Vsevolod Zavidov plays Rachmaninoff

Vsevolod Zavidov plays Rachmaninoff
Alpha Classics, 2026
Ci sono recital che raccolgono alcune delle pagine più celebri di un compositore, altri che mettono al centro il virtuosismo dell'interprete e altri ancora che seguono un criterio cronologico nel tentativo di raccontarne l'evoluzione stilistica. Questo disco appartiene a una categoria diversa. La sua originalità non risiede tanto nelle singole opere scelte, tutte ben conosciute dagli appassionati di Rachmaninov, quanto nel modo in cui esse vengono accostate fino a trasformarsi nel ritratto di un uomo e del suo universo musicale.
Il giovane Vsevolod Zavidov non costruisce il programma attorno ai grandi Concerti per pianoforte, né cerca la spettacolarità di alcune delle pagine più celebri del compositore russo. Preferisce invece seguire un percorso molto più intimo, nel quale Rachmaninov appare successivamente come interprete della tradizione, come autore nel pieno della propria maturità creativa e infine come uomo ormai giunto alla stagione della riflessione. Le trascrizioni bachiane, gli Études-tableaux op. 33 e le Variazioni su un tema di Corelli non rappresentano tre episodi indipendenti, ma tre prospettive attraverso le quali osservare la stessa personalità artistica.
È un'idea tanto semplice quanto efficace, perché invita l'ascoltatore a non considerare queste opere come pagine isolate del repertorio pianistico, ma come altrettanti capitoli di un'unica vicenda umana. Bach continua a vivere attraverso lo sguardo di Rachmaninov; Corelli riaffiora trasformato dalla sensibilità di un musicista del Novecento; e oggi Rachmaninov stesso torna a parlare grazie all'intelligenza musicale di un giovane interprete che affronta questo repertorio con rispetto, ma senza alcuna soggezione. Più che un recital pianistico, questo disco diventa così una conversazione che attraversa quasi tre secoli di storia della musica, nella quale ogni compositore dialoga con chi lo ha preceduto senza mai rinunciare alla propria voce.
Guida all'ascolto
I. Bach attraverso Rachmaninov
Qui non stiamo ascoltando Bach.
Ma non stiamo nemmeno ascoltando soltanto Rachmaninov.
Quello che rende straordinarie queste trascrizioni è il loro equilibrio. Rachmaninov non orchestra Bach per il pianoforte, come farà Busoni in altre pagine. Lo traduce nella propria lingua senza alterarne la sintassi. Il contrappunto rimane perfettamente leggibile, ma il colore armonico appartiene ormai al tardo romanticismo russo.
Ed è proprio qui che Zavidov convince.
Non tenta mai di imitare il clavicembalo, né tantomeno il pianoforte moderno "filologico". Utilizza invece tutta la ricchezza timbrica dello strumento contemporaneo, ma lo fa con una misura sorprendente. Le voci rimangono sempre distinguibili, il pedale non annebbia mai il disegno polifonico e soprattutto non c'è quella ricerca dell'effetto monumentale che spesso appesantisce queste trascrizioni.
La sensazione è quella di osservare un'antica cattedrale illuminata con una luce nuova.
L'architettura è rimasta la stessa. È cambiato il modo di guardarla.
II. Gli Études-tableaux op. 33
È qui che il recital entra davvero nel cuore di Rachmaninov.
Gli Études-tableaux sono probabilmente tra le opere più enigmatiche dell'intero catalogo pianistico. Rachmaninov rifiutò sempre di spiegare che cosa rappresentassero realmente. Accettava il titolo di "quadri sonori", ma lasciava deliberatamente all'ascoltatore il compito di completarne il significato.
Ed è forse la scelta più giusta.
Queste pagine non raccontano una storia.
Suggeriscono immagini. Un cielo improvvisamente attraversato da una nube. Una campana lontana. Un paesaggio invernale.
Un'inquietudine che compare e scompare senza motivo apparente.
Sono impressioni più che narrazioni.
Zavidov sembra comprenderlo perfettamente. Non trasforma mai questi brani in studi di bravura, benché la difficoltà tecnica sia enorme. Ogni Étude possiede un proprio respiro, una propria tavolozza timbrica, un diverso peso del suono. Il giovane pianista russo dimostra una notevole capacità nel modificare continuamente il colore senza perdere la continuità del discorso musicale. È una qualità rara, perché richiede non soltanto tecnica, ma immaginazione.
