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[articolo] Contro la noia della perfezione

(0 reviews)

Nel panorama contemporaneo dominato dall’istantaneità e dalla perfezione tecnica del digitale, parlare di fotografia analogica può sembrare anacronistico. Eppure, proprio in questo contesto ipertecnologico, la pellicola continua a trovare una sua collocazione precisa e significativa: non tanto nel campo professionale, dove efficienza e velocità sono essenziali, quanto in quello artistico e didattico. Qui, la fotografia analogica si rivela ancora oggi uno strumento ancora interessante.

L’esperienza fotografica come processo:
Uno dei principali motivi per cui la pellicola conserva un valore artistico è legato al processo stesso dello scatto. Fotografare in analogico implica una maggiore consapevolezza, una riflessione più profonda prima di premere il pulsante. Ogni esposizione costa tempo, denaro, e soprattutto attenzione. Questo limita l’approccio compulsivo tipico del digitale e favorisce una maggiore concentrazione sulla composizione, sulla luce e sull’intenzione. Il risultato, quindi, è realmente il frutto dell’esperienza, dell’occhio, della mano e del cuore del fotografo.

Una didattica basata sulla lentezza:
In ambito educativo, la fotografia su pellicola offre un’opportunità preziosa: quella di rallentare. In un’epoca in cui tutto è immediato e modificabile all’infinito, insegnare a studenti e appassionati l’importanza dell’attesa, dell’errore, della sperimentazione concreta ha un valore formativo straordinario. L’analogico obbliga a comprendere le basi tecniche (esposizione, profondità di campo, composizione), a pianificare e prevedere i risultati, responsabilizzando chi fotografa. È un laboratorio visivo e mentale.

L’arte non è una questione di risoluzione:
Uno degli equivoci più diffusi nella fotografia contemporanea è l’associazione tra qualità tecnica e valore artistico. Alcuni dei più grandi maestri della storia, da Henri Cartier-Bresson a Robert Capa, hanno prodotto immagini iconiche con mezzi oggi considerati “poveri” in termini di definizione. L’arte non nasce dal numero di pixel, ma dallo sguardo. E se è vero che anche il digitale può essere uno strumento artistico, la pellicola obbliga a una disciplina estetica che ha formato intere generazioni di fotografi e che ancora oggi può offrire molto a chi vuole andare oltre il semplice “scattare”.

Il pericolo dell’intelligenza artificiale:
Un’ulteriore riflessione riguarda il futuro prossimo della fotografia digitale, sempre più intrecciato con l’intelligenza artificiale. Le AI generative stanno entrando con forza nei software fotografici, offrendo risultati tecnici straordinari, ma rischiando di svuotare le immagini della componente più umana: la visione personale del fotografo. Le foto diventeranno perfette, ma indistinte. In questo contesto, la fotografia analogica rappresenta una forma di resistenza creativa al plagio insito nella AI: ogni immagine nasce da una scelta reale, da un momento vissuto, da un gesto irripetibile. Non può essere replicata da un algoritmo.

Il fascino dell’oggetto e la materialità del tempo:
L’archivio analogico non richiede backup o aggiornamenti. Un negativo ben conservato dura decenni, se non secoli. La sua esistenza fisica, la possibilità di essere toccato, archiviato, stampato con tecniche tradizionali, restituisce alla fotografia una dimensione artigianale, dove il tempo si sedimenta nello strato emulsionato della pellicola. In un’epoca smaterializzata, la pellicola è resistenza culturale e poetica.

Conclusione:
Scegliere la pellicola oggi non è un rifiuto del progresso, ma un atto consapevole: una dichiarazione d’intenti, una resistenza alla noia della perfezione. È un mezzo che, pur non offrendo la comodità del digitale, restituisce al fotografo una relazione più autentica e intensa con il proprio lavoro. Per fini artistici o didattici, la fotografia analogica continua a insegnare e ispirare, ricordandoci che la vera immagine nasce prima di tutto nella mente e nell’occhio di chi guarda.

