Stephen Hough's Piano Postcards

Stephen Hough’s Piano Postcards.
Stephen Hough, pianoforte.
Hyperion .
Registrato nel 2020 e 2024 presso St Silas the Martyr, Londra.
Disponibile anche in download fino a 24 bit/192 kHz.
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La copertina di Stephen Hough’s Piano Postcards riprende un gioco da tavolo francese di fine Ottocento intitolato Voyage around the world. La scelta chiarisce subito le intenzioni: questo disco vuole viaggiare. Lo fa con la libertà di chi apre un vecchio album di ricordi, saltando da Londra a Vienna, da Taiwan al Giappone, dal Messico a Parigi e New York senza preoccuparsi troppo di coincidenze e fusi orari.
Pubblicato da Hyperion nel luglio 2026, Piano postcards raccoglie ventisei brani per poco più di settantatré minuti. Sono quasi tutte miniature, spesso comprese fra uno e quattro minuti: la durata che permetteva a un pezzo di stare sul lato di un vecchio 78 giri. Hough le chiama “cartoline” perché contengono saluti da luoghi lontani, ricordi di viaggio e poche parole capaci, qualche volta, di dire più di una lunga lettera.
Prima del viaggio vale la pena presentare il mittente. Sir Stephen Hough è una di quelle rare figure per le quali la parola “poliedrico” non sembra un’esagerazione da ufficio stampa: pianista, compositore e scrittore, oltre che poeta e pittore.
Hough ama il repertorio più impegnativo quanto le melodie popolari, le opere dimenticate e le piccole eccentricità. Un album nel quale Mary Poppins può sedersi accanto a Rachmaninov nasce precisamente da questa miscela di cultura, curiosità e scarsa propensione alla pomposità.
Il programma potrebbe comunque allarmare qualche purista. I fratelli Sherman condividono il disco con Schumann, Händel, Granados e Sibelius; arrivano poi canzoni tratte da Frozen, Mulan e Coco, melodie asiatiche e messicane, Cécile Chaminade, Nat King Cole e quel repertorio da salotto a lungo trattato con la condiscendenza riservata alle caramelle dopo un pranzo serio.
Hough organizza questa eterogeneità con una logica precisa. Il viaggio geografico diventa anche un itinerario nella memoria musicale e nella storia del pianoforte. Come ha ricordato in un articolo pubblicato dal Guardian, la trascrizione ha accompagnato per secoli la musica occidentale: Bach rielaborava Vivaldi, Liszt trasformava opere e sinfonie, Rachmaninov riscriveva Kreisler. La melodia conosciuta diventava il punto di partenza sul quale il pianista poteva lasciare la propria firma, più o meno come avviene nel jazz.
La prima cartolina arriva dalla Londra immaginaria di Mary Poppins. La suite comprende Chim chim cher-ee, Feed the Birds e l’inevitabile Supercalifragilisticexpialidocious. Hough conserva l’immediatezza delle melodie, trattandole come autentico materiale pianistico. Feed the Birds diventa un episodio intimo e cantabile, mentre il brano conclusivo parte per una corsa virtuosistica disseminata di allusioni a Beethoven, Weber, Rimskij-Korsakov e Stravinskij.
Dopo Disney si entra in un paesaggio slavo. Il breve Preludio in mi bemolle minore di Abram Chasins introduce quello op. 32 n. 12 di Rachmaninov, seguito dalla sua trascrizione del Liebesleid di Kreisler e dal Volo del calabrone. Il viaggio procede verso l’epoca dei pianisti-compositori, quando un recital poteva comprendere una sonata, una parafrasi d’opera e un piccolo pezzo di bravura. Nel Liebesleid la nostalgia viennese passa attraverso le armonie di Rachmaninov; nel Calabrone il virtuosismo conserva leggerezza e chiarezza.
Le due tappe asiatiche sono fra le più evocative. Spring Breeze Prelude, del compositore taiwanese Deng Yu-Hsien, e la canzone giapponese Aka tombo sono presentate in trascrizioni dello stesso Hough. Quest’ultima, il cui titolo significa “libellula rossa”, nasce come canzone infantile legata all’immagine di una libellula osservata al tramonto. Hough mantiene la melodia in primo piano e la circonda con armonie delicate, facendone un ricordo tanto di un luogo quanto dell’infanzia.
Il percorso ritorna al cinema d’animazione con Do You Want to Build a Snowman?, Reflection e Remember Me. Hough affronta queste canzoni con la stessa cura riservata al repertorio classico: il primo brano genera una filigrana leggera, quasi una nevicata sulla tastiera; Reflection si allarga attraverso più voci e armonie tardoromantiche; Remember Me conserva il carattere semplice e malinconico dell’originale.
Da Coco il passaggio al Messico di Cielito lindo è immediato. Subito dopo, l’Andaluza di Granados porta il viaggio in Spagna. L’itinerario funziona per associazioni: una canzone cinematografica apre la porta a una melodia popolare, che conduce a sua volta alla danza colta. Il pianoforte assorbe linguaggi diversi e li restituisce con la voce elegante e leggermente maliziosa di Hough.
Il cuore europeo comprende il Minuetto in sol minore di Händel nella trascrizione di Wilhelm Kempff e tre pezzi di Cécile Chaminade: la Toccata, il Thème varié e Les Sylvains. Chaminade fu popolarissima fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, prima che la sua musica venisse liquidata come produzione da salotto. Hough ne fa emergere la scrittura accurata e l’invenzione melodica, oltre a un’eleganza che richiede dita agilissime senza sentire il bisogno di esibirle continuamente.
Seguono il Passepied di Delibes e due pagine dai Travel Diaries di Malcolm Williamson: i venditori di fiori di Place de la Madeleine a Parigi e Broadway a mezzanotte. Dopo una scintillante étude di Sibelius arriva Nature Boy, la canzone resa celebre da Nat King Cole, trasformata in una pagina cromatica e sospesa.
Le ultime cartoline abbandonano le città e si addentrano nel bosco: To a Wild Rose di MacDowell, Vogel als Prophet di Schumann e infine Frühlingsrauschen di Christian Sinding. Il disco si chiude con il fruscio della primavera, un antico cavallo di battaglia pianistico oggi ascoltato di rado.
La qualità centrale del pianismo di Hough sta nella misura. Possiede mezzi tecnici imponenti, ma adatta il gesto alle dimensioni di ogni miniatura: sa far cantare una linea, alleggerire una cascata di note, cambiare colore in pochi secondi e rendere percepibili le voci interne di un arrangiamento. La tecnica diventa la grafia personale con cui vengono scritte queste cartoline.
Anche la registrazione merita una nota. Le sessioni, realizzate nel 2020 e nel 2024 nella chiesa londinese di St Silas the Martyr, mantengono una sorprendente uniformità sonora. Il Yamaha CFX preferito da Hough è ripreso con prospettiva abbastanza ravvicinata: gli attacchi sono nitidi, il registro grave resta solido e controllato, mentre l’acustica aggiunge aria alle code senza velare i dettagli. Un suono pulito e credibile, più interessato ai colori del pianoforte che agli effetti spettacolari.
Hough trova continuità nella nostalgia, nel piacere della melodia riconoscibile e nella curiosità del musicista che trascorre la vita in viaggio raccogliendo temi e ricordi. Ne nasce un disco accessibile, divertente e costruito con grande intelligenza, nel quale Rachmaninov e Mary Poppins scoprono di avere qualcosa da dirsi.
In fondo, le cartoline migliori funzionano proprio così. Mostrano un luogo, contengono poche righe e lasciano al destinatario lo spazio necessario per immaginare il resto.
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