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Etica fotografia naturalistica (ex foto ai nidi ma non solo)


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  • Redazione

Nel post originale sull'accettare o meno le foto ai nidiacei erano state espresse alcune opinioni , anche divergenti, riguardo cosa fotografare e come.  Come annunciato il topic è stato ripulito, avevo pensato di riportarle gli interventi qui, ma nel cercare di selezionare i contributi da riportare  dai semplici interventi , per così dire, di approvazione, purtroppo ne ho persi alcuni ed il discorso sarebbe diventato incomprensibile.

Ho pensato così di ripartire da zero qui,  invitando chi  fosse interessato alla discussione (Gianni, Alberto Salvetti  e chiunque altro) a riproporle qui di seguito. Se pensate sia il caso.

Sempre nell' ottica di un confronto pacato e civile ;)

Grazie.

 

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  • Nikonlander Veterano

Mah.. io penso che molto semplicemente si debba pensare prima di cercare di fare alcuni tipi di scatti, pensare a che cosa comporta per il soggetto, piccolo o grande che sia..  la mia invasione.. la mia intrusione.. nel suo ambiente nel suo mondo.. si corre sia pur lontanamente il rischio che l'animale , di solito piccolo.. lo disturbiamo al punto di abbandonare il nido ? allora non vale per il nostro egoismo di ogni livello possa essere continuare.  Cosa ne penserebbe " questo fotografo " che magari ha poca conoscenza con la specie che vorrebbe immortalare.. le  parti si invertissero? se ci fossero uno o più fotografi che, per l'inversione della parte.. si accaniscono a fotografare " lui" ?  

A volte , come oggi nel pomeriggio..  si possono vedere filmati; quello che ho visto oggi era su una famiglia di Martini a cui hanno infilato anche una microcamera all'interno del nido, interessante... ma troppo eccessivo.. a mio parere..  ora a vedere una cosa simile potrebbe portare all'emulazione, guarda come sono bravo io.. lo faccio meglio di loro..   e faccio disastri.

Quindi ragioniamo prima di intraprendere certe strade..

 

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  • Nikonlander

Il pericolo dell'emulazione c'è, ma è un'arma a doppio taglio, nel senso che se evitare questo rischio evitiamo di documentare si incorre in un rischio maggiore.

Bisogna invece creare una maggiore cultura naturalistica, in particolare nei fotografi.

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  • Administrator
33 minuti fa, Vento dice:

Il pericolo...

Bisogna invece creare una maggiore cultura naturalistica, in particolare nei fotografi.

Siccome creare cultura è una delle cose più difficili da fare al mondo e presuppone assiduità  didattica e voglia di apprendere, non sarebbe la cosa migliore non fare MAI apparire immagini potenzialmente emulatorie e comunque inutili ai fini della condivisione?

Il concetto per cui in televisione vediamo filmati realizzati in condizioni di enorme pericolo per la persona con la voce fuori campo che dice : "mi raccomando...non fatelo a casa" induce ipocritamente SEMPRE i soggetti deboli all'esatto comportamento opposto.

Allora...il sacrificio che gli esperti e consapevoli fotonaturalisti dovrebbero compiere è precisamente quello di astenersi essi stessi dal fotografare in quelle condizioni oltre che non condividere in alcun ambito immagini relative a quelle situazioni pericolose per qualsiasi specie.

Perché se la foto non c'è... 

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  • Administrator
19 minuti fa, Vento dice:

E' una china pericolosa, secondo questa logica dovremmo rinunciare anche a National Geographic, BBC, ecc.
Onestamente non lo so.

Addirittura....a tutto...

 cos'è allora la fotografia naturalistica? Una continua sfida ai margini del consentito?

Non credo: la divulgazione scientifica non passa solo attraverso la ripresa dell estremo. Come ci ha più volte dimostrato Silvio (E solo lui) si può imparare moltissimo anche da situazioni comuni. Ciò che fa la differenza sono appunto le spiegazioni. In assenza delle quali la fotografia resta il fine dell attivita di un fotografo. Non un mezzo divulgativo

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  • Nikonlander

 

Cita

cos'è allora la fotografia naturalistica? Una continua sfida ai margini del consentito?

Abbiamo allargato il concetto rispetto al post originale o no?

 

Cita

Non credo: la divulgazione scientifica non passa solo attraverso la ripresa dell estremo. Come ci ha più volte dimostrato Silvio (E solo lui) si può imparare moltissimo anche da situazioni comuni. Ciò che fa la differenza sono appunto le spiegazioni. In assenza delle quali la fotografia resta il fine dell attività di un fotografo. Non un mezzo divulgativo

Esatto è quello che sostengo.

