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Perchè Nikon e non altro?
6 pointsGià, perchè? beh nel mio caso penso di poter dire che la scelta non è stata casuale ma legata all'ambiente familiare e agli amici. Il mio approccio alla fotografia risaliva ai tempi del Natale 1970,quando mi regalarono una Bencini Comet coi cubetti flash e i caricatori c126,è stata una palestra e la conservo tutt'ora. Andando speso in USA per le vacanze estive con mia nonna dalle sue sorelle,vedevo i cugini americani con diverse tipologie di macchine,chi aveva Miranda,chi Ashai Pentax,chi Nikon,nella fattispecie una F .Ricordo che ero affascinato dalla Canon e i suoi obbiettivi FD per via dei numeri dei diaframmi colorati,poi però,in diverse occasioni,ebbi modo di usare una Nikon F e poi una Nikkormat EL col 50mm,mio cugino aveva pure un 135 e un 200mm che a me sembrava un cannone e per l'epoca lo era dato che gli aerei agli airshow evoluivano a quote bassissime e un200mm era più che sufficiente. Un anno poi ebbi finalmente in uso la Nikkormat EL di mio papà col 50mm e con quella inizia a scattare foto ,prevalentemente in statica o al più qualche rullaggio,usando la mitica Kodachrome,che all'epoca in USA si portava in laboratorio (presente in tutte le città USA) al mattino e si ritirava al pomeriggio,qui da noi in Europa i tempi eran dell'ordine delle due settimane...... Nel tempo poi ebbi modo di acquistare finalmente le mie proprie macchine e così iniziai con la FE,seguita dalla FA,poi la F4s, tutte motorizzate,non per fare raffiche ma per facilitare il caricamento della pellicola,alla fine da un rullino da 36 pose,tirando un po' si riusciva ad arrivare a 38.... qui il sottoscritto a NAS New Orleans con le Nikon e il classico gilet multitasca debitamente addobbato.... Per tantissimi anni il Kodachrome è stato il mio compagno fedele,devo dire che comunque ho provato anche altre pellicole ma giusto per curiosità e nessuna reggeva il confronto,quantomeno nel campo della fotografia di aerei dove la resa del Kodachrome era e rimane tutt'ora leggendaria. qui una parte dell'arsenale di ottiche che ho accumulato nel tempo,altre se ne son aggiunte ed alcune se ne son andate,ma sempre Nikkor.... Poi venne l'arrivo del digitale,dapprima con la D70,poi la D200,la D300,quindi D3s e D3x,nel futuro vedo l'entrata nel mondo delle mirrorless, comunque sempre Nikon sarà. Qui il 400mmf2,8IFED sul cavalletto Manfrotto poi affiancato da un Berlebach in legno Qui con il 400AFI con la impugnatura per l'utilizzo a mano libera,dopo aver provato diverse soluzioni questa è risultata la più efficace per riprendere gli aerei in volo.Il Bushawk,questo il nome dell'impugnatura è costruito in carbonio,però a dispetto della fama di essere robustissimo,a me si è rotto in due parti e ho sostituito la parte centrale in carbonio,con un inserto in alluminio che si è dimostrato a tutt'oggi una soluzione vincente.Il Berlebach con la gimbal lo uso nel caso dei rullaggi e la stabilità dell'insieme è a prova di vibrazioni. Certamente in entrambi i casi pago lo scotto del peso,ma in fondo il militare lo abbiamo fattto no? Ecco,questo il mio piccolo tributo a Nikon,un marchio che ho nel cuore e che non tradirò mai. Semper Fidelis.....6 points
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Nikon ? Da sempre con me e per sempre.
Con Nikon è stato amore sin da subito, e resterà per sempre tale, poi quando non sarò più innamorato resterò solo perché per me un amore non può essere sostituito, purtroppo sono fatto cosi. Il mio amore è iniziato con una F404, sorella della F401, destinata al mercato Americano, e pur essendo una una entry level quando la ricevetti, in prestito, era di mio fratello più grande, mi sembrava che fosse la più bella delle macchine fotografiche, e dormiva affianco e me, sopra al comodino, spiegalo alle nuove generazioni. Beh, veniamo ad altro. Per che mi conosce sa che sono pieno di passioni, tra l'altro tutte costose ahimè 😄, e lo sport è uno di queste. Sport per me vuol dire anche andare in bicicletta, prevalentemente in mountain bike, mezzo che mi permette di arrivare dove le macchine non riescono ad arrivare. Uno dei desideri che ho sempre avuto è di fotografare i posti meravigliosi che vedo quando vado in MTB, non con il telefono, e fortunatamente la mia zona né è piena, la difficoltà e non perdere i miei amici che non mi aspettano 🤣. Ma quale poteva essere la macchina che poteva fare al caso mio ? Doveva essere possibilmente piccola, non ingombrante, non pesare, perché i ciclisti non vogliono portare nemmeno un etto in più figuriamoci un kilo. Mi sono consultato piu volte con Mauro e Riccardo e considerando il budget, lo scopo, e il fatto che doveva essere usata anche dalle mie ragazze la scelta è caduta su una Z6 I generazione, non la migliore delle Nikon ma il suo dovere lo farà sempre, è Nikon! Alcune volte vi ho portato in giro per Venezia questa volta andiamo ad Asiago, luogo a cui sono molto affezionato per la sacralità che emana, e sono sicuro che avete capito il senso visto poiché siamo diversamente giovani e conosciamo la storia del nostro paese. Le foto sono a solo scopo documentativo in quanto non si possono cogliere luci ed ombre come noi vorremmo. I segni di Vaia sono evidenti e lo resteranno per decenni, ma pedala Ale che arriviamo in alto...... Ecco i I miei compagni di merende e per distaccarli non potete immaginare lo sforzo che ho dovuto imprimere, io pedalo ancora con una bici muscolare ma e solo questione di tempo nel passare ai 48 V. 