Magoni/Spinetti : Musica Nuda, Leggera (Foné 2024)
Musica Nuda, Leggera: due persone possono bastare

Petra Magoni, voce; Ferruccio Spinetti, contrabbasso
Warner, 2017 – riedizione SACD Fonè, 2024
La copertina contiene già l’intero disco.
Petra Magoni e Ferruccio Spinetti indossano due pesanti armature. Fra loro si alza il contrabbasso, mentre Petra tiene delicatamente in mano una tazzina da tè. Il titolo dice Leggera. Il duo continua a chiamarsi Musica Nuda.
È un gioco di contraddizioni che descrive perfettamente ciò che ascolteremo: una musica privata quasi completamente dei propri vestiti, prodotta però da due interpreti capaci di occupare tutto lo spazio disponibile. Una voce e un contrabbasso sembrerebbero il minimo indispensabile. Nelle loro mani diventano un’orchestra.
Conosco questo disco da anni e continuo ad ascoltarlo con lo stesso piacere. Non perché sia perfetto: non lo è, nemmeno nella spettacolare riedizione audiophile di Fonè. Mi appassiona perché conserva qualcosa che molte registrazioni più irreprensibili non possiedono: la sensazione che la musica stia accadendo adesso, davanti a noi, e che i due interpreti possano ancora sorprendersi reciprocamente.
Musica nuda, non musica povera
Ridurre un organico non significa necessariamente semplificare la musica.
Quando mancano batteria, pianoforte, chitarre, tastiere e arrangiamenti orchestrali, ogni nota diventa visibile. Non esistono riempitivi dietro i quali nascondere una frase poco convincente. Il ritmo, l’armonia, il colore e il silenzio devono essere costruiti da due persone soltanto.
Ferruccio Spinetti non accompagna Petra Magoni. Il suo contrabbasso deve sostenere l’armonia, stabilire il tempo, produrre accenti percussivi, suggerire linee che non vengono suonate e, quando necessario, diventare una seconda voce. A volte cammina, altre danza; può essere morbido e cantabile, poi trasformarsi in uno strumento secco, aggressivo, quasi fisicamente provocatorio.
Petra non canta semplicemente sopra questa struttura. La attraversa.
Possiede una voce educata, estesa e tecnicamente formidabile, ma la tecnica non viene esibita come certificato di superiorità. Le serve per cambiare continuamente personaggio: può essere cantante di jazz, attrice, bambina, donna innamorata, narratrice ironica; può sussurrare, produrre suoni puramente ritmici, piegare le parole oppure sostituirle con respiri e fonemi.
Fra loro non esiste una gerarchia stabile. Qualche volta il contrabbasso guida e la voce reagisce. In altri momenti è Petra a imporre una direzione che Spinetti deve inseguire. L’impressione è quella di una conversazione nella quale entrambi conoscano perfettamente l’altro, ma nessuno sappia con assoluta certezza quale sarà la frase successiva.
Per la prima volta, tutto in italiano
Dopo avere costruito gran parte della propria identità spogliando canzoni già note, in Leggera Musica Nuda compie una scelta differente. Il disco è formato quasi interamente da composizioni originali ed è il primo del duo cantato completamente in italiano.
È una svolta importante.
Interpretare Roxanne, Eleanor Rigby o La vie en rose significa partire da una memoria condivisa con l’ascoltatore e giocare contro le sue aspettative. Qui quella rete di sicurezza quasi scompare. Petra e Ferruccio devono far vivere canzoni nuove, affidandosi alla qualità della scrittura e alla forza della propria relazione musicale.
Per costruire il programma chiamano intorno a sé una piccola comunità di autori e amici: Peppe Servillo, Fausto Mesolella, Frankie hi-nrg, Kaballà, Tony Canto, Susanna Parigi, Alessio Bonomo, Francesco Cusumano, Luigi Salerno. Non diventano però una folla. Anche quando entra un ospite, la musica conserva la propria nudità: nessuno viene invitato per decorare il disco o renderlo artificialmente più ricco.
Il riferimento ideale è la canzone italiana precedente alla produzione industriale moderna, quella capace di essere colta senza diventare accademica, melodica senza scivolare nella prevedibilità, ironica senza trasformarsi in cabaret.
Leggera non significa inconsistente. Significa eliminare il peso che non serve.
Come si canta una domanda?
