Dovendo scegliere cosa vedere di passaggio a Napoli in una visita di poche ore in compagnia di alcuni amici, l’idea è stata quella di andare nel centro storico a cercare i colorati murali di cui la città è stata decorata soprattutto negli ultimi anni.
Così, entrati in una metropolitana inaspettatamente vuota,
ci apprestiamo a prendere il treno che con poche fermate ci porta a destinazione, nei Quartieri Spagnoli.
La storia più o meno recente di Napoli è ricca di grandi personaggi che l’hanno fatta conoscere nel mondo e che la città ricorda e onora a modo suo.
A cominciare da Maradona, il grande campione argentino a cui l’affetto dei tifosi ha dedicato nientemeno che un’intera piazzetta diventata negli anni quasi un sacrario, meta ogni giorno di migliaia di turisti o semplici curiosi e dalla quale non si può prescindere nella visita,
e al cui ricordo sono dedicati edicole e altarini, alcuni dei quali uniscono il sacro (?) al profano.
Fra un’austera targa stradale e l’offerta di uno spritz è stato dedicato un murale anche al grande Eduardo, corredato da una sua divertente poesia.
Eduardo è autore anche della commedia teatrale Filomena Marturano, la cui storia fu resa celebre da Sophia Loren nella fortunata trasposizione cinematografica di Matrimonio all’italiana.
E poteva mancare un omaggio a San Gennaro, il santo protettore della città? Ci ha pensato Jorit, noto street-artist napoletano, che a Forcella ne ha dipinto un intenso ritratto alto ben 15 metri,
proprio nei pressi del Duomo dove sono conservate le sue reliquie e dove JR, un artista francese che utilizza la tecnica del collage fotografico, ha in questo periodo una sua curiosa e monumentale installazione.
Ma alla fine ogni muro può essere oggetto di una piccola o grande celebrazione, fino a diventare quasi motivo di competizione fra ignoti artisti di strada.
Il cibo è un altro (buon) motivo per visitare la città e aldilà delle sue gustose specialità, ecco, la squisita pizza a portafoglio che ho mangiato qui l’avrei comunque presa solo per vedermela calare da un balcone nel classico cestino utilizzato spesso a Napoli come montavivande.
Ma non è l’unico caso in cui per mangiare si deve salire un piano di scale, e il marketing napoletano è ben attento a segnalarlo per non perdere potenziali clienti.
A proposito di marketing: ogni fantasioso espediente è buono per raccogliere qualche spicciolo e non farselo contestare (e confiscare) dalla polizia urbana.
E’ un luogo comune che i napoletani siano pigri e indolenti: per la verità io ho visto solo questo cane sdraiarsi a terra ed ostinarsi a non proseguire la passeggiata per riposare un po’.
Nei muri sono anche inaspettatamente presenti solenni omaggi ad amici a quattro zampe passati a miglior vita.
Ma è quasi ora di lasciare la città: così dopo un’occhiata ai nuovi messaggi sul telefonino,
ci incamminiamo in Piazza del Plebiscito dove i gabbiani vorrebbero avere più tempo per raccogliere da terra qualche avanzo per mangiare,
e fra l’immancabile vedetta che dal suo basso osserva quanto accade per strada,
ripreso il treno usciamo dalla metropolitana per lasciare questa straordinaria città.
(E come per altri miei post, ringrazio sempre chi ha avuto la pazienza di leggermi fino a qui).
Nota: tutte le immagini sono state riprese con Nikon Z50 II e Nikkor Z DX 16-50mm 3.5-6.3 VR
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