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[reportage] Quasi tornati in vita.

Silvio Renesto

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Se per caso siete stati di recente in un moderno Museo di Storia Naturale, come ad esempio quello di Milano (Corso Venezia 55, dentro ai Giardini Pubblici), avrete visto  come è cambiato il modo di esporre gli animali.

Non più rigidi come statue (come "imbalsamati" ;) ) fissi su quattro zampe, gli animali vengono esposti in pose  molto dinamiche,  come colti in un momento di vita, e non più in aride teche, ma ben ambientati in splendidi diorami che ricostruiscono il più fedelmente possibile l'ambiente originale dove questi animali vivevano.
La ricostruzione del diorama è un lavoro complesso che richiede un team di professionisti esperti di varie tecniche,  ma anche la preparazione del singolo animale da esporre non è da meno. Ci vuole una competenza ed una abilità artistica non da poco, per riprodurre delle  pose realistiche, che oltre a spiegare di più sull'animale e la sua vita,  rendono il soggetto più "vivo" (si fa per dire) e  sicuramente più attraente.

Sono passato di recente a trovare Ermanno Bianchi, il preparatore (tassidermista, ma non solo) del Museo di Storia Naturale di Milano, dove lavora da decenni, quasi tutti gli animali che vedete nei diorami di quel Museo sono opera sua. Ermanno è uno dei migliori nel suo campo.
Ho fotografato la sua ultima fatica per mostrarvi che perfetta alchimia di arte e scienza ci sia "sotto":

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E, come mio solito,   vi voglio annoiare un po' raccontandovi i come e i perchè  😛 

Cominciamo dal soggetto, l'animale è un Ghepardo ed è  mostrato in corsa, mentre insegue una preda.

Da dove viene? Di solito si tratta animali che muoiono di morte naturale in parchi-zoo. Questo ghepardo proviene al Parco delle Cornelle (BG). Una volta arrivato in laboratorio da Ermanno, viene stoccato in una cella frigorifera fino al momento di iniziare il lavoro. La fase iniziale è togliere la pelle e metterla da parte,  l'animale poi viene scarnificato fino a liberare le ossa. Le ossa poi vengono  sottoposte ad un trattamento di essiccazione e "sgrassamento". Poi viene rimontato lo scheletro osso per osso (sono un  centinaio). Per la postura finale  Ermanno si è basato su fotografie di ghepardi in corsa. Adesso viene la parte più importante, la creazione del modello su cui rimontare la pelle.

Si usa parlare di imbalsamazione, di impagliatura, ma oggi non c'è più nulla di tutto questo. Fino a qualche decennio fa si usava il gesso per riprodurre alla meglio le fattezze di un animale, ma il gesso è pesante e fragile al tempo stesso, per cui le pose erano forzatamente statiche perchè il tutto potesse reggere. Adesso si usa fare una scultura in poliuretano, che è leggerissimo. Il lavoro è da una parte una vera opera d'arte, perchè se di certi particolari più minuti (unghie, dita), si possono prendere delle impronte prima di scarnificare, il resto va modellato da zero. Qui, oltre alla capacità artistica ci vuole una grande conoscenza dell' anatomia, della volumetria della muscolatura dell'animale, specialmente per renderlo realistico in una postura dinamica come quella che vedete.

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Il modello è una scultura creata da zero.

Una volta ultimato il modello,  gli si monta la pelle e si inseriscono gli occhi (di vetro, o di resina trasparente);  le basi esistono in commercio, ma la rifinitura, l'iride colorata ad esempio, spesso si dipinge a mano (all'interno). gli artigli, sono sempre copie perfette in resina e così l'animale è pronto.

Questa preparazione è stata progettata e verrà esposta come la vedete,  con le tre fasi, scheletro, modello con la muscolatura in evidenza e animale finito affiancati; proprio per mostrare ai visitatori cosa ci "sta sotto" al lavoro di preparazione.

L'avreste mai detto quanta arte, conoscenza e "manico" c'è dentro a questo lavoro? 

La prossima volta che visitate il Museo di Milano e guardate quegli splendidi diorami, lo saprete.

 

 Nota tecnica. ( questo è un sito di fotografia....), il laboratorio era ingombro al di sotto dei soggetti e di lato. I tre soggetti in fila erano troppo lunghi e sottili, a meno di tagliare la coda allo scheletro; in più, visti di lato perdevano molto, diventavano troppo didascalici; così per la foto principale ho optato per un  tre quarti davanti, con focale corta, che mi pare renda bene il dinamismo della ricostruzione.

 



8 Commenti


Recommended Comments

Affascinante, un lavoro notevole. Da ignorante, perché ignoro il motivo, mi sento di condividere la scelta, seppur più laboriosa, di ricostruirli in posizioni di vita usuali, li rende meno noiosi del solito animale impagliato.

