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  1. Come esimersi dal raccontare il mio ingresso in Nikonland ? Circa 10 anni fa ero ancora recluso in uno ufficio a smanettare di fronte al computer ma avevo già in mente cosa avrei fatto da grande: il Nikonlander. Beh, allora non ne ero ancora cosciente, anzi non sapevo neppure cosa fosse Nikonland. Ma un bel giorno… un certo Maratta rispose ad un mio annuncio in cui proponevo uno shooting fotografico con modella in studio. Quel giorno mi vidi arrivare un omone in tuta mimetica, ginocchiere, visore notturno, elmetto con fronde in testa e 500 mm su un treppiede. Seppure fossi agli inizi e non avessi molta esperienza sulla varietà di tipi strambi che compongono il mondo dei fotografi, capì subito che il buon Maratta non avesse mai messo piede in uno studio e soprattutto non avesse mai fotografato una modella. Lo studio tra l’altro non era molto grande per cui feci accomodare il buon Maratta in bagno in modo che avesse abbastanza profondità di campo per inquadrare almeno il viso. Con un piccolo sforzo potete immaginare la scena, con Mauro, in tuta mimetica, sulla tavolozza del water a scattare a raffica con i flash. E non è altrettanto difficile immaginare che la modella si spaventò e cercò di fuggire almeno un paio di volte. Sinceramente, alla fine della sessione, non avrei scommesso un centesimo che lo avrei più rivisto. Invece no. Invece il nostro grande capo, acuto osservatore capì che le modelle non corrono saltellando nei campi e, testardo come solo un Toro di Aprile può essere, decise che avrebbe imparato a fotografare in studio. Da quel giorno, studiando ore ed ore sui libri di fotografia di Peter Lindbergh e Richard Avedon, comprando tutta l’attrezzatura usata di Cinecittà, si dedicò anima e corpo a capire come funzionassero i flash e come non far scappare le modelle. Devo dire che a oltre 10 anni di distanza, c’è perfettamente riuscito. Non so quale alchimia sia nata in quel frangente, ma a poco a poco ci siamo visti sempre più frequentemente, in studi diversi, in location, all’aria aperta e perfino con due modelle in mezzo ad un fiume dopo averlo attraversato in canoa. Insomma, gli anni successivi sono stati un crescendo di eventi organizzati anche grazie a Nikonland e alla partecipazione di massa (i primi tempi si) dei Nikonladers. Come dimenticare il primo mega raduno Nikonlad del 2014 ? I Nikonlanders erano centinaia, forse migliaia… alt! un momento il grande capo mi corregge: erano 52, ma sembravano molti molti di più. Sicuramente c’erano ben 2 modelle provenienti dalla Repubblica Ceca, personalmente selezionate per l’occasione. La cosa divertente è stato constatare come alcuni di voi non avessero mai visto una modella dal vivo, abituati a fotografare anatre e cormorani; se vi state chiedendo come ho fatto a capirlo, vi dico semplicemente che erano quelli che si avvicinavano alle modelle con salivazione azzerata e grondanti di sudore o piuttosto quelli che tenevano la loro Nikon con 4 mani per evitare i tremolii magari pensando “speriamo che mia moglie non venga a saperlo”. Ci sono infiniti ricordi legati a tutti voi e sono fieramente orgoglioso di averne fatto parte per 10 lunghissimi anni e per i prossimi 10 ancora, uno dei più recenti e significativi è stato quello che si svolse presso il mio studio a Milano. In quell’occasione tenni anche un mini workshop sulle foto pubblicitarie con una modella (eh lo so è un mio brutto vizio, ma sto cercando di smettere) e la giornata si concluse con uno street photography sui Navigli fino alla consegna del regalo al nostro Nikonlander più longevo: RobyC. A dimostrazione che Nikonland è qualcosa di diverso, l’evento più toccante per me è stato proprio l’ultimo, quando tutti insieme abbiamo regalato una Nikon al nostro Nikonlander più amato, ed è questo il motivo per cui la mia foto scelta per il libro del 15° anniversario è proprio dedicato a quel momento. Come concludere questa vagonata di ricordi se non ringraziando il “deux ex machina” Mauro che ha creato dal nulla un motivo in più per esistere: Nikonland ! E ha creato a sua immagine e somiglianza (beh forse è un po’ troppo ma lasciamola) tutti noi Nikonlanders… per enfatizzare il momento leggete queste ultime righe mentre sullo sfondo parte l’inno “…siam pronti alla morte, Maratta chiamò! SI!”. Scene dai tanti raduni organizzati insieme in questi anni di ... conoscenza : tl2.mp4
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  2. 2006... Era un qualsiasi pomeriggio di metà ottobre del 2006, avevamo appena vinto i Mondiali di calcio (il giorno stesso in cui mi baloccavo con questo Nikon 400/5,6 duplicato su FE-2 e sicuramente una pellicola diapositiva da 50 ISO), non pioveva e mi trovavo a casa di un’amica (comune…), quando mi chiama al cellulare (lo stesso numero che ho adesso, dallo stesso numero che ha ancora pure lui) Mauro Maratta, un amico conosciuto su altro forum, sul quale avevamo rapidamente scalato la vetta, prima da Moderatori e poi da Amministratori, per poi aver deciso di comune accordo di andarcene via per una serie di validi motivi che qui non sono di alcun interesse. Mauro, dunque, mi chiama e mi dice: “Che ne dici se ci apriamo un sito di Fotografia noi due, senza bisogno di frequentare i pessimi che conosciamo, senza legami commerciali con chicchessia, senza pubblicità, senza bisogno di alimentare inutili forum dove si dibattano argomenti puerili, o peggio si litighi fino alle minacce reciproche, senza obbligo di iscrizione a pagamento?” Ed io: “Certo, bellissimo, ma dopo tutti questi senza, con cosa lo riempiamo?” Mauro: “Con i nostri articoli, che abbiamo già scritto in quantità e riscriveremo meglio, con quelli nuovi che ci verranno in mente, liberi di parlare dei marchi che vogliamo, del nostro modo di intendere la fotografia, coinvolgendo chi vorrà intervenire, senza necessità di chiacchiere, ma invece cercando chi ne sappia più di noi per costruire un riferimento web in lingua italiana, in questo momento assente.” Ribadisco: “Mauro, ma come si fa? Io di impostazione di siti, lo sai, non so proprio nulla, devi pensarci tu, io certamente mi divertirò a scrivere di ciò che mi sta più a cuore del fotografare, della fotografia, di Nikon. Potrei anche provare a coinvolgere la mia classe di Accademia nella quale insegno Fotografia, per sfruttare il sito come un punto di incontro, confronto, crescita. Sono certo che potrà essere formativo a doppio senso, anche per noi” Mauro: “certamente che ci penso io al sito….anzi, ti vorrei dire che …in questi giorni che avevo in mente questa idea, ne ho già disegnato la struttura: manca ancora un nome che possa essere inequivocabile ed il dominio: potremmo scegliere tra uno .eu ed uno .it” Io: “il nome? Potrebbe essere xxx, oppure yyy, o forse zzz… Che ne diresti di qualcosa che richiami alla casa per tutti coloro come noi due che amiamo Nikon, indipendentemente dai prodotti e dalle aspettative? Che ne pensi di… Nikon-Land? www.nikonland.eu ?” Mauro: “OK, mi piace ! Fai conto che stasera chiudo l’architettura del sito (ne ho almeno due simili per piattaforma che coltivo da anni) e ti mando il link e l’account per accedere". Io: “ di già? … Urka !” La sera del 16 ottobre avevo puntualmente la mia password e nome utente (il mio nickname sui forum precedenti) e sono entrato con Mauro… in The Secret Garden… La mattina del 17 Mauro-Rudolf e Max-RFSP erano online e il secondo spediva il primo MP (messaggio personale) che conservo ancora sul sito versione .eu (che è ancora online e perfettamente consultabile) Diceva così: (Lieve è l’ultimo nickname di Mauro prima di transitare a www.nikonland.it nel 2017) Non ci eravamo ancora neppure mai incontrati di persona, erano bastati gli anni precedenti di frequentazione web comune a far decidere a Mauro che io potessi essere il co-fondatore di questo neonato sito. Mi rilassavo scattando foto ai miei bambini con le mie due Nikon D200, che dopo l’amata/odiata D70 erano il mio sicuro porto di arrivo nella galassia Nikon, almeno così credevo. Mauro aveva appena finito di litigare sul forum Nital (definitivamente) a proposito delle carenze strutturali, non supportate da aggiornamenti, della sua costosissima D2x [tic toc... ...tic toc] ...2021 E’ un altrettanto qualunque pomeriggio di metà ottobre e domani Nikonland compie 15 anni, un’età davvero sorprendente, sia per un adolescente, tanto quanto per un sito tecnico/descrittivo come il nostro. Sono davanti alla tastiera come ho continuato a fare per tutto questo tempo, sommando parole e concetti, impressioni positive e negative, esaltazione e delusione, speranza e gioia nel pensare alla quantità di materiale fotografico che è arrivata nelle nostre mani e, passando per le dita, si è trasformata in fotografie, capaci quasi tutte di stimolare sensazioni quasi tattili, sapori, odori: ricordi. Siamo ancora qui: entusiasti come ragazzini, nonostante prossimi ai sessanta anni, età che nei miei ricordi di bambino, quando veniva celebrata per le ricorrenze dei parenti, si traduceva automaticamente nel concetto: Vecchi ! Forse si, siamo invecchiati cercando di trovare ogni giorno l’ispirazione per realizzare immagini memorabili, da tramandare, perché chi le guardasse comprendesse l’amore per i soggetti che vi era racchiuso e la passione per il mezzo espressivo che ha consentito a due bovini delle steppe, come siamo da tempo io e Mauro, di andare avanti cercando di progredire noi, insieme al sito che giornalmente attira migliaia di letture e tanti interventi delle persone che ci hanno accompagnato in questo percorso e che spero si intratterranno ancora perché con Mauro abbiamo intenzione di stabilire ancora qualche record. Cosa è cambiato nel frattempo? Abbiamo talmente insistito nel proporci come riferimento che di certo in Italia lo siamo diventati. Abbiamo stretto delle fondamentali partnership con i principali distributori nazionali sia di Nikon, sia dei marchi che siano, parafrasando il motto sotto la prima insegna, all around F(and Z)-mount e non soltanto quelli. Abbiamo stretto rapporti di amicizia con diversi commercianti di livello nazionale, con i quali siamo nella condizione di ottenere sconti per i nostri sodali, senza neppure la necessità di stringere patti economici, per il puro senso dell’amicizia. Quell’amicizia che ci ha portato in 15 anni a organizzare tante occasioni di incontro fisico, tra Lombardia e Veneto, tradotte in ulteriori contatti ed accrescimento di competenze fotografiche, reciprocamente. Usiamo mirrorless Nikon DX ed FX, perchè siamo convinti che le basi tecniche in possesso di Nikon e la sua tradizionale necessità di prevalenza tecnologica sui competitor, la porteranno nel tempo a prevalere nettamente in un mercato, quello dei produttori di fotocamere ed obiettivi, che sta diventando sempre più selettivo su entrambi gli estremi del mercato. Usiamo le migliori mirrorless Nikon ed i migliori obiettivi nativi per queste, perchè siamo convinti della necessità di interazione assoluta che questo livello di attrezzature ormai richiede. Siamo in attesa della solita Araba Fenice Nikon, che risorga dalle sue ceneri, liberando alla vista di tutti il capolavoro che io e Mauro abbiamo prenotato già da mesi: la Nikon Z9 con i suoi nuovi obiettivi e ci siamo sbarazzati preventivamente di tutto ciò che, eccellente fino ad ieri, da domani dovesse diventare inutile zavorra, difficile da rivendere (speravamo potesse essere l'argomento per la ricorrenza del 15mo compleanno di Nikonland... aspettiamo fiduciosi) Fotografiamo scientemente e critichiamo obiettivamente, senza trascendere e neppure senza montare sopra scalini sui quali soggetti sicuramente con meno esperienza di noi, salgono quotidianamente sui social, alimentati da accordi economici diretti con le case, quindi, a nostro vedere, inobiettivamente. Siamo un gruppo, non siamo soli, siamo una redazione nella quale si sono alternati i soggetti più capaci e disponibili che in questi quindici anni abbiamo reputato essere utili alla continuità del sito, per quando io e Mauro decideremo di essere soddisfatti abbastanza, o per quando…la Vita lo deciderà al posto nostro. Questa foto ci è stata scattata nel 2014 ed è una delle poche insieme, nella quale siamo venuti bene: me l’ha mandata Roby, uno dei Nikonlander più longevi, attivo sul nostro sito. Spero non si arrabbi se l’ho tagliato fuori dall’inquadratura Auguri Nikonland per i tuoi 15 anni portati benissimo…
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  3. Quindici anni di Nikonland e una promessa Esattamente il 16 ottobre 2006 aprivamo al pubblico Nikonland.eu. Sembra che non sia passato così tanto tempo eppure è così. All'epoca ci baloccavamo ancora con le reflex in formato DX, la D3 sarebbe uscita in commercio solo a dicembre 2007 e la D700 nel luglio dell'anno dopo. Quindici anni dopo attendiamo invece la prima ammiraglia senza specchio e probabilmente ci apprestiamo a rivivere quanto è successo a cavallo del 1960, quando la Nikon F ha segnato il tramonto delle Nikon a telemetro. Con le mirrorless che prenderanno definitivamente il testimone dalle reflex. Siamo in un'epoca in cui il materiale fotografico è tale e tanto che mancano solo le idee per sfruttarlo bene, il tempo per approfondirne le funzioni e cominciano realmente a scarseggiare anche i fotografi, molti dei quali hanno abbandonato, probabilmente perché non motivati da sufficiente passione. Ma oggi vogliamo solo celebrare i nostri "primi" Quindici Anni con la promessa che almeno fino al 2026 ci saremo, se non altro per vedere che cosa Nikon vorrà proporci per segnare i nostri venti anni. Dopo di che dipenderà da tanti fattori. Non abbiamo la sfera di cristallo per sapere ciò che riserverà il futuro a tutti noi, l'anagrafe purtroppo è difficile da raggirare e forse deciderà al posto nostro. Ma intanto siamo qui : e cercheremo di rendere memorabili questi giorni. Max , Silvio , Massimo e Mauro Se Quindici anni vi sembrano pochi, provate a trovare un altro sito amatoriale dedicato come Nikonland che, senza alcuna componente commerciale, oltrepassi questa boa di longevità. Soffermandoci solo sugli ultimi 5 anni, cioé dall'ultimo grande raduno celebrativo del sito per i suoi "primi 10 anni" (che per ovvi motivi di prudenza non abbiamo ritenuto di ripetere nel 2021) sono tante le novità che vorremmo ricordare. La prima è il trasloco sul nuovo sito, era Nikonland.eu, adesso è Nikonland.it, avvenuto nell'estate del 2017. Giusto in concomitanza con il risveglio di Nikon per il lancio solenne della D850. La seconda, molto importante, il nuovo rapporto amichevole - a differenza del passato - con il distributore italiano. I tempi si sa, sono cambiati, i volumi sono scesi, le difficoltà sono grandi e si cercano alleati ovunque. Ma noi vogliamo credere che sia il fattore umano quello che sigilla le alleanze e pensiamo che sia in questa sfera che vada ricercata la nuova chiave della collaborazione con Nikon che oramai ci permette dal 2016 di avere ogni novità in visione appena disponibile per poterne provare le caratteristiche e scriverne nei nostri articoli. Prima dovevamo acquistare ogni cosa che volevamo provare, e per allargare gli orizzonti ci appoggiavamo ad altri, come Sigma, per avere in prestito obiettivi da testare con le nostre Nikon. Una cosa strana per un sito come il nostro che fin dal primo giorno ha investito ingenti risorse (materiali e non) per sostenere il marchio Nikon in Italia. Oggi invece stiamo attendendo l'invio da Nital del nuovissimo Nikkor Z 40/2 e siamo già in lista di attesa per le novità che speriamo non mancheranno questo autunno. Per carità, restiamo un sito amatoriale, senza connotazione commerciale e libero di esprimere la propria opinione in ogni caso ma ci piace sottolineare come ogni rapporto su Nikonland - interno ed esterno - sia regolato dall'amicizia. Ma siamo anche molto selettivi, il nostro sito è diventato sempre più esclusivamente dedicato al nikonista esperto che è rimasto fedele innamorato di questo glorioso marchio per le ragioni che poi spiegherà in modo più approfondito Max Aquila nelle prossime pagine. L'esperienza ci consente di valutare un oggetto in modo molto approfondito senza usare strumentazione di laboratorio o fare fotografie a mire ottiche. Lo facciamo nel modo più semplice e al tempo stesso naturale che ci sia : utilizzandolo per fotografare. Avere escluso quanto non si può usare su Nikon, dopo un periodo di valutazione delle proposte di altri marchi, ci ha permesso negli ultimi anni di essere più concentrati sulle cose di Nikon e per questo anche maledettamente più esigenti nei confronti della casa giallo-nera. Per questa ragione periodicamente pubblichiamo editoriali critici che cercano di puntare il dito verso quelle carenze che la gestione del catalogo Nikon, costringe i nikonisti a scelte provvisorie, spesso inadeguate ai bisogni e soprattutto inutilmente costose, Lo facciamo a viso aperto, senza la pretesa di essere sempre esauditi ma almeno cercando di suggerire lo stesso senso critico nei nostri colleghi. E' il senso che diamo a Nikonland oggi. Anche e soprattutto oggi che attendiamo, a settimane se non a giorni, l'arrivo della Nikon Z9, prima mirrorless di classe professionale su cui le nostre aspettative crescono mano a mano che riscontriamo limiti nella attuale attrezzatura. E' il sale che ci tiene legati all'evoluzione del marchio. Senza, probabilmente avremmo mollato come tanti altri. Perchè se si può fare bene, allora vogliamo che Nikon lo faccia meglio.