 

Cita

non sarebbe la cosa migliore non fare MAI apparire immagini potenzialmente emulatorie e comunque inutili ai fini della condivisione?

la mia risposta era a questa affermazione, ma penso ci siamo capiti.

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  • Redazione

Non sarei così drastico.

Si potrà anche imparare da situazioni comuni, ma si deve diffondere la conoscenza,  si deve anche documentare ciò che esiste, come vive e farlo conoscere al mondo.  Sul National Geographic ci sono foto che in linea di massima implicano una qualche interazione, e non mancano foto di nidi, vedi le distese di nidi di Puffin o di Sule bassane. Ma non si risolvono in stragi. I documentari della BBC sono pieni di riprese di attività come nidificazione, cura della prole ecc. E non mi sentrei di bandirli. La divulgazione serve anche alla conservazione.

La stessa tipologia di foto di natura  può essere un atto d'amore verso queste creature come invece un'azione lesiva delle stesse. Dipende dalla competenza e dalla sensibilità individuale.  Se si fanno foto invasive, senza la necessaria competenza e (come hai scritto tu) in cui il fine è la foto stessa, per soddisfare l'ego allora si diventa  dei cacciatori anche se fotografi in cerca di trofei. Se si fotografa con il dovuto rispetto e le dovute precauzioni, allora può essere un omaggio alla natura anzichè una violenza.

Non mi sto contraddicendo; l'alternativa nelle linee guida sulle foto ai nidi che mi è stata proposta era di lasciar pubblicare foto ai nidi e stigmatizzare quelle fatte senza criterio e premiare quelle rispettose. Ho deciso di non  seguire quella strada perchè per ogni foto ci potrebbe essere  una lite, difficilmente in pubblico si accettano  accuse di trascuratezza (soprattutto da parte di chi sa di esserlo) ed è difficile che si ammetta di non avere  la competenza necessaria. Per questo e , in seconda battuta  per evitare il rischio di emulazione selvaggia, ho preferito escludere le foto ai nidi anche se alcuni saprebbero farle senza creare disturbo.  
 

 

 

 

 

 

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  • Redazione

Per finire,  scusate se  mi ripeto, la seconda parte della mia indicazione sulle foto ammesse vuole evitare che compaiano  quelle macro osannate su siti molto noti, ma per me veramente rivoltanti ,  ad opera di macrofotografi bravissimi tecnicamente, tanto che alcuni vengono pure  invitati ufficialmente a presentazioni,  ma che in realtà creano immagini che più false non si può , ed a spese dei soggetti. 

(False nel senso che mistificano la realtà, non che sono elaborazioni, le foto sono verissime, purtroppo).

Questo tipo di foto è molto più facile da individuare (se si capisce qualcosa di natura), ma le voci che giustamente le stigmatizzano nei siti dove compaiono, sono sommerse dalla  marea di ignoranza che plaude meravigliata allo spettacolino allestito.

Foto del genere, se  passate per fotografia naturalistica sono un imbroglio per chi guarda oltre che un danno per i soggetti. Non sono foto naturalistiche, sono foto astratte, tristi nature morte o mezze-morte/mezze- vive.

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  • Nikonlander

Sono d'accordo con quanto scrivete, però permettetemi, siamo alla frutta se c'è da sottolineare quanto la cova sia un momento delicato e di conseguenza deve essere trattato con rispetto da parte del fotografo che scatta. Ma mi aspetterei fosse così sempre: ogni volta che si va a fare fotografia naturalistica siamo come degli ospiti che vanno a casa di altri, non si può andare li pensando di essere i padroni e fare quello che si vuole, lo scopo è essere dei "fantasmi" che passano invisibili sia durante che dopo essersene andati, il nostro passaggio non deve comportare nessun tipo di cambiamento. Evidentemente per non tutti è così, altrimenti non sarebbe necessario prendere provvedimenti del genere, ma queste persone non sono fotografi naturalisti, sono paparazzi naturalisti, nel senso negativo del termine. Un pò come i grigliatori della domenica che vanno nel bosco a fare pic nic e lasciano tutti i resti e la spazzatura li o come quelli che vanno al mare e riempiono la spiaggia di mozziconi sigaretta e avanzi di plastica o vetro. Gente che non ha capito niente di cosa vuol dire ecosistema e pensano che la Terra sia stata fatta ad uso e consumo dell'uomo.

