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[esperienze] Il Delta del Po con la nebbia


nikolas

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L’inverno sa regalare panorami tersi e colori inattesi. Ma cosa succede nel regno delle nebbie? Avendolo a disposizione nelle vicinanze,  con un po’ di fortuna ho voluto immergermi per un giorno in una atmosfera “dell’altro mondo” dove i contorni sfumano, le cose ti appaiono solo quando ti avvicini e il silenzio regna sovrano. Gli animali che popolano questo ambiente sono quelli che grosso modo trovi anche un altre stagioni: mi sono sfrecciati ad un paio di metri due velocissimi  martini; a settembre c’erano i gruccioni. Avvistati falchi di palude e trovate tracce di gufi (resti di cibo). Si sentivano cince e usignoli.  Naturalmente di tutto questo nelle foto non c’è traccia per le improponibili condizioni della luce. E infatti   ero lì per altri motivi. 

 

All’arrivo la luce è più o meno questa:

 # 1

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Che ancora regge per alcune foto da vicino:

# 2

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#3

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la luce cambia e al momento di prendere la barca diventa così:

# 4

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e man mano che si avanza si distinguono solo i pali e non più l'argine

# 5

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ogni tanto un segno di vita

# 6

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ma per distinguere le cose bisogna  avvicinarsi

# 7

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si arriva ad una spiaggia 

# 8

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# 8 bis

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# 9

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dove il mare ha lasciato la sua protesta: vi restituisco quel che mi avete dato: resti di una piena ma anche tanti rifiuti

# 10

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poco lontano  incuranti abitanti del luogo  volano.

#  11

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Una giornata a contatto con una  natura impervia (c’erano 8 gradi ma sembravano -10). Devo dire che le foto rendono abbastanza fedelmente ciò che ho visto. In qualche momento solo obiettivi con apertura massima  a 2.8 permetteveno alla D850 di mettere a fuoco. Al ritorno il traffico, le luci serali e la convulsione cittadina mi hanno strappato dalla quiete,   tanto da ritenermi quasi un reduce. Sensazione che avrete sicuramente provato anche voi quando si torna a casa dopo un giorno passato fuori dal mondo.

# 12

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8 Comments


Recommended Comments

  • Redazione

Ciao Nicola,
mi fa piacere leggerti!

Una giornata molto particolare, “diversamente illuminata” per dire in modo politicamente corretto che la luce faceva pena 😂😂😂

Ma caricando foto con queste caratteristiche attiri certe domande:
- qual’era il tuo intento? molte delle immagini mi trasmettono un senso di tristezza e di incompiuto. Come se la luce mancante e la nebbia a nascondere gli orizzonti fossero il significato ultimo di una ricerca sospesa da un punto di domanda. 
- dalla tua scelta di non cercare un racconto del tutto basato sulla collezione dei particolari, capisco che è l’insieme ad averti massimamente attirato. È così?
 

 

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  • Nikonlander Veterano

Ciao Massimo. 

Diciamo che questa uscita è stata una sorta di esperimento: da un lato volevo rendermi conto dei limiti di un corpo macchina e obiettivi nella resa di  una situzazione di luce particolare. Dall’altro una prova di cosa sarei stato capace di tirar fuori  in un versante dove la luce, sempre lei, è diversa dal solito. Il rischio di ottenere delle ciofeche era abbastanza elevato, e credo  con la 11 di esserci andato vicino,  anche se mi è servita per sapere fino a dove posso arrivare con  l’attrezzatura che ho.

Per rispondere più esattamente alle tue domande,  la nebbia come il deserto non ha punti di riferimento ai quali siamo abituati. Ciò in alcuni provoca un senso di ansia,  un po’ come quelli che nuotano (bene)  in piscina ma sono terrorizzati quando sono in mare, non necessariamente aperto. Quando il vuoto prende il sopravvento  sul  pieno, il nulla  invade un  qualcosa,  cambia anche la percezione di quello che vediamo e la mediazione della nostra mente  tramuta in sensazioni magari spiacevoli quello che è  un panorama "semplicente" diverso. La scena vuota consente però di concentrarsi solo su quel poco che vedi, accorgendoti che il poco assume un significato che altrimenti sfuggirebbe. In questo senso c'è una analogia tra i particolari fotografati all’inizio e la presunta insignificanza dei pali - particolari appunto - che acquistano dignità proprio perchè ci sono solo loro.

Devo dire poi che sono stato introdotto e indotto verso questo sentiero da alcune scene di “Amarcord" (F.  Fellini) dalle riprese de "La giusta distanza”  (C. Mazzacurati) e dalla passione visibile negli occhi luccicanti di alcuni locali  incontrati in varie occasioni, quando parlavano della loro terra: un posto che che non avrebbero cambiato con nulla al mondo. Ho cercato di capirne il motivo, che non è solo "ognuno ama il posto dov’è cresciuto".

 

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  • Nikonlander Veterano

Ciao nikolas, mi è piaciuto moltissimo questo tuo articolo, trovo diverse foto davvero molto belle e quella non-luce che hai trovato è davvero bellissima e azzeccata.
Sembrano un po' delle atmosfere romantiche di certi quadri di quel periodo.  La 4-7-11 sono le mie preferite.
Forse un paio di foto sono di troppo, perché troppo simili tra loro.

 

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  • Nikonlander Veterano

Atmosfera e pace assoluta, la nebbia sa regalare anche questo e non solo disagio, la nebbia può essere l'incognita della vita , dove comunque aspetti che prima o poi esca il sole

Bravo Nicola con questi scatti a me personalmente hai raccontato questo

ciao

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  • Nikonlander Veterano

Mi piace molto questa serie. Bravo davvero! ^_^

Riguardo alla tua attrezzatura e ai presunti limiti che dici di aver voluto testare, direi che in quelle condizioni di luce e soprattutto di nebbia non c'è hardware che tenga: c'è invece la capacità e l' "intelligenza" del fotografo che riesce a dare un senso alle immagini ritraendo soggetti più o meno distinguibili nella foschia che li avvolge, restituendo all'osservatore le atmosfere e le emozioni che ha provato e che vuole comunicare nei propri scatti.

Ciò che sei riuscito a fare. ;)

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  • Nikonlander Veterano

Grazie Andrea e Marco per i vostri  commenti: sono soddisfatto se vi è arrivato qualcosa.   

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