😂 Dove non c'e vegetazione è sempre causa di Vaia, questo è il posto tra i più colpiti, siamo a Marcesina., dove i venti soffiavano a più di 200 km/h Ale pedala che dobbiamo arrivare ancora più in alto, ecco quasi ci siamo, c'è il Forte Lisser che ci aspetta, e lì, Fortezza costruita dal 1914 al 1918 come avamposto italiano, siamo a 1633 metri di altezza. se penso che ha più di 100 anni e lo stato ancora integro per la maggior parte. Ale girati a 360° e guardati introno, il panorama è cosi bello che vorresti fermarti per ore a guardarlo e contemplarlo. Siamo a 1633 di altezza forza, dai il giro non è finito dobbiamo andare a vedere l'aquila di Vaia, un opera di Marco Martalar, opera di 5 metri di lunghezza e 7 metri di lunghezza per un peso di 1600 kg. Fortunatamente dopo una salita c'e sempre una discesa 😊 Se volete salire in MTB con Ale seguitemi ...... , qui siamo dentro il bosco. Video x NL.mp4 Per i più curiosi il giro è durato 6 ore con un dislivello di 2000 metri Attrezzatura usata, una Z6 prima generazione con il 40 mm F2, per lo più scatti in manuale ma alcune volte in automatico, e una Dji action Osmo 3, 4K a 60 fotogrammi. La Z6 era all'interno di una tasca che hanno i giubbotti da ciclisti posta posteriormente, ma che difficoltà ad estrarla🤪,mentre la Dji era fissata sul petto per mezzo di una imbracatura che avvolge le spalle. Molte volte il mirino delle Z6 era avvolto dalla nebbia, che in realtà era la condensa che ho prodotto io 😁, lo pulivo è mi sembrava essere un Re a 1600 metri con una ML e non un telefono a fotografare i panorami. Spero che possa piacervi. A presto come sempre !2 points
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Ricordi di Upper Heyford
2 pointsDurante i nostri vagabondaggi a tema aeronautico in UK,la base aerea di RAF Upper Heyford era una tappa obbligata. La base sin dal 1970 era sede del 20th TFW ed utilizzava i cacciabombardieri General Dynamics F-111E. Questo velivolo era una sottoversione del velivolo nato nell'ambito del progetto TFX , voluto dall'allora Segretario alla Difesa McNamara, volto a dare un aereo comune sia all'USAF sia alla US NAVY.I due enti poi seguirono strade separate che nel caso della US NAVY portò all'adozione dell'F-14 Tomcat,mentre l'USAF proseguì sviluppando la famiglia di quello che divenne poi l'F-111 Aardvark (formichiere). Come detto,ne furono sviluppate diverse varianti e a RAF Upper Heyford era presente il 20th TFW con tre Squadron basati su F-111E e uno Squadron basato su EF-111A Raven,una versione da guerra elettronica sviluppata dalla Grummann combinando cellule di F-111A con la suite da guerra elettronica dell'EA-6B Prowler della Grummann stessa. I tre Squadron dotati di F-111E erano il 55th TFS (banda in coda blu),il 79th TFS (banda in coda gialla) e il 77th TFS(banda in coda rossa),l'altro Squadron,specializzato in guerra elettronica su EF-111A era il 42th ECS (Electronic Combat Squadron). Va precisato che nella dizione USAF,il Wing è l'equivalente italiano dello Stormo,mentre lo Squadron corrisponde al Gruppo,la Flight invece indica la squadriglia. La base operativa durante la seconda guerra mondiale,rimase in carico alla RAF sino al 1950 ,poi passò in carico allo Strategic Air Command(SAC) dell'USAF che iniziò dei lavori di adeguamento della base per le proprie esigenze.A partire dal 1951 iniziò il rischieramento trimestrale di reparti di bombardieri B-50,B-47 e occasionalmente B-52,denominati Reflex,questa serie di rischieramenti ebbe termine nel 1965 quando iniziò la serie di operazioni denominata Chrome Dome con diversi velivoli armati perennemente in volo a rotazione. Quindi nel 1966,a seguito dell'espulsione dei reparti NATO dalla Francia,arrivarono ad Upper Heyford,gli RF-101C del 66th TRW (Tactical Reconaissance Wing) precedentemente basati a Laon. I velivoli avevano solo capacità operativa diurna e nel 1969 iniziò la loro sostituzione con gli RF-4C ognitempo,ma proprio alla fine dello stesso anno,il reparto fu posto in posizione quadro e i suoi velivoli inviati negli USA. Al loro posto arrivarono ai primi del 1970, gli F-100D Super Sabre del 20th TFW provenienti da RAF Wethersfield, questi velivoli però ebbero vita breve in quanto il reparto venne riequipaggiato con i nuovissimi F-111E e nel novembre del 1971 venne dichiarato operativo su tre Squadron,il 55th,il 77th e il 79th, a cui,come detto in precedenza,nel 1983 si aggiunse il 42th ECS.L'operatività era molto elevata e il 14 Aprile 1986 partecipò come riserva all'Operazione El Dorado Canyon volta a colpire le basi terroristiche in Libia. Decollarono 20 F-111E e tre EF-111A,questi velivoli erano intesi come riserva al 48th TFW di Lakenheath che coi suoi F-111F avrebbe compiuto l'attacco.Giunti sul Golfo di Biscaglia i velivoli del 20th e due dei tre Raven rientrarono mentre i velivoli del 48th e il restante