal movimento delle tendine che si arrotolano una sull'altra. Immaginiamoci una Nikon D6 che scatta a 14 scatti al secondo ad 1/8000'' in sequenza per 200 scatti consecutivi. A parte lo specchio che in questa operazione non ha rilevanza se non per il fatto che in una reflex si alza e si abbassa (guidato da un motore diverso da quello dell'otturatore e con un opportuno sistema di smorzamento), l'otturatore si apre con le due tendine che si muovono in sincrono a circa 28 chilometri orari, avendo cura che ogni singola strisciolina di sensore esposto stia ad una distanza dall'altra di 1/8000''. Affascinante ? Si ma non senza controindicazioni, perchè appare evidente che la prima strisciolina esposta del sensore (esposta correttamente, tanto quanto l'ultima) sarà esposta prima dell'ultima e quindi tutte le striscioline lette dall'elettronica del sensore e rimesse insieme dal processore durante la demosaicizzazione delle informazioni, non avranno coerenza temporale assoluta tra loro. Cioé la strisciolina più in basso, sarà in ritardo rispetto alla prima. Ma non solo, ogni strisciolina seguente, sarà in ritardo rispetto alla precedente. Di quanto ? Dipende. Dipende dalla velocità di movimento delle due tendine. Dicevamo che gli otturatori meccanici più perfezionati di oggi arrivano fino ad 1/400'' di velocità di movimento. Quindi nella migliore delle ipotesi quella sarà la distanza temporale tra la prima e l'ultima strisciolina, al di là del tempo di scatto che, attenzione, non influenza per nulla il meccanismo che dipende dalla ... meccanica dell'otturatore. Spero di essere chiaro. Insomma, se l'otturatore è scarso, si muove lentamente, la distanza in termini di tempo tra la lettura della prima strisciolina e quella delle altre é più lunga. Un tempo più lungo significa una distanza percorsa più lunga (spazio legato al tempo, per una data accelerazione che ipotizziamo costante). Se l'otturatore è più sofisticato, la distanza temporale sarà inferiore, quindi lo spazio percorso in quel tempo, inferiore. Ma in un Rolling Shutter, quale che sia, il fenomeno sarà sempre osservabile, ad occhio nudo per i casi più evidenti, strumentalmente per quelli meno evidenti. in questa foto abbiamo il caso più classico di una pala d'elica che gira a velocità molto elevata mentre noi scattiamo ad un tempo molto breve per cercare di congelare il movimento del velivolo. La lettura del sensore avverrà come dicevamo dall'alto verso il basso. L'elica si muove molto più rapidamente per unità di tempo del resto del soggetto che nella realtà è piuttosto lento. Il risultato è che l'elica appare visibilmente deformata dall'alto verso il basso con quella tipica forma a falce. Ma nella realtà, se avessi modo di verificare strumentalmente, potremmo misurare che ogni linea verticale è parimenti deformata in una misura che è proporzionale alla velocità di movimento relativa rispetto a quella di lettura del sensore. Cioè le linee verticali, non sono più verticali ma diagonali. vi posso giurare (la foto è mia) che i pali della recinzione dell'Autodromo Nazionale di Monza sono perfettamente verticali. Ma per effetto del rolling shutter, è evidente che ciò non appaia nella fotografia. Nella realtà tutta l'immagine ne è affetta ma l'effetto si nota di più negli oggetti con velocità relativa più grande rispetto al movimento complessivo. I pali fermi danno la misura del fenomeno, perchè sono fermi, ma può capitare anche con i soggetti in movimento : come credo anche appaia in questa Ferrari in lento movimento alla Variante della Roggia che appare tutta deformata (come i pali che in questo caso tendono al curvo e non al diagonale). Ma io questi fenomeni non li riscontro con la mia fotocamera Ci credo, perchè i progettisti intervengono in tutti i modi per limitare questi fenomeni, tenendo la più alta possibile la velocità di esposizione del sensore e la sua velocità relativa. Ma ci sono limiti tipici di ogni singolo sensore Otturatore elettronico Abbiamo qui sopra visto il meccanismo di funzionamento di un otturatore. L'operazione non varia che sia esso meccanico o elettronico. Quello meccanico semplicemente ha modalità differenti di funzionamento a seconda del tempo di scatto impostato. Per tempo lenti si comporta da Global Shutter, per tempi rapidi più di 1/200''-1/320'' funziona come un Rolling Shutter. In mezzo è ibrido. L'otturatore elettronico invece è limitato ad una modalità di funzionamento unica che dipende dalla sua tecnologia. Tutti i sensori commerciali attuali sono di tipo Rolling Shutter e quindi espongono leggendo striscioline successive di luce, partendo dall'alto e andando verso il basso. Anche quando usiamo l'otturatore meccanico in una reflex o in una mirrorless ed impostiamo la seconda tendina elettronica, non facciamo che impiegare l'otturatore elettronico per seguire il movimento di lettura della luce. Con la seconda tendina elettronica in pratica la macchina disabilità la seconda tendina dell'otturatore, impiega solo la prima, mentre l'effetto della seconda viene regolato dalla lettura del sensore. Tutto fino al limite di velocità di lettura del sensore. L'operazione di lettura del sensore, avviene in modo del tutto analogo a quello del movimento dell'otturatore meccanico. L'otturatore elettronico di fatto non è altro che usare la modalità di lettura del sensore AL POSTO dell'otturatore meccanico. Ma possiamo usare la stessa animazione che abbiamo visto sopra. con la strisciolina azzurra che è la strisciolina di sensore che viene effettivamente letta. Questa operazione è elettronica, del tutto priva di movimento, vibrazioni e rumore. Il vantaggio formidabile del sensore elettronico rispetto a quello meccanico è proprio qui. Nell'assenza di movimento effettivo. Perchè se potessimo vedere il sensore di una fotocamera mentre espone in modalità di otturatore elettronico, semplicemente non vedremmo proprio nulla. Questa animazione è solo perchè noi si abbia un'idea di quello che succede alle informazioni che i fotoni della luce consegnano ai fotodiodi del sensore che scaricano elettroni nei circuiti della fotocamera. Quindi, esattamente come nel caso dell'otturatore meccanico, abbiamo un evidente Rolling Shutter con tutti le conseguenze del caso. E anche qui l'evidenza del fenomeno è legata alla velocità di movimento, ovvero, visto che non c'è movimento - se non di elettroni - alla velocità di lettura del sensore. Attenzione : il tempo di scatto non ha alcuna rilevanza. Ci sono solo combinazione tra velocità relative e direzione del moto ma il tempo di scatto è ininfluente per il fenomeno. Qui entra in ballo una caratteristica di ogni sensore che è la sua velocità di lettura. Questa dipende dalla tecnologia con cui è progettato, dalla sua densità e da altri specifiche tecniche. Qui c'è una tabella che riporta i tempi di lettura dei più comuni sensori che possiamo trovare dentro le fotocamere in commercio : manca quello della nuovissima Sony a1 che Sony dichiara essere di circa 1/250'' se non ricordo male. Quindi il più rapido di tutto il novero. Abbiamo detto più sopra, parlando dell'otturatore meccanico che il fenomeno del Rolling Shutter - sempre presente - viene ridotto effettivamente, aumentando per quanto possibile la velocità di movimento delle tendine. E' la stessa cosa con i sensori per la modalità di otturatore elettronico. Più è veloce il sensore (tempo di lettura più rapido, ovvero numero al denominatore più grande) minore è l'effetto del Rolling Shutter, più è lento il sensore (nella tabella le macchine più lente sono quelle a più alta risoluzione, ovvero Nikon Z7-Z7 II e Sony a7R IV che hanno il numero al denominatore più piccolo) più evidente sarà l'effetto del Rolling Shutter. Banding Finora abbiamo parlato di velocità e di movimento ma abbiamo altri casi in cui l'effetto del Rolling Shutter può essere reso evidente. E' il caso degli scatti con luci artificiali, siano esse flash che continue. Se impieghiamo un otturatore elettronico a lettura lenta, sarà più probabile riscontrarlo. questo è il caso più semplice. Si tratta della Nikon D850 in modalità Live-View con otturatore elettronico mentre nella stessa situazione qualcuno usa il flash. Il sensore come abbiamo oramai ripetuto fino alla noia viene letto a strisce. Ecco qui abbiamo una evidenziazione di quanto sia alta la strisciolina del sensore che viene letta per unità di tempo in una D850-Z7. La banda bianca è bruciata dalla luce del flash che è stato catturato mentre il sensore esponeva/leggeva quella singola strisciolina mentre il resto del sensore non era interessato alla lettura delle informazioni. Il flash ha scattato a circa 1/1000'' mentre la D850 scattava ad 1/250''. Ma questo non importa, perchè è il tempo di 1/15'' che implica la presenza della banda orizzontale, non il tempo di scatto della macchina. Sarebbe successo anche scattando in otturatore meccanico ? Forse si, forse no. Dipende dal tempo di sincro della macchina e del flash. Ma questo è un argomento più vasto che preferirei tenere separato da questo sugli otturatore. questo è il caso di banding prodotto dalla differente velocità di modulazione della luce artificiale e della velocità di lettura del sensore di una Nikon Z6. E' possibile ridurre il fenomeno (che gli inglesi chiamano anche flickering) ma probabilmente non eliminarlo del tutto. Anche in questo caso dipende dalla velocità del sensore rispetto alla luce (50 o 60 Hz, probabilmente per la luce, 38 Hertz per la Z6). Conclusioni L'argomento ha tante implicazioni e non vorrei complicare qualche cosa che non è poi così semplice, quindi mi fermo qui riassumendo i concetti di base. l'otturatore meccanico si comporta da Global Shutter a tempi di scatto lenti, da Rolling Shutter a tempi di scatto veloci l'otturatore elettronico più comune è sempre di tipo Rolling Shutter i fenomeni distorsivi del Rolling Shutter sono via via meno evidenti in modo inversamente proporzionale alla velocità di lettura del sensore (o di movimento delle tendine dell'otturatore meccanico) ma sono sempre presenti sia gli otturatori meccanici che quelli elettronici sono soggetti al Rolling Shutter i sensori a bassa velocità di lettura sono più soggetti a fenomeni distorsivi, quelli a più elevata velocità, lo sono meno (Lapalisse) il tempo di scatto è ininfluente per questi fenomeni i sensori a bassa velocità di lettura non possono sincronizzare il flash quando usati in modalità "otturatore elettronico" Nikon chiama l'otturatore elettronico : "modalità silenziosa". E' una dizione corretta in quanto parlando strettamente l'otturatore elettronico non esiste la seconda tendina elettronica é un altro modo di usare l'otturatore meccanico in modalità ibrida (muovendo solo la prima tendina dell'otturatore meccanico mentre la seconda resta ferma, sostanzialmente per ridurre le vibrazioni) Uno potrebbe dire, ma allora, perchè usare l'otturatore elettronico al posto di quello meccanico ? l'otturatore elettronico non fa rumore, nessun rumore l'otturatore elettronico non si usura (quello meccanico si, ha una durata finita, quello elettronico dura quanto dura un sensore : decenni) l'otturatore elettronico non produce alcuna vibrazione (insieme allo stabilizzatore consente tempi di sicurezza molto più lunghi di quelli comunemente impiegati con le reflex e/o con l'otturatore mecccanico) l'otturatore elettronico potenzialmente consente velocità di raffica più elevate quindi per nostra convenienza dovremo convivere con le due modalità, finchè i progettisti non troveranno accorgimenti sempre più economici per fare a meno dell'otturatore meccanico. L'ideale sarebbe passare al Global Shutter che però, a parte i costi, ha anche altre controindicazioni, prima tra tutte il fatto che il sensore è più in tensione e quindi produce più calore e potenzialmente più rumore digitale. Nell'attesa, Sony che è sempre all'avanguardia su questi versanti sta usando due sensori ad alta velocità di lettura che se non eliminano del tutto i fenomeni negativi del Rolling Shutter li riducono moltissimo. In particolare quello nuovissimo della Sony a1 che consente per la prima volta di sincronizzare il flash in modalità elettronica, riducendo anche di molto il banding in luci artificiali. Pensiamo che piano piano tutti gli altri produttori adotteranno sensori di questo tipo che, pur più costosi, sono più efficienti e più indicati per le macchine di fascia più alta dedicate all'azione (ma non solo). Tutto chiaro ? Parliamone !