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  • Nikonlander

Il problema vero è che molti fanno fotografia agli animali, ma non fanno fotografia naturalistica, è la moda e tanto basta.
Io ho visto calpestare i nidi dei cavalieri d'Italia per andare a fotografare degli svassi. Altri hanno assistito a fughe di cervi inseguiti da fotografi (ometto volutamente il termine naturalisti), durante il periodo del bramito in cui una femmina è deceduta a seguito di incidente, ecc. 
Io sono giunto alla conclusione che ben vengano i capanni messi a disposizione da associazioni e privati a pagamento, almeno ricevono delle istruzioni e fanno meno danni.  Naturalmente anche in questi casi c'è gente che ne fa di tutti i colori, esce dal capanno quando non deve, usa i richiami con i telefoni, ecc. e naturalmente pretendono di andare a casa con le foto visto che pagano.

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  • Redazione
22 minuti fa, Leo dice:

 ogni volta che si va a fare fotografia naturalistica siamo come degli ospiti che vanno a casa di altri, non si può andare li pensando di essere i padroni e fare quello che si vuole, lo scopo è essere dei "fantasmi" che passano invisibili sia durante che dopo essersene andati, il nostro passaggio non deve comportare nessun tipo di cambiamento. 

Sottoscrivo , pienamente d'accordo.  Nel mondo reale però  essere completamente inavvertiti non è impossibile,  ma molto, molto difficile, per questo si insiste sull'astenersi dai momenti delicati come la cova o la cura dei nidiacei. In quei casi l'intrusione, pur involontaria, può causare danni irrimediabili, mentre in  altri casi può anche essere ininfluente. 

'Un vecchio compagno di Naturaefoto  che è passato fugacemente anche da Nikonand, è un professionista dell'ambiente e fotografo naturalista sardo, allievo di Domenico Ruiu, sorveglia e protegge la nidificazione del Falco della Regina in Sardegna.  Fotografava i falchi nascosto e mai sulla rupe  in cui nidificano, ma su una opposta. Nelel sue foto si vede che il falco è completamente indifferente.  IL soggetto non sa o non si cura del fotografo, come dovrebbe sempre essere. Ma quanti lo saprebbero fare? Non molti.

Silvio

PS Ho apprezzato anche tutto il resto del discorso, ma tenevo a sottolineare questo punto.

PS2 Sottoscrivo anche l'intervento di Paolo che ho visto dopo . Cose che dovrebbero essere per pochi appassionati competenti e soprattutto che amano i soggetti;   diventano moda di massa con le conseguenze del caso.

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  • Redazione

Questo è veramente un argomento molto complesso, così complesso che non credo possa essere trattato su un forum con botta e risposta di poche frasi. Ma provo comunque ad aggiungere una mia opinione in quanto credo alla costruttività della discussione, anche se ne temo i risultati.
Il perno di tutto è il rispetto e l'amore, della vita innanzi tutto. Sono valori irrinunciabili che purtroppo, a volte, vengono dimenticati e sacrificati in favore di un diverso fine ultimo - in questo caso la fotografia, ma il tema è purtroppo molto più vasto. 

Personalmente ho fotografato nidi nel  passato, anche recente, ma sempre, e questo è il punto chiave, all'interno di una di queste condizioni:

  • Situazione di impossibilità di disturbo - es. mi affaccio dal bordo di una scogliera che ospita 50 mila coppie di sule coi piccoli e li fotografo da metri di distanza, metri che non puoi coprire in nessun modo se non volando, e nel rispetto delle limitazioni predisposte degli enti che curano il sito di nidificazione. 
  • Situazione di specie conosciute, con comportamento noto e capacità assolutamente chiara di gestire la situazione - es. nidificazione di svassi fotografata da una  riva pubblica del lago, frequentata da turisti/pescatori/merenderi in continuo.
  • Sotto la supervisione di professionisti esperti ed usando infrastrutture che evitino il disturbo, niente fai-da-te insomma. 

Ritengo, inoltre, che la divulgazione operata da professionisti seri, l'esempio di BBC e NG, sia indispensabile alla tutela ultima del pianeta: occorre far capire che non siamo soli e che le nostre azioni da bestie impattano non sull'asfalto tra i palazzi ma sui nostri vicini che, insieme a noi, lo abitano. Per questo occorre che la natura sia mostrata divulgandone la bellezza, e spesso in questo le immagini dei piccoli aiutano moltissimo.