Ascoltando queste pagine si comprende anche quanto sia riduttivo considerare Rachmaninov soltanto il compositore dei grandi Concerti. Qui il pianoforte diventa quasi uno strumento orchestrale, ma senza mai rinunciare all'intimità della musica da camera.
III. Le Variazioni su un tema di Corelli
Se gli Études-tableaux rappresentano l'immaginazione, le Variazioni Corelli sono la memoria.
Rachmaninov aveva ormai lasciato la Russia. Viveva da anni lontano dalla propria terra e la sua attività concertistica occupava gran parte della vita. In questa pagina sembra guardare indietro, non con nostalgia sentimentale, ma con quella lucidità che spesso appartiene alla maturità.
Il tema della Follia, attribuito per secoli a Corelli ma in realtà assai più antico, diventa il punto di partenza per una delle più straordinarie meditazioni pianistiche del Novecento. Ogni variazione aggiunge qualcosa e, nello stesso tempo, sottrae qualcosa. Il virtuosismo appare solo quando è realmente necessario, mai come dimostrazione di forza.
È probabilmente qui che Zavidov offre la prova migliore della propria personalità artistica.
Non forza il carattere di ciascuna variazione.
Non ricerca contrasti artificiali.
Lascia che l'opera trovi naturalmente il proprio equilibrio, mantenendo sempre una straordinaria unità narrativa. Le singole variazioni non vengono percepite come episodi separati, ma come un unico lungo pensiero che lentamente si trasforma davanti all'ascoltatore.
Alla fine del disco rimane una sensazione curiosa.
Si ha l'impressione di aver ascoltato molto più di un recital pianistico. Si è entrati, per poco più di un'ora, nella mente di Rachmaninov, osservandola riflettersi in tre specchi diversi. Il primo guarda al passato remoto di Bach, il secondo alla piena maturità creativa del compositore russo, il terzo a quella stagione della vita nella quale il ricordo diventa inevitabilmente anche una forma di bilancio.
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Una registrazione di riferimento?
Le produzioni Alpha Classics degli ultimi anni hanno abituato gli appassionati a uno standard qualitativo molto elevato, e questo recital non fa eccezione. La ripresa sonora privilegia un'immagine naturale del pianoforte, evitando tanto l'eccessiva vicinanza dei microfoni quanto quella spettacolarizzazione della dinamica che spesso caratterizza alcune produzioni contemporanee.
Lo strumento possiede corpo e peso armonico lungo tutta l'estensione della tastiera. Il registro grave conserva profondità senza diventare invadente, mentre gli acuti rimangono luminosi ma mai metallici. Particolarmente convincente è la resa del decadimento delle note, elemento fondamentale in un programma come questo, nel quale il silenzio assume un'importanza non inferiore a quella del suono.
Anche la prospettiva acustica appare molto credibile. Il pianoforte è collocato in uno spazio ben definito, con una quantità di riverbero sufficiente a restituire l'ambiente della sala senza compromettere la leggibilità delle linee polifoniche, soprattutto nelle trascrizioni bachiane.
L'edizione in alta risoluzione 24 bit / 192 kHz disponibile su Qobuz rappresenta probabilmente il modo migliore per apprezzare il lavoro svolto dai tecnici Alpha Classics. Pur senza indulgere in effetti spettacolari, offre un ascolto estremamente rilassato e naturale, che invita più alla lunga permanenza che alla dimostrazione audiophile. È una registrazione destinata a soddisfare gli appassionati di pianoforte acustico e, al tempo stesso, un eccellente banco di prova per valutare equilibrio timbrico, microdinamica e capacità di ricostruzione dello spazio da parte di un impianto ad alta fedeltà.
Chi è Vsevolod Zavidov
Nato a Mosca nel 2005, Vsevolod Zavidov appartiene a quella nuova generazione di pianisti russi che stanno progressivamente conquistando le principali sale da concerto internazionali. Formatosi alla Scuola Centrale di Musica del Conservatorio Čajkovskij e successivamente al Conservatorio di Mosca, ha attirato molto presto l'attenzione della critica per una maturità interpretativa sorprendente rispetto alla giovane età.