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  41. Candelina deformata e ingiallita dall'attesa, ma erano quasi due anni, dopo la presentazione del primo f/2,8 Z-mount, il 24-70, che gli appassionati della triade Nikon (nulla a che vedere con la Yakuza nipponica), i professionisti sempre alla ricerca dello stop di luce in più e, semplicemente, tutti i nikonisti, si aspettavano di vedere rinverditi i fasti del 14-24 F-mount, quello zoom che noi su Nikonland abbiamo semplicemente definito essere: Ecco quindi che ben prima della sua presentazione e poi, dell'arrivo in Italia, abbiamo torturato i nostri amici di Nital per ottenere il privilegio fin da subito di vederlo, toccarlo, utilizzarlo. Ne derivano questi quasi venti giorni di esperienza d'uso, tarpati dalla condizione che quest' Annus Horribilis ci impone, nel rispetto delle distanze e delle cautele, che per un superwide zoom sono esattamente l'opposto del suo animus. Con uno zoom come questo ci si avvicina al soggetto, facendolo entrare dalla lente anteriore , mettendo a fuoco tutto ciò che ha intorno: oppure si gioca a Fuoco, fuochino, fuocherello, Acqua ! in un'alternanza di piani prospettici di volta in volta protagonisti e/o comparse. Ma ringraziamo il Cielo di poterci essere e di poter fotografare, ancora un pò all'aperto, magari senza people, che con la mascherina sul viso non rappresentano esattamente il clichè del piacere di interagire, nè ovviamente potrebbe essere diversamente. 16 elementi in 11 gruppi, 4 vetri ED e due asferici, dietro la montatura a petalo protettiva, ma non troppo protrusa, in modo tale da consentire addirittura, montando il secondo paraluce a corredo, quello più grande, in dotazione unitamente al secondo, enorme, tappo a molla il montaggio di filtri a vite da 112mm (questo in foto è troppo grande, da 116... ) questo è giusto oltre al consueto fermalastra sulla baionetta Ai cultori degli zoom superwide poteva bastare già questo: luminosità di riferimento e lente anteriore predisposta per il montaggio filtri e portafiltri, flat per dichiarare aperte le ostilità col "benchmark" di categoria, penalizzato dalla curvatura impossibile per natura da ...filtrare tout court se non fosse caduto un'altro Muro di Gerico con la seguente Dichiarazione di Guerra dei progettisti Nikon dimensioni più contenute e peso...da Sorge spontanea la domanda.... "e rispetto il Nikkor Z 14-30/4S ... ?" che da un anno e mezzo circa solleva consensi e critiche tra chi lo usa e chi non sapeva se comprarlo o dover aspettare questo zoom... dimensioni operative e peso (al lordo dei 18grammi del tappo posteriore) schemi ottici Insomma, già sulla base delle specifiche c'è da rimanere esterrefatti su come i progettisti siano riusciti a rendere possibili certe misure, sorprendenti già in casa Nikon, per non parlare di casa dei concorrenti, dove obiettivi simili pesano sempre intorno al chilo, più o meno... Tre ghiere, rispettivamente: funzione(diaframmi, comp.esposizione,programmabile), zoom e fuoco. Come negli altri obiettivi Z di gamma alta troviamo il display LCD multifunzione (che segna per un'attimo Nikkor all'avvio) Scala delle distanze e della pdc... 28cm è la minima MAF lunghezza focale (utile per molte occasioni nelle quali sia tassativo utilizzare una determinata focale) Scala dei diaframmi a terzi di stop Ma....tecnici Nikon... mi spiegate per quale arcano motivo questo display funziona solo per qualche secondo e poi si spegne? Ma un rigo di comando per farci scegliere se tenerlo sempre acceso oppure non ? Consuma così tanta batteria da privarci dell'opportunità e della bellezza che lo connota? Aggiorniamo il firmware con questa possibilità? Completa la dotazione dello zoom, il tasto funzione, gestibile dal menù fotocamera e il semplice slider di inserimento/esclusione AF Bello nel complesso: ergonomicamente valido anche sulle Nikon Z senza Battery Grip, (al contrario del cugino F) costruito bene, con ghiere larghe il giusto, per non interferire con le dita, nell'uso intenso lavorativo, come invece avviene in alcuni Nikkor Z fissi, bilanciatissimo al centro, senza lenti anteriori a farlo pendere eccessivamente avanti, dotato di due paraluce e due tappi dedicati agli stessi, per le notizie relative rimando all'unboxing di due settimane fa Andando in campagna a trovare i miei alberi, piante e filari, una delle prime foto che ho scattato è stata anche una delle più critiche per questo genere di ottiche, ossia un controluce diretto con il sole inquadrato, in un cielo terso e ampiamente riflettente mi sono subito sentito rassicurato in termini di tenuta ai riflessi: d'altro canto sul coating di questo zoom troviamo Nanocrystal e trattamento ARNEO, ed anche a diaframmi medio chiusi come gli f/8 di queste due foto iniziali la resa mi pare adeguata alle aspettative, solo qualche sbavatura forzando la mano in PP Ma la curiosità nell'utilizzare un f/2,8 è certamente quella di metterlo alla prova a tutta apertura, utilizzando l'ampio angolo di campo dei suoi 14mm per inquadrare primo piano e sfondo utilizzando un colpetto di flash dosato per aprire le luci che nessuna postproduzione di un controluce diretto potrebbe restituire e qui direi che il Nikkor Z 14-24/2,8S si invola e pure con leggiadria 15mm f/2,8 complici luce e colori che la mia Terra e la corrispondente resa del sensore della mia nuova Nikon Z6II, ci concedono 16mm f/8 anche ai diaframmi intermedi di queste altre prove di ritratto agreste 15mm f/4 24mm f/5,6 24mm f/8 24mm f/4 Servita la frutta, andiamo alla figura, intanto quella raffigurata (anche per i motivi prima espressi) che si presta a sperimentare con facilità di confronto conoscete già il sito ed i soggetti, se mi seguite su Nikonland: ecco piazza Pretoria a Palermo e la Fontana delle Vergogne (sc. Camillo Camilliani) dove i 14 mm di questo zoom si esprimono con misurazioni e cellule esposimetriche differenti, nel modo che desideriamo (anche i 18mm, eh... ) così come l'ortogonalità delle sue proiezioni prospettiche, negli interni della Chiesa del Gesù a Casa Professa senza mai perdite di dettaglio, neppure in condizioni di ripresa basate sul VR dell'obiettivo, abbinato a quello della fotocamera: efficienti e silenti, come ormai Z ci abitua variando angoli di ripresa e focali... ...il risultato non cambia. se non per il fatto, come ho osservato anche in esterni, della sensazione di indefinito sullo sfuocato lontano, aa 14mm a tutta apertura, in modo incoerente con i piani immediatamente successivi a quello di messa a fuoco, che pur meno distinti, mi sembrano qualitativamente migliori di quelli distanti. Ma certamente un 14-24/2,8 non vuole (e non può) arrogarsi caratteristiche proprie dei mediotele da ritratto, nonostante anche questo Z sfoggi un diaframma a nove lamelle, probabilmente a causa della sua minima distanza di fuoco davvero ridotta (28cm), comune però al cugino F ed al fratellino Z f/4. Ineccepibili le inquadrature di parti di grandi spazi, assolutamente corrette, anche ai bordi, anche a TA, anche a queste distanze di ripresa... come si può notare in questo crop della immagine precedente Dettaglio sempre e comunque, ad ogni focale, nei particolari più minuti, anche in condizioni di luce disponibile non eccellenti e basta chiudere il diaframma (qui f/8 @ 14mm t/30 ISO 2800) anche a mano libera, (grazie all'eccezionale riduzione del mosso in queste mirrorless) per eliminare del tutto quella sensazione di indistinto di cui sopra e portare a casa il risultato che il professionista desidera (tanto quanto il semplice appassionato) In esterni, controllando i parametri di esposizione in funzione del contrasto desiderato, si passa da così... a così... dalla parte opposta del concetto (oltre che della magnolia) ed in entrambi gli estremi, trovo soddisfazione ed elasticità di uso il soggetto è sempre ben definito, da tutta apertura, fino ai diaframmi chiusi, senza apparenti sobbalzi di nitidezza e contrasto E se andassimo a ...mare (a Novembre...???) (si...a Palermo, si...!) le cose non cambiano in peggio, nonostante riflessi e trasmissione UV ingrandite pure... Una delle caratteristiche, meno apprezzate, dei superwide è certo quella di deformare i soggetti posti ai bordi laterali del fotogramma, anche se in asse rispetto il centro: pertanto supportiamo di flamenco il luogo più suggestivo di Villa Giulia: quello adorno delle statue di Marabitti del Genio di Palermo e delle raffigurazioni lapidee di gloria, abbondanza, ira, invidia e rabbia, in un insieme di bellezza statica ed in movimento... Direi che senza aspettarsi miracoli, però le deformazioni prospettiche derivanti da inquadrature del genere, siano quelle che ci si possono aspettare e del tutto accettabili, nell'ottica di un reportage che comprenda ovviamente anche una migliore considerazione della composizione: c'é chi manifesta tacitamente approvazione... come chi, probabilmente, minore considerazione facile essere considerati Verità più difficile risolvere in assenza di luce contrastata: ma il risultato che ne deriva, resta ineccepibile, a mio modesto avviso. Chiaramente in luce piena questo obiettivo non ha la pari quasi con nessun'altra lente wide del corredo Nikon Z, non fosse che per la gamma di focali utili il suo valore aggiunto è decisamente la facilità di resa, a monte della postproduzione, nella quale ci si dedica più a limare che a correggere basta cercare di mettere meglio in bolla di così... quando riprendiamo, specie in verticale, dove i 114° di angolo di campo a 14mm, vanno domati per bene. E quando luce non ci sia? Ecco che arrivano i fotografi di wildlife e di astri, con le esigenze connesse non solamente alla possibilità di utilizzare filtri, ma sopratutto di valutare la resa ottica agli EV negativi e la capacità di correzione del coma, ai bordi oltre che al centro dell'inquadratura. E pur non praticando spesso il genere in questione, qualche prova ho voluto farla anch'io, forte della novità sulla Z6ii dell'estensione della scala dei tempi di esposizione in M, fino a 900 secondi: serviti da indicazione su cunter del tempo residuale della posa. e ritengo che i cultori del genere potranno togliersi molte soddisfazioni anche in questo ambito. Infine, il mio giudizio di valore di questo superwide Nikkor Z, che oltre a completare sulle focali più ampie il listino della Casa di Tokyo, lo fa nel pieno rispetto delle aspettative riposte da chi per un paio di anni lo ha aspettato, impaziente...prezzo compreso, oggi attestato sui 2700 euro, al lordo delle promozioni. pregi: nitidezza, contrasto, brillantezza peso e dimensioni contenute, ergonomia indicazioni del display soluzioni per consentire l'uso di filtri dotazione di accessori luminosità e resistenza ai riflessi difetti: sfuocato un pò impastato a TA mancanza di regolazione temporizzazione display (comune agli altri obiettivi Z che ne dispongono) assenza di una custodia adeguata alla classe dell'obiettivo qualche possibilità di fringings, solo in pessime condizioni di controluce e di rifrangenza. Max Aquila photo (C) per Nikonland 20quasi21