EF-111A portarono a termine la missione. Fu poi la volta nel 1991 di partecipare a Desert Shield/Desert Storm in cui il reparto compì molte missioni d'attacco. A seguito della caduta del Muro di Berlino e del ridimensionamento della presenza militare USA in Europa,il 20th fu rinviato negli USA e nel dicembre 1993,l'ultimo velivolo del 20th TFW lasciò la base per essere posto in naftalina presso l'AMARC di Davis-Monthan AFB.Un solo velivolo,l'esemplare s/n680020 venne destinato al museo aeronautico di Duxford dove è tutt'ora visibile al pubblico nel padiglione dedicato ai velivoli americani. La base,dismessa dall'USAF e dalla RAF,divenne un parco industriale mentre le piste vennero riempite dalle macchine invendute della Rover che lasciavano la fabbrica per finire parcheggiate nell'ex pista di decollo per poi essere demolite......... A seguire alcune immagini scattate negli anni tutte su Kodachrome 64.Buona visione. Questa mappa della base permette di vedere come eran disposti i reparti all'interno della stessa.Si nota l'orientamento della pista 09-27 che seguendo i venti prevalenti nell'area,prevedeva i decolli ed atterraggi nella direzione dalla testata 09 alla testata 27.Notiamo dei rettangolini a bande rosse/nere ,questi indicano i posti dove i velivoli si fermano per l'ultima verifica prima di entrare in pista. I rettangolini colorati in blu,rosso e giallo indicano dove erano gli shelter dei 3 reparti su F-111E,il quarto reparto sugli EF-111A era invece acquartierato negli shelter in bassa della testata 09. L'angolo in alto della 09 era dove ci posizionavamo noi spotter per fotografare con l'ausili di scalette appoggiate alla rete.Noi eravamo in hotel nella vicina Bicester ed eravamo clienti del ferramenta locale in quanto acquistavamo le scalette che poi prima di rientrare in Italia regalavamo agli spotter locali......... Qui un EF-111A Raven ripreso in testata 09 proprio grazie alla scaletta che permetteva di evitare le reti. Stessa posizione ma in questo caso un F-111E del 55th TFS come si vede dalla banda blu in coda qui ci spostiamo leggermente per fotografare il velivolo sulla via di rullaggio Qui in testata un velivolo del 79th TFS come si vede dalla banda gialla in coda Qui in atterraggio ripreso col 200mm.Si notra tra le due versioni del velivolo la differente colorazione.Ciò era dovuto alle differenze di impiego.L'EF-111A operava in quota e quindi la colorazione a due toni di grigio permetteva di confondere il velivolo nelle nubi; la versione F-111E era invece destinata alla penetrazione a bassissima quota (tra i 30 e i 60mt) e quindi adottava una variante della mimetica SEA (impiegata in Vietnam) con le superfici inferiori in nero opaco mentre all'origine nella versione F-111A erano in verde medio FS34102. qui invece ultimi controlli,notare l'aviere che riprende le operazioni,questo tornava utile qualora si fosse verificato un incidente,cosa tutt'altro che rara coi 111 dato che i problemi maggiori,come per il noto F-14,eran dovuti ai turbofan P&W TF30. Altro velivolo del 79th TFS con la parte mobile della deriva sostituita con una proveniente dall'AMARC o dal Vark Hospital di Forth Worth. Altro velivolo del 55th TFS pronto al decollo,le missioni solitamente si svolgevano sul mare del Nord oppure in apposite aree del nord della Scozia. Qui un velivolo durante le operazioni di controllo pre volo.In caso di incidente,tutta la sezione della cabina di pilotaggio veniva separata dal velivolo e con un apposito sistema di paracadute e cuscini gonfiabili permetteva di salvare l'equipaggio.Questo sistema non era scevro da difetti e in taluni casi l'eiezione si concluse con la perdita dell'equipaggio. Qui siamo a Spangdhalem AB in Germania con un velivolo che partecipa ad un airshow. Si notano a terra le borse con gli effetti personali dell'equipaggio. Qui siamo all'airshow di Aviano del 1985,dietro si intravedono gli hangar Badoni dove erano acquartierati gli M60 della Divisione Ariete. Sempre ad Aviano però durante il ciclo di operazioni sulla ex Jugoslavia,qui un ex UH con le insegne CC del suo nuovo reparto basato sulla Cannon AFB in New Mexico. Qui un velivolo del 77th TFS ,come si vede dalla banda rossa , in rullaggio. Se pur ufficialmente noto come Aardvark,formichiere, il 111 era popolarmente noto come Vark o come Snoopy e quest'inquadratura sottintende a quest'ultimo nomignolo.2 points
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Nikon Z6iii E Nikon Z8 Alimentazione Esterna Rispondi Nuova Discussione
no, no, non hai mica detto una sciocchezza. La Z8 d'inverno vadaddio rispetto a come va in estate sulle tribune di uno stadio o di un autodromo battuti dal sole. Visto che le nostre camere non hanno dissipazione attiva ma passiva che avviene per irraggiamento, la temperatura ambiente influenza tantissimo ogni processo, quale che sia la fotocamera, la batteria, il power-bank etc.2 points
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Qualcosa di Nikonista
2 pointsIo no 🙄. Ma devo dire che era un bell’obiettivo. Ce l’ho ancora, ma per me ora mettere fuoco a mano è una sofferenza.2 points
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Perchè Nikon e non altro?
