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Gelo e arsura, la Val Sessera invernale

(0 reviews)

In attesa di scattare la foto più bella di febbraio (al momento in effetti mi accontenterei di scattare 1 foto) sbircio in archivio per ricordarmi cos’è febbraio nelle belle montagne della vicina Val Sessera.

Nel 2024, complice una serie di accadimenti che non sto qui a sciorinare, mi trovai molto motivato a guidare il tempo necessario per portarmi sul labbro meridionale della Val Sessera, quella costa conosciuta come dorsale della panoramica Zegna. La carica era così tanta che mi sono spinto per ben tre volte (uhhhhh) sulla porta della Val Sessera, cioè a quel “Bocchetto” omonimo che apre l’accesso a chiunque abbia voglia di camminare nel gelo del versante in ombra della valle.


Gennaio 2024 mancata salita all’Asnas

Parto tardi da casa, a fine mattina sono ancora sulla strada che dal Bocchetto scende al Sessera. Sono 45 minuti di discesa solo per arrivare alla casa del Pescatore, fondovalle ed inizio del sentiero che sale al panettone dell’Asnas. La strada è una compatta lingua di ghiaccio, fa un freddo cane e senza i ramponi non si sta in piedi. Ma la discesa è veloce e procedo di gran carriera. A spalla ho la Z7ii con il 24-70/4 e nel sacco ci sono due Z9 l’800/6.3, il 300/4 E con Ftzii, treppiede Leofoto ls-243 maglia termica ricambio, sopra guanti, imbottitura 100g e tre barrette energetiche per “cocorite”, il pranzo. La borraccia pesa, non serve (…) .

Fiato e gambe ci sono e ora attacco la salita che è veloce e piacevole, fino al bivio prima del Poggio della Pietra Bianca. Qui devio a destra, seguo il sentiero F17 verso la Colma della Quara. Ma ho fatto male i conti, sul colle la neve è alta e sprofondo fino al ginocchio, così fatico come un asino fino al cambio pendenza. Arrivo distrutto alla Quara, madido di sudore, nonostante indossi solo la maglia termica ed un pile leggero. Mi fermo al cartello, cambio i vestiti mentre il cielo si copre. La temperatura precipita, mi copro con tutto quello che ho, mangio uno snack per cocorite e non ho sete, meno male perchè la borraccia “non serve”. Faccio qualche foto tele, punto il Mucrone e alla cresta del versante opposto della valle, la Colma Bella, per scoprire che c'è gente dappertutto, escursionisti ovunque, meno che dove mi trovo io. Ho con me l'800mm e lo dirigo verso le pietraie dell'anticima dell'Asnas. A occhio nudo non li avrei mai visti i 4 camosci che stabulano tra i ciuffi di erba gialla. Vorrei provare ad avvicinarli, ma il freddo mi sta tritando i piedi. Benedetti scarponi Scarpa Ladak, lo sapevo che non non vanno bene d’inverno, a malincuore decido di rientrare. A sera le nuvole si diradano, arrivo all'automobile in tempo per vedere le ultime luci sulle gobbe dell'Asnas.

Discesa alla casa del pescatore

Discesa a fondovalle, tutta un toboga

Betulle sul versante dell’Asnas

Betulle e fondo innevato, qui si sprofonda.

La spalla meridionale del Mucrone

Versante meridionale del Monte Mucrone

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Bielmonte, piste sui faggi.

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Escursionisti di rientro dall’alpe Artignaga.

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Anticima dell’Asnas

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4 camosci belli tranquilli. Loro sembra non abbiano i miei guai di geloni

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I camosci son passati anche sulla strada, chissà quando

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Sulla Colma della Quara a prender freddo Brrrrrrrrrr

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Ramponi. Robusti ma che palle allacciarli

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L’Asnas visto dal Bocchetto Sessera nelle ultime luci del giorno

Febbraio 2024, ci riprovo.

