Jump to content

 

M&M M&M

Nikon Z6 e 24-70mm S al lavoro!!!


Silvio Renesto

213 views

Ieri ero in trasferta per fare da consulente per determinare degli esemplari per conto di un museo, e in più  fotografare del materiale  per la mia ricerca scientifica.  Il tempo disponibile non era molto (un giorno e mezzo  per tutto) e le condizioni di ripresa improntate al fai da te. Siccome non sapevo se l'esemplare sarebbe stato interessante mentre sapevo già che le dimensioni  non erano troppo piccole e quindi non avevo bisogno di un vero macro, ho deciso per la massima agilità  senza rinunciare alla qualità rinunciando anche al treppiede. . La soluzione? Nikon Z6 e 24-70mm f4 e appoggi di fortuna. 

Eccomi in azione (foto da smartphone).

 

sz62.thumb.jpg.7fc1daa97600187771adf1067e5f4791.jpg

 

Il  materiale era interessante (meno male, visto che mi ero fatto centinaia di km per esaminarlo ;) ). E  le foto? Non ve le posso far vedere finchè non sarà pubblicato l'articolo ma, se vi fidate della mia parola vi dico che è superiore alle aspettative.  Immagini croccanti come avessi il 105 micro. Sicuramente pubblicabili nella rivista che sceglieremo.

Ciao!

PS nella foto si vede che proietto la mia ombra sull'esemplare nella parte bassa, ma stavo inquadrando  la parte sopra. Le riprese intere le ho fatte a maggiore distanza. :) 

  • Like 5
  • Thanks 2

7 Comments


Recommended Comments

  • Administrator

Ok, ti hanno messo 2 medaglie e 4 cuoricini sulla fiducia e simpatia(:o)

Ma tu, a parte il tuo ritratto, non hai scritto nulla dei perché di questa scelta della Z6 con il 24-70/4 "per il lavoro", rispetto a cosa usavi prima.
Sembra che tu lo dia per scontato. Ma tanti ancora pensano Z=piccolo_e_bello.

E che risultati - al di là del mostrarli o meno - erano attesi e come sono venuti nella realtà.

Insomma, un pò più di profondità oltre al manifesto. No ?

Link to comment
  • Redazione

Sono stato intenzionalmente telegrafico, nel senso che potendo pubblicare  solo foto di me stesso in pose più o meno contorte non volevo eccedere e  a me sarebbe piaciuto poter documentare visivamenter quello che affermavo. Ma posso tranquillamente rimediare:

Il resto lo davo per sottinteso  quando ho scritto agilità e portabilità. Ma posso ampliare.

Ho preferito la Z6 con il 24-70mm f4 S alla Sigma Sd quattro H con il 105 micro  per le seguenti ragioni:

1) latitudine di posa, la Z6 mi permette di non avere eccessive necessità in fatto di illuminazione, con la Sigma o 100 ISO o morte.

2) IBIS, , e buona resa agli ISO relativamente alti  mi hanno permesso tramite soli appoggi di fortuna di usare tempi relativamnte rapidi e  portare a casa le foto

3) la qualità del 24-70 è adeguata agli standard di pubblicazione delle riviste scientifiche, soprattutto  in questo caso specifico in cui non si deve scendere troppo nei particolari, in quanto la conservazione del fossile è "brutta" (roccia dolomitizzata) e i particolari fini non erano conservati. Avessi dovuto fotografare strutture più complesse  o a ingrandimenti più spinti  sarebbe stato necessario dotarsi di un macro.  Anche disporre di una certa escursione da 50 a 70mm è utile in spazi ristretti.

4) Scatto touch sul monitor senza far vibrare nulla.  vedi punto 3.

5) Piccolo è bello rimane comunque valido. La Z6 è relativamente compatta, sono andato con la mia borsetta "disguise" con corpo macchina, 24-70, batteria e scheda di riserva.

6) Lavorabilità del file, non c'è confronto. Servono sia foto "oggettive" nel senso di simili al reale  e poi altre versioni a contrasto selettivo (zone più sbiadite  ed altre più contrastate dove serve evidenziare le strutture importanti), altre ancora mi serviranno come base per i disegni intepretativi.

Risultati in linea con le aspettative. Foto belle incise, direi confrontabili a parità di condizioni con il 105 micro, forse addirittura con un  po' più di microcontrasto.

  • Like 1
Link to comment
  • Administrator

Grazie !

Credo che solo adesso faccine e coppe siano meritate.

Chissà mai perchè nessuno ha avuto la curiosità di chiedere ;)

Link to comment
  • Administrator
10 ore fa, Silvio Renesto ha scritto:

Sono stato intenzionalmente telegrafico, nel senso che potendo pubblicare  solo foto di me stesso in pose più o meno contorte non volevo eccedere e  a me sarebbe piaciuto poter documentare visivamenter quello che affermavo. Ma posso tranquillamente rimediare:

Il resto lo davo per sottinteso  quando ho scritto agilità e portabilità. Ma posso ampliare.

Ho preferito la Z6 con il 24-70mm f4 S alla Sigma Sd quattro H con il 105 micro  per le seguenti ragioni:

1) latitudine di posa, la Z6 mi permette di non avere eccessive necessità in fatto di illuminazione, con la Sigma o 100 ISO o morte.

