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Beethoven : le 32 sonate per pianoforte

(0 reviews)

Elenco delle sonate per pianoforte di Beethoven, numero d'opera e anno di composizione :

  • Sonata n. 1 in fa minore, Op. 2/1 (1795)
  • Sonata n. 2 in la maggiore, op. 2/2 (1795)
  • Sonata n. 3 in do maggiore, op. 2/3 (1795)
  • Sonata n. 4 "Grande" in mi bemolle maggiore, op. 7 (1796)
  • Sonata n. 5 in do minore, Op. 10/1 (1797)
  • Sonata n. 6 in Fa maggiore, Op. 10/2 (1797)
  • Sonata n. 7 in re maggiore, op. 10/3 (1798)
  • Sonata n. 8 "Patetica" in do minore op. 13 (1798)
  • Sonata n. 9 in mi maggiore, op. 14/1 (1798)
  • Sonata n. 10 in sol maggiore, op. 14/2 (1798)
  • Sonata n. 11 in si bemolle maggiore, op. 22 (1800)
  • Sonata n. 12 in la bemolle maggiore, op. 26 (1800)
  • Sonata n. 13 in mi bemolle maggiore, op. 27/1 (1801)
  • Sonata n. 14 "Chiaro di luna" in do diesis minore, Op. 27/2 (1801)
  • Sonata n. 15 "Pastorale" in Re Maggiore, Op. 28 (1801)
  • Sonata n. 16 in sol maggiore, Op. 31/1 (1802)
  • Sonata n. 17 "Tempesta" in re minore, Op. 31/2 (1802)
  • Sonata n. 18 in mi bemolle maggiore, op. 31/3 (1802)
  • Sonata n. 19 in sol minore, Op. 49/1 (1796)
  • Sonata n. 20 in sol maggiore, op. 49/2 (1796)
  • Sonata n. 21 "Waldstein" in do maggiore op. 53 (1804)
  • Sonata n. 22 in Fa maggiore, Op. 54 (1804)
  • Sonata n. 23 "Appassionata" in fa minore op. 57 (1805)
  • Sonata n. 24 in fa diesis maggiore, op. 78 (1808)
  • Sonata n. 25 in sol maggiore, op. 79 (1809)
  • Sonata n. 26 "Les Adieux" in mi bemolle maggiore op. 81a (1810)
  • Sonata n. 27 in mi minore, Op. 90 (1814)
  • Sonata n. 28 in la maggiore, op. 101 (1816)
  • Sonata n. 29 "Hammerklavier" in si bemolle maggiore op. 106 (1818)
  • Sonata n. 30 in mi maggiore, op. 109 (1820)
  • Sonata n. 31 in la bemolle maggiore, op. 110 (1822)
  • Sonata n. 32 in do minore, Op. 111 (1822)

fuori elencazione (senza numero d'opera)

  • 2 Sonate "Elettorali" in Mi Bemolle Maggiore, WoO. 47/1,2 (1783)
  • Sonatina in sol maggiore, H. 5/1 (1791)
  • Sonatina in fa maggiore, H. 5/2 (1791)

 

Le sonate di Beethoven sono l'unica chiave di interpretazione del genio assoluto. Una sorta di Stele di Rosetta senza di cui saremmo in difficoltà ad associare alla stessa mano, il Settimino, le variazioni su canzoni scozzesi o Rule Britannia, la cacofonica Ouverture 1812 con le variazioni Op. 80, la Grande Fuga oppure l'adagio della nona Sinfonia.
Dal 1783 (aveva 13 anni) al 1822 invece abbiamo le note scritte al pianoforte per il pianoforte. Per il pianista e per il dilettante. Per il pubblico e per gli amici.
Se aggiungiamo alle sonate anche tutte le altre musiche per il pianoforte aggiungiamo ulteriore materiale "autentico" di decrittazione.
Non c'è più bisogno di alcun aiuto critico o di letture specialistiche.
Basta ascoltare.

Dimentichiamoci inoltre dei sottotitoli romantici (La caccia, Patetica, Tempesta, Chiaro di Luna !, etc.). Sono tutte sciocchezze. Tranne forse, nel significato tecnico, Hammerklavier.
E' in quei giorni che si stava codificando il linguaggio tecnico del pianoforte. E il design costruttivo del pianoforte era ben lungi dall'essere definito, non lo sarà che dal 1870, Brahms già adulto.
Ai tempi di Beethoven mancavano alcune note che probabilmente Beethoven avrebbe aggiunto ad alcune sue sonate (lo fa Fazil Say, compositore e jazzista molto libero nelle sue interpretazioni, quando ritiene che andrebbe fatto).
E di certo non c'era la potenza che abbiamo oggi.

C'é poi tutta una liturgia aggiunta nel '900 alle sonate (e alle sinfonie e a Brahms) per rendere quella musica ancora attuale. Dopo Liszt, dopo Wagner, dopo i moderni.
Possiamo anche farne a meno. 
Le sonate sono 32 perché sono state catalogate così.
Le variazioni Diabelli sono 33.
Sono 32 quelle in do minore. Ma quello "forse" è un tributo al barocco italiano e tedesco. Pieno di richiami alla ciaccona, ma di fatto una progressione di accordi (quindi una questione di permutazioni).
Con notazioni in italiano nel manoscritto ("dolce", "staccato" etc.) e la dimostrazione della grande conoscenza musicale di Beethoven.

