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Showing content with the highest reputation on 06/29/2020 in all areas

  1. 5 points
    Nikon Z6 con 300mm f4 +Tc14. f8, 1/640s, 2000 ISO. Silver efex.
  2. 3 points
    LA CRONACA dopo aver ufficialmente negato - per bocca del suo Presidente, non più tardi del 20 maggio u.s. - Olympus ha deciso di siglare un accordo con un fondo equity giapponese denominato JIP che prevede la stipula della cessione della divisione imaging (quella che fa le fotocamere Olympus) entro la fine del 2020 si parlava di questa possibilità da anni, guardando i dati di bilancio non ci potevano essere altre soluzioni. Il management di Olympus ha provato a convincere gli azionisti (Olympus ha un azionariato diffuso, detenuto per lo più da due banche fiduciarie, uno del gruppo Mitsubishi e uno del gruppo Mitsui, oltre ad una quota minore di Nippon Life che è la prima assicurazione privata giapponese e il fondo pensioni del gruppo Mitsui) I PROSSIMI PASSAGGI entro il 30/9/2020 si svolgerà l'usuale due-diligence per dare una valutazione nominale al valore della cessione, Olympus rivedrà gli asset di diretta pertinenza della divisione imaging (che, come per Nikon e Canon e a differenza di Sony, non è una società separata ma è parte integrante di Olympus) e il personale direttamente connesso con quelle attività. Trovato l'accordo sulle cifre, verrà stipulato il contratto definitivo che verrà reso operativo entro il 31/12/2020 il 31/12/2020 Olympus scorporerà dal suo bilancio la parte certificata relativa alla divisione imaging e la cederà a JIP JIP dal 1/1/2021 diventerà azionista unico della nuova società che verrà creata dalla divisione imaging di Olympus il cui nome non è ancora stato stabilito JIP non è nuova ad operazioni del genere, ne ha svolte già diverse. Non è una grossa società (il capitale si dice che ammonti a $150 milioni), ci sono colossi che operano in questo settore, così non dispone di ingenti quantità di capitale. I suoi azionisti di riferimento in qualche modo sono simili a quelli di Olympus (due fondi fiduciari, uno depositato su Mitsubishi, uno su Mitsui, due più grandi gruppi finanziari giapponesi). Ma ha già fatto operazioni simili nel recente passato (è una società di recente costituzione, peraltro). Le più note sono l'acquisto della linea di notebook Sony, i famosi Sony Vaio che per una certa fase di mercato fecero concorrenza ad Apple finché Sony non decise di averne abbastanza e, sempre con Olympus, per l'acquisto della linea di telefonini ITX. Generalmente un fondo equity acquista un ramo di azienda (o una società) improduttiva o che produce perdite, lo ristruttura, ne riduce i costi ed aumenta la sostenibilità, ed entro 5-7 anni in genere la rivende con un profitto. E', per intenderci quanto conta di fare Elliott con il Milan, per dare una occhiata a casa nostra. Nel caso delle due operazioni citate, ITX è stata effettivamente rivenduta 3 anni dopo l'acquisto, non so con che esito. Mentre Vaio, evidentemente per motivi diversi, è ancora in portafoglio e continua ad operare. Vaio - così si chiama, ovviamente, la nuova società - continua a vendere notebook di fascia alta (sui 3000 dollari l'uno) in Giappone e in pochi selezionati mercati europei e del Nord America. Non abbiamo alcuna idea di cosa deciderà di fare con le fotocamere Olympus ma ricordo che, a differenza dei Sony Vaio, le Olympus hanno una tradizione che supera gli 80 anni di storia (Olympus stessa è stata fondata nel 1919, due anni dopo Nikon, mentre Sony è nata solo nel 1958) e che in Giappone vanta una quota di mercato notevole : BCN Ranking, mirrorless vendite in Giappone, maggio 2020. Olympus continua a giocarsela a fasi alterne con Canon e Sony, nonostante la sproporzione di forze in campo. Sinceramente dubito che JIP deciderà di vendere Olympus-Fotocamere, un pò perchè nello spirito dell'operazione c'è quello di non farla finire in mani straniere - cinesi principalmente - e un pò perchè è facile comprendere come un'opera di ristrutturazione dei costi che punti a premiare lato prodotti lo zoccolo duro dei clienti fedeli di Olympur, potrebbe consentire alla nuova società di puntare al profitto, pur con vendite ancora più ridotte. Ma questo sostanzialmente esulerà dallo scopo della cessione, Olympus non potrò influenzare le decisioni di JIP (e se ne guarderà bene per non avere perdite di immagine) e i gruppi di controlli non si cureranno particolarmente di una formica come Olympus-Fotocamere. Qualunque cosa pensiamo noi o i clienti di Olympus. COSA HA PORTATO A QUESTA DECISIONE Ma soffermiamoci un'attimo a comprendere i motivi che hanno portato a questa decisione. Perchè non è un precedente ma potrebbe essere un precedente per praticamente tutti gli altri attori del mercato fotografico con la sola esclusione di Canon (che è troppo grossa ed ha un mercato troppo enorme per cadere) e Pentax (perchè è già stata oggetto di acquisizione esterna). Il bilancio di Olympus evidenzia chiaramente la dimensione del fatturato e la ridotta componente rappresentata dal segmento immagine. Praticamente su 800 miliardi di fatturato complessivo (cifre in Yen) solo 50 - secondo le previsioni 2020, poi smentite in difetto - quindi poco più del 6% dell'intero fatturato (per confronto Nikon ha chiuso il 2020 con 591 miliardi di fatturato : quindi Olympus è più grande di Nikon nell'insieme ma non lato fotocamere !). Ma su questi 50 miliardi Olympus stimava una perdita operativa