Linhof.jpeg

25 Comments

Recommended Comments

  • Administrator

A mio modesto avviso (che dalla fotografia chimica sono passato e transitato per lunga parte della mia esperienza) la vera Sfida oggi sarebbe proprio quella di essere tanto bravi da trasformare quel sistema così perfezionato rispetto al passato, che è la fotografia digitale, in qualcosa di personale e realmente promanante dalla traduzione di un'idea in una immagine, magari anche stampata.

Mentre utilizzare oggi la pellicola come autoterapia per sfuggire al logorio della foto moderna oppure alla noia di cotanta nitidezza e perfezione è di certo un modo per impiegare il proprio tempo ed allenare la propria autoconsapevolezza, a patto di non spacciarne i risultati come per ciò stesso promananti da un processo creativo realizzato (solo in quanto tale) come vedo dichiarare dai coscritti dello slow-way-of-life.

Una precisazione rispetto Capa e Bresson: loro negli anni Trenta e Quaranta si affidavano agli strumenti esattamente più speedy e più performanti, in quanto facilmente trasportabili, intercambiabili e gestibili della loro epoca.

Se oggi fossero operanti nel loro fiore degli anni, NON farebbero battaglie di retroguardia e impugnerebbero la più performante e comoda delle mirrorless, a loro giudizio e nelle loro disponibilità.

Leica e Contax a suo tempo rappresentavano esattamente questi parametri: giusto per non leggere ancora mistificazioni al riguardo.

Bob Capa, nel D-Day, sbarcando in Normandia con due Contax II al collo, in quei suoi pochi scatti, non credo abbia mai portato la macchina all'occhio per scattare le sue foto: e gli allineamenti di cuore, mente ed occhio di HCB...lasciamoli al MIto, che pochi fotografi come lui hanno scattato così d'istinto prima che di razionalità.  

Divertitevi: ma non proclamate...  Sarebbe offensivo nei confronti di chi cerca di spremere al massimo della loro potenzialità, gli attrezzi che fortunatamente oggi consentono a tutti, ma proprio a tutti, di inquadrare e scattare. 

E non ad una elite, come quella di cui faceva parte il sottoscritto fino a trent'anni fa.

Chi si annoia...vuol dire che non è il suo.

Max Aquila

  • Administrator

Devo ammettere che è materia che non mi appassiona.

Nella realtà trovavo noiosi argomenti del genere già quando è comparso il ciddì e c'erano quelli che dicevano che come l'elleppì non c'era niente (un bel 43-44 anni fa).
Me despiase ma credo che un artista sappia esprimersi sia con la carta e la matita che con la tavoletta grafica (di qualsiasi marca) . :(

Enrico Floris

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander Veterano

Ho apprezzato molto l'articolo di Paolo e in parte lo ritengo anche condivisibile. Diciamo che il digitale e il balzo tecnologico delle fotocamere ci hanno cambiato decisamente la vita e personalmente non rimpiango neanche un minuto delle giornate trascorse in camera oscura. Piuttosto considero quel periodo un segmento avventuroso  e anche piuttosto scomodo della mia vita. Ciononostante credo _ e in questo capisco perfettamente il punto di vista di Paolo _ che l'imperfezione di allora rappresentasse per tutti noi una costante e contemporaneamente uno stimolo. Non tornerei indietro per nessn motivo ma ammiro molto chi sente il bisogno di ripercorrere a ritroso i propri passi: erano sensazioni diverse e il desiderio di provarle ancora è legittimo.:)

cris7

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander Veterano

Credo di capire quello che stai dicendo.

Ma nella grande maggioranza dei vari punti esposti, probabilmente in tutti, fondamentalmente, non sono d'accordo.

Ci sono troppi e tantissimi esempi sia del passato, che del presente che smentiscono questa tua tesi.
Non è possibile ignorare autori del passato che hanno fatto della tecnica e della perfezione la loro bandiera, è inutile fare nomi, li conosciamo tutti.
Allo stesso modo si può parlare di autori moderni che usano il digitale e che fanno dell'imperfezione la loro firma artistica.
Stessa questione per lo scattare con un approccio slow, oppure fast. Ci sono troppi e bravi autori (ma anche non bravi) che utilizzano un approccio invece dell'altro, indipendentemente dal fatto che il mezzo sia digitale o meno.

