UN NUOVO INIZIO
È esattamente così cari amici, un nuovo inizio.
Sono stato oltre 5 anni senza fotocamera ed ho avuto molto tempo per meditare su ciò che ho fatto e ciò che avrei potuto o voluto fare in campo fotografico. Non vi nascondo che sono stato tentato più volte di mettere una pietra sopra all’esperienza che avevo fatto in passato, complice un lento ed inesorabile declino della voglia di fotografare che mi stava da tempo accompagnando già prima della vendita di tutto il mio corredo reflex nel 2019.
Ci sono cose che si fanno nella vita che poi, così come sono iniziate, finiscono senza un preciso motivo, semplicemente finiscono.
Meditavo su cosa avevo fatto e non trovavo stimoli sufficienti per pensare di voler praticare nuovamente alcuni generi fotografici che mi erano piaciuti molto, come la macro per esempio. La verità è che guardavo tutte le mie foto e non trovavo molti scatti che mi comunicassero qualcosa o che mi emozionassero particolarmente. Ho fatto tante fotografie piacevoli, anche belle, corrette dal punto di vista compositivo, soggetti magari classici ma sempre piacevoli, ma mi manca una raccolta di foto che mi piaccia veramente guardare e riguardare più volte perché sono immagini che mi comunicano qualcosa o che semplicemente trovo veramente belle. Ho logicamente alcune fotografie che mi piacciono molto, non dico di no, ma non ne ho certo un numero minimamente congruo con il tempo che ho passato con una fotocamera in mano.
Una delle possibili cause ho pensato sia stato l’aver praticato fotografia senza approfondire molto, per non dire niente, la cultura fotografica. Ho scattato imparando da solo, sul campo, ma limitandomi a ripetere le nozioni imparate senza cercare di ampliare lo sguardo e capirne davvero di più, e non parlo di tecnica in questo caso. Così qualche tempo fa ho iniziato ad approfondire alcune tematiche ed a cercare di capire meglio cosa significhi fotografare e cosa serva per cercare di trasformare i miei scatti in fotografie. Questo processo, che è solo all’inizio e che sarà lungo ed impegnativo, mi ha stimolato ed ho capito che era la strada giusta perché piano piano mi stava tornando interesse per la fotografia ed iniziavo a provare di nuovo il desiderio di avere una fotocamera per tentare di mettere in pratica quello che stavo studiando.
Ho cercato di focalizzarmi su cosa mi piace e cosa non mi piace di ciò che vedo in giro in ambito fotografico ed ho capito che quello che non trovo quasi più è l’essenzialità nella/della fotografia. Si potrebbe parlare per ore su ciò che sta accadendo alla fotografia, su come le persone oggi fruiscano di immagini e su cosa sia importante per la maggior parte delle persone in una fotografia. Trovo sempre più facile reperire immagini accattivanti, immagini estremamente elaborate in fase di sviluppo, immagini che catturano l’attenzione ma che alla fine non sono altro che déjà vù, una fila interminabile di scatti creati per andare incontro al gusto attuale dell’utente finale piuttosto che essere rappresentazioni di un pensiero o di un gusto personale ed unico del fotografo che le ha prodotte.
Quindi, piuttosto che concentrarmi nel cercare di ottenere immagini perfette e perfettamente calate nel contesto del gusto o delle mode attuali, ho deciso di prendere la strada opposta, provare a trovare un mio percorso, fatto di sensazioni e fatto di meditazione legata allo scatto. Ho deciso di iniziare dal posto in cui vivo, dalla zona che posso frequentare quotidianamente, proprio per evitare di farmi trascinare nella forma mentis del cercare lo scatto perfetto nella località perfetta con il soggetto perfetto…oppure aspettare l’occasione da programmare perfettamente per riprovarci. Credo di non aver mai usato prima così tanto la parola “perfetto” in un discorso così breve ma penso sia proprio il recinto mentale nel quale ero rinchiuso.