Son trascorse due settimane, non ho badato al meteo, so che c’è sereno e parto per tempo. Stavolta avrò agio per riuscire ad arrivare in cima. Giornata magnifica, forse troppo, quasi primaverile. La poca neve di due settimane prima è sparita, i ramponi mi sembrano inutili. In realtà appena imbocco la strada che dal Bocchetto scende al fondovalle mi bastano 2 passi per cambiare idea: di ghiaccio ce n'è ancora e tanto, senza i ferri non si sta in piedi. Questa volta taglio, non scendo alla casa del Pescatore, ma preferisco il sentiero F9 che parte dall'area pic nic Druetto, passa per l'alpe omonimo, e conduce veloce (F9b) sul Sessera al ponte Milizia. Da qui riprendo il percorso F17, ma sono irrequieto e lo mollo per avventurarmi dritto su per il bosco. La linea è ripidissima, per procedere calzo i ramponi, mi aiutano a non scivolare sugli accumuli di foglie di faggio. Spunto così, in qualche modo, al Poggio della pietra Bianca, ho risparmiato tempo? Mah. Arrivo alla Coma della Quara con gambe buone e voglia di proseguire. Ho una sete pazzesca non ho con me la borraccia e mi tocca mangiare la neve che in qualche avvallamento si è conservata. Talvolta è amara (perchè faccio questa cazzate?). La salita è un calvario, l'Asnas è composta da due anticime che ingannano: credi di essere arrivato, ma poi c'è un altro bozzo d'erba secca da scalare e poi un altro. Arrivo in vetta alle 16.20 con la lingua di fuori e i crampi alle cosce. La temperatura è mite, schiaccio un pisolino sul prato di paglia, si sta da dio. Il rientro fila liscio fino alla casa del Pescatore qui ormai buio. La torcia frontale mi aiuterà durante quei maledetti 45 minuti di salita in cui sarà un continuo togli e metti ramponi. Arrivato al Bocchetto Sessera scopro di essere l'ultimo: c'è solo la mia auto nel parcheggio. Ho una sete da pazzi, la fonte spara fuori acqua poco sopra lo zero, va bene uguale. E' stato bellissimo.

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Dritto giù verso il fondovalle

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Faggeta arida

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Azione delle larve curculionide sul tronco di conifera

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A fondo valle trovo ancora un po’ di neve

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Più che neve è ghiaccio

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Salita all’Asnas attraverso paglione arido

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Pubblicità della Prinz Brau, manca solo il cammello

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La vetta? Mah, sembra non arrivare mai

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Finalmente in cima

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Nel tepore del sole d’inverno, ho piantato una “ronfa” di almeno 20 minuti: fighissimo.

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Guardando ad ovest, spicca il corno del monte Bo biellese.

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Verso nord lungo la cresta della val Dolca e oltre, rompe la linea il Corno bianco

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Di ritorno, la poca ultima neve sulle creste e pit stop alla colma della Quara.

11 febbraio 2024 : ha nevicato, MIRACOLOOOO!!

Domenica, la mattinata si presenta nuvolosa, a Novara cade ancora qualche goccia, ma dura poco, le nuvole si sfilacciano ed il sole riappare. Convinco mia moglie a venir con me, ad andare a vedere cosa c'è su al Bocchetto Sessera. Arriviamo alla colma che son quasi le 13.00, e lo spettacolo è magnifico. Uno spesso strato di neve bianchissima ricopre tutto il versante, fa niente se è già molliccia e fondente, il sole la fa risplendere ed il profilo delle montagne è da incorniciare. Scarichiamo dall'auto le nostre racchette, realizzo solo ora che è da 10 anni che non le mettiamo ai piedi. La neve c'è ma è solo in alto ed è tardi, non ci possiamo permettere un'escursione lunga, quindi puntiamo al Monticchio, (sentiero F11) che si trova subito ad occidente del Bocchetto Sessera. Saliamo velocemente fino alla spalla dello spartiacque, qui la neve è alta, l'ampia superficie della racchetta aiuta, ma sprofondo ugualmente fino al ginocchio. Il percorso è ripidissimo e si sale a vista. Arriviamo ad una sella che domina il bosco di pini dell’Artignaga e decidiamo di rientrare, è stato solo un piccolo assaggio, di quelli che fan venire un gran appetito. 

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Alta valle imbiancata, troppa grazia.

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La neve della notte precedente è del mattino.

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In salita verso il Monticchio.

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Ci dobbiamo fermare qui, lo spettacolo della valle interna è magnifico

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Artignaga con cima delle guardie e Monte Bo

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La conca dell’ Artignaga, cima delle Guadie, monte Bo e a destra l’ Asnas.

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Si vede bene il limite di innevamento. Sotto i 1200 metri non ce n’è più.

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A tardo pomeriggio la neve è già fondente

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La poca neve si stacca in slavine da8 versanti del gruppo del m.Barone

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Il monte Rosa visto dal Margosio con il Nikon 400/2.8 TC

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Tutti a vedere il tramonto al Bocchetto di Margosio

9 Comments

Recommended Comments

Claudio Garlaschi

Nikonlander

  • Nikonlander

Ho dei ricordi di ciaspolate e sci di fondo, in quella zona e anche di un corso di fotografia notturna, ma sempre nel secolo scorso.

