Io e la Nikon. Da quando ci siamo incontrati, non ci siamo più lasciati.
Da possessore di un corredo Asahi Pentax, iniziai a desiderare le reflex della Casa Gialla dopo aver provato la F3 HP di un amico e da quel momento si insinuò in me un tarlo che mi diceva di effettuare il passaggio a Nikon, anche se costoso, tanto era stata la piacevolezza tattile, l’ergonomia quasi perfetta ed i comandi tutti a portata di dito. Altro aspetto importante per me, portatore di lenti, la facilità di vedere il 100% del mirino grazie all’high-eyepoint. Infine, reflex in parola c’era montato un 50/1,4, le cui ghiere dicevano usami e diverremo amici.
Il cambio di casacca avvenne nella tarda primavera del 1984 con l’acquisto di una FE2 (per motivi di budget) e tre ottiche Ais (24/2,8 - 50/1,8 - 105/2,5). Negli anni a venire il corredo crebbe con l’arrivo di un 180/2,8 ED, di un 35/1,4 e finalmente della ambita F3 HP.
A quel tempo dentro una capace borsa si poteva stipare la F3 ed i cinque Ais (180 compreso). Oggi in quella borsa entra solo la Z8 col 24/120 (senza rimpianti).
Prima del passaggio al digitale, ho avuto un lungo periodo di inattività fotografica riempito con la scannerizzazione del materiale analogico (negativi e diapositive), mediante l’utilizzo di uno scanner Nikon (tanto per rimanere in famiglia) Coolscan II, lento ma ottimo.
Nel 2013 iniziò anche per me l’epoca del digitale acquistando la Nikon Df in Kit col 50 f. 1,8 dedicato.
La macchina offriva la piena compatibilità con le ottiche manuali Nikkor e quindi, nei miei pensieri, c’era la possibilità di sfruttare il corredo Ais. Tuttavia, la messa a fuoco manuale non era agevole, specie per i portatori di lenti ed il pallino dell’esatta messa a fuoco posto all’estremo lato sinistro del mirino non facilitava l’operazione. Comunque, il fatto di non sciupare pellicola, mi consentiva scatti multipli per sopperire ai diversi fuori fuoco o inquadrature errate per tenere l’occhio sul pallino rosso/verde. Col tempo tale operatività era divenuta stancante e fortemente distrattiva, anche perché tutte le volte che utilizzavo il 50 AFS f. 1,8 del kit, notavo la differente qualità dei file che sfornava. Quindi, attesi i vantaggi e le comodità dell’autofocus, riposi nella vetrina che accoglieva la F3 pure i valorosi Ais.
Di seguito acquistai l’ottimo Nikkor 70-200mm AFS f.4 G-ED VR, compatto, leggero e invariante nella sua lunghezza.
Ai due Nikkor affiancai il Sigma 24-35mm F.2 DG HSM, dopo aver letto su Nikonland gli articoli di Max e Mauro che ne decantavano le lodi. Se era ottimo per loro, per il sottoscritto era il non plus ultra. Anche questo zoom non variava la sua lunghezza in zoomata e pur non essedo una piuma era di facile manovrabilità. Quest’ultima ottica è stata l’unico “tradimento” fatto a Nikon.
Per non farmi mancare niente provai anche il sistema “ONE” acquistando una V3 con tre zoom 6,7/13 – 10/100 – 70/300. In pratica era l’antesignana delle attuali mirrorless. Esperienza più che valida, come dimostrato anche dai numerosi articoli presenti su Nikonland, ma abbandonata nel suo sviluppo troppo in fretta dalla casa madre.
Il sistema One era compatto, leggero e di facile trasportabilità, sarebbe stato interessante vedere uno sviluppo qualitativo del sensore da un pollice.
Nel 2017 nella borsa arrivò la D850, una reflex dalle caratteristiche eccezionali e dotata di un mirino che finalmente mi permetteva di rivedere il 100% della scena senza contorsioni ed aggiustamenti vari, come ero abituato con la F3HP. La macchina cadeva in mano a meraviglia ed era piacevole anche al tatto, come quasi tutte le Nikon. Con lei crebbe anche la qualità dei miei scatti, grazie al migliorato il confort operativo, che mi consentiva di dedicarmi maggiormente all’inquadratura.

A fine 2018 ho effettuato l’ultimo passaggio epocale, quello da reflex a mirrorless con l’acquisto del Kit Z7.
La Z7 si dimostrò subito facile da usare e con la basetta Smallrig, diventò ergonomicamente valida e ben bilanciata, sia con il compatto ed ottimo zoom del kit, il 24-70/4, sia con gli “effetizzati” Sigma 24-35/2 e Nikkor 70-200/4. Era facile anche da usare in modalità manual focus, ma dopo una prova con uno dei miei Ais decisi che era meglio lasciarli nella vetrina della dei giochi in bella mostra con la F3 HP.
