Un passato dal futuro incerto: il cimitero dei burci
Uno dei percorsi più noti per le camminate a Treviso è la ‘restera’, che dal ponte della ferrovia nei pressi della città porta fino a Casier. Mi è capitato spesso di percorrerla in parte, arrivando al massimo fino a Silea, ma non è di questo che voglio parlare nel presente articolo. In un paio di occasioni, distanti anni tra loro, l’ho percorsa in bicicletta fino a Casier passando per un luogo noto come “il cimitero dei burci”. Lo si può trovare lungo il percorso tra Silea e Casier alla confluenza del taglio del Sile (lungo il quale è stata costruita una centrale idroelettrica) con il ramo del Sil morto, in un'ansa riparata del fiume Sile.
Facendo una rapida ricerca su internet ho trovato che quest’area era nota come cava di Barina, in quanto utilizzata, appunto, come cava di cui è ancora visibile una mota di ghiaia. Durante la Seconda Guerra Mondiale ha ospitato uno squero. Oltre a questo, qui venivano ormeggiati i burci utilizzati per il trasporto delle merci dalla terra ferma a Venezia e viceversa.
I burci non sono altro che grosse imbarcazioni a fondo piatto, caratteristica che li rende più adatti alla navigazione fluviale. Le dimensioni di queste imbarcazioni potevano arrivare ad una lunghezza massima di 35 metri per 6,50 metri di larghezza con un’immersione a pieno carico di 1,70 metri. Per la costruzione dei burci venivano utilizzati due tipi di legno: legno duro (doveva garantire una certa resistenza all’umidità) per la costruzione delle strutture principali legno più morbido e per le parti soggette a urti.
Lo scafo era ricoperto di pece nella parte immersa nell’acqua per essere impermeabile, mentre la parte emersa pitturata con colori vivaci.
Per la movimentazione delle barche erano impegnate tre persone: il paròn (il padrone) ovvero il capitano, il marinéro (il marinaio) che eseguiva le manovre e il morè (il mozzo) che si occupava dei pasti e delle pulizie.
L’accesso agli alloggi era garantito da due aperture dalle quali ci si calava "sotto prora" (sòto pròa) o "sotto poppa" (sòto pupa). La barca era, infatti, non solo uno strumento di lavoro ma anche la casa dove l’equipaggio viveva. Per rispettosa distinzione il paròn alloggiava a poppa mentre marinéro e morè a prua. Per riposare venivano utilizzate delle cuccette riparate alla meno peggio dall’umidità con della tela cerata, che, però, serviva a poco in quanto tra le fessure del legno spesso filtrava la pioggia costringendo gli occupanti a dormire con le coperte bagnate.
Gli alloggi erano dotati di cucina economica all’interno della quale bruciava la legna che serviva sia per cucinare che per scaldare l’ambiente. Questa venne introdotta più di recente al posto del braciere quadrato con base in ferro o legno, utilizzato in precedenza. Tale braciere era coperto da uno strato di ghiaia e sabbia sul quale veniva acceso un fuoco il cui fumo riempiva la stanza prima di uscire dall’apposito foro, "el fondeéto". Il materiale da ardere veniva facilmente reperito lungo gli argini del fiume.
Queste imbarcazioni non erano dotate di motore, venivano pertanto trainate da buoi tramite l’utilizzo di cime, in dialetto reste da cui gli argini prendono il nome di ‘restere’ o ‘alzaie’ per la funzione di sollevamento dal livello del mare.
Con l’avvento del trasporto su gomma (più moderno ma più inquinante) i burci sono stati progressivamente abbandonati in questo luogo e rimasti dimenticati per diversi anni fino al nuovo secolo, quando scavi archeologici li hanno riportati alla luce. Le ricerche hanno evidenziato come negli anni 70 del 1900 vi siano state abbandonate 19 imbarcazioni: 3 gabarre, 5 burci, 2 comacine, 2 burci modificati con prua a specchio per escavazione, 3 batei, 1 topo, 1 barchetto e 2 imbarcazioni di tipologia sconosciuta. Le ricerche hanno stabilito anche che negli anni 80 ben 4 imbarcazioni sono completamente sparite dal sito.
Il cimitero dei burci è un luogo unico nel suo genere con un’estensione di15,000 m², tuttavia non è ancora stato dichiarato di interesse storico culturale. Le ricerche comunque continuano, poiché altre imbarcazioni potrebbero tornare alla luce in un prossimo futuro.
Ora però sta emergendo un altro problema: la conservazione delle imbarcazioni che, immerse nell’acqua, si stanno progressivamente sgretolando e col tempo potrebbero sparire per sempre. Un appello alle istituzioni è stato lanciato per richiedere un intervento conservativo mirato a salvaguarda questo patrimonio archeologico, ad esempio mediante interventi in loco, che arrestino il degrado causato dall’acqua e dagli agenti atmosferici, e ne favoriscano la conservazione.
Si chiude così anche mio articolo, QUI troverete altri articoli del mio blog.
Ciao e alla prossima!
Fonti
https://it.wikipedia.org/wiki/Cimitero_dei_burci
https://fondoambiente.it/luoghi/il-cimitero-dei-burci-nel-parco-del-fiume-sile?ldc
https://www.parcosile.it/pagina.php?id=31
https://www.parcosile.it/it/iti_dettaglio.php?id_iti=3430
https://www.trevisotoday.it/attualita/casier-cimitero-burci-20-maggio-2024.html
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