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Un pensiero sulle foto agli animali

(0 reviews)

Scrivo questo blog sull'onda di alcuni post e commenti di fotografia naturalistica.

E' solo il mio pensiero, che si può condividere oppure no, l'invito è pensiamoci sopra un attimo, poniamoci delle domande, se vogliamo, poi si fa quel che si vuole.

Questa foto l'ho fatta per una rivista scientifica in cui ho pubblicato i risultati di una mia ricerca:

naturafoto 1.jpg

Queste foto le ho fatte per una mostra divulgativa sul patrimonio di un museo:

naturafoto 2.jpg

naturafoto 3.jpg

Dove voglio arrivare? Sono foto fatte per scopi diversi rivolte a persone diverse a cui interessa vedere cose ...differenti.

La prima foto è per i miei colleghi studiosi, a cui interessa che la foto sia nitida, ben esposta, senza ombre ingannevoli, in modo che si possano vedere nel modo migliore i particolari del soggetto così da apprezzare i dettagli e discutere di quel che ci interessa.

Le altre due foto sono per un pubblico generico che assiste ad una mostra fotografica. Per fargli apprezzare il valore di quello che vede, ho pensato che fosse meglio presentarlo in un contesto più accattivante e che raccontasse una storia di vita e di morte, di animali e di pietre.

Ho portato la cosa un po' agli estremi, apposta.

Che cosa voglio dire? Qualcosa che ho già scritto e riscritto in blog e commenti, ad esempio qui in modo volutamente umoristico ed un tantino esagerato:

Una volta, premetto, non la pensavo così, ma invecchiando e confrontandomi ho capito, forse, qualcosina.

Ecco una foto di Cinciallegra

naturafoto 4.jpg

E due foto di Cinciarella

naturafoto 5.jpg

naturafoto 6.jpg

Un Pettirosso

naturafoto 7.jpg

ed altri due

naturafoto 8.jpg

naturafoto 9.jpg

A mio parere, le foto a pieno formato mostrano di più il soggetto , ma sono apprezzate soprattutto da chi è interessato al ...soggetto in sé. Piaceranno all'appassionato di uccelli, ma, forse, le foto più ambientate parlano lo stesso del soggetto ma con un minimo di contesto, di suggestione, di atmosfera, possono venire apprezzate anche da chi non è strettamente interessato e, anche se non sembra, pur non mostrando lo stesso livello di dettaglio, parlano forse di più della cincia o del pettirosso su come e dove vive. Più fotografia e meno documento.

Scoiattolo europeo ben illuminato

naturafoto 10.jpg

Scoiattolo europeo nel gioco di luci ed ombre del bosco.

naturafoto 11.jpg

Il rischio che si corre è di scambiare la bellezza del soggetto con quella della foto. A me piace di più la seconda. La trovo più originale e più viva. Poi potete dirmi che sono brutte tutte e due e che non so fare le foto, non importa. Il messaggio non è personale, è che per quanto mediocre fotografo (io) possa essere, se ci si impegna un po' si possono fare foto più originali, meno didattiche.

Marmotta, punto.

naturafoto 12.jpg

Marmotta ambientata .

naturafoto 13.JPG

Sto dicendo che i soggetti devono per forza essere piccoli? No. Le foto possono però essere un pochino studiate, originali.

naturafoto 14.jpg

Anzi foto a soggetti lontani se non meditate, possono essere le peggiori. Ho visto (ed ho ahimè fatto) foto pessime di soggetti colti al volo che dicono ancora meno dei ritratti a formato pieno.

Ho "preso" una nitticora. Sul serio, a qualcuno questa foto dice qualcosa? A me no. Non dovessi usarla per spiegare, non la pubblicherei mai.

naturafoto 15.jpg

Magari non tanto più grande, ma con uno sfondo un po' più interessante.

naturafoto 16.jpg

O meglio ancora, in azione e di dimensioni leggibili:

naturafoto 17.jpg

Spero che il mio messaggio sia passato. Sto dettando delle regole? E chi sarei per farlo? Il mio è un solo un invito a valutare (e magari a fare) le foto di natura con un pensiero più ampio, non solo specialistico e tantomeno da "preso al volo come capita, basta che sia a fuoco" (che è anche peggio).

