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[Autobiografico] Alla ricerca di un perchè

MM!

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Da ragazzo suonavo e disegnavo. Guardavo mia madre dipingere e una volta l'ho anche aiutata a finire un quadro ad olio.

Ma dovevo disegnare solo creature viventi. Non sono mai stato portato per il paesaggio o per la natura morta, salvo che per esercitarmi nella luce o nel chiaroscuro.

Quando ho comprato la mia prima fotocamera, trentasetteanni fa, sapevo già che avrei un giorno fotografato solo o quasi esclusivamente le persone.
I primi tentativi sono stati un fallimento ma più per carenze tecniche che per motivazioni. E come per tante altre cose ho dovuto accantonare quel desiderio per un pò. Un pò. Un pò Finchè è arrivato il momento in cui tecnica, apparecchiature e disponibilità sia economiche che di soggetti ben disposti, me lo hanno permesso.

Già ma perchè ? Lungi dall'avere velleità scientifiche o antropologiche, mi attirano le creature viventi ma in particolare le persone. Ancora più in particolare le donne.
La questione è di natura non solo estetica ma specialmente espressiva. Credo che si veda nelle mie foto che spessissimo si avvicinano a stilemi cinematografici.
Che non vogliono raccontare una storia, non mi interessa che gli altri sappiano i fatti miei o delle donne che fotografo ma io devo fermare in un fotogramma tra diecimila l'anima e il carattere della donna che fotografo.
O almeno l'idea che ho io di lei. Quando penso che ne valga lo sforzo ovviamente.

Infatti non  sono interessato a donne qualsiasi, mi esalto solo con quelle che più si avvicinano ad un dato modello.
Quali ?

L'ho scoperto una trentina di anni fa quando stavo smettendo di fotografare per mancanza di soggetti.

Ci sono stati due episodi visuali che mi hanno influenzato (esattamente come l'ascoltare per la prima volta un grand'organo nel pieno dei suoi registri mi ha segnato per sempre l'animo. Nulla è come un organo a canne, per me ...). Più o meno nella stessa epoca, a metà degli anni '70.
Ovvero molto ma molto tempo prima che capissi che una fotocamera poteva avere uno scopo anche oltre le feste di compleanno o le vacanze al mare.

La trasmissione di quel film, che per l'epoca mi parve assurdo, Blow Up di Antonioni. E Vanessa Redgrave. 

Vanessa potrebbe essere benissimo - per età - mia madre. Delle sue figlie, la più grande avrebbe la mia età se fosse ancora viva, la più piccola, due anni meno di me (Dio quanto la adoro !).
Ma non c'è proprio niente di edipico in questo, per nulla.

Modella professionista già affermata, eppure attrice di grandissimo livello (una rarità per le tante modelle che hanno tentato il passo). In Blow Up appare in topless con una naturalezza che all'epoca mi ha colpito. Anche per il contrasto con le altre attrici che nello stesso film si vedono nude ma al confronto, volgari e senza una briciola del suo fascino naturale.

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quel film tratta di fotografia e dell'importanza dell'immagine nella società del suo tempo (la mitica Swinging London). E Vanessa compare oltre che dal vivo in tante fotografie.

Ma non è bastato questo.

Ci è voluta anche la comparsa di uno straordinario ritratto di Vanessa da parte di Victor Skrebneski a darmi l'imprinting.

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Vanessa Redgrave di Victor Skrebneski

Victor Skrebneski, classe ... di mio padre, è morto il mese scorso. Notizia trascurata dai media occupati con il Covid19.

E' a lui che si deve l'avvio della carriera di Cindy Crawford. Ed è vero che fotografava anche spessissimo ... banana all'aria ma quelli sono solo cavoli suoi quando mi presenta nel 1988 Paulina Porizkova in questo sensazionale bianco e nero per Estee Lauder :

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mi perdonerà Cindy ma per lei non ho mai provato particolare trasporto. Ma per Paulina .... :cuoricini:

Certo, dopo, quando ho cominciato una dozzina di anni fa, sul serio, a fotografare le modelle, sono venuti Peter Lindbergh, Avedon, Sieff e Demarchelier. Ma in un solco già ben definito ed indelebile, nella memoria e nell'immaginario di un adolescente che suonava l'organo in chiesa.

Ecco, fine della confessione, ora sapete.

Grazie Victor.

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4 Comments


Recommended Comments

Grazie della condivisione Mauro, mi ha fatto piacere sapere del tuo evento fondativo. Io credo che tutti ne abbiamo uno, quella scintilla iniziale che più o meno velocemente è riuscita ad accendere il nostro fuoco interno.

Per me, nella fotografia naturalistica, è stato un libro. Trovato in una minuscola libreria di Champoluc un agosto di tanti anni fa. È "Camosci", di Stefano Unterthiner.

Mentre per la fotografia di ritratto..... ci sto scrivendo sopra ;) 
 

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Graditissima e interessante condivisione! Anche perché mi ha fatto conoscere un interessantissimo fotografo che, nella mia ignoranza, ignoravo proprio!

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La differenza tra chi scatta e un fotografo è che quest’ultimo ha qualcosa da dirti, spesso indipendentemente da chi tu sia. Sono persone straodinarie, appartengono alla categoria degli artisti,  che certo sanno usare lo “scalpello", ma dove e come dare il colpo lo sanno solo loro. 

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