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  42. Ho fatto, già da diversi anni, la conoscenza di Alberto Ghizzi Panizza, http://www.albertoghizzipanizza.com/ parmigiano della classe 1975, attraverso le sue fotografie, che fanno capolino dal web in maniera eclatante, con i soggetti ed i colori che le caratterizzano, in maniera certamente sorprendente ed onirica. Poi l'ho incontrato in diverse occasioni durante le ultime presentazioni del distributore Nikon per l'Italia, Nital, delle fotocamere che stanno segnando il corso degli ultimi anni, dalla prestigiosa D850, fino alla ultima e democratica, Z50, durante le quali svolgeva il ruolo di divulgatore in relazione ad aspetti ben specifici ed approfonditi delle attrezzature in oggetto. Ho avuto modo di scambiare con lui qualche riflessione sull'andamento del mercato fotografico ed in particolare su quello a noi di Nikonland caro, della necessità di una sempre maggiore capacità di apprendimento, giusto l'incremento tecnologico di hw e sw delle apparecchiature fotografiche con le quali giochiamo o lavoriamo. In ognuna di queste occasioni mi ha colpito molto l'estrema umiltà e riflessività con cui Alberto spiega ciò che pensa ed insieme l'efficacia con la quale poi, da divulgator, riesce a trasmettere all'uditorio i concetti che esprime. Era da parecchio tempo che, vista la mia passione dilettantesca per gli aspetti legati alla macrofotografia di insetti, avrei voluto pubblicare un'intervista su Nikonland ad Alberto Ghizzi Panizza, ma l'occasione è diventata OBBLIGO, editoriale, quando nei giorni scorsi abbiamo scoperto una notizia incredibile che lo riguardava (Daily Mail copyrights): un impresa portata a termine, intercettando da casa sua a Parma, sfruttando la più potente delle Nikon Coolpix, la P1000, un apparecchio all-in-one, per quanto estremo, non certo pensato per questi scopi, il passaggio della Crew Dragon davanti alla Luna, prima dell'aggancio alla ISS, la stazione spaziale orbitante ... ISS meet with Crew Dragon.mp4 Ritenendo che per la sua caratteriale modestia questa IMPRESA fotografica potesse passare velocemente nel dimenticatoio, ho inteso bruciare i tempi e fare con lui, a distanza, questa chiacchierata: 1) Buongiorno Alberto, come e quando nasce la tua passione per la fotografia scientifica? In realtà non sono mai stato appassionato di fotografia scientifica in particolare, ma mi piace sperimentare un po' in tutti i generi fotografici dalla macro all'astro. Dalla street allo still life. Dal colore al bianco e nero o all'infrarosso. Dopo aver imparato le basi da ragazzino con la pellicola sono stato un precursore del digitale con macchine ben al di sotto del megapixel. Dal digitale in poi è esplosa la mia passione per la fotografia e la voglia di conoscere e approfondire più tecniche fotografiche. 2) cosa preferisci fotografare tra tutti i soggetti a cui ti sei dedicato negli ultimi anni? Come dicevo sopra mi piace fotografare un po' di tutto e fare una scelta sarebbe davvero difficile. 3) ti abbiamo ammirato tantissimo nella tua ultima impresa che ti ha visto collaborare in maniera straordinaria con la stazione spaziale orbitante, nel suo passaggio in corrispondenza della Luna: ci racconti come è iniziata questa impresa? Era un po' che tenevo d'occhio i siti e le app che tracciano e prevedono la posizione della ISS ed ho notato che per una pura coincidenza questa, nella serata dell'evento in cui la Crew Dragon si sarebbe agganciata ad essa, sarebbe passata davanti alla Luna in una traiettoria visibile non lontano dalla mia città (Parma). Così con l'amico Lorenzo Cattani, anche lui appassionatissimo del genere, abbiamo trovato il posto ideale per fare le riprese e le foto. Per fare questo ho utilizzato la Nikon Coolpix P1000 con la sua strepitosa focale di 3000mm equivalenti ed una Z50 con Nikkor 500mm PF e duplicatore TC-20EIII per raggiungere i 1500mm di focale equivalente. Grazie alle applicazioni ed alla progettazione dello scattato sono riuscito a catturare diverse immagini nel secondo preciso in cui la ISS sfreccia davanti alla Luna. 4) in questi anni ti abbiamo spesso incontrato alle presentazioni della Nital ed ascoltato come divulgatore: sei tu a proporre gli argomenti che tratti e cosa stai preparando nel prossimo futuro in questo ambito? Sì collaboro con Nital ormai da diversi anni e sono felice di poter provare attrezzature in anteprima. In genere sono io che provando macchine ed obiettivi cerco di evidenziarne le peculiarità e gli ambiti di utlizzo in cui danno il loro meglio. Poi per gli argomenti da presentare al pubblico è una decisione presa assieme a Nital. Giusto in questi giorni sto lavorando a degli articoli e video in inglese per Nikon USA, dopo averli presentati per Nital in webinar e dirette realizzate durante la quarantena. In questo caso Nital mi aveva chiesto di realizzare dei set e delle idee di come realizzare della macro fotografia stando a casa. Sono piaciuti anche a Nikon Europa e per questo li ho rifatti per loro in inglese. Dopodichè anche Nikon USA ha deciso di pubblicare il mio lavoro anche sul sito americano. 5) ti vediamo alle prese con un approccio molto atipico della macrofotografia agli insetti, specialmente interessante quello agli odonati: come convinci le libellule a "sorridere" quando le inquadri? E' vero mi piace umanizzare gli insetti per renderli più simpatici ed attraenti al grande pubblico. Ho visto spesso persone uccidere le damigelle, specie più piccola di libellula, perchè scambiate per "terribili zanzaroni". In realtà sono insettini innocui per l'uomo che se fotografati con l'angolazione corretta mostrano due occhioni con una specie di pupilla interna. Le damigelle a differenza delle libellue hanno gli occhi separati ed un aspetto più umano, anzi direi più da alieno simpatico. Questa "espressione" la si trova con l'angolazione corretta di inquadratura. Poi più che convincerle a stare ferme bisogna uscire di notte, posizionarsi e alle prime luci cominciare a scattare. In questo modo, gli insetti sono ancora intorpiditi ed è un po' più probabile che stiano fermi. Molto dipende anche dal meteo, dalla temperatura e dall'umidità. In ogni caso i tentativi si sprecano. 6) molti nemici molto onore....vale anche in fotografia? Per la mia esperienza sì. In effetti ricevo spesso critiche da chi non mi ha conosciuto personalmente o che non ha visto come lavoro. Per fortuna chi mi conosce ha un'altra opinione. 7) ti vediamo utilizzare una estrema varietà di attrezzature di marche differenti, ma noi siamo Nikonland, quindi vorremmo conoscere il tuo punto di vista sullo sviluppo recente sul mirrorless di Nikon. Anche in funzione dell attuale assenza di materiali propriamente macro: cosa dovrebbe proporre Nikon nei prossimi mesi per farti felice? Sì è vero sono testimonial per Nikon ma mi piace usare un po' di tutto e mi stimola confrontare apparecchiature di vari brand. Al momento sono davvero soddisfatto delle attuali Z e ormai non uso quasi più le reflex. Sia D5 che D850 sono spesso a riposo. Le utilizzo ormai solo in ambiti dove serve molta velocità di raffica e/o di AF. Spero che Nikon faccia velocemente il salto sul mondo mirrorless e che produca la sua ammiraglia per sfruttare al massimo le nuove ottiche S-Line che trovo davvero fantastiche. Rimango anche in attesa della prossime ottiche macro che dovrebbero essere i nuovi 60 e 105 e chissà che non esca anche un ultra macro per utilizzare rapporti di riproduzione superiori all'uno a uno. 8) quali sono gli obiettivi che ti hanno dato e ti danno maggiore soddisfazione nella tua attività? Il mitico 60mm f/2.8 D è stata per le macro una delle mie ottiche preferite in assoluto. Ho molte aspettative per il prossimo 60 micro. Per uso generico invece ora uno dei miei preferiti è il 24-70 2.8 S, davvero un'ottica eccellente che non mi fa rimpiangere le ottiche fisse. Altra ottica che ho usato moltissimo è stato il 20mm f/1.8 G da qualche mese sostutiuto dall'altrettanto eccezionale e ancora più performante 20mm f/1.8 S. Un'ottica che come la sua precedente versione si adatta a moltissimi miei generi, come la macro, data la sua ridotta distanza di messa a fuoco, il paesaggio, la notturna, ma anche il reportage. 9) se non fotografassi (e quando non fotografi) cosa fai? Nella mia vita ho avuto tantissimi hobby e interessi ma quello della fotografia non l'ho mai lasciato fino a farlo diventare una professione. Ora prende tutto il tempo che ho, quello che mi resta lo dedico alla mia famiglia. 10) dicci fuori dai denti cosa ti servirebbe avere in borsa che non sia ancora sul mercato. Vorrei una super mirrorless che fosse una sintesi tra la D850, la D6 e la Z7. Della D850 mi piace il corpo robusto ed ergonomico, della D6 la raffica e la precisione e velocità di AF, della Z7 l'attacco Z e l'interfaccia touch screen. Vorrei che implementassero i focus stacking automatici con bracketing di esposizione ed un'ottica ultra macro autofocus. Mi piacerebbe inoltre che le nuove mirrorless sfruttassero di più la fotografia computazionale e che realizzassero serie si immagini per restituirne una singola unita migliore... poi ultimo desiderio un 600mm PF con attacco Z. Grazie, Alberto ! Ci piacerebbe venissi ogni tanto a scrivere anche su Nikonland. Ecco alcuni link alle sue gallerie e pubblicazioni recenti, anche in inglese : https://www.facebook.com/albertoghizzipanizza/ about me... Max Aquila (c) per Nikonland 2020
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  43. Una delle caratteristiche innovanti della Nikon Z6ii per gli astrofotografi, i Panoramix, i Wildphotographers e non soltanto per essi, è certamente tanto innovativa in casa Nikon, quanto taciuta. Si tratta dell'ampliamento dei tempi di esposizione disponibili in Manual, ben oltre i 30 secondi canonici standard cui siamo abituati da sempre in digitale (sulle reflex a pellicola, non tutte arrivavano a tanto) ad arrivare fino a ben 900 secondi, in 10 stop, da 60 secondi e poi 90, 120, 180, 240, 300, 480, 600, 720, 900" ossia fino a ben 15 minuti di esposizione controllata direttamente dall'otturatore. Non tutti bazzicano dalle parti dell'estremo opposto ai tempi veloci dell'otturatore e devo dire che in questi due anni di Nikon Z ho latitato anch'io. Ingiustamente, perchè le schermate estreme annoverano i due ausili consueti, posa B (bulb) nella quale, disponendo di uno scatto remoto, a filo o radio controllato, si tiene fisicamente aperto l'otturatore, premendo sul pulsante del telecomando, fin quando si intenda ultimata l'esposizione, sulla base dei calcoli scientifici o empirici dei fotografi dai lunghi tempi . posa T (time) con la quale si può scattare lunghe esposizioni, anche non disponendo di un remote control, aprendo l'otturatore con un impulso (per esempio impostando l'autoscatto) e chiudendolo a mano con una pressione su pulsante di scatto o di accensione.... rischiando certamente il mosso. Infine, sincro flash a 1/200" fisso che non c'entra nulla con le pose lunghe... Attivando dal menu': personalizzazioni/d6/abilita tempi estesi, invece, si ottengono in modo M questi dieci step di esposizione in più purtroppo, come si vede, non assistiti dalla scala di visualizzazione grafica dell'esposizione, che si ferma ai soliti 30 secondi: in questo modo ne ho approfittato per scattare utilizzando parametri di esposizione inconsueti, come ISO bassi e diaframmi medio chiusi. Che non è il motivo principale della innovazione, la quale consente ben altre facilities agli appassionati delle lunghe esposizioni. Affrancandoli dai temporizzatori degli scatti remoti: e permettendo l'uso di dispositivi semplificati e poco costosi. Ma, sorpresa nella sorpresa, la volete sapere la novità... ???? (non mi pare di averne fin qui sentito parlare...da youtubber e ambassador del Marchio, nonostante l'inflazione di video) Ve lo dico in questi due MP4 terribili, girati sul posto e senza alcun riguardo, col mio cellulare, quando me ne sono accorto... 1.mp4 2.mp4