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  4. Gigi ha dato il benvenuto a sua sorella Bella in occasione di una kermesse che si è tenuta a Cernobbio questa mattina. Gigi era in compagnia del fidanzato 28/2.8 mentre Bella, che ha perso le tracce del suo compagno 40/2, per lavoro ad Eindhoven, ed atteso in Italia per metà mese, si è fatta accompagnare dall'ex fidanzato della loro cugina Joann. Joann, ex modella curvy con il nome d'arte Z50, oggi é un'ottima fotografa in coppia con il suo nuovo boyfriend 50/2.8, detto MC (due lettere che stanno per [vero] MaCho). I due hanno curato la parte fotografica di questo servizio. Non è mancata mamma Yolanda con il suo terzo marito. le due sorelle con i rispettivi accompagnatori, Bella a sinistra, Gigi a destra. Entrambe indossano un miniabito della firma cinese SmallRig, il modello 3480, estremamente elegante ma comodo e pratico per tutti i giorni. l'acconciatura è la stessa ma Gigi porta un fermaglio sul contatto caldo. Ha pensato sia meglio perchè piove. le due sorelle sono molto affiatate ed abituate a lavorare insieme, anche se i fotografi le confondono tra loro, Joann sa come riprenderle al meglio. E a smorzare l'esibizionismo un pò incontenibile di Gigi che vorrebbe sempre essere in primo piano o, almeno, in copertina da sola le due ragazze figurano bene in testa e spalle e qui mostrano lo "spacchetto", novità esclusiva Nikon per l'estate 2021 ma già diventato un must per tutto il mondo della moda. qui confrontano i loro due accompagnatori Gigi presenta il suo stacco coscia cui Bella risponde con uno stacco coscia simmetrico Quindi un pò di foto in un set industriale e uno elegante con Gigi da sola le due sorelle hanno provato un pò di invidia per Janine che ha avuto ben 12 Stradivari tutti per lei ed hanno voluto improvvisare qualche cosa con la viola. Ma la musica non è il loro talento migliore, probabilmente ... perché rendono al meglio tra cachemire e sete preziose Ma come dicevo, alla kermesse c'era anche mamma Yolanda, splendida quarantenne che ancora attira tutti gli sguardi e le tre "ragazze" hanno improvvisato per gli obiettivi dei fotografi Bella, Yolanda e Gigi. Yolanda è accompagnata da un attempato compagno, splendido da sfoggiare nelle occasioni alla moda (ma quando c'è bisogno di prestanza e vigore preferisce scappare con giovani della metà dei suoi anni : Yolanda sarà mamma ma è ancora molto esigente !). presenza delle tre acconciature e naturalmente non si fanno problemi ad osare un lato B che non si presta ad alcuna critica E pensare che la bella ... Bella è arrivata a casa in quella brutta scatola per scarpe grigia ma guardatela adesso ! Gigi, esuberante come è, a fine servizio non ha perso l'occasione per fare uno scatto a sua cugina Joann che si è dimostrata anche in questa occasione una grande fotografa con il suo compagno MaCho. Bene, fine delle parate. Peccato che nonna-F sia in vacanza a Dubai con un ragazzo cinese f/0.95 che ha conosciuto ad Hong Kong e non sia potuta venire. Papà 28Ais è impegnato al G20 nelle trattative per la riduzione della CO2 dei paesi emergenti e non poteva staccare, altrimenti avremmo avuto un gruppo di famiglia ancora più numeroso. Nei credits ovviamente tutti i ringraziamenti dovuti a Nikon che ci ha regalato ancora una volta creature all'altezza della sua tradizione di design che segnerà la storia in questa estate del 2021, a Nital che ce le ha fornite come promesso e a tutti i numerosi tecnici ed artisti che hanno contribuito alla riuscita del set. E a tutti voi, anche i miei ringraziamenti per la pazienza, sperando di avervi almeno suscitato un paio di sorrisi.
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  5. D300S su 500/4G+TC14@700mm 1/1250 f8 ISO 400 - 2/4/2011 Racconigi - Quante ore in quei capanni! Ho iniziato a fotografare con Nikon nel 2000, 21 anni fa. Nel 2000 non conoscevo la fotografia ed ancora meno le attrezzature fotografiche allora disponibili. Arrivai per caso a Nikon e quale fu il motivo? Un incidente! Infatti, in uno dei miei primi viaggi, in Norvegia per la precisione, la macchina fotografica che avevo recuperato e portato con me, per qualche bella foto-ricordo, mi cadde e si guastò. Retrospettivamente, fu un’enorme fortuna: questo inconveniente mi diede il motivo per tartassare Guido, un amico convinto Nikonista, ma proveniente da Canon e quindi capace di illustrami quelli che allora erano i punti di forza e debolezza di entrambi i marchi, con mie richieste di informazioni a 360°. Giornate intere di insistenti piogge mi diedero, per una volta, una mano e tornai a casa pieno di voglia di fotografare e con la consapevolezza che Fotografia non è, o almeno non è soltanto, l’istantanea al bel paesaggio fatta nelle vacanze agostane. Appena rientrato, la prima cosa che feci fu acquistare una F80 con il 28-105 ed un pacco di rullini…. Poi un 20… l’80-200, il 300, una F100…. Nel tempo la lista è diventata enormemente lunga. Solo dal 2006, anno in cui ho iniziato a fotografare in digitale e, curiosa coincidenza, anno della fondazione di Nikonland, ho acquistato ed utilizzato estensivamente 11 corpi macchina e 44 obiettivi, con focali da 12 a 600. E molti altri ne ho provati. Questo non solo per turn-over di lenti e macchine nel mio zaino, ma anche perché a me essenzialmente piace fotografare e lo faccio praticando, anche se ad intensità e con dedizione diverse, più generi fotografici - dal paesaggio al wildlife, dalla fotografia di viaggio a quella in studio. Ma, lo sapete, due sono i miei grandi amori: gli animali ed i paesaggi naturali! La tecnologia impiegata nelle nostre Nikon mi appassiona solo nella misura in cui rende questi strumenti così efficaci nel supportarmi mentre realizzo le mie fotografie, quindi non ho nessuna intenzione di scrivere una recensione di lenti e corpi. Questo articolo vuole raccontare le sensazioni e le soggettività che mi hanno accompagnato e fanno parte di me, quando vado a fotografare con le mie Nikon e che provo a recuperare attraverso i ricordi per condividere con voi una piccola selezione di immagini. Non partirò dal citato 2006, ma da un passato più prossimo, per rendere l’articolo “contemporaneo”. D700 su 16-35/4@22mm 1/15s f18 ISO 200 - 10/9/2011 Laghi Avic - Un posto che amo tantissimo, li in autunno il mio cuore si sincronizza con l'universo. Inizio da quella che fu una vera milestone dell’era digitale: l’uscita di D3 e D300 e, poi, D700. Cioè il periodo in cui Nikon, “nell’era moderna”, ha confezionato un sistema digitale, oggi si dice un ecosistema, convincente a tutto tondo perché composto da strumenti allo stato dell’arte – file ben lavorabili anche ad alti ISO, risolvenza delle lenti ed autofocus rapido e preciso, VR - prendendo la guida del mercato in termini di qualità ed efficacia delle soluzioni realizzate. La D3 l’ho solo provata, ero erroneamente convinto di avere sistematico bisogno di chiudere le inquadrature grazie al fattore di crop del DX, ma con D300 e D300S ho realizzato centinaia di migliaia di fotografie e, superate le mie personali resistenze, anche di più con la D700. Di fatto, quei corpi macchina insieme a 16-35/4G, 70-200/4G, 300/2.8G e 500/4G, hanno cementato il mio essere Nikonista. D700 su 500/4G+TC14@700mm 1/640 f5.6 ISO 1600 - 5/6/2011 Islanda - Un viaggio unico, che porterò nel mio cuore per sempre, insieme ai ricordi più sacri. Poi c’è stato un altro momento catartico: i sensori ad alta risoluzione. Come molti ho saltato la D3X: troppo costosa e, per chi fotografava prevalentemente animali come me in quel periodo, anche troppo lenta. Ma poi sono arrivate loro: D800, D800E e D810: una meglio dell’altra. Anzi, una più dell’altra perché la D810 ha evoluto le altre in ogni aspetto significativo, diventando per me una fantastica macchina per Landscapes ed Animalscapes. D810 su 16-35/4@21mm 6" f16 ISO 64 - 22/8/2015 Spagna del nord - Beh, è mare ma anche montagna! D810 su 70-200/4G@82mm 1/250 f4 ISO 90 - 22/6/2015 Finlandia - Il primo viaggio della mia seconda vita. Non ero sicuro di nulla, nemmeno di farcela. Ed in mezzo, la mia prima DSRL 100% professionale: la D4, che mi ha accompagnato nei primi viaggi “seri”. D4 su 500/4G 1/500 f4 ISO 2800 - 24/6/2015 Finlandia - Mi batte ancora il cuore quando ripenso a quanto ho trattenuto il respiro pregando che stesse con noi.... ma un lupo è un lupo per l'ombra! Qui su Nikonland l’abbiamo definita “la familiare”, quasi in accezione negativa rispetto alla D3S e alla D5 che l’hanno preceduta e seguita che, per stare nella metafora automobilistica, definirei due spider pepate. Arriviamo così agli ultimi dispari in ambito DSLR. Nikon come altri ha adottato un ciclo produttivo “Tick-Tock”, che significa che una serie innova e la serie dopo consolida. Per cui dopo la D4 ecco Batman, la D5. Ma fu, ed è, amore totale ed incondizionato. La D5, per me, è stato l’apice, la vetta. Ad anni di distanza, niente veramente più di lei con quella tecnologia di base: La D6 l’ho provata e saltata: da una parte intenso l’amore per la D5 e dall’altra troppo forte il richiamo delle Z. D5 su 50/1.8 1/200 f2.5 ISO 400 - 3/2/2019 Milano - Non è facile stare davanti ad uno sguardo così, pensare a come fotografarlo e... fotografarlo. D5 su 500/4E 1/1600 f4 ISO 3200 - 8/2/2017 Finlandia - La natura ha leggi semplici. Una è che la vita si costruisce sopra alla morte. Ma, grazie al consiglio di un buon amico, ho usato con profitto anche la D500. La sorellina della D5, piccante anche lei, in grado di esserle perfettamente complementare nella fotografia di Wildlife. Una squadra efficacissima, che spero Nikon reiteri in quanto per me il massimo è avere due corpi complementari. D500 su 500/4E+TC14@700 1/800 f7.1 ISO 360 - 13/5/2018 Parco del Ticino - Chiamarla TC15 è riduttivo, ma come moltiplicatore è il migliore mai costruito. E siamo alle Z. Una svolta così importante e fondativa da far coniare a Mauro e Max il nome Zetaland! Io all’epoca ero perplesso: non trovavo quello che avrei voluto. Ma tutte le rivoluzioni conquistano alcuni al primo sguardo ed altri con il tempo: io per le Z sono indubbiamente stato nel secondo gruppo ed ho impiegato un po’ di tempo, nel quale Nikon ha migliorato il SW, per trovare nelle mie Z gli aspetti positivi capaci, come ora, di farmi lasciare spesso a casa le DSRL serie 5. La prima sono le ottiche, di una qualità tale da farmi perdere ogni freno e resistenza al cambiamento: ogni lente Z di serie S che esce supera con ampio margine la lente F che l’ha preceduta, sia per prestazioni che per comodità d’uso. Inutile elencarle: lo hanno fatto tutte. La seconda è un insieme di caratteristiche abilitate dall’enorme salto tecnologico: le informazioni a mirino, la totale assenza di vibrazioni che rende possibile scattare a tempi mai visti anche con i supertele, la silenziosità solo per citarne alcune. Z6 su 500/4E 1/200 f4 ISO 6400 - 27/10/2019 Parco del Ticino - Ma allora è vero che sono così ben mimetizzato che senza Clack non mi vede?!?! E poi l’enorme versatilità di un sensore disponibile a qualsiasi utilizzo. Z6II su 14-24/2.8S@14 20s f2.8 ISO 3200 - 10/7/2021 Nivolet - Passare la notte sotto le stelle, da soli, è come trascorre del tempo davanti ad uno specchio molto speciale. Ma poi c’è il game changer per definizione: la promessa di autofocus intelligente capace di riconoscere nel soggetto viso ed occhi. Promessa che oggi con le Z6II e Z7II, e con declinazioni diverse nelle altre Nikon Z, è mantenuta nella fotografia di persone, di paesaggio e di tipo generalista, ma che attende un corpo dispari capace di portare tutto questo allo stato dell’arte per qualsiasi sfida, anche quelle nelle condizioni selvagge ed impegnative che più mi piace vivere. Z6 su 70-200/2.8E@200 1/125 f2.8 ISO 6400 - 26/5/2019 Milano - Beh, questo è uno scherzo. Le avventure impegnative e selvagge che preferisco sono altre. Ma vi assicuro che davanti ad Arya, la prima volta che usavo una Mirrorless, senza la D5 per evitare tentazioni e con la Z6 che non pilotava il flash.... ho sudato un sacco!!! D3, D5 ed ora Z9. Non so se è voluto, ma questo doppio salto rappresenta perfettamente la distanza che mi aspetto Nikon metta tra la Z professionale e l’apice delle DSRL. Ma c’è una cosa che non ho ancora detto. E cioè perché, nonostante a notevoli successi siano succedute luci ed ombre nella transizione al mirrorless, io sia così chiaramente orientato verso un futuro tutto Nikon? Perché spero così tanto nella Z9? Non sono un fan. Ancora meno un social addicted oppure un influencer che deve stupire chi lo legge ad ogni nuovo post. Amo fotografare, mi voglio concentrare nel fare le mie immagini e non sui bottoni ed i comandi dei miei attrezzi. Le mie dita ed il mio cervello, in anni d’uso, hanno raggiunto una simbiosi con le mie Nikon. I miei occhi quando guardano nel loro mirino si trovano a casa. I miei obiettivi Nikon Z sono assolutamente perfetti, il meglio che io abbia mai usato o che abbia mai visto, in assoluto. Il loro unico difetto è che non ci sono ancora tutti! Le mie Nikon sono state le affidabilissime compagne del mio sfaccettato viaggio e se le mie attuali Nikon Z (Z6 e Z6II), seppur dotate di alcuni vantaggi rispetto alle DSRL serie 5, non sono state ancora capaci di superarle nella fotografia d’azione più esigente, conto che la Z9 risolverà brillantemente il problema. D5 su 80-400/4.5-5.6@320mm 1/1000 f8 ISO 500 - 12/5/2019 British Columbia - D5: Puoi volare, nuotare, camminare o correre. Io lo metto a fuoco dove vuoi tu. Inoltre, sono convinto che l’attrezzatura sia una fondamentale componente nel produrre le nostre immagini ma anche che queste siano ben più influenzate dal fotografo: è più importante chi c’è dietro il mirino che cosa c’è davanti. Non parlo solo di Arte e di capacità del fotografo di immaginare le proprie fotografie, ovviamente fondamentali, ma della componente artigiana, quella costruita nell’uso e negli anni con quelle specifiche attrezzature. E qui il cerchio si chiude perché Nikon è stata capace di conservare la coerenza comportamentale del proprio prodotto attraverso le diverse generazioni. E così, come mi sono trovato subito a casa con i comandi delle prime Z usate, mi aspetto di esserlo anche con la Z9, che ovviamente attendo più evoluta, intelligente e veloce della mia D5. Insomma, il mio non è un semplice colpo di fulmine ma una relazione ventennale costellata di colpi di fulmine, per un’amante che si rinnova ed ogni volta mi sorprende. Nikon, what else? Massimo per Nikonland (C) 16/10/2021 - il nostro quindicennale
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  6. Ho la Zfc dal 4 Agosto di quest'anno, abbastanza da farmene un'opinione. Così ho pensato di intervistare me stesso su questa "macchinetta". Eccola qui. Perchè l'hai comprata? L'acquisto è in parte razionale ed in parte sentimentale: Stavo già pensando se procurarmi una Z 50 che mi facesse soprattutto, ma non solo, da "moltiplicatore" per il 300mm (+ TC14) per la fotografia ravvicinata, recuperando così quel suo valore di quasi macro che era andato perso con la Z6,e anche in macro il formato Dx è di aiuto. Quando è stata annunciata la Z fc, il suo look astutamente retrò, ai miei occhi riuscito molto meglio di quello della Franken-Nikon Df, mi ha attratto come ha attratto tanti altri. Così la parte emotiva ha spinto dalla parte della Z fc. Abbastanza forte da farmela comprare. Per cosa la usi? Per tante cose: per la fotografia ravvicinata, macro, come ho detto sopra, con lei spesso posso evitare di montare troppi accrocchi, mi basta il guadagno di 1,5x dato dal fattore di crop del formato Dx, che mantiene 20 megapixel come nella D500. Se serve, aggiungo una buona lente addizionale. Quasi macro: Nikon Z Fc e 24-200mm Z , a 200mm con lente addizionale. Per lo street: piccola, discreta, leggerissima, con il suo 16-50 collassabile è un divertimento portarsela in giro, fa addirittura venire voglia di fotografare. Senza contare che posso andare in giro con una coppia di obiettivi (16-50 e 24-200) arrivando da 24 a 300mm. Il formato Dx sul 24-200 ne migliora la resa ai bordi (o meglio, li taglia proprio fuori). La trovi comoda come ergonomia? Diciamo che non la trovo scomoda. Non ha l'ergonomia di una fotocamera moderna, da questo punto di vista la Z50 è indubbiamente meglio, ma come ha detto qualcuno, la bellezza richiede qualche sacrificio! Scherzi a parte, nonostante abbia le mani grandi, non mi trovo poi male (più o meno come quando avevo la Nikon FG!). C'è da dire che io non faccio lunghe sessioni fotografiche con la fotocamera sempre in mano, quindi le mie considerazioni sono relative a come la uso io. In macro il maggior peso lo regge la sinistra che tiene l'obiettivo, nello street, nei momenti di "riposo" la tengo al collo con la cinghia e montato c'è il 16-50. Non senti il bisogno del grip? Penso che senza dubbio, un grip migliorerebbe sensibilmente l'ergonomia e per alcuni può addirittura essere essenziale, ma a mio personale parere ne risulta alterata l'estetica. Dato che questa fotocamera l'ho comprata al posto della Z 50 anche -se non soprattutto- per il suo look, cambiarlo non mi va. Naturalmente è una considerazione molto soggettiva. Dovessi tenerla sempre in mano, probabilmente prenderei il grip ... o forse avrei preso una Z50! Vorrei comunque prendermi una base per proteggere il fondello di plastica. Pensavo alla half-case in pelle (?) della Smallrig. Un po' leziosa forse, ma ci sta. La half case non ha l'attacco Arca Swiss incorporato, lo so, ma la cosa mi interessa relativamente. Al 300mm ho sostituito il collare originale con uno cinese ben fatto con l'attacco Arca nel piede e sul cavalletto ci metto quello. Gli altri montati sulla Z Fc si possono anche usare a mano libera, al limite, servisse proprio, posso sempre avvitare una piastra. Dal sito Smallrig Come comandi e in generale interfaccia utente? Uno dei motivi per cui continuo ad usare Nikon è che non devo nemmeno prendere in mano le istruzioni, anche con fotocamere nuove, se non in casi rarissimi, sarà anche perchè