Ricordiamoci sempre che per Beethoven, il pianoforte era lo strumenti. Aveva conoscenza della maggior parte di tutti gli altri strumenti del suo tempo ma in casa aveva sempre uno o più pianoforte.
E su quello scriveva, meditava, improvvisava, componeva e soprattutto sperimentava.
Non dovendo guadagnarsi pane e companatico con quello che gli veniva in mente al pianoforte, poteva anche infischiarsene di dare spiegazioni.
Che cercasse di capirle chi le avesse lette in futuro. Sempre che a qualcuno fosse venuto in mente di farlo (ricordiamoci che era raro a quell'epoca che qualche musicista mettere in programma composizioni non en vogue o di musicisti fuori moda, mentre in casa si suonavano musiche più commerciali o semplici. E se una cosa non era disponibile a stampa, semplicemente non esisteva. Non è come adesso che possiamo avere qualsiasi cosa sfogliando un database online e senza pagare quasi diritti d'autore).

Dovremmo anche dimenticarci certe letture ascetiche, sacerdotali, "giurate", sia recenti che passate.
Beethoven spesso vuole che la sua musica suona "sguaiata", volgare, roboante. Ludwig passava il suo tempo in taverna a bere vino e buona parte della sua musica (se non proprio tutta) è cantabile, ballabile, intonabile in coro.
Purtroppo i suoi conterranei nei secoli successivi hanno costruito edifici di retorica che tendono ad avvolgere la musica di Beethoven in un manto religioso.
Si, la spiritualità c'è ma in un fondo decisamente secolare. Umano nel senso letterale del termine.
Nella sua musica è bene osare, senza trattenere le briglie. Anche a costo di sbagliare.
E senza stare troppo in penombra. Si va dalla luce abbagliante allo scuro profondo.
Ma eroicamente.

Non ho la presunzione, non ne avrei le capacità e nemmeno mi interessa, andare a dissertare di ogni singola sonata.
Nei commenti che seguono darò qualche personale parere su alcune integrali recenti.

Perché credo che solo chi affronta una integrale beethoveniana abbia veramente qualcosa da dire, senza dover dimostrare in poche note di saperne davvero più di chi incide un album o solo qualche sonata sciolta.
E anche tra chi ha registrato integrali, c'è chi l'ha fatto svolgendo il compitino contrattuale.
Chi invece di questo impegno contrattuale ne ha fatto l'impegno della vita.
Oppure ha approfittato per dire la sua. Suonando Beethoven, non mettendosi in piedi su un pulpito.

9 Comments

Recommended Comments

  • Administrator

Tra i Quartetti Op. 18 e quelli Op. 59 sembra che il compositore si sia trasferito in un altro pianeta.
Nei primi, si tratta di vino novello invecchiato nelle solite vecchie botti, nei secondi invece siamo ad altro livello.
Tra la seconda sinfonia e la terza, sembra che sia passato più di un secolo. Invece è poco più di un anno.
Ma non ci sono le avvertenze e si rischia di cadere dalla sedia (io l'ho fatto quando avevo 13 anni).

Per capirci meglio, ci sono la bellezza di 13 sonate per pianoforte che invece scandiscono il cambiamento di stile e l'evoluzione architettonica della scrittura di Beethoven che va dal 1799 (quando era ancora un giovane pianista/compositore in cerca di gloria) al 1806, dopo che Napoleone si è mangiato la rivoluzione, l'Impero Asburgico e anche il Regno di Prussia.

Le battute iniziali della Patetica inaugurano il tellurico do minore di Beethoven. Ma solo il finale dell'op. 106 (e siamo nel 1818) ci abituano alla violenza armonica delle discordanze della Grosse Fuge di la da venire.
Con la sonata n. 31 abbiamo l'antipasto degli ultimi quartetti.

Manca, è vero, la liturgia laica della nona sinfonia, per quella il percorso va ricercato nei tanti tentativi non sempre fruttuosi delle opere corali e dei lieder.

Comunque, ed è questo che voglio rimarcare, la consecuzione delle sonate di Beethoven ci porta la chiave di lettura per le altre opere.

Esattamente come per Brahms bisognerebbe seguire i lieder, perché il pianoforte invece per lo più popola le idee di Johannes in gioventù e in vecchiaia.

Detto questo, vediamo alcune delle ultime proposte.

  • Administrator

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Martino Tirimo
Hanssler Classics, 11 ottobre 2019, formato CD
20 ore e 42 minuti

***

Martino Tirimo è un pianista cipriota classe 1942.
Qui si spara praticamente ogni cosa che abbia un riferimento diretto a Beethoven e composto per il pianoforte.
Alla fine sono 16 CD per quasi 21 ore di musica.
E già basterebbe.