Premesso questo, vi copio ed incollo il manifesto di un fotografo canadese che stimo molto. Lo invia, e ne chiede il rispetto tassativo, a tutti i fotografi che accompagna a fotografare:

The Wildlife FIRST! Principles of Photographer Conduct

Wildlife conservation is the primary reason for my involvement in wildlife photography. I have a high respect for - and near reverence of - the subjects I photograph. I believe they have an inherent right to exist that is independent of our "use" of them - or to their utility to mankind. They are not props. As a logic extension of this philosophy, I place the welfare and value of my subjects above the value of any photograph of them. This value system - that the welfare of the wildlife comes FIRST - was the driving force in developing my Wildlife FIRST! principles of photographer conduct to guide MY actions in the field and during all our photo tours.
These five simple ethical principles state that:
1. Images I refer to (or label) as wildlife photographs are of what I consider true wildlife. That means completely free-ranging subjects in natural (non-captive and non-confining) environments.
2. I engage in PASSIVE wildlife photography only. This means I strive to capture images of wildlife behaving as naturally as possible and without the use of "set-ups", contrivances, or any actions that could guide the subjects toward desirable settings and/or backdrops or elicit specific "poses".
3. I do nothing intentional to alter or influence the behaviour of my subjects for the purpose of photography. This includes NOT intentionally influencing their distribution in space OR their behaviour. And this translates into NOT engaging in any form of luring or baiting (or any other form of food supplementation). Additionally, I won't use any form of sound to alter the behaviour of the subject for the purpose of photography (including using predator and/or prey calls, song or vocalization playbacks, vocal clicking, or making any other sound to encourage the subject to alter its ongoing behaviour and look at me/us).
4. While conforming to and working within any legal guidelines determining minimum approach distances, I always allow the wildlife subject - regardless of the species - to determine the distance it is comfortable with between itself and me. This principle not only serves to reduce the stress on the subject, but it also allows the capture of photographs of the subject behaving in a more natural, and often more interesting, fashion.
5. I strive to always consider both the individual and collective effects my photographic activities (and those with me) can have on our subjects. This includes being aware of the total time spent with the subjects. In practice this means I (or we) will often break contact and withdraw from the subject, especially if there is any indication that our presence is impacting on the subject's behavioural routine (including activities such as feeding, resting and/or sleeping, caring for its offspring, etc.). This consideration is always important and may become even MORE important if multiple photographers or groups of photographers are working with the same subject.

Prego notare che il tipo di etica che lui rispetta, e chiede di rispettare, è tale da vietare, ad esempio, anche l'uso dei semi per attirare gli uccellini.

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  • Redazione

Questo è veramente un argomento molto complesso, così complesso che non credo possa essere trattato su un forum con botta e risposta di poche frasi. 

Senz'altro.

Personalmente ho fotografato nidi nel  passato, anche recente, ma sempre, e questo è il punto chiave, all'interno di una di queste condizioni:

  • Situazione di impossibilità di disturbo - es. mi affaccio dal bordo di una scogliera che ospita 50 mila coppie di sule coi piccoli e li fotografo da metri di distanza, metri che non puoi coprire in nessun modo se non volando, e nel rispetto delle limitazioni predisposte degli enti che curano il sito di nidificazione. 
  • Situazione di specie conosciute, con comportamento noto e capacità assolutamente chiara di gestire la situazione - es. nidificazione di svassi fotografata da una  riva pubblica del lago, frequentata da turisti/pescatori/merenderi in continuo.
  • Sotto la supervisione di professionisti esperti ed usando infrastrutture che evitino il disturbo, niente fai-da-te insomma. 

Ritengo, inoltre, che la divulgazione operata da professionisti seri, l'esempio di BBC e NG, sia indispensabile alla tutela ultima del pianeta: occorre far capire che non siamo soli e che le nostre azioni da bestie impattano non sull'asfalto tra i palazzi ma sui nostri vicini che, insieme a noi, lo abitano. Per questo occorre che la natura sia mostrata divulgandone la bellezza, e spesso in questo le immagini dei piccoli aiutano moltissimo.

Questo è fondamentale, non solo BBC e NG ma anche noi abbiamo fotografi e documentaristi  più che degni. Solo combattendo l'ignoranza tramite l'informazione e la diffusione della bellezza dei viventi  si ha una (piccola) speranza di preservare  ciò che ci sta a cuore creando nella gente  una coscienza di quel che rappresenta la natura.

Premesso questo, vi copio ed incollo il manifesto di un fotografo canadese che stimo molto. Lo invia, e ne chiede il rispetto tassativo, a tutti i fotografi che accompagna a fotografare:...

Grande ammirazione, oltre al grandissimo rispetto  dell'animale che dimostra, non ammette scorciatoie, lui (e quelli che vanno con lui) le foto di natura le devono "sudare" sul  serio. 

Io confesso che detesto chi usa i richiami, perchè causa effettiva di stress, ma qualche semino con le cince lo metto   :) 
I nidi li ho fotografati raramente, ma sempre come te caso 2:  svassi sul lungolago di Iseo,  aironi e ibis lungo la provinciale, dal marciapiede ecc.