2 pointsVisto che approfittate dell’articolo di Francesco, lo faccio anche io ma con rimando2 points
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Perchè Nikon e non altro?
2 pointsAggiungo anche io il mio "quasi Semper Fidelis". Ad onor del vero ho cominciato con Olympus (Om1-e-2) poi passato alle Contax poi una 30ina di anni fa due Nikon F90x...fino al digitale. Da allora sempre Nikon con svariati corpi macchina e tanti obbiettivi. Anche adesso 3 corpi macchina tante ottiche Z ed Ai più qualche Viltrox e TTArtisan che comunque mi fanno divertire. PS Un paio di scappatelle...con Fuji per fare foto in leggerezza "in giro", prima della ZFc e Z50, scappatella durata pochissimo e con una Leica la Q2 che quando la prendo in mano comunque mi da sempre piacevoli sensazioni. Non mi sognerei mai di abbandonare le Nikon.2 points
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Perchè Nikon e non altro?
2 pointsGrazie per il commento. Molto interessante. Rispondo anch'io alla domanda. Perche' Nikon e non altro? Io ho scelto Nikon perché mi e' piaciuta. Non per mille altri motivi. Avevo una Ricoh G500 ai tempi, (mirino galileiano e obiettivo da 40mm fisso), fu la mia prima fotocamera "seria" per quel che facevo io, regalatami da mio padre quando facevo la scuola media. Fu la mia prima fotocamera con cui imparai da autodidatta i primi rudimenti. Poi ebbi l'opportunità di provare un paio di anni dopo una Cosina con obiettivi intercambiabili mi piaceva perche' fu la prima reflex che provai, aveva il mount a vite che non mi faceva impazzire, ma non potevo comunque comprarmela. Finche' riuscii a 16 anni nel 1977 ad avere la mia prima Nikon in assoluto (che ho ancora oggi). Ai tempi valutai anche prendendole in mano, una Canon, una Asahi Pentax e una Olympus, oltre ovviamente alla Nikon FM (che era lievemente piu' costosa degli altri modelli in palio). Da quel giorno diventai Nikonista e lo sono rimasto per sempre. Fedele a Nikon. NB: Mai lavorato nel settore fotografico. Nella vita ho fatto altro, ma le Nikon (e la Nikon o Nippon kōgaku) non le ho mai tradite.2 points
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Il JPG non può essere mio nemico
1 pointMi sembra di riconoscere i luoghi. 😂 A me piacciono i colori particolarmente caldi, l'ultima ne è la regina , anche se le viti mi colpiscono sempre al cuore 😅.1 point
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Il JPG non può essere mio nemico
1 pointTre giorni in trasferta con diversi progetti in ballo e fra questi la mia fotografia di paesaggio e dei borghi storici che mi piace visitare. Come avevo promesso a Max, ho colto l'occasione per provare a scattare alcuni jpg con i profili colore elaborati dai due guru di Nikonland. Ho messo a confronto quello che utilizzo normalmente (Standard) con il Kodachrome, una pellicola che nel mio fotografare con pellicole invertibili non ho mai utilizzato perché c'era la complessità nel processo di sviluppo e soprattutto perchè ai toni più caldi delle Kodak preferivo quelli più freddi delle Fuji. Concordavo già con Max che sono una rivoluzione perché puoi visualizzarli in fase di pre scatto e decidere "se" e "quale" utilizzare e avere dei jpg bellie pronti. La stessa cosa è fattibile con i fantasioni profili (Sogno, Mattino, Pop, Festa, Crepuscolo, Sbiadito, Solitudine, Sbiancato, Malinconia, Purezza, Denim) Nikon ma le elaborazioni della premiata ditta Ma-Ma, ai vecchietti come me, ricordano le pellicole che erano in commercio 30/40 anni fa 🤩 Le mie impressioni? Luci e ombre perché se è vero che puoi decidere se e quale profilo utilizzare è altrettanto vero che non sempre il soggetto si presta all'uno o all'altro nella sua totalità e il risultato discrezionalmente può piacere o meno. Nella mia prima coppia di scatti, la tonalità che il Kodachrome conferisce ai mattoni a me piace maggiormente ma per la parte inferiore delle due colonne preferisco il profilo standard Dove ci sono importanti parti di cielo io preferisco sempre lo standard e trovo che anche i verdi perdano brillantezza con il Kondachrome Con un cielo non proprio azzurro l'impatto è accettabilissimo e la collina si colora di un foliage autunnale Lasciamo il paesaggio per questo mix dove preferisco certamente lo standard a meno che non volessi ottenere un'immagine dall'impronta vintage Per la parte centrale della facciata della VIlla Duodo a Monselice, ho voluto provare un terzo profilo Ma-Ma ovvero la Superia. Come tutte le Fuji anche questa è caratterizzata dai toni freddi e ha minore contrasto Toni freddi e minore contrasto anche il terzo scatto di questa serie. In entrambe le serie (quella sopra e questa sotto) la Kodachrome ha un effetto vintage In questa coppia, invece, la leggera sfumatura magenta del cielo nel profilo standard è stata eliminata con il Kodachrome e anche le viti ne hanno tratto vantaggio Come nel primo commento, la mia scelta preferisce la parte superiore standard e l'inferiore Kodachrome Ultimo confronto e terzo confronto a tre profili ma al posto della Superia ho preferito la Velvia e ne vedete gli effetti sulla brillantezza dei verdi nel terzo scatto e se dovessi scegliere uno dei tre jpg la mia scelta sarebbe proprio per quest'ultimo profilo Ogni osservatore ha un proprio gusto personale e il bello delle nostre ML è proprio la possibilità di scattare svariando fra i preset messi a disposizione da Nikon e quelli personalizzabili importabili in macchina. Sarò banale ma credo il TOP sarebbe la possibilità di avere un sensore con la possibilità di zone personalizzabili con profili diversi. Al momento, però, senza smanettare in post produzione sul raw, questa opportunità è la soluzione migliore per avere dei jpg immediatamente pronti dopo lo shooting.1 point
