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Showing content with the highest reputation on 07/08/2026 in all areas

  1. Foto di ieri e ieri l'altro. Gita di arrampicata sulle Dolomiti di Brenta con un amico. Il tramonto spettacolare di lunedì sera, col sole che scende dietro i monti (Presanella, Adamello, Caré Alto, tra gli altri): Dall'altro lato le Dolomiti si colorano: Anche un paio di foto di ieri. Questa durante una pausa superata la metà della via: E questa arrivati in cima, tra ciuffi di stelle alpine. Il sorriso del mio compagno di cordata la dice lunga: Tutte con Ricoh GR IV. In queste situazioni leggerezza e compatezza sono fattori chiave.
  2. Ecco qua! Tra le ultime foto decenti scattate, mi tocca risalire al 16 maggio '26. Volevo ritrarre due amici come fossero due veri centauri, lo stile della foto voleva essere quello di un'immagine iconica, che desse un po' il senso della libertà. 3 flash - 1/800, f8, iso100 105mm
  3. Un Garpez originale 😂😂 Scattata il 16 Maggio 2026 Nikon D3s - Nikkor AF 28-105 f3.5-4.5 D -- 70mm f/10 1/320 -- Agfa Precisa
  4. Gli Sbandieratori della Giostra del Saracino di Arezzo fanno da cornice alla rievocazione storica di un'antica competizione cavalleresca che si svolge due volte l'anno nella medievale Piazza Vasari della città. Per la spettacolarità delle loro coreografie, nelle quali si scambiano le loro bandiere lanciandole in aria accompagnati dal suono delle chiarine e al ritmo dei tamburi, si esibiscono da anni girando il mondo in lungo e in largo. 20/6/2026, Nikon Z50 II + Z DX 16-50 @1/400s f/8 ISO 100
  5. Domenica 5 Luglio Z8 24-120 f4 Vista dalla zona di Forcella Tires. Per gli interessati: da sinistra a destra: Sassopiatto in primo piano, Sass Pordoi e Piz Boè, Antelao (la piramide molto lontana), Pelmo (quello lontano con la cima fra due spalle), Marmolada (la cima innevata all'estrema destra). Il Sassopiatto sfiora i 3000 metri le altre cime li superano abbondantemente.
  6. 4Airone cenerino Assolutamente impossibile scegliere la mia preferita…. le altre migliaia si ingelosirebbero a tal punto da saltar fuori dall' HD e proporre una class action contro di me 😁 Ad ognuna di esse sono affezionato, tanto da ricordarmi, anche a distanza di moltissimi anni, il momento, il luogo e l'emozione. Non posso assolutamente fare preferenze. Scelgo allora una tra le tante, e ne spiego il motivo… che poi sarebbero più d'uno. E', evidentemente, una foto naturalistica, ma contiene tutti gli elementi che vado cercando nella immagini di questo genere (e che moooooolto raramente riesco a cogliere nel loro insieme) perfezione tecnica (nitidezza, esposizione, composizione), bella luce che esalti le caratteristiche del soggetto. Sfondo "neutro" che non penalizzi il soggetto comportamento del soggetto non comune, presenza nella scena di uno o più particolari che si distinguano per originalità. E poi questa immagine rappresenta in un certo senso un omaggio a Nikon e alla buona sorte: il 27 ottobre 2023 ritiro dal mio fornitore di fiducia il NIKKOR Z 600mm f/6.3 VR S nuovo di pacca. Il giorno successivo esco giusto per provarlo un po' , lo monto sulla Z9 , e mi faccio un giretto campestre. Senza alcuna pretesa di catture rimarchevoli, solo per fare qualche scatto di test… e invece, in maniera assolutamente inaspettata, si posa vicinissimo a me un airone cenerino intento a combattere con un grosso muggine. Evidentemente la fame aveva abbassato le sue difese tanto da lasciarsi fotografare indisturbato per una lunga serie di riprese statiche e video. Talmente vicino da non entrare intero nel fotogramma.... altro che crop. A mio avviso in questo caso: Il tipo di luce ha esaltato al meglio la qualità dell'ottica; La distanza ravvicinata, e gli intonsi 46 MP della Z9, consentono dettagli a prova di ingrandimenti spropositati; Lo sfondo, complice una leggera sottoesposizione, "stacca" adeguatamente il soggetto Il becco infilzato nel pesce non è frequente da vedere E poi due particolarità assolutamente fortuite: la goccia di sangue che schizza e la membrana nittante semichiusa. ***************************************************** exif NIKON Z 9 2023-10-28 09:56:38 Tempo esposizione: 1/1600 sec Numero F: f/6.3 Velocità ISO: ISO 140 -1.5 EV 35mm equivalente: 600 mm Modello lenti: NIKKOR Z 600mm f/6.3 VR S
  7. Uno sguardo sulle tradizioni, dove i dettagli dei ricami e dei tessuti diventano protagonisti. Scatto del 17/05/2026 Nikon afs 70-300 -f 4,5 -1/400s
  8. Stamattina Spiaggia delle Due Sorelle Sirolo, immortalata con Z8 versione balneare + 14 30 Z + due borse a tenuta semistagna+sup da me medesimo "pilotato" 😅 con partenza da Portonovo e grossa dose di incoscienza...
  9. Qui comincia una nuova avventura. In tutti i sensi, sia fotografica che di esplorazione. Il versante nord est del gruppo Diei Cistella si divide tra la valle Antigorio e la valle Devero. Per ragioni squisitamente storiche, da almeno 40 anni stabula in sano abbandono forestale . E’ un versante impervio, attraversato da una moltitudine di sentieri, alcuni ben tenuti, altri in abbandono. E’ popolata da una ricca fauna selvatica, difficilissima da incontrare. Per il prossimo anno mio intendimento è annoiarvi con le cronache da questo luogo bellissimo. Tutte Nikon Z9 e ob. Nikon Z 14-24/2.8 S 24-70/4 S e 800/6.3 S.
  10. Maserati 150S del 1956 - Mille Miglia Storica 2026 - Passaggio dell'11/06/2026 al bivio di Bagno Vignoni (SI) Z8 - 24-120/4 a 53mm - Iso 500 - f. 9 - t. 1/160
  11. Ogni volta che faccio un'uscita fotografica spero di tornare a casa con almeno una foto se non bella (per i miei gusti) decente, altrimenti sono di cattivo umore per il resto del giorno. Domenica mattina ho fatto un paio di foto "decenti" ed una che trovo bella. Avete visto il blog. Quella "bella" rieccola qui: Onychogomphus forcipatus, inquadratura frontale di questo splendido cacciatore aereo che con i suoi occhi a sfera è pronto a cogliere il minimo movimento di potenziali prede e scattare in volo come una saetta. Perchè la trovo bella? Per il soggetto (bellissimo!), la gradualità dello sfuocato, i suoi colori ben risaltano sullo sfondo grigio creato dei sassi del fiume, che formano un delicato gioco di chiaroscuri . Nikon Z8, Tamron 150-500mm a 500mm f8 1/1600s, 400 ISO, -0.3 compensazione esposizione, a terra, gomito come supporto . Domenica 5 luglio 2026 ore 10.41 (ben oltre 30°C al suolo al sole 😁) ) fiume Ticino a Motta Visconti. Alla prossima...Ma... la proposta è retroattiva (foto decenti già scattate tempo addietro) o vale solo per le future (sperando di farne...)?
  12. Settimana scorsa. Media di 33-35 C° pano 3 scatti 70mm ƒ5,6 1/800 ISO 100 ISO 3200 105 mm ƒ2.8 1/125 ISO 800 105mm ƒ2.8 1/1000
  13. In attesa del Ponte sullo Stretto... Scattata ieri 7 luglio, il tramonto, il pilone di Ganzirri, le correnti di Scilla e sull'orizzonte Panarea. Z8 + Viltrox 135mm f1.8 a f 5,0 Iso 64 1/3200s
  14. 3Compito arduo, ne ho molte che mi piacciono, ma ho scelto questa , semplice essenziale e molto comunicativa, una traccia del nostro essere che poi scompare e resta solo il momento vissuto, solo una foto può darti questo. Passo Rolle Inverno 2021 - D810 e Sigma 24-105
  15. 2 La spaventosa Dettifoss. Difficile dire quale sia la mia foto migliore ma davanti alla richiesta ho pensato subito a questa. Una cascata veramente terrificante, che sembra scaricare non acqua ma piombo fuso, circondata da pareti di basalto. Spero che a voi la foto renda l'idea come la rende a me. Islanda 11 Luglio 2012 D300 28 mm AIS (quello che metteva a fuoco molto da vicino, non ricordo quanto). Se andate in Islanda, non perdetevela.
  16. 3 Enrico Cappellari 4 Luglio 2026 Z8, 24-120 a 24 mm Enrico Cappellari è un artista di strada e se la cava decisamente bene. Piazzato di fianco al non inquadrato rifugio Preuss, alle spalle il Catinaccio e non inquadrate le torri del Vajolet. Location pazzesca. Foto come scattata, cielo "dolomitico" al naturale. GLi ho promesso che gli manderò le foto.