Ottimo intervento il tuo. Puntuale ed informativo.

Grazie! 

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  • Administrator

In quanto a National Geographic e BBC ( ed ogni altra istituzione/network affidabile) non so perché continuate a precisarne l utilità. 

Chi l ha messa in dubbio?

Al contrario qui si parla di fotografi che si approccino alla fotografia di natura. 

Fa bene quel canadese a fare patti chiari con i suoi clienti.

Chi se ne occupa per professione o per attitudine quei principii dovrebbe ben conoscere. Senza deroghe.

Deroga=maggiore probabilità di danneggiamento

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  • Redazione

Credo si sia ribadito in quanto anche quelli ad es del NG sono dei fotografi che si approcciano alla natura, e il  tuo messaggio, ci è parso,  sembrava generalizzare. Il problema è proprio l'approccio, come hai scritto,  di chi  pensa solo al "trofeo", al contrario di chi ha passione vera;  ma mi pare  sia stato già discusso ampiamente per cui non mi ripeto. 

PS Il canadese non è l'unico; anche lo statunitense "Moose" Peterson ha un approccio simile, i suoi seminari si intitolano "walking softly". 

 

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  • Nikonlander Veterano

Massimo ci puoi i puoi far conoscere il Fotografo???

Tornando all'argomento....che bella discussione.

I semini io li metto nelle mangiatoie d'inverno, solo fino ad Aprile, anni fa facevo foto ed anche quest'anno ne ho fatte un pò, allo scoperto senza bisogno di nascondermi e loro vengono lo stesso, forse creo un pò di stress, sicuramente non a tutte le specie, sicuramente non ci sta tutto il giorno e cerco di farli mangiare.....

I richiami li usano un pò tutti, Birdwatcher compresi anche solo per trovare le specie, bisognerebbe usarli per brevemente magari non in periodo di nidificazione...

Come tutti sapete oggi si può fotografare veramente tutto, mammiferi uccelli ecc. ci sono agenzie o guide che ti trovano tutto, in molti casi sono nidi di Rapaci(notturni) o posatoi di diurni o carnai per attirarli, questo a me non disturba, non l'ho mai fatto, ma penso soprattutto per i nidi che in questa maniera è interesse generale non creare disturbo far rimanere la coppia in loco tutti gli anni, quasi sicuramente i pulli non ne soffriranno. Penso anche che questo tipo di economia possa anche essere un incentivo per le popolazioni locali a mantenere quel tipo di Ambiente e tutto quello che ci gira intorno.

C'è solo una cosa che non farò sicuramente mai, fotografare che so un Aquila del Bonelli ( in Spagna) da dentro un capanno ma attirandola con un Piccione VIVO, o che so in altre situazioni ed altri Rapaci con topi o quant'altro, questo mi disturba e non riesco proprio a concepirlo, ma che etica c'è????

Insomma l'ho fatta lunga dicendo probabilmente poco, ma il fatto è e rimane solo che il bene del soggetto viene prima di tutto, che nessuno sa come quel soggetto reagirà, proprio quello non la specie, che ormai ci sono foto di tutto con soggetti vicinissimi e quindi una foto in più o in meno che cosa dà se non l'appagamento personale nel dire, sono capace anche io, ora c'è la moda della fotografia naturalistica-agli animali, senza conoscere e disgraziatamente senza Voler conoscere, non è importante chi si fotografa ma solo quanto è grosso nel fotogramma o quanto è difficile e una volta fotografato si passa oltre. 

Un esempio, che forse spiega tutto:

una volta ero davanti ad una parete per controllare l'eventuale presenza di Lanari, vedo un Fiorrancino strano era alto sui rami, gli corro dietro,  schizzava qua e la come una Pallina matta, alla fine lo inquadro con il Binocolo e vedo le strie sulle ali poi il disegno della testa, LUI di Pallas uno degli uccelletti più bellini che abbia mai visto, era uno dei miei desiderata ornitologici e lo trovo in un posto sperso in mezzo al bosco ero felicissimo. Comunque il Lui sparisce ma arriva uno che sapevo faceva foto (anche ai nidi di Albanelle Bianconi e se ne vantava, con le foto nel telefonino), comunque mi domanda che facevo, io zitto, visto rapaci??? io no niente ma ho visto un LUI del PALLAS con un sorriso, lui non si è minimamente scosso, non ha chiesto come dove quando.....vi sarete già immaginato perché, non aveva nemmeno idea di che stavo parlando, ma questo ci può anche stare, ma a lui interessava solo fare foto e aumentare la collezione.....:-(((

come definireste uno che va nel bosco a cercare i funghi, prende quelli che gli interessano e rompe sistematicamente tutti gli altri quelli"cattivi", uccide se li trova serpenti perché sono Vipere ( ma non si è informato ) e lascia i resti della  colazione-pranzo nel bosco... poi si definisce un'amante della natura Bho!!!!

