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[Ready] Magach 6B Gal con vomere - ESCI scala 1/35


M&M

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Per la genesi del progetto ed i dettagli di costruzione vi rimando a questo altro blog :

 

 

qui presento le foto in studio del modello sostanzialmente finito. Anche se nella realtà per un modellista un modello non è mai veramente finito. Dopo un pò di tempo ci si ritorna per migliorare qualche cosa o cambiare un dettaglio.

Comunque l'M 60 A1 Blazer è diventato un Magach 6B, ovvero la versione migliorata del M60.

L'esercito israeliano dal 1948 agli anni '80 ha avuto fame di armamenti e munizioni, perchè privo di industrie militari nazionali.
Praticamente acquistando qualsiasi cosa ci fosse sul mercato, dalle eccedenze di magazzino delle nazioni europee, all'usato, al nuovo.
Arrivando anche a riciclare materiale in condizioni accettabili catturato al nemico nelle varie guerre arabo-israeliane sostanzialmente fino al 1967.
Quindi nelle formazioni di carri dell'IDF si possono vedere a seconda delle epoca, M4 Sherman insieme a Centurion inglesi, M48 acquistati dalla Germania ed M60 arrivati in soccorso dall'US ARMY.
Insieme a Tiran di varie versioni, sostanzialmente carri russi T54-T55-T62 catturati e occidentalizzati in Israele.

L'M60 americano si rivelò una grossa delusione. Gigantesco, enorme, altissimo, delicato, con consumi bestiali. Poco protetto, veniva passato in due dai T-72 che egiziani e siriani riversarono in colonne durante la guerra dello Yom-Kippur dell'ottobre 1973.
Ma anche con il T-62 era in difficoltà. Oltre tutto non aveva un sistema di puntamento efficiente, il cannone era impreciso e sensibile al calore del deserto del Sinai.

Per questo le perdite furono enormi (anche del 50% degli effettivi) già nei primi 3 giorni di guerra. Vittima sia dei carri avversari che della fanteria munita di rpg e di missili anticarro, con l'aviazione israeliana che era impegnata dai SAM disposti dall'altra parte del canale di Suez.
Il governo sudò freddo e fu solo grazie all'abilità di Kissinger se non si arrivò al peggio (si racconta che gli A4N aveva già un carico di bombe nucleari pronte per l'attacco disperato per alleggerire la pressione sul confine).

La guerra poi si risolse con l'impiego congiunto di fanteria e artiglieria, utilizzando i carri solo per sfruttare il successo.
Ma la lezione venne imparata e mentre si pensava ad un carro nazionale pensato per le esigenze specifiche dei due fronti meridionale e settentrionale, i carri in servizio vennero tutti elaborati.

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L'M60 (ma anche l'M48 di provenienza tedesca ) venne sottoposto a modifiche importanti.
La corazzatura diventò tripla, in grado di 4 sul frontale al cannone del T-72 e ai lati e dietro a quello del T-62.
Mentre venne applicata la corazzatura reattiva ERA su torretta e frontale, per ridurre gli effetti degli anticarro.

Il cannone venne sostituito con un pari calibro da 105mm L7 Vickers, sostanzialmente lo standard occidentale, coibentato per resistere al calore.
E vennero modificate anche le dotazioni e soprattutto, l'armamento leggero per gli scontri urbani.

Per liberare le strade da ostacoli, molti carri vennero modificati per portare un vomere anteriore in acciaio, da usare per spostare veicoli fermi o abbattere piccoli ostacoli. Mentre altri vennero dotati di pala da dozer M9, altri ancora di dispositivi di rotolamento anti-mine.

Così l'M60 rimase in servizio nelle varie versioni 6B per altri venti anni, quando venne sottoposto ad ulteriori modifiche con l'applicazione di grembiulature e una torretta composita pensata sull'esperienza del Merkava.
Con l'ingresso in servizio del Merkava, i carri più vecchi cominciarono ad essere radiati.
Adesso il Merkava, aggiornato alla versione IV è sostanzialmente l'unico carro in servizio nell'IDF, anche in versione ambulanza corazzata e trasporto truppe. Se c'è una cosa che difetta all'IDF è il personale addestrato, quindi c'è la massima attenzione alla protezione dei soldati, anche quando sono feriti.
Una ambulanza che può resistere ai colpi dei controcarri (praticamente un carro senza torretta) è il massimo per evacuare rapidamente i feriti dalla linea del fronte.

Ma veniamo al mio modello, idealmente da ambientare nel 1982-1985 durante le operazione nel Libano meridionale, dopo l'attentato all'ambasciata americana di Beirut.

Sulla base del modello originale, ho autocostruito in cartoncino, plastica e stucco il vomere anteriore che ho fissato allo scafo con Superglue.
Ho anche ricostruito del tutto il cestello posteriore della torretta e l'ho coperto poi con tela (il cestello originale in grigliato di metallo si riempie di sabbia e tutto quello che c'è dentro (le dotazioni dell'equipaggio oltre ai ricambi) diventa inservibile.

La finiture - che è la parte che più mi diverte - è partita da una base di primer nero, poi sovrapposto di strati sfumati di verde oliva, di grigio Sinai e di marrone-rossastro.
Tutti acrilici Vallejo passati ad aerografo.
Dopo l'invecchiamento e la sporcatura, ho fissato tutto con una abbondante passata di vernice opaca trasparente per artisti (costa un decimo di quella per modellisti).

Il risultato non è male, considerando che erano 35 anni che non mi dedicavo a questo passatempo.

Di seguito vi propongo una serie di scatti fatti in studio con varie tecniche.

