Brahms : quartetti per pianoforte e archi n. 2 e n.3/Ondine-Vogt/Tetzlaff
Brahms : quartetti per pianoforte e archi n. 2 e n.3
Christian Tetzlaff, Barbara Buntrock, Tanja Tetzlaff, Lars Vogt
Ondine, 96/24, 5 settembre 2024
marzo 2022, ultima registrazione di Lars Vogt
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Boundless Dancing, Laughing, Crying, Raging
E' il titolo della conversazione con Tanja, Barbara e Christian sull'ultima registrazione con il loro amico Lars prima della sua scomparsa.
E si attaglia perfettamente alla musica, scelta forse non casuale che comunque faceva parte del progetto di integrale, ovviamente impossibile da completare con questa formazione.
Benché i due quartetti abbiamo diversa intonazione - in la maggiore il secondo, in do minore il terzo - hanno la stessa impostazione.
Molto diversa da quello più baldanzoso e frizzante Op. 25 (che poi è il mio preferito, nella realtà).
Il materiale melodico è vasto ma si tratta di frammenti che si susseguono come di balli sfrenati, risate fragorose, pianti inconsolabili e furie incontrollabili.
Sostanzialmente la sintesi dell'indole di Johannes, di quegli anni (1855-1861 sono gli anni di composizione, poi la numerazione varia ma di fatto sono stati completati a cavallo del 1860, Brahms non ancora quarantenne, al di là del fatto che il terzo poi sarà pubblicato solo nel 1875).
Sono gli anni appena successivi alla morte di Schumann, in un certo senso quasi un memoriale ma anche la base per l'accettazione di se per l'autore.
Ma anche astraendo da questo contesto e da quello che sappiamo di Brahms - le testimonianze più intime sono state distrutte dallo stesso come testamento - resta la musica.
Romanticismo maturo al calor bianco, nonostante una certa solennità a tratti, rafforzata da tante ripetizioni quasi schubertiane e ritmi spesso ossessivi.
E' del tutto inutile osservare le indicazioni dei tempi. Allegro non troppo è quasi "solenne": Poco allegro è invece appena "giocoso". Poco Adagio è una ninnananna.
Quando è allegro lo è in modo ostentato, quasi forzato.
Profondissimo l'avvio del terzo quartetto, verso le oscurità dell'ignoto, con gli accordi del pianoforte sommessi che danno l'avvio di una fase quasi di marcia.
Si oppone in un certo modo al marziale del primo movimento del secondo.
Ma l'inquietudine non ha ancora ceduto il passo alla rassegnazione, aperta e pacata dell'ultimo periodo compositivo.
Qui c'è sempre una virilità che sobbolle sotto ai temi, anche i più dolci e cantabili.
L'amalgama creato dai quattro amici è ineludibili. Ogni nota è quella che deve essere, come avrebbe detto Bernstein.
Non solo per il ritmo ma soprattutto per il volume e l'accordo con le quattro parti che cantano all'unisono, quasi a cappella, nonostante il pianoforte abbia la centralità quasi assoluta in questi lavori.
Tanto da non starsi mai zitto.
ma la cosa più bella, nonostante l'ineludibilità del destino segnato e la tristezza impossibile da nascondere, il tono complessivo si mantiene fedele al discorso musicale, tanto da riuscire, nel finale - 10 minuti di "allegro comodo" con velate citazioni al Coriolano di Beethoven in alcuni accordi e qualche richiamo al finale della sua Quarta, a lasciare una luce di senso.
Alle cose se non proprio alla vita.
Ascolto emozionante, reso vivo da una ripresa nitida e spaziale con nessuno strumento in evidenza ma con ogni perfettamente ascoltabile, tanto che si possono seguire le quattro parti singolarmente senza confondersi.
Christian da il tempo e imposta il ritmo, Lars scandisce ogni passaggio, anche quando è in sottofondo, Tanja scende in prodondità e Barbara riempie lo spazio, cantando senza sosta.
Bravi !
i due amici di una vita Christian e Lars, suonano insieme fino all'ultimo.
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