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Nikon Z6iii E Nikon Z8 Alimentazione Esterna Rispondi Nuova Discussione
La z8 è 46mp. La z6 24mp è quasi la metà. Ragionando da salumiere, sulla z6 passa metà flusso. Il 4k ? Probabilmente z8 deve fare un resample in riduzione perché il suo piastrellone sempre 46 mp porta dentro. Lo abbiamo detto il primo giorno che con quella tecnologia la Z8 era fuori zona sicurezza. Con quella tecnologia serve la scocca di un Termosifone, quel termosifone si chiama Z9.1 point
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Qualcosa di Nikonista
1 pointQualcosa di Nikonista, ma alla fine cosa vuol dire? Nikonista è il termine per identificare colui che usa fotocamere Nikon a differenza di altri fotografi che utilizzano altre fotocamere, e fin qui ci siamo. Ma cosa ci porta a scegliere una fotocamera Nikon? Mi piace il Logo della casa e poi suona bene il nome? Uhm.... Perché ho scelto Nikon? Perché è stata la fotocamera, tra quelle che mi sono state messe a disposizione dal commesso sul bancone del negozio, che mi si è incollata alle mani. Una scelta d’istinto e fiducia. Ricordo ancora l'emozione e la soddisfazione di innestare l'obbiettivo Nikkor 18-105 sulla Nikon D7100. Da quel momento in poi è iniziato un percorso di apprendimento lungo, non solo della nuova fotocamera ma di tutto ciò che gira intorno alla fotografia. Mi sono ritrovato, ad acquisire competenze diverse, alcune semplici altre un pò meno. Questo però credo sia comune a tutti i fotoamatori. In questo Nikonland mi è stata di grande aiuto. In ogni caso, la D7100 è stata avvicendata dopo 5 anni lasciando il posto alla D850, la migliore reflex prosumer ancora oggi sul mercato. Con la D850 il feeling è migliorato, un corpo macchina superiore, fantastico, migliore in tutto che mi ha permesso di evolvere ulteriormente come fotoamatore tanto da assecondarmi, guidarmi e accompagnarmi nei generi fotografici che sempre più tendevo a preferire. Poi nel 2023 ho deciso che era venuto il momento di avvicendare anche la Nikon D850 in favore della Nikon Z8. Questo ha significato ancora di più la stretta connessione fotografo/fotocamera aprendomi finalmente la strada agli innegabili miglioramenti offerti dal sistema Z, che qui tutti conosciamo. Con questa Nikon Z8, ma anche con la precedente D850, non ho avuto problemi di adattamento e ho avuto a disposizione fin da subito le nuove potenzialità senza dover imparare niente di nuovo sulla fotocamera. Non è fantastico tutto questo? Oggi la Z8 mi accompagna in tutte le uscite fotografiche come un amica fedele sempre pronta a mettermi a disposizione tutta se stessa. O meglio tutto ciò che io riesco a mettere a terra. Con LEI e l’aiuto degli obiettivi Nikkor Z 24-120/4 S e Nikkor Z 180-600/5,6-6,3. Ora alcune foto scattate in questi ultimi 30 giorni. Sono le foto che rappresentano quello che per me è il legame con la fotografia e il sistema Nikon Z. 24 ottobre 2025 - 24-120@120 f:5,6 t:1/60 ISO:500 24 ottobre 2025 - 24-120@90 f:5,6 t:1/80 ISO:64 24 ottobre 2025 - 24-120@24 f:8 t:1/60 ISO:64 24 ottobre 2025 - 24-120@40 f:8 t:1/6 ISO:64 11 novembre 2025, 0re 17:00 circa - 180-600@900 equiv. f:6,3 t:1/640 ISO:12800 11 novembre 2025, 0re 17:00 circa - 180-600@900 equiv. f:6,3 t:1/400 ISO:12800 11 novembre 2025, 0re 17:00 circa - 180-600@900 equiv. f:6,3 t:1/640 ISO:5600 17 ottobre 2025, 0re 10:30 circa - 180-600@250 equiv. f:14 t:1/20 ISO:50 Graditi i commenti Grazie1 point
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Perchè Nikon e non altro?
1 pointUaaaaa, prima dell’Af-I avevi quella meraviglia di ottone ed alluminio del Ais!!! Io ho usato per un po’ di anni il 600/4 Ais. Con il tuo 400 e con l’800, condivideva il piede maniglia: la roba più robusta che abbia mai trovato attaccata ad un obiettivo, la cui sensazione tattile non l’ho più dimenticata ( e con lei anche il senso di oppressione dovuto alla massa da macigno). Nikon ha conservato quel tipo di piede anche sugli af-i, quindi tale quale te lo sei ritrovato sul 400 af-i , e anche sulla primissima serie af-s, il primo 600/4 afs mantenne l’impugnatura da 1kg. ☺️ Capisco la tua scelta del Berlebach, per chi non sa: sopra i 5kg sono guai. I Berlebach sono decisamente pesanti e sono realizzati in legno, ed è questo a fare la differenza perché smorza meglio le vibrazioni. Io usavo un mostro G5 in alluminio che solo lui con la testa arriva intorno ai 5kg. Stavo per procurarmi un Berlebach quando Nikon ha presentato la D3. Adesso è incredibile. Sia il 400/2.8 che l’800/6.3 sciallano su un treppiede normale, tanto che in montagna posso usare cose impensabili solo 5 anni fa.1 point
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Nikon Z6iii E Nikon Z8 Alimentazione Esterna Rispondi Nuova Discussione
La prossima volta non dico niente 😂 Scherzo, si impara sempre qualcosa.1 point
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Perchè Nikon e non altro?