uso Nikon da trentacinque anni, ma per me interfacciarmi con una fotocamera Nikon è quasi istintivo. La qualità di immagine ti soddisfa? Assolutamente sì, per essere una fotocamera Dx è sorprendentemente buona. Non ho fatto confronti diretti, ma come impressione sono concorde con chi dice che in questo è persino superiore alla sua "antenata" (benchè molto diversa) D500. File puliti ed incisi anche ad alti iso, lavorabilissimi. Sotto un crop 100%: C'è qualcosa che non ti piace? Il display articolato di lato, apprezzo molto che si possa ribaltare, così da proteggere il display stesso, creando un dorso molto stylish, ma lo trovo scomodo da usare. Avrei preferito una soluzione a ponte levatoio, comoda per scattare ad "altezza pancia". L'hai presa con il 16-50mm, cosa ne pensi di questo kit-zoom? Come altre realizzazioni "economiche" per Z sono delle piacevoli sorprese per quanto riguarda il rapporto qualità prezzo. Il vero problema è l'apertura massima, un po' troppo chiusa. Il 16-50 nello street A volte, un paesaggio. Appena possibile aggiungerò un fisso più luminoso, il 40mm o il 50mm MC, più facilmente quest'ultimo, non è troppo grosso, la focale equivalente da 75mm mi è congeniale e l'opzione macro è sempre comoda, senza contare che la qualità generale è eccellente. E con gli altri obiettivi come si comporta? Del 24-200mm ho già detto, li trovo fatti uno per l'altra, il 24-200mm a 24mm Il 24-200mm a 200mm, con lente addizionale! l'altro obiettivo con cui la uso molto è il 300mm f4 Pf, occasionalmente moltiplicato con il TC 14 EIII, Va bene, anzi molto bene. Con il 300mm f4 Pf, senza moltiplicatore Per gioco ci ho montato anche il SIGMA 150-600mm Contemporary, su cavalletto ovviamente, non ho trovato particolari problemi, e la qualità delle immagini è molto buona, come nelle due foto sotto, ma nel complesso non è una combinazione proponibile seriamente troppo squilibrio. Per queste cose, meglio la Z6, che ho tenuto. Ho usato anche un SIGMA 12-24 (non Art) per delle foto di street quando avevo bisogno di un grandangolo spinto. Il problema è che non amo l'FTZ, anche se poverino non mi ha fatto nulla di male, non vedo l'ora che esca qualcosa di nativo ed abbordabile che mi permetta di abbandonare gli obiettivi F definitivamente. Un'ultima domanda, pensi di usarla con obiettivi "vintage" o comunque manual focus? No, di obiettivi Ai-AiS non ne ho più e di sicuro non ne comprerò più. Ho provato a montarci qualcosa per pura curiosità, ma a parte il focheggiare a mano, nella maggior parte dei casi con gli obiettivi da me provati le immagini non rendevano giustizia al sensore. Non escludo però che con altri obiettivi d'epoca la resa possa essere superiore. Un tentativo con il Micro-nikkor 55mm f3.5. Resa onesta, accettabile. A questo proposito, non penso che comprerò i vari TT Artisan e simili a messa a fuoco manuale, indipendentemente dalla loro qualità e bellezza estetica, perchè la messa a fuoco manuale non fa più per me. Non sono mai stato collezionista di niente quindi se non li posso usare non mi interessano. La Z fc è bella e fotografa più che bene, almeno per l'uso che ne faccio (chiaro, non è una Z9, ma nemmeno pretende di esserlo!), per questo è con me. Silvio Renesto
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  7. No, non avete capito, non si tratta di quegli sgradevoli problemi gassosi legati alla cattiva digestione o agli spasmi intestinali, no. La GAS, acronimo dall'inglese Gear Acquisition Syndrome - traducibile più o meno come SAC, Sindrome dell'Acquisto Compulsivo ( di Attrezzatura) - è una malattia indipendente dalla corretta o meno alimentazione e che colpisce molti fotografi o sedicenti tali. Questo articolo, non troppo serio, è una riflessione su questo istinto e la confessione di un ex GASista A volte, troppe volte, a tanti prende la smania. Pensiamo, no, "sentiamo", un impulso salire dallo scantinato del nostro cervello : noi vogliamo, ci dobbiamo procurare assolutamente quel tale obiettivo, fotocamera, quel tale accessorio, altrimenti la nostra produzione fotografica subirà un drastico calo di qualità (o, ammettiamolo, un calo di motivazione?). Per carità, non c'è niente di male a comprarsi dell'attrezzatura nuova, anzi restare aggiornati e procurarsi gli strumenti migliori che possiamo permetterci per soddisfare la nostra passione è assolutamente un bene. Non è GAS. La GAS è diversa. Come riconoscerne i sintomi? Il sintomo principale è che si compra un obiettivo/corpo macchina/altro aggeggio, con la convinzione (autoindotta, prima la voglia poi la giustificazione) che è assolutamente indispensabile per fare al meglio quello che vogliamo fare, la verità è che ci si fanno un po' di foto così così (ad essere generosi), con l'alibi che "tanto sono di prova" e poi? Poi il prezioso strumento di cui non si poteva fare a meno, senza il quale l'arte non poteva esprimersi, va a finire da qualche parte, la produzione artistica rallenta (se mai è partita) e tutto tace, no, al contrario, parla e scrive tantissimo sui forum di quanto sia buono questo o quello, e se va bene si mostrano per lo più gatti, cani, neonati, canarini, antenne paraboliche, per valutare aberrazioni di ogni genere, fino a che l'astinenza si fa sentire ed eccoci a nutrire il nostro spacciatore fotografico preferito, a procurarci l'ultimo grido con cui si fotograferanno gli stessi cani, gatti ed antenne paraboliche (i neonati anche, non hanno fatto in tempo a crescere, mentre i canarini li ha mangiati il gatto) per prova, poi chi lo sa. Ma perchè ha preso un 70-300 Tamron? Ehmm Dottore, perchè permetteva un rapporto di riproduzione maggiore del Nikon, ed era molto economico. Ma guardi questo crop 100% non mi dica che non sapeva che la qualità non era paragonabile? Beh dottore, lo sapeva anche il gatto (sigh). Ma quante foto ci ha fatto con questo obiettivo prima di darlo via? Scusi dottore, mi stanno chiamando al cellulare... Se per caso si va a fotografare davvero, può anche essere che ci si porti l'attrezzatura vecchia, perchè l'altra la stiamo ancora studiando. Esiste una cura? Ci sono casi incurabili, quelli che hanno bisogno dell'emozione dell'acquisto più ancora che dell'oggetto stesso, al pari dei giocatori, lì ahimè non c'è niente da fare. Per gli altri, ci vuole un po' di buona volontà ma sì, è una malattia curabile. Ecco la ricetta: Il primo ingrediente della medicina è un esame su se stessi: Qual'è il genere fotografico che preferisco? Oltre a preferirlo nella mente, fotografo davvero, sto continuando a fotografare? Se la risposta è no... allora forse è il caso di mettersi a riflettere se non sia meglio prima chiarisi le idee su cosa si vuole fare e dopo valutare gli acquisti in modo che non siano a casaccio e soprattutto senza fine. Se ci viene voglia di qualcosa solo perchè è nuovo, magari accattivante, ma non ci serve realmente, beh, è un problema di GAS. Lei si è comprato un corredo Fuji, perché? Mah dottore, in quel momento mi sembrava la cosa giusta da fare e poi le Fuji X sono tanto carine... Ma le ha rivendute in fretta, per tornare a Nikon, come mai? Scusi dottore, ma devo andare, mi sono ricordato di un impegno urgente... Nel caso invece si abbiano le idee piuttosto chiare e sì, si stia ancora fotografando, allora si può passare al secondo ingrediente: Valutare se quel mirabolante attrezzo di cui ci ha preso il desiderio è coerente con quello che ci va di fotografare, se è davvero utile o invece eccessivo per qualche motivo, peso, ingombro chi lo sa. Tornando seri per un momento, un acquisto extra Nikon di cui non sono pentito è la SIGMA Sd4 H. Nella sua sia pur ristretta comfort zone, è una gran macchina (e la uso davvero). Altro passo fondamentale, è chiedersi se davvero l'oggetto del desiderio ci può portare a fare foto migliori o se invece il problema maggiore sono i nostri limiti, piuttosto che quelli dell'attrezzatura e perciò faremmo meglio ad investire su noi stessi in termini di tempo e studio, anzichè investire denaro in oggetti di per sè ottimi, ma che non riusciremmo a sfruttare per quel che potrebbero rendere se fossero in mani più capaci. Ho arricchito il mio corredo del nuovo corpo macchina e dei nuovissimi obiettivi, ma le mie foto non sono per niente migliori di quelle che facevo prima... mmm... cosa vorrà dire? Ma certo! Che devo comprare altra attrezzatura! Piuttosto, sarebbe meglio investire in studio ed esperienza... (Da Phoblographer) Se questa strada sembra troppo difficile, volendo, c'è la soluzione alternativa, completamente opposta: riconoscere la cronicità della malattia, reagire con un'alzatina di spalle, e senza farsi troppi problemi comprarsi quello che ci pare sapendo che saranno i soliti gatti, cani neonati, nonni e parabole TV "preliminari" e che ad essere sinceri il nostro divertimento sta lì più che nel fare fotografie (e un po' sta anche nelle discussioni infinite online sulle attrezzature, il purple fringing, il focus breathing il cuscinetto, il barilotto...)! Attenti però, non dobbiamo essere puritani/integralisti/manichei tutto bianco o nero. Togliersi uno sfizio un volta tanto, per vezzo o curiosità, voglia di provare, non è un male, lo si fa tutti e non per questo si soffre di GAS, specie se soprattutto si fotografa. E' quando la bilancia pende pesantemente dalla parte dell'acquisto che verso l'uso effettivo degli oggetti acquistati che bisogna cominciare a preoccuparsi.
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  8. Dopo un mese di utilizzo intensivo posso trarre i miei giudizi, quasi definitivi su queste due nuove ottiche Nikkor. Il 105 penso sia il nuovo riferimento di qualità per un obiettivo macro. Nitido? Nitidissimo! A confronto il vecchio Nikkor 105 G mostra tutti i suoi anni, ma anche altre ottiche macro più recenti di altri brand non raggiungono questi livelli. Oltre alla nitidezza è impressionante la differenza a tutta apertura. Il vecchio modello è meno nitido e presenta più aberrazioni cromatiche, cioè aloni viola e verdi nei contorni dei soggetti sia nelle aree a fuoco che in quelle fuori fuoco. Nel nuovo modello è appena visibile solo a tutta apertura e tende a sparire completamente chiudendo di 2/3 di stop il diaframma. Come costruzione è impeccabile, è un po’ più grande del vecchio modello, ma è decisamente più leggero. Anche la stabilizzazione è superiore e sono arrivato ad ottenere buonissimi risultati anche con tempi di 5 stop più lunghi. Questo vuol dire che si riesce ad utilizzare a mano libera con tempi fino a 1/3 di secondo. Oltre si rischia spesso il micromosso. Con un’ottica non stabilizzata di pari focale si rischia il mosso già a 1/50 di secondo. Con lo Z MC 50mm f/2.8 si arriva a circa 3 stop effettivi di stabilizzazione garantiti in questo caso solo dal sensore stabilizzato delle Z (Z50 e Z fc quindi escluse) dato che l’ottica diversamente dal 105 è priva dello stabilizzatore ottico. Una delle grandi differenze dei nuovi macro Z MC è la resistenza al forte controluce, qui quasi tutte le altre ottiche macro che ho provato negli anni creano aloni invasivi e flare, mentre queste MC si comportano ottimamente. Il 105 è super nella resistenza agli aloni ed alla perdita di contrasto mentre il 50 fa un filo meglio del 105 con i flare ma crea un po’ più aloni. Ad ogni modo rispetto ai modelli precedenti e ad altre ottiche macro sono i migliori che abbia provato. (crop) (confronto tra MC50, sopra e MC105, sotto, ridimensionati) Il controllo della vignettatura è molto buono anche se ancora visibile a tutta apertura e tende a sparire chiudendo di uno stop il diaframma. In questo caso il 105 fa anche meglio del 50. Entrambi i modelli si comportano comunque meglio dei modelli precedenti e molto meglio di altre ottiche macro in mio possesso. Lo Z MC 50mm è molto più compatto e leggero, ma dall’aspetto meno raffinato del 105. Ha un paraluce piccolissimo e la messa a fuoco ha un movimento esterno e non interno come il 105. Questa non è bellissima da vedere ma ha consentito di ridurne le dimensioni. Qualcuno si è lamentato pure che tirando la lente frontale questa fuoriesce. A me non sarebbe mai venuto in mente di farlo. La messa a fuoco è ottima e precisa anche se non fulminea per entrambe. Questo è comunque tipico delle ottiche macro dato che l’escursione tra la posizione di infinito e la distanza minima di messa a fuoco è molto più elevata delle ottiche non macro. Per questo Nikon ha inserito un selettore laterale, sotto a quelli della scelta tra fuoco automatico o manuale, per limitare l’escursione di MAF e velocizzare l’AF. L’escursione si può impostare tra completa (FULL) e 0.5m-0.29m sul 105 e tra completa e 0.3m-0.16m sul 50. Questo lo preferisco di gran lunga rispetto al selettore dei vecchi Nikkor 105 G in cui si poteva impostare o su completa o tra infinito-0.5m. Sul Nikon Z MC 105 è presente inoltre un display OLED che mostra varie informazioni premendo il pulsante DIPS presente accanto a questo. Lo trovo utilissimo e questo ci può mostrare: distanza di messa a fuoco, rapporto di riproduzione e profondità di campo. Purtroppo il display non è presente sul più economico 50mm. Quest’ultimo indica con la parte interna mobile solo tre valori di distanza e rapporto di riproduzione: 1:2 a 0.19m, 1:1.4 a 0.17m e 1:1 a 0.16m. Queste due nuove ottiche macro hanno la ghiera di messa a fuoco elettronica by wire, questo vuol dire che da spente pur muovendo la ghiera di MAF non accade nulla. Essendo io abituato a fare la messa a fuoco in modo manuale soprattutto nella macro, mi ha costretto ad un breve periodo di adattamento. In questo caso ho però trovato molto utile la funzione di demoltiplicazione della rotazione della ghiera che si attiva quando si utilizza la modalità silenziosa delle Z. Questo rende l’escursione della ghiera lunghissima, lenta, ma estremamente precisa. In questo modo riusciremo a posizionare il piano focale con estrema precisione anche con soggetti molto piccoli. In modalità normale è invece molto più rapida e riconosce la velocità di rotazione che noi imprimiamo alla ghiera di messa a fuoco per dare spostamenti della MAF più rapidi o più precisi. Le ottiche Z autofocus tornano sempre alla posizione di infinito quando si spengono e nella macro trovo molto utile attivare l’opzione “salva posizione di messa a fuoco” nel “menu impostazioni” delle più recenti Z. In questo modo anche se spengo la macchina non devo perdere tempo a reimpostare la MAF nel punto preciso in cui l’avevo spenta. La nitidezza è elevatissima sia con il 105mm che con il 50mm. A diaframmi più aperti, tra f/2.8 ed f/4 quest’ultimo però cede il passo al più preformate 105 quando si controlla il dettaglio ai bordi del fotogramma. Qui l’eccellente schema ottico del 105 mostra davvero il suo punto di forza. Chiudendo il diaframma di un paio di stop la differenza diventa irrisoria. La scelta di una o dell’altra ottica è quindi dettata principalmente dal tipo di utilizzo. Essendo io stesso un grande amante della macro credo che dovrò acquistarle entrambe per sostituire i miei gloriosi Nikkor micro 105mm e 60mm. Nonostante le prestazioni superiori del nuovo 105 ritengo comunque che utilizzerò maggiormente il 50mm per il genere di fotografia che faccio: di questo infatti preferisco le dimensioni compatte e la leggerezza: questo consente di essere più stabili quando si realizzano dei focus stacking di soggetti molto piccoli. in più il 50mm, se utilizzato con i tubi di prolunga, fornisce un ingrandimento superiore rispetto al 105 Il 50mm è inoltre più adatto alla macro ambientata, soprattutto se abbinata all’utilizzo del focus stacking. Dati di scatto: NikonZ 6 II + Nikkor Z MC 50 mm f / 2.8. 2 serie di focus stacking: la prima è una serie di 5 immagini a f / 8; 15 s; ISO4000 per la zona delle lucciole in primo piano; la seconda è una serie di immagini a 40 f / 11; 30 s e ISO3200 per l'area dietro la lucciola. 1 serie finale di 5 scatti per il recupero degli highlights sul Castello Torrechiara. Con questa tecnica entrambe le ottiche sono fantastiche, con movimenti precisissimi, fluidi e veloci. Il 105 è più adatto alle situazioni in cui vogliamo staccare il soggetto dallo sfondo come nel ritratto, genere in cui il 105 MC è davvero fantastico. Il 105 inoltre ha una ghiera aggiuntiva ed un pulsante (L-fn) programmabili che in certe situazioni risultano molto utili. Io ad esempio ho programmato sul pulsante L-fn l’ingranimento al 100% del soggetto in modo da verificare mentre scatto il punto di messa a fuoco con estrema precisione. Una delle caratteristiche che mi fanno preferire il mirino elettronico delle ML rispetto all’ottico delle reflex. Nella macro la tecnica del focus stacking è diventata ormai fondamentale e utilizzando le Z con queste due ottiche MC è davvero divertente e appagante. Realizzare un focus stacking allo sweet spot (cioè il diaframma più nitido: tra f/4 e f/6.3) invece che uno singolo scatto a diaframma più chiuso consente, oltre che ad estendere la profondità di campo, di ottenere immagini decisamente più nitide. Quello che apprezzo maggiormente di queste nuove ottiche è l’ottimizzazione raggiunta assieme alla funzione automatica delle fotocamere Nikon Z (solo la Z50 non lo fa in automatico, la nuova Z fc sì). Tutto scorre in maniera fluida silenziosa, precisa e senza esitazioni o vibrazioni. Quello che non mi soddisfa del tutto di queste due ottiche è il rapporto massimo di ingrandimento che queste raggiungono che si ferma al solito 1:1 (1X). È vero che la maggior parte delle ottiche macro ha questo limite, ma ad esempio l’ultimo Canon RF 100mm f2.8L Macro IS arriva ad 1,4X o il Laowa 100mm macro arriva a 2X. Inoltre nessuna delle due può montare i nuovi teleconverter 1.4X e 2X. Peccato. Fortunatamente per aumentare il rapporto di riproduzione esistono comunque accessori nativi per Z di terze parti come i tubi di prolunga Meike MK-Z-AF1 o il soffietto Novoflex BAL-F con i quali i nuovi Nikkor Z MC vanno alla grande. Alberto Ghizzi Panizza 2021 (C) all rights reserved i miei migliori auguri a Nikonland.it per il suo Quindicennale !
