La Quarta sinfonia : apoteosi di Brahms
In generale non consiglio ai neofiti di cominciare - nonostante quanto si dica - l'ascolto di Brahms, dalle sinfonie.
Meno che meno dalla Quarta.
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manoscritto autografo della quarta sinfonia di Johannes Brahms
al contrario, consiglio di cominciare ad affrontare Brahms con le Danze Ungheresi.
Perché è troppa la stratificazione tardo-romantica e wagneriana che bisogna togliere dalle sue pagine - sul piano interpretativo - per arrivare finalmente all'ascolto del vero Brahms.
Chi partisse dalle sinfonie, magari interpretate nella tradizione tedesca classica, poi stenterebbe a credere che quel Brahms sia lo stesso delle Danze Ungheresi o dei liebeslieder walzer.
E che quello stesso laico e scanzonato tedesco del nord, abbia scritto anche un requiem, il "canto delle parche" e la rapsodia per contralto.
E concluso la sua carriera con calde atmosfere autunnali al clarinetto e poi con dei corali per organi di evidente tradizione luterana sassone.
Perché alla fine, dei due partiti progressisti-conservatori hanno ovviamente avuto ragione i primi.
Con i wagneriani che hanno dettato legge fino agli anni '50 del secolo scorso.
Furtwangler, Walter, Mengelberg erano tutti figli di Wagner.
E a poco poté il nostro Toscanini che dirigeva Brahms con la leggerezza con cui avrebbe affrontato Rossini.
A parte la prima sinfonia, sempre sminuita come decima di Beethoven per l'ovvio tributo di Johannes al sommo Ludwig nell'ultimo movimento, il testamento musicale sinfonico di Brahms, la quarta sinfonia, ce l'hanno trasmessa ammantata di liturgia da caduta degli dei.
Un gotterdammerung romantico dopo cui non c'era speranza.
Ma se persino Schonberg lo considerò "il progressista", la verità deve stare altrove.
Nel manifesto, non nella stantia nostalgia. Nell'eroismo borghese di tutti i giorni, giammai altisonante, non nello struggimento che era invece tipico dei primi romantici.
Brahms non parlava alle masse, ne provava invece orrore. Non aveva alcun interesse ad istruire gli ascoltatori o a raccontare fiabe.
Profondamente timido, riteneva sempre modeste le sue composizioni ed aveva necessità di avere il conforto dei suoi amici prima di finalizzarle.
Il suo testamento sinfonico è del tutto diverso dai suoi, più volte rimandati, commiati dalla composizione.
La sua quarta è del 1885 ma fino agli ultimi mesi prima della malattia, più volte Brahms si rimetterà alla penna per scrivere musica, in fondo soave, aperta, nostalgica e mai rassegnata. A differenza di quanto si vuole far credere.
La quarta sinfonia è l'estremo limite del sinfonismo classico tedesco (che poi prende le mosse dalla tradizione contrappuntistica italiana; e Brahms attinge a piene mani esempio dalla musica barocca in tutte le sue opere principali).
Ma apre le porte al futuro post-romantico. Quello che darà a Britten, a Prokofiev, a Shostakovich, a Nilsen, le chiavi per riporre definitivamente la musica classica nel cassetto. Da dove non siamo più riusciti a farla riemergere.
Nei tradizionali quattro movimenti della quarta c'è tutto il mondo classico.
L'allegro non troppo iniziale si apre con un tema di due sole note ripetute che riecheggiano, velate, l'adagio dell'Hammerklavier.
Ti-Ra, Ta-Ri, Ti-Ra, Ta-Ri
e per i suoi 12 e più minuti si dipana in permutazioni aritmetiche dello stesso semplicissimo tema, intervallato da un altro, eroico e virile, portato dai fiati.
Una maratona - non una battaglia - tra archi e fiati - con ampi cambi di ritmo puntati da timpani e ottoni.