1 pointSemper Fidelis : scalda il cuore in questo mondo di “se Nikon non esce con questa cosa qui, passo a XXXX”.1 point
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Nikon Z6iii E Nikon Z8 Alimentazione Esterna Rispondi Nuova Discussione
Rispondendo ad un utente che cercava la soluzione del problema cambiando scheda. Max Aquila, gli risparmia una spesa inutile Le chiacchiere stanno a zero1 point
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Di’ qualcosa di Nikonista
1 pointE bravo Valerio,nella configurazione mimetica mi sembri un addetto ai Tow....😛1 point
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Gente dal mondo - Tanzania/Zanzibar
Foto molto belle che mi hanno fatto conoscere qualcosa di più di questo nostro mondo, così variegato e così disuguale. Grazie a te e a tutti i viaggiatori.1 point
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Qualcosa di Nikonista
1 pointDavid Douglas Duncan con le sue Nikon ma pure con una Coolpix, perché no ? (qui aveva quasi 100 anni)1 point
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EssilorLuxottica vuole salire al 20% della quota azionaria di Nikon
l'ho sempre detto io che il mondo è dei vecchi! Occhiali da vista e protesi acustiche sono il futuro dell'industria (per l'impianto dentario ho già mio nipote😁) adesso speriamo che Nikon realizzi gli occhiali che sognavo da giovane, quelli pubblicizzati dal Monello o dall'Intrepido che ti facevano vedere le fanciulle poco vestite!!! Ci sono speranze?1 point
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Gente dal mondo - Tanzania/Zanzibar
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Palermo Shooting: una experience dentro alla Felicissima.
Palermo Felicissima: ecco come gli Arabi appellavano la città in cui vivo, al tempo del loro avvento in questa parte della Sicilia, tra l'anno domini 830 ed il 1130 quando subentrarono i normanni. Una città della quale ho spesso scritto e molto fotografato: direi allora, sempre parlato. Perchè fotografare è il mio modo di esprimere sensazioni e sentimenti, di ogni polarità, il modo nel quale credo di riuscire meglio a spiegare il mio pensare. Palermo fondata dai Fenici, così chiamata dai Greci e bizantini, in quanto tutta porto (Pan-ormos), poi A Zyz (il Fiore, la Splendente) dagli arabi che vi si insediarono per sfruttare le sue enormi potenzialità agricole ed idrauliche (che seppero mettere a frutto, come non più noi, adesso), Balarm successivamente anche dai Normanni che, a loro volta, si insediarono anch'essi: perchè Palermo non ha solamente subìto dominazioni, ma ha accettato, di buon grado o meno, tutte le culture e le interpolazioni che ha conosciuto, continuando con gli Angioini dopo i Normanni e poi gli Aragonesi dopo i Vespri siciliani del 1282, quindi gli Spagnoli ed i Vicerè e successivamente i Borbone dopo i Moti rivoluzionari seicenteschi. La storia contemporanea da Garibaldi in poi la conosciamo bene. Da tutti questi popoli Palermo ha imparato ed insegnato, mischiato e fuso, rivisitato e creato: arte, artigianato, lingua, cucina, religione, ma ha principalmente dimostrato che anche sotto la pressione di un dominatore si possano sviluppare germi creativi che possano portare non solamente ad imparare a sopportare la presenza del melting pot che l'ha sempre contraddistinta, ma anche ribellarsi ai soprusi e ribaltare chi li operava. E' proprio da questa città che i sollevamenti di piazza più famosi della Storia del nostro Paese, prima che fosse già tale, hanno preso piede e mano. Anche in tempi attuali conosciamo quali siano state le poste in gioco che hanno compromesso cittadini e martiri per la Verità e il Diritto, contro le piovre del malaffare e della criminalità organizzata in forma mafiosa. Una città che dal suo originario nucleo, intorno al porto appunto, si è andata espandendo nei secoli, inglobando le campagne coltivate dagli arabi secondo le più efficienti tecniche di irrigazione, che coinvolgevano in una rete idrica (ancora oggi funzionante dopo più di un millennio) tutti i corsi d'acqua che la circondavano e cementificando tutto ciò che un tempo dava ricchezza alla città. Fino a distruggere anche le vestigia del periodo più bello, artisticamente e culturalmente, che fu a cavallo tra la rivoluzione industriale della fine Ottocento e i primi trent'anni del nuovo secolo, quando Palermo era ancora una capitale europea che aveva poco da invidiare ad altre città, prima del disastro apportato dal secondo conflitto mondiale e dalla successiva distruzione/ricostruzione distruttiva sistematica del bello e del razionale, in favore del profitto delle nuove classi emergenti, post gattopardesche. Di tutto ciò che oggi è Palermo e di tutto ciò che fu, resta ancora testimonianza materiale e, in chi ne mantenga memoria, anche narrativa. E' per questo che ho deciso di integrare al lavoro che mi vede all'opera da quando fotografo questa città, anche una componente più diretta e meno mediata dalla lettura delle mie fotografie: e pertanto ho organizzato il primo Palermo Shooting, appena concluso, che in un weekend di novembre, neppure di tempo favorevole, ha portato tre nikonlander a condividere on the road quanto qui descritto in un excursus storico che per poter essere esauriente occuperebbe volumi e volumi (e tantissimo tempo per leggerli) Unire le stimolazioni sensoriali, quelle visive ed uditive a quelle tattili e gustative (o