Riempi, e svuota, il sacco
E' una questione piuttosto spigolosa e che interessa tutti i fotografi escursionisti, il tema: lo ZAINO.
Non esiste una soluzione ideale, o meglio sì esisterebbe e si chiama PORTATORE, ma non siamo inglesi dell'800 quindi direi che questa opzione è da scartare a prescindere. La borsa foto non è la scelta corretta per escursioni più o meno lunghe su terreno sconnesso, lo zaino diventa subito una condizione obbligata.
Ora, l'industria di settore ha un importante filone dedicato a noi e relativo ai BACKPACK, e siccome noi siamo disposti a pagare belle palanche per i nostri attrezzi, ecco che questa industria ci lusinga con borse super fichissime e super costosissime. Nulla di disonorevole a sacrificare un rene in cambio di uno strumento ideale, ma in questo caso le cose stanno veramente così? Siamo sicuri??
Qui vi porto la mia esperienza personale. Nelle foto che seguono c'è un po' della mia storia fotografica e poi una secca analisi di 4 zaini che utilizzo nelle mie uscite. Attraverso queste mie scelte più che altro vorrei condurre ad una ragionevole riflessione, non sono titolare di verità rivelate, sono solo uno che va per i boschi almeno 1 volta alla settimana.
Dall'inizio degli anni '90 ho dovuto risolvere il problema di come andare su per i monti portandomi appresso un tele grosso e magari un treppiede (in quegli anni il mio tele era il Tamron 400/4 SP-LD ed il treppiede un pratico Manfrotto 190 accorciato a mano). Per molti anni il mio zaino da montagna è stato un Berghaus 50L a gerla, scelta di necessità. Il caricamento dall'alto è odioso ed accedere all'attrezzatura fotografica e mantenere un ordine decente è una impresa demoralizzante.
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GIOVINEZZA.... quello li dietro è il Berghaus con dentro il Tamton 400/4 ed FM2+MD12 pronta all'uso. Cima del Teggiolo , Trasquera (VB) - Aprile 1996
Come tutti, appena ho potuto mi sono procurato uno zaino foto. Questi era il magnifico LowePro 350AW
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Stessa montagna, due anni dopo. Gennaio 1998.
Lo zaino era favoloso, difendeva bene obiettivi e fotocamere, il 400 ci stava per bene, con innestata la fotocamera armata di trascinatore , tutto bello. Peccato che la borraccia proprio non sapevo dove infilarla, così come la maglietta di ricambio, i guanti, la giacca a vento... il panino. Mi arrangiavo, in qualche modo. Quello che però non potevo "arrangiare" era il suo PESO. Le belle imbottiture erano spesse, molto spesse, così come l'involucro tutto. Vado a memoria e credo che VUOTO superasse i 3 kg. 3h di cammino con quel vagone sulle spalle erano un guasto inutile anche per un quasi 30enne abbastanza tonico. Lo vendetti, annuncio con foglietti da strappare e numero di telefono appeso in bacheca di un laboratorio di sviluppo invertibili di Milano (CHROME zona PoliMi, non un caso), ad un fotografo di sport acquatici (tutto contento, lui e io anche).
Ma la legge della fotografia non demorde. Cerco un altro zaino foto. Lo trovo nel 2001 da TENBA. Questo è leggero, ha una bella forma, non è enorme, il 400 ci stava.
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Ecco il nuovo, allora, TENBA; il Nikon AF 300/2.8 non era mio, val Vigezzo (VB) - Novembre 2001
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Qui percorro una spiaggia atlantica con in spalla il Tenba riarrangiato alla bisogna. Coto de Donana, gennaio 2002
Con questo zainetto ci ho girato un bel po', ha percorso con me gli ultimi anni della pellicola per approdare nella stagione digitale. Per garantirmi la gestione di un carico significativo, ho apportato delle modifiche. Con ago e filo ho adattato una fascia lombare di un altro modello Tenba a questo zaino e ho adattato una coppia di lacci per fermare, sotto allo zaino, quelle cose che là fuori servono (e nella foto atlantica si vedono bene).
Questo zaino ce l'ho ancora e talvolta lo uso per i trasferimenti in automobile, ma per quanto più leggero di qualunque Lowe questo TENBA mi lascia irrisolto il solito problema, ben illustrato nelle seguenti immagini (ora digitali).
