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Bianco o Nero?...e il grigio?


Max Aquila

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Vorrei sottolineare che l'errore nel quale cadono in molti, QUASI TUTTI

consiste nell'aspetto secondo cui la fotografia in Bianco e Nero non differisca da quella a Colori per il semplice fatto che ci siano soggetti che rendono meglio a colori ed altri in biancoenero, quindi per un fattore assolutamente soggettivo,
perché, se esaminato da questo punto di vista, a Tizio potrebbe piacere un bel Rottweiler in BN mentre a Caio ... a colori...

ma per il fatto che già A MONTE la contrapposizione é tra
- la Fotografia espressa con i Colori
OPPURE
- la Fotografia espressa in Bianco e Nero

che a questo punto non sono più colori (il bianco ed il nero) comunemente intesi, ma DATI CONCETTUALI attraverso i quali tradurre l'intera gamma cromatica dello spettro sensibile. 

Vediamo se riesco a spiegarmi meglio:
la fotografia in bianco e nero esiste, perché agli albori del procedimento di sviluppo si sono usate delle sostanze organizzate chimicamente (ossia, che reagiscono tra esse)  in maniera tale da lasciare impressionata un'ossidazione su di un supporto:
allora non c'era alternativa ed i fotografi delle origini dovettero imparare a considerare il Soggetto attraverso questa chiave di lettura, così tanto diversa (da somigliarle tantissimo) alla pittura e così tanto affine ad altre arti figurative come la scultura (pur sembrando prioprio tutt'altro), l'incisione, la scrittura, arti e veicoli della mente che, se ci pensate bene, anch'esse devono trasferire dei concetti senza poter utilizzare la semplificazione dei "Colori Reali".

Quindi il Bianco e Nero é un concetto e non una situazione reale, con la quale riprendere il Soggetto in termini di contrasto e non di cromia: con esso si registrano le alternanze di Luci ed Ombre, di Chiaro e di Scuro, di Piano e di Forte e tutte le gradazioni intermedie di grigi che riusciate a:

-separare

-miscelare

-opporre accostando


Non esiste quindi un soggetto più o meno adatto alla foto in Bianco e Nero,
bensì una Luce più o meno adatta a questo genere espressivo
che, per essere reso come ho detto, necessita assolutamente di materiali che lo autogenerino, incoraggino ed esaltino
e mai più di pietose decolorazioni ed enfatizzazioni digitali dagli odierni limiti interpretativi ! 

 (per quanto possano essere aiutati dalle moderne opportunità software)

Con tutto il rispetto per gli sforzi delle persone che in questo frangente e con questi mezzi si avvicendino

In questo mio blog riprendo, come manifesto (pubblicato su Nikonland.eu nell'ormai remoto 2007), una visione/concezione della fotografia in bianco e nero propria di fotografi, come me, che praticavano questo genere con attitudine differente rispetto a quella con la quale si apprestavano alla fotografia a colori, classica della fase fotografica chimica, che si è interrotta all'inizio di questo secolo (vengo infatti da lontano) con l'avvicendarsi degli strumenti digitali.

In un periodo nel quale qui su Nikonland rinasce l'attenzione sulla trasformazione in biancoenero di files, che nascono sui fotoricettori digitali invece ad ampia gamma cromatica, sollecitato a questo scopo da Mauro, vorrei tentare di spiegare come si approccia al soggetto da fotografare in Bianco e Nero un fotografo che ha avuto la fortuna di comprendere la struttura di quel mezzo, dal punto di vista interpretativo, chimico, strutturale, in relazione alle tre fasi della previsualizzazione e scatto, sviluppo e stampa della fotografia progettata.

In ognuna di queste fasi era possibile intervenire compositivamente per determinare di volta in volta la resa del materiale che si andava manipolando (ovviamente in prima persona)

Delle tre fasi, la terza, quella della Stampa, aveva (ed ha tuttora) un'importanza interpretativa talmente forte, da dover interagire spesso con un soggetto specifico, che si assumesse la sua parte FONDAMENTALE di onere compositivo, in accordo e comunicazione attiva col Fotografo.

Si tratta di un work in progress, nel quale vi invito a fare commenti solamente alla fine della prima fase, nella quale indicherò i vantaggi/svantaggi attuali, nella gestione con una moderna mirrorless Nikon (e vi spiegherò perchè faccio questa specificazione) della fotografia in biancoenero.

Abbiate pazienza, perchè occorrerà del tempo: ho trascurato da anni quella che era un tempo una prerogativa della mia produzione fotografica, perchè sono stato fin qui deluso (dal digitale in qua) dal degrado di questo genere, dovuto principalmente a delle false considerazioni da parte di utenti dei sw di sviluppo, i quali si sentono liberi di lavorare un file solo dopo averlo scattato.

Ed invece qui sosterrò come si debba cominciare da molto prima.... 

Molto...

 

Max Aquila per Nikonland 3.0

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Partiamo dalla considerazione originaria:

la fotografia in senso stretto ed etimologico, non è un'invenzione, ma una scoperta !

Le invenzioni poi, sono state tutte quelle al suo servizio che ci hanno portato oggi in mano uno strumento evoluto come una moderna mirrorless, o una reflex , o una medio formato digitali.

La fotografia nasce dagli esperimenti medioevali che portarono, prima, alla conoscenza della capacità di trasmissione della luce in determinate condizioni operative (Camera Obscura), poi associata alle scoperte in materia di chimica organica degli alchimisti e scienziati che tra il Settecento e l'Ottocento già sapevano delle proprietà di alcuni composti di sensibilizzarsi alla luce solare.

Quando il brainstorming di secoli si è concentrato sulla possibilità di disporre individualmente ed a basso costo di un apparecchio per la cattura di questi "spettri luminosi" ci si pose il problema, sia del supporto sul quale registrarli, sia della chimica necessaria a mantenerli. E tutto il primo terzo del XX secolo è rimasto impegnato alla ricerca della migliore soluzione di queste istanze.

Il formato fotografico che usiamo oggi in digitale è strettamente connesso al cosiddetto piccolo formato di pellicola, introdotto da Oskar Barnack con la sua pocket camera del 1925  nella quale per comodità venne utilizzata la pellicola cinematografica Leica 24x36.

