Beethoven : i concerti per pianoforte e orchestra / Alexander Lonquich & Munchener Kammerorchester / ECM
Beethoven : i concerti per pianoforte e orchestra
Alexander Lonquich alla testa della Munchener Kammerorchester
ECM 7/11/2024 (registrazione del 2022) formato 96/24
***
Alexander Lonquich è un pianista tedesco di Treviri con una lunga frequentazione dell'ambiente musicale tedesco ma che si è perfezionato e vive in Italia.
Io l'ho conosciuto in più di un concerto al Conservatorio di Milano nel secolo scorso (quando lui aveva tanti capelli) e ne ho apprezzato subito le doti introspettive di analisi del segno musicale ma in una interpretazione sempre virile e presente.
Questo disco ECM - eccezionale alle mie orecchie - rispecchia la sua analisi di queste pagine, ripetutamente eseguite in pubblico con la Munchener, anche in integrale in un unico concerto nel 2019.
L'orchestra è da camera ed è a parti simili a quelle previste da Beethoven
lui dirige alternativamente dal pianoforte o in piedi
mantenendo una organicità di dialogo eccezionale.
La registrazione ECM - di quelle migliori - è chiara e tersa. Il pianoforte è cristallino ma non artificialmente in primo piano.
La tessitura degli archi è eccellente mentre fiati, ottoni e timpani non eccedono come quando ci si deve far ascoltare da fuori il teatro.
L'organica interpretazione non indugia sulle età in cui Beethoven si è cimentato con questi capolavori.
In attività ha portato personalmente in concerto i primi quattro, servendosi dei primi tre come veicolo di promozione della sua opera di compositore.
Mentre i primi tre concerti pagano un tributo importante al modello mozartiano con velate citazioni talvolta, il quarto è la gemma che sorprende.
Sospeso tra Handel e Brahms ha momenti di intenso lirismo che si intercalano a virtuosismi che mettono in luce le doti del pianista ma nella giusta prospettiva sinfonica.
L'ultimo non ha nulla a che vedere con l'Imperatore (che brutta questa abitudine di dare un titolo che il compositore si sarebbe volentieri evitato), è il più lungo ed è il più "operistico".
Lonquich però li vede come un tutt'uno, che non significa ci offra una lettura omogeneizzata ma che invece toglie un pò di patina retorica, come è giusto che sia.
Le cadenze sono originali e rispettose, l'insieme non è affatto il prevaricare dell'uno sugli altri ma il fare musica insieme.
Tempi spesso veloci ma coerenti, sonorità brillanti, fronte ampio.
Grandissimo disco con quasi tre ore di reale godimento sia in cuffia (mentre scrivo) che con i diffusori grandi e i loro 2000 watt in quattro canali.
Registrazione, come dicevo, eccellente, come da prassi per il marchio tedesco.
Recommended Comments