Ho così pensato, tra le varie cose che vorrò fare, anche ad un progetto che potrò portare avanti indefinitamente fino a che mi darà soddisfazione. Proverò a costruire un portfolio di fotografie della zona in cui vivo, nelle varie stagioni, in situazioni urbane o extraurbane, con o senza elementi umani o tracce di antropizzazione. Una serie di immagini che abbiano un filo comune, quello di restituire all’osservatore la sensazione esatta di ciò che troverebbe se passeggiasse in questi luoghi con me. Immagini reali del quotidiano, senza la ricerca ossessiva di eseguire uno scatto che esalti al meglio un luogo e che lo renda addirittura più bello di ciò che è, ma fotografie che catturino la bellezza che già c’è, senza aggiungerne altra visto che il mondo che ci circonda è già bello di suo, a volte basta solo guardarlo con occhi diversi o aprirsi alle sensazioni ed ai pensieri che quel posto può suscitare se si ha la pazienza e la sensibilità di coglierli.
Tutto questo non mi renderà capace nel breve periodo di produrre fotografie davvero interessanti o che io possa definire veramente belle e/o comunicative, (perché alla fine lo scopo è fotografare per me e non per gli altri) questo spero avverrà col tempo, sono sicuro invece che mi renderà immediatamente un fotografo migliore dal punto di vista dello sguardo sul mondo, il mio mondo.
P.S. Non so bene come suddividerò le immagini che non ho ancora scattato, lo capirò via via che vedrò i risultati, per adesso metto solo una delle prime foto che ho fatto quest’anno perché da qualche parte dovevo iniziare dopo così tanto tempo.
Un click sulle anteprime è gradito.
L'albero
(Pomeriggio di inizio gennaio nei pressi di S.Agata nel Mugello)
Non so quante volte sono passato di qui, innumerevoli. Dalla strada si gode di questo panorama ma non avevo mai notato quella pianta solitaria sul declivio, forse la foschia retrostante che ne accentua la silhouette l’ha resa più evidente ma mi piace pensare che sia stato il mio “nuovo sguardo sulla solita campagna” che mi ha fatto fermare e vedere la fotografia che ancora non avevo scattato. Era tutto già lì, le quinte naturali che danno profondità all’immagine, il timido sole basso sull’orizzonte che disegnava i tronchi ed i rami in primo piano, la nebbia che nascondeva ma non troppo le colline retrostanti, i colori di un gennaio freddo ed umido. L’alternarsi dei campi coltivati, la recinzione, le case sullo sfondo, sono segni della presenza dell’uomo nel territorio, ma è un uomo che si prende cura della natura in modo discreto. Così come discreto sono stato nello sviluppo dell’immagine, non c’era bisogno di fare nient’altro che comporla ed esporla correttamente, nient’altro, bastava vederla.
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Il sole che disegna
(Campagna nei pressi di Borgo San Lorenzo, Mugello)
In una gelida mattina di fine anno mi godo il momento. Il gelo della notte viene mitigato appena dai raggi di un sole appena spuntato all'orizzonte e l'arrivo della luce cambia completamente volto a questo scorcio di campagna. Osservo la scena e faccio qualche passo per capire come valorizzare ciò che vedo, un stradina sterrata che porta ad un casolare che ha visto giorni migliori, un albero, una serie di pali e cavi della luce, poco altro ma c'è comunque l'ingrediente principale per ogni ricetta ben riuscita, la luce. Mi assicuro che i pali ed i cavi non disturbino il casolare ma anzi, con la loro presenza e quella bella luce che li definisce, contribuiscano a dare dinamicità e profondità ad una fotografia altrimenti forse troppo statica.
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La panchina
Galliano, Mugello
La fotografia non è un linguaggio univoco, c'è il fotografo e c'è l'osservatore della foto, ognuno con il suo pensiero, sensibilità, stato d'animo.
Ho scattato questa fotografia pochi giorni fa, inizio gennaio, ho lasciato l'auto a mi sono addentrato nel campo lì a fianco della strada, una pioggerellina fitta, fredda ed insistente mi bagnava il viso. Vedevo una panchina solitaria accanto ad una cappella abbandonata, alberi spogli e la nebbia che ammantava il paesaggio nascondendolo allo sguardo. Ho composto e scattato una fotografia che sa di malinconia. Poi ho meditato sulla scena ed ho pensato che magari un'altra persona avrebbe visto una panchina non abbandonata accanto ad una cappella solitaria, una panchina che attende solo che un raggio di sole squarci la nebbia e faccia venir voglia di sedersi sotto quegli alberi che stanno solo riposando in attesa di una rinascita tra pochi mesi. Una fotografia che sa di attesa e speranza.
