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Richter, Gilels e la terza sonata di Prokofiev

(0 reviews)

La terza sonata per pianoforte Op. 28 di Prokofiev è una composizione del 1917.
E' breve, circa 7 minuti ma è anche tra le più complesse.
Lontana nei temi e nelle sonorità dai ritmi da estrusori di alluminio a freddo delle "sonata di guerra" ma non mancano momenti di pienissimo concitato.

Rappresentata direttamente dall'autore a San Pietroburgo nel 1918, in effetti, come altre composizioni di quel periodo, discende da schizzi giovanili dei primi anni del '900.
Come la quarta sonata riporta il sottotitolo "Dai vecchi quaderni".

Prokofiev la definiva "carina". Strutturalmente mantiene le caratteristiche formali della forma sonata classica adattata nello stile russo del XX secolo.
E' coeva nel completamento e nella prima esibizione, alle Visions Fugitives Op. 22.

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ne parlo per citare un appunto confidato da Richter ai suoi biografi.

Dicono che lui abbia tratto una impressione così elevata dalla interpretazione dell'amico Emil Gilels da decidere di non essere in grado di fare di meglio.
Tanto da escluderla dal suo repertorio, a differenza di altre sonate di Prokofiev.
Non è l'unico caso di musica che pure Richter amava e conosceva perfettamente ma che sistematicamente rifiutava di mettere in programma.

Effettivamente le diverse registrazioni della terza sonata lasciateci da Gilels mostrano una immediatezza e una fluidità tipica di quel magnifico pianista.
Nel disco qui sopra, oltre ad un meraviglioso secondo di Brahms, ci sono proprio la terza sonata e alcune Visions, suonate d'impeto ma con grande freschezza.

La sonata qui dura otto minuti esatti ed inizia con un ritmo baldanzoso di danza.

Ne esistono almeno altre due, almeno nel database di Qobuz, una in un recital tutto dedicato a Prokofiev un filo meno qualitativo sul piano sonoro.
Un'altra nel recital di Seattle pubblicato da DG che nella realtà sembra un bootleg.

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in questo i tempi sono più veloci, la durata complessiva di soli 6:53 minuti.

Il recital è del dicembre 1964 alla Seattle Opera House. Ricordo che Gilels fu il primo "pianista sovietico" autorizzato nel 1955 a fare un tour in occidenti (solo più tardi toccò anche a Richter abbagliare gli occidentali, mentre Van Cliburn e Gould ricambiarono le visite negli anni a cavallo delle due visite).
Benché il suono sia appena decente, la lettura è estremamente concisa, precisa, essenziale. Entusiasmante.
Capisco bene, ascoltandolo, quanto Richter ne fosse ammirato.

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questo è l'altro disco, tutto dedicato a Prokofiev, con Gilels che suona 2,3,8a sonata insieme a brani vari tra cui la Toccata Op. 11, tra le più capitali opere pianistiche del grande russo.

***

Se vi ho incuriositi, cerco un confronto con edizioni differenti e più recenti.

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una che mi viene in mente è quella di Melnikov per harmonia mundi del 2022 registrata in un bellissimo 96/24 e che presenta tratti prodigiosi nella sua "canonica" durata di 07:14 minuti.
Melnikov è complessivamente più dolce di Gilels e più ostinato nel ritorno dei temi. Il basso è ben differenziato. Si tratta di un disco prodigioso che dimostra, se ce ne fosse bisogno, di quanto valga l'essere conterranei nell'interpretare la musica russa.

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andando ad una visione intermedia, abbiamo questo disco DG del 1991 con il giovane Gavrilov all'apice del suo virtuosismo sfrenato e prima della svolta ascetica intrisa di Bach.
Nei suoi 07:05, Andrei ci da un Prokofiev che si affaccia sul futuro con echi di modernismo novecentesco probabilmente più estremi di quelli intesi dal quattordicenne autore (Sergei era del 1891).

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Martha nel 1960 aveva in repertorio la sua irraggiungibile Toccata Op. 11 che portava in recital insieme alla terza sonata.
Alla "sua maniera" se la spicca in soli 06:20 ma riuscendo comunque a concedersi momenti di poesia e di relativa tranquillità.
Questa terza è stata ripresa anche da un disco DG con le prime registrazioni della Argerich.

Del 1951-1954 abbiamo alcuni concerti di Tatiana Nikolayeva che includono la terza in una lettura romantica e distesa. Opposto ma altrettanto interessante di quella appena sopra.

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per Tatiana (come per Sviatoslav) lento è sempre meglio ma questo non significa affatto noioso (e comunque stiamo a 07:39).
Secondo me questo è il vero Prokofiev dell'epoca, più vicino ai classici russi e con qualche eco da balletto.

Ma il solo fatto di aver potuto citare il solo Melnikov come disco recente - sicuramente me ne è sfuggito qualche altro - per poi virare subito verso letture meno recenti, dice chiaramente quanto sia trascurata la bellissima terza sonata, mentre sono abusate le varie 7-8-9, registrate da "quasi" qualunque pianista in attività.

Da parte mia, spero di aver incuriosito i miei "12" lettori che ringrazio della loro indulgenza nei miei confronti ;)

7 Comments

Recommended Comments

cismax

Nikonlander

  • Nikonlander

Bell'articolo, come sempre Mauro, illuminante su una parte del repertorio che conosco relativamente poco

Gilels è uno dei pianisti che preferisco in assoluto.

Il suo Beethoven, nonostante l'inflazionatissimo repertorio, per me resta un riferimento assoluto 

happygiraffe

Nikonlander Veterano

  • Nikonlander

Bello l'aneddoto su Richter!

Aggiungerei all'elenco anche Bronfman, che una trentina (?) di anni fa registrò un'integrale delle sonate.

  • Administrator
11 minuti fa, happygiraffe ha scritto:

Bello l'aneddoto su Richter!

Aggiungerei all'elenco anche Bronfman, che una trentina (?) di anni fa registrò un'integrale delle sonate.

Io aggiungerei sia Bronfman che Graffman (non è un gioco di parole !)

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cismax

Nikonlander

  • Nikonlander
51 minuti fa, M&M ha scritto:

grandissimo, potente, suono pieno come ne ho sentiti pochi in vita mia, virtuoso ma mai virtuosistico, tanta "anima", uno spettacolo ascoltarlo

Guest
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