Non sono le dimensioni del soggetto, è tutto l'insieme. Grande, piccolo in mezzo, può essere più o meno valido a seconda del contesto. Valutate questi grifoni quali apprezzate di più o di meno.

naturafoto 18.jpg

naturafoto 19.jpg

naturafoto 20.jpg

grifone1lo.jpg

E' tutto, grazie a chi è arrivato fin qui.
Scrivo sempre le stesse cose? Forse, ma una ripassatina ogni tanto penso ci possa stare.

Se non siete d'accordo, va bene, l'ho già scritto, ognuno può restare della sua idea )

16 Comments

Recommended Comments

Valerio Brustia

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander Veterano

Ti dirò quello che dico a tutti.

Tu ti arrovelli nella forma, certamente la forma diventa contenuto perché racconta qualcosa. Questo aspetto personalmente credo debba far parte di qualunque fotografo. Ma a me, ho scoperto tanti tanti anni fa, non basta. Potrò vedere la più bella foto nella posa più squisita con la luce migliore, con lo sfondo perfetto, con lo sfuocato giusto del più in forma tra i pettirosso che ci sia nel mondo … echissene. Cosa mi dice, cosa mi porta, da lettore, una immagine del genere: sussulto di sopracciglio e poi via , colpo di polpastrello (siamo fissi nel web ormai).

Questo per capirci: il pettirosso assoluto, a me non interessa. Mi interessa il pettirosso “relativo” cioè relazionato al luogo, al tempo (storico), alla vicenda umana di chi lo ha ripreso. Questo step behind dobbiamo farlo tutti, se no si appende la fotocamera al chiodo oppure …. Si diventa cacciatori: 4 cince, 6 pettirossi, 2 astori, 1 fagiano. Totale: un pugno di piume digitali.

Io no grazie.

Io fotografo vicino a casa mia, lo sai. Nei miei limiti racconto storie della terra a cui appartengo e che perciò sono anche la mia storia. Non vado a cercare il soggetto in culo al mondo pur di dire che ho la foto perfetta di una garzetta: NON ESISTE LA FOTO PERFETTA e meno male!! E mi incazzo con chi lo fa, perché vuol dire che sta perdendo il punto, oppure peggio non lo ha mai colto.

Cosa è l’appagamento per chi ama mettere l’occhio contro un mirino? Per me è vivere quei momenti e riuscire, ci provo, a salvarne “l’anelito” (passami la licenza poetica) in 40 mp di file. Per molti è l’immagine …”da concorso”. Mavaccagher!!!

Ho conosciuto un bravissimo fotografo che in un anno ha fatto non so quanti km avanti-indietro da casa sua ad un lago dove cercava di realizzare una certa ripresa agli svassi. Uno sforzo totalizzante non finalizzato a conoscere gli svassi di quel lago, il loro ambiente, i loro guai e le loro fortune, ma per ottenere quella particolare immagine che aveva in testa, e che, ovviamente, aveva visto realizzata da altri. Una prova di tenacia e maestria che alla fine a cosa conduce? A soddisfare il proprio ego e basta, perché di quegli svassi, in fondo, ma chissenefrega, uno svasso vale l’altro.

Sopratutto nella fotografia della natura questa roba che sto scrivendo, dovrebbe avere un certo peso. Quindi va bene Silvio arrovellarsi sulla forma, e lo si deve fare a prescindere perché siamo fotografi e non fotocopiatrici, ma il contesto, la profondità di una immagine è creata dal compendio che ciascuno di noi porta a corredo.

Non dico niente di nuovo, fai mente locale: tutti i fotografi che ammiri, del tuo Pantheon, hanno prodotto i loro risultati affrancando le loro immagini al contesto che hanno indagato. E perché non dovremmo farlo noi? Perché a noi deve bastare il click e il vuoto davanti e dietro? Troppo impegnativo? Non credo. Turn on the light è anche più divertente.

Silvio Renesto

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander Veterano
2 ore fa, Valerio Brustia ha scritto:

Ti dirò quello che dico a tutti.

Tu ti arrovelli nella forma, certamente la forma diventa contenuto perché racconta qualcosa. Questo aspetto personalmente credo debba far parte di qualunque fotografo. Ma a me, ho scoperto tanti tanti anni fa, non basta. Potrò vedere la più bella foto nella posa più squisita con la luce migliore, con lo sfondo perfetto, con lo sfuocato giusto del più in forma tra i pettirosso che ci sia nel mondo … echissene. Cosa mi dice, cosa mi porta, da lettore, una immagine del genere: sussulto di sopracciglio e poi via , colpo di polpastrello (siamo fissi nel web ormai).

