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Un anno di fotografia rigorosamente NO-MASK


M&M

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La grande Agatha Christie disse in una intervista che nei suoi romanzi e racconti non ci sarebbero state storie ambientate durante il conflitto mondiale. Sebbene molti dei suoi personaggi abbiano ricordi e riportino esperienze delle guerre cui lei assistette, pensava che invece non fosse proprio il caso di ricordare gli eventi, fissandoli nei suoi scritti.

La penso allo stesso modo. Non ho nulla contro i cronisti e le cronache il loro lavoro è fondamentale per tramandare gli eventi ma non siamo tutti cronisti.
Per me NON ESISTE fotografare qualcuno con la mascherina indossata o qualche situazione che chiaramente faccia riferimento alle questioni (spesso meschine) in cui ci troviamo in questi giorni a causa del virus che ci sta condizionando la vita da oltre un anno.
Si può trovare qualsiasi altra cosa da fotografare anche in questi giorni.

Ed è ciò che ho fatto io in questi ultimi 12 mesi. Fin dai primissimi giorni quando ancora per Milano in mascherina giravano solo i turisti cinesi.

Certo mi sono mancate le gare automobilistiche e le uscite al lago o con qualche raro compagno di avventure per altre occasioni.
Ma in fondo ho fatto le mie solite migliaia di fotografie, spesso non troppo ispirate a causa di condizionamenti esterni cui, volenti o nolenti, è difficile sottrarsi.
Ma, vivaddio, spero che nessuno possa determinare dai miei scatti a gentili fanciulle transitate davanti ai miei obiettivi, che siano influenzate dal Sars-Cov-2.
Almeno spero.

Ma questo è il mio blog politicamente scorretto e voglio credere che non ci sia nessuna nuova quotidianità nei miei scatti. Semmai la consapevolezza raggiunta nel tempo e con l'età che comincia a mancarmi l'ispirazione in certe circostanze e molti processi sono diventati un pò più meccanici e meno programmati. Anzi, praticamente adesso scatto lasciandomi completamente alla spontaneità e mai ad un copione o programma già scritto.
Insomma, i miei cortometraggi (scatto per lo più a raffica) fanno a meno del regista !

Qui di seguito lascio un segno di ognuno dei miei scatti di questi ultimi 12 mesi a dimostrazione di quanto sto dicendo. Tutti, appunti, no-mask !

Nikon D780, 70-200/2.8E FL e i miei due cuccioli che si pestano in corsa, come fanno ogni giorno, che piova o ci sia il sole !
21 febbraio 2020
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NIkon D780 e Nikon 105/1.4E

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un umano della mia specie. Al naturale con la barba

24 febbraio 2020, Nikon D5 e Nikkor 180-400/4TC, un incontro tra dei dell'Olimpo e un cucciolone ancora assonnato

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Nikon Z50 e Nikkor Z 85/1.8S per Milano il 24 febbraio 2020

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Milano 29 febbraio 2020, primo contatto con il Nikkor Z 70-200/2.8 S

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Le api e i tubi Meike su Nikon Z6, Marzo 2020

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Anna che posa per la mia Nikon D6, maggio 2020

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Il Viltrox 20mm f/1.8 al Lago

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e la Coolpix P1000 (che non mi ha entusiasmato troppo) sempre a Como in giugno

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La Z50 con il 7Artisans 35/1,2 al lago, in agosto

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La Z5 al lago in agosto

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il TTArtisan 35/1.4 in autunno

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mamma Potamo

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Fuffy che mette alla prova il rolling shutter della Z6 II

Letteralmente decine di migliaia di scatti per focus stacking con Helicon Remote + Helicon Focus alle cose che più adoro :

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comprese le decine di modellini che ho ripreso a costruire da ottobre :

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e quindi le modelle che sono venute a trovarmi :

Anna e Maria

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che hanno improvvisato una sfilata per via Watt

la superba svizzera Serena

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Ania

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la timida Amanda

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Alessia

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l'algida Silvia

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Micaela

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Giulia in settembre

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ancora Giulia in dicembre

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e ancora Giulia sabato scorso

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Noemi in gennaio

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ancora Silvia, giusto ieri

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e la distratta Victoria che si informa sui mercati senza mettersi nulla addosso

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***

Spero di aver chiarito il punto. Che non vuole essere polemico né critico. Liberissimi chi di crogiolarsi nella propria frustrazione di non poter visitare la penisola indocinesi, i fiordi scandinavi o le giungle pluviali del continente sudamericano alla ricerca di soggetti da fotografare chi di indulgere nell'autoflagellazione di riprendere la gente in fila per entrare al supermercato o per farsi farsi "stuprare" le narici fino al cervello alla ricerca della presenza del virus.

