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Showing content with the highest reputation on 07/03/2019 in all areas

  1. 4 points
    Domani come da titolo è la festa di tutte le Donne.. però tanti di noi ci si mettono d'impegno per fare ben altro.. accoltellamenti, acidi, vessazioni varie e abbondanti ma io oggi vorrei fare una cosa differente, visto che è reale che a questa categoria Umana dobbiamo tanto.. pubblico uno scatto fatto poco fa, lo metto su NL ma su un sito per Donne è già stato messo.. visto che collaboro attivamente ai lavoretti di mia Moglie.. Con la speranza che Tutte le Donne possano realmente avere, un domani molto migliore.. Roby c 4
  2. 3 points
    Nikon ha presentato le sue mirrorless full-frame. Canon ha presentato le sue mirrorless full-frame. Ci si aspettava una reazione forte a livello di vendite, vista la forza commerciale e il forte attaccamento al brand della loro clientela. Eppure a livello globale, il mercato delle fotocamere a gennaio 2019 ha visto una ulteriore compressione. i dati in volume (numero di pezzi spediti) parlano di : - reflex digitali - 21.8% - mirrorless : -14.8% - compatte : -31.6% - - obiettivi intercambiabili per sistemi più piccoli del 35mm : - 26.6% - obiettivi intercambiabili per sistemi 35mm : - 4.9% peso del medio formato ancora non significativo. La realtà è leggermente differente se andiamo a vedere i numeri per controvalore in Yen ma il quadro resta funereo. - reflex : -38.7% - mirrorless : +12.1% - compatte - 30% - obiettivi per fotocamere più piccole del full-frame : -35% - obiettivi per fotocamere full-frame : + 0.8% Questi sono dati CIPA, certificati, delle spedizioni di materiale nuovo dal Giappone destinazione intero mondo (Giappone compreso). Fermiamoci alla tendenza senza andare a spacchettare i dati per singola area geografica. Il trend non muta nella sua globalità. Per il prosieguo dell'anno, con l'effetto stagionale e quello delle campagne di incentivazione in corso (che proseguiranno nelle rottamazioni anche per le prossime stagioni) il trend a mio parere non cambierà (parlo del differenziale rispetto agli anni precedenti) ma replicherà più o meno l'andamento del 2018. Io sono certo che la Canon EOS RP venderà tantissimo ma sarà frenata dal prezzo del suo kit (il Canon 24-105/4 venduto in abbinata è di fascia superiore al corpo proposto e può fermare l'acquirente interessato al prezzo più che alle prestazioni della RP). E che non ci saranno lanci di modelli in grado di invertire il trend che è destinato a continuare nei prossimi due-tre anni. Canon prevede una riduzione del 50% rispetto ai livelli di vendita del 2018. E' possibile, anzi, possibilissimo. Intanto ci sono altri rumors di mercato. Uno che vede gli azionisti di Olympus molto spazientiti dalla volontà della stessa di mantenere un impegno nel settore della fotografia che genera costantemente perdite operative, nonostante il posizionamento di Olympus, specie in Giappone, sia premiante, più che altro per la fascia meno costosa. Quello che confermano questi numeri è che : - le case stanno reagendo alla compressione del mercato (le cui cause sono arcinote : qualità adeguata dei prodotti già in mano ai clienti; crescita degli smartphone; maturità del settore) diversificando il mix di prodotti : meno apparecchi, di prezzo e fascia più alta cercando di spostare l'attenzione dei clienti verso prodotti di maggiore qualità pretesa, come quella permessa dai formati più grandi, a partire dal full-frame per andare al medio formato per taluni marchi la nascita del consorzio Leica L è un tentativo che va in questa direzione, ha anche ragioni di natura tecnologica (non si può fare l'8K facilmente partendo da un sensore 4/3 e l'8K è oramai il nuovo standard in Giappone). Ma io non credo che ciò sposterà l'asse del mercato. Auguro il massimo successo a Panasonic e ai suoi alleati (in particolare all'amica Sigma) ma temo che non ci sarà margine per un successo significativo. E Panasonic è abituata a numeri che oramai il mercato fotografico non è più in grado di dare. Più in generale cosa vedremo nei prossimi anni partendo da queste premesse ? una ulteriore compressione dei volumi una ulteriore diversificazione del mix (spostamento di fasce della clientela verso il premium) una riduzione dei formati più piccoli con la progressiva scomparsa del