solo olfattive, per chi sia a dieta) è un modo sicuramente immediato, al posto di quelli...mediati e distanti. Una full immersion di alcuni giorni, che comporta la possibilità di visitare, discutere, valutare personalmente, assaggiare, in una parola... gustare l'essenza della vita di questa città e di chi la vive, non da turista, ma da viaggiatore. Dove il viaggio non sia semplicemente una destinazione, bensì una scoperta. A corredo di questo articolo aggiungerò di volta in volta il link ai blog dei successivi shooting che ho intenzione di continuare ad organizzare fin dalle prossime settimane. Serve soltanto che chi sia interessato manifesti la sua disponibilità qui appresso per un determinato periodo e vedrete che riusciremo a mettere insieme altri gruppi di nikonlander, cui metto a disposizione a prezzo di favore il mio BnB situato in centro città, dal quale ogni destinazione è a portata di passeggiata. Fermo restando che ognuno possa liberamente decidere dove alloggiare e poi ci si incontrerà secondo il programma stabilito insieme per lo shooting. Sarò guida e consigliere per i luoghi e gli atteggiamenti nello scattare per strada: ricordando ai partecipanti che le foto si ottengono, prima che pensare di rubarle. Non si costruiscono sulla base di un retropensiero, ma si cercano, seguendo il proprio sentimento. Possibilmente si condividono anche, con i soggetti ritratti. Tutto ciò porta soddisfazione nel proprio agire e risultato negli scatti ottenuti. Nikonland è corollario a questa iniziativa e sarò felicissimo (come fossi A Zyz...😉) di condividere la mia conoscenza del marchio ed il mio personale piccolo museo della storia del marchio, insieme alle persone che vorranno venire a Palermo anche per conoscerci dopo tanti anni che ci si legge solamente. Tutta l'assistenza possibile sul campo per ogni esigenza di natura fotografica oltre che materiale, durante gli shooting. Contattatemi pure per MP se lo ritenete, per ogni informazione al riguardo. Max Aquila photo © per Nikonland 20251 point
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Palermo Shooting: una experience dentro alla Felicissima.
Ma chi venga a spasso con me a Palermo ha piena libertà di fare ciò che desideri: anche di non scattare una foto. E ci potrebbe pure stare, come nel film con Ben Stiller e Sean Penn davanti al leopardo delle nevi...1 point
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Palermo Shooting: una experience dentro alla Felicissima.
Dopo questo articolo e queste parole vien ancor più voglia di visitarla, anche senza macchina fotografica!1 point
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Palermo Shooting: una experience dentro alla Felicissima.
Ho avuto, qualche anno fa, la fortuna di visitare Palermo e di avere Max come cicerone anche se solo per un giorno. E' una città meravigliosa, abitata da persone meravigliose che la amano e la vivono pur tra mille difficoltà. Ci sono rimasto per una sola settimana ma non mi sarebbe bastato un mese. Fotograficamente parlando una vera miniera e tanta, tantissima storia da vivere e raccontare al meglio per immagini nello stile dei nikonlander.1 point
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Palermo Shooting: una experience dentro alla Felicissima.
Decisamente interessato, Palermo con eccelsa guida, cosa chiedere di più? E poi una collega sicula mi dice meraviglie dei ristoranti di Sferracavallo😄 Mi prenoto per il 2026, quando sarò definitivamente libero da impregni lavorativi1 point
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Palermo Shooting: una experience dentro alla Felicissima.
Come in ogni piatto ben riuscito il segreto sta non certo negli ingredienti, ben noti a tutti dalla ricetta, ma dalla capacità di chi stia ai fornelli di unire ed amalgamare le componenti, al tempo giusto e nel modo adatto. Scoprire una città, liberandosi da preclusioni mentali (o pregiudizi, addirittura) evitando i "luoghi comuni" e dirigendosi verso il senso della sua essenza, dipende principalmente da chi ci accompagni, portandoci nei posti più frequentati, così come in quelli meno noti, ma non per questo meno significativi. Sedersi a tavola, non solo della trattoria tipica, ma anche al ristorantino di tendenza che produca in proprio sul territorio gli ingredienti delle proprie manipolazioni culinarie, oppure tra i banchi del mercato, in mezzo all' "abbannio" dei venditori, stonati forse dal contesto, ma dopo poco anche resi immuni dall'abbondanza e varietà del cibo di strada, fa certamente "entrare" nel mood molto più che un approccio dettato ed eseguito da "viaggio organizzato" pret a porter. Visitare dei luoghi significativi, raccontandone il bello, così come il brutto che ne derivi e le trasformazioni subite per realizzare un adattamento, una nuova vita di quel luogo, ricordando come le pietre ci sopravvivano e mantengano evidente la memoria di ciò di cui siano state testimoni (sfiorando una parete di conci, dove ci facciano vedere i graffiti lasciati dai pellegrini nel Medioevo) è un percorso onesto e diretto, non edulcorato da buonismi ed inutili autocelebrazioni. Percorrere una strada (come ho scritto in quel blog che ho allegato a questo articolo) porta in tante direzioni: ognuna utile a chi la stia praticando. Ma ciascuna porta con sè miriadi di esperienze e testimonianze che sono la memoria ed il ricordo degli avvenimenti che le riguardano: la sensibilità di chi racconta, con parole e con foto queste reliquie, sarà lo spirito di questa experience di Palermo Shooting.1 point