IMHO, non è possibile generalizzare, digitale o pellicola di fondo non sono determinanti nei risultati artistici o tecnici che siano.
Troppi sarebbero i mostri di bravura, o le capre di imperizia, che smonterebbero qualsiasi tesi generalista.  

 

 

 

cris7

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander Veterano

Puntualizzo però che non si può non essere d'accordo sul punto forse fondamentale dell'articolo.
Se un fotografo si diverte di più nel scattare le proprie immagini utilizzando la pellicola e magari sviluppandole anche da sé, anche a scapito della qualità tecnica risultante, ben venga! Nulla da eccepire.. Anzi!
Solamente non potrà essere utilizzata come scusante se il risultato sarà mediocre, il risultato non cambia.
 

Paolo Mudu

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander Veterano

Grazie degli interventi. Mi pare però che le critiche siano rivolte solo al titolo provocatorio e non alllo scritto. Infatti non trovate nell’articolo frasi che ipotizzino una presunta superiorità del l’analogico nei confronti del digitale, anzi. Non sono certo un misurone che paragona un negativo 120 ai 60 MP del digitale. Il digitale è superiore in quasi tutto. Ho messo solo in risalto degli aspetti artistici e didattici che promuovono ancora  l’uso della pellicola. Ma il digitale subisce uno sviluppo che sta cambiando radicalmente il concetto di fotografia. Fino a poco tempo fa le case costruttrici di telefoni si ispiravano alle migliori fotocamere digitali, oggi sono le fotocamere ad incorporare le tecnologie elaborate per gli smartphone. Ecco che anche qualche fotografo professionista, per differenziarsi dalla massa, inizia a ripensare alla pellicola. Ecco che Kodak sta ampliando nuovamente i suoi stabilimenti, così come Fuji. Nei prossimi 5 anni assisteremo ad un ribaltamento del mercato come la morte delle compatte.

PaoloBC

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander

Non lo so, vengo dall’analogico, dalla tank Patterson, dal Durst e dalle ore passate in camera oscura. Bei ricordi, sopratutto perché gli anni passano ed allora ero giovane. Però non tornerei indietro, in digitale, proprio su questo sito, trovo immagini splendide e sicuramente i nuovi corpi con sistemi di messa a fuoco sofisticati hanno aiutati, ma il manico rimane il manico, quello che ha saputo cogliere il momento o le luci giuste. Quindi, gioventù a parte, questi discorsi non mi appassionano, i geni di oggi sono quelli che sfruttano al meglio gli strumenti che il mercato offre.

Riccardo Davoli

Nikonlander

  • Nikonlander

Concordo pienamente con la tua riflessione, Paolo. E una tecnica non esclude l'altra.
Oggi le moderne fotocamere hanno prestazioni eccezzionali e una definizione estrema ma, anche secondo me, tale definizione può distrarre l'osservatore dalla composizione. Sia ben chiaro che io non voglio tornare al tempo della pellicola ma, ogni tanto, usare una macchina analogica o, in alternativa, imporsi di scattare 36 o 72 foto con la propria digitale per cercare di ragionare su ciò che stiamo fotografando e se vale la pena farlo può essere propedeutico. E' per questo che conservo alcune ottiche vintage perchè, sapendo di non poter contare sulle loro prestazioni, mi costringono a ragionare di più sulla foto che sto scattando. Mi sto, in un certo modo, allenando per quando uso le ottiche Z a vedere "meglio" la foto nella mia ricerca personale di crescere, fotograficamente parlando.

Credo che Paolo quando portava come riferimento i grandi fotografi della metà del secolo scorso era perchè le loro foto sono ancora stupende nonostante la definizione, solo la definizione, non sia paragonabile alle foto attuali. L'estrema definizione realizzabile oggi non toglie nulla alla bellezza della foto di Capa o HCB che sicuramente usavano le migliori macchine e ottiche che il mercato di allora poteva offrire ma, viste con la tecnica attuale, era preistoria. Cosa a avrebbero usato oggi? Chissà. E' una bella domanda che rimarrà in sospeso....