formato da 1'' e subito dopo del 4/3 un aumento delle proposte in medio formato l'uscita dal mercato fotografico di 3 o 4 degli attori attuali (Ricoh, Pentax, Olympus, Panasonic) e più avanti ancora ? La scomparsa dell'intero mercato fotografico di massa come lo abbiamo conosciuto noi negli ultimi 40 anni, destinato a dividersi definitivamente in due tronconi : uno puramente consumer, composto da dispositivi non esclusivamente fotografici (smartphone, tablet, droni, videocamere, oggetti indossabili smart) uno decisamente high-end di nicchia, composto da apparecchi altamente prestazionali, venduti in poche migliaia di pezzi a prezzi MOLTO alti con larga parte della fotografia professionale (specie sport, cronaca e wildlife) sostituita integralmente dal video. quindi siamo al colpo di pistola ? Non ancora. Ci arriveremo ? Non è affatto detto. Viviamo in un'era in cui ogni strumento fotografico è in grado di dare tante soddisfazioni per relativamente molto tempo, anche il meno sofisticato di oggi permette di fare grandi fotografie come quando eravamo ragazzi non ci sognavamo di fare. E nessuno ci impedirà di continuare a fare quello che ci piace fare - fotograficamente parlando - come vogliamo fare. Tranne tornare ragazzi. Già ragazzi. Perchè i ragazzi di oggi della fotografia non fanno più quella malattia che ci ha benignamente infettati tanti anni fa e che ancora oggi ci tiene appassionatamente febbricitanti tanto da occuparci ancora di queste cose. Domani non sarà più così. Ma in fondo, che ci importa ? Finchè avremo voglia di fotografare (e soldi da spendere) ci saranno opportunità per divertirci a fotografare. Che poi è il fine ultimo della nostra passione. Mai più nella nostra vita, vivremo un altro momento di transizione verso le meraviglie che ci stanno permettendo le nuove tecnologie perchè più avanti non ci sarà nessuno intenzionato ad investire in questo settore. E poi amen.
  3. 3 points
    L’amico Effe, commentando questo mio articolino in cui ho pubblicato delle mie foto ad una scultura di Fabio Fogliazza, autore di una ricostruzione dell’Uomo di Neandertal di risonanza internazionale, fra altre cose mi scrive: "...l'argomento è veramente interessante e mi piacerebbe saperne di più del lavoro che svolge il tuo amico Fabio: come nasce una ricostruzione, le tecniche che utilizza. Ti sto proponendo un altro blog, mi rendo conto, ma sono veramente curioso." Gli avevo risposto che glielo avrei fatto raccontare da Fabio stesso, così ecco questa intervista, non è proprio fotografia,, ma a mio parere è molto ghiotta. Fabio, raccontaci qualcosa di te Sono nato a Milano nel 1967, diplomato in pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera (un titolo di studio equivalente ad una laurea magistrale). Ho iniziato a frequentare il Museo di Storia Naturale nel 1986, inizialmente come semplice appassionato di fossili…. poi, da cosa nasce cosa e nel ‘92 ho cominciato a lavorare nel Laboratorio di Paleontologia come contrattista. In principio Contratti per Prestazione Occasionale, che mi impegnavano nelle preparazioni di fossili e nella realizzazione di illustrazioni a corredo delle pubblicazioni scientifiche. Il caso ha voluto che proprio in quel periodo fosse appena terminato il recupero dello scheletro del Besanosaurus (Un Ittiosauro, un rettile marino, lungo circa 6 metri NdR), dallo scavo del Sasso Caldo (VA ) e c’era bisogno di personale per la preparazione. I contratti sono diventati a co.co.co (collaborazione coordinata e continuativa ), ed è andata avanti per 15 anni. Sono stato finalmente assunto per concorso pubblico nel 2009. Attualmente sono l’unico tecnico di Paleontologia del Museo e, temo, non lascerò discendenza. Il tuo lavoro ha due aspetti principali, uno più tecnico la preparazione dei fossili ed uno più artistico e interpretativo l' illustrazione o ricostruzione degli antichi viventi. Ci vuoi dire qualcosa sulla preparazione? Come ,credo, in ogni attività la passione si stempera nel mestiere o quanto meno si trasforma in professione. Non c’è alcun particolare segreto nel liberare i resti fossili dalla matrice che li include: tanta pazienza, conoscenza della strumentazione necessaria e una “mano educata”, una appropriata conoscenza dell’anatomia. Il resto lo mette l’esperienza, l’aver visto molti esemplari e aver lavorato sulla maggior