Come nel cinema, anche in fotografia, fin dalle origini quindi, il supporto per la registrazione delle immagini fu una striscia di celluloide sensibilizzata con uno strato di emulsione formata da cristalli di alogenuro d'argento (nitrato d'argento + alogeni: cromo/bromo/iodio) tenuti insieme da gelatina animale (in tempi moderni sintetica).

Avete presente le nostre mamme o nonne che periodicamente andavano a pulire l'argenteria, gelosamente tenuta al riparo dentro cassetti e apposite custodie, eppure ciònonostante ...annerita anche in apparente assenza di luce?

Ecco, quella nutella fotografica spalmata sulla celluloide reagisce alla luce in misura relativa a determinati e standardizzati parametri, (attenti qua ) formando sulla pellicola, al momento dello scatto UNA MAGIA:

L'immagine latente

ossia uno spettro fotonico in fieri, invisibile, intangibile, ma deteriorabile (entro la data della scadenza della pellicola, to be right) che necessita di adeguato e modulabilissimo trattamento di svviluppo chimico, per essere portato a fornire l'immagine tonale rovesciata del soggetto ripreso (negativo, appunto) dove la luce ha annerito l'argento, determinando nero profondo in corrispondenza delle ALTE LUCI,  e neri/grigi graduali dove abbia inciso di meno, fino ad arrivare alle ombre più chiuse (le parti scure del soggetto) che non essendosi riuscite ad annerire durante (ed in funzione della durata) dell'esposizione, si manifestano come le zone più o meno trasparenti del negativo sviluppato (BASSE LUCI) 

Questa immagine latente della pellicola appena esposta e non ancora sviluppata ho voluto prendere a caposaldo del concetto che la fotografia chimica in Bianco e Nero dipenda da un elemento fisico, materiale, sul quale non si interviene se non con i trattamenti successivi e LABILE, non definitivo, per ciò stesso INSTABILE, mutabile, ma che è parte essenziale dell'emulsione così come è stata creata da chi ha voluto darle un'impronta (densità, acutanza, velocità)  che potrà essere esaltata o anche in qualche maniera controllata ed anche parzialmente mutata dalla modalità delle procedure di sviluppo del film .

Per "corretta esposizione" in fotografia si intende la regolazione della giusta quantita' di luce necessaria all'elemento sensibile per produrre un'immagine dalla scala tonale piu' equilibrata possibile tra gli estremi delle alte luci e delle basse luci:
per una pellicola in bianconero diremmo ... "la giusta quantita' di luce per ottenere un negativo della corretta densita' (ne' troppo opaco ne' troppo trasparente), cosa che, contenendo la variabilita' cromatica tra gli estremi del bianco e del nero e nel mezzo la scala piu' estesa possibile di grigi dalla densita' crescente, rende piu' intuitivo l'approccio a questa tematica, costituendo di fatto un esempio didatticamente proficuo e facile da visualizzare:

1.jpg.f9c4caa033548eba1f5f3a9195b568fc.jpg

La cosiddetta "corretta esposizione" e' quindi un concetto piu' che un valore, una media delle potenzialita' della luce disponibile, delle variabili del soggetto e della capacita' percettiva dell'elemento sensibile . 
Non si tratta di un valore assoluto: è ampiamente modificabile.

Di certo, per godere della intera dinamica dell'emulsione di una pellicola, dovremo fare le cose a puntino:

  1.  scegliere la pellicola in rapporto al tipo di foto che vorremo scattare ed al risultato di gamma tonale che vorremo ottenere, giacchè a secondo della morbidezza o durezza del contrasto luminoso, ossia dell'intervallo totale tra gli estremi di gamma dell'immagine: dalle parti piu' scure a quelle piu' chiare, sceglieremo una pellicola specifica
    3.jpg.049b3dac49e403ed84637b9977d83dd5.jpg esempio di tre diverse scale tonali a contrasto differente
  2. scegliere il rivelatore (liquido chimico di sviluppo) consigliato per assecondare l'impostazione di quella pellicola (oppure uno dalle caratteristiche contrastanti per moderare le sue caratteristiche) e gestire i tempi di sviluppo e le modalità dello stesso, ancora una volta per assecondare, contrastare o potenziare le sue doti dinamiche.
  3. stabilire il supporto di Stampa e l'esposizione più consona per valorizzare le qualità che NOI avremo indotto nell'utilizzo concatenato di pellicola+esposizione+sviluppo

Quindi la riuscita di un'immagine in Bianco e Nero, trattata chimicamente, risente direttamente in maniera assolutamente soggettiva, personale e compositiva, di una serie di operazioni meramente materiali (esposizione, scatto, conservazione film, modalità di sviluppo e stampa) che si legano indissolubilmente e necessariamente con attività di intelletto che DEVONO essere praticate in prima persona e in maniera perfettamente consapevole, come la scelta dei materiali prima ancora dell'inquadratura, della composizione, e dell'attività mirante al risultato da svolgere in camera oscura.

A questo scopo, oggi anche in digitale, bisogna concentrarsi sugli elementi che determinano la nostra scelta di campo:

se scegliamo di scattare in Bianco e Nero, dobbiamo cominciare a valutare il soggetto puramente in termini luminosi, come più sopra detto:

Cita

Il Bianco e Nero diventa un concetto, con il quale riprendere il Soggetto in termini di contrasto e non di cromia: con esso si registrano le alternanze di Luci ed Ombre, di Chiaro e di Scuro, di Piano e di Forte e tutte le gradazioni intermedie di grigi che riusciate a:

-separare

-miscelare

-opporre accostando


Non esiste quindi un soggetto più o meno adatto alla foto in Bianco e Nero,
bensì una Luce più o meno adatta a questo genere espressivo

Michelangelo-Prigione-che-si-ridesta-Arte-Svelata-2.thumb.jpg.e81bcd79663f5f898058609cc2cd7ce9.jpg

Affinchè sia chiaro questo aspetto, vi suggerisco una metafora, quella dello scultore che, come Michelangelo

 

  1. prima si reca alla cava di marmo o di pietra per Scegliere il Materiale
  2. poi nel suo studio decide di liberare la sua idea dalla pietra che la racchiude, separando Luce da Ombra e sviluppandone l'immagine latente in materiale tangibile (e visibile)
  3. definizione dei particolari che preludono alla sua pubblicazione

Anche oggi e in digitale, scegliendo di fotografare in Bianco e Nero senza più le limitazioni quantitative e materialistiche della fotografia chimica (ed i notevoli costi connessi) siamo obbligati a percorrere identico percorso formativo per accostarci ad una pratica che più di ogni altra fotografica, si avvicina alle altre arti figurative dove, fate attenzione, non impera il concetto della fedeltà cromatica ne' formale, come in pittura, scultura, incisione, musica:

piuttosto impera il concetto della novità e della genuinità.

