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Come commentare una fotografia senza scrivere soltanto «Bella!»

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E senza lasciare un like come ricevuta di passaggio

Il pulsante del like è una delle grandi comodità della vita moderna.

Non richiede riflessione, non espone al contraddittorio e si aziona con un dito solo. È l’equivalente digitale del cenno che rivolgiamo al vicino incontrato sul pianerottolo: significa «Ti ho visto, tutto bene, adesso però devo scappare».

All’autore di una fotografia può certamente fare piacere. Gli segnala che qualcuno è passato, ha guardato e ha apprezzato. Non è inutile e non intendiamo abolirlo con decreto ministeriale.

Ma, alla prova pratica, non dice quasi nulla.

Non spiega che cosa ci abbia colpito, perché quella fotografia abbia funzionato, dove si sia fermato il nostro sguardo o quale sensazione ci abbia lasciato. È un segnale di approvazione, non ancora una conversazione.

Lo stesso vale, con appena cinque lettere in più, per il celebre commento:

Bella!

È cortese, positivo e indiscutibilmente meglio di un insulto. Ma potrebbe essere applicato con un timbro automatico a un ritratto, un martin pescatore, una motocicletta, una montagna innevata e al gatto del vicino senza modificare una virgola.

Bella cosa?

Bella perché?

Non occorre essere critici d’arte

Molti non commentano perché pensano di non avere la competenza necessaria.

Temono di dover discutere la composizione secondo la sezione aurea, individuare l’obiettivo dagli angoli dello sfocato o calcolare il tempo di scatto osservando l’inclinazione delle ali di un germano reale.

Non serve nulla di tutto questo.

Per commentare una fotografia basta averla guardata davvero.

Un commento non è una perizia tecnica, una sentenza né l’esame di ammissione all’Accademia di Brera. È la restituzione di ciò che l’immagine ha prodotto in chi la osserva.

Possiamo cominciare da tre domande molto semplici:

  • Che cosa mi ha fatto fermare?

  • Dove è andato per primo il mio sguardo?

  • Che cosa mi rimane dopo averla osservata?

Le risposte sono già un commento.

Da «Bella!» a qualcosa che serva

Invece di scrivere:

Bella foto!

potremmo scrivere:

Mi ha colpito il modo in cui la luce separa il volto dallo sfondo. Lo sguardo arriva subito agli occhi e soltanto dopo scopre il resto della scena.

Oppure:

Mi piace perché sembra un momento autentico e non preparato. L’espressione del soggetto vale più della perfezione formale.

O ancora:

Il paesaggio è molto ampio, ma quella piccola figura sulla sinistra gli dà misura e impedisce che diventi soltanto una bella veduta.

Non abbiamo scritto un trattato. Abbiamo soltanto spiegato che cosa abbiamo visto.

Per l’autore, però, la differenza è enorme. Adesso sa quale elemento della fotografia è arrivato all’osservatore e se ciò che voleva comunicare è stato effettivamente percepito.

Si può anche dire che qualcosa non convince

Commentare non significa necessariamente applaudire.

Una fotografia può interessarci e contemporaneamente lasciarci qualche dubbio. Possiamo dirlo senza indossare la toga, convocare i periti o chiedere la pena massima.

Per esempio:

Il soggetto e l’espressione mi piacciono molto, ma lo sfondo luminoso continua ad attirare il mio sguardo. Forse con un’inquadratura leggermente più stretta il volto avrebbe avuto ancora più forza.

Oppure:

Capisco la scelta di lasciare molto spazio intorno al soggetto, ma non sono sicuro che la parte destra aggiunga qualcosa alla fotografia.

Questa non è una bocciatura. È un’osservazione motivata, quindi discutibile. L’autore potrà essere d’accordo, spiegare la propria scelta oppure rispondere che voleva ottenere esattamente quell’effetto.

A quel punto è nata una conversazione. Che è precisamente ciò che un commento dovrebbe fare.

Attenzione a «Io avrei…»

La frase più pericolosa della critica fotografica non è «Non mi piace».

È:

Io avrei fatto così.

Naturalmente possiamo proporre un’alternativa, ma dovremmo prima cercare di capire la fotografia che abbiamo davanti. Altrimenti rischiamo di commentare non l’immagine dell’autore, ma quella che avremmo voluto scattare noi.

«Io avrei usato il 300mm» può essere un’informazione interessante, ma forse l’autore voleva mostrare il rapporto del soggetto con l’ambiente.

«Io avrei aperto le ombre» può avere senso, ma forse quelle ombre erano proprio il linguaggio della fotografia.

«Io avrei aspettato che il passante uscisse dall’inquadratura» è legittimo, ma magari tutta l’immagine esiste grazie a quel passante.

Prima di prescrivere la cura, conviene chiedere al paziente se si sente davvero malato.

Una domanda può essere più utile di una correzione:

La presenza della figura sullo sfondo è intenzionale?

oppure:

Hai scelto deliberatamente di mantenere il volto così scuro?

Chiedere non è segno di incompetenza. Significa riconoscere che una fotografia può contenere intenzioni che non conosciamo.

Parliamo della fotografia, non del fotografo

C’è una differenza importante tra:

Questa fotografia non mi convince.

e:

Tu non sai comporre.

La prima frase riguarda un’immagine e può aprire una discussione. La seconda riguarda la persona e generalmente apre soltanto una rissa.

Una fotografia può essere debole senza che il fotografo sia incapace. Può essere riuscita senza trasformarne l’autore in Caravaggio. Conviene tenere separati l’opera, chi l’ha realizzata e il suo intero destino artistico.

Anche perché tutti pubblichiamo fotografie migliori e peggiori. Talvolta nello stesso pomeriggio.

Non servono quaranta righe

Un buon commento non deve essere lungo. Due o tre frasi sincere sono sufficienti:

Mi piace l’espressione e trovo molto efficace la luce laterale. Mi disturba invece il bordo chiaro sulla destra, perché continua a portarmi fuori dal volto.

Dentro ci sono un apprezzamento, una motivazione e un’osservazione critica. Più utile di cento like e infinitamente più leggibile di una conferenza universitaria in sette capitoli.

Naturalmente si può anche mettere soltanto un like. Si può guardare in silenzio e passare oltre. Nessuno è obbligato a commentare ogni fotografia pubblicata su Nikonland: diventerebbe un lavoro e, come quasi tutti i lavori redazionali su Nikonland, sarebbe anche a titolo gratuito.

Ma quando decidiamo di scrivere, proviamo ad andare appena oltre «Bella!».

Diciamo che cosa abbiamo visto.

Perché il like gratifica per un istante. Un commento pensato può aiutare l’autore a conoscere meglio la propria fotografia — e chi commenta a capire meglio il proprio modo di guardare.

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