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[Arte] Arte e la sua espressione nella fotografia naturalistica, un primo approccio.


Jorgos

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Il cammino verso la creatività è solitario. Parlare di arte nella fotografia, è un discorso soggettivo, personale e quasi intimo. Fotografare la natura e gli animali selvaggi vuol dire immergersi nel mondo senza l’uomo, un mondo in cui ci si ritrova disarmati faccia a faccia con un grande mistero: la vita, nella sua essenza.Garry Winograd affermava: ‘Non vedo foto finché non vedo le foto. Quando fotografo vedo vita’’.

La fotografia è un racconto. Un’immagine ben realizzata può riuscire a trasmettere sentimenti e sensazioni; allora parliamo di una realtà del mondo e della vita ben filtrata dal modo di essere di chi fotografa. Un procedimento che non funziona sempre ma quando un fotografo ci riesce vuol dire che vive e crea. Analizza, ci mette l’animo e sintetizza creando immagini che emozionano. Questa affermazione  può essere una risposta alla domanda su cos’è l’arte.  Secondo me, tra le tante definizioni che tentano di avvicinarsi al concetto di arte, la più semplice e immediata è questa: Arte è un lavoro complesso di analisi ma soprattutto di sintesi, nel quale insieme agli elementi oggettivi vengono mescolate le sensibilità estetiche e a volte filosofiche dell’ artista.

A questo punto colgo l'occasione per nominare un grande fotografo naturalista e artista, l’inglese Nick Brandt. Nel mio blog ho dedicato a lui, maestro del bianco e nero, una piccola recensione del suo lavoro. Il titolo che ho datto è: ‘’Nick Brandt, il fotografo di natura con l’anima al posto dell'obiettivo’’. In pratica è la sintesi semplificativa della definizione appena citata. Nick però è un capitolo a parte di questa storia.

Parlare di arte nella fotografia naturalistica diventa ancora più complicato e difficile. Il fotografo naturalista non solo deve essere preparato riguardo le varie tecniche che il mezzo fotografico gli offre ma deve essere, prima ancora, amante della natura e delle sue creature. Deve essere attento, studiare, imparare e conoscerne le forme, le manifestazioni, i capricci. Quando arriva alla fine di questo percorso, in un certo senso, deve dimenticare tutto e fare un tuffo esoterico per parlare con se stesso e spiegare il perchè di tutto ciò. La sua creatività artistica dipenderà dalle sue risposte. Il cammino verso un modo di fotografare  creativo e forse anche artistico è appunto solitario.

La cosa migliore è spiegare queste affermazioni non solo con le parole ma con le immagini, immagini forti e in quale miglior modo se non con il lavoro di due fotografi della natura selvaggia: Frans Lanting e Vincent Mounier.

Frans Lanting, il naturalista pioniere

Era verso la fine degli anni ottanta quando dal nulla si è fatto vivo Frans Lanting, un naturalista fotografo, olandese di origine, che con la sua macchina fotografica ha cominciato a ritrarre la natura come nessuno l’ aveva mai fatto prima. Gli articoli sull’ autorevole rivista National Geographic divulgavano il suo lavoro, in continua evoluzione, riguardante la natura selvaggia. Fotografare specie come i gorilla, gli elefanti, i giaguari, le scimmie, gli ippopotami, i pappagalli o gli albatros allo stato selvatico e nel loro ambiente naturale è un'attività che costa parecchio tempo e fatica. Lanting decide di immergersi nell'ambiente naturale e diventa un pioniere in questo modo di essere fotografo. Amazzonia, Antartica, Australia, Botswana, Madagascar e tanti altri posti sulla terra sono diventati il palcoscenico di un teatro meraviglioso che ha accolto l’ umile Frans come lo spettatore per eccellenza.

 

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Lanting adopera i teleobiettivi ma non per fotografare dal lontano; lui vuole il posto in prima fila, lì dove si svolge la scena. Quando il campo di visione però deve essere ampio, per raccontare e ritrarre meglio la natura, Frans non esita ad adoperare pure il grandangolo. Si immerge letteralmente in lei e contemporaneamente lei lo accoglie. Osa fare ‘’Eye to eye’’ e i suoi soggetti acconsentono alla relazione e posano per lui.