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Non esiste quindi un soggetto più o meno adatto alla foto in Bianco e Nero,
bensì una Luce più o meno adatta a questo genere espressivo

Ripartendo da qui, una breve experience fatta stamane, grazie al sole (salvifico) siciliano di questa mattina:

quad.thumb.JPG.4a42412d054f7e333ecca5f5406777ce.JPG 50mm f/4  t/800  ISO100

luce piena, ombra minima e sotto il soggetto: tutto in Chiaro, niente in Scuro...: ben esposta, ampiamente post producibile in ogni direzione, filtrabile, deformabile...insomma un oggetto da palestra per i Culturisti delle foto biancoenero, esperti di reticoli, cursori, set di filtri a pagamento.

Altrove ho scritto che se Fotografare equivalga a "scrivere con la Luce" le Ombre altro non siano che l' Inchiostro di questo sistema di comunicazione.

Una prova?

Fin dalla preistoria con i geroglifici l'uomo primitivo ha tentato con il nerofumo di eprimere i suoi concetti sulla volta delle grotte: molti ritengono ciò fosse solo un limite dei mezzi a sua disposizione, ma nelle ere successive ben poco è cambiato.

Un pittore al lavoro (come uno scultore o un incisore) inizia sempre dalla struttura ed in questa include la sua proiezione, col chiaroscuro

esercizi-a-carboncino.jpg.e5cec97f39cbd640877b6a34392b5872.jpg

12c9318883111c7d02f926d84eb1a1d6.jpg.8e27d74c85e65341e915e14322db3e80.jpg   5576261831a00d0b4f25ba90aecd7f70.jpg.538c6ef5bd2902f0107d8d4d5e36fd74.jpg

uK841TJ.thumb.jpg.841fab2fa3f98918747a2e1e447baa23.jpg

il resto, che sia anche colore, scaturisce sempre dalla figura iniziale, in bianco e nero, dalla grafite della punta di una matita: 

olio.PNG.f86ca9deb668ff3d6a343ab86d628e31.PNG

Il Bianco e Nero è  STRUTTURA mentale, ben radicata dentro di noi: è un riassunto che contiene i confini e ne indica la direzione.
E' un Contenitore dal quale iniziare per ottenere una traduzione del colore, il quale invece, al contrario del Bianco e Nero, è un'analisi soggettiva e personale che può variare da soggetto a soggetto, da essere umano ad essere animale o vegetale.

Il colore è una metafora della realtà, anzichè essere Realtà come in tanti credono, oppure, si illudono che sia.

Il Bianco ed il Nero sono quindi sostanza, non a caso presi a considerazione di concetti come Essere/NonEssere, analisi binarie come On/Off, 1/0

Il colore è una semplice gamma d'onda che si propaga attraverso la Luce: l' Indaco che percepisco a Zanzibar, potrà essere della stessa frequenza che lo stesso giorno uno svedese percepisca a Stoccolma?

Quanto è labile la teoria del colore, da doversi basare su densità precise per convenzione, come la sintesi additiva o quella sottrattiva?

sintesi_additiva_e_sintesi_sottrattiva.gif.a1f7de4bb084541d38703bca73c00101.gif

 

Torniamo ai Pesci del 1940 di M.C. Escher ?

Un incisore che della concettualità del Bianco e del Nero ha fatto strumento principale della sua Arte?

Giriamo attorno al punto di vista iniziale, in controluce diagonale, in modo da rendere oltre all'oggetto la sua dimensione nello Spazio, anche limitato, dello sgabello di betulla svedese che ho usato.

140917310_f2a0.thumb.JPG.d85cc71d44f1f72dcb041b5325f94ec2.JPG
f/2  t/1000  ISO 100

Esposizione spot: perchè se ho la possibilità (come le Nikon Z mi danno) di vedere a mirino anche in NEF un'impostazione di Profilo Colore (Monocromatico senza filtri in questo caso), magari anche con l'assistenza dell'istogramma a mirino, per valutare la curva dell'esposizione in relazione alle Nostre Intenzioni Interpretative della Luce che cade sul Soggetto,  (scusate le maiuscole, appositamente assertive per il lettore), non ho motivo di mediare i contenuti luminosi in media compensata e sopratutto non lascerò valutare al Matrix ed alle sue tabelle precostituite la valutazione della MIA luce, funzione del soggetto cui sto dedicando questa inquadratura.

L'interazione benedetta tra i sw Adobe e Nikon, fa sì peraltro che aprendo il file sul programma di sviluppo io trovi trasferito subito il contenuto delle eventuali regolazioni apportate al profilo colore scelto

43741344_defaultLR.PNG.b478608f99e197ede0143bfb6ff7b73c.PNG come potete ben vedere
una base di partenza dalla quale poter variare ed implementare ogni parametro ci stia a cuore. Anche i più ostici alle letture automatiche dei sw, stanno capitolando, ammettendo che questa sia proprio una manna dal cielo che risparmi molto lavoro inutile e ripetitivo, immagine per immagine.

piedecurva.thumb.PNG.efdbace4ccab1e59d49e4db77233443a.PNG
Basta del resto andare a lavorare con facilità sulla curva di viraggio, per apportare in pochi attimi e "de visu" piccole variazioni al piede della curva originaria.