  17. A me basta che la Ferrari non venga palesemente sfavorita. Poi vinca chi se lo merita. Quest'anno Ferrari ha il turbo che facilita la partenza ed hanno allungato i tempi perché partiva troppo più veloce degli altri quindi era pericolosa. Ha anche un sistema che sfrutta i gas di scarico per l'aerodinamica e lo hanno vietato per l'anno prossimo per contenere i costi. Tutte trovate perfettamente regolamentari. La Mercedes invece ha gareggiato per diverse gare con un motore palesemente irregolare, non so se adesso lo hanno modificato. Prima di essere un tifoso sono uno sportivo e queste cose sono inammissibili. Un po' come se il presidente di una nazione impegnata nei mondiali di calcio telefonasse al presidente della FIFA per far cancellare una squalifica. Non succederà mai. Sono sicuro.
  18. Isabella, il mio solito banco di prova di obiettivi e fotocamere. Nikon D6, Nikkor 105/2 DC@f/2, ISO 1600, 1/2000'', jpg nativo, profilo ritratto, autofocus su riconoscimento automatico dei volti/occhi, Area Auto AF a 105 punti Foto di poco fa.
  19. Come scrisse il grande John Shaw, se raramente si sale su una scala per ritrarre una persona, così anche nella macro si dovrebbe stare all'altezza del soggetto. Questo per evitare che resti schiacciato sullo sfondo, sfondo che spesso è pure caotico (sassolini, steli e quant'altro) e si finsca per fare foto piuttosto insignificanti. Vale anche per fiori ed animali in genere. Questi Onychogomphus (Pincertail in inglese, rende bene l'idea) usano dei sassi come punto di osservazione e di decollo per la caccia lungo le rive dei corsi d'acqua. Per mostrare questo comportamento e nello stesso tempo valorizzarne la bellezza bisogna... sdraiarsi a terra, avendo cura nel farlo di non proiettare la propria ombra su di loro se no scappano. Meglio acquattarsi un po' più lontano per avvicinarsi con un paio di passi del giaguaro . Ecco qualche esempio: In queste due foto ho scelto un'inquadratura 16/9 perchè il soggetto è parallelo al lato lungo della foto ed è sottile, il classico 2/3 avrebbe avuto a mio parere troppo spazio e il sasso sarebbe stato troppo invadente o lo sfondo eccessivo. Le due foto mi paicciono entrambe, ma preferisco la prima (sopra) perchè la corrente crea un bell'effetto pur lasciando uno sfondo pulito. Però la migliore della giornata è senz'altro questa: L'inquadratura frontale è meno documentaristica e più aggressiva, il colori della libellula spiccano sullo sfondo quasi monocromatico, ma mosso, creato dai sassi e il posatoio scuro una volta tanto è meglio dei sassi "bianchi". Quando si fanno queste uscite ogni tanto capita una rarità, ma più spesso le "bestie" sono quelle, allora diventa importante esplorarare, guardarsi intorno in cerca di occasioni per foto ogni volta diverse. Nota. Il Tamron 150-500 ha un rapporto di riproduzione abbastanza adatto per questi soggetti (a 500mm) ma il 300mmf4+TC era meglio...
  20. Ho già altre due luci da 600 Watt a LED di Godox. Una è enorme e richiede un tempo di preparazione per il montaggio. Ma è di fatto una luce teatrale pensata per lavorare H24/7 (serie Knowled). Una è più leggera ma ha comunque il suo bravo alimentatore separato da appendere alla luce stessa. Questa credo che sia la prima di Godox di questa potenza con alimentatore integrato. Il che è un vantaggio perché si tratta solo di montare la luce sullo stativo, collegare il cavo e poi ... accendere. Ecco una tabella comparativa delle caratteristiche principali delle luci Godox Litemons LE200Bi, LE300Bi e LE600Bi (tutte bi-color COB LED con alimentatore integrato). Questa comunque è la più potente e costosa (poco più di 400 euro, meno di un 50mm Nikon !) ma ci sono altri due tagli più piccoli e più leggeri/compatti Caratteristiche LE200Bi LE300Bi LE600Bi Potenza 220W 315W / ~320W 610W / ~620W Range Temperatura Colore 2800K ~ 6500K 2800K ~ 6500K 2800K ~ 6500K Luminosità (con riflettore, 1m, 5600K) ~57.700 Lux ~58.900 Lux Più alta (non specificata esattamente nei dati base) CRI ≈98 ≈98 ≈97 TLCI ≈98 ≈98 ≈99 Dimmer 0% ~ 100% 0% ~ 100% 0% ~ 100% Effetti FX 11 11 11 Controllo Onboard, Bluetooth (Godox Light App), DMX/RDM cablato, NFC, opzionale CRMX Idem Idem Distanza Bluetooth 30m 30m 30m Mount Bowens (compatibile flat e standard) Bowens (compatibile flat e standard) Bowens (compatibile flat e standard) Alimentazione AC 100-240V (integrata) AC 100-240V (integrata) AC 100-240V (integrata) Peso (senza riflettore) ≈2,9 kg ≈2,9 kg ≈4,8 kg Dimensioni (senza riflettore) ≈15,8 × 23,9 × 26,2 cm ≈15,8 × 23,9 × 26,2 cm ≈27,2 × 28,2 × 39,6 cm Raffreddamento Ventola silenziosa (con modalità off) Ventola silenziosa (con modalità off) Ventola silenziosa Temperatura di esercizio -20°C ~ 45°C -20°C ~ 45°C -20°C ~ 45°C Porta USB-A Aggiornamento firmware + 5V/1.5A Idem Idem la scatola è impegnativa, di quel bel rosso. La luce è disponibile sia in bianco che in nero. Io ho preso quella nera (ma ne ho una bianca che va bene sotto al sole). l'interno è protetto da normalissimo polistirolo. Il cavo è da 5 metri. L'unico altro accessorio in dotazione è il riflettore standard Bowens. qui con il riflettore montato e su uno stativo di servizio la luce pesa cinque chili, se anziché il riflettore vorrete montare un softbox, sarà il caso di usare uno stativo di quelli grossi. il pannello di controllo. La luce è controllabile via blutooth dall'APP Godox ma si può collegare in standard DMX ad array di luci simili. un dettaglio del cordone di alimentazione - di qualità ! - che riporta nel connettore un blocco di sicurezza (non ho indagato sul funzionamento per il momento, l'ho lasciato sbloccato come arriva dalla fabbrica). accendendo il dispositivo viene chiesta la lingua (cinese o inglese) dopo di che si ha nel pannello led a colori l'indicazione della potenza (attenti che arriva settato al 100% !) e della temperatura colore (5600 K che io ho portato a 5200 K come da indicazioni Nikon per la luce solare). qui c'è la prima schermata del menù impostazioni. e la schermata dei MODE (effetti un pò stucchevoli pensati per il video). al 100% la luce fa male agli occhi. Non schermata va bene sotto al solo o di rimbalzo. Altrimenti si dovrà mettere almeno una protezione/diffusore trasparente, se non un softbox. Ma si tratta di una luce da cinema, pensata per contrastare il sole. Quindi modelle con gli occhiali scuri ! questo scatto è ad f/10, 1/400'', ISO 800. anche questo questo è ad 1/10000'' su f/10 e 800 ISO. luce di rimbalzo sul soffitto (mansarda) : f/8, 1/80'' ù luce diretta al 100% f/8, 1/2000'', ISO 800 1/5000'', f/8. Ovviamente questi sono solo scatti di prova per verificare la qualità della luce (sempre diretta, 5200 K). Nei prossimi giorni andrà a "farsi valere" sul campo.