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  9. Il nuovo obiettivo Nikkor Z MC 50mm F/2.8 è delle due nuove lenti Nikon Z indirizzate al mondo macro, quella utilizzabile ed apprezzabile anche sott’acqua in particolare con sensori in formato DX (APS-C). Si potrà così evitare di montare l’apposito adattatore a baionetta FTZ per sfruttare una delle classiche ottiche Micro Nikkor (60 o 105 mm micro Nikkor). Indubbiamente un grande vantaggio sott’acqua: attrezzatura più leggera e compatta sia a livello di fotocamera che a livello di dome port e adattatori. Il nuovo Nikkor Z MC 50mm F/2.8 segna, quindi, una svolta a livello di macrofotografia per quanto riguarda il mondo Nikon ed i particolare la serie Z. Un’ottica che ben si presta al ritratto e alla macrofotografia con rapporto di riproduzione 1:1 e che ho voluto subito provare con Nikon Z50 per sfruttarne a pieno le caratteristiche. Mancando ancora un riferimento nella port chart di Nauticam, ho utilizzato per l’occasione il “Flat port 74 M77” in accoppiata con il “Flip diopter holder M77”, grazie al quale è possibile utilizzare anche eventuali lenti macro aggiuntive. In realtà Nauticam non ha perso tempo ed in poco tempo a già aggiornato i dati, consigliando l’utilizzo del Nikkor Z MC 50mm F/2.8 con il N100 Flat port 29 in accoppiata con “l’Extension ring da 30 mm” o più semplicemente con il “Flat port 66”. Nauticam NA-Z50 pronta all’immersione. Nikon Z50 con l’obiettivo macro Nikkor Z MC 50mm F2.8, 2 flash Inon Z-330 e lente addizionale super macro con adattatore flip. Il formato DX del sensore della piccola Nikon Z50 ben si presta a lavorare con quest’ottica. La focale da 50 mm, in accoppiata con il sensore APS-C della piccola ma prestante Mirrorless “entry level” di casa Nikon, permette di realizzare fotografie macro di grande qualità. Nikon Z50: una Mirrorless piccola e compatta, facile da utilizzare ma dalle potenzialità a volte sbalorditive. Queste le prime impressioni una volta in acqua con la Z50 e la custodia Nauticam NA-Z50, custodia espressamente progettata per portare in immersione la più piccola della serie Z. Impressioni che diventano un’entusiasmante conferma e realtà dopo solo poche immersioni. Un esemplare di Flabellina rosa fotografata con Nikkor Z MC 50mm F2.8 Un’ottica luminosa in grado di regalare immagini molto nitide con una definizione spettacolare, dotata di una minima distanza di messa a fuoco di soli 16 centimetri e con un rapporto di riproduzione di 1:1. Flabellina rosa fotografata, in questo caso, con Nikkor Z MC 50mm F2.8 e lente addizionale macro da + 5 diottrie In macrofotografia, utilizzando la sua apertura minima di diaframma (F/22), è possibile ottenere una buona profondità di campo così da avere a fuoco nella loro interezza i piccoli animali che andremo a fotografare. Facile, inoltre, poter giocare con lo sfocato e mettere in risalto solo alcuni particolari del soggetto, basterà naturalmente utilizzare il diaframma più adatto. Apertura minima di diaframma per dare risalto alla sgargiante livrea di questo esemplare di Cratena peregrina. Lo sfondo scuro, quasi buio, mette in risalto il bianco ed i colori di questo esile nudibranco. In immersione diventa semplice sia isolare i soggetti nelle varie inquadrature, sfruttando magari uno sfondo scuro, sia metterne in evidenza solo una parte creando degli sfocati di sicuro effetto grazie ad un bokeh sempre gradevole. Le nove lamelle di forma circolare del diaframma dell’ottica creano in effetti degli splendidi sfocati, morbidi e vellutati. Un altro esemplare di Cratena peregrina. In questo caso utilizzo diaframma F18, tempo di posa di un 1/125 di sec. e sensibilità ISO 200 per ottenere un gradevole sfocato dello sfondo, ma rendere visibili anche i polipi idroidi di cui si sta cibando il piccolo nudibranco. Ho potuto provare il nuovo Nikkor Z MC 50, che è dotato tra l’altro di messa a fuoco fulminea e molto precisa, in varie circostanze e in situazioni con bassa illuminazione ambiente. Ottima la capacità di focheggiare anche senza “focus light” magari sfruttando la sola illuminazione delle luci pilota dei flash (Inon Z-330). Un indubbio vantaggio quando non si può contare su una luce di puntamento di qualità. Un’ottima lente da utilizzare anche per il ritratto. Sott’acqua questo veloce obiettivo si dimostra molto valido e capace nel realizzare ritratti di pesci di piccola e media taglia. Tra una distanza compresa tra i cinquanta centimetri e il metro e mezzo è possibile realizzare tutta una serie di ritratti di animali di medie dimensioni ed ottenere immagini di qualità con effetti di sfocato più o meno evidenti. Buone, inoltre, le esposizioni e molto reali i colori delle immagini ottenute. Il nuovo Nikkor Z MC 50mm F2.8 si destreggia bene anche come ottica per realizzare ritratti. Tanti dettagli e ottima definizione di immagine in questo ritratto di una Murena comune Tornando alla macrofotografia, per spingersi oltre il rapporto di in gradimento di 1:1 occorre sfruttare particolari lenti aggiuntive macro e super macro. In questo ambito ottenere immagini nitide diventa leggermente più complesso, visto che con le “wet lens”, ad esempio da + 5 o +10 diottrie, si avrà uno spazio di messa a fuoco più limitato. Sta di fatto che con lenti quali la CMC-2 e la CMC-1 è possibile spingersi su rapporti dell’ordine del 1:2, 1:3. Durante le prove ho utilizzato diverse lenti aggiuntive macro di differenti marche, come ad esempio le ottiche della Subsee. Anche in questo caso i risultati sono stati ottimi. Più semplice lavorare con sole 5 diottrie aggiuntive, la messa a fuoco è ancora facile e l’ingrandimento è già decisamente apprezzabile, anche se non così evidente come su una fotocamera Full Frame. Le 10 diottrie aggiuntive ci spingono, invece, nel mondo della super macro. Qui la messa a fuoco si complica un pochino ma i risultati, con un po’ di esperienza e diversi tentativi, possono essere veramente interessanti. I 50 mm di focale del Nikkor Z MC in accoppiata con il sensore DX della Nikon Z50 permettono immagini con rapporto di ingrandimento 1:1 e dettagli impressionanti. Grazie all’apposito supporto porta lenti è possibile utilizzare una o due ottiche aggiuntive, potendole così sostituire velocemente in immersione. Allo stesso modo è disponibile anche il nuovo sistema a sgancio rapido proposto da Nauticam e composto da appositi supporti per le lenti applicabili direttamente ai braccetti dei flash. Un sistema innovativo che permette di portare in immersione con sicurezza le eventuali lenti aggiuntive e di poterle agganciare al macro port principale tramite un veloce e comodo sistema a baionetta. Giocare con la profondità di campo è molto facile. In questo caso l’attenzione va sui polipi posizionati in primo piano di questa madrepora cuscino. In conclusione il nuovo Nikkor Z MC 50mm F/2.8 è a tutti gli effetti un’ottima lente macro, in grado di dare il massimo con una fotocamera Mirrorless in formato DX, come appunto la piccola ma potente Nikon Z50. Un’ottica in grado di proiettarci nella vera macro fotografia subacquea e , grazie ad una lente aggiuntiva, anche nella supermacro. L’obiettivo giusto per chi vuole dedicarsi alla macrofotografia subacquea di qualità e poter sfruttare i 50 mm di focale dell’ottica per realizzare pure splendidi ritratti. Un’ottima scelta per un’ottica che ritengo quasi indispensabile nel corredo dell’appassionato subacqueo che vuole fotografare il piccolo e l’estremamente piccolo. La rapidità di scatto dell’ottica permette di scegliere il momento migliore prima che il piccolo Verme tubolare ritragga il ciuffo branchiale e ci permetta di ammirare ogni dettaglio. Quando necessario le capacità ritrattistiche dell’ottica e la focale non troppo spinta permettono inquadrature più ampie. Nell’immagine è ritratto una esemplare di Cretina peregrina durante la deposizione delle uova. Spingere il rapporto di ingrandimento e superare le capacità dell’ottica principale grazie all’utilizzo di una lente addizionale super macro da + 10 diottrie. Nell’immagine i minuscoli polipi di un esile esemplare di Eunicella cavolinii. Un grande ringraziamento a Scubapoint di Palau (La Maddalena – Sardegna) e al suo team che mi ha permesso di realizzare nel migliore dei modi le immersioni di prova e le immagini utilizzate nell’articolo. Erik Henchoz Fotografo NPS , Nital courtesy
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  10. Gli ultimi anni sono stati caratterizzati dal dirompente ingresso sul mercato delle mirrorless ed il quindicennale di Nikonland cade in un momento di transizione del mercato, con Nikon impegnata nella realizzazione delle mirrorless Z che, a tutto campo, stanno conquistando i fotografi con le loro caratteristiche innovative e le straordinarie prestazioni delle nuove lenti. Nikonland è assolutamente convinta che le reflex siano ormai superate, sostanzialmente in ogni genere fotografico. Scopo di quest’articolo è quindi fare il punto nell’ambito della fotografia di natura, genere che somma landscape – in tutte le sue declinazioni come seascape, starscape, nightscape - e wildlife, quest’ultimo particolarmente sfidante per le mirrorless, attraverso l’esame delle caratteristiche innovative del nuovo sistema. Z6 su 20/1.8S 15" f2 ISO 1600 Assenza di vibrazioni e silenziosità. Manca lo specchio, una cosa ovvia, banale ed evidente. Ma quanto è significativa e grande la ricaduta nell’uso pratico di questa caratteristica è una cosa da provare perché significa due cose fondamentali. Grazie allo scatto elettronico non produce nessun rumore pur conservando sostanzialmente tutte le funzionalità. Questo punto è da solo già determinante perché consente al fotografo naturalista impegnato, quello cioè che cerca i propri soggetti nella natura ed al di fuori di qualsiasi situazione controllata, di non essere percepito attraverso il rumore. Certo, le fotografie con il soggetto che guarda in camera hanno un look molto intimo e personale, ma l’obiettivo del fotografo naturalista è più spesso ritrarre il soggetto intento alle sue attività e, per farlo, sviluppa e sfrutta capacità di avvicinamento, appostamento e mimetismo. Ma sul più bello, con la reflex succede che… CLACK! al primo scatto il soggetto individua il fotografo o al minimo che c’è qualcosa che non va ed interrompe le sue attività. Fa un mondo di differenza, invece, poter scattare quanto si vuole ed in raffica alla massima velocità senza essere sentiti. Z6 su 500/4E 1/160 f4 ISO 7200 Non produce nessuna vibrazione. Per decenni la pratica standard del fotografo impegnato è stata usare sistematicamente il treppiede, il più grande e stabile possibile e con sopra una testa bella grossa, oltre a, nel caso della fotografia di paesaggio, scatto remoto ed alzo dello specchio. Ancora oggi il treppiede è l’attrezzo che più di altri “fa pro”. Superato, non serve più. La vibrazione da annullare arrivava dallo specchio e nelle Z l’IBIS, la riduzione delle vibrazioni sul sensore, fa il resto. Con una mirrorless è possibile ottenere scatti perfettamente privi di micromosso a tempi impossibili per una reflex anche con il setup più stabile. È possibile ottenere immagini prive di micromosso a mano libera ad 1/20 di secondo con il 500mm. Personalmente, ormai, uso il treppiede solo se mi servono tempi realmente lunghi nella fotografia in notturna o per ottenere effetti fotografici particolari sull’acqua o le nuvole. O in caso di sessioni di scatto in appostamento prolungato per sostenere il peso dell’attrezzatura o contribuire al mimetismo, drappeggiando la rete mimetica sopra il tele ed il treppiede. Ma non lo uso più in tutti gli altri casi e, comunque, uso mediamente sostegni molto più agili e leggeri non dovendo più smorzare le vibrazioni. Z6 su 500/4E 1/40 f4 ISO 3600 - A mano libera! Le attuali Z impiegano ancora i sensori di vecchia generazione, con una ridotta velocità di lettura, quindi lo scatto elettronico può produrre l’effetto distorsivo dato dal rolling shutter, ma nella fotografia di paesaggio e nella fotografia di animali è un problema più teorico che pratico, considerate le velocità relative in gioco. Per questo e nonostante i limiti sull’autofocus che vedremo più avanti, personalmente già oggi nel wildlife di animali dotati anche della minima timidezza, la maggior parte in Italia, io preferisco la Z6II alla D5. Mirino Elettronico. Niente specchio significa mirino elettronico, in pratica un minuscolo monitor. Tre aspetti fondamentali. WYSIWYG - What You See Is What You Get – Cioè il mirino riproduce esattamente quello che il sensore sta catturando. Un fotografo esperto sa pre-visualizzare nella mente le proprie immagini. Ma a volte sbaglia, o meglio poteva sbagliare: ora non più. E questo riferisce ovviamente non solo alla composizione ma alle altre caratteristiche dell’immagine, come l’esposizione ed il modo esatto in cui la luce viene catturata dal sensore e “cade sull’immagine”, in base alla gamma dinamica effettivamente disponibile per gli ISO selezionati ed in rapporto al contrasto della scena. Z6 su 24-70/4S@39mm 1/80 f8 ISO 100 Possibilità di rivedere a mirino le fotografie fatte esattamente come nel monitor. Anzi, in taluni casi molto meglio: per chi li porta, non c’è più il problema con gli occhiali nel passaggio dal mirino al monitor. Non c’è più il problema della luce forte sullo schermo. Ma soprattutto, per chi è appostato e cerca di non farsi vedere, non occorre muoversi per rivedere le foto scattate nel monitor ma lo si può fare nel mirino. Informazioni aggiuntive, come una bella implementazione della livella elettronica e l’istogramma in real time, oltre ad infinite possibilità di personalizzazione. L’EVF delle attuali