Scusatemi Ho ripetuto concetti che altri avevano già ribadito meglio e più sinteticamente di me, ma il succo secondo me è solo questo, l'amore per e la comprensione di "quello che abbiamo intorno"

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  • Administrator
26 minuti fa, Silvio Renesto dice:

Credo si sia ribadito in quanto anche quelli ad es del NG sono dei fotografi che si approcciano alla natura, e il  tuo messaggio, ci è parso,  sembrava generalizzare. Il problema è proprio l'approccio, come hai scritto,  di chi  pensa solo al "trofeo", al contrario di chi ha passione vera;  ma mi pare  sia stato già discusso ampiamente per cui non mi ripeto. 

PS Il canadese non è l'unico; anche lo statunitense "Moose" Peterson ha un approccio simile, i suoi seminari si intitolano "walking softly". 

 

direi che i fotografi che pubblicano su NG e gli operatori di BBC e altre reti dedicate tutto possono essere tranne che 

Cita

in quanto anche quelli ad es del NG sono dei fotografi che si approcciano alla natura,

Direi piuttosto dei professionisti veri.

E direi pure che il problema principale è costituito proprio da coloro che ritengono di poter fare le stesse cose che vedono su quelle pagine, solo per avere la capacità di riuscire a trovare le... prede.

Mentre i clienti di Peterson e del canadese che dici, sono certamente persone che desiderano essere guidate e le raccomandazioni loro rivolte sono importanti ma molto meno di quanto non lo siano per i...free lance che pensano di poter fare bene, tanto più quanto più si sentano esperti.

Parole da tenere sempre a mente

 

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  • Nikonlander Veterano

Pensando che non tutti conoscano l'inglese a menadito, ho pensato bene di fare una traduzione di quanto ha messo l'illustre Massimo, eccola.. tradotta con Google:

La conservazione della fauna è la ragione principale del mio coinvolgimento nella fotografia naturalistica. Ho un grande rispetto per - e quasi la riverenza - i soggetti che fotografo. Credo che abbiano un diritto intrinseco di esistere indipendente dal nostro "uso" o dalla loro utilità per l'umanità. Non sono oggetti di scena. Come un'estensione logica di questa filosofia, metto il benessere e il valore dei miei soggetti al di sopra del valore di ogni loro fotografia. Questo sistema di valori - che il benessere della natura viene prima di tutto - è stata la forza trainante nello sviluppo del mio Wildlife FIRST! principi di condotta del fotografo per guidare le MIE azioni sul campo e durante tutti i nostri tour fotografici.

Questi cinque semplici principi etici affermano che:

1. Immagini a cui mi riferisco (o etichetta) come foto di animali selvatici sono quelle che considero la vera fauna selvatica. Ciò significa che soggetti completamente liberi in ambienti naturali (non prigionieri e non confinanti).

2. Mi dedico solo alla fotografia naturalistica PASSIVA. Ciò significa che mi sforzo di catturare immagini di animali selvatici che si comportino il più naturalmente possibile e senza l'uso di "set-up", accorgimenti o azioni che potrebbero guidare i soggetti verso impostazioni e / o sfondi desiderabili o suscitare specifiche "pose".

3. Non faccio nulla di intenzionale per alterare o influenzare il comportamento dei miei soggetti ai fini della fotografia. Ciò include NON influenzare intenzionalmente la loro distribuzione nello spazio O il loro comportamento. E questo si traduce in NON impegnarsi in qualsiasi forma di allettamento o esca (o qualsiasi altra forma di integrazione alimentare). Inoltre, non userò alcuna forma di suono per alterare il comportamento del soggetto a scopo di fotografia (incluso l'uso di predatori e / o chiamate di preda, riproduzione di canzoni o vocalizzazioni, clic con le dita o altri suoni per incoraggiare il soggetto alterare il suo comportamento in corso e guardarmi / noi).

4. Pur rispettando e lavorando secondo le linee guida legali che stabiliscono le distanze minime di avvicinamento, consento sempre al soggetto della fauna selvatica, a prescindere dalla specie, di determinare la distanza con cui è a suo agio tra me e lui. Questo principio non serve solo a ridurre lo stress sul soggetto, ma consente anche la cattura di fotografie del soggetto che si comportano in modo più naturale e spesso più interessante.