Questo per capirci: il pettirosso assoluto, a me non interessa. Mi interessa il pettirosso “relativo” cioè relazionato al luogo, al tempo (storico), alla vicenda umana di chi lo ha ripreso. Questo step behind dobbiamo farlo tutti, se no si appende la fotocamera al chiodo oppure …. Si diventa cacciatori: 4 cince, 6 pettirossi, 2 astori, 1 fagiano. Totale: un pugno di piume digitali.

....

Uno sforzo totalizzante non finalizzato a conoscere gli svassi di quel lago, il loro ambiente, i loro guai e le loro fortune, ma per ottenere quella particolare immagine che aveva in testa, e che, ovviamente, aveva visto realizzata da altri. Una prova di tenacia e maestria che alla fine a cosa conduce? A soddisfare il proprio ego e basta, perché di quegli svassi, in fondo, ma chissenefrega, uno svasso vale l’altro.

Sopratutto nella fotografia della natura questa roba che sto scrivendo, dovrebbe avere un certo peso. Quindi va bene Silvio arrovellarsi sulla forma, e lo si deve fare a prescindere perché siamo fotografi e non fotocopiatrici, ma il contesto, la profondità di una immagine è creata dal compendio che ciascuno di noi porta a corredo.

Non dico niente di nuovo, fai mente locale: tutti i fotografi che ammiri, del tuo Pantheon, hanno prodotto i loro risultati affrancando le loro immagini al contesto che hanno indagato. E perché non dovremmo farlo noi? Perché a noi deve bastare il click e il vuoto davanti e dietro? Troppo impegnativo? Non credo. Turn on the light è anche più divertente.

Credo che quanto scrivi sia il passo successivo a quanto ho scritto. Certamente necessario nella crescita del fotografo. E' il compimento.
Per ora mi riesce (forse, spero che sia così) coi gatti e anche, sempre forse, con le libellule, soggetti con cui ho una storia, anche perchè il resto è un da po' che lo frequento poco.

Silvio Renesto

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander Veterano
1 minuto fa, Mauro Maratta ha scritto:

Domanda : quale onda ? Dove ?

In pratica, sostengo che hai ragione, perchè lo condivido appieno, quando scrivi a commento che certe immagini non ti parlano in quanto ti sembrano illustrazioni da manuale più che foto, hanno lo stesso effetto su di me, anche se sono naturalista. Non è solo questo, ma non voglio fare esempi, puoi capirmi penso.

Riccardo Davoli

Nikonlander

  • Nikonlander

Concordo pienamente su quanto scritto qui sopra da voi.
La foto è "bella" perchè è intrinsecamente bella e non perchè il soggetto in primo piano è bello. Anch'io amo le foto di animali ambientate e faccio lo stesso con le maschere di carnevale perchè tutto, soggetto e contesto, fanno la foto e possono, dovrebbero, emozionare. O meglio dovrebbero trasmettere la stessa emozione che abbiamo provato noi nel farla.

E aggiungo anche la iper definizione che gli obiettivi più recenti riescono ad avere che, secondo me, talvolta (spesso?) distraggono dalla composizione. Insomma ci emozioniamo più a contare le piume che a vedere la foto nel suo insieme. Certo, a volte non è facile scindere le due cose ma, secondo me, dobbiamo essere consapevoli di questi aspetti, almeno noi appassionati fotografi.

Francesco Contu

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander Veterano

Genere fotografico complicato. Lo si capisce provandoci.

Oggi le attrezzature garantiscono foto nitide amche all'ultimo dei neofiti. Ma da qui a fare foto interessanti ce ne passa.

A volte si può fare una serie e raccontare una storia, ma a me piace più cercare la foto singola.

Evento raro: il soggetto si presenta come pare a lui e il successo dipende molto dallo studio del luogo e dalla perseveranza.

Le mie foto di volatili della Namibia sono in massima parte banali. Mi sono divertito a farle? Confesso di si, essere in un luogo nuovo e poter prima vedere e poi fotografare quegli animali è stato interessante. Sono capolavori? Neanche per idea. Più interessanti le folaghe che vedo litigare sull'Adda sotto casa mia in primavera.

marcovitrotto

Nikonlander

  • Nikonlander

quindi, cambiando genere, è bravo quel fotografo che fa apparire bella e/o interessante la modella che avvenente non é.

Si, condivido, ed entra in gioco anche la fantasia nostra, e le fantasie che ne nascono in chi guarda.

Ma quindi, le dimensioni, contano o no????