Z ha un’ottima qualità di visione, che non fa rimpiangere il mirino ottico, ma è superato dalle migliori realizzazioni del mercato sulle immagini in rapido movimento e nel blackout durante le raffiche, che ostacolano una accurata composizione di soggetti in rapido movimento. Il problema, però, più che dovuto alla tecnologia del mirino deriva dal sensore. La nuova generazione di sensori lo risolverà, ne parleremo più avanti. Lenti straordinarie. Non sembra un merito diretto delle Mirrorless, ma lo è perché non si tratta semplicemente di progetti ottici aggiornati. Ma di progetti che sono stati resi possibili dal bocchettone delle nostre Z, contemporaneamente il più grande del mercato e quello con la minor distanza del sensore. Z6II su 14-24/2.8S@18mm 0.5s f11 ISO 100 Sono fantastiche, niente di meno, praticamente tutte, ovviamente ciascuna in rapporto alla propria categoria. La terna di zoom f2.8 professionali è la migliore di sempre, non solo per Nikon ma anche per il mercato. Personalmente sono innamorato del 14-24/2.8S, il 24-70/4S ha ridefinito il concetto di zoom kit, il 105/2.8S MC ha una qualità di immagine che ha ripristinato la distanza tra i fissi e gli zoom. I fissi f1.8 sono uno meglio dell’altro. La lista sarebbe troppo lunga e rinuncio qui a proseguirla. Ma già da sole le nuove lenti secondo me sarebbero motivazione sufficiente a passare al mondo Z, indipendentemente dal fatto che si provenga dal mondo Nikon F o da altri produttori del mercato. Il difetto più grande? Personalmente credo solo che ne vorrei di più! Ma Nikon sta lavorando sodo ed a breve avremo un catalogo completo di tutte le lenti fondamentali. Da lì in avanti si passerà ai fuochi artificiali…. Autofocus. Iniziamo dalle caratteristiche positive già disponibili. La messa a fuoco è sempre perfetta in quanto fatta direttamente sul sensore, cosa che significa che non occorre più inseguire e correggere la taratura di lenti e moltiplicatori. Nel tempo, come molti utilizzatori di supertele luminosi, sono diventato piuttosto abile a tarare l’AF delle reflex, ma questo testimonia unicamente di quanto fosse importante e, quindi, quanto tempo abbiamo dovuto dedicare ad imparare ed eseguire un’operazione che ora è del tutto inutile. Ad esempio, la mancanza di perfetta taratura out-of-the-box dei TC su certe lenti è la causa principale della loro cattiva reputazione. Infatti, nonostante il tempo trascorso, ricordo perfettamente quanto sudai per tarare la D4 sul 500/4G con il TC14II, una combinazione notoriamente critica. Era attrezzatura professionale ed una lente fissa, chi ha provato a tarare zoom più “amatoriali” saprà di sicuro di cosa parlo. La copertura autofocus del campo inquadrato è completa, cosa che consente di abbandonare del tutto la necessità di focheggiare e ricomporre indipendentemente da quanto sia decentrato il punto su cui si vuole mettere a fuoco o quanto perifericamente si muova questo punto. Purtroppo, le nostre Z rispetto alle più recenti realizzazioni della migliore concorrenza hanno ancora due punti deboli nel caso di fotografia wildlife. • Il riconoscimento di viso ed occhio, che è stato assolutamente un game changer nella fotografia di persone ma non è ancora adeguatamente implementato per la fotografia di animali. • Il tracking dinamico e l’autofocus continuo non sono sufficienti a garantire il risultato nella fotografia d’azione, e sono piuttosto lontani dall’affidabilità delle migliori reflex. D500 su 500/4E 1/2000 f5.6 ISO 400 Per cui, al momento, per immagini come queste resta più sicuro usare una reflex serie 5. Comune a tutte le ML, non solo quelle di Nikon, c’è poi una certa tendenza a preferire lo sfondo rispetto al soggetto, in particolare se questo è più contrastato e luminoso, cosa comune ad esempio fotografando ungulati. È per questi limiti che l’autofocus non è ancora in cima alla lista dei motivi per cui, oggi, le ML sono preferibili alle DSRL nella fotografia wildlife. Ma è solo questione di tempo, lo vedremo più avanti. Schermo orientabile. Il punto di ripresa cambia drasticamente la prospettiva e la resa estetica ed artistica delle nostre immagini e lo schermo orientabile consente di posizionare la macchina in posizioni che sarebbero impensabili dovendo comporre guardando il mirino. Certo, per le macchine prive di questa caratteristica ci sono dei palliativi, come il mirino angolare. Ma io l’ho usato ed è solo un costoso ed arcaico periscopio. Lo schermo orientabile, invece, insieme alla possibilità di lavorare estensivamente a mano libera è di una notevole comodità sulle attuali Z e, per questo, sono assolutamente contento che la nuova Z9, prima professionale, lo abbia. La Z9, l’elefante nella stanza. Siamo alla Z9, l’elefante nella stanza. O almeno quello che Nikonland vorrebbe che fosse ed è convinta che sarà, per quanto catturerà l’attenzione di ogni fotografo che usi Nikon e dell’intero mercato. Il motivo è semplice, in Nikonland ci aspettiamo che superi tutti i punti deboli delle attuali Z. Niente di meno. Riteniamo che lo farà grazie ad una componentistica e costruzione da ammiraglia, spesso ci si dimentica che Z6 e Z7 non lo sono, ed agli anni di esperienza nel SW che le attuali Z hanno consentito. Ma soprattutto al nuovo sensore che, per effetto della sua tecnologia e velocità di lettura, porterà la Z9 prima e poi le future Z a superare, a tutto tondo ed anche nelle situazioni più dinamiche e sfidanti, le più veloci reflex mai prodotte. Massimo per Nikonland (C) 16/10/2021 - il nostro quindicennale
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  11. Alcuni oggetti esprimono l'essenza dell'arte. L'arte è fatta di dettagli: composizione, colori, sensibilità, storie da raccontare, proprio come il mio lavoro. Viviamo in un momento dove abbiamo tutto, veramente tutto... Da sempre sento dire che viviamo in un presente "povero", che abbiamo davanti a noi un futuro incerto. Ho sempre sentito quel peso del passato, un peso che spesso è molto ingombrante e vedo sempre di più che le generazioni si confrontano elogiando un passato glorioso che ormai non lascia più spazio ad altro... Secondo me invece le cose dovrebbero andare in modo completamente diverso, il passato ci deve insegnare, il passato ci deve dare supporto, deve animarci ad agire nel presente. All'Improvviso arriva Nikon Z fc da un passato glorioso con una estetica incredibile almeno per me che non ho un legame "storico" con la fotografia ma vederla per la prima volta mi ha dato la stessa sensazione di quando ho visto (sempre per la prima volta) il duomo di Firenze. C'è qualcosa che non si spiega , ma si percepisce ed è proprio per questo motivo che ho dedicato un video dove cerco di trasmettere il fascino e tutto il potenziale di questo corpo macchina che secondo me rappresenta un binomio perfetto tra stile e tecnica. Qui abbiamo tutto, veramente tutto. Lolivito (C) per Nikonland 2021 Auguri per il Quindicesimo Anniversario...!!!
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  12. é il nuovo video, primo di 4 in arrivo nelle prossime settimane che anticipano il lancio della nuova Nikon Z9 atteso a questo punto entro la fine di ottobre. Per il momento ci viene mostrata l'articolazione pivotale del display posteriore durante uno shooting : ma credo che siamo nell'imminenza di altri rumors. Non mancheremo di seguirli nei commenti a questo articolo. Per ora sappiamo per certo che : la nuova ammiraglia Z sta arrivando Nikon promette che sarà una esperienza superiore a qualsiasi altra Nikon nella sua storia che è progettata per andare oltre le prestazione della D6 che ha un nuovo sensore stacked ad alta risoluzione progettato appositamente da Nikon per la Z9 che ha un nuovo processore di immagini adeguato a quelle prestazioni che avrà video 8K, che presumiamo autorizzi a pensare che sarà in grado di scattare 24-30 fotogrammi al secondo da oltre 40 megapixel che ha una nuova batteria EN-EL18d, compatibile con le precedenti da 3.380 mAh che dispone di un ricevitore GNSS integrato che facilmente sarà annunciata insieme ad un nuovo adattatore FTZ2 ottimizzato per l'impiego di ottiche Nikkor F di tipo E con cui è stata provata alle Olimpiadi e non solo durante questa estate *** Aggiornamento del 13 ottobre 2021 h: 14:00
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  13. Ahhh, i vecchi tempi... In mezzo la rivelazione di Nikon per la sua estate all'insegna della Zfc in un revival degli anni 70-80 di somiglianze, assonanze, amarcord (per chi c'era) Ma anche per chi non c'era, ai tempi delle fotocamere della serie FM cui la Zfc si richiama, la ghiera del nuovo 28/2,8SE insieme all'estetica tutta del gruppo di famiglia, comunica sicurezza, grip, voglia di utilizzare quella ghiera. Una delle mie critiche al sistema Zfc è sicuramente l'eccessivo utilizzo di plastiche poco nobili, ed anche questo 28mm non ne è immune: all plastic made! E' un peccato, perchè si è persa un'occasione, sacrificando qualche etto di peso, a realizzare una realistica copia delle ottiche e delle fotocamere cui questo sistema si rifà. La seconda critica, ancora più accesa, è alla scelta di Nikon di questa focale da sacrificare sul formato APS-C della Zfc !!! Perchè...???? L'angolo di campo del 28mm è quello più disastrato, a mio vedere, dal fattore di conversione 1,5x: molto più interessante sarebbe stata una copia SE del 40mm f/2 di imminente uscita sul mercato. Credo Nikon abbia perso una ottima occasione, a meno che non voglia succesivamente realizzare una versione SE del 40mm o di altri compatti di futura progettazione. Le qualità indiscutibili (in rapporto a costruzione e prezzo) del 28SE sono state già da qualche settimana evidenziate in questo mio articolo ... Ma dopo questo sproloquio, ci manca ancora di sapere come si comporti questo Z Nikkor 28/2,8 SE in full format: ecco che ho recuperato una bella Nikon Z7, la prima delle mirrorless Z uscita nel 2018, col suo mega sensore da 45,7 Mpx, che fino ad ora non ha avuto 28mm fissi da utilizzare, solo zoom al cui interno questa focale di ripresa leggermente grandangolare, tanto amata da architetti e geometri/ingegneri, per i rapporti molto lineari tra larghezza e profondità del suo angolo di campo da 75,3*. Insomma: eccovi il primo fisso 28mm Z sul catalogo mirrorless Nikon. Vecchi tempi, antichi templi: Agrigento, Valle dei Templi, Tempio della Concordia ...direi un buon soggetto per vedere come si comporti questo grandangolare al pieno delle sue potenzialità... f/4 sappiamo come una delle caratteristiche di questo 28SE sia la buona nitidezza alla minima distanza di maf (19cm), eccolo all'opera a due diaframmi intermedi di lavoro, per vedere come funzioni in profondità di campo, l'altra delle caratteristiche proprie di focali di questo genere... (maf sugli steli in primo piano) f/16 la ripresa di questo fossile chiarisce come possa diventare interessante alla brevi distanze questo 28mm SE. Mi avvicino: un angelo caduto come gli Aiaci Telamoni (che sono più avanti) mi offre la possibilità di continuare a valutare la pdc (flash di rischiaramento in pp) f/11 f/5,6 f/8 guardando la differenza tra primissimo piano e sfondo, a tutti e tre i diaframmi, per quanto molto diversi tra loro, non mi pare di notare molte differenze... la nitidezza dello sfondo è sempre molto simile... Anche mettendo a fuoco l'ulivo vicinissimo...con un diaframma medioaperto, come f/5,6...non otteniamo molto più stacco di prima dallo sfondo f/5,6 La Maestà di questo colosso dell'antichità (440 aC) chiamato Tempio della Concordia (degli agrigentini il sottinteso) dal I sec. dC si ammira tutta nelle viste frontali e di traverso f/11 sia anteriori sia posteriori, dove il 28SE si comporta molto bene in termini di distorsione prospettica (nonostante il pessimo punto di ripresa) e nitidezza anche ai bordi immagine, come si nota dai crop dell'immagine precedente, uno vicino al piano di maf l'altro assolutamente fuori dal piano di maf Un risultato davvero encomiabile per un plasticotto da duecento euro e poco più, in questo senso. L'uniformità di esposizione a diaframmi crescenti, evidenzia invece una manifesta vignettatura a f/2,8 che,curiosamente, ritorna in misura meno accentuata al diaframma di massima chiusura, f/16, come si vede anche nel trittico seguente la suggestione delle riprese di questo Tempio agrigentino (uno dei meglio conservati dell'antichità) viene ben evidenziata col 28SE sia per rapporto dimensionale delle colonne, rispetto la distanza di ripresa, sia nel concentrare l'attenzione sugli aspetti più scenografici come le luci che filtrano tra il tufo delle cave vicine cromia e saturazione non sono aggressive, come con altri obiettivi più "modernisti" della serie Z, specie gli zoom di prezzo basso In buona sostanza, ritengo molto curiosa la mancanza di incremento di pdc, diaframmando: sembra che Nikon abbia progettato lo schema ottico di questo obiettivo proprio come trattandosi di uno standard (al quale assomiglia per quel comportamento) ed invece di calcolare matematicamente il fattore DX a ritroso, relizzando quindi un 33mm, abbia voluto utilizzare una focale classica, come quella dei 28mm (la triade delle FM era il 28, il 50 ed il 135mm) per ricreare la suggestione che la Nikon Zfc vuole realizzare, riuscendoci pienamente. Tirando le somme, ecco il mio pensiero su aspetti di forza e di debolezza di questo semplice obiettivo, una volta utilizzato su un sensore full frame, esigente come quello Z7: cosa mi piace: resa cromatica ben gestibile leggerezza costruttiva correzione della distorsione nitidezza prezzo cosa non mi piace costruzione in plastica pdc impersonale leggera vignettatura Max Aquila photo (C) per Nikonland 2021 ...bei tempLi...
