Musica classica : perché parliamo tanto di interpretazione ? - VI : 1 - Brahms Balladen Op. 10 n. 1
L'edizione a stampa del 1856 di Breitkopf di Lipsia.
La raccolta di ballate Op. 10 di Brahms è una delle composizioni giovanili del tedesco.
Scritte intorno al 1854, quando aveva 21 anni, insieme alle 3 sonate e ad altri brani per pianoforte.
Sono pezzi brevi, programmatici, tratti da testi popolari.
La prima, in particolare, riporta il titolo "Edward" con riferimento alla omonima ballata di origine scozzese.
Un dramma familiare, il figlio che abbandona la madre, dandole la colpa delle sue colpe.
Cupo, rapsodico, con una struttura distaccata tra il basso e la melodia.
Spesso portata con accordi doppi a 3 note.
E' sostanzialmente in tre parti, un introduzione, un allegro in mezzo, anche veemente, un epilogo a tempo, più tranquillo.
Brahms aveva il pianoforte, ed era un piano dalla voce gentile e melodiosa.
Ma pensava già con dimensioni sinfoniche. Chi ha affrontato le sonate sa di cosa parlo.
Non è un caso se poi abbia abbandonato il "suo" strumento fino all'età matura, dedicandosi poi solo a pezzi brevi e meno articolati.
Canzoni senza parole.
Ascoltate lo "scherzo" Op. 4 in Mib minore che sembra un movimento di un quartetto.
Con il povero pianista che ce la deve mettere tutta per condensare con le sole due mani tutto un mondo.
Le Ballate non differiscono da questo contesto.
La prima in particolare, in re minore, nelle sue poche righe di musica, nemmeno 4 minuti in tutto, è imperscrutabile e richiede uno sforzo di comprensione da parte dell'interprete prima, ben prima di sedersi al pianoforte.
Le altre tre scivolano più lisce dopo quel prologo.
Ma se si sbaglia l'approccio con le prime, quelle perdono di senso, oppure finisce che vengono caricate da troppo senso.
Dimentichiamoci la storia tragica a cui si ispira la "Edward" e dimentichiamoci del tutte le altre tre. Prendiamola dal piano musicale.
La prima pagina - la prima parte - è in re minore. La seconda, è in re maggiore (e richiama la seconda ballata) la terza pagina torna in re minore.
Come leggerle e come proporle ?
E' un enigma cui l'interprete si deve prestare.
Io - che non sono un interprete - l'idea ce l'ho.
E tendo a riconoscere chi ci ha riflettuto sopra e chi meno. O chi no ...
Dall'incedere altalenante e rapsodico della prima parte con la sua ripetizione.
Al cambio repentino di velocità e di potenza che arriva al fortissimo e al presto, in un crescendo violento.
Poi il ritorno al primo tema, più veloce, accelerato, perché ciò che doveva succedere, è successo.
Ci sono tantissime versioni in disco. Di pianisti celebre, celebrati e meno celebri.
In questo momento sto ascoltando Kovacevich che è elegante come sempre.
Ma posso al metallico ed essenziale Kempff. O all'improbabile Pascal Rogé che le ha registrate insieme alle Handel e a due Rapsodie nel 1993.
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