Grazie.

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Concordo e aggiungo che il realismo è perfino impressionante, specie con riguardo all’evidenza della massa muscolare. Non mancherò di visitare il museo quando ne avrò occasione: è un lavoro che merita.

Modificato da nikolas

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Non pensavo ci volesse tutto quanto hai descritto per preparare un animale da esporre in un museo, e questo mi fa apprezzare ancora di più chi vi lavora per farlo. Il quale, dunque, oltre ad essere un attento studioso deve anche essere un bravo artista. E bene hai fatto a descriverlo e a sottolinearlo. :)

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Andando invece un po' OT, prendo spunto dalla tua "nota tecnica" per notare che - come peraltro facciamo quasi tutti noi fotografi in casi simili - hai tenuto a precisare perché le foto allegate, invero un po' bruttine per l'ambientazione in cui i soggetti sono stati ritratti, sono state scattate in quel modo e il motivo per cui non hai ritenuto di fare diversamente. Avendo premesso che siamo su un sito di fotografia e che pertanto anche... l'occhio (fotografico) vuole la sua parte! Tra l'altro leggo il tuo intervento come più di divulgazione scientifica che di esposizione delle immagini che hai scelto di pubblicare, e per questo avresti potuto tranquillamente soprassedere alla nota.

Questa cosa mi fa sempre un po' sorridere, come chi specifica che la sua foto tecnicamente non perfetta è stata scattata con un telefonino, o "al volo" perché a spasso con la famiglia, o ancora con una lente non appropriata perché quella aveva in uso al momento. E ciò mi suggerisce l'accostamento a molte donne che, chiamate dall'amica di turno ad uscire per un cinema o una pizza all'ultimo momento (cioè con solo 3 o 4 ore per prepararsi xD), all'appuntamento si scusano per l'acconciatura o per il vestito indossato a loro dire non adatti per l'occasione.

Noi fotografi attenti, scrupolosi e vanitosi come le donne? :marameo:

Fine OT, e scusami per avere un po' divagato sul tuo post. :sorriso:

 

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io ammiro profondamente il lavoro di questo scienziati/artisti/artigiani che operano per dare un senso  di realismo alla conoscenza.

Ed in quanto alla "giustificazione " di Silvio la comprendo e la faccio mia perché so quanto sia superiore alla attuabilita in certe condizioni il pio desiderio di documentare.

E in quel contesto se qualcosa si fosse potuto fare era, come solito, sulle luci da impiegare.

Evidentemente non è stato possibile.

Bellissime le forme realizzate da questi taxidermists 

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In questo caso specifico abbiamo un animale che si presta a questo genere di "scomposizione". Possiamo ammirare la bellezza di un ghepardo che corre ma non ci rendiamo conto di quello che nasconde sotto la livrea uno dei più grandi fenomeni del mondo animale. E invece è veramente interessante vedere articolazioni perfette che sorreggono una muscolatura sottile e possente allo stesso tempo. Questo mi aspetto da un moderno museo di storia naturale. Le foto vanno benissimo, hanno il giusto valore documentale. Un ottimo articolo Silvio, come al solito :)

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Bello sapere che anche in questo campo si sia sentita la necessità di aggiornare/evolvere il progetto, di mostrare gli animali in ambiente, come lo sarebbero in vita.
E' un modo anche di ammodernare le esposizioni del museo rendendole senza dubbio più interessanti,creando una nuova proposta.
Alla base appunto c'è ricerca di nuovi materiali ed applicazione di tecniche nuove, della collaborazione di più professionalità, con un risultato senza alcuna ombra di dubbio più moderno e piacevole. 
Bello

Grazie Silvio
 

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Io invece, non mi stancherei mai di poterli vedere sia i loro creatori che le loro opere..

ed ancora una volta, Grande Silvio.. grazie..

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Grazie a tutti,

Dario: La museologia moderna è una scienza raffinata: guardando il ghepardo che corre, specialmente se ambientato in un diorama, 1) è esteticamente più bello, 2) tu sei più coinvolto, 3) ti da' molte più informazioni  senza dover  leggere troppo, in quest'epoca in cui pochi si fermerebbero a leggere, è quasi una necessità per un museo.

Pedrito: sì, è vero, l'articolino è divulgativo e non fotografico, ma volevo comunque spiegare la scelta dell'inquadratura, (la prima): che non fosse troppo asettica, e facesse  risaltare il dinamismo. Non è una giustificazione, ma una spiegazione . Che la foto è quel che è (giustamente osserva Max, le luci erano quelle che erano e non potevo farci nulla, io ero lì per altri motivi ) lo so e non cerco giustificazione, forse era inutile, ma mi son sentito di scriverlo :) . La seconda foto "fotograficamente", non conta, è accessoria, per mostrare meglio la scultura con i muscoli. 

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