Utilizzare i filtri creativi del BN di Adobe ad alcuni potrà piacere e lo troveranno immediato (qui profilo "BN paesaggio)205245690_bnpaesaggio.thumb.JPG.6809ed2917033759bab98c00efdd45a5.JPG

qui "BN foratura"
1348467322_bnforatura.thumb.JPG.86deb706410c3d5a7e9f3d9307e3cb32.JPG
di certo sono opportunità che forniscono idee di partenza dalle quali transitare verso la direzione dell'idea originaria.

Che deve esserci: non scongeliamo un pesce dal freezer per trasformarlo in lacerto.  L'immagine latente era quella di Pesce !

La poliedricità del mezzo si osserva tutta nelle potenzialità espressive già solo sottoesponendo o sovraesponendo di 1/3 di EV  (al centro immagine a 0 EV)

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Sotto invece da -2/3 EV fino a -1 e 2/3 EV: a testimoniare la residua leggibilità del soggetto e la sua diversa considerazione (soggetto, sfondo, ombra) in funzione della semplice variazione di esposizione

1756124640_f2sottoexp.thumb.jpg.734b8b488f48ee3aeb811d83c2b4af99.jpg

Riesco a farmi intendere sul fatto che qui a lavorare sia unicamente la Luce e non il fotografo ?

 

Ancora, lo stesso soggetto ad f/4, per una migliore leggibilità dei particolari, fino al margine consentito dal confine luminoso, che ben rappresenta il limite della profondità di campo...

1794344467_f4a0.thumb.JPG.4882eadcf56c31754ce9eee7494fc13b.JPG
immagine di riferimento a 0 EV  f/4 t/250  ISO 100

1063749558_f4soprazero.thumb.jpg.379aaaec7ecaebc23617138733319455.jpg

sovraesposizioni a passi di 1/3 EV

402132615_f4sottozero.thumb.jpg.d948d633e44aaa3137438b26d25e8f49.jpg

sottoesposizioni a 1/3 EV

Ognuna di queste opportunità è degna di considerazione interpretativa e potrebbe essere il punto di partenza del fotografo in Bianco e Nero consapevole di ciò che stia facendo e non semplicemente uno che scatti in NEF ed a colori, per poi successivamente convertire in moncromatico al computer e applicare filtri, correzioni e maschere, in un lavoro che finisce con l'essere puramente di adattamento grafico ad un'idea scaturita magari parecchio tempo dopo che la foto originaria sia stata scattata... in un orgia di... "vediamo come rende in biancoenero???"

La Luce si porta al soggetto e non il contrario: questo significa scrivere con la Luce.

Le Ombre, come le Luci,  si dominano con gli strumenti in fase di ripresa

2102306548_nopanel0ev.thumb.JPG.67a1747daa984f9178b33c93067c5792.JPG da così...

panel.thumb.jpg.8a3940beabd74df0b75a94d1b50dc422.jpg 

a così... panel-2.thumb.JPG.d5b21f6b7f18eaf63ce18e8a9d332a31.JPG

Basta molto poco:

set.thumb.jpeg.379669c923a4cbc35b8e709935b072ae.jpeg

(tutte le immagini a corredo dell'experience, sono state condotte con Nikon Z6, Nikon Z 50mm f/1,8S e lente addizionale da 2,9 diottrie Nikon 6T)

 

Max Aquila per Nikonland 3.0

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  • Administrator

E' una sintesi del mio modo di vedere la fotografia in Bianco e Nero, come genere differente dalla stessa, condotta a colori.

Nulla di ciò che concettualizzo per il Bianco e Nero è inapplicabile al Colore, a patto che il fotografo non scenda a patti con la Luce.

Se non trova quella che desidera DEVE evitare di scattare la foto.

Se la foto la scatta, non cambi la ricetta dopo aver realizzato che il risultato non sia quello desiderato, piuttosto, la volta successiva, provi a piegare gli elementi, naturali od artificiali alle sue esigenze specifiche.

E' un po' come ..."lo Zen e il tiro con l'Arco" oppure ...per chi non legga libri, la filosofia di allenamento di Noriyuchi Morita nel filmetto "Per vincere domani"

E' da quasi vent'anni che ho smesso il Bianco e Nero come risorsa principale del mio fotografare.

Non ho smesso di scattare in Bianco e Nero, ma non riesco più con il digitale e la rinunzia preconcetta alla fase successiva, quella della Stampa, di rispettare questa mia concettualità.

La rinunzia a stampare è intrinseca in chi passi più tempo al computer con le proprie immagini, piuttosto che a cercare uno Stampatore con la S maiuscola, ancora in grado di rendere merito a questo genere.

Vedo in giro, purtroppo, molte parvenze di Bianco e Nero, prevalentemente grigie, senza estremi di gamma, senza un'idea ispiratrice originaria per la quale la Luce esca fuori dal file (o dalla stampa) per farci capire che il soggetto sia lì esclusivamente per poterne godere.

E' la mia personale opinione del Bianco e Nero.

  • Haha 1
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  • Administrator

Beninteso: ma nessuno fin qui mi aveva obiettato: la foto in testa al blog, della veduta della tonnara di Punta Raisi, è esattamente un esempio all'opposto del mio pensiero sul bianco e nero:

uno scatto a colori col telefonino, convertito in bn e taroccato con due o tre regolazioni del suo sw interno...

:sayonara:

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  • Administrator

meno ermetico?

1 ora fa, MM! dice:

...

vuoi dirci quale sia stato il workflow sul ritratto in oggetto?

 

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  • Administrator

Luce dalla finestra in alto a sinistra, fondale in tessuto nero, pannello 2metri di altezza nero, sulla destra per impedire la schiarita di rimbalzo.
Esposizione per la luce del bianco dell'occhio.
Scatto già in bianco e nero Nikon.

Per me questo è un processo naturale, guardo, nemmeno ci penso, inquadro e scatto.

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  • Administrator
4 minuti fa, MM! dice:

Luce dalla finestra in alto a sinistra, fondale in tessuto nero, pannello 2metri di altezza nero, sulla destra per impedire la schiarita di rimbalzo.
Esposizione per la luce del bianco dell'occhio.
Scatto già in bianco e nero Nikon.