parte di essi. Gli strumenti sono diversi a seconda delle esigenze di conservazione dei campioni: dai semplici chiodini d’acciaio da falegname a vibropenne meccaniche fino alla sabbiatrice; naturalmente il laboratorio deve essere progettato per sostenerne l’installazione: molti di questi necessitano di un impianto ad aria compressa e di impianto elettrico appropriato ( per esempio le penne meccaniche e la sabbiatrice ). La preparazione, che si intenda a scopo di studio o anche solo espositivo, è un’attività impegnativa: per fare un esempio, liberare i resti fossili del Besanosaurus, tre tecnici sono stati impegnati per oltre 17.000 ore di lavoro al microscopio ottico binoculare, utilizzando diversi strumenti. Nei tempi d’oro , tra la metà degli anni ‘90 fino al 2006, il Laboratorio poteva contare su tre preparatori a contratto. Fabio al lavoro su un fossile con la punta d'acciaio. Foto S. Renesto. E sull’illustrazione? L’illustrazione e ancor più la scultura sono in realtà le mie “vere” attitudini. Nel primo caso confesso di aver vissuto due fasi distinte: la prima più volta all’aspetto tecnico legato all’acquerello, con il quale ho realizzato la maggior parte dei disegni per il Museo ma non solo, ed una seconda dove ha prevalso l’aspetto interpretativo, più “artistico” se così si può definire, che mi ha dato le soddisfazioni maggiori, sia a livello personale che in ambito professionale. Ultimamente uso quasi esclusivamente la matita. Alcune delle ricostruzioni di Fabio: Cycleryon, un "gambero" preistorico. Placodonte (rettile marino del Triassico) Pontosaurus (rettile marino del Cretacico). Saltriovenator (dinosauro carnivoro giurassico italiano) L'opera che ti ha dato maggiore notorietà è il busto di uomo di Neandertal. Raccontaci la sua storia Ho realizzato diverse sculture per il Museo, fra cui la ricostruzione di Ciro (Scipyonix, il primo dinosauro carnivoro scoperto in Italia, NdR). Particolare della ricostruzione di Scipionyx Il lavoro più apprezzato che ho mai realizzato è certamente la scultura che ritrae un uomo di Neandertal. L’idea nacque qualche anno fa chiacchierando con gli amici archeologi preistorici dell’Università di Ferrara (la preistoria…un’altra mia passione!). Avevano appena concluso la campagna di scavo annuale alla Grotta di Fumane, nei monti Lessini e stavano pubblicando i risultati dell’indagine archeologica su alcuni livelli di occupazione neanderthaliana, molto ben conservati. Il famoso busto di Uomo di Neandertal. Foto di G. Bardelli. Nacque l’idea di realizzare un ritratto realistico che visualizzasse le nostre teorie sulle capacità cognitive ed espressive dell’Uomo di Neandertal, fino ad allora considerato poco più che il nostro cugino mal riuscito. Per la ricostruzione si è partiti da una copia in resina del cranio molto ben conservato e completo di La Ferrassie I (un esemplare francese coevo ai livelli di Grotta Fumane, che purtroppo non ha restituito alcun elemento scheletrico di Neandertal). Su questa base si è ricostruito il probabile aspetto, consultando per gli aspetti di ricostruzione facciale un amico esperto di tecniche di criminologia forense, le stesse che si usano per ricostruire l’aspetto di vittime di omicidi di cui si ritrova solo lo scheletro a distanza di anni dalla morte. Foto di G. Bardelli. Prima si riproduce la disposizione e lo sviluppo della muscolatura facciale, sulla base delle tracce di inserzione presenti sulle ossa, la struttura del naso derivabile dalle dimensioni delle fosse nasali e poi si aggiunge lo strato di grasso sottocutaneo ed infine la pelle. L’immagine che si ottiene ha un buon grado di affidabilità, compatibilmente con il fatto che stiamo applicando parametri di Homo sapiens ad una specie simile ma diversa dalla nostra. L’acconciatura e le pitture facciali invece sono più ipotetiche come disposizione, ma sono comunque basate sul record archeologico e sui pigmenti naturali che si pensa siano stati utilizzati dai neandertaliani. Foto di G. Bardelli Con la stessa tecnica Fabio ha realizzato anche i modelli facciali di altri ominidi: La famosissima Lucy (Australopithecus afarensis). Foto di G. Bardelli. Paranthropus boisei, un ominide "robusto". Foto di G. Bardelli. Questa immagine quasi mostruosa di un ominino simile all'Homo erectus è frutto di un accurato studio, una vera autopsia: il cranio