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In queste immagini si vede come sia stato costretto ad arrangiare soluzioni di fortuna. La rete mimetica, minimale, stava dentro schiacciata come una sottiletta e la giacca a vento era fuori agganciata in qualche modo. La rain cover per il tele occupa lo spazio in testa al 200-400 e la rete mimetica fogliata, nel suo sacchetto, è agganciata sotto.
Tutte soluzioni di fortuna, a cui mi sono piegato pur d'avere lo ZAINO foto e obiettivi e fotocamere ben ordinate e pronte (più o meno) all'uso. Il colpo di grazia a questa soluzione me lo ha sganciato la GRANDE BERTA.
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Lo zibibbo qui sopra nel Tenba non ci stava nemmeno a piangere in aramico e io ce lo volevo portare in montagna (e ci son riuscito come dimostra la foto di cui sopra) . Al tempo cercai una soluzione CANONICA. Scartata l'opzione ZAINO PER TELEOBIETTIVO, perché non fotografo solo con il tele ma anche con altri obiettivi e, come già detto, serve spazio anche per generei di necessità, la proposta della già nota LowePro era il PhotoTrekker 600 AW. Su catalogo era molto bello, poi però, metro alla mano...
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Con tutto il rispetto, senza offesa per nessuno, MA TI SEMBRA??? Combinato così fai 200m e basta e se ti incontra qualcuno, ride (a ragione). Beh anche no, io passo.
Correva l'anno 2009 e il mio bel 600/4 VR da qualche parte dovevo metterlo. Nel vecchio Berghaus ci stava , ma avendo solo l'accesso da sopra, per mettere il tele nel sacco o per estrarlo, lo zaino andava rifatto tutto, completamente, ogni volta. Voleva dire foto perse. Per sfortuna (mia) io non lavoro vicino a casa ma vicino a Corsico (MI). In quegli anni Decathlon aveva in Corsico uno dei suoi punti vendita meglio riforniti. Un giretto in pausa pranzo e mi cade l'occhio sullo Zaino Foclaz 45L marrone e nero: 49 euro. Lo guardo, lo apro, lo provo, lo chiudo, ci penso, torno il giorno dopo e lo compro. Una scelta semplice, forse, non scritta da nessuna parte, non suggerita da nessuno, solo un po' di buon senso (una volta ogni tanto) e da quel giorno ho cambiato il mio modo di trasportare l'equipaggiamento fotografico in qualunque posto io vada.
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Eccolo qui in una foto del 2009, dentro c'è il Nikon 600/4 VR con la D3 innestata e un po' di altre cose
Tutto sto bel preambolo per dire che un buon zaino da montagna, pensato per avere una ergonomia adatta a lunghe camminate e a sforzi prolungati, è perfetto per accompagnarmi dove mi piace andare: su per i bricchi. Questo zaino in particolare mi ha seguito per due volte in Finlandia, sempre con il 600/4, poi in Quebec, ma qui con il 200-400/4 ed infine in Costa Rica dove, purtroppo è rimasto, quasi vuoto, nelle mani dei ladrones della Ventana, ma questa è un'altra storia.
Però uno zaino alpino deve avere delle caratteristiche specifiche che il vecchio Forclaz 45L aveva.
VANTAGGI DELLO ZAINO STILE ALPINO
Uno zaino alpino è leggero e questa cosa non ha prezzo, inoltre la struttura di carico, spallacci, fascia lombare e schienale, sono ergonomici e pensati per espellere il calore, ed il sudore, che in estate sono una zavorra in piu’. La fascia lombare di questi zaini è robusta e avvolgente perchè il grosso del peso va fatto scaricare sui fianchi e non sulle spalle. Nelle gambe si trovano i muscoli più forti del corpo, la colonna vertebrale sopporta già i 4 kg a sbalzo del nostro capoccione, là in alto sulla cima, bene che siano le gambe a fare lo sforzo del carico fotografico aggiuntivo.
