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[atmosfere] La leopoldina abbandonata


Pedrito

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La Valdichiana senese e aretina, ricca di terreni agricoli sottratti alle paludi dopo la grande bonifica promossa dal granduca di Toscana Pietro Leopoldo d’Asburgo-Lorena nella seconda metà del Settecento, è anche piena di casolari dove i coloni abitavano e svolgevano la propria attività.

Queste costruzioni dalla caratteristica architettura diventate parte integrante del paesaggio chianino vengono affettuosamente chiamate leopoldine in onore appunto del granduca Pietro Leopoldo, non solo perché furono edificate sotto il suo governo, ma anche perché egli le fece appositamente progettare e realizzare per dare migliori condizioni di vita agli agricoltori e ai numerosi familiari e braccianti che con loro conducevano i terreni bonificati.

Sparse come detto nelle campagne aretine e senesi, sono anche soggetti fotografici molto rappresentati sia quando vengono ritratte fra le foschie e le nebbie invernali che spesso scendono su questi territori, sia quando spiccano fra le vigne e i frutteti nelle assolate giornate estive.

La leopoldina qui proposta io l’ho invece voluta fotografare con un taglio diverso.

Abbandonata da anni ma ancora integra nella sua struttura, i muri diseguali frutto probabilmente di successive modifiche e rifacimenti, le finestre protette da curiosi pannelli in legno, aggredita da rampicanti e vegetazione spontanea a cui non sembra sottomettersi, si erge austera come se non volesse arrendersi alle ingiurie del tempo, forse in attesa di chi possa prendersene cura riportandola ai fasti del suo passato.

Per questo ho scelto di ritrarla con i suoi annessi in una monocromia molto dark, ciò che mi ha ispirato quando l’ho fotografata, assistito dal picture control matita con cui ho settato la mia fidata Z6.

Grazie a chi vorrà lasciare un commento.

(aprire le foto)

 

1.
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2.
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3.
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4.
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5.
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6.
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7.
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8.
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9.
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10.
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11.
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12.
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13.
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7 Comments


Recommended Comments

  • Redazione

Una serie interessante, mi piacciono tutte come, più vicine al mio vedere sono soprattutto quelle che mostrano certi particolari dal forte contrasto, ricchi di suggestione, come ad esempio  la 8.

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  • Nikonlander Veterano

Belle foto che restituiscono subito e fortemente il senso dell'abbandonato e soprattutto dell'incuria più assoluta.

Quei pannelli di legno assemblato alle finestre sono assolutamente orribili, su un edificio del genere.

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  • Nikonlander Veterano

Ho sempre pensato che fotografare edifici in rovina in qualsiasi contesto sia restutuire loro la dignità perduta dalla trascuratezza. Hai reso bene questo mio pensiero, tanto in generale che nei particolari. Efficace il bianco nero. 

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  • Nikonlander Veterano

Grazie a tutti per il passaggio.

Nicola ha colto il senso di ciò che volevo significare con questa serie di foto.

Perché aldilà degli spunti che ho creduto di cogliere fotografandola, la leopoldina non è stata solo la protagonista di quasi due secoli di storia di questi territori assieme a coloro che qui hanno abitato e lavorato, ma è anche una (bella) testimonianza di architettura industriale che merita di essere ricordata e salvaguardata.

 

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  • Nikonlander

complimenti belle foto e hai saputo trasmettere con un sapiente racconto fotografico l'abbandono delle case coloniche.

 

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  • Nikonlander Veterano

"Rovistare" nel territorio attorno a noi è sempre una pratica stimolante. Si trovano cose che abbiamo sempre conosciuto e che siamo abituati a vedere ma non a fotografare. E poi quando riusciamo a trovare una giornata libera e magari anche il meteo giusto scopriamo che si può fare qualcosa anche di molto gratificante. Marco è un bel lavoro e al tuo posto ci tornerei anche. Mi piace la scelta del b/n che fa risaltare i dettagli (e ce ne sono tanti). Le foto mi sono piaciute tutte, lo scorrere del tempo e il peso della storia sono ben visibili. Non tutto si può salvare e proteggere ma lo scorrere del tempo lo possiamo documentare. Ottimo, grazie per la condivisione.:)

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