di 7 miliardi (cioé il 14% di perdita diretta) in miglioramento rispetto al disastroso esito del 2019 (18 miliardi di perdita su 48 di fatturato : addirittura il 37.5%. Come dire che ogni 3 fotocamere vendute, una era in rosso ...). Situazione che perdura da anni. Olympus fa il grosso del fatturato nei sistemi di diagnostica. E' leader nei dispositivi per la TAC e per le endoscopie a livello mondiale. Ricordo che Olympus ha prodotto il primo apparecchio per fare la gastroscopia (al mondo). In questo segmento Olympus produce 105 miliardi di utili su 420 di fatturato. Un risultato più che brillante in termini assoluti. Pur in un'ottica di contenimento delle perdite e valutando l'effetto Covid che noi ancora non conosciamo cosa produrrà sui bilanci del 2021 delle società fotografiche, gli azionisti avranno deciso che non era più sostenibile che il 6% del fatturato (o anche meno) producesse perdite tali da divorare in larga parte l'utile finale da distribuire agli azionisti. E senza grandi prospettive di miglioramento nel futuro. Il posizionamento di Olympus è tutto legato al m4/3 e il rifiuto - per non investire ulteriori denari e quindi produre ulteriori perdite - nel consorzio L nonostante i reiterati inviti di Panasonic l'hanno relegata in un mercato che è destinato a diventare sempre più di nicchia. previsione bilancio chiuso al 31/3/2020 fatte l'anno scorso consuntivo bilancio del secondo semestre 2020 chiuso il 31/3 scorso. Calo di vendite oltre il preventivo, perdite superiori al preventivo. Per non considerare i costi indotti della divisione, contabilizzati a parte e che verranno meno, una volta ceduta. Quindi dal punto di vista di Olympus la decisione è contabilmente ineccepibile ed è quello che ogni buon amministratore avrebbe fatto. La marginalità del segmento produce perdite ed è in termini di peso sul fatturato complessivo, tendenzialmente trascurabile. Ristrutturarlo costerebbe più che cederlo, quindi meglio regalarlo ad un fondo equity, registrare una perdita e almeno detrarla dalle tasse ! La Olympus PEN F, un modello di grande successo mediatico, scarso sul piano del conto economico che è stato tolto di produzione per ridurre le perdite nel 2020. Che ne sarà in futuro ? Dipenderà dall'esito dello scorporo e dalla risposta dei clienti. Leggendo i forum internazionali, dove, lo ammetto, l'ignoranza impazza, tutti stanno parlando di Olympus in fallimento (non è vero) e di chiusura della produzione (non è vero). Molti dicono di stare passando o di essere passati a Nikon Z. Qualcuno sarà già passato ad altri marchi. Insomma, qualche cosa di simile a quanto già successo con Pentax che però, a dispetto di tutti, è viva, sebbene molto ridimensionata anche rispetto al recente passato. Io sono convinto che si continueranno a vedere fotocamere Olympus in futuro, così come si vedono fotocamere Pentax. Magari senza troppa effervescenza e con un occhio più alla sostenibilità del business nel medio termine. Il che potrebbe significare meno investimenti e più vendite online, per lo più in Giappone. E NIKON ? Ovviamente tutte le malelingue del mondo già si strofinano le mani. Nikon sarà il prossimo. Nikon è finita. Nikon sta fallendo. Bene, vediamo il bilancio di Nikon, segmentato come quello di Olympus : per Nikon le fotocamere pesano per il 38% sul totale del fatturato. Non il 6%. La perdita, pur ingente (ma ricordiamoci che ci vogliono 100 Yen per fare un Euro ... quindi parliamo di miliardi ma potremmo parlare di decine di milioni al cambio corrente) del segmento immagini è pari al 3% del fatturato totale (ed è un 7% del fatturato delle fotocamere). Nikon è in profonda ristrutturazione e sta convertendo la produzione delle fotocamere dalle reflex - in caduta libera - alle mirrorless in formato full-frame. Ci vorrà tempo ma la linea verrà riarticolata. Nel bilancio 2020 ci sono perdite straordinarie che non si ripeteranno (ma anche qui non sappiamo il peso del Covid sul bilancio 2021 : temo sarà tragico !). La divisione che produce macchinari industriali (i famosi stepper per microlitografia magina utili anche se il fatturato è in calo) e le altre galleggiano. E' in corso una diversificazione anche nel segmento medicale ma ancora lontana dal produrre effetti positivi (praticamente è in pareggio con circa l'8% del fatturato). La società ha cassa liquida e linee di credito per un importo che è pari a quasi 3/4 del fatturato (una cifra enorme). E tra i suoi azionisti al primo posto c'è la Mitsubishi Bank che è la seconda banca giapponese. POTREBBE RIPETERSI L'AFFARE OLYMPUS PER NIKON ? Si, certo. Qualora il fatturato "fotocamere" dovesse diventare marginale (ridursi dal 38% al 10-15%) e dovesse continuare a produrre perdite così pesanti anno su anno. Ma per Nikon la perdita è un fatto per ora straordinario, la società nel complesso è sana, la componente fotocamere molto importante sul totale. Può contare su partner importanti e il valore del suo marchio è enormemente superiore a quello di Olympus ( e quindi anche relativamente più difficile da "commercializzare"). Noi, per concludere, al netto della crisi in corso che certo per l'anno 2021 produrrà bilancio inguardabili, siamo anche fiduciosi che con il mondo Nikon Z, il nostro marchio abbia fatto la scelta giusta per mettersi in sicurezza per il futuro. Quindi guardiamo agli anni a venire con più ottimismo.
  3. 3 points
    Spiaggia delle Due Sorelle D750 28 AF-D
  4. 2 points
    Ancora le Cascate del Dardagna, dettagli.
