I Kleiber e Beethoven
Erich Kleiber con i figli. Sotto, lui e l'amato Carlos.
E' raro che ci siano padri e figli musicisti apprezzati. Rarissimo a questo livello. E ancora più raro se non eccezionale, con un repertorio quasi sovrapponibile.
Il rapporto tra Carlos Kleiber e suo padre, Erich Kleiber, era complesso, caratterizzato da ammirazione, aspettative e un legame profondo ma spesso teso. Entrambi erano direttori d'orchestra di grande talento, eppure il loro approccio alla musica e le loro scelte di carriera riflettevano differenze significative, creando tensioni tra loro.
Come padre, Erich era esigente e scettico nei confronti del desiderio di Carlos di diventare direttore d'orchestra. Credeva che la professione fosse troppo difficile e instabile e inizialmente scoraggiò il figlio dal perseguire la carriera musicale a livello professionale. Invece, esortò Carlos a studiare qualcosa di più "pratico", il che lo portò a studiare chimica e in seguito ingegneria, prima di tornare definitivamente alla musica.
Nonostante le obiezioni del padre, Carlos fu profondamente influenzato dalla musicalità di Erich. Studiò segretamente direzione d'orchestra, assorbendo la precisione e la chiarezza strutturale che definivano lo stile di Erich. Tuttavia, mentre Erich era un direttore più tradizionale, Carlos sviluppò un approccio unico e altamente espressivo che fondeva una preparazione meticolosa con una spontaneità quasi improvvisativa.
Le loro differenze divennero evidenti nei loro atteggiamenti professionali.
Erich era un professionista consumato, disposto ad accettare un'ampia varietà di incarichi e a lavorare con importanti teatri d'opera e orchestre.
Carlos era estremamente selettivo, spesso annullando spettacoli o rifiutando incarichi a meno che non si sentisse pienamente ispirato dal progetto.
Uno dei momenti decisivi nella vita di Carlos Kleiber fu la morte improvvisa di Erich nel 1956. Carlos, che era ancora agli inizi della sua carriera di direttore d'orchestra, si pentì profondamente di non aver diretto per il padre prima della sua scomparsa. Questo rimpianto lo tormentava e alcuni biografi suggeriscono che abbia contribuito al suo perfezionismo e alla sua riluttanza ad accettare troppi incarichi, forse per paura di non soddisfare le aspettative del padre.
Sebbene Carlos sviluppasse il suo stile unico, l'influenza di Erich rimase evidente, il suo fraseggio preciso e la profonda comprensione della struttura riecheggiavano la tecnica disciplinata del padre.
Le sue scelte di repertorio, tra cui Beethoven, Strauss e Verdi, erano in linea con le preferenze di Erich.
Nonostante il suo stile di direzione emotivo, Carlos mantenne un profondo rispetto per l'integrità musicale, qualcosa che aveva imparato da Erich. Conclusione: un rapporto di influenza e parole inespresse
Il rapporto tra Carlos Kleiber ed Erich Kleiber era un mix di ammirazione, resistenza ed emozioni irrisolte. Le rigide aspettative di Erich spinsero Carlos a sviluppare una propria identità, ma la riluttanza di Carlos a dirigere in modo estensivo potrebbe essere stata plasmata dall'imponente presenza del padre e dalla sua prematura scomparsa.
Sebbene Carlos fosse diventato una leggenda a pieno titolo, la sua carriera fu sempre oscurata da ciò che non ebbe mai la possibilità di dimostrare a suo padre.
Con questo in mente, limitiamoci a Beethoven. Ma potremmo fare lo stesso esperimento, per esempio, con Wagner o ... persino con il Pipistrello di uno degli Strauss
vi invito ad ascoltare questa leggendaria registrazione del 1953 della Decca di Erich Kleiber che contiene la terza e la quinta del mostro di Bonn.
E' stereo e la rimasterizzazione in 96/24 ne fa qualche cosa di qualitativamente ascoltabile, a differenza delle precedenti riprese che si rifanno a 78 giri.
La tensione, il fraseggio, il ritmo, la coerenza sono difficilmente raggiungibili se non da direttori Masterclass (che so, Von Karajan ?).
la quinta per Carlos, l'abbiamo in questa registrazione DG del 1995 con i Wiener.
Abbinata con una splendida settiman.
è impressionante la coincidenza della durata del primo e del terzo movimento, mentre l'ultimo con Carlos è di gran lunga più rilassato.
E al di là dei suoni molto diversi che riflettono i 40 anni di distanza della ripresa, le diverse orchestre e sale (con i Wiener l'ambienza e la profondità sono magnifiche, gli ottoni sono fanfare, tutto più concentrato con il Concertgebouw) si concentra qui la differenza di stile.
Differenza che si mantiene anche se un pò meno dilatata in una precedente registrazione del 1974, sempre con i Wiener.
Ammetto che personalmente preferisco l'approccio più risoluto di Erich ma il suono di Carlos é sensuale e fa il verso a Salomé
Ma se non pensate che vi stia prendendo in giro, andate ad ascoltarvi l'Ouverture del Pipistrello (Johann Strauss II - Die Fledermaus) che evidentemente Carlos ha ascoltato un triliardo di volte diretta dal padre.
Erich se la sbriga in 07:30 e Carlos in 07:39.
Insomma, vale la pena di studiarsi padre e figlio, no ?
Due dei più grandi direttori di orchestra di tutti i tempi. Così diversi eppure così legati tra loro.
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