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Un gruppetto di appassionati naturalisti e di fotografi cerca di realizzare una nuova oasi nel territorio di Bondeno, in provincia di Ferrara. 
E' un progetto tutt'altro che utopico o velleitario, ma richiede un ampio concorso di idee, di impegno, di passione, ed anche di sostegno economico per la sua realizzazione. 
Chiunque interessato, o anche solamente incuriosito, può contattarmi. telefonicamente al 3383281237 dopo le 20,30, o, meglio, lasciare la propria e-mail in modo che io possa inviare una breve descrizione del progetto stesso (motivazioni, scopi, programmi di attuazione) preparato dal nostro capofila Dario. 
Giovanni Scolari 
email giovanniscolari@gmail.com 

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  • Nikonlander Veterano
14 ore fa, seymourglass dice:

Un gruppetto di appassionati naturalisti e di fotografi cerca di realizzare una nuova oasi nel territorio di Bondeno, in provincia di Ferrara. 
E' un progetto tutt'altro che utopico o velleitario, ma richiede un ampio concorso di idee, di impegno, di passione, ed anche di sostegno economico per la sua realizzazione. 
Chiunque interessato, o anche solamente incuriosito, può contattarmi. telefonicamente al 3383281237 dopo le 20,30, o, meglio, lasciare la propria e-mail in modo che io possa inviare una breve descrizione del progetto stesso (motivazioni, scopi, programmi di attuazione) preparato dal nostro capofila Dario. 
Giovanni Scolari 
email giovanniscolari@gmail.com 

Giovanni potresti raccontarci qualche cosa di più?

Ti ringrazio

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Grazie a Valerio e a Mauro. per. l'attenzione

Credo che la cosa migliore sia quella di inviarvi il breve documento preparato da Dario, che ben illustra il nostro progetto

                                                                               UN DONO A GAIA, IL NOSTRO PIANETA

Nelle campagne del Bondenese, nella provincia di Ferrara, al confine con il Cavo Napoleonico, (grande e storica arteria d’acqua che unisce il Reno con il Po nel punto in cui i due fiumi si avvicinano maggiormente), negli anni 90 sono state realizzate due rinaturalizzazioni molto importanti dal punto di vista ambientale.

   I due siti, perfettamente confinanti, coprono un’area di circa 55 ettari, e si trovano nel mezzo di una vasta zona di bonifica dell’alto Ferrarese. Una volta questi territori erano cosparsi di paludi e dossi che venivano sommersi regolarmente dalle piene di Po, Reno e Panaro. Quest’ultimo è l’affluente terminale del Po in destra idraulica e, qui vicino, unisce le sue acque a quelle del grande Fiume in prossimità di San Biagio di Bondeno).

Questa particolare conformazione territoriale, e idraulica di questa zona, fa sì che i luoghi siano particolarmente amati e ricercati dall’avifauna di passo e da tutti i tipi di uccelli e mammiferi stanziali, che in queste terre trovavano, e trovano, i siti perfetti per le loro necessità vitali: alimentazione, riproduzione, rifugio e riposo.

   I due terreni rinaturalizzati, il primo di circa 15 ettari e il secondo di 40, creano un luogo di importanza rilevantissima per mantenere in queste terre dell’alto Ferrarese, le condizioni vitali per una grande quantità di esseri viventi. Vi è stata infatti un’immensa trasformazione degli antichi habitat paludosi in terreni agricoli che oggi, a parte questo piccolo angolo di paradiso, coprono questo vasto territorio

 Analisi dei due siti rinaturalizzati in oggetto.