Nell’ opera di Lanting hai la sensazione di essere lì insieme a lui. Senti l’umido dell’ acqua, ti godi i colori intensi e la luce meravigliosa, quasi ascolti i rumori della savana o il vento delle Galapagos e tutto questo trasmette sentimenti e sensazioni, diventa l'espressione di un’ arte quasi non cercata. Infatti secondo me Lanting viveva la natura con gli occhi spalancati, assorbiva tutto con grande emozione e piacere e le sue fotografie lo trasmettono a noi. Dopo molte spedizioni che gli affida e gli sponsorizza il National Geographic e guardando indietro sente il desiderio di ricapitolare facendo ‘’Life, a journey through time’’.

 

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L’ opera di Lanting è cosi piena di vita che ancora oggi confonde con i sentimenti e le sensazioni che trasmette.Gli scatti sono inconcepibili, frutto di una persistenza e audacia inimmaginabili e assumono un valore artistico tale che a volte non si comprende se è bravura del fotografo o l'imporsi della natura stessa. Questo scambio di energie in realtà diventa un motore per Lanting, che lo spinge in avanti e gli apre la strada nella mitologia della fotografia naturalistica. Ho esagerato nelle mie espressioni? A voi il giudizio.

Dopo Lanting o meglio contemporenaemente a lui, altri fotografi amanti della natura sono emersi. Nomi come Jim Brandenburg, David Doubilet, Art Wolfe, Michael Nichols hanno contribuito con il loro lavoro creativo e artistico. Ma facciamo un piccolo salto nel tempo e parliamo di un altro fotografo e vero artista della wildlife, amante della fotografia e della natura, Vincent Munier.

 

Vincent Munier, il poeta del bianco

Vincent Munierè un rinomato fotografo naturalista e appassionato di animali, che dedica la sua vita a viaggiare per il mondo e a fotografare la fauna selvatica più incontaminata della natura. Dopo aver documentato qualsiasi cosa, dai lupi bianchi dell'Arcipelago Artico canadese agli orsi polari in Norvegia e le gru al’isola Hokaido in Giappone, Vincent ha voluto spingersi oltre il limite e realizzare il suo progetto di fotografia da sogno.

Nella sua mente c'era solo un progetto da perseguire. Sarebbe andato in Tibet e avrebbe combattuto in alta quota, con temperature gelide e terreni accidentati per documentare il leopardo delle nevi, notoriamente timido e solitario, un animale a rischio di estinzione in seguito al cambiamento climatico.

Mentre era lì, avrebbe anche tentato di fotografare una varietà di animali, tra cui lo yak selvaggio, la gazzella tibetana e l'antilope, la volpe tibetana e il gatto di Pallas, per sensibilizzare la gente sulla fauna selvatica del Tibet e colmare il "divario" che si crede esistere tra uomo e natura.

Alla ricerca dell'elusivo leopardo delle nevi, Vincent ha dovuto percorrere terreni accidentati e salire ad altezze estreme, raggiungendo quote fino a 5.000 metri. “Queste non sono condizioni facili in cui lavorare, ma è per questo che li adoro. Non sono soddisfatto se non mi sento sfidato. Sono guidato dalla curiosità e dalla sete di avventura, quindi le condizioni in Tibet erano perfette per me’’.

Il fotografo francese fa del bianco una sua modalità espressiva. In una lettura più immediata Vincent Munier lo si sente fin da subito forse più artista in confronto con Lanting. Il bianco diventa la tela per i suoi soggetti. Lepri, bisonti, civette, lupi, cigni, gru vengono avvolti dal bianco e il colore non colore diluisce la loro esistenza, i loro movimenti e i loro sguardi. Un modo di interpretare la fotografia della natura efficace e molto espressivo che però viene, in primis, filtrato dalla sensibilità estetica di Vincent.

I suoi scatti fermano movimenti quasi ballerini, inquadrano sguardi intensi e diventano poesie. Poesie con il fondo bianco.

 

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 Due fotografi di natura, due maniere diverse di fare arte. Forse sì. Ma è meglio osservare che sono due maniere diverse di vivere la stessa natura e di condividere la stessa passione: la fotografia.

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Recommended Comments

  • Administrator

Mi piace parecchio il tuo modo di considerare la questione concettuale in un mezzo di comunicazione così ambiguo come è la fotografia.

Vorrei aggiungere al tuo pensiero al riguardo il mio: che la Natura nella sua condizione è si manifestazione artistica del Creato.

E che fotografarla nella maniera rispettosa e salvaguardante dei fotografi che hai descritto, porta a casa un risultato del quale mezzo lavoro è stato già fatto da ...Lui.

