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Occhi nel tempo: come la storia dell’arte plasma lo sguardo del fotografo

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La fotografia è spesso considerata un’arte “giovane”, ma in realtà ogni scatto che emoziona o colpisce ha radici profonde, piantate secoli prima dell’invenzione della macchina fotografica. Un fotografo non crea immagini nel vuoto: lo fa dentro una lunga tradizione visiva. La storia dell’arte non è solo un repertorio estetico da cui attingere, ma una vera e propria grammatica visiva che continua a plasmare il nostro modo di vedere.

Capire questa genealogia dello sguardo è fondamentale per ogni fotografo che voglia approfondire il proprio linguaggio. E per dimostrarlo, possiamo osservare il lavoro di due grandi maestri della fotografia: Ansel Adams, icona del paesaggio in bianco e nero, e George Hurrell, padre della fotografia glamour hollywoodiana. Due stili opposti, ma entrambi legati a una lunga catena di ispirazioni che risale alla pittura, al romanticismo e perfino al Rinascimento.
 

Ansel Adams: la natura come architettura del sacro
Ansel Adams è universalmente riconosciuto come il grande cantore della natura americana. I suoi paesaggi, nitidissimi e potenti, trasmettono un senso di ordine, pace e maestosità. Ma dietro l’apparente “realismo tecnico” delle sue fotografie c’è un immaginario visivo ereditato dalla pittura.

Le influenze più vicine:
Adams fu influenzato inizialmente dal pittorialismo, un movimento fotografico che cercava di emulare la pittura, con immagini sognanti e sfumate. Ma se ne distaccò presto, abbracciando un’estetica più netta e strutturata. In questo percorso, si ispirò ai fotografi Carleton Watkins e Edward Weston, che avevano già elevato il paesaggio a soggetto d’arte pura.
Ma la vera chiave è nel fatto che Adams non fotografava semplicemente montagne o alberi: fotografava la spiritualità della natura, come già avevano fatto i pittori romantici dell’800.

La radice romantica:
Artisti come Albert Bierstadt e Thomas Cole, appartenenti alla Hudson River School, dipingevano la natura americana come una sorta di “cattedrale del divino”. Grandi spazi, luce gloriosa, senso di stupore. Questa concezione è palpabile nelle immagini di Adams: ogni roccia, nuvola o riflesso diventa parte di un disegno superiore.
Questi pittori americani, a loro volta, si erano ispirati al Romanticismo europeo: J.M.W. Turner, con i suoi vortici di luce e colore, e Caspar David Friedrich, con paesaggi silenziosi e figure minuscole di fronte all’infinito. Da qui, possiamo andare ancora più indietro, ai paesaggi mistici e atmosferici dello sfondo di Leonardo da Vinci, come nella Vergine delle Rocce o nella Gioconda.

In sintesi:
Dalla spiritualità di Friedrich alla luce pittorica di Turner, fino alla fotografia zonale di Adams: un filo invisibile lega ogni visione del paesaggio a quella che l’ha preceduta.

 

George Hurrell: il volto come teatro della luce

Se Ansel Adams rappresenta l’ascesi della natura, George Hurrell incarna il culto dell’icona umana. È lui che ha scolpito l’immaginario delle star di Hollywood negli anni ’30 e ’40, trasformando i volti di Joan Crawford, Clark Gable o Greta Garbo in statue mitologiche di pura luce.

L’influenza cinematografica e pittorica:

Hurrell lavorava con luci teatrali, forti contrasti, tagli netti: un’eredità chiara del cinema espressionista tedesco, dove il chiaroscuro diventava strumento drammatico. Ma il suo vero debito visivo è con i grandi maestri del ritratto pittorico.

• Caravaggio e Rembrandt sono i due riferimenti chiave.

• Caravaggio per l’uso della luce radente, drammatica, e per l’intensità teatrale.

• Rembrandt per la capacità di far emergere l’anima del soggetto attraverso un gioco calibrato di ombre e luce (“Rembrandt lighting” è oggi un termine tecnico in fotografia).