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  44. Onestamente è una faccenda che mi tocca poco, per me la Fotografia Naturalistica è opportunità di incontri e non attività di "caccia al risultato”, non ho smania di fotografare questa o quella specie in particolare, ho invece appetito, insaziabile, per i brividi della scoperta. L'incontro con un selvatico o con un paesaggio mozzafiato, lo lego più al caso che ad una severa pianificazione, una questione di <P> probabilità. Pur operando per massimizzarla, non ho mai agito affinché quel numero <P> diventasse pari ad 1, valore a cui, insegnano i matematici, corrisponde il significato di <Certezza>. L'incontro è per me deve essere Sorpresa e se non lo fosse credo perderei il piacere di esercitare questo genere di fotografia. Strada poderale del Nivolet, Valsavarenche - Dicembre. Non è così per tutti, lo so bene, e non è mia volontà giudicare comportamenti differenti dal mio, bollarli come anti-etici od altro, no vorrei solo riflettere su cosa spinga tanti fotografi naturalisti ad una deriva che non riesco a condividere. E’ assolutamente corretto e ragionevole che un fotografo persegua il traguardo che si prefigge, se lo scopo è quello di una bella foto, nulla di male a far qualsiasi cosa per ottenerla, certamente restando nei necessari limiti di correttezza e legalità. Su cosa sia - deontologicamente - lecito o illecito si sono spesi fiumi di parole. Non parlo delle pratiche che vanno a ledere le altre forme di vita, do per scontato che nessun fotografo, nel 2020, possa anche solo concepirle. Il fatto è che il concetto di “legalità”, per i fotografi della natura del terzo millennio, è diventato più articolato ed identifica come reato principe, uno solo: l’Inganno. Rospi nel loro ambiente, e io con loro, Val Sesia - Marzo. Ingannare significa far credere al lettore di guardare qualcosa non per quello che è, ma per quello che, chi l’ha ritratta, vorrebbe che fosse. Ma questo, si deve osservare, è alla base della creazione fotografica, una verità assoluta, e se non fosse così smetteremmo tutti di fotografare. L’equazione allora non torna, esiste un’evidente contraddizione, ed in termini analitici non se ne esce. La fotografia Naturalistica, ultima area di applicazione fotografica ancora vivida e feconda, deve trascinarsi appresso questo fardello di incongruenza, ci deve convivere. Come con un male incurabile da contenere, prima che mangi tutto e distrugga l’anima sana, la fotografia Naturalistica si interroga e si ridefinisce in continuo per limitare, strizzare, comprimere il suo male, l’Inganno. Questo spiega perché i fotografi naturalisti sono abbastanza tignosi: se li prendi per il culo una volta se la legano al dito per sempre. Sono così perché hanno misurato per il lungo la fatica, gli sforzi e la dedizione necessaria per registrare la natura, quella del picchio verde che ti concede un solo lampo giallo tra un ramo e l’altro. Per quanto mi riguarda sono e resto un fotografo casuale, vivo in una terra esausta che offre poco alla natura, dove le inquadrature non si scelgono, ma si cercano. Perciò non inseguo, ma indago ed ogni incontro è una festa. A causa di questa mia de-formazione sono piuttosto sensibile ai "perculamenti": per quelli come me, chi inganna parlando la mia stessa lingua è degno di scomparire dall'orizzonte, senza appello. Spaventati e lontani, campagna novarese e vercellese- Marzo Aprile e Agosto. Raccontare una bugia può far così tanto danno? Si, se si fotografa la Natura. Fa danno alla Natura in prima battuta e poi guasta gli altri fotografi che si sono innamorati di questa pratica affascinante. Il danno alla natura è presto detto: fotografare stretto stretto lo splendido martin pescatore, documentarne l’esistenza sul fiume Lambro non allontana lo squallore a cui, tutt’ora, è ridotto quel torrente (ed altri di casa nostra). Ma a guardare il Martino vien da pensare che poi, tutto sommato, ‘sto Lambro non può esser messo così male. Deduzione logica se si estrae, scollegandola, la forma dal suo contenitore. Ed ecco allora le carrellate di immagini, gli album delle figurine di animali, che sul web si sprecano, raccolte di forme e colori bellissime, di un mondo che … chissà dov’è. Antropocene è il nome da dare allo strato geologico che stiamo accumulando Fiume Sesia - Agosto. Poi c’è il danno nella testa dei fotografi. Questo è variabile, funzione della personalità di ciascuno, ma vede una base comune nel tentativo di ripetere quello specifico risultato. “Questa foto mi piace tantissimo, voglio riuscirci anche io”, quante volte ce lo siamo detto. E’, tutto sommato, un sentimento virtuoso purché il risultato anelato sia oggettivamente raggiungibile. Lo sappiamo che la quantità di tempo investito è il primo carburante e con la preparazione sia tecnica che scientifica sono condizioni necessarie, ma ahimè mai sufficiente a garantire il conseguimento dello scopo. I più acuti arguiscono che qualcosa non torna, che manca un componente. La Fortuna? Può essere, ma talvolta c’è altro. Osservare gli Orsi russi, non si improvvisa occorre appoggiarsi a chi da decenni ha pianificato il "set" . Carelia finlandese - Agosto Foto del gruppo senza e con Stambecco, Valsavarenche - Febbraio. Non sto parlando di massimi sistemi, sto ragionando su pratiche decisamente diffuse. Prendiamo un fatto eclatante, solo l’ultimo che mi viene in mente, che riguarda un concorso internazionale. Devo ammettere che i concorsi sono un palco su cui possono andare in scena da piccole innocenti truffe ad autentiche vigliaccate. Riconoscerle non è facile, serve una certa consuetudine con i soggetti inquadrati, altre volte sono necessarie indagini degne di Maigret. Sul caso del WPOY 2017, che vide vittorioso e poi radiato a vita il fotografo del formichiere notturno - impagliato - (!), ho avuto l'opportunità di domandare ad un membro di quella giuria, cosa diavolo avesse spinto un bravo fotografo a compiere un inganno così patetico. La risposta mi ha sorpreso e deluso allo stesso tempo: "si tratta di persona ricca e facoltosa, è solo debolezza dell'animo umano". Debolezza, è cedere alla ragione della vanità, e la vanità è una brutta bestia, nessuno ne è esente, soprattutto chi fotografa e ama le sue fotografie, ma ingannare, truffare? Son cose che accadono tutti i giorni anche ben lontano dai concorsi internazionali. Nel febbraio del 2019 con l’amico Paolo abbiamo visitato l’alta Valsavarenche. E’ un luogo particolare che, specialmente in inverno, consente agli “scoppiati” come noi di assaporare l’alta montagna e di incrociare camosci e stambecchi, perché sono loro a scendere verso valle. Ma non sapevamo della Volpe. La Volpe di Pont elemosina qualche stuzzichino nel parcheggio del rifugio. Si presenta di primo mattino a mendicare tra le automobili. Quella mattina Paolo ed io abbiamo scoperto che è cosa nota, tanto che alcuni fotografi si presentano preparati, un bocconcino al volo di carne surgelata e la volpe è ben disposta a farsi riprendere in mezzo alla neve croccante. Splendidi ritratti di volpe tra sbuffi di neve da caricare in qualche forum e chissà, forse, aprendo una rivista, troveremo un bel paginone con il faccione peloso che ti guarda dritto negli occhi. Quella foto io non ve la posso mostrare, ma vi mostro altro, cioè quello che più mi ha “colpito”. Per il lettore, per chi guarderà quei ritratti (non le mie foto), sarà lecito immaginare che al Gran Paradiso, in pieno inverno, camminando sui suoi sentieri, sia possibile incontrare il piccolo cane rosso; eh no, non è così, al più cercatelo fuori della porta della cucina del rifugio. Ma tornando ai fotografi e alle loro foto, sbaglia chi giudica male, alla fin fine queste persone non hanno commesso nulla di grave, non hanno arrecato danno all'animale (anzi) e nemmeno all'ambiente, hanno solo perseguito il loro lecito e meritevole desiderio di ritrarre l’opportunista predatore, come, altrimenti, è pressoché impossibile. Com'è allora che a vedere una foto di quel tipo e sapendo quel che ci sta dietro, magari non mi sento proprio “perculato”, ma mi si sciupa parecchio la poesia? Forse vale solo per me (e Paolo che mi ha trascinato via), non son sicuro, ma ecco qui scodellato tutto il paradosso tra la necessaria libertà di espressione ed il valore del contenuto veicolato. Ho scritto con fatica (tanta) queste quattro righe perché da tempo, ormai, mi arrovello della fotografia nel suo uso, presente e futuro, più che dell’aspetto strettamente tecnico legato alla ripresa. Il momento è particolare, anche al netto della Pandemia, siamo in fase di stallo verso un cambiamento sia della ripresa fotografica che della fruizione delle immagini. Comunque vada questi ragionamenti sono e saranno da affrontare, non risolvere, ma quantomeno da prendere in coscienza. Valerio Brustia - Nikonland 2020