Nel frattempo sto pensando di tirar fuori dalla bacheca la mia F3HP/T e provare l'effetto che fa... 

Paolo Mudu

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander Veterano

La risposta a PaoloBC:
Ahhh, la camera oscura…A 16 anni ci vivevo. La mia avventura fotografica è iniziata lì, ancora prima di scattare. Poi non vedevo l’ora che si sviluppassero dei sensori digitali che mi affrancassero dal processo, lungo e laborioso, analogico. Oggi, pur non rinunciando ai megapixel e sperimentando tecniche particolari come IR, sento anche la necessità di riappropriarmi del processo più materiale e sensoriale che è proprio della pellicola. Quindi, viva la fotografia analogica o digitale, purché derivi dalla propria sensibilità, capacità, creatività e non dipendente da intelligenze artificiali, che sono tutto fuorché intelligenti ed artificiali, ma solo sfacciato plagio.

Giuseppe Paglia

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander Veterano

Ok Paolo, con l'ultima osservazione hai centrato il punto. 

5 ore fa, Paolo Mudu ha scritto:

viva la fotografia analogica o digitale, purché derivi dalla propria sensibilità, capacità, creatività e non dipendente da intelligenze artificiali, che sono tutto fuorché intelligenti ed artificiali, ma solo sfacciato plagio

Quindi sorpassiamo l'idea della contrapposizione fra analogico e digitale. Ognuno di noi è libero di pensare tranquillamente come meglio crede, se sia meglio la prima o la seconda, purché libera da inquinamenti generati dall'intelligenza artificiale.

21 ore fa, Paolo Mudu ha scritto:

Ho messo solo in risalto degli aspetti artistici e didattici che promuovono ancora  l’uso della pellicola

Personalmente, se dovessi insegnare le basi della fotografia (ISO/tempi/diaframmi), con una digitale potrei farlo molto meglio perché a monitor si vedrebbe immediatamente come interagiscono fra loro i tre fattori.

Non sono d'accordo con chi dice che se hai solo 24 o 36 foto in canna sono obbligato a ragionare meglio. Io, se non ho soggetti da riprendere per i quali la velocità di scatto è fondamentale, non scatto decine di foto, avrei solo l'imbarazzo a posteriori della scelta e quindi mi costringo a vedere il punto di ripresa migliore, perché, altra verità assoluta, l ’arte non nasce dal numero di pixel, ma dallo sguardo.

Chiudo con il mio parere personale su quei fotografi professionisti che si vogliono distinguere e decidono di tornare all'analogico. Stiamo parlando, dei fotografi cerimonialisti?
IMHO penso che si stia parlando di una strategia commerciale, come quella che ha visto abbandonare l'album classico per promuovere i servizi fotografici con la realizzazione dei fotolibri personalizzati fino agli scatti ormai inflazionati con il drone.

Paolo Mudu

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander Veterano
2 ore fa, Giuseppe Paglia ha scritto:

 

…Personalmente, se dovessi insegnare le basi della fotografia (ISO/tempi/diaframmi), con una digitale potrei farlo molto meglio perché a monitor si vedrebbe immediatamente come interagiscono fra loro i tre fattori.

Non sono d'accordo con chi dice che se hai solo 24 o 36 foto in canna sono obbligato a ragionare meglio. Io, se non ho soggetti da riprendere per i quali la velocità di scatto è fondamentale, non scatto decine di foto, avrei solo l'imbarazzo a posteriori della scelta e quindi mi costringo a vedere il punto di ripresa migliore, perché, altra verità assoluta, l ’arte non nasce dal numero di pixel, ma dallo sguardo.

Chiudo con il mio parere personale su quei fotografi professionisti che si vogliono distinguere e decidono di tornare all'analogico. Stiamo parlando, dei fotografi cerimonialisti?
IMHO penso che si stia parlando di una strategia commerciale, come quella che ha visto abbandonare l'album classico per promuovere i servizi fotografici con la realizzazione dei fotolibri personalizzati fino agli scatti ormai inflazionati con il drone.