Io no, finchè posso no. Altrimenti non fotografo.

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Recommended Comments

  • Administrator

Stavo dimenticando, ancora Amanda a Citylife che improvvisa dei catwalk mentre Rossano la insegue con il suo nuovo gimbal e io la filmo più da lontano.
Sorridente in mezzo alla folla.

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  • Administrator

Max Aquila stamattina mi ha ricordato il valore sociale oltre che storico della cosiddetta letteratura d'evasione che durante la guerra permetteva ai lettori, per l'appunto di evadere dalla quotidianità.

Parlando di situazioni il più possibile lontane dai fatti del giorno e, possibilmente e anche se dopo vicende alterne, a lieto fine (penso al Conte di Montecristo e i Tre Moschettieri, Poldark etc.).

Secondo me le arti destinate allo svago - oltre alla letteratura, anche la musica e soprattutto il cinema, per esempio - ma anche la fotografia che noi pratichiamo, dovrebbero permettere sia a chi la pratica che a chi ne fruisce di evadere dalle pene presenti.
Non accentuarle o sottolinearle.
Sempre e non solo adesso.

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  • Nikonlander Veterano

Nemmeno io ho foto di gente in mascherina.
Ho scattato certamente meno di te ma non mi è andato di fare la cronistoria fotografica della pandemia.
Sono certo che abbiamo un buon numero di professionisti e non che hanno provveduto a fermare su qualche supporto fisico o digitale questo periodo.

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  • Administrator

Il nostro ruolo è fondamentale, da fotografi, non solo per documentare, ma soprattutto per manifestare.

Ciò che siamo, che sentiamo, o che vorremmo essere o sentire

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  • Administrator
1 minuto fa, Max Aquila ha scritto:

Ciò che siamo, che sentiamo, o che vorremmo essere o sentire

Nel mio caso questo è l'unico modo possibile.

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  • Nikonlander Veterano

Perfettamente d'accordo con te, Mauro. E non mi pare che hai detto qualcosa di politicamente scorretto.

Anch'io, in effetti, sempre curioso e attratto dalla fotografia di strada, non me la sento di immortalare gente con la mascherina sul viso mentre si muove per le vie e i locali delle nostre città.

Ma non per il fatto di non voler ricordare questo periodo pandemico, - ché non credo mai ce lo scorderemo ¬¬ - ma perché non poter vedere le espressioni delle persone toglie parecchio a questo genere fotografico, senza contare che molti - io per primo - mi sembrano assai impacciati con quella benda sulla bocca mentre attendono alle proprie attività. Non so come dirlo, ma mi sembra di ritrarre aspetti e situazioni non spontanee, anormali, irreali, pur nella vera e tragica quotidianità a cui questa pandemia ci ha ormai abituati.

Così in questi mesi sto provando a dedicarmi alla fotografia di paesaggio compatibilmente con i vari confinamenti a cui come tutti sono costretto, e le varie immagini che ho pubblicato negli ultimi mesi stanno a testimoniarlo. Genere difficile ma affascinante, a cui si abbina però il piacere di muoversi in contesti naturali e di grande bellezza che mi ripagano anche quando non porto a casa le foto che vorrei. ^_^

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Mauro, perché hai messo queste splendide immagini sotto il titolo di “politicamente scorretto”?

Credo che saper vedere gli aspetti belli e armoniosi del nostro mondo, le manifestazioni di gioia e le passioni, mostrarli agli altri e invitarli a partecipare a questi piaceri sia un modo giusto di essere e di condividere: una “politica corretta” insomma.

Lasciamo ai lamentosi piagnoni, agli invidiosi che rifiutano o distruggono quello che non possono avere  il compito di mortificarsi costantemente, senza nessun vantaggio per se stessi e per gli altri (quante comari del paesino ci siano, chiedetelo a Bocca di Rosa)

Ho invece qualche dubbio su “un’arte destinata allo svago,” il cui scopo sia di “distrarci”: l’arte penso debba sempre condurre ad una migliore comprensione della realtà e di noi stessi, a ricercare e farci apprezzare le cose positive, ma anche a prendere consapevolezza del dolore e della malvagità. Credo che tu apprezzi le “Sette Opere di Misericordia” del Caravaggio: quante sofferenze mostra, ma quanta bellezza.

Questi sono mesi di preoccupazione per la salute, per l’economia, per il disagio psicologico che moltissime persone vivono, ed è bene che vengano raccontate e illustrate; ma nulla vieta che si mostri anche la gioia di vivere, che qualcuno, per fortuna, riesce sempre a scovare.

