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Il punto d’ascolto / 8 - Vinile, CD o streaming?

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Il punto d’ascolto è una serie dedicata alle persone, agli strumenti e alle tecnologie che costruiscono la musica registrata.

Vinile, CD o streaming?

Quanto conta davvero il formato, e quanto il master che ci finisce dentro?

Fin qui abbiamo seguito il suono dalla sala ai microfoni, dal montaggio al master. A questo punto il disco dovrebbe essere pronto. Dovrebbe.

Prendiamo un album che conosciamo bene. Sullo scaffale c’è il vecchio CD; Qobuz propone il remaster in 24/192; in negozio ci aspetta una ristampa su vinile da 180 grammi, possibilmente «a tiratura limitata», perché anche l’ansia aiuta a vendere. Bastano trenta secondi e il verdetto è servito: il vinile è più caldo, il CD più duro, lo streaming più aperto.

Ottimo confronto. Peccato che potremmo aver ascoltato tre master diversi.

Siamo sicuri che sia lo stesso disco?

Il master è la versione preparata per la pubblicazione. Qui si decidono livello, equilibrio tonale, dinamica e parecchie altre cose capaci di cambiare il carattere di un’incisione. Dallo stesso mix possono derivare il CD del 1985, una ristampa più brillante e compressa del 1996, un’edizione per il vinile e un nuovo trasferimento ad alta risoluzione trent’anni dopo.

Confrontarli attribuendo ogni differenza al supporto è un po’ come mettere accanto una diapositiva, una scansione restaurata e un JPEG molto contrastato, per poi discutere della carta fotografica.

Prima di chiederci se sia meglio il vinile o il digitale, dovremmo sapere da quale sorgente provengono e chi l’ha lavorata. Informazioni che sulle piattaforme non sono sempre chiarissime. La copertina è la stessa, il disco talvolta no.

Il vinile e le sue buone maniere

Il vinile ha esigenze concrete. La puntina deve seguire il solco; una facciata troppo lunga obbliga a incidere a livello più basso e con solchi più stretti; i bassi molto sfasati fra i due canali possono creare problemi; verso il centro la lettura diventa più difficile.

Questi limiti possono portare a una versione diversa da quella digitale. A volte il master per il vinile viene compresso meno; altre volte si utilizza lo stesso file già spremuto fino all’ultima goccia.

Poi entrano in gioco giradischi, testina, regolazione e stato del disco. Una parte di ciò che chiamiamo «calore» può provenire proprio da questa catena e può piacere moltissimo. Quanto alla scritta 180 grammi, comunica con encomiabile precisione il peso del disco. Sulla qualità del master mantiene un prudente silenzio.

Il CD, pensionato controvoglia

Il CD fu presentato come il suono perfetto e in seguito trattato come un sottobicchiere. Da anni gli annunciano il funerale, ma continua a mostrare una fastidiosa mancanza di collaborazione.

I suoi 16 bit e 44,1 kHz coprono l’intera banda udibile e offrono una gamma dinamica più che adeguata all’ascolto domestico. Questo non rende buono ogni CD: le prime edizioni potevano derivare da nastri sbagliati o trasferimenti frettolosi. Molte, però, suonano magnificamente e conservano più dinamica delle ristampe successive, preparate negli anni in cui ogni disco sembrava obbligato a urlare più forte del vicino.

Il CD offre inoltre una sorgente stabile, senza usura a ogni passaggio e senza testine da allineare. Oggi l’usato consente anche di recuperare a pochi euro edizioni che, in qualche caso, suonano meglio del costosissimo remaster appena uscito.

L’alta risoluzione e il fascino dei numeri grossi

Nella sigla 24/192 o 24/96, il primo numero indica i bit assegnati a ciascun campione ed è legato alla precisione e alla gamma dinamica disponibile. Il secondo indica la frequenza di campionamento: 192.000 campioni al secondo. Il CD utilizza 16 bit e 44,1 kHz; un file 24/192 contiene quindi molti più dati.

Questa abbondanza è preziosa durante registrazione, missaggio ed elaborazione, perché lascia un margine di lavoro maggiore. Nell’ascolto finale il vantaggio rispetto a un CD ben realizzato diventa meno evidente. Inoltre 192 kHz non equivale ai megapixel di una fotografia: il numero più grande non garantisce automaticamente più particolari musicali.

L’alta risoluzione può essere l’edizione migliore disponibile perché deriva da un trasferimento più accurato, da nastri migliori o da un master meno compresso. La sigla, da sola, non ci dice quale di queste cose sia accaduta. Un mediocre 24/192 rimane un mediocre molto ingombrante.