mostra che l'uomo aveva preso un colpo che gli aveva incrinato la mandibola e spaccato dei denti, l'infezione conseguente era degenerata producendo degli ascessi che gli avevano deformato il viso, infezione che poi si è propagata fino al cervello, uccidendolo fra sofferenze atroci. Foto di G. Bardelli. Hai rappresentato l’Uomo di Neandertal con un aspetto simile ad un "indiano d'America", ossia un nativo americano del Nord, come mai? Il gruppo del Dipartimento di Biologia ed Evoluzione dell’Università di Ferrara, durante la campagna di scavo nella grotta di Fumane di cui ho accennato sopra, ha scoperto fra l’altro in livelli di 44mila anni fa, resti ossei di varie specie di uccelli (avvoltoi, aquila, falco cuculo, gracchio alpino, ecc.). L’analisi ha mostrato tracce di tagli effettuati con strumenti in pietra, finalizzati al recupero delle ali e delle penne remiganti più vistose. Questo porta indietro di decine di migliaia di anni l’origine della pratica di adornarsi e dimostrerebbe che non è un’esclusiva della cultura di Homo sapiens: già i Neandertaliani utilizzavano oggetti a scopi simbolici ed ornamentali dimostrando di possedere un peculiare senso dell’estetica. Questa ipotesi è sostenuta da scoperte nelle grotte di gran parte del continente europeo, dalla Francia (Pech de L’Azè ) alla Spagna (Gibraltar, Cueva de Antón e Cueva de los Aviones) alla Croazia (Crapina ). In ognuna di queste sono stati riconosciuti gli stessi processi culturali: utilizzo delle penne e degli artigli di rapaci, uso di pigmenti naturali quali l’ocra rossa. La tendenza in campo scientifico, attualmente è di considerare il pensiero simbolico una prerogativa non più esclusiva della nostra specie. Ancora oggi, a distanza di qualche anno e nonostante l’avanzare delle conoscenze, la nostra interpretazione rimane un punto di riferimento per chiunque decida di cimentarsi in una ricostruzione dell’aspetto dei Neandertaliani. Tornando alla tua attività di illustratore, c'è stata una evoluzione, una maturazione nel tuo stile. cosa è cambiato e perchè? Prima ero più legato ad un discorso didascalico, ossia illustrare l’animale preistorico in modo più naturalistico, più vicino a quello che si pensava fosse il suo aspetto reale, passando alla paleoantropologia, pur restando nell’ambito del rigore permesso dalle conoscenze, mi interessa di più invece evidenziare l’aspetto suggestivo, simbolico. Scimpanzè Tyrannosaurus rex Voglio che chi guarda le mie immagini venga coinvolto emotivamente, portato dai segni, dai colori e dai giochi di luci ed ombre, a cogliere l’atmosfera e le sensazioni che pensiamo fossero parte della vita dei nostri antenati. Da qui la scelta della matita, più essenziale, rude ed efficace nel delineare chiaroscuri e l’uso nelle illustrazioni degli stessi colori che venivano usati nella Preistoria, ad esempio il rosso dell’ocra dell’Argilla ed il nero del Carbone,. Donna sapiens (in red) e neandertaliana (in black) Per una mostra sul Neandertaliano di Rio Secco, (Friuli) dove sono stati trovati monili ricavati da artigli d'Aquila. Alla base del disegno il cranio di un Orso delle Caverne. Sciamano aurignaziano (H. sapiens, circa 40.000 anni fa)) Ma il mio interesse artistico va oltre la preistoria e comprende la natura Civetta E l'etnologia, anche i popoli attuali mi ispirano sia al disegno che alla scultura. Donna Berbera Koishan Donna Tuaregh La testa di Mora, come la chiama Silvio, è figlia di un intensa esperienza nel Sud dell’Etiopia, Valle del Fiume Omo. Chi fosse interessato a capire di che cosa parlo, consiglio “Vanishing Africa” di Gianni Giansanti. Foto di S. Renesto La scultura, il cui titolo è in realtà EBANO, è ispirata all’incontro con una giovane donna, di cui non so il nome (per la verità me lo disse ma non è riproducibile … rimpiango di non essermelo fatto scrivere!), conosciuta al mercato di Key Afer …e, probabilmente, anche di tante altre incontrate viaggiando attraverso le Southern Nations. E' stata una lunga carrellata, ma penso ne sia valsa la pena! Un'ultima cosa. Come avete visto quasi tutte le foto non sono mie, ma di Giorgio Bardelli, naturalista, bravissimo fotografo e convinto nikonista (penso di dedicare anche a lui un'intervista prossimamente, le sue foto meritano davvero). E con questo terzetto di figuri, vi saluto... Foto di A. Pobbiati. Alla prossima!