  • Administrator
3 minuti fa, marcovitrotto ha scritto:

quindi, cambiando genere, è bravo quel fotografo che fa apparire bella e/o interessante la modella che avvenente non é.

Ci sono fotografi che sono costretti a farlo da contratto (vedi matrimonialisti alle prese con matrone per le quali non basta una vela maestra per confezionare l'abito da sposa).

Ma non credo proprio che questo sia il punto.

Una fotografia richiede un fotografo, non un "mago". La destinazione la qualifica e la giustifica.

Se il fotografo è bravo, saprà fare sempre buone fotografie, che servano al catalogo dei regali di Natale o ad una mostra d'arte in una galleria di Londra.
Altrimenti no, magari seguirà le ricette altrui per rifare clichet anche dopo aver fatto 20.000 leghe sopra i mari guidato da guide qualificate e profumatamente pagate, oppure farà foto banali che non usciranno nemmeno dalla sua scheda di memoria di bestioline nascoste dietro ai canneti.

Una fotografia deve avere una sua dignità per esistere. E per esistere deve avere un suo senso compiuto, almeno per chi la fa. Possibilmente poi, deve trovare spazio su carta.

Purtroppo, e so che qui mi sto attirando contro delle antipatie, noto che molti fotografi cosiddetti - di animali selvatici - altro non sono che cacciatori e collezionisti di trofei/figurine. Non veri fotografi.

marcovitrotto

Nikonlander

  • Nikonlander

Se ho colto il pensiero di Silvio, accanto ad una fotografia reportistico/scientifica, probabilmente apprezzata dai soli addetti ai lavori, e per loro indispensabile, ce n'è una più autoriale/artistica, che cattura gli sguardi di tutti perchè ha qualcosa da dire a prescindere. Io, che di naturalistica non ci capisco nulla, sorvolo su fossili e cince "in posa" e mi fermo a guardare il pennuto nella nebbiolina o quello arrabbiato e arruffato sotto la pioggia.

Detto questo se Silvio/Valerio mi proponessero un bel Dahu...

Silvio Renesto

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander Veterano
4 ore fa, marcovitrotto ha scritto:

quindi, cambiando genere, è bravo quel fotografo che fa apparire bella e/o interessante la modella che avvenente non é.

Si, condivido, ed entra in gioco anche la fantasia nostra, e le fantasie che ne nascono in chi guarda.

Ma quindi, le dimensioni, contano o no????

Dipende, In un sito del Gruppo Ornitologico X che conta è l'animale in sè, meglio se ben visibile, meglio se raro o se segnalato in zona per lui insolita. In un sito di fotografia, meglio mettere qualcosa di diverso.

4 ore fa, marcovitrotto ha scritto:

Se ho colto il pensiero di Silvio, accanto ad una fotografia reportistico/scientifica, probabilmente apprezzata dai soli addetti ai lavori, e per loro indispensabile, ce n'è una più autoriale/artistica, che cattura gli sguardi di tutti perchè ha qualcosa da dire a prescindere. Io, che di naturalistica non ci capisco nulla, sorvolo su fossili e cince "in posa" e mi fermo a guardare il pennuto nella nebbiolina o quello arrabbiato e arruffato sotto la pioggia.

Detto questo se Silvio/Valerio mi proponessero un bel Dahu...

Il pennuto (Cinciarella) arruffato e quello (Pettirosso) nella nebbiolina sono infatti tra i più fotografici, c'è un tentativo di cogliere, o creare un'atmosfera, una situazione, non solo di illustrare un soggetto. Il messaggio voleva essere che foto diverse hanno letture (e lettori) diversi.

Detto questo il Dahu*, se è quello che conosco io, si può avvistare, credo, solo dopo ingestione di notevoli quantità di distillato locale, ma non si può fotografare perchè le fotocamere non amano l'alcool ;) .
Ma, tra le righe, non vorrei che passasse il messaggio che è necessaria la "rarità". Il soggetto può essere qualsiasi, a renderlo speciale dev'essere il fotografo.

* Il Dahu, se è quello che intendo io, sarebbe una specie (inesistente!) di camoscio caratterizzato dall'avere le zampe di un lato più corte di quelle dell'altro lato, così è più comodo a correre di traverso lungo pendii scoscesi, però solo in una direzione. Fa parte di quelle bizzarrie come la vipera coi baffi, l'homo salvadego ecc.