La fotografia non è un linguaggio univoco, c'è il fotografo e c'è l'osservatore della foto, ognuno con il suo pensiero, sensibilità, stato d'animo.
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Silenzio
Pressi Borgo San Lorenzo
Probabilmente è proprio questo il titolo che darò all'album nel quale riunirò le fotografie che farò e che avranno come comune denominatore la nebbia.
La campagna nella nebbia mi restituisce sempre due distinte sensazioni, il silenzio appunto e questo mostrare e nascondere che lascia spazio all'immaginazione. Sagome indistinte o appena tracciate che senza la nebbia passerebbero inosservate, soggetti che anche se attenuati risaltano nel grigiore che li circonda. É sicuramente una situazione che mi è congeniale.
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Silenzio (Quadro 2)
Pressi Borgo San Lorenzo
La nebbia avvolge tutto, sei costretto ad acuire i tuoi sensi, vedi e senti in modo diverso, più intimo.
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Luce ed ombra
Mattina di metà gennaio, vista di S.Maria a Fagna, Scarperia
Luce ed ombra.
C'è un richiamo religioso in questa immagine nella quale la chiesetta si staglia nella foschia, nella quale dei raggi di luce scendono fino ad avvolgerla mentre intorno ci sono sagome indistinte, ombre e nebbia.
Pochi attimi per godere di questa atmosfera, un breve istante da fissare in un'immagine .
Provo un senso di gratitudine per la possibilità di godere di questo.
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Quotidiano (quadro 1)
Fine febbraio Borgo San Lorenzo
Non sappiamo cosa si cela dietro a porte chiuse, ma d'altronde spesso non possiamo vedere neppure troppo oltre a quelle aperte e non sappiamo dove ci porterà il cammino se scegliamo di andare.
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Lei (quadro 1)
(Pomeriggio di maggio nei pressi di Borgo San Lorenzo)
Il pensiero di questo posto è una costante negli anni.
Non posso dire di venirci spesso ma ogni tanto penso a questa pianta solitaria e mi fa star bene.
Lei avrebbe certamente bisogno di maggior considerazione da parte mia e le ho promesso di dedicargli un album tutto suo, altrimenti potrebbe perdersi tra le tante altre piante e paesaggi che popoleranno questo, e non se lo merita.
Oggi ho voluto ritrarla nel pieno delle forze, ricoperta di una chioma verde intenso come solo le giovani foglie sanno essere.
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Quotidiano (quadro 2)
(Mattina di maggio nei pressi di Borgo San Lorenzo)
A volte non è necessario trovare chissà quale motivazione per scattare una fotografia, oppure cercare un messaggio da trasporre in immagine.
A volte un raggio di sole che penetra il grigiore di una mattinata qualunque è tutto ciò che serve per fermarsi e godersi l'attimo.
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φῶς-γραφή (foto-grafia)
Mattina di fine gennaio, vista di Scarperia
Disegnare con la luce.
Tutti noi conosciamo l'etimologia di questa parola, di ciò che pratichiamo, ma a volte capita di perdere di vista il suo significato più semplice.
In una mattina di gennaio il sole me lo ha prepotentemente ricordato.
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Quotidiano (quadro 3)
(Mattina di maggio a Vicchio di Mugello)
Mi sento sempre a mio agio quando sono vicino ad uno specchio d'acqua tranquillo.
All'alba siamo solo io, l'acqua e qualche germano, tutti in attesa del tiepido sole.
Scatto e penso che sarà una piacevole fotografia, questo mi basta per essere contento.
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Lei (quadro 2)
(Alba di giugno, pressi di Borgo San Lorenzo)
Attimi di quotidianità che sono alimento per l'anima.
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Quotidiano (quadro 4)
(Alba di settembre a Scarperia)
Le prime nebbie iniziano a nascondere il paesaggio settembrino, così come gli alti cedri anche torri e campanili sono i primi a salutare il caldo sole che le disperde.
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Quotidiano (quadro 5)
(Mattina di novembre nei pressi del Castello del Trebbio, Barberino di Mugello)
La luce radente e calda di un'alba novembrina disegna i profili del bosco autunnale, il Castello assiste da posizione privilegiata e non ci stupisce che il luogo fosse tanto amato dal Magnifico.
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Edited by Viandante
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