5. Mi sforzo di considerare sempre gli effetti individuali e collettivi che le mie attività fotografiche (e quelle con me) possono avere sui nostri soggetti. Ciò include essere consapevoli del tempo totale trascorso con i soggetti. In pratica, ciò significa che io (o noi) spesso interrompiamo il contatto e ci ritiriamo dal soggetto, specialmente se c'è qualche indicazione che la nostra presenza ha un impatto sulla routine comportamentale del soggetto (incluse attività come alimentazione, riposo e / o sonno, cura la sua prole, ecc.). Questa considerazione è sempre importante e può diventare ancora più importante se più fotografi o gruppi di fotografi lavorano con lo stesso soggetto.

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  • Nikonlander

Questo problema è sorto da quando con poche migliaia di euro è diventata alla portata di quasi tutti fotografare qualsiasi cosa.  Basta agghindarsi come dei marines, fare qualche chilometro e scattare a qualsiasi cosa si trova sul proprio cammino.  La formazione viene fatta sui forum e lo scopo sono la quantità di like sulle foto postate su Facebook o su Juza.  

Questa è una realtà, purtroppo molto diffusa.  Per combattere questi comportamenti basta vietare la pubblicazione delle foto?  E' corretto accomunare gli sconsiderati comportamenti di molti con chi sa cosa fa e sa come comportarsi senza fare danni?

Le  argomentazioni di Silvio Renesto mi trovano completamente d'accordo con quanto da lui scritto.

Come dice Massimo Vignoli è un argomento molto, troppo complesso per essere esaustivamente trattato su un forum. E comunque non è perché è complesso che non bisogna parlarne. E soprattutto sono apprezzabili gli interventi di chi pratica consapevolmente questo tipo di fotografia.  

Invece trovo insopportabili quegli interventi che sostengono dei luoghi comuni, generalizzando situazioni delle quali non hanno la minima idea di cosa stanno parlando. 

Faccio l'esempio di un intervento sull'altro topic per spiegarmi:  io ho la massima considerazione sulla capacita fotografica di Max Aquila e ne seguo costantemente gli articoli e gli interventi, ma quando scrive quanto segue, non mi trova assolutamente d'accordo.

A me pare enorme pure che te lo abbiano chiesto.

Anzi...mi pare enorme che ci sia chi vada a cercarli per fotografarli. 

Con tutto ciò che da fotografare c è in natura.

Ma la fotografia perde il suo senso quando da mezzo si trasforma in fine.

e quando nel bel mezzo dell'articolo 

Nikon Nital D850 show: Roma 22 e 23 Settembre 2017  tra le altre cose scrive:

Apprezzatissimo lo stand di Alberto Ghizzi Panizza, fotografo a tutto campo ma con la predilezione particolare per la macrofotografia piu' interessante che negli ultimi tempi mi sia stato dato di osservare, (qui spiega il "focus stacking" on camera, novita' assoluta D850) 
cosa della quale gliene ho dato atto, presentandomi (conosce Nikonland) e facendo quindi la sua conoscenza gli ho anche scattato un ritratto,

Ma ti rendi conto che tipo di fotografia, spacciata per naturalistica, fa il tuo eroe? Per il semplice fatto che Nikon, ( Nital?) gli ha consegnato la D850 da testare in anteprima, non ti sei posto il problema di come possa fare quelle foto assurde e completamente innaturali con l'inevitabile manipolazione dei soggetti ripresi?  Non ti sei chiesto, con tutto quello che c'è da fotografare in natur,a perché si ostina a fotografare in questo modo?   E' etico questo?

 Io, tra le altre cose, fotografo i nidiacei ed i pulcini appena scappati dal nido ed imbeccati dai genitori, perché da quelle scene si capisce quanto sia meravigliosa la natura.  E continuerò a farlo perché  so che non reco loro alcun danno.   E mi dispiace che tu caro Max, abbia fatto di tutta l'erba un fascio, così superficialmente.  

 

 

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  • Administrator
3 minuti fa, Alberto Salvetti dice:

Questo problema è sorto da quando con poche migliaia di euro è diventata alla portata di quasi tutti fotografare qualsiasi cosa.  Basta agghindarsi come dei marines, fare qualche chilometro e scattare a qualsiasi cosa si trova sul proprio cammino.  La formazione viene fatta sui forum e lo scopo sono la quantità di like sulle foto postate su Facebook o su Juza.  

Questa è una realtà, purtroppo molto diffusa.  Per combattere questi comportamenti basta vietare la pubblicazione delle foto?  E' corretto accomunare gli sconsiderati comportamenti di molti con chi sa cosa fa e sa come comportarsi senza fare danni?

Le  argomentazioni di Silvio Renesto mi trovano completamente d'accordo con quanto da lui scritto.