Hai reso bene, come al solito, i paesaggi, mi piace l'erba in controluce.

E dimostri come si possa fotografare strappando il tempo alla vita quotidiana che è la vera impresa al giorno d'oggi.

Pedrito

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander Veterano

Bel racconto e foto interessanti.

Ma aldilà di queste credo che il bello sia dimenticare per una giornata l'ufficio, il cellulare, le incombenze della vita per immergersi nella Natura, quella con la N maiuscola, e riconnettersi con essa.

E forse la fotografia diventa il pretesto più che lo scopo.

Valerio Brustia

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander Veterano
22 ore fa, Pedrito ha scritto:

Bel racconto e foto interessanti.

Ma aldilà di queste credo che il bello sia dimenticare per una giornata l'ufficio, il cellulare, le incombenze della vita per immergersi nella Natura, quella con la N maiuscola, e riconnettersi con essa.

E forse la fotografia diventa il pretesto più che lo scopo.

Marco, non per me. La fotografia è lo strumento principe per vivere quei momenti e le foto che prendo, le cerco. Poi a ciascuno il suo gusto, certo non pretendo di insegnare niente a nessuno. Il mio è un atto di testimonianza, non ho altra velleità, e ciascuno ci veda quel che può / vuole vederci, anche niente.

Sul dimenticare l’ufficio, staccare la spina, si è necessario, almeno per me, trovare il tempo e il modo di andare dove gente non c’è n’è, e lo faccio quasi tutte le settimane anche senza dover guidare per un’ora e scarpinare su per i “paglioni secchi” dell’Asnas. Intendo dire che per quella accezione, un posto vale un altro.

Qui ho voluto fare uno spot per un luogo affascinante di cui chi ne parla, sulle piattaforme varie del 3^ millennio, lo racconta come se fossero le alture degli Andirondak americani o minkiate del genere. In verità è una realtà un po’ distopica che mi piace esplorare proprio per la sua unicità: qui sei ad un passo dalla pianura industriale italiana, se allunghi il collo oltre le creste vedi le luci delle città, ma i pochi pastori di qui sono dovuti tornare a vivere con le greggi altrimenti il lupo ne fa razzia. Gli alberi di questa valle sono stati abbattuti tutti tra fine 800 e primi del 900, sono ricresciuti ed ora si stabiliscono nuovi equilibri nonostante le piantumazioni alloctone degli Zegna.

Non è il Klondike, ma non è nemmeno Parco Sempione. È una fortuna per chiunque abbia un minimo di curiosità.

Aggiungo: è l’unico posto dove, in vita mia, ho potuto bivaccare sapendo di sapere di essere l’unico essere umano presente in quella valle ( val Dolca per la precisione). Elettrizzante.

Roby C

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander Veterano

quando torno..

Giuseppe Paglia

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander Veterano

Ciao Valerio,
delle tue esperienze che condividi con noi, oltre alle splendide fotografie che ne sono la parte fondante, mi affascina il racconto, la dovizia dei particolari, come se fossero trascorse poche ore dall'avvenimento. Mi chiedo se dopo ogni uscita annoti qualche appunto.

Grazie

Valerio Brustia

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander Veterano
14 ore fa, Giuseppe Paglia ha scritto:

Ciao Valerio,
delle tue esperienze che condividi con noi, oltre alle splendide fotografie che ne sono la parte fondante, mi affascina il racconto, la dovizia dei particolari, come se fossero trascorse poche ore dall'avvenimento. Mi chiedo se dopo ogni uscita annoti qualche appunto.

Grazie

Si, annoto. Ma mi aiutano le foto e le mappe DI CARTA non uso la piastrella luminosa con GPS. Quando sono in giro con lo zaino di norma il Cell mi aspetta in auto. Mia moglie lo sa 😉

Alessandro Pisano

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander Veterano

Brava Laura e Valerio, sempre belli ed affascinanti i tuo racconti cosi come le foto naturalmente!

Il primo sentiero in foto chi l'ha battuto ? Porta ad un rifugio ? E' pendente ?

Valerio Brustia

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander Veterano

No macché rifugio! E’ una cresta che è bello da percorrere. Il battitore ti sta scrivendo 🙂

stenopeic

Nikonlander

  • Nikonlander

bel racconto, posti per me irraggiungibili per fiato e gambe

Guest
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