La linea del ritratto ideale:
Anche Rembrandt guardava a sua volta ai ritrattisti fiamminghi e italiani: Van Dyck, Tiziano.  Tutti uniti dalla ricerca dell’equilibrio tra idealizzazione e umanità. Un volto, per loro, non è solo una somma di tratti, ma una narrazione visiva.
Hurrell eredita questa tradizione e la rilegge con mezzi fotografici. Le sue immagini non sono semplici ritratti: sono mise en scène visive, costruite con rigore formale e consapevolezza pittorica.

 

Perché la storia dell’arte è fondamentale per un fotografo

Studiare la storia dell’arte non significa imitare stili del passato, ma riconoscere i codici visivi che strutturano la nostra percezione. Che si tratti di paesaggio, ritratto, moda o reportage, ogni genere fotografico ha radici storiche ben precise.

• L’uso della luce deriva da secoli di pittura.

• La composizione è figlia della prospettiva rinascimentale.

• La messa in scena del corpo viene dalla scultura classica.

Un fotografo colto non è necessariamente un fotografo accademico: è un autore consapevole, capace di inserirsi nel dialogo eterno tra arte e realtà.

Come disse Ansel Adams: “Non si fa una fotografia solo con la macchina fotografica. Si porta con sé tutta la cultura, la memoria e l’esperienza visiva accumulata fino a quel momento.”
 

Ciò che distingue un fotografo da chi si limita a scattare fotografie non è soltanto la padronanza tecnica, ma soprattutto lo spessore culturale sedimentato nel tempo, che si traduce in una più profonda consapevolezza visiva e in una capacità di pre-visualizzazione dell’immagine ben prima di premere il pulsante di scatto. Oggi disponiamo di strumenti tecnologici avanzatissimi, in grado di restituire immagini dalla qualità tecnica straordinaria; tuttavia, questo non basta a renderle significative o memorabili. La rete è ormai invasa da trilioni di immagini perfette dal punto di vista formale, ma spesso prive di anima, di narrazione, di visione: fotografie impeccabili, sì, ma vuote, destinate a perdersi nell’indifferenza di un flusso visivo incessante e privo di profondità.

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11 Comments

Recommended Comments

Enrico Floris

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander Veterano

Un testo importante Paolo, che racconta al meglio quella che dovrebbe essere in genere la fotografia colta e meditata. Hai giustamente citato alcuni grandi maestri della pittura che se andiamo a ben vedere hanno inventato tecniche pittoriche che talvolta anche noi, nel nostro piccolo, utilizziamo. Tui hai citato l'uso attento e sapiente dell'illuminazione della scuola fiamminga e questo solo per fermarci a luci e ombre. Pensa invece all'allineamento colorimetrico delle tavolozze che creavano, nelle quali ogni singolo colore aveva lo stesso identico peso specifico di tutti gli altri. Sono stati loro a guidarci nell'universo delle teorie del colore. Non parliamo poi dell'uso delle prospettive che faceva Leonardo nei suoi paesaggi.
Qualche volta penso che produrre una buona foto, per quanto banale possa apparire il soggetto, richieda una grande attenzione e una degna conoscenza di tutto il sapere che abbiamo ereditato. Forse è per questo che fotografiamo, perché non è facile.

cris7

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander Veterano

Lo studio della storia dell’arte in generale e della pittura in particolare è sicuramente la fonte di educazione visiva più importante per un fotografo.

La grande rivoluzione, la modernità, è cominciata con Giotto, e subito dopo è stata affinata da Masaccio. 
Basterebbe osservare la sola Cappella Brancacci per vedere dove, cosa e come tutti i grandi artisti che sono successi, da Leonardo, Michelangelo e Raffaello, hanno tratto ispirazione. E da loro è stato tutto un susseguirsi di innovazioni, rotture e ritorni. Fino ai giorni nostri. 

