Una Roma meno nota? Quarta puntata!
Il Mattatoio di Testaccio (noto anche come Ex Mattatoio) è uno dei più importanti esempi di archeologia industriale a Roma.
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Costruito tra il 1888 e il 1891 dall'architetto Gioacchino Ersoch, ha rappresentato il passaggio fondamentale dalla Roma papalina alla Roma Capitale, industriale e moderna.
Sorge a ridosso del Tevere e del celebre Monte dei Cocci. All’epoca della sua inaugurazione era considerato uno degli stabilimenti di macellazione più all’avanguardia
d’Europa per l’originalità delle sue strutture e l’igiene dei processi. Ha funzionato ininterrottamente fino al 1975, anno della sua definitiva dismissione. Il lungo restauro
conservativo avviato nel 2006 ha salvato le iconiche guidovie aeree in ferro, i serbatoi dell’acqua e i padiglioni in ghisa, fondendoli con elementi di design contemporaneo.
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Oggi è un vivace polo culturale e accademico, una vera e propria “Città delle Arti”, ospitando, oltre al Centro per la Fotografia di Roma,
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diverse realtà fra le quali:
un paio di padiglioni dedicati a mostre d’arte contemporanea, performance, festival e fotografia d’avanguardia;
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il Centro di produzione culturale (La Pelanda) e sede dell’ampia Aula Studio aperta ai giovani e ai cittadini;
alcuni altri storici padiglioni che ospitano oggi le aule e i laboratori del dipartimento di Architettura dell’Università Roma Tre e la sede dell’Accademia di Belle Arti;
un’area del campo Boario focalizzata sull’agricoltura biologica, il commercio equosolidale e la sostenibilità.
“Esercizi per essere come gli altri” è il titolo che fa da ombrello concettuale alla bipersonale curata da Giuseppe Garrera che mette in dialogo le opere
dell’artista romana Federica Luzzi e del giapponese residente a Roma Naoya Takahara.
La mostra indaga il tema del conformismo proponendo l’arte come uno spazio di resistenza e di riflessione poetica rispetto alle pressioni della società contemporanea.
Mentre il titolo evoca il paradosso di sforzarsi per ubbidire al mondo e conformarsi ad esso, le opere si rifugiano nell’autenticità dell’infanzia e della memoria.
Fra queste troviamo Doppia (1995). Come spiegato dallo stesso Takahara, l'opera nasce da un'azione di alterazione e ingrandimento
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Del 2011 invece l’opera Paraculo dove le estremità dei cilindri mostrano volutamente una sezione scabra, irregolare e materica (che ricorda la texture del legno grezzo o della resina),
ponendosi in netto contrasto con la precisione geometrica e la finitura levigata delle strisce che avvolgono la lunghezza del tubo
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Questo allestimento espositivo
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mette in dialogo diretto la pittura d'avanguardia storica con la scultura geometrica contemporanea, creando un gioco di rimandi formali basato sul segno della croce.
Si tratta di una riproduzione della "Croce Nera" (1915), un capolavoro del maestro del Suprematismo russo Kazimir Malevič (dove forme geometriche pure e fondamentali
venivano isolate su uno sfondo bianco per esprimere la supremazia del sentimento puro nell’arte) affiancata da una scultura tridimensionale a parete, dalle linee pulite e
minimaliste, che riprende il lavoro sulle strutture plastiche tipico di Naoya Takahara.
Questa scultura
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è un'opera d'arte tessile contemporanea dell'artista romana Federica Luzzi, intitolata "Shell" (Guscio). L'opera fa parte della sua celebre serie di sculture tridimensionali
create interamente a mano con l'artista che si concentra sulle forme organiche della natura, ispirandosi in particolare ai gusci, ai baccelli e ai semi delle piante. L'opera
si sviluppa come un involucro sinuoso che avvolge e racchiude lo spazio, strutturandosi attorno a un vuoto centrale ed è presentata come una scultura sospesa aerea,
una scelta che ne accentua la leggerezza visiva a dispetto della densità materica della corda annodata.
In questa installazione, ancora di Naoya Takahara,
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vediamo un trittico di pannelli specchianti e serigrafati. L'opera sovrappone una forte iconografia simbolica globale alla texture visiva della banconota da un dollaro americano.
Iniziamo con il classico simbolo della pace (lo storico logo del disarmo nucleare), con l'elemento caratterizzato dai colori blu e giallo, un esplicito richiamo cromatico alla
bandiera dell'Ucraina, inserendo l'opera in una chiara dimensione di riflessione geopolitica contemporanea e di rifiuto dei conflitti.
Il pannello centrale reca il trifoglio nero che identifica il pericolo radioattivo / nucleare. Il simbolo è intagliato o corroso direttamente sulla superficie, lasciando emergere
una porzione specchiante centrale che deforma la sagoma sottostante della banconota.
L'ultimo quadro presenta il simbolo del Biohazard (rischio biologico). Condivide la stessa lavorazione materica e bruciata degli altri moduli, completando la triade delle
grandi minacce tecnologiche, belliche e sanitarie che gravano sulla società moderna.
Attraverso l'uso del dollaro come sfondo comune, Takahara connette questi tre grandi temi (la pace violata, la minaccia atomica e il pericolo biologico) al potere economico
globale e al capitalismo finanziario. Inoltre, la superficie specchiante fa sì che lo spettatore e lo spazio circostante entrino fisicamente a far parte dell'opera, riflettendosi
all'interno di questa griglia di simboli e moneta.
Per ogni scatto ho riportato il picture color utilizzato ma viste le diverse fonti di luci presenti all'interno del padiglione qualcuno è stato lievemente modificato.
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