Non credo ci si sforzi molto di imparare senza certi automatismi, quando la macchina ti mostra subito il risultato e noi, compensando l’esposizione, correggiamo senza porci domande sul perché. Si impara sbagliando, pagando per i propri errori. Questo metodo ha sempre funzionato, non solo in fotografia. Poi se uno fosse veramente motivato allora potrebbe funzionare ma sono eccezioni. 
Ovviamente parlo per me, ma avendo 10 fotogrammi a rullo di 120 scatto solo se ne vale la pena, considerando tutte le variabili. Se non ho abbastanza luce non posso incrementare gli ISO. Se ho troppo contrasto per un risultato ottimale non penso che poi risolvo in Photoshop. Questo in analogico lo imparo sbagliando. In grande formato ho sempre rifiutato di eseguire uno scatto in Polaroid prima di esporre una lastra, proprio per non affidarmi ad altro se non alla mia esperienza che col tempo diventa istinto.

Riguardo i fotografi professionisti, non conosco cerimonialisti dediti alla pellicola, temo sarebbero aspiranti suicidi.

Giuseppe Paglia

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander Veterano
4 ore fa, Paolo Mudu ha scritto:

Non credo ci si sforzi molto di imparare senza certi automatismi, quando la macchina ti mostra subito il risultato e noi, compensando l’esposizione, correggiamo senza porci domande sul perché. Si impara sbagliando, pagando per i propri errori.

Paolo, infatti ho scritto se dovessi insegnare ... potrei spiegare con una visione immediata come ISO, tempi e diaframmi si relazionano fra loro. Concordo con te che se fosse un autoapprendimento magari non mi sforzerei più di tanto!

bimatic

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander Veterano

"la vera immagine nasce prima di tutto nella mente e nell’occhio di chi guarda" ( cit.)

...se poi la puo' vedere dopo mezzo secondo a monitor magari ci si accorge subito ( anziche' giorni dopo ) se vada rifatta o ripresa in altro modo.

Chi, anagraficamente o per "impegno" personale sia avvezzo alla pellicola/ingranditore puo' scegliere se continuare alla vecchia maniera ( ma perche' ? )  o sfruttare le comodita' che ci vengono proposte, senno' si torna ai soliti discorsi : "voi che non avete fatto la guerra", "voi che non avete passato il covid", "voi che schacciate un tasto e vedete tutto"...diciamo pero' che "una volta" le basi le dovevi studiare perche' senno' i rullini finivano presto e male.

Paolo Mudu

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander Veterano
49 minuti fa, bimatic ha scritto:

"la vera immagine nasce prima di tutto nella mente e nell’occhio di chi guarda" ( cit.)

...se poi la puo' vedere dopo mezzo secondo a monitor magari ci si accorge subito ( anziche' giorni dopo ) se vada rifatta o ripresa in altro modo.

Chi, anagraficamente o per "impegno" personale sia avvezzo alla pellicola/ingranditore puo' scegliere se continuare alla vecchia maniera ( ma perche' ? )  o sfruttare le comodita' che ci vengono proposte, senno' si torna ai soliti discorsi : "voi che non avete fatto la guerra", "voi che non avete passato il covid", "voi che schacciate un tasto e vedete tutto"...diciamo pero' che "una volta" le basi le dovevi studiare perche' senno' i rullini finivano presto e male.

Oppure: sperimentare diverse tecniche senza sposarne nessuna in particolare. Fare esperienza e divertirsi imparando. Le frasi che hai citato non sono mie e riguardo allo studiare, farebbe ancora bene!

bimatic

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander Veterano
15 ore fa, Paolo Mudu ha scritto:

Oppure: sperimentare diverse tecniche senza sposarne nessuna in particolare. Fare esperienza e divertirsi imparando. Le frasi che hai citato non sono mie e riguardo allo studiare, farebbe ancora bene!

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Paolo, senza polemica, la prima ed unica a cui ho metto il "cit." e' tua...parte finale dell'articolo, vedi screen.

Le altre sono mie, nel bene o nel male.