  21. Nel 1915 la Società Anonima Edilizia Moderna idea una zona abitativa a Roma, tra i confini dei Parioli e tra i nuovi quartieri Salario e Trieste. Il progetto viene affidato a Gino Coppedè spesso indicato come il Gaudì d’Italia, per via del suo stile elaborato ed eclettico, che abbracciava le tendenze contemporanee e gli stili antichi, combinando elementi di espressionismo, architettura classica, futurismo, barocco, art nouveau, medievale e art déco. I finanzieri Cerruti e Becchi vollero ripercorrere, su Roma, il percorso avviato a Genova con lo stesso architetto. Il quartiere (per la sua estensione non è veramente un quartiere) nasce tra molte difficoltà e contrasti tra la commissione edilizia e l'architetto Coppedè. La prima presentazione del progetto avvenne nell'ottobre del 1916 e nell’agosto dell'anno successivo la sovraintendenza della commissione edilizia impose dei vincoli al progetto iniziale, si doveva dare al quartiere un'impronta romana. La soluzione del Coppedé fu di di utilizzare il tema della Roma antica come le cornici e le modanature alla Roma imperiale ed un arcone richiamante gli archi di trionfo del Foro Romano. Il quartiere era ancora incompiuto alla morte del Coppedè, avvenuta nel 1927. A completarlo provvide il cognato Paolo Emilio André. L'ingresso principale del Quartiere Coppedè è rappresentato da un grande arco che congiunge due palazzi. Sotto l'arco, oltre a due balconi, si trova un grande lampadario in ferro battuto. L'arco è decorato con numerosi elementi architettonici, che hanno la caratteristica di essere disposti in modo asimmetrico. Superato l'arco ci si rende subito conto che la magia ha inizio. Nel quartiere sono presenti numerose ambasciate (Sudafrica, Marocco, Costa d’Avorio, Repubblica del Congo, Lesotho, Estonia, oltre alle ambasciate presso la Santa Sede di Turchia e Austria) ma il centro del quartiere è certamente piazza Mincio. In mezzo alla piazza sorge la Fontana delle Rane, costruita nel 1924. La fontana è costituita da una vasca centrale, di pochi centimetri più alta del livello stradale, con quattro coppie di figure, ognuna delle quali sostiene una conchiglia sulla quale si trova una rana dalla quale zampilla acqua all'interno della vasca. Dal centro della fontana si innalza una seconda vasca, di circa due metri di altezza, il cui bordo è sormontato da altre otto rane. La fontana è anche famosa per un incidente in cui i Beatles indignarono la sensibilità locale saltando dentro la fontana vestiti dopo una serata di festeggiamento al vicino Piper Club nel 1965. La piazza è circondata da fabbricati differenti per forma e dimensione e chi osserva resta subito colpito dal palazzo situato al numero civico 2 (il c.d. Palazzo senza nome) il cui arco sormontante l'ingresso è una fedele riproduzione di una scenografia del film del 1914 Cabiria. I due edifici, però, più rilevanti, decorati in modo sovrabbondante e fantastico, sono la Palazzina del Ragno e il Villino delle Fate L’iconico Palazzo del Ragno deve il suo nome alla decorazione presente sopra il portone d'ingresso principale, ripreso nelle vetrate sopra il portone d’ingresso. Apparentemente ispirato al design babilonese, l’edificio presenta anche gargoyle con teste di animale sul lato dell’edificio che fissano minacciosamente il visitatore. È suddiviso in quattro piani, consta di una torretta e al terzo livello vi è un balconcino con loggia. Sopra al balconcino vi è un dipinto color ocra e nero raffigurante un cavallo sormontato da un'incudine tra due grifoni e dalla scritta «Labor». La serie dei cosiddetti “Villini delle Fate” si distinguono per le loro facciate esterne finemente decorate, ogni villino è un omaggio a una città diversa: Roma, Firenze e Venezia. Fra le facciate scoperte dalla vegetazione, possiamo vedere il primo corpo dedicato a Venezia con le decorazioni raffiguranti il leone alato di San Marco e l'aquila di San Giovanni. Sotto l'aquila vi è una decorazione rappresentante una processione mentre sotto il leone vi è rappresentato un veliero. Dopo un secondo corpo (frontalmente nascosto) che consta di una piccola loggia con decorazioni floreali e di due arconi con dei rilievi raffiguranti delle api e l'uva sull'archivolto, il terzo corpo consta di decorazioni di putti in alto, nel piano centrale vi è un balconcino con una decorazione rappresentante la lupa con Romolo e Remo mentre il piano in basso presenta decorazioni raffiguranti dei putti e delle foglie stilizzate. La dimensione quasi fantastica di questo luogo suggestivo di Roma ha ispirato più di una pellicola: il quartiere Coppedè ha decisamente ammaliato il regista horror Dario Argento che lo ha utilizzato come location di due tra i suoi più famosi lungometraggi: “Inferno” e “L’uccello dalle piume di cristallo”, ma anche scene di altri film sono state girate qui come “Il profumo della signora in nero” di Francesco Barilli, “Ultimo tango a Zagarolo” di Nando Cicero e “Audace colpo dei soliti ignoti” di Nanni Loy con Vittorio Gassman. Voi la conoscevate questa realtà? Per tutti gli scatti accoppiata Z8 e 24-120 f/4 S con picture color Superia X-TRA 400
  22. Foto della scorsa domenica: Uno scorcio di Pusiano. Nikon Z5 II - Viltrox AF 14mm f/4 AIR @ f/8 1/500 sec ISO 800
  23. Non so se il "maestro" Gianluigi Carlone della Banda Osiris si consideri decente o indecente, ma giovedì sera (2/7) abbiamo condiviso una dura battaglia contro le zanzare... Z6iii 70/200z 2,8 1/320 f4 iso q.b.
  24. Come molti oramai sanno, praticamente non esco quasi piu' di casa, e pertanto non fotografo nemmeno, quindi mi e' difficile "obbedire" alle indicazioni..... Per questo motivo, approfitto della "concessione Amarcord..." 🙂 e posto una foto scattata il 12 Settembre 2022 a Sperlonga, dove rimasi colpito, tra l'altro, dalla abbondanza di insegne in un vicoletto così piccolo, ed in particolare da una "di servizio..." che recitava: "Prima di guardare la vetrina, attenti al gradino..." 😁
  25. Oddio ... non ho capito bene cosa intendi per "pubblicabili" ... cmq ci provo ugualmente con un paio di scatti Scattate venerdì 3 luglio in un Pub, due ragazze che suonavano/cantavano "buona" musica ... Entrambe con Nikon Z9 e Sirui "Aurora" 85mm 1.4 La prima 1/125 iso 1250 f1.4 la seconda 1/125 iso 2000 f1.4
  26. 2 Aemonium Nero Con il caldo l'aemonium si spoglia di tutte le foglie che son germogliate in primavera, esiste anche la variante verde, ma adoro questa quasi nera, con gli steli contorti e con le corolle nero lucide che trovo più elegante. Portata la pianta in casa di fronte alla parete bianca, ho dovuto usare per forza il flash, son partito con il V1 e la ZF ma tenere la zeta in verticale mi strapazza il polso, non è per nulla ergonomica. Piglio la z50ii con il piccolo godox it32 lo stacco dal trigger e lo tengo nella mano sinistra, lo direziono al soffitto, qualche piccolo aggiustamento e le ombre al muro spariscono. Che dire la ZF non è ergonomica, il 24-120 pesa, il godox V1 pesa, nulla di nuovo, è l'insieme perfetto che adoro. La Z50ii è ergonomica e leggera, il viltrox 35-1.7 è una piuma, il godox it32 è una piuma, è un insieme che fa tutto quel che serve a me, se non fosse per la batteria della zeta che sul più bello arrossisce. Ma i godox quando li ho caricati? boh non me lo ricordo, li prendo e li uso, punto.
  27. Capitolo I – Un universo racchiuso in un solo strumentoNella storia della musica occidentale esistono opere che sembrano sottrarsi a ogni classificazione. Non appartengono soltanto al repertorio di un compositore, di un'epoca o di uno stile: finiscono per rappresentare un punto di riferimento assoluto, quasi un confine oltre il quale la musica cambia natura. La Chaconne in re minore BWV 1004 di Johann Sebastian Bach appartiene a questa ristrettissima categoria. Pur essendo affidata a un solo violino, la sua forza espressiva supera quella di molte pagine orchestrali. Da oltre tre secoli continua a essere oggetto di studio, di interpretazione, di trascrizioni e di riflessioni filosofiche, mantenendo intatta la propria capacità di sorprendere tanto il musicista quanto l'ascoltatore. Molti capolavori sono figli del loro tempo. La Chaconne, invece, sembra appartenere a ogni epoca. Ogni generazione vi ritrova qualcosa di diverso: una costruzione matematica perfetta, una meditazione religiosa, una tragedia umana, un itinerario spirituale o semplicemente una delle più alte manifestazioni dell'intelligenza musicale. Il fatto sorprendente è che tutto questo nasce da uno strumento solo. Per comprenderne la portata occorre immaginare il violino non come lo concepiamo oggi, ma come poteva apparire agli inizi del Settecento. Era certamente uno strumento capace di cantare, di danzare, di emozionare, ma nessuno aveva ancora dimostrato che potesse sostenere un discorso musicale di tale complessità. La polifonia apparteneva all'organo, al clavicembalo, ai complessi vocali; il violino sembrava destinato soprattutto alla linea melodica. Bach demolì questa convinzione. Attraverso un uso magistrale degli accordi, delle corde doppie, delle successioni arpeggiate e di un sapientissimo gioco di registri, riuscì a creare l'illusione di più voci che dialogano simultaneamente. L'ascoltatore dimentica presto di trovarsi di fronte a un solo esecutore: percepisce un organismo sonoro molto più vasto, quasi un piccolo coro o un'intera orchestra condensati in quattro corde. Questo è uno dei miracoli della Chaconne: non impressiona soltanto per la difficoltà tecnica, ma soprattutto perché riesce a superare i limiti fisici dello strumento senza mai dare l'impressione di volerli ostentare. Ogni passaggio nasce da una necessità espressiva, mai da un desiderio di virtuosismo. È probabilmente questa la ragione per cui i più grandi violinisti della storia non hanno mai considerato la Chaconne come un semplice banco di prova tecnico. Al contrario, molti l'hanno descritta come un'esperienza quasi spirituale. Johannes Brahms scrisse parole destinate a diventare celebri: L'affermazione non è una semplice figura retorica. Brahms aveva perfettamente compreso ciò che rende quest'opera irripetibile: la sproporzione apparente tra i mezzi impiegati e il risultato ottenuto. È come osservare una cattedrale costruita con un unico blocco di pietra. Anche Yehudi Menuhin vedeva nella Chaconne qualcosa che trascendeva il normale repertorio violinistico. La definì «la più grande struttura mai scritta per violino solo», sottolineando come nessun'altra composizione riesca a fondere con tale naturalezza architettura formale, profondità emotiva e perfezione tecnica. Le testimonianze potrebbero continuare a lungo. Ferruccio Busoni la trascrisse per pianoforte trasformandola in uno dei vertici del repertorio pianistico. Andrés Segovia ne promosse la diffusione anche tra i chitarristi. Ogni generazione di interpreti ha sentito il bisogno di confrontarsi con essa, quasi fosse un rito di passaggio nella maturità artistica. È significativo che la Chaconne sia sopravvissuta persino ai cambiamenti del gusto musicale. Ha attraversato il Classicismo, il Romanticismo, le avanguardie del Novecento e la sensibilità contemporanea senza perdere la propria autorevolezza. Anzi, il suo prestigio sembra essere cresciuto con il passare del tempo. Forse la spiegazione risiede nel fatto che Bach non scrisse una pagina destinata a stupire il pubblico del suo tempo. Compose un'opera fondata su principi universali: equilibrio, proporzione, tensione, risoluzione, luce e ombra. Elementi che appartengono non soltanto alla musica, ma all'arte nel suo significato più profondo. In questo senso la Chaconne rappresenta molto più di un capolavoro violinistico. È un laboratorio in cui convivono matematica e poesia, fede e razionalità, rigore costruttivo e libertà espressiva. Ogni ascolto permette di cogliere un particolare diverso, come accade davanti alle grandi opere dell'architettura o della pittura. Prima ancora di domandarsi quale fosse il suo significato simbolico o quale evento della vita di Bach possa averne ispirato la nascita, è dunque necessario riconoscere un dato essenziale: la Chaconne è una delle rarissime opere della storia della musica che sembrano autosufficienti. Non richiede spiegazioni per affascinare, né conoscenze tecniche per commuovere. È musica che parla direttamente all'intelligenza e alla sensibilità dell'uomo. Ed è forse proprio questa la definizione più semplice e, al tempo stesso, più completa del suo straordinario valore.