Col passare del tempo arrivarono in sequenza i seguenti Nikkor Z: il 50 F. 1,8 S, il 14-30/f. 4 S, il 70/200 f. 2,8 VR S con il moltiplicatore di focale Z TC-2.0x, il 105mm MC F. 2.8 VR S ed infine il 24/120mm F. 4 S. Comunque già dopo il 105 ero diventato “FTZ Free”. La borsa era di nuovo totalmente Nikon/Nikkor, nella quale nel 2023 ha fatto il suo ingresso la stupenda Z8.
Manca la Z8 ed il 14/30 perché usati per fare la foto
Manca la Z7 ed il 50/1,8 perché usati per fare la foto.
Tuttavia in fase di passaggio da reflex a mirrorless in pochi potevano immaginare l’enorme divario qualitativo mostrato dalle ottiche “Z” nei confronti delle precedenti “G”, ad iniziare dall’obiettivo del kit, la cui lacuna più grande era quella di dover estendere l’ottica ruotando la ghiera delle lunghezze focali, per rendere operativo lo zoom. Tale adempimento, almeno per il sottoscritto, è una fastidiosa incombenza, anche se tale caratteristica consente di rendere l’obiettivo più piccolo e più facilmente trasportabile. Anche gli altri “Z” in mio possesso sono ottiche eccellenti ad iniziare dal 70/200 che è uno zoom straordinario e come non citare il 24/120 che faccio fatica a toglierlo dal bocchettone della macchina.
Sia chiaro, nonostante tutto questo ben di Dio, sono rimasto sempre un modesto artigiano dell’immagine, ma la passione è sempre viva e tutte le volte che esco per fotografare quello che mi piace e come mi piace, con le mie amate Nikon, mi diverto come un bimbo.
Le mie foto non richiedono sforzi titanici come quelli del nostro bravissimo Valerio Brustia, sono foto da diporto o meglio da pensionato, facilmente catturabili. Di seguito posto alcune immagini delle cose che fotografo in prevalenza.
I treni storici:
Treno in transito presso la stazione di Torrenieri/Montalcino
Treno in arrivo presso la stazione di Buonconvento
Treno in partenza dalla stazione di San Giovanni d'Asso
Foto riprese in stazione, perché i binari in aperta campagna o in collina sono invasi da vegetazione spontanea, che copre la visuale. In occasione del treno storico effettuato per la Sagra del tartufo bianco a San Giovanni D’Asso, un addetto alla gestione delle “linee senza tempo”, (quelle dismesse dalla rete commerciale), ha fatto sapere che verranno tolti tutti gli alberi di cascia sorti nei pressi dei binari. Questo non per noi fotografi, anche se ne usufruiremo, ma per i tanti turisti che affollano questi treni e vogliono godere al massimo del paesaggio circostante. Vedremo se mantengono le promesse per la prossima primavera in occasione della ripresa delle corse del “Treno Natura”, che attraversa le Crete Senesi e la Val D’Orcia.
Le auto storiche esposte al salone delle “Auto e Moto d’Epoca di Bologna”.
Ferrari 365 GTB/4
Ferrari F40
Uno dei più radiatori dell’epoca-Bugatti T 40
La bellissima Cisitalia 202 SC con un altrettanto bellissimo panorama
Lancia D50
Ferrari 500 F2, vincitrice dei mondiali di F.1 con Alberto Ascari nel 1952 e1953
Ferrari 156 F1 del 1963
Ferrari F1 2007 – Ultima a vincere il mondiale costruttori e piloti con Kimi Raikkonen
Ferrari 312 T4 di Villeneuve- vincitrice del titolo mondiale costruttori e piloti con Jody Scheckter.
Lancia Stratos nei colori della scuderia Chardonnet
Ford GT 40 - non una delle tante repliche, ma quella originale
Ferrari 499 P Hypercar – tre volte prima alla 24 ore di Le Mans e vincitrice del Mondiale Marche 2025
Il propulsore della Ferrari 499 P Hypercar
E le auto d’epoca in movimento al Gran Premio Nuvolari 2025:
Bugatti T35
Ferrari 275 GTB/4 Daytona
Lancia Stratos
Ed alla Mille Miglia Storica 2025:
Cisitalia 202 S MM spider
BMW 507
Mercedes 300SL (W198)
Infine, qualche panorama:
Siena di notte
Firenze di notte dal Forte Belvedere
Firenze – Il Forte Belvedere
torrente Resco presso Reggello (senza filtri ND)
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