  4. 2 points
    Partiamo da un presupposto...la Fotografia è arte? Se la risposta è affermativa è inevitabile concordare sul fatto che l'Arte non è mai stata per la massa (purtroppo) e che rendere le fotocamere (incluse quelle sugli smartphone ecc.) disponibili a milioni di persone non rende queste masse artisti. Quindi non è utopico sviluppare all'inverosimile prodotti che possano far esprimere un artista al meglio sapendo che finiranno in mano a pochi di essi ed il resto dei potenziali utilizzatori si accontenterà di oggetti enormemente meno prestazionali viste le proprie capacità e destinazioni d'uso? La fotografia è studio, applicazione, riflessione, pazienza, attesa, immaginazione, contemplazione (ed altro), e sinceramente questi vocaboli non li vedo molto indicati per definire la gioventù di oggi o l'utente medio attuale. Quindi concordo sulle previsioni fatte da Parsifal, segmento premium perchè comunque ci saranno sempre artisti della fotografia o professionisti che avranno bisogno di determinati oggetti...il resto sarà smartphone ed ammennicoli vari. A che serve una Z6-7 se le foto le guarderò sempre e solo al tablet (se va bene) e le condividerò con persone che faranno lo stesso?
  5. 2 points
    Sinceramente io spero che questo battery-pack per le Z6 e Z7 non veda mai la luce, sarebbe completamente in contraddizione con la loro logica di essere compatte, leggere e non impegnative. Per esigenze "pesanti" ci saranno in futuro modelli più adatti in tutto.
  6. 2 points
    In realtà più che arrabbiato sono deluso. E pure un po' inacidito, si. 😀 Nikon per me è la casa che ha prodotto gli strumenti fondamentali per la mia passione. Mi disorienta questo loro modo tecnicamente approssimativo ma commercialmente molto oculato di gestire una transizione che tutti, me compreso, consideriamo epocale e speciale. Mi deprime il fatto che qui nessuno se ne lamenti. Mi sento insomma come un marito tradito ma ancora innamorato che non riesce a farsene una ragione. Perché? perché se, ad esempio, hanno sentito il bisogno o almeno visto l'utilità di spiegare come usare al meglio l'AF della D5 (che io molto tempo fa ho definito telepatico, definizione che confermo: nessun bisogno di istruzioni!) com'è possibile che oggi non spendano una parola per spiegare l'AF delle Z? Potrei proseguire a lungo, c'è una lista di cose che emotivamente non capisco e razionalmente mi fanno pensare male, ma probabilmente sembrerei ancora più acido. Possibile che qui su Nikonland sono l'unico a pensare così? Il buon senso e l'esperienza mi dicono che quando tutti gli altri pensano diversamente da te probabilmente hanno ragione. Ma come incaselliamo queste evidenze? Possibile che Nikon non ci dia le istruzioni con le quali usare al meglio, ad esempio, l'AF delle Z e farci vedere che, con le giuste impostazioni (e chissà quali sono), è al livello almeno della generazione 4 se non della 5 delle reflex? È possibile che se, effettivamente, questa nuova tecnologia eccelle in qualche cosa.... loro stessi non dicano come usarne al meglio i vantaggi in fotografia? Oppure si tengono, decisione commerciale, il margine di manovra per evitare che qualcuno possa dimostrare di averne fatto il miglior uso secondo le istruzioni del produttore... senza raggiungere le prestazioni degli altri strumenti - Nikon o di terzi - che queste Z dovrebbero superare, per rendere vera l'affermazione che superano almeno in qualcosa le DSRL o che reinventano le mirrorless?!? Oppure i vantaggi sono tutti su peso ed ingombro, o "in potenza" perchè le mirroreless... bla bla bla..... ma per essere realmente disponibili serve almeno la prossima generazione? .... Nel frattempo che le Z maturano il mondo F è in un limbo. E se tutti diciamo che le Z sono una meraviglia anche se non lo sono non c'è nessuna fretta a farle maturare. Possibile che servano, ad esempio, tutti questi mesi per aggiornare il firmware nella gestione AF? Possibile che non sia dato di sapere, nell'attesa, qual'è il target prestazionale - funzioni e velocità in confronto con quello che conosciamo - che intendono/vogliono/possono raggiungere? I cugini, ormai, hanno AF veloce e riconoscimento dell'occhio pure sugli animali. Noi quando? E sia chiaro, non voglio cambiare brand. Vorrei, invece, ritrovare la Nikon che ha fatto la D3, la D700, la D5.... e tante altre realizzazioni che ancora mi fanno battere il cuore. Rivorrei una Nikon orgogliosa di quello che ha fatto... che orgogliosamente ti spiega come usarlo al meglio. Perché qualcuno, in casa, che ha definito com'è questo "al meglio" e ritiene che sia "IL meglio" lo dovrebbero avere, tra ingegneri, ambassador ecc. Ok, lo so. Sono solo, come la particella di sodio nell'acqua Lete....