Come dice Massimo Vignoli è un argomento molto, troppo complesso per essere esaustivamente trattato su un forum. E comunque non è perché è complesso che non bisogna parlarne. E soprattutto sono apprezzabili gli interventi di chi pratica consapevolmente questo tipo di fotografia.  

Invece trovo insopportabili quegli interventi che sostengono dei luoghi comuni, generalizzando situazioni delle quali non hanno la minima idea di cosa stanno parlando. 

Faccio l'esempio di un intervento sull'altro topic per spiegarmi:  io ho la massima considerazione sulla capacita fotografica di Max Aquila e ne seguo costantemente gli articoli e gli interventi, ma quando scrive quanto segue, non mi trova assolutamente d'accordo.

A me pare enorme pure che te lo abbiano chiesto.

Anzi...mi pare enorme che ci sia chi vada a cercarli per fotografarli. 

Con tutto ciò che da fotografare c è in natura.

Ma la fotografia perde il suo senso quando da mezzo si trasforma in fine.

e quando nel bel mezzo dell'articolo 

Nikon Nital D850 show: Roma 22 e 23 Settembre 2017  tra le altre cose scrive:

Apprezzatissimo lo stand di Alberto Ghizzi Panizza, fotografo a tutto campo ma con la predilezione particolare per la macrofotografia piu' interessante che negli ultimi tempi mi sia stato dato di osservare, (qui spiega il "focus stacking" on camera, novita' assoluta D850) 
cosa della quale gliene ho dato atto, presentandomi (conosce Nikonland) e facendo quindi la sua conoscenza gli ho anche scattato un ritratto,

Ma ti rendi conto che tipo di fotografia, spacciata per naturalistica, fa il tuo eroe? Per il semplice fatto che Nikon, ( Nital?) gli ha consegnato la D850 da testare in anteprima, non ti sei posto il problema di come possa fare quelle foto assurde e completamente innaturali con l'inevitabile manipolazione dei soggetti ripresi?  Non ti sei chiesto, con tutto quello che c'è da fotografare in natur,a perché si ostina a fotografare in questo modo?   E' etico questo?

 Io, tra le altre cose, fotografo i nidiacei ed i pulcini appena scappati dal nido ed imbeccati dai genitori, perché da quelle scene si capisce quanto sia meravigliosa la natura.  E continuerò a farlo perché  so che non reco loro alcun danno.   E mi dispiace che tu caro Max, abbia fatto di tutta l'erba un fascio, così superficialmente.  

 

 

per fortuna non ho eroi tra i fotografi: mi basta la mitologia e pochi soggetti che ho ben in mente e dei quali talvolta ho scritto. Di Ghizzi Panizza infatti ho scritto quanto fosse frequentato il suo stand.... non che mi fossi fatto autografare sue foto :supermarameo:

Mi dispiace di aver scritto bene di una persona che tu sostieni essere un cattivo manipolatore: ma tra le sue foto non mi era mai parso di vederne di animali in situazioni come quelle stigmatizzate e condannabili.

Non prenderla come una critica personale, dato che in molte occasioni ho altrettanto lodato le tue foto, ma questa certezza...

Cita

...E continuerò a farlo perché  so che non reco loro alcun danno

chi te la dà?

Spiegalo (mi fido di ciò che sostieni)  e sarà importante quanto la divulgazione delle foto stesse.

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  • Redazione
36 minuti fa, Alberto Salvetti dice:

 

Apprezzatissimo lo stand di Alberto Ghizzi Panizza, ... 

 

Questione di esperienza "di campo" ;) 

Quando parlo di macrofotografia per me,  "rivoltante";  ad esempio:

https://www.juzaphoto.com/galleria.php?l=it&t=2450085

Leggetevi i commenti sotto... che tristezza.

In trent'anni e passa che seguo e studio gli Odonati,  MAI ho visto tre damigelle (ma nemmeno due) fianco a fianco addirittura toccandosi, e guardare dal buco (ritagliato?) di una foglia.

1) Gli Odonati non sopportano la vicinanza di altri conspecifici se non per l'accoppiamento. Si scacciano ferocemente a vicenda.

2) Gli Odonati non guardano davanti a dispetto della macchia che sembra una pupilla, vedono a 360°  per cui non si ficcherebbero in un buco per guardare davanti.

Ergo:

Questa foto, tecnicamente perfetta, è tutto tranne una foto naturalistica. Domanda: Come si fa a"convincere" tre damigelle a mettersi in posa insieme? La risposta potrebbe essere (assai) spiacevole.

Se scorrete il sito, è ricco di questi ... capolavori. 

 

 

 

 

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