   Il primo sito che analizziamo, è quello di 15 ettari. Le finalità di questa rinaturalizzazione sono state studiate e realizzate affinché si potessero creare le maggiori biodiversità possibili, al fine di riuscire a ristabilire le primarie condizioni del territorio. Infatti, sono stati scavati due bacini di circa 35.000 metri quadrati l’uno, con profondità variabili per realizzare maggiori habitat palustri, zone a prati umidi in cui, sia in inverno che in primavera, i ristagni d’acqua piovana e la bassissima vegetazione possano ospitare tutti i tipi di limicoli, trampolieri e anatidi di passo, con luoghi adatti anche alla loro nidificazione. Sul rimanente territorio sono state create siepi e zone a bosco, con tutte le varietà di essenze autoctone tipiche del luogo, capaci di attrarre, ospitare e far riprodurre tantissimi uccelli e piccoli mammiferi amanti dei siti con fitta vegetazione. La grande produzione di bacche e semi che queste essenze producono, sostiene ed alimenta una grande presenza di animali di ogni tipo. I 15 ettari in questione sono regolarmente visitati da scolaresche ed istituti, per donare la possibilità, a bambini e adulti, di entrare in contatto, in maniera profonda e sensibile, con le realtà naturali qui presenti. Anche studiosi e fotografi sono frequentatori assidui di questa area per le sue caratteristiche uniche.

   Il secondo sito in questione, denominato la Bassa Vela per la configurazione del suo perimetro quasi triangolare che ricorda le vele delle barche, copre una superficie di 40 ettari. A parte una fascia di circa 8 ettari ove sono state realizzate vasche per l’allevamento del pesce, tutto il rimanente terreno è stato trasformato in zona umida con larghi “chiari d’acqua”, fitti canneti, zone con basso battente d’acqua e sporadiche isole. Su tutte le arginature che contengono i livelli delle acque, si sono insidiate in maniera autonoma un grande numero di essenze autoctone che, dalla adiacente oasi, per opera della disseminazione naturale, si sono espanse e oggi rappresentano un notevole insediamento vegetale.  Il sito viene annualmente affittato da un gruppo di cacciatori del ferrarese che da circa 30 anni esercita la caccia da appostamento fisso. Nei periodi di caccia chiusa, anche questo luogo viene visitato da una grande quantità di uccelli in particolari anatidi, trampolieri e tutti i tipi di ardeidi che qui trovano le condizioni ideali per la loro riproduzione. 

   Questo sito, purtroppo, nel periodo di caccia aperta, entra in conflitto con le finalità dell’oasi adiacente, che è stata creata invece per ospitare, proteggere e incrementare il più possibile tutte le forme di vita. Nei 5 mesi in cui è aperta la caccia, ovviamente non è possibile neanche al sito confinante ospitare scolaresche e studiosi. Con l’esercizio venatorio non vi è più la possibilità di visitare tranquillamente i luoghi rinaturalizzati. Inoltre, questa piccola area situata nel mezzo di una vastissima superficie completamente trasformata in territori agricoli, diventa una irresistibile attrazione per tutti i selvatici e stanziali, con le conseguenze che facilmente possiamo dedurre. Il potenziale di bellezza, cultura e storia naturale, che determina un raro rifugio per la sopravvivenza di una grandissima varietà di specie animali, viene così vanificato dall’esercizio venatorio.                                     

  Gli obiettivi di questo progetto sono 3:

-      Primo fra tutti è quello di ottenere in affitto il sito di 40 ettari, ancora oggi in concessione fino al 31 gennaio 2019 ai cacciatori. Ciò ovviamente per interrompere definitivamente l’esercizio venatorio in queste stupende località, e per donare la possibilità al grande numero di selvatici che qui transitano di essere accolti con rispetto e amore. 

-      Il secondo punto consiste nella realizzazione di percorsi e osservatori all’interno del sito per rendere possibile un facile accesso a questi luoghi a scolaresche, turisti, fotografi e studiosi. I percorsi verranno realizzati con la massima attenzione al rispetto delle caratteristiche del luogo per la valorizzazione delle diversità ambientali presenti, realizzando così una convivenza armoniosa tra uomini e tutti gli esseri viventi presenti in loco. Saranno realizzati anche percorsi speciali per rendere possibile la visita e l’osservazione ai disabili, per donare a tutti la possibilità di prendere contatto con questo mondo estremamente ricco di vita e di bellezza.