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Come accennato non è che uno zaino da montagna qualunque vada bene per le imprese di fotografi accumulatori seriali di fotocamere e obiettivi. Quello della foto sovrastante, per esempio, pur avendo un'ergonomia eccellente non va affatto bene, in quanto si tratta di una struttura a "gerla" con una sola apertura inferiore , d’accesso al sacco a pelo. Caratteristica prima fra tutte che fa di uno zaino alpino uno strumento adatto alla fotografia e’ l'apertura che deve essere su tutta la lunghezza del sacco . Solo in questo modo è possibile accedere ai grossi calibri, a quelli piccoli, alla borraccia o quant'altro. Il bellissimo LoweAlpine di cui sopra, che mi aiutò a realizzare le fotografie subacquee ai tritoni di un lago a 2000m, ora appartiene al mio collega Max amante della montagna, ma non dei teleobiettivi da 3-4kg.
Prima di procedere nella descrizione è bene che chiarisca un aspetto: all'interno di uno zaino MONOVOLUME obiettivi e fotocamere devono essere intrinsecamente protette per ovviare collisioni/sfregamenti che provocherebbero danni. La cosa per me non è un problema perché le mie fotocamere, dal giorno dell'acquisto, vivono dentro ad una muta di neoprene LensCoat. Così tutti i miei tele e i grandangoli e i macro, hanno il loro vestito di neoprene monofoderato.
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Fatta questa doverosa premessa, vi racconto cosa cerco in uno Zaino, come lo gestisco, descrivendovi pregi e difetti dei 4 modelli che uso correntemente, ciascuno adatto ad applicazioni differenti.
Fondamentali per uno Zaino alpino per applicazioni fotografiche.
1 - apertura su tutta la lunghezza:
garantisce accesso immediato al contenuto senza necessità di dover disfare tutto lo zaino per trovare l'obiettivo che serve al momento. Inoltre permette di inserire/estrarre con un solo gesto rapido anche grossi teleobiettivi.
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2 - cinghie laterali di compressione.
Per la Piccozza basta un'asola sul fondo, ma per gli scialpinisti occorrono dei lacci laterali necessari per trasportare gli sci agganciati uno di qui e uno dillà. Noi dell'asola per piccozza ce ne facciamo poco mentre quelle cinghie, magari accompagnate da tasche a fondo sacco, sono perfette per legare il treppiede oltre che, naturalmente, modulare il volume del sacco per adattarlo a differenti situazioni di utilizzo.
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3 - presenza di tasche interne controschienale.
E' una cosa di cui non facevo caso, ma da quando c'è la uso metodicamente. Qui trovano spazio il telo antipioggia TARP (non il coprisacco rain cover, quello sta sempre sul fondo). Siccome l'acquazzone arriva quando meno te lo aspetti, accedere rapidamente al rain cover ed al tarp non ha prezzo. Qui ci metto anche la maglietta di ricambio, in estate ma anche in inverno sudo come un orco.
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Qui sopra si vede la tasca contro lo schienale e sulla destra, l'equipaggiamento BASE che non manca mai in nessuno dei miei zaini. Non manca mai perché voglio evitare di dimenticare a casa quanto segue:
i teli per lavarsi e asciugarsi
la carta ...
coltellino
torcia frontale
guanti da giardiniere e segaccio (vago per montagne di bassa quota, la vegetazione talvolta è un problema)
telo antipioggia e/o mantella
pompetta (maledetti pelucchi sul sensore !!!!!)
(non visibile) Moschettone grosso su asola centrale dello zaino
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Alcuni zaini dispongono di ganci elastici per trasporto bastoncini. Io li uso per agganciare il treppiede come il Leofoto LS-254C. Invece lo scopo del grosso moschettone BLU della foto di destra, è quello di agganciare la fotocamera o il teleobiettivo che tengo fuori durante la progressione. In questo modo scarico un po' di peso che graverebbe su una sola spalla. Gancio e sgancio è possibile senza scaricare lo zaino
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I miei 4 Zaini Alpini per fotografia
Uso questi 4 modelli per affrontare escursioni differenti. Si tratta di 3 modelli Decathlon ed uno zaino tattico Mardingtop.
