Musica classica : perché parliamo tanto di interpretazione ? - I Introduzione
Questo è il primo capitolo di una serie di articoli sull'interpretazione.
Qualcuno lontano dal mondo della cosiddetta "musica classica" non avrà bene chiaro di che cosa si tratti.
Mentre qualche neofita penserà ingenuamente che una registrazione (o una rappresentazione dal vivo) di una certa composizione valga le altre.
Dobbiamo partire da lontano per spiegarlo e lo faremo nelle prossime puntate.
Qui vorrei semplificare il discorso definendolo più semplicemente richiamando l'attualità o quasi.
La parola ai Beatles
Pensiamo a Let It Be.
Canzone celeberrima, composta nel 1969 da McCartney e Lennon a quanto dicono le cronache e registrata nell'album del 1970 che prende il titolo proprio dalla sesta traccia.
La conosciamo - penso tutti - compresi quelli che non amano la musica, specialmente quelli che non conoscono la musica classica.
Ed è il motivo per cui l'ho scelta.
E' stata registrata dai Beatles e portata in tour dagli stessi Beatles per anni.
Paul McCartney ancora alla tenera età di 82 anni la canta ancora sul palco.
Tanto che non pensiamo nemmeno ad una versione "autentica" di quella canzone, c'è quella dei Beatles del 1970, c'è quella registrata nell'Antology del 1996 che riporta alcune differenze.
Ci sono registrazioni di edizioni dal vivo, riprese sul palco. Sempre diverse a seconda delle circostanze ma sempre autentiche.
Eppure Let it Be è una delle canzoni che più è stata ripresa ed interpretata da altri cantanti, uomini e donne.
Ogni volta dando o cercando di dare un tocco personale all'interpretazione.
Ma noi - se le abbiamo ascoltate - lo abbiamo fatto sempre avendo nell'orecchio la versione "originale".
Perché l'abbiamo ascoltata, ne possediamo magari il disco, la troviamo in streaming.
Cantano e suonano i Beatles. Può essere divertente sentire come la canta Tina Turner, ma non sarà quella dei Beatles.
E' normale nella musica popolare contemporanea, specie nell'era della registrazione audio e/o video.
E' certamente diverso con la canzone tradizionale d'epoca, pensiamo a quella napoletana ma anche a quella inglese.
Spesso gli autori sono morti da decenni, se non secoli. Se mai sono noti.
Di molte canzoni napoletane famose conosciamo l'interpretazione - per esempio - di Beniamino Gigli o di Enrico Caruso (ma capisco bene che per molti anche questi nomi saranno sconosciuti quanto quello di Rodolfo Valentino o di Laurence Olivier, transeat ...).
Mentre non abbiamo idea di come l'avesse pensata o l'avesse cantata l'autore. Secondo la tendenza, la tradizione, i gusti dell'epoca.
Ecco, noi abbiamo una visione che è figlia del nostro tempo.
Oggi (e ieri) la musica viene composta da chi poi la esegue, oppure viene composta su commissione dall'interprete.
C'é chi compone le canzoni di Elodie o di Taylor Swift, spesso si tratta di un team.
Poi le canzoni vengono arrangiate da qualcun altro, la cantante ne prende possesso e da il suo tocco personale.
Ma le canzoni sono state pensate e composte per lei, per le sue doti, qualità, immagine.
Impensabile ascoltarle da qualcun altro. Cose che in effetti non succede.
Se non per canzoni di livello mondiale come ... appunto Let It Be.
Quindi per lo più conosciamo interpreti unici che impersonano la "composizione". Che dopo qualche anno, passato il successo di quel cantante, spesso cadono nel (giusto) dimenticatoio.
Poi ci sono le cover.
Band specializzate nel "riprodurre" abbastanza "meccanicamente" originali famosi, in manifestazioni - diritti d'autore permettendo - oppure come antipasto dei concerti di cantanti più famosi.
La loro potrebbe essere considerata una interpretazione ma spesso non lo è, si può parlare più di una fotocopia, a colori o in bianco e nero.
E gli standard
Nel jazz, ambiente più aperto e senza troppi cavilli legali, tutto questo è molto più labile.
Ognuno fa la sua musica che per gran parte è improvvisazione.
Ma poi ci sono i cosiddetti "standard" che riprendono brani e canzoni famose per rifarli secondo lo stile del singolo jazzista o della sua band.