  7. 1 point
    Appena arrivato from Bitonto... e adesso... al lavoro!
  8. 1 point
  9. 1 point
    Normale che me lo procurassi: per giunta "illuminato" dai 100 euro di sconto alla cassa Nital Dopo averlo usato poco più che fugacemente per un primo assaggio di quel che l'ho ritenuto capace di ritrarre eccolo a ingrossare la borsa del corredo mirrorless, insieme al fratellone 24-70/4 ed all FTZ fisso dietro un 70-300 AFP reflex, in attesa del terzo Z, quel 14-30/4 già prenotato e del quale sono in trepida attesa. Completano la borsa un piccolo flash Godox V350-N ed il suo controller X-Pro, il treppiede portatile Marsace MT01, schede e batterie. Poco peso, poco spazio: un corredo completo !
  10. 1 point
    vabbè.. Non è chiaro allora il senso di questa discussione... Signori, siamo dinosauri in via di estinzione. I tuoi ragazzini, Gabriele, che non comprano la Z7 vituperata, acquistano di continuo beni di consumo voluttuario che nessuno di noi si sarebbe potuto permettere (mentalmente.. non economicamente) alla loro età . A partire dai cellulari, tablet, macchinine under 16, spese estetiche, (chirurgia inclusa)... Ma siete fuori dal mondo?
  11. 1 point

    Dall'album Eventi

    Mercato del pesce...
  12. 1 point
    Ecco perché tengo la D3X!
  13. 1 point
    bravo e benvenuto tra gli AD200 users... Non ho ancora avuto tempo di fare le foto alla specifica nuova custodia da cintura ed altro, arrivatami giorni fa...
  14. 1 point
    Business is business. Nel primo decennio di questo secolo (quando ancora i telefonini mandavano solo messaggi) tutti i fabbricanti di fotocamere hanno intravvisto un enorme spiraglio nel mercato consumer e lo hanno invaso con decine di milioni di compattine da 60 euro; bridge e reflex ciofeca con ampia scelta di plasticotti. Questo mercato ha reso tanti di quei miliardi che non possiamo neanche immaginarli, ovviamente a scapito della fetta stabile, quel mercato composto da professionisti e fotoamatori che da sempre rappresentano lo zoccolo duro di quei bilanci. Per cui, quando Canon parla di flessione del mercato del 50% nel 2019, io mi chiedo: ma rispetto a cosa? Rispetto a quel mercato effimero che avete prosciugato? O rispetto a quello che era il mercato di Canon 20 anni fa?. Qualunque sia la risposta nessuno deve piangere miseria, non he ha diritto. Dove ti sei fatto l'inverno ti farai anche l'estate. Che si siano accorti (pur in ritardo) che la festa era finita è un bene per loro e per noi: pochi modelli aggiornabili via software e un bel parco ottiche tutte di qualità. Ricordate quando la peggior Nikon in circolazione era la FM? Bene, ci stiamo ritornando
  15. 1 point
    Credo, e nell'articolo si evidenzia il problema, che lo sviluppo del digitale sia macchine che ottiche sia arrivato a quel punto in cui il margine di miglioramento introdotto dal nuovo prodotto non è più così determinante da giustificare il cambio. Tralasciando i professionisti, che in teoria dovrebbero giustificare il cambio con un fatturato che lo copra, gli amatori dal 2005 più o meno ad oggi hanno visto un susseguirsi di innovazione che giustificava l'acquisto del nuovo prodotto (anche per le ottiche). Oggi non è più così. La mia D800 (che qui mi dicono avrei dovuto buttare in spazzatura da tempo) non è prestazionalmente così indietro rispetto alla D850. Non lo è certo quanto la D50 che avevo rispetto alla D300 che avevo, o alla D700 che la ha sostituita (già il cambio con la D800 è meno evidente). Anche dal punto di vista tecnico quando Nikon propose la D3X leggevo di "un puro esperimento tecnico" per i suoi 24MP mentre oggi per la Z6 leggo "peccato manchi qualche mpx". Il 20mpx 4/3 della OM1 è un 80mpx equivalente su superficie di un frame 35mm, ormai la tecnologia è arrivata ad un punto di crescita zero. La scelta di Nikon e Canon di giocarsi tutto con la nuova baionetta grande che permetterà la costruzione (in teoria) di ottiche più performanti, telecentriche, più compatte (anche se dai primi esempi non pare) credo sia un ultimo tentativo per smuovere le vendite. Ma durerà lo spazio di una generazione, la Z9 o come si chiamerà non avrà prestazioni così eclatanti per giustificare il cambio della Z7.
