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Una Roma meno nota? Terza puntata!

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Non ci provo neanche a spacciare per meno nota la Galleria Borghese magari, però, non tutti i Nikonlander hanno visitato le sue sale e hanno ammirato i capolavori marmorei contenuti.
In questa terza puntata su Roma ne illustro e descrivo alcuni.

Ratto di Proserpina [Gian Lorenzo Bernini]

L’opera raffigura il rapimento di Proserpina per mano di Plutone, dio degli Inferi. Il mito, presente sia in Claudiano sia in Ovidio, narra del rapimento della fanciulla sulle rive del lago di Pergusa, nelle vicinanze di Enna. La madre Cerere, dea delle messi, folle di dolore, ridusse alla siccità la terra, costringendo Giove a intercedere presso Plutone per consentire alla giovane di tornare da lei per sei mesi l’anno. Bernini rappresenta il momento culminante dell’azione: il dio fiero e insensibile sta trascinando Proserpina nell’Ade, i muscoli sono tesi nello sforzo di sostenere il corpo che si sta divincolando, tanto che le mani di Plutone affondano nella sua carne.

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L’impianto della scultura è spinto fino ai limiti della stabilità dalle due figure che si ritraggono l’una dall’altra pur rimanendo frontali rispetto allo spettatore. L’avvitamento della fanciulla richiama il virtuosismo di gusto manierista, traendo ispirazione da precedenti esempi cinquecenteschi ma la potenza della plastica, la tensione dei muscoli, la tenerezza sensuale delle carni, l’intensità del sentimento non trovano confronto nella statuaria contemporanea ma esprimono un nuovo linguaggio espressivo, fondato su un naturalismo evidente nella straordinaria resa materica delle superfici. Bernini guarda anche a modelli contemporanei di fondamentale importanza, come la decorazione della volta della Galleria di Palazzo Farnese, portata a termine da Annibale Carracci nel 1601, dove il potente naturalismo rappresenta la sintesi tra la suggestione dell’arte classica e lo studio assiduo delle opere di Raffaello.

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Enea, Anchise e Ascanio [Gian Lorenzo Bernini]

Si tratta del primo grande gruppo scultoreo eseguito da Gian Lorenzo Bernini per Scipione Borghese, per il quale è conservato un pagamento del 1619.
Il gruppo raffigura Enea, Anchise e Ascanio in fuga da Troia in fiamme.

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Enea sostiene sulle spalle l'anziano padre, che indossa un cappello frigio e con la mano sinistra porta in salvo, poggiata sulla testa di Enea, la statuetta dei Penati, mentre con la destra si sostiene alla spalla del figlio.
Questi regge con entrambe le mani la gamba sinistra di Anchise, creando un elegante intreccio con l’altra gamba paterna, che scende libera davanti al suo busto.

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Dietro di loro, si affaccia timidamente il piccolo Ascanio, con il fuoco di Vesta in mano. Le tre figure, nude, sono parzialmente avvolte in una pelliccia.

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Il soggetto, tratto dal secondo libro dell'Eneide virgiliana, esprimeva anche un significato storico-teologico: l'imperium, trasferito da Troia a Roma attraverso Enea, sarebbe poi passato alla Chiesa e al papato e sarebbe stato esercitato grazie all'ausilio della figura del cardinal nepote.
Nel gruppo è raffigurato anche il tema tradizionale delle tre età dell’uomo, reso attraverso la differenziazione delle epidermidi dei protagonisti: la pelle morbida del bambino, quella tesa a rivestire i muscoli dell’adulto e quella rugosa e avvizzita dell’anziano. La figura di quest’ultimo, con la gamba paralizzata e con la schiena incurvata dall’età, si mette in competizione con alcune immagini realistiche di uomini anziani rappresentati nella pittura contemporanea, come il San Gerolamo di Caravaggio, appartenente anch’esso alla collezione di Scipione.

Paolina Borghese Bonaparte [Antonio Canova]

Camillo Borghese aveva sposato Paolina Bonaparte, la bella e vivace sorella di Napoleone, nel 1803 a Parigi e l’anno successivo commissionò questo capolavoro iconico della Galleria.
Il Primo Console, che di lì a un anno sarebbe diventato imperatore, fu ben contento di imparentarsi con una nobile famiglia romana. Paolina aveva 23 anni ed era già vedova del generale Leclerc.
Camillo la sposò senza neanche aspettare la conclusione dell’anno di vedovanza di lei e insieme si trasferirono a Roma a Palazzo Borghese, dove Paolina poté dedicarsi alla vita di sfarzo e divertimenti che tanto amava.

