Bach : L'arte della Fuga - Albert Cano Smit e Maria Perrotta a confronto

Albert Cano Smit – Bach: The Art of Fugue (Aparté, 2025)
Con il suo album d'esordio per l'etichetta Aparté, il giovane pianista Albert Cano Smit (nato in Svizzera da genitori spagnoli e olandesi, oggi attivo negli Stati Uniti) si confronta con uno dei capolavori più impegnativi e astratti del repertorio bachiano: Die Kunst der Fuge BWV 1080.
Un'opera che molti considerano più un trattato contrappuntistico che un lavoro destinato all'esecuzione pubblica.
Cano Smit, però, la pensa diversamente, e lo dichiara esplicitamente nelle note di copertina: «Sono certo che questo sia un pezzo che ha bisogno di essere eseguito e portato in vita».
Questa convinzione si sente chiaramente nella sua interpretazione. Invece di un approccio austero e “accademico”, il pianista tratta ogni Contrapunctus e ogni canone come un universo sonoro autonomo, con carattere distinto e una forte attenzione al contrasto. Il risultato è una lettura vivace, articolata e spesso sorprendentemente giocosa, che rifiuta l'idea di un Bach monumentale e intoccabile.
Cano Smit eccelle nel differenziare le voci attraverso variazioni di articolazione, tocco e dinamica. Momenti di grande delicatezza e leggerezza (come nel Contrapunctus 1 o in alcuni canoni) si alternano a passaggi più energici e percussivi (Contrapunctus 6 in stile francese o il Contrapunctus 7).
Particolarmente riusciti sono i momenti in cui fa “respirare” il contrappunto, lasciando emergere le linee interne con chiarezza senza mai perdere il flusso musicale complessivo.
Nel Contrapunctus 14 (la grande fuga incompiuta, qui nella ricostruzione di Kees van Houten) adotta un inizio solenne e lento che può dividere le opinioni, ma che poi evolve in un crescendo drammatico molto efficace.
Il disco si chiude con il corale “Wenn wir in höchsten Nöten sein” BWV 668a, una scelta toccante e tradizionale che dona all’ascolto un senso di conclusione spirituale.Un appunto sulla registrazione.
Molti recensori hanno notato una scelta sonora piuttosto particolare (e discussa): un timbro del pianoforte volutamente “lontano”, un po’ ovattato e con un certo hiss di fondo, frutto di una decisione estetica dello stesso artista e dell’ingegnere del suono. Su alcuni impianti questo può risultare meno piacevole e “moderna” rispetto agli standard attuali, anche se non compromette del tutto la fruizione. Il pianoforte (un magnifico Steinway D) si sente comunque vivo e lo strumento risponde bene alle intenzioni del pianista.
In sintesi, questo non è forse il disco di riferimento assoluto per L’Arte della Fuga al pianoforte (chi cerca maggiore austerità o perfezione tecnica potrebbe preferire altri nomi), ma è sicuramente uno dei più personali, freschi e comunicativi degli ultimi anni.
Un esordio discografico coraggioso che rivela un artista con idee chiare, grande controllo del tocco e una genuina gioia nel suonare Bach senza porsi troppe domande o farsi dominare dalle sovrastrutture.
Consigliato soprattutto a chi vuole riscoprire quest’opera non come esercizio intellettuale, ma come un viaggio emozionale e contrappuntistico pieno di vita.
Un ottimo punto di ingresso per i nuovi ascoltatori e una proposta stimolante per chi già conosce bene il lavoro (è il mio caso personale che conosco l'arte della fuga fin dall'adolescenza).

Confronto con Maria Perrotta (EnPhases, aprile 2026)
Mentre Albert Cano Smit propone una lettura giovanile, vivace, piena di contrasti e con un gusto spesso giocoso e comunicativo, Maria Perrotta offre un’interpretazione più matura, riflessiva e “cantabile”.
La pianista italiana, su un magnifico Paulello Opus 102 dal suono caldo, trasparente e molto definito, privilegia la chiarezza delle voci, una straordinaria varietà di tocco e un fraseggio naturale che fa respirare il contrappunto senza mai risultare didascalico.
