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Maurice Ravel: l'opera per pianoforte

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Maurice Ravel (1875-1937) è stato uno dei compositori francesi più affascinanti e geniali del XX secolo. Amava sperimentare, giocare con i suoni e con i ritmi, creare atmosfere uniche, anche se non gli piaceva essere etichettato come "impressionista". Il suo stile raffinato e la sua attenzione al dettaglio hanno reso la sua musica inconfondibile, e le sue opere per pianoforte sono delle vere e proprie gemme.

Era noto per essere un compositore estremamente lento e scrupoloso, perfezionista fino all'ossessione. Per questo motivo, ha composto relativamente poco: il suo catalogo conta solo circa 60 opere complete. Molte delle sue composizioni per pianoforte sono state trascritte per orchestra e viceversa, come Le Tombeau de Couperin, Alborada del Gracioso e la celebre Pavane pour une infante défunte.

Spesso si tende ad accostare Ravel e Debussy, ma in realtà i due compositori avevano approcci molto diversi. Debussy amava l'evanescenza sonora e le armonie vaganti, creando atmosfere molto evocative. Ravel, invece, aveva una scrittura più nitida, strutturata e legata alla tradizione classica.

Le composizioni per pianoforte di Ravel sono un viaggio sonoro tra delicatezza e virtuosismo. Ecco le opere più note:

Jeux d'eau (1901). Una cascata di suoni ispirata alla magia dell'acqua e influenzata da Liszt. È uno dei primi pezzi in cui Ravel mostra la sua padronanza del timbro pianistico e la capacità di evocare immagini con il suono.

Miroirs (1904-1905). Una raccolta di cinque brani altamente evocativi: Noctuelles (falene in volo), Oiseaux tristes (un lamento malinconico), Une barque sur l'océan (una barca ondeggiante), Alborada del gracioso (una danza spagnola piena di virtuosismo) e La vallée des cloches (un paesaggio sonoro tra i rintocchi delle campane). Alcuni di questi pezzi sono stati successivamente orchestrati. Ravel dedicò ciascun movimento di Miroirs a un membro del gruppo di artisti e intellettuali noto come Les Apaches. Questo gruppo, formato intorno al 1900, includeva musicisti, scrittori e pittori che si riunivano regolarmente per condividere e discutere le loro opere34. Il nome "Les Apaches" fu scelto ironicamente, ispirato da un commento di un venditore di giornali che li aveva chiamati "teppisti".

Gaspard de la Nuit (1908). Uno dei pezzi più difficili mai scritti per pianoforte, basato su tre poesie di Aloysius Bertrand. Cavallo di battaglia di molti grandi pianisti, uno su tutti Arturo Benedetti Michelangeli. Il primo movimento, Ondine, evoca una ninfa acquatica con un suono fluido e scintillante, Le Gibet (la forca) descrive un'atmosfera lugubre e statica con una nota ostinata che simboleggia una campana funebre, mentre Scarbo è un turbine di note che rappresenta un demone dispettoso e inquietante.

Valses nobles et sentimentales (1911): Un omaggio spiritoso a Schubert, che alterna leggerezza e ironia a momenti di intensa espressività. Ravel gioca con la forma della danza e la modernizza con armonie audaci.

Le Tombeau de Couperin (1914-1917): Una suite elegante e nostalgica, che riprende la tradizione della suite barocca alla Couperin, ma con il tocco inconfondibile di Ravel. Ogni movimento è dedicato a un amico caduto durante la Prima Guerra Mondiale, rendendolo anche un omaggio personale e toccante. La suite è stata in parte trascritta per orchestra.

Pavane pour une infante défunte (1899): Un pezzo delicato e malinconico, scritto originariamente per pianoforte prima di essere orchestrato. Non è una marcia funebre, come il titolo potrebbe suggerire e come alcuni pianisti la affrontano. La pavane (o padovana), era una danza di corte rinascimentale. Qui Ravel vuole evocare l'immagine nostalgica di una piccola principessa che danza.

Vediamo ora la discografia, che offre tante possibili opzioni! Alcuni dei più grandi pianisti hanno lasciato registrazioni memorabili delle sue opere. Iniziando da quelle storiche:

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Walter Gieseking: il grandissimo pianista entomologo è perfetto per Ravel. Fu probabilmente il primo grande pianista del '900 a proporre Ravel.

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Arturo Benedetti Michelangeli: ogni nota è scolpita nel marmo con una precisione assoluta. Peccato ci siano solo registrazioni dal vivo. In pubblico suonò solo Gaspard e le Valses nobles et sentimentales.

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Samson François: grandissimo come sempre! Interpreta Ravel con una libertà poetica e un fascino irresistibile.

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Vlado Perlemutter: poco conosciuto ai più, Perlemuter fu un pianista lituano di origine polacca, ma naturalizzato francese. Ebbe la fortuna di essere allievo di Cortot, ma soprattutto di studiare l'opera per pianoforte di Ravel con il compositore stesso. Trascorse infatti sei mesi di studio a casa di Ravel. E' considerato uno dei massimi esperti di Ravel. Se tecnicamente non raggiunge il livello dei grandi vistuosi (c'è da dire che Perlemuter incise dischi solo in tardissima età), la musicalità, il gusto timbrico, il senso del ritmo sono straordinari.