  5. 2 points
    Finalmente siamo arrivati ad un pochino di storia ed anche qualche numero.. Nel 1965 a Monfalcone nei cantieri della Italcantieri iniziano i lavori per i primi due sottomarini su un lotto di quattro, che poi chiameranno “ Classe Toti “e il secondo prenderà il nome di Bagnolini ma questo avverrà tra qualche anno, era la prima volta che dal dopoguerra la cantieristica militare italiana si cimentava con una costruzione simile e, ripartire di fatto da zero non era ne semplice e ne facile specialmente dopo quasi un trentennio con nuove basi e nuove tecnologie che nel nostro paese erano di fatto poco note; un dato per tutti che fa riflettere ad esempio sarebbe questo: secondo voi il primo, il Toti appunto, di che materiale era fatto? acciaio? no… di legno, mano a mano che i progettisti e i disegnatori mettevano a punto le loro idee, i falegnami costruivano passo passo un mockup, come si direbbe attualmente, oggi si spostava questo pezzo qui.. e magari domani veniva messo di là, ricordiamoci che nel 1965 non esisteva il CAD, o altre diavolerie … ed essendo il prototipo.. un conto era cambiare un pezzo di legno ed un altro delle parti in acciaio saldato. Una volta chiarito e sistemato tutto quanto il lavoro poté viaggiare più spedito, che fine fece il modello in legno? Dovrebbe essere alla scuola sommergibilisti di Taranto; una volta che il primo mezzo entro in acqua e si fecero le prime prove, dovettero rivedere i calcoli ed aggiungere sotto la chiglia una zavorra di ben oltre 60 tonnellate di piombo, sennò si correva rischio di dover vedere il battello rovesciarsi, con questo rimedio si poté abbassare il suo baricentro. Immaginate un lungo cilindro, con due parti emisferiche alle estremità, con il minor numero di fori, che comprometterebbero la tenuta alla pressione marina, ecco questo è il sottomarino, vi saranno aggiunte poi altre parti ma non avranno più la resistenza alla pressione dell’acqua del primo pezzo, ed avranno anche la libera circolazione d’acqua una volta immersi, tutte le parti più importanti saranno rinchiuse nello scafo resistente. La costruzione avvenne con l’esecuzione di una serie di cilindri in acciaio saldati, pezzo per pezzo sino a formare tre tre tronconi, completi di ogni loro macchinario e uniti poco prima del varo, il materiale utilizzato per lo scafo resistente era l’acciaio asera 52, con lo spessore nominale della maggior parte degli elementi di poco più di 20mm, mentre la parte di prua con le aperture dei lanciasiluri arrivava sino a 100mm in alcune parti. Ma ora parliamo un pochino di numeri… Dislocamento 536 t in superficie e 593 t in immersione Lunghezza di 46 m Larghezza di 4,75 m Apparato motore termico N° 2 Fiat MB 820 diesel da 570 Cv cad, calettati su due dinamo Siemens, Apparato motore elettrico 1 motore elettrico Siemens da 772 Kw Batteria di accumulatori 112 elementi al piombo tipo PV 800 prodotti dalla C.G.A. ogni accumulatore con capacità di 2600 Ah alla scarica dell’ora e 5000 Ah alla scarica delle 20 ore Velocità 9,7 nodi in superficie e 14 nodi in immersione Quota operativa 150 m Collaudo 300 m Autonomia 3500 miglia a 6,5 nodi ( pari a 6400 km ) Equipaggio 4 Ufficiali e 22 sottoufficiali, sottocapi e comuni Armamento 4 tubi lanciasiluri da 533 mm per siluri filoguidati a testa auto cercante A 184 prod. Italiana e Mk 23 Statunitensi Altre notizie I quattro sottomarini di questa classe erano dotati tutti di un periscopio di tipo Zeiss, di un impianto radar tipo 3 RM20 A- SMG della ditta Sma dotato di antenna sollevabile e di un impianto TLC della soc. Elmer anch’ esso dotato di antenna sollevabile, per quanto riguarda l’impianto idrofonico ed eco goniometrico tipo I.P. 60 della ditta Usea, i tubi lanciasiluri utilizzavano una centralina di lancio Sepa. Una precisazione per quanto riguarda il Sonar attivo, posizionato nel caratteristico “ naso “ era piezoelettrico di tipo Tompilz, mentre il passivo era composto da una serie di trasduttori posti più in basso dell’attivo che avvolgevano la prua, a mò di dentiera.. adesso mettiamo qualche disegno/fotografia più chiarificatrice, almeno lo spero. Questi disegni, o meglio questi spaccati tecnici sono stati fatti da un noto disegnatore del settore, il sig. Sergio Baratto, normalmente i suoi lavori li ammirate principalmente sulle riviste di automobilismo, quattroruote in primis. ora visto che l'oggetto del contendere è decisamente sul.. lungo.. avrei deciso che oltre la parte generale, mettere tre con i particolari, queste tavole me le regalò quindici anni fa la prua e il suo contenuto la parte della camera di manovra ed infine la poppa. Adesso che vi siete visto queste.. passiamo ad altro, come ho accennato più volte ho i disegni, non sono ovviamente dell'ultima versione ma le differenze strutturali sono pochissime, anche queste saranno divise in tre sezioni.. sono riproduzioni di un disegno meccanico, con alcune parti colorate con delle semplici matite, si può fare esteticamente di meglio.. ma penso basti per dare l'idea, partendo in senso antiorario, in verde chiaro in alto il sonar attivo, quello che nei film si sente il famoso ping... ping... questo strumento però ha un grosso problema, quello di essere captato da altre unità e quindi rivela la posizione; in basso invece vi è quello passivo, che capta ma non viene rilevato, sul ponte invece il primo rettangolo anche lui verde, di tre per ogni lato del battello, anche questi sono di fatto sonar passivi solo che attraverso semplici calcoli trigonometrici, danno la distanza ed il luogo del " nemico ", si vedrà una lunga linea rossa, è lo scafo resistente, quello in cui si vive.. in basso in arancio i due locali accumulatori, ed infine sotto in marrone chiaro la zavorra di cui ho parlato, vi sono ancora due cose una in azzurro, ed è una delle due casse di allagamento che riempendole d'acqua marina danno la possibilità al sottomarino di immergersi, di queste casse semplificando se ne troveranno altre due a poppa, come ultima cosa in blu.. l'ancorotto.. per i pignoli, non ho disegnato anche i tubi lanciasiluri come scafo resistente come in effetti lo sono, tutta la parte che risulta libera dalle apparecchiatura in prua dopo lo scafo, una volta immersi è a libera circolazione d'acqua.. ho dimenticato.. con righe blu in diagonale le bombole d'aria ad alta pressione, a questo punto aggiungo ancora qualche riga, vogliate scusare.. Il signor Archimede tempo fa aveva notato che un corpo immerso nell'acqua riceve una spinta dal basso verso l'alto pari al volume del liquido spostato, il nostro sottomarino quando è in posizione ottimale, cioè fuori dal porto e deve immergersi, resta normalmente con parte del suo scafo emerso, ma la massa è tutto sommato poca, per scendere si apriranno le valvole delle casse di zavorra, si farà uscire la relativa aria ed si riempiranno con acqua di mare, a questo punto si sarà azzerata la spinta di Archimede e il battello potrà scendere di quota, quanta? questo dipende dalla zavorra d'acqua imbarcata, poi mediante l'utilizzo della timoneria e della spinta del motore si potrà scendere alla quota stabilita; le casse di compenso sono casse poste verso il centro del battello e vengono o riempite o svuotate parzialmente secondo quanto serva, vi