  28. 6 Pandion haliaetus Due foto di epoche diverse, una del dicembre 2016 fatta con la D4 e il Nikkor 500mm f4 AI-P, manual focus, la seconda di settembre 2025 fatta con la Z8 e il 180-600Z. Il posto è lo stesso, uno stagno nei pressi di Cabras, direi quasi una garanzia....non saprei dire che siano le migliori che ho in archivio, spero vi piacciano Avevo dimenticato di scriverlo, ma penso lo avrete riconosciuto...si tratta del falco pescatore
  29. le mie preferite in ordine di apparizione: 5 Gruccione di DomenicoMa - veramente super in posa plastica e con sfondo azzeccato 17 Lucciole GioMau - sempre suggestive 24 Flash di Andrea Zampieron - bella luce, molto suggestiva 30 Mah di Marco Vitrotto - rende bene l'idea della band 32 Volpe di Gianpaolo64 - perché non capita tutti i giorni 36 Lago effimero di MaxBubu - bella composizione
  30. Eh…. Fa girare le palle che riesca a resuscitare anche quei polmoni degli Af anni ‘90. Cioè, fa piacere da un certo punto di vista (facile da capire) , altrettanto fa arrabbiare perché quando ne avevamo bisogno, non c’era nulla di simile. Adesso però è tardi. Se fotografassi a tempo pieno, in ogni condizione, probabilmente ci farei un pensiero perché questa fotocamera consente robe da global shutter. Fortunatamente fotografo solo quando posso o riesco e le Z9 mi soddisfano al 1000x1000. Confesso anche che no uso più obiettivi a camma AF da tanto tempo, certo che il mio vecchio 180 li’ sopra…avrebbe avuto ancora da dire la sua.
  31. Ho detto che mi incazzavo? FATTO, segna.
  32. 5 Una foto fatta lo scorso a Aprile nel parco di Miramare a Trieste. Lo zampillo della fontana sembra formare delle gocciole di cristallo che incensano la coppia romanticamente abbracciata con il mare blu come sfondo. [Nikon z5ii, 120mm, f4, 1/6400 s, ISO 320]
  33. 1 point
  34. 1 point
  35. 1 L' anima rubata. Non è la migliore, ma mi piace molto. “L’anima rubata. L’evoluzione della fotografia” era una mostra dedicata alla storia della fotografia che, con la sua invenzione nel 1826 con la prima immagine permanente della storia, ha reso possibile un sogno antico come l’Uomo, ossia fermare il tempo e catturare la vita, imprigionandola dentro l’immagine, quasi a volerne rubare l’anima. Scatto del 06 giugno 2021 Nikon D5200 Nikon 16-85mm f/3.5-5.6G, f/5.3, 1/30sec.
  36. Perché, domenica cosa è successo per favorire George a discapito di Ferrari e Antonelli ? Non è intervenuta la giuria internazionale lasciando fuori senza senso la Safety Car ? Io ho spento la TV e li ho mandati a c****e.
  37. Una cosa interessante è che secondo la dirigenza la F1 deve contenere i costi. E per questo motivo ogni 3 o 4 anni si progettano da capo macchine e motori dall'architettura cervellotica come negli ultimi anni, come se questo fosse gratis. Il V8 parrebbe andate finalmente nella direzione di un motore più semplice economico e... RUMOROSO come si deve. Non mi pare ci volesse uno scienziato per capirlo ma certo se un costruttore dice che lui partecipa solo se le macchine si fanno come vuole lui e lui stesso è libero di prendere a calci il regolamento e alla federazione va bene così allora ci si adegua.
  38. Io l’ho venduto perché su D300/700 e D3 il piano di fuoco era a suo gusto. Ma è un ottimo obiettivo, probabilmente su D6 potrai cavarci il massimo che si può, probabilmente. Milano, Arena 2010
  39. Mi permetto di andare controcorrente. Il sensore da un pollice potrebbe essere una versione aggiornata di quello che equipaggiava la Nikon 1, altra serie abbandonata, che qui ha avuto qualche apprezzamento ed articoli positivi, se ben ricordo. Ai tempi dell'annuncio delle DL addirittura pensavo di prendere la versione con il mega zoom. Dopo aver letto quanto scrivo qui di seguito potrete anche lapidarmi ma, tutto sommato, la Sony rx 10iv fotocamera che ho avuto modo di provare abbastanza a lungo, a mio parere ha il suo perchè, se non si pretende di tirarla oltre i suoi limiti. Non è paragonabile ad una fotocamera con sensore più grande, ma nemmeno ad uno smartphone, è differente, è una brige premium, nel bene e nel male. Si vocifera che verrà sostituita dalla Sony Rx 10 V (lo sapremo a brevissimo, pare), praticamente uguale con leggeri miglioramenti in af IA colori e qualcosina d'altro. C'è una certa aspettativa fra i Sonysti. Sony avrà fatto i suoi conti se dopo addirittura dieci anni, ne propone un aggiornamento. Una versione Nikon con sensore moderno da un pollice con una ventina di megapixel ed un processore come si deve, dotata di superzoom 24-600 equivalente, avesse pure un autofocus decente sarebbe un'opzione a cui dare almeno un'occhiata, per alcuni almeno, e per alcuni usi. Però non penso che Nikon farà mai qualcosa del genere. Ok, tiratemi le pietre adesso.
