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Le Cantate di Johann Sebastian Bach : Perché questo progetto

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Le Cantate di Johann Sebastian Bach

Perché questo progetto

Molti anni fa scesi nel mezzanino della metropolitana di Milano a Cordusio ed entrai da Disco Club, un negozio che chi frequentava la città in quegli anni ricorderà bene. Era uno di quei posti in cui si poteva entrare sapendo esattamente che cosa si voleva e uscire comunque con qualcosa in più. Io, quella volta, sapevo perfettamente che cosa volevo: l'integrale delle opere di Johann Sebastian Bach pubblicata dalla Hänssler nella Edition Bachakademie, sotto la direzione artistica di Helmuth Rilling. Centosettantadue compact disc, raccolti in una confezione enorme e venduti a un prezzo altrettanto enorme. Non entrai semplicemente per comprarla. Andai apposta a trattare il prezzo.

La volevo e alla fine la comprai. Oggi una fotografia di quel monumentale scatolone nero, con il volto di Bach stampato sul coperchio e quei 172 CD allineati all'interno, appartiene quasi all'archeologia dell'ascolto musicale. All'epoca rappresentava invece qualcosa di straordinario: poter avere materialmente in casa l'opera di Bach, tutta insieme, e poterla percorrere senza dipendere da ciò che si riusciva a trovare di volta in volta nei negozi. Quella Edition Bachakademie, realizzata per l'anno bachiano 2000, raccoglieva un lavoro che Rilling aveva iniziato molto prima e che, per quanto riguarda le cantate, lo aveva impegnato per decenni. Era un modo diverso da quello odierno di rapportarsi alla musica registrata: bisognava cercarla, comprarla, aspettarla, qualche volta persino risparmiare per potersela permettere. E quando finalmente arrivava a casa, inevitabilmente le si attribuiva un valore particolare.

In quella enorme quantità di musica c'erano naturalmente le Passioni, la Messa in si minore, i Concerti brandeburghesi, le Suites, il Clavicembalo ben temperato, le Variazioni Goldberg, l'Arte della fuga. Ma c'era soprattutto quella parte dell'opera bachiana che, anche materialmente, occupava uno spazio impressionante: le cantate. Quasi duecento composizioni conservate, alle quali si aggiungono versioni alternative, opere profane, frammenti, lavori perduti o di attribuzione discussa. Una produzione sterminata e, nello stesso tempo, assai meno conosciuta di quanto la sua importanza meriterebbe.

Questo non sorprende. Una Passione secondo Matteo è immediatamente identificabile; i Concerti brandeburghesi sono sei, le Suites per violoncello sono sei, le Sonate e Partite per violino sono sei. Le cantate si presentano invece davanti all'ascoltatore come una foresta di sigle: BWV 4, BWV 21, BWV 51, BWV 82, BWV 106, BWV 140, BWV 147. Dietro quei numeri si nascondono alcune delle pagine più alte mai scritte da Bach, ma il numero, da solo, non aiuta a entrarci. Nemmeno l'ordine del catalogo BWV lo fa, perché non è una cronologia, non segue l'anno liturgico e non racconta il percorso creativo dell'autore. Bisogna costruirsi progressivamente una propria mappa.

Nel frattempo il mondo è cambiato. Oggi non è più necessario scendere a Cordusio, né acquistare centosettantadue dischi. In pochi secondi possiamo disporre di più esecuzioni delle cantate di quante sarebbe stato realisticamente possibile raccogliere allora in una vita di acquisti: Rilling, Harnoncourt e Leonhardt, Gardiner, Koopman, Suzuki, Herreweghe e molti altri, fino alle interpretazioni più recenti. Possiamo ascoltare la stessa aria eseguita da cantanti diversi, confrontare strumenti moderni e storici, tempi, organici, pronuncia, articolazione, concezioni lontanissime tra loro. Abbiamo anche accesso alle fonti, alle partiture, ai testi originali, alle traduzioni, ai manoscritti digitalizzati, alle cronologie e a repertori di una vastità che sarebbe stata impensabile quando comprai quella scatola.

Paradossalmente, questa abbondanza non ha risolto il problema. Lo ha semplicemente spostato. Prima era difficile trovare la musica; oggi è difficile orientarsi nella quantità di musica e di informazioni disponibili. Il Bach Cantatas Website costituisce da anni un deposito documentario impressionante; Bach Digital permette di raggiungere le fonti con strumenti che gli studiosi di poche generazioni fa avrebbero sognato; Bachipedia propone un approccio moderno all'opera vocale; la bibliografia musicologica è sterminata e, in italiano, il grande volume di Raffaele Mellace offre una disamina sistematica dell'intero corpus. Non abbiamo quindi alcuna intenzione di rifare ciò che esiste già, né tantomeno di sostituirci alla musicologia specialistica. Vorremmo fare qualcosa di diverso.

Vorremmo rendere le cantate godibili senza renderle semplici, approfondite senza trasformarle in esercizi accademici, rigorose nella documentazione ma sempre ricondotte alla ragione per cui la musica esiste: essere ascoltata. Ogni cantata avrà la propria storia, la datazione più attendibile, l'occasione per la quale fu composta, il testo e il suo significato, l'organico, la struttura e ciò che è necessario conoscere per comprenderla. Ma tutto questo dovrà servire ad arrivare alla musica, non a frapporsi fra la musica e chi ascolta.