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  45. Tre sessioni fotografiche consecutive. Stessa modella. Corredo esclusivamente Nikon Z. Protagonisti : - Silvia from Latvia - Nikon Z6 con battery pack Nikon MB-N10 e due Nikon EN-EL15b - Nikon Z7 con Small Rig - 4xLexar XQD 2933x da 128 GB l'una - Nikon 24-70/2.8 S giunto per l'occasione - Nikon 24-70/4 S - Nikon 85/1.8 S - Nikon 105/1.4E "The Legend" su Nikon FTZ - Sigma 35mm f/1.2 Art su Techart TZE-01 - luci led Godox con o senza soft-box 26.941 scatti dei quali, i pochissimi, da buttare, dovuti alle incertezze di autofocus indotte dall'adattatore cinese per obiettivi attacco Sony su Nikon. Uno sfizio che ho voluto provare perchè ... con l'attacco Z noi possiamo montare tutto, grazie al tiraggio più corto che ci sia. Ma 26.941 scatti, 821 gigabyte di file RAW Una quantità esagerata di materiale fotografico. Indotto dalle qualità del soggetto, certo, ma soprattutto dalla facilità di impiego delle mie Z. In nessun istante, nemmeno il più impegnativo (e sono state oltre 10 ore di lavoro, oltre agli spostamenti, i viaggi etc.), ho desiderato una qualsiasi delle reflex che ho posseduto nella mia vita (tante, troppe, tutte Nikon) al posto di una di queste Z. In qualche momento ho invece desiderato le tanto agognate Nikon Z di fascia professionale. Più potenti e prestanti, più comode, più efficienti di queste. Pensando con sgomento ai tagli di hard disk che dovrò comprare, quando arriveranno e le potrò utilizzare come piace a me. Silvia, in luce disponibile in ambiente in una giornata di cielo coperto, in interni. Nikon Z7, Nikon 105/1.4E ad f/1.4, 1/250'', ISO 320, manuale, messa a fuoco automatica con eye-AF. L'otturatore Elettronico Silvia è bellissima. E' molto espressiva, duttile, si presta a recitare per me. Ma la quantità di foto "perfette" o quasi che ho potuto ottenere in questa circostanza, è oltre il triplo del mio precedente record con la modella della mia vita, 3 anni fa. Una vera donna, matura, colta, intelligente e sensibile (Silvia si farà ma è ancora molto giovane). Quella volta avevo D5 e D810, quella volta. E i fuori fuoco, i mossi, si sono sprecati. Ma soprattutto è mancata un pò di quella intimità ... quella mancanza di barriere tra noi, a causa del click-clack forsennato delle mie reflex. Oggi con le Z io cerco di scattare sempre in otturatore elettronico, dopo un piccolo test di adattamento delle modelle. E quindi le incoraggio ad essere naturali a posare il meno possibile in modo statico ma cercando invece di muoversi liberamente nella scena, stando in luce. Sono io che seguo loro e non loro che seguono me. Io inquadro soltanto, scattando per lo più a raffica 5 scatti al secondo, controllo a mirino ogni parametro sapendo che la foto risultante sarà al 99% identica a quanto sto vedendo. Per il resto, sorrido, faccio battute, le faccio ridere o stare serie. Allungo una mano per indirizzarle. Mi sposto per prenderle meglio. Le modelle non sanno quanto sto scattando, non sono distratte da quel rumore incessante. Non si sentono tese in attesa del prossimo click. E' come se fossero sul set di un film, ma senza l'obbligo di aspettare la battuta o il ciak. Lo stabilizzatore integrato Quando ci si prende l'abitudine si da per scontato. Io normalmente scatto con tempi di sicurezza. Ma aver ogni obiettivo stabilizzato è una pacchia. Perchè questo consente anche di scendere al di sotto dei tempi normali ed usare il mosso creativo di ciò che si muove, lasciando il resto ragionevolmente fermo. Una parte della grandissima nitidezza delle foto con le Z secondo me deriva dal fantastico stabilizzatore integrato. Nikon Z7 a 35mm, f/1.2. Avremo un 35mm f/1.2 come questo da Nikon ? Speriamo ! Gli obiettivi Nikkor Z Ogni Nikkor Z è una straordinaria sorpresa. Anche se ne abbiano sinora relativamente pochi, ogni nuovo obiettivo per Z si dimostra superiore in tutto ai precedenti per Nikon Z. Nitidezza esagerata, difetti ottici ben corretti o comunque corretti via software automaticamente. Coerenza di prestazioni tra loro e comunque - benchè sinora siano per lo più di primo equipaggiamento, f/4 ed f/1.8 - già con una rampa di scalabilità di prestazioni evidente. Ne è prova l'eccezionale Nikkor 24-70/2.8 S che ho dovuto comperare ad ogni costo, sebbene io in passato non abbia mai apprezzato granchè i 24-70 in generale. Mentre oggi ne ho addirittura due, che scelgo a seconda delle circostanze. Nikon Z6 con Nikkor 85/1.8 S ad f/1.8, ISO 125. Questo 85mm si permette di essere delicato quando ci vuole, come in questa occasione, forte e deciso, quando è necessario. La duttilità di impiego e la totale relazione con i corpi macchina per cui sono stati progettati, consente risultati sempre superiori alle attese, le cui potenzialità devono essere apprese per potersene servire al meglio. Perchè alla prova dei fatti, permettono di osare cose che per convenzione abbiamo sempre evitato, attenendoci alle regole. Oggi invece si può andare oltre, mettendo la creatività al primo posto. Nikon Z6 e 24-70/4 S a 35mm, f/4, ISO 640 Ma l'altra sorpresa è constatare ogni volta quanto i migliori (i migliori, non tutti !) Nikkor F rendano al meglio con le Nikon Z. Nikon Z7 con 105mm f/1.4 E. Il 105/1.4E è la conferma di questo assunto. Non solo sono scomparse del tutto le aberrazioni cromatiche assiali che ne affliggono la resa con la D850 (qui corrette automaticamente) ma la libertà di messa a fuoco a tutto schermo lo hanno reso uno strumento 100 volte più duttile. Qui mi sono mosso per lasciare Silvia completamente a destra avendo intanto tutto lo sfuocato sull'altro lato. Ebbene l'occhio più prossimo è a fuoco, nonostante la pupilla sia solo parzialmente visibile. Siamo ben lontani dal campo inquadrabile con una reflex, pur a costo di un continuo movimento del joistick per la messa a punto della MAF. L'EYE-AF automatico Sebbene sia ancora di prima generazione e (molto perfettibile) a pena di fare un pò più di scatti del solito, si ottengono già grandi risultati. Con il vantaggio di essere del tutto svincolati dall'inseguire il soggetto mentre si muove, lasciando sia ad esso che a noi la piena libertà operativa e compositiva. Nikon Z6 con Nikkor 24-70/2.8 S a 35mm, Fuori nevica, dentro c'è caldo. Nonostante i nostri occhi siano naturalmente attirati dal primo piano, l'EYE-AF ha correttamente tenuto illuminato l'occhio più prossimo, nonostante in questo scatto sia semi-chiuso e il viso rivolto altrove. A mano questo scatto sarebbe stato completamente differente. Ma soprattutto difficilmente avrei potuto fare le altre centinaia di scatti, tutti corretti, prima e dopo questo. Nikon Z6 e Nikkor 24-70/2.8 S a 24mm, ISO 1250 lo stesso in quest'altro scatto, ravvicinatissimo, dentro la mia auto di servizio (non certo una Rolls Royce di 6 metri), con il viso a pochi decimetri dalla lente anteriore del mio Nikkor ma sempre l'occhio inseguito e mantenuto a fuoco dalla macchina, nonostante la fronte della modella di 180cm sfiori l'imperiale e sia là dove nessuna reflex saprebbe seguirla ... La previsualizzazione a mirino (di esposizione, staratura, picture control applicato ed ogni parametro di scatto) Nikon Z7 con Nikkor 105/1.4E con un filo di luce, AF sull'occhio nonostante io sia distratto dal ... cioccolato ! La capacità di simulazione dello scatto come sarà già durante la ripresa, ci permette una libertà totale di composizione anche della luce. Potremo fare la foto perfettamente esposta se lo vogliamo. Oppure potremo sovra o sottoesporre creativamente a seconda del nostro estro, della situazione, della luce, del soggetto. Nikon Z6 e Nikkor Z 24-70/2.8S a 70mm, f2/.8, ISO 1250 Con un filo di luce, proveniente dalla finestra distante nel tardo pomeriggio di dicembre e nonostante la luce gialla dell'abat-jour, insufficiente a caratterizzare altro che là. La possibilità di vedere in tempo reale l'istogramma per poter vedere l'eventuale intervento in correzione, al di là di ogni singola modalità esposimetrica impostata per me è impagabile. Il mirino è già tanto fedele che un terzo di stop fa la differenza. E le foto vengono esattamente come le stiamo vedendo. Con in più anche il vantaggio che si vedranno esattamente così anche in corso di sviluppo nel nostro ambiente software usuale, secondo le regolazioni da noi impostate in ripresa. E' un cambio di marcia epocale. Da cui poi non si può più tornare indietro. Conclusioni (per ora) Ho puntualizzato solo alcune delle più interessanti potenzialità delle nostre Z. Che sono una realtà già consolidata, non promesse campate per aria. Se può essere un dato di fatto - che non voglio passi per asseverante - in un anno con la Z7 e in meno di sei mesi con la Z6 ho accumlato qualcosa come 210.000 scatti. Nello stesso periodo, con le mie reflex, nemmeno 20.000. Con il risultato che ho venduto per inutilizzo la pur fantastica D850. Ed ho tenuto la D5 solo perchè una reflex ci vuole. Ma che sarà relegata là solo dove una Nikon Z non può fare la differenza o dove mi servono le specificità della D5. Capirete quanto poco mi appassioni l'imminenza della D6 mentre sia attratto assolutamente dalle prossime Nikon Z finalmente professionali. Non che queste non sia già adeguate. Le loro capacità soverchiano quelle di molti fotografi e voi che le usate ogni giorno potete aggiungere nei commenti tutte quelle peculiarità che ve le fanno amare più delle vostre reflex (l'assenza di vibrazioni, i sensori allo stato dell'arte, la chiarezza del mirino anche al buio, la fedeltà del display posteriore, il video, il peso e il volume contenuto, etc. etc. etc.). Ma certo una volta che se ne sono assaggiate le possibilità si vorrebbe che queste fossero estese e potenziate. Sono sicuro che Nikon già sta lavorando alla prossima .... D3/D5 mirrorless. Nell'attesa io penso che consumerò gli otturatori delle mie Z6 e Z7 provando con curiosità ogni obiettivo Z che uscirà ed imparando ad usarle meglio per essere ancora più pronto per le svolte future. Ma voi tutte queste cose le sapete, perchè già vi godete la vostra Nikon Z. Oppure c'è ancora qualche cavernicolo la fuori che ci sta riflettendo sopra ? Real-man use only reflex ? Certo : Io Tarzan, tu Jane. Intanto un sorriso della meravigliosa Silvia e l'album in cui sto caricando alcune centinaia di immagini riprese in questa occasione con le mie Z
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  46. Ho incontrato per caso Olivier Larrey sulla rivista Black and White Photography. Mi ha subito affascinato. Olvier Larrey, francese, di sè racconta (traduzione mia dal suo sito) fin da piccolo mi appassionava l'estremo Nord. Sulle ginocchia di mia nonna ho scoperto la fauna dell'Artide mentre mi leggeva i libri illustrati di Paul-Emile Victor. Trichechi, orsi, foche e le aurore boreali hanno alimentato i miei sogni e ispirato i miei progetti. Tornerò nell'estremo Nord ancora e ancora, certamente per conoscere meglio le terre gelide, ma sicuramente per conoscere meglio me stesso. Al momento sono un fotografo naturalista professionista per in Regard du Vivant e lavoro anche come guida dell'organizzazione Decouverte du Vivant. Olivier Larrey non fotografa solo l'Artide e non fotografa solo in bianco e nero, molti dei suoi lavori comprendono splendide immagini a colori, ma quello che mi ha colpito maggiormente e su cui voglio portare l'attenzione è la magia del suo incantato bianco e nero (più bianco che nero). Prima però di lasciare spazio alle fotografie ecco dei link su Olivier Larrey (andateci a fare un giro, ne vale la pena) e su Regard du Vivant: https://olivierlarrey.org/ http://www.faunesauvage.fr/fsphotographe/larrey-olivier http://regard-du-vivant.fr/fr/equipe.html Qui alcune sue immagini a colori: https://www.photo-montier.org/fiche-exposant/taiga-regards-croises-nature-finlandaise/ Ed ecco le sue foto, non occorre che le commenti, parlano da sole. Dai suoi lavori sulla fauna nordica Da altri suoi portfolio Disclaimer: Tutte le foto qui pubblicate sono copyright (c) di Olivier Larrey e sono qui riportate al solo scopo di divulgare la sua opera.
