Una Roma meno nota? Seconda puntata!
Nel 1915 la Società Anonima Edilizia Moderna idea una zona abitativa a Roma, tra i confini dei Parioli e tra i nuovi quartieri Salario e Trieste.
Il progetto viene affidato a Gino Coppedè spesso indicato come il Gaudì d’Italia, per via del suo stile elaborato ed eclettico, che abbracciava le tendenze contemporanee e gli stili antichi, combinando elementi di espressionismo, architettura classica, futurismo, barocco, art nouveau, medievale e art déco. I finanzieri Cerruti e Becchi vollero ripercorrere, su Roma, il percorso avviato a Genova con lo stesso architetto.
Il quartiere (per la sua estensione non è veramente un quartiere) nasce tra molte difficoltà e contrasti tra la commissione edilizia e l'architetto Coppedè. La prima presentazione del progetto avvenne nell'ottobre del 1916 e nell’agosto dell'anno successivo la sovraintendenza della commissione edilizia impose dei vincoli al progetto iniziale, si doveva dare al quartiere un'impronta romana. La soluzione del Coppedé fu di di utilizzare il tema della Roma antica come le cornici e le modanature alla Roma imperiale ed un arcone richiamante gli archi di trionfo del Foro Romano.
Il quartiere era ancora incompiuto alla morte del Coppedè, avvenuta nel 1927. A completarlo provvide il cognato Paolo Emilio André.
L'ingresso principale del Quartiere Coppedè è rappresentato da un grande arco che congiunge due palazzi.
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Sotto l'arco, oltre a due balconi, si trova un grande lampadario in ferro battuto. L'arco è decorato con numerosi elementi architettonici, che hanno la caratteristica di essere disposti in modo asimmetrico.
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Superato l'arco ci si rende subito conto che la magia ha inizio. Nel quartiere sono presenti numerose ambasciate (Sudafrica, Marocco, Costa d’Avorio, Repubblica del Congo, Lesotho, Estonia, oltre alle ambasciate presso la Santa Sede di Turchia e Austria) ma il centro del quartiere è certamente piazza Mincio.
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In mezzo alla piazza sorge la Fontana delle Rane, costruita nel 1924. La fontana è costituita da una vasca centrale, di pochi centimetri più alta del livello stradale, con quattro coppie di figure, ognuna delle quali sostiene una conchiglia sulla quale si trova una rana dalla quale zampilla acqua all'interno della vasca. Dal centro della fontana si innalza una seconda vasca, di circa due metri di altezza, il cui bordo è sormontato da altre otto rane. La fontana è anche famosa per un incidente in cui i Beatles indignarono la sensibilità locale saltando dentro la fontana vestiti dopo una serata di festeggiamento al vicino Piper Club nel 1965.
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La piazza è circondata da fabbricati differenti per forma e dimensione e chi osserva resta subito colpito dal palazzo situato al numero civico 2 (il c.d. Palazzo senza nome) il cui arco sormontante l'ingresso è una fedele riproduzione di una scenografia del film del 1914 Cabiria.
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I due edifici, però, più rilevanti, decorati in modo sovrabbondante e fantastico, sono la Palazzina del Ragno e il Villino delle Fate
L’iconico Palazzo del Ragno deve il suo nome alla decorazione presente sopra il portone d'ingresso principale, ripreso nelle vetrate sopra il portone d’ingresso. Apparentemente ispirato al design babilonese, l’edificio presenta anche gargoyle con teste di animale sul lato dell’edificio che fissano minacciosamente il visitatore. È suddiviso in quattro piani, consta di una torretta e al terzo livello vi è un balconcino con loggia. Sopra al balconcino vi è un dipinto color ocra e nero raffigurante un cavallo sormontato da un'incudine tra due grifoni e dalla scritta «Labor».
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La serie dei cosiddetti “Villini delle Fate” si distinguono per le loro facciate esterne finemente decorate, ogni villino è un omaggio a una città diversa: Roma, Firenze e Venezia.
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Fra le facciate scoperte dalla vegetazione, possiamo vedere il primo corpo dedicato a Venezia con le decorazioni raffiguranti il leone alato di San Marco e l'aquila di San Giovanni. Sotto l'aquila vi è una decorazione rappresentante una processione mentre sotto il leone vi è rappresentato un veliero.
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Dopo un secondo corpo (frontalmente nascosto) che consta di una piccola loggia con decorazioni floreali e di due arconi con dei rilievi raffiguranti delle api e l'uva sull'archivolto, il terzo corpo consta di decorazioni di putti in alto, nel piano centrale vi è un balconcino con una decorazione rappresentante la lupa con Romolo e Remo mentre il piano in basso presenta decorazioni raffiguranti dei putti e delle foglie stilizzate.
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La dimensione quasi fantastica di questo luogo suggestivo di Roma ha ispirato più di una pellicola: il quartiere Coppedè ha decisamente ammaliato il regista horror Dario Argento che lo ha utilizzato come location di due tra i suoi più famosi lungometraggi: “Inferno” e “L’uccello dalle piume di cristallo”, ma anche scene di altri film sono state girate qui come “Il profumo della signora in nero” di Francesco Barilli, “Ultimo tango a Zagarolo” di Nando Cicero e “Audace colpo dei soliti ignoti” di Nanni Loy con Vittorio Gassman.
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Voi la conoscevate questa realtà?
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