15 ore fa, Paolo Mudu ha scritto:

Oppure: sperimentare diverse tecniche senza sposarne nessuna in particolare. Fare esperienza e divertirsi imparando. Le frasi che hai citato non sono mie e riguardo allo studiare, farebbe ancora bene!

Se ti riferisci alla fotografia mi trovi d'accordo, se ho frainteso sarebbe meglio parlarne durante un giro con le fotocamere in mano :fotografo:con un bicchiere di vino/birra/gazzosa in mano.

Paolo Mudu

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander Veterano
14 minuti fa, bimatic ha scritto:

image.thumb.png.3598e8956e6274b6075d893ee1a96201.png

Paolo, senza polemica, la prima ed unica a cui ho metto il "cit." e' tua...parte finale dell'articolo, vedi screen.

Le altre sono mie, nel bene o nel male.

Se ti riferisci alla fotografia mi trovi d'accordo, se ho frainteso sarebbe meglio parlarne durante un giro con le fotocamere in mano :fotografo:con un bicchiere di vino/birra/gazzosa in mano.

La gazzosa la berrai tu! 😂

  • Administrator

Ma io che ricerco ostinatamente l'imperfezione usando strumenti di altissima precisione ? Mi annoio ?

E no che non mi annoio, no :$

Paolo Mudu

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander Veterano
12 ore fa, Rudolf ha scritto:

Ma io che ricerco ostinatamente l'imperfezione usando strumenti di altissima precisione ? Mi annoio ?

E no che non mi annoio, no :$

Un modo più economico esiste!

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  • Administrator
11 ore fa, Paolo Mudu ha scritto:

Un modo più economico esiste!

Interessante ma non è Nikon. Io sono credente, osservante e strettamente monoteista ;)

Paolo Mudu

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander Veterano
55 minuti fa, Rudolf ha scritto:

Interessante ma non è Nikon. Io sono credente, osservante e strettamente monoteista ;)

Fondamentalista! 😂😂😂

Roby C

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander Veterano

Paolo... ma mi hai sbattuto nella macchina del tempo...  se tu sapessi quanto ho sognato quella macchinetta che hai.. vabbè.. la prossima vita allora.. 

e bravo per la costanza con cui continui..  

 

  • Administrator
1 ora fa, Roby C ha scritto:

Paolo... ma mi hai sbattuto nella macchina del tempo...  se tu sapessi quanto ho sognato quella macchinetta che hai.. vabbè.. la prossima vita allora.. 

e bravo per la costanza con cui continui..  

 

Non è una fotocamera, è un movimento di opinione

Adesso le trovi su internet tipo qui

trent'anni fa le vendevano i polacchi a poche decine di migliaia di lire. 

Va associata a barba incolta e pantaloni arancio, da artista...

Alternandola ai Lensbaby, vanno entrambi fortissimo su Instagram 

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Roby C

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander Veterano

No Max.. io sbavavo per le Linhof spero di averlo scritto giusto..   è pur vero che alla fine avevo la sinar.. ma non era molto mobile..

Guest n.enrico

Guest n.enrico

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(edited)

Salve a tutti (primo post).

Io sono tornato (anche) alla pellicola per il piacere di avere in mano un mezzo semplice da utilizzare, senza tomi di istruzioni da leggere (ai quali sono refrattario). L'intento poi è di scansionare; il passaggio al computer è per me fondamentale e a quello non rinuncerei mai.

Come fotocamera ho fatto un passo talmente indietro che mi sono superato a ritroso, nel senso che ho preso una macchina solo manuale quando invece iniziai il mio viaggio nella fotografia con una Canon AE1 Program.

Devo ancora cominciare, intanto ci ho giocato un po' in casa, e ho subito notato il problema numero uno: non ci vedo più una cippa e mettere a fuoco aggrappandosi solo allo stigmometro - soprattutto con lo zoom poco luminoso che mi ritrovo - non è affatto semplice.

L'avevo fatta facile ma senza calcolare che ero giovane e avevo la vista di falco (ora di talpa).

Vedremo, se mi accorgerò che usarla sarà frustrante la rivendo oppure la tengo come cimelio, è pur sempre una Nikon F2.

Edited by n.enrico

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