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  14. Arrivato in prestito breve, il primo marchio di terze parti di obiettivi Autofocus per attacco Nikon Z. Sulla mia Nikon Z fc vedete montato un Viltrox APS-C 33mm f/1,4 Il perchè di questa inconsueta focale? Ma ricreare con l'effetto moltiplicatore del formato, uno standard, un 50mm f/1,4 equivalente. E' una prima anche in questo senso: su Z non abbiamo ancora obiettivi di questa luminosità, dagli f/1,8 si passa agli f/1,2 ed oltre, dei nostri fantastici standard Z Arriva così... ...in una scatola che...ne contiene una seconda aperta la quale...spunta il faraone nel suo sudario, corredato da sacchetto in microfibra (in puro stile Z), pieghevole e cartoncino di garanzia carino già a prima vista, nella gommapiuma che l'ha tenuto al riparo di una delle solite botte da trasporto Shenzen Jueying Technology Co, ovviamente made in China... e dove se non...? lente ED in giallo, ad alto indice di rifrazione in azzurro dotato di coppia di tappi identici a quelli Z per Nikon e paraluce in metallo massiccio, come tutto l'obiettivo realizzato in alluminio, pesante solo 310 grammi (per il materiale), schema di 10 lenti in 9 gruppi, maf minima di 40 cm, lungo 7,2cm e largo 6,5: ghiera dei fitri da 52mm. Dotato di ghiera di maf manuale e... DI UNA VECCHIA AMICA: la ghiera dei diaframmi !!! Senza click (ottima per i vlogger) e con la posizione Auto oltre il diaframma più chiuso Subito messa alla prova sulla Z fc, la ghiera trasmette perfettamente alla macchina i rispettivi valori e ha prevalenza di funzionamento rispetto alla ghiera diaframmi della fotocamera (se imposto sulla ghiera obiettivo un valore, disabilito la ghiera fotocamera): un plus rispetto le attuali ottiche Z native, che denota quanto Viltrox sia riuscita a penetrare l'hw di Nikon. Chissà se vedremo in commercio anche ottiche Nikon dotate di questo utilissimo strumento ! direi che faccia la sua bella figura sulla vintage Z fc e finalmente immune da critiche estetiche diaframma a nove lamelle... e contatti elettrici per dirsi...tutto ciò che ci sia da discutere con la fotocamera... paraluce a petalo, finalmente anch'esso in metallo dopo anni di policarbonato nipponico.... Tanto in metallo, da dover essere rodato le prime volte: non stupitevi se vedrete qualche ricciolo di alluminio che viene... trafilato dal blocco di fine corsa... Come funziona questo Viltrox ? Il prezzo attuale di 315 euro ne fa un competitor addirittura più costoso del meno luminoso e più leggero Z Nikkor 40/2 appena annunziato. Ma non è il prezzo a caratterizzare un obiettivo, specie se le differenze siano esigue: nell'utilizzo di qualche giorno di questo obiettivo DX, nato per misurare lo stesso angolo di campo di uno standard in FX mi sono dovuto ricredere riguardo la prevenzione che confesso avere nei confronti di un produttore che fino all'altroieri si occupava (così sapevamo) di anelli di adattamento e tubi di prolunga economici. In abbinamento alla Zfc i risultati sono stati sempre al di sopra delle iniziali aspettative, sia in termini di nitidezza, quanto di uniformità di esposizione centro/bordi, anche al diaframma più luminoso che fa di questo obiettivo, al momento, il più luminoso standard per un corredo Z DX. Di fronte alle foto scattate nello straordinario sito archeologico del Tempio/altare di Accoddi (a 11 km da Sassari, altare prenuragico dalla forma simile agli ziqqurat centroamericani, unica testimonianza in Europa di simile monumento), in condizioni di luce ben contrastata, tipicamente estiva (nonostante sia già autunno) dove aiuta, come ogni obiettivo standard deve essere in grado di fare, a meglio definire ciò che si percepisce a vista, sia negli sguardi d'insieme, sia incentrando l'attenzione sui particolari con le sue figurazioni del Sole, della Luna, nei menhir circostanti, sia nei bassorilievi antropomorfi, dedicati al culto della Prosperità in questa magnifica "stairway to heaven" di 5mila anni fa, della quale il Viltrox 33/1,4 contribuisce a rendere pienamente il senso Motorizzazione dell'autofocus stepless, come di regola sugli obiettivi altisonanti attuali, silenziosissimo e rapido alla pari degli obiettivi nativi per Z. indistorto, poco vignettante ai diaframmi più aperti, dà il meglio di se a quelli intermedi, a partire da f/4, risponde in maniera perfettamente lineare anche a quelli più chiusi (qui a f/11) nel tentativo di tenere a fuoco per pdc anche l'abside della chiesa di San Gavino a Porto Torres. Perfettamente efficiente a tutta apertura in condizioni di luce disponibile, sia al centro immagine quanto ai bordi estremi dell'inquadratura, qui fortemente croppati in grado di mantenere un buon contrasto cromatico anche in luce attenuata suggestivo in controluce per quanto afflitto (finalmente) da qualche piccolo difetto di tenuta dell'antiriflesso (rispetto obiettivi di altra caratura e fascia di prezzo) a suo agio, direi con ogni temperatura colore della luce ambiente, anche artificiale netto, definito sul soggetto, dotato di uno sfuocato morbido e piacevole, grazie anche alle nove lamelle del diaframma Dotato di una sua brillantezza costante, anche quando non sia assistito da luce diurna altrettanto interessante, anzi, poco contrastata nella quale si predispone a evidenziare la gamma cromatica del soggetto, senza caricarla inutilmente un obiettivo con cui poter scattare tranquillamente a tutta apertura mantenendo intellegibilità del contesto, grazie anche alla focale che non dà mai l'impressione del grandangolo tagliato dal formato DX modulato nei chiaroscuri anche in evidente sovraesposizione, per non chiudere le ombre un obiettivo poliedrico, luminoso, affascinante per la sua costruzione tutta in metallo e le sue proporzioni ideali un obiettivo...tra due Mondi (come Garibaldi) quello degli obiettivi nativi e quello degli universali MF tra i quali spicca non solamente per essere la prima casa che riesca a produrre una linea AF per fotocamere NikonZ, ma sopratutto per le qualità intrinseche che ne fanno un best-buy in funzione di prestazioni e luminosità massima. Ed anche per la continuata assenza ingiustificata di progetti DX specifici, di casa Nikon, auspicati davvero da troppo tempo... Ci è piaciuto tanto... Max Aquila photo (C) per Nikonland 2021
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  15. Paulina, la mora, guarda Carol, la bionda che posa a testa in giù. Le due sorelle sono con me da tanti anni. Prima è arrivata Carol, acquistata nel 1983 quando avevo 20 anni. Avevo appena comprato a Varese in via Rossini, una Nikon FE2 che mi è sembrata desolatamente antica quando ho visto la nuova Nikon FA da Soldano (si, Soldano) sempre a Varese. E' stato amore a prima vista per quel computer travestito da Nikon. Per chi non mi conosce é doveroso precisare che io sono nato digitale. Già a fine anni '70 io programmavo calcolatori e negli anni '80 usavo strumentazione digitale da laboratorio. Per questo l'esposimetro "a galvanometro" della FE2 mi faceva sorridere. Mentre mi sbellicavo dalle risate quando vedevo qualche attempato signore (già allora) con una Nikon F Photomic o una F2AS. La Nikon FA per quell'epoca era un salto mortale triplo in avanti, un passo nella storia della tecnologia Nikon che per certi versi prosegue ancora oggi. Comunque parleremo poi della FA in dettaglio, vi basti sapere che questa macchina ha schermi LCD dove le altre macchine avevano lancette, CPU, programmi che tenevano conto della focale dell'obiettivo e soprattutto, la prima versione del calcolo dell'esposizione Matrix, diventato poi uno standard per Nikon. Ma tornando a me a loro, dicevo che è stato amore a prima vista. Come lo è stato per il Grumman F-14 Tomcat quando ho visto il film Top Gun, l'unica volta in cui sono andato al cinema in divisa, tre volte consecutivamente, mentre ero ad un campo a Sulmona come sottotenente di artiglieria. Della trama e degli attori sinceramente non mi è mai importato nulla : ma quell'aereo. Quell'aereo. Ancora oggi è l'intercettore per antonomasia per me, sebbene sia uscito di servizio da quasi 20 anni. Sono 20 anni che mi manca, ma non mi mancano i modelli del Tomcat o i libri. Con Carol ho fotografato in esclusiva per 15 anni finché non ho comprato per il peggiorare della mia miopia, la prima autofocus. La F5. Sostanzialmente è da quel giorno che non la uso più, non ha visto più un rullino né una batteria. Però é sempre con me e davanti ai miei occhi. Io non ho vetrinette dove tenere i cimeli. Non collezione pipe o vecchie reflex. Carol è la mia ragazza di quel tempo. Carol era il mio sogno in quegli anni. Si, quella Carol che usciva con Ayrton, che avevate capito ? Già fotografavo con la D2x quando Carol mi ha detto che le mancava sua sorella che in quegli anni era andata in America a fare cinema. E mi ha convinto a portare a casa anche Paulina che da quel giorno vive con noi. Giusto per chi non sa di chi parlo (perché è troppo giovane oppure perchè al contrario del sottoscritto non è un tipo da donne&motori), metto solo due foto per ricordarle Carol Alt e Paulina Porizkova nel pieno del loro splendore nella seconda metà degli anni '80. Le donne dei miei sogni (che ho un'età intermedia tra loro) Ma bellissime ancora oggi, più di quanto non si immaginerebbe. Loro ed io. Le guardo con amore come se fossero creature viventi. Per loro provo vero amore. Eterno, incondizionato, come il primo giorno e fino al mio ultimo. Carol è al naturale come quando mi accompagnava con il suo ragazzo di allora, un anonimo 50Ais, nel mio zaino in tutti i campi militari. Insieme abbiamo fotografato aerei, carri Leopard, obici semoventi e non, fiori, donne. Il primo e l'unico paesaggio che io abbia mai stampato. E tutte le vacanze degli anni '80. Paulina invece si è rifatta le tette ed ha fatto modificare gli zigomi. Era necessario a sentire lei ed io sono d'accordo. Del resto la calottina superiore della Fa è in plastica verniciata e le guarnizioni non sono mai state troppo longeve perchè in foam friabile. Ma non si vede se non si va a toccare. E lei, guai a toccarla ! *** Ma queste due super-top model sono femmine a tutti gli effetti e non ci hanno visto giusto il servizio fotografico che ha visto come protagoniste le figlie di Carol - Gigi e Bella [nel servizio Carol compare come Yolanda ma era solo per non sminuire le figlie ...] - e ovviamente nipotine di Paulina. Per cui hanno chiesto a Bella di fotografare anche loro. Sono le fotografie che corredano questo articolo che Bella, appena arrivata a casa, ha scattato dal n.3 al n.116 in compagnia di MC (50mm/2.8). bilanciate e in perfetta forma. Quando le Nikon avevano un'anima perfettamente definita. Nel tempo hanno abbandonato il mini-grip in plastica - restano solo le due vitine di tenuta - e la conchiglia dell'oculare. Paulina ha ancora il diamante piercing che copre l'attacco syncro mentre Carol lo porta al naturale. posano insieme per la prima volta dal 1987 ma non sembrerebbe. Paulina che è sempre stata una sciupauomini ha voluto posare con un modello - in verità nulla di che nemmeno ai suoi tempi, il 135/2.8 Ais - ma le faceva specie non avere nessun uomo attorno Per risposta Carol ha osato il topless, togliendo il tappo copriobiettivo e mostrando che ancora si fa guardare anche dove non è abbronzata anzi, a differenza degli anni in cui spopolava - era molto pudica - si è lanciata persino in un nudo integrale, mostrando lato A, lato B, sopra, sotto e la in mezzo Per ciò le ho dovute richiamare per ricomporsi e fare gli ultimi scatti insieme : sanno quanto io sia gelosissimo di loro (ma ci provano sempre con ogni obiettivo che capita in casa. Ho trovata Paulina sotto al 58/0.95 due natali fa ! Uno scandalo ... e Carol non le ha parlato più fino a Pasqua quando lei ha flirtato con il 180-400/4 TC) Qui posso mostrarvi comunque solo pochi scatti. Gli altri Bella li ha già promessi ad Harper's Bazaar è molto intraprendente la piccola, come la mamma. *** Dopo la gag, parliamo delle Nikon FA più in dettaglio. La Nikon FA è stata presentata nel 1983, dopo l'ammiraglia F3 che invece era già in sella dal 1980. Ma a differenza della F3 che rappresentava - in senso negativo - tutta la tradizione conservatrice di Nikon, la FA apriva le porte a tutto il mondo dell'elettronica. Ovviamente manual focus e a pellicola ad avanzamento manuale, aveva un sistema esposimetrico all'avanguardia basato su una cellula a matrice - detta AMP - antesignana dell'attuale matrix. praticamente il fotogramma era suddiviso in 5 sezioni di cui veniva fatta la media in automatico, dando la prevalenza alla porzione centrale. (a sinistra nel funzionamento di default) Premendo un pulsante a portata dell'anulare della mano destra il pulsantino sotto all'autoscatto, era possibile escludere le quattro zone periferiche impiegando la sola porzione centrale per un spot allargato. Oltre a questo, la macchina era in grado di capire quali obiettivi montava dato che per questa generazione di fotocamere Nikon aggiunse ai Nikkor un indentatura (la s di Ais) che li classificava per lunghezza focale. Questo consentiva l'utilizzo del Program, una modalità in cui la macchina sceglieva tra serie di coppie di tempi e diaframmi quello migliore a seconda della focale. Ma non solo, oltre alla modalità manuale e a priorità dei diaframmi e, appunto, al program, la FA aveva per la prima volta in casa Nikon la modalità a priorità dei tempi e presentava il selettore PSAM che vediamo ancora oggi, per esempio nella Zfc e che per decenni ha contraddistinto le Nikon più automatiche. Il selettore dei tempi nel tradizionale quadrante di destra andava da 1 secondo ad 1/4000'' (la Zfc si concede di arrivare fino a 4 secondi) ma oltre alla posa B, aveva anche una modalità M250 che consentiva di usare la macchina anche a batteria scarica o senza batteria (che è il mio caso da 20 anni) con un tempo meccanico fisso di 1/250''. all'altro lato, opposto, concentrico con il manettino per riavvolgere la pellicola, la ghiera di impostazione della sensibilità ISO/ASA e quella di compensazione dei tempi, da +2 a -2 EV (sinceramente mai usata una volta). l'oculare aveva la chiusura con un diaframma a due lamelle guidate da una levetta posta nel retro del pentaprisma. l'otturatore era in titanio a nido d'ape ed era controllato elettronicamente. All'epoca un tempo minimo di 1/4000'' non era comune : la F3 si fermava ad 1/2000'' Solo molti anni dopo venne superata dalla classe di macchine con otturatori più evoluti capaci di 1/8000'' e anche meno. Ma non è solo questo a renderla speciale. Le altre Nikon dell'epoca erano proprio primitiva e al massimo nel mirino avevano una finestrella e una lancetta. La FA ha portato gli LCD in casa Nikon con indicatori numerici del tempo, della sovra e sottoesposizione ben visibili insieme a quelli analogici. Insomma, magari oggi che abbiamo più indicazioni a mirino di quante ne vorremmo sorridiamo ma questa è stata la prima Nikon analogica ad impiegare sistemi digitali per il controllo. Aveva un processore, una memoria, non funzionava - se non limitatamente - senza la batteria. ancora un dettaglio dell'acconciatura di Carol ... pardon dei quadranti e degli indicatori di destra. Il contascatti, sopra la leva di avanzamento della pellicola (con il fermo per le esposizioni multiple) è simile per estetica a quello dell'indicatore del diaframma della Zfc. altro dettaglio dei tasti funzione ... pardon dei comandi a portata delle dita della mano destra. Tra cui quello che non ho mai usato in vita, la profondità di campo. Una cosa da film muto, secondo me ! avvolgimento della pellicola dopo lo scatto, pressapellicola, guide. All'epoca la Nikon FA era tanto avanzata - anche nell'uso dei materiali, leghe leggere e plastiche - da suscitare ovviamente molte critiche da parte dei fotografi conservatori che la scartarono per le più rassicuranti FM ed FE. Esattamente come oggi molti - anche dei presenti - pensano delle digitali ad alta risoluzione. Troppa elettronica, ci vuole la batteria se no, non va. Troppo delicata, chissà quanto dureranno gli LCD. Etc. etc. Critiche in parte giustificate dall'avanzata tecnologia impiegata da Nikon che le valse il premio mondiale nel 1984. Ma pensateci che senza questo sforzo gigantesco, in un'epoca in cui una calcolatrice programmabile aveva una memoria che si misurava non in gigabyte, non in kilobyte ma in passi di programma (se avete presente ...), ha dato poi i suoi frutti nei decenni successivi. Passando per il sistema Matrix introdotto con la F5 per arrivare sino a noi dove i sensori misurano l'esposizione con decine e centinaia di migliaia di cellule fisiche o virtuali. *** Ma Carol e Paulina si stanno annoiando e mi mostrano ancora una volta il sedere scoperto e la mia Carol mi schiocca un bacio con la lingua cui non so resistere come al solito quello che é seguito è troppo privato per condividerlo. Sayonara !
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  16. Possibile...? Pare di si, anche questo incrocio inimmaginato, per cui ci si ritrova a pensare se per caso, Gabale-Megadap cinese di Shenzen, dopo l' MTZ (che lega baionette di obiettivi Leica M alla montatura Z delle mirrorless Nikon), non abbia stabilito che ...scandalizzare paghi. E riflettuto se l'enorme tiraggio della baionetta Nikon Z non sia l'invenzione del decennio, per consentire ogni tipo di nozze... Anche per questo adattatore troviamo Nital a distribuire in Italia e garantire del funzionamento di questo anello adattatore, probabilmente più semplice del precedente MTZ, in quanto privo della parte puramente elettromeccanica di spostamento del nocciolo interno. Qua si sposano macchine ed obiettivi autofocus, dotati di proprio motore interno e semplicemente divisi dall'incompatibilità elettrica necessaria al dialogo. Apriamo la confezione appena arrivata... libretto di istruzioni appena tradotto da Nital in italiano e leaflet originale di garanzia, adattatore e cavetto USB per l'aggiornamento firmware (è appena uscito il 2.0 che Nital ha provveduto a caricare su ogni adattatore), curiosamente strutturato con un terminale a clamp e ne vedremo il perchè... due serie di contatti elettrici: sul fronte quelli per gli obiettivi ad attacco Sony-E (quindi anche gli universali con la stessa baionetta) sul retro quelli per la trasmissione elettrica verso la fotocamera Z in uso, oltre ai 4 pin perforati, destinati al clamp per l'eventuale futuro aggiornamento fw lateralmente il pulsante di sblocco, generosamente dimensionato, dell'adattatore per l'obiettivo in uso (e l'adattatore rimane sul corpo macchina)... ET VOILA'... alla faccia di chi diceva... questo matrimonio non s'ha da fare!!! Ma questo matrimonio invece è fattibile ed i risultati dell'... accoppiamento ( scusate, non mi sono riuscito a trattenere...) sono tanto più interessanti in quanto allargano il catalogo degli obiettivi collegabili a Nikon Z anche con quei marchi che per Z non abbiano ancora costruito, mentre per SonyE ...si. Il Sony FE 35mm f/1,8 delle foto, con il quale scatterò le prime foto di queste nozze, è gentilmente messo a disposizione dal mio amico di Catania Alfio Spartà di Fotoluce, oggi anche con negozio a Palermo... Spero di utilizzare questo adattatore anche con altri obiettivi, di marca Sigma, Samyang, Tamron... E' un workinprogress Max Aquila photo (C) per Nikonland 2021
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  17. Traduzione automatica, foto courtesy Nikon Co. Japan
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  18. Si dice che una catena sia forte per quanto è forte il suo anello più debole. Ma in una catena fatta di persone come è Nikonland, ogni anello influenza l'altro. E l'anello più forte rende più forti anche gli altri. Gabriele Castelli è parte della nostra piccola community da tanti anni e non ha mancato mai di mostrare una forza d'animo e uno spirito positivo capaci di dare l'esempio agli altri in ogni circostanza. Come l'anello più forte della nostra catena di amici nikonisti. Per questo abbiamo deciso, come parte delle celebrazioni del 15° anniversario della vita di questo sito, di dargliene testimonianza, regalandogli per il suo compleanno la più iconica delle Nikon oggi in catalogo. Perché Gabriele ci rappresenta tutti. E un regalo - importante - fatto a lui, vale molto di più di una spilletta commemorativa a tutti gli iscritti. Quindi ecco una bella, nuovissima, Nikon Z fc fiammante che possa finalmente pensionare la sua benemerita Nikon D700 che lo accompagna da una vita. Con cui fare foto ancora più belle ed appassionanti di prima. Il nuovo kit di Gabriele che abbiamo acquistato sul Nikonstore.it, insieme al libro per il centenario Nikon offerto da Nital Per averla, abbiamo pregato Nital di riservarcene una tra le pochissime arrivate con la prima spedizione dal Giappone ed andate subito a ruba. Nital ha gradito supportare la nostra iniziativa, portando un abbraccio all'amico Gabriele, offrendo anche una copia del libro a tiratura limitata stampato per il centenario di Nikon nel 2017. Libro che è stato autografato con dedica personalizzata dal Product Manager Nikon per l'Italia, come testimoniato in queste foto riprese nel museo Nikon di Moncalieri. Un abbraccione da parte di tutti Gabe !