Come si può fare a meno dell’arte?
Persino Schopenhauer ha visto nell’ arte l’unica forma di salvezza dal pessimismo cosmico dell’esistenza. 

Giuseppe Casella

Nikonlander

  • Nikonlander

Probabilmente c'è un refuso: Rembrandt non poteva guardare a Ingres che è venuto dopo.

Paolo Mudu

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander Veterano

Che dire poi di Caravaggio, il primo direttore della fotografia. Capace di cogliere l’attimo e trasferirlo in un quadro. 

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  • Administrator
34 minuti fa, Giuseppe Casella ha scritto:

Probabilmente c'è un refuso: Rembrandt non poteva guardare a Ingres che è venuto dopo.

pensa che io ho una riproduzione del ritratto della Principessa de Broglie appeso in sala :

image.thumb.png.76ad7df6ecd3fbfca68f9f459a285d4b.png

mentre mi ha madre mi ha fatto con i pastelli una copia del ritratto di Napoleone (dopo la campagna d'Italia) del suo coevo David

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Paolo Mudu

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander Veterano
8 minuti fa, Rudolf ha scritto:

pensa che io ho una riproduzione del ritratto della Principessa de Broglie appeso in sala :

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mentre mi ha madre mi ha fatto con i pastelli una copia del ritratto di Napoleone (dopo la campagna d'Italia) del suo coevo David

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Brava la mamma!

  • Administrator
1 minuto fa, Paolo Mudu ha scritto:

Brava la mamma!

da qualcuno si prende il meglio, il peggio (ad esempio il caratteraccio intrattabile) l'ho sicuramente ereditato da mio padre :x2x:

Alessandro Pisano

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander Veterano

Grazie Paolo, per la condivisione e la riflessione che ci poni.

3 ore fa, Rudolf ha scritto:

da qualcuno si prende il meglio, il peggio (ad esempio il caratteraccio intrattabile) l'ho sicuramente ereditato da mio padre

Le persone vanno sempre apprezzate per quelle che sono, non per come vorremmo che fossero. ;)

Riccardo Davoli

Nikonlander

  • Nikonlander

Sottoscrivo in pieno la tua riflessione, Paolo, piena di amore per l'evoluzione della rappresentazione visiva attraversi i secoli e le tecniche. 
Sono convinto anch'io che risulta difficile fare foto emozionali senza conoscere i grandi artisti del passato, siano essi pittori che fotografi. 

Cita

Come disse Ansel Adams: “Non si fa una fotografia solo con la macchina fotografica. Si porta con sé tutta la cultura, la memoria e l’esperienza visiva accumulata fino a quel momento.”

Concordo in pieno con Adams ed è per questo che in pochi giorni ho visto le mostre di Vivian Maier, Robert Mappeltorpe e Caravaggio. In ordine inverso di gradimento. Il Narciso e La cattura di Cristo di Caravaggio sono bellissimi, emozionanti per la gestione della luce che li rende tridimensionali. Sono rimasto incantato. Senza togliere nulla agli altri quadri.

21 ore fa, cris7 ha scritto:

la modernità, è cominciata con Giotto

Mi permetto, vista la citazione, di consigliare la visita alla Cappella Scrovegni a Padova dipinta da Giotto che ha avuto ampia libertà, economica e artistica, da Enrico Scrovegni per la cappella di famiglia ma, una volta a settimana, aperta alla popolazione. Lascia senza fiato.

Anch'io devo ringraziare mia madre che con discrezione e tanta pazienza mi ha introdotto al mondo dell'Arte e alla Bellezza in generale. Io sto cercando di fare altrettanto con i miei figli.

Come ho già scritto altre volte, sono convinto che condividere la bellezza possa rendere migliori le persone.

Cavallo 56

Nikonlander

  • Nikonlander

Ringrazio per questo articolo molto interessante che ci spiega quello che dovrebbe essere la fotografia.

Sono affascinato da tanta cultura e rimpiango di non essere cosi preparato, ma non è mai troppo tardi per imparare.

Complimenti

Guest
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