  16. 1 point

    Dall'album Eventi

    Venezia durante il carnevale
  17. 1 point
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  20. 1 point
    Se permetti non la metterei in questi termini. E per tornare "politicamente corretti" non è mica detto che a tutti debba interessare la fotografia e il fotografare. Lo stesso vale per tutte le cose : la musica, lo sport, l'automobile. La questione delle dimensioni del mercato però é una cosa che coinvolge anche lo sviluppo di prodotti destinati al mercato della fotografia che abbiamo definito "artistica" (senza che nessuno di noi si voglia spacciare per Michelangelo Merisi, io per primo, naturalmente). Sotto certi ritorni economici si fanno tagli nei costi di produzioni, di commercializzazioni e di promozione. Poi si taglia la ricerca e sviluppo. Al di sotto ancora, ci si rivolge ad altri business o si chiude. Quindi siamo anche in un momento in cui è già quasi un miracolo che ancora molte case siano così attive nella progettazione e nella produzione di tanti nuovi apparecchi fotografici, certamente perfettibili ma comunque meglio dei paricategoria di qualche lustro fa. Purtroppo non sarà sempre così in futuro.
  21. 1 point
    E' un punto di vista che coincide esattamente con il mio. Infatti già 10 e più anni fa io stigmatizzavo l'impegno di Nikon con le Coolpix che speravo sparissero dal mercato. E mi sono sempre rifiutato di provare, recensire, commentare oggetti come le D40/D3000/D5000 che spero presto siano cancellate dal listino. Il quadro che si profila per gli anni a venire rappresenta proprio lo stato dell'arte per me. Io sogno addirittura che Nikon si lanci nel medio formato in un futuro non troppo lontano. Del resto, ci sono ancora liutai capaci di far rendere al massimo uno Stradivari e anche di costruirne una ragionevole copia. Che lo Stradivari possa andare in mano solo ad un artista del violino, è una grazia di Dio, non una iattura.
  22. 1 point
    Non posso che concordare con quanto scritto. La massa produrrà tonnellate di foto e video con dispositivi diversi da quelli che amiamo usare noi appassionati. Probabilmente resisteranno, almeno per un certo tempo, gli utilizzatori professionali ed i fotoamatori danarosi che terranno in vita un ristretto numero di case produttrici di copri e lenti varie. Restando su un'orizzonte temporale vicino io prevedo almeno un paio di abbandoni importanti nel settore, accompagnati da qualche acquisizione di marchi che ridurrà sensibilmente l'offerta e la produzione.
  23. 1 point
    Cit: ....Già ragazzi. Perchè i ragazzi di oggi della fotografia non fanno più quella malattia che ci ha benignamente infettati tanti anni fa e che ancora oggi ci tiene appassionatamente febbricitanti tanto da occuparci ancora di queste cose.... Parto dalla coda... eppure mi pare che invece i "ragazzi" (mi viene in mente pure il Ligabue...) siano "malati" di fotografia! E che molti se non tutti gli spot di nuovi smartphone battano tantissimo sulla qualità fotografica del telefonino. E allora casa è cambiato? è cambiato non il modo di fotografare ma il perchè si fotografa. Si fotografa di più, si stampa di meno, si condivide di più. Si fotografa per fare i fenomeni, i presenzialisti, gli influencer... ma anche solo per far vedere ai nonni in tempo reale (magari a 1 km di distanza, mica a 900...) come si sono conciati i nipotini a Carnevale! Una provocazione? Se Nikon o Canon facessero uscire una macchina fotografica connessa facilmente e stabilmente con Whatsup e Telegram, prima ancora che FB e Instagram ne venderebbero a palate. Altro che Snapbridge o ammenicoli vari... faccio foto, condivido, cancello, direttamente on-board! App e icone altro che menu! Ah naturalmente non faccio una questione di pesi e dimensioni: se uno lo vuole piccolo ha lo smartphone e basta altro che 4/3, 1", DX... Provocazione 2? Per tutti gli altri simil 3300 5500 ma FF! Siamo al colpo di pistola (ma lo eravamo già da alcuni anni) di un modo di fotografare che di fatto è scomparso da 4-5 anni.... e i dati sono li a dimostrarlo.