ricordate che in camera di manovra vi sono due grandi manometri? ebbene il controllo di tutto è lì, mediante due rilevatori a bolla che segnano lo spostamento dello scafo, il marinaio addetto aggiunge o toglie pochi litri.. nelle varie casse.. di compenso, per risalire invece viene aperta la valvola che immette aria ad alta pressione nelle casse di zavorra e secondo a che velocità si vuole risalire, vengono svuotate dell'acqua di mare e riempite d'aria e si risale visto che la spinta di Archimede appunto sarà positiva. Diciamo anche due parole sulle pompe che sono addette o allo svuotamento, sono pompe particolari con una capacità elevatissima, non tanto come portata ma come pressione, mettiamo che si debbano usate a 150 metri di profondità, la pressione esterna dell'acqua sarà di ( se non ricordo male.. ) di 1 atmosfera ogni 10 metri, alla profondità di 150 metri lo scafo e quindi le pompe, avranno una spinta di 15 atm che cercheranno di entrare, va da se che le pompe devono per forza avere una potenza almeno doppia; un'altra cosa mi viene in mente.. ogni comando idraulico era posto in serie ad un relativo comando manuale.. per sicurezza. se aprite il disegno dovreste riuscire a leggere le denominazioni di alcune parti e meccanismi, con l'arancio chiaro il vano accumulatori sotto la zavorra ma verso la fine del disegno, in fucsia vi e la parte che insonorizza il locale motori, una precisazione, il battello è di fatto diviso in due lungo l'asse longitudinale, la parte in cui si lavora è quella superiore, quella inferiore è la parte normalmente non accessibile ed eccoci ora alla parte di poppa, in azzurro le altre due casse di zavorra, il violetto invece una cassa di compenso, vi sono in tutto il battello diverse casse simili, il loro scopo è quello di calibrare l'immissione o l'espulsione dell'acqua di zavorra in maniera più.. chirurgica, con il trasferimento di poche decine di litri alla bisogna, in alto l'ultimo sensore laterale queste righe rosse invece hanno uno scopo differente, quello di evidenziare le centine, le costole, se vogliamo fare un paragone noto, lo scafo resistente fà il suo lavoro ma a distanze stabilite vi sono saldate le costole/centine di rinforzo per la parte centrale, dove si trova la camera di manovra e sopra la vela.. non torretta per favore... ed ecco la parte finale, a volte i numeri non li ho scritti molto bene.. questa è la sezione dell'ordinata n° 8, in azzurro lo spazio occupato in quel punto dalle casse di zavorra, ovviamente ne ho messe solo alcune.. i disegni ne portano molte di più, con una linea diagonale blu, sono le bombole di aria compressa ad altra pressione che vengono utilizzate per espellere l'acqua quando serve, sopra si vede il sonar sotto anche lui in verde chiaro la fila del sonar passivo attivo in questa sezione viene evidenziata la cassa di zavorra n° 2 in azzurro, il blu l'ancorotto in alto in verde i sensori larerali ed in basso in verde il sonar passivo in marrone vediamo la zavorra, la riga rossa.. beh non è un capolavoro.. segna lo scafo resistente, in fucsia o rosa.. la parte fonoassorbente ed infine in verde i compressori per riempire le bombole d'aria ad alta pressione abbiamo sempre in rosso, il cerchio esterno dello scafo resistente, i due motori termici sotto di essi due casse d'olio, sotto la nostra zavorra ma sopra i due motori vi sono due cose interessanti, con righe verdi in diagonale, le due casse piene d'acqua che vengono utilizzate per raffreddare i gas di scarico, più sopra iln blu invece le bombola ad alta pressione, si parla di circa 300 Kg simo arrivati al locale motore elettrico, ma è come fossero due; i particolari avvolgimenti fanno in modo che se messo in serie ha una resa e in parallelo un'altra.. abbiamo ancora la parte di isolamento acustico, ed infine una delle casse di assetto, il loro utilizzo è alquanto fine, immettendo poca acqua oppure eliminandola si tiene il battello perennemente parallelo poiché a volte basta lo spostamento del personale che si allea al moto ondoso a far si che il battello tenti di emergere, oppure di appopparsi a scendere di prua.. insomma, deve stare ad un pelo dall'uscire e basta.. questo disegno invece lo trovo molto chiaro, la riga orizzontale è il limite del mare con i vari apparati sollevati, se emergono di più si può essere rilevati, e il Toti doveva vedere senza essere visto, in senso ancora antiorario, il primo è il periscopio, in rosa troviamo l'antenna radar, in blu l'antenna ESM, cioè quella che capta i radar dei cattivi, in verde lo snorkell, che da la possibilità stando leggermente in immersione di caricare le batterie, in arancio l'antenna della arradio.. ( è voluto ) con tutte le sue meraviglie, sott'acqua lo scarico dei diesel l'antenna per onde medie ripiegata ed infine in verde chiaro un sensore passivo del sonar che poi nel 1981 venne eliminato. i due scali, con parte degli scafi messi in linea il Toti in avanzata costruzione la prua del Toti con la paratia lancia siluri ed infine il varo del primo battello, il Toti E adesso? cosa vi racconto ancora? proviamo a mettere qualche altra notizia, magari al di fuori degli specialisti.. poco nota.. il fatto mi pare sia accaduto verso il 1975-6, il Toti è in bacino a La Spezia per lavori importanti, si è sbiellato uno dei diesel ( cattiveria: con un Mann sarebbe stato poco probabile ) e allora per ripararlo come fare? ma ci facciamo un bel buco.. ricordate sempre il diametro del portellone d'ingresso e, i primi tempi era solamente sulla vela, quindi pensate a come ci si doveva sbattere e faticare a portare quanto normalmente serviva al suo interno, il secondo boccaporto quello che arriva in sala siluri, è stato fatto qualche anno più tardi, ma torniamo al motore.. si prende un bel cannello oppure una circolare di quelle giuste e si.. taglia, finita la riparazione del motore, era opportuno chiudere il buco, oltre a posizionare la parte tolta in precedenza la si doveva saldare a regola d'arte.. morale, venne costruito un gabbiotto sopra l'apertura, la temperatura era sui 40° sia fuori che all'interno, dato che la saldatura era parallela sia dentro che fuori nello stesso momento, venivano saldati pezzi di circa 15 cm al giorno, passati poi ai raggi X per il controllo.. ci misero oltre un mese.. finito tutto quanto, vi era il collaudo in mare.. mi è stato detto che scesero oltre i 200 metri.. con tanta paura è ovvio.. ma andò tutto bene. Sto pensando a cosa dirvi... Il mattino del primo Luglio 1969 il sommergibile Enrico Toti, eponimo di una classe di 4 battelli che sono il primo frutto della cantieristica subacquea italiana dopo 1943 ed appena consegnata alla Marina Militare Italiana, entra in sosta manutenzioni dopo un impegnativo periodo di attività operativa che ne doveva testare le eccezionali qualità belliche. L’equipaggio è ancora ridotto all’osso (i primi aumenti alla tabella di armamento arriveranno tra qualche anno) e i turni di guardia sono stressanti quanto pochi sono i tipi di guardia effettuati: il battello non è presidiato a Bordo ma c’è solo una sentinella in banchina. I lavori di questa sosta hanno lo scopo, oltre a “leccare le ferite” della prolungata attività, di verificare le strutture non normalmente controllabili ma che sono