Entreremo quindi nelle composizioni movimento per movimento quando sarà utile farlo, cercheremo di capire perché Bach utilizza in quel punto proprio un oboe d'amore, una tromba, un flauto o una viola da gamba, perché affida una determinata idea a un basso o a un soprano, come trasforma un corale conosciuto dai fedeli di Lipsia in una costruzione nuova, come utilizza ritmo, armonia e contrappunto per dare forma musicale a una parola o a un'idea. Lo faremo senza dare per scontato che chi legge possieda una laurea in musicologia, ma senza nemmeno presupporre che debba essere protetto dalla complessità. Bach può essere spiegato. Non ha bisogno di essere impoverito.

E soprattutto ascolteremo. Una parte essenziale di ogni articolo sarà dedicata alle interpretazioni, non sotto forma di interminabili discografie compilative, ma attraverso una scelta ragionata. La stessa cantata può cambiare radicalmente nelle mani di Rilling, Gardiner, Suzuki o Herreweghe; un cantante può illuminare un testo in maniera che un altro non riesce a fare, un'orchestra può mettere in evidenza una struttura che altrove rimane sullo sfondo. Cercheremo le esecuzioni che meritano di essere conosciute, anche quando non saranno le più recenti, e spiegheremo perché. Qualche volta ne proporremo diverse; qualche altra volta potremo arrivare alla conclusione più semplice: se volete conoscere questa cantata, cominciate da questa registrazione.

C'è poi un'immagine di Bach dalla quale questo lavoro vuole deliberatamente prendere le distanze. Il volto severo del ritratto di Haussmann, la parrucca, il nero degli abiti, le chiese della Sassonia e la teologia luterana hanno favorito nei secoli la costruzione di un Bach grave, austero, quasi intimidatorio. Naturalmente nelle cantate ci sono la morte, il peccato, il dolore, il dubbio, la fragilità dell'uomo e l'attesa della vita eterna. Ma c'è altrettanta gioia. C'è un'energia ritmica irresistibile, ci sono trombe e timpani, danze, colori orchestrali, tenerezza, sensualità, ironia e perfino vita quotidiana. C'è un compositore che sa rappresentare il dolore con una profondità quasi insostenibile e, poche pagine dopo, mettere letteralmente in movimento la felicità. Ridurre questa musica alla cupezza della religiosità settecentesca significa non averla ascoltata abbastanza.

Per questo non vogliamo nemmeno attualizzare Bach artificialmente, cercando improbabili somiglianze con il nostro tempo. Ci interessa l'operazione opposta: ricostruire abbastanza bene il suo mondo da poter comprendere perché una musica concepita per la domenica mattina a Lipsia nel 1724 continui a riguardare anche chi la ascolta tre secoli più tardi, indipendentemente dal fatto che condivida o meno la fede, la cultura e la visione del mondo per cui fu composta. La grande musica non resta viva perché viene modernizzata. Resta viva perché riesce continuamente a superare le circostanze che l'hanno generata.

Nasce da qui questo progetto di Variazioni Goldberg. Il catalogo generale che abbiamo pubblicato ne costituisce soltanto la mappa iniziale. A poco a poco ogni numero BWV condurrà alla propria scheda e, parallelamente, costruiremo altri percorsi: il calendario liturgico, la cronologia, le cantate di Weimar e quelle di Lipsia, le opere per voce sola, i grandi cori, gli strumenti, gli interpreti, le registrazioni. Non sarà necessario leggerlo dall'inizio alla fine e non seguiremo obbligatoriamente l'ordine numerico. Si potrà arrivare a una cantata attraverso la Pasqua, il Natale, un oboe, una voce di basso, una registrazione di Suzuki oppure semplicemente perché qualcuno avrà suggerito che quella musica merita venticinque minuti della nostra giornata.

L'ambizione, invece, non sarà piccola. Vogliamo costruire nel tempo una guida completa alle cantate di Johann Sebastian Bach, autorevole nelle fonti, continuamente aggiornabile, interconnessa e abbastanza piacevole da essere letta anche senza avere davanti una partitura. Sarà scritta in italiano perché questa è la lingua nella quale pensiamo, scriviamo e raccontiamo la musica. Non consideriamo questo un limite editoriale: chi altrove vorrà leggerla dispone ormai di tutti gli strumenti necessari per farlo.

Ripensando a quel pomeriggio da Disco Club, la distanza è enorme. Allora avevo davanti una scatola di 172 CD che prometteva di contenere tutto Bach e cercavo di convincere il negoziante a farmela pagare un po' meno. Oggi tutta quella musica, e molta più musica ancora, è immediatamente disponibile. Ma il desiderio è rimasto esattamente lo stesso: non possedere Bach, bensì conoscerlo meglio.

Con le cantate abbiamo deciso di farlo nel modo più semplice e più impegnativo possibile: una alla volta, senza saltarne nessuna, ascoltandole davvero.

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