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  19. Cavolo Mauro, hai ancora Z50 e ben due Zfc per un weekend in casa e non ne scrivi un articolo ? Ma sei tutto scemo ? Scusa Mauro, hai ragione, devo essermi perso per strada, oppure sto facendo troppe cose insieme. E' vero, come perdere un'occasione del genere ? Allora vado a fare un pò di foto in studio e poi lo scrivo, va bene ? Magari poi faccio anche un video ... *** foto e video prodotti con la Nikon Zfc e il Nikkor Z 16-50mm. Tutte le immagini sono jpg basic OOC. Nikon Z50 e Nikon Zf condividono lo stesso sensore, uno dei migliori sensori APS-C disponibili sul mercato, sebbene non l'ultimissimo grido - risale nella sua prima applicazione alla Nikon D500 del 2016 - e la stessa architettura, anche sul piano elettronico. Differiscono però nell'impostazione, nel corpo ovviamente e in altri dettagli di non poco conto. tanto che sinceramente solo noi nikonisti sapremmo che nella verità la più recente (estate 2021) Zfc è di fatto solo una rielaborazione della precedente (inverno 2019) Nikon Z50. Le macchine che presento in questo articolo hanno entrambe una basetta SmallRig, necessaria per non far penzolare il mignolino nella Z50 e indispensabile per aggiungere una protezione al fondello e un filo di grip in più per la Zfc. la Z50 - a sinistra - con il Nikkor Z 50-250mm DX e la Zfc - a destra - con il suo 28/2.8 SE dedicato Astraendo per un attimo, se è possibile, dall'effetto vintage, nostalgico, hipster della Nikon Zfc, la Nikon Z50 ha una impostazione tradizionale - stile reflex - con impugnatura profonda e coprioculare del mirino ampio e gommato. Ha il flash incorporato che, sebbene utile per schiarire ma non per fungere da luce primaria, in molte circostanze ti salve le foto. Ha display articolato in una sola direzione (alto, basso). La Zfc ha in quadranti in stile Nikon FE2, non ha impugnatura (proprio per niente), ha il coprioculare circolare piuttosto rientrato, più scomodo per chi porta gli occhiali e molto, molto "plasticoso". Non ha il pulsante FN2, in compenso ha la presa USB-C, la possibilità di ricaricare la batteria via USB-C, il display completamente rotante con la possibilità di chiuderlo a portafoglio. In termini di prestazioni, sfido chiunque a riconoscere foto e video scattati con l'una o con l'altra. Entrambe offrono risultati eccellenti. La Zfc ha uno zic di reattività in più nell'autofocus che come funzionalità automatiche è allineata con Z6 II e Z7 II mentre la Z50 è pari con la Z5 e le Z6 e Z7. l'impugnatura più profonda della Z50 meglio si adatta agli obiettivi più impegnativi per lunghezza e peso, anche se entrambe si dovrebbero limitare all'uso con il 50-250 e non tentare la sorte con cose tipo il 70-200/2.8 o affari connessi via FTZ (la Zfc in tutto pesa 395 grammi, voi la rischiereste con un Nikon 200-500/5.6 ? Fatelo, io desisto). Anche con la SmallRig dedicata la Zfc resta scomoda da usare per ore. i due display si differenziano nettamente per l'articolazione. Quello della Zfc è più piccolo ma non ha la parte laterale occupata da tastini a sfioramento, cosa che invece ha la Z50 Il fondello della Zfc, come già dicevo, è in vera plastica, quindi meglio proteggerlo bene da graffi e usura. il display della Zfc si chiude anche a portafogli, totalmente protetto e invisibile, tanto da far scambiare la piccola digitale per una vecchia a pellicola. Ma naturalmente è nell'architettura - interfaccia utente - che le due macchine si differenziano. la Zfc richiama le reflex manuali del passato con i quadranti di tempi e sensibilità, insieme alla compensazione dell'esposizione. Per cambiare il diaframma dell'obiettivo però si dovrà programmare la ghiera dell'obiettivo stesso, oppure rassegnarsi a controllarlo con la tradizionale rotella orizzontale davanti o dietro al corpo. la Z50 ha un'unica torretta con il tradizionale schema PASM + Posizioni Utente + Scenery/Effetti/Auto per modalità che all'utente tipo della Zfc non interessano affatto. Anzi, danno un fastidio viscerale ... (io ho giurato : mai più una camera con il PASM !) è una modalità di uso della fotocamera che può essere abbracciata immediatamente da tutti gli 'anta che negli anni '60-70-80 hanno usato Nikon F, F3, FE, FE2, FM etc. etc., mentre fotografi più giovani dovranno fare un pò di scuola guida. E' la differenza fondamentale rispetto ai modelli in stile "vintage" degli altri marchi. Quelli hanno solo l'aspetto antico ma i comandi sono moderni. Invece la Nikon Zfc è una Nikon nel senso più tradizionale del termine. Prendere o lasciare. bella è bella. Ma comoda da usare ? Non direi. Eppure tanti cuori fa palpitar ... compreso il mio che scettico all'inizio, ha finito per farmene comprare due ! ognuno ha il proprio senso estetico. L'estetica non fa le foto ma per me la Nikon Z50, insieme alla Nikon Z5, è tra le più brutte Nikon di tutti i tempi ... l'oculare della Z50 a sinistra è comodo, morbido, ben dimensionato. Quello della Zfc è rivestito di vera plastica, è scomodo e piccolo per chi porta permanentemente gli occhiali la differenza tra le due impugnature è evidente. La Z50 è poco più in piccolo, quanto offrono Z5/Z6/Z7. La Zfc riporta indietro nel tempo a quando si scattavano rullini da 12 scatti ... in una giornata. Ma naturalmente al cuor non si comanda. La Zfc ha inaugurato un "cinema" stile Apple (cit. Gabriele Castelli TM) di accessori, mezze borse, impugnature, cinghie in pelle. Per non parlare della finitura colorata disponibile via Nikonstore, con la possibilità di scegliere il colore delle "gomme" della macchina tra tante tonalità. Insomma, a ciascuno la sua. Da parte mia, dopo aver provato per circa 18 mesi la Z50 e per un mese la Nikon Zfc azzardo delle conclusioni, molto, molto soggettive. PRO DELLA NIKON Z50 interfaccia tradizionale flash integrato display articolato più grande e probabilmente più protetto impugnatura comodissima anche per obiettivi più grossi del 16-50 prestazioni allo stato dell'arte per sensori APS-C Nikon costa un filo meno della Zfc, in kit o superkit è un affarone CONTRO DELLA NIKON Z50 USB solo in formato mini. Anacronistica ! autofocus automatico nello standard della prima generazione di Z più anonima di aspetto, anzi, per qualcuno proprio ... bruttina ! pochi obiettivi nativi in formato DX e pochi adatti in formato FX la batteria passa da carica a scarica in un baleno con poco preavviso manca lo stabilizzatore (ma è una macchina del 2019) poco adatta alla foto d'azione, al wildlife estremo, all'uso con teleobiettivi molto pesanti PRO DELLA NIKON Zfc interfaccia nello stile delle gloriose reflex manuali degli anni '80 display totalmente articolato che si chiude a portafoglio/libro (probabilmente più delicato da usare) autofocus automatico nello standard della seconda generazione di Z, leggermente più reattivo di quello della Z50 presa USB-C con batteria ricaricabile via cavo prestazioni allo stato dell'arte per sensori APS-C Nikon oggetto fashion e trendy (per chi gradisce lo stile) nessuno sinora ha avuto il coraggio di dire che non sia bella, nonostante la sproporzione dell'enorme bocchettone Nikon Z prezzo adeguato alla qualità dell'oggetto e della proposta disponibile nei kit della Z50 ma anche con il suo 28/2.8 SE dedicato CONTRO DELLA NIKON Zfc scomodissima da tenere in mano richiede apprendimento per chi non ha usato in passato macchine Nikon manuali pochi obiettivi nativi in formato DX e pochi adatti in formato FX la batteria passa da carica a scarica in un baleno con poco preavviso manca lo stabilizzatore (colpevolmente nel 2021 !) del tutto inadatta a tutto ciò che non sia fotografia "disimpegnata" Bene ma a voi, quale piace di più ? Colpiti dal fascino della Zfc o attratti dalla razionalità un pò anonima della Z50 ?
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  20. *** Per circa 40 euro su Amazon o direttamente da SmallRig sul negozio Ebay per una cifra simile, arriva la basetta ad Elle per la Nikon Zfc che aggiunge alla macchina una impugnatura morbida per facilitarne la presa (secondo me necessaria, almeno per chi userà questa macchina. Per chi la sfoggia come status symbol, ovviamente andrà evitata), un aggancio Arca Swiss per il treppiedi sulla base e una filettatura per eventualmente montarla in verticale. Inoltre sposta il baricentro verso il basso e la zavorra, accorgimento secondo me utile perchè la Zfc è anche troppo leggera e qualche volta tende a puntare il muso verso il basso anche semplicemente appoggiata sul tavolo con un obiettivo più lungo del 28/2.8 o del 16-50. Per montarla bastano due dita, senza nessun attrezzo. Non si deve smontare lo sportellino del vano batteria che mantiene le sue piene funzionalità. Solida, robusta, molto ben rifinita, non si presta a nessuna critica. Il rapporto prezzo/prestazioni è più che esemplare. Io ne ho prese due, una per Gigi e una per Bella
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  21. Preannunciato già il 29 giugno come "obiettivo in sviluppo", diventa adesso ufficiale il nuovo zoom DX ~8x ad ampia escursione, equivalente all'incirca ad un 28-200mm in formato pieno. abbastanza compatto (90 mm a riposo x 73mm di diametro) pesa solo 315 grammi. Ha passo filtri di 62mm, schema da 17 lenti in 13 gruppi con elementi ED e asferici. Diaframma a 7 lamelle e messa a fuoco minima di 20 cm. Il motore è passo passo come di norma per i Nikkor Z. Pensato - immaginiamo - come lente kit per chi voglia un solo zoom al posto della coppia 16-50 + 50-250, forse con la Z50, probabilmente anche con la prossima Nikon Z30. Anche perchè incorpora lo stabilizzatore, non previsto sul sensore di quelle macchine. Disponibilità da novembre ad un prezzo che potrebbe posizionarsi intorno a €550 + IVA 22% MTF a 18 mm MTF a 140 mm Dando retta ai grafici sintetici MTF sembrerebbe un obiettivo di buone qualità, assimilabile al Nikkor Z 24-200mm FX. Sostanzialmente buono per fare tutto, come da foto di presentazione.
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  22. Gialli o bianchi che si sia, questa estate di certo abbiamo deciso in qualche maniera di evadere dalle città nelle quali siamo vissuti rinchiusi più di un anno per Decreto governativo. Partire e fotografare, che sia vicina o lontana la destinazione, si pone sempre il problema in termini di compattezza e prestazioni delle attrezzature con cui spostarsi, specie dovendo sintetizzare tutto in un bagaglio a mano, per evitare il rischio di furti o danneggiamenti. Nikon tiene a catalogo, già da fine 2019 il doppio kit del quale ho già scritto articolo di presentazione a quel tempo: pochi mesi dopo ho comprato una Z50 corredata del solo 16-50DX, essendomi reso conto della validità intrinseca di questa macchinetta DX dotata dello stesso sensore della eccellente D500, top reflex DX . Ma in questi due anni abbiamo invano atteso che Nikon completasse il suo doppio kit sul lato wide, per esempio con la rivisitazione in abito Z del già esistente AF-P 10-20mm (del quale abbiamo compiutamente parlato su queste stesse pagine), a realizzare in pochi etti un 15-30mm equivalente che ...in vacanza sarebbe per molti l'obiettivo chiave. Non ci perdiamo in discorsi, abbiamo chiesto a Nital in prestito un AF-P 10-20 ed un telezoom Z 50-250 per usarli in queste settimane in tutte quelle occasioni utili, dall festa in famiglia alla giornata in campagna, fino al viaggetto di tre giorni in moto: tutte occasioni nelle quali questo trio di ottiche e gli accessori connessi, trasformano un doppio kit già convenientissimo di prezzo (specie in occasione delle ultime campagne di sconto e negli Outlet Nikon) in un superkit da trousse da viaggio... Di fatto: una Nikon Z50, i tre obiettivi DX (più l' FTZ per il 10-20), una batteria di scorta (la si può ricaricare col charger dello smartphone o con un powerbank collegato alla presa della Z50), un minitreppiede per ogni esigenza e due lenti addizionali (Nikon 5T e 6T da 62mm) per le prerogative in close-up del 50-250 Nel mini zaino, schede di riserva ed accessori di pulizia per un ingombro complessivo irrisorio La Nikon Z50 è una mirrorless dotata di sensore da 20,5Mpx, analogo a quello della reflex D500 anche nei comportamenti dinamici, quindi ben contento di salire di ISO, senza soffrirne in maniera particolare, fino anche a 5-6000, quindi ben adatta ad ogni condizione di utilizzo variabile, come accade nelle gite e nei viaggi, facilmente. D'altro canto, per scelta commerciale, pur essendo dotata di una dignitosa frequenza di scatto e di un adeguato buffer, quindi idonea ad un utilizzo in scatto continuo, durante avvenimenti sportivi o, secondo le abitudini dei fotografi specifici, anche nel wildlife, purtroppo manca della stabilizzazione del sensore, che hanno le sue Zorelle: poco male, se la dotiamo di ottiche a loro volta stabilizzate e, guarda caso, oltre ai due zoom del doppio kit, anche il 10-20 AF-P ha stabilizzazione interna ! Purtuttavia, il peso aggiuntivo ed i cm in più del necessario (quanto efficace) FTZ, ci fanno ancora recriminare, ritenendo fattibile una conversione in Z di questo economico ma prestazionale zoomino. Mentre sui due plasticotti DX, ancora una volta, resteremo stupiti delle loro prestazioni. Tutti quanti, prima o poi, passiamo dalla richiesta di realizzare un reportage di una festa familiare: se lo faremo anche una sola volta, mai più nulla e nessuno ci scrollerà mai di dosso questa incombenza, qualunque sia l'evento, proprio come avviene ai "tagliatori di torte": ABILE ED ARRUOLATO !!! un bambino è sempre alla ricerca di divertimento e la sua prima fase di apprendimento, passa obbligatoriamente dal gioco, cui...devono partecipare tutti quanti i soggetti presenti... per staccare il festeggiato dallo sfondo, ma al contempo evitare rischi come urti e ditate nei vetri, meglio un 50-250 a debita distanza, ma che riesca a concedere selezione di inquadratura e dia risalto al soggetto e spesso risulta utile anche per isolare soggetti estemporanei, che con la festa non abbiano proprio nulla a che vedere; un telezoom come questo da 75-300mm equivalente (sul pieno formato) è esattamente quello che in questo momento manca a Nikon Z sul...pieno formato Una giornata in campagna a sorvegliare sui lavori già fatti e quelli ancora da fare, in questa stagione preparatoria dei raccolti estivi è altrettanto utile a testare anche gli altri due zoomini, che si comportano come vogliamo che sia: per esempio saturi di colore primaverile, come in questi due scatti con il Nikon AF-P 10-20mm: ed in questo, realizzato col DX trans standard, il Nikon Z 16-50mm sorprendente come sempre per la gamma di sfumature cromatiche che lo contraddistinguono, specie utilizzando un colpo di flash di schiarita (anche l'incorporato della Z50, se uno si ricordi della sua esistenza ) Ovviamente anche qui il Nikon Z DX 50-250mm trova modo di esprimersi in una delle sue principali prerogative, la fotografia ravvicinata, aiutato da una delle mie lenti addizionali Nikon, qui la 5T da 1,5 diottrie, doppietto acromatico di indiscutibile valore anche dopo decenni dalla sua apparizione... ed in questo crop 2x della immagine precedente, tutto lo stupore della mosca colpita dal lampo del flash mentre bombava afidi verdi come sono ancora le mie prugne... se troviamo poi insetti di colore diverso dai posatoi, diventa tutto più facile (sempre 50-250 + flash e lente addizionale) Attenzione alla polvere ed allo sporco durante i cambi di obiettivo.... portarsi appresso sempre accessori per soffiare via e per eventualmente ripulire il sensore, molto attrattivo, e privo anche dello shaker, della Z50...: a pena di Caricate le moto, si parte...! e lo zainetto occupa neppure metà di una borsa laterale, perfettamente ammortizzato dal materiale con cui lo isolo da ogni vibrazione: destinazione Sicilia occidentale il 16-50 ed il treppiedino consentono agevoli selfie, grazie anche al display basculante a 180° verso il basso, della Nikon Z50, utile anche a mano libera la differenza di resa tra il 16-50 Z ed il 10-20 AF-P sulle rispettive focali più larghe, parla fotograficamente lingue differenti: 16-50 10-20 ma rende in ogni modo il senso compiuto di un'inquadratura nella quale si accentui il senso della prospettiva usuale: un genere molto praticato dal foto turista anche perchè dipende essenzialmente dall'uso che del wide si voglia fare: questa sopra è un'immagine in controluce pieno del 16-50 @16mm f/8, mentre questa sotto, apparentemente meno distorta prospetticamente, è stata ripresa col 10-20 @10mm f/4,5.... comprendete...? 10mm f/8 con questi zoomini si possono fare foto che un tempo scattavo solo con obiettivi fissi dal costo stratosferico, restando soddisfatti 66mm f/8 10mm f/11 e se si voglia, si può giocare con i profili colore della Z50: vividezza e fumetti per chi li apprezzi parallelamente adottando i formati più consoni alle riprese in questione, già on camera, per rendersene conto subito la capacità di contrasto anche in presenza di forte emissione UV, si riesce a dominare egregiamente, con l'aiuto della facile postproduzione attuata in queste mie foto pubblicate questa serie di gabbiani, mentre ci spostavamo velocemente in barca, col 50-250, grazie alle doti dinamiche della Z50, non castrate come hanno fatto nella Z5 il selfie, col 10-20... Questa foto di Piazza della Repubblica di Mazara del Vallo è uno stitching di quattro fotogrammi orizzontali, ripresi col 16-50 @16mm f/8 il Satiro danzante, invece, è ripreso col 10-20mm @15mm con ISO tra 6400 e 14400 All'interno del Museo di Selinunte, i reperti, tutti contenuti in teche di vetro e illuminati da luce mista ambiente, neon e led, sono ripresi col 50-250 con e senza lente addizionale a ISO variabili tra 1400 e ... 25.600 a mano libera e con tempi da 1/25" ad 1/100" fidando nel VR incorporato all'ottica 52mm 250mm frammento di iscrizione (sopra) e sua trascrizione (sotto) Insomma, direi che ...fin che la barca va... non dobbiate farvela scappare: per quest'anno, per cambiare, questa trousse la porto al mare... Scherzi a parte, ritengo che sul mercato fotografico al momento, su questo ordine di prezzi di listino (spesso scontabili) non esistano kit a totale copertura tra 15 e 300mm-eq dalla qualità e dalle propensioni allo sviluppo con nuove ottiche, più convenienti di questo Superkit Nikon da viaggio ... E che se Nikon si sbriga a rifare Z il 10-20 AF-P allo stesso prezzo che ha in questo periodo, eliminando dallo zaino anche l' FTZ (utile quanto incongruo su un corpo DX), non potremo che esserne entusiasti ! Max Aquila photo (C) per Nikonland 2021