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Ritratta da Antonio Canova come Venere vincitrice del giudizio di Paride, Paolina Borghese Bonaparte è raffigurata a seno scoperto,

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La scultura destò un certo scalpore fra i contemporanei, numerosi furono i pettegolezzi che fiorirono circa la nudità della scultura e l’eventualità che la principessa avesse posato svestita per l’artista.
Grazia antica e artificio compositivo si accordano con la resa naturalistica, quasi pittorica, dei morbidi incarnati e dei veli leggeri che coprono i fianchi di Paolina, dando vita ad un insieme estremamente seducente.

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distesa su due cuscini e un morbido materasso, con la mano destra al capo e la sinistra che tiene il pomo. Secondo il noto episodio della mitologia greca, Paride assegnò a lei il pomo d’oro come segno del suo primato nella bellezza, conteso con Giunone e Minerva.

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Della scultura esistono numerosi disegni preparatori al Museo Civico di Bassano mentre il gesso originale, conservato nella Gypsotheca di Possagno, mostra ancora i “punti” ovvero i riferimenti utili per il trasferimento della scultura in marmo. Il Canova lasciava questa operazione ai suoi assistenti ma riservava a sé stesso la levigatura paziente, con abrasivi sempre più sottili, che portava all’effetto della “vera carne” e che si esaltava nella visione a lume di candela. Stupefacente la resa del materasso, che pare affondare morbidamente sotto il peso della dea.

David [Gian Lorenzo Bernini]

Bernini raffigura David mentre sta per scagliare la pietra che colpirà a morte il gigante Golia, chiamato dai Filistei per combattere contro l’esercito israelita del re Saul.

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La scultura in origine era addossata a una parete, come testimoniato dal fatto che posteriormente non è rifinita ed è priva di parte del tallone sinistro (completato nei restauri moderni).

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La percezione dello sviluppo dell’azione era affidata alla torsione del corpo e delle braccia contratte sulla fionda, e alla visione del volto concentrato nello sforzo del momento.

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A terra, tra le sue gambe, sono poggiati gli attributi tradizionali dell’eroe biblico: la corazza, donatagli dal sovrano e non utilizzata perché troppo ingombrante, e la cetra, con cui David intonerà un Salmo di ringraziamento a Dio dopo aver ucciso Golia.

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Nella figura di David, secondo le fonti, andrebbe riconosciuto lo stesso Gian Lorenzo: Baldinucci racconta che il cardinal Maffeo Barberini – che di lì a poco sarebbe stato eletto pontefice col nome di Urbano VIII – si dilettasse a reggere lo specchio con cui l’artista si ritraeva in quest’opera. L’autoidentificazione dello scultore con l’eroe biblico è densa di significato. Bernini si rappresenta come un lottatore che sfida il blocco di pietra, da lui trasformato in carne, tendini, vello, corda, ma affronta anche l’ombra ciclopica del David di Michelangelo, contro cui si scaglia con tutto il suo furore innovativo e la sua ambizione. Il maestro toscano, infatti, aveva raffigurato David nella tradizionale posa stante, mentre, ben saldo sulle gambe, si preparava a fronteggiare il nemico. Bernini ne cambia l’iconografia corrente e raffigura l’eroe biblico in azione, con il corpo sbilanciato e in torsione. Egli usa la corazza con la duplice funzione di elemento narrativo e di terzo punto di appoggio, necessario per bilanciare la posa ardita della scultura.

Apollo e Dafne [Gian Lorenzo Bernini]

Il tema del gruppo scultoreo è la favola di Ovidio tratta dalle Metamorfosi, dove si narra di Apollo che, a causa di una vendetta di Eros, è da lui colpito con una freccia d’oro – il metallo più nobile – che lo fa invaghire della ninfa Dafne, seguace di Diana. La fanciulla, invece, trafitta da un dardo del vile piombo, rifiuta l’amore del dio e prega suo padre Peneo, divinità fluviale, di aiutarla e farle cambiare quelle sembianze che tanta passione avevano suscitato.

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L’opera rappresenta il momento culminante della metamorfosi di Dafne in albero di alloro. Gian Lorenzo Bernini crea qui una messa in scena teatrale: Apollo, al termine del suo inseguimento, ha finalmente raggiunto l’amata, che sta già mutando i suoi piedi in radici e le mani e i capelli in fronde.

