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Brahms, Concerto per Violino e Orchestra, Bartòk, Concerto per Violino e Orchestra n. 1 - Jansen/Pappano


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Brahms, Concerto per Violino e Orchestra, Bartòk, Concerto per Violino e Orchestra n. 1 - Jansen/Pappano
Orchestre di Santa Cecilia e LSO
Decca 2016

***

Tre disclaimer prima di questa recensione mi sembrano doverosi.

  1. in generale non amo il violino, come non amo i soprani tradizionali, ma l'ultima generazione di grandissime violiniste che stanno - per nostra fortuna - animando la scena internazionale in questo periodo, rende tanto frizzante il panorama discografico per questo strumento (decisamente meno per quanto riguarda i soprani) che non se ne può non parlare a dovere !
  2. il concerto per violino di Brahms e il concerto per violino n. 1 di Bartòk ci azzeccano tra di loro come la maionese sulla crostata di mele. Comprendo le necessità editoriali di riempire l'intero spazio di un CD ma qui perlomeno non si tratta della solità scelta di marketing per meglio "veicolare" del contenuto ostico inserendo brani di programma più appetibili dal largo pubblico. Questi sono certamente due pezzi forti della letteratura violinistica, quello di Brahms, per me personalmente, è IL concerto per violino e orchestra ma il vero trait-d'union qui è la violinista perchè ...
  3. adoro - oserei dire amo - Janine Jansen. Mi piace il suo suono, adoro il suono del suo straordinario ... Stradivari, è una interprete di livello assoluto, quando è sul palco è una tigre. Lei per quanto mi riguarda è il violino oggi. La sua statura è tale da porla vicina ai grandi del passato di questo strumento.

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E adesso cominciamo dal fondo. Il direttore conta, eccome se conta. Pappano è tra i migliori maestri concertatori di oggi.
E' un pò ruspante nell'aspetto, spesso istrionico alla Bernstein - e ne ha ben d'onde - qualche volta un pò provinciale, ammettiamolo, ma sa mettere a suo agio al meglio i solisti (è memorabile il duetto con la Di Donato) condividendone il progetto bene a fondo. Tanto che loro ritornano sempre volentieri a Roma quando possono. Raramente a Milano.
Ne parlano insieme in una intervista disponibile su Youtube. Pappano spiega a Janine che ciò che lei prova quando si trova a Santa Cecilia è lo spirito italiano. La passione.
E confessa al contempo che la sua più incoffessabile paura è di andare sul palco a suonare un brano ben noto e non avere nulla di nuovo da dire.
Lo dice convinto, suscitando lo stupore della violinista che certo questo timore non l'ha mai provato, né immaginato.
Tanta è la sua personalità straripante di forza e sensibilità, anche quando sovrasta l'orchestra in una partitura tanto densa e dove - normale per Brahms - è forte la carica del tutto orchestrale, sul solo violino.
L'ho visto nella Serenata di Bernstein con gli stessi interpreti - (memorabile secondo me e sul livello di quelle di Bernestein con Stern o Perlman, spero che venga riversata su disco prima o poi) l'ho ascoltato nel concerto di Brahms, stiamo parlando di questo modo di suonare, che si cala come il vestito fatto su misura per questa interprete.

Non c'è un secondo di calo di tensione. Dalla prima all'ultima nota in questa edizione. Che è il mio riferimento tra quelle degli ultimi anni.
Anzi, non me ne viene proprio in mente un'altra con questo livello di forza e armonia legate insieme.
Il secondo movimento - spesso purtroppo accade in Brahms se chi suona non sa esattamente con chi ha a che fare - può essere preso con eccessivo relax e suscitare sbadigli, qui invece ti lega alla sedia. L'introduzione dell'orchestra ti culla e ti fa desiderare presto l'entrata del violino. Che poi non ti lascia più anche quando passa la mano ad oboi e clarinetti.
E il finale. La cadenza. Chi li ferma più ?

Scusatemi, ma io un Bartòk innamorato proprio non me lo figuro. Un personaggio così scuro, teso, controverso ... barbaro ... innamorato ?
Deve essere stata una violinista eccezionale, quella per la quale Bela ha scritto il suo inedito, in vita, primo concerto per violino.
Conservato per tutta la vita dalla donna amata, cui era stato donato il manoscritto originale, pubblicato postumo e di cui quasi nessuno sapeva nulla.
Certamente una donna eccezionale per un concerto eccezionale.
Che con questi interpreti finisce persino per piacere a me che, lo confesso, come per tutta la musica di Bartòk, avevo sempre evitato accuratamente di ascoltare.

Io non avevo mai nemmeno sentito nominare la signora Stefi Geyer, di come Bartok la vedesse e se ne abbia idealizzato o meno i tratti con questa composizione.
Lo sento suonato dalla Jansen e ne idealizzo i tratti della sua personalità.
Probabilmente il lungo assolo su cui si dipana il primo movimento, con l'orchestra che ne sottolinea appena, con garbo, gli sviluppi senza quasi mai prendere l'iniziativa le rappresenta entrambe sul piano spirituale.
Ma parliamo pur sempre di creature terrene e il secondo movimento, diametralmente opposto, le riporta un pò più qui tra noi.
Insomma, quasi i due lati di uno stesso ritratto, con le dissimetrie che il volto di ciascuno di noi possiede se lo guardiamo coprendo l'altra metà.

Ma trascurando queste connotazioni "biografiche" che io leggo vedendo la nostra Janine nei panni della Stefi di Bartok, il barbarico ardore solito che mi fa detestare la musica dell'ungherese qui è stemperato ed al servizio del sensazionale virtuosismo della violinista.
Il suo Stradivari danza insieme alle diverse sezioni dell'orchestra. Indugia. Indulge. Fa la moina.

Non sarà un caso se il fotografo ingaggiato da Decca per questo disco abbia scelto di scattare queste foto e poi l'editor le abbia incluse nel libretto.

Si questo è il primo, personalissimo, originale concerto per violino di Bartok. Una perla rispetto al detestabile secondo ... secondo me.
Mi sto innamorando di Bartok ? Non succederà mai, qui mi sono smarrito solo per un breve attimo. Pensando a Janine :)

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per tutto il materiale qui pubblicato (C) a Decca, solo ai fini divulgativi della recensione.

 

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