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Abbey Simon: un altro grandissimo. Abbey Simon, oggi dimenticato, fu un allievo del leggendario Joseph Hofmann. Le sue interpretazioni di Ravel sono folgoranti. Tempi brillanti, pochi fronzoli, interpretazione che coglie senza esitazione il senso di ogni pezzo. 

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Martha Argerich: questo disco raccoglie quello che la nostra Martha adorata ha pubblicato in diversi dischi nel corso degli anni. Le sue interpretazioni sono elettriche, brillanti. Non si può non citare il suo Gaspard de la Nuit.

Passando agli ultimi decenni troviamo diversi pianisti francesi.

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Jean-Yves Thibaudet. Ottima questa integrale, con molti spunti originali e una grande attenzione agli aspetti timbrici.

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Jean-Efflam Bavouzet. Bellissima, ma poco conosciuta questa integrale di Bavouzet, che la incise prima del grande successo che ebbe con Debussy. Tempi rapidi, chiarezza cristallina, ma mai freddo, anzi, spesso non manca un tocco di umorismo. Sembra che nei prossimi mesi uscirà una nuova integrale per Chandos.

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Bertrand Chamayou: i francesi con Ravel è difficile che sbaglino. Molto raffinata e equilibrata anche la lettura di Chamayou, uno dei migliori pianisti francesi in circolazione, ma dovendo scegliere trovo più avvincente Bavouzet.

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Benjamin Grosvenor. Strordinario pianista inglese. L'approccio è folgorante, lisztiano, simile se vogliamo alla Argerich. Da incorniciare il suo primo disco con Gaspard de la nuit.

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Beatrice Rana. Questo è un disco stupendo, non solo per Ravel. Le interpretazioni di Miroirs e de La Valse sono piene di sensibilità e passione, incredibilmente vivide.

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Jean-Paul Poizat batte tutti gli specialisti di Ravel in circolazione. Qui ha inciso tutte le composizioni per e con pianoforte, quindi anche concerti, musica da camera e vocale. Al di là di questo, Poizat è un pianista formidabile e le sue interpretazioni meritano di essere considerate tra le migliori della discografia. Una bellissima sorpresa di fine 2024!

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Seong-Jin Cho. Uscita molto recentemente, Cho è un ottimo pianista e qui dà sfoggio di tutta la sua incredibile abilità tecnica e coloristica. Con risultati, a mio avviso, molto buoni, ma non sempre pienamente convincenti. Percepisco, e non sono il solo, una eccessiva attenzione al dettaglio e una sorta di compiacimento per l'aspetto timbrico, che vanno a scapito del ritmo e della fluidità del discorso musicale. Notevoli in ogni caso Miroirs e le Tombeau de Couperin.

Come vedete gli interpreti raveliani non sono pochi, con i francesi a farla giustamente da padroni, ma non mancano le eccezioni come gli straordinari Grosvenor e Argerich. Se dovessi scegliere tra le varie integrali, ma è difficile perché ogni interpretazione racconta un viaggio diverso, propenderei per Bavouzet (nell'attesa che esca quella nuova) e Poizat, tra quelle più recenti, e per Abbey Simon per quelle più datate, ma senza dimenticare la magia di Perlemuter.

8 Comments

Recommended Comments

  • Administrator

Grazie per l'esposizione chiara e omnicomprensiva, Giovanni.

Elegante e raffinato, certo, ma anche piuttosto edonista e un pò supponente, il suo pianoforte (e non solo), di una sensualità a volte ostentata.

Per questo io preferisco letture asciutte, robuste ed essenziali.
Come quella di Abbey Simon o di Zia Martha il cui Gaspard reputo eccezionale.

happygiraffe

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander

Idem e per le stesse ragioni non mi ha convinto Cho.

happygiraffe

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander

Sempre a proposito di Cho (spero non ce ne voglia, solitamente sono un suo ammiratore), ieri è uscito questo:

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Il confronto con François e Cluytens è impietoso, a partire dai tempi, molto comodi per Cho, ma non solo. Provate anche voi a confrontarli, se ne avete voglia. La musica è spllendida, non è tempo perso.

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  • Administrator

Io non ho bisogno di farlo, lo so.
E se devo dirla tutta, la Boston in mano a Nelsons è una misera fotocopia di quella che era.

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e forse ha ragione Grok anche se io so come influenzarlo.

Dovremmo dare a questi il tempo di ... morire, per essere ricordati.
Se mai matureranno nel frattime ... :x3x:

 

Ma adesso, Samson Francois è stato un pò mitizzato ma Cluytens e l'Orchestra del Conservatorio di Parigi avrebbero fatto suonare come si deve anche un allievo del 10° corso !

happygiraffe

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander

Quante supercazzole che racconta Grok! :x3x:

happygiraffe

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander

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Mettendo volentieri da parte Cho e Nelsons, ecco qui un disco bellissimo del 2010 (mi ero scordato di quanto fosse bello!) contenente anche i due concerti di Ravel. Entrambi spettacolari, specialmente quello per la mano sinistra.

happygiraffe

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander

Grazie, era atteso. Certo che Jean-Efflam sta diventando sempre più simile a Liszt!

Guest
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