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il set - sotto la supervisione di Jessica, impiega tre softbox ottagonali parabolici su altrettanti flash di studio da 600 W/s.

Il treppiedi è un Manfrotto 055 con una testa con attacco Arca Swiss.
Il notebook con Helicon è un vecchio modello Dell, pilota la Z7 via cavo USB-C.

Il grosso degli scatti è stato fatto con i flash, sia in focus-stacking che in scatto singolo.
Qualcuno per cambiare in luce continua.

Naturalmente i focus-stacking hanno tutto a fuoco mentre gli scatti singoli, anche ad f/16 non possono essere così puliti.

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flash

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luce continua

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normalmente io uso f/8 con la Z7 e il 24-70/2.8 per evitare la diffrazione, ma qui avevo bisogno di una via intermedia per fare liberamente anche gli scatti a mano libera con la stessa impostazione di luce.
Che non è artistica ma del tipo commerciale, senza ombre.

Gli scatti che seguono sono singoli, quelli sopra sono 20 in stacking.

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mostro questo, fatto in luce naturale ad f/4 che è tutto sfuocato per mostrare il diverso effetto

gli altri sono tutti con i flash e ad f/16,

Vedo adesso che ho dimenticato di fare anche uno scatto del fondo dello scafo, usurato. Farò ammenda quando fotograferò il T-80.

Spero che questo set sia di un qualche interesse per i presenti.
In ogni caso ... ho intenzione di continuare con queste cose di qui a primavera :)

 

 

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Due parole sul "set".
Sul tavolino coperto di tavole di legno su cui in genere fotografo tutto il mio still-life formale in studio, ho messo delle tavolette di ardesia accostata.
Ho poi nascosto le giunzioni con uno strato di sabbia da costruzione.
Ho tenuto luce e bilanciamento del bianco sul tono che vedo nei film sul Medio Oriente.
La parete di fondo è nera.

In queste foto - scatti in origine in Jpg nativo della Z7 - non c'è post-produzione.

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32 Comments


Recommended Comments



  • Nikonlander

Ottimo lavoro sia il modello che le foto. Il Merkava lo farai verde Golan?

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  • Administrator
Il 6/11/2020 at 16:46, Roby C ha scritto:

Mauro ma anteriormente vi è una cosa rotonda, è un'uscita? d'emergenza?

I carristi mi dicono di si, è la botola di emergenza. Ma è imbullonata e si apre dall'esterno. In caso di incidente ma non è una cosa banale sfruttarla.

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  • Nikonlander Veterano
3 ore fa, M&M ha scritto:

I carristi mi dicono di si, è la botola di emergenza. Ma è imbullonata e si apre dall'esterno. In caso di incidente ma non è una cosa banale sfruttarla.

Grazie Mauro, lo avevo supposto.. ma però speravo si aprisse dall'interno..

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  • Administrator
1 ora fa, Roby C ha scritto:

Grazie Mauro, lo avevo supposto.. ma però speravo si aprisse dall'interno..

dall'interno l'equipaggio può uscire dai tre accessi consoni delle torrette dell'M60 o dalla postazione del pilota (se capottato sulla torretta), posto che la bdf sia tra ore 11 ed ore 1

Diversamente c'è la botola da aprire...ma ci vogliono gli attrezzi giusti: il dado più piccolo sui Leopard era della 24

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  • Administrator
Il 11/11/2020 at 10:55, M&M ha scritto:

I carristi mi dicono di si, è la botola di emergenza. Ma è imbullonata e si apre dall'esterno. In caso di incidente ma non è una cosa banale sfruttarla.

Ecco a cosa potrebbe servire:

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Il militare a torso nudo di faccia, che estrae dalla botola di emergenza uno degli occupanti del Leopard è il Ten.Colonnello Comandante del Battaglione.
A destra, l'encomio per il lavoro fotografico (e non) svolto nell'occasione.

...ferrea mole in ferreo cuore

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  • Nikonlander Veterano

Ma sei una miniera di info.. Max.. ma penso però che situazioni simili non siano poi di tutti i giorni, poi.. se sei dentro il carro, con lo spazio che ti trovi all'interno andare a rotoloni e uscirne illese.. è pura fortuna.. e per questa ragione non so se sia più saggio che si apra dall'esterno o dall'interno..  probabilmente il tutto passa che all'interno non ci sono mai stato..

poi, non pensavo che fosse così.. facile rovesciare di 180 ° quei bestioni.

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  • Administrator
12 minuti fa, Roby C ha scritto:

Ma sei una miniera di info.. Max.. ma penso però che situazioni simili non siano poi di tutti i giorni, poi.. se sei dentro il carro, con lo spazio che ti trovi all'interno andare a rotoloni e uscirne illese.. è pura fortuna.. e per questa ragione non so se sia più saggio che si apra dall'esterno o dall'interno..  probabilmente il tutto passa che all'interno non ci sono mai stato..

poi, non pensavo che fosse così.. facile rovesciare di 180 ° quei bestioni.

Per nulla facile. Devi fare la cazzata che fece quel s.Ten.

Di salire con due Leopard su un ponticello senza portata sufficiente e troppo stretto.

Li abbiamo fatti uscire da sotto perché dalle botole principali l'accesso era ostruito.

Abbiamo lavorato dalle 10 al tramonto, sotto il sole di agosto.

Siloso...non tutti hanno il privilegio di poter utilizzare mezzi del genere.

Qualunque ruolo ricoprano.

Io ....ne ho comandati un plotone di quattro, per dieci bellissimi mesi.

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