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  23. Mentre Nikon continua a lavorare, personalmente attendo pazientemente alcune novità, il mondo Z ha ormai raggiunto una buona maturità ed è in grado di dare grandi soddisfazioni a tutti i fotografi. Scopo di questo articolo è quindi presentare e condividere la mia personale selezione di lenti per fotografare il paesaggio, diurno e notturno, insieme ad alcuni "trucchi" appresi sul campo con un uso prolungato di questi strumenti che, a parte il relativamente recente 14-24/2.8S, non sono assolutamente delle novità. Ma credo che trasmettere le esperienze, anche di lungo periodo, e quello che da queste deriva sia una delle cose utili che Nikonland può fare per i Nikonlander e per tutti i lettori. Ancor di più se questo può contribuire non solo a definire i pro e contro di un singolo strumento ma a presentare un kit definito ed ottimizzato per un compito specifico, con i razionali delle scelte fatte per comporlo rispetto alle alternative disponibili. Presentiamo quindi i protagonisti! Parleremo di: Z6II, che qui vedete seduta sull'indispensabile impugnatura/basetta arca (meike in questo caso) 14-24/2.8 S, con tappo portafiltri 24-70/4 S 70-300/4.5 5.6 AF-P, con il suo FTZ Io fotografo prevalentemente in natura e, quindi, nell'assemblaggio del mio kit, ho cercato il compromesso tra più esigenze. Innanzi tutto, un'ottima qualità di immagine contrapposta ad una adeguata semplicità di trasporto e d'uso sul campo. Per questo ho scelto tre zoom, capaci di garantirmi il meglio in assoluto sulle focali grandangolari ma anche ottime prestazioni, in particolare chiudendo un poco il diaframma, nelle focali intorno alla normale e lato tele. Tele che, per come mi piace fotografare, è opportuno abbia una lunghezza massima di almeno 300mm. Ma andiamo con ordine. La Z6II non ha la massima risoluzione disponibile, appannaggio della Z7II, ma ha un ottimo equilibrio complessivo tra gamma dinamica, risoluzione e tenuta agli alti ISO. La qualità di immagine è sostanzialmente la stessa della Z6, ma con una apprezzabile differenza: ha una maggior capacità di recuperare le ombre senza mai far trasparire la matrice dei sensori AF. Intendiamoci, non è una cosa che ai file della Z6 succeda con frequenza ma, in condizioni di luce estreme (3-4 stop da recuperare), a me è capitato mentre con i file della Z6II mai. Sulla risoluzione di Z6II vs Z7II ho già detto nel passato, ripeto per comodità dei lettori: dalle prove pratiche risulta che è pressoché impossibile vedere la differenza di dettaglio tra una stampa prodotta da un file 24 mpix ed uno a 45 mpix per dimensioni inferiori ad A2. E questo se il file della Z7 viene prodotto nelle migliori condizioni (perfetta messa a fuoco, perfetta tecnica, perfetta lente, ISO base) in quanto ogni "errore" in ripresa contribuisce a ridurre questa differenza. Allargando il discorso, c'è un'altra caratteristica che ha uno straordinario impatto nella pratica fotografica: il sensore stabilizzato, che consente tempi di scatto a mano libera incredibilmente lunghi ed impossibili alle reflex. Quanto lunghi? beh, il mio record a mano libera è 1/15" di secondo con il 500/4! Ma sostanzialmente l'impatto nella foto di paesaggio è tale che, dopo una vita passata sotto zaini affardellati dal treppiede, ora porto questo ausilio solo se prevedo di fotografare prima dell'alba o dopo il tramonto o se voglio utilizzare tempi lunghi con intento creativo. E anche quando lo porto, lo uso solo quando serve in modo da essere più agile e veloce nelle inquadrature. Me lo avessero detto 5 anni fa non ci avrei creduto! Del 14-24/2.8 S abbiamo scritto moltissimo, io in particolare per questo genere fotografico qui e qui. Pure Max si è parecchio dato da fare, cercate su Nikonland e troverete tutte le informazioni utili a valutarlo. Più lo uso e più mi convinco che sia il miglior zoom grandangolare che si sia mai potuto montare su una Nikon. Zoom che è stato corredato anche di una comodissima funzionalità per utilizzare i filtri, che è la proverbiale cigliegina sulla torta fatta da prestazioni ottiche inarrivabili unite ad un peso piuttosto leggero ed a dimensioni contenute. Il 24-70/4 S lo abbiamo conosciuto al debutto del sistema, è la lente kit apparsa per prima insieme a Z6 e Z7. Non ha la brillantezza del fratello maggiore f2.8 e neppure dei fissi Z di pari focale, ma ai diaframmi più usati nella fotografia di paesaggio (tra f8 ed f16) è un eccellente performer. Se consideriamo quanto è piccolo e leggero lo definirei uno straordinario performer! Il 70-300/4.5 5.6 AF-P è.... l'intruso. Perché non è frutto della nuova progettazione e produzione Nikon e, quindi, ha ancora bisogno di essere intermediato dall'FTZ per connettersi al bocchettone delle Z. Ma, una volta fatto, funziona perfettamente e rende disponibili un bel autofocus e prestazioni ottiche che il prezzo esiguo non farebbero lontanamente immaginare. Nikonland, alla sua uscita e probabilmente in anteprima mondiale, è andata a provarlo ed ha scoperto e svelato questa vera e propria gemma! Ovviamente ringrazierò moltissimo Nikon quando farà un tele Z nativo con la sua leggerezza e, prevedibilmente, prestazioni ancora migliori. Ma ne frattempo uso lui senza remore. Come dicevo, questo è il kit che viene con me tutte le volte che vado "per paesaggi". Come lo trasporto? Beh, io sono "allergico" ai vari zainetti fotografici perché nessuno ha uno schienale veramente comodo, capace cioè sia di scaricare il peso sul bacino del fotografo e non sulle sue spalle sia di essere adeguatamente traspirante (compresi anche quelli "più ottimizzati" come gli fStop). E fotografando nella natura, spesso camminando molte ore, la differenza tra un buono zaino pensato per la schiena del fotografo ed una "soluzione da fotografi" è abnorme. E, di più, a me lo zaino serve per portare anche acqua, cibo, indumenti.... tutte cose che nel normale zaino fotografico non stanno. Ma come proteggo tutto nello zaino? E come rendo comodo l'uso sul campo? Usando una custodia appositamente progettata e prodotta da Tenba: la BYOB 10 DSLR (BYOB=Bring Your Own Bag!). I più attenti noteranno 2 cose. La prima è che questa custodia è più lunga che larga e la seconda è che la cerniera non segue il bordo ma va quasi a metà del lato corto. Entrambe queste caratteristiche sono state pensate per rendere più semplice l'uso dentro ad uno zaino invece che in una borsa a spalla (Tenba produce anche un modello orientato orizzontalmente per inserirlo in una messenger bag). Per maggiore flessibilità sul campo, ho sostituito i divisori di serie con normalissimi "tubi" in neoprene (Lenscoat in questo caso). Questo mi consente di riporre dentro Tenba+tubi tutte le combinazioni d'uso (cioè qualsiasi delle 3 lenti montata sulla Z6II e le altre 2 nei tubi) e di appoggiare il tutto su rocce o erba umida senza necessità di particolari precauzioni. Mi consente inoltre di portare anche la sola custodia, con la sua comoda maniglia, se ad esempio decido di lasciare a terra o in tenda lo zaino. Ok, ma quanto pesa tutta questa roba? Meno di 3.5KG! Considerando che il tutto è eccellentemente protetto nel trasporto e che mi rende disponibili tutte le focali da 14 a 300 con un'ottima qualità direi che non è niente male. Si potrebbe andare più leggeri? si, in più modi: 1) sostituendo il 14-24/2.8 S con il 14-30/4S. Ma non sarebbe la stessa cosa, non solo perché il 14-24 è a 360° una lente migliore del 14-30 - alla fine della fiera anche il 14-30 fa ottime foto ed è migliore del 16-35/4 che ho usato per migliaia di fotografie con le mie reflex - ma perché fotografando di notte lo stop di differenza è dirimente. E la differenza di peso è comunque di meno di 2 etti, cioè il 5% del peso del mio kit. Per me assolutamente non ne vale la pena. 2) sostituendo 24-70/4 S E 70-300/4.5 5.6 AF-P con il 24-200/4 6.3. Qui la partita è veramente dura perché le due lenti che ho scelto, insieme, pesano 1.5kg mentre il nuovo super zoom pesa meno di 600gr, e cioè risparmierei il 26% del peso nel mio kit. Ed un chilo in più o in meno in montagna si sente. Questa strada è stata seguita da molti, anche qui su Nikonland, e pure io l'ho provata. Ma, per me, questo risparmio impatta sulla qualità delle immagini in un modo che rende il compromesso non funzionale all'obiettivo. I motivi più importanti sono l'inferiore qualità ottica attraverso tutto il fotogramma/focali e la mancanza delle focali 200-300, aspetti che nella mia fotografia di paesaggio hanno più importanza di quel kg nello zaino. Di più, il vantaggio principale della soluzione super zoom - passare da 24 a 200 senza cambiare obiettivo - per me è del tutto marginale. Ovviamente per altri le cose possono stare diversamente: sopra ho scritto i miei motivi, ciascuno valuti per se! Ed ora un po' di foto, spero capaci di illustrare quanto detto. Il Dente del Gigante, illuminato da un pallido sole, fa capolino tra nuvoloni che coprono quasi tutto in un pomeriggio decisamente burrascoso. In casi come questi la capacità di chiudere le inquadrature con il teleobiettivo rende possibile trovare scorci interessanti anche in situazioni di luce decisamente sfavorevoli. Z6II su 70-300/4.5 5.6 AFP@92mm f8 1/320 ISO100 Il cielo migliora ed aumentano le zone illuminate dal sole, la sfida è aspettare ed avere il momento giusto con la luce che pennella dove si desidera. Z6II su 70-300/4.5 5.6 AFP@116mm f8 1/200 ISO100 Ma in certi casi sono utili focali ben più lunghe e lo stabilizzatore aiuta tantissimo a farlo anche a mano libera e con gli ultimi od i primi raggi di sole. Z6II su 70-300/4.5 5.6 AFP@300mm f6.3 1/80 ISO100 Z6II su 70-300/4.5 5.6 AFP@300mm f5.6 1/200 ISO100 Per avere una adeguata profondità di campo, ed estendere la nitidezza da un primo piano molto vicino ad uno sfondo distante Km, è necessario chiudere molto il diaframma. Ma noterete la nitidezza esemplare da angolo ad angolo, a dispetto della diffrazione che molti fotografi sembrano temere in modo eccessivo, merito di questa lente kit decisamente sopra la media. Z6II su 24-70/4S@24mm f16 1/20 ISO100 Una lente versatile come il 24-70 è spesso indispensabile per rifinire la composizione quando non è possibile "zoomare" con i piedi. Inoltre, quando il sole spostandosi cambia il modo in cui la luce colpisce le montagne, potersi muovere rapidamente fotografando a mano libera è impagabile. In casi come questo, con i riflessi da "riprendere a piombo", oltre allo stabilizzatore sul sensore è estremamente utile anche la bolla elettronica presente a mirino. Z6II su 24-70/4S@60mm f11 1/13 ISO100 Per avere il sole "a stella" con tutti quei raggi e le lame di luce sulle vette occorre essere li nell'istante esatto, chiudere a f16 ed avere una lente resistente ai riflessi quando il sole colpisce la lente frontale dell'obiettivo. L'ho già detto che il 24-70/4S è una gemma? Z6II su 24-70/4S@62mm f16 1/100 ISO100 La luna e la primissima luce del sole (sono le 5:58) illumina le vette più alte. A 1600ISO, solo un ottimo sensore ed una esposizione perfettamente centrata possono catturare sullo stesso fotogramma quelle luci senza sfondarle e quelle ombre senza chiuderle sul nero. Questi ISO sono necessari a ad avere un tempo di scatto relativamente rapido per evitare il movimento della luna, anche a 14mm! Ovviamente occorre anche un obiettivo capace di non chiudere le ombre e luminoso abbastanza da non obbligare ad ISO ancora più alti, cosa che avrebbe sia aumentato il rumore sia ridotto la gamma dinamica del sensore. Z6II su 14-24/2.8S@14mm f2.8 1" ISO1600 Quando ho fatto queste foto per illustrare l'articolo - non tutte - ero a Chamonix. L'obiettivo era fotografare la via lattea sopra il monte bianco e tutta la catena fino all'Agulle Verte, passando tra gli altri per Aguille du midi, Dente del gigante, Grand Jorasses e Drus. Con il tutto specchiato nel lago! Purtroppo il meteo ha fatto i capricci e dopo la pioggia pomeridiana e le schiarite serali, tutto previsto nelle ottime previsioni del tempo di MeteoFrance, abbiamo avuto cielo coperto fino alle 3AM. Per il movimento della terra, a quel punto la via lattea non era più dove avrebbe dovuto essere e ci siamo inventati un "piano B". Fotografare il cielo stellato illuminato dalla falcetta di luna presente a tarda notte. Ed eccoci qui. Difficile da vedere nel file ridotto che ho postato qui, sulla cresta del Monte Bianco si vedono salire gli scalatori con la pila frontale!!! Z6II su 14-24/2.8S@17mm f2.8 13" ISO 3200 (10 file raw sovrapposti in postproduzione con Starry Landscape Stacker) Massimo Vignoli per Nikonland (c) 12/9/2021
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  24. Lo sappiamo che basta diaframmare per ottenere profondità di campo, ma la discriminante (oltre alla luce disponibile) è di certo anche la distanza di ripresa: tanto minore, quanto di meno aumenterà progressivamente la pdc. Ingenerando anche altri problemi, quali la diffrazione (potenziale perdita di nitidezza data dalla piccolezza del buco attraverso cui passa la luce, tanto maggiore, quanto più chiuso sarà il diaframma con cui si opera) la curvatura di campo dell'obiettivo, che si trasmette anche nel fotogramma negli angoli estremi dell'inquadratura il rischio di mosso (volendo mantenere ISO bassi) la qualità intrinseca di quell'obiettivo a quel dato diaframma (solitamente solo i Macro migliorano diaframmando e sempre entro certi valori) Qui difatti, preso un leggero grandangolare, non macro, munito di lente addizionale acromatica per accorciare drasticamente minima distanza di maf, con messa a fuoco in basso, sul punto indicato due files: uno a f/16, diaframma estremo di questo obiettivo, il secondo file a f/4 che non è il massimo di apertura del diaframma di questa lente, ma con 60 scatti organizzati in Focus Stacking dalla fotocamera e gestiti dal programma Helicon Focus Notare le evidenti differenze, funzione delle problematiche sopra espresse, nel caso della estrema diaframmazione (la prima foto) risolte eminentemente dal Focus Stacking gestito automaticamente dalla Nikon Z fc, tra le cui opzioni è nuovamente compreso (era assente nella Z50 da cui questo modello deriva) In entrambe le situazioni la Z fc stava su semplice treppiedino da tavolo con testa a sfera.... il minimo indispensabile, insieme al telecomando ML-7 a sua volta programmabile nei suoi due tasti funzione (dove io tengo i e Menù) Provateci anche voi... è davvero semplice Addendum: Perchè non passi tra qualcuno di voi che su Nikonland consigliamo di usare Helicon Focus piuttosto che gli strumenti più adatti per lo scopo, aggiungo all'esperienza precedente, la stessa, identica, ma condotta stavolta tra due obiettivi Z: lo standard Z 50mm f/1,8 S per tanti scatti fin qui utilizzato, ogni volta sempre con differente, accresciuto, stupore per le doti intrinseche di questa lente, tra le meno costose del catalogo Z. Utilizzato in due modi: (pur sempre con treppiede e telecomando di scatto remoto) nudo e crudo, a distanza minima di maf dal soggetto, con due-tre diaframmi differenti da TA al diaframma più chiuso in focus stacking, a f/4, sullo stesso soggetto e poi il recentissimo Macro, Z 50mm f/2,8 MC, sullo stesso soggetto, a tre diversi diaframmi da TA a tutta chiusura di diaframma 50/1,8S a f/1,8 tutta apertura, messa a fuoco sull'occhio del gallo 50/1,8S a f/2,8 (per compararlo al Macro che non apre di più) 50/1,8S a f/16...il suo diaframma più chiuso Adesso il 50/1,8S in focus stacking a f/4 con trenta scatti Si notano bene alcuni problemi, difficili da risolvere in postproduzione, tipici del FS condotto su sfondi riflettenti, come la scatola che ho utilizzato, attorno alle parti più evidenti nello stacco tra primo piano e sfondo, qui sotto evidenziati in arancio La differenza è marcata, quando si usi un obiettivo nato per questi lavori, come il nuovissimo MC Nikkor 50/2,8 già a tutta apertura, rispetto alla seconda foto del 50S, qui si vede come siano decisamente più marcati i particolari in rilievo, come piume e bargigli del gallo qui a f/16 pari alla massima chiusura dell'altro, con una definizione anche dei particolari fuori della sua pdc degni di nota per senso di tridimensionalità e qui a f/25 che è il diaframma di massima chiusura di questo macro, con il quale, al netto della potenziale diffrazione, non si disdegna neppure il confronto con il focus stacking dell'altro.... Ovviamente potremmo godere delle migliori aperture di diaframma di questo MC 50/2,8 per praticre Focus Stacking anche con questo obiettivo.... Ma non vorrei diventare noioso: il senso di questo addendum è che , disponendo degli strumenti più adatti è perfettamente inutile fare acrobazie con quelli che lo siano meno. Ubi maior....minor cessat ! Max Aquila photo (C) per Nikonland 2021
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