soggette a corrosione e tra queste vi è la "cassa espulsione". Questa cassa, resistente alla stessa quota massima del sommergibile ha diversi scopi: - assieme alle casse zavorra è parte della riserva di spinta del sommergibile in superficie - in caso di avaria alla pompa assetto funziona da polmone per effettuare l’assetto con l’aria compressa - in caso di emergenza, per tramite delle valvole del sistema “margherita” consentiva l’espulsione fuori bordo del gasolio conservato in altre 5 casse contribuendo ad una ulteriore riserva di spinta per l’emersione. Tale cassa è quindi un cilindro collegato col mare nella parte inferiore e rispettivamente con uno sfogo aria, con l’aria alta pressione, con le casse gasolio e con la tastiera assetto nella parte superiore: ovviamente tutte queste vie sono intercettate da valvole e mentre le superiori sono manuali quella a contatto col mare è manovrata oleo-dinamicamente . Ma torniamo al nostro battello che si è da poco ormeggiato alla banchina accumulatori della darsena interna dell’Arsenale della Spezia. L’efficiente equipaggio inizia subito i controlli previsti per la giornata e smonta il portello del passo d’uomo della cassa emersione, ma prima si assicura che la manovra oleodinamica sia in posizione di "bloccato chiuso" ed in tale posizione viene posto un lucchetto per impedire manovre non volute. Il personale entra nella cassa ed inizia i controlli, ad iniziare dalla perfetta tenuta della valvola di allagamento (quella a contatto col mare). La valvola tiene bene e quindi possono iniziare i controlli sulla pittura, gli eventuali inizi di corrosione, la pulizia dei sensori del liquidometro. A mezzogiorno le manutenzioni all’ interno della cassa non sono ancora finite ma è ora di pranzo e visto che la valvola è ancora in tenuta perfetta il passo d’uomo rimane aperto per guadagnare tempo sui lavori pomeridiani. Ma a cavallo delle 13.00 il diavolo ci mette lo zampino: la manovra oleodinamica bloccata chiusa inizia a trafilare olio e la valvola di allagamento inizia ad aprirsi. Il mare invade la cassa espulsione, sempre più velocemente a causa dell’aumento del battente idrostatico sulla valvola. A bordo non c’è nessuno e la guardia in garitta è attenta a non consentire l’accesso, non certo a guardare il battello; nessuno si è ancora accorto del lento affondare del sommergibile. La fortuna, se così vogliamo dire, è che il battello ha un assetto leggermente appoppato e che 2 mastre delimitano il lago che si stà formando in manovra per cui l’acqua, tracimando dal passo d’uomo della cassa espulsione, scorre verso poppa. Il primo locale ad allagarsi è l’ausiliari addietro ed il battello si appoppa sempre di più, adesso l’acqua riesce anche a scavalcare la mastra del portello di accesso al locale macchina incidendo sempre più fortemente sull’appoppamento: ormai sono rimasti fuori solo la vela e la parte prodiera del battello con il portello di accesso all’interno del sommergibile, se l’acqua lo raggiunge il Toti si appoggerà definitivamente sul fondo! Ma non solo, le batterie che sono stivate a prora inizierebbero a produrre velenosissimo cloro che potrebbe anche esplodere. Nel frattempo la sentinella si è accorta che i cavi di ormeggio sono anormalmente tesi e visto il battello che si stà appoppando sempre di più dà l’allarme: sono le 13.40 e all’interno del battello sono entrate diverse decine di tonnellate d’acqua. I più intrepidi, sprezzanti del pericolo, salgono a bordo dal portello di prora e riescono a chiudere il portello del passo d’uomo della cassa espulsione. Due ore dopo il Toti è di nuovo a galla grazie all’opera congiunta del personale di bordo, dell’equipaggio di una unità vicina e del personale dell’Arsenale. I danni sono ingenti ma non irreparabili e consisteranno sostanzialmente nel "lavare" tutti i macchinari che sono stati sommersi dall’acqua di mare con particolare attenzione ai motori elettrici. Da annotare che dopo numerose prove, anche e soprattutto su altri battelli, solo il manipolatore oleodinamico del Toti non forniva durevole garanzie di tenuta. Piaciuta la storia? magari non credete una parola.. ma ho avuto la dritta da persone molto affidabili.. ed io ci credo, un'altro invece aveva problemi con il periscopio, non teneva.. e malgrado le revisioni e le sistemazioni varie.. ogni tre per due o quasi, l'acqua entrava.. tutto poi senza grossi danni ma insomma.. e nei magazzini per quattro battelli, vi era un solo periscopio di scorta.. E i siluri? come la mettiamo con i siluri... probabilmente avrete visto sempre sul grande schermo, che il dover caricare a bordo dei siluri è una cosa un pochino.. complessa, ste bestie sono lunghe sette metri, mica noccioline.. e allora gl'altri hanno un boccaporto inclinato di circa 45° per farli entrare... ma i Toto sono piccini, come lunghezza sto boccaporto non lo hanno fatto.. e allora? ed anche quì a volte il Genio Italiano.. la dice lunga, con un trabiccolo.. venivano portati i siluri "davanti " ai portelli, veniva aperto uno di quelli superiori ed il siluro lo si infilava alla rovescia.. all'interno vi era il paranco e.. il gioco era fatto, ma l'armamento era in totale di otto, quattro di riserva e quattro nei tubi. Quanti ne avranno lanciati? mah.. non vi sono state ne guerre e ne guerriglie.. pare, il numero la Marina Militare non lo dice di certo.. però alcuni lanci magari.. hanno fatto un pò... mettiamo che il silurista sbagli l'impostazione, il siluro viene lanciato ma non aggancia il bersaglio.. ma il lanciatore.. un bel fuggi fuggi per fortuna non era armato, e colpi la prua del Toti ammaccandola, per pura curiosità farò vedere una delle mie foto e magari riesco a farmi dire quale sia il gibollo... Mai affondata una portaerei?... ma io dico di sì, per un bel paio di volte i nostri durante le esercitazioni Nato riuscivano a passare la cortina di sicurezza delle navi della V flotta americana e, una volta giunti ad uno sputo.. attraverso il lancia rifiuti, lanciavano un fumogeno e poi... via di gran carriera... senza farsi beccare dal cercatori avversari.. la cosa si è conclusa con una cassa di champagne pagata dagli " avversari " ed anche i loro complimenti.. uno dei sistemi per poter individuare un sottomarino è anche quella di poter " leggere " la variazione termica, ora il Toti aveva a bordo un condizionatore dalla capacità di oltre 50.000 frigorie, quindi è stato il primo ante-litteram a poter non lasciare una segnatura termica... Ora le cose sono completamente ribaltate, un Toti verrebbe trovato e visto in men che non si dica.. ma in quei tempi.. è stato all'avanguardia, la nosta cantieristica avrebbe potuto venderne diversi di sottomarini simili all'epoca ma la politica mise il veto, ora però le cose si sono rigirate ancora.. oltre a collaborare in maniera attiva con la cantieristica Tedesca, stiamo costruendo anche per conto della marina americana.. Penso di aver finito la carellata, ed avere lasciato qualche minuto piacevole ad alcuni di voi.. per me è stata ed è un'avventura.. tanto che il 2 luglio, sarò al museo.. Grazie a tutti Ecco dov'era finita la malefica.... in azzurro le due casse compenso pesi.. in marrone la zavorra ed in rosso lo scafo resistente... si era voluta nascondere la birbante...