2) IBIS, , e buona resa agli ISO relativamente alti  mi hanno permesso tramite soli appoggi di fortuna di usare tempi relativamnte rapidi e  portare a casa le foto

3) la qualità del 24-70 è adeguata agli standard di pubblicazione delle riviste scientifiche, soprattutto  in questo caso specifico in cui non si deve scendere troppo nei particolari, in quanto la conservazione del fossile è "brutta" (roccia dolomitizzata) e i particolari fini non erano conservati. Avessi dovuto fotografare strutture più complesse  o a ingrandimenti più spinti  sarebbe stato necessario dotarsi di un macro.  Anche disporre di una certa escursione da 50 a 70mm è utile in spazi ristretti.

4) Scatto touch sul monitor senza far vibrare nulla.  vedi punto 3.

5) Piccolo è bello rimane comunque valido. La Z6 è relativamente compatta, sono andato con la mia borsetta "disguise" con corpo macchina, 24-70, batteria e scheda di riserva.

6) Lavorabilità del file, non c'è confronto. Servono sia foto "oggettive" nel senso di simili al reale  e poi altre versioni a contrasto selettivo (zone più sbiadite  ed altre più contrastate dove serve evidenziare le strutture importanti), altre ancora mi serviranno come base per i disegni intepretativi.

Risultati in linea con le aspettative. Foto belle incise, direi confrontabili a parità di condizioni con il 105 micro, forse addirittura con un  po' più di microcontrasto.

ma un mini treppiede da tavolo o un treppiede medio da pavimento per queste riprese non sarebbe l'ideale?  Per chiudere il diaframma, per non rischiare comunque il mosso, per aumentare la nitidezza in situazioni di luce artificiale di cattiva qualità e per giunta distante, per tentare di lavorare anche in focus stacking?

Oppure per lasciare le mani libere di orientare un flash o un pannellino di schiarita delle ombre?

Link to comment
  • Nikonlander
9 ore fa, Max Aquila ha scritto:

ma un mini treppiede da tavolo o un treppiede medio da pavimento per queste riprese non sarebbe l'ideale?  Per chiudere il diaframma, per non rischiare comunque il mosso, per aumentare la nitidezza in situazioni di luce artificiale di cattiva qualità e per giunta distante, per tentare di lavorare anche in focus stacking?

Oppure per lasciare le mani libere di orientare un flash o un pannellino di schiarita delle ombre?

:)

Link to comment
  • Administrator
1 ora fa, bimatic ha scritto:

:)

esattamente: io lo porto spessissimo con me e lo uso quasi SEMPRE per tutte le foto che corredano i miei articoli, quelle di servizio, realizzate in casa con una quantità di altre attrezzature come luci, flash, sfondi, basi, che hanno trasformato il mio soggiorno in uno studio di still life...

E non si tratta di lavoro, ma di Nikonlandivertissement...:strip:

Link to comment
  • Redazione

Il minitreppiede è certamente utile in alcuni casi, compreso questo, in cui si è potuto posizionare in verticale il soggetto e il soggetto non era eccessivamente grande. in altri casi invece è meglio uno stativo vero e proprio e spesso i musei ne dispongono (ma a volte no) tieni presente che il materiale su cui lavoro io per il 99% è su lastra, assimilabile ad un bassorilievo, non ad una scultura a tutto tondo, per cui l'ideale sarebbe esserci sopra in verticale. Quando ritengo che il soggetto meriti, mi attrezzo meglio.

senz'altro meglio

Quando  sono andato a  Francoforte a fotografare un esemplare unico, risalente a fini '800, e unico della specie  anche perchè  unico sopravvissuto agli incendi dei musei dovuti ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, consapevole dell'importanza del pezzo e prima di farmi una trasferta di tre giorni Milano/Francoforte, rischiando di ottenere foto di qualità insufficiente, ho richiesto agli ospiti di procurare stativo e illuminazione adatti  (allora avevo solo la Sigma SdQuattro H).
Siccome l'articolo è pubblicato posso anche farle vedere:

Heptanema-paradoxum-holotype-specimen-SMF-P1242-Scale-bar-equals-50-mm_W640.jpg.17151b1cf89d4b592aad48546640e04a.jpg

Roccia scurissima e scaglie traslucide,  ricoperte da una patina di non-so-cosa messa a fine Ottocento per preservarlo,  non rimovibile senza danneggiare l'esemplare. Brutta bestia (fotograficamente). Il pesce è lungo circa 24 cm

 

Per lo studio era necessario avere addirittura i dettagli delle squame e delle pinne, roba millimetrica. Quindi stativo, luci, obiettivo macro  e nitidezza della SIGMA SD Quattro H.

Heptanema-paradoxum-SMF-P1242-holotype-A-lateral-scales-with-prominent-ridge-and-the_W640.jpg.ba37fd135169c2855764883ccda420f5.jpg

Se vi interessa (ma non credo, è piuttosto tecnico) l'articolo scientifico è qui https://riviste.unimi.it/index.php/RIPS/article/view/10771 ed è consultabile /scaricabile gratuitamente.

L'esemplare  di cui scrivo nel blog era invece un'incognita, le foto che avevo ricevuto indicavano una cattiva conservazione (come era effettivamente) e non sapevo nemmeno se alla fine si sarebbe studiato o no (per fortuna sì), quindi l'ho presa un po' più sportiva, letteramente fidandomi della Z6 ;)  .

 

Link to comment
Guest
Add a comment...

×   Pasted as rich text.   Paste as plain text instead

  Only 75 emoji are allowed.

×   Your link has been automatically embedded.   Display as a link instead

×   Your previous content has been restored.   Clear editor

×   You cannot paste images directly. Upload or insert images from URL.

×
×
  • Create New...