Ma poi si sente che le ultime sonate sono da riferimento assoluto.
Waldstein e Appassionata sono spettacolari.
E questa edizione diventa un capolavoro.
Da conoscere assolutamente.

  • Administrator

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Fazil Say
Warner Classics, 17 gennaio 2020, formato 96/24
10 ore e 4 minuti

***

In molte delle sonate, specie quelle meno importanti, il piglio jazzistico di Say ci prende.
Tiene le due mani molto separate e il risultato è inaspettato (sia in senso positivo che in negativo).
Qualche volta aggiunge qualche nota che al tempo di Beethoven, non esisteva.
Si perde nell'unità d'insieme e si capisce che non sia il campo di battaglia per lui preferito.
Ma è già notevole che ci si sia impegnato.
In alcuni momenti è fatalmente provocatorio e del tutto privo della liturgia stratificata dalle interpretazioni "giurate" tedesche.
Da ascoltare per raffronto.

  • Administrator

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Igor Levit
Sony Classical, 13 settembre 2019, formato 96/24
10 ore e 5 minuti

***

Igor Levit è il classico "giovane" progressista, molto attivo sui social.
Nel suo repertorio infila le cose più esotiche che possiate sentire.
Le sue ultime frequentazioni includono Ronald Stevenson e la sua DSCH (preceduta dai preludi e fughe di Dimitri Shostakovich giusto per capirci ancora meno), Henze, Rzevsky, quasi a rendere leggiero l'ultimo Busoni.
La lettura di Mendelssohn post strage del sette ottobre è scarnificata e spettrale.

Questo Beethoven è bello e sontuoso. Ma tirato via di fretta tanto da sembrare mozartiano ... quasi giusto per non portar via troppo tempo a tutto il resto. (scherzo ma ... non troppo) ;)

  • Administrator

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Boris Giltburg
Naxos, settembre 2021, formato 96/24
***

Inappuntabile e ben condotta questa integrale.
Così come i concerti per pianoforte usciti più o meno in contemporanea insieme all'amico Petrenko.
Ma, nella mia opinione, il temperamento di Giltburg è lontano da Beethoven.
Si tratta di interpretazione da concerto, prese con serietà e grande professionalità.
Ma è di gran lunga meglio il suo Rachmaninov che noi conosciamo benissimo.
Comunque grazie Boris. Prokofiev ? Shostakovich ? Scriabin ?

  • Administrator

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Konstantin Lifschitz
Alpha Classics, 14 febbraio 2020, formato 48/24
11 ore e 52 minuti

***

Tempi estremamente lenti, viscerali, meditati.
Tanto da arrivare a circa due ore in più degli altri.
In alcuni casi siamo siamo semplicemente agli antipodi rispetto a Levit.

Ma così si può permettere di scendere nelle oscurità del più profondo abisso beethoveniano ed uscirne tenendoci per mano.
Alternativo. Certo meglio di Arrau.

 

  • Administrator

Naturalmente sono decine e decine le edizioni delle sonate di Beethoven (integrali).
Qui sopra ne ho solo scelte alcune delle più recenti (in qualche modo provocatoriamente).

Tra quelle con cui sono cresciuto è impossibile non citare :

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e sebbene di epoca preistorica

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che non mi sognerei mai di ascoltare nemmeno mi fosse prescritto dal dottore

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inascoltabile sul piano sonoro 

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che, confesso, non ho mai ascoltato anche se celebrate (ma c'è sempre tempo :) :

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che non mi incantato del tutto

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e su cui non mi soffermerei

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mentre è sempre interessantissima la lettura su strumento d'epoca (come i concerti e le variazioni, disponibili su volumi separati) da Ronald Brautigam.
Non sono un fan dell'interpretazione filologica di Beethoven ma quando c'è arte, c'è arte.

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e le tante altre che qui sto dimenticando (Perahia, Schiff, Ashkenazy ...).

Come quelle incomplete (Gilels e Solomon).

 

Se volete dedicarvi alla vostra di ricerca sulle chiavi di lettura dell'opera di Beethoven ragionando con le sonate per pianoforte, quello che vi raccomando ancora è di farlo con chi le abbia affrontate tutte e sia così in grado di descriverne ed interpretarne l'intero arco nel lungo tempo che intercorre tra la prima e l'ultima.
Solo così avrete una onesta e trasparente visione complessiva.

  • Administrator

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non ho mai capito se l'edizione beethoveniana di Giovanni Bellucci sia completa, sono dischi usciti a più riprese e per diverse etichette tra il 2009 e il 2017.
Io ho una grandissima considerazione per Bellucci che considero il più pigro dei più grandi pianisti esistenti (pigro almeno sul piano delle registrazioni ma erede di Busoni sul piano musicale).
E' un interprete sommo, come ha dimostrato nei concerti :

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editi da Calliope nel 2020 (e molto, molto provocatori).

happygiraffe

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander

Io sono molto affezionato all'integrale di Backhaus.

Aggiungerei alla lista anche le integrali di Gulda, Brendel, Ashkenazy e Kovacevich e la quasi integrale di Gilels:

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