Altra cosa quando un fotografo sia a contatto con le realtà di peggiore bruttezza ed abbrutimento della nostra specie, far scaturire dalle proprie foto un messaggio che possa portare a considerare arte quel mezzo che ci piace tanto praticare.

Già considerarlo messaggio, a mio avviso, è un privilegio per pochi.

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  • Redazione
1 ora fa, Max Aquila dice:

Mi piace parecchio il tuo modo di considerare la questione concettuale in un mezzo di comunicazione così ambiguo come è la fotografia.

Anche a me. Trasformare la natura in arte senza falsarla, senza privarla della sua  essenza  naturale, ma facendo di questa stessa essenza  la sorgente della bellezza,  come  i fotografi che hai citato è un'opera altissima,  la meta a cui si dovrebbe almeno tendere, ciascuno con la sua sensibilità.

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  • Nikonlander Veterano

Tra i mille discorsi di introduzione che mi sono dovuto “sorbire” alle collettive, l’unico concetto ridondante ed inequivocabile è che l’arte è frutto di una ricerca, lo scopo finale solitamente è esprimere un concetto secondo il linguaggio scelto e nel proprio punto di vista.

Questi scatti sono spettacolari, non sono un appassionato di foto naturalistiche ma queste sono veramente opere d’arte.

Se la fotografia è ancora un linguaggio “ambiguo” è perché a scuola non ci insegnano ad interpretare le immagini così come fanno con la lingua italiana.

Perché le regole ci sono, sono più affini alla poesia, attraverso “licenze” poetiche ed uso di figure retoriche, chi conosce questo linguaggio sa comunicare a livello inconscio anche a chi non lo conosce, perché è una forma di comunicazione molto potente che affonda le radici in una parte molto profonda del cervello.

Questo tizio sa comunicare.

Grazie mille per la condivisione, ne farò uno studio più accurato perché merita davvero.

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  • Administrator

Questo discorso, Jorgos, va allargato anche ad altri fotografi dello stesso genere che tu possa conoscere ed ammirare, anche per non parlare sempre delle stesse eccellenze che qui su Nikonland sono di casa da sempre, come citazione ed ispirazione: riporto gli articoli già pubblicati per chi non ne avesse memoria (dubito) o voglia di andarli a scovare

http://www.nikonland.eu/forum/index.php?/page/indice.html/_/grandi-fotografi/vincent-munier-r40  (2011)

Poichè ritengo che prima di imparare a leggere, normalmente un individuo impari a parlare (comunicare) e che quindi le scuole, quando (e se) arrivano, non sempre possano più efficacemente influire sul percorso cognitivo/rappresentativo dell'individuo ormai capace.

Molti fotografi eccelsi, per tanti motivi, spesso dettati anche dalle condizioni sociali, di scuole...ne hanno fatte davvero poche: altri che vanno per la maggiore...fin troppe.

Ribadisco il concetto: facile avvicinarsi al concetto di Arte quando si utilizzino come tramite soggetti dotati di Anima.

Molto più complesso, per gli stessi fotografi, barcamenarsi con soggetti meno dotati, o con le brutture e sozzure del mondo afflitto da guerre e pestilenze: a mio vedere, in simili ambiti solo la trasfigurazione del MAle e delle Sofferenze può riuscire ad avvicinare all'espressione artistica le opere di un fotografo.

Diversamente...resta la comunicazione (che non è arte, ma afflato, condivisione, empatia). Che è sempre tantissimo, senza scomodare il Divino.  

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  • Nikonlander

Grazie a tutti delle vostre belle parole. Sono contento che il mio articolo e' stato apprezzato. 

Ho cominciato a parlare di arte prendendo in considerazione questi due miti della fotografia naturalistica sapendo benissimo che erano stati presentati presso il nostro sito, Lanting da Silvio e Munier da Massimo.

Il fatto e' che non puoi ignorarli affrontando un tema cosi impegnativo perche' loro rappresentano, secondo me, i punti cardinali in questo settore della fotografia.

Comunque Max il titolo e' gia' una promessa ......., un primo approccio.

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  • Redazione
3 ore fa, Jorgos dice:

Comunque Max il titolo e' gia' una promessa ......., un primo approccio.

E ci conto!!!

Jorgos, un bellissimo post. Interessanti le tue riflessioni ed ottimale la scelta dei Maestri che hai fatto per illustrare il tuo pensiero, che condivido integralmente.

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