Per me questo è un processo naturale, guardo, nemmeno ci penso, inquadro e scatto.

Nemmeno ci pensi a cosa?

Dopo aver pensato a tutte queste cose?

  1. sorgente di luce e direzione sul soggetto
  2. sfondo per azzerare/incentivare le ombre (il primo caso nella foto in questione)
  3. lettura sulle luci, sulle alte luci ed eventuale correzione esposimetrica PRECISA, per lasciare il bianco come tale e non farlo diventare grigio al 18% di luce riflessa (come ogni cellula esposimetrica è tarata)
  4. profilo colore specifico

Non pensavi forse di fotografare un uomo...? Te ne sei accorto dopo?

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  • Administrator

Appunto. A tutte queste cose nemmeno ci penso. Mi vengono naturali.
Mai sia che quando apro la foto al pc, non sia come l'ho scattata.

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  • Administrator
1 minuto fa, MM! dice:

Appunto. A tutte queste cose nemmeno ci penso. Mi vengono naturali.
Mai sia che quando apro la foto al pc, non sia come l'ho scattata.

Si appunto: 

Il 12/4/2020 at 17:36, Max Aquila dice:

E' una sintesi del mio modo di vedere la fotografia in Bianco e Nero, come genere differente dalla stessa, condotta a colori.

Nulla di ciò che concettualizzo per il Bianco e Nero è inapplicabile al Colore, a patto che il fotografo non scenda a patti con la Luce.

Se non trova quella che desidera DEVE evitare di scattare la foto.

Se la foto la scatta, non cambi la ricetta dopo aver realizzato che il risultato non sia quello desiderato, piuttosto, la volta successiva, provi a piegare gli elementi, naturali od artificiali alle sue esigenze specifiche.

E' un po' come ..."lo Zen e il tiro con l'Arco" oppure ...per chi non legga libri, la filosofia di allenamento di Noriyuchi Morita nel filmetto "Per vincere domani"

E' da quasi vent'anni che ho smesso il Bianco e Nero come risorsa principale del mio fotografare.

Non ho smesso di scattare in Bianco e Nero, ma non riesco più con il digitale e la rinunzia preconcetta alla fase successiva, quella della Stampa, di rispettare questa mia concettualità.

La rinunzia a stampare è intrinseca in chi passi più tempo al computer con le proprie immagini, piuttosto che a cercare uno Stampatore con la S maiuscola, ancora in grado di rendere merito a questo genere.

Vedo in giro, purtroppo, molte parvenze di Bianco e Nero, prevalentemente grigie, senza estremi di gamma, senza un'idea ispiratrice originaria per la quale la Luce esca fuori dal file (o dalla stampa) per farci capire che il soggetto sia lì esclusivamente per poterne godere.

E' la mia personale opinione del Bianco e Nero.

 

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  • Nikonlander Veterano

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Scattata in luce ambiente a colori ma convertita in B/N a Londra all'interno di una sala di un museo.

Penso, forse sbaglio, che il bianco e nero, usato da me per decine di anni, abbia in determinate foto oggi, in cui impera il digitale e il colore, dicevo quindi che il B/N abbia quasi la facoltà di arrestare il tempo di creare uno iato temporale sulla rappresentazione di un ricordo

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  • Administrator
19 minuti fa, bergat dice:

Scattata in luce ambiente a colori ma convertita in B/N a Londra all'interno di una sala di un museo.

Penso, forse sbaglio, che il bianco e nero, usato da me per decine di anni, abbia in determinate foto oggi, in cui impera il digitale e il colore, dicevo quindi che il B/N abbia quasi la facoltà di arrestare il tempo di creare uno iato temporale sulla rappresentazione di un ricordo

No, io non lo penso: penso che una foto solo grigia come questa sia esattamente l'opposto della filosofia prima espressa.

Manca il progetto.

Se l'avessi pensata in BN come probabilmente facevi al tempo della pellicola avresti curato i mille aspetti che in questa foto creano solo confusione e distrazione.

Francamente anche a causa dell'inquadratura (tagliata in basso ed eccessiva in alto) ritengo che pure a colori sarebbe fortemente carente di "presenza"

Mi pare uno scatto "visto" al momento, ma senza attuare gli automatismi mentali che dovrebbero portare a scegliere un soggetto tra i mille, meramente bidimensionali e piatti,  presenti in inquadratura.

Scusa la franchezza.

Ma sto parlando di altro: come ti dimostra il ritratto che  Mauro ha messo sù poco prima...

Il 12/4/2020 at 17:36, Max Aquila dice:

E' una sintesi del mio modo di vedere la fotografia in Bianco e Nero, come genere differente dalla stessa, condotta a colori.

Nulla di ciò che concettualizzo per il Bianco e Nero è inapplicabile al Colore, a patto che il fotografo non scenda a patti con la Luce.

Se non trova quella che desidera DEVE evitare di scattare la foto.

Se la foto la scatta, non cambi la ricetta dopo aver realizzato che il risultato non sia quello desiderato, piuttosto, la volta successiva, provi a piegare gli elementi, naturali od artificiali alle sue esigenze specifiche.

...

Vedo in giro, purtroppo, molte parvenze di Bianco e Nero, prevalentemente grigie, senza estremi di gamma, senza un'idea ispiratrice originaria per la quale la Luce esca fuori dal file (o dalla stampa) per farci capire che il soggetto sia lì esclusivamente per poterne godere.

E' la mia personale opinione del Bianco e Nero.

 

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  • Administrator

Capisco di non spiegarmi:

non parlo di Arte e nemmeno di Artigianato.

Parlo di fotografia, ossia della capacità di utilizzare la Luce da trasformare in Segno.

Non è che stando davanti al pc, con abilità da dj, alzando cursori e abbassandone altri, pompando dinamica  selettiva su una parte dell'immagine e lasciando incoerenti tutte le altre parti investite dalla stessa luce enfatizzata dove il deejay desidera, possiamo accendere l'interruttore dell'Amarcord e sostenere di fermare il Tempo o ritornare alla fanciullezza.