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  • Administrator
31 minuti fa, seymourglass ha scritto:

 

Ho invece qualche dubbio su “un’arte destinata allo svago,” il cui scopo sia di “distrarci”: l’arte penso debba sempre condurre ad una migliore comprensione della realtà e di noi stessi, a ricercare e farci apprezzare le cose positive, ma anche a prendere consapevolezza del dolore e della malvagità. Credo che tu apprezzi le “Sette Opere di Misericordia” del Caravaggio: quante sofferenze mostra, ma quanta bellezza.

No, lo confermo. Stavo parlando di "letteratura d'evasione" (quindi non di Dante o di Shakespeare) e l'ho avvicinata al cinema e alla fotografia che pratichiamo noi, come svago.

Naturalmente trovo sia un'opera immensa anche la Salita al Calvario di Bruegel che nella realtà rappresenta il calvario quotidiano di ogni umano fino alla morte (generalmente cruenta) non solamente quello di Cristo.
Ma è un quadro terribile e pieno di crudeltà.
Non proprio il modo di presentare le cose che mi è più congeniale.

Il cinema non dovrebbe rappresentare il brutto della nostra società ma dare scorci di speranza e di bellezza. La musica non essere il trionfo delle tenebre sulla creazione. Lo stesso la fotografia.
Una madre con in braccio un bambino felice e ben nutrito é potente anche di più del suo opposto, una vedova di guerra che culla un neonato morto di fame.
L'ideale, per me, sarebbe fare avverare (per tutte) la prima immagine, piuttosto che impedire che avvenga la seconda.

L'ho messo tra le cose politicamente scorrette perchè invece pare che il brutto, il "ricordati che devi morire", "i mesi a venire saranno i più tremendi", "il peggio deve venire", l'autoflagellazione di gruppo e così via pare che siano per i più la via corretta, specie lato mass-media, di rappresentare il momento. Io invece, finché incrociando le dita dei piedi, sono in salute, non intendo rinunciare ad essere me stesso.

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1 ora fa, M&M ha scritto:

L'ideale, per me, sarebbe fare avverare (per tutte) la prima immagine, piuttosto che impedire che avvenga la seconda.

Questo è il punto d’accordo, questo è il progetto su cui non esistono tra noi visioni diverse.

Temo invece che scotomizzanando il male, coloro che stanno bene se ne dimentichino, lasciandolo appannaggio di coloro che stanno o fanno le cose peggiori.

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  • Redazione

Ho dato una coppa a Max perchè secondo me ha espresso in due righe una verità essenziale, con cui non si può non essere d'accordo.
Non essendo legati ad un dovere professionale, ciascuno di noi può fotografare secondo il suo sentire. Per questo Mauro, in quanto espressione del tuo sentire,  il tuo post non è scorretto, è sincero. Non sarebbe giusto giudicare la sensibilità degli altri. 

Anche io ho fotografato molto meno per strada, sia perchè oggettivamente "rinchiuso", sia perchè come ha scritto Pedrito, nella maggior parte dei casi quello che vedi non è per nulla quello che vorresti esprimere. Ho però fatto tre foto a figure mascherate (le avete viste)  perchè l'insieme dell'immagine assumeva per me un significato, la maschera entrava in rapporto con tutto il resto.

Sono un po' meno fotografo naturalista di prima, più intimista forse, cerco  di più nelle foto  la metafora, l'allegoria di emozioni allegre o tristi, serene o sofferenti, o anche di una natura del tutto indifferente al nostro agitarci.  
Mi fermo qui, perchè è il tuo blog, non il mio. :) 
 

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  • Redazione

Mauro, bel manifesto, alla vita ed alla voglia di viverla. Mi ha fatto molto piacere leggerlo.

Mi ritrovo, anch’io, come altri, molto, nelle parole di Max.

10 ore fa, Max Aquila ha scritto:

Il nostro ruolo è fondamentale, da fotografi, non solo per documentare, ma soprattutto per manifestare.

Ciò che siamo, che sentiamo, o che vorremmo essere o sentire

Ma aggiungo un purtroppo.
Perché sono tra quelli che, mancando alcuni ingredienti fondamentali alla propria vita prima ancora che alla propria fotografia, riescono a fotografare con molta difficoltà. 
Per me, che non sono te, o altri che bravissimi che vanno avanti, e non sono un cronista della pandemia e nemmeno uno che fotografa per il semplice desiderio di fare click, è particolarmente difficile. Ma non mi rassegno, e cerco. Solo produco pochissimo che mi rappresenti, che voglia manifestare e che quindi abbia voglia di mostrarvi.  
Verranno tempi migliori!

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