  24. 1 point
    Nella realtà la guida su come usare al meglio l'AF di Z6 e Z7 é online da un pò ed è stata pubblicata settimane fa anche sul Club ad esse dedicato. E' piuttosto basic, al momento, come è il target di queste macchine. Ma c'è in fase di sviluppo il famoso nuovo firmware che non coinvolge il solo eye-AF ma svariate altre applicazioni di AF e di raffica. Quindi farne una guida approfondita oggi, non essendo un sistema maturo, non avrebbe molta utilità. Ricordo che Fujifilm all'uscita del firmware 4.0 per la X-T1 (19 mesi dopo il lancio) ha addirittura sentito il bisogno di stampare un manualetto aggiuntivo da leggere insieme a quello di base con le sole nuove funzionalità AF e come utilizzarle. Queste Z continueranno ad evolvere mano a mano che evolvono anche i prodotti in fase di sviluppo, gli sviluppatori, le librerie di terze parti etc. etc. etc. (c'è chi dice che il software eye-AF di Nikon sia stato scritto da chi ha scritto quello di Sony. Sarà vero ?). Sui tempi di sviluppo, anche Sony mi pare che per la A9 abbia impiegato un paio di anni (aprile 2017 - marzo 2019) per farne un aggiornamento importante e il successivo step non è previsto primo del prossimo luglio. Precisiamo anche che la Sony A9 è una macchina di fascia superiore e dedicata ad un target diverso da quello di Z6 e Z7. Più in generale io suggerirei di guardare cosa ha portato in casa Nikon il mondo Z, un nuovo approccio e un nuovo modo di vedere, produrre, proporre anche commercialmente. Può piacere o non piacere ma dà l'immagine di una Nikon nuova, mentre quello delle reflex, la Nikon vecchia. Ricordo ancora di quando una dozzina di anni fa un ex-iscritto ci intratteneva sulle meraviglie della sua amata Nikon F6 (comprata usata, se non mi sbaglio). L'ultima ammiraglia reflex a pellicola che ha lasciato nella storia Nikon una traccia tanto indelebile quanto quella di un piede nel bagnasciuga. Tutto il mondo reflex è in estinzione rapida, c'è bisogno di una certificazione al riguardo ? Questo naturalmente non significa che non si possa utilizzare ciò che più ci piace. Alla Nikon D5 per quello che è, io non aggiungerei nulla. Ma posso anche giurare che alla Nikon D5 mancano tante di quelle cose che mi fanno desiderare ardentemente una Z9 e non certo una D6 E infine che Nikon, prima della D3 e della D5, ha fatto anche la D100 e la D40 Z6 e Z7 sono di ben lungi i migliori prodotti Nikon di prima generazione che ci ricordiamo dal 1959 a dopodomani
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    No Massimo, non sei da solo: semplicemente chi non sia interessato a macchine della categoria delle Nikon Z, guarda altro, oppure oltre. Direi che pretendi cose per le quali queste due mirrorless non sono state fatte. L'unica cosa nella quale concordo con te è dove dici che nel contempo il mondo F resta alla finestra: dispiace me per primo, ma non credo sia possibile tornare indietro, una volta scavalcato il davanzale della finestra basculante il contrappeso ce l'ha richiusa alle spalle ! Intanto vorrei dirti che , non ci sono tricks o tips per migliorare l'orlo di un burrone: ma che se ci hanno detto che sta arrivando il ponte per farci camminare comodamente dobbiamo solo dare il giusto tempo a chi queste cose è semre stato abituato a centellinare, per pura strategia commerciale. Invece questo lo scriviamo da agosto in qua su Nikonland: subito dopo aver messo le mani su Z7 Mauro e Z6 io. Ti ricorderai che per arrivare alla D3 dalla D2x/xs sono stati necessari a Nikon qualcosa più dei sei mesi nei quali tu pretendi di ritrovare quello che hai già tra le mani utilizzando D5 e D850, e che in quel lasso di tempo molte persone hanno saltato il fosso ...salvo poi pentirsene dopo la presentazione di quella macchina e delle successive. Così come l'avvento della serie D8xx, epocale ed inarrivabile se non dall'eterna avversaria Canon, anch'essa oggi attardata su questioni assurde, una fra tutte la scelta del supporto di memoria da adottare. (e noi nikonisti costretti a sperare che qualcuno ce ne costruisca uno adatto alle prestazioni ambiziose delle nsotre reflex) Vorrei suggerirti di avere pazienza: in realtà credo che ti stia consumando il desiderio di entrare anche tu in questo sistema Z ma di dover aspettare i corpi macchina adatti. Io ne sono già entusiasta, perchè ho una D850 con tutto ciò che le serve per andare alla sua velocità e mi serviva ricostituire un sistema piccolo, veloce e adattabile ad esigenze di medio cabotaggio: ciò che in questo momento Z6 offre.
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    Nevicava a Genova e la gente si chiedeva ma cos'è...
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    Ci riprovo visto che prima non mi ha caricato la foto...
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    Nikkor 70 200 FL @ 1/200 f 4, iso 160, 200 mm
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