-      Terzo punto. E’ necessario, in questi tempi di grandi cambiamenti, trasmettere e condividere in maniera diffusa il nuovo concetto di rispetto della Vita Globale, dove gli umani e tutto il pianeta, nelle sue più svariate forme, trovano una via comune di convivenza e soprattutto di rispetto e attenzione reciproca. Il tempo di “prendere” tutto ciò che egoisticamente vogliamo dal pianeta deve finire, creando, al posto di questa miope visione, una nuova sensibilità che tenga conto dell’assoluto bisogno, da parte di noi umani, di imparare la saggezza del “donare” e del “rispettare”. Dobbiamo mantenere nel modo migliore, la bellezza di tutto ciò che ci circonda.

     Per la realizzazione di questo progetto sarà necessario un notevole impegno economico.

Per avere in concessione il sito della Bassa Vela (40 ettari), occorrono 20.000,00 euro annui, e altri fondi necessitano per la realizzazione degli obiettivi sopra citati. I principali costi sono i seguenti:

-      Movimenti di terra per sistemare il terreno, garantendo l’accessibilità alle zone prescelte e la circolazione dell’acqua in modo ottimale: euro 5.000

-      Manufatti idraulici per regimare i livelli idrometrici e per derivare acqua dal canale di Cento e poi scaricare nella rete scolante consortile: euro 3.000

-      Realizzazione di sentieri adatti al transito di pedoni (anche disabili) e piccoli mezzi per servizio e manutenzione: euro 2.000

-      Costruzioni di capanni per osservazione e fotografia: euro 3.000

   Saranno perciò richieste sovvenzioni da parte di enti, società e privati. L’Associazione fondatrice del progetto rilascerà ovviamente ricevute regolari che potranno essere detratte da bilanci e denunce dei redditi.

 

 

 

Edited by seymourglass
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  • Nikonlander Veterano

Vi faccio tantissimi auguri, ma la vedo dura: se servono 20 mila euro annuali per sostituirsi all'affitto dei cacciatori allora esperienza insegna che con un po' di fortuna per qualche anno si riesce, ma alla lunga no, si è perdenti. 

Prima di spendere anche solo 5euro in opere di "riqualificazione" è opportuno che risolviate il problema affitto.

In bocca al lupo

 

una nota. Qualcosa nella vita l'ho visto e tra queste cose ci sono molte opere di "riqualificazione" ambientale inutili se non dannose. Una piccola oasi per i selvatici non è un parco pubblico un po' selvaggio. La vostra è un'area palustre, quanto di più inadeguato al bipede umano. Ebbene, renderlo "fruibile" a scolaresche ed a sedie a rotelle (non me ne vogliano i portatori di handicap)  significa devastare quell'habitat e ipotecare costi di manutenzione notevoli pe gli anni a venire. Valutate bene le vostre scelte, a parole è facile descrivere il bosco di bambi, fortunatamente il mondo naturale è molto più complesso.

 

  • Haha 1
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Valerio, ne siamo più che consapevoli, e non intendiamo avventurarci in programmi non sostenibili.

ci sono però alcune cose non esplicite nel documento inviato

1) una parte, la più piccola, è già oasi attrezzata, e già ora vengono scolaresche, sempre e solo accompagnate dal proprietario del terreno, con tutti gli accorgimenti per non creare disturbo alla fauna. Per le eventuali migliorie possiamo contare su un mio amico di Roma, un naturalista che professionalmente ha realizzato importanti "sentieri"per disabili. Nella parte ora utilizzata dai cacciatori attrezzeremo solo i capanni fotografici.

2) abbiamo buono motivi per credere che interverranno, con un congruo sostegno economico, degli sponsor privati e, forse, pubblici. E' una iniziativa che piace ad alcune persone influenti del posto, e certo che senza questo appoggio non potremmo partire.

Siamo fiduciosi, ma saggi: proviamo ad andare avanti "adelante, con judicio"

ps una curiosità: tu sei novarese? io un milione di anni fa ho vissuto a Cameri, ed il mio Maestro delle elementari si chiamava come te, Brustia: lo ricordo ancora con ammirazione, e con rimpianto (perché allora non ero vecchio!)

ciao

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  • Nikonlander Veterano

Brustia è un cognome endemico della provincia di Novara. Se trovi un Brustia ad est del ticino o ovest del sesia è perché si è trasferito :)

Facci vedee a noi che abitiamo lontano qualche immagine di questa futura oasi

ti ringrazio e aspetto tue

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