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Dall’Alba Digitale alla Fine di un’Era: La Saga delle Nikon D1-D6
Scrivevo nell'altro articolo del mio legame con le ammiraglie Nikon. Lo riepilogo qui, con alcune foto significative. Venivo dalla F5 e sognavo la D1. La F5 era un mi piacerebbe ma non posso. Il rullino alla raffica massima durava 3-4 secondi. Mai nemmeno provata la raffica con la pellicola montata. La D1 era un sogno e tale restò. Fui tentato dalla D1x ma era troppo acerba per i soldi che costava. Quindi razionalmente temporeggiai fino all'arrivo della D2h. Che presi usata. La raffica da 8 frame al secondo era una goduria e le foto fino ad 800 ISO erano sensazionali, nitide, precise. Ma la D2x, presa nuova era un'altra cosa, sebbene già a 400 ISO fosse al limite. qui siamo alla 1000 km di Monza del 2008 e, sebbene avessi con me anche la D2h, il carico maggiore con il 70-200/2.8 lo portò la D2x. Ma del tutto un'altra faccenda la D3. Ne ebbi due esemplari, uno venduto poi ad Alberto Cimitan quando a me arrivò la D3x. qui siamo sempre a Monza, F1 e Le Mans Series, con il 400/2.8 VR. mentre qui il breve periodo con il 200-400/4 mai troppo amato (ad essere generosi). Con la D3 ho fatto tutto ma è stato con la D3x che sono diventato quello che sono. Il suo otturatore perdeva olio e si sporcava in continuazione, faceva pochi scatti e si esauriva il buffer ma era uno spettacolo. All'epoca c'era anche la mia musa di sempre e quindi le sue foto sono per lo più con la D3x (anche se l'ho seguita con D4 e D5) La D4 mi ha impressionato poco ma in fondo era una macchina molto sincera, più adatta della D3 nella fotografia "normale" e più della D3x nello sport. ma l'ho dimenticata in tempo zero quando è arrivato l'autofocus della D5 che era di gran lunga migliore di qualsiasi altra cosa avessi avuto (e anche meglio di D800/D810 e D850). della D6 non conservo scatti oltre al test. E' stata l'unica avuta in prestito da Nital, durante il confinamento Covid, usata per due settimana. Macchina bellissima ma arrivata quando io sognavo la Nikon Z9. Sono stati per me anni indimenticabili. Ho fatto migliaia di foto con D2-D3-D4 e soprattutto D5. Ma se ci penso, ho rivenduto quasi tutte queste macchine con meno degli scatti che oggi ha la mia Zf, una macchina che io uso quando mi va di sentirmi vintage e quindi meno spesso di quanto dovrei. Sinceramente non tornerei indietro, anche se ringrazio Nikon per tutto quello che mi ha dato con le sue reflex.1 point
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Velvia e T-MAX con la Nikon Zf (e Flexible Color Picture Control introdotti con il firmware 2.0)
1 pointPacchetto aggiornato. la morbidezza un pò eterea della Fujifilm Superia la forza cromatica della Kodak Ektar25 (attenti a non bruciare le alte luci) l'espressività del Neopan la texture della Ilford HP5 la Velvia 50 e i suoi verdi decisi in azione sulla Nikon Z50 II con le sue modalità di selezione avanzate File scaricabile : Pellicole Flexible.zip1 point
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Impostazioni Z8 (dovrebbe valere anche per la Z9...)
Max non rigirare il discorso..... stiamo parlando di parametri della fotocamera, una discreta mole di settaggi da fare a seconda "della luce e soggetto", ma anche della distanza, dello sfondo, del movimento e via discorrendo.... P.S. le "rivoltelle" fino all'M60 le conosco abbastanza.....1 point
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Impostazioni Z8 (dovrebbe valere anche per la Z9...)
Non vedo perché dovremmo privarci di funzionalità studiate per rendere alcune operazioni più immediate e pratiche. Oggi più che mai le trovo sensate vista la complessità delle moderne fotocamere nelle quali ci sono così tanti parametri da modificare per sfruttarle in situazioni diversissime tra loro. Non utilizzo frequentemente i banchi di memoria ma perché mai dovrei farne a meno non lo capisco. Sto facendo foto di paesaggio a mano libera e mi passa un capriolo di fronte, nel tempo che setto a dovere la macchina magari se n'è andato, oppure lo fotografo con le impostazioni che avevo per il paesaggio tipo M, iso base, diaframmi medio chiusi, maf manuale, filtro ND in camera attivato o scatto ad alta risoluzione ecc? Sto facendo architettura con impostazioni simili a quelle sopra citate e vedo una possibile foto "d'azione"? Premo un pulsante ed ho la fotocamera pronta per cogliere il momento. Probabilmente sarò io ad essere lento e fin troppo abituato a fare fotografia statica per cui trovo utile e pratico quanto detto sopra, magari molti di voi sono così rapidi nel cambiare qualche parametro che potete fare a meno dei banchi di memoria. Per esempio se sto sperimentando o improvvisando magari mi capita di avere la macchina incasinata proprio per quel motivo...su un banco ho impostato i parametri con i quali mi senti a mio agio normalmente, posso immediatamente riavere tutto in regola se necessario senza dover riconfigurare tutto da capo se necessario, al volo. Quindi ho vissuto senza usare queste funzioni per anni, posso vivere senza per il futuro? Certo che sì. Preferisco avere questi ausili? Certo che sì. Ma io sono io, voi fate come ritenete meglio per voi, in fondo stiamo solo chiaccherando di un contorno alla fotografia.1 point