Qui andiamo oltre l'interpretazione, perché la ripresa è solo incidentale per costruirci sopra la propria musica.
E tutto questo con la musica classica che ci azzecca ?
Giusto, mai fare troppi preamboli.
Nella musica classica le cose sono completamente diverse.
Nella maggior parte dei casi, il compositore è l'attore principale della musica, non è quello che - a parte casi eccezionali - non compare mai dietro la canzone famosa dell'estate eseguita dalla cantante di moda.
Ma normalmente il compositore non esegue la sua musica e nemmeno la dirige.
Ci sono casi di compositori che sono stati anche grandi solisti o grandi direttori (citiamo, ad esempio, Rachmaninoff e Gustav Mahler) ma spesso un compositore scrive per uno strumento che non sa suonare.
Oppure per una orchestra che non sa dirigere.
Comporre e suonare, comporre e dirigere, sono cose molto differenti. Per comporre bisogna saper suonare almeno uno strumento ma non è necessario che si abbiano doti solistiche concertistiche.
Mentre dirigere una grande orchestra è uno dei lavori più complicati del mondo, non alla portata di persone comuni.
Ma nemmeno comporre. Un direttore d'orchestra deve saper comporre perché c'è una prova d'esame specifica. Ma una volta diplomato comincia il suo vero apprendistato.
Che non prevede che lui sappia comporre come i compositori che dovrà eseguire.
Non solo. La musica classica abbraccia - nei suoi tanti generi - circa 1000 anni di musica.
Se Taylor Swift volesse interpretare Let It Be potrebbe ascoltare il disco dei Beatles e poi parlarne con Paul McCartney.
Ma se Yuja Wang volesse registrare le toccate di Frescobaldi - compositore sommo e solista virtuoso senza eguali ai suoi tempi - non troverà né registrazioni originali né la possibilità di confrontarsi con il divino Girolamo, morto addirittura nel 1643.
Io considero morta nel 1976 la musica classica (ne riparleremo) ma ci sono compositori contemporanei in attività, con cui gli interpreti possono relazionarsi.
Spesso, come nella musica pop, questi compositori compongono su commissione dell'interprete stesso o di una istituzione che ha già un suo interprete.
Ma nella maggior parte dei casi, l'interprete si trova di fronte semplicemente con un testo scritto o stampato. E con le registrazioni o le interpretazioni in concerto dei suoi colleghi quando non parliamo di una prima esecuzione assoluta.
E il testo scritto in musica é solo una serie di segni e di indicazioni, spesso addirittura assenti.
Con una prassi esecutiva che nel tempo è variata (per Frescobaldi, il segno era un'idea ma era previsto che nelle riprese e nei ritornelli l'esecutore aggiungesse del suo, secondo l'estro, una volta che capisse la musica; per Beethoven aggiungere una nota era ed è un sacrilegio).
E con un gusto interpretativo e di ascolto che varia nel tempo.
Ma qui stiamo entrando nel campo della seconda puntata di questo lungo discorso.
Per il momento spero di aver chiarito un pochino perché nella esecuzione della musica classica si parla così tanto di interpretazione.
E del perché nella stragrande maggioranza dei casi abbiamo più edizioni ed interpretazioni della stessa composizione.
Fino ad averne centinaia e centinaia per le più famose.
Non abbiamo semplicemente la Nona sinfonia di Beethoven. Ma la Nona sinfonia di Beethoven eseguita da Toscanini, da Furtwangler, da Abbado, da Karajan, da Bernstein, da Chally ...
E il Beethoven di Karajan è diverso tra l'edizione con la Philarmonia, la prima con i Berliner, la seconda con i Berliner, quella con i Wiener e ...
Perché la musica classica è tradizione scritta e gli interpreti si rifanno a tutto il loro bagaglio di conoscenza, sensibilità umanità per renderla al meglio delle loro possibilità e sentimenti al servizio dell'ascoltatore e della musica stessa.
Per quanti interpreti ed esecutori avremo, per quante occasioni, sale di incisione o teatri, avremo interpretazioni differenti.
Non tutte dello stesso livello, non tutte ugualmente condivisibili dagli ascoltatori.
Che a loro volta avranno diversa sensibilità, cultura, aspettativa, atteggiamento nei confronti e della musica e dell'interprete.
Si conclude qui la prima parte che proseguirà prossimamente.
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