  6. 1 point
    E' anche per questo che adesso li lanciamo con un periodo di anticipo
  7. 1 point
    Grazie Egidio delle belle parole, però me le sento un pochino immeritate.. non mi pare di aver fatto poi una cosa così grande.. le tavole del baratto, pensa che se non ricordo male fui io a portare al suo studio, le tavole che avevo io in casa .. e sempre se la memoria non falla.. le lasciai anche per qualche giorno, poi come ringraziamento mi diede una copia di quanto fatto da lui, che tra l'altro a parte la visione intera il resto non mi risulta pubblicato... Sono contento di avervi fatto passare un po di tempo in maniera diversa, e alla mia Nipotina non ho portato via del tempo, anzi.. quanto ho messo su NL generalmente lo generavo dopo cena, o nei momenti che la discola non era presente.. un libro? non sarei la persona più adatta credimi, e per la parte 6, non credo.. ho già tirato sin troppo la corda, ma se ti capitasse di passare dalle mie parti, se vuoi fatti vivo.. Ho mandato una mail al Museo, avvisando che giovedì sarò laggiù, e avviserò chi di dovere quanto è stato messo su NL, e magari mi ci scappa qualche altra cosa... roby c 4
  8. 1 point
  9. 1 point
    Originariamente pubblicato nel 2006 su Nikonland 1.0 *** Grazie all'amico Manu che ci ha prestato l'obiettivo per questo test.E' un obiettivo che ho voluto mettere a confronto - ma non con immagini di mattoni e mire ottiche - con il più professionale F2.8 VR II. Ne è venuto un identikit più preciso di cosa usare a seconda delle proprie abitudini fotografiche Il professionista, a sinistra e l'amatoriale, a destra. Tanto tuonò che piovve, fu il mio commento quando uscì questo zoom F4 finalmente compatto ed abbordabile.Quando Nikon era Nikon, ha sempre avuto in catalogo uno zoom più compatto ed economico di quello di prima fascia. In generale si trattava di oggetti di pregio, pensati per non far rimpiangere troppo le versioni più costoso.Ma non negli ultimi anni, perchè la scelta si è ridotta ai vari 80-200/2.8 e 70-200/2.8.Lasciando come soluzione economica l'antidiluviano 80-200/2.8 senza motore incorporato ... il trio di obiettivi F4 Nikon, 16-35/4, 24-120/4 e 70-200/4 tutti stabilizzati Ecco che il completamento del trio di nuovi, compatti, leggeri, zoom F4 che consentono di coprire tutte le focali da 16 a 200mm con una spesa complessiva se non altro accettabile per il fotoamatore esigente, ci ha fatto tirare un sospiro di sollievo. Già, perchè la concorrenza invece ha sempre avuto questi tre pezzi e li ha anche aggiornati tempo per tempo ... misteri del marketing Nikon che, evidentemente, ha preferito spingere tutti verso oggetti per pochi da più di 2.000 euro cadauno di listino ! Questo tele-zoom è in plastica ma tutto sommato robusto. E' più corto, più sottile e pesa circa la metà del 70-200/2.8 VR II.Ha un paraluce più compatto che ne permette l'uso anche come appoggio in posizione capovolta (cosa pressocchè impossibile invece con i petali di quello del F2.8). Purtroppo nel rimpicciolire è stato ridotto (troppo) anche il passo filtri che adesso è di un "improbabile" diametro di 67mm, quando normalmente i filtri più diffusi sono da 72 o da 62mm. comandi, pulsanti, scala delle distanze, anello di zoom e messa a fuoco manuale, siamo nella norma cui siamo abituati da Nikon negli ultimi anni. Nel confronto con il "grande", le due ghiere di controllo sono molto più piccole ma tutto sommato la cosa non da fastidio. Impugnandolo ci si trova subito a proprio agio e si apprezza la leggerezza. Forse un pò troppa leggerezza che a me, abituato a pesi massimi, tende a creare un pò di oscillazione nella mani, specie se sto usando la D5. L'esemplare in test è stato costruito in Tailandia. Caratteristiche salienti Nikon 70-200mm F4G VR 20 lenti in 14 gruppi di cui una ad alto indice rifrattivo, diaframma a 9 lamelle, passo filtri 67mm.Lunghezza 178.5mm x 78 di larghezza. Peso 850 grammi.Distanza minima di messa a fuoco : 1.1 metri schema ottico, 3 lenti ED MTF a 70mm MTF a 200mm prezzo corrente da Foto Colombo : 1.399 euroConcorrenti In sostanza non ce ne sono, almeno con attacco Nikon.La concorrenza è in casa - oggetto di questo test - con il 70-200/2.8 VR II (voglio trascurare, come ho sempre fatto, i modelli più anziani, senza motore e senza stabilizzatore, da considerare obsoleti) oppure con gli equivalente - ma sempre F2.8 - di Sigma e Tamron, se non altro per il prezzo. Nikon 70-200mm F2.8G VR II 21 lenti in 16 gruppi, diaframma a 9 lamelle, passo filtri 77mm.Lunghezza 205.5mm x 87 di larghezza. Peso 1540 grammi.Distanza minima di messa a fuoco : 1.45 metri MTF a 70mmMTF a 200mm prezzo corrente da Foto Colombo : 2.390 euro Giusto per confronto i due 70-200/2.8 stabilizzati universali sempre da Foto Colombo e con garanzia Italia costano rispettivamente : - Tamron 1.289 euro - Sigma 867 euro Il Sigma che abbiamo testato di recente qui, è ancora un modello non Sport, quindi prevediamo un aggiornamento a breve secondo i nuovi standard. Tutti questi obiettivi hanno il collarino del treppiedi in dotazione mentre per il Nikon 70-200/4 è optional a pagamento. Il Nikon RT-1 costa 199 euro. Il che fa salire il costo totale, se si prevede di aver bisogno anche di questo accessorio, a poco meno di 1.600 euro. Mia@EuRossModels, Nikon D5, Nikkor 70-200mm F4, a 78mm, F4, 100 ISO