  40. 1 Le Pale al tramonto Comincio io anche se mi rendo conto che il mese è lungo, infatti vedendo gli ultimi contest gli scatti presentati sono per la maggioranza verso fine mese Scatto di Ieri Giovedì 2 Luglio verso le ore 21. Nikon DF e 28-105 AFD
  41. A proposito di macedonia, da fine ottobre a Bassano del Grappa ci sarà questo vernissage: mi troverete li... Allergopatie escluse... Occasione unica per evitare di dover comprare tutti ma proprio tutti i volumi (che costano anche tanto) dove si dipana la produzione di colui che a mio modesto avviso è il miglior interprete della Luce in Fotografia, da quando esiste un esposimetro... Scusate ma ho dovuto usare lo smartphone per pubblicare questo annuncio: ero in attesa in banca quando ho ricevuto questa notifica, sullo smarfonn appunto....🤷
  42. 1 point
    Correva l’anno 1996 quando, da una risaia accanto alla garzaia di San Bernardino, vidi decollare un uccello bianco con testa nera e becco ricurvo, anche lui nero nero. Un ibis??? La stessa settimana, era luglio, mi recai ad una serata della LIPU. Nel ‘96 le associazioni avevano ancora il buon gusto di incontrarsi una sera alla settimana. <“Ibis sacro”, Valerio. Vengono dal nucleo che alla fine degli anni 80 si è stabilito sull’isolone di Oldenico. Si stanno riproducendo.> Da quel primo avvistamento gli incontri con l’ibis sacro furono inizialmente rari, poi sempre più frequenti, quindi comuni, ora giornalieri. Gennaio 2005 il primo ritratto che ho di un ibis. Nikon F4E ob Nikon Ais 600/4, Provia 400 Marzo Nelle stoppie di riso Aprile in risaia Maggio in zona nidificazione Giugno, esce da una risaia Il suo ambiente ideale. Ibis sul fiume Sesia, è raro vederlo tra i sassi del greto perché il suo becco è adatto per perforare il fango e non per catturare pesciolini al volo Gennaio. In volo davanti al Monte Rosa innevato Febbraio, senza neve, stormi di ibis e gru europee sul profilo del Rosa. L’esplosione demografica è evidente e sta avendo effetti. L’ibis è gregario e, da che ho capito, deve essere piuttosto agguerrito nel conquistarsi lo spazio di nidificazione. Le garzaia sono state il luogo dove inizialmente l’ibis ha trovato collocazione ideale per riprodursi. A farne le spese sono state garzetta e nitticore, aironi piccoli. In particolare le seconde, comunissime quando ho iniziato a fotografare, oggi sono rare. Ma anche le gazzette, che in estate si ammassavano negli specchi di risaia ancora allagati, si sono ridotte in modo importante. Credo che dipenda essenzialmente da competizione per lo spazio di nidificazione, aggravato inoltre dalla presenza del prolifico airone guardabuoi, unico piccolo airone che sembra in grado di spuntarla in questa battaglia per gli alloggi. Un roost sui salici di uno stagno risorgivo. Sono solo guardabuoi e ibis. Zona industriale San Pietro - Agosto Qualche anno addietro Novara BIRDWATCHING, sfruttando la fase di rientro ai roost notturni, ha organizzato un conteggio degli ibis nell’area tra Novara e il fiume Sesia. Non ricordo il numero esatto, ma ricordo l’ordine di grandezza: migliaia. Ma non mi sarei aspettato quello che sta accadendo negli ultimi 2 anni. Il boom demografico, senza alcun contenimento naturale, ha portato colonie in tutto il basso novarese. Ovunque ci siano delle Conifere, prediligono queste alle latifoglie, possono arrivare gli ibis per mettere su famiglia. E dove si trovano le più grosse conifere in pianura padana? Le nostre città sono riccamente fornite di monumentali cedri piuttosto che pini argentati secolari. Gli ibis li hanno trovati con conseguenze piuttosto complicate. Cimitero comunale di Novara, agosto 2025 Dettaglio del roost al cimitero. Agosto 2025 La conifera interessata subisce la “presenza” . Agosto 2025 Nel 2025 gli ibis avevano già nidificato in città, ma in una zona periferica, poi ad agosto hanno iniziato a soggiornare lungamente sulle conifere del parco del cimitero comunale. Con l’arrivo dell’autunno si sono dispersi. E noi ce ne siamo dimenticati, noi. Loro no. Memori dell’esperienza dell’anno precedente, a metà aprile 2026 sono arrivati in massa in città occupando ben 11 conifere del parco centrale cittadino, Allea - Parco dei Bambini. Non sono state fatte azioni di disturbo utili ad allontanarli, come sarebbe stato necessario, perché ad aprile quelle occupazioni hanno significato una cosa sola: NIDIFICAZIONE. A maggio si sono schiuse le uova e a giugno è iniziato lo svezzamento dei pulli. L’ibis non è vegetariano. Le sue deiezioni sono devastanti per la pianta ospitante oltre che per chiunque passi in zona. Chi ha avuto l’esperienza di visitare una qualunque colonia di riproduzione di qualunque specie di volatile, sa che non è roba per palati fini. Deiezioni e mortalità infantile fanno di quegli ambienti dei luoghi malsani. Ora immaginatevi cosa può accadere se nella ricetta aggiungiamo la calura insopportabile di questo 2026 e l’ambito urbano. Non tutti i corpi vengono raccolti dal servizio nettezza urbana Come da normale gestione della cosa pubblica, la risposta arriva sempre fuori tempo massimo e l’azione messa in campo ha avuto poca utilità, fatto molto danno, oltre che generare uno scontro appassionato tra le associazioni ambientaliste e gli enti pubblici preposti. La cronologia dei gli avvenimenti è stata la seguente: la provincia ha chiamato la forestale che, iniziando dal pino argentato secolare su cui stava il gruppo di nidi più importante, ha eseguito la potatura dei rami su cui gli ibis possono nidificare; peccato che i pulli erano già sub adulti, i nidi avevano già svolto la loro funzione. Ora i giovani, non ancora abili al volo ma in grado di deambulare, caduti dall’albero, hanno iniziato a razzolare per tutto il parco, per poi raccogliersi alla base della pianta da cui sono stati sfrattati. Imbarazzo ……. E adesso? Il giorno appresso, altri tecnici, hanno catturato gli animali fuggiaschi per portarli in luogo non noto. E qui si è inserita la protesta: assassini!! In effetti quelle povere bestie facevano parecchia pena. A poco serve osservare che stanno avvelenando alberi secolari e che sono specie alloctona che sta eliminando altre specie di ardeidi autoctoni. Al cuor non si comanda. Così intraprendenti signore, armate di retino, hanno a loro volta iniziato la caccia al pullo, con la nobile intenzione di salvargli le piume (in che modo? Si vedrà). La faccenda è salita di livello interessando questura, prefettura, sindaco, vescovo e curia. Perciò, dato il clamore, l’autorità preposta ha preferito sospendere le azioni e, con gesto pilatesco, ha tolto disturbo e transenne. Epilogo La nidificazione avrà il suo corso. Gli ibis classe 2026 verranno svezzati in città, il parco avrà qualche conifera secolare in meno e qualche altra conifera devastata. Fino a settembre sarà opportuno girare al largo da via Biglieri e via Raffaello salvo che non si apprezzi il pungente afrore di pesce marcio. E l’anno prossimo saremo punto e a capo perchè la nidificazione di quest’anno è andata a buon fine ed i pennuti hanno memoria. Vicino a casa ho due bei cedri, li vedo dal balcone. Farò riprese casalinghe con il Nikon 800/6.3 Z. Non voglio giudicare. Si possono fare tanti bei discorsi la verità è che questi animali ce li siamo portati noi in casa, come tante altre bestiole, si sono adattati alla grandissima e sono qui per restare. Certo è che una specie che ha un tasso di riproduzione 2.5 o superiore, nessun predatore naturale, che predilige alberi che in pianura padana ci son solo nei centri abitati e che caga più di un gabbiano con la dissenteria, è un problema e non un arricchimento ecologico. Valerio Brustia - giugno 2026
  43. 1 point
    Poche (o troppe) osservazioni da naturalista professionista innescate dal bellissimo reportage di Valerio (quindi è colpa sua eh eh) Fin qui si è parlato di animali, ma non avete idea (o forse qualcuno ce l'ha?) del disastro con le piante. Il mio collega botanico ha coniato un nuovo nome per l'associazione vegetale che si diffonde più rapidamente: il "merdeto" cioè una combinazione di piante aliene arrivate da un po' dappertutto che stanno insediandosi negli ultimi duecento anni soprattutto, in competizione con le associazioni nostrane dai nomi meno volgari. Ma di piante so pochissimo quindi mi taccio. Il fatto assodato è che in natura non ci sono buoni o cattivi, ma solo azioni e conseguenze. Dietro la maggior parte delle invasioni aliene c'è l'opera di una specie che per motivi comprensibili forse cent'anni fa (anche di più) si riteneva superiore, quindi padrona, mentre era assolutamente e profondamente ignorante di come funziona la natura. Per i buddhisti l'ignoranza è l'origine di ogni sofferenza (e non si può dargli torto). Alcune volte la fesseria è/era intenzionale, ossia immissioni volute nell'ambiente (pensiamo un attimo al loto nei laghi mantovani, allo scoiattolo grigio, al persico trota, alla minilepre...), altre volte, liberate volontariamente o sfuggite di mano (nutria, ibis sacro...). a volte arrivate di nascosto con merci ecc, (insetti e semi soprattutto). Resto in Italia, se andassimo in Nuova Zelanda e Australia sarebbe da impazzire... L'alieno cosa fa nel nuovo ambiente? Cerca di insediarsi. Se non è competitivo non ce la fa e si estingue, se è competitivo prospera e questo può succedere a spese di specie autoctone oppure no. Nelle zone umide il Panuro, uccellino dell'estremo oriente, fuggitivo da gabbie, preoccupa il nostro Forapaglie. Potrei andare avanti ancora a lungo come ha ben scritto Gianni. Tornando all'Ibis sacro, una recente tesi di laurea ha sottolineato come il danno più grosso nei confronti degli ardeidi sia la competizione per le aree di nidificazione più che per le risorse. Alla lunga l'ambiente si assesta, ma qualcuno può rimetterci le penne o il pelo. Prendiamo lo sciattolo grigio americano. Proviene da un continente pieno di specie di scoiattoli ed è altamente competitivo. E' più grosso dello scoiattolo rosso europeo, per cui tende a sottrargli risorse, specialmente d'inverno saccheggia i depositi degli scoiattoli rossi, in questo modo le femmine dei rossi rimangono sottoalimentate e... non restano incinte. Così senza scontri diretti lo scoiattolo grigio un po' alla volta cancella lo scoiattolo rosso. Bene? male? E' una conseguenza. Senza interventi correttivi (eradicazione, il resto come scrive Valerio, sono favole) il grigio elimina il rosso quasi dappertutto (si può salvare qualcosa nelle foreste di abete bianco, ma è un'altra storia). Vogliamo tenere lo scoiattolo europeo? Occorre eradicare il grigio. Vogliamo tenere il grigio? perderemo il rosso. Insomma se il cugino più intelligente dello scimpanzè vuole giustificare la sua presunzione di intelligenza deve operare delle scelte . Non ci sono pasti gratis. PS nella zona di Montegrino (Lago Maggiore) c'è anche una popolazione di scoiattoli dorati Callisciurus sp. (cinesi) originati da esemplari fuggiti ad un turista nordeuropeo. Con i roditori ne bastano pochi.... Il guaio è che la maggior parte della gente non sa niente di ecologia perchè nessuno glielo ha detto, oppure non vuol sapere come funziona. Oppure non gli interessa proprio. E raramente ascolta chi ne sa qualcosa. Così vengono prese decisioni improbabili, ad essere gentili. Fra le cose che faccio per lavoro, insegno come funziona l'evoluzione, quindi mi sono lasciato trasportare, chiedo scusa.