Qui sto parlando di fotografia: ossia del momento creativo nel quale il fotografo organizza tutti gli ingredienti per far si che il risultato nella sua mente prenda forma immediatamente sul sensore della sua macchina fotografica !!!

Come ho detto a Mauro poco fa:  (e lui risponderebbe... eccheccivo' ??)

Cita

Dopo aver pensato a tutte queste cose?

  1. sorgente di luce e direzione sul soggetto
  2. sfondo per azzerare/incentivare le ombre (il primo caso nella foto in questione)
  3. lettura sulle luci, sulle alte luci ed eventuale correzione esposimetrica PRECISA, per lasciare il bianco come tale e non farlo diventare grigio al 18% di luce riflessa (come ogni cellula esposimetrica è tarata)
  4. profilo colore specifico

Altro che tornare a casa e pensare...ma quasiquasi vediamo sottosotto l'effetto che fa in bianconero a 256 gradazioni di grigio questa foto riuscita così male già a colori.

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  • Nikonlander Veterano

Si certo non è stata pensata in bianco e nero e il mio obiettivo era fare una foto dall'alto per riprendere la folla. E' venuta mossa e la cosa effettivamente non mi dispiace ma certo non è fatta allo stesso modo in cui ero solito fotogafare. Treppiede, hasselblad 503, esposimetro misurazione secondo metodologia zonale, alzo dello specchio e scatto col flessibile. Probabilmente però non avrei mai fatto una foto all'interno di un museo, con tutto quel casino sarebbe stato impossibile.

 

P.s. e comunque fare una foto in bianco e nero secondo la metodologia che hai enunciato e che considero corretta, è più facile farla in ambiente analogico, perchè oggi siamo troppo legati agli automatismi connessi

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  • Administrator

Quando ho imparato a lavorare in camera oscura, dopo aver letto manuali, testi e procedure, tabelle di comparazione tra prodotti chimici per il film e per la carta, mi aprì la mente un mio amico fotografo, che rispetto alla possibilità di contrastare la tendenza alla grana di una pellicola, attraverso le modalità che a quello scopo si potevano tentare (tipologia di rivelatore, agitazione blanda nella tank, utilizzo di carte specifiche in stampa e di rivelatori annessi) mi rispose:

"E perchè cavolo hai usato questa pellicola se adesso vuoi remarle contro? "

"La prossima volta parti dal principio di scegliere fin dall'inizio il procedimento che intendi seguire: dalla scelta del film, a quella della luce più adatta a quel film, al soggetto che vuoi utilizzare con quella luce, seguendo la catena nella fase chimica ENFATIZZANDO gli aspetti che hai voluto progettare, invece di contrastarli, inutilmente o quasi !!!"

Non l'ho mai più fatto: da monte a valle nel Bianco e Nero tutto è funzione del resto, creando una catena indissolubile di eventi.

E con la pellicola ed i prodotti chimici avevamo a disposizione una molteplicità di sfumature che oggi nel monocromatico si sono ridotte a quelle tristi 256...

Occorre essere quindi ancora più talebani, per ottenere un prodotto finale coerente alla nostra idea iniziale.

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  • Administrator
2 minuti fa, bergat dice:

Si certo non è stata pensata in bianco e nero e il mio obiettivo era fare una foto dall'alto per riprendere la folla. E' venuta mossa e la cosa effettivamente non mi dispiace ma certo non è fatta allo stesso modo in cui ero solito fotogafare. Treppiede, hasselblad 503, esposimetro misurazione secondo metodologia zonale, alzo dello specchio e scatto col flessibile. Probabilmente però non avrei mai fatto una foto all'interno di un museo, con tutto quel casino sarebbe stato impossibile

Bernardo... il Sistema Zonale su soggetti in movimento in una sala illuminata da luce omogenea ed artificiale, diciamo che non andrebbe neppure menzionato.

Per chi ne ha pratica...

Partiamo dalle cose semplici.

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  • Nikonlander Veterano

Appunto ho detto che sarebbe stato impossibile. Anche senza persone che poi sono il soggetto principale, l'illuminazione non sarebbe stata di certo negoziabile.

 E poi.... in passato laddove non si riusciva a fare durante lo scatto, nonostante scelta della pellicola e del rivelatore, cercavi di realizzarlo nello sviluppo, tentando di sovrao sottosviluppare, o aumentare la acutanza, aumentando i tempi tra un'agitazione e un'altra e al limite intervenivi in sede di stampa con la scelta del tipo di carta e gradazione.

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  • Nikonlander Veterano
6 minuti fa, Max Aquila dice:

"La prossima volta parti dal principio di scegliere fin dall'inizio il procedimento che intendi seguire: dalla scelta del film, a quella della luce più adatta a quel film, al soggetto che vuoi utilizzare con quella luce, seguendo la catena nella fase chimica ENFATIZZANDO gli aspetti che hai voluto progettare, invece di contrastarli, inutilmente o quasi !!!"

E questo era esattamente il vangelo, allora. Senza dimenticare che la post produzione era a pacchetto: 36 foto postprodotte alla stessa maniera con interventi in fase di stampa solo parziali perchè ormai tutti i 36 fotogrammi avevano già il loro imprinting. Oggi il principio è sempre valido ma la bellezza del digitale è che pur decidendo di fotografare in Bianco e Nero abbiamo la possibilità di variare la post produzione su ogni singolo fotogramma.

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  • Administrator
11 minuti fa, bergat dice:

Appunto ho detto che sarebbe stato impossibile. Anche senza persone che poi sono il soggetto principale, l'illuminazione non sarebbe stata di certo negoziabile.