  • Administrator

La rarità - o la bestiola di passaggio, mai vista prima nell'Herfortshire, che attira migliaia di ornitologi itineranti con il passaparola - è l'alternativa al viaggio esotico a migliaia di miglia da casa.

marcovitrotto

Nikonlander

  • Nikonlander
4 ore fa, Silvio Renesto ha scritto:

* Il Dahu, se è quello che intendo io, sarebbe una specie (inesistente!) di camoscio caratterizzato dall'avere le zampe di un lato più corte di quelle dell'altro lato, così è più comodo a correre di traverso lungo pendii scoscesi, però solo in una direzione

proprio lui! E se cambia verso rotola a valle per effetto delle zampe più corte dal lato sbagliato.

Silvio Renesto

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander Veterano
Il 21/12/2025 at 16:03, Mauro Maratta ha scritto:

La rarità - o la bestiola di passaggio, mai vista prima nell'Herfortshire, che attira migliaia di ornitologi itineranti con il passaparola - è l'alternativa al viaggio esotico a migliaia di miglia da casa.

Sì concordo, ma non vorrei fare di tutte le erbe ecc..

Non è quello che fai ma come lo fai, ossia c'è modo e modo. come hai scritto tu qualunque fotografia deve avere una sua dignità per esistere e questo può avvenire in ogni contesto.

Io a Ranthambore a vedere una tigre libera nella giungla (potendo) ci andrei, perchè so che per me sarebbe un'esperienza senza uguali "a prescindere" e se facessi foto, vorrei che fossero un'espressione di quello.
Ma non andrei se mi ritrovassi poi su un fuoristrada/pulmino insieme ad altri dieci fuoristrada/pulmini stracolmi di persone vocianti, perchè, temo, mi perderei il senso per cui sarei andato.
Ci sono però fotografi che si sanno organizzare diversamente, hanno un immenso amore e rispetto per i luoghi e gli animali che ci vivono, una esperienza profonda. Le loro foto sono di una bellezza rara e mai dei trofei. E' una cosa del tutto diversa.

Anche per la bestia "rara" il discorso è identico. Dipende da cosa c'è nella testa di chi fotografa.

  • Administrator
1 minuto fa, Silvio Renesto ha scritto:

[...]

Anche per la bestia "rara" il discorso è identico. Dipende da cosa c'è nella testa di chi fotografa.

Infatti, non volevo generalizzare. Un conto possono essere Massimo Vignoli o Andrea Marzorati, un conto i tanti che si fanno portare da Brad Pitt o da Pizzi Genizza col gippone nella savana o col gommone al largo tutti intruppati e cinturati per fare tutti la stessa foto alla stessa povera bestia.
Una é esplorazione fotonaturalistica, l'altra turismo di massa come andare a Venezia.

La questione è che i più appartengono al secondo gruppo. Ergo deducesi che ...

Estendendo come il Vitrotto il discorso ad altri campi e senza inserire questioni di natura estranea alla fotografia, tanti fotografano modelle in modo più o meno organizzato da altri "chiavi in mano ".
Pochi si sforzano e si impegnano per fotografare, quelle stesse modelle, non Malgosia Bela o Doutzen Kroes, in modo originale e personale, in solitario, con il proprio stile unico.
Gente non accomunabile.

Francesco Contu

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander Veterano

Ci sono molte ramificazioni, alcuni si muovono solo in un certo modo altri si adattano.

Io nasco come fotografo solitario di animali liberi. Non mi piacciono i capanni ma a volte non se ne può fare a meno. Nessuna garanzia, mi sono sempre dato l'obiettivo di fare una foto decente per uscita. A volte sono di più a volte zero. Quelle che giudico davvero buone forse una manciata all'anno.

In certi posti però semplicemente non ci si può andare da soli. O si rinuncia o si va in gruppo. Non è la mia prima scelta ma i Puffin in Islanda e alle Far Oer li ho potuti vedere e fotografare solo a quelle condizioni.

Quando viaggio lo faccio per vedere luoghi e fauna nuovi o poco avvicinabili e visibili da noi.

Lo sciacallo Anubi era libero ed eravamo noi 5 senza guide, unico diktat non scendere dalla macchina.

Ma a vedere gli elefanti del Nord Namib ci si può andare solo coi gipponi e le guide. Da soli? Verboten.

Ho visto, fotografato, la guida ci ha dato molte spiegazioni. È stata una bella esperienza. E probabilmente se tutti potessero andarci per conto proprio sarebbe una catastrofe, invece coi gruppi c'è un limite e gli animali, assolutamente liberi, ti ignorano bellamente.

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