  44. Gian, voglio fare anche io delle prove comparative come hai fatto tu. Dal punto di vista della velocità operativa pur al netto della rottura dell’importazione, con LR sono piuttosto rapido. Ho imparato a trovare le cose che mi servono e una foto anche difficile la risolvo, nei limiti delle mie esigenze, molto rapidamente. Dalle prime prove con NX ho notato, rispetto a LR, una bella differenza nella sensibilità dei cursori, sia in tempo di risposta e sia in intensità. NX mi ha dato l’impressione di essere più brutale e non rapidissimo a mostrare l’effetto della modifica. Muovere un cursore tanto o poco cambia: per usare decentemente uno strumento di questo tipo occorre guadagnare esperienza di sensibilità sull’intensità ottenuta a parità di scostamento di un cursore, e questo è difficile se il rendering applicato richiede tempi dell’ordine dei secondi.
  45. 1 point
    Frecciarossa, ovvero... Crocothemis erythraea: la libellula più vicina all'appellativo di Dragonfly che usano gli anglosassoni per definire questi insetti. Una di quelle...che ti volti sempre a guardarla. Si sa, io non sono uno paziente e nemmeno che si compra gli stivaloni imbragati per restare a mollo in una gebbia. Ma se ne vedi svolazzare una dozzina, di tutte le dimensioni attorno alla vegetazione palustre della mia piccola campagna, molli le cesoie e l'uva (le vespe ringraziano) e vai a prendere la minimal: Nikon Z30 con MC50/2,8 e due Godox MF12 sul ring da combattimento, pilotati da un trigger X2T-N Ti avvicini e dosi diaframma (sempre più chiuso) e tempo (compatibile con la luce ambiente) per non perdere nè dettaglio (qualcosa per forza...) nè intellegibilità dello sfondo, che a me piace individuabile e formato (ma non sono dottrina dominante ) Ti avvicini e lei scappa, ma siccome quella foglia di papiro le piace da matti, sai che sta per fare un giretto, guardandoti dall'alto per valutare quanto sia pericoloso, per poi ritornare a posarsi con quasi identica postura ed angolazione, proprio come prima... ma tu nel frattempo hai guadagnato centimetri e...fiducia e la fai rilassare...giusto un pochetto prima di provocarne un altro involo ma nel frattempo ti sei avvicinato ancora, quasi ai limiti della distanza operativa che è vincolata alla maggiore sporgenza di ring e flash rispetto a quella risicata del 50 AF Macro migliore che Nikon abbia fatto negli ultimi trent'anni (ma colpevolmente ignorato dalla maggioranza dei fotonaturalisti, i quali usano il mirroring per i loro acquisti...per restare nella solita zona di comfort) magari potrei abbassare la potenza del Godox di sx, ma non mi interessa quanto la possibilità di abbassare il punto di ripresa, fino a guardare l'Eritrea negli occhi ... e lei alla fine me lo chiede.... ...ma che diamine vuoi da me??? (Se vi interessasse osservarle con dimensioni più grandi che in questo blog, per valutarne il dettaglio, potete trovarle nella seguente gallery) Max Aquila photo © per Nikonland 2023
  46. Guardaruscello, è il nome che si da' alle specie del Genere Cordulegaster. Sono libellule grandi e molto eleganti nella loro livrea nera e gialla. Amano l'acqua pulita che scorre ed hanno un volo veloce e potente. Cordulegaster boltonii, nella foto sta facendo vibrare le ali per scaldare i muscoli e riprendere la temperatura, prima di decollare. Nikon D7100, 300mm, f11, 1/250s 1600 ISO, flash di schiarita. Come ho già raccontato, ho trovato questo esemplare che stava annegando, l'ho ripescato e l'ho appoggiato ad un tronco perchè si riprendesse. Mentre lui riacquistava le forze e si scaldava, io gli uno fatto una serie di scatti, finchè non è scattato nuovamente in volo. Sono foto a cui sono affezionato, perchè hanno una piccola storia. La storia completa la trovate qui: La mia piccola grande impresa però è stata lei (o meglio lui ): La Lindenia tetraphylla, una sola specie al mondo, molto rara in Italia. Sono andato apposta nel Grossetano per fotografarla. Lindenia tetraphylla, maschio giovane. Nikon D800, SIGMA 400mm APO MACRO, f16, 1/1000s 1250 ISO. Lindenia tetraphylla, maschio maturo. Nikon D800, SIGMA 400mm APO MACRO, f11, 1/250s 140 ISO. Sembra un elicottero da battaglia. Ama stare di guardia sui posatoi da cui decolla per la caccia o per scacciare i rivali. E' una libellula da fotografare col treppiede e focale lunga. E' molto vigile e poco confidente, per cui individuato un posatoio occorre puntarlo, restare immobili finchè non torna a posarsi. Curiosamente sembra preferiscano i rami spezzati o curvi su cui posarsi appoggiando il torace. E' l'unica specie di libellula europea in cui la femmina è più appariscente del maschio. Bianca e nera zebrata, l'ho vista (è bellissima!) ma sono riuscito a fotografare solo il maschio. Vorrei tornare lì o da qualche altra parte dove è presente per portarmi a casa una bella foto della femmina. La storia intera è qui: Ci sono tante altre specie, sempre belle ma un po' più comuni, fra tutti mi piacciono i Gonfi, così chiamati perchè l'addome termina con un rigonfiamento a clava. Tigri alate, i maschi di molte specie spiccano per forcipe in fondo all'addome che serve ad agguantare la femmina. Onychogomphus forcipatus, maschio nella posa "dell'Obelisco" (di solito è per esibizione o per disperdere meglio il calore nelle giornate torride). Nikon D300, 300mm AFS + TC14, f8, 1/500s, 400 ISO. Simpatica anche la Libellula depressa detta Panciapiatta, per l'addome depresso, appunto. Libellula depressa maschio. Nikon D700, 200mm micro-nikkor AfD, f16, 1/250s 800 ISO. Libellula depressa femmina . Nikon D7100, 300mm AFS, f4, 1/1600s 360 ISO. E la Frecciarossa (Crocothemis erythraea)? Il maschio tutto rosso spicca ed è anche un soggetto abbastanza avvicinabile. Crocothemis erythraea maschio. Nikon D7100, 300mm, f 5.6 1/1250s, 800 ISO, flash di schiarita. Di Frecciazzurre (Genere Orthetrum) ce ne sono tantissime specie. Dovessi mostrarle tutte, non si finirebbe più. Orthetrum coerulescens maschio. NikonD800, SIGMA 400mm APO MACRO, f11, 1/250s, 560 ISO, flash di schiarita. Anche di Cardinali (Genere Sympetrum), chiamati così perche i maschi sono rosso-arancio (ma con le zampe nere o giallonere) ce n'è tantissime specie. Sympetrum striolatum, maschio, una delle libellule più avvicinabili. Nikon D500, 300mm Pf + Tc14, f10, 1/1250s, 1400 ISO. Arrivato dall'Africa, si è stabilito prima nel Meridione, poi è risalito fin da noi in Lombardia, col riscaldamento globale ecco l'Obelisco violetto (Trithemis annulata), bellissimo (il maschio, non è colpa mia se le femmine di queste specie sono tutte ... gialline-marroncine). Trithemis annulata maschio, L'"Obelisco" in posa da... Obelisco . Nikon D500, 300mm Pf + Tc14, f10, 1/1250s, 1400 ISO. Ma non sei stufo di fotografare libellule? A dire il vero... no. Ho per esempio ancora qualche desiderio insoddisfatto: Più di tutto vorrei fare una bella foto alla femmina di Lindenia, come ho scritto sopra. E poi c'è un sacco di altre specie che vorrei vedere (e magari fotografare!) ad esempio c'è un altro immigrato africano che mi intriga, molto grosso: la Freccia di cascata (Zygonyx torridus) un tempo segnalato solo in Sicilia, nel Trapanese, mi pare. Ultimamente ci sono segnalazioni in Calabria, vuol dire che sta risalendo il continente anche lui. Magari se non vado io da lui, fra un po' viene lui da me, come la Trithemis. E ancora tante, ma tante altre: La buffa Freccianera (Selysiothemis nigra), libellula piuttosto piccola, con un gran testone che sembra uscita da un cartone animato. Il Dragone spettro, il Dragone bruno... le Frontebianca delle torbiere... Quante ancora. Questa è l'ultima pagina del diario del vostro affezionato Fotografo di Libellule (finchè non riuscirà a fotografare qualcuna di quelle che gli mancano ). Grazie a chi mi ha seguito fin qui, come sempre spero vi sia piaciuto!