 E poi.... in passato laddove non si riusciva a fare durante lo scatto, nonostante scelta della pellicola e del rivelatore, cercavi di realizzarlo nello sviluppo, tentando di sovrao sottosviluppare, o aumentare la acutanza, aumentando i tempi tra un'agitazione e un'altra e al limite intervenivi in sede di stampa con la scelta del tipo di carta e gradazione.

avevo appena scritto il contrario: leggendoti nel pensiero !!! :rotfl:

18 minuti fa, Max Aquila dice:

Quando ho imparato a lavorare in camera oscura, dopo aver letto manuali, testi e procedure, tabelle di comparazione tra prodotti chimici per il film e per la carta, mi aprì la mente un mio amico fotografo, che rispetto alla possibilità di contrastare la tendenza alla grana di una pellicola, attraverso le modalità che a quello scopo si potevano tentare (tipologia di rivelatore, agitazione blanda nella tank, utilizzo di carte specifiche in stampa e di rivelatori annessi) mi rispose:

"E perchè cavolo hai usato questa pellicola se adesso vuoi remarle contro? "

"La prossima volta parti dal principio di scegliere fin dall'inizio il procedimento che intendi seguire: dalla scelta del film, a quella della luce più adatta a quel film, al soggetto che vuoi utilizzare con quella luce, seguendo la catena nella fase chimica ENFATIZZANDO gli aspetti che hai voluto progettare, invece di contrastarli, inutilmente o quasi !!!"

Non l'ho mai più fatto: da monte a valle nel Bianco e Nero tutto è funzione del resto, creando una catena indissolubile di eventi.

E con la pellicola ed i prodotti chimici avevamo a disposizione una molteplicità di sfumature che oggi nel monocromatico si sono ridotte a quelle tristi 256...

Occorre essere quindi ancora più talebani, per ottenere un prodotto finale coerente alla nostra idea iniziale.

 

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  • Administrator

Ora basta però con l' Amarcord  del tempo che fu.

Nel senso che chi voglia può tranquillamente continuare a praticare camera oscura chimica di Bianco e Nero a pellicola.

Se però non lo fa più, allora assuma il dato e si rimetta a lavorare sul monocromatico digitale con la dignità che una immagine in Bianco e Nero DEBBA avere anche su supporto digitale dove è molto facile produrre aborti e difficilissimo ottenere risultati dignitosi.

Se non applicandosi fin dall'inizio.

E poi scegliendosi uno Stampatore che ci dovrà accompagnare fin quando intenderemo scattare in questo modo.

Beninteso... uno Stampatore che si accontenti di fare quello splendido mestiere che in quest'epoca il suo è diventato: ossia di una persona che ascolti il senso delle cose che chi ha scattato quell'immagine gli racconti e riesca a restituirlo, anche nella fase più difficile, complessa ed onerosa del procedimento.

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  • Nikonlander Veterano

Comunque ritengo che in era analogica era più lineare ottenere un b/n come volevamo. Oggi non si agisce più allo stesso modo. Si ragionava sempre in maniera logica per l'effetto  finale e quante volte andavamo sul soggetto per misurare la luce incidente sul volto e poi sulle parti bianche illuminate e poi sulle zone scure in ombra e si faceva una media ponderata anche da considerazioni su cio' che volevamo mettere in evidenza e nello sviluppo ci eravamo segnati quanti rulli avevamo fatto, quanto era la temperatura del rivelatore per compensare o adattarla alla pellicola che stavamo sviluppando.  Oggi a seconda della luce siamo abituati a scegliere la terna iso, diaframmi e tempi a seconda di quello che vogliamo ottenere. Casomai scegliamo una profilazione del sensore, ma non sempre,se siamo soliti scattare in raw e dedicarci alla postproduzione.

 

E' tutto un modo di considerare la fotografia in maniera differente, Talvolta sono spinto a riprovare a scattare in analogico, ma sono troppo sopraffatto dall'uso del digitale.

Però se devo essere talebano anche nel digitale in b/n, preferisco effettuarlo in analogico.

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  • Nikonlander Veterano

"Esposizione spot: perchè se ho la possibilità (come le Nikon Z mi danno) di vedere a mirino anche in NEF un'impostazione di Profilo Colore (Monocromatico senza filtri in questo caso), magari anche con l'assistenza dell'istogramma a mirino, per valutare la curva dell'esposizione in relazione alle Nostre Intenzioni Interpretative della Luce che cade sul Soggetto,  (scusate le maiuscole, appositamente assertive per il lettore), non ho motivo di mediare i contenuti luminosi in media compensata e sopratutto non lascerò valutare al Matrix ed alle sue tabelle precostituite la valutazione della MIA luce, funzione del soggetto cui sto dedicando questa inquadratura. "

 

Per riallacciarmi a questa discussione, Max, mi sono chiare adesso le motivazioni per esporre in spot o ponderata centrale. Ma voglio sfrucugliarti ancora un po'... 9_9Perché la scelta di esporre in spot un soggetto inanimato in un set organizzato, beh, è abbastanza intuibile che sia la modalità più corretta per scattare. :marameo:

Ma quando invece non è possibile avere il pieno controllo della luce e/o quando i soggetti si muovono rapidamente davanti alla fotocamera, come ad esempio in un reportage, ritieni sempre valida la scelta di rinunciare al matrix?

Può inoltre essere utile preparare uno o più picture control monocromatici sulla nostra macchina digitale di ultima generazione da utilizzare alla bisogna a seconda delle condizioni che si incontrano durante lo shooting? Ovvero queste ultime possono/debbono prevalere sulle proprie preferenze riguardo i file che si vogliono ottenere?

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  • Administrator
1 ora fa, Pedrito dice:

"Esposizione spot: perchè se ho la possibilità (come le Nikon Z mi danno) di vedere a mirino anche in NEF un'impostazione di Profilo Colore (Monocromatico senza filtri in questo caso), magari anche con l'assistenza dell'istogramma a mirino, per valutare la curva dell'esposizione in relazione alle Nostre Intenzioni Interpretative della Luce che cade sul Soggetto,  (scusate le maiuscole, appositamente assertive per il lettore), non ho motivo di mediare i contenuti luminosi in media compensata e sopratutto non lascerò valutare al Matrix ed alle sue tabelle precostituite la valutazione della MIA luce, funzione del soggetto cui sto dedicando questa inquadratura. "

 

Per riallacciarmi a questa discussione, Max, mi sono chiare adesso le motivazioni per esporre in spot o ponderata centrale. Ma voglio sfrucugliarti ancora un po'... 9_9Perché la scelta di esporre in spot un soggetto inanimato in un set organizzato, beh, è abbastanza intuibile che sia la modalità più corretta per scattare. :marameo:

Ma quando invece non è possibile avere il pieno controllo della luce e/o quando i soggetti si muovono rapidamente davanti alla fotocamera, come ad esempio in un reportage, ritieni sempre valida la scelta di rinunciare al matrix?