C'è la nostalgia che fin dall'infanzia ha caratterizzato la musica di Brahms ma ci sono anche i temi tzigani "all'ungherese" che ne hanno caratterizzato l'età adulta.
E i tratti autunnali dell'ultima fase della vita, con slanci di lunghe arcate melodiche portate da tutta l'orchestra.
Lo sviluppo della musica porta ad un trotteggiante squillo di ottoni : tutt'altro che decadente o arrendevole.
Di Brahms, la retorica ha raccontato sempre un sacco di frottole, melodrammando il più possibile.
Il tema è semplice ma assoluto. Vale quello della terza di Beethoven che però ha bisogno di due doppie. Qui le note sono veramente solo due.
Portate, raddoppiate, rafforzate, dagli alti ai bassi.
L'andante si apre con i corni, accompagnati dai fiati che aprono la scena ai bassi, più che agli archi nobili. E' l'intermezzo che lascia lo spazio per prendere fiato e che non deve indugiare troppo.
L'allegro giocoso è un'esplosione di colore con il pieno di trombe e timpani. Forza pura, ma quale rassegnazione. In nessun caso. Viva Brahms !
E' breve. E' giusto che uno scherzo sia breve. Non si deve esagerare. Non deve mancare l'energia ma creare l'aspettativa che il gioco ad un certo punto finirà.
Si chiude con la passione. Con una ciaccona il cui tema è seguito da trentuno variazioni e una coda. Una sorta di tributo alle variazioni Goldberg di Bach; e in effetti originano da un tema ricavato dalla Cantata BWV 150 dello stesso Sebastian.
Non devono impressionare i tanti temi drammatici che si susseguono, l'ossatura resta eroica e positiva. I caratteri, baldanzosi, con tratti di marcia. Le variazioni sono brevi e non pesano.
Tanto che ad un primo ascolto non si riconoscono nemmeno.
I timpani, le trombe, alzano il volume sulle arcate degli archi, sottolineandone i limiti.
Non è il testamento a lungo ritardato (il vero testamento di Brahms è il quinto corale dell'Op. 122, ultima in catalogo ufficiale "Schmücke dich, o liebe Seele" anche esso ripreso da Bach, che è dolce quanto una ninnananna per bambini. Quale era, in ultima analisi, Johannes Brahms).
E' l'atto conclusivo di una vita a difendere i confini della musica tradizionale dal dilagare della cacofonia del programma politico strombonate per scuotere gli animi.
***
Ho colto l'occasione per parlare di questa composizione, si sarà capito, tra le mie preferite in assoluto tra tutta la musica di tutti i tempi, dall'ascolto della registrazione del sempre ottimo Manfred Honeck con la Pittsburgh.
Si tratta di una interpretazione registrata con dinamiche telluriche che ha messo in difficoltà i critici.
Perchè, in uno, si sbarazza di tutta la liturgia post-wagneriana da finis-Austriae imposta dai figli delle walkirye a chi delle walkyrie faceva tranquillamente a meno, pur apprezzandole in cuor suo.
Spezzando le voci e rendendo giustizia a tutte le parti nascoste dagli archi - fiati, bassi e timpani compresi - ne viene una rappresentazione al calor bianco e al limite dell'eccesso di velocità da codice penale, ma bella da impazzire.
Con dinamiche da audiofili su tutte le gamme di frequenza.
Inascoltabile per chi ama Bruno Walter, Wilhelm Furtwangler e Herberth Von Karajan e che probabilmente sarebbe piaciuta al vecchio Arturo, la cui lettura, purtroppo, è resa inascoltabile dalla qualità dell'epoca.
Ma di cui Fritz Reiner sicuramente sarebbe stato orgoglioso (peraltro registrata con l'orchestra del suo cuore).
Ve la raccomando senza segnarla come registrazione di assoluto riferimento (ma in fondo ... ci potrebbe stare).
Brahms, sinfonia n. 4
Pittsburgh Symphony Orchestra diretta da Manfred Honeck
Reference Recordings, 192/24, 22 ottobre 2021
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