  47. A commento del mio "Diario di un fotografo di libellule" mi è stato chiesto di proporre un'edizione aggiornata del mio vecchio articolo sul Dragonflywatching, che sarebbe come osservare le libellule, per cui lo ripropongo, tenendo conto che a noi interessa soprattutto come fotografarle. L'articolo vecchio lo trovate qui: http://www.nikonland.eu/forum/index.php?/page/indice.html/_/nat/dragonflywatching-perche-no-r829?pg=1 Ed ecco la versione nuova, un po' diversa come stesura, per non essere ripetitivo, e con un po' di foto aggiornate. Prima di cominciare: Le libellule sono belle, ma anche importanti e fragili. Non va dimenticato che libellule sono degli agenti di controllo biologico (ad esempio le damigelle mangiano milioni di zanzare), sono indicatori ecologici di grandissima importanza, le ninfe di alcune specie ad esempio, possono vivere solo in acque pulite, ricche di ossigeno, altre sono legate a determinati ambienti e così via. Molte sono minacciate dalla degradazione del loro ambiente, dalle modalità di coltivazione del riso all'asciutta e così via. Non mancano siti edassociazioni, da noi in Italia la più importante è Odonata.it che, come recita la home page del sito, è una Associazione scientifica che promuove la ricerca odonatologica (sugli odonati, cioè sulle libellule) di base e applicata, la divulgazione, delle conoscenze sull’odonatofauna e la protezione delle libellule e dei loro habitat. Nel mio vecchio articolo trovate un piccolo elenco di altri gruppi e segnalo che c'è anche un gruppo di Facebook : Libellule d'Italia. Ultimo, ma più importante, sono esseri viventi, non giocattoli, sono degne di rispetto, una foto non vale mai la sofferenza di qualsiasi animale (noi compresi). Cosa serve per fotografare le libellule? Conoscere le libellule! Magari si inizia per caso, attratti dalla eleganza dei soggetti, ma poi per appassionarsi davvero bisogna capire cosa si sta guardando e fotografando, altrimenti si cade nella ripetizione e nella noia. la consultazione di guide serie ci aprirà un mondo, mostrandoci sia la diversità insospettabile di specie che il modo di riconoscerle correttamente distinguere giovani e adulti, maschi e femmine, sapere quali ambienti frequentano in modo da cercare le specie che ci interessa riprendere con criterio e non a caso. Si ama ciò che si conosce. Esiste una guida molto, molto bella di cui Carlo Galliani è coautore che ha persino una versione per smartphone. Altra guida molto valida comprendente l'Europa è il manuale di Dijkstra. Qual'è la stagione migliore? In generale gli adulti emergono dalle ninfe quando la temperatura dei corsi d'acqua si stabilizza permanentemente sopra i 15-16°C quindi primavera ed estate, si possono avere (poche) specie di libellule che volano fino ad ottobre inoltrato, attenzione però: Diverse specie di libellule hanno periodi di volo diversi, qualcuna vola per tutta l'estate, altre sono solo solo primaverili, altre estive, altre ancora autunnali, quindi se si vuole fare una cosa più approfondita, si torna al punto sopra: documentarsi, inutile cercare a settembre una specie che da adulto "vola" solo tra Aprile e Giugno. In ogni caso tra fine Aprile e fine Agosto si ha la massima diversità di specie. Dove si trovano? Per divertirsi, per provare, quasi ovunque: va bene qualsiasi specchio d'acqua anche piccolo, anche in un parco cittadino, purchè non eccessivamente inquinato. Ho fatto foto molto belle al Parco della Villa Reale di Monza o al Parco Nord tra Milano e Cinisello, ad esempio. Lungo appena 100 metri del fiume Adda, quest'estate ho fotografato oltre dieci specie fra libellule e damigelle. Nel torrentello davanti alla Villa Reale di Monza si possono agevolmente fotografare diverse specie di Libellule. Altra vista dello stesso canale, con macrofotografo annesso. A Firenze, in questa fontana: Ho fotografato questo (ed altro): Nikon D500, 70-300mm P + Lente addizionale 300mm f10, 1/800s, 800 ISO Nikon D500, 70-300mm P + Lente addizionale 185mm f8, 1/250s, 400 ISO Il discorso cambia se si vuole salire di livello, mettersi a cercare specie particolari, allora occorre sapere quali specie trovi solo presso acque ferme o lente, quali invece frequentano solo acque correnti e così via, poi ci sono specie di nicchia, alcune ad esempio sono tipiche di torbiera ed è difficile trovarle altrove. Lanca del Ticino con acqua corrente e zone stagnanti. Si può trovare di tutto. Poi ci sono quelle ancora più rare, che trovi solo in in alcuni siti di alcune regioni. Per fotografare quelle occorre documentarsi (e magari farsi dare qualche dritta sul posto), ma son cose da appassionati . In quali orari? Dipende dalla stagione e da come le si vuole fotografare. Se voglio documentare il momento magico dell'emersione dell'adulto dalla larva devo essere sul posto nella stagione giusta e prima che sorga il sole, perchè lo "sfarfallamento" (termine improprio, ma tanto per capirci) ha inizio appena prima dell'alba: in quanto durante tutto quel delicato processo le libellule sono completamente indifese e facile preda degli uccelli. Una volta emerse ci vuole anche del tempo perchè le ali si distendano, le vene alari si induriscano e la libellula assuma il colore . Esemplare appena emerso dalla ninfa. Ha ancora le ali appiccicate. D700, 200mm micro nikkor F4 AfD, f16, 1/200s 2000 ISO, Treppiedi. Femmmina ancora "tenera" (non sono ancora induriti l'esoscheletro e le nervature delle ali). D700, 200mm micro nikkor F4 AfD, f16, 1/100s 1600 ISO Treppiedi. Se voglio fotografare le libellule in attività invece va bene tutto il giorno, finchè c'è luce e la temperatura adatta, tra l'altro certe specie hanno meno problemi di noi col caldo. Più difficile invece che volino col brutto tempo. Come avvicinarsi? Piano, lentamente, avanzando in linea retta, cioè senza bruschi cambiamenti di direzione. Da evitare anche il cambiare improvvisamente forma, ad esempio avvicinarsi in piedi e poi inginocchiarsi rapidamente per scattare può farle fuggire. Importantissimo è evitare di proiettare la propria ombra sul soggetto (soprattutto se è un giorno di sole), l'ombra viene percepita come una minaccia (l'arrivo di un uccello predatore) e nove volte e mezzo su dieci provoca la fuga immediata. Un partecipante (dei due) al mio unico workshop per Nikonland tanti anni fa... Anche smuovere la vegetazione per sistemare il cavalletto può portare alla fuga. Ci sono poi specie più timide e specie più confidenti: Sympetrum striolatum, una libellula di Settembre-Ottobre a volte ti si potrebbe posare sull'obiettivo o addirittura in testa. Altre invece hanno una distanza di fuga elevata. Il colore del vestito è relativamente poco influente, basta che non sia troppo acceso e che non ci siano macchie vivaci che si spostano intanto che ci muoviamo. Se ci si muove bene e la fortuna aiuta (cioè la libellula sta mangiando o "pensando ad altro") si può arrivare anche molto vicini. Stando molto attenti e muovendosi bene, si può arrivare a distanza di vera macro anche col soggetto "caldo". In questi casi, se le condizioni lo consentono, io provo a fare delle serie di scatti in sequenza avvicinandomi sempre di più. Anche altri momenti interessanti, come l'accoppiamento, richiedono pazienza ed attenzione, ma possono essere ripresi con lo stesso criterio. Un paio di scatti in avvicinamento progressivo, non sono crop. Nikon D700, Sigma 400mm APO MACRO f8 1/320s, 1000 ISO. Attrezzatura e metodo. Dipende moltissimo da cosa si vuole fare e come si vuole fotografare. Ci sono diversi modi di fotografare le libellule. Io amo fotografare tutti gli animali per quello che sono, vivi e liberi. Cerco di esaltare la loro bellezza "naturale" e/o mostrare quello che fanno. Preferisco quindi riprenderli nei periodi di attività ed in contesti realistici. Questo si riflette nelle mie scelte sull'attrezzatura. Altri che fotografano con altri criteri, potrebbero usare attrezzature differenti. Per le