Può inoltre essere utile preparare uno o più picture control monocromatici sulla nostra macchina digitale di ultima generazione da utilizzare alla bisogna a seconda delle condizioni che si incontrano durante lo shooting? Ovvero queste ultime possono/debbono prevalere sulle proprie preferenze riguardo i file che si vogliono ottenere?

Rispondo dall'ultima:

Assolutamente si !  Se questa sia una delle modalità di ripresa che adottiamo più di frequente, probabilmente non avremmo neppure bisogno di precostituire un picture control: ma se invece questo faciliti nell'utilizzo sporadico dello scattare in Bianco e Nero, questa della memorizzazione dei parametri di ripresa è una delle cose che rendono le tecnologie attuali certamente più agevoli del periodo chimico.

Quando si accende la macchina per scattare in Bianco e Nero vanno considerati aspetti che, seppure importanti nella fotografia a colori, qui diventano fondamentali, ossia l'attenzione ai dati essenziali dell'inquadratura, in termini di Luce e Contrasto luminoso sulla scena inquadrata, Forma e Struttura del soggetto inquadrato. 
Impossibile chiedere al Matrix (ossia ad un programma di comparazione di esempi catalogati in un microchip) di risolvere il soggetto o parte di esso come vogliamo che debba essere già in inquadratura, prima ancora dello scatto: chi utilizziamo mirrorless, abbiamo un grandissimo vantaggio rispetto a chi sul mirino ottico di una reflex debba ancora "immaginare" la realtà luminosa della scena, poichè la sta osservano a tutta apertura e senza la preview esposimetrica.

Inserisci a mirino l'istogramma e con la coda dell'occhio tienilo sotto controllo mentre esponi in spot sulla parte del soggetto che vuoi rendere con la tonalità di grigio (o di bianco, o di nero) che ti interessa e movimenta tempi e diaframmi ed iso, compensazione exp,  in funzione del risultato che vuoi cogliere.

Cominciate allenandovi a casa con semplici esercizi di esposizione, come ho fatto con la palla dei pesci di Escher di questo blog, in modo tale da essere pronti e vigili sul soggetto in movimento una volta sulla scena.

Tornati al pc le modifiche ai files ottenuti da un esercizio tenace di valutazione dell'esposizione, oltre che dell'inquadratura, saranno minime.

Saranno dei perfezionamenti degli intenti perseguiti prima dello scatto. Renderanno ancora più genuino ed inconrovertibilmente differente da una foto a colori il vostro fotografare.

Rivaluteremo il ruolo del fotografo nel momento della composizione dell'immagine: ruolo che negli ultimi anni si è impoverito a vantaggio delle elaborazioni alla consolle del pc: senza dubbio facilitanti, ma pericolosamente UNIFORMANTI...!!!

No.   Il Bianco e Nero non prevede le cartoline.

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  • Redazione

 

11 minuti fa, Max Aquila dice:

....

Impossibile chiedere al Matrix (ossia ad un programma di comparazione di esempi catalogati in un microchip) di risolvere il soggetto o parte di esso come vogliamo che debba essere già in inquadratura, prima ancora dello scatto: chi utilizziamo mirrorless, abbiamo un grandissimo vantaggio rispetto a chi sul mirino ottico di una reflex debba ancora "immaginare" la realtà luminosa della scena, poichè la sta osservano a tutta apertura e senza la preview esposimetrica.

.....

Rivaluteremo il ruolo del fotografo nel momento della composizione dell'immagine: ruolo che negli ultimi anni si è impoverito a vantaggio delle elaborazioni alla consolle del pc: senza dubbio facilitanti, ma pericolosamente UNIFORMANTI...!!!

Premetto che condivido pressoché tutto quello che si è scritto fino a questo punto, siamo ora arrivati ad una riflessione per me particolarmente interessante. Il fatto, cioè, che la visione del fotografo nel definire l'esposizione non è surrogabile da nessun automatismo.
Per lo stesso identico motivo il picture control - o il profilo - che viene impostato nella macchina ed importato in automatico su Lightroom attua una scelta sul contrasto determinata da un ingegnere del software e non dall'intento del fotografo. Meno che meno il picture control è in grado di eseguire le mascherature o le bruciature in fase di stampa che con la regolazione digitale sono diventate così semplici da realizzare. 

Per me, da questo discende che ogni immagine in BN va regolata in modo specifico e personalizzato. 

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  • Administrator
1 minuto fa, Massimo Vignoli dice:

 

Premetto che condivido pressoché tutto quello che si è scritto fino a questo punto, siamo ora arrivati ad una riflessione per me particolarmente interessante. Il fatto, cioè, che la visione del fotografo nel definire l'esposizione non è surrogabile da nessun automatismo.
Per lo stesso identico motivo il picture control - o il profilo - che viene impostato nella macchina ed importato in automatico su Lightroom attua una scelta sul contrasto determinata da un ingegnere del software e non dall'intento del fotografo. Meno che meno il picture control è in grado di eseguire le mascherature o le bruciature in fase di stampa che con la regolazione digitale sono diventate così semplici da realizzare. 

Per me, da questo discende che ogni immagine in BN va regolata in modo specifico e personalizzato. 

Come ho scritto, chi ne faccia un utilizzo saltuario si sentirà aiutato da una posizione memorizzata che non lo deve autorizzare però a lasciar fare ogni volta al profilo precostituito.

Chi voglia invece realizzare qualcosa di univoco, non avrà bisogno PER FORZA degli interventi successivi di mascheratura o bruciatura selettiva, che nella fotografia chimica, oltre a restare delle eccezioni, erano anche necessarie per le caratteristiche intrinseche dei materiali oppure per travisare del tutto i valori di contrasto luminoso che lavorando con una reflex a pellicola di trenta o settanta anni fa, non consentivano alcuna previsualizzazione che non fosse l'esperienza pregressa del fotografo.

Oggi, prima del click... possiamo fare tanto in più di allora

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