La sua versione appare più omogenea e controllata rispetto a quella di Cano Smit, con tempi generalmente più distesi e un’attenzione particolare alla linea orizzontale e alla “parola” bachiana.
Se Cano Smit stupisce per freschezza, energia percussiva in certi Contrapuncti e un approccio quasi “teatrale”, Perrotta convince per la maturità del discorso musicale, la bellezza timbrica dello strumento e un senso di rispetto e profondità (soprattutto nel Contrapunctus 14 conclusivo, affrontato con grande ritegno e progressiva intensità).
La registrazione della Perrotta è inoltre molto più curata e soddisfacente dal punto di vista audiophile rispetto al suono volutamente distante e ovattato del disco Aparté.
In sintesi: Cano Smit è più stimolante e “rinfrescante” per chi cerca personalità spiccata e vitalità;
Maria Perrotta è più elegante, equilibrata e forse destinata a durare di più nel tempo come riferimento tra le recenti incisioni pianistiche. Due approcci complementari e di alto livello.
Ecco alcuni riferimenti di confronto utili per contestualizzare il disco di Albert Cano Smit con altre incisioni pianistiche di L’Arte della Fuga.
Riferimenti principali (pianoforte)
Pianista | Anno (circa) | Caratteristiche principali | Confronto con Cano Smit | Voto indicativo |
|---|---|---|---|---|
András Schiff | Varie (ECM) | Chiarezza assoluta, sobrietà, approccio "non-romantico", grande architettura | Più austero e intellettuale; Cano Smit è più giocoso e contrastato | Riferimento top |
Angela Hewitt | 2013 | Delicatezza, cantabilità, tocco raffinato, tempi naturali | Simile nella cura del dettaglio, ma Hewitt più "classica" e meno percussiva | Molto consigliata |
Grigory Sokolov | 2008 (Naïve) | Intensità, profondità, libertà ritmica | Più monumentale e introspettivo; Cano Smit più leggero e vivace | Eccellente |
Tatiana Nikolayeva | 1967/1990s | Autorevolezza sovietica, grande respiro, autorità | Più seria e "pesante"; Cano Smit più fresco | Storica |
Daniil Trifonov | Recente | Creativo, dinamiche estreme, approccio romantico | Entrambi personali; Trifonov più estroverso | Interessante |
Filippo Gorini | 2021 (Alpha) | Poesia, varietà di colori, joie de vivre | Simile nello spirito vitale | Ottima alternativa giovane |
Eloïse Bella Kohn | Recente | Chiarezza, ritegno, precisione contrappuntistica | Più "schiffiana"; Cano Smit più giocoso | Buona per il confronto diretto |
Altri confronti utili
Konstantin Lifschitz, Charles Rosen, Ivo Janssen, Vladimir Feltsman — tutti ottimi e con personalità forti.
Glenn Gould (parziale o trascrizioni) — eccentrico, ma illuminante.
Come si colloca Cano Smit
Cano Smit si distingue per un approccio fresco, giocoso e contrastato: privilegia il carattere individuale di ogni Contrapunctus, usa un tocco vario (delicato/percussivo) e rifiuta l’austerità monumentale.
È più “vivace” e comunicativo rispetto a Schiff o Kohn, più leggero e meno “profondo” rispetto a Sokolov o Nikolayeva.
Molti recensori lo descrivono come rinfrescante e personale, ideale per chi vuole riscoprire l’opera senza eccessiva sacralità.
Il punto debole più citato rimane la registrazione (suono volutamente distante, ovattato e con un po’ di hiss), che lo rende meno “audiophile” rispetto a dischi come quelli di Hewitt o Trifonov.
Conclusioni :
Io ho trovato veramente bello e "nuovo" questo disco che, per essere di esordio, è veramente lusinghiero.
Troppo di maniera e veramente riflessiva - per il mio approccio un pò cerebrale a queste pagine - la versione, bella comunque, di Maria Perrotta.
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