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  47. I naturalisti ortodossi storceranno il naso perchè si tratta di fotografie di uccelli liberi fatte da un capanno, Me ne dispiace ma io non ho altre opportunità, mentre ho creduto utile mostrare a chi possa essere interessato a questo genere di fotografia da praticare con le Nikon Z quali possano essere le potenzialità o gli svantaggi nell'uso pratico. Abitassi in Canada, nelle zone più selvagge e fossi più incline alle sofferenze e alle fatiche fisiche, offrirei prove differenti. Ma qui lo scopo non è far vedere se il fotografo valga ma quanto vale il materiale ! *** Grazie all'interessamento dell'amico Silvio Renesto e all'organizzazione di una associazione fotonaturalistica, ho potuto passare qualche ora in un capanno del vercellese, con la promessa concreta di poter fare qualche foto alle poiane. Attirate da qualche incentivo nutriente loro non si sono fatte attendere molto. Hanno anche offerto un breve spettacolo supplementare non programmato - una lotta mimata, quasi del tutto incruenta - per la gioia dei fotografi. Io sono abituato ad ingaggiare i miei soggetti, pagando il giusto compenso, e quindi per me è normale. Comprendo il fastidio di chi invece sia abituato ad andare all'avventura. Lo farei anche io, probabilmente, se fossi sul posto, avessi tutto il mio tempo a mia disposizione e non dovessi rispedire a Moncalieri la Nikon Z6 prestatami dal distributore italiano. Per tutti gli altri ecco le mie considerazioni al riguardo di questa "gita". Non troppo freddo, sui -3 °C, giornata secca e serena. Verso mezzo giorno la temperatura è salita addirittura a +17 °C, anomalia di questo inverno caratterizzato dal Fohn, il vento del nord che crea queste condizioni. Il capanno è comodissimo, organizzato per due. E' in legno, c'è un vetro ampio che permette di osservare la scena, attrezzata di svariati posatoio ben dimensionati per il genere di volatili che capita da queste parti. Noi vediamo bene, loro sanno che ci siamo ma non si sentono minacciati. Arrivano le poiane. 2, 3, 4 esemplari diversi. Si annunciano con il loro particolare richiamo. Dopo un sopralluogo, impongono le gerarchie e il territorio. I dominanti mangiano, gli altri attendono il turno sui rami degli alberi. Ho portato la Nikon D5, il 500/5.6E PF, il 300/4E PF, la Nikon Z6 e la Nikon Z7 con due Nikon FTZ. Una Lowepro Nova 200 AW è più che sufficiente. Dopo pochi scatti con la D5 capisco che è ... overkill. Come se la Guardia di Finanza fermasse le auto alla rotonda con un carro armato da battaglia. Potevo anche fare a meno di portarla. La ripongo e mi dedico alle Nikon Z. Il 500mm è addirittura troppo lungo e finisco per scattare per lo più con il 300/4. Che ha anche il vantaggio di darmi uno stop in più di luce. La posizione è buona ma purtroppo il sole invernale molto basso fatica a farsi strada e buona parte della scena è in ombra. Per avere tempi rapidi con questi diaframmi (ideale sarebbe stato un 400/2.8 ma avremmo perso tutta la portatilità dei sistemi. Invece questo è stato uno shooting treppiede-free ) si sale anche a sensibilità che avrei evitato. La Nikon Z6 non fatica ad andare anche a 7-8000 ISO ma si perde la buona parte del dettaglio del piumaggio. Ed è un peccato. La Z7 sfavilla quando gli uccelli posano al sole. Ma se la cava anche nelle altre situazioni. Raffica in H per entrambe, manuale 1/1000'', diaframma aperto. WB su Auto(preserva toni caldi), spot o semispot_preserva_alte_luci, Picture Control su Standard. ADL auto sulla Z6, niente sulla Z7. Ovviamente otturatore elettronico. Non mi passa nemmeno per l'idea di fare scatti in volo, sarebbe troppo complicato per la distanza e per le focali. Peraltro sappiamo che le due Z non eccellono per velocità AF in continuo. Quindi sarà una sessione di ritratto. Con la messa a fuoco con il puntino sull'occhio. In AF-C, naturalmente. Dopo 5 o 600 scatti, Silvio candidamente mi chiede, "ma perchè inquadri ma non scatti ?" Lo comprendo, se non sei abituato non ci badi. Ma gli uccelli sentono il click-clack di specchio e otturatore della sua D500 e qualche volta si allontanano. Io invece scatto in continuo senza fare alcun rumore. Parlo anche naturalmente a voce bassa. E' la situazione ideale per me. Metto a fuoco dove voglio anche a bordo frame Nessuno mi sente Le macchine mi seguono docilmente Nessun problema di autonomia, temperatura, inceppamenti. La proporzione delle foto scattate è a vantaggio della Z6 perchè fa più scatti al secondo e perchè più spesso uso lei quando scatto agli uccelli in ombra. Ma nessuna delle foto della Z7 è disprezzabile. Almeno secondo il mio giudizio. Tanto che ve le mostro senza indicazioni (ma se volete sapere con che macchina sono state scattate, vi basta passare il cursore del mouse sopra le foto e leggere il nome del file ...), vi avviso che ce n'è qualcuna fatta con la D5, per mostrare che le foto sono tutte omogenee qualitativamente, perfettamente "sovrapponibili". sequenza "mimata" con passaggio da dominante e sottomesso dei due esemplari che è durata svariati minuti, apparentemente senza danni (niente piume e niente graffi) ghiandaie e gazze tra i rapaci. I piccoli passeriformi si sono tenuti alla larga, tranne un simpatico pettirosso, troppo piccolo anche per il 500mm ombra e luce, lame di sole nell'ombra. Facile da dominare giudicando l'esposizione ad occhio nel mirino elettronico e regolando esposizione e sottoesposizione fidandosi dell'istogramma in tempo reale sovrimpresso a mirino mi sento un'aquila Conclusioni Bella esperienza e materiale pienamente promosso in queste circostanze. Benchè io sia (molto) critico nei confronti delle Nikon Z in termini di velocità di autofocus in continuo quando i soggetti si muovono velocemente, in questa situazione siamo praticamente come a teatro o in studio con le modelle. Il risultato viene facilmente. Si fanno tanto foto "perfette" con l'occhietto nitido, centrato perfettamente ovunque esso sia nel frame, grazie alla possibilità di portare il joistick dove si vuole molto rapidamente. In scatto silenzioso (otturatore elettronico), per il ridotto movimento, non c'è alcun fenomeno di rolling shutter e nessuno ti sente, nemmeno se fai raffiche infinite. Passare da foto a video è un attimo. E i video vengono anche meglio delle foto. Le prestazioni sono eccellenti, con entrambe le macchine, sia nel dettaglio che nella dinamica che nei colori. Con ampia possibilità di sviluppo e post-elaborazione. Il corredo, specie con i tele Nikon PF, è compatto e leggero. Il treppiedi non é affatto indispensabile (per tempi lenti mi sa che non avrei avuto tutta quella nitidezza per il movimento dei soggetti, non per la necessità di stabilizzare le ottiche). Unico appunto, al freddo, con i guanti di lana (non indumenti specializzati per il genere wildlife, quelli comuni per l'inverno) i comandi non sono agevolissimi da trovare e per molte regolazioni si devono liberare le dita. Nel complesso un gran divertimento e belle foto, a mio giudizio. Sistema Z approvato anche nel ritratto naturale
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  48. Il termine Wildlife di solito viene usato per indicare la fotografia agli animali "grandi", mammiferi ed uccelli, ma anche quelli piccolini sono wild, a volte very wild! Seriamente, per piccoli rettili, anfibi ed insetti di solito si parla di macrofotografia , quando i rapporti di riproduzione non sono troppo spinti anche di di fotografia ravvicinata o Close up photography. Io sono stato, e un po' lo sono ancora, un grande appassionato di macrofotografia (senza contare che la pratico spessissimo per lavoro). Perchè mi piace la macrofotografia? Ecco i motivi: 1) Curiosità, voglia di conoscere, di cercare specie rare, ma non esotiche, (cerco piccole perle nascoste nel mio paese), comportamenti interessanti, oppure scoprire particolari che non si possono vedere ad occhio nudo; una cosa da naturalisti insomma.. 2) Sottolineare con l'inquadratura, la luce e la composizione, la bellezza e l'eleganza di alcune di queste creature che vengono per lo più ignorate, sfuggite o perseguitate dall'ignoranza comune. 3) Giocare con i dettagli e la composizione. per ottenere foto d'effetto, curiose, simpatiche, oppure drammatiche, ma in qualche modo espressive, che colpiscano chi le vede perchè sono insolite. 4) cogliere azioni e momenti di vita proprio come per gli animali "grandi". Attenzione, questo articolo non ha lo scopo di insegnare la macrofotografia, non è un tutorial in senso tecnico, la mia intenzione è mostrare cosa ci trovo di bello in quel che faccio. Così può darsi che qualcun altro si incuriosisca o resti affascinato da quello che attrae me. Vediamo un po' di esempi e le differenze di metodo a seconda del motivo che mi spinge alla ripresa: 1) Curiosità naturalistica. In questo caso benchè presti la stessa attenzione a inquadratura e composizione che per le foto più "artistiche", qui che mi interessa è la particolarità del soggetto o dell'atteggiamento. Questa è una Cicindela, detta la tigre degli insetti. Da piccolino ero già naturalista (anche più di adesso) Sapevo tutto sugli animali che mi piacevano, dai dinosauri agli insetti ne leggevo ovunque, compresi gli inserti "scientifici" dei giornalini per ragazzi, in questo caso si trattava dell'Intrepido; e tra gli altri sognavo di vedere una Cicindela. Un cacciatore terribile, che correva veloce sulla sabbia in cerca di prede che afferrava con le sue mascelle a roncola. Inconfondibile la striatura sulle elitre. L'ho fotografata con grande gioia la prima volta a pellicola, molti anni fa, ma non molto bene. Poi mai più, finchè dopo decenni, un giorno che giravo per le rive del Ticino in cerca di libellule in un mattino di sole rovente, me le vedo correre qua e là nel loro inconfondibile modo a scatti. Non ero preparato a simile incontro e non avevo il tempo di predisporre nulla, nè di avvicinarmi, perchè avendo il sole alle spalle avrei proiettato la mia ombra su di loro, facendole sparire in un attimo. Non avevo il tempo di avvicinarmi col 200 micro e piazzare il cavalletto rasoterra. Per fortuna avevo al collo la D800 con montato il Sigma 400mm f5.6 ApoMacro, in caso avessi incontrato qualche libellula. Così mi sono messo a scattare a raffica a mano libera con tempi molto rapidi (il sole era fortissimo, quindi non c'erano problemi, ho scattato a 640 ISO ed 1/1600s con F11 per essere sicuro di "prenderla tutta" nell'area a fuoco); confidando sull'angolo dato dalla distanza consentita dal 400mm per migliorare il punto di ripresa. Dato che la Cicindela è piccola, ed anche alla minima distanza con il 400mm Sigma è difficile avere un ingrandimento soddisfacente ho dovuto ritagliare. Grazie però alla abbondanza di pixel della D800 ho potuto in pratica ritagliare fino a raddoppiare il rapporto di riproduzione pur restando un dignitoso file di 9-10 megapixel. Sono soddisfatto di questa foto, perchè ho "immortalato" (non catturato )) un insetto che cercavo da tempo, contestualizzandolo in modo giusto, ossia si percepisce il sole forte e si vede la sabbia su cui si muove di solito. Aromia moschata. Un bellissimo Cerambicide che mi riuscì di fotografare (malissimo) una volta sola con la mia prima reflex a pellicola la Pentax Mx. Come per la Cicindela, dopo anni, un incontro casuale, mentre cercavo.... Cormorani! Anche qui niente obiettivo macro, ma grazie al formato Dx ho ottenuto buoni risultati lo stesso: Nikon D7100, 300 f4 AFS + TC14, 1600 ISO, f11, 1/250s, flash di schiarita, treppiede. Su corteccia di salice,dove di solito si trova. Immagino che qualcuno potrebbe trovare questa fotografia un po' insipida perchè per la Cicindela (e magari per gli altri insetti) prova un interesse per così dire moderato, diciamo così, pari a quello che io provo per il calcio (inteso come sport). Questo insomma è un tipico caso di "ogni scarraffone (termine quanto mai appropriato qui) è bello a mamma sua", ma ad altri dice poco o nulla. Asilidi in accoppiamento. Anche in questo caso la bellezza è nell'occhio di chi guarda (oggi sono in vena di luoghi comuni); gli Asilidi sono anche loro feroci predatori e volatori velocissimi, hanno ciascuno il suo territorio di caccia e sono intolleranti verso i propri simili che sconfinano. Qui mi capitava l'occasione di documentare una situazione tipica. Durante l'accoppiamento la femmina è quasi sempre intenta a nutrirsi (in questo caso una farfallina, la cosina bianca), così da essere indifferente verso il maschio, che ne approfitta per accoppiarsi. E' vivamente consigliato al maschio di finire quel che sta facendo prima che la femmina finisca la "merenda" o le cose potrebbero farsi complicate. In zoologia si insegna che esistono due tipi di animali predatori, i sit and wait (quelli che aspettano nascosti che qualcosa capiti a tiro) e gli active foragers (quelli che pattugliano il territorio in cerca della preda, Come macrofotografo appartengo alla seconda categoria . Le condizioni rispetto alle Cicindela e all'Aromia erano molto diverse. Gli Asilidi erano impegnatissimi e fissi sullo stelo, incuranti di me, così, salvo fare grossolani errori, quali scuotere il cespuglio su cui stavano, avrei avuto il tempo per fare le cose come si deve. Con somma cautela ho posizionato il cavalletto il più vicino possibile. senza far vibrare i rami. Ho posizionato il 200 micro AfD cercando un orientamento tale da non avere rametti o steli in secondo piano che avrebbero creato del disturbo. Il 200 micro mi permette di stare più distante e di sfuocare di più, per cui è il mio obiettivo di elezione per la macro agli insetti. Grazie alla D700 ho potuto scattare a 1600 ISO senza rumore ad f11 ed 1/320s. Flash di schiarita. Ho usato la piastra Arca come slitta di messa a fuoco per far scivolare leggermente avanti il 200 micro senza muovere il cavalletto in modo da ingrandire ancora un po' i soggetti ed ho fatto diversi scatti verificando ogni volta il risultato sul display, quindi modificando l'inclinazione dell'obiettivo fino ad arrivare al perfetto parallelismo tra il sensore ed entrambi i soggetti. Cosa niente affatto facile. 