Diversamente da molti talenti precoci, Zavidov non sembra puntare sull'esibizione del virtuosismo come fine a sé stesso. Le sue interpretazioni sono caratterizzate da un controllo molto raffinato del colore pianistico, da una notevole chiarezza del fraseggio e da una naturale propensione alla costruzione architettonica del discorso musicale. Qualità che emergono con particolare evidenza proprio in questo recital, nel quale il pianista privilegia costantemente il pensiero musicale rispetto all'effetto sonoro.
L'incisione per Alpha Classics dedicata a Rachmaninov rappresenta uno dei primi progetti discografici di ampio respiro della sua carriera e lascia intravedere una personalità già ben definita. Se queste premesse saranno confermate negli anni a venire, il suo nome è destinato a occupare un posto di rilievo tra gli interpreti della nuova scuola pianistica europea.
Per chi è questo disco?
Questo non è il recital giusto per chi desidera il Rachmaninov dei grandi Concerti, delle grandi esplosioni sonore o del virtuosismo fine a sé stesso. Chi cerca il compositore delle grandi melodie romantiche potrebbe rimanere inizialmente spiazzato da un programma tanto raccolto quanto riflessivo.
È invece un disco prezioso per chi ama osservare il laboratorio di un grande autore. Le trascrizioni bachiane rivelano il rispetto di Rachmaninov per la tradizione, gli Études-tableaux mostrano il compositore nel pieno della propria fantasia creativa, mentre le Variazioni su un tema di Corelli rappresentano una delle meditazioni pianistiche più profonde del Novecento.
È anche un'eccellente occasione per conoscere uno dei giovani pianisti più promettenti della nuova scuola russa. Vsevolod Zavidov affronta queste pagine con maturità sorprendente, evitando qualsiasi esibizione muscolare e privilegiando invece il controllo del suono, la qualità del fraseggio e la costruzione del discorso musicale.
In conclusione, è un disco che consigliamo soprattutto agli appassionati che amano tornare più volte sullo stesso ascolto. Non seduce con effetti immediati, ma cresce progressivamente, rivelando a ogni nuovo incontro dettagli, equilibri e sfumature che difficilmente si colgono al primo ascolto.
Edizioni alternative
Il programma scelto da Vsevolod Zavidov invita naturalmente ad approfondire le tre opere principali separatamente. Tra le numerose incisioni oggi disponibili, queste sono quelle che riteniamo più interessanti sia dal punto di vista interpretativo sia per la qualità della registrazione.
Per gli Études-tableaux op. 33 e op. 39, il riferimento contemporaneo è senza dubbio Nikolai Lugansky nella recente incisione per Harmonia Mundi (2023). A trent'anni dalla sua prima registrazione, il pianista russo è tornato su queste pagine con una visione ancora più matura, privilegiando il carattere evocativo dei Tableaux rispetto all'aspetto puramente virtuosistico. La registrazione, disponibile su Qobuz in alta risoluzione, è una delle più convincenti dell'ultimo decennio.
Accanto a Lugansky merita un posto di assoluto rilievo Boris Giltburg (Naxos). La sua lettura possiede una straordinaria chiarezza narrativa: ogni pagina sembra davvero trasformarsi in un "quadro sonoro", con un controllo del colore e delle dinamiche che rende queste opere particolarmente accessibili anche a chi vi si avvicina per la prima volta. È una delle interpretazioni contemporanee che più facilmente ci sentiamo di consigliare.
Per le Variazioni su un tema di Corelli op. 42 continuiamo invece a considerare un punto di riferimento Nikolai Lugansky nel disco Rachmaninov: Paganini, Corelli & Chopin Variations (Warner Classics), che riunisce le tre grandi raccolte di variazioni del compositore russo in un progetto interpretativo di rara coerenza. Anche questa incisione è disponibile su Qobuz.
Le trascrizioni bachiane costituiscono infine un repertorio a sé. Più che cercare un'edizione "definitiva", vale la pena ascoltarle in contesti diversi, osservando come ciascun pianista risolva il delicato equilibrio fra il rigore del contrappunto di Bach e la tavolozza timbrica del pianoforte romantico immaginata da Rachmaninov. È proprio questa libertà interpretativa a renderle inesauribili.
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