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Lui tenta di afferrarla, ma le sue dita sfiorano non il suo corpo, ma la corteccia dell’albero. Da quel momento l’alloro diventerà caro al dio, che si cingerà il capo con le sue fronde, e sarà considerato attributo di artisti e poeti.
Il gruppo è anche una dimostrazione di incredibile virtuosismo tecnico, con un accorto lavoro di trapano per rendere le dita di mani e piedi che si trasformano in foglie e radici e le ciocche di capelli in movimento, colpi di scalpello a gradina per la corteccia, e diversi gradi di finitura per differenziare la superficie del panneggio da quella dell’incarnato.

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Il sapiente utilizzo dei tradizionali strumenti del mestiere ha reso possibile raffigurare nel marmo la metamorfosi, fino ad allora ritenuta oggetto del solo pennello, materia per pittori e non per scultori. Le indagini condotte in occasione del restauro del 1997 hanno rivelato che Bernini, per proteggere le parti più sottili e delicate della scultura dalle vibrazioni prodotte durante le lavorazioni successive, le avvolse in cuscinetti di gesso, che poi rimosse alla fine del lavoro.

Come per le prime due puntate, l'accoppiata corpo lente è sempre stata la stessa ovvero Z8 e 24-120.
Per meglio rendere la tonalità del marmo ho utilizzato il picture color Fujifilm Eterna 26

8 Comments

Recommended Comments

Gianni

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander Veterano

Ancora bravo sia per le Foto che per le Spiegazioni-Descrizioni...

Roby C

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander Veterano

Sono piacevolmente stupito.. sia per il tuo lavoro e per le spiegazioni, come se ci fossi stato.. belle le fotografie e belle le statue.. tanto che mi sono chiesto come le mani e gli scalpelli anno lavorato, ora mi chiedo una cosa.. andiamo avanti ora con le puntate.. vero?..

Giuseppe Paglia

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander Veterano
14 ore fa, Roby C ha scritto:

Sono piacevolmente stupito.. sia per il tuo lavoro e per le spiegazioni, come se ci fossi stato.. belle le fotografie e belle le statue.. tanto che mi sono chiesto come le mani e gli scalpelli anno lavorato, ora mi chiedo una cosa.. andiamo avanti ora con le puntate.. vero?..

Mi spiace Roby ma a Roma sono andato solo per un weekend a metà giugno. Più che farne una quarta, inserirò qualche scatto tratto da un'esposizione che ho visitato in uno dei locali recuperati presso l'ex Mattatoio del Testaccio. A tal proposito ricordo che @Roberto Manca aveva illustrato in un suo blog quello destinato al Centro della Fotografia di Roma e da quella lettura ho tratto lo spunto per andare a osservare questo recupero industriale.

Pedrito

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander Veterano

Mi associo a chi mi ha preceduto per i complimenti alle immagini di ottima qualità e le esaurienti spiegazioni delle opere che hai ritratte.

Magari per la bellissima e famosissima Galleria Borghese il titolo è davvero poco adatto...

Giuseppe Paglia

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander Veterano

Concordo Pedrito ma era solo per dare continuità al blog, specificando chiaramente che Galleria Borghese=Roma.

sayonara

stenopeic

Nikonlander

  • Nikonlander

complimenti, foto e descrizione fantastiche. Bravi anche gli allestitori che hanno posizionato le luci per esaltare le forme. Un mio "fù" amico, negli anni 60" riprese queste statue per libri Mondadori con pellicola piana 13x18 Ektachrome tungsten e una decina di fari alogeni, ho visto il libro, le tue mi sembrano migliori.

GiulianoM

Nikonlander

  • Nikonlander

Complimenti Giuseppe,
ho letto con molto entusiasmo le descrizioni delle tue belle foto. Veramente un bel lavoro.
Grazie mille

Francesco Contu

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander Veterano

Bel servizio Giueppe.
La scultura è una di quelle attività che se non vedessi riterrei impossibile. Statue di marmo dettagliate con mani che affondano nella carne, nessuna possibilità di correggere gli errori, e sicuramente anche l'esperienza e la fantasia per correggere le pose in caso di necessità.
Non posso neanche pensare quanto lavoro ci sia voluto, non disponevano certo di una macchina a controllo numerico...

Guest
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