Il disco comincia con Come si canta una domanda, musica di Spinetti e testo di Peppe Servillo.
Il titolo sembra quasi una dichiarazione poetica del progetto. Una domanda non richiede necessariamente una risposta; può vivere nell’inflessione con cui viene pronunciata, nello spazio lasciato aperto dopo l’ultima parola. Petra non deve soltanto articolare il testo: deve conservarne l’incertezza.
Il contrabbasso non offre un terreno completamente stabile. Commenta, interrompe, rilancia. Già nel primo brano comprendiamo che il disco non sarà una successione di melodie accompagnate, ma un continuo scambio di responsabilità.
In Condizione imprescindibile, firmata da Kaballà e Tony Canto, il tango viene evocato senza bisogno di riprodurne l’orchestra. Spinetti ne suggerisce il passo e la tensione, Petra ne raccoglie la sensualità senza trasformarla in posa. È un tango osservato attraverso la memoria, ridotto al gesto essenziale.
Dimane introduce la voce dello stesso Spinetti. È un cambiamento piccolo ma importante: il contrabbassista esce dalla propria funzione strumentale e rende ancora più evidente la natura dialogica del disco. Petra non è più l’unica portatrice della parola e la musica assume per qualche minuto un’altra prospettiva.
La leggerezza non è superficialità
La canzone che dà il titolo all’album, con Tony Canto, potrebbe essere il manifesto dell’intero lavoro. Il richiamo è alla leggerezza di Calvino: non alla fuga dalla realtà, ma alla capacità di attraversarla senza lasciarsi schiacciare.
Petra e Ferruccio non alleggeriscono le canzoni rendendole graziose. Le liberano dalle sovrastrutture. Ogni linea melodica viene esposta, ogni parola deve reggersi da sola, ogni ingresso del contrabbasso acquista un peso che in un arrangiamento più affollato sarebbe distribuito fra molti strumenti.
Lunedì, con il testo di Frankie hi-nrg, utilizza questa economia per giocare con il ritmo della lingua. Spinetti costruisce il movimento mentre Petra tratta le sillabe come materiale musicale, facendo dimenticare per un momento il confine fra canto e recitazione.
Feltrinelli porta con sé la presenza di Fausto Mesolella. La sua chitarra non veste il duo: vi entra in punta di piedi, trovando uno spazio che sembra essere sempre esistito. È una delle qualità più preziose del disco. Gli ospiti non interrompono il rapporto fra Petra e Ferruccio; ne illuminano temporaneamente un lato differente.
Mesolella ritorna in Tu sei tutto per me, su propria musica e testo di Alessio Bonomo. Sapendo che sarebbe morto pochi mesi dopo l’uscita dell’album, è difficile ascoltare oggi la sua presenza senza attribuirle un significato ulteriore. Non occorre caricare la canzone di una retorica postuma: basta sentire il modo in cui il suo suono rimane sospeso fra la voce e il contrabbasso.
Un gioco che non diventa mai esercizio
Canzone senza pretese, di Lelio Luttazzi e Alberto Zeppieri, accoglie Frida Bollani Magoni. La leggerezza diventa qui anche incontro fra generazioni. Il brano potrebbe facilmente trasformarsi in un numero di bravura o in una parentesi familiare; rimane invece una piccola scena musicale, affettuosa e intelligentemente svagata.
In Ti darò affiora la voce di Luigi Salerno attraverso il suo provino originario per voce e pianoforte. Non è soltanto una curiosità documentaria. È come se la canzone conservasse al proprio interno la traccia del momento in cui è nata, prima di essere consegnata a Petra e Ferruccio.
Zitto zitto, di Kaballà e Susanna Parigi, lavora sull’ironia e sul contrasto. La voce di Petra può rendere teatrale anche il minimo spostamento di accento, ma non perde mai il controllo della forma. È un’interprete naturalmente esuberante che ha imparato a utilizzare l’eccesso senza farsene dominare.
Luce, scritta da Spinetti con Luigi Salerno, apre invece una finestra sulla musica brasiliana. Il ritmo non viene dichiarato con una sezione di percussioni: è incorporato nel movimento del contrabbasso e nella flessibilità della voce.
Alla fine arriva Ti ruberò di Bruno Lauzi, unica vera cover del programma. Dopo undici canzoni nuove, il disco torna alla tradizione italiana dalla quale era partito idealmente. Lauzi possedeva il dono rarissimo di scrivere melodie immediate che non si esauriscono nella prima impressione. Musica Nuda non tenta di modernizzarlo: lascia che la canzone mostri quanto fosse già moderna.