Streaming o download: cambia davvero qualcosa?

Rimane un dubbio più recente. Lo stesso album suonerà meglio se acquistato e conservato sul disco del computer, invece di essere ascoltato in streaming? Molti attribuiscono al file locale una maggiore stabilità, come se l’arrivo della musica attraverso la rete potesse renderla meno precisa.

Dal punto di vista tecnico, se master, risoluzione e dati audio coincidono, non dovrebbero esserci differenze. Un download è, in sostanza, uno streaming che ha già finito di arrivare: in entrambi i casi il FLAC viene decodificato nello stesso flusso PCM prima di raggiungere il DAC.

La velocità con cui i dati attraversano Internet non governa il tempo della riproduzione. Il programma li accumula in una memoria temporanea e li invia all’uscita audio con il ritmo corretto; Audirvana, per esempio, carica e decodifica il brano in memoria. Quando la connessione non basta, ci si aspettano attese o interruzioni, più che un suono gradualmente meno brillante o meno definito.

Le differenze possono però nascere altrove. Stream e download potrebbero appartenere a edizioni diverse; Replay Gain e normalizzazione possono modificarne il livello; upsampling, volume digitale o altre elaborazioni possono cambiare il segnale inviato al DAC. Basta anche un piccolo scarto di volume perché una versione sembri più aperta e dettagliata.

Un confronto attendibile richiede quindi la stessa pubblicazione, identiche impostazioni e passaggi ascoltati a pochi secondi di distanza. Affidarsi al ricordo dell’ascolto del giorno prima lascia alla suggestione fin troppo spazio.

Tre dischi che complicano la faccenda

Dire Straits — Brothers in Arms
Nel 1985 fu uno dei dischi-manifesto del CD. L’LP singolo accorciava quattro brani per farli stare sulle due facciate, mentre CD e cassetta contenevano le versioni complete. Qui il formato cambiava persino la durata della musica. Le successive edizioni su due LP hanno ripristinato i brani integrali, aggiungendo un’altra variabile al confronto.

Miles Davis — Kind of Blue
Le prime tre tracce furono pubblicate a una velocità leggermente sbagliata per un problema del registratore usato durante la prima seduta. Molte edizioni successive hanno corretto l’errore. Fra un vecchio vinile e una ristampa moderna possono quindi cambiare intonazione, masterizzazione e supporto.

Steely Dan — Aja
Prime stampe, vecchi CD, remaster e costose edizioni a 45 giri ne hanno fatto uno dei terreni di caccia preferiti dagli audiofili. È anche un ottimo esempio di quanto diventi difficile separare l’effetto del master da quello del taglio, della stampa e dell’impianto utilizzato.

Un confronto casalingo con un minimo di disciplina

Cerchiamo due versioni provenienti dallo stesso master. Disattiviamo normalizzazione, Replay Gain e upsampling, pareggiamo attentamente il volume e chiediamo a qualcuno di cambiare sorgente senza dirci quale stia suonando.

Per confrontare streaming e download utilizziamo la stessa pubblicazione e controlliamo nel programma formato, bit e frequenza di campionamento. Se riconosciamo con continuità una versione, abbiamo scoperto qualcosa. Se dopo dieci tentativi cominciamo a indovinare, abbiamo scoperto qualcosa lo stesso e forse abbiamo risparmiato i soldi della sesta ristampa.

Dunque, quale scegliamo?

Il supporto conta, ma partecipa a una storia più lunga che comincia dalla sorgente utilizzata e passa attraverso il mastering. Un ottimo CD può superare una ristampa mediocre in vinile; lo stesso album, affidato a un master migliore, può ribaltare il risultato. Streaming e download lossless, quando provengono dagli stessi dati e seguono lo stesso percorso di riproduzione, hanno ben poche ragioni per suonare diversamente.

Poi vengono il piacere dell’oggetto, la comodità, il costo e le nostre abitudini. Sono ragioni più che legittime, purché non vengano travestite da leggi dell’acustica.

Prima di acquistare per la quinta volta lo stesso album, conviene cercare il nome del tecnico di mastering. È meno fotogenico dell’adesivo «180 grammi», ma spesso racconta molte più cose.

1 Comment

Recommended Comments

Alessandro Pisano

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander Veterano

Grazie Giovanni, avevo sempre il dubbio dello streaming vs il download, ma tu me l' hai fugato

Guest
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