2) La bellezza del soggetto. Qui il soggetto è importante, ma l'aspetto estetico lo è altrettanto, quindi non tanto una foto didattica, quanto una foto bella, elegante (per quel che riesco, ovviamente). Mantide religiosa. Uno degli insetti più eleganti che ci siano e uno di quelli che rimane bello anche ad ingrandimenti piuttosto spinti. Una raffinata signora dell'alta società, ma anche femme fatale! E' elegante intera, ma volevo rendere omaggio alla malia del suo sguardo. Ho scattato diverse foto di fronte e di profilo, di tre quarti, fino ad ottenere un'immagine soddisfacente. Nikon D700, 200mm micro nikkor AfD ED, f18, 1/60s, 800 ISO, luce ambiente, treppiedi. Crocothemys erytraea. Le libellule sono il mio soggetto macro preferito. Qui ho giocato sui colori e sugli sfuocati, ho usato il Nikon 300mm F4 AFS su D7100 a tutta apertura per avere uno sfuocato piacevole. 800 ISO, treppiede e luce ambiente. Massima attenzione al fuoco selettivo sugli occhi e le estremità delle ali. Bruco di Macaone, come sopra il concetto ispiratore è più "pittorico" che documentativo. Nikon D700 200mm f4 Micro Nikkor AfD ED, f16, 1/320s, 800 ISO treppiede, luce ambiente. Orthetrum fonscolombii femmina. In questo caso l'estetica e il documento si fondono, è tipico di molte libellule assumere la posizione "dell'obelisco", che le rende davvero stupende. Nikon D7100, Sigma 180mm f2.8 APO MACRO, f8, 1/1000s (c'era vento) , 400 ISO, treppiede, luce naturale 3) Giocare con i dettagli. In questo caso il soggetto in sè è meno importante, che conta è quel che ci tiro fuori, l'interpretazione deve suscitare una reazione in chi osserva, me per primo. Sono girato intorno a questa damigella camminando a quattro zampe, finchè ho notato che entrambi gli occhi si vedevano, anzi spiccavano, anche da dietro il fiore a cui si era aggrappata. Ho inquadrato nel mirino ed ho visto che l'immagine era sia graficamente piacevole che anche spiritosa. Ho aperto al massimo il cavalletto, mi sono sdraiato a terra ed ho scattato con il 200 micro AfD ad 1/10s, f 13, 640 ISO. A volte non serve nemmeno inquadrare un dettaglio. La suggestione grafica è lì. Ortethrum, Nikon D7100, Sigma 180 Macro, f8, 1/1250s, 900 ISO, treppiede, luce naturale. Oppure Un'immagine e il suo doppio, l'importante è cercare i soggetti, essere pazienti e sperimentare. A volte non si trova nulla, altre volte il limite è solo la nostra creatività. Nikon D7100, 300mm f4 AFS, f4, 1/400s, 220 ISO, treppiede, luce naturale. 4) Cogliere i soggetti in azione. Può essere più documentativa: Orthetrum coerulescens con preda. 200 micro Afd ED f14, 1/40s (da' l'idea del vibrare della preda tra le mascelle della libellula, ne ho un altra con la preda "fermata" da tempi rapidi, ma mi piace di meno). Bruco di sinfite che si alimenta. I Sinfiti non sono particolarmente affascinanti nè come bruchi nè come adulti però, in questo caso mi ha attratto il testolino a palla, con l'occhietto a spillo e la posizione del bruco in linea con la foglia che stava rosicchiando. L'ho intitolata "Ho fame". Nikon D700, 200mm f4 Micro nikkor Afd ED, f16, 1/160s 1000 ISO, treppiede, luce naturale. Bruco geometra. In questo caso la combinazione delle due foto dà il risultato. Nikon D700, 200mm f4 Micro nikkor Afd ED f14, 1/60s, 800 ISO, flash di schiarita, treppiedi. Azione e bellezza: le libellule in volo: Aeshna mixta. Nikon D300 (!), Sigma 300mm f4 APO MACRO (!!) f7.1, 1/1250s, ISO 1000. Luce naturale Somatochlora metallica. Nikon D7100, 300mm f4 AFS + TC14, f11, 1/1000s, 1000 ISO. Luce naturale. Aeshna cyanea. Nikon D500, 200mm f8 1/1250s, 1600 ISO, mano libera, (fondo buio perchè il soggetto era in ombra piena). Per queste foto occorre una focale lunga ed aspettare un momento di "surplace" del soggetto. Un appoggio di qualsiasi genere è di (grande) aiuto. Questo articolo è una versione aggiornata e modificata di due diversi articoli apparsi su Nikonland.eu (di cui uno suggeritomi a suo tempo da Max Aquila), che ripropongo in veste nuova per mostrare come la fotografia ravvicinata, benchè diversa per temi e suggestioni dalla "wildlife" classica, abbia lo stesso del fascino e possa dare soddisfazioni.
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  49. Vincent Munier - Fotografare ai confini del mondo. È difficile scrivere dei propri miti perché sono nostri, personali. Perché in qualche modo ci hanno acceso una luce dentro, capace di illuminare il nostro cammino, anche quando è incerto, anche quando non abbiamo capito e non conosciamo la nostra strada. E quindi parlare di loro è come parlare delle nostre emozioni: difficile. Allo stesso tempo, provando a farlo per scrivere questo articolo, mi sono reso conto che non avrebbe avuto senso dare troppo spazio a note biografiche o descrivere dettagliatamente l’attrezzatura che usa. Sarebbe come descrivere una cena in un ristorante che si è guadagnato le tre stelle della famosa guida rossa Michelin parlando della marca delle padelle che usano in cucina o di dove ha fatto le scuole medie lo chef! Ma può essere interessante sapere che fotografa usando Nikon da quando aveva 12 anni. E che è stato il primo a vincere il BBC Wildlife Photographer of the Year “Erik Hosking Award” per tre anni di seguito. Così come, visto che Nikonland è frequentato da appassionati fotografi, può essere che i lettori siano interessati all’attrezzatura. Cercando in rete si scopre che per il suo ultimo progetto – fotografare il leopardo delle nevi in Tibet - ha usato D5 e D500; ottiche? 24-120/4, 70-200/2.8FL e 800/5.6FL. Progetto che lo ha portato ad affrontare i disagi di appostarsi e fotografare a 5.000mt di quota e con temperature di -35°C. Dichiarando in un’intervista, in merito ai razionali della scelta: “Visto che incontrare un leopardo delle nevi è un privilegio enorme, vuoi avere con te l’attrezzatura migliore che ci sia. Devi saper ottimizzare ogni cosa per essere sicuro di non perderti un solo istante, ed è per questo che mi sono affidato alla qualità e all’affidabilità di Nikon D5 e Nikon D500”. Personalmente credo, considerato lo stile personale che contraddistingue la sua opera, che la sua arte faccia premio su qualsiasi attributo tecnico o tecnologico della sua attrezzatura, fatta salva forse solo la robustezza e la capacità di sopravvivere ai reiterati abusi ai quali nelle sue avventure la deve sottoporre. Avventure, per me si tratta proprio di questo. Fortunatamente, siamo fotografi e quindi per raccontare ci possiamo aiutare con le immagini. Quindi utilizzerò come guida alcune fotografie di due suoi libri, Arctique e Tibet – Minéral animal. Senza pretesa di completezza, ovviamente, e neppure assumendo il ruolo di critico. Semplicemente raccontando cosa mi piace del suo modo di fotografare, che ho conosciuto guardando questa parte della sua per me notevolissima opera. Arctique. Il libro è corredato da un'estratto del Carnet d'expedition, che aiuta molto a capire il dietro le quinte. Raccontando sensazioni e situazioni. Un vero tesoro nel tesoro. Immaginate cosa significa marciare per giorni, in un mondo immenso e privo di altri esseri umani, tirando dietro la slitta contenente tutta la propria vita. Letteralmente. Affrontare le bufere. Camminare, camminare, camminare. Nel silenzio che immagino rotto solo dal rumore dei propri passi e del proprio respiro. Due lumini per creare la differenza termica necessaria ad asciugare gli stivali. Le immagini sono straordinarie. Non solo per il contesto, veramente incredibile, ma per la capacità di raccontare la vita dei soggetti. Le ho prese a caso, semplicemente sfogliando, incapace di fare una scelta. Il secondo libro che vi presento è Tibet – Minéral animal. Il libro è arricchito dalle poesie di Sylvain Tesson. Purtroppo il mio francese non mi consente di leggerle disinvoltamente ma per fortuna mia moglie è in grado di aiutarmi. Trovo che siano assolutamente utili a entrare nel mood cercato dall'autore. Questa una delle mie preferite, sul lupo. Interessante l'abbinamento della poesia sul lupo con la fotografia di una delle sue prede abituali. Il lupo è un lupo per l’ombra. La sua silouette di ragazzaccio si aggira e corre poco oltre l’orizzonte. Ha sempre l’aria di aver fatto un brutto tiro. Non lo si prende mai sul fatto. Veloce, lui è libero. Muovendosi, ovunque è casa sua. Si pensa a lui come a un François Villon, che fugge senza rimorsi alle calcagna. Lui corre, lui caccia, lui uccide, lui canta: una bella vita, nel vento. La sua notte è una festa di sangue e di morte. La crudeltà non è presente nelle sue caccie. Il lupo ha letto Umano, troppo umano di Friederich Nietzsche: “Almeno la vita non è la morale che l’ha inventata.” Gli animali sono “al di là del bene e del male”. Essi vibrano nella verità del presente. La morale è stata inventata dall’uomo che aveva qualcosa di cui rimproverarsi. Torna la contrapposizione di prede e predatori, che idealmente si affrontano. Ambienti enormi, quasi desertici. Altipiani infiniti nei quali un uomo può mettersi in prospettiva. Un mimetismo incredibile, così come deve essere stata incredibile la perseveranza necessaria a trovare questo soggetto. Entrambi i volumi sono stampati su una splendida carta opaca, molto materica e devo dire perfettamente intonata al tipo di immagini. Per me, entrambi, sono grandemente consigliabili. Si possono acquistare direttamente dalla sua casa editrice, Kobalann. Così ho fatto io. Chiudo questo articolo sintetizzando quelli che per me sono i punti di forza di questo fotografo. Innanzi tutto, personalmente, sono deliziato dalla sua capacità di utilizzare, come punto focale di immagini che altrimenti sarebbero di paesaggio, minuscole figure animali. Il risultato che ottiene è una magnifica illustrazione della vita e dell'ambiente in cui i suoi soggetti vivono. Per me questo è uno dei cardini della sua opera. Poi vedo una grande capacità di alternare a quelle immagini altre più didascaliche e di immediata lettura. Un altro, che si capisce leggendo il Carnet d'expedition, è la capacità di esserci, in quei posti. Sopportare quello che sopportano i suoi soggetti, respirare l' aria che respirano loro. Faticare e stringere i denti nei momenti difficili. Per finire, dalle sue foto traspare uno straordinario rispetto per tutti i suoi soggetti. Tutte cose, queste, che ogni fotografo naturalista dovrebbe imparare e tenere sempre presenti. Le immagini sono di proprietà esclusiva di Vincent Munier, da me pubblicate qui al solo fine di illustrare e divulgare la sua opera. Massimo Vignoli per Nikonland 2019