È una conclusione affettuosa, non nostalgica.
Una registrazione spettacolare, ma non perfetta
La riedizione Fonè del 2024 nasce con tutte le credenziali dell’incisione audiophile. Il master analogico originale è a due piste su nastro da mezzo pollice, inciso a 30 pollici al secondo e trasferito in digitale mediante convertitori dCS. Per il SACD, Giulio Cesare Ricci ha utilizzato la propria catena Signoricci analogica e valvolare.
Il risultato è immediatamente spettacolare.
Petra appare davanti all’ascoltatore con una presenza quasi tattile. Si percepiscono il respiro, l’apertura della bocca, la differenza fra una consonante pronunciata e una lasciata sfumare. Il contrabbasso è grande, profondo e ligneo; le corde hanno corpo, la cassa vibra e ogni pizzicato mette in movimento una notevole quantità d’aria.
Con un impianto capace di scendere realmente in basso, Spinetti non viene semplicemente ascoltato: viene avvertito fisicamente.
La scena è ravvicinata e molto stabile. Non cerca di ricostruire un grande ambiente da concerto; mette due esseri umani nella stanza. È una scelta perfettamente coerente con il progetto Musica Nuda.
Eppure proprio il contrabbasso, protagonista assoluto della registrazione, ne rivela il limite.
In alcuni attacchi più energici la gamma bassa arriva al clipping. Il suono perde per un istante la propria naturale espansione, si indurisce e sembra schiacciarsi contro il limite disponibile. Non è il calore della saturazione analogica utilizzata come colore: è il cedimento di una catena alla quale è stato chiesto qualcosa di troppo.
Non possiamo stabilire dal semplice ascolto in quale punto sia nato. Potrebbe essere già presente nel master originario, derivare dalla ripresa del contrabbasso, dal passaggio su nastro, da uno stadio analogico successivo oppure dal trasferimento digitale. L’SACD non può ricostruire ciò che è stato perso prima della conversione. Può soltanto mostrarcelo con maggiore evidenza.
Il difetto non rovina il disco e non riduce il piacere dell’ascolto. Ma gli impedisce di essere quella registrazione tecnicamente ineccepibile che la confezione e la genealogia audiophile sembrerebbero promettere.
È anche una lezione utile. L’alta risoluzione non rende automaticamente perfetto un master; una catena valvolare non garantisce naturalezza; il nastro analogico non protegge dagli errori. Un’incisione può essere magnifica, coinvolgente e quasi dimostrativa, conservando al proprio interno alcuni istanti tecnicamente sbagliati.
Preferisco dirlo chiaramente proprio perché il resto della registrazione è tanto riuscito.
Due persone e nessun vuoto
Leggera non è il disco più rivoluzionario di Musica Nuda e forse non contiene le reinvenzioni che resero folgorante il loro esordio. Non parte più dallo stupore di ascoltare celebri canzoni private improvvisamente di tutto. Nel 2017 Petra Magoni e Ferruccio Spinetti erano ormai un duo maturo, conosciuto e perfettamente consapevole dei propri mezzi.
Proprio questa maturità permette loro di compiere un passo più difficile: affidarsi a canzoni nuove e interamente italiane, senza poter contare sul riconoscimento immediato di una melodia celebre.
Il risultato non è uniforme. Alcune pagine vivono soprattutto grazie alla forza degli interpreti, altre possiedono una sostanza capace di esistere anche al di fuori del duo. Ma nessuna appare trascurata o cantata come materiale di passaggio.
Petra e Ferruccio non riempiono il silenzio: gli danno una forma.
È questa la ragione per cui continuo a tornare a Leggera. Non per verificare quanto in basso scenda il contrabbasso o quanto realisticamente sia stata catturata la voce. Torno perché fra quelle due presenze esiste una relazione musicale vera, costruita in anni di ascolto reciproco e ancora capace di produrre sorpresa.
Il disco si chiama Leggera, ma non vola via.
Resta.
Giudizio artistico: 9/10
Interpretazione: 9,5/10
Registrazione: 8/10
Qualità della riedizione SACD: 8,5/10
Brano d’ingresso: Come si canta una domanda
Brano del cuore: Tu sei tutto per me
Conclusione inevitabile: due persone possono bastare
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