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DECATHLON FORCLAZ Trek 100 (50L)
Zaino per trekking di due giorni, molto leggero e con ottima ergonomia. Ha l'apertura con unica cerniera su tutta la lunghezza e apertura inferiore per accesso sacco letto, con divisorio interno (che non uso) che è sganciabile. Questo lo rende adattissimo all'applicazione fotografica. E' lo zaino che uso per la montagna vera, quando trasporto molto peso e prevedo di camminare a lungo. E' il sostituto del Forclaz 45 che è rimasto in Costa Rica
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PROS:
Leggerezza,
vestibilità confort,
volume elevato,
presenza agganci ad elastico per bastoncini ,
presenza di tasche laterali con zip,
presenza sacca per borraccia ad accesso rapido,
struttura portante schienale in barre di alluminio
regolazione altezza dell'aggancio spallacci
CONS:
cinghie chiusura cappuccio non ancorate alla base del sacco,
1 sola tasca sulla fascia lombare,
sistema regolazione un po' macchinoso,
mancanza di tasche laterali di fondo sacco
DECATHLON QUECHUA Mh500 (40L)
Per uscite di una giornata, leggere ma nemmeno troppo, questo è il mio zaino preferito. Legerissimo e soprattutto in estate in grado di smaltire bene il calore ed il sudore. Ovviamente Decathlon lo ha dismesso. Misteri.
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PROS:
Leggerezza,
vestibilità confort,
espulsione del calore da schienale,
tasca dorsale con zip e tasca dorsale esterna,
tasche laterali ad accesso rapido,
presenza agganci ad elastico per bastoncini,
struttura portante schienale in tubi di alluminio
CONS:
cinghia chiusura cappuccio unica non ancorate alla base del sacco,
cinghie laterali a V non adatte all'aggancio treppiede (compensato da ganci elastici),
mancanza di tasche laterali di fondo sacco
cinghia di chiusura ventrale sottile
Cerniera apertura semicentrale asimmetrica.
DECATHLON SOLOGNAC BIGHUNTER (45-70L)
Dal 2017 è il mio cavallo di battaglia. Fortuna che Decathlon la serie per cacciatori la fa con materiali molto robusti, altrimenti lo avrei già squartato. Questo attrezzo mi segeu da 9 anni nelle mie uscite settimanali nel parco delle lame. Fango pioggia neve caldo impossibile tutte belle situazioni in cui questo sacco mi serve senza problemi. L’ho usato così tanto che gli spallacci si sono compressi e sono diventati decisamente sottili. Decathlon non fornisce il ricambio, anche se sarebbero perfettamente sostituibili. Decathlon è imperscrutabile.
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PROS:
robustezza del materiale del sacco,
volume abbondante,
presenza di tasche laterali con zip,
presenza tasche laterali di fondo sacco,
lacci di compressione laterali molto robusti,
sacca porta calcio fucile,
struttura portante schienale in tubi di alluminio,
espandibilità del volume,
colore mimetico real tree
regolazione altezza dell'aggancio spallacci
CONS:
spallacci non ben imbottiti,
peso un po' elevato,
MARDINGTOP M6480 (70L)
In inverno, soprattutto, la quantità di vestiti da portarsi appresso sul fiume è veramente tanta. Per questa ragione ho acquistato il Mardingtop 70L. In effetti si è rivelato perfetto allo scopo, ma anche comodo, nonostante una struttura non proprio rigida. Tanto che per una due giorni in montagna (con tenda e sacco a pelo) ho scelto lui perchè solo il suo volume mi ha permesso di trasportare l'iradiddio di cui avevo bisogno. Un ottimo zaino, ha tutto quel che serve e qualcosa di più. Se fosse stato anche mimetico con bastino tubolare (come il Solognac di cui sopra) sarebbe lo zaino perfetto per ... i traslochi. In effetti è l'unico zaino che mi permette il trasporto di due teleobiettivi 300/2.8 + 600/4 oppure 800/6.3 + 400/2.8 TC
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PROS:
Materiale robusto fatto per durare
Volume elevato,
vestibilità confort,
regolazione altezza dell'aggancio spallacci
presenza tasche laterali di fondo sacco,
tasca dorsale con zip
Apertura zip a tutto sacco
Tasche interne a rete
CONS:
struttura portante dorso in lastra di materiale plastico
Infine per i più curiosi ecco come ho preparato il Decathlon Forclaz Trek 100, per la salita al monte Barone.
Valerio Brustia 2026
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