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  50. Mentre Nikon continua a lavorare, personalmente attendo pazientemente alcune novità, il mondo Z ha ormai raggiunto una buona maturità ed è in grado di dare grandi soddisfazioni a tutti i fotografi. Scopo di questo articolo è quindi presentare e condividere la mia personale selezione di lenti per fotografare il paesaggio, diurno e notturno, insieme ad alcuni "trucchi" appresi sul campo con un uso prolungato di questi strumenti che, a parte il relativamente recente 14-24/2.8S, non sono assolutamente delle novità. Ma credo che trasmettere le esperienze, anche di lungo periodo, e quello che da queste deriva sia una delle cose utili che Nikonland può fare per i Nikonlander e per tutti i lettori. Ancor di più se questo può contribuire non solo a definire i pro e contro di un singolo strumento ma a presentare un kit definito ed ottimizzato per un compito specifico, con i razionali delle scelte fatte per comporlo rispetto alle alternative disponibili. Presentiamo quindi i protagonisti! Parleremo di: Z6II, che qui vedete seduta sull'indispensabile impugnatura/basetta arca (meike in questo caso) 14-24/2.8 S, con tappo portafiltri 24-70/4 S 70-300/4.5 5.6 AF-P, con il suo FTZ Io fotografo prevalentemente in natura e, quindi, nell'assemblaggio del mio kit, ho cercato il compromesso tra più esigenze. Innanzi tutto, un'ottima qualità di immagine contrapposta ad una adeguata semplicità di trasporto e d'uso sul campo. Per questo ho scelto tre zoom, capaci di garantirmi il meglio in assoluto sulle focali grandangolari ma anche ottime prestazioni, in particolare chiudendo un poco il diaframma, nelle focali intorno alla normale e lato tele. Tele che, per come mi piace fotografare, è opportuno abbia una lunghezza massima di almeno 300mm. Ma andiamo con ordine. La Z6II non ha la massima risoluzione disponibile, appannaggio della Z7II, ma ha un ottimo equilibrio complessivo tra gamma dinamica, risoluzione e tenuta agli alti ISO. La qualità di immagine è sostanzialmente la stessa della Z6, ma con una apprezzabile differenza: ha una maggior capacità di recuperare le ombre senza mai far trasparire la matrice dei sensori AF. Intendiamoci, non è una cosa che ai file della Z6 succeda con frequenza ma, in condizioni di luce estreme (3-4 stop da recuperare), a me è capitato mentre con i file della Z6II mai. Sulla risoluzione di Z6II vs Z7II ho già detto nel passato, ripeto per comodità dei lettori: dalle prove pratiche risulta che è pressoché impossibile vedere la differenza di dettaglio tra una stampa prodotta da un file 24 mpix ed uno a 45 mpix per dimensioni inferiori ad A2. E questo se il file della Z7 viene prodotto nelle migliori condizioni (perfetta messa a fuoco, perfetta tecnica, perfetta lente, ISO base) in quanto ogni "errore" in ripresa contribuisce a ridurre questa differenza. Allargando il discorso, c'è un'altra caratteristica che ha uno straordinario impatto nella pratica fotografica: il sensore stabilizzato, che consente tempi di scatto a mano libera incredibilmente lunghi ed impossibili alle reflex. Quanto lunghi? beh, il mio record a mano libera è 1/15" di secondo con il 500/4! Ma sostanzialmente l'impatto nella foto di paesaggio è tale che, dopo una vita passata sotto zaini affardellati dal treppiede, ora porto questo ausilio solo se prevedo di fotografare prima dell'alba o dopo il tramonto o se voglio utilizzare tempi lunghi con intento creativo. E anche quando lo porto, lo uso solo quando serve in modo da essere più agile e veloce nelle inquadrature. Me lo avessero detto 5 anni fa non ci avrei creduto! Del 14-24/2.8 S abbiamo scritto moltissimo, io in particolare per questo genere fotografico qui e qui. Pure Max si è parecchio dato da fare, cercate su Nikonland e troverete tutte le informazioni utili a valutarlo. Più lo uso e più mi convinco che sia il miglior zoom grandangolare che si sia mai potuto montare su una Nikon. Zoom che è stato corredato anche di una comodissima funzionalità per utilizzare i filtri, che è la proverbiale cigliegina sulla torta fatta da prestazioni ottiche inarrivabili unite ad un peso piuttosto leggero ed a dimensioni contenute. Il 24-70/4 S lo abbiamo conosciuto al debutto del sistema, è la lente kit apparsa per prima insieme a Z6 e Z7. Non ha la brillantezza del fratello maggiore f2.8 e neppure dei fissi Z di pari focale, ma ai diaframmi più usati nella fotografia di paesaggio (tra f8 ed f16) è un eccellente performer. Se consideriamo quanto è piccolo e leggero lo definirei uno straordinario performer! Il 70-300/4.5 5.6 AF-P è.... l'intruso. Perché non è frutto della nuova progettazione e produzione Nikon e, quindi, ha ancora bisogno di essere intermediato dall'FTZ per connettersi al bocchettone delle Z. Ma, una volta fatto, funziona perfettamente e rende disponibili un bel autofocus e prestazioni ottiche che il prezzo esiguo non farebbero lontanamente immaginare. Nikonland, alla sua uscita e probabilmente in anteprima mondiale, è andata a provarlo ed ha scoperto e svelato questa vera e propria gemma! Ovviamente ringrazierò moltissimo Nikon quando farà un tele Z nativo con la sua leggerezza e, prevedibilmente, prestazioni ancora migliori. Ma ne frattempo uso lui senza remore. Come dicevo, questo è il kit che viene con me tutte le volte che vado "per paesaggi". Come lo trasporto? Beh, io sono "allergico" ai vari zainetti fotografici perché nessuno ha uno schienale veramente comodo, capace cioè sia di scaricare il peso sul bacino del fotografo e non sulle sue spalle sia di essere adeguatamente traspirante (compresi anche quelli "più ottimizzati" come gli fStop). E fotografando nella natura, spesso camminando molte ore, la differenza tra un buono zaino pensato per la schiena del fotografo ed una "soluzione da fotografi" è abnorme. E, di più, a me lo zaino serve per portare anche acqua, cibo, indumenti.... tutte cose che nel normale zaino fotografico non stanno. Ma come proteggo tutto nello zaino? E come rendo comodo l'uso sul campo? Usando una custodia appositamente progettata e prodotta da Tenba: la BYOB 10 DSLR (BYOB=Bring Your Own Bag!). I più attenti noteranno 2 cose. La prima è che questa custodia è più lunga che larga e la seconda è che la cerniera non segue il bordo ma va quasi a metà del lato corto. Entrambe queste caratteristiche sono state pensate per rendere più semplice l'uso dentro ad uno zaino invece che in una borsa a spalla (Tenba produce anche un modello orientato orizzontalmente per inserirlo in una messenger bag). Per maggiore flessibilità sul campo, ho sostituito i divisori di serie con normalissimi "tubi" in neoprene (Lenscoat in questo caso). Questo mi consente di riporre dentro Tenba+tubi tutte le combinazioni d'uso (cioè qualsiasi delle 3 lenti montata sulla Z6II e le altre 2 nei tubi) e di appoggiare il tutto su rocce o erba umida senza necessità di particolari precauzioni. Mi consente inoltre di portare anche la sola custodia, con la sua comoda maniglia, se ad esempio decido di lasciare a terra o in tenda lo zaino. Ok, ma quanto pesa tutta questa roba? Meno di 3.5KG! Considerando che il tutto è eccellentemente protetto nel trasporto e che mi rende disponibili tutte le focali da 14 a 300 con un'ottima qualità direi che non è niente male. Si potrebbe andare più leggeri? si, in più modi: 1) sostituendo il 14-24/2.8 S con il 14-30/4S. Ma non sarebbe la stessa cosa, non solo perché il 14-24 è a 360° una lente migliore del 14-30 - alla fine della fiera anche il 14-30 fa ottime foto ed è migliore del 16-35/4 che ho usato per migliaia di fotografie con le mie reflex - ma perché fotografando di notte lo stop di differenza è dirimente. E la differenza di peso è comunque di meno di 2 etti, cioè il 5% del peso del mio kit. Per me assolutamente non ne vale la pena. 2) sostituendo 24-70/4 S E 70-300/4.5 5.6 AF-P con il 24-200/4 6.3. Qui la partita è veramente dura perché le due lenti che ho scelto, insieme, pesano 1.5kg mentre il nuovo super zoom pesa meno di 600gr, e cioè risparmierei il 26% del peso nel mio kit. Ed un chilo in più o in meno in montagna si sente. Questa strada è stata seguita da molti, anche qui su Nikonland, e pure io l'ho provata. Ma, per me, questo risparmio impatta sulla qualità delle immagini in un modo che rende il compromesso non funzionale all'obiettivo. I motivi più importanti sono l'inferiore qualità ottica attraverso tutto il fotogramma/focali e la mancanza delle focali 200-300, aspetti che nella mia fotografia di paesaggio hanno più importanza di quel kg nello zaino. Di più, il vantaggio principale della soluzione super zoom - passare da 24 a 200 senza cambiare obiettivo - per me è del tutto marginale. Ovviamente per altri le cose possono stare diversamente: sopra ho scritto i miei motivi, ciascuno valuti per se! Ed ora un po' di foto, spero capaci di illustrare quanto detto. Il Dente del Gigante, illuminato da un pallido sole, fa capolino tra nuvoloni che coprono quasi tutto in un pomeriggio decisamente burrascoso. In casi come questi la capacità di chiudere le inquadrature con il teleobiettivo rende possibile trovare scorci interessanti anche in situazioni di luce decisamente sfavorevoli. Z6II su 70-300/4.5 5.6 AFP@92mm f8 1/320 ISO100 Il cielo migliora ed aumentano le zone illuminate dal sole, la sfida è aspettare ed avere il momento giusto con la luce che pennella dove si desidera. Z6II su 70-300/4.5 5.6 AFP@116mm f8 1/200 ISO100 Ma in certi casi sono utili focali ben più lunghe e lo stabilizzatore aiuta tantissimo a farlo anche a mano libera e con gli ultimi od i primi raggi di sole. Z6II su 70-300/4.5 5.6 AFP@300mm f6.3 1/80 ISO100 Z6II su 70-300/4.5 5.6 AFP@300mm f5.6 1/200 ISO100 Per avere una adeguata profondità di campo, ed estendere la nitidezza da un primo piano molto vicino ad uno sfondo distante Km, è necessario chiudere molto il diaframma. Ma noterete la nitidezza esemplare da angolo ad angolo, a dispetto della diffrazione che molti fotografi sembrano temere in modo eccessivo, merito di questa lente kit decisamente sopra la media. Z6II su 24-70/4S@24mm f16 1/20 ISO100 Una lente versatile come il 24-70 è spesso indispensabile per rifinire la composizione quando non è possibile "zoomare" con i piedi. Inoltre, quando il sole spostandosi cambia il modo in cui la luce colpisce le montagne, potersi muovere rapidamente fotografando a mano libera è impagabile. In casi come questo, con i riflessi da "riprendere a piombo", oltre allo stabilizzatore sul sensore è estremamente utile anche la bolla elettronica presente a mirino. Z6II su 24-70/4S@60mm f11 1/13 ISO100 Per avere il sole "a stella" con tutti quei raggi e le lame di luce sulle vette occorre essere li nell'istante esatto, chiudere a f16 ed avere una lente resistente ai riflessi quando il sole colpisce la lente frontale dell'obiettivo. L'ho già detto che il 24-70/4S è una gemma? Z6II su 24-70/4S@62mm f16 1/100 ISO100 La luna e la primissima luce del sole (sono le 5:58) illumina le vette più alte. A 1600ISO, solo un ottimo sensore ed una esposizione perfettamente centrata possono catturare sullo stesso fotogramma quelle luci senza sfondarle e quelle ombre senza chiuderle sul nero. Questi ISO sono necessari a ad avere un tempo di scatto relativamente rapido per evitare il movimento della luna, anche a 14mm! Ovviamente occorre anche un obiettivo capace di non chiudere le ombre e luminoso abbastanza da non obbligare ad ISO ancora più alti, cosa che avrebbe sia aumentato il rumore sia ridotto la gamma dinamica del sensore. Z6II su 14-24/2.8S@14mm f2.8 1" ISO1600 Quando ho fatto queste foto per illustrare l'articolo - non tutte - ero a Chamonix. L'obiettivo era fotografare la via lattea sopra il monte bianco e tutta la catena fino all'Agulle Verte, passando tra gli altri per Aguille du midi, Dente del gigante, Grand Jorasses e Drus. Con il tutto specchiato nel lago! Purtroppo il meteo ha fatto i capricci e dopo la pioggia pomeridiana e le schiarite serali, tutto previsto nelle ottime previsioni del tempo di MeteoFrance, abbiamo avuto cielo coperto fino alle 3AM. Per il movimento della terra, a quel punto la via lattea non era più dove avrebbe dovuto essere e ci siamo inventati un "piano B". Fotografare il cielo stellato illuminato dalla falcetta di luna presente a tarda notte. Ed eccoci qui. Difficile da vedere nel file ridotto che ho postato qui, sulla cresta del Monte Bianco si vedono salire gli scalatori con la pila frontale!!! Z6II su 14-24/2.8S@17mm f2.8 13" ISO 3200 (10 file raw sovrapposti in postproduzione con Starry Landscape Stacker) Massimo Vignoli per Nikonland (c) 12/9/2021
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