Prestazioni Vignettatura e distorsione sono su livelli normali.Non mi sono soffermato a valutarle. Siamo a meno di uno stop a tutta apertura per la prima e ad un valore tra 1 e 2% alle varie focali per la seconda. Ma si nota essenzialmente solo fotografando superfici piane come il cielo o pareti bianche. O rettangoli perfetti restando perfettamente in bolla (!).Nell'uso pratico non ho nemmeno notato casi di aberrazione cromatica.Può essere che insorgano nella macro di soggetti naturali ma non credo che questo sarà l'uso tipico di questo apparecchio. Credo che per un obiettivo come questo, non pensato per la massima performance, sia più interessante verificare le qualità dello stabilizzatore, specie a 200mm. uno scatto ragionevolmente fermo ad 1/25''. Un buon risultato che conferma la valenza del sistema VR Nikon che nelle ultime versioni consente anche al 300/4 al 200-500/5.6 di scendere verso questi tempi.Una cosa impensabile pochi anni fa. Ancora più interessante e sarà uno dei leitmotiv di questo confronto, la focale effettiva alle varie tacche della zoomata, ricordandoci il clamore che suscitò l'accorciamento della focale effettiva del 70-200/2.8 VR II alla minima distanza di messa a fuoco. I due zoom Nikon da 70-200mm attualmente in catalogo Confronto in casa Nikon 70-200/4 a 200mm, 1.1 metri Nikon 70-200/4 a 70mm, 1.1 metri Nikon 70-200/2.8 a 200mm, 1.45 metri Nikon 70-200/2.8 a 70mm, 1.45 metri e già appare di tutta evidenza la differenza tra i due. Non sto nemmeno a calcolare la focale effettiva dei due obiettivi alla minima distanza di messa a fuoco.E di tutta evidenza, guardando le tacche sul righello di come, complice anche la minore distanza cui si può impiegare il 70-200/4, l'ingrandimento sia sempre superiore. Ma siccome noi non fotografiamo solo righelli, ho voluto proporvi degli scatti di uno dei soggetti più probabili per zoom di questo genere, la testa umana. Charlize è sempre paziente e si è prestata a svariate sessioni di prova. Con il 70-200/2.8 a 70mm siamo in formato cartolina.Praticamente copriamo il mezzo busto come vediamo in questo primo scatto :Nikon 70-200/2.8 a 70mm 1.45 metri per avere ragionevolmente tutta la testa (ma avanza ancora un pò di aria) pur alla minima distanza di messa a fuoco, dobbiamo andare a 200mm Nikon 70-200/2.8 a 200mm 1.45 metri con il 70-200/4 la musica è completamente diversa.Da 1.1m riusciamo già praticamente a riempire il fotogramma con la testa.Nikon 70-200/4 a 70mm 1.1 metri mentre a 200mm siamo quasi a livello di macro, potendo chiudere sulla maschera degli occhi Nikon 70-200/4 a 200mm 1.1 metri in questo modo con il 70-200/4 possiamo praticamente usare lo zoom a tutte le focali "canoniche" potendo sempre chiudere sulla testa. Nikon 70-200/4 a 135mm Nikon 70-200/4 a 105mm Nikon 70-200/4 a 85mm cosa che con il 70-200/2.8 è impossibile, dovendo sempre praticamente chiudere a 200mm (che poi in realtà è 135mm). Due scatti simili con i due obiettivi per rappresentare anche il differente modo di rende l'immagine :Nikon 70-200/4 a 200mm 1.1 metri Nikon 70-200/4 a 200mm Nikon 70-200/2.8 a 200mm 1.45 metri F4 il solo viso nell'inquadratura ? E' possibile solo con il Nikon 70-200/4Nikon 70-200/4 a 200mm Da questi scatti appare quindi evidente come il Nikon 70-200/4 è più tele rispetto Nikon 70-200/2.8, già a 70mm.Si perchè in realtà a distanza ravvicinata il 70-200/2.8 è effettivamente un 55-135/2.8. Però ci sono situazioni in cui questa qualità non è premiante.In interni angusti o quando, anche in esterni, non possiamo arretrare, a volte a 70mm capita di non riuscire ad avere una inquadratura abbastanza ampia. E se non possiamo cambiare obiettivo, la foto non si può fare. Non ci credete ? Una immagine parla più di cento parole. Bordo campo, partita di football, dietro di me c'è la barriera.Nikon 70-200/2.8 a 70mm, quasi un grandangolare linea di partenza, lo spazio è quello che è ed è pure affollato.A 70mm riesco ad inquadrare bene tutta questa bella Mercedes. una Porsche nel suo box. Non posso indietreggiare perchè mi passano le auto alle spalle per fare i pit-stop. Ma a 70mm con il 70-200/2.8 riesco a prenderla tutta comunque. Una manifestazione per strada. Io sto facendo reportage ed ho solo il 70-200/2.8. Dietro ho la folla e devo stare fermo.A 70mm riesco comunque a prendere tutto il centurione con il suo cavallo enorme. lo stesso quando dietro a lui mi compare Cristo con con la croce e i suoi aguzzini. Ma invece con Nikon 70-200/4 a 70mm è impossibile fare queste cose.E ti capita di tagliare i piedi se alle tue spalle c'è la parete e non puoi arretrare. Insomma, in certe circostanze il Nikon 70-200/4 non basta, bisogna avere anche uno zoom transtandard.Con il 70-200/2.8 invece ci si può arrangiare. E' la situazione tipica del fotogiornalista indoor. Alcuni scatti illustrativi in più.Nikon 70-200/2.8 a 200mm Nikon 70-200/4 a 180mm Nikon 70-200/4 a 135 mm In esterni 135mm trovo straordinario lo stacco tra il primo piano del busto in metallo e lo sfondo 200mm primo piano, secondo piano, sfondo sfuocato 200mm panoramica montata da 6 scatti in verticale a 200mm (circa 17.000 pixel di lato) 135mm la stessa ripresa da più lontano a 135mm 200mm dettaglio astratto da vicino, in basso 200mm Reportage di architettura con il teleobiettivo.Facile se non ti devi portare appresso tonnellate di pesi.In questo caso solo il 70-200/4 e il 16-35/4. 