foto a figura intera soprattutto delle libellule "vere" (che sono più grandi delle damigelle) io uso focali lunghe. La maggior parte delle mie foto di libellule sono state scattate con focali dai 300 ai 400mm. In occasioni più disinvolte, meno impegnative va bene anche uno zoom 70-300 magari con lente addizionale. Nelle didascalie ho evidenziato in grassetto l'attrezzatura e i dati di scatto, così vi potete fare un'idea di con che cosa e come ho scattato. Al momento in cui scrivo il mio obiettivo di elezione per le uscite mirate alle libellule è il 300mm f4 Pf, se serve accoppiato al TC 14. Punto. Prima usavo il 300mm f4 AFS sempre con TC14 all'occorrenza (e prima ancora il 300mm f4 SIGMA APO MACRO). Il 300mm f4 Pf rispetto al predecessore ha il vantaggio della compattezza e soprattutto della stabilizzazione, che mi evita sempre più spesso di usare il cavalletto. Il teleobiettivo, oltre a permetterti di mantenere una distanza tale da non innervosire i soggetti più sensibili, consente anche di staccarli dallo sfondo, che diviene omogeneo o comunque non invadente. Diventa anche più facile portarsi all'altezza giusta, raramente un soggetto macro ripreso dall'alto è bello, perchè il rischio di "schiacciarlo" contro lo sfondo, creando in questo modo una scena confusa piena di elementi di disturbo, è elevato. Col teleobiettivo aumentando la distanza si riduce la parallasse per cui il problema è minore. Allo stesso modo grazie all'effetto tele, chiudere il diaframma per garantirsi una certa profondità di campo per avere il soggetto ben a fuoco non avrà effetti negativi sullo sfondo, o ne avrà di meno. Questa coppia era in mezzo alle canne, una focale lunga permette il giusto ingrandimento e di eliminare sfondi confusi. Nikon D300, 300mm f4 + Tc14, f9, 1/1000s, 1000 ISO. Anche per questa Damigella, stessa situazione, il teleobiettivo risolve il problema della distanza e dello sfondo. Nikon D500, 300mm f4Pf + Tc14, f9, 1/1250s, 1100 ISO. Operativamente potremmo dividere la fotografia alle libellule in due parti. Su posatoio ed in volo. Le libellule usano spesso uno stesso posatoio per riposare, sorvegliare il territorio e da cui decollare una volta individuata una preda od un rivale per poi ritornare a posarvisi. Se si trova un soggetto interessante e si vede che ha un posatoio preferito, ci si può avvicinare, lentamente, evitando di innervosirlo, senza preoccuparsi, anche se vola via, a meno che non sia stata colpa nostra, quasi certamente ritornerà. Ci si apposta preparandosi con calma, posizionandosi secondo la luce, si prefocheggia sul posatoio e si attende che la libellula ritorni, magari con una preda, rendendo la foto più interessante. In questi casi il cavalletto è molto utile perchè si scatta da posizione fissa e si può aspettare che il soggetto ritorni senza fare fatica. Le riprese possono essere quelle classiche, di lato, per le libellule che si posano più o meno orizzontali sopra ad un supporto, oppure da sopra o dal dorso, soprattutto per quelle (di solito specie molto grandi che invece si appendono sotto al posatoio tenendo il corpo verticale). Molto spesso si cerca il perfetto parallelismo tra il corpo del soggetto e il sensore, oppure se si ha la possibilità di avvicinarsi, si possono inquadrare di tre quarti o di fronte per avere immagini un po' più originali. Quando si riprendono di lato quelle libellule che si posizionano "sopra", in orizzontale, se si è abbastanza rapidi le si riesce a cogliere nell'attimo in cui si posano, quando per un momento tengono le ali ben aperte lasciando scoperto il capo, con un effetto estetico migliore. Nikon D300, 200mm F4 micro-nikkor AfD, f16, 1/125s, 400 ISO, Flash. Scattare al posatoio può essere utile anche per riprendere decolli o più facilmente atterraggi, si punta il posatoio e quando la libellula arriva in zona si inizia a scattare a raffica finchè non si è posata, la maggior parte degli scatti saranno da scartare, ma qualcuno a fuoco ed allineato di solito si riesce ad ottenerlo. Sequenza di atterraggio. Nikon D500, 300mm Pf f10, 1/1000s, 1270 ISO Treppiedi. Se si vogliono fotografare le libellule in volo bisogna armarsi di pazienza (e di ottimismo!), scegliere una zona dove le libellule non possano vagare troppo in lungo ed in largo, oppure dove ce ne sono tantissime. Non si deve cedere alla tentazione di "inseguire" il soggetto, perché il loro volo è troppo rapido ed imprevedibile. Conviene osservare per un po' i loro voli di pattuglia, capire se hanno rotte piuttosto costanti. Allora si preselezionerà a una distanza di messa a fuoco utile a dare un discreto rapporto di riproduzione e si aspetterà puntando su una delle aree "di volo". Una volta che la libellula entra nella zona inquadrata alla distanza giusta, l'af si occuperà (si spera) di perfezionare il fuoco. Ideale è che si fermino in volo stazionario per un attimo. La raffica è essenziale così come tempi di scatto rapidissimi, potendo, diaframmi non inferiori a f8 e ... ISO di conseguenza. Qui il 300mm f4 (con Tc 14) è insostituibile, addirittura ci vorrebbe un 500 macro!! Libellula depressa (femmina) in volo sopra l'acqua. Nikon D7100, 300mm f5.6, 1/1600s, 1600 ISO. L'attrezzatura cambia se si vogliono fare invece dettagli o riprese ravvicinate. Questo sarebbe (anzi è) il regno dei 200 micro o 180 macro, perchè combinano una distanza di messa a fuoco ancora sufficientemente grande, sfondi abbastanza belli come sfuocato, con rapporti di riproduzione da vero macro. Nikon D300, 200mm f4 micro Nikkor AfD, f18, 1/250s, 400 ISO, flash. In alternativa possono andare bene anche buoni zoom xx-200 o xx-300 con una lente addizionale di qualità. In questo caso sono belle anche inquadratura angolate con a fuoco solo la testa o frontali per sfruttare geometrie creati dalle posizioni delle ali. Nikon D7100, Sigma 180mm f2.8 APO MACRO, 1/1250s, 900 ISO, treppiede. Focali più corte come i 105mm o i 60mm sono a mio parere più problematiche, perchè richiedono di avvicinarsi di più, evidenziano maggiormente elementi di disturbo sullo sfondo, si corre il rischio di agitare gli steli vicini al soggetto facendolo fuggire (se lo si fotografa sveglio/vivo/attivo) è più faticoso posizionarsi perfettamente paralleli. Focali del genere funzionano meglio con soggetti ancora freddi per la notte o in altro modo impossibilitati a fuggire. Sigma Sd Quattro H e 105 mm Macro OS , f8, 1/60s 100 ISO Mirrorless o DSLR? Da quando ho la Nikon Z6, uso quella con piena soddisfazione per tutto quello che è posato, la qualità di immagine e la precisione di messa a fuoco tagliano ogni discussione. In volo... le mie ultime libellule in volo le ho fotografate con la D500, non ha ancora avuto modo di provare come si comporta la Z 6. Immagino che le riprese di atterraggi e decolli puntando al posatoio non presentino problemi. I soggetti in volo... vedremo. Orthetrum cancellatum (maschio). Nikon Z 6, 300mm f4 Pf + TC 17 (!), f8, 1/1250s , 720 ISO. Crocothemis erythraea (maschio) che mangia una damigella (blu). Nikon Z 6, 300mm f4 Pf + TC 17 (!), f8, 1/250s , 900 ISO appoggio di fortuna. Il flash lo uso soprattutto come luce di schiarita su soggetti posati per gestire il controluce, attenuare le ombre o i contrasti quando necessario. Non amo molto gli sfondi neri e tranne pochissime eccezioni non li cerco. Le libellule non sembrano preoccuparsi troppo del lampo. Di solito non uso flash molto potenti, quando avevo fotocamere con il flash incorporato spesso usavo quello, con la D500 molte volte l'SB 400 bastava, magari con davanti un mini diffusore "fai da te" per ammorbidire la luce. Con e senza flash: Lampo di schiarita: D800, 400mm SIGMA APO MACRO, f16, 1/250s flash, treppiedi Nikon D500, 300mm f4Pf + TC 14, f11, 1/640s 640 ISO, flash, treppiedi. Spero che questa versione aggiornata sia di vostro gradimento, se avete osservazioni o domande, saranno molto apprezzate.

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