200mm 200mm 170mm 200mm 70mm 135mm 165mm 200mm 130mm 70mm bagliore sul vetro. Buona tenuta, immagine che non si spappola. In studio con il flash 200mm F9 135mm F4 200mm F4 95mm 130mm F9 135mm F9 200mm F9 200mm F9 175mm F9 In interni Con la limitazione anticipata della focale minima già troppo tele che rende difficile, in interni angusti, riprendere per intero, questo obiettivo consente invece di stringere sul soggetto come non si potrebbe con un altro zoom, mantenendo però comunque una buona distanza.Distanza dal soggetto che in alcuni generi é opportuna : Primi piani di Mia durante l'ultimo suo shooting in Italia200mm 200mm busto : 130mm ancora ritratto stretto ma a varie focali : 80mm 150mm addirittura sul letto, mentre io la riprendevo da lontano, senza essere invadente e peraltro con un obiettivo che anche all'apparenza non sembra un cannone da paparazzo ! 110mm 110mm 200mm 200mm Cimitero Monumentale di Milano, Nikon D810, Nikkor 70-200/4 a 135mm, F4 Conclusioni Una volta tanto andiamo al sodo, senza specchietti ! E' un ottimo obiettivo. Le sue caratteristiche di progetto (compatto, abbastanza leggero, poco appariscente) sono mantenute senza pesare sulle caratteristiche operative (autofocus rapido e silenzioso, stabilizzato efficace, ottima nitidezza specialmente lato tele). Se ho un appunto da fare è sulla costruzione - ma questo vale praticamente per tutto quanto non specificatamente professionale che Nikon propone oggi, pure per la D810 ad essere sinceri - e sulla sua tenuta nel tempo in termini di meccanica e superficie, salvo che il proprietario non lo tenga sempre in una teca senza mai toccarlo. L'altro appunto è sul prezzo. Con l'ampia disponibilità sul mercato di zoom 70-200mm F2.8 - nuovi ed usati - che c'è a prezzi inferiori al nuovo richiesto in Italia per il Nikon 70-200mm F4, più di uno si farà degli scrupoli e probabilmente deciderà di prendere un oggetto di fascia superiore, Nikon, Sigma o Tamron. E sbaglierà - colpa di Nikon - perchè questo 70-200mm F4 in comune con gli altri 70-200mm che conosco io non ha altro se non il range di focali nominale. Limitandoci al Nikon 70-200/2.8 ( di cui ho parlato recentemente qui : Nikon 70-200mm F2.8 VR II : l'asino (test/prova)) si tratta proprio di due cose differenti, pensate per fotografi, per generi ed esigenze differenti. E i limiti di uno, possono essere i pregi dell'altro e viceversa. Vi serve uno zoom decisamente tele, compatto, leggero che non vi faccia guardare dalla gente come se foste un importuno ?Andate sul Nikon 70-200mm F4 : non ha rivali al mondo per l'attacco Nikon !Il Nikon 70-200/4 è l'ideale per i viaggi e per il reportage disimpegnato. Permette una bella separazione tra i piani mantenendo perfettamente nitido il soggetto a fuoco. Consente effettivamente di scegliere la focale tele a cui volete operare senza essere obbligati ai due estremi come di fatto capita con la versione F2.8. Vi necessita uno zoom che copra focali meno spiccatamente tele, in grado di consentirvi di riprendere una figura intera o un gruppo senza andare fuori dalla hall dell'albergo o dentro alla stanza da bagno, fotografate per lo più in luce ambiente al coperto dove uno stop in più può fare la differenza.Avete l'esigenza di uno strumento robusto e pesante ed avete qualche cosa di altro di più decisamente tele ? Volete uno stacco tra i piani più morbido e continuo ? Siete abituati ad avere in mano cose belle pesanti perchè rendono più stabile la vostra presa. Fate il fotoreporter e non vi interessa un accidente di scegliere esattamente una certa focale specifica ?Allora comprate il Nikon 70-200mm F2.8 VR II L'ideale sarebbe averli entrambi. Se per qualche fotografo lo zoom 70-200 è il principale strumento di lavoro non lo escluderei. Si avrebbe così il meglio dei due mondi.Purtroppo però, affrontando un costo non indifferente. Ma, ve lo raccomando, non decidete per uno o per l'altro per considerazioni esclusivamente economiche o di prestigio. Sbaglierete e vi ritrovere ad avere uno strumento che non fa per voi. Studiate bene le vostre esigenze e scegliete solo di conseguenza. Maria@EuRossModels, Nikon D5, Nikkor 70-200/4 a 175mm, F9, Spazio Blu di Milano
  10. 1 point
    Due possibili risposte. tutte le ottiche con escursione focale tele abbastanza estesa (come in questo caso 200mm) è bene che siano stabilizzate dentro l'ottica. Lo shake del sensore ha il massimo dell'efficacia intorno ai 50mm per poi scemare mano a mano che si cresce di focale per consentire l'impiego di questo obiettivo anche con macchine prive di stabilizzatore interno (Z50, per cominciare ma chissà in futuro ...)
  11. 1 point
    Prima presa di contatto con la Z6, Greg che gioca con l'acqua mentre mia figlia cerca di bagnare il prato, Z6 70-200 f2.8 FL .
  12. 1 point

    From the album: Oasi S. Alessio

    Meraviglioso felino
  13. 1 point
    Grazie per i commenti a tutti e due. Aggiungo questa ripresa un po' più alta, che evidenzia meglio i pistilli della ninfea, con meno disturbi di fondo. Il problema che ho riscontrato dopo su molte foto è stato che molte ninfee erano invase da piccoli insetti, difficili da eliminare in post .
  14. -1 points
    Sicuramente le hai passate in frigo, ammettilo !
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